Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni (DI), il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) hanno presentato nel corso di una conferenza stampa il bilancio d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica nel corso dell’ultimo anno, soffermandosi su alcune misure: il disegno di Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica, l’entrata in funzione a livello svizzero del numero unico a tre cifre e la campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza”.

Lo scorso anno su 563’633 reati complessivi registrati in Svizzera, 21’127 si riferivano a violenza domestica. I dati di polizia svizzeri mostrano che ogni due settimane una persona muore per violenza domestica, 26 persone nel 2024, in gran parte donne. Le vittime sono 70% donne e 30% uomini. Le persone con disabilità e gli anziani risultano particolarmente vulnerabili. Nel Canton Ticino, nel 2024 si sono registrati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coattivi degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa per violenza domestica (79% donne). I dati 2025 per il Ticino confermano oggi sostanzialmente quelli del 2024, con una lieve flessione per il secondo anno consecutivo.
Il bilancio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica è complessivamente positivo: delle 80 misure previste, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo. Molte di queste prevedono continuità e aggiornamenti costanti. Le misure attuate in questi quattro anni hanno permesso un rafforzamento significativo dei servizi coinvolti, una migliore capacità di intervento e una più efficace protezione delle vittime. Tra le misure principali figurano: formazione del personale di farmacia, sensibilizzazione di medici di famiglia, avvocati e magistrati; diffusione della guida «Contatti dopo la violenza domestica» ai professionisti della protezione dei minori; creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e riorganizzazione del servizio dedicato; introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, formazione dei primi infermieri forensi presso la SUPSI; diffusione delle campagne nazionali di sensibilizzazione; incontri strutturati tra istituzioni e società civile.
Il Presidente del Consiglio di Stato ha comunicato che il bilancio finale del Piano d’azione presentato nel 2021 e aggiornato del 2022, inizialmente previsto per quest’anno, viene rinviato al prossimo anno per allinearsi alle strategie nazionali (Roadmap Violenza domestica e Piano d’azione nazionale 2022-26). ll Governo intende consolidare quanto ottenuto e sviluppare entro il 2027 una quarantina di nuove misure che verranno inserite nel Piano d’azione.
Il Direttore del DSS, Raffaele De Rosa ha ricordato che la violenza domestica è un fatto drammatico per chi lo vive, e anche un fallimento di tutta la comunità, perché mina la fiducia, la sicurezza e la dignità all’interno delle relazioni più intime. Contrastare la violenza domestica significa proteggere chi subisce e costruire un futuro diverso per bambine e bambini che hanno il diritto di crescere in un ambiente sicuro. La violenza tra le mura di casa non è mai una questione privata: riguarda tutti noi. E ognuno di noi – istituzioni, enti partner, comunità – ha una parte di responsabilità nel garantire che le vittime trovino ascolto, protezione e una via d’uscita concreta. Per questo è essenziale rafforzare l’impegno nelle politiche coordinate e nella rete di intervento che negli anni si è consolidata grazie al lavoro congiunto di istituzioni, enti partner, fondazioni, associazioni, professioniste e professionisti, volontarie e volontari. Una rete che non è un concetto astratto, ma è fatta di persone che ogni giorno ascoltano, accolgono, accompagnano e lavorano con competenza per fermare la spirale della violenza. Fra le novità, il direttore del DSS, ha aggiornato sull’avanzamento dell’introduzione del numero unico nazionale a tre cifre, che a livello federale si prevede sarà attivo dal 1° maggio 2026. Uno strumento semplice, immediato e riconoscibile per chi cerca aiuto o per chi assiste a situazioni di pericolo e che permetterà di orientare rapidamente le vittime verso i servizi adeguati in tutto il Paese. Un numero unico significa meno esitazione, più rapidità, più chiarezza. È un tassello che potrà davvero fare la differenza nei momenti in cui ogni secondo pesa, ha spiegato De Rosa, rimarcando la chiara volontà politica di contrastare con forza e determinazione la violenza in tutte le sue forme e di continuare a lavorare con serietà e senso di responsabilità per proteggere chi è più fragile e per rafforzare gli strumenti che funzionano.
“La violenza di domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento. Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupate. È una sconfitta per l’intera società e per tutti noi, ecco perché dobbiamo impegnarci ancora di più per prevenirla e contrastarla”, ha dichiarato la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. La Consigliera di Stato ha poi espresso soddisfazione per l’avvio della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere “L’uguaglianza previene la violenza”. Lanciata la scorsa settimana dalla Confederazione, verrà promossa per i prossimi tre anni, a scadenza semestrale, con regolari nuovi contenuti. Il Consiglio di Stato si sta impegnando per diffondere in modo capillare gli importanti messaggi della campagna, unendo le forze con rappresentanti del Parlamento cantonale, dei Comuni, come pure di enti e di associazioni. La direttrice del DECS ha quindi messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, ambito essenziale per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto reciproco. Marina Carobbio Guscetti ha illustrato alcune delle attività realizzate nelle scuole in occasione del 25 novembre e durante i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. Ha infine ricordato che anche nei settori della cultura e dello sport gli sforzi vanno ulteriormente moltiplicati, per garantire ambienti improntati a rispetto ed equità.

