Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Quinto e Prato, prima serata pubblica sul progetto aggregativo

È partita dal centro scolastico di Ambrì la serie di serate pubbliche in vista della votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra Quinto e Prato Leventina. Giovedì sera le autorità comunali e cantonali hanno presentato alla popolazione il dossier elaborato dalla Commissione di studio che funge da base per la proposta di fusione che il 26 novembre porterà i cittadini alle urne. Di fronte a una gremitissima aula magna, i sindaci Aris Tenconi (Quinto) e Davide Gendotti (Prato Leventina), unitamente al consigliere di Stato Norman Gobbi, hanno ribadito che è questo il momento opportuno di unire le forze e dare vita a un comune di 1’350 abitanti (970 a Quinto e 380 a Prato), che intende puntare in particolare su attrattiva residenziale (migliorando i servizi in generale per attirare nuovi abitanti, soprattutto famiglie), nuove attività lavorative e promozione turistica. Il tutto grazie anche a un’ottimizzazione delle risorse, un’amministrazione comunale meglio strutturata e un maggiore peso nei confronti del Cantone. Un processo aggregativo, è stato messo in chiaro, che ha voluto subito coinvolgere la popolazione con la giornata di studio organizzata nel novembre del 2022, occasione per captare impressioni e suggerimenti degli abitanti di cui la commissione ha tenuto conto nell’elaborazione del rapporto.

L’auspicio dell’ex sindaco Jelmini
Al termine della presentazione, dal pubblico sono giunti elogi alla proposta, alcune richieste di chiarimento e nessuna vera critica o manifestazione di scetticismo. Da qui al 26 novembre ci saranno altre due serate pubbliche per tastare il polso dei residenti, il 5 ottobre a Rodi e l’11 ottobre sempre alle scuole di Ambrì. Bisognerà capire come tirerà il vento sullo scacchiere politico, tenendo conto che a Quinto il Consiglio comunale si è spaccato, dando preavviso favorevole all’aggregazione per un solo voto (12 favorevoli e un’astensione l’esito a Prato Leventina). Il momento dedicato a domande e osservazioni dal pubblico ha offerto spunti di riflessione grazie in particolare all’intervento di Valerio Jelmini. Per 20 anni municipale di Quinto, di cui 12 in qualità di sindaco, ha voluto esprimere il proprio sostegno a questa fusione ridotta, anche se il suo auspicio è quello di vedere un giorno confluire tutta l’Alta Valle in un ente locale unico di circa 3’000 abitanti. Un’aggregazione a cinque Comuni, e quindi con anche Airolo, Dalpe e Bedretto, di cui Jelmini fu sostenitore in passato e che in un certo modo ne ha rilanciato l’esigenza. «Non possiamo avere dei comuni troppo piccoli che non riescono a fare quello che vogliono perché non ne hanno i mezzi – ha detto l’ex sindaco –. Dobbiamo avere un territorio grande, e penso all’intera Alta Leventina anche perché ci sono delle sfide importantissime e solo uniti e forti si riesce a difendere quello che abbiamo. C’è ad esempio il tema dell’energia, con le centrali e le aziende elettriche presenti. Bisogna essere in grado di stimolare i nostri politici e dargli la possibilità di crescere e fare qualcosa di concreto». D’altro canto da decenni si parla dell’aggregazione dell’intera AltaValle – obiettivo peraltro tuttora previsto dal Piano cantonale delle aggregazioni del Dipartimento delle istituzioni (Di) –, senza però essere mai riusciti a concretizzarla. Dopo il tentativo fallito quasi 20 anni fa (con la votazione popolare del 2007 che vide a favore solo Airolo e Quinto) e altre piccole speranze svanite nel 2018, nei primi mesi del 2022 Quinto e Prato hanno rilanciato l’idea, chiedendo ad Airolo (1’400 abitanti), Bedretto (100) e Dalpe (170) il loro eventuale interesse a unirsi; picche la risposta dei Municipi guidati rispettivamente da Oscar Wolfisberg, Ignazio Leonardi e Mauro Fransioli. La riflessione di Jelmini è stata definita pertinente da Norman Gobbi. È infatti uno degli obiettivi del Di quello di avere amministrazioni meglio strutturate per sgravare i municipali dalle questioni più tecniche e permettergli di concentrarsi sulla progettualità e le opportunità di crescita e sviluppo dei Comuni. Ricordiamo che Gobbi, interpellato da laRegione al momento del ‘No’ di Bedretto, Airolo e Dalpe, si era detto favorevole a una strategia in due tempi per giungere all’unione di tutta l’Alta Valle. Dalla sala è stato quindi chiesto se l’unione tra Quinto e Prato non sia troppo minuta per avere un vero salto di qualità. «Guardando alle aggregazioni degli ultimi 20 anni – ha risposto il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa–, quello che fa differenza sono le persone e la loro capacità di impegno e dedizione per seguire degli obiettivi. E credo che con le premesse di questo studio aggregativo, e la capacità amministrative che oggi il Cantone già vi riconosce, ci siano tutti gli ingredienti per fare bene».

Scuola media: ‘Traballante la sede di Ambrì’
L’esigenza di unire le forze, e ben venga se al momento l’unica volontà è quella di Prato e Quinto, è stata evocata anche dalla granconsigliera leventinese Diana Tenconi. Lo ha fatto rendendo attenti sulla Nuova legge delle scuole dell’obbligo con cui intende dotare il Ticino di un solo testo legislativo per l’intera formazione obbligatoria. Il relativo messaggio governativo è stato licenziato a fine marzo, ma la Commissione formazione e cultura (dove siede anche Tenconi) ha chiesto e ottenuto dal Decs di aprire una fase di consultazione per sentire il parere di ordini scolastici e Comuni. «Un messaggio che dice che si vorrebbero avere sedi di Scuola media con almeno 200 allievi: ad Ambrì non ci sono 200 allievi, e nemmeno ad Acquarossa. Dunque queste due sedi diventano un po’ traballanti», ha affermato la deputata Plr, promettendo il suo impegno «per evitare che il messaggio possa essere votato in questo modo». Sul tema si è espresso anche il sindaco Gendotti: «Evidentemente questa legge ci preoccupa e dovremo quindi darci da fare per mantenere questa sede scolastica, fondamentale per essere attrattivi per le famiglie».

