Ponte di Spada, cantiere al via dopo un’attesa di 150 anni

Ponte di Spada, cantiere al via dopo un’attesa di 150 anni

Le autorità hanno sottolineato la giornata storica per i due versanti della valle del Cassarate, che saranno collegati dalla nuova passerella ciclopedonale (il Ponte di Spada) in un percorso «ad anello».
Le autorità hanno sottolineato la giornata storica per la valle del Cassarate.
Francesco Canonica: ‘Per noi capriaschesi è un sogno che si avvera’

Autorità in grande spolvero sottolineano la giornata storica per i due versanti della valle del Cassarate, che saranno collegati dalla passerella ciclopedonale in un percorso ‘ad anello’.
«I ponti uniscono, i muri dividono. Noi abbiamo scelto di costruire un ponte», così ha esordito ieri il sindaco di Capriasca Francesco Canonica all’inaugurazione del cantiere per la realizzazione del Ponte di Spada. Un’inaugurazione attesa: l’idea di collegare i due versanti della valle risale alla fine dell’Ottocento, mentre il progetto era stato premiato il 4 settembre 2018 all’ex caserma di Tesserete e ci sono voluti ben sette anni per vedere i rappresentanti delle istituzioni, tra cui anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann e il sindaco di Lugano Michele Foletti, svelare la targhetta commemorativa che segna la data di ieri come il giorno d’inizio dei lavori.

Consentirà un percorso ‘ad anello’
L’iter progettuale non è stato semplice, si sono susseguiti ricorsi durante la pubblicazione del progetto e nella fase di aggiudicazione, nonché altri impedimenti determinati dal complesso quadro europeo scosso da una crisi economica e geopolitica. Il Vecchio continente con l’invasione russa dell’Ucraina ha sopportato un aumento dei prezzi delle materie prime e una componente essenziale alla realizzazione del ponte è l’acciaio. Questo ha generato incertezze sui costi e rallentato i lavori. Il Ponte di Spada segnerà un ulteriore passo importante in direzione della sostenibilità e della mobilità lenta nel Luganese. La passerella ciclopedonale consentirà di unire in modo continuo due dei principali assi ciclabili regionali, disegnando un percorso “ad anello” che collegherà il fondovalle con Tesserete da un lato e Sonvico dall’altro. Rispetto al tema della sostenibilità, Foletti sottolinea che «è stato privilegiato un tracciato che interessi solo marginalmente l’area boschiva, così da tutelare al massimo l’ambiente». Un’opera che permetterà spostamenti più agevoli, inserendosi nella strategia, ricordata dal sindaco di Lugano, di rafforzare una rete ciclopedonale «estesa, sicura, attrattiva, ben segnalata e ben integrata nel territorio», anche necessaria per ovviare al problema dell’aumento del traffico e «alla necessità di offrire un approccio integrato a tutti i mezzi».

Ampio il sostegno popolare
Nel comunicato diramato dal Cantone, si annuncia anche la prossima fine dei lavori sulla passerella di Sarone (Lugaggia), convertita da percorso pedonale a ciclopedonale. Una passerella, quest’ultima, che permetterà di evitare i ripidi dislivelli che caratterizzano la valle del Cassarate e la valle del Capriasca, irrobustendo la rete ciclabile di 140 km del Luganese con un nuovo ramo che si unisce alla già esistente e frequentata ciclopedonale che congiunge Tesserete e Canobbio. Dal canto suo, Norman Gobbi ha espresso la propria soddisfazione soprattutto «per il sostegno manifestato dalla nostra popolazione. La volontà e l’interesse dei cittadini hanno rappresentato uno stimolo importante sia per il Cantone sia per tutti i partner coinvolti in questo progetto». Oltre all’aspetto di utilità pratica rispetto a quest’opera infrastrutturale, il sindaco di Capriasca ha messo in evidenza il valore simbolico del nuovo attraversamento: «Costruire un ponte significa unire… un dialogo tra passato e futuro, tra natura e modernità, tra tradizione e innovazione».

Una passerella sospesa di 150 metri
L’investimento finanziato dalla Confederazione, dai Comuni del Luganese e dal Cantone è stimato complessivamente in circa 11 milioni di franchi nell’ambito del Programma di agglomerato del Luganese (Pal2). La “spada” che collegherà le due sponde del Cassarate ha caratteristiche tecniche di rilievo: il progetto d’ingegneria leggera e rispettosa del paesaggio è stato ideato dallo studio d’ingegneria Ruprecht Sa, Messi & Associati Sa di Bellinzona e lo studio d’architettura Moro & Moro di Locarno ed è nato da una lettura attenta del contesto naturale, con l’obiettivo di minimizzare l’impatto paesaggistico. La struttura, interamente in acciaio, sarà una passerella sospesa di circa 150 metri in un’unica campata, sostenuta da un traliccio tridimensionale e quattro cavi portanti ancorati alle due sponde, per una lunghezza complessiva di 168 metri. L’impalcato, largo 3,80 metri, offrirà una visuale aperta sulla valle anche grazie a parapetti dal disegno alternato che creeranno un “effetto visivo dinamico”. Il progetto vedrà luce nell’estate del 2027.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 dicembre 2025 de La Regione

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Il Ponte di Spada è in cantiere «È un sogno che si avvera»
L’avvio dei lavori, che si concluderanno fra un anno e mezzo, è stato sottolineato con un momento ufficiale e la posa di una targa: «È una grande emozione essere qui a salutare l’inizio di un’opera attesa per almeno 150 anni».

Finalmente ci siamo. Sono ufficialmente iniziati i lavori per realizzare il Ponte di Spada, la passerella ciclopedonale che collegherà i due lati della valle del Cassarate, riducendo drammaticamente le distanze fra Sonvico, Cadro, Dino, Tesserete e Lugaggia. Ci siamo, ma c’è voluto un po’. Tanto che dei relatori presenti il 4 settembre 2018 all’ex caserma di Tesserete per premiare il progetto vincitore – gli allora sindaci di Capriasca e Lugano Andrea Pellegrinelli e Marco Borradori e il consigliere di Stato Claudio Zali – ieri nel proprio ruolo ufficiale non c’era più nessuno (Pellegrinelli era fra il pubblico): al loro posto, i corrispettivi Francesco Canonica, Michele Foletti e Norman Gobbi.
Sette anni sono passati da allora. In mezzo una pandemia e una guerra che hanno restituito un mondo diverso e hanno fatto traballare il Ponte di Spada, a causa dell’aumento dei costi. D’altronde, già in passato altri Ponti di Spada – l’idea di collegare le due sponde del Cassarate in quest’area è vecchia di almeno 150 anni – erano sfumati a un passo dal cantiere, sempre a causa degli eventi mondiali. Stavolta no.

