Liberi e Svizzeri – Il Ticino si oppone a ogni cedimento verso l’UE

Liberi e Svizzeri – Il Ticino si oppone a ogni cedimento verso l’UE

27Il Ticino è da sempre in prima linea nella difesa della sovranità svizzera e contrario a ogni compromesso che possa intaccare i nostri principi di indipendenza. In questo contesto, è essenziale che la nostra voce si faccia sentire nei negoziati che il Consiglio federale sta conducendo con l’Unione Europea per il rinnovo degli accordi di collaborazione. Nella sua più recente presa di posizione, il Consiglio federale non propone alcun miglioramento significativo, specialmente per quanto riguarda la tutela della nostra democrazia diretta e del diritto decisionale del popolo e dei cantoni. Non vogliamo “vecchio vino in bottiglie nuove”. Pro Svizzera respinge fermamente il progetto del Consiglio federale di sottoporre la Svizzera all’UE attraverso:

  • L’adozione automatica del diritto europeo.
  • La subordinazione alla Corte di giustizia dell’UE in caso di controversie.
  • Nuovi tributi annuali ricorrenti richiesti dall’UE.

Il 6 dicembre, alle 18:30, discuteremo di queste importanti questioni presso la SwissMiniatur di Melide, con interventi di Oskar Freysinger, Piero Marchesi, Alessandro Mazzoleni e la moderazione di Norman Gobbi.

Vi aspettiamo numerosi!

Flyer

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quarta del 2024 e la 72. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta hanno approvato un aggiornamento della Lettera d’intenti che regola l’attività della Piattaforma di dialogo. Come di consueto, sono state discusse alcune richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale.
A margine della catastrofe che ha colpito la Vallemaggia, il Dipartimento del territorio ha risposto a una sollecitazione sul tema del prelievo di contributi di miglioria, nell’ambito della realizzazione di opere di premunizione contro i pericoli naturali. Saranno ora approfondite alcune possibili soluzioni per consentire ai Comuni di consolidare le basi di finanziamento degli investimenti necessari in questo ambito.
Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una serie di iniziative avviate nel settore della raccolta di dati relativi al controllo degli abitanti, allo scopo di ottimizzare l’aggiornamento e l’invio dei dati alla banca dati cantonale MovPop. È stato anticipato che nel 2025 verrà organizzata una formazione per funzionari comunali.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi presentato i risultati della consultazione sulla riorganizzazione del soccorso agli animali, progetto che prevede una serie di modifiche alle Leggi cantonali che regolano la materia. È stato precisato che la revisione normativa sarà formalizzata prossimamente in un messaggio del Consiglio di Stato, e comprenderà la creazione di un ente per gli interventi d’urgenza e un nuovo fondo per finanziare le procedure di collocamento presso le SPA e l’acquisto di attrezzature.
Sono poi stati discussi i risultati di un sondaggio, svolto fra i Municipi, sul nuovo articolo di legge che obbliga gli assicurati morosi a rispondere alla convocazione del proprio Comune e sul ripristino della lista dei sospesi dalla copertura assicurativa («blacklist»). La sintesi delle risposte raccolte sarà ora trasmessa alla competente Commissione del Gran Consiglio, che sta trattando il tema. Nel corso del 2025 sarà inoltre promossa un’analisi qualitativa che permetta di inquadrare più precisamente il problema.
La Piattaforma è stata in seguito informata in merito al nuovo Piano di azione che punta a promuovere la creazione di reti integrate regionali, nel settore delle case per anziani oggi presenti in Ticino. È stato concordato che sul documento sarà ora aperta una fase di consultazione.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha informato sull’entrata in vigore, anche per gli istituti comunali, di una versione delle «Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico» già introdotte per gli istituti cantonali. I rappresentanti dei Comuni sono poi stati informati sul tema delle Unità scolastiche differenziate, anche in riferimento alla ripartizione dei costi relativa agli allievi iscritti a una sede che non si trova nel loro Comune di domicilio.
In conclusione, il Dipartimento delle istituzioni ha informato in merito al progetto congiunto «Polizia ticinese», segnalando che entro il mese di febbraio 2025 il gruppo di lavoro terminerà i propri lavori, e proporrà di avviare la fase di consultazione già nel corso della primavera.
Sono stati anticipati anche i prossimi passi relativi al progetto che intende concretizzare la possibilità di organizzare, in caso di necessità, uno Stato maggiore di crisi a livello locale. È stata comunicata la necessità di designare una persona di riferimento nei Comuni, che sia raggiungibile lungo tutto l’arco dell’anno.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 12 marzo 2025.

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso gli indirizzi strategici del comparto della Giustizia del Luganese, a seguito della ridefinizione dei contenuti promossa dopo la votazione popolare del 9 giugno 2024. Confermando la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo di giustizia di Lugano, il Governo ha determinato 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nell’ambito dei quali si procederà con le verifiche dei relativi spazi anche tramite una grida pubblica. Il Consiglio di Stato ha pure deciso gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, che prevedono l’edificazione del futuro complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime dello Stato sul piano de La Stampa.