L’elenco degli obiettivi
In sintesi il rapporto stilato dalla commissione di studio prevede: moltiplicatore d’imposta al 90%, sede politica e amministrativa a Quinto e Ufficio tecnico a Prato, ottimizzazione dei servizi pubblici esistenti, Municipio di cinque membri e Consiglio comunale di 21, due circondari elettorali, mantenimento delle attuali sedi scolastiche, nuovi incentivi alle famiglie per migliorare la qualità di vita e favorire l’insediamento, contributi finanziari a favore delle associazioni, creazione di un’area per lo svago e lo sport per giovani e famiglie accanto alla Gottardo Arena di cui va ottimizzato l’utilizzo, centro aggregativo intergenerazionale, assunzione di un manager del territorio, attirare sulla piana di Ambrì industrie innovative e attente alla sostenibilità ambientale. In caso di esito positivo alle urne il 26 novembre, la legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita del nuovo Comune. Due le opzioni sul nome: Quinto o Quinto-Prato.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 de La Regione

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Aggregazione fra Quinto e Prato «Un’opportunità per la regione»
Serata pubblica positiva in vista della votazione consultiva del 26 novembre

Dalla bassa all’alta valle. È una settimana di «prime uscite» pubbliche per i due progetti aggregativi in Leventina al voto domenica 26 novembre. Dopo la serata di lunedì dedicata al matrimonio fra Bodio e Giornico, giovedì è stata la volta di quella riguardante le possibili nozze fra Quinto e Prato. Oltre un centinaio di persone ha partecipato all’incontro svoltosi nell’aula magna delle scuole di Ambrì alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa e dei suoi collaboratori. I quali hanno snocciolato i vantaggi dell’unione per una regione che fa e farà ancora leva, principalmente, sul turismo e sullo sport. In particolare, come abbiamo riferito nelle scorse settimane, si sta concretizzando il progetto di un campus da 120-150 milioni per giovani talenti con fulcro l’ex Sanatorio di Piotta. Verranno inoltre realizzate delle infrastrutture quali palestre e piscina.

«È il momento giusto»
«È il momento giusto». «Peccato che non ci siamo aggregati prima». Questo il tenore degli interventi dei cittadini. In alta valle, insomma, c’è la consapevolezza che l’occasione è d’oro. Come evidenziato anche da Norman Gobbi, si tratta di una grandeopportunità per l’intera regione. Il nuovo Comune, di circa 1.350 abitanti, sarà guidato da un Municipio di 5 membri, mentre ilLegislativo sarà composto da 21 persone. Moltiplicatore iniziale al 90%. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Il 26 novembre gli aventi diritto di voto dei due enti locali dovranno scegliere pure il nome: «Quinto» o «Quinto-Prato». Le prossime serate sono in agenda giovedì 5 ottobre alle 20 al Salone Tremorgio a Rodi e mercoledì 11 ottobre alle 20 di nuovo alle scuole di Ambrì. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 del Corriere del Ticino 

(Immagine: www.tiquinto.ch)

La società bucalettere e i permessi da revocare

La società bucalettere e i permessi da revocare

Una ditta del Luganese, in realtà, «non svolgeva alcuna attività reale e duratura» in Ticino L’impresa aveva la sede in una fiduciaria, nel frattempo fallita, e non disponeva di veicoli e neppure di un magazzino – Quattro suoi dipendenti si erano appellati al Tribunale federale, ma senza successo

Era a tutti gli effetti una società bucalettere, che qui in Ticino non svolgeva alcuna attività reale e duratura. Il suo scopo era verosimilmente eludere le disposizioni sui prestatori transfrontalieri di servizi, i cosiddetti «padroncini», e per questo motivo, i permessi rilasciati ai suoi dipendenti sono da revocare o da non rinnovare. Il caso, con al centro un’impresa del Luganese fondata una decina di anni fa, è emerso da una sentenza del 9 settembre scorso con cui il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato dalla ditta e da quattro suoi dipendenti a cui le autorità cantonali avevano revocato, non rinnovato o non concesso autorizzazioni per frontalieri o di dimora.

Stesso logo, niente numero
La società in questione era stata costituita nel 2013 e a partire dall’anno di fondazione, sette persone avevano ottenuto dei permessi per frontalieri (sei) e di dimora (uno). Tempo dopo però, la Sezione della popolazione, si era accorta che qualcosa non andava e nel 2020 aveva deciso di revocare o non rinnovare le autorizzazioni in questione così come di non concedere dei permessi B ai parenti di uno dei dipendenti.
Ma che cosa ha spinto il Cantone a prendere questa decisione e le tre istanze di giudizio (Consiglio di Stato a dicembre 2020, Tribunale cantonale amministrativo lo scorso ottobre e Tribunale federale qualche settimana fa) a confermarla? Come detto, il sospetto che la società in questione fosse una facciata per aggirare l’applicazione delle disposizioni sui prestatori di servizi transfrontalieri, le quali limitano tali prestazioni al massimo di 90 giorni lavorativi annuali. L’Alta Corte – a cui si erano rivoltiquattro dipendenti, oltre alla ditta stessa – ha fatto notare che sia l’impresa luganese che quella comasca utilizzavano lo stesso logo e uno dei ricorrenti era stato assunto dalla società elvetica in qualità di consulente al 50%, allo stesso tempo ricopriva anche la carica di presidente del consiglio di amministrazione della società italiana. Inoltre, «nonostante la natura e l’ampiezza dell’attività dichiarata, la ditta ticinese era priva di magazzini e di veicoli intestati a proprio nome e fino al giugno 2021 era anche priva di un servizio di segretariato integrato, non avendo uffici propri ma soltanto una postazione in sublocazione e in condivisione con una fiduciaria, fallita in quell’anno».
Ma non solo: la ditta «ha emesso fatture unicamente a un’impresa milanese, la quale le ha subappaltato anche dei lavori». Per eseguirli, la ditta del Luganese – che «non compare su nessun motore di ricerca e non è oggetto di pubblicità, nemmeno attraverso l’indicazione di un numero di telefono al quale contattarla» – si è avvalsa di lavoratori «della sua società madre comasca». Insomma, tutti elementi che hanno spinto la seconda Corte di diritto pubblico del TF a stabilire che alla base non vi fosse «un’attività reale, effettiva e duratura». Condizione imprescindibile per giustificare il rilascio di permessi G.