Le dichiarazioni
Ieri si è quindi salutato un momento storico per le valli del Cassarate e per il Luganese. «I ponti uniscono e i muri dividono. Noi abbiamo deciso di costruire un ponte – ha esordito il sindaco di Capriasca Francesco Canonica. – È un giorno storico, in cui finalmente inizia un’opera che per tanti e troppi anni era rimasta sulla carta. Non è solo un’opera infrastrutturale, ma un simbolo di storia, identità e futuro. Per noi capriaschesi è un sogno che si avvera». Sentimenti poi rievocati in varie forme anche negli altri interventi. Il sindaco di Lugano Michele Foletti ha in particolare sottolineato quanto l’opera entusiasmi la popolazione, citando a mo’ di esempio la Banca Raiffeisen del Cassarate che si è proposta per realizzare a sue spese un’area di sosta attrezzata per le bici sul lato di Dino, nei pressi del Ponte di Spada. Idem il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann: «È una grande emozione essere qui a salutare l’inizio di un’opera attesa così tanto a lungo. L’auspicio è che possa anche essere di sprone per il turismo». In questo senso potrà aiutare l’eccezionalità dell’opera, come sottolineato dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: «Sarà una delle strutture più particolari del Ticino e di tutta la Svizzera per le sue caratteristiche ».
Dal punto di vista tecnico, l’opera immaginata dallo studio d’ingegneria Ruprecht SA di Lugano (capofila), Messi & Associati SA di Bellinzona e lo studio d’architettura Moro & Moro di Locarno è infatti complessa, e così lo sarà il cantiere, che impone metodi esecutivi particolari e una qualità nel montaggio e fabbricazione particolarmente elevate. Il manufatto del ponte Spada presenta infatti un’unica campata di 146 metri sostenuta da un traliccio in acciaio di circa 400 tonnellate che va montato a un’altezza di oltre 80 metri sopra la vallata sottostante.
Gobbi ha infine ricordato la «pazienza e determinazione» che sono stati necessari per arrivare al cantiere, sottolineando come l’entusiasmo della popolazione sia stato uno sprone ad avallare il comunque ingente investimento: 11 milioni di franchi circa. Il cantiere dovrebbe concludersi fra primavera ed estate 2027.

Il suo scopo
Il pregio del Ponte di Spada sarà quello di avvicinare le due sponde del Cassarate come mai prima. Sponde ora collegate da un ripido e scomodo sentiero che scende e risale la stretta valle di Spada. La passerella permetterà di collegare il percorso che dal fondovalle si estende fino Tesserete e il percorso che da Cadro sale in direzione della Valcolla fino a Sonvico. Nello specifico si creerà un collegamento «ad anello» che darà continuità ai percorsi ciclabili già realizzati senza dover superare dislivelli elevati e rendendo quindi il tragitto molto più diretto e agevole. Quale opera accompagnatoria è stata anche resa ciclabile la vicina passerella Sarone, in modo di agganciare ottimamente il Ponte di Spada all’esistente percorso ciclopedonale all’altezza di Lugaggia.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

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Il Ponte di Spada, una lama d’acciaio che taglierà le distanze.
Dal 2027 Capriasca e Lugano saranno unite da una passerella ciclopedonale lunga 150 metri
Al via i lavori per l’opera su una sola campata che costerà 11 milioni di franchi

Per oltre un secolo si è parlato del Ponte di Spada e, negli ultimi anni, l’attesa sembrava infinita. Prima i rincari dell’acciaio dovuti alla pandemia e alla guerra russo-ucraina, poi i ricorsi. Per questo l’avvio dei lavori, celebrato martedì dalle autorità, rappresenta un passo importante. Le due sponde del Cassarate, da Capriasca a Lugano, saranno finalmente collegate.
“In quattro e quattr’otto si raggiungerà l’altra sponda senza utilizzare i mezzi pubblici o altri veicoli a motore. Senza inquinare”, sottolinea ai microfoni del Quotidiano Francesco Canonica, sindaco di Capriasca.
Uno degli obiettivi della passerella ciclopedonale, che si svilupperà su un’unica campata di circa 150 metri,  è di promuovere la mobilità lenta, creando un percorso ad anello. “Per noi è qualcosa di estremamente interessante”, afferma il sindaco di Lugano, Michele Foletti. “Perché mette in collegamento due ciclopiste, la Lugano-Tesserete e la Lugano-Cadro-Dino, che sono tra le più frequentate. Anche perché passano sui tracciati delle due ex ferrovie”.
Il nuovo Ponte di Spada, molto atteso dalla popolazione, renderà accessibili in bicicletta itinerari che oggi si possono affrontare solo a piedi dal vecchio ponte e con dislivelli impegnativi. “Questa passerella si aspettava da almeno cinquant’anni. Forse di più”, dice un cittadino.
Il manufatto sarà realizzato interamente in acciaio. “Dal punto di vista tecnico è quasi un unicum – afferma il direttore della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi -. Proprio perché ha una sola campata, senza pilastri in mezzo, e questa era una delle condizioni poste dal Cantone per inserire il ponte nel paesaggio nella maniera meno impattante possibile”.
L’opera non rappresenterà un vantaggio solo per chi vive qui, ma anche per i turisti. “Tanti scelgono come meta di vacanza le zone ben servite da piste ciclabili. La passerella – sostiene il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann – potrebbe essere un ulteriore sprone per chi vuole visitare la nostra regione”.
I lavori si concluderanno nell’estate del 2027, con un investimento di circa 11 milioni di franchi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-Ponte-di-Spada-una-lama-d%E2%80%99acciaio-che-taglier%C3%A0-le-distanze–3324818.html

(Immagine: DT Render)

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Dopo decenni, lavori al via per il Ponte Spada.
Gobbi: “Quasi un unicum in Svizzera”

Dovrebbero concludersi nel corso dell’estate 2027. La spesa totale ammonta attorno agli 11 milioni di franchi e sarà finanziata da Confederazione, Cantone e Comuni del Luganese.

Si è tenuta oggi la cerimonia di avvio lavori del Ponte di Spada che collega il Comune di Capriasca e Lugano. La realizzazione dell’opera, si legge in un comunicato del Dipartimento del territorio, «permetterà di garantire la continuità tra due dei principali percorsi della rete ciclabile del Luganese, creando un percorso ad anello che dal fondovalle si sviluppa in un senso verso la Capriasca fino a Tesserete, e nell’altro senso in direzione della Valcolla fino a Sonvico». «Finalmente, sono molto emozionato e felice», commenta il sindaco di Capriasca Francesco Canonica che sottolinea l’attesa durata decenni: «Ho sentito parlare del Ponte di Spada quando ero bambino».

L’opera
Il progetto della passerella ciclopedonale Ponte di Spada nasce con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto sulla natura circostante. «In Ticino abbiamo 250’000 biciclette, una per abitante. Poter fornire loro delle adeguate piste ciclabili è assolutamente importante», afferma il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. La passerella si svilupperà su un’unica campata di circa 150 metri, che permetterà una vista panoramica senza ostacoli con una lunghezza complessiva di 168 metri e un’altezza massima in campata di 7,5 metri: «Questo progetto, dal punto di vista tecnico, è quasi un unicum in Svizzera», ricorda orgogliosamente il direttore incaricato della Divisione dei traporti Norman Gobbi. L’impalcato avrà una larghezza totale di 3,80 metri, di cui 3,30 destinati al passaggio di ciclisti e pedoni. Questa soluzione «offrirà un effetto visivo dinamico: una percezione di chiusura per chi attraversa rapidamente la passerella e, al contempo, una visuale panoramica per chi procede lentamente o si ferma a osservare il paesaggio».

Costi e tempistiche
I lavori dovrebbero concludersi nel corso dell’estate 2027. La spesa totale ammonta attorno agli 11 milioni di franchi e sarà finanziata da Confederazione, Cantone e Comuni del Luganese. «Quest’opera è fonte di soddisfazione anche e soprattutto per quanto concerne l’accoglienza da parte della popolazione, che ha fortemente voluto questo progetto e con il suo sostegno ha nutrito la motivazione del Cantone e di tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione dell’infrastruttura», ha dichiarato Norman Gobbi a cui fa eco il sindaco di Lugano Michele Foletti: «È estremamente importante per il benessere delle persone. È chiaro che a Lugano è complicato muoversi nel centro città con la bicicletta e di questo ne siamo tutti coscienti, però, per territori periferici, la bici è un mezzo interessante per la mobilità».