A seguito della votazione popolare dello scorso 9 giugno in merito al nuovo Palazzo di giustizia di Lugano, il Governo ha da subito promosso la ridefinizione dei contenuti della pianificazione logistica per il comparto della Giustizia del Luganese, confermando la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo di giustizia. Viste le risultanze dell’analisi svolta dall’apposito Comitato guida istituito a tale scopo – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, il Consiglio di Stato ha determinato i seguenti 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione:

  • blocco 1 “Filiera penale”: Ministero pubblico (sede Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria);
  • blocco 2 “Tribunale di appello”: Tribunale di appello (Sezioni di diritto civile e di diritto pubblico), Tribunale di appello (rientro della Corte di appello e di revisione penale attualmente con sede transitoria a Locarno), Sede Ordine degli avvocati (per statuto presso il Tribunale di appello);
  • blocco 3 “Preture e Preture di protezione”: Pretura civile e futura Pretura di protezione di Lugano;
  • blocco 4 “Servizi amministrativi”: Ufficio di esecuzione, Ufficio dei fallimenti e Ufficio del registro fondiario (sedi di Lugano).

A questi blocchi si aggiungono le Autorità e gli Uffici potenzialmente collocabili – anche in maniera separata e indipendente – al di fuori degli stessi, tra cui il Consiglio della magistratura, il Tribunale penale cantonale e l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative.
Il Governo ha disposto le verifiche di dettaglio circa le necessità di spazio dei blocchi identificati, in modo da stabilirne la futura ubicazione, anche a livello delle sedi transitorie che possano ospitare provvisoriamente le Autorità. Per ampliare il ventaglio delle potenziali superfici a disposizione (locazione o acquisto di spazi/terreni), verrà indetta una grida pubblica che sarà pubblicata sul Foglio ufficiale il 29 novembre 2024. L’obiettivo del Governo è quello di procedere in tempi rapidi alla ridefinizione della pianificazione, per sottoporre al Parlamento le decisioni del caso tese a rispondere alle esigenze logistiche della Magistratura quale Terzo Potere dello Stato nel Luganese.
Nel contempo, il Consiglio di Stato ha pure deciso gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, visto lo stretto legame tra le Autorità giudiziarie e il settore dell’esecuzione pene e misure nonché la conclamata necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Carcere penale La Stampa, giunto al termine del ciclo di vita infrastrutturale. Il Governo ha quindi confermato la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa a Lugano, emersa quale variante ottimale a seguito delle ulteriori verifiche su tutto il Cantone che hanno coinvolto il Dipartimento delle istituzioni, il Dipartimento delle finanze e dell’economia e il Dipartimento del territorio. Una variante concretizzabile per molti fattori tra cui gli aspetti pianificatori, l’idoneità territoriale, la disponibilità del fondo, l’identità del luogo, l’accessibilità per il personale operante e gli addetti ai lavori del settore, compresi gli avvocati. Non da ultimo, si evidenzia anche l’efficienza e l’efficacia gestionale data dalla presenza ravvicinata del Carcere penale, del Carcere giudiziario e del Carcere aperto.
A fronte della decisione del Consiglio di Stato sul futuro complesso carcerario cantonale, verrà attivato il consueto iter-progettuale a sé stante che ha già conosciuto un primo atto formale con l’annuncio del progetto all’Ufficio federale di giustizia da parte del Dipartimento delle istituzioni, ai fini della richiesta di sussidio per le costruzioni in ambito penitenziario previsto dalla legge federale.

Il Consiglio di Stato mette i paletti per la futura casa della Giustizia

Il Consiglio di Stato mette i paletti per la futura casa della Giustizia

Dopo il no popolare all’acquisto dello stabile EFG, l’Esecutivo ha dato luce verde alla pianificazione logistica per il comparto del Luganese
Il gruppo di lavoro ha suddiviso autorità e servizi in quattro «blocchi» distinti
Tra i punti fermi, la separazione tra l’autorità giudicante e quella inquirente

Quattro blocchi distinti per il comparto della Giustizia del Luganese e la realizzazione di un nuovo penitenziario cantonale sul piano della Stampa a Cadro. La pianificazione logistica della Giustizia compie un decisivo passo avanti. Dopo la bocciatura in votazione popolare dell’acquisto dello stabile EFG, il Consiglio di Stato ha infatti dato luce verde agli indirizzi strategici per la riorganizzazione del terzo potere. Secondo informazioni da noi raccolte, il Governo ha accolto le conclusioni elaborate dal gruppo di lavoro creato per trovare una soluzione logistica dopo il no popolare all’acquisto dell’ex Banca del Gottardo.