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si è infine soffermato su una misura particolarmente attesa del Piano d’azione cantonale: la Legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica, attualmente in fase di consultazione interna all’Amministrazione cantonale. Essa s’inserisce nell’ambito dell’asse d’intervento politiche coordinate e concretizza l’adesione all’iniziativa parlamentare presentata nella forma generica da Roberta Soldati e cofirmatari per una “Legge cantonale contro la violenza domestica” da parte del Parlamento il 13 giugno scorso. La legge, che si fonda sul quadro legislativo internazionale, nazionale e trova ispirazione da quelle esistenti in altri Cantoni, ha quale scopo quello di favorire la collaborazione delle autorità competenti, dei servizi e della società civile al fine di adottare un approccio integrato volto a prevenire e contrastare la violenza domestica e attuare le misure di intervento in ambito di prevenzione, protezione e perseguimento. Essa si applica ai casi di violenza domestica subiti sia da donne che da uomini. È composta da 19 articoli, organizzati in sei titoli. La lotta alla violenza domestica richiede un impegno costante e una visione comune: il Consiglio di Stato esprime la propria gratitudine a tutte le persone che, a titolo professionale o volontario, operano quotidianamente in questo ambito con competenza e impegno. Invita infine la popolazione ad aderire alle varie manifestazioni della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

Il giuramento dei nuovi agenti di custodia

Il giuramento dei nuovi agenti di custodia

«Un momento significativo, che formalizza l’impegno professionale al servizio dello Stato».
Si è tenuto sabato pomeriggio all’Usi, il giuramento dei sette nuovi agenti di custodia: due di loro sono donne. La cerimonia di dichiarazione di fedeltà arriva dopo la conclusione del percorso formativo di otto mesi. Hanno preso la parola il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi; la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini-Deltorchio.

Da 20Minuti.ch

Stop violenza domestica, pronta la legge cantonale

Stop violenza domestica, pronta la legge cantonale

Legge contro la violenza domestica, la Divisione giustizia concretizza la richiesta del parlamento. Gobbi: ora la consultazione interna ai Dipartimenti

Il Dipartimento istituzioni ha stilato il progetto di normativa. Si compone di diciannove articoli, suddivisi in sei titoli. Gobbi: oggi parte la consultazione.
Consta di diciannove articoli suddivisi in sei titoli: “A tutela di chi vive situazioni di violenza in famiglia”.
È il progetto di legge cantonale contro la violenza domestica: al riguardo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha fornito qualche anticipazione dalle colonne del ‘Mattino della domenica’ di ieri. Il Dipartimento istituzioni, per il tramite della Divisione giustizia diretta da Frida Andreotti, ha dunque confezionato, in tempi brevi, una normativa ad hoc come richiesto dal parlamento, che in giugno aveva accolto all’unanimità il rapporto della socialista Daria Lepori e del centrista Fiorenzo Dadò favorevole alla proposta di Roberta Soldati (Udc).
Il parlamento aveva sollecitato il governo a redigere un disegno di legge entro una data simbolica, quella del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Così è avvenuto. Oggi, lunedì, “con il collega Claudio (Zali, ndr), avvieremo la consultazione interna ai Dipartimenti, visto che è una legge importante che tocca diversi settori dello Stato”, ha ancora fatto sapere Gobbi, ricordando che attualmente nel nostro cantone “le disposizioni sulla violenza domestica sono presenti nei vari testi di legge (giustizia e polizia, sanità, scuole ecc.)”.