Natale con i tuoi in sicurezza con noi

Natale con i tuoi in sicurezza con noi

Comunicato stampa

Dal 1° al 24 dicembre 2025 la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), ripropone l’operazione di prevenzione PREVENA, volta a garantire maggiore sicurezza durante il periodo dell’Avvento e a sensibilizzare la popolazione sui rischi di furti nei veicoli, nei centri urbani e nei luoghi di acquisto. 

Con l’inizio delle settimane che precedono il Natale, tra luminarie, mercatini e corsa ai regali, aumenta l’afflusso di persone nei centri urbani e nelle principali aree commerciali del Cantone.
Un contesto segnato da giornate più buie e da spazi affollati, che può offrire maggiori opportunità a chi intende commettere furti, sia nei veicoli sia approfittando di momenti di distrazione durante lo shopping.
Da oltre 18 anni, PREVENA mira a tutelare la popolazione in un periodo particolarmente sensibile, rafforzando la cultura della prevenzione e promuovendo comportamenti attenti e responsabili in collaborazione con le forze dell’ordine sul territorio.
Nel mese di dicembre la Polizia aumenterà la propria presenza nei principali centri urbani e nelle aree commerciali del Cantone. Le pattuglie saranno maggiormente visibili nelle ore diurne e, in alcune giornate, anche nelle fasce pomeridiane e serali, con l’obiettivo di prevenire furti e reati legati al maggiore afflusso di persone. L’attività comprenderà pattugliamenti mirati, controlli sul territorio e momenti di contatto con la popolazione.

Consigli di prevenzione
Le festività rappresentano un’occasione di convivialità e incontro, ma possono anche trasformarsi in motivo di spiacevoli sorprese se non si adottano alcune misure di prudenza. La Polizia cantonale invita quindi cittadine e cittadini a prestare attenzione e a non sottovalutare piccoli gesti di cautela che possono fare la differenza. Di seguito alcuni accorgimenti utili per tutelare la propria sicurezza e i propri beni durante lo shopping e gli spostamenti.

Quando portate con voi borse e portafogli: 
– Tenete borse, borsette e zaini sempre sotto controllo, evitando di appoggiarli su sedie, carrelli o altri supporti senza sorveglianza.
– Portate le borse a tracolla sul davanti e assicuratevi che siano ben chiuse, soprattutto nelle aree affollate come mercatini e centri commerciali.
– Aprite borse e portafogli solo quando necessario e, per quanto possibile, evitate di mostrare oggetti di valore o grosse somme di denaro in pubblico.
– Riponete portafogli e portamonete nelle tasche interne della giacca o all’interno della borsa, evitando tasche esterne o facilmente accessibili.

Quando lasciate l’automobile:
– Scegliete, quando possibile, posteggi ben illuminati e, nelle ore serali o notturne, strutture sorvegliate.
– Non lasciate mai le chiavi all’interno del veicolo, neppure se parcheggiato nel vostro garage.
– Prima di allontanarvi, verificate di aver chiuso correttamente tutte le portiere e il bagagliaio.
– Chiudete completamente finestrini e tettucci apribili.
– Evitate di lasciare in auto oggetti di valore, borse o documenti personali: portateli con voi oppure custoditeli in modo da non renderli visibili.
– Dopo aver attivato la chiusura, controllate, anche a qualche passo di distanza, che il veicolo sia effettivamente bloccato.

Grazie alla collaborazione di ciascuno, le feste possono rimanere un momento di serenità e sicurezza per tutte e tutti.

Flyer

Oltre la traccia – Imparare a conoscere la montagna d’inverno

Oltre la traccia – Imparare a conoscere la montagna d’inverno

Come muoversi in sicurezza su un pendio innevato?
Come interpretare correttamente il bollettino valanghe?
Come usare ARTVA, pala e sonda in modo efficace?

Queste sono domande fondamentali per chi ama vivere la montagna d’inverno e sono al centro di Oltre la traccia, il nuovo progetto formativo promosso dalle Guide Alpine Ticinesi (GAT).
Si tratta di cinque giornate dedicate alla prevenzione degli incidenti da valanga e alla promozione della cultura della sicurezza in montagna. Tutte con identico programma e pensate per le appassionate e gli appassionati di sport invernali: sci alpinismo, freeride e racchette da neve. Le date sono separate e autonome, pensate per essere più comode per la popolazione.
L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico ticinese, fornendo strumenti pratici e conoscenze fondamentali per muoversi con maggiore consapevolezza e responsabilità nel territorio alpino.
Le giornate si svolgeranno tra dicembre 2025 e gennaio 2026 in cinque località della Svizzera italiana: Cios Prato, Airolo, San Bernardino, Carì e Nara.
“Abbiamo voluto creare un percorso concreto e accessibile, per sensibilizzare le persone, contribuire a ridurre gli incidenti e aumentare la sicurezza. Diffondere una cultura di prudenza e rispetto della montagna è il nostro obiettivo principale”, afferma Pierre Crivelli, segretario del GAT.
La collaborazione con il progetto di prevenzione Montagne sicure, promosso dal Dipartimento delle istituzioni e con un rappresentante GAT nella Commissione consultiva, rafforzerà l’iniziativa grazie alla fornitura di materiale informativo e, dove necessario, esperti con competenze complementari a quelle delle guide alpine. Secondo Alessandro Lava, presidente della Commissione consultiva: «Questa è un’opportunità, offerta da un partner qualificato, per raggiungere il nostro pubblico di riferimento con azioni mirate e davvero utili, in un periodo in cui l’interesse per la montagna e per le attività fuori pista è in costante crescita».
Grazie al sostegno di partner e sponsor come AET, il GAT mantiene contenuta la quota d’iscrizione, rendendo la formazione accessibile ad un ampio pubblico. Rimane aperta la possibilità per nuovi sponsor di contribuire a questo importante progetto di sensibilizzazione.
Ogni giornata, condotta da professionisti riconosciuti a livello federale, permetterà ai partecipanti di conseguire la formazione di livello 1 del sistema Swiss Mountain Training (SMT).
Perché la libertà in montagna nasce dalla conoscenza, dal rispetto e dalla consapevolezza.
www.guidealpineticino.chwww.guidealpineticino.ch/event-list

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La sicurezza in montagna ora va ben «Oltre la traccia»

In inverno gli infortuni sulla neve sono all’ordine del giorno: gli incidenti possono essere prevenuti promuovendo «la cultura della prudenza» – Lo faranno le guide alpine, attraverso cinque giornate, nell’Alto Ticino e a San Bernardino.

Prevenire gli incidenti da valanga, certo. Ma anche e soprattutto farsi promotori della cultura della sicurezza in montagna. La scorsa stagione invernale in Svizzera si sono registrati 21 morti a causa delle slavine. Oltre la metà dei decessi è avvenuta in maggio a causa del clima umido, freddo e ventoso. Bisogna sensibilizzare. Ecco perché le Guide alpine ticinesi (GAT) lanciano il progetto «Oltre la traccia» che mira a formare coloro che vanno in alta quota. Affinché non capitino più altre tragedie. Cinque le giornate in programma dal corrente mese di dicembre a gennaio, in Ticino (Cioss Prato, Airolo, Carì e Nara) ed in Mesolcina (San Bernardino): «L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico, fornendo strumenti pratici e conoscenze fondamentali per muoversi con maggiore consapevolezza e responsabilità nel territorio alpino ». È particolarmente rivolta a chi pratica discipline quali lo sci escursionismo ed il fuori pista oppure si «accontenta » di una passeggiata con le racchette da neve.

