Violenza domestica, «la denuncia non è un salto nel vuoto»

Violenza domestica, «la denuncia non è un salto nel vuoto»

Marina Lang, responsabile del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale, commenta i risultati della ricerca della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna in collaborazione con la Divisione Giustizia ticinese

Quanti responsabili di violenza domestica vengono effettivamente condannati in Ticino? È questa la domanda di partenza della tesi di Master di Federico Bolzani alla Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna. Un lavoro di ri cerca frutto della collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura, intenzionate ad approfondire l’intero iter procedurale che segue la denuncia. L’analisi riguarda 507 casi registrati tra il 1. gennaio 2022 e il 31 dicembre 2023. Gli obiettivi? Valutare il tasso di archiviazione dei procedimenti e identificare i fattori che influenzano le decisioni giudiziarie.
Ebbene, i risultati mostrano che il 27% dei casi si è concluso con una condanna; nel 14% dei casi non era stata ancora emessa una decisione definitiva al momento della raccolta dei dati; il 59% si è concluso senza una condanna. Dall’analisi di questi ultimi casi, è emerso che nel 19% delle situazioni, il Ministero pubblico ha emesso un decreto di non luogo a procedere (i fatti non costituiscono reato o risultano prescritti), nel 12% dei casi il procuratore ha optato per un decreto di abbandono (archiviazione del procedimento, in particolare quando gli elementi di prova non sono sufficienti per sostenere l’accusa), nel 28% dei casi la procedura è stata sospesa (come previsto dall’art. 55a del Codice penale) e archiviata dopo sei mesi.

Le prove e il procuratore
Sebbene a un primo sguardo la percentuale di condanne (27%, quasi 3 casi su 10) possa apparire bassa, i risultati rivelano un tasso di abbandono inferiore a quello osservato in altri cantoni (20% di condanne a Vaud nel 2012). «Questa differenza – commenta Bolzani – si spiega in particolare con la revisione dell’articolo 55a del Codice penale, secondo cui la sola volontà della vittima (la quale ritira la denuncia, ndr) non è più sufficiente per sospendere il procedimento, occorre anche che tale sospensione contribuisca a stabilizzare o migliorare la sua situazione (la vittima è al sicuro o l’imputato è obbligato a partecipare a un programma di prevenzione della violenza) e tale valutazione spetta al procuratore. Inoltre, negli anni è sicuramente aumentata la sensibilità nei confronti del tema della violenza a opera di partner o ex partner».
L’analisi evidenzia pure tre fattori determinanti che consentono a un procedimento di sfociare in una condanna: la presenza di un referto medico che attesti le violenze, il tipo di violenza subita e l’allontanamento o l’arresto dell’autore da parte della polizia. Elementi oggettivi, «legati alla prospettiva non discrezionale». «Il mio lavoro ha potuto misurare la presenza di violenza fisica grazie alla documentazione presente nei fascicoli, mentre non era possibile avere accesso sistematico a prove di violenze psicologiche», precisa l’autore. «Ma, tra i casi studiati, solo l’8% riguardava esclusivamente violenza psicologica. Nella stragrande maggioranza, questa coesisteva con violenze fisiche. Le vittime non sono comunque prive di tutela: messaggi, e-mail e altre comunicazioni scritte da parte dell’autore diventano prove tangibili e utilizzabili. In assenza di testimoni, entrano in gioco i servizi di aiuto alle vittime che possono indirizzarle verso specialisti (psicologi, medici, avvocati) le cui relazioni potrebbero avere valore probatorio. Anche senza lesioni visibili, denunciare può quindi attivare protezione e strumenti utili».

Gli episodi «invisibili»
A stupire Bolzani, comunque, è il fenomeno della cosiddetta «cifra nera», ovvero i casi che non vengono denunciati. Perché spesso la violenza viene subita in silenzio, soprattutto se arriva dal partner. «La consapevolezza che esista un numero significativo di episodi che restano invisibili è la cosa che mi sorprende di più. Da qui l’importanza delle campagne di sensibilizzazione, che puntano a intercettare queste situazioni sommerse». Nelle conclusioni dell’analisi, viene precisato che la gravità dei fatti, da sola, non garantisce una condanna. Sono soprattutto le prove oggettive (come i referti medici) a svolgere un ruolo centrale nella decisione giudiziaria. E «se la protezione delle vittime è al centro e l’approccio penale è fondamentale, risulta altrettanto importante la presa a carico degli autori per aumentare l’effetto dissuasivo, ma anche per rendere più efficace l’intervento complessivo».

