“Lugano entra in una nuova dimensione”

“Lugano entra in una nuova dimensione”

Inaugurato il sottopasso pedonale di Lugano-Besso, aperto ai viaggiatori stamattina

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso è ufficialmente aperto da oggi (come previsto dal cambio orario, introdotto questa notte) ma è stato inaugurato giovedì: un’intera giornata dedicata alla popolazione – alla presenza di autorità cantonali e comunali, oltre ai vertici di FFS – che ha potuto visitare in anteprima un tunnel moderno e all’avanguardia.
La strategia che il Cantone ha promosso negli ultimi anni – come evidenzia il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi – “consiste nel realizzare e migliorare tutti gli spazi del trasporto pubblico. Da un lato, con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo prima e del Monte Ceneri poi, si sono aperti nuovi orizzonti che sono stati sviluppati in seguito ampliando l’offerta del trasporto pubblico, in particolar modo con TiLo. Si necessitava, però, anche di infrastrutture moderne; si è pertanto investito su tutte le stazioni ferroviarie, da Chiasso fino a Biasca e oggi Lugano che con questa ulteriore opera entra in una nuova dimensione.
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto. Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.
Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti: il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano Michele Foletti, la Direttrice FFS SA Regione Sud Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Presente anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.

Pianificazione e investimenti
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tramtreno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione di giovedì, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato, in particolare, che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”. Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.

Un ampio cantiere
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale. Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità”.
I lavori di realizzazione del sottopasso hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate del 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate, protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, questi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Sinergie fra partner
Va infine sottolineato come la stazione FFS di Lugano rappresenti uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è infatti oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

“Calcolato l’aumento dell’utenza”

“Calcolato l’aumento dell’utenza”

Inaugurato il sottopasso di Besso «Un tassello della futura mobilità»
Dopo 4 anni di lavori e un investimento complessivo di 60 milioni di franchi ha preso forma il primo elemento di una lunga serie di infrastrutture destinate a riorganizzare il trasporto pubblico – Foletti: «Oggi è un giorno di festa» – Gobbi: «Capitolo importante»

Non un punto di arrivo, ma un tassello, anzi, un tassello tra i più importanti della futura mobilità luganese. È stata questa una delle definizioni usate ieri all’inaugurazione del nuovo sottopasso di Besso, che dopo 4 anni di lavori e un investimento di 60 milioni di franchi, non solo ha sostituito il vecchio sottopassaggio pedonale, ma permetterà, da domenica 14 dicembre, al quartiere posto a Nord della stazione, Besso appunto, di essere di nuovo collegato con la Città e allo stesso tempo di formare uno dei pilastri del nuovo sistema della mobilità del Luganese. Un sistema sostenuto, ha ricordato il presidente del Consiglio di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio (DT), Norman Gobbi, da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. Investimenti che si traducono in particolare in progetti «sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, che mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione ». Progetti come il nuovo sottopasso Genzana (che dopo una disputa legale può procedere secondo i tempi, vedi articolo a lato), il nuovo autosilo interrato e il nuovo nodo intermodale della rete Tram treno in piazzale di Besso (ex Pestalozzi).

Commerci e l’effetto «piazza»
Grandi spazi e tanta luce. È questa la prima impressione che si ricava percorrendo gli oltre 100 metri di lunghezza del nuovo sottopasso, che con i suoi 11 metri di larghezza e 5 metri di altezza, non permette solo un passaggio pedonale, ma invita anche alla sosta, grazie alla presenza di tavoli e panchine realizzati con il legno di castagno del Malcantone, ma anche grazie alla presenza di tre superfici commerciali: un chiosco e due offerte gastronomiche takeaway. Spazi commerciali che si affacciano su una grande « finestra » dalla quale si può ammirare il golfo di Lugano. A colpire, camminando nel sottopasso rivestito dal granito di Cresciano, è che non sembra di camminare, appunto, in un sottopassaggio. Gli spazi generosi, la luce naturale che filtra dall’alto, contribuiscono a creare quell’«effetto piazza» fortemente voluto e concretizzato dal team di architetti capeggiati da Lorenzo Felder.

«Un elemento centrale»
Del resto da qui è previsto che passeranno 16 mila persone al giorno. Pendolari, certo. Ma anche cittadini. Perché, con questa nuova opera appena inaugurata, la cesura tra Besso e il centro città è stata eliminata. E in futuro visto che si tratta, come detto poc’anzi, di un tassello tra i più importanti della futura mobilità luganese, andrà inoltre a comporre il nuovo volto della Città e del Luganese. «Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del Tram-treno – ha precisato il sindaco di Lugano, Michele Foletti all’inaugurazione, parlando di un giorno di festa – il nuovo sottopasso di Besso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma ». Con questa opera, ha aggiunto, Besso e Lugano, ovvero la parte alta e quella bassa della città, sono ricongiunte. Ciò che nel XIX° secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. «Un passaggio che non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura – ha continuato Foletti – al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano».