I numeri di ‘una realtà dolorosa’
Dopo il sì del Gran Consiglio all’iniziativa Soldati, ha spiegato Gobbi intervistato dal domenicale, “come Dipartimento delle istituzioni abbiamo quindi colto l’occasione per concretizzare una misura del Piano d’azione che avevo già proposto anni fa: quella di elaborare delle basi legali a livello cantonale. Ora abbiamo preparato in tempi brevissimi la prima legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica”. Per il presidente del governo “solo continuando a lavorare tutti uniti – Istituzioni e Società civile – potremo rafforzare il contrasto alla violenza domestica”. Un fenomeno che anche in Ticino registra numeri purtroppo importanti, come evidenziato da Gobbi: “Tre interventi della Polizia cantonale ogni giorno per disagi famigliari. Circa 200 le persone che dopo episodi simili sono state allontanate dal domicilio dalla Polizia o hanno deciso di farlo volontariamente. Oltre un centinaio gli autori e autrici che sono stati presi a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Una cinquantina di donne sono state ospitate nelle case protette. I numeri parlano chiaro: anche nel nostro Cantone la violenza tra le mura di casa è una realtà dolorosa”.

Piano d’azione: domani il bilancio annuale
Al progetto di legge si accennerà verosimilmente nella conferenza stampa, a Palazzo delle Orsoline, indetta per domani – giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – dallo stesso Dipartimento istituzioni e da quelli della Sanità e socialità e dell’Educazione, cultura e sport: i ministri Gobbi, Raffaele De Rosa (Dss) e Marina Carobbio (Decs) stileranno il bilancio annuale dell’attività svolta nell’ambito del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, uno strumento adottato nel 2021 dal Consiglio di Stato. Sarà inoltre l’occasione per lanciare le iniziative della campagna ‘16 giorni di attivismo contro la violenza di genere’.

L’incontro con l’Intergruppo ‘Parità’
La scorsa settimana intanto, sempre a Palazzo delle Orsoline, Gobbi, Carobbio e De Rosa si sono incontrati con l’Intergruppo parlamentare ‘Parità’.
La delegazione governativa ha così riferito della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere denominata ‘L’uguaglianza previene la violenza’, avviata di recente dalla Confederazione. Sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, in collaborazione con le istituzioni federali, cantonali e della società civile, la campagna “si estenderà su tre anni con contenuti rinnovati ogni sei mesi”, indica il governo in una nota. Ratificando la Convenzione di Istanbul, la Svizzera “si è impegnata a prevenire e combattere le violenze nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché la violenza domestica”. Promuovere l’uguaglianza, sottolinea il Consiglio di Stato, rappresenta “un importante fattore di protezione: quando tutte le persone godono degli stessi diritti, delle stesse opportunità e delle stesse possibilità d’azione, si riducono gli squilibri di potere che alimentano discriminazioni e dipendenze sociali ed economiche”. In questa fase iniziale i messaggi della campagna “si rivolgono sia alle vittime sia alla popolazione, per favorire il riconoscimento tempestivo dei segnali d’allarme della violenza”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 novembre 2025 de La Regione

Ticino in prima linea contro la violenza domestica

Ticino in prima linea contro la violenza domestica

Norman Gobbi: “Pronta la prima Legge cantonale”

