Alta tensione tra Italia e Svizzera. Tre domande a Norman Gobbi

Alta tensione tra Italia e Svizzera. Tre domande a Norman Gobbi

Norman Gobbi, lei fu tra Consiglieri di Stato che bloccarono parzialmente i ristorni nel 2011. Quanto siamo effettivamente vicino a un blocco bis quest’anno? Su questo fronte lei ha denunciato l’insensibilità della Confederazione rispetto al Ticino. Eppure abbiamo un Consigliere Federale ticinese. Come si spiega questo atteggiamento? 
“Non sempre per far sentire la voce del Ticino a Berna basta parlare e lanciare i campanelli d’allarme. A volte bisogna picchiare i pugni sul tavolo. Non significa essere ribelli ma richiamare l’attenzione verso la specificità di un Cantone di frontiera come il nostro, che vive quotidianamente dinamiche diverse rispetto al resto del Paese. È vero che abbiamo un Consigliere federale a Berna ma nel Governo si ragiona in ottica nazionale e spesso si prediligono i buoni rapporti istituzionali tra Stati, talvolta a discapito degli interessi dei Cantoni. Nel caso specifico, la “tassa sulla salute” è di fatto un’imposta introdotta dal Governo italiano a carico dei lavoratori frontalieri. Come tale, a nostro modo di vedere, costituisce una violazione da parte di Roma dell’accordo sulla fiscalità. Nel rispetto dei livelli istituzionali, dev’essere il Coniglio federale a sollevare la questione con le autorità italiane. È una delle richieste che rivolgeremo alla Consigliera federale Karin Keller-Sutter che ha accettato – finalmente – la nostra proposta di incontro. Apprezziamo l’apertura al dialogo, ma se questo non produrrà risultati concreti, il Cantone deve valutare tutte le opzioni percorribili. Dubito però che si procederà con il blocco-bis dei ristorni, l’ipotesi più plausibile potrebbe essere una decurtazione”.

Le tensioni tra Italia e Svizzera sono già alle stelle per via di Crans-Montana. Nelle vostre considerazioni state tenendo conto anche di questo aspetto?
“Il dossier dei ristorni e le questioni fiscali sono un tema economico e istituzionale tra Stati. Crans-Montana è un dramma umano e una vicenda giudiziaria. Mescolare i due piani sarebbe un errore. Il Ticino valuta il tema dei ristorni per ciò che è: un problema di equilibrio fiscale e di rispetto degli accordi. Le relazioni tra Svizzera e Italia sono solide, ma devono basarsi sul rispetto reciproco e non possono essere condizionate da una sovrapposizione impropria di dossier”.

A proposito di Crans-Montana. L’ambasciatore italiano a Berna, resta ancora a Roma per volontà del Governo italiano. Lei che idea si è fatto di questa strategia aggressiva da parte dell’Esecutivo guidato da Meloni? E come pensa che dovrebbero reagire le istituzioni politiche e giudiziarie svizzere rispetto alle pretese italiane?
“Il richiamo di un ambasciatore è un gesto gravissimo. Nella prassi diplomatica è uno strumento che viene utilizzato in contesti di conflitto o di rottura profonda delle relazioni tra Stati. Il Governo italiano ha deciso di alzare il livello dello scontro con decisioni ricattatorie, ha scelto la strada della pressione e dell’ingerenza politica, e questo non si può accettare. Il contesto nel quale si inserisce questa scelta, tuttavia, non può essere ignorato: le tensioni bilaterali si sviluppano parallelamente a un acceso dibattito interno in Italia sulla riforma della giustizia. È legittimo interrogarsi sulla coincidenza temporale di questi fattori. Le istituzioni svizzere devono ribadire il principio fondamentale che sta alla base del nostro sistema democratico: la separazione dei poteri. Si tratta di un pilastro irrinunciabile dello Stato di diritto, che non può essere messo in discussione da pressioni politiche esterne. La Svizzera – che, lo ricordiamo, piange il maggior numero di vittime – è la prima a voler fare piena luce sui fatti e a ricercare verità e giustizia. È dunque doveroso garantire la massima collaborazione nell’ambito degli strumenti previsti dal diritto internazionale, ma con altrettanta fermezza nel tutelare la propria sovranità giuridica e l’autonomia delle proprie istituzioni”.