Azioni mirate sul territorio
Un progetto importantissimo che va a concatenarsi con quello promosso da sette anni dal Dipartimento delle istituzioni, vale a dire «Montagne sicure ». L’impegno delle guide alpine sarà impreziosito dalle raccomandazioni di esperti con competenze complementari, mentre a disposizione dei partecipanti vi sarà del materiale informativo dettagliato. «Abbiamo voluto creare un percorso concreto e accessibile, per sensibilizzare le persone, contribuire a ridurre gli incidenti e aumentare la sicurezza. Diffondere una cultura di prudenza e rispetto della montagna è il nostro obiettivo principale», afferma il segretario del GAT Pierre Crivelli. Gli fa eco Alessandro Lava, presidente della Commissione consultiva, secondo il quale si tratta di una grande opportunità «offerta da un partner qualificato per raggiungere il nostro pubblico di riferimento con azioni mirate e davvero utili, in un periodo in cui l’interesse per la montagna e per le attività fuori pista è in costante crescita».

Le date da segnare sull’agenda
GAT è un’associazione che riunisce una quindicina di guide alpine, quattro maestri di arrampicata, due accompagnatori di montagna (specializzati nell’affrontare le medie vette) e tre aspiranti guide. «Tutti i nostri membri sono persone che della loro passione ne hanno fatto un mestiere. Dopo avere seguito le differenti formazioni e conseguito i rispettivi brevetti federali, continuano a promuovere le attività di montagna ed in particolare sul territorio ticinese, ma non solo», si legge sul sito www.guidealpineticino. ch. Il GAT ha un rappresentante nella Commissione consultiva di «Montagne sicure», campagna di sensibilizzazione che sarà rafforzata da «Oltre la traccia». I cinque appuntamenti in altrettante località sono in agenda nelle seguenti date (minimo 8 partecipanti): Cioss Prato (sabato 13 dicembre), Airolo (sabato 20 dicembre), San Bernardino (lunedì 29 dicembre), Carì (lunedì 5 gennaio) e Nara (domenica 11 gennaio).
Ogni giornata, che vedrà in qualità di relatori professionisti riconosciuti a livello federale, permetterà ai partecipanti di conseguire la formazione di livello 1 del sistema Swiss mountain training. Tutte seguiranno lo stesso canovaccio e sono pensate, ribadiamo, per gli appassionati degli sport invernali: sci alpinismo, freeride e racchette da neve. Grazie al sostegno di partner e sponsor come l’Azienda elettrica ticinese, il GAT riesce a mantenere «contenuta la quota d’iscrizione, rendendo la formazione accessibile ad un ampio pubblico. Rimane aperta la possibilità per nuovi sponsor di contribuire a questo importante progetto di sensibilizzazione. Perché la libertà in montagna nasce dalla conoscenza, dal rispetto e dalla consapevolezza ».

Unione d’intenti con il Cantone
«Montagne sicure» ha quali obiettivi – leggiamo dalla pagina Web del Dipartimento delle istituzioni – la sensibilizzazione e il sostegno a progetti legati alla sicurezza ad alta quota in tutte le stagioni dell’anno e all’indirizzo di tutti i suoi frequentatori. Inevitabile, pertanto, la collaborazione con «Oltre la traccia». Ciò che consentirà, ancora di più, di veicolare il messaggio che quando si va in montagna bisogna andarci… con testa, seguendo consigli come quelli che trovate nel box a lato.

I consigli da seguire per evitare il peggio
I consigli, quando si va in montagna in inverno, sono sempre gli stessi. Ma vanno seguiti alla lettera. Innanzitutto consultare il bollettino valanghe ed accertarsi del grado di pericolo (da 1 a 5). In secondo luogo occorre prestare attenzione alle condizioni della neve, che nel corso della giornata possono cambiare più volte. Poi bisogna preparare nel dettaglio l’escursione, soprattutto se possibile non uscire da soli.
Fondamentale è altresì adattare l’attrezzatura alle condizioni, in particolare per quanto riguarda l’abbigliamento. Infine, quando si effettuano gite di gruppo, vanno chiariti fin da subito i ruoli.

Obbligo di servizio civico respinto

Obbligo di servizio civico respinto

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera (30.11.2025)

Il servizio civico deve valere solo per compiti di sicurezza

Il Popolo svizzero ha respinto nettamente l’iniziativa «Servizio Civico». L’iniziativa avrebbe obbligato tutte le cittadine ed i cittadini svizzeri a prestare un servizio a favore della collettività o dell’ambiente. Con il suo rifiuto, la popolazione ha lanciato un segnale chiaro: un servizio arbitrario a spese dei contribuenti non è gradito. L’obbligo di servizio deve essere limitato alla nostra sicurezza.

L’Alleanza Sicurezza Svizzera è convinta che il Popolo svizzero abbia preso la decisione giusta respingendo l’iniziativa «Servizio Civico». Sebbene l’iniziativa fosse animata da buone intenzioni, non avrebbe raggiunto l’obiettivo di rafforzare la sicurezza della Svizzera. Importanti pilastri della nostra società, della nostra sicurezza e della nostra economia sarebbero stati indeboliti. Per questo motivo un’ampia alleanza che spaziava dalla sinistra alla destra si è opposta a questa iniziativa.

Focus sul rafforzamento di esercito e sicurezza
L’estensione dell’obbligo di servizio è stata respinta. L’esercito e la protezione civile possono quindi continuare a contare su strutture regolate, responsabilità vincolanti e risorse affidabili. Il focus deve restare, come sottolineato anche dalle promotrici e dai promotori, sul poter garantire il fabbisogno di personale per l’esercito e la protezione civile: la nostra sicurezza non può essere ulteriormente indebolita.
«Ora spetta al Consiglio federale elaborare una soluzione efficace e sostenibile per assicurare il personale adeguato a coprire il fabbisogno di esercito e protezione civile, senza rischi inutili per la sicurezza nazionale. Attendiamo quindi la proposta del Consiglio federale per l’attuazione dell’obbligo di prestare servizio di sicurezza», evidenzia il Consigliere nazionale Reto Nause, presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera.

Obbligo di servizio generale respinto – Come sarà l’obbligo di servizio in futuro?
Come comunicato dal Dipartimento della difesa l’11 novembre 2025, presto non sarà più possibile avere abbastanza personale a disposizione per l’effettivo necessario di esercito e protezione civile. È indispensabile affrontare il problema degli effettivi, aggravato dalla facilità con cui si può passare al servizio civile. La nostra sicurezza ne paga le conseguenze: molte persone adempiono il proprio obbligo svolgendo mansioni come la sorveglianza delle pause in una scuola, lo sfalcio di prati ad alta biodiversità o lavori di giardinaggio, mentre nell’esercito e nella protezione civile mancano le persone.
«Il prossimo passo è ora il pacchetto di misure già discusso dal Parlamento per il rafforzamento della protezione civile. Esso introduce un meccanismo di compensazione che permette di assegnare alle organizzazioni cantonali della protezione civile, qualora sia sottodotate, delle persone che svolgono il servizio civile. Per garantire gli effettivi a lungo termine, tuttavia, abbiamo bisogno dell’obbligo di prestare servizio di sicurezza», afferma il Consigliere nazionale Michael Götte, membro di comitato dell’Alleanza Sicurezza Svizzera.

Un successo trasversale
Il “no” all’obbligo di servizio civico generalizzato ha unito rappresentanti di tutti gli schieramenti politici – dall’UDC al Centro e PLR fino al PS e ai Verdi – oltre a rappresentanti del mondo economico, della società civile e delle organizzazioni di sicurezza. Il chiaro “no” dimostra che l’Alleanza Sicurezza Svizzera, in qualità di organizzazione capofila, è riuscita a riunire le diverse parti e a condurre una campagna trasversale sotto un’unica guida. L’Alleanza ha così superato con successo la prova del fuoco sotto la nuova presidenza di Reto Nause.