Tre interventi della Polizia cantonale ogni giorno per disagi famigliari. Circa 200 le persone che dopo episodi simili sono state allontanate dal domicilio dalla Polizia o hanno deciso di farlo volontariamente. Oltre un centinaio gli autori e autrici che sono stati presi a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Una cinquantina di donne sono state ospitate nelle case protette. I numeri parlano chiaro: anche nel nostro Cantone la violenza tra le mura di casa è una realtà dolorosa.
Negli anni il contrasto alla violenza domestica è divenuto un tema sempre più importante e prioritario, sia nel dibattito pubblico sia per le Istituzioni.
In Ticino è stato proprio il Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi che ha voluto rafforzare il contrasto della violenza domestica. “Il Ticino è da sempre in prima linea nel contrasto della violenza domestica”, conferma il Presidente del Consiglio di Stato. “Nel nostro Cantone servizi come Polizia, Servizio aiuto alle vittime, Ufficio dell’assistenza riabilitativa, scuole, ospedali e tanti altri svolgono da anni un ruolo essenziale nel contrasto della violenza domestica, a livello di prevenzione e della presa a carico di vittime e autori”.
Il Dipartimento delle istituzioni ha ripreso nel 2018 il coordinamento istituzionale sulla violenza domestica con la Divisione della giustizia. “La violenza domestica è divenuto un tema pubblico, non più confinato alla stretta cerchia familiare o domestica. Grazie alla Divisione della giustizia, i vari attori coinvolti nel Cantone, nei Comuni e nella Società civile (tante sono le associazioni interessate) oggi si parlano molto di più”.
L’impegno del Canton Ticino è riconosciuto a livello svizzero e funge da modello per tanti ambiti: nel 2021 il Consiglio di Stato ha varato il primo Piano di azione cantonale sulla violenza domestica, in seguito aggiornato con un centinaio di misure concrete introdotte per il contrasto della violenza domestica. Tra queste misure, segnaliamo la formazione del personale di farmacia, la sensibilizzazione dei medici di famiglia, degli avvocati, di chi opera nell’ambito educativo, la creazione del centro di competenza violenza presso la Polizia cantonale, la formazione dei primi infermieri forensi, la diffusione a livello cantonale dei contatti dei servizi di ascolto, supporto e di aiuto.
E presto si aggiungerà un nuovo importante tassello, in concomitanza con la giornata mondiale sulla violenza domestica in programma il 25 novembre. “Nel nostro Cantone le disposizioni sulla violenza domestica sono presenti nei vari testi di legge (giustizia e polizia, sanità, scuole, ecc.). Approvando una specifica iniziativa parlamentare, il Parlamento ha chiesto lo scorso giugno di elaborare una nuova legge cantonale contro la violenza domestica. Come Dipartimento delle istituzioni abbiamo quindi colto quindi l’occasione per concretizzare una misura del piano d’azione che avevo già proposto anni fa: quella di elaborare delle basi legali a livello cantonale. Ora abbiamo preparato in tempi brevissimi la prima legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica”.
Si tratta di un lavoro importante, una prima per il nostro Cantone: “Domani con il collega Claudio, avvieremo la consultazione interna ai Dipartimenti” – dichiara Norman Gobbi – visto che è una Legge importante che tocca diversi settori dello Stato. Una ventina di articoli suddivisi in cinque titoli a tutela di chi vive situazioni di violenza in famiglia”. Una condivisione necessaria per giungere a una Legge quadro completa e soprattutto efficace per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica. “Solo continuando a lavorare tutti uniti – Istituzioni e Società civile – potremo infatti rafforzare il contrasto della violenza domestica”, conclude il Presidente del Consiglio di Stato, sottolineando “le molte iniziative in programma in queste settimane grazie all’apporto fondamentale di Comuni e Società civile, a cui invito tutta la popolazione a partecipare!”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Votazione del 28 settembre: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Votazione del 28 settembre: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Il Governo ticinese conferma l’intenzione di applicare le due iniziative parallelamente e a tappe a partire dal 2027

Dopo l’approvazione delle due iniziative popolari dello scorso 28 settembre, il Consiglio di Stato ha avviato “una serie di incontri che hanno permesso di approfondire le modalità di applicazione […] nel contesto della già fragile situazione delle finanze cantonali”. Dopo due faccia a faccia con gli iniziativisti e poi quelli di mercoledì con i Comuni e i rappresentanti del mondo economico, lo stesso Governo ticinese ha confermato giovedì “l’intenzione di applicare le due iniziative parallelamente e in maniera graduale (a tappe), a partire dal 2027”, con un messaggio al Parlamento “entro la prossima primavera”.
Gli incontri hanno coinvolto anche il professore Nils Soguel, esperto di finanze pubbliche.
L’obiettivo degli incontri era quello di riuscire ad “approfondire le possibili modalità di applicazione della volontà popolare con uno sguardo complessivo sulla già fragile situazione delle finanze pubbliche ticinesi”. Il Governo nella nota stampa ricorda che “i tre oggetti avranno infatti importanti conseguenze finanziarie per il Cantone e per i Comuni” e si sommeranno ad altri oneri, come “le misure di risparmio annunciate dalla Confederazione” e “la riforma sanitaria EFAS”. Nel 2025, solo per i sussidi di cassa malati, il Cantone spenderà “oltre 420 milioni di franchi”,  pari a “oltre il 10% della spesa corrente dello Stato”, una cifra destinata inoltre a crescere.
Il Consiglio di Stato agirà su tre fronti: “Creazione delle basi tecniche, finanziarie e politiche”, “misure per rendere sostenibile l’impatto sui conti pubblici” e “contenimento della crescita della spesa sanitaria”.
Le iniziative entreranno in vigore “solo contemporaneamente all’approvazione delle misure di finanziamento” e “attraverso l’introduzione di meccanismi transitori”.
Per l’imposta sulle abitazioni secondarie, è già attivo “un gruppo di lavoro per definire le modalità e i contenuti”, con applicazione prevista “a partire dal 2028”.
Il Governo ribadisce che “il voto del 28 settembre non risolverà il problema di fondo, che consiste nell’aumento della spesa sanitaria” e annuncia che continuerà “a fare pressione sulle autorità federali” per una “profonda riforma” del sistema.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3294692