I quattro blocchi
Contrariamente al progetto della cosiddetta «Cittadella della Giustizia», che prevedeva la concentrazione in un unico spazio di diverse autorità, uffici e servizi, il gruppo di lavoro – coordinato dalla Divisione della giustizia e composto da rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia così come dal Consiglio della Magistratura – ha identificato per il comparto della Giustizia del Luganese quattro «blocchi» distinti. Nel primo troverà spazio la «filiera penale», ossia: Ministero pubblico (Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria). Nel secondo blocco, quello del «Tribunale d’appello (seconda istanza giudiziaria) », ci saranno la Sezione di diritto civile, la Sezione di diritto pubblico, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) e una sede dell’Ordine degli avvocati. Nel terzo blocco – «Preture e Preture di protezione (prima istanza giudiziaria) » – troveranno posto la Pretura di Lugano e la futura Pretura di protezione di Lugano. Da ultimo, il quarto blocco – «Servizi amministrativi»ospiterà l’Ufficio di esecuzione, l’Ufficio dei fallimenti e l’Ufficio del registro fondiario. Per quanto riguarda il Tribunale penale cantonale (TPC), il Consiglio della Magistratura e l’Ufficio dell’incasso delle pene alternative, il gruppo di lavoro ha indicato che «potenzialmente» troveranno casa in un luogo separato dai quattro blocchi. In particolare, il TPC seguirà una pianificazione a sé stante, «contestualmente al più ampio tema di riforma dell’Autorità penale di prima istanza, che sarà oggetto di un’apposita decisione d’indirizzo del Consiglio di Stato». Tale riforma è in fase di valutazione contestualmente alla richiesta di potenziamento dei magistrati della Pretura penale e all’estensione delle sue competenze giudicanti, oggi attribuite per legge al TPC.

I prossimi passi
Identificati e approvati gli indirizzi strategici, ora occorrerà anche ragionare sul futuro dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Pretorio e dello stabile Bossi che devono essere, come noto, completamente rinnovati a causa della situazione strutturale. In particolare, nel corso del 2025, il gruppo di lavoro dovrà coordinare l’allestimento di uno «studio di fattibilità » sugli scenari logistici, identificando le sedi provvisorie per le autorità e i servizi che oggi si trovano al loro interno. E parallelamente dovrà identificare l’ubicazione definitiva degli stessi, nonché quantificare costi e tempi di realizzazione. Sarà inoltre fondamentale – ha ribadito il gruppo di lavoro – che i nuovi spazi tengano conto degli standard logistici dell’Amministrazione cantonale e delle necessità legate al progetto nazionale di digitalizzazione della Giustizia («Justitia 4.0»). In questa fase, il gruppo di lavoro coinvolgerà le autorità e gli uffici interessati, in modo da identificare al meglio le necessità di ciascuno.

I principi guida
Se la destinazione finale dei quattro blocchi deve ancora essere individuata, il gruppo di lavoro, nell’allestire il piano logistico del comparto della Giustizia del Luganese, ha tuttavia tenuto conto di alcuni principi guida. In generale, le autorità giudiziarie di prima e di seconda istanza saranno separate, così come le autorità giudiziarie penali e quelle del perseguimento penale. Ma soprattutto le autorità inquirenti – ossia Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia cantonale e Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi – dovranno non solo essere ubicate nel medesimo edificio ma anche «nelle vicinanze delle strutture carcerarie ». Nel documento tale decisione viene motivata dallo «stretto legame, in termini di efficienza operativa, del settore esecuzione pene e misure con l’attività delle autorità giudiziarie e di polizia che hanno sede a Lugano».

Infine, per quanto riguarda il Tribunale d’appello, da un lato è prevista un’ubicazione logistica unica, comprendente anche la CARP che attualmente si trova a Locarno; dall’altro, in ogni caso, tenuto conto dell’ipotesi di riforma delle autorità penali di prima istanza, il Tribunale penale cantonale e la Corte di appello e di revisione penale dovranno trovare posto in «blocchi separati».


Da sapere

Un carcere ormai a fine ciclo

Inaugurato nel 1968
Il carcere della Stampa fu inaugurato l’8 agosto 1968. Il penitenziario fu suddiviso in quattro padiglioni indipendenti: la prima sezione (carcere giudiziario) di 48 posti; la seconda (primari) di 30; la terza (recidivi) di 51; la quarta (carcere femminile) di 18. Il credito votato dal Gran Consiglio fu di 7 milioni. L’opera fu sussidiata dalla Confederazione con oltre 3 milioni. Quasi subito emersero problemi di spazio a causa dell’aumento della popolazione carceraria.

Le tre sezioni attuali
Attualmente le strutture carcerarie cantonali comprendono: il carcere penale della Stampa (140 celle), il carcere giudiziario della Farera (88 posti) e la sezione aperta dello Stampino (31 camere).

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Penitenziario cantonale, la nuova struttura sorgerà alla Stampa
Dopo aver vagliato diverse opzioni, il Consiglio di Stato ha optato per il sedime a Cadro
Il costo stimato si aggira attorno ai 130 milioni di franchi