Il precedente
Il caso ricorda da vicino una vicenda, emersa sempre da una sentenza dell’Alta Corte federale del 10 agosto 2021, con al centro ben 16 frontalieri assunti da una società bucalettere. In quel caso, gli accertamenti avevano svelato che l’impresa in questione impiegava molti frontalieri precedentemente assunti da una società con sede a Milano, dalla quale erano stati licenziati per poi venir riassunti in Ticino. Inoltre, altra analogia, la ditta edile ticinese aveva inizialmente la propria sede in una fiduciaria. E il Tribunale federale aveva concluso che un monolocale e due furgoni erano un po’ poco per giustificare un’attività reale.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura aggregativa tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo Istituita una Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto concreto – Questa fase avrà una durata di 18 mesi

Definire «spedito» l’avanzare del progetto forse è esagerato. L’incedere dell’iniziativa è tuttavia deciso e ininterrotto e, soprattutto in questa ultima fase, rettilineo.

A fare un (altro) deciso passo avanti è stato nelle scorse ore il progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto. L’auspicato da più parti matrimonio a cinque tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo ha infatti incassato l’approvazione del Consiglio di Stato, entrando in una nuova fase. Nello specifico ad essere stata accolta dall’Esecutivo cantonale è l’istanza aggregativa sottoscritta dai cinque Municipio e inoltrata al Cantone a inizio agosto (vedi CdT del 2 agosto). «Il Consiglio di Stato – si legge in una nota – ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni».

Sindaci e petenti
A comporre la Commissione sono i sindaci dei cinque Comuni coinvolti Luca Pagani ( Balerna), Stefano Coduri ( Breggia), Bruno Arrigoni (Chiasso), Claudia Canova ( Morbio Inferiore) e Marco Rizza (Vacallo), a cui si aggiunge Edy Muscionico in qualità di rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme che aveva portato Balerna a rientrare nel progetto (dopo che il Municipio si era chiamato fuori). Il loro compito è di elaborare un progetto aggregativo, sfruttando anche gli approfondimenti già fatti finora. Potranno inoltre «avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali».
Quanto durerà questa fase? Lo abbiamo chiesto a Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali: «I tempi sono difficili da stimare, ma direi almeno un anno e mezzo – esordisce –. Il materiale già raccolto nelle fasi preliminari potrebbe agevolare il processo, ma i tempi potrebbero dilatarsi ad esempio se emergessero vedute diverse». Parole, queste, che permettono di comprendere che i tempi del « matrimonio» non saranno brevi. A maggior ragione perché l’iter verso l’aggregazione è articolato e si compone ancora di svariate tappe. «Quando il progetto sarà pronto dovrà essere approvato dal Consiglio di Stato e, in seguito, sottoposto ai Legislativi comunali che dovranno preavvisarlo – illustra il nostro interlocutore –. Poi toccherà ai Municipi prendere posizione. Sulla base di queste prese di posizione singole il Consiglio di Stato stabilirà poi il progetto aggregativo da sottoporre a votazione popolare e naturalmente la data».
Se il matrimonio resterà a cinque è quindi difficile stabilirlo. Ad oggi nulla sembra escluso, né che a un certo punto un Comuneabbandoni il progetto, né che qualcuno rientri in corsa da una porta di servizio. La storia ticinese, anche piuttosto recente, insegna che le carte sul tavolo possono cambiare rapidamente.Stravolgimenti però sembrano in ogni caso difficili: «Non ci sono regole fisse – ci dice a questo proposito Della Santa –. Il perimetrodell’aggregazione di per sé è in ogni caso quello fissato dal Consiglio di Stato, un’eventuale modifica spetterebbe quindi a lui. I Comuni hanno comunque avuto tempo e modo di aderire al progetto, quindi vedo difficile che un nuovo Comune si possa ancora proporre».

Come si chiamerà?
Ora che la procedura di aggregazione è formalmente avviata a partire può essere anche un altro processo. Al momento più leggero: il «toto-nome». Come si chiamerà il futuro Comune aggregato? Alcune ipotesi sono già circolate (Grande Chiasso? Basso Mendrisiotto?), ma per ora sembrano essere solo speculazioni. « Sarà la Commissione di studio a proporre il nome e potrà essere anche più di uno – conclude Della Santa –. Tutte le proposte saranno inoltre vagliate da due commissioni, una federale e una cantonale. La scelta spetterà poi all’assemblea popolare».

Le tappe passate
Dal futuro, al passato, per ripercorrere il percorso già fatto da questo progetto. Nella nota diffusa nelle scorse ore si legge: «Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023. Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 settembre 2023 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.vacallo.ch)

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1891029

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de Il Quotidiano

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni. La Commissione è composta dai rispettivi sindaci e da un rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna.

Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023.  
Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane.  
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo la Commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo. Come da designazione dei rispettivi Municipi e del Gruppo promotore, quest’ultima è composta da:

per il Comune di Balerna Luca Pagani, Sindaco
sostituto: Alberto Benzoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Breggia Stefano Coduri, Sindaco 
sostituta: Mariella Maghetti, Vice-Sindaco
per il Comune di Chiasso Bruno Arrigoni, Sindaco
sostituto: Davide Dosi, Vice-Sindaco
per il Comune di Morbio Inferiore Claudia Canova, Sindaco
sostituto: Giorgio Agustoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Vacallo Marco Rizza, Sindaco
Andrea Rigamonti, Vice-Sindaco
per il Gruppo promotore raccolta firme Edy Muscionico
sostituto: Fabio Canevascini

 La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.balerna.ch)

La fusione ‘una maratona da correre insieme’

La fusione ‘una maratona da correre insieme’

Pochi interventi durante la prima serata informativa

«Finanziariamente parlando siamo due zoppi, ma uno di noi ha la gamba sinistra che traballa e l’altro la destra. Non correremo mai come i più veloci ma almeno parteciperemo alla maratona senza cadere». È con quest’immagine che lunedì sera il sindaco di Bodio Stefano Imelli ha evidenziato la situazione finanziaria del suo Comune e di Giornico nell’ambito della serata informativa rivolta alla popolazione riguardo al progetto aggregativo dei due enti locali. All’appuntamento, tenutosi nella sala multiuso di Bodio, hanno preso parte un’ottantina di persone oltre ad autorità comunali, rappresentanti della Sezione degli enti locali e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Una serata che si è svolta senza particolari sussulti e con soltanto un paio di interventi da parte del pubblico. Illustrando la situazione dei Comuni, dopo la metafora podistica, Imelli ha evidenziato una particolare tendenza: ci sono anni in cui uno dei due Comuni chiude registrando degli utili e l’altro una perdita e anni in cui lo stesso Comune chiude con un disavanzo e l’altro con un avanzo. «Se allarghiamo la base fiscale, questi squilibri potranno diminuire e il Municipio potrà pensare anche a strategie di rilancio e non solo al contenimento della spesa». Una constatazione di fondo, evidenziata anche nel rapporto firmato il 15 maggio dalla Commissione aggregativa, che si basa sulla necessità della fusione tra i due Comuni dopo il tentativo fallito di varare l’unione a quattro con Personico e Pollegio, i cui abitanti nel novembre 2021 si sono espressi negativamente in votazione consultiva. I cittadini di Bodio e Giornico saranno chiamati a esprimersi in merito al nuovo progetto domenica 26 novembre e se la fusione verrà approvata la corrente legislatura verrà prolungata di un anno e le prime elezioni del nuovo Comune si terranno nell’aprile 2025. Il nuovo ente locale avrà 1’700 abitanti, si chiamerà Giornico e avrà sede amministrativa a Bodio. Il Municipio sarà formato da cinque membri e il Consiglio comunale da 25. Tra le perplessità emerse durante la serata vi è il fatto che la fusione potrà limitare l’autonomia dei Comuni; malcontento è stato espresso anche riguardo alla scelta del nome: «Si era trovato Sassi Grossi per l’unione a quattro ma a due questo nome non va più bene, peccato. Non trovo giusto aver scelto Giornico», ha osservato una cittadina. Il direttore delle Istituzioni, riguardo all’autonomia ha fatto presente che talvolta il Cantone è obbligato a porre dei limiti perché deve a sua volta sottostare a Leggi federali. Quanto al nome del nuovo ente locale Gobbi ha fatto presente che vi è un certo margine di manovra e a ha ricordato il caso del Comune Terre di Pedemonte che era nato inizialmente in votazione come Tre Terre ed era stato modificato in un secondo momento.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de La Regione

‘Esercito, giusta direzione anche per il Ticino’

‘Esercito, giusta direzione anche per il Ticino’

Il presidente della Società ticinese degli ufficiali Manuel Rigozzi promuove la strategia presentata dal Comandante di corpo Thomas Süssli

«La strategia formulata dal Comandante di corpo Thomas Süssli va sicuramente nella direzione giusta, sono proposte logiche e condivisibili». A colloquio con ‘laRegione’ il presidente della Società ticinese degli ufficiali, il colonnello SMG Manuel Rigozzi , analizza e commenta le priorità strategiche per l’esercito recentemente presentate da Süssli, con i 13 miliardi di franchi di investimenti necessari per la prima fase dal 2024 al 2031. Una strategia che verte su tre pilastri: sviluppo delle capacità militari in modo adattivo, utilizzo del progresso tecnologico, rafforzamento della cooperazione internazionale. Pilastri che, guardando anche alla cifra che richiedono, Rigozzi riassume così: «Meglio investire nella sicurezza che dipendere da altri».

Andando nello specifico: si va nella direzione giusta dice, vuol dire che si è davvero provato a risolvere le principali urgenze da lei spesso rimarcate?
Penso proprio di sì. Lo sviluppo delle capacità militari in modo adattivo ha il fine di adeguare le misure di intervento in maniera efficace ed efficiente. Lo sfruttamento delle opportunità date dal progresso tecnologico, quindi anche la robotica e l’intelligenza artificiale, hanno lo scopo di aumentare tanto sia le prestazioni, sia le possibilità di azione per militi e reparti. Per quanto concerne il rafforzamento della cooperazione internazionale sgombriamo il campo, nessuno parla di adesione alla Nato o di abbandonare il principio di neutralità. Ma come ho più volte detto non dobbiamo essere così ciechi da pensare di essere un’isola in mezzo all’Europa senza avere interazioni con i Paesi a noi vicini. Questa strategia per me è davvero positiva, perché finalmente rafforza le capacità di difesa e risponde sia all’obiettivo di compensare le lacune che abbiamo ancora in termini di equipaggiamento, effettivi e sistemi, sia alla possibilità di migliorare le prestazioni. Si parla di 13 miliardi di franchi, la domanda da porci è il valore anche economico che vogliamo dare alla nostra sicurezza: all’ultima assemblea della Stu ho rimarcato l’importanza di portare il budget per l’esercito all’1% del Pil, quando le linee guida dei Paesi Nato prevedono almeno il 2% e con potenze come gli Stati Uniti che arrivano al 4%, la Cina al 7,2% e la Russia al 9,2%. L’Ucraina, per difendersi dalla guerra di aggressione, ha speso tra soldi suoi e aiuti esteri 44 miliardi. Noi svizzeri siamo un popolo pacifico da oltre 500 anni, nessuno desidera guerre nel nostro Paese. Ma non dobbiamo fare l’errore di sottovalutare le emergenze. C’è qualche inguaribile ottimista che pensa che in questi casi i Paesi vicini potrebbero aiutare, ma di regola nei momenti di crisi ognuno pensa prima a sé stesso. E anche se fosse pensato un aiuto, non oso pensare a quale prezzo.

