“Fuori pista sì, ma con la giusta preparazione”

“Fuori pista sì, ma con la giusta preparazione”

Il pericolo valanghe

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2462524

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Il progetto di prevenzione “Montagne sicure” rilancia la sua campagna informativa con una serie di consigli per gli amanti degli sport invernali

Con l’inizio dell’inverno e il ritorno della neve anche sulle montagne ticinesi, fa di nuovo capolino pure il progetto di prevenzione “Montagne sicure”. Il focus di questa edizione del consueto libretto proposto dal Dipartimento delle istituzioni (DI) è posto sul “fuori pista”. L’obiettivo è di sensibilizzare soprattutto chi frequenta saltuariamente la montagna e abbandona le stazioni invernali alla ricerca di maggiore libertà.

“La maggiore libertà e la natura incontaminata nascondono talvolta delle situazioni inaspettate che bisogna saper gestire, soprattutto se si frequenta la montagna solo occasionalmente”

Il progetto si avvale delle competenze di esperti di montagna e sicurezza e presenta come sempre importanti consigli e preziose indicazioni per praticare nella massima sicurezza possibile gli sport invernali.

Il telefonino può essere un prezioso alleato
Nel comunicato con cui il DI presenta il nuovo libretto “Consigli per una montagna sicura” si sottolinea anche come il telefonino possa rivelarsi uno strumento utile e decisivo in caso d’emergenza. Si suggerisce di attivare la geolocalizzazione e l’invio delle coordinate della posizione a un conoscente e di scaricare le app che aiutano a pianificare l’escursione (SLF White Risk, e MeteoSvizzera), nonché quella da utilizzare nella malaugurata situazione di un incidente (REGA). Un’app, quest’ultima, molto efficace anche per il tracciamento del percorso.

Si consiglia anche di non mettere mai in “modalità aereo” lo smartphone, ma occorre tener conto che in altitudine la copertura non è sempre assicurata. Inoltre, le basse temperature riducono la durata delle batterie (per ovviare si consiglia un power-bank). “Giusto affidarsi alla tecnologia – chiosa il DI – ma altrettanto necessario informare conoscenti e famigliari sulle escursioni che si intendono effettuare”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CFuori-pista-s%C3%AC-ma-con-la-giusta-preparazione%E2%80%9D–2454049.html

 

Furti sotto le feste, Pizolli: “Con le giornate più corte tendono ad aumentare”

Furti sotto le feste, Pizolli: “Con le giornate più corte tendono ad aumentare”

La situazione quest’anno è in linea con il recente passato. Il portavoce della Polizia: “Vi è un’attenzione accresciuta non solo tra le forze dell’ordine, ma anche tra i partner quali l’Ufficio delle dogane”.

Due cileni sono stati arrestati nel Mendrisiotto il 17 dicembre. Due giorni dopo, a finire in manette è stato un 27enne nel Gambarogno. Venerdì scorso, infine, tre giovani donne sono state fermate e arrestate a Chiasso. Solo negli ultimi giorni sono più volte scattate le manette ai polsi di persone accusate di furto con scasso, spesso colte con la refurtiva o con strumenti usati per entrare nelle abitazioni. “Con le giornate più corte e con il buio che arriva prima che la gente rientri a casa dal lavoro, il numero di furti con scasso conosce tutti gli anni un aumento”, commenta ai microfoni di Ticinonews Renato Pizolli, portavoce della Polizia cantonale. Quest’anno “ci troviamo in una situazione in linea con il recente passato. Vi è infatti un’attenzione accresciuta non solo tra le forze dell’ordine, ma anche tra i partner quali l’Ufficio delle dogane e del controllo dei confini e le polizie comunali”.

La campagna “Prevena”
E in effetti in questo periodo la polizia è presente sul territorio in maniera ancora più capillare, in particolare per la campagna di prevenzione “Prevena”, che viene svolta nel mese di dicembre da ben 17 anni. “Prevena si occupa principalmente della prevenzione dei furti che si verificano nel periodo natalizio e quindi il focus, in questo caso, è incentrato principalmente su borseggi e furti nelle automobili”, aggiunge Pizolli. “È però accompagnata anche da un’altra opera di sensibilizzazione che concerne i ‘colpi’ all’imbrunire, ovvero principalmente quelli con scasso nelle abitazioni. Ci si occupa quindi di dare degli elementi per rendere più sicura la casa proprio in questo periodo dell’anno”.

