Servizio all’interno dell’edizione di martedì 6 ottobre 2020 de Il Quotidiano
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Da www.tio.ch
Il presidente del Governo fa il punto sulle polemiche che stanno investendo il Palazzo di Giustizia
E sui messaggini WhatsApp tra gli alti magistrati dice: «Posso solo esprimere preoccupazione per la credibilità nelle istituzioni che ne deriva a fronte di questi fatti».
«Sono preoccupato». Lo ripete più volte nel corso dell’intervista Norman Gobbi.
Quanto sta accadendo a Palazzo di Giustizia non lascia indifferente il Consiglio di Stato e in particolare il presidente del Governo che è anche direttore delle Istituzioni.
«Il risultato finale non mi ha sorpreso» ha dichiarato il Procuratore generale Andrea Pagani. Il preavviso negativo del Consiglio della Magistratura (CdM) per cinque dei venti procuratori ha sorpreso invece il presidente del Governo?
«Più che sorpreso direi preoccupato – risponde Norman Gobbi -. E tale preoccupazione è condivisa dal Governo cantonale, a fronte di tutti gli accadimenti occorsi dopo la notizia dei preavvisi del CdM».
Sospettiamo che il cittadino Gobbi abbia un pensiero più sanguigno sull’accaduto…
«Il mio pensiero è unico: preoccupazione per la credibilità delle istituzioni e per la fiducia nella giustizia penale cantonale da parte della cittadinanza e di tutti gli attori del sistema giudiziario. Oltre che una necessità di fare piena chiarezza in maniera celere, pensando ai procuratori toccati e a tutte le collaboratrici e collaboratori del Ministero pubblico in particolare».
In questo momento si evidenziano tensioni a più livelli: evidentemente tra i preavvisati “male” e il Consiglio della Magistratura, come pure tra quest’ultimo e la Commissione Giustizia e Diritti e poi ancora tra il PG e il presidente del Tribunale penale… Come se ne esce?
«Esercitando il proprio ruolo con coscienza e astenendosi da tutto ciò che potrebbe intaccare la credibilità dell’istituzione che si rappresenta».
Secondo il PG Andrea Pagani «l’attuale situazione, in parte, è dipesa dal considerevole carico di lavoro che non tutti sempre sono in grado di reggere». La politica dovrebbe aiutare la Giustizia potenziando la Procura?
«La politica sostiene e sosterrà sempre la magistratura, ma laddove giustificato, e non solo con risorse umane, ma anche misure organizzative, legislative, logistiche e informatiche.
Sempre Pagani ha lamentato anche la mancanza di “maggiori strumenti” per migliorare la vigilanza. Anche qui si allude ad un potenziamento necessario?
«Maggiori strumenti per migliorare la vigilanza devono essere qui intesi a mio avviso con delle misure legislative sulle quali stiamo riflettendo in questo momento per rapporto a tutte le Autorità giudiziarie e non solo al Ministero pubblico».
I procuratori annaspano in una marea di casi: non c’è anche una responsabilità politica? Spesso le è stata mossa l’accusa di promuovere uno Stato di polizia…
«Il Consiglio di Stato ha supportato il Procuratore generale nelle richieste formulate a suo tempo, potenziando con segretari giudiziari l’ufficio del PG, proponendo inoltre un anno fa – sempre d’intesa con il PG – un potenziamento del Ministero pubblico oltre che ad una misura volta a rendere più efficace l’operato dell’Autorità. L’autorità politica supporta come detto le Autorità giudiziarie ma laddove giustificato».
Non si può non toccare il tema dei “WhatsApp” intercorsi tra il giudice Ermani e il PG Pagani. Secondo alcuni lo scandalo s’annida lì e i preavvisi sono solo la conseguenza di una contiguità inopportuna. Quei messaggini possono essere archiviati come semplici comunicazioni “istituzionali”?
«Posso solo esprimere preoccupazione per la credibilità delle istituzioni che ne deriva a fronte di questi fatti».
Lei che rapporto ha con “WhatsApp”?