Il secondo grande capitolo riguardante la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese riguarda però anche il nuovo penitenziario cantonale. Non solo perché la «filiera penale», ossia il blocco 1, dovrà sorgere «nelle vicinanze» delle strutture carcerarie (come indicato dal gruppo di lavoro), ma anche perché il Governo – svolti gli approfondimenti del caso – ha ritenuto che il nuovo penitenziario cantonale debba sorgere sul sedime di proprietà dello Stato, sul piano della Stampa. La necessità di costruire un nuovo carcere, in realtà, è nota da tempo, visto che quello attuale – inaugurato nel 1968 – «è giunto a conclusione del proprio ciclo di vita strutturale ». Le valutazioni per identificare la nuova ubicazione sono partite nel 2018. Ora, come detto, il Governo ha concluso che «il mantenimento dell’ubicazione del carcere penale presso l’attuale sedime di proprietà dello Stato costituisce la variante ottimale», essendo quest’ultima «sostenibile e concretizzabile» per una serie di fattori, tra cui i vincoli pianificatori, l’accettazione politica, l’idoneità territoriale, l’ubicazione favorevole per il personale e per gli addetti ai lavori e, non da ultimo, la vicinanza del carcere penale con quello giudiziario e con quello aperto. A questo punto, il Dipartimento delle istituzioni, d’intesa con la Sezione della logistica, è stato autorizzato a riattivare il progetto di edificazione del nuovo complesso carcerario cantonale sul piano della Stampa. Secondo una stima approssimativa – considerando le attuali esigenze di posti cella – il costo per un nuovo penitenziario potrebbe aggirarsiattorno a 130 milioni di franchi. La Confederazione, secondo nostre informazioni, è stata informata della decisione del Consiglio di Stato; e ciò con l’intento di ottenere il sussidio alla costruzione da parte dell’Ufficio federale di giustizia, nella misura del 35% della spesa, come previsto dalla legge federale.

Articoli pubblicati nell’edizione di mercoledì 27 novembre 2024

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Giustizia, il Governo chiede anche ai privati. “Dobbiamo capire quali immobili sono disponibili”
Il direttore del DI Norman Gobbi spiega come verrà organizzata la Giustizia nel Luganese e perché verrà pubblicato un annuncio per cercare nuovi spazi sul Foglio Ufficiale.

Oggi il Consiglio di Stato ha comunicato il nuovo assetto della giustizia del Luganese dopo la bocciatura alle urne della “cittadella della giustizia”. Per il futuro il Governo punta su quattro blocchi distinti: Filiera penale, Tribunale d’appello, Preture e preture di protezione, Servizi amministrativi. Per ampliare il ventaglio delle potenziali superfici a disposizione il Governo chiede aiuto anche ai privati e per questo sul foglio ufficiale del 29 novembre verrà indetta una grida pubblica, ovvero un invito ad annunciare terreni o stabili che sarebbero a disposizione per accogliere la giustizia ticinese. “Non potendo concentrare il tutto all’interno dello stabile Efg, dobbiamo affrontare la discussione in maniera aperta”, ha spiegato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, a Ticinonews. “È per questo che oltre alla potenziale ristrutturazione dell’attuale Palazzo di giustizia, dove bisognerà definire chi resterà e chi andrà dove, chiediamo al territorio cantonale, in particolare al comparto del Luganese, la disponibilità di annunciare immobili e terreni atti a verificare la possibilità di avere una giustizia diffusa e non concentrata in un unico luogo”. Una modalità, quella di pubblicare un annuncio sul Foglio ufficiale, “che non rappresenta una novità, ma può fare scalpore in questo caso, visto che riguarda la giustizia ticinese”.

“Bisognerà trovare delle sedi di transizioni”
La divisione in quattro blocchi è anche frutto di un lavoro che ha dovuto quali parti della giustizia stanno bene insieme e quali no. “È importante verificare l’aspetto dei flussi di lavoro al fine di ottimizzare i processi”, ha continuato Gobbi. “Oggigiorno il fatto di saper ottimizzare le risorse finanziarie a favore dell’efficienza è un problema globale, non solo comunale o cantonale. Per questo l’analisi dei flussi di lavoro è stata essenziale. Un peso importante lo avrà anche la digitalizzazione della giustizia”. Nel processo di riorganizzazione rientra anche la ristrutturazione di Palazzo di giustizia. “Bisognerà trovare delle sedi di transizione, così da poter sistemare e ristrutturare completamente l’edificio”.

Il carcere resta nel Luganese
Nella nota odierna l’esecutivo cantonale ha confermato la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa a Lugano. “Mantenere il carcere in quella zona sembra essere l’unica soluzione possibile”, ha aggiunto il direttore del DI.

https://www.ticinonews.ch/ticino/giustizia-il-governo-chiede-anche-ai-privati-dobbiamo-capire-quali-immobili-sono-disponibili-404290

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La Giustizia del Luganese si fa in quattro
A seguito della bocciatura popolare dell’acquisto dello stabile EFG, il Governo ha suddiviso il comparto giudiziario in blocchi – Gobbi: “Non costerà di meno, ma questo è il mandato popolare”

Dal Palazzo di Giustizia in via Pretorio allo stabile EFG in via Franscini. Questo era il trasloco previsto a Lugano per la Giustizia del Luganese, ma i cittadini lo scorso 9 giugno hanno affossato l’acquisto della ex banca del Gottardo. Un colpo di spugna che ha obbligato il Governo a ridisegnare una nuova “geografia” che è stata comunicata ufficialmente mercoledì.
Il nuovo mosaico presenta quattro accorpamenti di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione. Il passo successivo sarà quello di verificare, tramite una grida, le potenziali superfici a disposizione (si parla di locazione o acquisti di spazi/terreni). Sulla base di un’analisi svolta da un comitato presieduto dalla direttrice della Divisione Giustizia Frida Andreotti, il Consiglio di Stato ha quindi determinato i seguenti “blocchi”:

Blocco 1 “Filiera penale”: Ministero pubblico (sede Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria).