Tra regali e sfide tecniche
A parlare di un «capitolo importante per Lugano» è stato anche Gobbi, che ha definito la nuova struttura efficiente e sostenibile, pensata all’interno di un sistema di trasporto che mira a riorganizzare le infrastrutture per renderle al passo coi tempi e alle esigenze di mobilità della popolazione. Ma essere portato a termine è stato anche uno sforzo non da poco. A sottolinearlo è stata ieri anche la direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo. «Per le Ferrovie federali svizzere la stazione di Lugano è la più importante per numero di passeggeri della Regione Sud. A dimostrarlo sono anche le cifre. Se nel 2016 i passeggeri giornalieri erano 16 mila, oggi sono diventati 34 mila ». Portare a termine il nuovo sottopasso non è stato inoltre semplice, ha ricordato Cattaneo. Questo perché la circolazione dei treni non è mai stata fermata. Non trascurabile è stata anche la complessità tecnica degli interventi, raggiunta grazie al grande livello di professionalità dimostrato da tutti quelli che hanno lavorato al cantiere, dagli architetti agli operai. A congratularsi ieri alla cerimonia di inaugurazione è stato anche il presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann. « Questo è il secondo regalo di Natale sotto l’albero per Lugano, dopo l’avvio dei lavori del ponte Spada », ha detto, prima di portare il sostegno del Legislativo al rinnovo del comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, «il collegamento diretto alla fermata Lugano della rete Tram-treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità, che spero possa ricevere il via libera settimana prossima dal Gran Consiglio », ha sottolineato.
La cerimonia di inaugurazione è poi proseguita con lo svelamento della targa originale del sottopasso ricollocata all’entrata Sud, lato parco del Bertaccio e con la distribuzione di una zuppa sociale, tè caldo e panettone a tutta la popolazione a cura del Gruppo Grott Mobil e dei collaboratori della Fondazione Francesco (Centro Sociale Bethlehem). Nel pomeriggio hanno invece fatto visita all’infrastruttura i bambini delle scuole elementari e i primi cittadini che da domenica potranno camminare di nuovo sotto la stazione e ammirare i nuovi spazi moderni, funzionali e sostenibili appena inaugurati. I primi di una lunga serie.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

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Luce e accessibilità: il sottopasso si presenta
La struttura costata 60 milioni di franchi collega Besso, Bertaccio e tutti i binari della stazione di Lugano. Domenica aprirà ufficialmente al pubblico

Non mancherà la luce nel nuovo sottopasso di Besso. Tra lucernari e un’ampia finestra con vista sul monte Brè, i turisti e i pendolari diretti a Lugano potranno immergersi in uno spazio che si distingue per la sua modernità e per gli ambienti generosi, capaci di accogliere fino a 15mila utenti al giorno. Per rendere più attrattiva l’area inaugurata ieri mattina – ma ufficialmente accessibile a tutti da domenica 14 dicembre – nella parte affacciata verso Bertaccio sono stati inseriti anche tre spazi commerciali. A tagliare il nastro di quest’opera architettonica costruita con le pietre di Caprino, il granito di Cresciano e il legno di castagno del Malcantone erano presenti diverse autorità cantonali, comunali e delle Ffs, che hanno illustrato questa struttura lunga oltre cento metri e inserita nel progetto StazLu1.

Oltre 34mila passaggi giornalieri
Il primo a prendere la parola è stato il sindaco di Lugano, Michele Foletti, che ha sottolineato come l’opera rappresenti un passo importante verso la mobilità lenta e il ricongiungimento tra la parte alta e quella bassa della città. Dopo aver ripercorso la storia della stazione, inaugurata nel 1874, Foletti ha precisato che «la sostituzione del vecchio sottopasso pedonale di Besso rappresenta un intervento necessario e strategico. L’opera si inserisce infatti nella visione di un nodo di interscambio moderno, integrato e capace di collegare in modo efficiente la rete ferroviaria, tranviaria e il trasporto pubblico su gomma (oltre al tram che, secondo il Cantone, sarà inaugurato nel 2035; nell’area ex Pestalozzi è prevista anche una pensilina nella quale transiteranno una quindicina di linee di trasporto pubblico, ndr)».
Roberta Cattaneo, direttrice Ffs Regione Sud, ha snocciolato le cifre del nuovo collegamento pedonale, costato circa 60 milioni di franchi e finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione, per un totale di 50 milioni di franchi; gli altri 10 sono stati garantiti direttamente dalle Ffs. «Lugano è la stazione più rilevante a sud delle Alpi per numero di frequenze, che si attestano a oltre 34mila passeggeri giornalieri. Un dato impressionante se pensiamo che nel 2016 erano circa 16mila. Questa crescita testimonia una mobilità in aumento e un territorio sempre più connesso. Ed è proprio per rispondere a questa evoluzione che la stazione è al centro di una profonda trasformazione». Dopo il sottopasso, prosegue Cattaneo, «nel 2026 è previsto il risanamento dello stabile a sud della stazione, dove si trovano diversi spazi commerciali. Stiamo inoltre lavorando alla sistemazione dell’edificio di servizio (stabile protetto che è stato letteralmente sollevato e spostato per permettere i lavori senza subire danni, ndr), dove saranno previste ulteriori attività». Tornando al nuovo spazio appena inaugurato, largo 11 metri e alto fino a 5 metri, Cattaneo sottolinea che «grazie ai nuovi ascensori, alle scale mobili e alle rampe d’accesso, la struttura è priva di barriere architettoniche e garantisce maggiore comodità per tutti. Grazie ai lavori conclusi quest’estate con l’innalzamento del marciapiede centrale, sia a nord sia a sud, l’intera stazione è ora conforme alla legge sui disabili». A rendere la stazione ancora più moderna, proprio nei giorni scorsi è stato installato un nuovo tabellone orario nell’atrio principale.

