Mascherine, Garzoni: «La politica aveva ragione»

Mascherine, Garzoni: «La politica aveva ragione»

Da www.swisstxt.ch

«La politica ha deciso di non rendere obbligatorie le mascherine nei luoghi chiusi, ed ha avuto ragione di fare così».
Lo ha affermato il dottor Christian Garzoni che, a TicinoNews, alla luce dell’evoluzione della pandemia, ha riconosciuto alle autorità di aver fatto la scelta giusta.
E ciò malgrado i medici caldeggiassero l’introduzione di un obbligo molto più generalizzato di indossare la mascherina in locali chiusi in caso di sosta superiore 15 minuti.
«Eravamo preoccupati per un aumento che fortunatamente non c’è stato – ha spiegato -. Oggi le mascherine restano consigliate a tutti laddove non vi sono gli obblighi previsti dalla politica».

Sui permessi: ‘Nulla d’illegale’

Sui permessi: ‘Nulla d’illegale’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 settembre 2020 de La Regione

I controlli sarebbero adeguati, la giurisprudenza rispettata nonostante la “scelta politica”

Le centinaia di appostamenti, gli interrogatori fiume, il controllo della temperatura e del frigorifero di casa, perfino la conta delle mutande nel comò: la lista di verifiche su chi chiede un permesso di soggiorno in Ticino – almeno nei casi emersi da un recente servizio di Falò (Rsi) – comprende anche prassi ritenute umilianti e vessatorie da chi le ha subite. A ciò si aggiungeva, fino a qualche tempo fa, la contestazione di vecchi reati riscontrati sul casellario giudiziale: pratica rifiutata dal Tribunale cantonale amministrativo (Tram) che in materia è arrivato ad accogliere quasi metà dei ricorsi e a bacchettare l’amministrazione. Intanto però il numero di ‘no’ alle richieste di permesso è quasi quintuplicato in sei anni, da 192 nel 2013 a 908 nel 2019, anche se la Sezione della popolazione nota come le pratiche siano a loro volta aumentate (più che raddoppiate dal 2002 nel caso di permessi B).
Quanto emerso dal servizio ha suscitato reazioni forti da molti politici locali: interpellanze e interrogazioni sono arrivate da socialisti, liberali, Mps e Verdi. Il Ps parla di “metodi più vicini ad uno stato di polizia che allo stato di diritto”, e chiede l’alta vigilanza sul Consiglio di Stato. Il Plr contesta la “cultura del sospetto” e l’“ingerenza politica nei confronti del Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato”. A preoccupare sono infatti anche le dichiarazioni del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che dopo il servizio ha parlato di “scelta politica” rigorista condivisa dall’intero Consiglio di Stato. Siamo al primato della politica – e del potere esecutivo – sul diritto? Ne parliamo direttamente con lui.

Gobbi, cominciamo dalle basi: come si verifica il centro d’interessi di una persona?

Muovendosi su vari fronti: a volte sono le stesse persone che richiedono il permesso ad ammettere di vivere molto più di là che di qua dal confine, cosa che permette di distinguere il frontaliere dal dimorante. Poi, a dipendenza della situazione, talvolta si può anche far ricorso alla lettura dei consumi delle economie domestiche.

Ma in casa molti stanno sempre meno. L’avvocato Paolo Bernasconi ritiene che in tempi di elevata mobilità questo tipo di verifiche si basi su “standard da economia alpestre”, obsoleti e inefficaci.

Eppure li utilizza anche la Città di Bellinzona – non propriamente a guida leghista – per verificare i domicili comunali. Si vede che anche lì ci sono standard da economia alpestre.

I casi riportati da Falò riferiscono di centinaia di appostamenti e controlli su singole persone, con tanto di rapporti fotografici (che almeno uno dei controllati giudica copiaincollati da un giorno all’altro). In assenza di elementi di oggettiva pericolosità, le basi legali per questo tipo di controlli risultano molto deboli: gli articoli 2 e 6 della Legge federale sulla coercizione di polizia paiono consentirli, ma l’Articolo 9 dice che “le misure non devono comportare interventi o pregiudizi sproporzionati rispetto all’obiettivo perseguito”. Siamo allo Stato guardone?

Intanto si tratta di casi isolati che il servizio della Rsi ha presentato in modo parziale e strumentale. Vorrei ricordare che le decisioni negative costituiscono lo 0,8% sul totale delle decisioni emesse, che nel 2019 sono state oltre 113mila. Poi c’è da dire che è il Tram a richiedere una documentazione molto esaustiva sui controlli, in assenza della quale ci contesta informazioni insufficienti in caso di ricorso. Parliamo comunque solo di casi critici, oggetto di segnalazioni – ad esempio da parte delle guardie di confine – che permettono di ipotizzare la residenza fittizia. 

Ci fosse però anche un solo caso nel quale il comportamento della polizia risulta così invadente, non sarebbe già gravissimo? Non dovremmo rivalutare nel dettaglio l’operato della polizia e della Sezione della popolazione?
Non c’è nessun accanimento, a volte sono le polizie comunali a fare controlli motu proprio senza richiesta dell’Ufficio della migrazione. Non si tratta poi di appostamenti di ore, ma solo di passaggi per verificare se c’è in giro qualcuno. Certo, qualche errore può succedere, ma mi pare ingiusto parlare di atteggiamento invadente o discriminatorio.

Le mutande, il frigo: servono molte risorse per tutti questi appostamenti?
No, le risorse sono limitate. La gestione di queste situazioni in generale sono inserite in un mansionario molto più ampio di compiti che l’agente è chiamato a svolgere.

Il Partito socialista ha chiesto di attivare l’Alta vigilanza sul Consiglio di Stato, per fare luce su eventuali abusi.
L’importante è riconoscere che di decisioni illegali il Consiglio di Stato e l’Ufficio della migrazione non ne hanno mai prese. Abbiamo svolto tutti gli accertamenti nel pieno rispetto della legge e non abbiamo neanche mai negato un permesso unicamente per reati bagatellari. Abbiamo solo cercato un’interpretazione più rigorosa nella concessione di permessi a chi ha commesso reati gravi.

Tuttavia lo stesso Tram ha accolto per anni quasi metà dei ricorsi e ha espresso “preoccupazione” per “contenziosi che alla resa dei conti si rivelano inutili e facilmente evitabili”, che finiscono per costituire fino a un quarto di tutte le pratiche che deve sbrigare.
I ricorsi accolti non riguardano tanto le decisioni negative concernenti il centro di vita e interesse del ricorrente – su questi casi i criteri adottati dalla Sezione sono stati più volte confermati dalTram –, quanto piuttosto le questioni di precedenti penali: il Tram ha contestato le ‘negative’ legate a reati – anche gravi e con condanne superiori a un anno – lontani nel tempo. E dopo avere analizzato un numero sufficiente di sentenze, abbiamo adattato la prassi di conseguenza.