Giocare d’anticipo
A questo proposito, la creazione del Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale ha introdotto dei cambiamenti. Oggi il Ticino dispone di specialisti in grado di individuare, interpretare e gestire i segnali di rischio prima che la violenza degeneri. «Dai primi anni di attività, emergono chiaramente una maggiore capacità di intercettare precocemente le situazioni a rischio (dalle minacce allo stalking), un’importante professionalizzazione degli interventi (caratterizzata da analisi professionali e competenze comunicative), nonché un rafforzato coordinamento interno », spiega Marina Lang, responsabile del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale. E i risultati dello studio di Bolzani orientano ulteriormente l’azione operativa. «La violenza non nasce all’improvviso: può avere radici culturali e psicologiche profonde, che oggi affiorano anche nelle fasce di età più giovani. Per questo gli interventi devono partire già dalle scuole. L’attuale campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza” interviene laddove la violenza ha inizio: nelle disparità di potere, nelle condizioni di dipendenza e nelle norme discriminatorie. Sensibilizza sui primi segnali di allarme, incoraggia a parlare dell’argomento e fornisce informazioni sulle offerte di consulenza e aiuto. L’obiettivo è prevenire. Educazione affettiva, rispetto del consenso, gestione della gelosia e del controllo digitale, sono temi che parlano direttamente ai giovani. Ma non basta. Serve coinvolgere anche famiglie e adulti significativi: insegnare a riconoscere segnali di relazioni tossiche, a non voltarsi dall’altra parte, a trasformare il “non è affar mio” in responsabilità collettiva. Cambiare la cultura significa cambiare lo sguardo: la violenza domestica non è un fatto privato, è un problema sociale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 gennaio 2026 del Corriere del Ticino

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Intervista a Marina Lang, responsabile Centro di competenza violenza della Polizia

Per ottenere aiuto è necessario chiederlo. Come conquistare la fiducia delle vittime?
«La denuncia rappresenta, sul piano formale, la porta d’accesso alla tutela istituzionale; sul piano esperienziale, tuttavia, è spesso percepita come un atto rischioso, esposto e potenzialmente  inefficace. Siamo oggi maggiormente consapevoli che dobbiamo agire, in primo luogo, sul piano della credibilità del sistema. Quando una donna denuncia, deve poter sperimentare fin da subito un intervento coordinato, tempestivo e comprensibile: protezione reale, informazioni chiare su cosa accadrà, accompagnamento nelle fasi successive. In questo senso i risultati dello studio ci spingono a orientare con ancor maggior chiarezza le vittime verso la certificazione medica di eventuali lesioni, così come estendere questa certificazione a ferite psicologiche. È fondamentale poi agire sul piano comunicativo e culturale: spiegando in modo trasparente cosa fa oggi il sistema e cosa è cambiato rispetto al passato. Un altro elemento riguarda la qualità dell’accoglienza: la prima interazione con la Polizia (o le autorità) è decisiva. Sentirsi ascoltate, credute e non giudicate ha un impatto diretto sulla percezione di legittimità dell’intero sistema. Infine, è essenziale ridurre l’isolamento decisionale della vittima: la denuncia non dovrebbe essere vissuta come un salto nel vuoto, ma come un percorso accompagnato. La presenza di reti di sostegno (servizi di aiuto alle vittime, sanitario, consulenza legale) che lavorano in modo integrato con la Polizia permette di spostare il focus dalla singola denuncia alla presa a carico complessiva della situazione»

Concretamente?
«In sintesi, la fiducia non si chiede, ma si costruisce. Attraverso coerenza dell’azione, visibilità delle tutele, qualità relazionale degli interventi e un sistema che dimostri, nei fatti, di saper proteggere chi trova il coraggio di fare il primo passo».