Gobbi: calcolato ‘l’aumento dell’utenza’
Per la politica cantonale sono intervenuti Fabio Schnellmann, presidente del Gran Consiglio, e Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato. Il primo ha ricordato che i cantieri non termineranno qui: nell’area sono previsti anche il sottopassaggio stradale di Genzana, il nodo intermodale, un autosilo e, soprattutto, il tramtreno, la quale discenderia sarà direttamente collegata con il sottopasso. Nonostante l’Udc abbia chiesto il rinvio della trattanda relativa al credito aggiuntivo da 87 milioni di franchi, Schnellmann ha auspicato che «la settimana prossima il Gran Consiglio entri in materia e approvi questo nuovo e importante credito per realizzare la rete tram-treno del Luganese». Gobbi, invece, ha spiegato che «con queste opere il Dipartimento del territorio mira a organizzare l’intero nodo viario dell’area della stazione, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture alle esigenze di un moderno e attrattivo centro del trasporto pubblico, con una visione rivolta al futuro e un approccio sempre più orientato alla sostenibilità». In merito alle critiche emerse negli scorsi giorni, secondo cui l’infrastruttura non sarebbe in grado di servire l’utenza prevista nel 2035, Gobbi ha tenuto a precisare che «la pianificazione tiene conto dell’aumento dell’utenza legato allo sviluppo del sistema ferroviario Tilo e del costante potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria, così come della futura realizzazione della rete tram-treno».
Con questi lavori si è inoltre colta l’occasione per rinnovare il verde pubblico della città. In particolare, i carpini nell’aiuola di via Maraini schermano la vista della strada e contribuiscono all’assorbimento acustico. Inoltre, il progetto verde del Bertaccio garantirà un’alternanza di fioriture e fruttificazioni dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 dicembre 2025 de La Regione

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Ecco il nuovo sottopasso della stazione di Lugano
Il collegamento pedonale aprirà ufficialmente al pubblico il 14 dicembre, insieme a tre nuovi spazi commerciali

È stato inaugurato oggi, giovedì, il nuovo sottopasso pedonale della stazione di Lugano, che sarà ufficialmente accessibile dal cambio orario del 14 dicembre. L’opera unisce Besso col Bertaccio, garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite scale e lift, alla stazione FFS di Lugano e alle future strutture dei trasporti (il nodo d’interscambio dei bus, l’autosilo di Besso e la fermata sotterranea del tram-tremo del Luganese).
Lungo 100 metri, largo 11 e distribuito su 2 livelli, il sottopasso accoglierà fino a 15’000 utenti al giorno. Nella parte che si affaccia sul centro cittadino sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto.
La realizzazione – costata 60 milioni di franchi – è iniziata più di quattro anni fa. Durante le fasi di cantiere sono state realizzate opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Ecco-il-nuovo-sottopasso-della-stazione-di-Lugano–3347162.html

Inaugurato il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso

Inaugurato il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT), le Ferrovie federali svizzere (FFS SA), la Città di Lugano e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese (CRTL) comunicano che è stato inaugurato questa mattina, presso la Stazione FFS di Lugano, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso.

Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti, la Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann.
Per l’occasione l’accesso all’infrastruttura è stato aperto a tutta la popolazione che ha la possibilità di visitare l’infrastruttura in anteprima fino alle 20.00 di oggi. Il sottopasso sarà in seguito accessibile dal cambio orario del 14 dicembre prossimo.
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tram-treno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione odierna, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”.  
Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.”
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale.”
Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità.”  

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi – che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto, che apriranno i battenti il 14 dicembre prossimo.
I lavori di realizzazione, della durata di poco più di quattro anni, hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio lungo 40 metri e largo 6,5 metri a sbalzo su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Costi e finanziamento
Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.

Il progetto StazLu1
La stazione FFS di Lugano è uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Segnatamente, nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.

Il Consiglio di Stato incontra la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider

Il Consiglio di Stato incontra la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider

Comunicato stampa

Una delegazione del Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Berna la Consigliera federale e responsabile del Dipartimento federale dell’interno Elisabeth Baume-Schneider in rappresentanza del Consiglio federale. Nel corso dell’incontro, richiesto dal Governo ticinese nelle scorse settimane, sono stati affrontati diversi temi di rilevanza per il Cantone Ticino come la perequazione finanziaria intercantonale, le misure di risparmio della Confederazione e il tema dell’aumento dei costi della salute che – come noto – ha un impatto molto forte sulle famiglie ticinesi e sulle finanze cantonali. Con questo genere di incontri, il Consiglio di Stato intende rafforzare la consapevolezza delle autorità federali sulla complessità delle sfide che il Ticino sta affrontando e per individuare margini di manovra per attuare misure concrete.

Una delegazione del Consiglio di Stato, composta dal Presidente del Governo Norman Gobbi e dai Consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti, ha incontrato oggi a Berna la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider accompagnata da alcuni rappresentanti dall’Amministrazione federale, tra cui la direttrice dell’Amministrazione federale delle finanze Sabine D’Amelio-Favez.
L’incontro ha permesso uno scambio franco e diretto con le autorità federali in particolare sull’aumento dei costi della salute e sulle conseguenze di questa dinamica a livello cantonale. Il Consiglio di Stato ha anzitutto ricordato che la forte crescita dei premi di cassa malati, negli ultimi anni, ha avuto un impatto rilevante sul bilancio delle famiglie e sulle finanze del Cantone. La delegazione ha inoltre sottolineato la particolare situazione a livello economico e sociale in Ticino.
Alla luce del quadro descritto, fonte di enorme preoccupazione sotto ogni prospettiva, il Consiglio di Stato ticinese ha ribadito la richiesta di considerare con urgenza l’adozione di misure strutturali a livello federale, per evitare che l’attuale problema dell’assicurazione malattia – con una situazione divenuta insostenibile per le economie domestiche e per le finanze pubbliche – comprometta ulteriormente la fiducia della cittadinanza nel sistema sanitario e abbia effetti negativi sulla coesione nazionale.
Il Consiglio di Stato, inoltre, ha tematizzato anche gli ulteriori oneri previsti per il Cantone a fronte delle misure di risparmio della Confederazione e il futuro del sistema di perequazione intercantonale. Su questo tema, come noto, è ora stata messa in consultazione una modifica dell’ordinanza federale che – grazie a un costante lavoro di informazione e sensibilizzazione nei confronti delle autorità federali – tiene conto di alcune richieste da parte del Cantone Ticino.