Lei ha detto però che l’applicazione della legge come richiesta dal Tram le fa “bollire le busecca” perché troppo permissiva: non è un linguaggio un po’ forte quando si è alla guida del Dipartimento delle Istituzioni? Parliamo di leggi e tribunali.
Ma guardi che le busecca le fa bollire anche a molti stranieri che qui vivono da anni e si comportano onestamente: non penso che tutti gli italiani arrivati qua negli ultimi quaranta o cinquant’anni abbiano precedenti per spaccio, come nel caso di un permesso negato a un imprenditore; e penso che anche a loro dia fastidio la mancata tutela della sicurezza pubblica.

Sì, ma se uno spaccia qualche grammo d’erba a vent’anni, non è detto che a cinquanta sia un pericolo pubblico. E anche il Tribunale federale ha detto chiaramente che il casellario giudiziale – richiesto solo in Ticino – non va contestato per fatti lontani nel tempo.
Però le sanzioni superiori all’anno non riguardano reati così limitati, parliamo di fatti gravi e spesso di recidiva. Se ad esempio si riscontrano ripetuti casi di guida in stato d’ebbrezza, è legittimo preoccuparsi per la pericolosità sociale del soggetto.

Nel suo intervento alla Rsi ha parlato di “chiara scelta politica” e ha spiegato: “Cercavamo un’applicazione molto più rigida nei confronti di una giurisprudenza che in quel momento non condividevamo”. L’esecutivo può subordinare la legge ai capricci della politica?
Non si è subordinata la legge. La si è semplicemente applicata in difesa dell’ordine pubblico e della sicurezza interna, per evitare presenze indesiderate come quelle che in passato hanno messo in cattiva luce proprio l’Ufficio della migrazione per mancanza di strumenti di controllo, e come richiesto da più atti parlamentari. Ora ci troviamo nella situazione kafkiana per cui mi si contesta l’eccesso opposto, chiedendo di tollerare casi che in passato hanno fatto arrabbiare tutti, non solo a destra.

La scelta politica, ha detto alla Rsi, è stata condivisa dal Consiglio di Stato. Però l’esecutivo si pronuncia sui singoli ricorsi: non risultano esplicite prese di posizione di principio.
Quello che intendevo è che nell’ambito della ponderazione dei vari casi, anche in caso di reati gravi pur lontani nel tempo si preferiva un approccio più restrittivo in difesa dell’ordine pubblico.

Il Servizio ricorsi del Consiglio di Stato pare aver sempre avallato le decisioni del suo Dipartimento in ambito di sicurezza pubblica. Ma in nome dell’autonomia dalla politica, non sarebbe meglio avere un Servizio organizzato in tribunale di primo grado indipendente, come in altri cantoni?
È un tema ricorrente anche in materia edilizia, dove però i Comuni hanno chiesto di mantenere una prima istanza amministrativa e non giudiziaria. Il rischio è quello di rallentare il decorso delle pratiche. Quanto all’indipendenza, qui non è stata violata: chiaramente ogni legge può avere diverse interpretazioni, come capita anche in qualsiasi tribunale; sempre naturalmente nel solco della legalità, ben rispettato dai nostri giuristi. Non è corretto inoltre sostenere che il Servizio dei ricorsi non abbia mai cassato decisioni della Sezione.

Quante residenze fittizie accertate ogni anno?
Nel 2019 erano 241, il 26% dei casi di diniego o revoca di un permesso che comportavano la partenza dalla Svizzera del richiedente. Ma questo non significa 241 indagini: a volte come detto basta un colloquio per giungere alle conclusioni.

In passato però è nato il sospetto che non tutti siano uguali: ad esempio alcuni manager della moda che hanno avuto per anni residenze qui, ma sui cui reali centri d’interesse sono sorti molti dubbi. Loro li avete controllati?
Abbiamo avuto diverse discussioni con l’Associazione delle industrie ticinesi e la Camera di commercio su questo tema. È capitato anche di vederci contestati troppi controlli. Di fatto noi trattiamo tutti allo stesso modo, applicando gli stessi parametri in maniera più conforme possibile e a fronte di elementi e segnalazioni oggettive.

Secondo l’avvocato Bernasconi fate ostruzionismo nella speranza che poi, anche se avete torto, la gente non ricorra perché costa tempo e denaro.
L’avvocato Bernasconi si sbaglia. Senza dimenticare che i ricorsi possono essere usati anche al contrario, cioè per allungare i tempi di partenza davanti a crasse situazioni di abuso. A volte siamo anche taumaturgici: dopo anni senza lavoro, alcuni richiedenti lo trovano proprio durante la fase di ricorso, cambiando di fatto la loro situazione e quindi rendendo il ricorso stesso accettabile.

Il Cantone è in calo demografico, anche a causa di un saldo migratorio molto deteriorato. Una politica dei permessi restrittiva non scoraggia ulteriormente chi volesse venire a vivere qui?
Credo che definirla restrittiva con oltre il 99% di richieste accettate sia sbagliato, e che per attrarre professionisti sia importante garantire la sicurezza. In ogni caso non penso che si corregga la curva demografica con l’immigrazione, e non è neanche detto che a livello di popolazione si debba sempre crescere.

Alla Rsi si è schierato esplicitamente contro gli accordi di libera circolazione. Se passasse l’iniziativa dell’Udc, come cambierebbe la gestione dei permessi?
Probabilmente sarebbe possibile fare più controlli ex ante, prima cioè dell’arrivo di stranieri, invece che ex post, come dobbiamo fare ora.

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/politica/l-autorita-non-puo-prendere-decisioni-illegali-DB3164467

“L’autorità non può prendere decisioni illegali”
Nell’occhio del ciclone per l’agire dell’Ufficio della migrazione, Norman Gobbi respinge le accuse: “Una gran discussione per pochi casi”

“Se guardo indietro, cinque anni fa abbiamo avuto la stessa tempesta in un bicchier d’acqua. Ogni cinque anni ritorna questo tran tran, ma va bene così. Fa parte anche del gioco politico mettere in discussione una linea di rigore che si fonda comunque sulla legalità. Quanto è stato affermato, che le decisioni sono state illegali, è completamente sbagliato. Perché di decisioni illegali l’autorità non può prenderne”, così Norman Gobbi risponde alle critiche che gli stanno giungendo da più fronti per la vicenda dei controlli di polizia particolarmente invasivi nei confronti di stranieri che chiedono il rinnovo di un permesso o la concessione di uno nuovo, messe in luce giovedì scorso dalla trasmissione Falò. “Nell’ambito della ponderazione degli elementi può essere più o meno rigorosa, la scelta da parte del Dipartimento è quella di essere rigorosi sull’ambito della pubblica, proprio perché in passato lo stesso dipartimento è stato attaccato proprio perché non c’erano abbastanza controlli”, ha spiegato durante Ticinonews su Teleticino.

