Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quinta del 2023 e la 68. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i membri della Piattaforma si sono confrontati su una serie di richieste formulate all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono stati anzitutto forniti ai Comuni alcuni chiarimenti su una modifica alla Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, riguardo agli obblighi previsti per i datori di lavoro esterni affiliati alla cassa. Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi condiviso alcune informazioni in merito al preventivo 2024 del Cantone, confermando che la discussione parlamentare è prevista all’inizio del prossimo anno. Il Dipartimento della sanità e della socialità ha risposto ad alcune sollecitazioni sul tema delle cure a domicilio, in merito alla crescente diffusione di servizi Spitex privati e infermieri indipendenti in Ticino; è stato ricordato che il tema è di competenza federale e che il Cantone ha quindi un margine di manovra molto limitato.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in seguito aggiornato i presenti sul progetto «Per migliorare l’efficacia della gestione dei morosi LAMal». Le misure studiate dal gruppo di lavoro, ora in fase di attuazione, intendono in particolare rafforzare i Comuni nei confronti dei cittadini renitenti alle convocazioni.

I Comuni sono poi stati informati sui contenuti del rapporto elaborato, su mandato del Consiglio di Stato, dal gruppo di lavoro misto che ha approfondito il tema del soccorso di animali in Ticino. Il tema sarà affrontato nuovamente in un incontro con le associazioni dei Comuni.

La Piattaforma di dialogo si è poi confrontata sul tema della riforma istituzionale «Ticino 2020». Il Consiglio di Stato ha segnalato che la consultazione sull’ultima versione del progetto è stata prolungata fino al 15 dicembre. L’analisi delle risposte ricevute avverrà entro la fine del mese di gennaio 2024, ed entro la metà di marzo saranno approfondite le opzioni disponibili per migliorare la soluzione proposta; le conclusioni saranno presentate al Comitato strategico prima delle elezioni comunali 2024.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi presentato una modifica di legge che permetterebbe al Consiglio di Stato di chiudere procedure aggregative in corso, nel caso in cui vengano meno le premesse per giungere in tempi ragionevoli a una votazione consultiva. È stato infine comunicato che la 5. edizione del simposio Cantone-Comuni, intitolata «Conversazioni su LOC e dintorni», si svolgerà giovedì 1. febbraio 2024 a Bellinzona.

‘Non c’è una soluzione che farà felici tutti’

‘Non c’è una soluzione che farà felici tutti’

Della Santa (Sel) risponde alle critiche dei Municipi

«Non c’è una soluzione che farà felici tutti. Bisogna essere consapevoli che la soluzione proposta è lontana da quella auspicata inizialmente e le cause sono da ricercare in entrambi i campi». È chiara la risposta di Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali (Sel), alle critiche ricevute negli scorsi giorni da diversi Comuni sulla riforma ‘Ticino 2020’, il progetto con cui Cantone e comuni vogliono rivedere la suddivisione dei compiti e rivedere i flussi finanziari tra Cantone e Comuni. «Come Direzione di progetto, che ricordo essere paritetica, nutriamo la speranza che su entrambi i livelli politici si arrivi a una soluzione che possa essere il più possibile sostenuta», afferma Della Santa. A farsi avanti nelle scorse settimane erano stati i Municipi dei centri urbani – Chiasso, Mendrisio, Bellinzona, Locarno e Lugano – attraverso una lettera firmata dai rispettivi sindaci e segretari. Tre pagine fitte nelle quali non si usano mezze parole. «Siamo consapevoli, e lo eravamo dall’inizio, che ci sarebbero stati comuni che avrebbero condiviso il progetto e altri no. Ci sono oggettivamente delle criticità nella proposta che è stata messa sul tavolo – ammette il capo della Sel –, ci sono però anche dei punti di forza, in modo particolare sul fronte della perequazione. La lettura oggettiva di questi aspetti potrà avvenire solo una volta terminata la consultazione».

Termine che è stato posticipato all’inizio di dicembre. «Poi inizierà l’analisi delle prese di posizione, che sono anche molto variegate tra loro. La lettura oggettiva delle posizioni assunte dai 106 comuni ticinesi potrà avvenire solo una volta terminata la consultazione». Consultazione, ricorda Della Santa, «voluta proprio per raccogliere le opinioni e cercare di portare una serie di migliorie a quanto proposto». L’analisi delle prese di posizione terminerà verso gennaio, momento a partire dal quale si inizierà a valutare le varie opzioni utili per ottimizzare il sistema. «Una soluzione che possa avere maggiore sostegno verrà proposta tra maggio e aprile al comitato strategico, che poi dovrà decidere quale scenario adottare». In ogni caso, precisa Della Santa, «si dovrà anche tenere conto delle condizioni poste da Cantone e comuni, che non offrono molto margine di manovra».

Nella lettera dei Municipi dei centri urbani più grandi viene citato l’esempio – definito pratico e lampante – della gestione delle strutture per anziani. Secondo gli Esecutivi “non vi è alcun incentivo concreto e tangibile a compiere sforzi per mettere in rete le strutture in modo da ottimizzare la gestione e renderla maggiormente efficace ed efficiente”. E proprio dall’esempio della gestione degli anziani parte la risposta del capo della Sel: «Il tema della presa a carico sociosanitaria degli anziani è complesso e retto in primo luogo dalla Legge sull’assicurazione malattia, che ricordo essere una norma federale. Un ambito dove lo stesso Cantone fatica talvolta a proporre e adottare misure per contenere l’evoluzione dei costi. Ciò detto occorre riconoscere che l’attuale soluzione è effettivamente solo in parte incentivante per i comuni più virtuosi e quanto proposto e concordato con i comuni nei mesi passati rimedia in parte alla critica sollevata».

‘Giusto usare i dati del 2019’
A prendere posizione in maniera critica è stato anche il Municipio di Gambarogno “spaventato” dal fatto che il progetto di riforma sia basato su dati del 2019 “ormai desueti”. «Per arrivare a calcolare i costi e l’impatto sui singoli comuni bisogna avere dei dati corretti – spiega Della Santa –. Per alcune voci di spesa questi dati non sono di cassa, cioè pagati nell’anno di riferimento come riportato nei consuntivi comunali, ma di competenza, ossia realmente riconducibili alle prestazioni erogate nell’anno di riferimento. Per calcolare questi costi ci vogliono normalmente diversi mesi, ma la pandemia ha reso questo calcolo particolarmente difficile, senza contare i costi generati proprio dalla crisi sanitaria, che hanno gonfiato alcune voci di spesa negli anni 2020 e 2021. Non ci è sembrato giusto utilizzare i dati di quegli anni e se l’avessimo fatto, probabilmente, qualcuno si sarebbe lamentato».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 novembre 2023 de La Regione