Quale lavoro viene svolto con gli agenti, affinché non sottovalutino (più) determinate situazioni?
«La Polizia cantonale investe nella formazione di base e continua, con moduli specifici dedicati al riconoscimento precoce dei segnali di rischio, e con l’introduzione di protocolli obbligatori che guidano la raccolta delle informazioni e riducono il rischio di valutazioni superficiali. Parallelamente, sono stati definiti flussi operativi chiari e strutturati, che permettono di indirizzare in modo sistematico la gestione dei casi verso specialisti del Servizio violenza domestica interni alla Gendarmeria. La cultura istituzionale è cambiata: la violenza domestica non è più interpretata come una “lite privata”, bensì come un rischio concreto e spesso imprevedibile. Gli agenti che operano in ambito di violenza domestica sono oggi sempre più specializzati e il messaggio operativo è chiaro e univoco: non minimizzare mai».

Dal lavoro di Bolzani emerge che il coordinamento tra istituzioni è essenziale per garantire supporto e ridurre la dipendenza dalla collaborazione della vittima. Che cosa si può fare per migliorare questo aspetto in Ticino?
«Il coordinamento rappresenta il fulcro della protezione moderna. Il Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica riunisce sotto il cappello della Divisione della giustizia i principali attori attivi in questo ambito. La Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica e l’introduzione del numero unico 142 consentiranno di definire un percorso unitario per la vittima, con tempi certi e responsabilità chiaramente ripartite tra Polizia, settore sanitario, servizi di aiuto alle vittime, di sostegno agli autori e Magistratura. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione inter-istituzionale per consolidare il senso di protezione percepito dalle vittime e orientare gli autori, al di là dell’eventuale condanna, verso percorsi di sostegno e di aiuto, finalizzati ad accrescere la consapevolezza del proprio agire violento».

Crans-Montana, un dolore condiviso che merita verità e rispetto

Crans-Montana, un dolore condiviso che merita verità e rispetto

Tra le rose bianche deposte sul memoriale di commemorazione delle vittime, una rappresenta il Ticino, la sua vicinanza, la sua mano tesa fin dalle prime ore. A posarla è stato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che insieme al Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri si è recato a Martigny nella giornata di lutto nazionale. Una cerimonia solenne, scandita dal rintocco delle campane, da lunghi silenzi e da parole delicate. «Il dolore delle famiglie e il raccoglimento composto di una comunità ferita mi hanno profondamente commosso – ha dichiarato il Presidente – In quel momento si è percepito fino in fondo il peso umano della tragedia e il dovere, per le istituzioni, di essere presenti con rispetto e responsabilità».

I giorni passano, ma il dramma della notte di Capodanno a Crans-Montana continua a suscitare sgomento e incredulità. La perdita di decine di vite umane e le diverse decine di feriti che lottano ancora per la loro sopravvivenza rappresentano un sentimento di lutto condiviso che va ben oltre i confini delle nazioni coinvolte. E mentre la giustizia è chiamata a fare piena luce sull’accaduto, una parte dell’opinione pubblica della vicina penisola ha già espresso la sua sentenza di condanna nei confronti della Svizzera e del suo sistema.

«È naturale che drammi di tale portata generino forti reazioni emotive – osserva Gobbi – ed è altrettanto importante non lasciare spazio alla disinformazione e fare chiarezza».
Il Presidente ricorda come la Svizzera abbia affrontato una delle crisi più gravi degli ultimi anni: «La macchina dei soccorsi è intervenuta tempestivamente, il Consiglio di Stato vallesano ha dichiarato la situazione particolare attivando una serie di collaborazioni intercantonali e internazionali. La priorità assoluta è stata la presa a carico dei pazienti e l’identificazione delle vittime, senza trascurare le famiglie e tutte le persone traumatizzate dall’evento». Parallelamente, sono state avviate e proseguono le indagini giudiziarie per accertare cause e responsabilità. «Questo è l’approccio di uno Stato che prende seriamente la protezione dei suoi cittadini, dei visitatori e dei residenti».