“La presenza sul territorio attiva dei diritti”
Tra le questioni sollevate dalla trasmissione vi era quella dei moltissimi controlli fatti per stabilire quale sia il reale centro degli interessi di una persona. “Quando a fronte di un verbale, il richiedente il rinnovo di un permesso o la concessione di un permesso dice di essere qui solo saltuariamente, perché dall’altra parte del confine ha proprietà, quindi una casa, ha la famiglia, quindi si reca regolarmente dalla mamma, dalla moglie o dalla compagna, evidentemente bisogna fare le verifiche, proprio perché la presenza sul territorio attiva comunque dei diritti”. In più, ribatte Gobbi, sarebbe stata proprio l’autorità giudiziaria a imporre questo metodo: “Questo ci è stato richiesto anche da parte del Tribunale amministrativo, che in passato quando i controlli sono stati fatti troppo poco o durante un periodo troppo corto sono stati cassati. Quindi l’autorità deve verificare a fronte di una situazione che talvolta può urtare, ma che talvolta tutela il territorio del nostro Cantone”.

Alta vigilanza
Il Partito socialista ha anche chiesto di attivare l’Alta vigilanza sul Consiglio di Stato proprio in merito a questa vicenda. “È una competenza del Gran Consiglio, quindi compete all’Ufficio presidenziale determinarsi su questa richiesta del Partito socialista”, commenta Gobbi. Che sottolinea anche come, secondo lui, si stia facendo tanto rumore per nulla:”Le decisioni negative in materia di stranieri sono meno dell’1% di tutte le decisioni emanate nel 2019, erano lo 0,81%. Di queste un quarto riguardano la dimora fittizia e, poi alla fine, nell’ambito delle decisioni del Tribunale amministrativo nel 2019 erano 55 quelle in cui sono state cassate le decisioni dell’Ufficio della migrazione, questo dimostra come si stia facendo una gran discussione ma la sostanza è ben poca”.

 

 

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli organizzatori di EURO MTB2020 del Monte Ceneri

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli organizzatori di EURO MTB2020 del Monte Ceneri

Comunicato stampa

Venerdì scorso, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato gli organizzatori dei Campionati Europei di Mountain Bike del Monte Tamaro per approfondire gli aspetti organizzativi e le misure di protezione legate al Covid-19. La Confederazione ha infatti delegato ai Cantoni la decisione di autorizzare a partire dal 1. ottobre le manifestazioni con più di mille spettatori.

I Campionati Europei di Mountain Bike sono previsti nel Comune di Monteceneri dal 15 al 18 ottobre 2020. Per gli appassionati di Mountain Bike sarà un’occasione preziosa per ammirare le grandi star della disciplina, primo su tutti l’otto volte Campione mondiale e Campione olimpico in carica, Nino Schurter. Dall’incontro è emerso che la  presenza di spettatori superiore alle mille unità sarà consentita, nel caso in cui le misure di protezione definite dagli organizzatori verranno giudicate adeguate dall’Autorità cantonale.

L’obiettivo di questo primo incontro è stato quello di discutere e coordinare i principali aspetti organizzativi di una manifestazione che saprà certamente attirare sui sentieri del Monte Ceneri numerosi appassionati di questa disciplina sportiva all’indomani della comunicazione del Consiglio federale riguardante i Grandi eventi.

La decisione di autorizzare queste tipo di manifestazioni spetta infatti al Cantone. In questo senso il Consiglio di Stato ha istituito uno speciale Gruppo di lavoro.

Oltre al Presidente del Comitato d’organizzazione dei Campionati Europei di Mountain Bike Marzio Cattani, e a Rocco Cattaneo, Presidente dell’Unione Ciclistica Europea, hanno partecipato all’incontro il segretario generale dei Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, che presiede il Gruppo di lavoro, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo della Sezione del Militare e della protezione della Popolazione Ryan Pedevilla e l’aggiunto e sostituto capo Sezione della Circolazione Aldo Barboni. Presente all’incontro anche il Direttore dell’Agenzia turistica ticinese Angelo Trotta per la visibilità che la manifestazione darà al turismo del nostro Cantone. Ora, la palla passa nel campo degli organizzatori. A loro il compito di costruire un evento divertente, entusiasmante, e sicuro. Competenze ed entusiasmo non mancano.

Nelle prossime settimane, a seconda delle necessità, potranno essere convocate altre riunioni per definire ulteriori dettagli.  

“Le partite con la mascherina? Facciamolo con responsabilità”

“Le partite con la mascherina? Facciamolo con responsabilità”

Ci vorrà la massima collaborazione e responsabilità da parte di tutti gli spettatori e tifosi. Solo così si potranno portare avanti le grandi manifestazioni, in particolare le partite di hockey e di calcio, in un sistema di autorizzazioni e controlli che vedrà il Cantone fortemente coinvolto”. Così esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi, all’indomani delle direttive fissate dal Consiglio federale sull’organizzazione degli eventi con più di mille persone a partire dal prossimo 1. Ottobre. “L’autorità federale ha fissato i margini all’interno dei quali dovranno lavorare le società, gli organizzatori di grandi eventi culturali e popolari. I Cantoni dovranno autorizzare tutti questi eventi, nonché controllare che le cose funzionino nei modi previsti”. Ma in concreto come farete? “Abbiamo istituito uno speciale gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, composto da tutte le parti coinvolte. Sarà questo gruppo voluto dal Consiglio di Stato a esaminare quanto si svolge in Ticino per eventi che possono avere più di mille partecipanti”. Ma un ruolo importante lo dovranno avere anche gli organizzatori, pensiamo alle società dello sport d’élite. “Esatto. Credo che la decisione di Berna di permettere partite con la presenza di due terzi degli spettatori rispetto alla disponibilità di posti seduti abbia voluto garantire un numero di persone tale da far sopravvivere le squadre professionistiche. Non sarà facile, anche perché le condizioni sono severe. Per questo occorre che ci sia una disponibilità accresciuta dei tifosi. L’accesso, il deflusso, il modo di assistere alle partite cambierà. Tutti dovranno avere la mascherina. E il Cantone, assieme alle società, dovrà vegliare che tutto proceda per il meglio, in particolare per quanto riguarda la possibilità di tracciamento dei presenti. Inoltre bisognerà essere attenti all’evoluzione di questo virus che, come abbiamo visto per il caso della discoteca nel Mendrisiotto, è ancora presente”. Una nuova normalità impegnativa da trovare per tutta la collettività… “È un tema che si propone a livello mondiale. Per arginare il virus bisogna mantenere alta la guardia. In Svizzera e in Ticino passo dopo passo cerchiamo di fare il meglio, tra necessità, appunto, di normalità, e bisogno di controllo sanitario. È una sfida globale, che ognuno di noi è chiamato ad affrontare individualmente, con responsabilità”, conclude il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi. 

