Giustizia: la sfida del futuro

Giustizia: la sfida del futuro

Dal MDD l Il voto delle e dei Ticinesi di domenica scorsa, favorevole alla riduzione da 4 a 3 dei giudici dei provvedimenti coercitivi, è stato un segnale chiaro a sostegno delle scelte del Governo e del Parlamento nel programma di risanamento delle finanze cantonali. Quella dei giudici è stata la sola che toccava una riduzione nell’ambito della Giustizia ticinese, la quale dovrà affrontare la stessa sfida che attende tutta la pubblica amministrazione: fare di più con le stesse risorse.

Il fronte sindacale e della sinistra asseriva, durante la campagna sul referendum per la riduzione da tre a quattro dei giudici dei provvedimenti coercitivi, che si trattava di un risparmio minimo e che si sarebbe incrinata la garanzia dei diritti fondamentali a coloro colpiti da misure di privazione di libertà o interessati da procedimenti penali. Questo punto di vista è quello di un vecchio modo di pensare il funzionamento in generale della Pubblica amministrazione, che non mette in discussione il modus operandi e continua con la mortale affermazione “abbiamo sempre fatto così”.

La sfida che attende l’amministrazione pubblica, e quindi anche l’amministrazione della Giustizia, è saper affrontare l’evoluzione dei bisogni e del lavoro, rispondendo “presente!” e facendo fronte al lavoro con meno risorse o al maggior lavoro con le stesse risorse disponibili. Sono sforzi che dobbiamo compiere per non dilatare all’insostenibile – finanziariamente parlando – i costi dello Stato e delle sue prestazioni.

La Giustizia deve però operare secondo leggi, codici e codici di procedura, si potrebbe obiettare. Vero, ma in taluni casi le prassi instaurate potrebbero essere semplificate, grazie anche ai progetti che a livello intercantonale si stanno promuovendo per una sempre maggiore digitalizzazione del funzionamento della giustizia, sia civile che penale. A monte ci vuole una parziale riorganizzazione, che stiamo portando avanti con il progetto “Giustizia 2018”, che vuol rivedere organizzazione e funzionamento interno dei vari settori della magistratura. Inoltre, è auspicabile una collaborazione tra i vari settori della giustizia ticinese nel condividere risorse non utilizzate appieno.

Una sfida non facile da cogliere, ma che – di questi tempi – deve essere presa di petto da tutti gli attori in campo, con coscienza e responsabilità. Le spese dello Stato nei settori sensibili della socialità cresceranno in futuro, dovute in particolare a invecchiamento della popolazione, crisi economica e dumping salariale; di conseguenza, il “sistema Stato” deve saper far meglio con minori risorse in tutti i suoi settori di attività, Giustizia inclusa. 

In conclusione, ringrazio le cittadine e i cittadini Ticinesi per il loro voto favorevole alla riduzione da 4 a 3 giudici dei provvedimenti coercitivi, per aver dimostrato un atto di fiducia nei confronti di Governo e Parlamento, lanciando così la sfida all’apparato statale del “saper far di più con meno”.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore DI

Casellario giudiziale, secondo sì da Berna

Casellario giudiziale, secondo sì da Berna

Da liberatv.ch l Casellario giudiziale per i permessi di residenza e lavoro, PPD e Lega esultano per il voto della Commissione diritti politici del Nazionale: “La misura voluta da Gobbi si è dimostrata efficace e non lede la libera circolazione”. E via Monte Boglia attacca PLR e socialisti: “Per loro in Svizzera devono entrare anche i delinquenti”

La Lega: “Questa misura va estesa a livello nazionale: nel senso che tutti i Cantoni devono avere facoltà di introdurre la richiesta sistematica”

BERNA – La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha dato seguito oggi alle due iniziative cantonali ticinesi relative alla richiesta sistematica del casellario giudiziale nell’ambito delle procedure di ottenimento di permessi di lavoro e di residenza. E sul tema si registrano oggi due prese di posizione, da parte del PPD e della Lega.