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Votazione-del-28-settembre-il-piano-d%E2%80%99azione-del-Consiglio-di-Stato–3293489.html

Regio Insubrica: riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo

Regio Insubrica: riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo

Comunicato stampa della Comunità di Lavoro Regio Insubrica (20 novembre 2025) 

Si sono tenute questa mattina presso la Sala del Consiglio del Comune di Morbio Inferiore (Cantone Ticino) le riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, alle quali hanno partecipato il Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi, il Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte, Alberto Preioni, e il rappresentante di Regione Lombardia, Fabrizio Turba, nonché Presidenti e rappresentanti delle Province di Como, Novara e Verbano Cusio Ossola.
Sono stati passati in rassegna diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento, trattati nei lavori dei tavoli tematici e dei gruppi di lavoro della Regio Insubrica, quali Economia, Turismo e Cultura, Migrazioni transfrontaliere di fauna selvatica, Protezione Civile, Concertazione Inerti e Mobilità, ambito per il quale si attende l’entrata in vigore dell’Accordo sul cabotaggio firmato tra Svizzera e Italia nel 2024.
È stata dedicata una finestra di approfondimento sui XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, che si terranno dal 6 al 22 febbraio 2026, e si è provveduto ad un aggiornamento sul Programma di Cooperazione Italia-Svizzera Interreg 2021-2027, per il quale il Comitato di Sorveglianza si riunirà a Malles Venosta (BZ) il 10 e 11 dicembre.
È stato infine stabilito che l’Assemblea generale 2026 si terrà nella seconda metà di settembre in Piemonte, dove avrà luogo, con la ricorrente annuale rotazione, il passaggio di Presidenza per l’anno 2026-2027 da Regione Lombardia a Regione Piemonte.
Al termine degli incontri istituzionali, i partecipanti sono stati accompagnati nella visita al Parco delle gole della Breggia dal Sindaco di Morbio Inferiore, Claudia Canova. L’organizzazione nel 2025 delle riunioni di Ufficio Presidenziale e Comitato Direttivo in forma itinerante ha sottolineato l’importanza per la Regio Insubrica dei legami con il territorio e del coinvolgimento delle autorità locali.

Votazione del 28 settembre 2025: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Votazione del 28 settembre 2025: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Nelle ultime settimane, il Consiglio di Stato ha svolto una serie di incontri che hanno permesso di approfondire le modalità di applicazione delle due iniziative popolari – approvate dalla popolazione ticinese lo scorso 28 settembre 2025 – nel contesto della già fragile situazione delle finanze cantonali e tenendo conto dell’evoluzione prevista per i prossimi anni. Il Consiglio di Stato conferma l’intenzione di applicare le due iniziative parallelamente e in maniera graduale (a tappe), a partire dal 2027: un messaggio sarà presentato entro la prossima primavera per permettere al Parlamento di poterlo esaminare per tempo. Nel rispetto della volontà popolare, l’obiettivo del Governo è di assicurare la sostenibilità finanziaria – nel rispetto del meccanismo costituzionale del freno ai disavanzi – e garantire, nel contempo, la stabilità del sistema e delle finanze cantonali nel tempo.

Dopo la votazione del 28 settembre 2025, il Consiglio di Stato ha avviato una serie di approfondimenti e incontri per individuare un modo finanziariamente sostenibile per applicare le due iniziative approvate a livello cantonale e l’imposta immobiliare cantonale sulle abituazioni secondarie, accolta a livello federale. Il Consiglio di Stato ha incontrato in due occasioni i promotori delle iniziative cantonali e, nella giornata di ieri, i rappresentanti dei Comuni ticinesi e quelli del mondo economico e sindacale. Nelle scorse settimane, il Governo ticinese ha, inoltre, incontrato il prof. Nils Soguel, esperto di finanze pubbliche e direttore dell’Istituto di studi superiori in amministrazione pubblica dell’Università di Losanna.  
L’obiettivo di questi incontri era di approfondire le possibili modalità di applicazione della volontà popolare con uno sguardo complessivo sulla già fragile situazione delle finanze pubbliche ticinesi e la sua evoluzione nei prossimi anni. Come noto, i tre oggetti avranno infatti importanti conseguenze finanziarie per il Cantone e per i Comuni ticinesi e andranno a sommarsi ad altri nuovi oneri, come quelli legati alle misure di risparmio annunciate dalla Confederazione e quelli provocati dall’entrata in vigore della riforma sanitaria EFAS. Il nostro sistema dei sussidi di cassa malati (RIPAM) è tra i più generosi di tutta la Svizzera: nel 2025 il Cantone dedicherà a questa voce di spesa oltre 420 milioni di franchi, pari a oltre il 10% della spesa corrente dello Stato – una somma che nel 2026 è destinata a salire a quasi 450 milioni e che dal 2020 è già cresciuta di oltre 100 milioni a causa dell’aumento dei premi di cassa malati.  
Date queste premesse, il Consiglio di Stato ha deciso di agire su tre elementi:

  • creazione delle basi tecniche, finanziarie e politiche per attuare le due iniziative
  • possibili misure per rendere sostenibile l’impatto sui conti pubblici
  • ulteriore contenimento della crescita della spesa sanitaria.

Il Governo elaborerà ora una proposta per assicurare l’imprescindibile finanziamento delle misure approvate dalla cittadinanza, lavorando su tre principi: gradualità di applicazione, coordinamento degli aspetti tecnici, politici e finanziari, e responsabilità condivisa tra tutti gli attori interessati. La soluzione ricercata dovrà garantire il rispetto delle normative sulla gestione finanziaria dello Stato e, in particolare, il vincolo costituzionale del meccanismo di freno ai disavanzi.  
Per quanto riguarda le due iniziative popolari cantonali, il Consiglio di Stato conferma che l’entrata in vigore potrà avvenire solo contemporaneamente all’approvazione delle misure di finanziamento. Il Consiglio di Stato intende applicarle in maniera graduale (a tappe) a partire dal 2027, attraverso l’introduzione di meccanismi transitori, sia per l’applicazione del principio del 10% del reddito disponibile sia per l’integrazione delle deduzioni fiscali, in modo da creare un sistema unitario e coerente. Il messaggio con le proposte del Governo verrà trasmesso al Parlamento entro la primavera del 2026 e conterrà le proposte di finanziamento e tutti i dettagli tecnici sull’applicazione delle due iniziative. Nell’elaborazione delle proposte di applicazione, è previsto un ulteriore il coinvolgimento dei rappresentanti dei Comuni ticinesi oltre che dei rappresentanti del mondo politico, economico e sindacale, e dei due Comitati d’iniziativa in modo da continuare ad approfondire le riflessioni già avviate.  
Per quanto riguarda invece l’imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie, il Consiglio di Stato ha già costituito un gruppo di lavoro, che coinvolge anche i Comuni, per definire le modalità e i contenuti della nuova imposta sulle residenze secondarie. Considerato il venire meno dei proventi fiscali legati all’imposizione del valore locativo, l’intento è di limitare l’impatto finanziario del cambiamento di sistema che, sulle base delle attuali indicazioni, dovrebbe avvenire a partire dal 2028.  
In parallelo a questi sforzi, il Consiglio di Stato intende inoltre continuare a promuovere iniziative a livello federale, in collaborazione con la Deputazione ticinese alle Camere federali. In questo ambito occorrerà continuare a lavorare sulla riduzione dei costi del sistema sanitario, sulle modalità di messa in vigore della riforma EFAS e su una revisione del sistema di perequazione finanziaria intercantonale.  
In conclusione, il Consiglio di Stato sottolinea nuovamente che il voto del 28 settembre non risolverà il problema di fondo, che consiste nell’aumento della spesa sanitaria. Il Governo continuerà perciò a sfruttare ogni margine di manovra a sua disposizione sul piano cantonale e, parallelamente, a fare pressione sulle autorità federali – invitandole a prendere atto che il sistema attuale ha ormai ampiamente mostrato i propri limiti e che è necessaria una profonda riforma, che preveda tra l’altro sistemi perequativi aggiornati alla realtà della Svizzera odierna.