 

Soggiorno in omaggio per festeggiare il San Gottardo

Soggiorno in omaggio per festeggiare il San Gottardo

Da www.ticinonews.ch

La grande cerimonia per i quarant’anni del tunnel stradale si farà post coronavirus. Per il momento Ticino Turismo ha deciso di celebrare questa giornata regalando un buono
La grande festa per i quarant’anni della galleria stradale del San Gottardo, a causa del coronavirus, è stata rimandata. Ma oggi le autorità hanno partecipato a una piccola cerimonia commemorativa in onore dei caduti durante la costruzione del tunnel.

Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo, il presidente del Governo Norman Gobbi, il sindaco di Airolo Franco Pedrini e l’ex sindaco Mauro Chinotti hanno deciso di festeggiare questa importante giornata fermando un’automobile (a caso) all’uscita del tunnel per regalare un buono di soggiorno di due notti all’Hotel Internazionale a Bellinzona. A occuparsi del traffico e di fermare l’auto è stata la Polizia cantonale.
Ad avere la meglio è stata una famiglia zurighese che ora potrà avere la possibilità di passare un po’ di tempo nel nostro Cantone.

(Foto: Ticinonews.ch)

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Da www.tio.ch

Celebrati i 40 anni dall’apertura della galleria autostradale del San Gottardo
Si sono ricordati gli operai morti nel cantiere e una vettura in transito è stata simbolicamente omaggiataSi è tenuta questa mattina la cerimonia per i 40 anni dell’apertura al traffico della galleria autostradale del San Gottardo.
Una ricorrenza che è stata celebrata in modo molto sentito, nonostante le limitazioni causate dalle disposizioni per il contenimento della pandemia di coronavirus. Il raduno è stato organizzato, come ogni cinque anni, dal gruppo Raduno ex Maestranze, che richiama ai piedi del San Gottardo molti lavoratori che hanno contribuito a costruire il tunnel.
Dopo il ritrovo all’entrata del Centro di Manutenzione di Airolo sono stati posati dei fiori al monumento dei caduti durante la costruzione del traforo, posto all’entrata del Centro d’Intervento San Gottardo. Il parroco di Airolo Don Elizalde ha tenuto una breve preghiera, dopodiché un’autovettura in uscita dalla galleria è stata simbolicamente fermata e gli occupanti sono stati omaggiati di un buon per un fine settimana dal direttore di Ticino Turismo Angelo Trotta.
Erano presenti per l’occasione il Presidente del comitato Gruppo Raduno ex Maestranze Mauro Chinotti, il sindaco di Airolo Franco Pedrini e il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Suona il corno, fischia il treno

Suona il corno, fischia il treno

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 4 settembre 2020 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?id=13382619

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 5 settembre 2020 de La Regione

I corni delle alpi intrattengono tra loro un ampio dialogo musicale: «Il Nord incontra il Sud, il senso è quello», ci spiegherà poi Angelo Togni, uno degli interpreti; ‘Aprite le porte’ e la ‘Marcia della bandiera’ tra i brani eseguiti. Gli stessi temi che ricorrono nei discorsi delle autorità, arrivate poco prima delle 11 naturalmente in treno, un Giruno a lunga percorrenza e un Flirt/Tilo. Davanti a un centinaio scarso di ospiti e alle loro mascherine d’ordinanza – la pandemia ha decimato le possibilità d’accoglienza –, apre la cerimonia Simonetta Sommaruga: giacca blu su abito rosso, la presidente della Confederazione ricorda le sue estati in Ticino, villeggiante a Bellinzona con radici a Lugano, ai due lati di quella montagna che «per molto tempo ha diviso molte persone non solo dal punto di vista geografico, ma anche da quello sociale». Ora invece le unisce, grazie a quel tunnel di base che servirà anche a «proteggere le nostre care Alpi», anche se la soddisfazione non deve cedere all’autocompiacimento: «La politica di trasferimento delle perci su rotaia non è mai finita», ci farà presente al momento delle interviste; «per questo già l’anno scorso ho proposto al Consiglio federale misure per agevolare ancora di più i trasportatori, che si trovano in una situazione difficile. Dobbiamo sempre pensare in avanti per incoraggiare il trasporto su rotaia. È una cosa che la gente si aspetta da noi».
Quando tocca a lui prendere la parola, il direttore del Dipartimento federale degli Affari esteri Ignazio Cassis parla di un sogno realizzato: «Si dice che chi ha le visioni debba andare dal medico. Sarà perché sono un medico, ma credo che talvolta le visioni siano salutari». D’altronde, dice citando il premio Nobel per la letteratura Carl Spitteler, «se le Alpi avessero dovuto inventarle gli svizzeri», ‘misurati’ come sono «le avrebbero fatte molto più piccole». In mancanza di alternative, scherza Cassis, «non ci resta altro che bucarle» per passare «dal regno di Borradori a quello di Branda», tra «Estival e Festival». Per affermare e consolidare non solo l’unità cantonale, ma anche «la nostra appartenenza al continente europeo».
«Il Ticino diventerà sempre più una grande città», prevede poi il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, grazie a un progetto nel quale il Cantone «ha sempre creduto e a tutti i livelli», anche quando a inizio anni Duemila il tunnel del Ceneri rischiò di sfumare per motivi di risparmio. E che il Cantone ci creda «lo sta dimostrando anche oggi, investendo 100 milioni di franchi all’anno per il trasporto pubblico». A margine dell’evento è il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali a chiosare sul tema: «Quest’opera è fondamentale nell’ottica del traffico regionale. Vorremmo arrivare ad avere un treno ogni quarto d’ora nel collegamento diretto tra gli agglomerati, e questo naturalmente con tempi di percorrenza dimezzati. Su questa base poggia anche un potenziamento del trasporto pubblico su gomma, a partire da dicembre di quest’anno, per spostare più persone possibile dal trasporto privato» e decongestionare le strade.
Palette da capostazione in mano, sono infine il Ceo di Ffs Vincent Ducrot e quello di AlpTransit Dieter Schwank a dare il segnale per il primo treno ufficiale che attraversa il tunnel: un portacontainer della Ffs Cargo International, simbolo di come da qui si voglia far passare tutto un continente. Alle 11.34 il convoglio corre lungo il viadotto che lo porta dentro alla montagna, dall’eco alpina del corno si passa al fischio della locomotiva.
Come un saluto.