“La misura introdotta dal Ticino nel 2015 si dimostra efficace. Il PPD saluta favorevolmente la decisione ed evidenzia il ruolo centrale del Partito, come già avvenuto agli Stati, nella creazione della maggioranza commissionale – si legge nella nota dei popolari democratici -. I membri ticinesi della citata commissione – consiglieri nazionali Marco Romano e Roberta Pantani – sono riusciti a costruire una maggioranza risicata grazie ai gruppi PPD e UDC. Ora il Consiglio federale dovrà elaborare una base legale per consolidare la prassi. Secondo il PPD l’ottenimento di un permesso presuppone la presentazione del casellario giudiziale: documento ufficiale largamente diffuso in vari ambiti.

Il PPD ritiene la misura utile ad aumentare la sicurezza interna; la sola autocertificazione si è dimostrata inefficace. La misura è di carattere interno, non lede la libera circolazione e non crea situazioni discriminatorie. Un Cantone ha e deve avere la possibilità di prendere misure atte a garantire il controllo di chi chiede un permesso di lavoro o di residenza. Il PPD respinge tutti gli argomenti che cercano di relativizzare e combattere la misura. La libera circolazione è rispettata e uno Stato sovrano deve tutelare la propria sicurezza interna”.

Anche La Lega dei Ticinesi “prende atto con soddisfazione della decisione della Commissione delle istituzioni politiche a favore delle iniziative cantonali ticinesi. Questa prassi, introdotta in Ticino per volontà del Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi nell’aprile 2015, ha dimostrato la propria efficacia, come confermano le cifre trasmesse dal governo cantonale alla commissione.

Non c’è dunque alcun motivo per abbandonarla, ma va anzi estesa a livello nazionale: nel senso che tutti i Cantoni devono avere facoltà di introdurre la richiesta sistematica. L’autocertificazione dei richiedenti il premesso B o G sui propri precedenti penali si è infatti a più riprese dimostrata insufficiente ed inefficace. Ciò che era ampiamente prevedibile.

Per la Lega dei Ticinesi è in ogni caso evidente che la richiesta sistematica del casellario giudiziale da parte delle autorità ticinesi deve continuare ad oltranza. Ora anche a livello di Camere federali si consolida una maggioranza che dà ragione alla Lega e al Ticino: anche perché la richiesta del casellario è una questione di manifesto buonsenso.

Per l’approvazione nella Commissione delle iniziative cantonali ticinesi pro-casellario è stato determinante il voto dei due esponenti ticinesi Roberta Pantani (Lega) e Marco Romano (PPD): onore al merito. La Lega dei Ticinesi deplora invece che contro il casellario – e quindi contro la sicurezza del nostro Cantone – si sia schierata in blocco non solo la sinistra (la cui opposizione era scontata) ma anche il PLR. Malgrado il capogruppo PLR alle camere federali sia il ticinese Ignazio Cassis. Dopo la deplorevole prestazione del tandem PSS-PLR in materia di affossamento del 9 febbraio, adesso i due partiti fanno il bis. Evidentemente anche per il PLR, come per il PSS, in Svizzera “devono entrare tutti”, delinquenti compresi”.

http://www.liberatv.ch/it/article/34199/casellario-giudiziale-per-i-permessi-di-residenza-e-lavoro-ppd-e-lega-esultano-per-il-voto-della-commissione-diritti-politici-del-nazionale-la-misura-voluta-da-gobbi-si-dimostrata-efficace-e-non-lede-la-libera-circolazione-e-via-monte-boglia-attacca-plr-e-socialisti-per-loro-in-svizzera-devono-entrare-anche-i-delinquenti

Battezzato il treno “Göschenen/Airolo”

Battezzato il treno “Göschenen/Airolo”

Da tio.ch l Presenti alla cerimonia Norman Gobbi, il direttore del dipartimento dell’economia del Canton Uri Camenzind e il responsabile FFS Roberto Tulipani. Il treno TILO “Göschenen/Airolo” ha ricevuto questa mattina il proprio battesimo ufficiale ai portali della “vecchia” galleria.

Da oramai una settimana, migliaia di viaggiatori sfruttano i nuovi collegamenti attraverso la galleria di base, risparmiando circa 30 minuti per ogni viaggio. Al contempo, lungo la linea panoramica del San Gottardo, le FFS continuano a proporre un’interessante offerta per gli spostamenti casa-lavoro e rafforzano il turismo regionale. «Crediamo nel mito del San Gottardo e al potenziale turistico della regione», ha affermato Roberto Tulipani, responsabile Regione Sud di FFS Viaggiatori Regioni, in occasione del battesimo di un treno a Göschenen di fronte a circa 200 ospiti.