Agente di custodia: “Una professione trasformata per sfide senza precedenti”

Agente di custodia: “Una professione trasformata per sfide senza precedenti”

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e leggi da parte di 7 nuovi agenti di custodia

La cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dei nuovi agenti di custodia, tenutasi sabato 22 novembre presso l’USI, rappresenta un momento di particolare significato per la sicurezza delle istituzioni ticinesi. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni non nasconde la sua soddisfazione nel vedere giovani professionisti pronti ad assumere responsabilità in un contesto operativo profondamente trasformato.
L’evoluzione del ruolo dell’agente di custodia costituisce secondo Gobbi uno degli elementi più rilevanti della modernizzazione del sistema penitenziario cantonale. “Non parliamo più semplicemente di guardie carcerarie, ma di operatori qualificati chiamati a gestire situazioni di estrema complessità“, osserva, sottolineando come la professione richieda oggi competenze che vanno ben oltre la tradizionale funzione di sorveglianza. La formazione teorica e pratica di otto mesi presso le Strutture Carcerarie Cantonali mira a sviluppare quella sensibilità relazionale indispensabile per operare in un ambiente detentivo caratterizzato da sfide inedite.
La gestione delle problematiche psichiche dei detenuti rappresenta una delle questioni più delicate. Gli agenti si trovano quotidianamente a confronto con persone fragili ed estremamente imprevedibili, spesso affette da disturbi che richiedono un approccio professionale capace di coniugare fermezza e umanità. Gobbi evidenzia come questa dimensione assistenziale necessiti di una maturità personale eccezionale e di una formazione continua garantita attraverso percorsi specialistici sia cantonali che federali presso il Centro svizzero di competenze di Friburgo.
Il sovraffollamento costituisce l’altra grande sfida operativa. Le carceri ticinesi, come quelle dell’intera Confederazione, gestiscono un numero di detenuti superiore alle capacità progettuali originarie. “Il Consiglio di Stato, il Dipartimento con la Divisione della giustizia, la Polizia, la Magistratura e la Direzione delle Strutture carcerarie hanno adottato misure concrete per sostenere il personale“, insiste Gobbi, riferendosi agli interventi mirati ad alleggerire il carico di lavoro attraverso soluzioni organizzative innovative.
Particolarmente complessa si presenta la dimensione multiculturale della popolazione detenuta. Gli stabilimenti ticinesi ospitano persone provenienti da numerose nazionalità diverse, portatrici di culture, religioni, comportamenti ed etnie profondamente differenti. La convivenza forzata amplifica le tensioni, richiedendo agli agenti capacità diplomatiche e sensibilità interculturale. “Gli agenti devono saper navigare quotidianamente tra codici culturali diversi, mantenendo sempre il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali di ogni detenuto, malgrado atteggiamenti sopra le righe se non manifestamente provocatori“, prosegue Gobbi.
La dichiarazione di fedeltà assume un significato che va oltre il valore simbolico, rappresentando l’impegno solenne a operare nel rispetto delle norme morali e legali anche nelle situazioni più difficili. Il Dipartimento si sta impegnando attivamente per valorizzare una professione che offre concrete possibilità di crescita e specializzazione, dai ruoli nell’unità cinofila al gruppo d’intervento, dalle funzioni di quadro al servizio trasporto detenuti.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

 

La strategia d’asilo 2027 e il realismo

La strategia d’asilo 2027 e il realismo

Il nuovo mandato per la futura Asylstrategie 2027 riconosce ciò che il Ticino sostiene da anni: il sistema svizzero d’asilo funziona solo se le responsabilità sono chiare, le strutture sono adeguate e la Confederazione assume pienamente il proprio ruolo nei momenti di forte pressione.
Il documento ribadisce l’importanza di procedure celeri, del coordinamento tra i livelli istituzionali e della necessità di garantire la credibilità del sistema. Sono principi che condivido e che riteniamo indispensabili.
Tuttavia, come Cantone di frontiera, viviamo quotidianamente una realtà che non è pienamente riflessa nel mandato.
Il Ticino non è un cantone qualsiasi: è la porta d’ingresso meridionale della Svizzera, e per questo affronta in maniera
più diretta i flussi irregolari e le pressioni derivanti dai cambiamenti delle politiche migratorie europee.
Accogliamo positivamente l’intenzione di introdurre
strumenti più efficaci per trattare rapidamente le domande senza motivi d’asilo e per rafforzare i rimpatri di chi non ha diritto di restare.
In questo ambito riteniamo essenziale aggiungere un elemento chiave: la centralizzazione delle procedure di rinvio a livello federale. Solo una gestione unitaria permette infatti di applicare regole omogenee in tutta la Svizzera, evitando disparità di trattamento tra Cantoni, riducendo i tempi e garantendo maggiore efficacia nelle collaborazioni internazionali con i Paesi di provenienza. Il Ticino è pronto a fare la sua parte, come sempre. Ma non possiamo essere lasciati soli.
Le nuove richieste
di «Schwankungstauglichkeit», cioè di capacità di adattamento delle strutture cantonali ai picchi di arrivi, devono essere accompagnate da risorse adeguate, compensazioni rapide e, soprattutto, da una gestione federale anticipatoria e non soltanto reattiva.
In conclusione, il Ticino sostiene gli obiettivi del mandato, ma chiede che la strategia futura riconosca pienamente la specificità dei Cantoni di frontiera e introduca riforme strutturali mirate, come la centralizzazione dei rinvii. Una politica d’asilo equilibrata e sostenibile è possibile solo se la Confederazione riprende completamente la guida, garantisce equità nella ripartizione degli oneri e assicura il rispetto uniforme delle regole su tutto il territorio nazionale.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 29 novembre 2025 del Corriere del Ticino

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per sette nuovi agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per sette nuovi agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa

L’Università della Svizzera italiana ha ospitato sabato 22 novembre 2025 la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di sette nuovi agenti di custodia – tra cui due donne – delle Strutture carcerarie cantonali, che hanno concluso il percorso formativo di otto mesi.

La cerimonia ha segnato un passaggio istituzionale fondamentale per l’assunzione della funzione, secondo una tradizione che valorizza il ruolo degli agenti di custodia nel sistema penitenziario cantonale.
Hanno portato il loro saluto la Professoressa Annamaria Astrologo, titolare dell’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, sottolineando l’importanza di una professione che unisce responsabilità, sicurezza e attenzione alla dignità delle persone detenute.

La Professoressa Annamaria Astrologo, titolare dell’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana, che ha ospitato la cerimonia, ha portato il proprio saluto, evidenziando il legame dell’Università della Svizzera italiana con il territorio, che si è concretizzato anche nelle collaborazioni formative in ambito penitenziario.
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha richiamato il valore del lavoro degli agenti di custodia e le misure avviate per far conoscere la professione e affrontare la sovraoccupazione carceraria, nonché le sfide del settore penitenziario a livello svizzero.
La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, ha ricordato il significato della Dichiarazione di fedeltà e le responsabilità morali e legali del ruolo, mentre il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha sottolineato l’orgoglio della divisa, le aspettative che attendono gli agenti di custodia in questa importante funzione e il loro contributo alla risocializzazione dei detenuti.