https://www.liberatv.ch/news/politica-e-potere/1907851/alta-tensione-tra-italia-e-svizzera-tre-domande-a-norman-gobbi

 

Strutture carcerarie: “In atto ogni sforzo per una collocazione adeguata”

Strutture carcerarie: “In atto ogni sforzo per una collocazione adeguata”

Le è stato fornito un quadro aggiornato della situazione di sovraffollamento nelle carceri ticinesi e le sono state illustrate le misure straordinarie adottate per far fronte alla carenza di spazi e per sostenere adeguatamente il personale in una fase caratterizzata da “un’elevata pressione operativa”. La commissione parlamentare di sorveglianza ha incontrato ieri mattina in audizione il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti e il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini per fare il punto sulla sovraoccupazione delle prigioni.

La commissione, presieduta dalla deputata dei Verdi Giulia Petralli, “ha potuto constatare come, in un contesto particolarmente complesso, le autorità competenti stiano mettendo in atto ogni sforzo volto a garantire una collocazione adeguata alle persone detenute”. Nella nota l’organo parlamentare esprime inoltre “il pieno riconoscimento e apprezzamento per l’impegno, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati dal personale delle Strutture carcerarie cantonali”. Riunitosi giovedì sera in assemblea (vedi ‘laRegione’ di ieri), il sindacato Vpod ha approvato una risoluzione all’attenzione del Consiglio di Stato, della Direzione delle strutture carcerarie e della stessa commissione parlamentare, formulando nella stessa alcune rivendicazioni. Per il sindacato “vanno rilanciati investimenti coraggiosi del Cantone nelle infrastrutture e nella dotazione di personale”, investimenti che garantiscano nelle carceri “spazi ed effettivi all’altezza dei crescenti bisogni”. Ciò per assicurare condizioni di lavoro adeguate per il personale alle dipendenze delle strutture detentive e condizioni dignitose per chi sta scontando una pena privativa della libertà o si trova in carcerazione preventiva. La Vpod chiede anche “l’esclusione di nuovi programmi di privatizzazione dei servizi penitenziari”. E questo perché ”l’esecuzione della pena costituisce un compito essenziale dello Stato”. Che deve quindi “rimanere in mano pubblica”.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 28 febbraio 2026 de La Regione

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Sovraffollamento delle strutture carcerarie: «In atto ogni sforzo per una collocazione adeguata»

La Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione ha incontrato Gobbi, Andreotti e Laffranchini: «Pieno riconoscimento e apprezzamento per l’impegno, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati dal personale»
«Siamo al 100% al carcere penale (La Stampa, ndr.) e sovraffollati al carcere giudiziario (La Farera, ndr.)». A esporre la situazione, due settimane fa, era stato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini. Oggi la Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione ha incontrato il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e Laffranchini.
Nel corso dell’incontro, la Commissione è stata aggiornata in merito alla delicata situazione di sovraffollamento che interessa le Strutture carcerarie ticinesi, fenomeno che si riscontra peraltro anche a livello nazionale. Sono state illustrate le misure straordinarie adottate per far fronte alla carenza di spazi disponibili e per sostenere adeguatamente il personale in una fase caratterizzata da un’elevata pressione operativa.
«La Commissione ha potuto constatare come, in un contesto particolarmente complesso, le autorità competenti stiano mettendo in atto ogni sforzo volto a garantire una collocazione adeguata alle persone detenute».
La Commissione desidera infine «esprimere il proprio pieno riconoscimento e apprezzamento per l’impegno, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati dal personale delle Strutture carcerarie cantonali».