Il direttore del Dipartimento dell’economia del Cantone di Uri Urban Camenzind ha interpretato la scelta del nome del treno «Göschenen/Airolo» come un segnale positivo da parte delle FFS, ossia l’espressione della loro volontà di rendere ancora più allettante l’offerta al San Gottardo: «La linea panoramica del San Gottardo è una via di transito importante e consente a molti treni di raggiungere la regione delle Alpi centrali. Il collegamento dai centri urbani dell’Altipiano svizzero verso Göschenen deve continuare a essere rafforzato evitando eccessivi cambi. Ci auguriamo che i treni circolino tutto l’anno e più volte al giorno.»

«Un segnale positivo» – Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha dal canto suo ricordato che «oggi festeggiamo un segnale positivo verso le valli del Ticino, soprattutto poiché proviene da un attore vitale per le regioni periferiche, come lo è un servizio di trasporti pubblici. È un messaggio che ci fa ben sperare, che ci dà la possibilità di essere partecipi del nostro futuro, mettendo a disposizione della nostra regione uno strumento essenziale per il proprio sviluppo».

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Oggi a Bellinzona, in un clima di collegialità e cordialità, presso il Tribunale penale Federale, si è svolta la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Fabio Badasci, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, e il vice presidente del Tribunale Penale Federale Tito Ponti. È stata l’occasione per salutare, in una cornice istituzionale, chi sull’arco di una vita dedicata alla polizia si appresta a passare al beneficio della pensione. Si è voluto inoltre sottolineare le promozioni all’interno del Corpo, il superamento con successo di corsi di formazione ed è stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti sia uniformati che amministrativi.

Durante gli interventi è stato sottolineato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti legati alla sicurezza del cittadino e del territorio. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha espresso la sua gratitudine al Corpo di Polizia che garantisce quotidianamente la sicurezza del territorio e dei cittadini, non solo a livello cantonale, ma anche a livello nazionale, in ragione della nostra specifica posizione geografica. Condizione evidenziata dall’impiego volto a garantire la sicurezza per l’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo. Infatti, prima volta in Svizzera, un operazione di questo genere, che ha visto coinvolti più Cantoni e ha salutato la presenza di importanti capi di Stato, è stata diretta da un unico Capo impiego, il sostituto comandante della Polizia Cantonale Lorenzo Hutter. Ruolo della Polizia che ha assunto maggior centralità in ragione degli importanti flussi migratori con i quali siamo confrontati in questo periodo storico e dove il Ticino si è distinto per capacità, previsione e pianificazione. Il Comandante Cocchi si è complimentato con gli agenti di polizia per il grande impegno dimostrato nell’assolvere gli importanti compiti assegnati sottolineando come il 2016 è stato un anno importante a tutti i livelli, al fronte come al Comando, che ha registrato lusinghieri successi nel contrasto della criminalità, sia cantonale sia transfrontaliera. “La Polizia cantonale ne esce vincente e dimostra la sua efficienza anche al di fuori dei confini cantonali” ha concluso il Comandante.

“Fusioni, tendenza svizzera”

“Fusioni, tendenza svizzera”

Da Rsi.ch l Il ministro delle istituzioni, Norman Gobbi, afferma che tocca ora al Locarnese dare il la a progetti aggregativi

“I tempi sono molto stretti, ma con questa decisione siamo fiduciosi di poter indire le elezioni comunali il prossimo aprile”. Parole di Norman Gobbi, che senza nascondere soddisfazione commenta alla RSI il respingimento del ricorso sulla Nuova Bellinzona da parte del Tribunale federale.

“A livello politico – spiega il ministro delle istituzioni – si è cercato negli ultimi anni di rafforzare gli agglomerati, i poli urbani, perché le città fungono sempre più da motori per l’economia e dal punto di vista della formazione, della cultura nonché per quanto riguarda l’offerta per il tempo libero: le aggregazioni sono una tendenza in atto in tutta la Svizzera”.A Lugano, aggiunge Gobbi, non senza difficoltà, si sono raggiunti risultati concreti: “Dopo Bellinzona; tocca ora al Locarnese doversi fare attore del proprio destino, ma vista l’esperienza del Bellinzonese, anche intorno alla Maggia l’aggregazione dovrà partire dal basso”.

