Il Passo della Novena in moto, in compagnia della Polizia cantonale

Il Passo della Novena in moto, in compagnia della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Dopo tre anni di assenza, principalmente dovuta alle limitazioni causate dalla pandemia, il Dipartimento delle istituzioni, nell’ambito del progetto “Strade Sicure”, e la Polizia cantonale ripropongono la giornata di prevenzione dedicata alla sicurezza dei motociclisti sui Passi alpini. 
L’appuntamento è per sabato 17 giugno 2023: agenti esperti accompagneranno in moto gli amanti delle due ruote sul Passo della Novena. Il ritrovo è previsto alle 09:00 (alle 13:15 per il pomeriggio) a Cioss Prato. Dopo una breve introduzione teorica incentrata sui consigli per affrontare un determinato percorso e sugli ultimi aggiornamenti introdotti nel settore, la giornata di prevenzione prevede la percorrenza assieme del Passo della Novena fino al culmine e poi, per chi lo vorrà, il rientro al punto di partenza. I partecipanti saranno accompagnati da motociclisti esperti della polizia che durante il percorso forniranno consigli tecnici e pratici da applicare in questi particolari contesti di guida. Con questa azione s’intende sensibilizzare i motociclisti sul comportamento da tenere alla guida del proprio motoveicolo, con un’attenzione particolare sul corretto equipaggiamento personale. Infatti, la scelta di un equipaggiamento con un’alta capacità protettiva – omologato e ad alta visibilità –, la giusta attenzione nel mantenerlo in piena efficienza, associato a uno stile di guida prudente, rappresentano la base per ogni amante delle due ruote, in un’ottica di sicurezza stradale e personale.
La prudenza non è mai troppa. Anche nell’equipaggiamento, con la scelta giusta il grado di protezione e di sicurezza aumenta. 

L’equipaggiamento raccomandato prevede:
– Casco integrale;
– Giacca o tuta con protezioni spalle, gomiti e schiena, meglio se con airbagintegrato;
– Pantaloni da moto con protezione per le ginocchia, le anche e le tibie;
– Guanti da moto;
– Scarpe con protezioni rigide integrate che garantiscano anche la copertura della caviglia.

Proprio in quest’ottica s’inserisce l’appuntamento del prossimo 17 giugno in Valle Bedretto, che prevede anche la presenza di un apposito stand informativo, sul piazzale antistante il Ristorante Cioss Prato, con informazioni utili sul progetto “Strade sicure” curato dal Dipartimento delle istituzioni.

È possibile iscriversi alla giornata fino a lunedì 12 giugno 2023 consultando il sito di “Strade sicure” (www.ti.ch/strade-sicure).
Per chi lo desidera è possibile pranzare presso la struttura del Ristorante Cioss Prato, seguendo le indicazioni fornite online unitamente all’iscrizione. Per la giornata come pure per il pranzo i posti sono limitati.
La giornata si svolgerà unicamente in caso di bel tempo. Informazioni su un eventuale annullamento sempre tramite consultazione del sito di “Strade sicure”.

L’Hcap sale in quota per l’apertura del Museo Sasso Gottardo

L’Hcap sale in quota per l’apertura del Museo Sasso Gottardo

La stagione estiva scatterà giovedì 1° giugno sulle note de ‘La Montanara’ e alla presenza del Ceo dell’Ambrì Piotta John Mischkulnig.

Dopo la pausa invernale, al Museo Sasso San Gottardo i visitatori potranno tornare a visitare gli spazi a partire da giovedì 1° giugno. Per l’occasione, a partire dalle 10 circa, si terrà la parte ufficiale con l’apertura delle porte d’acciaio dell’ingresso della fortezza sulle note de La Montanara e alla presenza del Ceo dell’Hockey club Ambrì Piotta John Mischkulnig, che accompagnato da altri rappresentanti della società leventinese procederà al taglio del nastro dando il via alla dodicesima stagione espositiva. Dopo la parte ufficiale, possibilità di visitare il museo e aperitivo.