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 5 settembre del Corriere del Ticino

L’orgoglio ticinese ora corre veloce come un treno da nord a sud
Il viaggio nel futuro è iniziato. Alla galleria di base del Monte Ceneri sono stati tolti ieri i veli dopo dodici anni di lavori. Il Ticino è più unito, con collegamenti più rapidi tra Lugano, Locarno e Bellinzona. L’attesa rivoluzione del trasporto pubblico è entrata ufficialmente nel vivo. Da ieri alle 11.34 il futuro è diventato presente. A quell’ora è transitato il primo treno attraverso la galleria di base del Monte Ceneri. La scelta è stata altamente simbolica: un convoglio merci del traffico combinato di FFS Cargo International che fa la spola tra l’Italia e la Germania. Il sud più vicino al nord. A tutti i livelli. Con il tunnel di 15,4 chilometri fra Camorino e Vezia – costruito in dodici anni e costato 3,6 miliardi di franchi – le distanze fra i principali centri del Cantone si accorciano. Dando vita alla tanto decantata Città Ticino, un concetto decisamente astratto che si spera possa davvero tramutarsi in realtà. Vedremo. Adesso è il momento di festeggiare un giorno storico che dopo l’inaugurazione del Lötschberg (2007) e del San Gottardo (2016) va a chiudere il cerchio della nuova trasversale ferroviaria alpina. AlpTransit è (quasi) completa. Adesso tocca alle Ferrovie trasformare questo ulteriore diamante grezzo in un gioiello di luce.

Tutti in carrozza
Non potevano che arrivare in treno, le autorità. Ieri, a Camorino, sull’ex cantiere, si è celebrata la festa della ferrovia, la festa di un’opera che cambierà completamente il trasporto pubblico a Sud delle Alpi. Dopo quella del 1. giugno 2016 la data del 4 settembre 2020 entrerà di diritto nelle pagine di storia svizzera. Allora era stata la galleria di base del San Gottardo, stavolta tocca a quella del Monte Ceneri. Una cerimonia sobria, con un centinaio di invitati, considerata l’emergenza sanitaria, ma non per questo meno emozionante per chi in questo manufatto ci ha creduto e per chi l’ha realizzato, rimettendoci (in due casi) purtroppo la vita. La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, il collega consigliere federale Ignazio Cassis ed il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi sono giunti al portale nord rigorosamente su rotaia. I ministri su un Giruno (il futuro fulcro del traffico a lunga percorrenza), il consigliere di Stato unitamente ai CEO di AlpTransit (Dieter Schwank) e a quello delle Ferrovie (Vincent Ducrot) comodamente seduti su un Flirt. Non a caso: dal 13 dicembre prossimo, con il cambiamento d’orario, la distanza fra Lugano, Locarno e Bellinzona si ridurrà notevolmente.

La caduta del «muro»
Noblesse oblige partiamo da Simonetta Sommaruga. La direttrice del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni ha evidenziato come il traforo è la dimostrazione di cosa può fare la Svizzera quando è compatta: «La galleria di base del Ceneri, con quelle del Lötschberg e del San Gottardo, è la pietra miliare della nostra politica di trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia. Non abbiamo ancora raggiunto gli obiettivi che ci siamo prefissi, ma adesso possiamo guardare al futuro con più ottimismo». La presidente della Confederazione ha in seguito ricordato quando da piccola, con la famiglia originaria del Luganese, trascorreva le vacanze a Bellinzona: «Il viaggio fra le due città sembrava non finire mai. Il Monte Ceneri per molto tempo ha diviso il Ticino, sia dal punto di vista geografico sia da quello sociale. Da oggi non sarà più così, e questo ci rende orgogliosi. Viva il treno, viva il Ticino, viva la Svizzera!». Ha concluso il breve intervento ricordando i due minatori morti durante il cantiere, nel settembre 2010 e nell’ottobre 2015.

La volontà di crescita
Il direttore del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis dal canto suo ha sottolineato come con il tunnel si realizzi una «visione. È un’opera incredibile. Anzi, dirò di più: siamo quasi arroganti perché abbattiamo le montagne per dar vita alla ferrovia di pianura. Il Ticino è ora più unito. Oggi diciamo sì alla Svizzera, a un cuore pulsante di arterie che si connettono al nostro Paese». Il consigliere federale, a questo proposito, ha ribadito l’importanza di intrattenere dei buoni rapporti con il resto dell’Europa, per far sentire la Confederazione al centro del Vecchio continente.
La parola è infine passata al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il quale ha rilevato che «la galleria del Ceneri cambierà la nostra identità. Avremo la possibilità di sentirci più uniti: anche le regioni più a sud e a nord del Cantone saranno meglio servite dall’offerta di trasporto pubblico. Penso in particolare a Mendrisio e Chiasso, ma anche alla Leventina, la mia terra d’origine e di residenza, che ha dovuto subire per quasi un ventennio i grossi cantieri di Bodio e Faido durante la costruzione del San Gottardo. Il Ticino diventerà una grande città con ‘quartieri’ nel Sopra- e nel Sottoceneri e fungerà da polo intermedio fra il settentrione (la Zurich Greater Area) e il meridione (l’area metropolitana lombarda)». Ma questo cambiamento, da solo, non potrà fare miracoli. Occorrono orgoglio, volontà di crescita, lungimiranza e autodeterminazione per «presentarsi come una zona forte, compatta e di alto interesse economico, culturale e formativo per il resto del Paese. Rimbocchiamoci le maniche, pertanto, e saliamo in carrozza verso il Ticino di domani».

Fra gioia e commozione
Sul palco sono infine saliti i CEO di AlpTransit (Dieter Schwank) e delle FFS (Vincent Ducrot, in carica dallo scorso 1. aprile dopo essere subentrato ad Andreas Meyer, assente ieri, il quale ha guidato l’azienda in un decennio di grandissimi cambiamenti). È stato suggellato il passaggio di consegna dell’opera, formalmente già avvenuto allo scoccare della mezzanotte di martedì scorso. Il numero uno della società committente non ha nascosto la «grande gioia. Da soli, tuttavia, non sarebbe stato possibile realizzare quello che abbiamo fatto. Il lavoro di squadra, in primis con le Ferrovie e con le autorità ticinesi, è stato immenso». Anche Schwank ha omaggiato le vittime del cantiere del Ceneri: «Le ricordiamo ora e per sempre con la massima stima e con grande onore». Da notare che, all’esterno, vi è stata una manifestazione contro i presunti abusi (turni di lavoro troppo lunghi e caporalato) avvenuti sul cantiere.