Sempre per quanto riguarda la nuova, grande, capitale, le liste per le elezioni legislative e del Municipio devono essere depositate entro gennaio. Per bocca del vicepresidente Dante Scolari, l’associazione per l’autonomia dei comuni ticinesi, che sosteneva il ricorso contro l’aggregazione a 13, si è invece detta sconcertata dalla tempistica adottata dal Tribunale federale.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fusioni-tendenza-svizzera-8328706.html

Una Pretore supplente per la Leventina

Una Pretore supplente per la Leventina

Nel pomeriggio di venerdì scorso, l’avv. Elisa Bianchi Roth ha assunto la carica di Pretore supplente del Distretto di Leventina a metà tempo rilasciando la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

La Pretore supplente, attualmente attiva quale segretario assessore nella Pretura del Distretto di Bellinzona, inizierà a svolgere la sua nuova attività a metà tempo a partire da domani, lunedì 3 ottobre 2016. Alla cerimonia di venerdì hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e la Pretore del Distretto di Leventina, Sonia Giamboni, che beneficerà di un congedo maternità.

L’avv. Bianchi Roth ha conseguito la licenza bilingue in diritto nel 1999 all’Università di Friborgo e il diploma di avvocato in Ticino nel 2001. Dal 2002 al 2003 è stata segretario assessore proprio presso la Pretura del Distretto di Leventina, svolgendo nel contempo la funzione di Supplente Ufficiale dell’Ufficio esecuzione e fallimenti e dell’Ufficio dei registri della Leventina. Successivamente, e fino ad oggi, è stata attiva all’interno della Pretura del Distretto di Bellinzona sempre quale segretario assessore. Nel 2005, a seguito della dipartita del compianto Pretore Roberto Pedrazzoli, ha ricoperto per circa otto mesi la funzione di Pretore supplente del Distretto di Bellinzona.

Madre di due figli, l’avv. Bianchi Roth negli anni ha saputo coniugare in maniera eccellente la vita personale con quella professionale, apportando con impegno e competenza un prezioso contributo alla giustizia ticinese, che continuerà a fornire nei prossimi mesi quale Pretore supplente del Distretto di Leventina.

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Dal Mattino della domenica l Fuggono dall’Africa in cerca di un nuovo futuro in Europa. Nella loro testa ci sono i Paesi del nord: funzionanti, puliti, ricchi, senza problemi; insomma, offrono quello che loro cercano. Ma i paesi che vogliono raggiungere sono lontani, il viaggio è complesso e fra l’Africa e la terra “promessa” ci sono altre nazioni che devono essere attraversate.

L’anno scorso abbiamo seguito la si­tuazione in Grecia: ancora oggi decine di migliaia di persone sono bloccate in campi profughi che non sono certo adeguati a sostenere i bisogni del nu­mero di migranti che ospitano. Quando la rotta dei Balcani è stata chiusa, poiché alcuni Paesi non vole­vano più accogliere migranti, il flusso si è concentrato verso l’Italia. Un altro paese Europeo con la sola colpa di af­facciarsi sul Mediterraneo si è trovato a gestire migliaia di migranti in arrivo sulle sue coste.

Ripartizioni inesistenti
Quando i migranti vengono tratti in salvo dal mare, e portati negli hotspot della penisola, dovrebbero essere ri­partiti nei paesi dell’Unione Europea, secondo un accordo sancito lo scorso anno. Ma questo non succede, e i paesi accoglienti come l’Italia – che oltre­tutto devono far fronte già a diversi problemi interni – si devono accollare tutti i problemi. Ciò che è stato scritto su carta, che sembrava semplice e fun­zionale, in realtà ha fallito misera­mente. O forse è abilmente fallito, infatti i Paesi dell’Unione Europea, una volta di più, dimostrano di essere solidali solo laddove conviene esserlo. L’esempio a dimostrazione di questo fatto lo si trova proprio nella gestione di un altro capitolo del viaggio dei mi­granti: quello dei viaggi con i barconi! In quell’ambito la collaborazione fun­ziona e tutti portano il loro contributo per fare in modo che gli sbarchi siano contenuti, per quanto questa parola poco rappresenta il numero di migranti che arriva sulle coste italiane. È quando i migranti devono prenderli in casa, per dare ossigeno all’Italia, o semplicemente per osservare gli ac­cordi che loro stessi hanno sottoscritto, che i Paesi dell’UE fanno orecchio da mercante.