Da www.laregione.ch

L’accesso a sentenze e udienze verrà migliorato

L’accesso a sentenze e udienze verrà migliorato

Il Gran Consiglio aderisce alla mozione di Aldi e Dadò per una giustizia più trasparente. Protezione vittime, Gobbi agli scettici: documentatevi
Il sito online del Cantone destinato alla pubblicazione delle sentenze pronunciate dai tribunali ticinesi è insoddisfacente, altamente insoddisfacente. La pubblicazione dei verdetti infatti “non è sistematica, ma è del tutto frammentaria e lasciata al libero apprezzamento della singola autorità giudiziaria”: parole della leghista Sabrina Aldi, avvocata di professione, e Fiorenzo Dadò del Centro. Parole contenute nella mozione, depositata nel 2021, con cui i due deputati, richiamando la Costituzione federale e la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, chiedevano al Consiglio di Stato di agevolare l’accesso dei cittadini alle sentenze e alle udienze. E questo per una giustizia che sia effettivamente trasparente. Chiedevano, perché poco fa, con un’ampia maggioranza, il Gran Consiglio ha dato luce verde all’atto parlamentare. Un sì che arriva dopo quello del governo che, prendendo posizione lo scorso gennaio sulla mozione, riconosceva che attualmente “non sono garantiti il principio di pubblicità e la libertà di informazione”. Di conseguenza, scriveva sempre l’Esecutivo cantonale, “il sistema di pubblicazione delle sentenze deve essere migliorato, per quanto già esistente (il sito online, ndr), nonché introdotto negli ambiti per i quali ancora non è previsto”. E quindi anche nella giustizia non penale (civile e amministrativa), “è necessario garantire l’accesso alle udienze, nei casi in cui non vi siano interessi pubblici o privati preponderanti che lo impediscano”.
«Trasparenza e pubblicità del potere giudiziario – ha evidenziato Sabrina Aldi intervenendo nel dibattito in Gran Consiglio – sono fondamentali anche per i cittadini». Affinché possano «controllare», affinché possano verificare se le leggi (codici) vengono applicate correttamente, ha osservato a sua volta Sara Beretta Piccoli dei Verdi Liberali. Ora la speranza è che i miglioramenti richiesti siano attuati celermente, ha auspicato Aldi. D’altronde, ha ricordato la democentrista Roberta Soldati, autrice del rapporto favorevole alla mozione, «uno stato di diritto si fonda sulla trasparenza e l’informazione». Oggi invece le modalità di pubblicazione dei verdetti emessi dalle corti giudiziarie ticinesi sono lontane anni luce da quelle, valide e collaudate, seguite dai tribunali federali, ovvero Tribunale federale, Tribunale penale federale e Tribunale amministrativo federale. I quali dopo aver intimato le loro sentenze alle parti – e dopo averle anonimizzate – le pubblicano regolarmente sui rispettivi siti online. Di più: quando sono in ballo vertenze importanti, inviano ai giornalisti accreditati anche un comunicato stampa in cui è spiegato e riassunto il verdetto.
Quello della pubblicità, puntualizzava il Consiglio di Stato nel rapporto sulla mozione di Dadò e Aldi, “non è, e non può essere, un principio assoluto: la pubblicità di un’udienza può, e deve, essere limitata qualora vi fossero interessi pubblici o privati preponderanti che lo esigono”. Dalle udienze ai verdetti. «Tutte le sentenze continueranno a essere anonimizzate prima di essere pubblicate, per questo faremo capo anche alle nuove tecnologie, a nuovo software», ha assicurato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.
In aula non sono mancate voci critiche. Soprattutto dai banchi rossoverdi è stata manifestata una certa preoccupazione: il rischio è di non garantire sempre la protezione della personalità delle vittime. Opportunamente Gobbi ha invitato gli scettici a documentarsi: ha quindi fatto presente che ci sono delle leggi superiori che devono essere rispettate e alle quali ci si atterrà, prima di divulgare i verdetti, per evitare che le vittime vengano riconosciute.
Non è nuovo il tema appena affrontato dal plenum del parlamento. La pubblicità delle sentenze e delle udienze era stata oggetto di un’iniziativa parlamentare inoltrata nel 2012 da Andrea Giudici, quando ancora militava nel Plr prima di passare, in tempi recenti, nell’Udc.
Adesso le cose dovrebbero cambiare, all’insegna di una maggiore trasparenza della giustizia.