In attesa del 13 dicembre
Il direttore generale dell’ex regia federale Vincent Ducrot si è detto «molto fiero: oggi si realizza un sogno», ricordando l’impegno che dovrà essere profuso, in particolare nei prossimi tre mesi, dal personale delle FFS in vista della messa in esercizio del 13 dicembre. Paletta da capotreno in mano, i due CEO hanno «salutato» il primo convoglio sbucato dal traforo. Il classico taglio del nastro ha chiuso i festeggiamenti, ai quali hanno partecipato – tra gli altri – il Consiglio di Stato in corpore, il presidente del Gran Consiglio Daniele Caverzasio, la consigliera agli Stati Marina Carobbio, i consiglieri nazionali Marco Romano, Rocco Cattaneo e Bruno Storni e l’ex ministra Laura Sadis nonché il direttore di TiLo ed ex dirigente di AlpTransit Denis Rossi («sono emozionato. Noi siamo pronti, i treni stanno arrivando», ci ha confidato).

 

 

 

“Cambierà anche la nostra identità di Ticinesi”

“Cambierà anche la nostra identità di Ticinesi”

Da www.liberatv.ch

Taglio del nastro ufficiale questa mattina. ‘Debutto’ per un treno merci. Sommaruga: “Decisione coraggiosa e lungimirante”

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha aperto oggi ufficialmente, assieme al consigliere federale Ignazio Cassis e al presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, la galleria di base del Ceneri. La nuova ferrovia transalpina Alptransit, approvata nel 1992, è ora completata.
Con “quest’opera del secolo” la Svizzera potenzia la propria politica di trasferimento del traffico e la protezione delle Alpi. I viaggiatori si sposteranno più velocemente tra il nord e il sud e il Ticino beneficerà di un’interessante rete celere regionale. Durante le celebrazioni sono intervenuti anche i CEO delle FFS, Vincent Ducrot, e della AlpTransit San Gottardo SA, Dieter Schwank, che hanno sottolineato l’importanza di Alptransit per la Svizzera e per il traffico ferroviario.
Dalla votazione popolare del 1992 su Alptransit, la nuova ferrovia di pianura attraverso le Alpi ha richiesto l’impegno di tante persone. Oggi, con la galleria di base del Ceneri, l’opera giunge a completamento, potenziando la politica svizzera di trasferimento del traffico e la protezione delle Alpi. Grazie ad Alptransit, elemento centrale del corridoio ferroviario europeo per il traffico merci Rotterdam-Genova, aumenterà il volume di merci che potranno essere trasportate su rotaia invece che su strada. Per il traffico viaggiatori significa invece collegamenti più frequenti tra nord e sud e per il Ticino un’efficiente rete celere regionale: si dimezzano infatti i tempi di percorrenza tra le tre città di Lugano, Locarno e Bellinzona.
“Alptransit è stato lo spunto per una politica di trasferimento del traffico intelligente, della quale ancora oggi possiamo andare fieri”, ha affermato la presidente della Confederazione Sommaruga nel suo discorso, ringraziando la popolazione per aver consentito, con il proprio Sì ad Alptransit, la realizzazione di quest’opera del secolo. “Si è trattato di una decisione coraggiosa e lungimirante, sia per il nostro Paese che per la protezione delle Alpi. Il Ceneri dà nuovo impulso alla nostra politica di trasferimento del traffico”.
Il consigliere federale Ignazio Cassis ha evidenziato l’importanza di Alptransit da un lato per il suo Cantone, il Ticino, e dall’altro per la Svizzera e per il nostro continente, considerato che quest’opera potenzia il corridoio ferroviario merci europeo nord-sud e consente un trasporto rispettoso dell’ambiente. “Con quest’opera futuristica sottolineiamo la nostra appartenenza al continente europeo, ieri come oggi un bacino fondamentale per il nostro benessere”, ha dichiarato il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri.
Il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi ha espresso la sua gioia per il salto di qualità che compiranno i trasporti pubblici grazie alla nuova rete celere regionale e ai collegamenti diretti tra Locarno e Lugano. “La galleria del Ceneri cambierà forse anche la nostra identità di Ticinesi. Grazie agli spostamenti rapidi all’interno del nostro Cantone, il Ticino diventerà una grande città con “quartieri” importanti nel Sopra- e Sottoceneri”, ha affermato.
Anche Vincent Ducrot e Dieter Schwank, CEO rispettivamente delle FFS e della AlpTransit San Gottardo SA (ATG), hanno elogiato l’importanza di Alptransit nei loro rispettivi interventi. Tra gli ospiti alle celebrazioni vi erano inoltre i membri del Governo ticinese, il presidente del Consiglio degli Stati Hans Stöckli come pure le delegazioni della ATG, impresa costruttrice della galleria, e delle FFS, futuro gestore. A causa della pandemia da coronavirus la cerimonia di apertura si è potuta svolgere solo in forma ridotta.
Con il taglio del nastro inaugurale, la presidente della Confederazione Sommaruga ha aperto alla circolazione la galleria di base del Ceneri. Contemporaneamente, un treno merci ha effettuato la sua prima corsa ufficiale attraverso la nuova opera, in direzione sud. I relatori provenienti da sud erano giunti sul posto con un treno della rete regionale celere ticinese, mentre quelli provenienti da nord con un treno a lunga percorrenza delle FFS. La cerimonia di apertura ha quindi dimostrato l’importante ruolo che la galleria di base del Ceneri gioca per il traffico regionale viaggiatori, per quello a lunga distanza e per il traffico merci.

https://www.liberatv.ch/news/cronaca/1459318/la-galleria-del-ceneri-e-realta-sommaruga-opera-del-secolo-gobbi-cambiera-anche-la-nostra-identita-di-ticinesi

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Da www.rsi.ch/news

Inaugurato il nuovo Ceneri
A Camorino tagliato il nastro della galleria di base che completa la ferrovia di pianura da Chiasso a Basilea, assicurando collegamenti interni veloci al Ticino