Centro polivalente di Camorino: tra iter d’integrazione e quesiti su regole, sanzioni e recinzioni

Centro polivalente di Camorino: tra iter d’integrazione e quesiti su regole, sanzioni e recinzioni

Una settantina di persone: perlopiù sole, qualche coppia e alcuni nuclei familiari, tra cui sette minori. È questo il numero e la composizione degli ospiti che vivono oggi nel Centro cantonale polivalente di Camorino. Fra loro anche due neonati e un bambino già inserito nelle scuole elementari locali.
A poco più di due mesi dall’entrata in funzione della nuova struttura destinata principalmente all’alloggio di persone afferenti all’ambito dell’asilo, a fare il punto della situazione è Federico Chiesa, capoufficio presso la Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento istituzioni, che del Centro polivalente gestisce gli aspetti logistici, infrastrutturali, amministrativi e relativi alla sicurezza.
A margine del terzo Tavolo della solidarietà e dell’integrazione organizzato dalla Città di Bellinzona lo scorso 2 dicembre, lo abbiamo incontrato per approfondire il funzionamento del Centro e in particolare per comprendere le ragioni di un regolamento e di una struttura concepiti almeno all’apparenza su un paradigma molto securitario. Partiamo però dai principali aspetti messi in luce durante l’evento.

I compiti del Cantone
Il Centro di Camorino, che dispone di quasi 170 posti letto, è una delle cinque strutture collettive ordinarie presenti in Ticino – cui se ne affiancano altre 14 temporanee – che accolgono le persone afferenti il settore dell’asilo attribuite dalla Confederazione al nostro Cantone secondo la chiave di riparto che per il Sud delle Alpi è del 4%. È definito “polivalente” perché, grazie alla struttura modulabile, può ospitare anche altre tipologie di utenza, come vittime di violenza domestica o persone evacuate dalle proprie abitazioni ad esempio a seguito di un incendio. A differenza degli altri Centri gestiti integralmente dalla Croce Rossa Sezione Sottoceneri su mandato del Consiglio di Stato, qui la gestione è “mista”: Croce Rossa si occupa delle attività d’integrazione e dell’inserimento socio-professionale degli ospiti, mentre il Dipartimento istituzioni degli altri aspetti menzionati.
Nel corso del Tavolo proposto a Bellinzona, Renzo Zanini, responsabile dell’Ufficio dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati, ha illustrato il modo in cui si svolge il processo d’integrazione in Ticino che si suddivide in due fasi. Dopo il deposito della domanda d’asilo in un Centro federale (come quello di Chiasso), entro un massimo di 140 giorni la persona viene attribuita a un Cantone che per legge deve fornire alloggio e garantire l’aiuto sociale, sia tramite l’erogazione di prestazioni economiche sia tramite l’attivazione di un percorso di integrazione sociale, linguistica e di inserimento socio-professionale, grazie a una serie di misure tarate sui bisogni e le potenzialità dei singoli beneficiari di prestazioni. La prima fase avviene nei Centri collettivi e dura in media 9-12 mesi, finché la persona non raggiunge una buona base di autonomia; segue il trasferimento in un appartamento e l’avvio della seconda fase, gestita da Sos Ticino.

Un bambino alle Elementari
L’obiettivo della prima fase, ha rimarcato Mirko Bianchi, responsabile area integrazione della Croce Rossa, è proprio che queste persone acquisiscano una buona base di autonomia, ciò che si traduce nel compito di portare gli adulti a un livello d’italiano pari almeno all’A2, di far conoscere loro il territorio, i suoi usi e costumi, e di definire insieme un progetto professionale. Per i giovani dai 16 ai 25 anni l’obiettivo linguistico minimo è più alto, vale a dire un livello orale B1, necessario per seguire percorsi formativi che richiedono un certo grado di competenze; il loro passaggio alla seconda fase avviene solo dopo l’inserimento in una formazione o in un tirocinio. Per seguire e sostenere i diversi ospiti lungo i loro percorsi, nei Centri operano educatori, case manager e job coach. Dal canto loro i bambini sotto i 16 anni vengono subito inseriti nel sistema scolastico.
In concomitanza con l’apertura del Centro cantonale polivalente, il direttore delle scuole comunali di Camorino Mauro Valli ha elaborato un progetto specifico per i bambini della struttura: una classe di accoglienza con un organico al 120% formato da due maestre. Dopo un primo incontro con le famiglie, il protocollo prevede l’inserimento dei piccoli in questa classe d’accompagnamento per permettere loro di ambientarsi. Fin da subito sono invitati a fare ricreazione con gli altri bambini, per poi iniziare gradualmente a seguire alcune lezioni come ginnastica e arti visive, e in seguito venire inseriti nella classe più adeguata al loro livello. L’obiettivo è garantire transizioni armoniose e percorsi adeguati alla situazione personale di ognuno, premesse – ha evidenziato Valli – fondamentali per una buona riuscita scolastica. Come indicato, per ora c’è solo un minore in età da scuola elementare alloggiato al Centro polivalente, ma l’auspicio sia di Valli che di Chiesa è che altri possano beneficiare di questo programma di accoglienza.
Accanto all’importante lavoro orientato a favorire l’inserimento delle persone richiedenti l’asilo nella società promosso dal Centro di Camorino e da una rete di altri attori coinvolti, si trovano però aspetti relativi alla struttura che perlomeno a prima vista possono destare delle perplessità. In particolare il lungo regolamento del Centro – 9 pagine – dedica ampio spazio a misure di sicurezza e disciplina: prevede e regolamenta perquisizioni; ispezioni di camere e armadi senza preavviso; sanzioni; in determinate circostanze uso della forza fisica, di misure coercitive e del fermo di breve durata da parte del personale di sicurezza. Disposizioni che insieme alla presenza di recinzioni metalliche e telecamere configurano più l’immagine di una struttura penitenziaria che di uno spazio dedicato ad accogliere persone in possesso di un permesso (B, F o N) attribuite al Cantone. Ne abbiamo parlato con il responsabile.