Da www.laregione.ch

Riforma «Ticino 2020» – Quattro serate informative per presentare il futuro dei rapporti tra Cantone e Comuni

Riforma «Ticino 2020» – Quattro serate informative per presentare il futuro dei rapporti tra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Il progetto «Ticino 2020» è pronto per essere condiviso nelle sue risultanze: la riforma dei rapporti fra il Cantone e i Comuni ticinesi sarà presentata in un ciclo di quattro serate informative, dopo il quale prenderà avvio la fase di informazione e consultazione dei Municipi, che avranno tempo fino al 20 ottobre 2023 per esprimersi.

A quasi otto anni dall’avvio del progetto «Ticino 2020», è stata definita la riorganizzazione dei compiti svolti dal Cantone e dai Comuni e dei relativi flussi finanziari. La soluzione sulla quale è stato possibile raggiungere un accordo, al termine di un intenso confronto, rappresenta un significativo passo avanti verso un’organizzazione più semplice e trasparente dei rapporti tra i due livelli istituzionali.  
In generale, il Consiglio di Stato ritiene che il futuro dei rapporti tra Cantone e Comuni dipenda dalla capacità di tradurre in pratica alcuni principi fondanti del federalismo elvetico, come quelli di sussidiarietà e di equivalenza fiscale. Per farlo con efficacia, occorrerà adottare una visione che ammetta la possibilità di un trattamento differenziato fra gli enti locali: in futuro, il grado di autonomia dei Comuni sarà infatti proporzionale alla loro capacità di fare fronte in modo efficace alle loro responsabilità. Così facendo, sarà possibile confermare la centralità del Comune ticinese come istituzione di prossimità, vicina alle esigenze della popolazione e delle aziende, limitando al minimo indispensabile l’esigenza di ricorrere ai servizi cantonali.  

In estrema sintesi, il progetto di riforma propone quanto segue:  

  • Le responsabilità nell’ambito delle assicurazioni sociali saranno parzialmente dissociate. Il Cantone si farà integralmente carico dei sussidi per la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia (Ripam), dei costi legati ai debitori morosi LAMal e del servizio medico nelle zone di montagna. Il costo delle prestazioni complementari AVS e AI rimarrà condiviso, il Cantone manterrà la responsabilità politica del compito.
  • L’ assistenza sociale sarà totalmente a carico del Cantone. I Comuni resteranno responsabili per la prevenzione di prossimità.
  • Nel settore della politica a sostegno delle famiglie, sarà soppressa la partecipazione comunale per le misure di protezione dei minorenni. Decadrà quindi il co-finanziamento per le misure di promozione delle famiglie, la cui competenza passerà al Cantone.
  • La presa a carico di lunga durata degli anziani resterà un compito condiviso, ad eccezione degli aiuti diretti per il mantenimento a domicilio, che saranno assunti dal Cantone.
  • Nell’ambito delle case per anziani e delle cure a domicilio, saranno creati sei comprensori, coordinati da altrettante Commissioni regionali, per facilitare l’attuazione del modello integrato di gestione del settore previsto dalla Pianificazione cantonale di settore 2021/2030. Il costo residuo a carico di Cantone e Comuni rimarrà condiviso, con una chiave di riparto immutata (80% Comuni e 20% Cantone).
  • Nel settore delle scuole comunali non si realizzerà una dissociazione completa delle responsabilità: nuovi e più chiari strumenti di governo del settore permetteranno tuttavia di rafforzare l’autonomia comunale nella gestione operativa degli istituti scolastici, che dovranno raggiungere una dimensione minima. Il contributo per sezione erogato dal Cantone sarà eliminato e compensato da un nuovo specifico strumento perequativo, basato su criteri quali il numero di allievi e la loro dispersione sul territorio.
  • I meccanismi di finanziamento del servizio pre-ospedaliero d’urgenza verranno ridefiniti, permettendo un allineamento del contributo procapite a carico dei Comuni in quattro comprensori su cinque. Il Cantone, per i compiti d’interesse cantonale, stipulerà un contratto di prestazione con la Federazione cantonale ambulanze (FCTSA).
  • Nel trasporto pubblico resterà in vigore il principio del cofinanziamento, rinunciando però alla distinzione tra trasporto regionale e urbano. La quota a carico dei Comuni sarà calcolata senza considerare gli elementi di perequazione indiretta.
  • La partecipazione comunale al finanziamento della comunità tariffale Arcobaleno viene soppressa e ripresa integralmente dal Cantone.  