Alle urne tre ‘sì’, futuro del Ticino a cento Comuni

Alle urne tre ‘sì’, futuro del Ticino a cento Comuni

Dalla popolazione via libera alle aggregazioni in Leventina e nel Malcantone

Doppio sì in Leventina ai progetti aggregativi Bodio-Giornico e Quinto-Prato Leventina. Chiamata ieri alle urne per la votazione consultiva, la popolazione dei quattro comuni ha nettamente approvato le relative proposte, dando così il proprio via libera alla costituzione dei due nuovi enti locali. La legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita dei nuovi Comuni. Cominciando dalla Bassa Leventina, a Bodio i ‘Sì’ si attestano al 68,47% con 152 voti favorevoli, mentre i ‘No’, 70, si fermano al 31,53%. Risultato ancora più schiacciante a Giornico, dove i favorevoli sono stati 254 (74,49%) e i contrari 87 (25,51%). Complessivamente il progetto è stato accolto nella misura del 72,11%, a fronte di 406 ‘Sì’ e 157 ‘No’. Partecipazione al voto del 65,27% a Giornico, mentre a Bodio solo del 51,47% (su 443 iscritti in catalogo hanno votato in 228). Ricordiamo che questo progetto aggregativo (che darebbe vita a un Comune di circa 1’700 abitanti) è nato dopo l’affossamento, nel febbraio del 2022, di quello denominato Sassi Grossi, che oltre ai due Comuni citati comprendeva anche Pollegio e Personico, la cui popolazione si era però detta contraria.
Risultato netto anche in Alta Leventina: 316 ‘Sì’ e 142 ‘No’ a Quinto, 145 ‘Sì’ e 64 ‘No’ a Prato Leventina. Tradotto: fusione accolta con il 69% nel primo comune e con il 69,38% nel secondo. In totale il progetto ha incassato 461 voti favorevoli (69,12%) e 206 contrari (30,88%). Partecipazione al voto più alta rispetto alla Bassa Leventina: 70,68% a Quinto e 76,34% a Prato Leventina.

Spaccatura in Consiglio comunale, non alle urne
In Bassa Leventina il Comune si chiamerà ‘Giornico’ (già definito prima della votazione odierna), mentre in alta valle la popolazione ha scelto ‘Quinto’ con 328 preferenze rispetto alle 290 per il nome Quinto-Prato.
A Quinto si osserva in particolare un massiccio sostegno alla fusione che non si allinea alla spaccatura politica all’interno del Consiglio comunale, dove il progetto aggregativo era stato accolto per un solo voto scontrandosi con la contrarietà dei consiglieri del Centro e di Quinto ’21 (favorevole invece il partito di maggioranza del Plr), dell’avviso che una fusione per dare vita a un nuovo Comune di 1’500 abitanti non sia una vera opportunità, da ricercare piuttosto nell’unione dell’intera Alta Leventina (con anche Dalpe, Bedretto e soprattutto Airolo). Scenario peraltro auspicato dal Dipartimento del territorio e inserito nel Piano cantonale delle aggregazioni. Un tentativo in questo senso era stato fatto dai Municipi di Prato e Quinto, che avevano deciso di andare avanti da soli dopo la risposta negativa degli esecutivi degli altri tre Comuni.

La soddisfazione dei quattro sindaci
Tra i sindaci dei quattro comuni regna ovviamente la soddisfazione, e anche un po’ di stupore per un risultato che va forse oltre le aspettative. «Eravamo fiduciosi ma non ci aspettavamo un risultato così netto – dice Stefano Imelli, sindaco di Bodio –. Il sentimento odierno è soprattutto di gratitudine nei confronti della popolazione per aver saputo guardare con coraggio al futuro, lasciando da parte il proprio campanile e ascoltando chi da tempo sottolineava la necessità di un’aggregazione». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Giornico Rosolino Bellotti. «Con oltre il 74% di ‘Sì’ il risultato è decisamente chiaro. D’altronde se si vuole guardare avanti non c’erano alternative. I contrari non hanno mai espresso un’alternativa valida. Ora bisognerà rimboccarsi le maniche per lavorare bene per preparare in maniera adeguata la nascita del nuovo Comune».

Molto soddisfatto anche il sindaco di Quinto, Aris
Tenconi . «Era difficile prevedere un risultato così netto. Significa che la popolazione ha capito la situazione in cui siamo e la necessità di unire le forze», afferma, felice per l’esito di una votazione che, rispetto alle divergenze di opinioni in Consiglio comunale, «rispecchia il parere positivo emerso in particolare durante la giornata di studio che ha coinvolto gli abitanti». Un po’ sorpreso anche il sindaco di Prato Leventina Davide Gendotti.
«Noto con piacere un voto razionale e responsabile. Ora c’è ancora tanto da lavorare e ci impegneremo affinché anche il 30% dei contrari possa ricredersi sulla necessità di questa fusione». Il Dipartimento delle istituzioni (Di) prende atto con soddisfazione dei risultati delle odierne votazioni consultive, che rappresentano un ulteriore passo verso l’attuazione delle due fusioni. Prossimamente, si legge ancora nella nota, il Di presenterà al Consiglio di Stato le proposte di messaggio per i due progetti aggregativi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 novembre 2023 de La Regione

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Benvenuti Lema, Giornico e Quinto «Ripagheremo la grande fiducia»
Approvati alle urne con percentuali oltremodo significative i progetti di unione in Malcantone e in bassa e alta Valle Leventina Soddisfatti i presidenti delle commissioni di studio – Pozzi: «Ora subito al lavoro» – Imelli: «Un segnale chiaro» – Tenconi: «È solo il primo passo»

Tre su tre. Ed il Ticino si ritrova con 100 Comuni. È stata una domenica da en plein quella di ieri. Una giornata perfetta che ha visto nascere i Comuni di «Lema», «Giornico» e «Quinto». Tutti e nove gli enti locali interessati dai matrimoni (cinque in Malcantone e quattro fra bassa ed alta Leventina) hanno accolto le entità territoriali che ufficialmente vedranno la luce con le prime storiche elezioni in agenda nella primavera 2025. L’attuale legislatura, infatti, verrà prorogata; ciò significa che il 14 aprile prossimo non si dovrà andare alle urne come nel resto del nostro Cantone. Nel complesso, i progetti aggregativi sono stati accolti con percentuali comprese tra il 69,12% di «Quinto» ed il 73,28% di «Lema ». Nel mezzo il 72,11% di «Giornico». Anche la partecipazione al voto è stata importante. Risultati significativi, che si commentano da soli, insomma. La popolazione aveva voglia di unione, dando seguito in questo modo alle scelte fatte dalle rispettive istituzioni che nelle nozze ci credevano eccome. E che sono state ripagate dai cittadini. Alla grande.

Gli ingredienti giusti
Dalle urne è uscito un verdetto chiaro: il nuovo Comune di «Lema» si farà. I cittadini di Astano, Novaggio, Curio, Bedigliora e Miglieglia si sono espressi a favore del matrimonio allargato con il 73,28% di schede favorevoli (exploit ad Astano e Miglieglia con un sonoro 90%), dando così fiducia alla Commissione di studio che aveva allestito e curato il progetto aggregativo.
Fin dall’inizio, le premesse per la fusione c’erano tutte: i cinque Esecutivi (la gerenza di Astano e i quattro Municipi, n.d.r.) hanno sempre ritenuto che unire le forze fosse un passo più che necessario e gli incontri informativi organizzati nei vari Comuni come avvicinamento al voto sono stati ben frequentati dalla popolazione. Anche il Consiglio di Stato aveva contribuito a sostenere il progetto con 7,2 milioni di franchi. E il risultato andato in scena ieri è l’unione di tutti questi ingredienti. «Siamo soddisfatti che il lavoro svolto sia stato capito e soprattutto che ci è stata data fiducia – raggiungiamo al telefono il sindaco di Novaggio Andrea Pozzi, mentre si trova a Bombinasco per festeggiare insieme ai membri della Commissione di studio -. Adesso dobbiamo lavorare per ripagare questa fiducia con un progetto ben articolato che diventi realtà nel 2025». Buona la seconda, quindi, per i Comuni del Medio Malcantone. La partecipazione al voto è stata del 61,28%.