Sovraffollamento
Ma continuiamo con il viaggio dei mi­granti. Viaggiano lungo tutta l’Italia e arrivano a nord. C’è sovraffollamento. La situazione diventa complessa. Mi­gliaia di persone, tra Milano e Como, si accalcano al confine italo-svizzero. Quando raggiungono Como, hanno la possibilità di chiedere asilo in Sviz­zera, vengono accompagnati dalle guardie al Centro di registrazione a procedura di Chiasso, dove, sotto la re­sponsabilità della Segreteria di Stato della migrazione, viene valutata quindi la loro domanda.

I migranti che non vogliono chiedere asilo e non hanno i documenti, se­condo la Legge sugli stranieri, sono considerati degli illegali ed entrano nella procedura di riammissione sem­plificata in Italia. Se la riammissione non è possibile entro la mezzanotte ­orario dopo il quale la Polizia di fron­tiera italiana non ha più la possibilità di riammetterli sul loro territorio – ven­gono accompagnati nel nuovo Centro unico temporaneo predisposto a Ran­cate, dove il Cantone garantisce loro un soggiorno dignitoso sul territorio ti­cinese, di rifocillarsi e di trascorrere la notte sotto un tetto. Il giorno dopo ven­gono riaccompagnati dalle Guardie di confine alla frontiera, affinché siano riammessi in Italia.

Più uomini alla frontiera
In Ticino ci siamo preparati da tempo sapendo che – volenti o nolenti – ci sa­remmo ritrovati in mezzo. Abbiamo portato più uomini alla frontiera, per aiutare le guardie già impegnate a Chiasso. Abbiamo trovato una solu­zione e grazie all’impiego dei militi dell’esercito e della protezione civile, e siamo riusciti in pochissimo tempo, a creare una struttura che potesse ospi­tare in un ambiente adeguato, nella struttura di Rancate, gli illegali che de­vono passare la notte sul nostro terri­torio, portandoli lontani dai centri abitati. Domani ricominceranno le scuole, e il centro di Rancate è ideale per una situazione che sarebbe dovuta rimanere eccezionale ma che è diven­tata quotidianità, perché di tutti i mi­granti che passano il confine italo-sviz­zero, i due terzi, quindi la stragrande maggioranza, non intende fermarsi in Svizzera. Alcuni di loro tenta più volte di passare il confine, così da raggiun­gere l’obiettivo di depositare una do­manda d’asilo nei paesi del nord (prima tra tutti, la Germania), ma non funziona così. Questo modo di proce­dere dimostra che non si sentono real­mente minacciati, prerogativa fondamentale per ricevere l’asilo, per­ché, se sentissero la loro esistenza re­almente in pericolo, la loro priorità sarebbe chiedere asilo, e non chiederlo in una determinata nazione.

Escamotage
L’escamotage allora diventa quello di chiedere asilo politico con l’intento di scappare durante la verifica della loro pratica. I dati ci indicano che oltre la metà dei richiedenti l’asilo si dà alla macchia e prima o poi la signora Si­monetta Sommaruga, dovrebbe avere l’onestà di rendere pubbliche queste cifre, anche per far capire ai suoi com­pagni che presidiano la stazione di Como imboccando i migranti, che non forniscono loro un servizio, perché quando questi verranno fermati dalle autorità di altri Paesi, sempre sulla base di quegli accordi di cui i socialisti fanno finta di conoscere l’esistenza, verranno riportati in Svizzera, proprio laddove non vogliono stare. Non è che si usa la scusa dell’aiuto umanitario per egoistici motivi ideologici e poli­tici? A pensar mal si fa peccato…

NORMAN GOBBI

“Gli arabi sono stati più intelligenti”

“Gli arabi sono stati più intelligenti”

Da ticinonews.ch l Norman Gobbi teme che le provocazioni possano danneggiare i moderati. “Continueremo con la nostra linea”

“I turisti arabi sono stati più intelligenti.” Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi commenta sul Corriere del Ticino la nuova provocazione di Nora Illi, al centro insieme a una sua amica di un video pubblicato ieri dal Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS) che le ritrae mentre fanno shopping al FoxTown o mangiano una pizza a Lugano indossando il niqab. Indumento che, come noto, dallo scorso 1° luglio è vietato dalla legge in applicazione del volere del popolo ticinese.