L’AlpTransit è finalmente completa. L’inaugurazione della nuova galleria di base del Ceneri avvenuta venerdì al portale nord di Camorino segna l’entrata in una nuova era del sistema di trasporto europeo, svizzero e ticinese. Una triplice valenza sottolineata dalla presenza delle delegazioni giunte da Bellinzona, Berna e dalle capitali dei paesi confinanti che, nel corso della cerimonia tenutasi in forma ridotta a causa della pandemia, hanno reso omaggio anche ai due operai morti nel corso dei lavori per la realizzazione del cunicolo lungo oltre 15 chilometri.
Il primo treno merci è entrato nella galleria alle 11.34 dando il via ai test di esercizio.
Subito si è svolto il taglio ufficiale del nastro che la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha accompagnato con le parole: “Viva il treno. Viva il Ticino. Viva la Svizzera”.
Poco distante dal capannone in cui si è svolta la cerimonia una trentina di persone ha inscenato una dimostrazione per chiedere “giustizia per gli operai”, alcuni dei quali lamentano le condizioni con cui sono stati trattati dalle ditte cui sono stati dati gli appalti.
Non tutte le opere ritenute necessarie sono state ancora realizzate (mancano, tra gli altri, il tunnel di aggiramento di Bellinzona con l’eventuale grande stazione Ticino sul Piano di Magadino e il prolungamento a sud di Lugano). Ma l’eliminazione delle salite e delle discese da Chiasso a Basilea, la riduzione dei raggi di curva e l’allargamento delle gallerie, da dicembre permetteranno la circolazione di treni merci lunghi e pesanti che garantiranno collegamenti concorrenziali tra il sud e il nord Europa. Ciò che, si spera, darà un’ulteriore spinta alla riduzione della presenza dei camion nelle Alpi. Inoltre si ridurranno ulteriormente i tempi di viaggio tra il Sottoceneri e l’Altopiano. Un motivo di grande soddisfazione anche per il Ticino che, con l’entrata in vigore del prossimo orario ferroviario, vedrà realizzati i collegamenti veloci tra il Bellinzonese, il Luganese e il Locarnese. Nascerà così anche l’agognata S-Bahn che ridurrà la distanza tra le varie realtà che compongono la Città Ticino.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Inaugurato-il-nuovo-Ceneri-13380723.html

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/primo-treno-nella-galleria-del-ceneri-GB3146901

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di inaugurazione della galleria ferroviaria del Monte Ceneri

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di inaugurazione della galleria ferroviaria del Monte Ceneri

– Fa stato il discorso orale –  

Festeggiamo l’apertura della galleria di base del Ceneri come ultimo tassello – per ora – della ferrovia di pianura AlpTransit.
Per il Ticino si tratta di un momento storico. Già nel 2016 abbiamo celebrato un’altra grande opera per la Svizzera e per tutta l’Europa. Allora si trattava dell’apertura della galleria di base del San Gottardo.
Il Ceneri servirà soprattutto per il traffico interno ticinese, per collegare in modo rapido e sostenibile i tre poli di Lugano, Locarno e Bellinzona. Anche le regioni più a sud e a nord del Cantone saranno meglio servite dall’offerta di trasporto pubblico. Penso in particolare a Mendrisio e Chiasso e anche alla Leventina, la mia terra d’origine e di residenza, che ha dovuto subire per quasi un ventennio i grossi cantieri di Bodio e Faido durante la costruzione del San Gottardo.
Grazie alla galleria del Ceneri il traffico sarà meno congestionato sulle nostre strade e anche l’ambiente ne risentirà favorevolmente. Raggiungere Bellinzona, Lugano e Locarno in una sola mezz’ora non sarà più un miraggio, ma realtà!
L’offerta che sarà disponibile dal 5 aprile 2021 nella sua completezza permetterà ai Ticinesi di muoversi in modo più agevole e veloce all’interno del nostro territorio.
Correva l’anno 1989 quando il Consiglio federale decise che il tunnel del Ceneri fosse il completamento naturale della linea di pianura.
Il Ticino ha però tremato non poco quando nel 2003 all’interno del Parlamento federale si prospettava un posticipo dell’investimento per motivi di risparmio. I miei colleghi di Governo di quei tempi si sono alquanto prodigati affinché a livello federale la costruzione della galleria del Ceneri non fosse percepita come un “capriccio ticinese, bensì come una tappa indispensabile della realizzazione di Alptransit” (citazione di M. Borradori).
Il Cantone ci ha sempre creduto e a tutti i livelli. E lo sta dimostrando anche oggi, investendo 100 milioni di franchi all’anno per il trasporto pubblico.
La galleria del Ceneri cambierà forse anche la nostra identità di Ticinesi. Grazie agli spostamenti rapidi all’interno del nostro Cantone, il Ticino diventerà una grande città con “quartieri” importanti nel Sopra- e Sottoceneri e fungerà da polo intermedio fra nord (la Zurich Greater Area) e sud (con l’area metropolitana lombarda).
Il Ticino dovrà quindi scoprire una sua nuova identità, fatta di orgoglio e volontà di crescita, ma anche di autodeterminazione a presentarsi come una zona forte, compatta e di alto interesse economico, culturale e formativo per il resto della Svizzera. Le collaborazioni in molti campi, anche a livello di Università e ricerca, sono già in atto.
Se a livello istituzionale e politico il trend di aggregare i comuni sono una realtà da anni, ora, anche grazie a questa infrastruttura tecnica, avremo la possibilità di sentirci tutti ancora più fortemente uniti e Ticinesi. Durante la pandemia di Covid-19 abbiamo avuto la possibilità di dimostrarlo.
Il Cantone – di fatto – è stato compatto e solidale come non mai in tempi recenti. Sfruttiamo questo spirito che ha contraddistinto il periodo di difficoltà quale chance per posizionarci nei confronti della Svizzera e mettiamoci in rete, offrendo il meglio che questo Cantone ha da offrire.
Rimbocchiamoci le maniche e saliamo in carrozza verso il futuro Ticino.    

Grandi eventi, le reazioni

Grandi eventi, le reazioni

Da www.rsi.ch/news
La decisione del Consiglio federale salutata con favore in Ticino dalla politica e dallo sport, restano dubbi per festival e concerti

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-le-reazioni-13375488.html

Dal primo di ottobre, a determinate condizioni, in Svizzera si potranno svolgere le manifestazioni con oltre mille persone. Lo ha deciso il Consiglio federale stando al quale per le partire di calcio e hockey saranno autorizzati unicamente posti a sedere, al massimo 2/3 di quelli disponibili, e sarà adottato l’obbligo dell’uso della mascherina.
“Queste decisioni vanno oltre quelle che erano le aspettative iniziali. Perché il testo messo in consultazione parlava del 50% per gli stadi al chiuso e del 2/3 per quelli all’aperto, ma non menzionava le manifestazioni all’aperto come le gare di sci o il ciclismo”, commenta il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi.
“Sicuramente è stato dato seguito anche a diverse indicazioni giunte dai cantoni. Anche se su alcuni aspetti, e penso alle prese di posizione dei colleghi della sanità, c’era ancora più prudenza rispetto alle posizioni comunicate oggi. E quindi penso che si sia dato una risposta positiva a favore dello sport e dei grandi eventi di carattere culturale”, conclude.
In Ticino si è già proceduto a creare un gruppo ad hoc che si occuperà di gestire le richieste di autorizzazione per i grandi eventi nel cantone.

Club ticinesi soddisfatti
Le indicazioni arrivate da Berna sono state accolte con soddisfazione dai grandi club sportivi ticinesi. Secondo Michele Campana, direttore del Lugano calcio, si tratta di un buon compromesso e sarebbe stato difficile ottenere qualcosa in più. La lega hockey aveva chiesto di poter occupare tutti i posti a sedere, ma i due terzi sono comunque un passo nella giusta direzione secondo i club. Filippo Lombardi, presidente dell’Ambrì Piotta, conta che si possa trovare un accordo con il cantone per usare al massimo la capacità autorizzata. Per Marco Werder, CEO dell’HCL, si tratta di un buon inizio, ma bisognerà iniziare a trasformare le curve in posti a sedere per avere una disponibilità maggiore.