«Ne faccio uso come tutti».
Potere inquirente, potere giudicante e potere vigilante sotto lo stesso tetto. Più che raccomandare un uso più istituzionale dei canali comunicativi, non sarebbe il caso finalmente di separare fisicamente questi poteri, ma forse anche alzare un muro tra le carriere?
«Dobbiamo tenere conto dell’estensione ridotta nel nostro Cantone e della conseguente concentrazione dei professionisti attivi in ambito giuridico che non permette, a mio avviso, una separazione delle carriere. L’indipendenza della Magistratura è un concetto che deve essere proprio ai magistrati».
Alla fine sarà il Parlamento, ma prima ancora i partiti, a dover rimettere assieme i cocci del vaso. Questo la preoccupa?
«Confido nelle istituzioni e in una celere, quanto riservata, trattazione della procedura di rinnovo e di nomina dei nuovi procuratori pubblici».
Accordo fiscale per i frontalieri
La notizia è rimbalzata da Roma questa settimana in concomitanza con la presenza nella capitale italiana della presidente del Consiglio federale Simonetta Sommaruga. Alcune dichiarazioni hanno lasciato intendere che entro la fine di quest’anno potrebbe essere finalmente firmato l’accordo sulla tassazione dei frontalieri. Sentiamo il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Mi auguro che davvero ciò possa avvenire. Dal 2015 sul piano tecnico l’accordo è pronto. Come è noto questo nuovo accordo permette al Ticino di avere maggiori introiti fiscali legati alla presenza dei lavoratori frontalieri. Se li proiettiamo su questi ultimi 5 anni fanno circa 70 milioni di franchi in totale”.
Che cosa ha dato secondo lei una spinta affinché oggi ci sia una speranza in più verso il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri? “Credo – afferma Norman Gobbi – che ci siano diversi fattori che abbiano dato una spinta positiva per la firma dell’accordo. Cito, per esempio, la lettera congiunta inviata a Roma da Regione Lombardia e Canton Ticino, ma anche la perizia che abbiamo fatto fare dall’Università di Lucerna sulla possibilità di disdetta unilaterale dell’accordo del 1974. Inoltre la collaborazione transfrontaliera, anche attraverso la Regio Insubrica, ma pure con l’azione del Consiglio di Stato, sta migliorando e portando frutti positivi. Questo è quanto di positivo abbiamo fatto in Ticino. Tutto il resto è il lavoro svolto dalla Confederazione. Senza dimenticare – come ha sottolineato la presidente del Consiglio federale Signora Sommaruga – che ormai il primo ministro Conte è il leader con cui la Svizzera ha potuto trattare per più anni in questo ultimo periodo. Se l’interlocutore non cambia anche le trattative possono fare progressi, senza la necessità di dover sempre ritornare ai piedi della scala”.
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Intanto il Governo giovedì ha presentato i preventivi per il 2021. E, come era immaginabile, sono previsioni in rosso. Il deficit calcolato per l’anno prossimo è di 230 milioni di franchi. “La crisi legata al coronavirus – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – è stata, come ho più volte detto, in una prima fase d’ordine sanitario. Ma successivamente si è trasformata in crisi economica e finanziaria. La situazione è seria e occorre una presa di coscienza da parte della politica. Governo e Parlamento dovranno agire di concerto per evitare il peggio. In questo senso giovedì ho annunciato un incontro tra il Consiglio di Stato e i partiti di Governo per analizzare questa situazione e indicare assieme i correttivi e le misure da introdurre guardando agli anni 2022 e 2023”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 ottobre 2020 de La Regione
Pronto nel 2022 il Centro di controllo veicoli pesanti. Significherà più ordine e controlli.