Per assicurare la neutralità finanziaria del progetto tra Cantone e Comuni, questi ultimi trasferiscono parte delle loro risorse fiscali al Cantone.  

Nel quadro del progetto “Ticino 2020” è infine inserita la riforma complessiva del sistema di perequazione finanziaria intercomunale, che ha per obiettivo di assicurare risorse finanziarie adeguate a tutti i Comuni, eliminando le disfunzioni riscontrate nel sistema attuale.   Il progetto «Ticino 2020» sarà presentato ai Municipi, in quattro serate pensate per coprire adeguatamente l’insieme del territorio cantonale. Le serate, con inizio alle 19.00, sono previste a:  

  • Bellinzona: martedì 23 maggio nella Sala del Consiglio Comunale della Città
  • Mezzana: giovedì 25 maggio al Centro professionale del verde
  • Rivera: martedì 30 maggio al Centro d’istruzione della protezione civile
  • Locarno: giovedì 1. giugno nella sede del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI.

Dopo le quattro serate informative, i Municipi ticinesi saranno chiamati ad esprimersi su alcuni aspetti puntuali della proposta attraverso una procedura di consultazione che prenderà avvio nel corso del mese di luglio e che si concluderà il 20 ottobre 2023.

Radar, la stoccata di Gobbi: “La troppa libertà alle polizie comunali ha portato a questa situazione”

Radar, la stoccata di Gobbi: “La troppa libertà alle polizie comunali ha portato a questa situazione”

Il Consigliere di Stato leghista torna sulla polemica: “Avevo messo in guardia su un uso più coordinato dei controlli…”

“La troppa libertà alle Polizia comunali ha portato a questa situazione”. Parliamo di radar e il giudizio virgolettato è firmato da Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato leghista è tornato sullo spinoso argomento sull’ultimo numero del Mattino. Il domenicale, nella rubrica Forum, ha posto a una serie di personalità le seguenti domande: a suo parere, i radar vengono abusati per fare cassetta invece che prevenzione? Le loro posizioni andrebbero segnalate? E la segnalazione di controlli radar ad opera di privati (ad esempio tramite gruppi social) andrebbe depenalizzata?
“Per inquadrare nel modo corretto la tematica – risponde Gobbi – occorrerebbe specificare che gli introiti del Cantone attraverso le multe di circolazione sono pari allo 0.5% delle entrate, ossia corrispondono a 50 centesimi su 100 franchi. Detto questo, stiamo facendo a livello cantonale delle riflessioni e la mia lettera inviata ai Municipi ancora prima dell’inizio di questa campagna anti-radar, nella quale mettevo in guardia sulla necessità di un uso più coordinato dei controlli di velocità, andava proprio in questa direzione. Anche perché dare troppa libertà operativa alle Polcom ha portato a questa situazione”.
La stoccata alle polizie comunali, viene così argomentata dal Direttore del DI: “Le “comunali” hanno a disposizione in totale ben 10 radar e 7 sistemi di controlli laser, contro i 2 radar, i 3 laser e le 4 postazioni semi stazionarie della Polizia cantonale (quest’ultime usate soprattutto a protezione dei cantieri autostradali). In tutto questo non si può dimenticare come la prevenzione condotta dalla Polizia cantonale abbia permesso di ridurre il numero di morti sulle nostre strade, il nostro obiettivo prioritario!”.
“Sulla depenalizzazione delle segnalazioni – termina il suo pensiero Gobbi – come Dipartimento eravamo aperti, mettendo però in guardia che queste possono mettere in pericolo i controlli di sicurezza eseguiti non per la circolazione ma per controllare immigrazione illegale, trasporto di stupefacenti, oppure i posti di blocco dopo furti e rapine”.

Da www.liberatv.ch

Visione, obiettivi e finanze: Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Visione, obiettivi e finanze: Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Comunicato stampa

Martedì 16 maggio si è tenuto il primo pomeriggio dipartimentale della nuova legislatura. Un momento dedicato all’incontro tra il Direttore e le funzionarie e i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni. L’occasione per proporre e discutere la visione del Dipartimento e gli obiettivi strategici 2023-2027, con attenzione alla conferma della qualità dei servizi offerti all’utenza, in un contesto finanziario che chiama ogni Dipartimento a un contenimento della spesa secondo le indicazioni fornite del Governo nel rispetto di quanto deciso dal Popolo.