L’exploit di Astano
Nel 2004, quindi quasi vent’anni fa, un progetto simile era stato affossato in votazione perché accolto solo da Bedigliora e Miglieglia. I tempi sono cambiati, così come le priorità e il consenso da parte degli abitanti e di alcuni Municipi. Ma torniamo per un momento alle percentuali, favorevoli e schiaccianti, di Astano (90,63%) e Miglieglia (90,28%). «Astano è un Comune in gerenza con seri problemi di rappresentanza politica – prosegue Pozzi -. Miglieglia, per contro, ha un sindaco che ha sempre portato avanti questa visione aggregativa. Anche le percentuali di Bedigliora, Curio e Novaggio sono buone. Quest’ultimo, che è il paese più popoloso e quello che offre di più a livello di immagine, aveva più possibilità di vedere cittadini con dubbi o perplessità. Alla fine, però, tutti hanno capito che è meglio essere uniti ». L’ultima parola, ora, spetta al Gran Consiglio, ma non dovrebbero esserci particolari sorprese (si veda l’articolo in basso).

Al di là delle aspettative
Un risultato così chiaro non se l’aspettavano i presidenti delle commissioni di studio dei nuovi Comuni di «Giornico» e «Quinto», rispettivamente Stefano Imelli e Aris Tenconi. Se è pur vero che in questi mesi non si erano palesati pubblicamente dei cittadini contrari alle due aggregazioni, d’altro canto non era scontato che i progetti potessero essere approvati a larghissima maggioranza: con il 72,11% nel primo caso e con il 69,12% nel secondo. «A livello complessivo c’è grande soddisfazione. Certo, rispetto alla votazione del 13 febbraio 2022 su ‘Sassi Grossi’, che comprendeva anche Personico e Pollegio, il sostegno è un po’ calato (a Bodio e Giornico i sì raggiunsero infatti ben l’81% e l’84%; n.d.r.), tuttavia ritengo che sia normale, trattandosi appunto di un’unione a due e non più a quattro», esordisce il sindaco di Bodio e presidente della commissione Stefano Imelli, la cui popolazione ha dato luce verde al neonato paese con il 68,47% rispetto al 74,49% di Giornico.

«Non sarà una passeggiata»
Sono comunque percentuali significative, alla pari di quella riguardante la partecipazione (58,95%). Teme che le critiche che non ci sono state finora possano emergere nella fase di avvio del nuovo Comune che conterà circa 1.700 abitanti e beneficerà di un aiuto dal Cantone di 3 milioni? «Non credo. Non va però negato che il sentiero sarà in salita alla luce delle sfide che si profilano all’orizzonte. Ma è un percorso che potremo affrontare assieme, con più tranquillità e in modo migliore, essendo maggiormente attrezzati. Di questo sono pienamente convinto ». Il nostro interlocutore, che si è già detto pronto a candidarsi nella primavera 2025 alle prime elezioni (quale rappresentante de Il Centro, ovviamente, così come l’omologo di Giornico Rosolino Bellotti), chiude con un «ringraziamento di cuore ai cittadini di entrambi i paesi. Hanno guardato al futuro e alle opportunità, invece che al campanilismo. Questo è davvero uno splendido segnale. E mi lasci infine dire che mi fa piacere che si sia aggregata pure l’alta Leventina e non solo noi», conclude Imelli.

Lo stimolo a fare bene
Eccoci, allora. Ci spostiamo a nord, dove troviamo un raggiante Aris Tenconi, sindaco di Quinto e alla testa della Commissione di studio. «Quanto scaturito dalle urne va oltre le più rosee aspettative. Il risultato premia il lavoro svolto finora e dà una spinta ulteriore a chi sarà chiamato ad amministrare il nuovo Comune, che potrà agire con serenità», rileva il nostro interlocutore. A Quinto i sì sono stati pari al 69%, percentuale di poco superiore a Prato Leventina (69,38%); ha espresso complessivamente il proprio voto il 72,35% degli aventi diritto. Nel segreto dell’urna bisognava scegliere pure il nome del paese di 1.350 abitanti e che potrà contare sul contributo del Governo di 1,7 milioni, con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative particolarmente significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Per 328 a 290 l’ha spuntata «Quinto» su «Quinto-Prato». Come se la spiega questa differenza che non è così ampia come si poteva immaginare? «La popolazione di Quinto ha capito che bisogna tener conto di tutti. La mentalità già c’è, considerando che il nostro villaggio ha ben 15 frazioni e nessuna è mai stata dimenticata. Sarà così anche in prospettiva».

Le prospettive future
Secondo il Consiglio di Stato questo primo matrimonio dovrà essere seguito da altri, sulla falsariga di quanto fatto a Faido, Comune che si è unito in tre distinte tappe (2005, 2011 e 2015). Il riferimento è pertanto ad Airolo, Bedretto e Dalpe. «A mio avviso, a medio-lungo termine, in Leventina ci dovranno essere solo tre Comuni: in bassa, media ed alta valle. Musica di domani, però. Al momento mi godo questa giornata di festa. Oltretutto perfetta alla luce del sì all’aggregazione fra Bodio e Giornico », chiosa Aris Tenconi (PLR), il quale è pronto a rimettersi in gioco alle elezioni del 2025, alla pari del sindaco di Prato Davide Gendotti, pure lui PLR.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 novembre 2023 del Corriere del Ticino

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Il Ticino a 100 comuni che “non era immaginabile”
Le considerazioni del consigliere di Stato Norman Gobbi dopo l’approvazione, domenica, di tre progetti aggregativi

“Sicuramente il fatto di raggiungere un Ticino a 100 comuni non era immaginabile”. Sono le parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dopo che domenica i cittadini di nove comuni hanno approvato tre progetti aggregativi (due in Leventina, uno in Malcantone).
Tre progetti che porteranno il numero dei comuni da 106 a – come detto – 100. Un numero che è stato raggiunto soprattutto con un cambiamento della politica, sottolinea ancora Gobbi interpellato dalla RSI: “Si promuovono iniziative che arrivano dal basso: lo abbiamo visto con questa tornata, in cui i progetti sono nati dai comuni interessati e sono stati promossi a livello locale”.
Secondo Gobbi, è necessario far maturare “la consapevolezza che talvolta la dimensione può risolvere alcuni problemi: da un lato in alcuni territori è difficile reclutare persone che si mettano a disposizione di municipi e consigli comunali, dall’altro sul fronte dei servizi vi è la necessità di servire meglio la propria popolazione, il proprio territorio e le proprie aziende”.
Si contano comunque anche realtà – aggiunge ancora il consigliere di Stato – in cui i servizi funzionano. “Credo, quindi, che sia davvero il momento di fare una riflessione, passando dal desiderio alla consapevolezza della necessità o meno di fare questo passo”. Si tratta tuttavia “di un passo nell’interesse della cittadinanza che da parte dell’ente pubblico si attende servizi di qualità ma anche visioni politiche per lo sviluppo del proprio territorio” conclude.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-a-100-comuni-che-%E2%80%9Cnon-era-immaginabile%E2%80%9D–2001018.html