Dopo due anni di lavori preparatori entra davvero nel vivo il cantiere per la realizzazione del nuovo Centro di controllo dei veicoli pesanti (Ccvp) in quel di Giornico. Precisamente sul sedime dell’ex acciaieria Monteforno dove a partire dal 2022 (anno in cui avverrà la messa in funzione del nuovo centro) i tir che circoleranno in direzione Nord saranno obbligati a sostare: per tutti i mezzi, attraverso un sistema di triage, avverrà un controllo generico, e solo una parte di essi sarà poi sottoposta a verifiche più approfondite. Grazie al progetto da circa 250 milioni finanziato quasi interamente dall’Ufficio federale delle strade, i flussi dei mezzi pesanti in direzione del San Gottardo saranno gestiti con una logistica più affinata che prevede partenze scaglionate al fine di migliorare il dosaggio dei mezzi pesanti in direzione del tunnel autostradale. Il centro presenterà poi un ampio posteggio per la pausa notturna, molto più confortevole rispetto a quello odierno, con gli autisti che avranno a disposizione servizi igienici e locali doccia. Sarà presente anche un’infermeria.
Maggiore sicurezza sull’A2: questo l’aspetto chiave del progetto presentato ieri mattina sull’area del cantiere, dove committente, autorità e addetti ai lavori si sono dati appuntamento per posare – seppur all’interno del capannone a causa della pioggia battente – la prima simbolica pietra del Ccvp. «L’obiettivo primario è quello di prevenire situazioni di pericoli sull’asse del San Gottardo», ha sottolineato Matteo Cocchi, comandante dalla Polizia cantonale alla quale sarà affidato il centro. Controlli puntuali saranno svolti su componenti tecniche dei veicoli, merce trasportata e stato psicofisico degli autisti. Attualmente in direzione nord, i veicoli pesanti vengono fermati e controllati nella misura dell’1% circa; con il nuovo Ccvp, è stato spiegato questa mattina, circa il 5-10% del traffico pesante complessivo sarà sottoposto a controlli approfonditi. Il Centro di Giornico, ha sottolineato Cocchi, rafforzerà ulteriormente la collaborazione con i colleghi del Canton Uri, che dall’altra parte della galleria dispongono già di un centro come quello in costruzione in Bassa Leventina che permette alla Polizia urana di gestire il traffico pesante in direzione Sud. Il Ccvp sull’area dell’ex Monteforno sarà uno tredici centri per la gestione del traffico pesante attraverso le Alpi – ogni anno vi transitano più di 650mila mezzi pesanti – che la Confederazione sta realizzando in tutta la Svizzera.
Una cinquantina di nuovi posti di lavoro
«Nonostante sia un progetto di competenza dalla Confederazione, il Cantone lo ha sempre sostenuto, stanziando 5 milioni di franchi, conscio dell’importanza di poterla realizzare proprio qui, in Leventina», ha dal canto suo evidenziato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «I servizi cantonali stanno già svolgendo tutti i lavori preparatori per avere effettivi formati appena conclusi i lavori», ha aggiunto il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Inizialmente a Giornico saranno attivi 16 agenti e 35 assistenti di polizia.
Un iter durato 13 anni
A distanza di 17 anni, finalmente si parte con la costruzione dei tre edifici del Ccvp hanno gioito il capo della filiale Ustra di Bellinzona Marco Fioroni e il vicedirettore generale di Ustra Guido Biaggio. Lungo e non privo di inghippi è infatti risultato l’iter del progetto del Ccvp. Tutto iniziò nel 2003 quando il Dipartimento del territorio aveva elaborato le basi progettuali, definendo le dimensioni e il funzionamento del centro attraverso uno studio di varianti. Nel 2004 il CdS aveva quindi autorizzato l’allestimento del progetto esecutivo, successivamente ripreso, adattato e ripubblicato dall’Ustra nel 2008 nel quadro di passaggio di proprietà delle strade nazionali dai Cantoni alla Confederazione. Il progetto è poi stato approvato definitivamente nel 2013 dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). Successivamente non sono mancati i ricorsi, e le complicazioni date dall’inquinamento del terreno dell’ex acciaieria. La bonifica del sedime è iniziata nel 2018 e, come spiegato dal capoprogetto del Ccvp Diego Bettoni, attualmente risulta completata nella misura dell’85%. Ora si procederà col risanamento. Il centro urano di Ripshausen è già in funzione da una decina d’anni, all’immagine delle complicazioni incontrate dal progetto di Giornico a trovare un’ubicazione idonea, superare le opposizioni dei ricorsi e risanare i terreni inquinati.