Anche da un punto di vista operativo, il Ticino ha fatto la sua parte, inviando quattro specialisti della Polizia scientifica in Vallese per il supporto nelle operazioni di identificazione delle vittime. Non solo, come spiega Gobbi, il caso ha voluto che due specialisti ticinesi nella gestione di crisi si trovassero già sul posto la notte della tragedia. «Un ringraziamento va alla psicologa della Polizia cantonale Marina Lang che insieme al suo compagno, ufficiale della Polizia, stavano trascorrendo le loro vacanze a Crans-Montana e hanno offerto immediatamente il loro prezioso supporto.»

In questo quadro di responsabilità e collaborazione operativa, Gobbi richiama il valore dei rapporti tra Italia e Svizzera, che va ben oltre le cronache di un singolo evento. «Siamo Paesi vicini non solo geograficamente, ma anche per legami economici, umani e sociali. Le relazioni transfrontaliere, fatte di lavoro, formazione e scambi quotidiani, sostengono migliaia di famiglie. La Svizzera – aggiunge – è un luogo di crescita, di opportunità e di stabilità economica», sottolineando come questa collaborazione si sia concretizzata anche nella gestione dell’emergenza di Crans-Montana. Da qui l’appello finale a non trasformare una tragedia in un’arma politica o mediatica. «Attacchi generalizzati a un intero Paese o la riduzione di una nazione alle cronache di una tragedia rischiano di oscurare una cooperazione proficua, costruita e valorizzata nel tempo». I fatti di Crans-Montana, conclude il Presidente, «richiedono cordoglio, riflessione e ricerca della verità ma non devono diventare un pretesto per mettere in discussione la credibilità delle nostre istituzioni. La Svizzera continuerà a difendere il proprio modello, la propria sovranità e la sicurezza dei propri cittadini e ospiti».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 gennaio 2026 de Il Mattino della domenica

La Maggia (in miniatura) in un capannone di Iragna

La Maggia (in miniatura) in un capannone di Iragna

Il modello permetterà di testare la portata del fiume. I risultati aiuteranno a pianificare gli interventi naturalistici e di messa in sicurezza nel tratto del nuovo ponte di Visletto a Cevio, distrutto dall’alluvione del 2024

Un chilometro in 25 metri: il fiume Maggia all’altezza di Cevio, in scala ridotta. Una riproduzione fedele non solo nella lunghezza ma anche e soprattutto nelle componenti fisiche. Ogni masso è posizionato con precisione. L’hanno realizzata in poche settimane gli esperti del Laboratorium 3D a Iragna. “Come ogni progetto che possiamo portare in laboratorio, l’idea è di riprodurre la realtà in condizioni controllate, studiarne i fenomeni per poi trovare soluzioni concrete ai problemi che abbiamo durante la progettazione e sui cantieri”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Christian Tognacca, contitolare di Laboratorium 3D.
Questo modello permette di simulare le piene del fiume. Quel che si vuole osservare è la risposta dell’alveo, degli argini e delle infrastrutture presenti in un tratto stravolto dall’alluvione del 2024. “Il Cantone fa un monitoraggio regolare dei rischi naturali e quindi anche quello che attiene alle infrastrutture, come i ponti, ma anche alla protezione dei nostri nuclei abitati. In quest’ottica i modelli informatici possono rispondere ma talvolta ci vogliono anche dei modelli fisici, come quello che oggi qui presentiamo a Iragna, proprio nell’ottica di capire come la natura si comporta in caso di grandi eventi”, spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni.
Trecentomila franchi di mandato cantonale per ottenere delle risposte rapidamente, perché la costruzione del nuovo ponte di Visletto prosegue. “Fondamentalmente abbiamo due obiettivi: uno è la riqualifica ambientale e l’altro è la stabilizzazione dell’alveo in questo tratto del fiume Maggia, che globalmente si presenta con un trend erosivo molto importante già da decenni. E qui, proprio in corrispondenza dei due ponti, del ponte nuovo e della passarella ciclopedonale, dobbiamo ricreare il punto fisso che è collassato nel 2024”, spiega dice Christian Tognacca.
Sicurezza ed ecologia. La Vallemaggia aspetta i risultati, frutto di un team di ricerca ancorato al territorio da Biasca al Comune di Riviera. “Crea e genera posti di lavoro di grande qualità e poi rafforza l’immagine del Comune a livello proprio di tecnologia applicata e innovazione concreta”, dice Cristiano Triulzi, sindaco di Riviera.
Innovazione chiamata a produrre soluzioni entro giugno. I primi test inizieranno venerdì.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-Maggia-in-miniatura-in-un-capannone-di-Iragna–3429285.html