Il Direttore Norman Gobbi è intervenuto durante la giornata dipartimentale dedicata ai dirigenti, suddividendo le sue comunicazioni in due momenti: nel primo, come d’abitudine, ha presentato ai funzionari dirigenti i dati più significativi riguardanti il personale e la situazione finanziaria, tematizzando l’aggiornamento del preventivo 2023 per ridurre il disavanzo previsto dell’Amministrazione cantonale e alcune riflessioni su quello del prossimo anno. Su questo tema le funzionarie e i funzionari dirigenti sono chiamati a raggiungere un obiettivo molto impegnativo, ossia una riduzione significativa dell’impatto finanziario, rivedendo e ottimizzando i processi interni. La qualità dei servizi offerti all’utenza va mantenuta e semmai incrementata grazie a un ulteriore sforzo, in particolare, legato alla digitalizzazione.
Il raggiungimento del pareggio di bilancio previsto secondo piano finanziario nel preventivo 2025 si presenta come una strada in salita, ma i primi riscontri all’interno del Dipartimento delle istituzioni sulla correzione del preventivo 2023 e sul preventivo 2024 vanno nella giusta direzione.
Nel secondo momento, il Direttore si è soffermato sulla visione e sugli obiettivi strategici delle singole unità amministrative per il quadriennio appena iniziato. I funzionari dirigenti sono stati sensibilizzati sull’approccio richiesto e caratterizzato da motivazione, innovazione e assunzione di responsabilità. Ricorrente l’immagine della “squadra” spesso utilizzata dal Direttore, a sottolineare l’importanza del lavoro condiviso e partecipativo a tutti i livelli.
Nella prima parte del pomeriggio, svoltosi a Mendrisio allo stand di tiro de “La Mendrisiense”, in modo facoltativo i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni hanno potuto partecipare al tradizionale Tiro federale in campagna, gara con pistola e fucile d’ordinanza. Cristiano Nenzi, ufficiale della Polizia cantonale e responsabile del V Reparto stradale, si è aggiudicato il primo posto nella classifica con la pistola da 25 metri, mentre Christophe Cerinotti, pure lui ufficiale della Polizia cantonale e responsabile della Sezione della formazione, è risultato il migliore nella gara con il fucile da 300 metri. Tra le donne Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, ha confermato le vittorie degli scorsi anni con la pistola e Bernadette Rüegsegger, responsabile del Servizio giuridico della Polizia cantonale, è invece stata la migliore nel tiro sulla lunga distanza.  

 

“I Cantoni non devono versare soldi in più per l’arrivo dei migranti”

“I Cantoni non devono versare soldi in più per l’arrivo dei migranti”