Blocco 2 “Tribunale di appello”: Tribunale di appello (Sezioni di diritto civile e di diritto pubblico), Tribunale di appello (rientro della Corte di appello e di revisione penale attualmente con sede transitoria a Locarno), Sede Ordine degli avvocati (per statuto presso il Tribunale di appello).

Blocco 3 “Preture e Preture di protezione”: Pretura civile e futura Pretura di protezione di Lugano.

Blocco 4 “Servizi amministrativi”: Ufficio di esecuzione, Ufficio dei fallimenti e Ufficio del registro fondiario (sedi di Lugano).

A questi si aggiungono Autorità e Uffici, come il Consiglio della magistratura, il Tribunale penale cantonale e l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative, tutti potenzialmente collocabili in maniera separata e indipendente.

Fino alla votazione, ha detto ai microfoni della RSI il consigliere di Stato Norman Gobbi, “un piano B non c’era. Ma la Giustizia ha bisogno di una casa. In questo caso non sarà una sola, ma diverse case”. Quanto ai costi dell’operazione si andrà molto lontani da quelli preventivati per lo stabile EFG? “Credo di no – ha risposto Gobbi – . Da un lato c’è il rincaro, dall’altro avere separate le varie autorità comunque crea costi che si replicano. Penso solo al controllo degli accessi. Non costerà quindi di meno, ma risponde a quello che è il mandato del popolo ticinese che non voleva quell’immobile”.
In parallelo il Governo ha disposto le verifiche sugli spazi di cui i blocchi avranno necessità, in modo da stabilirne la futura ubicazione. “Anche a livello di sedi transitorie”, sottolinea la nota. Per ampliare il ventaglio di scelta verrà pubblicata una grida pubblica il prossimo 29 novembre sul Foglio Ufficiale. L’obiettivo, sottolinea l’Esecutivo, “è quello di procedere in tempi rapidi alla ridefinizione della pianificazione”, per poi sottoporre al Parlamento le decisioni del caso.
Nello stesso comunicato il Consiglio di Stato annuncia di avere deciso anche gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, visto lo stretto legame tra le Autorità giudiziarie e il settore dell’esecuzione pene, nonché la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale carcere penale.
A tal proposito è stata confermata la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa. La realizzazione dell’opera seguirà un iter progettuale a sé stante, di cui il primo atto formale è stato l’annuncio del progetto all’Ufficio federale di giustizia ai fini della richiesta dei sussidi previsti dalla legge.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-Giustizia-del-Luganese-si-fa-in-quattro–2393545.html

 
Violenza domestica: in Ticino 1’037 interventi in ambito familiare

Violenza domestica: in Ticino 1’037 interventi in ambito familiare

Dalla cronaca alle azioni finora intraprese a livello cantonale. Nel 2023, in Svizzera, sono stati registrati 19’918 reati di violenza domestica, di cui 25 omicidi, la metà di tutti quelli recensiti a livello nazionale, 147 casi di lesioni gravi e 368 reati per violenza carnale. Reati questi ultimi in aumento del 22% rispetto al 2022. Nel 70,1% dei casi la vittima è donna, nel 29,9% uomo. In Ticino invece ci sono stati 1’037 interventi in ambito di disagio familiare. Sono dati che non possono lasciare indifferenti e che testimoniano la perenne attualità del tema della violenza domestica. Ieri a Bellinzona è stato presentato il bilancio d’attività del Cantone sul fronte della lotta a questo fenomeno. Nel 2021 il Ticino si è infatti dotato del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, un documento programmatico, con una ottantina di misure concrete, voluto dal Consiglio di Stato e inserito nei suoi obiettivi di legislatura, sia per il 2019/2023, sia per il quadriennio in corso.