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La Maggia in miniatura per studiare i rischi in zona Visletto

Inaugurato ad Iragna il centro di ricerche idrauliche trasferito da Biasca. In funzione anche il modello fluviale della Maggia a Visletto per testare il comportamento del fiume in caso di eventi estremi.
Studiare il comportamento dei fiumi per affrontare il rischio di piene ed esondazioni. È questo l’obiettivo del nuovo laboratorio di ricerche idrauliche, inaugurato oggi a Iragna, dove è stata trasferita l’attività precedentemente svolta a Biasca.
 
In funzione il modello della Maggia a Visletto
Contestualmente è stato messo ufficialmente in esercizio anche il modello fluviale della Maggia a Visletto, che consente di analizzare in laboratorio il comportamento del fiume in caso di eventi estremi. «Serve a studiare le condizioni idrodinamiche e morfologiche, così da sviluppare e ottimizzare le misure di stabilizzazione dell’alveo e di riqualifica ecologica», spiega a Ticinonews Christian Tognacca, direttore di Laboratorium 3D. Nel laboratorio arriveranno anche altri modelli. «Siamo un gruppo di ingegneri, glaciologi, idrologi ed esperti di idraulica fluviale e morfologia», precisa Tognacca. «Ci occupiamo di risanamenti dei corsi d’acqua e di opere di premunizione contro i pericoli naturali, studiando i fenomeni su modelli ridotti in un ambiente controllato».
 
Il ruolo del Cantone e il caso Visletto
Alla doppia inaugurazione (modello e laboratorio) ha partecipato anche il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Norman Gobbi. «Il Cantone monitora costantemente i pericoli naturali. Sul ponte di Visletto vogliamo testare come la natura reagisce a eventi futuri importanti, per garantire collegamenti sicuri con l’alta Valle Maggia». Il nuovo ponte, con piloni più profondi rispetto a quello crollato nel 2024, è già oggi più resistente.
 
Un valore aggiunto per Riviera
Soddisfazione anche a livello locale. «È una grande opportunità», afferma il sindaco di Riviera Cristiano Triulzi. «Porta posti di lavoro qualificati e rafforza il profilo innovativo del nostro Comune».
Visita di cortesia dell’Ambasciatore della Repubblica Ceca

Visita di cortesia dell’Ambasciatore della Repubblica Ceca

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline l’Ambasciatore della Repubblica Ceca Tomáš Jan Podivínský.
La visita di cortesia ha permesso di presentare le particolarità del nostro Cantone e di discutere numerosi temi di interesse comune.

La visita di cortesia dell’Ambasciatore Tomáš Jan Podivínský ha permesso di discutere svariati temi di attualità, offrendo l’occasione per un confronto sulle relazioni diplomatiche e commerciali che legano la Confederazione e la Repubblica Ceca.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, ha inoltre colto l’opportunità per condividere con l’Ambasciatore alcune informazioni sulle caratteristiche che contraddistinguono il Ticino e sull’attuale situazione socio-economica, politica e culturale del nostro Cantone.