Norman Gobbi respinge la proposta di cofinanziamento avanzata da Berna

Niente partecipazione dei Cantoni ai costi supplementari per la realizzazione di nuove infrastrutture d’accoglienza dei migranti, il cui numero è destinato a rimanere elevato durante i prossimi mesi. È questa la risposta ferma che i Cantoni hanno dato, dopo la proposta avanzata il 26 aprile scorso dal Consiglio federale. “I Cantoni sono uniti su questa presa di posizione”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Con le colleghe e i colleghi direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia ci eravamo già espressi in questo senso, subito dopo l’annuncio del Governo che intendeva far partecipare i Cantoni alle spese per nuove infrastrutture dove accogliere i migranti. La legge sull’asilo è chiara: la competenza è della Confederazione. Senza dimenticare che i Cantoni, Ticino in primis, devono già investire risorse pubbliche a causa della presenza di persone entrate illegalmente in Svizzera. Chiedere di più ai Cantoni non può rientrare in un discorso coerente e sostenibile. Rispettare i principi basilare della ripartizione dei costi nel settore dell’asilo è una questione di principio. Non solo: mischiare tra i due livelli istituzionali (Confederazione e Cantoni) i costi crea sicuramente confusione e una gestione difficile, con competenze poco chiare. A questo riguardo anche la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle finanze mette in guardia il Consiglio federale da intraprendere questa strada. Tocca a Berna, per il tramite della SEM, soddisfare eventuali necessità supplementari con la messa in opera di nuove strutture”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Vedremo quale sarà la decisione finale. “Stando a tutte le prese di posizione è chiaro che i Cantoni non vogliono assumersi costi supplementari legati all’asilo. Il Ticino, porta principale d’entrata Sud della Svizzera per i migranti illegali, è messo sotto pressione, anche se nelle condizioni attuali la situazione viene gestita in modo positivo. Come ho già sottolineato, nel corso degli anni siamo riusciti a creare un sistema efficace che risponde anche alle emergenze. Ma non mancano i problemi, causati in queste ultime settimane soprattutto da giovani adulti provenienti in particolare dall’Afghanistan e dal Marocco. Nei centri di registrazione le risse sono numerose così come gli atti di vandalismo e di microcriminalità sul territorio! La pressione migratoria ha inoltre acuito la presenza di passatori. L’anno scorso ne sono stati intercettati ben 155: un ricordo! E questo brutto fenomeno si è confermato nei primi 4 mesi del 2023, con 40 fermi”.
Con la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) la collaborazione è buona, anche se a livello generale manca una politica proattiva da parte di Berna per essere meglio in grado di anticipare le emergenze che il fenomeno migratorio pone a tutti gli Stati. Nella situazione attuale, chiedere più soldi ai Cantoni è un esempio di mancata capacità di affrontare i problemi. Per il Ticino, poi, vi è il mancato riconoscimento nel 2023 dei costi assunti negli ultimi anni. Si tratta di alcuni milioni di franchi che avrebbero fatto bene alle nostre casse. Il Consiglio federale posticipa questi soldi almeno sino al 2024, quando ci sarà finalmente la base legale che riconosce quanto i Cantoni fanno a favore della politica d’asilo, nel campo della sicurezza in particolare. Speriamo che le promesse siano mantenute!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 maggio 2023 de Il Mattino

Una tragedia evitabile?

Una tragedia evitabile?

Il dramma di Aurigeno è stato preceduto dalle minacce che l’omicida aveva rivolto alla vittima – Parla il responsabile del Gruppo Prevenzione e negoziazione che si è occupato del caso

Quanto accaduto ad Aurigeno poteva essere evitato? È l’interrogativo che ricorre da giovedì scorso, dal giorno dell’uccisione del custode della scuola più volte minacciato dall’uomo che gli ha sparato. Di queste minacce si era occupato anche il Gruppo Prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale, cui possono rivolgersi le potenziali vittime che si sentono in qualche modo a rischio.

Sono stati loro i primi a far risuonare un campanello d’allarme, poi sfociato nel ricovero coatto nel 2022 alla clinica psichiatrica di Mendrisio. Purtroppo non è bastato. Il responsabile del GPN, il capitano Andrea Cucchiaro, che è tenuto al segreto istruttorio, ha risposto ad alcune domande della RSI. “Ci siamo occupati della persona, con dei contatti sia con lui sia con chi gli stava attorno, per diversi mesi, a seguito di una segnalazione. Quando la situazione era un po’ rientrata lo abbiamo consegnato al servizio psicosociale”.
Sembrava aver dato segni di miglioramento, dice Cucchiaro: “Pareva di sì, secondo quelle che sono le analisi fatti con i nostri strumenti, ma anche da quello che risultava dalla stessa persona”.
Parlando più in generale, di fronte ad esempio a delle minacce nella vita reale ma anche in quella virtuale dei social, il GPN “si attiva, operando con un gruppo multidisciplinare su segnalazione. Introduciamo in strumenti di analisi accreditati il testo della minaccia, il racconto della potenziale vittima e via dicendo. Da questo emerge un grado di rischio e quello che può essere la gestione del caso”.
Non è necessaria una denuncia per attivare il monitoraggio. “Uno degli scopi del GPN è proprio di porsi a metà strada tra il non fare niente o denunciare qualcuno”. La risposta da parte della persona problematica che viene contattata da agenti di polizia appare collaborativa: “C’è un tasso di adesione volontaria alle nostre richieste di colloquio che supera il 95%. La nostra finalità è di porci come interlocutore verso tutti: la magistratura, il servizio psicosociale, le ARP. Segnalare contribuisce ad erodere quel non emerso di chi non se la sente di fare il passo forte di una querela”.
Purtroppo lo scopo preventivo, stavolta, non è riuscito ad evitare il dramma. Anche all’interno del GPN la reazione di fronte all’omicidio di Aurigeno è stata dolorosa. I colleghi, dice Cucchiaro, “sono rimasti molto dispiaciuti e toccati”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-tragedia-evitabile-16247728.html