Presa di ostaggi, esercitazione congiunta per 3 polizie cantonali

Presa di ostaggi, esercitazione congiunta per 3 polizie cantonali

Comunicato stampa

Le polizie cantonali di Ticino, Turgovia e Zugo hanno condotto un’esercitazione intercantonale di grande portata, finora unica nel suo genere. Per due giorni l’attenzione si è concentrata sulla
gestione di una simulazione relativa a una presa di ostaggi e a un rapimento. L’obiettivo era quello di verificare il coordinamento operativo a livello superiore, la gestione congiunta dell’intervento e i processi di comunicazione tra i corpi coinvolti.
Per la prima volta in questa forma, i tre corpi di polizia partecipanti hanno affrontato insieme una situazione molto complessa. L’esercitazione, che si è svolta in diverse località nei cantoni di Zugo, Turgovia e Ticino, si è articolata in varie fasi: dalla prima segnalazione, alle misure tattiche e alle indagini, fino alla gestione operativa congiunta dell’evento.
Alla due-giorni hanno partecipato numerosi specialisti e specialiste dei tre corpi, supportati da ulteriori forze operative provenienti dai rispettivi concordati di polizia. L’esercitazione ha richiesto ai partecipanti un elevato livello di coordinazione, professionalità, flessibilità e comunicazione.
Lo scenario dell’esercitazione prevedeva il rapimento e la presa di ostaggi di più persone. Le prime segnalazioni sono pervenute quasi contemporaneamente nei cantoni Ticino e Zugo. In seguito, l’evento si è esteso al Canton Turgovia. I presunti autori, simulati, hanno dato sfoggio di elevata mobilità, ponendo le forze di polizia di fronte a complesse sfide tattiche e logistiche. Al termine di intense attività di polizia, i sette autori sono stati infine arrestati e tutte le vittime liberate.
Il fulcro dell’esercitazione era la collaborazione intercantonale in caso di evento non comune, in particolare in situazioni straordinarie che richiedono l’impiego di forze d’intervento specializzate
provenienti da più cantoni. Particolare attenzione è stata dedicata al coordinamento operativo a livello superiore, alla gestione dell’evento e alla comunicazione tra le formazioni operative coinvolte e gli stati maggiori di condotta.
Sulla base della valutazione dell’esercitazione, i corpi di polizia che hanno preso parte alle attività stanno ora verificando i processi, i mezzi operativi e le infrastrutture esistenti. Lo scopo è quello di
garantire che, in caso reale, la collaborazione intercantonale funzioni in modo professionale e affidabile e che l’evento possa essere gestito congiuntamente con successo.
In un primo bilancio, i tre comandanti dei corpi di polizia coinvolti hanno tratto conclusioni positive e considerano l’esercitazione un passo importante verso una gestione degli interventi ancora più efficiente e coordinata in situazioni non comuni.

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

C’è preoccupazione per la riorganizzazione di Cargo ed i progetti ferroviari messi in pausa, ma pure impegno a difendere gli interessi del Ticino a Berna

Questa mattina a Bellinzona si è tenuto l’incontro della deputazione ticinese alle camere federali con il Consiglio di Stato, al centro delle discussioni rimangono la perequazione finanziaria e i tagli previsti delle Ferrovie federali svizzere.
La perequazione finanziaria nella sua struttura attuale sfavorisce il cantone Ticino. Il Consiglio di Stato e la deputazione ticinese hanno ribadito la volontà di far fronte comune a Berna, sottolineando però le oggettive difficoltà nel far comprendere la posizione ticinese. 
La deputazione ha – tra le altre cose – incontrato anche i dirigenti di FFS. Soddisfazione per i dipendenti di Cargo, che hanno tutti trovato un nuovo impiego. Preoccupazione invece per quella che sarà una seconda ondata di licenziamenti. 
“Purtroppo – afferma Greta Gysin, presidente della deputazione ticinese alle Camere federali – questa riorganizzazione di Cargo è una necessità. Lo abbiamo visto dal punto di vista finanziario. Così Cargo, se non modifica i propri processi di produzione, non può sopravvivere. E perderemo di fatto tutti i posti di lavoro in Ticino. Ci sarà un seguito in questa riorganizzazione. E dovremo prestare attenzione perché, per le persone colpite, si trovino delle soluzioni. Ma anche perché il trasporto merci su ferrovia non cada nel dimenticatoio”.
Sempre in ambito ferroviario, il programma “Trasporti 45” ha messo nel cassetto alcuni progetti di ammodernamento delle stazioni ticinesi. Anche su questo punto è stata promessa battaglia.
“Ci sono diversi progetti – aggiunge Gysin – ma, per citare due esempi, si tratta di rendere più flessibili i nodi di Bellinzona e di Lugano per permettere una maggiore frequenza. Ma anche di adeguare ad esempio, il marciapiede di Mendrisio per permettere anche a treni più lunghi la fermata in quella stazione. Sono dei progetti di minore entità, ma che per il buon funzionamento e per il flusso del trasporto pubblico in Ticino, sono assolutamente essenziali”.
Una posizione evidentemente condivisa dal Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi ha confermato l’impegno comune per far rientrare queste opere nel programma “Trasporti. 45”. E sono progetti che, è stato detto, non hanno una valenza solo regionale, ma anche nazionale e internazionale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Deputazione-e-Governo-fronte-comune-su-perequazione-e-tagli-FFS–3290072.html