Fondazione Nizzola: due giovani ticinesi premiati al Politecnico federale di Zurigo

Fondazione Nizzola: due giovani ticinesi premiati al Politecnico federale di Zurigo

Comunicato stampa

La Fondazione Nizzola rinnova il proprio impegno a favore dell’eccellenza accademica e dell’innovazione sostenendo due brillanti studenti ticinesi attualmente iscritti ad un Master presso il Politecnico federale di Zurigo (ETHZ).
Lo scorso 12 gennaio si è svolta la cerimonia ufficiale di conferimento delle borse di studio “Nizzola Excellence Scholarship”, del valore di 10’000 franchi ciascuna.
Le borse di studio sono state consegnate dal Rettore del Politecnico federale di Zurigo, Günther Dissertori, dal Presidente della Fondazione Nizzola nonché Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, dalla Vicepresidente della Fondazione arch. Anna Nizzola e dal membro della famiglia Nizzola, ing. Luca Nizzola.
Un momento significativo che testimonia il forte legame tra la Fondazione, il mondo accademico d’eccellenza e il territorio ticinese.
Tra numerose candidature di altissimo livello, la Fondazione ha premiato Andrea Bernasconi, di Chiasso, e Simone Morandi, di Carabbia, riconoscendo percorsi accademici di eccellenza già avviati all’interno del Master in Robotics, Systems and Control dell’ETHZ, uno dei programmi più selettivi e innovativi a livello europeo. Talento ticinese già protagonista della ricerca d’avanguardia.
Andrea Bernasconi, attualmente iscritto al Master in Robotics, Systems and Control, si distingue per un rendimento accademico eccellente e per un’intensa attività di ricerca nel campo della robotica avanzata. Presso i laboratori dell’ETHZ è coinvolto nello sviluppo di sistemi robotici autonomi capaci di operare in ambienti complessi e potenzialmente pericolosi, con applicazioni che spaziano dalla sicurezza alla robotica medica di precisione. Parallelamente agli studi, svolge anche attività di assistente didattico, confermando una forte attitudine alla trasmissione del sapere e all’impegno accademico.
Simone Morandi, anch’egli attualmente impegnato nello stesso Master all’ETHZ, ha costruito un profilo di grande spessore nel settore dei sistemi aeronautici e dei droni autonomi. Durante il suo percorso accademico ha partecipato a progetti di ricerca di respiro internazionale, tra cui lo sviluppo del drone sperimentale NOCTUA, alimentato a idrogeno e concepito per missioni di sorveglianza a lungo raggio e a basso impatto ambientale. Il suo lavoro scientifico è già confluito in contributi destinati a conferenze internazionali, a testimonianza della qualità e della maturità del suo percorso. Un sostegno concreto al merito e alla formazione di alto livello.
Con l’assegnazione delle borse di studio, la Fondazione Nizzola ribadisce la propria volontà di sostenere studenti che non solo eccellono negli studi, ma che sono già attivamente inseriti nei contesti di ricerca più avanzati, contribuendo allo sviluppo di soluzioni tecnologiche per le sfide del futuro.
La collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo si conferma un pilastro strategico di questa visione, orientata alla crescita di un ecosistema scientifico e tecnologico competitivo e responsabile.
Oltre al sostegno agli studenti dell’ETHZ e del Politecnico federale di Losanna (EPFL), la Fondazione Nizzola premia da anni anche i migliori diplomati Master MSE della SUPSI.
A partire da quest’anno, il proprio impegno viene ulteriormente ampliato includendo borse di studio destinate ai migliori studenti Master MSE delle Scuole universitarie professionali della Svizzera occidentale e orientale, rafforzando così una rete nazionale di valorizzazione del talento.

Per maggiori informazioni: www.fondazione-nizzola.ch

Prova delle sirene di mercoledì 4 febbraio 2026

Prova delle sirene di mercoledì 4 febbraio 2026

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, su indicazione dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, informa che mercoledì 4 febbraio 2026 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua.  