La cerimonia, allietata dall’accompagnamento solenne della Musica militare ticinese, si è svolta alla presenza di numerose autorità politiche, giudiziarie e accademiche, così come dei molti famigliari presenti a questo importante momento.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la terza del 2025 e la 75. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono state in particolare discusse le implicazioni finanziarie per gli enti locali del Preventivo 2026 del Cantone e l’applicazione delle due iniziative popolari approvate nella votazione cantonale dello scorso 28 settembre. A quest’ultimo proposito, il Governo ha confermato l’intenzione di presentare un messaggio all’indirizzo del Parlamento entro la primavera del 2026, con una proposta di finanziamento.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi informato i rappresentanti dei Comuni sulla costituzione del Gruppo di lavoro che sarà incaricato di studiare l’introduzione dell’imposta sulle residenze secondarie, anch’essa approvata lo scorso 28 settembre nella votazione federale che ha sancito l’abolizione del valore locativo.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi ringraziato i rappresentanti dei Comuni per l’importante contributo messo in campo nell’ambito della prevenzione e della lotta alla violenza domestica. È stato ricordato anche l’invito ad aderire alla campagna nazionale «L’uguaglianza previene la violenza», ordinando il materiale messo gratuitamente a disposizione degli enti locali.
La Cancelleria dello Stato ha infine aggiornato sui preparativi per l’entrata in vigore della nuova Legge sulla videosorveglianza pubblica, prevista per il 1. luglio 2026: prossimamente verrà messo a disposizione un modello standard di regolamento, per i Comuni che ne avessero necessità. Sono state inoltre anticipate alcune novità normative in materia di esercizio dei diritti politici e la pubblicazione di una nuova direttiva, intitolata «Interventi delle autorità comunali nelle campagne di votazioni e elezioni», che riassumerà la giurisprudenza recente del Tribunale federale e fornirà alcuni suggerimenti pratici.
La Piattaforma ha approvato il calendario delle sedute per il prossimo anno: il primo appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo 2026.

Andamento finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2025

Andamento finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2025

Comunicato stampa

In base al rendiconto intermedio a fine settembre 2025, il Consiglio di Stato ha preso conoscenza dell’andamento delle finanze cantonali per l’anno 2025. L’aggiornamento delle principali voci di spesa e ricavi determina un disavanzo stimato di -37.4 milioni di franchi, migliore di 11.2 milioni di franchi rispetto al precedente preconsuntivo.

L’aggiornamento del disavanzo d’esercizio è determinato da un lato da maggiori spese per 51.5 milioni di franchi e dall’altro da maggiori ricavi per complessivi 110.7 milioni di franchi. Per i dettagli concernenti i principali scostamenti rimandiamo al rapporto allegato che riporta il confronto dei dati con il preventivo.
Per quanto attiene alle spese, l’aumento previsto è determinato in particolare, per quanto concerne i contributi, dall’incremento di 15.5 milioni delle prestazioni complementari AVS/AI, di 6.8 milioni della partecipazione alla riduzione del premio dell’assicurazione malattia, anche a seguito della mancata introduzione della misura di contenimento, e di 6.6 milioni dei contributi per insolventi. Si discostano poi dal preventivo di spesa le prestazioni per richiedenti l’asilo (10 milioni), quelle per i rifugiati (4.6 milioni), per le persone con statuto di protezione S (4 milioni) e quelle assistenziali (3.2 milioni).
Per quanto attiene alla spesa del personale, nel complesso si delinea un sostanziale rispetto del preventivo. A fronte di una crescita stimata in 6 milioni di franchi della spesa per il personale docente, in particolare nel settore della scuola media e della scuola media superiore come pure in quello della pedagogia speciale, si contrappone una tendenziale valutazione al ribasso di pari importo della spesa per il personale amministrativo.
L’aumento dei ricavi rispetto al preventivo è dovuto soprattutto alla quota sull’utile della Banca Nazionale Svizzera che ammonta a 80.1 milioni di franchi e che non era stata prevista a preventivo. Si evidenzia poi un incremento stimato provvisoriamente in 60 milioni di franchi delle imposte di successione e donazione, di 13.3 milioni della quota IFD sull’anno corrente e di 10 milioni delle imposte alla fonte. D’altro canto, considerate le ultime previsioni congiunturali del BAK Economics di Basilea del mese di ottobre (peggiori rispetto a quelle disponibili per l’allestimento del preventivo, ma migliori di quelle dello scorso mese di luglio), si segnala una diminuzione complessiva di 40.3 milioni di franchi dei gettiti fiscali stimati, leggermente inferiore a quella segnalata nel precedente preconsuntivo.
I dati presentati con questo preconsuntivo sono da considerare con cautela, non solo perché provvisori, ma anche in relazione alle incertezze e alla volatilità del momento. Segnaliamo anche che il miglioramento rispetto ai dati di preventivo è determinato in particolare da maggiori entrate di natura straordinaria legate all’anno 2025.    

Violenza domestica, piaga sociale quotidiana

Violenza domestica, piaga sociale quotidiana

Positivo il bilancio del Piano d’azione cantonale, ma l’incidenza rimane elevata

Ogni due settimane in Svizzera una persona, nella stragrande maggioranza dei casi una donna, muore a causa della violenza domestica. In media venticinque persone all’anno (26 nel 2024). Non si prestano a interpretazioni i dati raccolti dalla Polizia a livello federale presentati ieri in conferenza stampa a Bellinzona. L’ampiezza del fenomeno è chiara anche al presidente del governo Norman Gobbi: «La violenza domestica è un tema che riguarda la società nel suo insieme e viene ormai considerata un problema di salute pubblica a causa delle sue importanti conseguenze». Tangibili infatti i costi per interventi di Polizia, procedure giudiziarie, spese sanitarie e servizi di sostegno, stimati dall’Ufficio federale dell’uguaglianza tra i 164 e i 287 milioni di franchi all’anno. L’annuale bilancio del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, di cui il Ticino si è dotato nel 2021, è stato anche l’occasione per presentare alcuni dettagli sulla Legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica. Il Consiglio di Stato, dopo il via libera unanime dello scorso giugno del parlamento al rapporto sull’iniziativa parlamentare generica di Roberta Soldati (Udc), era stato sollecitato a presentare entro la data simbolica del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il relativo progetto di legge. Fino al 30 gennaio il disegno di legge è in consultazione interna ai Dipartimenti. Seguirà poi un’ampia consultazione esterna. Una legge, rimarca Gobbi, «che vuole dare un segnale inequivocabile: nella nostra società non c’è spazio per la violenza». La normativa, composta da 19 articoli organizzati in 6 titoli, mira a favorire la collaborazione delle autorità competenti, dei servizi e della società civile al fine di adottare un approccio integrato volto a prevenire e contrastare la violenza domestica e attuare le misure di intervento in ambito di prevenzione, protezione e perseguimento. Si applica ai casi di violenza domestica subiti sia da donne che da uomini. Il messaggio, ci dice il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) a margine della conferenza stampa, «dovrebbe arrivare grossomodo in primavera. A seconda della rapidità con cui il Gran Consiglio lo evaderà, potrebbe già entrare in vigore dal 1° gennaio 2027».

Vittime ampiamente donne
Tornando ai dati, sul piano nazionale su oltre mezzo milione di reati complessivi registrati lo scorso anno in Svizzera quelli riconducibili alla violenza domestica hanno superato quota 20mila, 21’127 per essere precisi. Nel 46% dei casi la violenza avviene tra partner e nel 27% tra ex-partner. Le vittime, come detto, sono ampiamente donne: il 70%. Quota che per le molestie sessuali raggiunge oltre il 90%, mentre gli autori sono quasi esclusivamente uomini. Le persone con disabilità e gli anziani sono inoltre particolarmente esposti al rischio di subire violenza domestica. In Ticino, su un totale di 982 interventi legati a situazioni di disagio familiare, la Polizia ha disposto lo scorso anno 60 allontanamenti coattivi dal domicilio, mentre in 142 casi l’autore ha lasciato volontariamente l’abitazione. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha incontrato 108 autori di violenza, avviando con diversi di loro percorsi di sostegno mirati. Parallelamente le due case protette per donne – Casa Armònia e Casa delle donne – hanno accolto 48 vittime di violenza domestica e 52 bambini. Cifre significative per ampiezza e gravità che, a detta di Gobbi, «evidenziano con chiarezza la dimensione del fenomeno e devono costituire un forte incentivo a proseguire e rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e intervento». I dati 2025 per il Ticino confermano quelli del 2024 con una lieve flessione. In tal senso, indica il consigliere di Stato, «il bilancio complessivo del Piano d’azione cantonale è positivo: sulle 80 misure previste 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo». Pur essendo inizialmente previsto per quest’anno, il bilancio finale del Piano d’azione è stato rinviato al prossimo anno. E questo, spiega Gobbi, «per allinearsi alle strategie nazionali». Ciò detto, il governo intende comunque consolidare quanto ottenuto e sviluppare entro il 2027 una quarantina di nuove misure che verranno inserite nel Piano d’azione.