Incertezza su concerti e festival
Gli organizzatori di grandi eventi come concerti e festival hanno invece reagito in modo diverso. A Lugano è naufragata l’idea di un’edizione invernale di Estival Jazz. Il direttore artistico Jacky Marti sottolinea le incognite sugli spazi attorno a quello organizzato per la manifestazione. Blues to Bop non è stato cancellato, ma proposto in versione più contenuta e una variante ridotta non è da escludere per l’anno prossimo. In questo caso ci sono dubbi a livello di sponsor e artisti. Più fiduciosi i responsabili di Moon&Stars, che hanno già presentato il programma per il prossimo luglio. Per quando riguarda i grandi carnevali si aspetta la risposta definitiva del Consiglio di Stato.

Più spazio per i ristoranti
Le misure contro il coronavirus restano in vigore anche per la ristorazione. Per questo Gastroticino ha chiesto a comuni e cantone di avere la possibilità di avere a disposizione maggiori spazi pubblici, come durante l’estate. Per il presidente Massimo Suter non è solo una questione economica ma anche una questione di immagine per le città. I grandi eventi in piazza non ci saranno e quindi sarà compito degli esercenti animarle e renderle attrattive.

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Da www.ticinonews.ch

“Paletti più larghi di quelli che ci aspettavamo”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sulle decisioni prese a Berna per i grandi eventi e lo sport: “Non ci si può comportare come prima all’interno dello stadio”

Dal primo di ottobre, a precise e severe condizioni, si potranno tenere manifestazioni con oltre mille persone in Svizzera. Per le partite di calcio e hockey dei professionisti saranno autorizzati unicamente posti a sedere – al massimo 2/3 di quelli disponibili – e vi sarà l’obbligo della mascherina. Per ogni appuntamento con oltre 1000 persone si dovranno presentare piani di protezione soggetti a severe prescrizioni che dovranno essere autorizzati dai Cantoni. Quest’ultimi avranno quindi la competenza per autorizzare manifestazioni sportive o di altra natura, e pure pronunciarsi eventualmente su regole più restrittive.
Per avere un parere sulle ultime decisioni prese dal Consiglio federale, i colleghi di Teleticino hanno intervistato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

“Le decisioni fanno finalmente chiarezza su come l’autorità federale permette agli organizzatori di grandi eventi di poterli svolgere” commenta Gobbi. “Da un lato c’è stato un aumento delle capacità degli stadi o dei luoghi chiusi, passando da un 50% ai due terzi per gli stadi aperti. Questo è favorevole ai club, ma richiederà comunque degli oneri non indifferenti agli organizzatori. Penso ad esempio ai nostri stadi di hockey nel commutare la zona spalti in zona tribune e di fare implementare dei piani di protezione sulla gestione dei flussi delle persone in accesso e uscita dagli stadi”.

In passato avete detto che potevano esserci molti rischi. Alla luce della decisione odierna si poteva essere più prudenti oppure questa riapertura è giustificata?
“La preoccupazione c’è sempre perché non vogliamo rivivere quanto vissuto all’inizio di quest’anno. Dall’altra parte però c’è anche una gran voglia della popolazione di tornare a questa nuova normalità proprio perché ci si recherà al teatro o allo stadio mettendo la mascherina e comportandoci in maniera più disciplinata. Questo richiede uno sforzo a tutti perché l’obiettivo è permettere lo svolgimento di questi grandi eventi. Il comportamento del singolo è decisivo per continuare su questa linea: un comportamento sbagliato potrebbe annullare tutti gli eventi”.

Si parla di misure severe che i club dovranno adottare, cosa vuol dire?
“I piani di protezione sono importantissimi. Li abbiamo già discussi con i club durante l’estate, dando loro i paletti che già il Consiglio di Stato intendeva dare. Ora si tratterà di declinarli su ogni singola infrastruttura. Non ci si potrà comportare come prima all’interno dello stadio, non ci si potrà alzare e muoversi liberamente come prima, proprio perché ogni singolo contatto in più con chi ho vicino di posto rischia di aumentare il numero dei contatti in caso di positività. Il Consiglio federale ha posto al centro anche la capacità dei Cantoni di garantire il contact tracing, su questo siamo pronti ma l’obiettivo è di gestire assieme con organizzatori, autorità cantonali e comunali, frequentatori di eventi, in modo da poter permettere lo svolgimento corretto di queste manifestazioni”.

Da oggi la competenza decisionale passa ai Cantoni. Qualche settimane fa aveva detto che l’obiettivo era quello di trovare una linea comune con tutti gli altri Cantoni per non avere differenze sostanziali. È cambiato qualcosa?
“Sin dall’inizio della crisi i Cantoni sono chiamati ad applicare come organi esecutori le direttive federali e verificare che vengano rispettate da chi organizza o si comporta in maniera corretta sul territorio. L’aspetto di coordinamento sarà importante perché oggi ci sono alcuni paletti, ma mancano alcuni dettagli. Aspettiamo il rapporto esplicativo del Consiglio federale per capire se ci sono gli elementi per garantire già oggi un’uniformità d’applicazione di queste normative tra i Cantoni. L’obiettivo è evitare che a Lugano o a Davos vi sia differenza di applicazione. Questo anche per rispetto nei confronti degli organizzatori che devono essere trattati in modo uguale”.

Avete parlato molto con le società sportive. Quanto deciso oggi da Berna riesce a rispondere alle esigenze dei club sportivi?
“Sì, perché la paura era che con un 50% non si riuscisse a garantire quell’economicità del finanziamento dell’evento. Le infrastrutture oggi sono limitate, alcune più predisposte e altre meno, gli investimenti che dovranno essere fatti saranno comunque importanti. Commutare gli spalti in tribuna sono investimenti provvisori che richiedono sforzi. Tutto dipenderà da come gli spettatori e tifosi si comporteranno per garantire una riuscita corretta delle manifestazioni”.

Come dobbiamo aspettarci lo sport?
“Queste misure richiederanno maggior disciplina e minor libertà all’interno dello stadio. Non ci si potrà alzare liberamente. Magari verrà consegnata al posto la consumazione. Si dovrà portare sempre la mascherina, non ci si potrà alzare. Queste sono limitazioni che contrastano un po’ con la nostra concezione. Dall’altra parte è la necessità e il compromesso per poter svolgere questi grandi eventi che hanno bisogno di regole chiare, gestire il virus insieme significa anche limitare i nostri comportamenti”.