‘Intrapresi sforzi rilevanti’
«Gli sforzi intrapresi dalle istituzioni e dalla società civile nell’ultimo anno – sostiene il consigliere di Stato Norman Gobbi – sono rilevanti e indirizzati sia a chi è direttamente confrontato con episodi di violenza domestica, e che chiede aiuto e supporto alle istituzioni, sia alla società tutta». E afferma con convinzione: «Le istituzioni ci sono. Sostengono, aiutano e proteggono le vittime, e puniscono gli artefici della violenza. La popolazione deve riporre fiducia nello Stato». Per il direttore del Dipartimento istituzioni, «il Piano d’azione cantonale ha dato slancio a un’azione coordinata e congiunta: solo unendo le forze delle istituzioni e della società civile possiamo essere ancora più efficaci nel contrasto della violenza domestica». Non solo. «Le istituzioni – ribadisce Gobbi – sono consapevoli che per contrastare il fenomeno della violenza occorra da un lato continuare a parlarne, favorendo un cambiamento culturale orientato alla parità, e dall’altro rafforzare anche le azioni di prevenzione. Parallelamente bisogna sostenere chi è vittima di violenza domestica nell’affrontare questa problematica sotto i diversi aspetti. I bisogni delle vittime sono infatti molteplici e differenziati». Sono quattro gli assi definiti dal Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Dell’ottantina di misure proposte nel 2021, 71 sono state nel frattempo attivate, il tutto senza finanziamenti specifici per questo scopo. «Il bilancio intermedio per il Ticino – dice Gobbi – è positivo, proprio perché siamo riusciti a raggiungere buona parte degli obiettivi che ci siamo fissati. Abbiamo dato una buona prova di capacità, rispettivamente di collaborazione interdipartimentale, interistituzionale e tra Stato e società civile». Sull’asse del perseguimento, di specifica competenza del Di, troviamo per esempio il primo anno di attività del Centro di competenza violenze presso la Polizia cantonale e la presentazione della revisione totale della legge sulla polizia, tra le cui novità figurano la base legale per il processo di gestione delle minacce e la proroga dagli attuali 10 a 30 giorni dell’allontanamento dal domicilio dell’autore di violenza, nonché la creazione del primo Istituto di medicina legale del Canton Ticino. Dal canto suo, il consigliere di Stato Raffaele De Rosa insiste sull’importanza delle politiche coordinate e della collaborazione tra istituzioni, servizi ed enti. «Le sinergie – spiega il direttore del Dipartimento sanità e socialità – permettono di intervenire in maniera più efficace e incisiva, valorizzando le risorse e le competenze di ciascuno. Combattere la violenza domestica significa dare anche ai nostri figli le premesse per essere cittadini di domani, rispettosi, responsabili e consapevoli, non piegati a logiche di sopraffazione e persecuzione». Per De Rosa, combattere la violenza domestica «deve essere un imperativo per la politica e per tutta la nostra società. Non è più una cosa privata, una questione da risolvere in famiglia, ma uno sfregio a tutta la nostra collettività. In Svizzera e anche in Ticino è proprio tra le pareti di casa che si consuma gran parte delle violenze commesse principalmente ai danni di donne e bambini». Un fenomeno che può però «coinvolgere tutti e colpire donne, uomini, giovani, bambini, anziani e persone con disabilità». Oltremodo importanti per De Rosa gli assi strategici della prevenzione e della protezione, nonché quello delle politiche coordinate. Tra le azioni concrete, menzionate dal ‘ministro’ della Sanità e della socialità, l’introduzione a livello federale del numero unico centrale nazionale, che si prevede sarà attivo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Sul piano cantonale, il Dss ha tra l’altro sviluppato un protocollo di presa a carico delle vittime nei Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero cantonale. Fondamentali nella lotta alla violenza domestica, anche i medici di famiglia, le farmacie e le strutture protette. Come per esempio il ‘Progetto oltre’, che offre un alloggio transitorio a madri e figli già accolti nelle case protette che necessitano di accompagnamento e condizioni adeguate per ricostruire un progetto di vita autonomo.

Tema sempre attuale
Un «tema cruciale e attuale» anche per la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio. «Lo scorso ottobre – ricorda la consigliera di Stato – è stata avviata dal governo nazionale la consultazione sulla revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime». Iniziativa basata anche su una mozione presentata da Carobbio durante il suo mandato come consigliera agli Stati. «L’obiettivo della modifica – spiega la direttrice del Decs – è di ridurre al minimo le barriere all’accesso alle cure primarie per le vittime di violenza. In questo contesto, è necessario che sia garantita la presenza di centri di crisi per vittime di violenza sessuale, domestica e di genere in ogni cantone o tramite centri regionali condivisi». Ieri mattina ha poi preso il via il Cas in infermieristica forense della Supsi che si aggiunge al recente incontro con i responsabili della facoltà di medicina dell’Usi e l’Istituto di medicina legale per valutare l’introduzione di moduli per il master di medicina, finalizzati alla formazione per la presa a carico delle vittime di violenza domestica e sessuale già negli studi di medicina. Per Carobbio, tuttavia, non si deve agire solo in ambito specialistico: «La scuola – osserva – rappresenta un terreno importante per prevenire la violenza domestica e sessualizzata, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione, favorendo una società più paritaria». Tra le iniziative relative al mondo della scuola il progetto ‘Batticuore. Amicizia, amore e sessualità senza violenza’, avviato in via sperimentale nell’anno scolastico 2023/2024 e in corso anche quest’anno, ma anche le direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico, emanate nel giugno 2023, o la formazione degli ispettori e delle ispettrici di tirocinio nell’ottica di creare un contesto più sicuro e inclusivo per le giovani generazioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 novembre 2024 de La Regione

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«Uno sfregio collettivo»
Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti sottolineano la necessità di «un cambiamento culturale» di fronte a quella che è «una piaga sociale» – Ma il bilancio del Piano d’azione è «positivo»

«Non è più un fatto privato, bensì uno sfregio alla collettività ». Raffaele De Rosa ha definito così la violenza domestica. «Una piaga sociale», ha insistito il consigliere di Stato. A dare forza al suo messaggio, anche i numeri. In Svizzera, nel solo 2023, sono stati registrati 19.918 reati di violenza domestica – tra vie di fatto, minacce, ingiurie, lesioni semplici – sui 523.000 complessivi. E qui troviamo 25 omicidi (ovvero il 47,2% di tutti gli omicidi consumati), 147 lesioni gravi e 368 reati per violenza carnale. Un dato, quello legato alla violenza carnale, salito del 20% rispetto al 2022. Nel 70,1% dei casi la vittima era una donna. Nel 29,9% un uomo. Sono gli stessi numeri offerti alla stampa, un giorno prima, questo lunedì, da Elisabeth Baume-Schneider. Il Cantone, però, ne ha aggiunti altri. Ha aggiunto, sul solo territorio ticinese, 1.037 interventi in ambito di disagio familiare. E poi un altro dato, quello legato alle 38 donne vittime di violenza domestica e ai 35 bambini che sono stati ospitati dalle due case protette nel territorio.