Guardia Svizzera del Papa: legame stretto con il Ticino

Guardia Svizzera del Papa: legame stretto con il Ticino

Alcune considerazioni di Norman Gobbi dopo la visita di lavoro a Roma

Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi il fine settimana scorso è stato caratterizzato da tre giorni di lavoro a Roma con la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP). Sabato 6 maggio, inoltre, ha partecipato al tradizionale giuramento della Guardia Svizzera Pontificia. “È tradizione che la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri svolga un viaggio di studio in una capitale, per osservare da vicino aspetti legati al militare e alla protezione della popolazione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “La visita a Roma a strutture della Protezione civile, dei Vigili del fuoco, ma anche al Comando Operativo di Vertice Interforze era in programma già nel 2020. Annullata a causa del Covid, si è svolta regolarmente quest’anno. Incontri ad alto livello molto interessanti”.

Il momento però più emozionante è coinciso con il giuramento della Guardia Svizzera. “Quest’anno erano 23 i nuovi alabardieri che hanno giurato di servire fedelmente il Papa. Tra loro anche due reclute di lingua italiana. Il giuramento avviene sempre il 6 maggio, anniversario del sacco di Roma, quando, nel 1527, 189 guardie svizzere, di cui 147 rimasero uccise, difesero Papa Clemente VII contro i lanzichenecchi arruolati nell’esercito di Carlo V. Ho apprezzato le parole del colonnello Christoph Graf, comandante della Guardia Svizzera, quando ha sottolineato ai giovani che non portano la divisa come fosse un abito di scena, ma come espressione del loro servizio. E i soldati della Guardia Svizzera assolvono un compito importante legato alla sicurezza all’interno del Vaticano, sia per la protezione particolare del Papa, sia per garantire l’ordine e la rappresentanza durante le cerimonie papali e i ricevimenti di Stato”, sottolinea Norman Gobbi.

La Guardia Svizzera da alcuni anni ha un legame particolare con il Ticino. “Infatti una parte della formazione delle nuove guardie svizzere si svolge al Centro di formazione della Polizia cantonale. Un’apposita convenzione firmata in Vaticano la prima volta il 26 settembre del 2016 definisce gli accordi che permettono ai giovani – ricordo: tutti svizzeri! – di formarsi anche in Ticino. Sabato è stato come sempre emozionante partecipare al giuramento!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 maggio 2023 de Il Mattino

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione ticinese dei giudici di pace

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione ticinese dei giudici di pace