Esito delle votazioni consultive sulle aggregazioni

Esito delle votazioni consultive sulle aggregazioni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione dei risultati delle odierne votazioni consultive riguardanti tre progetti di aggregazione.  
In Leventina le cittadine e i cittadini di Quinto e Prato così come quelli di Bodio e Giornico hanno accolto i rispettivi progetti aggregativi. Nell’insieme dei due comprensori l’aggregazione è stata sottoscritta in tutti i comuni, compiendo così un ulteriore passo verso l’attuazione.  
Nella regione del Medio Malcantone gli aventi diritto di voto dei comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio erano chiamati ad esprimersi sul progetto di costituzione di un Comune unico denominato Lema. Dallo scrutinio è emerso che tutti i comuni hanno aderito alla proposta di aggregazione.  
Sottolineamo che, su richiesta degli esecutivi, il Consiglio di Stato potrà differire le elezioni comunali previste il prossimo 14 aprile 2024, lasciando quindi in carica gli attuali organi in vista delle aggregazioni sulle quali dovrà pronunciarsi il Gran Consiglio. Riservati eventuali ricorsi, l’entrata in funzione dei tre nuovi comuni di Quinto, Giornico e Lema, con l’elezione dei rispettivi Municipi e Consigli comunali, potrebbe quindi avvenire entro la primavera del 2025.    
Il Dipartimento delle istituzioni presenterà prossimamente al Consiglio di Stato le proposte di messaggio per i tre progetti aggregativi.

 

 “Stop alla violenza domestica!”

 “Stop alla violenza domestica!”

Per Norman Gobbi positive le misure messe in campo 

La violenza domestica è un fenomeno preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Non può più essere confinato all’interno delle quattro mura domestiche, ma deve interrogarci tutti, per le conseguenze negative che ha sull’intera società”. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato molto chiaro nel suo intervento durante la presentazione del bilancio dell’attività interdipartimentale alla lotta contro la violenza domestica e per il lancio della Giornata cantonale contro la violenza domestica – svoltasi ieri a Bellinzona – e delle azioni che sono in programma sino al 10 dicembre nell’ambito della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza domestica. “Per il Consiglio di Stato si tratta di un tema prioritario e in tal senso ci siamo mossi, presentando il Piano d’azione cantonale nel 2021 e il suo aggiornamento nel ’22. Adesso è tempo di fare un bilancio su quanto messo in campo. Un bilancio sostanzialmente positivo, nella misura in cui tutte le iniziative oggi sono coordinate tra loro. Non si lavora più “a silos”, dove ognuno fa il suo, senza però creare una rete. La collaborazione su questo fronte, come su altri, è essenziale. E così Dipartimento delle istituzioni, DSS e DECS promuovono attività tra loro coordinate. Nello stesso tempo i Comuni (in particolare le città, ma non solo), le associazioni e vari enti, insomma quella che si definisce “la società civile”, fanno fiorire una serie di iniziative, attraverso le quali il fenomeno viene trattato sotto più aspetti”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Si è capito che se ognuno fa la sua parte nell’ambito di un Piano d’azione cantonale – che non limita le iniziative, ma anzi le promuove e le sollecita – i risultati ci sono. “In un mondo in cui l’uso della violenza è aumentato assistiamo in Ticino a una stabilizzazione degli atti di violenza domestica. Violenza che non viene esercitata sola dall’uomo verso la donna (spesso la compagna, l’amica o la moglie) come si è soliti pensare, ma nella misura del 25% anche dalla donna verso l’uomo. Un dato che ha sorpreso, ma non più di tanto se si seguono i comunicati della Polizia cantonale e le notizie sui giornali”, sottolinea Gobbi.

“L’obiettivo è quello di sconfiggere questo tipo di violenza. Ambizioso, lo riconosco. Per fare questo abbiamo bisogno di un profondo cambiamento culturale, grazie al quale non dovrebbe più esserci sopraffazione di genere, ma il riconoscimento di una pari dignità delle persone al di là del loro sesso. Un processo di cambiamento culturale che nasce all’interno della famiglia, nella scuola, in tutte le istituzioni. Più facile a dirsi che a farsi? No, se ognuno di noi fa la sua parte e prende coscienza che la violenza fisica e/o psicologica non è il rimedio per superare e risolvere un conflitto, di qualsiasi tipo esso sia. Anzi, la violenza genera ulteriore violenza! Riconosco che per alcune culture la strada sarà più dura, ma anche su questo ci dobbiamo lavorare”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

‘Sovraffollamento carceri, ora la situazione è molto critica’

‘Sovraffollamento carceri, ora la situazione è molto critica’

Il direttore Laffranchini: stiamo facendo salti mortali per trovare degli spazi. Andreotti, Divisione giustizia: detenuti collocati anche in altri cantoni

È di nuovo emergenza sovraffollamento nelle prigioni ticinesi. «Martedì per esempio – sostiene il direttore delle strutture detentive cantonali Stefano Laffranchini – non c’erano più posti disponibili né alla Farera né alla Stampa». Cioè nel Carcere giudiziario, riservato agli imputati in attesa di giudizio dei quali la Procura ha disposto la detenzione preventiva con l’avallo del giudice dei provvedimenti coercitivi, e nel Carcere penale dove vengono rinchiuse le persone condannate a una pena da scontare dietro le sbarre.

‘Si vive praticamente alla giornata’
«È dall’inizio di quest’anno che registriamo un’occupazione elevata delle due strutture – riprende Laffranchini –. Se ci limitiamo alla Farera, che ha una capienza massima di ottantotto posti, parliamo di una media giornaliera di ottanta detenuti. Un numero tutto sommato ancora gestibile. È però da tre mesi, e soprattutto da qualche settimana, che stiamo facendo i salti mortali per individuare degli spazi sfruttabili. Insomma, si vive praticamente alla giornata, tra scarcerazioni, incarcerazioni e soluzioni per così dire volanti. È però anche successo che si sia dovuto tenere qualche imputato nelle celle di polizia di Mendrisio più del solito nell’attesa di riavere un posto a disposizione nel Carcere giudiziario». Gli agenti di custodia, tiene a puntualizzare il direttore delle Carceri cantonali, «stanno facendo il possibile e l’impossibile, con un impegno davvero encomiabile». Il sovraffollamento è da ricondurre, spiega Laffranchini, «alla concomitanza di grosse inchieste del Ministero pubblico che hanno comportato degli arresti e a un incremento dei fermi di richiedenti asilo, tra cui dei minorenni o sedicenti tali, per reati, ad esempio, contro il patrimonio».

‘Personale messo a dura prova’
La situazione riguardante l’occupazione delle prigioni “è molto critica e constatiamo che si sta protraendo nel tempo, mettendo a dura prova in particolare il personale delle strutture carcerarie nonché il Servizio medico carcerario e l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa”, ha scritto l’altro ieri la direttrice, in seno al Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia Frida Andreotti alle diverse autorità interessate, fra cui la magistratura penale e la commissione del Gran Consiglio preposta alla sorveglianza sulle condizioni detentive in Ticino. Ha pure fornito le cifre relative a mercoledì. Carcere giudiziario La Farera: “85 posti occupati su 88 (compresi 3 minori accertati e 3 presunti minori e 20 donne): disponibilità di 2 posti per uomini e 1 posto per donna”. Carcere penale La Stampa: “completo”. Carcere aperto Lo Stampino: “21 posti su 45 disponibili”. In questo periodo “il numero di minori (o presunti tali) incarcerati ha anche raggiunto ben 9 unità, con tutte le implicazioni del caso nel loro collocamento alla Farera”. Il direttore e tutto il personale, ha scritto ancora Andreotti, “si stanno adoperando per ricercare tutte le possibili soluzioni interne tra comparti, occupando ogni possibile spazio disponibile a fronte di una situazione logistica che ha già raggiunto i suoi limiti massimi, ritenendo altresì il numero degli agenti di custodia a disposizione, tarato su un’occupazione ben inferiore a quella attuale”.