Federico Chiesa, come mai si è optato per questa impostazione così securitaria? Di fronte a persone spesso fuggite da conflitti, persecuzioni, situazioni di reclusione, non c’è il rischio di riaccendere traumi, alimentare una cultura del sospetto e rendere più difficoltosa l’integrazione?
Un regolamento è una base legale che tutela sia ospiti sia personale, definendo con chiarezza diritti e limiti. Tante regole sono semplici norme di convivenza della casa per garantire serenità a tutti. In una struttura così grande sono essenziali per una buona convivenza comune. Lo spettro delle misure è ampio proprio anche per evitare derive che potrebbero portare ad adottare misure non ortodosse, che andrebbero a minare la fiducia tra il personale e i beneficiari ospitati. Vogliamo impedire episodi simili. La redazione di questo documento è partita dai regolamenti elaborati e applicati da Croce Rossa Sezione Sottoceneri nei propri centri. Proprio per evitare discriminazioni legate all’alloggio che viene attribuito a una persona abbiamo basato il nostro Regolamento sulle regole già applicate sul territorio, ispirandoci e affinando vari aspetti anche sulla base di quanto viene fatto in strutture analoghe in altri sette cantoni. Questo ci ha portati a scelte precise, come far operare il personale di sicurezza in abiti civili e non in divisa, ciò che ha un migliore impatto sugli utenti.

Quali competenze possiede nella gestione dei conflitti il personale di sicurezza?
È stata nostra premura fare intervenire personale con specifiche competenze di mediazione: il tentativo di de-escalation è sempre il primo passo, mentre l’intervento fisico è l’ultima ratio.

È già successo dall’apertura del Centro di impiegare misure coercitive, forza fisica o il fermo di breve durata?
Fortunatamente no, e siamo fiduciosi che la situazione continuerà in questo modo. La procedura applicabile in caso di lite è regolamentata. In caso di lite grave avvertiamo la polizia, ma nell’attesa dobbiamo poter proteggere le persone. Per questo ogni aspetto è regolamentato.
Nelle 9 pagine la parola ‘accoglienza’ compare solo una volta nella frase: ‘Il Centro conserva il fascicolo individuale di ogni beneficiario composto dalle informazioni raccolte all’accoglienza’.
La parte sociale e integrativa non è presente, ma semplicemente perché questo aspetto è di competenza del partner incaricato dal Dss per l’esecuzione di queste misure.

Qual è lo scopo delle recinzioni e delle telecamere? Che percezione hanno gli ospiti?
Da fuori la struttura può dare l’impressione di essere molto ‘protetta’, e lo conferma anche un piccolo sondaggio interno: all’inizio ci si può sentire un po’ osservati negli spazi comuni, dove sono presenti le telecamere. Dopo una settimana, però, la maggior parte degli utenti racconta di sentirsi davvero a casa. Va detto che le barriere fisiche non servono a “chiudere dentro”: le persone possono entrare e uscire liberamente. La configurazione è stata pensata perché il Centro è in un comparto attraversato da mezzi pesanti, pattuglie e viabilità prioritaria, quindi molto pericoloso, per cui le protezioni servono essenzialmente a evitare incidenti.

Gli ospiti possono uscire quando vogliono, ma entro limiti precisi: per le 23, salvo deroghe, devono rientrare. Perché questi orari? È mai stato dato un coprifuoco anticipato?
No, sempre alle 23. Così come viene fatto negli altri Centri in Ticino, è stato fissato un orario di rientro in quanto gli orari servono perché ci sono camere comuni: alcune persone lavorano e tutte hanno bisogno di riposo, in questo modo si evitano possibili situazioni di disturbo e di conflitto. Ma nessuno è costretto a restare dentro neanche dopo quell’ora, basta che chi ha esigenza di rientrare più tardi o di un congedo richieda un’autorizzazione. Si tratta di una semplice formalità che ci permette di sapere chi si trova all’interno della struttura in quanto siamo responsabili della polizia del fuoco. C’è ad esempio un ospite che lavora nella ristorazione e ha il permesso di rientrare dopo le 23.

Chi rientra tardi viene accompagnato in un locale dove si registra la motivazione. Alcuni dicono che sembra un ‘interrogatorio’.
A seguito di un rientro tardivo, la persona viene sentita così da poter spiegarne il motivo. La verbalizzazione avviene all’ingresso in modo informale. È una semplice presa di conoscenza. In caso di sanzione, questa viene comunicata all’ospite all’interno di una sala colloqui.

La sanzione parte subito allo scattare delle 23? Di che tipo è?
In generale i rientri tardivi non sono molti, circa 4 o 5 a settimana. La prima volta viene dato un ammonimento, che spesso e volentieri permette di chiarire l’incomprensione in merito alla procedura da seguire in caso di rientro dopo le 23. Manteniamo un certo margine di flessibilità, senza però eccedere, così da preservare l’efficacia delle regole ed evitare situazioni di disparità. In caso di recidiva, la sanzione può anche prevedere detrazioni economiche.