Cureglia, 13 maggio 2023

– Fa stato il discorso orale –  

Gentili signore, egregi signori

vi porgo i miei più cordiali saluti e ringrazio l’Associazione per il gradito invito a partecipare alla vostra Assemblea annuale, un momento sempre privilegiato durante il quale condividere tematiche legate al vostro ruolo, che è di primaria importanza nella giustizia civile di primo grado del nostro Cantone.
La rinnovata Direttiva, che colgo l’occasione per ringraziare anche a nome della Direzione della Divisione della giustizia, ha saputo mantenere e intensificare, attraverso scambi regolari con la Divisione, una collaborazione costruttiva, con l’obiettivo di agevolare e migliorare il vostro lavoro quotidiano.
Durante la riflessione su quali temi concentrare il mio intervento di oggi, beh il primo pensiero è andato senza indugio alla digitalizzazione, la grande sfida che toccherà a breve tutte le autorità giudiziarie, compresa la vostra, con il progetto Justitia 4.0.
È infatti stato chiarito dal recente Messaggio licenziato dal Consiglio federale concernente la piattaforma per la comunicazione elettronica nella giustizia, ora in attesa del dibattito Parlamentare, che tutta la giustizia che opera nell’ambito civile, unitamente a quella penale ed amministrativa, dovrà comunicare in forma elettronica nell’ambito dei rispettivi procedimenti giudiziari, presumibilmente a partire dal 2025, con un periodo transitorio di due anni.
Questo importante cambiamento legislativo impatterà dunque in maniera sostanziale sul vostro modo di operare e, di conseguenza, le competenze e l’abilità per lavorare in digitale diventeranno un requisito fondamentale per tutti i Giudici di pace.
A questo proposito sarà dunque fondamentale proseguire con impegno e perseveranza sul cammino già intrapreso, seppur con qualche difficoltà, nell’uso di Agiti/Juris!
A onor del vero, la digitalizzazione non è sicuramente l’unica sfida che dovrete affrontare! 
Anche dal profilo della materia, la nostra società crea infatti casistiche sempre più complesse e la peculiarità della figura del Giudice di pace “laico” vi impone un continuo e sempre più rilevante investimento nell’approfondire le casistiche incontrate. 
In questo ambito, la miglior risposta per far fronte a procedure sempre più articolate e formalità complesse, così come ai mille problemi minori che possono turbare i rapporti tra le persone, è sicuramente la formazione
Il Consiglio di Stato, e per esso la Divisione della giustizia, si è infatti adoperata in questi anni per l’organizzazione regolare di corsi di formazione continua e, parallelamente, ha sviluppato, tramite la SUPSI, un percorso formativo ad hoc, della durata di due semestri, che si articolerà sui contenuti del Manuale dei Giudici di pace e che permetterà di approfondire sia i principali concetti teorici sia analizzare diversi casi pratici. Il primo corso partirà a settembre per circa 25 giudici, prioritariamente titolari della funzione. 
La formazione è dunque sicuramente uno strumento essenziale per adempiere al meglio il vostro ruolo, ciò non di meno va sottolineato che sono necessarieoggi più di ieri, delle competenze di base che permettano l’acquisizione rapida della complessa materia giuridica e una certa predisposizione all’utilizzo di strumenti informatici. 
Accanto a quest’ultime, non meno rilevanti, sono necessarie una predisposizione a risolvere le controversie in modo equo ed efficiente e la capacità di farsi parte attiva nella prevenzione dei conflitti e nella promozione di una cultura della legalità e del rispetto delle leggi. 
In tale ottica, è fondamentale che si possano identificare, tra i cittadini e le cittadine interessati e interessate all’assunzione della carica, i profili che meglio rispondono alle caratteristiche evidenziate. Per questo il Dipartimento ha iniziato un’azione di sensibilizzazione verso i Municipi, in occasione della convocazione dell’assemblea del Comune in cui avrà luogo l’elezione di un nuovo Giudice titolare o supplente.   
In questo ambito anche il vostro contributo è prezioso, nel voler cogliere regolarmente l’occasione, nell’ambito dei vostri contatti quotidiani, per contribuire a diffondere una corretta immagine del vostro ruolo evidenziando sì l’onore che il coprire una tale carica comporta, ma anche gli oneri che questo implica, soprattutto in termini di impegno personale, forte motivazione e spirito di servizio. 
Oltre a ciò, come ho ricordato più volte, anche la giustizia di pace dovrà forzatamente evolvere, non solo negli strumenti informatici e nella formazione, ma, anche a livello organizzativo. S’impone quindi la riattivazione della riforma della giustizia di pace, tema già oggetto di riflessioni anni fa. Per questo la Divisione della giustizia darà avvio a settembre ai lavori di un apposito Gruppo di lavoro, nel quale come Associazione sarete certamente coinvolti, che si occuperà di rivedere l’assetto attuale della Giustizia di pace, per metterla in misura di meglio rispondere alle esigenze del cittadino e renderla ancor più efficace. A tal proposito ricordiamo a titolo di esempio la figura del giudice di pace supplente che resta praticamente inattiva nel 90% delle giudicature circa, a fronte di un importante onere formativo a loro carico che non può tuttavia essere messo a frutto, come pure lo statuto del giudice di pace che non risponde più alle esigenze attuali, ad esempio per quanto concerne modalità retributive e assicurative. 
Come avete visto sono tanti i cambiamenti e le sfide future, di fronte alle quali sono certo saprete mantenere un atteggiamento aperto e proattivo. Vi ringrazio, anche a nome del Consiglio di Stato, per il vostro impegno e per la vostra dedizione alla giustizia. Avanti dunque così e buon lavoro! 
Vi ringrazio per l’attenzione e vi aspetto il 12 ottobre, al consueto incontro annuale tra Dipartimento e Giustizia di pace.