“Agire così significa non riconoscere il principio fondamentale della democrazia diretta e mancare di rispetto ai cittadini svizzeri” dichiara Gobbi. “Ricordiamoci che questa è anche una questione di sicurezza: sotto il burqa può celarsi chicchessia. Io non voglio impedire a nessuno di esprimere la propria fede, ma questa è chiaramente una provocazione a cui non bisogna dare troppo peso: Nora Illi è solo in cerca di visibilità. Continueremo con la nostra linea di fermezza: provocazione sanzionata, ma non raccolta.”

Il consigliere di Stato leghista non è preoccupato per le annunciate ulteriori azioni di protesta della 32enne svizzera convertitasi all’islam radicale, ma teme che queste possano avere un effetto negativo sull’opinione pubblica. “Se guardo l’atteggiamento dei turisti arabi, è più intelligente di molti contrari, anche svizzeri, che invece cercavano lo scontro. Come pensavamo, abbiamo più problemi con il nostro territorio che dall’estero, e questo conferma la bontà della scelta. Ma persone come Nora Illi rappresentano idee non maggioritarie nell’islam elvetico e danneggiano quindi i moderati, che evidentemente vengono mischiati nella discussione.”

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

Da Cdt.ch l Su Facebook i pensieri di Norman Gobbi e Boris Bignasca per l’uomo che diede vita nel 1991 al partito ticinese insieme al “Nano” e Flavio Maspoli

È morto ieri il terzo cofondatore della Lega dei Ticinesi, Mauro Malandra, che nel 1991 diede vita al partito insieme a Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca. A ricordare l'”eroe dei nostri tempi” è proprio il figlio del “Nano”, Boris Bignasca sulla sua pagina Facebook, facendo eco al post del consigliere di Stato Norman Gobbi che, sempre sui social network, ha voluto ricordare il “caro Mauro” con una foto che li ritrae insieme.

Norman Gobbi dopo l’addio all’amico leghista appena scomparso, promette: “Continueremo quanto avete iniziato…continueremo a batterci per i nostri ideali, per il bene del nostro Cantone e dei Ticinesi”.

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Bellinzona il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. La riunione ha permesso di discutere l’evoluzione dei fenomeni migratori che interessano l’area transfrontaliera, ribadendo la completa unità di vedute fra Cantone e Confederazione.

Il Governo ha ricevuto in Ticino il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, cogliendo l’opportunità anche per discutere alcuni temi d’attualità, legati soprattutto al forte afflusso di migranti che ha interessato nelle ultime settimane l’area transfrontaliera.

L’Amministrazione federale delle dogane ha anzitutto rassicurato il Consiglio di Stato in merito al pieno supporto delle autorità federali nei confronti del Ticino, ribadendo che il Consiglio federale è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione. Il Direttore generale ha inoltre ringraziato le autorità ticinesi per la collaborazione esemplare prestata fin qui nella gestione di una situazione straordinaria, anche dal punto di vista emotivo. È stata ricordata la portata delle sollecitazioni che toccano il Mendrisiotto, regione che si trova in prima linea nell’affrontare la situazione, con flussi migratori che dallo scorso mese di giugno hanno vissuto profonde trasformazioni. La soluzione organizzativa adottata per assicurare l’accoglienza temporanea dei migranti in Ticino, in vista della riammissione in Italia, è condivisa dalle autorità federali e ritenuta soddisfacente, anche dal punto di vista del suo finanziamento.

L’Amministrazione federale delle dogane e le Guardie di confine hanno infine colto l’occasione per fare chiarezza su alcune notizie fuorvianti, incomplete o semplicemente scorrette pubblicate negli ultimi giorni da alcuni mezzi di informazione. È stata ribadita l’ottima collaborazione fra Svizzera e Italia per un’applicazione coscienziosa delle normative internazionali; le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona, in particolare i migranti minorenni non accompagnati, la cui presa a carico è assicurata anche in Italia. Problemi puntuali non possono essere esclusi, data la portata del fenomeno che occorre affrontare, ma il sistema viene costantemente migliorato – e ogni segnalazione riguardo a eventi problematici è considerata con serietà e trasparenza.