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (416 dispositivi). Dalle 13.30 alle 14.00 sarà diffuso un suono continuo e modulato della durata di 1 minuto. Nell’eventualità di un vero Allarme generale, la popolazione è invitata ad ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.  
Successivamente, dalle 14.00 alle 16.30, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno attivate le sirene per l’Allarme acqua (128 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi, in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per una durata complessiva di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio, attenersi al promemoria locale e alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali. Il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale e informare la popolazione sui comportamenti corretti.    
Le informazioni relative alla prova annuale e le raccomandazioni in caso di evento sono disponibili sul sito www.alertswiss.ch e possono essere ricevute direttamente sul proprio telefono mobile scaricando gratuitamente l’applicazione Alertswiss.  
Per quanto riguarda l’Allarme acqua, accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, nonché creare un affisso personalizzato con l’indicazione dei punti di raccolta in caso di evento.
Il Dipartimento sottolinea infine l’importanza di informare dell’evento le categorie più sensibili o le persone che non hanno accesso autonomo ai canali di informazione. Le informazioni concernenti la prova annuale sono pubblicate anche sulla pagina web cantonale (www.ti.ch/ucraina) e sul canale Telegram (@ucrainaTi) dedicato alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti sul territorio cantonale.
Il Dipartimento delle istituzioni si scusa per eventuali disagi e confida sulla comprensione di tutta la popolazione.  
Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-protpop@ti.ch.

Trasporti ‘45: la Regio Insubrica scrive al Consigliere federale Albert Rösti

Trasporti ‘45: la Regio Insubrica scrive al Consigliere federale Albert Rösti

Comunicato stampa (13.01.2026)

La Comunità di lavoro Regio Insubrica prende posizione sul rapporto di perizia del Politecnico federale di Zurigo inerente al futuro sviluppo delle infrastrutture di trasporto scrivendo al Consigliere federale Albert Rösti, Capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni.

I membri dell’Ufficio Presidenziale della Regio Insubrica hanno preso atto con preoccupazione dei contenuti del rapporto di perizia “Trasporti ’45”, redatto dal Politecnico di Zurigo su mandato del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), volto a definire le priorità di investimento e ampliamento delle infrastrutture di trasporto fino al 2045, constatando che la perizia non prevede interventi di rilievo sull’infrastruttura ferroviaria in Ticino. Una simile esclusione causerebbe importanti conseguenze negative per la stabilità dell’intero sistema, sia per la qualità dell’offerta del traffico passeggeri a lunga distanza e regionale transfrontaliero, sia di quello merci.

A riguardo si ricorda l’importanza della Dichiarazione d’Intenti (MoU) sottoscritta nel 2023 da Svizzera e Italia, mirata all’ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria entro il 2035, con obiettivi ed interventi sia per il traffico merci, sia per il traffico passeggeri a lunga distanza, nonché per il traffico regionale transfrontaliero Ticino-Lombardia. L’impegno a favore dell’infrastruttura ferroviaria e del trasporto merci su rotaia, in particolare attraverso lavori di potenziamento delle tratte di accesso meridionali ad AlpTransit, è stato nuovamente ribadito durante il recente incontro avvenuto a novembre scorso tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana Matteo Salvini e il Consigliere federale Albert Rösti.

Considerato che entro la fine di gennaio il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni presenterà al Consiglio federale i progetti da includere nelle fasi di ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria, la Comunità di lavoro esprime l’auspicio di un approccio e di una pianificazione globale e integrata, che tenga conto della continuità geografica, sistemica e funzionale tra l’Italia e la Svizzera, per dare attuazione agli impegni assunti da entrambe le parti con la Dichiarazione di Intenti del 2023 e garantire un significativo miglioramento della stabilità dell’esercizio ferroviario e dei principali collegamenti transfrontalieri, recependo le puntuali richieste di interventi infrastrutturali integrativi sulla rete ferroviaria presentate dal Cantone Ticino.