Il regolamento prevede 5 giorni per i reclami, senza effetto sospensivo: a chi ci si deve rivolgere? Non è un termine troppo breve?
Il reclamo può essere inoltrato direttamente alla Sezione: è rapido e immediato. Abbiamo preso spunto dalla base federale, che concede 3 giorni, e ne abbiamo aggiunti 2. I contatti li forniamo su richiesta e supportiamo chi vuole reclamare.

Nel Centro esistono spazi interni dedicati alla socializzazione o allo studio, oltre alle cucine e alle camere?
Nei pressi di alcuni piani cottura ci sono spazi multiuso con anche dei beamer per attività comuni. Per lo studio non c’è un locale dedicato, ma stiamo valutando se aprire a fine pomeriggio una sala colloqui che dopo le 17 non viene più usata. Il nostro invito è comunque a uscire e conoscere il territorio: per studiare è ad esempio possibile andare in biblioteca. D’altro canto gli utenti vanno già a fare la spesa autonomamente, cucinano, si recano dal medico quando necessario. Stiamo ampliando anche le attività facoltative da promuovere, spesso grazie alla messa a disposizione di accessi gratuiti da parte degli organizzatori. In agenda abbiamo la possibilità di assistere a una partita di calcio e altre attività presenti sul territorio cantonale. Tutto questo sempre in ottica di favorire la conoscenza del cantone, delle sue offerte e incentivare i contatti e i legami con la popolazione.

Qual è il suo bilancio di questi primi due mesi?
Personalmente sono molto contento di come si sta sviluppando il progetto, che seguo ormai dagli albori. Un aspetto importante è che abbiamo un approccio marmoreo: al contrario siamo coscienti che il sistema va adeguato, va sempre mantenuto in vita come un organismo, anche perché la situazione cambia man mano che arrivano gli ospiti. A ora tuttavia la rispondenza delle persone è buona e questo ci dà fiducia per il futuro.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 dicembre 2025 de La Regione

La Fondazione Nizzola celebra il merito: premiati i migliori studenti SUPSI

La Fondazione Nizzola celebra il merito: premiati i migliori studenti SUPSI

Comunicato stampa

La Fondazione Nizzola rinnova il proprio impegno a favore del talento ingegneristico e dell’innovazione tecnologica in Ticino, confermando anche quest’anno l’assegnazione dei premi ai tre migliori diplomati al Master of Science in Engineering (MSE) della SUPSI.
Un appuntamento ormai consolidato, che si conferma punto di riferimento nella valorizzazione delle eccellenze emergenti del territorio.
Fedele alla propria missione, favorire lo sviluppo scientifico e tecnologico del Cantone e incoraggiare le nuove generazioni ad affrontare il futuro con competenza e responsabilità, la Fondazione Nizzola ha selezionato tre progetti distintisi per innovazione, rigore metodologico e impatto concreto.
La consegna dei riconoscimenti è avvenuta durante la cerimonia del 1° dicembre per mano del Presidente della Fondazione Nizzola, Norman Gobbi, della Vicepresidente, Anna Nizzola, e del Direttore generale della SUPSI, Franco Gervasoni, anch’egli membro della Fondazione Nizzola.
La loro presenza congiunta sottolinea la collaborazione solida e continuativa tra Fondazione, mondo accademico e giovani professionisti chiamati a contribuire allo sviluppo tecnologico del Ticino.

I premiati 2025

1° Premio: Jonathan Jemini
Riconosciuto per un lavoro di straordinaria qualità dedicato allo sviluppo di un metodo predittivo innovativo per la rottura a fatica dei componenti meccanici. Svolto in collaborazione con le FFS di Bellinzona, il progetto si distingue per l’eccellenza scientifica e la forte applicabilità industriale, aprendo nuove prospettive nel campo della manutenzione e dell’affidabilità dei sistemi meccanici.

2° Premio: Marco de Piaz
Premiato per la solidità e la profondità del proprio percorso di ricerca, de Piaz ha sviluppato un progetto di Master orientato alle tecnologie a basso impatto ambientale. Il suo lavoro risponde pienamente alle sfide della sostenibilità e dell’innovazione responsabile, offrendo soluzioni avanzate e concretamente attuabili.

3° Premio: John Steele
Riconosciuto per l’abilità nel coniugare teoria e pratica, pienamente in linea con lo spirito dell’ingegneria SUPSI. Il progetto dedicato al fotovoltaico affronta un tema determinante per il futuro energetico del Ticino e non solo e dimostra come professionisti MSE della sua qualità siano fondamentali per sostenere il progresso tecnologico del territorio.

L’impegno della Fondazione Nizzola
Con queste premiazioni, la Fondazione Nizzola ribadisce la propria volontà di sostenere il merito, promuovere la formazione di alto livello e contribuire alla crescita di un ecosistema tecnologico innovativo e competitivo.
La collaborazione con la SUPSI continuerà a rappresentare un pilastro strategico per la formazione di professionisti capaci di affrontare con competenza, creatività e senso di responsabilità le sfide del domani.
La Fondazione Nizzola, oltre a premiare i tre migliori diplomati Master MSE della SUPSI, sostiene da anni il talento ticinese attraverso borse di studio destinate ai migliori studenti del Politecnico Federale di Zurigo e del Politecnico Federale di Losanna. 
A partire dal prossimo anno, estenderà ulteriormente il proprio impegno includendo borse di studio rivolte ai tre migliori studenti Master MSE delle Scuole universitarie professionali della Svizzera occidentale e orientale.