Spazzare le ambiguità
Il Cantone è tornato a parlarne nel quadro di una misura di sensibilizzazione che deve, per forza di cose, essere continuamente rintuzzata. Lo ha fatto a seguito della conferenza stampa di Baume-Schneider, ma anche per presentare il bilancio dell’ultimo anno d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica. Tre dipartimenti, tre consiglieri di Stato, un solo intento, mai così attuale. A un certo punto dell’incontro con i media, lo stesso Norman Gobbi, a capo del Dipartimento delle istituzioni, ha azzardato un collegamento tra i fatti di Morbio Inferiore e il proprio messaggio. Un collegamento figlio anche di una necessità, sempre più urgente, ben ricordata da Marina Carobbio Guscetti, la quale ha parlato del bisogno di un «cambiamento culturale». Un cambiamento che non si può trovare con qualche esotica formula magica, bensì attraverso un complesso percorso di misure e di ferree volontà, tracciate, ormai tre anni or sono, all’interno del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Parliamo di un documento programmatico, aggiornato ancora nel 2022, composto da un’ottantina di misure concrete. Misure che danno sostanza al tema, al problema, e che spazzano il campo dalle ambiguità. È stato De Rosa a parlare di «ambiguità». E la questione della limpidezza del messaggio è più centrale di quanto non si pensi. Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità ha parlato, più precisamente, della necessità di «messaggi chiari e coerenti, senza ambiguità». Anche da qui passa la strada verso una completa (e collettiva, oltre le separazioni politiche e dipartimentali, oltre ogni luogo comune) presa di coscienza della problematica.

Il numero di telefono
Lunedì, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la stessa ministra Baume-Schneider ha organizzato il primo Dialogo nazionale su violenza di genere e discriminazione. Norman Gobbi era presente. E ricorda, sul tema, quanto sia giusto «continuare a parlarne». E poi: «Le istituzioni ci sono. La popolazione può riporre la sua fiducia nello Stato». Il perché, dal suo punto di vista, è facilmente riassumibile con i quattro assi definiti dallo stesso Piano d’azione cantonale. Che sono: prevenzione, protezione, perseguimento, politiche coordinate. Insomma, un insieme di misure per prevenire le violenze, per proteggere le vittime e le potenziali vittime, per perseguire i colpevoli e per coordinare le politiche che stanno a monte del problema. Nel complesso, come detto, ottanta misure, di cui 71 realizzate, 6 in fase di sviluppo e 3 ancora sospese. Tra quelle in via di sviluppo, quella forse più attesa, anche perché molto diretta, è legata al numero di telefono unico, nazionale, a tre cifre, per cercare aiuto o richiedere una consulenza. De Rosa ha definito un orizzonte per tale misura: fine 2025-inizio 2026. «E il Cantone sta lavorando per agganciarsi a questa rete nazionale, che sarà attiva sette giorni su sette, 24 ore su 24».

«Pene irrisorie»
Gobbi ha più volte ribadito come il bilancio della politica attiva in questo ambito sia «positivo », anche perché il Piano non vive di finanziamenti specifici. «Decisivo è stato il contributo del coordinamento istituzionale, garantito dalla Divisione della giustizia». Ma decisiva è stata anche, secondo De Rosa – ma lo hanno sottolineato tutti e tre -, «l’unità di intenti come strumento per consolidare ulteriormente la lotta alla violenza domestica». Il direttore del DSS ha parlato poi dell’importanza di «promuovere la consapevolezza nella popolazione, di sensibilizzarla ». L’importanza quindi dell’«educazione», anche se in realtà «educare significa anche coinvolgere la dimensione emotiva, l’empatia delle persone ». Perché «solo così poi è possibile accogliere i segnali, essere vicini alle vittime». Ecco, qui, nella marea di parole e misure presentate dal Consiglio di Stato, abbiamo trovato un altro punto centrale, reso ben visibile anche dai recenti casi di cronaca. De Rosa ha sottolineato il rischio, per la vittima, di sentirsi «sola», «sbagliata», e questo per colpa dello «stigma ancora ben presente nella nostra società». Uno stigma che porta la vittima a provare «vergogna », e non il carnefice, graziato da pene che lo stesso consigliere di Stato ha definito «irrisorie ». E allora risulta chiaro, nonostante i risultati positivi del Piano d’azione, come sia necessario continuare a lavorare in questa direzione.

Il trattato
Ambiti e obiettivi della Convenzione di Istanbul

In vigore dal 2018
La Convenzione di Istanbul è un trattato internazionale del Consiglio d’Europa che tutela le donne e le ragazze da varie forme di violenza. In Svizzera è entrata in vigore il 1. aprile 2018. L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo è l’organismo nazionale di coordinamento per l’applicazione di tale accordo. Con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul, nel 2022 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno definito misure concrete in questo ambito. Il Canton Ticino ha reagito con un suo piano d’azione.

Un concetto globale
Tra gli ambiti di intervento del trattato vi sono la prevenzione, la protezione e il perseguimento penale della violenza, oltre all’adozione di un approccio globale coordinato con i seguenti obiettivi: rendere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica oggetto di un lavoro di prevenzione e ridurle; fornire alle vittime di violenza una protezione e un sostegno adeguati; perseguire i reati violenti e far sì che chi li commette sia chiamato a rispondere dei propri atti; attuare la Convenzione in modo globale e coordinato a tutti i livelli federali e coinvolgere la società civile.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 novembre 2024 del Corriere del Ticino

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Violenza domestica, “un fenomeno trasversale”
Nel 2023 in Ticino sono stati registrati 1’037 interventi in ambito familiare – 38 donne e 35 bambini sono stati ospitati dalle case protette 

In Ticino, lo scorso anno sono stati registrati 1’037 interventi in ambito di disagio familiare. Il dato è emerso oggi, martedì, durante la conferenza stampa dedicata al bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. Nel dettaglio, si sono verificati 63 allontanamenti da domicilio ordinati dalla polizia, 202 allontanamenti dal domicilio volontario dell’autore e 110 autori/autrici che sono stati incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Inoltre, 38 donne vittime di violenza domestica e 35 bambini sono stati ospitati dalle due Case protette.

Alcune cifre
Durante l’appuntamento sono state presentate anche le cifre a livello nazionale: lo scorso anno, sono stati quasi 20’000 i reati di violenza domestica (vie di fatto, minacce, ingiurie, lesioni semplici, ecc.). Sono stati registrati 25 omicidi (quasi la metà di tutti gli omicidi registrata si sono verificati in ambito di violenza domestica), 147 lesioni gravi e 368 violenze carnali: dato, quest’ultimo, in forte aumento (+20%) rispetto al 202.
La statistica, inoltre, ha confermato quanto era facile aspettarsi: il 70% delle vittime erano donne.

Fenomeno trasversale
La violenza domestica, è stato ricordato, è “un fenomeno trasversale” che coinvolge tutta la società. Per questo motivo si è reso necessario un intervento accresciuto dello Stato. Il Piano d’azione si basa su quattro assi: la prevenzione, la protezione, il perseguimento e le politiche coordinate. In tutte queste aree sono state attuate delle misure e alcune sono ancora in fase di sviluppo.  Secondo il comunicato, finora 71 delle 80 misure sono state attivate.
I consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti hanno sottolineato l’importanza di un’azione comune e coordinata per affrontare la violenza domestica. L’intervento deve avvenire su più piani: federale, cantonale e comunale, coinvolgendo anche la società civile.
Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ha messo in evidenza il ruolo centrale del suo Dipartimento nel coordinamento delle attività contro la violenza domestica. Tra i risultati significativi ha menzionato l’introduzione del Centro di competenza violenze presso la Polizia cantonale, operativo da un anno, e l’avanzamento della revisione totale della legge sulla Polizia, che include innovazioni come la proroga dell’allontanamento dal domicilio per gli autori di violenza, da 10 a 30 giorni. 
Il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, ha messo in evidenza come la violenza domestica rappresenti una piaga sociale e un fallimento collettivo nella protezione delle relazioni umane. Ha ribadito l’importanza di rafforzare le politiche coordinate tra servizi, enti e associazioni, promuovendo sensibilizzazione e formazione, soprattutto per giovani e professionisti in ambiti sociale, sanitario e giuridico. Tra le azioni significative: il progetto “Liberati dal silenzio”, con video animati basati su testimonianze di vittime, e protocolli per la presa a carico delle vittime nei pronto soccorso; il “Progetto oltre”, che offre un alloggio transitorio a madri e figli (già accolti nelle case protette) e che necessitano di accompagnamento e condizioni adeguate per ricostruire un progetto di vita autonomo.A livello federale, l’introduzione di un numero unico nazionale per le emergenze sulla violenza domestica è prevista entro il 2025-2026.
Marina Carobbio Guscetti, Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha sottolineato l’avvio, lo scorso ottobre, della consultazione da parte del Consiglio federale sulla revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime. È stato poi evidenziato il ruolo cruciale della scuola come terreno di prevenzione e sensibilizzazione. La direttrice del DECS ha poi ricordato l’avvio del progetto educativo “Batticuore. Amicizia, amore e sessualità senza violenza” e l’importanza di formare il personale scolastico, sanitario e sociale per una migliore gestione delle situazioni di violenza. Inoltre, l’introduzione del CAS in infermieristica forense e l’integrazione di moduli specifici nei corsi di medicina rappresentano passi significativi per una presa in carico più efficace delle vittime.