‘Una sconfitta per l’intera società’
Anche per la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio vanno moltiplicati gli sforzi: «La violenza di genere, domestica e sessualizzata è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne. Il fatto che molti episodi non vengano denunciati rende questa piaga sociale ancora più rilevante e preoccupante. È una sconfitta per l’intera società». In Svizzera, ricorda la consigliera di Stato, è stata lanciata nelle scorse settimane la prima campagna nazionale di prevenzione contro la violenza domestica, sessuale e di genere. Venendo al mondo della scuola, la Convenzione di Istanbul – ratificata dalla Svizzera nel 2017 – «attribuisce una chiara responsabilità al sistema scolastico in merito allo sviluppo di una cultura del rispetto e della parità, condizione indispensabile al contrasto della violenza domestica. Come misura di accompagnamento alle Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico introdotte nel 2023 per le scuole cantonali e nel 2024 per quelle comunali – illustra Carobbio – stiamo iniziando a proporre spazi di ascolto per gli allievi e il corpo insegnante». Molto da fare resta anche nel settore sportivo, come pure in quello culturale. Ambiti su cui il Dipartimento sta intervenendo elaborando una strategia cantonale per la promozione dello sport e con le Linee programmatiche cantonali di politica culturale 2024-2027.

Da maggio sarà attivo il 142
A fare da ago della bilancia, afferma il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, «sono le azioni coordinate e concrete. In Ticino negli anni si è formata una rete solida che ci permette di operare con maggiore prontezza». Rilevante in questo senso il monitoraggio del tasso di occupazione delle case protette da cui emerge che, contrariamente ad atri Cantoni, la situazione è nel complesso sotto controllo. «Anche nei periodi di piena occupazione – evidenzia De Rosa – tutte le richieste sono state gestite, indirizzando quando necessario le persone verso soluzioni alternative». Non da ultimo, il ‘ministro’ della sanità ricorda anche che dal 1° maggio sarà disponibile il 142, il numero unico nazionale di assistenza alle vittime, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. mente entro un massimo di 30 giorni il Ministero pubblico, direttamente o per il tramite del medico cantonale, di ogni caso di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”. Il Di suggerisce di riformulare il capoverso 2 come segue: l’operatore sanitario “ha l’obbligo di informare senza indugio il Ministero pubblico, direttamente o tramite il medico cantonale, di ogni caso di morte o di concreto pericolo di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”. Dunque anche in caso di concreto pericolo di morte. Non solo. Il Di propone anche di aggiungere al 68 due capoversi. I nuovi 3 e 4. Il terzo capoverso prospettato dal messaggio posto in consultazione afferma che “l’operatore sanitario ha l’obbligo di informare rapidamente, ma al massimo entro 30 giorni, il Ministero pubblico, direttamente o tramite il medico cantonale, in presenza di indizi concreti che l’integrità fisica, psichica o sessuale di un minorenne o di una persona soggetta a una curatela generale (articolo 398 Codice civile svizzero) o comunque con una durevole incapacità di discernimento sia minacciata o violata per causa certa o sospetta di reato perseguibile d’ufficio venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”. Quarto capoverso: “L’operatore sanitario ha la facoltà di informare rapidamente, ma al massimo entro 30 giorni, il Ministero pubblico, direttamente o tramite il medico cantonale, di ogni altro caso di violazione dell’integrità fisica, psichica o sessuale per causa certa o sospetta di reato perseguibile d’ufficio venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”.

Il limite stabilito dal Tf nel 2021
Nei due nuovi capoversi si parla di facoltà e non di obbligo. Come mai? L’attuale articolo 68 della Legge sanitaria cantonale, spiega il Di nel progetto di messaggio, “riguarda principalmente gli obblighi di segnalazione da parte degli operatori sanitari e il segreto professionale”. In seguito alla sentenza del marzo 2021 con cui il Tribunale federale (Tf) aveva parzialmente accolto i ricorsi di alcuni medici ticinesi, l’articolo “è stato oggetto di modifiche per limitare l’obbligo di segnalazione ai soli casi di morte per causa sospetta o ignota. Questo tenore, maggiormente circoscritto rispetto al passato, dell’obbligo di denuncia previsto dal diritto cantonale ticinese è scaturito dalla predetta sentenza, tramite la quale il Tf ha in particolare ritenuto che l’obbligo di segnalazione da parte di operatori sanitari non può essere illimitato, ma dev’essere formulato in modo esplicito all’indirizzo dell’operatore sanitario e precisare le situazioni chiaramente delimitate alle quali si riferisce”. La versione dell’articolo 68 antecedente a quella odierna è stata quindi “annullata, escludendo l’obbligo – previsto da tale precedente disposizione non più in vigore – di segnalare al Ministero pubblico anche i casi di malattia e lesione per causa certa o sospetta di reato”. Tuttavia, si evidenzia nel progetto di messaggio, l’attuale versione del 68, derivante dal verdetto dei giudici di Mon Repos e che circoscrive l’obbligo di segnalazione ai soli casi di morte per causa sospetta o ignota “ha comportato una diminuzione massiccia delle segnalazioni al Ministero pubblico da parte dei Pronto soccorso in particolare, per i casi di violenza domestica”. Nel messaggio in consultazione si ricorda inoltre che “un gruppo di lavoro coordinato dall’Ufficio sanità del Dipartimento sanità e socialità si è occupato negli scorsi anni di elaborare una normativa specifica”. Quanto scaturito dalle riflessioni del gruppo di lavoro “è oggetto di valutazione da parte del Dipartimento competente”, il Dss. Nell’attesa, annota ancora il Dipartimento istituzioni, “il presente (progetto, ndr) messaggio permette di condividere la proposta di modifica dell’articolo 68, formulata” – e la puntualizzazione non è certo irrilevante – “da parte del Ministero pubblico”.
Il progetto di messaggio contempla pure la modifica del primo capoverso dell’articolo 4 della Legge cantonale sugli impianti pubblicitari. Questa la versione vigente: “L’impianto pubblicitario non deve portare pregiudizio alla sicurezza del traffico motorizzato e pedonale e rispettare le bellezze naturali, i beni culturali e il paesaggio, l’ordine pubblico, la salute pubblica e la moralità”. Il Dipartimento propone di aggiungere “e la dignità delle persone”.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 novembre 2025 de La Regione

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«Non c’è spazio per la violenza»

Il Governo ha tracciato un bilancio del Piano d’azione cantonale contro gli abusi domestici
In arrivo anche una nuova legge specifica
Gobbi: «Vogliamo dare un segnale chiaro»
De Rosa: «C’è disappunto per il rinvio del numero unico»
Carobbio: «La cultura del rispetto parte da piccoli»