Le priorità fissate da Süssli possono avere un riverbero anche per il Ticino, considerando comunque che i rapporti sono già buoni e la presenza è di tutto rilievo?
Parto proprio da quanto dice, ricordando che il Ticino negli ultimi anni ha sempre beneficiato di importanti investimenti da parte dell’esercito, basti pensare al Comando forze speciali di Isone, o al Centro logistico del Monte Ceneri, la base aerea di Magadino e le scuole sanitarie di Airolo. Ma oltre a questo, non dimentichiamo che gli investimenti sono anche immobiliari e hanno dato lavoro alle aziende locali. Detto questo, ci sono ben tre corpi di truppa di lingua italiana: il Battaglione fanteria di montagna 30, il Gruppo d’artiglieria 49 e il Battaglione di salvataggio 3. Se consideriamo la riduzione dell’esercito effettivo, in circa dieci anni, da 600mila a 100mila possiamo osservare una situazione di privilegio. È una premessa forse lunga ma necessaria, perché serve a consolidare l’ottimismo verso questo orientamento strategico dal momento che come ha ricordato anche lei i rapporti tra Ticino e Berna nell’ambito militare sono eccellenti, grazie al grande legame con il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi e il vicepresidente nazionale della Società svizzera degli ufficiali colonnello Mattia Annovazzi. Il fatto stesso che gli ufficiali ticinesi, me compreso, siano spesso a Berna o partecipino attivamente agli incontri nazionali fa sì che i colleghi confederati ci guardino con grande positività. Vede, a volte in Ticino ci si lamenta di non avere la visibilità che si vorrebbe… noi siamo andati a cercarcela e prendercela, proattivi e convinti. La conseguenza è che il Comandante di corpo Süssli è venuto più volte in Ticino, non da ultimo incontrando anche imprenditori e capitani d’azienda per promuovere l’esercito e far capire loro, a volte provenienti dall’estero e poco avvezzi all’importanza del militare, che questa carriera porta non solo teoria a un buon manager, ma anche capacità pratica. E anche il mondo economico ticinese può sfruttare questa strategia, perché se si parla di robotica e intelligenza artificiale si parla di potenziale da sviluppare e posti di lavoro di qualità.

Detto dei rapporti con Berna, la situazione dell’esercito in Ticino com’è? All’ultima assemblea della Stu lei parlò di ‘concorrenza sleale’ del servizio civile, facendo discutere non poco.
La situazione, usando un eufemismo, è complessa e difficile. Il sistema di milizia è basilare, in quanto un esercito di soli professionisti non sarebbe praticabile per motivi di costo e culturali. Ma questo sistema implica vi sia una sostituzione di militi che terminano l’obbligo di servizio con militi giovani. Ebbene, persone che in tempi non sospetti avrebbero prestato servizio militare possono scegliere di passare al servizio civile con compiti che vengono addirittura certificati come esperienza lavorativa e possono dare vantaggi nelle iscrizioni alle Scuole universitarie professionali. E questa, confermo, è concorrenza sleale. Mi sono capitati diversi giovani che si e mi chiedevano ‘ma chi me lo fa fare’, perché col servizio civile non si prendono ordini. Non entro nei casi personali e nelle scelte, ma il problema sta nel vedere davvero quanti fanno questa scelta per motivi di coscienza e quanti di vantaggio. Sarò provocatorio, ma è così. Se il parlamento approverà la strategia e realizzerà gli obiettivi strategici cosa potremo fare se mancheranno effettivi? Avremo i sistemi giusti, le tecnologie, ma non le persone. Il servizio civile è sicuramente utile alla comunità, ma non dovrebbe minare le basi della nostra politica di sicurezza che sono assicurate dalla Costituzione. Qualcuno lamenta casi di pecore nere o situazioni individuali che hanno visto coinvolto l’esercito, ma fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato. In questo, come in altri casi.

E come si può rendere, quindi, attrattiva la scelta del servizio militare?
Il servizio militare permette a noi italofoni di conoscere meglio le altre culture e lingue nazionali, e apprendere i valori trasmessi dall’esercito: spirito di servizio, collegialità e solidarietà. Fondamentale tra i Cantoni, allo stesso modo se vissuta in forma di camerateria da commilitoni di diversa estrazione sociale e culturale. In questo mondo sempre più individualista si impara che l’interesse personale è sempre subordinato a quello collettivo. Questi sono valori che, assieme allo spirito di servizio, portano il nostro servizio a essere fondamentale per la difesa e per la crescita anche personale di chi lo assicura.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 de La Regione

Tutti per uno (Losone), uno per tutti (i comuni)

Tutti per uno (Losone), uno per tutti (i comuni)

Una quarantina di losonesi ha preso parte al laboratorio previsto nell’ambito del progetto pilota ‘Bilancio partecipato della qualità di vita’
Uno spazio aperto nel quale potersi esprimere in totale libertà e soprattutto essere ascoltati, mettendo il proprio vissuto e la propria sensibilità al servizio del proprio comune. E persino di molti altri.