 

 

 

Basta fake news – ecco di cosa tratta davvero la LMB

Basta fake news – ecco di cosa tratta davvero la LMB

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il PS antepone l’ideologia alla sicurezza della Svizzera: con delle fake news sta sabotando l’adeguamento – urgentemente necessario – della Legge sul materiale bellico (LMB). Tuttavia questi fumogeni ideologici della sinistra non attecchiscono: le affermazioni false si possono confutare facilmente – i diritti umani continueranno ad essere protetti anche in futuro. Una volta smascherate le fake news, la strada è libera per una discussione oggettiva sul perché le esportazioni di armamenti prodotti in Svizzera siano indispensabili per la nostra sicurezza.

L’invasione russa dell’Ucraina ha messo impietosamente in luce gli errori dell’inasprimento delle regole di esportazione di materiale bellico: i nostri principali Paesi partner, come Germania, Francia e Italia, non acquistano più materiale armamenti di provenienza svizzera. I motivi sono due: in primo luogo, se la NATO venisse trascinata in un conflitto con la Russia, gli Stati europei non riceverebbero più munizioni o pezzi di ricambio dalla Svizzera. In secondo luogo, non possono scambiare fra loro beni acquistati in Svizzera – condizione che oggi rappresenta una base imprescindibile per le procedure di acquisto.
La politica ha reagito e nella Sessione invernale deciderà in merito a due correzioni: primo, le aziende svizzere devono poter esportare i loro armamenti anche nei Paesi partner quando questi si trovano coinvolti in un conflitto. Anche la riesportazione è di base ammessa. Resta tuttavia garantito per legge che nessuna fornitura possa avvenire in caso di violazioni sistematiche dei diritti umani, di alto rischio di riesportazione verso destinatari indesiderati o di impiego contro la popolazione civile. Inoltre, il Consiglio federale può vietare esportazioni per ragioni di politica di sicurezza o di neutralità.

Divieto di forniture di armi a Paesi con violazioni dei diritti umani
I comunicati del PS contengono descrizioni quasi deliranti: «In futuro le armi svizzere potranno di nuovo essere esportate in Paesi in guerra civile come il Sudan oppure verso Stati che commettono gravi violazioni dei diritti umani come l’Arabia Saudita» (comunicato stampa del PS dell’11.11.2025).
Michael Götte, consigliere nazionale UDC, ha replicato in modo chiaro durante la conferenza stampa: «La Svizzera continuerà a non esportare armi in Paesi in guerra civile o in Paesi che non rispettano i diritti umani. Questo rimane proibito.» Il consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR SZ) si è espresso così: «Il Consiglio federale può porre il veto anche per i Paesi LMB-2 per ragioni di politica estera, di sicurezza e di neutralità. Anche la neutralità rimane garantita. Il PS fa solo del facile allarmismo per preparare il proprio referendum.»

Linee guida chiare per l’export
Anche Andrea Gmür-Schönenberger, consigliera agli Stati Il Centro, ha sottolineato: «Il Consiglio degli Stati, ma anche la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, definiscono un quadro chiaro, il quale permette l’export verso i nostri Paesi partner, Paesi che in quanto Stati di diritto stabili sottostanno agli stessi obblighi internazionali della Svizzera nel commercio di armamenti.»

Fermare l’esodo delle aziende che producono armamenti – senza una propria industria degli armamenti, è a rischio la sicurezza della Svizzera
Con la legislazione attuale, la Svizzera viene esclusa nel settore della difesa dalle catene di fornitura, dalla ricerca e dalla cooperazione internazionale – Senza una propria industria degli armamenti, la sicurezza della Svizzera è compromessa. Non si tratta solo delle grandi imprese, ma di centinaia di PMI: «Il PS ignora una parte essenziale della nostra realtà economica: numerose PMI sono dei fornitori di questi produttori. Imprese come la mia, con circa 70 collaboratori, sono fortemente colpite dall’esodo di questi produttori.», ha dichiarato Giovanni Gaggini, presidente del CdA di Poretti & Gaggini SA.
E è stato il solo, anche Christoph Bertschi, co-fondatore & CEO di CDDS.ai, ha riportato come: «Un allentamento responsabile, come proposto dal Consiglio degli Stati e dalla CPS del Consiglio nazionale, ci permetterebbe di avviare la produzione in Svizzera e generare un importante valore aggiunto a livello economico: potremmo creare nuovi posti di lavoro, mantenere in Svizzera tecnologie di alta qualità e contribuire a sviluppi innovativi anche in futuro.»