«Ogni due settimane, in Svizzera una persona perde la vita a causa della violenza domestica, per una media di 25 persone all’anno: in gran parte si tratta di donne». Ha voluto partire dai dati, ieri, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per tracciare un bilancio del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. Un fenomeno dai numeri allarmanti, come è stato ricordato in conferenza stampa. Solo nel 2024, i reati di violenza domestica in Svizzera sono stati 21.127, tra cui 26 omicidi. In Ticino, invece, gli interventi di Polizia in ambito di disagio familiare sono stati 982, con 60 allontanamenti da casa ordinati dalla Polizia più altri 142 volontari, e 108 autori di violenza incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Quarantotto, invece, le donne ospitate (insieme a 52 bambini) nelle due case protette. «Dati significativi per ampiezza e gravità, che devono costituire un forte incentivo a proseguire e rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e intervento», ha fatto presente Gobbi.
Il Governo, in Ticino, ha lanciato un Piano d’azione cantonale nel 2021, un anno prima del progetto federale, arrivato nel 2022. Ottanta le misure inserite, che vanno dalla prevenzione alla protezione delle vittime, passando per il perseguimento degli autori. «Il bilancio complessivo del piano d’azione cantonale – ha spiegato Gobbi – è positivo. Delle 80 misure proposte, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo». Tra i provvedimenti principali figurano la formazione del personale di farmacia, la sensibilizzazione di medici di famiglia, degli avvocati e dei magistrati; la diffusione della guida ‘‘Contatti dopo la violenza domestica’’ ai professionisti della protezione dei minori; la creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e la riorganizzazione del servizio dedicato; l’introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, e la formazione dei primi infermieri forensi alla SUPSI. Un «piano coerente», al quale ora si aggiunge un tassello in più: la prima legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica. «Una legge – l’ha definita Gobbi – che vuole dare un chiaro segnale: nella nostra società non c’è spazio per la violenza». Il testo – che dà seguito all’approvazione del Gran Consiglio dell’iniziativa parlamentare della deputata UDC Roberta Soldati – prevede 19 articoli, suddivisi in 6 titoli, ed è stato messo in consultazione interna ai Dipartimenti fino al prossimo gennaio, quando verrà aperta una consultazione esterna. «La nuova legge è da intendersi come un cappello che andrà a sommarsi a tutte le altre misure che già abbiamo ». In concreto, ci ha spiegato il direttore del DI a margine della conferenza stampa, «l’obiettivo è soprattutto di garantire una base legale che rafforzi la collaborazione interistituzionale e verso le associazioni e le figure professionali sul territorio, fornendo anche la base legale per un monitoraggio più attivo». Sul fronte delle tempistiche, il presidente del Governo vorrebbe arrivare «in primavera con un messaggio ». Poi, «a dipendenza della rapidità con cui il Gran Consiglio lo evaderà, la legge potrebbe entrare in vigore già dal 2027». «Non è una questione privata» «La violenza dentro le mura domestiche non è una questione privata. Tutti abbiamo il dovere di intervenire», ha spiegato da parte sua il direttore del DSS Raffaele De Rosa, che si è concentrato in particolare sulle misure introdotte nell’ambito della protezione delle vittime. Ad esempio, ha precisato, attraverso il potenziamento del personale delle case protette e il monitoraggio del loro tasso di occupazione, ma anche l’aumento dei giorni riconosciuti per la protezione di donne e minori in queste strutture, con maggiori contributi per la riduzione della retta. Il tasso di occupazione delle case protette (Casa delle donne e Casa Armònia), in particolare, mostra una situazione oscillante, con picchi in alcuni mesi. «A differenza di altri cantoni, però, la situazione è sotto controllo ed è ben gestita. Anche nei periodi di piena occupazione, tutte le richieste sono state gestite indirizzando le vittime verso soluzioni alternative come Casa Marta e Casa Astra». Tra i nuovi progetti, invece, c’è «Oltre», che permette alle vittime di violenza di lasciare gradualmente la casa protetta per riprendere in mano la propria vita andando a vivere in un appartamento. Sul fronte della comunicazione, invece, il direttore del DSS si è soffermato sul numero unico a tre cifre – il 142 – che dopo vari ritardi entrerà finalmente in funzione da maggio. «Abbiamo già espresso malcontento e disappunto per il continuo rinvio dell’entrata in esercizio del numero unico», ha ammesso De Rosa, spiegando che «il Ticino è pronto, e ha già preso contatto con un partner esterno che gestirà l’operatività del numero fuori dall’orario di ufficio ». Il 142, lo ricordiamo, sarà attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24 per garantire «un accesso più semplice, immediato e uniforme». «Quando venne proposto per la prima volta, era il 2011», ha quindi ricordato Gobbi. «Sono passati 15 anni, ma siamo di fronte a un passo importante che dimostra la maturità raggiunta nel frattempo dalla Confederazione e dai Cantoni».

Il ruolo dell’educazione
La direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti, ha invece messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, un ambito «essenziale» per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto. «La violenza domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento », ha spiegato, evidenziando pure che «il fatto che molti episodi non vengano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupante ». In occasione dei sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, molte scuole hanno deciso di proporre momenti di scambio e di riflessione. «Tutto questo conta. Se si vogliono cambiare le cose, è fondamentale infatti far sì che la cultura del rispetto venga fatta propria sin da piccoli, coinvolgendo tutti i livelli scolastici per creare un reale cambiamento culturale». Infine, ha ricordato la direttrice del DECS, l’11 novembre la Confederazione ha lanciato la campagna nazionale su tre anni dal titolo «L’uguaglianza previene la violenza». «Il Governo ticinese ha deciso di aderirvi, unendo le forze con i parlamentari, i Comuni e le associazioni per aumentare la diffusione del messaggio di prevenzione». Per l’Esecutivo si tratta di un tema fondamentale. «E vogliamo essere in prima linea».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 novembre 2025 del Corriere del Ticino

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Lotta alla violenza domestica, passi avanti in Ticino
Presentato il bilancio annuale, attuate o in fase di realizzazione quasi tutte le misure previste – I numeri di vittime e interventi in leggero calo per il secondo anno di fila

Una persona muore in media ogni due settimane in Svizzera a causa di violenza domestica, un fenomeno le cui vittime sono nel 70% dei casi donne e che anche il canton Ticino combatte con un programma di 80 misure. Di queste, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di realizzazione, è stato ricordato martedì mattina alla presentazione del bilancio annuale. Fra i passi avanti sottolineati, oltre allo specifico disegno di legge cantonale, anche l’entrata in funzione a livello svizzero del numero unico a tre cifre e la campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza”.
I numeri presentati confermano sostanzialmente quelli dell’anno precedente, facendo segnare per la seconda volta consecutiva una leggera diminuzione.

La violenza domestica in Ticino in cifre
Nel 2024 si sono contati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coatti degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa (il 79% donne).
Il direttore del Dipartimento sanità e socialità, Raffaele De Rosa ha ricordato che la violenza domestica è un fatto drammatico per chi la vive e anche un fallimento di tutta la comunità, perché mina la fiducia, la sicurezza e la dignità all’interno delle relazioni più intime. “Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupate”, ha aggiunto la direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Marina Carobbio Guscetti, ricordando l’importanza dell’educazione e quanto fatto a livello di prevenzione già a partire dalle scuole.
Il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha infine spostato l’attenzione sul citato progetto di legge, ora in fase di consultazione, in seno all’amministrazione. La norma si fonda sul quadro legislativo internazionale e nazionale e trae ispirazione dalle leggi di altri cantoni. Mira soprattutto a favorire la collaborazione fra autorità, servizi e società civile.
Proprio in queste settimane è in corso al campagna nazionale di 16 giorni contro la violenza di genere.

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