Bodycam sugli agenti, finita la fase test

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 6 ottobre 2023 de Il Quotidiano

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Le bodycam piacciono, ma occorrerà tempo
Il test condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria «ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione» dello strumento – Norman Gobbi: «Avremo un centro di competenze per l’approvvigionamento del materiale e il recupero dati»

In un futuro non troppo lontano, anche in Ticino i corpi di Polizia potrebbero indossare le cosiddette «bodycam», microcamere portabili utilizzate per registrare e documentare le attività di una pattuglia o di un singolo agente. Un tema di cui nel nostro cantone si parla da molto tempo e che ha visto una prima concreta spinta in avanti nel 2021, quando assieme alla Polizia comunale di Lugano e alla Gendarmeria, è stato avviato un progetto pilota per testare l’utilità di questa tecnologia. E nel frattempo, diversi professionisti del settore hanno chiesto di poter implementare in tempi celeri questa tecnologia. Un auspicio in tal senso, ad esempio, era stato espresso anche dal presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli. Ora, va però detto che allo stato attuale la legge non permette l’utilizzo di queste microcamere per le Polizie comunali. Tuttavia, è oggi pendente in Parlamento il messaggio governativo (licenziato a marzo di quest’anno) riguardante la nuova Legge cantonale di Polizia. Essa, tra le varie novità, darebbe pure le basi legali per implementare proprio le «bodycam».

L’approvazione è pendente
A ribadire nuovamente la bontà del progetto, proprio ieri, è stato anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Durante la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza – che riunisce in un tavolo politico il Dipartimento delle istituzioni (DI) e i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi – Cocchi ha presentato i risultati del progetto pilota, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. «Un test – si legge in un comunicato del DI – sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle bodycam». Un’implementazione che però, come dicevamo, potrebbe richiedere un po’ di tempo.
Nello stesso comunicato anche il DI ricorda infatti che «per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia», attualmente pendente nella Commissione parlamentare competente. Oltre a ciò, andranno poi anche definiti «gli aspetti finanziari che una simile novità comporta». Detto diversamente: l’intenzione di andare in questa direzione c’è, ma la strada verso l’implementazione potrebbe essere ancora lunga.

«Non in maniera sistematica»
Il direttore del DI Norman Gobbi, da noi raggiunto, preferisce non sbilanciarsi sulle tempistiche dell’operazione. Ad ogni modo, sottolinea due aspetti dell’esperienza fatta con il progetto pilota. «Da una parte si tratta di un elemento di prova quando la Polizia interviene. E questo è sicuramente positivo, perché non è una terza persona a filmare e, inoltre, tutto rimane a “scatola chiusa”, senza poter essere modificato, a comprova delle varie inchieste». Dall’altra parte, «un altro aspetto che inizialmente si auspicava potesse essere un plusvalore anche per l’operatività degli agenti, non ha dato i risultati sperati: si pensava potesse fungere da deterrente per certi comportamenti violenti da parte delle persone sottoposte a fermo di Polizia. Ma in alcuni casi, magari perché erano scatenati o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, l’aver annunciato di essere registrati non ha avuto un effetto deterrente». In ogni caso, in generale, Gobbi definisce il test pilota «una buona esperienza, la quale è stata anche apprezzata dagli agenti».
Un altro tema da discutere sarà poi quello degli investimenti. A questo proposito Gobbi spiega di aver già discusso con i Comuni della creazione di un centro di competenze cantonale, «che andremo già ad avviare nella sua costituzione per anticipare i tempi e che gestirà tutto il sistema bodycam, sia per l’approvvigionamento delle telecamere sia per il recupero dati in caso di necessità». L’obiettivo del centro di competenze è «quello di avere un organo neutro e specializzato: gli altri corpi di polizia non dovranno avere un informatico di turno per estrapolare i dati in caso di necessità». Ma perché non iniziare già ora – chiediamo infine a Gobbi – a implementarle per la Polizia cantonale (la quale ha già la base legale per farlo)? «Sì, potremmo già incominciare, ma non lo faremo in maniera sistematica. Durante qualche impiego lo si farà, ma per ora non in maniera sistematica. Anche perché – chiosa Gobbi – per farlo dovremo prima chiedere gli eventuali crediti per gli investimenti».

Da www.cdt.ch
Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita ieri a Bellinzona per la 25ma volta la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Il focus è stato posto sul progetto Bodycam e sulla formazione degli agenti di polizia.

La Conferenza cantonale consultiva si è ritrovata per la prima volta dall’inizio della legislatura cantonale 2023-2027. Introducendo i lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’importanza di questa piattaforma, che permette di sviluppare progetti e affrontare problematiche nell’ottica di migliorare la collaborazione delle forze dell’ordine a favore della sicurezza dei cittadini.

In particolare durante l’incontro odierno il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha presentato i risultati del progetto pilota “Bodycam”, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. Si tratta, in sintesi, dell’introduzione dell’uso delle telecamere per registrare e documentare le attività di una pattuglia. Un test sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle Bodycam. Per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia, oltre alla definizione degli aspetti finanziari che una simile novità comporta.

Tra gli altri temi affrontati si segnala l’aggiornamento legato alla formazione in corso alla Scuola cantonale di Polizia 2023 e le selezioni per quella del 2024, nonché informazioni sulle procedure di notifica dei precetti esecutivi. Inoltre il Segretario generale del DI e presidente del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” Luca Filippini ha portato gli aggiornamenti sulle attività del gruppo.

La Conferenza tornerà a riunirsi venerdì 15 marzo 2024.    

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Comunicato stampa

Su richiesta del Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato ha approvato l’introduzione di una figura criminologica nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali. Tale figura, inserita nell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, sosterrà a partire dal 2025 le istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali nel definire la pianificazione e gli interventi necessari per ridurre i rischi di recidiva delle persone condannate.

La Conferenza latina dei Capi dei Dipartimenti di giustizia e polizia, di cui anche il Canton Ticino è parte tramite il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sviluppato un processo di esecuzione delle sanzioni penali orientato al rischio, sul modello di quanto in vigore dal 2018 nei Cantoni svizzero tedeschi (“Risikoorientierter Sanktionenvollzug), denominato PLESORR, Processo latino dell’esecuzione delle sanzioni orientato ai rischi e alle risorse.

PLESORR, che entrerà in vigore obbligatoriamente a partire dal 2025 nei Cantoni di Friborgo, Vaud, Vallese, Ginevra, Giura e Ticino, mira a ridurre la recidiva delle persone condannate penalmente, contribuendo così non solo a una maggiore sicurezza pubblica, ma anche a un più efficace reinserimento sociale. Questo processo prevede quattro fasi di intervento: un triage iniziale teso a una prima definizione dell’intensità del rischio (alto, medio o basso), una valutazione criminologica approfondita per i casi ad alto e medio rischio, la pianificazione della sanzione penale e la presa a carico della persona condannata volta alla riduzione dei rischi.

È nella fase della valutazione standardizzata del rischio che interverrà la nuova figura del/la criminologo/a, identificando il grado e il tipo di rischio e suggerendo alle istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali i migliori interventi volti alla riduzione del rischio di recidiva.

La nuova figura opererà all’interno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, che già oggi è competente per l’elaborazione e l’implementazione della pianificazione delle sanzioni penali e collaborerà con tutte le istanze implicate nell’esecuzione delle sanzioni penali, con gli istituti penitenziari e con i centri per le misure penali.

Informazioni dettagliate relative a compiti e requisiti di questa nuova figura sono consultabili all’indirizzo www.ti.ch/concorsi.