È l’esperienza vissuta sabato mattina da una quarantina di cittadini di Losone, che si è ritrovata presso le Scuole elementari e hanno preso parte al laboratorio previsto nell’ambito del progetto pilota “Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale” (parte integrante del più ampio progetto di “Buon Governo locale”), sviluppato dalla Sezione enti locali (Sel) del Dipartimento del territorio, in collaborazione con la Supsi, Consultati Sa e con il supporto dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale. Un’iniziativa – promossa evidentemente dal Municipio di Losone oltre che dal Cantone – che mira, attraverso la collaborazione tra autorità, cittadini (dai 15 anni in su) e realtà (aziende) locali, a coinvolgere maggiormente queste due ultime categorie nella politica comunale, al fine di tracciare un bilancio appunto della qualità della vita delle persone residenti a Losone – così come a Tresa, l’altro Comune ticinese coinvolto nel progetto pilota, dove i cittadini si riuniranno sabato prossimo – e della relativa sostenibilità, favorendo allo stesso tempo una maggiore consapevolezza e responsabilità individuale nei confronti delle politiche promosse dagli organi comunali. Nel bilancio confluiranno tutte le sensazioni, le opinioni e le esigenze della popolazione, che messe a confronto con i dati statistici, offriranno l’opportunità – sotto forma ad esempio di raccomandazioni utili a migliorare la qualità di vita e la relativa sostenibilità – per indirizzare la politica comunale. Il tutto, porterà poi alla realizzazione di uno specifico manuale, che sarà messo a disposizione di tutti i Comuni, in modo da permettere loro di intraprendere lo stesso tipo di esperienza.

Ottima rispondenza e grado di soddisfazione generale molto alto
Un processo in più fasi apertosi, nel caso di Losone, lo scorso 31 maggio con una serata informativa pubblica e proseguito attraverso la compilazione da parte dei losonesi di un sondaggio mirato, per provare a tracciare il perimetro della qualità di vita residenziale. Ed è proprio partendo da quanto emerso nelle risposte dei cittadini, che si è sviluppata la mattinata di sabato.
«Il numero dei sondaggi pervenuti dalla popolazione di Losone è andato al di là delle nostre aspettative: oltre 1’200 (più del 18 per cento della popolazione totale, ndr) sono stati i cittadini che hanno voluto darci la loro opinione – ha sottolineato il sindaco del comune della sponda destra della Maggia Ivan Catarin –. Segno questo che c’è un desiderio diffuso da parte dei losonesi di avere uno scambio virtuoso con le Istituzioni. Ci fa anche piacere che le opinioni emerse dai sondaggi, hanno riportato un quadro tutto sommato positivo del vivere a Losone e del rapporto con il territorio e con il nostro Comune». Ed effettivamente per la maggior parte delle dodici dimensioni di qualità di vita toccate nel sondaggio, i losonesi hanno espresso un grado di soddisfazione molto alto. Addirittura del 95 per cento per il macrotema Ambiente, seguito a ruota da Lavoro, Salute, Sicurezza personale e Situazione abitativa (tutti al 93%). Ottimo anche il 92 per cento dei Servizi privati di pubblica utilità, mentre si scende – pur rimanendo a buoni livelli – per quel che riguarda ad esempio Istruzione (89%), Conciliabilità lavoro/vita privata (85%), Relazioni sociali, cultura e tempo libero (83%) e Impegno civico (77%). Ed è proprio su questi ultimi tre temi (oltre a quello ambientale) che si è concentrata la mattina di lavoro.

Tra le priorità un luogo d’incontro e un servizio extrascolastico
Dopo l’introduzione del capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa («Fa piacere vedere cittadini che hanno voglia di svolgere il proprio ruolo attivamente, la democrazia è sì un diritto ma anche un dovere fondamentale per il nostro sistema») e del direttore di Consultati Marcello Martinoni, i presenti si sono divisi in gruppi (con più rotazioni) per analizzare le quattro tematiche selezionate, individuandone le problematiche e soprattutto delle possibili soluzioni, poi in parte discusse tutti assieme. Ecco quindi che è ad esempio emersa la mancanza, sul territorio di Losone, di una vera e propria piazza e il desiderio, se non la richiesta, di uno spazio nel quale incontrarsi e tessere relazioni. A tal proposito qualcuno ha suggerito di ricavarlo vicino alla nuova casa anziani, qualcun altro nella zona della casa comunale in costruzione, magari al posto del vecchio edificio, il cui destino (abbatterlo o no?) è stato anche al centro di molte discussioni. A tal proposito, è emersa anche la volontà dei cittadini (che hanno espresso comunque grande fiducia nelle istituzioni) di venir informati maggiormente e con più chiarezza delle attività del Comune (vita politica in primis, ma anche eventi) e in generale di venir coinvolti maggiormente, con un occhio di riguardo per i giovani. Altro tema forte emerso (oltre a quello della gestione del traffico e del trasporto pubblico), la necessità di un servizio di accudimento extrascolastico comunale (ora assente, ma al quale il Municipio sta già lavorando), con nello specifico una buona flessibilità per le famiglie a livello ad esempio di frequenza alla mensa.