‘Contatti anche con la magistratura e il Concordato latino’
La ‘Regione’ ha interpellato la responsabile della Divisione giustizia per sapere come il Dipartimento istituzioni stia affrontando questo nuovo sovraffollamento della Farera e del Carcere penale. «La Divisione – spiega Frida Andreotti – sta operando a fianco della Direzione delle strutture carcerarie per trovare delle misure puntuali. Sta inoltre interagendo con i partner del Concordato latino sulla detenzione penale per gli adulti per poter collocare altri detenuti fuori del Ticino, considerando tuttavia che anche altri Cantoni sono confrontati con un livello di occupazione elevato. A oggi, in seguito all’emergenza, quattro detenuti sono stati accolti in carceri del Concordato latino, e altri potrebbero seguire. La Divisione sta inoltre intensificando il dialogo con le autorità giudiziarie interessate, allo scopo – nel pieno rispetto delle rispettive competenze – di alleviare la pressione sulle Strutture carcerarie cantonali. Negli ultimi mesi abbiamo peraltro constatato un importante incremento dell’uso delle misure sostitutive all’arresto da parte del Ministero pubblico e il costante utilizzo della sorveglianza elettronica tramite braccialetto in caso di condanna a pene detentive di breve durata. In questo contesto che mette sotto pressione tutto il personale attivo nel settore esecuzione pene, tengo a rimarcare il grande impegno e professionalità di tutti per gestire nel migliore dei modi la situazione».

In una prospettiva a medio termine a quali soluzioni si sta lavorando per evitare il sovraffollamento? «Attualmente – annota la direttrice della Divisione giustizia – nel Carcere giudiziario La Farera sono collocate sia in regime di carcere preventivo che in anticipata esecuzione pena, rispettivamente esecuzione pena, 20 detenute di sesso femminile, e 12 richiedenti asilo, il che rappresenta un terzo dell’occupazione totale. Per quanto concerne le detenute, la prossima apertura di una sezione femminile alla Stampa permetterà – rileva Andreotti – di ridurre l’occupazione della Farera. Per i richiedenti asilo, il Dipartimento per il tramite del direttore Norman Gobbi ha tematizzato la questione con il Comitato dei direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia, allo scopo di suddividere meglio l’onere delle misure coercitive alternative, previste dal Codice di procedura penale, tra Confederazione e Cantoni».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 24 novembre 2023 de La Regione

Airolo, da rifugio militare a luogo d’incontro privato

Airolo, da rifugio militare a luogo d’incontro privato

La struttura denominata Scimfüss, utilizzata dall’Esercito fino al 2021, passa alla Fondazione Sasso San Gottardo che mira a conservarla e valorizzarla

Il massiccio del San Gottardo è, fra l’altro, caratterizzato da un’importante presenza di strutture militari, quali forti, fortini, rifugi e così via. La loro conoscenza è tuttavia ancora limitata, anche per il fatto che, fino a pochi decenni fa, molte erano classificate ‘top-secret’ dall’Esercito svizzero. In seguito è poi emersa la volontà di conservare e valorizzare queste opere militari che in passato avevano lo scopo di proteggere un passaggio strategico sull’asse nord-sud. In quest’ambito un grande lavoro lo porta avanti la Fondazione Sasso San Gottardo che gestisce il museo all’interno dell’omonima fortezza, la più grande della Svizzera aperta al pubblico. Fondazione che mira a proseguire questo suo impegno, anche con operazioni che potrebbero passare inosservate. Come ad esempio con la presa in consegna per uso proprio da parte dell’Ufficio federale dell’armamento (Armasuisse, che rimane proprietario) del rifugio alpino militare Scimfüss, posizionato sul territorio del Comune di Airolo. Per concretizzare questo passaggio è stato necessario presentare una domanda di costruzione per un cambio di destinazione da vecchio rifugio alpino militare a rifugio alpino civile a uso privato. Non essendo state inoltrate opposizioni, il dossier sarà quindi sottoposto al Cantone per approvazione. «L’obiettivo è quello di conservare questa storica struttura ricettiva di montagna, in futuro fornendo anche informazioni sul rifugio grazie alla posa di un pannello informativo», afferma a ‘laRegione’ Ivana Sambo, vicepresidente del consiglio di fondazione Sasso San Gottardo. Rifugio che sarà dunque utilizzato «come luogo d’incontro privato nel quale è anche possibile pernottare, al momento esclusivamente per i membri degli Amici del Sasso San Gottardo».

Soggiorno, 24 posti letto e deposito
Il rifugio Scimfüss (o Scimfuss) si trova nelle vicinanze del Passo del San Gottardo ed è raggiungibile dalla diga della Sella grazie a un sentiero. La struttura è interamente costruita in pietra naturale su un unico piano abitabile, suddiviso in tre parti: un soggiorno, un dormitorio con 24 posti letto, così come un locale che funge da cantina e deposito. Non è presente alcun impianto di riscaldamento, ma solo una stufa a legno da cucina. «In passato, il ‘Gruppo Scimfüss’, composto da ex e pochissimi ufficiali in attività, in accordo con Armasuisse, utilizzava questo rifugio di montagna per riunioni private e in cambio lo manteneva», precisa Sambo. «Poiché questo non sarà più possibile in futuro, l’Associazione di sostegno della Fondazione Sasso San Gottardo ha deciso di utilizzare il rifugio come punto di ritrovo per i propri membri».
La storia della struttura militare ha origine alla fine del XIX secolo: «Nel 1897 viene per la prima volta menzionato l’acquisto del terreno per quattro baracche del Patriziato Airolo», spiega la vicepresidente del consiglio di fondazione. In seguito «dal 1942 al 2003 il rifugio è stato usato per motivi militari. Nel novembre del 2003 è poi stata fondata l’associazione ‘Scimfuss’ che aveva come scopo quello di gestire e mantenere la baracca Scimfuss sul Gottardo e metterla a disposizione degli ufficiali e dei coscritti dell’ex Div 6 e dei membri attivi dell’Esercito. Nel 2021 le Forze armate elvetiche hanno poi reso noto che non avrebbero più utilizzato la struttura». Notizia che spinge quindi l’Associazione di sostegno della Fondazione Sasso San Gottardo a chiedere di poter utilizzare la struttura. Infatti, «il rifugio dello Scimfüss rappresenta un importante cimelio storico che si inserisce bene nell’ingaggio a favore della Fortezza Sasso San Gottardo».