Gran Consiglio in pista contro i Politici di Faido

Gran Consiglio in pista contro i Politici di Faido

Comunicato stampa

Dopo il saluto alla popolazione da parte di Corrado Nastasi, sindaco del Comune di Faido, la partita si è aperta con un momento di raccoglimento dedicato alle vittime e alle famiglie del disastro di Crans-Montana. Un silenzio intenso, condiviso da giocatori e pubblico, ha preceduto il primo ingaggio.
La sfida si è disputata a Faido, davanti a numerosi spettatori che hanno potuto godersi hockey vero. I deputati del Gran Consiglio hanno dato vita a un’amichevole di spessore contro i politici locali capitanati dal consigliere comunale Matteo Gallizia. Ritmo alto, cambi rapidi e alcune giocate tecnicamente pregevoli hanno acceso una partita che non ha tradito le attese.
In panchina, per la squadra del Gran Consiglio, il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann ha diretto i suoi con autorevolezza, mentre tra i pali l’onnipresente Alex Gianella ha difeso la porta con sicurezza.
Per la formazione del Gran Consiglio, capitanata da Claudio Isabella, il tabellino ha registrato le firme dello stesso Isabella, del Consigliere di Stato e Presidente del Governo Norman Gobbi, di Alessandro Corti e di Alessio Ghisla.
La partita, tirata e combattuta, si è chiusa 8 a 4 a favore della compagine leventinese.
L’incontro ha riunito, da entrambe le parti, politici e deputati di diversi schieramenti, ma sul ghiaccio le etichette si sono sciolte come neve al sole. Solo gioco, sorrisi e la voglia autentica di divertirsi facendo sport. Un appuntamento che ha fatto squadra, dentro e fuori dal ghiaccio.

«In contatto con le autorità»

«In contatto con le autorità»

Di certezze, sulla tragedia avvenuta nella notte di San Silvestro a Crans-Montana, ve ne sono purtroppo ancora ben poche. Occorrerà attendere diversi giorni prima di conoscere l’identità delle numerose vittime, una quarantina al momento quelle accertate, e del centinaio di feriti, alcuni dei quali stanno combattendo per la vita. Allo stato attuale, però, sembrerebbe che tra questi non siano presenti cittadini ticinesi. Come confermatoci nel corso del pomeriggio di ieri dal presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, «per intanto non abbiamo ricevuto informazioni su ticinesi coinvolti». Certo, nei prossimi giorni le cose potrebbero anche cambiare, proprio perché il riconoscimento delle vittime, in tragedie simili, non è affatto scontato. « Ma per il momento, come detto, per vie ufficiali interne non abbiamo ricevuto informazioni su ticinesi coinvolti ».

Le autorità cantonali, ha spiegato ancora Gobbi, sono in contatto con quelle vallesane tramite i rispettivi comandanti delle Polizie cantonali. E lo stesso presidente del Consiglio di Stato, ovviamente, ieri ha scritto ai colleghi del Governo vallesano. Di fronte a tragedie di questa portata, ha poi affermato il presidente del Governo ticinese, «si resta senza parole ». E anche per questo motivo «come Consiglio di Stato abbiamo espresso tutta la nostra solidarietà e vicinanza alla popolazione e alla comunità colpite da questa tragedia ». Nel corso del pomeriggio, infatti, il Consiglio di Stato tramite una nota ufficiale ha espresso « il proprio cordoglio e la solidarietà dell’intero Cantone Ticino per le vittime e i feriti causati dal grave incendio». E ha pure espresso « un sentito ringraziamento a tutti gli enti di primo intervento».

«Pronti a fornire un aiuto»
Al contempo, ha voluto assicurare «alle autorità vallesane pieno supporto anche per quanto riguarda un eventuale impiego di enti ticinesi ». Proprio su questo fronte, come spiegatoci da Gobbi, per aiutare i colleghi vallesani «il Ticino ha mandato cinque agenti della Polizia scientifica – specialisti nel riconoscimento delle vittime – a supporto delle autorità vallesane ».

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 gennaio 2026 del Corriere del Ticino

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Comunicato stampa (1 gennaio 2026)

Il Consiglio di Stato esprime cordoglio per le vittime dell’incendio di Crans-Montana

Il Consiglio di Stato esprime il proprio cordoglio e la solidarietà dell’intero Cantone Ticino per le vittime e i feriti causati dal grave incendio avvenuto nella notte di capodanno in un locale pubblico di Crans-Montana.  
Il Governo ticinese ha appreso con profonda tristezza quanto accaduto e desidera esprimere la propria vicinanza alla popolazione e alla comunità colpite da questa tragedia.  
Il Consiglio di Stato rivolge un sentito ringraziamento a tutti gli enti di primo intervento impegnati nelle operazioni di soccorso e assicura alle autorità vallesane pieno supporto anche per quanto riguarda un eventuale impiego di enti ticinesi.