‘Mattinata riuscita’ per gli organizzatori, che ora preparano un vademecum
«La mattinata è decisamente riuscita, ho visto dei cittadini desiderosi di apportare il loro contributo e di poter assumere un ruolo sempre più attivo nel loro Comune – ancora Della Santa –. L’attitudine è dunque stata quella giusta e questo ha portato anche a ottimi risultati rispetto all’obiettivo che ci eravamo posti. Inoltre abbiamo ricevuto preziose indicazioni a livello dell’organizzazione di un tale laboratorio, che utilizzeremo già per affinare il tutto in quel di Tresa».
I prossimi passi prevedono «da un lato per i due Comuni coinvolti direttamente verrà redatto un rapporto conclusivo, che conterrà quanto emerso tra sondaggio e laboratorio e che verrà presentato in un’ultima serata aperta al pubblico. Parallelamente verrà sviluppato una sorta di manuale per mettere a disposizione di tutti i Comuni (o dei consulenti che lavorano per loro) uno strumento da utilizzare, per chi lo vorrà, per migliorare la qualità di vita dei propri cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 settembre 2023 de La Regione

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

Il direttore del DI Norman Gobbi spiega il motivo per cui Berna ha deciso di rafforzare il dispositivo nella regione meridionale – E sul rischio di arrivi a Chiasso da Lampedusa osserva: «Il timore maggiore è che il nuovo assetto europeo spinga i flussi sul nostro territorio»
 
Mentre il patto sulla migrazione europea (raggiunto a giugno dai 27) scricchiola sulla spinta dei nuovi sbarchi a Lampedusa, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) rafforza la frontiera sud inviando nuovi militi in Ticino. Una mossa anticipata dalla SonntagsZeitung e confermata dalla stessa autorità bernese con l’obiettivo dichiarato di dare manforte al personale della regione meridionale. Sul dispositivo messo in atto alla frontiera sud, la Confederazione («per motivi tattici») non ha fornito dettagli, limitandosi a specificare che «ulteriori collaboratori provenienti dalla Svizzera tedesca sono stati inviati a sud». Il sottotesto però è chiaro: occorre tenersi pronti: «Nelle ultime due settimane, due terzi di tutte le entrate illegali registrate in Svizzera sono avvenute in Ticino», rivela al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Solitamente la percentuale è attorno al 50%». Di qui, il potenziamento che «in realtà è in vigore già da un po’ di tempo».

«Nessun effetto Lampedusa»
Ma che cosa accadrebbe se la Svizzera, di punto in bianco, diventasse la destinazione preferita dei migranti sbarcati in Sicilia? «Al momento non è stato ravvisato alcun effetto Lampedusa», osserva il consigliere di Stato. Nonostante i numeri delle entrate illegali e delle richieste di asilo in Svizzera siano in aumento, a raggiungere la Svizzera attraverso la rotta balcanica attualmente sono soprattutto i migranti afghani. «La nostra frontiera tuttavia dal profilo geografico è un po’ più aperta rispetto al Brennero o a Ventimiglia». Di qui, appunto, la necessità di rafforzare il confine sud, «non solo su Chiasso, ma anche Gaggiolo e Gambarogno».

Cambiamenti in atto
Tradizionalmente i flussi provenienti dall’Africa si muovono verso altri Paesi, come la Germania e la Francia. Oggi, però, il contesto politico europeo è cambiato. Dopo aver firmato a giugno il nuovo patto sulla migrazione europea, la Francia (ma non solo) in questi giorni ha rafforzato i controlli al confine con l’Italia, rifiutandosi di accogliere i migranti provenienti da Lampedusa e procedendo a respingimenti quasi sistematici. Un’azione che ha già incassato la condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. I migranti irregolari, ha evidenziato la Corte UE, devono poter «beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza». Intanto, mentre si moltiplicano gli appelli alla solidarietà e alla coesione (a cominciare dalla presidente dell’UE Ursula von der Leyen seguita poi da Josep Borrell, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE: «Il dossier migranti rischia di dissolvere l’Unione europea»), anche il Governo tedesco ha ribadito che la Germania si sente oberata dagli arrivi. L’Austria dal canto suo ha intensificato i controlli alle frontiere. Il quadro insomma è mutato e rischia di mutare ancora: «Questo nuovo assetto con la chiusura di Ventimiglia e i maggiori controlli in Austria ci preoccupano», commenta Gobbi che aggiunge: «La Confederazione tuttavia ha risposto prontamente. Il nostro vantaggio è che buona parte delle entrate illegali viene respinta e i migranti irregolari vengono riammessi sul territorio italiano nel giro di 24 ore». Questa procedura per ora in Ticino funziona, aggiunge il direttore del DI. «Ma chiaramente quello che avviene a mille chilometri più a sud ci preoccupa per l’impatto che potrebbe avere nelle prossime settimane sulla frontiera di Como-Chiasso». Il nuovo assetto è stato condiviso con le autorità cantonali e in particolare con la polizia, fa notare Gobbi. «La collaborazione è stretta, anche perché il Cantone partecipa con le Guardie di confine nel processo di riammissione semplificata verso l’Italia». Ad ogni modo conclude Gobbi, «la maggior parte di chi arriva da noi non chiede asilo, ma desidera proseguire verso altre destinazioni, Francia, Germania, Regno Unito e Scandinavia».

Arrivano i soldi
Intanto negli scorsi giorni la Commissione europea ha annunciato di aver stanziato 127 milioni di euro a favore dell’attuazione del memorandum d’intesa con la Tunisia siglato a luglio con il presidente Kais Saied. Un primo pacchetto di aiuti che mira alla repressione delle reti di trafficanti illegali con l’obiettivo ultimo di mettere un freno alle partenze dalla costa tunisina, luogo di provenienza della quasi totalità dei barchini giunti in queste settimane a Lampedusa. L’accelerazione impressa dall’UE sul dossier pare dunque evidente, anche nel tentativo di ricucire gli strappi che il tema ha aperto a pochi mesi dell’appuntamento elettorale europeo. I soldi promessi a Tunisi, a cui l’UE ha appaltato una parte della gestione dei confini esterni, vanno proprio in questa direzione. Ridurre la pressione migratoria esternalizzando la gestione (anziché puntare su una corretta ridistribuzione interna come voleva il patto migratorio) rimane al momento la soluzione preferita da questa Europa.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Leghisti. Liberi e Svizzeri  