Promuovere cultura e attrattività del luogo
Fortezza che «è un bene culturale storicamente unico», prosegue Sambo, precisando che la sua «costruzione durante la Seconda guerra mondiale può essere ricondotta alla sua strategia ‘Reduit’». La struttura «appartiene alla Fondazione Sasso San Gottardo ed è gestita da un consiglio di fondazione onorario». I due scopi principali sono «promuovere l’aspetto culturale con la mostra permanente di Goethe e contribuire in modo significativo all’attrattiva della destinazione ‘San Gottardo’ grazie alla nuova esposizione che ruota attorno all’Esercito e al Generale Guisan». Concretamente «la fortezza, che fino a poco tempo fa era altamente segreta e denominata Sasso da Pigna, si trova in cima al Passo del Gottardo e le sue vaste gallerie e caverne si estendono per oltre tre chilometri attraverso la montagna. È possibile visitare gran parte del complesso durante un tour che permette di ammirare l’unica mostra permanente del paese dedicata a Goethe in Svizzera, la Caverna dei cristalli, la Camera delle meraviglie, il Mito del Gottardo e la Sala dell’energia Centro energetico». Senza dimenticare un settore storico della struttura, ovvero «la Metro del Sasso che conduce alla parte della fortezza che è stata fedelmente conservata. Qui si possono esplorare gli alloggi per le truppe nelle profondità della montagna, il centro di controllo del fuoco e la mostra ‘Le manovre del Gottardo, il Patto di Varsavia e 99 palloni – la Guerra Fredda’. Non da ultimo nel magazzino delle munizioni, si può visitare la nuova mostra sul Generale Guisan».

(Immagine: www.laregione.ch)

Non è solo femminile, una vittima su tre è uomo

Non è solo femminile, una vittima su tre è uomo

Non solo un fenomeno femminile, quasi il 30% vede vittime uomini. Un Piano d’azione cantonale che è sì positivo, ma in costante e necessario divenire.
Norman Gobbi: ‘La violenza tra le mura di casa è un problema strutturale e trasversale’. In Ticino nel 2022 registrate 652 infrazioni e quasi mille interventi della polizia.

La violenza domestica non è, solo, una ‘ questione femminile. Certo, non sono cifre per così dire sorprendenti, è già attestato da tempo che vittime sono anche gli uomini, ma probabilmente non in questa percentuale, quasi il 30%. Un dato che ci porta a dire, una volta di più, che continua a essere, con numeri e forme ancora maggiori, un ‘fenomeno’, come definito in apertura della conferenza stampa dal responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, «preoccupante, strutturale e trasversale e che riguarda tutta la società. La violenza domestica non è più un fenomeno privato ma una problematica sociale alla quale lo Stato, in collaborazione e coordinandosi con la società civile, deve garantire risposte concrete e strutturali. Essendo un tema a carattere trasversale è fondamentale, inoltre, coordinare le diverse politiche e gli interventi, sia a livello istituzionale tra i vari servizi, sia attraverso enti e associazioni, valorizzando le competenze e il lavoro di ognuno. Per questo non può che esservi prima di tutto un cambiamento culturale».
In Svizzera, ogni giorno, 55 reati riguardano casi di violenza domestica, due al giorno in Ticino per quanto attiene alle infrazioni in ambito familiare e tre al giorno per gli interventi di polizia. Numeri che impattano in maniera forte non solo sulla sfera personale e sociale, ma anche della salute pubblica. Ed è per questo che a scendere in campo nella lotta alla violenza domestica sono anche i dipartimenti della Sanità e socialità e dell’Educazione, cultura e sport: «A fronte dei dati non solo a livello cantonale – ha evidenziato il consigliere di Stato nell’imminenza, il 25 novembre, della Giornata mondiale –, il contrasto alla violenza domestica è tema prioritario dell’agenda politica internazionale, svizzera e del nostro cantone, tanto che il bilancio, in questi primi due anni del Piano d’azione cantonale, è positivo».

Tre assi, quattro punti strategici
Tre, in particolare, gli assi sui quali scorre l’attuazione della Convenzione di Istanbul del 2022: informare e sensibilizzare la popolazione affinché si conoscano le varie forme di violenza, le offerte di aiuto e i propri diritti; la formazione e il perfezionamento di specialisti e volontari; la violenza sessualizzata, ovvero la lotta per contrastare cause e conseguenze. Non dimentichiamo che la violenza, del resto, usata consapevolmente o inconsapevolmente, colpisce ogni classe, sesso, come anticipato, ed età: in Svizzera, infatti, tra le 300 e le 500mila persone con più di 60 anni sono vittime ogni anno di una qualche sua forma.

In Ticino l’obiettivo principale, e «ambizioso», come annotato da Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, resta perciò quello di «rendere strutturale il sistema di prevenzione e di gestione della violenza, migliorando la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere». Come raggiungere questo traguardo? «Attraverso la realizzazione di quattro punti strategici che vanno dalla prevenzione alla protezione della vittima, dal perseguimento dell’autore o dell’autrice alle politiche coordinate».

Ottanta misure, sessanta attivate
Sono un’ottantina le misure previste, di cui sessanta già attivate e divenute strutturali e una ventina in fase di sviluppo o ancora da attivare. A corollario, per la seconda volta in Ticino, una serie di eventi volti alla prevenzione attraverso la campagna mondiale denominati ‘16 giorni di attivismo contro la violenza di genere’ (maggiori informazioni su www.ti.ch/violenza-domestica) e illustrati da Monica Bucci, aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia.
Perché, molta resta la strada ancora da percorrere. Non ha mancato di evidenziarlo anche il dottor Mattia Lepori, vicecapo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale: «Uno dei maggiori problemi dei sanitari riguarda il repentino e continuo mutamento del quadro legislativo. Se fino al 2020 vi era, infatti, l’obbligo di segnalazione da parte di ogni operatore sanitario, una sentenza del 2021 del Tribunale federale vi ha fatto prevalere il segreto professionale tanto che oggi la segnalazione diretta da parte del Pronto soccorso alla Magistratura avviene solo nel 35% dei casi, rispetto al 95% prima della modifica dell’articolo 68 della Legge sanitaria».

Il futuro nell’articolo 68
Lo sguardo sul futuro va, quindi, a riportare l’attenzione, e la tutela, sulla vittima piuttosto che sulla confidenzialità dei dati sanitari, o meglio verso “l’obbligo di informare rapidamente entro un massimo di 30 giorni il Ministero pubblico, direttamente o per il tramite del medico cantonale, di ogni caso di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”, o quantomeno, in casi particolari, di una “facoltà di segnalazione”.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 novembre 2023 de La Regione

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«Violenza di genere, è tempo di un cambiamento culturale»
Le autorità hanno fatto il punto a due anni dal lancio del programma cantonale Norman Gobbi: «È un problema che tocca la società tutta e che necessita di risposte strutturali» Mattia Lepori denuncia il depotenziamento dell’articolo 68 – Sabato a Bellinzona giornata informativa

La cronaca di questi giorni ce lo ha ricordato in tutta la sua drammaticità: la violenza domestica, in particolare quella sulle donne, è un problema individuale ma anche sociale. Non si potrebbero spiegare altrimenti, certi numeri. Il Cantone prova, di fronte a questo scenario, a fare quadrato e a offrire alcune risposte. Ieri mattina, a Bellinzona, è stato presentato il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. «Insieme contro la violenza domestica ». Quel concetto, «insieme », è stato ribadito più volte, da Norman Gobbi, ma anche dagli altri relatori, nell’occasione Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, aggiunta alla direttrice, e Mattia Lepori, in rappresentanza dell’EOC, di cui è vice capo dell’area medica.