Alcuni suggerimenti
Nell’ambito della campagna vengono quindi forniti anche dei suggerimenti al cittadino sui comportamenti che possono fungere da deterrente per questi reati. “Noi consigliamo sempre, ad esempio, di non far capire che non si è in casa e di simulare quindi la propria presenza, magari attraverso dei giochi di luce. Viceversa, è prudente non palesare la propria assenza per vacanze, né sui social né tantomeno lasciando che la bucalettere trabocchi di posta”. A tal proposito “si può chiedere a vicini o parenti di passare e svuotare la cassetta delle lettere, in modo da evitare di evidenziare un’assenza prolungata”, termina Pizolli.

https://www.ticinonews.ch/ticino/furti-sotto-le-feste-pizolli-con-le-giornate-piu-corte-tendono-ad-aumentare-405538

Montagne sicure: avviata la stagione invernale

Montagne sicure: avviata la stagione invernale

Comunicato stampa

Con l’inizio delle festività natalizie e di fine anno il progetto di prevenzione Montagne sicure propone una serie di consigli per gli amanti degli sport praticati sulle piste delle stazioni invernali o nel “fuori pista”. Proprio a questi ultimi, un pubblico in crescita, sono rivolte alcune indicazioni e alcune attività sul terreno. L’augurio è che la diffusione di messaggi di sensibilizzazione possa contribuire alla pratica dello sport in tutta sicurezza. 

Nel fine settimana la neve ha ricoperto le nostre montagne e la stagione invernale nella maggior parte dei casi può prendere avvio. Del resto, dopo alcuni inverni in cui la neve è praticamente mancata, l’attesa è grande ed è pure confermata dal buon riscontro ottenuto dalla prevendita del nuovo abbonamento ticinopass.

“Il progetto di prevenzione Montagne sicure, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi anche quest’inverno segnala i comportamenti più virtuosi da adottare durante le uscite, in particolare a chi pratica il “fuori pista”. Soprattutto a favore di chi, ed è il pubblico di riferimento del progetto, frequenta soltanto di tanto in tanto la montagna e abbandona le stazioni invernali alla ricerca di maggiore libertà e forti emozioni”.

In aggiunta ai suggerimenti, da alcuni anni questo progetto gestisce l’Avalanche Training Center (ATC) di Airolo Pesciüm (da quest’anno posizionato nelle immediate vicinanze del ristorante) e collabora con quello situato alla Capanna Piansecco in Val Bedretto: due centri di formazione dove è possibile apprendere le regole basilari di comportamento in caso di valanghe, partecipando a corsi o organizzando dei momenti formativi su misura, oppure ancora utilizzando il centro in modo autonomo. Nelle prime settimane del 2025 il Gruppo Ricerche e Costatazioni della Polizia cantonale proporrà, con l’aiuto di alcuni partner di progetto, dei momenti d’istruzione gratuiti aperti a tutti. Gli appuntamenti, come consuetudine, saranno comunicati di volta in volta.

Sempre restando al “fuori pista”, a volte dimentichiamo di possedere un telefonino e che quest’ultimo potrebbe rivelarsi uno strumento utile e decisivo: la tecnologia tascabile ci accompagna in tutte le nostre uscite e può aiutarci in caso d’emergenza. Bastano poche modifiche alle impostazioni tecniche (in particolare l’attivazione della geolocalizzazione e dell’invio delle coordinate della posizione a un conoscente), rispettivamente scaricare le App che migliorano la pianificazione dell’escursione (SLF White Risk, MeteoSvizzera) o quella da utilizzare nella malaugurata situazione di un incidente (REGA). Un’App, quest’ultima, molto efficace anche per il tracciamento del percorso. Il cellulare non deve mai essere in “modalità aereo” e occorre tener conto che in altitudine la copertura non è sempre assicurata. Le basse temperature, poi, riducono la durata delle batterie (per ovviare si consiglia un power-bank). Giusto affidarsi alla tecnologia, ma altrettanto necessario informare conoscenti e famigliari sulle escursioni che si intendono effettuare.

Per tutti gli altri consigli ricordiamo, in particolare, il libretto aggiornato “Consigli per una montagna sicura” e il  materiale di sensibilizzazione ottenibile scrivendo a di-montagnesicure@ti.ch oppure scaricabile direttamente dal sito internet www.montagnesicure.ch.

Il progetto si avvale, come sempre, delle competenze di esperti di montagna e sicurezza presenti nella Commissione consultiva Montagne sicure, rispettivamente dei consigli della Commissione tecnica invernale.

Ricordiamo infine che nelle prossime settimane il progetto Montagne sicure promuoverà in stretta collaborazione con le tre sezioni del Club Alpino Svizzero, la Federazione Alpinistica Ticinese e Gioventù + Sport  una serata per addetti ai lavori dal titolo “Condurre un gruppo in montagna: ruoli, responsabilità, rischi e possibilità formative”. Anche in questo caso, la sicurezza viene posta al centro e discussa con relatori esperti.    

‘Cantone-Comuni, solo uniti si esce dalle crisi’

‘Cantone-Comuni, solo uniti si esce dalle crisi’

Gli attuali difficili rapporti fra i due livelli istituzionali e l’auspicio del capo della Sezione enti locali: ‘Collaborazione per rispondere alle necessità dei cittadini’

Le tensioni tra Comuni e Cantone non sono davvero mancate negli ultimi mesi. Basti pensare alla dura presa di posizione dell’Associazione dei Comuni ticinesi di fine ottobre. Nel comunicato diramato in seguito all’assemblea dei propri delegati, l’Act lamentava “una progressiva erosione dei margini di manovra dei Comuni, in termini di riduzione dei mezzi finanziari a libera disposizione e di un effettivo potere decisionale”. A metà novembre le bordate all’indirizzo del Cantone sono partite dai centri urbani. “I Municipi delle Città ritengono che sia giunto il momento di porre fine alla politica dello ‘scaricabarile’, rinunciando da subito a ulteriori aggravi finanziari unilaterali a carico dei Comuni, e che occorra avviare una seria discussione sul futuro ruolo dei Comuni”: questo e altro nella lettera inviata dai sindaci di Bellinzona, Chiasso, Locarno, Lugano e Mendrisio a Consiglio di Stato, Gran Consiglio e commissione parlamentare della Gestione, in quel periodo alle prese con il Preventivo 2025 del Cantone. Ora però c’è chi invita a voltar pagina. Dal Dipartimento istituzioni il capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa scrive: “Guardiamo con fiducia e ottimismo al futuro, certi che solo il dialogo e la collaborazione tra i due livelli istituzionali permettano a tutti gli attori di trovare soluzioni sostenibili e pragmatiche per uscire insieme, più forti, da questo momento di crisi”.

‘Tensioni esacerbate dal contesto economico e finanziario’
In una recente comunicazione agli esecutivi e ai legislativi comunali, Della Santa non si limita ad augurare buone feste. Coglie l’occasione anche per soffermarsi sui rapporti Comuni-Cantone. Accennando pure alle tensioni, “esacerbate dalle difficoltà che il contesto economico e finanziario sta imponendo a Confederazione e Cantoni, oltre che agli stessi Comuni”. Con “il 2024” che ha segnato “il probabile avvio di un periodo di incertezze e sfide, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità delle finanze pubbliche”. I Comuni, “benché finanziariamente solidi”, almeno per ora, sono comunque chiamati “a gestire una crescente pressione dovuta alla precarietà delle entrate, all’incremento delle necessità sociali ed economiche e alle difficoltà delle finanze di Confederazione e Cantoni, che navigano in mari in tempesta”, annota il responsabile della Sel: “Anche per queste ragioni, ma non solo, desideriamo esprimere il nostro profondo ringraziamento a tutti voi, per il lavoro instancabile che svolgete quotidianamente come enti di prossimità”. I Comuni “sono il punto di riferimento principale per i cittadini, e in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo la vostra vicinanza, la vostra capacità di ascoltare e di rispondere tempestivamente alle necessità delle persone è fondamentale”.

‘Promuovere un equilibrio tra le esigenze locali e quelle cantonali’
Continua Della Santa: “L’invito per il 2025 è di impegnarvi a favore di un Ticino coeso istituzionalmente”. Un invito a “ricercare e sostenere” un dialogo “franco e costruttivo col Cantone”, in grado “di promuovere un equilibrio tra le esigenze locali e quelle cantonali, in un momento in cui la collaborazione tra i vari livelli di governo è più che mai necessaria”. E ancora: “Proprio quando si aprono divisioni e disgregazioni, voi siete chiamati a unire, a promuovere il dialogo e il confronto, con una visione capace, al contempo, di difendere e di costruire”. E allora, prosegue il capo della Sezione enti locali, “è opportuno sottolineare l’importanza del buon governo e del dialogo costante tra i vari livelli istituzionali. Solo grazie alla collaborazione tra Cantone e Comuni potremo riuscire a progettare e attuare politiche pubbliche che rispondano alle necessità dei cittadini e delle aziende del nostro territorio, pur in un momento di difficoltà economica. La solidarietà tra gli enti locali e tra i vari livelli di governo è ciò che ci permetterà di uscire più forti da questa crisi istituzionale e di rafforzare ulteriormente il nostro sistema di governance”.

Dafond (Act): ma si riconoscano con i fatti le nostre prerogative e competenze
Osserva, interpellato dalla ‘Regione’, il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond: «I Comuni – realtà, ricordo, riconosciute dalla Costituzione – si impegnano da sempre a favore di un Ticino istituzionalmente coeso: detto questo e affinché le parole e le buone intenzioni non rimangano tali, occorre che anche il Cantone faccia la sua parte riconoscendo prerogative e competenze degli enti locali. Altrimenti, come l’Act ha già avuto modo di evidenziare, i Comuni diventano semplicemente degli sportelli del Cantone. Cosa che a noi non va bene». Aggiunge Dafond: «Se Consiglio di Stato e Gran Consiglio continuano ad attribuire nuovi compiti agli enti locali e nel contempo li privano delle necessarie risorse anche finanziarie, si riduce la progettualità del Comune, con conseguenze pesanti per i suoi cittadini. Vero, al Preventivo 2025 del Cantone è stato apportato qualche correttivo dal parlamento, ma la sostanza non cambia. Pertanto il mio auspicio è che dal prossimo anno si torni a discutere seriamente – perché sui dossier si compiano passi avanti – di perequazione intercomunale, di ‘Ticino 2020’ e di autonomia comunale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 23 dicembre 2024 de La Regione

Sicurezza nei mercatini, in Ticino differenze tra le città

Sicurezza nei mercatini, in Ticino differenze tra le città

Tour tra le piazze del Cantone
La polizia: “Le misure vengono attuate in maniera puntuale e adeguata”

“Non ci sono indicazioni di un’accresciuta minaccia”. Dopo l’attentato al mercatino di Natale di Magdeburgo, il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si esprime ai microfoni della RSI sulla situazione in Ticino. Visitando i vari mercatini del cantone, si notano però differenze nei dispositivi di sicurezza: tra chi ha mantenuto le misure precedenti e chi le ha rafforzate.

A Locarno non sono presenti transenne fisse nell’area della Piazza Grande. “Le misure di sicurezza per Winterland sono state attentamente pianificate seguendo le disposizioni impartite dalla polizia comunale e cantonale”, spiegano gli organizzatori dell’evento locarnese.

Anche al mercatino di Chiasso non ci sono particolari protezioni, se non una transenna ai lati della strada e un cartello di divieto. Il capo del Dicastero sicurezza pubblica Luca Bacciarini ha indicato che il mercatino non è stato considerato “a rischio a fronte di quanto successo in Germania”, ma che “non escludo per il futuro eventuali misure supplementari”.

A Bellinzona, invece, tra transenne fisse e dissuasori, è quasi impossibile che un’auto riesca ad accedere al mercatino. “Dopo quanto successo abbiamo aumentato le ronde, c’è più personale che controlla quello che capita”, riferisce Mauro Minotti, alla testa del dicastero responsabile della sicurezza. “A essere importante è anche la videosorveglianza”, aggiunge.

Passando a Lugano, oltre ai “panettoni” di cemento, sono spuntati anche dei grandi dadi di calcestruzzo, pensati per proteggere Piazza Manzoni, cuore del mercatino. “Abbiamo questo dispositivo di sicurezza che è adeguato ai livelli di rischio”, indica Karin Valenzano Rossi, capa del Dicastero sicurezza e spazi urbani.

Ogni città è diversa
Differenti città e differenti approcci alla sicurezza, come mai? La polizia cantonale ha risposto per iscritto alla RSI: ”I corpi di polizia sono in contatto permanentemente con le autorità federali per quanto riguarda la valutazione e i dispositivi di sicurezza da attuare”, si legge. “Queste misure di protezione vengono condivise dalla polizia cantonale con i corpi delle polizie comunali per i rispettivi territori di competenza, così da procedere alla loro attuazione in maniera puntuale e adeguata”.

Anche Norman Gobbi sottolinea che le valutazioni sono puntuali e che ogni città presenta delle differenze morfologiche. Riguardo al fenomeno, il capo del Dipartimento delle Istituzioni sottolinea che “di solito sono dei lupi solitari o delle persone con gravi problemi psichiatrici che poi arrivano a sfogare la loro violenza in questo modo”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sicurezza-nei-mercatini-in-Ticino-differenze-tra-le-citt%C3%A0–2452417.html

 

“Vi auguro felicità e speranza in un futuro migliore”

“Vi auguro felicità e speranza in un futuro migliore”

Buone Feste dal Consigliere di Stato Norman Gobbi

Mentre ci avviciniamo al Natale, ci sarebbero tanti temi importanti da affrontare, in particolare riguardo all’attività politica e alle decisioni prese dal Consiglio di Stato. “Ad esempio, il Governo ha recentemente risposto al Gran Consiglio sulle riforme nel settore della Giustizia, fornendo risposte concrete alle istanze presentate. Si tratta di un tema a cui tengo molto, convinto che un sistema giudiziario efficace rappresenti un valore fondamentale sia per i cittadini che per le imprese del nostro Cantone,” afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Tuttavia, oggi desidero mettere da parte gli aspetti istituzionali per dedicare un pensiero speciale a tutte e tutti voi, ticinesi, in occasione delle festività. Nelle scorse settimane ho inviato il mio tradizionale biglietto di auguri a familiari e amici. Quest’anno l’immagine scelta raffigura un ponte, con persone che si tengono per mano, collegando le due sponde di un fiume. Il ponte è un simbolo potente: rappresenta l’unità, il superamento degli ostacoli, e la forza della comunità. In questo 2024, il ponte più simbolico per noi ticinesi è certamente quello ricostruito a Visletto, in Vallemaggia, con il supporto dell’esercito, dopo la devastante alluvione.

Sul retro del biglietto ho scritto queste parole che desidero condividere con voi:
«Auguro a ciascuna e a ciascuno di voi un periodo natalizio sereno e un nuovo anno all’insegna dell’amicizia e della vicinanza. Ci lasciamo alle spalle un anno intenso, fatto di momenti felici, ma anche di sfide difficili, tra cui le dolorose tragedie che hanno colpito l’Alta Vallemaggia e la Mesolcina. Tuttavia abbiamo saputo reagire, sostenuti dalla solidarietà di molte persone. La ricostruzione che abbiamo intrapreso rappresenta simbolicamente il nostro impegno, la forza dell’unità, la resilienza e la fiducia in un futuro migliore».

Questo è il mio augurio per tutte e tutti voi che mi seguite e che mi date forza nel mio impegno politico e nella mia azione in Consiglio di Stato. Il Natale è un momento per stringersi attorno ai propri affetti, ricordando con gratitudine anche chi non è più con noi. E l’inizio del nuovo anno deve essere un invito a dare il meglio di noi stessi, trovando soluzioni anche nelle difficoltà e mantenendo viva la speranza che il 2025 possa portare felicità e serenità a tutti,” conclude Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 22 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica

Il 2024 della giustizia ticinese

Il 2024 della giustizia ticinese

Intervista all’interno dell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2449198

 

Gobbi sul caos giudici: “Le Istituzioni prima dell’ego”
Intervista a tutto campo al consigliere di Stato, al termine di un anno difficile, anche dal punto di vista personale: “Sono stato due volte vittima”

“Ho chiesto (ai magistrati, ndr) calma, rispetto, che è anche la parola scelta da Treccani per il 2024, e soprattutto di mettere al centro le istituzioni e non il proprio ego”. La Giustizia ticinese, uscita fortemente ammaccata dal caos al Tribunale penale cantonale, deve riconquistare la fiducia dei cittadini, ma anche rifarsi un’immagine. E allora, come spiega al Quotidiano il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi, bisognerà “lavorare soprattutto dal punto di vista della comunicazione”.
Nell’intervista alla RSI il consigliere di Stato torna sulla destituzione di due giudici del TPC da parte del Consiglio della Magistratura. Quanto sarà dura riconquistare la fiducia dei cittadini? “L’immagine della Giustizia, sicuramente, ne è danneggiata tutta, anche se parliamo solamente di cinque giudici su un centinaio di magistrati eletti e nominati dal Gran Consiglio. È una minima parte, ma sicuramente la loro visibilità e il loro ruolo istituzionale ha intaccato l’immagine e per ricostruire o riallacciare questo rapporto di fiducia necessaria tra la magistratura e la popolazione si dovrà lavorare”.

Cosa prova nel vedere dei magistrati che litigano senza sembrare consapevoli del loro ruolo istituzionale?
“Mi sono chiesto se questa situazione si fosse presentata all’interno del collegio del Consiglio di Stato. Qualcuno avrebbe chiamato l’attenzione a tenere il pallone basso, ad abbassare i toni e cercare altre soluzioni che non fosse una denuncia penale, tra colleghi, giudici penali”.

Nel 2020 la vicenda dei cinque procuratori pubblici bocciati dal CdM, poi i problemi logistici e adesso il caos al TPC. Per la magistratura ticinese sembra davvero non esserci pace. C’è in tutto questo anche una responsabilità della politica?
“Da un lato c’è la nostra dimensione territoriale. Non abbiamo la possibilità di andare a pescare fuori cantone dei magistrati, come fanno in Svizzera tedesca o in Romandia. Per la politica e il Parlamento dovrebbe essere tema di riflessione l’accesso a questa funzione pubblica rilevante e il modo in cui i magistrati vengono nominati. Spesso dei potenziali bravi candidati rinunciano perché pensano che quel ruolo sia già riservato a un determinato colore o a una determinata persona”.

Un altro momento importante e complicato la votazione sull’acquisto dello stabile EFG. Quanto hanno influito sul voto del 9 giugno i conflitti nati all’interno del tribunale?
“Secondo me, molto meno rispetto a quello che è l’atteggiamento prudente della popolazione ticinese. Il popolo è molto attento quando non vede la necessità. La necessità di trovare una soluzione logistica è invece reale. Non ci sarà una sola Casa della Giustizia, ma ci saranno più Case proprio nell’ottica, speriamo, di poter ottimizzare l’investimento”.

Questa soluzione costerà di più o di meno?
“A parer mio, potenzialmente costerà qualcosina in più. Farà magari contente più strutture. Una sola Casa sarebbe stata magari ideale dal punto di vista funzionale. Saranno magari immobili più anonimi, ma comunque funzionali”.

Parliamo del progetto Polizia ticinese, che ha già sollevato dei dubbi da parte di chi lo ha definito ‘centralizzato e dirigista’. Una critica che però lei respinge.
“Soprattutto perché il gruppo di lavoro è paritetico. Vi è una metà in rappresentanza del Cantone e una metà di Comuni. È poco corretto parlare di un progetto ‘centralizzante e cantonalizzante’. D’altra parte sarà importante suddividere bene i compiti per chiarire le competenze. Ma soprattutto migliorare il servizio alla cittadinanza che deve essere posta al centro quando si parla di sicurezza”.

Per Norman Gobbi è stato un anno difficile anche sul fronte personale. Mi riferisco al caso dell’incidente stradale occorsole in Leventina. Come ha vissuto i mesi dell’inchiesta penale?
“Qualcuno ha detto che la verità non ha paura delle domande. Alle domande non potevo rispondere pubblicamente, se non a quelle del procuratore generale quando mi ha interrogato. L’inchiesta penale ha permesso anche e soprattutto di chiarire il fatto che il sottoscritto non ha influenzato nulla in questa vicenda. Semmai sono stato due volte vittima. Vittima di un incidente che non ho causato io, come riconosciuto dalle assicurazioni, e vittima poi dell’attacco politico anche per il mio doppio ruolo. Quello di consigliere di Stato, ma anche di coordinatore pro tempore della Lega. Questa situazione l’ho vissuta personalmente in maniera molto pesante. Non solo io, ma anche chi mi è vicino”.

Quanto ha dovuto subire, non è anche motivo di riflessione sui toni che il suo movimento usa ogni domenica nei confronti degli altri?
“Diciamo che negli ultimi anni non mi sembra che il Mattino abbia fatto degli attacchi gratuiti su cose non vere. I toni lo sappiamo sono quelli, è nato così e continuerà così fintanto che Lorenzo Quadri è il redattore responsabile. Anche qui penso che si debba parlare di rispetto. L’importante è rispettare le persone soprattutto nell’ambito, mi permetto di dirlo, della sfera privata. Se si può essere attaccati per quello che si fa, per il ruolo istituzionale, si è pronti anche alla critica e anche alla menzogna. Per questioni privati lo si è molto meno, perché si danneggia quello che c’è dietro la corazza”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-sul-caos-giudici-%E2%80%9CLe-Istituzioni-prima-dell%E2%80%99ego%E2%80%9D–2448967.html

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Per il 2025 è tutto chiaro: il budget dell’esercito e i relativi crediti d’impegno per il prossimo anno saranno aumentati di 530 milioni di franchi. Secondo il Parlamento federale, la spesa per l’esercito sarà poi gradualmente aumentata all’1% del PIL entro il 2032 – un successo parziale. L’Alleanza sicurezza Svizzera ha chiesto di concentrarsi maggiormente sulla difesa del Paese e di aumentarla fino al 2030. Inoltre, non è chiaro cosa accadrà dopo il 2025. Il PS, i Verdi e il GSsE probabilmente attaccheranno tutti i bilanci futuri proponendo risparmi nel settore della Difesa. Spetta al centrodestra prendere sul serio gli eventi mondiali e rispondere con un esercito moderno e completamente equipaggiato.

Punto di svolta, dove sono le reazioni?
Questo primo passo di crescita non è sufficiente perché l’Esercito svizzero possa effettivamente adempiere al suo mandato costituzionale di difendere la Svizzera da un attacco militare. E certamente non senza partnership militari vincolanti. La prevista ricostruzione della difesa aerea proteggerà solo una parte delle infrastrutture critiche dalle armi a lungo raggio. Allo stesso tempo, la Russia avanza sempre di più in Ucraina. La fame di Putin crescerà. Entro la fine degli anni ’20, secondo alti rappresentanti dell’esercito svizzero, Putin sarà pronto a spostare la sua campagna più in Europa. Gli atti di sabotaggio contro le infrastrutture critiche nel Mar Baltico e altrove sono diventati sempre più frequenti.
 
L’esercito riceve più fondi per il momento, ma il finanziamento non è garantito a lungo termine.
Il piano finanziario dell’esercito per il periodo 2025-2028 sarà aumentato di 4 miliardi di franchi, raggiungendo i 29.8 miliardi. Questo creerà la base per investimenti urgenti e necessari. Tuttavia, le decisioni finali saranno prese solo nell’ambito delle discussioni annuali sul bilancio. Le decisioni odierne dimostrano la volontà di rispondere all’aumento della situazione della sicurezza. Ma le sfide rimangono: Il graduale aumento della spesa per la difesa all’1% del PIL continuerà a richiedere dure battaglie di distribuzione, ogni anno di nuovo.

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera

«Sì agli indirizzi strategici»

«Sì agli indirizzi strategici»

Il futuro della giustizia ticinese

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2446693

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Il Governo ha preso posizione sulle proposte del Parlamento relative alla riforma del terzo potere dello Stato
Norman Gobbi (DI): «Abbiamo dato seguito a tutte le richieste, ma il dialogo resta un elemento fondamentale»

Per il Governo si può fare, ma il dialogo resta fondamentale. Potremmo riassumere così la presa di posizione del Consiglio di Stato sulla risoluzione approvata in ottobre dal Gran Consiglio in materia di Giustizia. Un documento, quello del Parlamento, che conteneva una lunga serie di proposte per riformare un settore, la Giustizia ticinese, da anni sotto i riflettori. E così, mercoledì, il Governo dopo aver esaminato le proposte, ha trasmesso al Parlamento la sua visione, confermando, di fatto, gli indirizzi strategici: «Nella nostra presa di posizione diamo sostanzialmente seguito a tutte le richieste del Parlamento», commenta al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il quale sottolinea come il documento sia frutto di un lavoro improntato al dialogo tra i tre poteri dello Stato. Secondo il direttore del DI, «gli attori hanno capito che una riforma totale della Giustizia è difficile, e che pertanto occorre procedere passo per passo, identificando i settori primari su cui investire per garantire il buon funzionamento della Giustizia».

L’autonomia finanziaria
Di particolare interesse nel documento del Governo – accanto alla trasformazione digitale della Giustizia e alla pianificazione logistica – sono gli indirizzi riguardanti l’autonomia amministrativa e finanziaria della Magistratura, così come le varie riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale. Già attuata in diversi cantoni, l’autonomia finanziaria figurava in cima alle priorità della risoluzione votata dal Parlamento in ottobre. Dalla Commissione giustizia e diritti era infatti emersa la necessità, per il terzo potere dello Stato, di disporre di un proprio budget (approvato dal Parlamento) con la possibilità di gestire in modo autonomo i crediti concessi. Al riguardo, il Governo, nella sua presa di posizione, ricorda che il Dipartimento delle istituzioni non ha «preclusioni di sorta ad affrontare il tema di una maggiore autonomia finanziaria e amministrativa della Magistratura». Ciononostante, il Consiglio di Stato fa notare che l’attuale sistema funziona e consente inoltre di ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche, garantendo al contempo la parità di trattamento tra tutti gli impiegati dello Stato. Sia detto per inciso che la nomina dei funzionari attivi in Magistratura già oggi è di competenza del Tribunale d’Appello, del Ministero pubblico e delle altre Magistrature permanenti per i propri dipendenti. Al direttore del DI spetta invece «la supervisione della preparazione e l’osservanza del preventivo dei centri di responsabilità budgetaria del Dipartimento». Con la riforma, quindi, quest’ultimo compito passerebbe dal Dipartimento alla Giustizia stessa. Sulle tempistiche il Consiglio di Stato non si sbilancia, limitandosi ad indicare un «orizzonte a medio termine». Anche perché tale passaggio di autonomia «deve essere accompagnato – e quindi preceduto – da un riordino dell’ordinamento giudiziario cantonale attraverso le riforme settoriali». Insomma, l’autonomia finanziaria della Magistratura è sì possibile, ma deve essere preceduta da una riorganizzazione; e ciò tenuto conto che «le autorità giudiziarie cantonali oggi sono frammentate in 16 Magistrature permanenti », ossia il Tribunale di appello, il Ministero pubblico, l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, la Magistratura dei minorenni, le dieci Preture, la Pretura penale e il Tribunale di espropriazione. «Affinché questa autonomia sia raggiunta, sarà quindi fondamentale rafforzare il coordinamento organizzativo», commenta ancora il consigliere di Stato. Il quale fa altresì notare che per una tale riforma sono necessarie anche le strutture adeguate: «Le autorità giudiziarie dispongono già di autonomia amministrativa, ad esempio per le nomine dei funzionari, ma quella finanziaria richiede strumenti di supporto specifici». Al riguardo, il direttore del DI ricorda che alcuni enti, come il Ministero pubblico e il Tribunale d’Appello, hanno già introdotto un segretario generale per il coordinamento, mentre altre autorità, come le Preture, ne sono privi. «Dato l’alto numero di Autorità giudiziarie sussiste il rischio di una frammentazione, mentre invece è fondamentale avere una visione d’insieme che attualmente è ancora assicurata dal Dipartimento», spiega Gobbi.

Nomine e altro
Per quanto riguarda le ulteriori richieste contenute nella risoluzione parlamentare, in merito all’introduzione di un codice etico, il Governo segnala che l’amministrazione cantonale dispone già di una direttiva che disciplina il comportamento dei dipendenti. Tuttavia, l’Esecutivo ha inoltrato la richiesta al Consiglio della Magistratura e alle altre Autorità giudiziarie, dalle quali si attende una risposta nei prossimi mesi.
Meno dettagliata risulta invece la risposta riguardante il delicato tema del Ministero pubblico, da anni confrontato con un carico di lavoro in continuo aumento. La Commissione chiedeva la reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, così come la creazione di una direzione interna dotata di poteri amministrativi e finanziari. Al riguardo, l’Esecutivo rimanda al gruppo di lavoro che verrà avviato dal Consiglio della Magistratura nel 2025. «Difficile stimare le tempistiche di licenziamento del messaggio», rileva il Governo.
Medesime le conclusioni per quanto riguarda le proposte riguardanti la Magistratura dei minorenni, anch’essa oberata di lavoro, la cui riorganizzazione sarà inserita nelle discussioni del gruppo di lavoro del Ministero pubblico. La Commissione, in questo caso, chiedeva la creazione di una nuova colonna: un nuovo magistrato, un sostituto, un segretario. Per il potenziamento della Pretura penale (il credito è già stato approvato), l’Esecutivo ha fatto invece sapere che il messaggio sarà licenziato nel primo trimestre del 2025, contestualmente al progetto pilota «Justitia 4.0». Sulle Preture di Valle, il Governo ha invece confermato il loro mantenimento: «Occorre tuttavia riflettere sul ruolo e la funzionalità dei distretti, immaginando il loro inserimento in giurisdizioni riviste», osserva al riguardo Gobbi. Per le Giudicature di pace, invece, il messaggio è previsto entro la fine dell’anno prossimo. Ricordiamo che la Commissione chiedeva una maggiore professionalizzazione dei giudici di pace; la riduzione del numero dei circoli e la modifica del sistema di remunerazione. Anche in questo caso, il Governo esorta la Commissione a prendere parte al gruppo di lavoro. Sulla nomina dei magistrati, il Consiglio di Stato si è limitato a ricordare una precedente presa di posizione in cui menzionava che la competenza deve restare del Parlamento ma che sarebbe tuttavia auspicabile una maggiore apertura, con l’invito ad allargare le nomine a tutti i partiti, «anche a quelli più piccoli, garantendo così un’equa rappresentanza politica». Per quanto concerne, invece, le proposte sul Consiglio della Magistratura – la commissione chiedeva tra altre cose di professionalizzare la carica di presidente, ma soprattutto di modificare un articolo della LOG in modo che l’organo di vigilanza potesse intervenire in modo autonomo per verificare l’efficienza e l’efficacia dei magistrati – il Consiglio di Stato ha comunicato che «si rimette a una successiva presa di posizione da parte del CdM che per le note ragioni non ha potuto al momento determinarsi sul tema». In conclusione, il Governo sottolinea la convinzione che solo con la condivisione tra i tre poteri dello Stato e con i tempi necessari, queste importanti e complesse riforme in atto possono trovare concretizzazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 del Corriere del Ticino

Giustizia ticinese: il Consiglio di Stato conferma gli indirizzi strategici e le riforme già in atto

Giustizia ticinese: il Consiglio di Stato conferma gli indirizzi strategici e le riforme già in atto

Il Governo ha preso posizione sulla Risoluzione del Gran Consiglio del 14 ottobre 2024 relativa alle riforme della Giustizia ticinese. Nel documento trasmesso al Parlamento, il Consiglio di Stato ha confermato la visione per la Giustizia cantonale, che si traduce in 4 indirizzi strategici accompagnati dalle riforme già in atto in vari settori della Giustizia. L’obiettivo è di perseguire una Giustizia moderna ed efficiente, nella quale cittadine e cittadini ripongano fiducia. Un obiettivo che il Governo è convinto debba essere promosso in condivisione tra i tre poteri dello Stato.

Sono 4 gli indirizzi strategici già identificati da tempo dal Consiglio di Stato per la Giustizia ticinese, che concretizzano la visione del Governo nell’ottica di perseguire una Giustizia moderna ed efficiente, migliorando la qualità del servizio a beneficio di tutta la comunità:  

  • Trasformazione digitale della Giustizia, che vedrà un primo passo fondamentale nell’ammodernamento dell’applicativo informatico in uso in Magistratura, e che consentirà al Ticino con la Pretura di Biasca di fungere da sesto Cantone pilota del progetto nazionale di digitalizzazione della Giustizia denominato “Justitia 4.0”.
  • Pianificazione logistica della Giustizia, richiamando in particolare le recenti decisioni del Governo sul comparto della Giustizia del Luganese, che comprende anche il futuro complesso carcerario cantonale.
  • Riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale, già in corso e avviate da tempo d’intesa con le preposte Autorità giudiziarie.
  • Autonomia amministrativa e finanziaria della Magistratura, a seguito del riordino dell’ordinamento giudiziario cantonale che ne rafforzi il coordinamento.  

I 4 indirizzi strategici del Governo sono accompagnati dalle riforme settoriali già in atto riportate con i relativi intendimenti nel documento trasmesso al Parlamento: Riforma delle Autorità di protezione, Riforma della Giustizia di pace, Riforma dell’Autorità del perseguimento penale cantonale (Ministero pubblico e Magistratura dei minorenni), Riforma dell’Autorità penale di prima istanza cantonale (Pretura penale e Tribunale penale cantonale), istituzione del coordinamento presso le Preture, Riforma della Legge sugli onorari dei magistrati e Riforma del settore della medicina legale.  

La visione del Governo per la Giustizia ticinese non può comunque prescindere da una scelta ponderata di chi è chiamato a operare in qualità di Magistrato presso le Autorità giudiziarie, che sia popolare od ordinario, come pure delle collaboratrici e collaboratori giuridici e amministrativi di supporto. Da qui l’importanza sostanziale del processo di selezione dei Magistrati di competenza del Parlamento quale Autorità di nomina sancita dalla Costituzione cantonale.  

Il Consiglio di Stato, evidenziando la soddisfazione per l’attenzione posta anche dal Parlamento sul funzionamento del Terzo potere dello Stato, ritiene che solo con la condivisione tra i tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) queste importanti e complesse riforme potranno trovare concretizzazione. Una condivisione che esige le necessarie tempistiche, ma con il risultato che troverà maggior solidità e consenso a beneficio della fiducia che le cittadine e i cittadini devono riporre nella Giustizia.