Per maggiori informazioni: www.fondazione-nizzola.ch

“Celio mi ha fatto scoprire la politica attiva”

“Celio mi ha fatto scoprire la politica attiva”

«La scomparsa di Franco Celio mi addolora profondamente», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
«Perdo un collega stimato, ma soprattutto il docente che alle scuole medie mi ha trasmesso la passione per la storia, la geografia e il senso civico. Fu durante le sue lezioni di civica che mi fece sperimentare le prime vere palestre di politica attiva, incoraggiandomi al confronto e alla responsabilità verso la comunità».
Per Gobbi, «ritrovarlo anni dopo come collega nel Municipio di Quinto e nel Gran Consiglio fu un privilegio: portava nell’impegno pubblico la stessa dedizione e la stessa umanità che aveva mostrato in aula. La sua memoria storica e il suo spirito di servizio resteranno un riferimento per molti di noi. Alla moglie Rita e alla sorella Elena porgo le mie più sentite condoglianze».

Da www.laregione.ch

Ponte di Spada: avviati i lavori della passerella ciclopedonale

Ponte di Spada: avviati i lavori della passerella ciclopedonale

Norman Gobbi: “Quasi un unicum”

Un’opera attesa da decenni che finalmente diventerà realtà. È la passerella ciclopedonale Ponte di Spada, i cui lavori di costruzione sono stati avviati in questi giorni con una cerimonia ufficiale. Il nuovo manufatto, che si svilupperà lungo circa 150 metri, collegherà Cagiallo, nel Comune di Capriasca, a Sonvico (quartiere di Lugano). Si compie pertanto un importante passo avanti nell’ambito della mobilità lenta del Luganese. “Il progetto del Ponte di Spada” – come evidenzia il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi – “dal punto di vista tecnico è quasi un unicum a livello nazionale, in quanto si realizza un manufatto a campata unica senza pilastri nella parte centrale; un ponte che andrà ad unire le due sponde completando un percorso già presente da ambo i lati, ma soprattutto il nuovo ponte sarà un ulteriore promotore di un territorio che ha molte ricchezze e bellezze da offrire.

I lavori si concluderanno nel corso dell’estate 2027, per un investimento di circa 11 milioni di franchi, finanziati da Confederazione, Cantone e Comuni del Luganese secondo le quote stabilite nell’ambito del Programma di agglomerato del Luganese di seconda generazione (PAL2).

Alla cerimonia di avvio lavori erano presenti, oltre al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Capriasca Francesco Canonica, il Sindaco di Lugano Michele Foletti e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Per l’occasione il Sindaco del Comune di Capriasca Francesco Canonica ha ribadito l’importanza del ponte come unione tra due territori: “Costruire un ponte significa unire. Significa superare divisioni naturali e, simbolicamente, anche quelle umane. Significa investire nella nostra comunità e lasciare alle generazioni che verranno un’eredità concreta, utile e bella. Ogni ponte è un dialogo tra due rive, e questo ponte sarà un dialogo tra passato e futuro, tra natura e modernità, tra tradizione e innovazione”. Il Sindaco della Città di Lugano Michele Foletti ha invece sottolineato l’importanza di disporre di una rete ciclabile nel territorio: “È necessaria una rete di percorsi ciclopedonali estesa, sicura, attrattiva, ben segnalata e ben integrata nel territorio: una consapevolezza cresciuta nel corso dei decenni, con l’aumento del traffico e la necessità di un approccio davvero integrato a tutti i mezzi”. A conclusione degli interventi il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann ha ringraziato tutti gli addetti che hanno reso possibile l’inizio dei lavori di costruzione, auspicando che, una volta terminata, l’opera possa venire utilizzata da più persone possibili.

Il progetto della passerella ciclopedonale Ponte di Spada è stato selezionato tramite un concorso di progettazione a procedura selettiva svoltosi tra marzo e settembre 2018, vinto dal team composto da Ruprecht Ing. SA (Lugano), Messi + Associati SA (Bellinzona) e Moro & Moro Architetti (Locarno). Nasce da un’attenta analisi del contesto ambientale e paesaggistico, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto sulla natura circostante. Il tracciato e la concezione strutturale sono stati definiti in modo da preservare il più possibile l’integrità del luogo.