La consapevolezza
Lo stesso consigliere di Stato lo ha detto chiaramente: «La violenza domestica è un fenomeno preoccupante, strutturale e trasversale che riguarda tutta la società». Da qui, l’intervento accresciuto da parte delle autorità. Una risposta, insomma, a un problema che esiste e che viene riconosciuto nella sua complessità. Tornando alla cronaca, è facile capire da dove proviene questa complessità. È facile spiegarla, ma non affrontarla. In questo senso, Gobbi ha insistito sul concetto di «consapevolezza ». Accrescere la consapevolezza proprio per riconoscere i rischi, i pericoli. Da noi interrogato, ha parlato della necessità di un «cambiamento culturale ». Citando proprio gli ultimi casi di cronaca, ha poi aggiunto: «Va cambiato il rapporto interpersonale, in particolare quello di genere. Bisogna superare l’idea che ci sia un genere dominante sull’altro. E qui entriamo anche nel campo delle pari opportunità». Inoltre, «è importante veicolare il cambiamento culturale sin dalla scuola. Ecco perché il progetto coinvolge anche il DECS». E bisogna fare in modo «che tutti siano in grado di chiedere e ottenere aiuto. Ma questo deve essere fatto in modo coordinato, coinvolgendo chi opera sul terreno. C’è un problema, ma le istituzioni ci sono, sono pronte a rispondere e a supportare le vittime, a offrire soluzioni nell’ottica di una corretta presa a carico».

Numeri drammatici
Sono stati presentati anche i numeri del 2022. Numeri drammatici, è chiaro. Numeri che non siamo mai pronti ad ascoltare, e infatti ci sorprendono ogni volta. In Svizzera sono stati commessi, lo scorso anno, 19.978 reati in ambito di violenza domestica: 25 omicidi (il 59,5% degli omicidi consumati registrati dalla polizia), 61 tentati omicidi, 123 lesioni gravi, 2.167 lesioni semplici, 6.497 vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla polizia è classificato come violenza domestica. Nel 70,2% dei casi la vittima è donna, nel 29,8% dei casi è uomo, «perché spesso in questi casi le figure si confondono », come sottolineato da Frida Andreotti. E in Ticino la musica non cambia: 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte lesioni semplici, minacce o ingiurie, 983 interventi di polizia per arginare episodi di violenza domestica e proteggerne le vittime. Tra i numeri, non figurano quelli relativi ai casi di violenze psicologiche. Una lacuna, questa, assolutamente da colmare, visti i tempi che corrono.

Sedici giorni di attivismo
Il piano d’azione cantonale però offre risposte giudicate efficaci e convincenti, a partire dalla sua attuazione, due anni fa (era il novembre del 2021). Si basa, come già stato spiegato, su quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Si parla di 80 misure previste, 60 delle quali già attivate e divenute strutturali, mentre le restanti 20 sono in fase di sviluppo. Molto poi fa l’informazione. E allora, dal 25 novembre al 10 dicembre si terrà, per la seconda volta nel cantone, la campagna mondiale denominata «16 giorni di attivismo contro la violenza di genere», coordinata dalla Divisione della giustizia. Sabato, appunto il 25 novembre, a Bellinzona è prevista la giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica, dalle 8.30 alle 18 in Piazza Nosetto, nella corte del Palazzo civico e a Palazzo delle Orsoline.

La modifica di legge castrante
Ma alla conferenza stampa, ieri, era presente anche Mattia Lepori, un dottore. Una presenza che si spiega con il coinvolgimento diretto del personale medico, il quale spesso si trova coinvolto in prima linea nel riconoscere episodi di violenza domestica. Purtroppo però, come sottolineato proprio da Lepori, l’articolo 68 della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario è recentemente stato depotenziato. Ogni operatore era tenuto (obbligato!) a informare il dipartimento e il medico cantonale di qualunque fatto che potesse mettere in pericolo la salute pubblica. Ora tutto passa dal consenso della vittima di violenza. Da quando è cambiato questo passaggio, solo il 35% dei casi ha potuto essere segnalato alla Magistratura. Un numero che risulta comunque più alto rispetto alla media degli altri cantoni, ma inferiore – e di gran lunga – al 95% che si registrava prima della modifica dell’articolo in questione. Ecco perché il cambiamento culturale, pur frenato da astruse complicazioni legali, deve rimanere una priorità. Una necessità.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 novembre 2023 del Corriere del Ticino

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Botte e violenze in casa, la polizia interviene due volte al giorno
Tra le mura domestiche lesioni, minacce e ingiurie. Dal 2022 è possibile chiedere per l’autore il braccialetto elettronico

Più di due episodi di violenza domestica al giorno, in Ticino, per un totale di 983 casi. E si tratta solo dei numeri – relativi al 2022 – certificati grazie all’intervento della Polizia. Un fenomeno orribile di cui si è parlato durante l’incontro odierno voluto dal Dipartimento delle istituzioni che ha presentato le cifre e il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. 
Una conferenza che anticipa la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne ormai imminente. Questa triste ricorrenza, nata per volere delle Nazioni Unite nel 1999, si celebra infatti il 25 novembre. Un appuntamento, quello odierno a Bellinzona, che arriva purtroppo a sole poche ore dall’ultimo tragico ed efferato caso di femminicidio che ha portato all’omicidio, nella vicina Italia, della 22enne Giulia Cecchettin ad opera dell’ex fidanzato coetaneo. 

I numeri ticinesi – La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime. In 652 casi si è trattato di lesioni semplici, minacce e ingiurie. In 202 occasioni l’autore è stato allontanato dal domicilio in maniera volontaria. Altre 79 volte invece si è proceduto all’allontanamento dal domicilio. Inoltre 119 autori sono stati presi in carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione giustizia. Infine 41 donne vittime di violenza e 29 bambini sono stati ospitati dalla Casa delle donne e da Casa Amònia. Nel 25% dei casi la vittima è un uomo.

I commenti – «La lotta contro questa piaga deve coinvolgere tutta la società. L’obiettivo è strutturare un sistema complesso contro la violenza. Gli assi di intervento sono quattro: prevenzione, protezione delle vittime, persecuzione degli autori e la creazione di politiche coordinate per gestire il fenomeno – ha detto Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni – Necessario poi lavorare per far crescere la consapevolezza. Noi ci siamo, le istituzioni ci sono. Abbiate fiducia nello Stato. Solo uniti saremo più efficaci»

L’obiettivo è ambizioso ovvero quello di «rendere strutturale un sistema composito contro la violenza domestica. Siamo partiti nel 2018 e ad oggi siamo riusciti ad attivare, su 80 proposte, ben 60 misure. Ora stiamo studiando anche come utilizzare al meglio il braccialetto elettronico che da gennaio 2022 è possibile richiedere per l’autore così da monitorare a posteriori gli spostamenti. Si tratta di una misura di carattere civile e non penale e deve essere richiesta dalla vittima al Pretore», dice Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia.

Numeri in Svizzera – Sono stati 19978 i reati commessi in ambito di violenza domestica. Di questi 25 omicidi, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati e registrati dalla Polizia in Svizzera. Sono poi 61 i tentati omicidi, 123 le lesioni gravi, 2167 le lesioni semplici. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica, nel 70,2% dei casi la vittima è donna, nel 29,8% sono uomini. In Svizzera, inoltre, tra le 300‘000 e le 500‘000 persone di più di 60 anni sono vittime ogni anno di una qualche forma di violenza.

Misure – Tra le misure attivate c’è la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni di allontanamento. Da sottolineare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati) grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

In aggiunta la direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto (qui tutti idettagli dell’evento) , nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”.

Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1714051/botte-e-violenze-in-casa-la-polizia-interviene-due-volte-al-giorno

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Violenza domestica, Gobbi: “In Ticino oltre 600 infrazioni nel 2022”
Le forze dell’ordine sono intervenute 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime. A livello nazionale oltre la metà degli omicidi l’anno scorso sono stati commessi in ambito domestico.
“Preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società”. Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha definito oggi il fenomeno della violenza domestica nel corso di una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline per tracciare il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentare alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Allo stesso tempo, è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

Alcuni dati
Partendo dalle cifre, nel 2022 in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42). 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i crimini di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie, ha sottolineato il direttore del DI. Le forze dell’ordine sono intervenute 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Gli assi di intervento
Sia il Piano d’azione nazionale sia quello cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Gobbi – attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte e la società civile. A questo proposito il consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo. L’obiettivo principale del piano cantonale è rendere strutturale il sistema di contrasto alla violenza domestica. Gli assi d’intervento sono quattro: prevenzione, protezione delle vittime, perseguimento degli autori e politiche coordinate.

Le misure
La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata proprio sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia. Quest’ultima introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni di allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria.

Braccialetto elettronico per gli stalker
Dal primo gennaio 2022 vi è inoltre la possibilità per le vittime di stalking e violenza domestica di chiedere al giudice civile di dotare l’autore di un dispositivo elettronico. “Non si tratta di una misura penale e serve a controllare che un ordine di un giudice di non entrare in un determinato perimetro della vittima venga rispettato”, ha precisato Andreotti.

Attività per sensibilizzare
L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha poi presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. “Abbiamo organizzato un ciclo di eventi di quattro serate”, ha spiegato Bucci. La quarta e ultima sarà in realtà una giornata i cui obiettivi “concernono la sensibilizzare della popolazione e la volontà, tramite un workshop, di lavorare in collaborazione per capire quali sono i possibili margini di miglioramento. Per questo motivo, la presenza delle Istituzioni è fondamentale”.

L’aspetto medico
Infine, il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha illustrato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. “Fino a fine 2020 noi operatori sanitari sottostavamo all’obbligo di segnalare ogni vittima di reato o sospetto reato all’autorità inquirente”, ha ricordato Lepori. Da marzo 2021 invece, la segnalazione dei casi di violenza domestica che si presentano al pronto soccorso “necessita del consenso della vittima. È stato un grosso cambiamento, poiché implica il farsi carico anche di un processo di sensibilizzazione degli operatori e delle vittime, sulla necessità che siano loro a portare avanti un’eventuale domanda di perseguimento dell’autore”. Questo “presuppone una serie di parametri quali la messa in sicurezza fin dall’arrivo della vittima, l’assicurarsi della massima confidenzialità nel trattamento dei dati, la valutazione del rischio della presenza di una recidiva, la raccolta della documentazione clinica, l’orientamento delle vittime al momento della loro dimissione, l’accompagnamento in un’eventuale procedura di segnalazione e, infine, l’assicurarsi che la dimissione avvenga in modalità sicura”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/violenza-domestica-gobbi-in-ticino-oltre-600-infrazioni-nel-2022-386066

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Prosegue la lotta contro la violenza domestica
Presentato a Bellinzona il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale – Nel 2022 registrate 652 infrazioni per lesioni semplici, minacce o ingiurie

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato martedì il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. I numeri sono importanti, ma vi sono anche strumenti e processi di cooperazione positivi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.
Durante la conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022, prima a livello nazionale e poi cantonale.
Per quel che riguarda il Ticino, dapprima, si registrano – per il 2022 – 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.
Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Prosegue-la-lotta-contro-la-violenza-domestica–1996453.html

 

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato oggi il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

La lotta contro la violenza domestica rientra nel programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato (Asse strategico numero 3 “Qualità di vita”) e vede tre dipartimenti particolarmente coinvolti: il Dipartimento delle istituzioni, che attraverso la Divisione della giustizia ha assunto il compito di coordinatore istituzionale, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Durante la conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022: in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42); 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Norman Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte (i vari uffici dei tre dipartimenti, la Polizia e i Comuni) e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni l’allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati, ecc.) grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” (vedi flyer allegati). Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. 

Trattative Svizzera-UE: “Molto vigili a non perdere la nostra sovranità”

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Norman Gobbi: “Occorre proteggere la Svizzera e il ruolo dei Cantoni”

Dopo aver interrotto nella primavera del 2021 la trattativa con l’UE per la sottoscrizione di un “accordo istituzionale”, il Consiglio federale ha deciso di elaborare un nuovo mandato negoziale con l’Unione europea. Prima però di avviare i lavori, il mandato sarà sottoposto al Parlamento e alla Conferenza dei Governi cantonali (CGC). “Vedremo quale sarà il contenuto di tale mandato – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – certo è che dalle prime informazioni avute sugli indirizzi del Consiglio federale le critiche non mancheranno. Come Governo cantonale faremo avere le nostre osservazioni per il tramite della CGC. Alcuni punti sono per noi irrinunciabili. E qui penso in particolare alla difesa dei posti di lavoro e quindi alle misure di accompagnamento che devono essere messe in campo per proteggere le lavoratrici e i lavoratori residenti in Ticino contro, soprattutto, il dumping salariale che ci affligge ormai dall’introduzione della libera circolazione. Lo stesso discorso vale per scongiurare quello che viene chiamato “il turismo dell’assistenza sociale”, legato all’arrivo di persone che non danno un valore aggiunto alla nostra economia o ai nostri servizi, ma che anzi pesano sui conti degli aiuti sociali”.

C’è però un altro aspetto che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni mette in evidenza. “Personalmente ritengo pure che dovremo essere fermi nei confronti dell’UE per quanto riguarda la salvaguardia della nostra sovranità nazionale. Non potremo quindi accettare una ripresa del diritto dell’UE. Oggi l’Unione europea vuole definire tutti gli aspetti che toccano per esempio il mondo dell’economia, come pure della socialità. Il rischio è quello di vedere decisioni prese al Parlamento federale e spesso anche dal popolo svizzero venire annullate perché l’UE ha deciso di fare altrimenti. La nostra democrazia diretta verrebbe pesantemente messa in discussione. Personalmente sarebbe un passo inaccettabile. Su questo fronte, qualora le trattative portassero agli stessi risultati visti nel precedente round negoziale – poi fortunatamente interrotto – non ci sono discussioni che tengano. Sarebbe un secco no”, sottolinea Norman Gobbi.

C’è almeno un aspetto positivo nella recente evoluzioni della politica estera del Consiglio federale. “I Cantoni vengono finalmente informati e consultati con regolarità. Ciò mi porta a ribadire l’importanza di dare ai Cantoni – in particolare a quelli di frontiera – maggiori compiti nelle trattative di tipo bilaterale con gli Stati o le regioni confinanti. In Ticino, per esempio, conosciamo bene sia le istituzioni italiane sia i temi prioritari da sviluppare con la controparte italiana. In questo contesto dobbiamo rafforzare le potenzialità dei Cantoni. Perché molte soluzioni concrete su diversi temi – penso alla sicurezza, al lavoro, all’approvvigionamento energetico per fare solo alcuni esempi – potrebbero trovare migliori riscontri in un rapporto in cui il Ticino può giocare le sue carte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica