Le debolezze del Ticino fotografate dal BAK: “Ma non siamo cicale”

Le debolezze del Ticino fotografate dal BAK: “Ma non siamo cicale”

Le reazioni del Governo allo studio del Bak

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Secondo lo studio i costi per abitante sono più alti del 5% rispetto alla media svizzera, come pure gli svantaggi strutturali: “Il margine di manovra per il Cantone è ridotto all’1%”, ha detto Gobbi

Lo studio è del BAK Economics sui dati del 2022 e ha lo scopo di valutare e identificare riduzioni di costi e una diminuzione inadeguata del livello dei servizi.
A volere questo genere di approfondimento, che è stato presentata giovedì a Bellinzona, sono stati il Gran Consiglio e il Governo.
Tra gli aspetti, interessanti, emersi spicca il fatto che il Cantone ribalta più oneri sui Comuni rispetto alla media svizzera. C’è una minor centralizzazione nella ripartizione dei compiti rispetto agli altri Cantoni.
Altro dato: a sud delle Alpi i costi per abitante sono del 5% superiori rispetto alla media nazionale. Ma bisogna anche considerare degli svantaggi strutturali pari al 4%, indipendenti dalla volontà della politica, come ha detto durante la presentazione alla stampa il presidente del Governo Norman Gobbi: “Si tratta quindi di un margine di manovra per il Cantone ridotto all’1% e questo dovrebbe farci pensare che determinate narrazioni in cui il Ticino è la cicala all’interno di una Confederazione fatta da tanti Cantoni-formiche, forse, tanto vera non è”.
Il BAK fa inoltre notare che tra le voci di spesa che mostrano costi superiori alla media svizzera ci sono i “Contributi alla riduzione dei premi dell’assicurazione malattia”, ma anche i “Trasporti pubblici”, gli “Anziani”, le “Scuole pedagogiche e le scuole universitarie professionali” e il “Sostegno sociale”. È in questi ambiti dunque – stando all’istituto di ricerca economica di Basilea – che si potrebbe intervenire. Eppure la politica e anche la popolazione, hanno recentemente deciso di aumentare semmai la spesa di diverse di queste voci. Pensiamo ai premi di cassa malati.
Le indicazioni del BAK sono dunque indicazioni. A scegliere sarà la politica, ha sottolineato Gobbi: “Questa che abbiamo ricevuto oggi è una fotografia, con delle affermazioni. Dovremo fare le nostre deduzioni dal punto di vista delle analisi, anche di quelle che sono le volontà popolari espresse, e poi trarne delle conclusioni”.
Uno strumento appunto, lo studio del BAK, che ora la politica potrà – se vorrà – tenere in considerazione.

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Spesa sopra la media, ma c’è poco margine
Presentata l’analisi dei conti rispetto al resto della Svizzera. Il nostro Cantone ha svantaggi strutturali che spiegano le maggiori uscite. Gobbi: ‘Possibilità limitate’

Si spende di più, ma (anche) perché c’è bisogno. Soprattutto nella riduzione dei premi di cassa malati e nei trasporti. E i margini di intervento sono ridotti a circa 100 milioni di franchi. Sono questi in estrema sintesi gli elementi principali che emergono dallo studio sull’analisi della spesa del Canton Ticino confezionato dall’istituto di ricerca Bak Economics di Basilea. Un rapporto – che si concentra sull’esame sistematico dei costi sostenuti dal Canton Ticino per l’erogazione delle prestazioni pubbliche nei diversi ambiti operativi – sollecitato dall’iniziativa parlamentare elaborata ‘Per la revisione della spesa dello Stato’, presentata il 5 febbraio dello scorso anno dalla commissione ‘Gestione e finanze’ del Gran Consiglio e approvata insieme al Preventivo 2024 dalla maggioranza del plenum. Si tratta in altre parole di una valutazione del bilancio finanziario del Ticino, attraverso un confronto con gli altri Cantoni. L’esito dello studio è stato presentato ieri mattina in conferenza stampa dal Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della ‘Gestione’, e dovrebbe servire alla politica per indirizzare le sue scelte future.

‘Sui dati è possibile trovare terreni comuni’
A introdurre la presentazione a nome del Comitato guida è il presidente della ‘Gestione’, il socialista Fabrizio Sirica. E lo fa prendendo la rincorsa: «Questo studio è il risultato di una volontà che parte da lontano, già da alcune indicazioni del Preventivo 2023 da cui è scaturito il famoso studio Idheap, considerato però in commissione un documento un po’ troppo grezzo». Ovvero, «una comparazione intercantonale che non ci permetteva di entrare nelle peculiarità del Canton Ticino. Da qui l’auspicio della ‘Gestione’ e la creazione del Comitato guida». La presentazione di ieri – «immediatamente dopo l’approvazione del Preventivo 2026» – è, secondo Sirica, «simbolica, ma non voluta». E spiega: «Questo strumento guarda al medio-lungo termine. Analizzarlo in riferimento ai conti del prossimo anno avrebbe avuto poco senso». Il presidente della ‘Gestione’ conclude il suo intervento con alcune considerazioni personali: «Partendo da dati concreti, il documento del Bak ci permette di analizzare un tema politicamente molto divisivo. È nell’analisi il più oggettiva possibile che si può trovare un terreno comune su cui lavorare insieme».

Le fasi analitiche, spiegate
I dettagli tecnici sono stati illustrati dal responsabile dello studio Sebastian Schulze e dal capo della Sezione delle finanze del Dipartimento finanze ed economia Roberto Bevacqua.
L’analisi, basata su dati del 2022, si focalizza su ventinove ambiti operativi verso cui lo Stato indirizza le proprie spese. Tra i primi elementi a emergere, il fatto che la partecipazione finanziaria del Cantone ai costi cantonali complessivi è inferiore alla media svizzera. “Il Canton Ticino – si legge nel documento – presenta una minore centralizzazione nella ripartizione dei compiti rispetto agli altri Cantoni”. Il che si traspone in un sostegno da parte del Cantone del 72% dei costi, mentre il restante 28% grava sui Comuni. E quindi: “L’Amministrazione cantonale ticinese contribuisce in misura inferiore al finanziamento cantonale complessivo rispetto alla media degli altri Cantoni svizzeri (77%)”. Tradotto: in Ticino il Cantone riversa gli oneri sugli Enti locali più di quanto non avvenga nel resto della Svizzera.
Cinque le fasi analitiche che caratterizzano lo studio, riassunte da Bevacqua: «L’analisi parte dai costi standard, quindi i costi netti di ogni ambito operativo suddivisi pro capite sul totale della popolazione. Ai costi standard viene applicata una correzione per tenere conto degli effetti strutturali. Ripuliti dai fattori strutturali, i costi standard confluiscono nei costi unitari che vengono confrontati a livello intercantonale. I costi unitari vengono rappresentati con un indice a base 100, che costituisce la media dei Cantoni di riferimento. Un valore superiore a 100 rappresenta costi superiori alla media e viceversa. Infine, i costi superiori alla media vengono tramutati in un valore monetario per isolare i differenziali di costo». Semplice no?

Quattro messaggi chiave e cinque potenziali campi d’azione
Cinque le fasi analitiche, quattro i messaggi chiave dell’analisi. Il primo: i costi standard per abitante sono superiori alla media degli altri Cantoni. “In totale undici dei ventinove ambiti operativi presentano costi standard superiori alla media”, indica il Bak. Più precisamente, le uscite nette per abitante sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri Cantoni, soprattutto, come detto, nella riduzione dei premi e nei trasporti. Ma anche nel settore anziani e sport e attività ricreative. I settori meno sostenuti sono, secondo il Bak, quelli della protezione delle specie e del paesaggio, della scuola dell’obbligo e delle scuole speciali, dell’esecuzione delle pene e del sostegno sociale. Questi dati vanno però relativizzati. A farlo ci pensa il secondo messaggio chiave, quello della correzione per i costi strutturali. In Ticino, viene messo in evidenza dall’istituto di ricerca, ci sono diversi svantaggi strutturali. I dati indicano infatti che “il Canton Ticino presenta complessivamente strutture meno favorevoli rispetto alla media degli altri Cantoni”. Rimarca il Bak: “A causa di fattori strutturali, il Cantone deve sostenere complessivamente costi superiori del 4% per fornire alla popolazione un livello medio di prestazioni”. Sono diversi i settori in cui lo studio individua degli svantaggi strutturali. In particolare nell’istruzione, nella salute e nel sociale. Non solo svantaggi, ma anche vantaggi strutturali, situati dal Bak negli ambiti operativi ‘Scuola dell’obbligo e scuole speciali’ e ‘Sostegno sociale’.
Arriviamo quindi al terzo messaggio chiave, concernente i costi unitari, che sancisce: “Al netto degli svantaggi strutturali, i costi influenzabili sono solo dell’1% superiori alla media dei Cantoni di riferimento, ma con forti disparità tra gli ambiti”. Insomma, in aggregato, il Ticino è molto vicino alla media dei Cantoni strutturalmente simili. Non da ultimo, il quarto messaggio chiave che isola i cinque ambiti operativi con un significativo differenziale di costo e un’elevata quota cantonale delle uscite nette. “Per ciascun ambito operativo – chiarisce il Bak – viene calcolato un valore monetario (differenziale di costo), che indica se, e in quale misura, i costi unitari del Cantone superano la media dei costi dei Cantoni appartenenti al gruppo di riferimento”. E in altre parole è possibile determinare di quanto, in termini monetari, andrebbero ridotti i costi nell’ambito considerato per raggiungere la media dei rispettivi gruppi di riferimento, cioè gli altri Cantoni simili. Le categorie che presentano un indice di costi unitari significativamente superiore alla media e con un volume importante sono: il trasporto pubblico, la riduzione dei premi, gli anziani, le scuole universitarie professionali e il sostegno sociale. La somma dei differenziali di costo di questi cinque ambiti operativi, che rappresentano il 95% del potenziale identificato, sono 92,1 milioni di franchi. Quasi 100 milioni suddivisi in 47,5 milioni generati dalla riduzione dei premi, 34,3 milioni dai trasporti pubblici, 4,9 milioni dal settore anziani, 3,1 milioni dalle scuole pedagogiche e universitarie professionali e 2,3 milioni dal sostegno sociale. Tenendo conto di ogni ambito operativo si arriva a un potenziale di ottimizzazione di 96,7 milioni di franchi a carico del Cantone, per un totale di 159,5 milioni (Cantone + Comuni).

Gobbi: ‘Non è una lista della spesa’
Ed è su questi margini che si concentra il presidente del governo Norman Gobbi. Che si toglie subito qualche sassolino. «Dai dati esposti – osserva – emerge che il margine di manovra per il Cantone è ridotto all’1%. La narrazione secondo cui il Ticino è una cicala all’interno di una Confederazione fatta da tanti Cantoni formiche, forse, tanto vera non è». Non mancano poi ulteriori steccate. «Alcuni elementi strutturali – evidenzia il consigliere di Stato – non sono influenzabili dalla politica, penso alla nostra conformazione territoriale, come pure alla nostra demografia. Elementi che influenzano diversi ambiti, tra cui i sussidi di cassa malati». Il ‘ministro’, poi, non ha dubbi: «I potenziali campi d’azione individuati dal Bak non sono una lista della spesa dei settori in cui intervenire. Lo sappiamo, ridurre o sopprimere dei servizi ha sempre delle conseguenze». Ciò detto, afferma, «trarremo le dovute conclusioni per portare avanti delle misure di riequilibrio da una parte e di riorientamento della spesa pubblica dall’altra. La votazione del 28 settembre sui premi di cassa malati ha per esempio dato dei chiari segnali sulle priorità dei ticinesi». Difficile quindi pensare di intervenire sugli aiuti nella riduzione dei premi, una decisione chiara è uscita anche dal parlamento con l’avallo dell’emendamento di Ps e Mps per lo stralcio dei tagli alla Ripam nel Preventivo 2026. Insomma, per Gobbi l’importante ora è veleggiare verso «scelte condivise strategicamente e politicamente. Un dialogo che parta da dati oggettivi per poi attuare delle misure concrete nel medio-lungo termine».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 dicembre 2025 de La Regione

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Tutte le pieghe della spesa pubblica Spendiamo di più ma non siamo cicale

I costi procapite in Ticino risultano più alti, ma il cantone è penalizzato da una serie di svantaggi strutturali – Cinque gli ambiti in cui si concentrano i potenziali margini di manovra – Gobbi: «Documento oggettivo da cui partire» – Sirica: «Non si risparmia sui sussidi RIPAM»

Partiamo dalle conclusioni, saltando a piedi pari, almeno per un istante, la teoria. Secondo l’analisi del BAK, sono cinque gli ambiti della spesa pubblica cantonale che presentano un indice dei costi «significativamente superiore» alla media intercantonale. In ordine di importanza e peso troviamo: l’ambito dei sussidi di cassa malati (RIPAM), i trasporti pubblici, gli anziani, le scuole pedagogiche e universitarie professionali, e, infine, il sostegno sociale.
Ma quanto incidono maggiormente questi ambiti rispetto agli altri cantoni? Secondo lo studio, il cosiddetto «differenziale di costo» del Canton Ticino per questi settori, ossia il potenziale di ottimizzazione affinché la spesa rientri nei parametri intercantonali, è di 92,1 milioni di franchi. La parte del leone è rappresentata dalle prestazioni nell’ambito «delle riduzioni dei premi di cassa malati», dove il differenziale di costo è di 47,5 milioni di franchi; seguono i trasporti pubblici (34,3 milioni); gli anziani (4,9 milioni); le scuole pedagogiche e universitarie professionali (3,1 milioni) e il sostegno sociale (2,3 milioni).
Per inciso, questi 5 ambiti, da soli, rappresentano il 95% del potenziale di ottimizzazione del Canton Ticino, stimato complessivamente attorno a 96,7 milioni di franchi. Va detto, per altro, che questa spesa esclusivamente cantonale si accompagna della quota a carico dei Comuni, per ulteriori 62,8 milioni di franchi.
Altri ambiti operativi, invece, presentano un indice dei costi unitari inferiore al confronto intercantonale. Tra queste voci troviamo categorie come: ospedali, prevenzione della salute, scuole di formazione generale, cliniche psichiatriche, scuole universitarie, protezione del paesaggio e, infine, i costi dell’Esecutivo. Qui spendiamo meno.

Costi strutturali e unitari
Ma come si è arrivati a queste cifre? Il primo aspetto da considerare è che l’analisi del BAK ha differenziato i costi strutturali (non influenzabili perché legati per esempio alla demografia o alla topografia del Ticino) dalle componenti influenzabili politicamente, i cosiddetti costi unitari. In questo senso, stringendo all’osso, lo studio ha messo in evidenza 3 dati chiave. Il primo riguarda la spesa pro-capite, che in Ticino risulta del 5% più alta rispetto alla media svizzera. Il secondo dato riguarda il peso dei costi strutturali. In altre parole, a causa della struttura peculiare del Ticino, alcune voci costano «strutturalmente » di più. Quanto? Il BAK ha stimato l’onere strutturale aggiuntivo attorno al 4%. La conclusione, politicamente, è molto interessante: il Ticino spende «solo» l’1% in più rispetto al resto della Svizzera.

Formiche e cicale
E proprio su questa considerazione che è intervenuto il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, smentendo la narrazione di un Ticino spendaccione e cicala: «Il Ticino, nonostante le numerose sfide di carattere demografico e socioeconomico, è riuscito a mantenere sotto controllo le finanze. È vero che siamo maggiormente esposti, sotto il profilo dei costi, ad alcune criticità, ma questo non ci deve impedire di riflettere su come rispondere alle nuove sfide che ci sono state affidate, in particolare dopo il voto del 28 settembre».
Il nodo, effettivamente, è questo, perché da una parte il BAK ha mostrato che i sussidi RIPAM rappresentano l’ambito con un potenziale di intervento maggiore, dall’altra però il messaggio uscito dalle urne va esattamente nella direzione opposta, ossia verso un potenziamento di questa spesa. Insomma, il margine di azione risulta piuttosto risicato: «Inevitabilmente si porrà la questione politica su come riorientare le priorità della spesa», ha commentato Gobbi. «Questo dato deve indurre tutti a riflettere, spingendo a superare posizioni puramente difensive».
Eppure, trovare la quadratura del cerchio non sarà tanto semplice. Anzi, il dibattito rischia persino di acuirsi, tenuto conto che lo studio del BAK ha mostrato che la quota parte cantonale, rispetto a quella comunale, risulta inferiore alla media svizzera. In altre parole, i Comuni – nel nostro cantone – pagano mediamente di più rispetto al resto del Paese. Il Cantone Ticino sostiene il 72% dei costi (vs. 77%), mentre il 28% grava sui Comuni. Per Gobbi, l’analisi del BAK rappresenta comunque un documento da cui partire per costruire un dialogo che porti, sul medio e lungo termine, a una revisione della spesa condivisa e matura. «I dati sono neutri e permettono di avere un’oggettività che talvolta manca».

Il topolino e la montagna
Per il presidente della Commissione della gestione, Fabrizio Sirica, lo studio «rappresenta uno strumento certamente valido, ma non è una bussola». In altre parole, le scelte resteranno politiche: potranno senz’altro essere orientate da questa «cartina», che indica la posizione del Ticino nel confronto intercantonale, ma non saranno determinate automaticamente dai suoi risultati. Sirica ha tuttavia accolto con grande favore l’oggettività dei dati e la raffinatezza dello strumento, che ha consentito di fare chiarezza anche su alcune voci di spesa ritenute, a torto, sopra la media. È il caso, ad esempio, della Polizia: «Si tratta effettivamente di un dato interessante – ha osservato – che andrebbe però ponderato, ad esempio, con la questione salariale». Che dire, invece, del risicato margine di manovra? Risparmiare su RIPAM e trasporto pubblico non è possibile. «Effettivamente la montagna ha partorito un topolino. Avevamo grandi aspettative su questo strumento per riorientare la spesa nel medio e lungo termine; tuttavia, oggettivamente, vi sono voci di spesa che risultano bloccate, a cominciare dai premi di cassa malati e dal trasporto pubblico». Come intervenire, dunque? «C’è un’immagine emblematica nello studio: una bilancia con troppo poche entrate. Il Ticino presenta costi strutturali superiori alla media, ma dispone di entrate inferiori rispetto alla media intercantonale. Viene quindi naturale pensare che un riequilibrio debba avvenire tra entrate e uscite».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

Cerimonia di Fine Anno Bellinzona: una serata all’insegna di riflessione, condivisione e allegria

Cerimonia di Fine Anno Bellinzona: una serata all’insegna di riflessione, condivisione e allegria

Mercoledì 17 dicembre al Teatro Sociale la Città di Bellinzona ha proposto la tradizionale Cerimonia di Fine Anno. Protagoniste sono state riflessione, condivisione e allegria, grazie anche alle esibizioni dei giovani danzatori della Diamonds Dance Company di Giubiasco.
Sul palco davanti a un Teatro affollato sono saliti pure coloro che il Municipio ha voluto premiare per i successi raggiunti in vari ambiti e nella loro veste di rappresentanti di Bellinzona, i quali hanno poi dialogato con la presentatrice della serata, la cantautrice e speaker radiofonica Julie Meletta.
Il Premio per la cultura è stato assegnato al fotografo Massimo Pacciorini-Job, che con impegno e passione ha dedicato tutta la carriera a raffigurare la sua città natale, e non solo. Il Premio per il miglior sportivo è andato quest’anno a Matteo Gervasoni, giovane giocatore di Ticino Unihockey e delle Nazionali rossocrociate giovanili. La Menzione speciale per il 2025 è stata conferita alla Società dei Commercianti di Bellinzona quale riconoscimento per il costante impegno a favore del commercio e della comunità locale, ma soprattutto per la presenza irrinunciabile del Mercato del sabato.
Durante la Cerimonia – tradotta nella lingua dei segni – gli auguri ufficiali di fine anno sono stati portati dal Sindaco di Bellinzona Mario Branda, dalla Presidente del Consiglio comunale Martina Malacrida Nembrini e dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
La serata è proseguita con un apprezzato aperitivo a Palazzo Civico sulle note della Filarmonica di Monte Carasso-Sementina.

Comunicato stampa (Città di Bellinzona)

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Comunicato stampa

Il Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, ha presentato oggi i principali risultati dello studio sulla spesa pubblica del Cantone Ticino effettuata dagli specialisti dell’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea. I dati raccolti mostrano che il Ticino, per finanziare le stesse prestazioni alla popolazione, registra costi leggermente superiori rispetto agli altri Cantoni (circa l’1%) – con un differenziale di costo che si attesta a circa 96,7 milioni di franchi.

Nell’ambito della discussione sul Preventivo 2024 del Cantone, il Gran Consiglio aveva approvato l’iniziativa parlamentare «Per la revisione della spesa dello Stato». In risposta a questo mandato, il Comitato guida per la revisione della spesa – composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione parlamentare gestione e finanze – si è rivolto all’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea, commissionando uno studio dettagliato sulla spesa pubblica del Cantone.  
L’analisi si è concentrata sull’esame sistematico dei costi sostenuti dallo Stato per l’erogazione delle prestazioni pubbliche, in 29 ambiti operativi. La metodologia del benchmarking intercantonale ha permesso di tenere distinte le componenti di costo strutturali – che sono difficilmente influenzabili, in quanto legate a fattori demografici o geografici – dai costi unitari, che sono frutto di decisioni politiche.  
L’analisi, basata sui dati relativi al 2022, ha mostrato che le uscite nette per abitante (i cosiddetti «costi standard») del Cantone Ticino sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri 25 Cantoni svizzeri. Tuttavia, lo studio ha riscontrato che il Cantone Ticino presenta significativi svantaggi strutturali, a causa di alcuni fattori non influenzabili a livello politico. Di conseguenza, per garantire alla sua popolazione un livello di prestazioni paragonabile a quello di altri Cantoni, il Ticino deve sostenere costi del 4% superiori alla media intercantonale. Questi svantaggi strutturali sono riscontrati in particolare nei settori dell’istruzione, della salute e della socialità (le voci di spesa «ospedali», «anziani» e «invalidità»).  
Concentrando l’attenzione sulle componenti di spesa politicamente influenzabili (i cosiddetti «costi unitari»), i ricercatori del BAK Economics hanno così evidenziato che la spesa in Ticino risulta essere dell’1% superiore rispetto alla media dei Cantoni strutturalmente simili. 
A livello metodologico, va sottolineato che il benchmarking intercantonale non ha lo scopo di indicare potenziali di risparmio garantiti o realizzabili nel corto termine. Si tratta invece di uno strumento di supporto e orientamento per i decisori politici, che punta ad assisterli nelle riflessioni strategiche e, eventualmente, nell’elaborazione di misure concrete. Qualsiasi conclusione sull’effettivo potenziale di risparmio per il Cantone Ticino dovrà tenere conto dei contesti istituzionali e politici. Inoltre, va ricordato che un livello di costi superiore alla media in un determinato ambito potrebbe essere il risultato di precise scelte politiche.  
I lavori del Comitato guida per la revisione della spesa proseguiranno e terranno conto dei risultati dello studio, che può essere consultato, nella sua versione integrale, collegandosi alla pagina web www.ti.ch/finanze-cantonali.

Richiedenti problematici: i sindaci della regione non ci stanno

Richiedenti problematici: i sindaci della regione non ci stanno

Progetto SEM per un’area separata nel centro Pasture: “Sono mesi che chiediamo di trovare delle migliori soluzioni”, sottolinea il sindaco di Balerna Luca Pagani; irritato anche Norman Gobbi

Dalla prossima estate al centro per richiedenti l’asilo di Pasture sarà così creata un’area separata per gli individui considerati problematici. La struttura di Balerna è stata scelta dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per implementare un progetto-pilota, che manda però su tutte le furie i sindaci della regione.
A essere qualificati come problematici sono i richiedenti l’asilo che hanno comportamenti violenti o minacciosi nei confronti del personale o degli altri ospiti dei centri federali: stando alla SEM, poche decine di persone su un totale di 6’000 ospitati. Quanto a Pasture si tratterebbe, citiamo, di “poche unità”. Qui avranno un regime separato con maggiore sicurezza: un test che verrà implementato anche a Flumenthal, nel canton Soletta. Il progetto pilota “durerà 6 mesi a partire dall’estate del 2026”, spiega il portavoce della SEM Nicolas Cerclé: ci si aspetta quindi “di capire se questa nuova soluzione possa portare maggiore tranquillità all’interno del Centro federale d’asilo” (CFA).
Pasture è stato scelto perché non necessita di interventi di ristrutturazione. Non sono previsti trasferimenti da un centro all’altro e, se il test funzionerà, questi regimi verranno implementati in tutti i centri. Fino al mese scorso, i richiedenti problematici venivano trasferiti nel centro neocastellano di Verrières, poi chiuso su insistenza del Comune per problemi di sicurezza. Problemi che già vivono Balerna, Chiasso e Novazzano, i quali dicono di essere delusi e sentirsi abbandonati. 
“Sono mesi che chiediamo di trovare delle migliori soluzioni per il territorio rispetto a questi richiedenti che creano problemi. Abbiamo scritto due volte al consigliere federale Beat Jans e l’unica risposta che riceviamo è questa, che peggiora nettamente la nostra situazione”, afferma il sindaco di Balerna Luca Pagani, sottolineando che “la SEM pensa solo a quello che avviene all’interno dei centri e non a quello che avviene fuori sul territorio”. E intanto, aggiunge, “noi siamo doppiamente penalizzati”. In primo luogo “chi crea problemi non potrà più essere trasferito altrove. Ed è facile pensare che chi è potenzialmente problematico” verrà inviato nei centri securizzati. E queste persone “potranno continuare a uscire liberamente come avviene oggi”.
Su questo punto il portavoce della Segreteria rileva che “la libertà d’uscita dei richiedenti l’asilo problematici non sarà limitata” in quanto la SEM “non ha queste competenze in materia penale”. Concretamente queste persone saranno spostate “dalla zona non problematica dei CFA” in una zona dedicata, “dove avranno comunque a loro disposizione i servizi normali del CFA, ma verranno separati dagli altri richiedenti l’asilo, in modo “da evitare che possano causare problemi”, spiega Cerclé, precisando che si parla “solo di richiedenti l’asilo maschi e maggiorenni”.
Intanto, afferma Pagani, “è incredibile che non si voglia capire che” queste persone “gettano una pessima luce su tutti i richiedenti l’asilo” e che “mandano letteralmente alle ortiche tutti gli sforzi che facciamo per un’integrazione e per una pacifica convivenza con la popolazione. Quanto al Cantone, “sarebbe bello capire da che parte sta”, aggiunge il sindaco, parlando di un “rimpallo di responsabilità fra Cantone e Confederazione” e di Comuni che “vengono lasciati soli a gestire le problematiche”.
Per parte sua Norman Gobbi si dice arrabbiato, visto che la comunicazione è arrivata solo ieri. Il presidente del Consiglio di Stato parla di una “decisione unilaterale” presa dalla Confederazione. “Abbiamo subito espresso le nostre criticità”, spiega, “proprio perché in passato” l’Esecutivo aveva più volte sottolineato l’esigenza, per la gestione dei “richiedenti l’asilo renitenti”, che “creano problemi sul territorio”, di “misure amministrative e non solo dei centri di contenimento”. Quanto al numero ristretto di migranti, Gobbi rileva che “sono pochi sì” ma “creano dei grossi problemi di disagio”, riferendosi soprattutto a “molestie” e problemi “di ordine pubblico sul territorio”. Territorio che dalla prossima estate sarà così messo alla prova. E solo allora si potrà dire se questa fase test verrà superata.

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Strutture carcerarie: sette agenti di custodia ticinesi tra i neodiplomati

Strutture carcerarie: sette agenti di custodia ticinesi tra i neodiplomati

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che il 5 dicembre scorso ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia, con attestato professionale federale, organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali (efsp, www.epjv.ch), in collaborazione con il Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali (www.skjv.ch), responsabile per la formazione di base.
Sono 163 le neo diplomate e i neo diplomati, tra cui vi sono sette ticinesi attivi alle Strutture carcerarie cantonali: Rusca Marika, Becatti Mattia, Canonica Alef, D’Addazio Daniele, Jornod Marc André, Quaresima Mirko e Lanfranchini Claudio, che è intervenuto davanti alle oltre 500 persone presenti, autorità e famigliari, condividendo in particolare il significato dei principi appresi nell’ambito del percorso formativo e lavorativo.
Gli agenti di custodia – che sono la colonna portante degli stabilimenti penitenziari, dove svolgono al contempo attività di sicurezza e inquadramento – rappresentano nelle strutture detentive la dignità e la legalità dello Stato.
Il rispetto della dignità umana e la tutela dei diritti fondamentali costituiscono i principi guida nel lavoro con persone in detenzione. 
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Direzione della Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie cantonali, augurando alla neo diplomata e ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che, dopo la conclusione della procedura di selezione, nel corso del mese di febbraio 2026 per nove aspiranti Agenti di custodia prenderà avvio una nuova edizione della scuola di formazione interna delle Strutture carcerarie cantonali.