Non da ultimo va ricordato, come sottolineato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi che “quest’opera è fonte di soddisfazione anche e soprattutto per quanto concerne l’accoglienza da parte della popolazione, che ha fortemente voluto questo progetto e con il suo sostegno ha nutrito la motivazione del Cantone e di tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione di questa infrastruttura; un ringraziamento sincero va ai Comuni del Luganese per l’ottima collaborazione sempre dimostrata anche nell’ambito della mobilità sostenibile.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri presso il Tribunale penale federale di Bellinzona si è svolta la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale penale federale Alberto Fabbri e il Procuratore Generale Andrea Pagani.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi, e sono stati sottolineati i traguardi raggiunti attraverso specifici percorsi formativi. Nel suo intervento il Comandante Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato che la Polizia cantonale ha affrontato un 2025 che non è stato privo di sfide e che offre anche molti motivi per essere fieri del suo operato. Infatti, il Corpo ha proseguito con determinazione nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali quali la prevenzione, il controllo del territorio, gli interventi e la cooperazione con le altre forze dell’ordine nonché altre istituzioni dello Stato. Si è poi soffermato sul ricambio generazionale che interesserà anche la Polizia cantonale nei prossimi anni. Una sfida complessa che ne vede implicate quattro, i “Baby Boomers” (nati tra il 1946 e il 1964), la “Generazione X” (1965-1980), i “Millennials” (1981-1996) e la “Generazione Z” (1997-2012), e che richiederà appropriate misure per mantenere gli effettivi e la qualità del servizio, attrarre e formare nuove leve nonché valorizzare l’esperienza degli agenti senior in uscita. In quest’ambito ha sottolineato che, grazie ad un intenso lavoro di squadra, è stato possibile organizzare una nuova Scuola di polizia con 15 aspiranti per il Corpo. Questo nonostante le difficoltà finanziarie a livello cantonale. Ha inoltre rilevato che il 2026 si prospetta come un anno di straordinaria importanza e di grande impegno, che metterà alla prova la professionalità, la capacità organizzativa e la coesione delle forze dell’ordine svizzere. Il calendario degli eventi internazionali, ad esempio la Conferenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Lugano, che si terranno in Svizzera e nei territori limitrofi richiederà infatti un dispositivo di sicurezza di ampia portata e di grande complessità. Sarà necessario pianificare con largo anticipo, coordinare risorse e competenze, rafforzare la collaborazione interforze e tra istituzioni, sia a livello cantonale ma anche federale e internazionale. Impegni che comporteranno sacrifici, orari impegnativi e una disponibilità straordinaria da parte di ognuno. In un periodo in cui la sicurezza è un valore sempre più sentito dai cittadini e un fondamento della nostra democrazia, il ruolo della Polizia cantonale sarà dunque determinante. Non si tratterà solo di “gestire eventi”, ma di garantire che la Svizzera continui a essere riconosciuta come un Paese sicuro, stabile e affidabile. “Insieme, con professionalità e spirito di servizio, sapremo essere all’altezza di questa sfida” ha concluso il Comandante.
Nel suo intervento alla cerimonia della Polizia cantonale ticinese, il Presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, ha espresso gratitudine per il lavoro svolto dal Corpo nell’ultimo anno, segnato da sfide tradizionali e nuove nella lotta alla criminalità. Ha sottolineato come, nonostante queste sfide, la Polizia cantonale abbia garantito presenza, prevenzione e stabilità in ambiti sensibili. Il Governo ha ribadito il proprio sostegno, in particolare sul fronte della formazione, della tecnologia e della cooperazione interforze, riconoscendo il ruolo centrale della Polizia cantonale nel mantenere la sicurezza e la fiducia della popolazione ticinese. Ha terminato il suo saluto con gli auguri per le ormai prossime festività natalizie e soprattutto per un 2026 ricco di soddisfazioni professionali e personali.

La Delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina chiude l’anno a Magliaso

La Delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina chiude l’anno a Magliaso

Una serata dedicata a tradizione, relazioni e vita associativa: la Conviviale degli auguri ha permesso di fare il punto su un anno di intensa attività.

Nel clima discreto e ordinato del Golf Club di Magliaso, l’Accademia Italiana della Cucina ha chiuso ieri sera il proprio anno accademico con la conviviale degli auguri. Oltre sessanta i partecipanti, accolti dal delegato Emilio Casati insieme al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e al Console generale d’Italia a Lugano, Uberto Vanni d’Archirafi. Ospiti della serata anche Giovanni e Matteo Sardagna dei Poderi Einaudi, invitati per raccontare storia e prospettive della storica cantina piemontese.
Casati ha ricordato che la conviviale segna la conclusione del quarantesimo anno della Delegazione ticinese. «Nel settimo anno di presidenza – ha affermato – ho voluto rafforzare il senso di appartenenza. L’Accademia cresce: oggi conta 227 Delegazioni in Italia e 91 all’estero, con oltre 7.600 associati». Per il Ticino, il bilancio è di sei conviviali nel 2025 e 298 partecipanti complessivi, con una richiesta di adesione in aumento: «In alcune occasioni non riusciamo ad accogliere tutti per limiti di spazio. È un segnale positivo che richiede scelte attente». A Magliaso sono stati ufficialmente presentati i tre nuovi accademici: Herbert Dietrich, Emanuele Ferreri ed Enrico Marghignani.
Nel suo intervento, Norman Gobbi ha posto l’accento sull’importanza del lavoro svolto dietro le quinte dalle associazioni: «Spesso dimentichiamo quanto impegno ci sia nell’organizzare serate come questa. In un’epoca in cui siamo diventati più individualisti, questi momenti ricordano il valore del contatto umano». Gobbi ha definito l’Accademia «una tavola fatta di amici», capace di unire la promozione della cucina italiana alla costruzione di relazioni nel territorio. Dal governo cantonale sono arrivati gli auguri per un «periodo natalizio sereno».
Il Console generale Vanni d’Archirafi ha collegato la serata alla fase decisiva della candidatura della cucina italiana all’UNESCO: «Tra il 13 e il 16 dicembre verrà esaminata. È un passaggio delicato, che potrà riconoscere la cucina italiana come patrimonio culturale immateriale». Il Console ha definito le attività dell’Accademia un elemento «di vicinanza e continuità culturale», sottolineando il ruolo del Consolato come luogo di aggregazione aperto alla comunità.
Ampio l’intervento di Matteo Sardagna, oggi alla guida dei Poderi Einaudi. Ha ripercorso le vicende familiari, dall’acquisto del primo podere nel 1897 da parte di Luigi Einaudi alla trasformazione della cantina nel corso delle generazioni. Sardagna ha parlato del rapporto con il territorio piemontese, rivendicando una produzione orientata alla «gentilezza verso la natura». Ha descritto Barolo Cannubi, abbinato allo Chateaubriand servito a tavola, come «un cru aristocratico», inserendolo nel contesto di un crescente interesse internazionale verso i vini italiani.

Da www.cdt.ch