Leghisti. Liberi e Svizzeri  

Chi meglio della Lega dei Ticinesi può rappresentare il Ticino a Berna? Nessuno! A Berna i Ticinesi siamo noi.
Questo appuntamento con le elezioni federali è l’occasione per ribadirlo. Il nostro obiettivo è riconquistare il secondo seggio in Consiglio Nazionale perso 4 anni fa per una manciata di schede.
Un obiettivo che possiamo centrare, assieme alla riconferma per il Consiglio degli Stati del candidato di area Lega-Udc, l’uscente Marco Chiesa.
Perché i TICINÉS sono con noi e sostengono le nostre battaglie.
Lorenzo Quadri si è fatto in quattro per far sentire la nostra voce, la voce di tutte le ticinesi e di tutti i ticinesi. Lo dobbiamo ringraziare e lo dobbiamo premiare con una rielezione brillante al Nazionale.
Assieme a lui però dobbiamo avere una seconda o un secondo leghista in quel di Berna.
Lo vediamo bene a livello cantonale: molte nostre proposte si scontrano con le autorità federali.
Rimaniamo nei nostri ambiti di competenza:
Sicurezza: la gestione di tutti gli immigrati illegali è troppo carente; le infiltrazioni mafiose devono essere maggiormente combattute; la criminalità d’importazione deve essere contrastata senza se e senza ma. Il nostro esercito di milizia deve essere dotato di effettivi e di mezzi all’altezza dei compiti a cui è chiamato!
Mobilità e territorio: deve essere data più competenza ai Cantoni di gestire il territorio con una politica ambientale realistica e sensata. Deve essere abbandonata la fallimentare “Strategia energetica 2050”. No ai pedaggi e sì all’aumento della tassa sul traffico pesante da applicare ai TIR stranieri!
Ma i TICINÉS sono anche stufi dei continui aumenti dei premi di cassa malati: a Berna occorre trovare una soluzione! I TICINÉS vogliono anche investimenti per assumere disoccupati elvetici, non stranieri, con sgravi fiscali per le aziende che fanno lavorare svizzeri.
Già da domani inizieranno a giungere a casa le buste elettorali. Votare è un diritto. È un dovere per tutti noi sostenere chi a Berna può far sentire la nostra voce.

Leghisti. Liberi e Svizzeri  

Norman Gobbi, Consigliere di Stato                       Claudio Zali, Consigliere di Stato

Cantoni al lavoro a Bellinzona

Cantoni al lavoro a Bellinzona

Conferenza dei Governi cantonali, focus sull’imposta federale diretta e sui tagli ai trasporti regionali annunciati da Berna

La Conferenza dei governi cantonali (CdC), in occasione della sua riunione plenaria svoltasi a Bellinzona, ha respinto una riduzione della quota cantonale dell’Imposta federale diretta (IFD). Chiede inoltre alla Confederazione di astenersi dai previsti tagli al finanziamento del trasporto regionale di passeggeri.
Il Parlamento sta attualmente discutendo un’iniziativa parlamentare sull’assistenza integrativa all’infanzia per le famiglie, che costerà alla Confederazione circa 800 milioni di franchi all’anno a partire dal 2025. Il Consiglio federale respinge la proposta e chiede che i cantoni contribuiscano al finanziamento proponendo una riduzione della quota cantonale dell’imposta federale diretta di 0,7 punti percentuali al 20,5%.
Per i governi cantonali è fuori discussione che i risparmi previsti a livello federale siano realizzati unilateralmente a spese dei Cantoni. “Se la Confederazione vuole mantenere la sua richiesta di finanziamento aggiuntivo per gli asili nido e farne un compito federale, deve attingere autonomamente a nuove fonti di finanziamento”, si legge in un comunicato.
La CdC respinge anche i previsti tagli al finanziamento del trasporto regionale di passeggeri. Teme infatti che si traducano con un ulteriore onere per i cantoni dovuto alla mancanza di una compensazione federale o a una riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Un peggioramento dell’offerta sarebbe estremamente problematico per il raggiungimento degli obiettivi climatici e per l’aumento della quota di trasporto pubblico richiesto a livello politico, precisa.
In febbraio il Consiglio federale ha deciso di effettuare tagli lineari del 2% rispetto al piano finanziario dell’anno precedente che si applicheranno nel 2024, 2025 e 2026. “Sappiamo per esperienza che i Cantoni devono fornire un certo livello di servizi in molti settori. Una riduzione del budget della Confederazione aumenterebbe direttamente o indirettamente il loro onere finanziario. Pertanto, i trasferimenti diretti di costi che non lasciano ai Cantoni alcun margine di manovra dovrebbero essere respinti”, afferma.
L’Assemblea plenaria è l’organo decisionale supremo della CdC. Un membro di ciascuno dei 26 governi cantonali della Svizzera si riunisce quattro volte l’anno.

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La CDC festeggia 30 anni di attività
La Conferenza dei Governi cantonali è stata costituita nel 1993 e in questi anni, si legge nel comunicato del Consiglio di Stato, “ha assunto un ruolo di crescente importanza nelle dinamiche del federalismo svizzero, costituendosi come interlocutore di riferimento per la Confederazione e uno strumento per permettere ai Cantoni di allineare la propria posizione sui temi considerati di interesse strategico”.
In occasione del trentesimo anniversario, la Conferenza dei Governi cantonali ha deciso di organizzare le proprie assemblee plenarie in ognuna delle regioni linguistiche del Paese così come degli eventi per coinvolgere i giovani interessati alla politica e riflettere su temi legati a federalismo, partecipazione democratica e coesione sociale. 
Il programma della visita in Ticino dei delegati della Conferenza dei Governi cantonali è iniziato nella serata di giovedì 21 settembre con l’accoglienza degli ospiti, una visita al centro storico di Bellinzona e momenti conviviali, riferisce la nota. Il momento di confronto e approfondimento si è tenuto venerdì 22 settembre, sempre nell’Aula del Gran Consiglio

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