Biaggio ha poi ricordato come nel 2004 il Consiglio federale abbia sottolineato a più riprese l’importanza dell’aumento della vigilanza, anche alla luce dei tragici incidenti nel tunnel del San Gottardo del 2001 (quando un autista ubriaco di un tir invase la corsia comportando il decesso di 11 persone) e del traforo del Monte Bianco nel 1999 (l’acido di cianuro esalato nell’aria a causa dell’incendio di un camion uccise 39 persone).
‘Sia una spinta per la Bassa Leventina’
Il progetto non si limita tuttavia alla costruzione dei tre edifici che nel loro insieme comporranno il Ccvp. Prevede infatti anche tutta una serie di altre opere, come la costruzione di tracciati stradali, ponti, sottopassi (due sono già stati realizzati) e soprattutto il nuovo semisvincolo di Giornico (con tanto di area di servizio) che pure sarà inaugurato nel 2022. Questo elemento, ha sottolineato il locale sindaco Giovanni Bardelli, «risulta una ghiotta occasione per l’insediamento di nuove attività nella zona industriale». In questo senso, ha aggiunto, «ci aspettiamo un sostegno determinante da parte delle autorità». Bardelli si è poi felicitato per la bonifica dell’area dell’ex Monteforno, «un tempo simbolo del progresso e dell’indotto di questa zona», che dopo decenni torna a rappresentare un’opportunità per la Bassa Leventina.
In futuro transito tir su prenotazione?
Nel suo intervento Biaggio ha esposto l’ipotesi di avere in futuro un sistema di passaggio dei mezzi pesanti su prenotazione, da eseguire il giorno prima indicando l’orario di transito previsto, come già avviene al Monte Bianco o al traforo del Frejus. Un tema che richiederà tempo per approfondimenti e discussioni, ma secondo Biaggio il Ccvp rappresenta la miglior premessa possiible.
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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 ottobre 2020 del Corriere del Ticino
Dai TIR il rilancio della valle
Sono entrati nel vivo i lavori per la realizzazione del Centro di controllo dei veicoli pesanti sul sedime dell’ex Monteforno a Giornico
La struttura garantirà maggiore sicurezza per gli automobilisti in transito sull’A2 – Le autorità sperano che possa portare anche nuove aziende
Non ha avuto un iter facile, per usare un eufemismo, il Centro di controllo dei veicoli pesanti (CCVP) che a fine 2022 verrà inaugurato sul comparto dell’ex Monteforno a Giornico. Se ne parla da oltre quindici anni, ma tra discussioni per trovare l’ubicazione idonea, ricorsi, opposizioni e risanamento dei terreni inquinati solo adesso si vede la luce in fondo al tunnel. Ieri, alle 12.06, mentre fuori c’era il diluvio universale, la simbolica posa della prima pietra dell’infrastruttura da 250 milioni di franchi che darà lavoro ad una cinquantina fra agenti della Polizia cantonale ed assistenti. Nel prossimo biennio verranno realizzati i tre edifici (per il triage e le pratiche amministrative, per il controllo approfondito e per il deposito/sequestro) dell’area di dosaggio e stoccaggio, una delle 13 che la Confederazione sta costruendo.
Tre piccioni con una fava
Il CCVP, i cui lavori preliminari sono iniziati nel 2018 e la cui gestione sarà affidata alla Polizia cantonale, permette di cogliere non due ma tre piccioni con una fava. Primo: la sicurezza stradale degli automobilisti che transitano sull’A2 in virtù dei controlli ai quali verranno sottoposti i mezzi pesanti che circolano sull’asse del San Gottardo. Due: l’indotto economico per la valle Leventina con la creazione di posti di lavoro e con la prospettiva di accogliere nuove aziende grazie allo svincolo autostradale che renderà più attrattiva la regione. Terzo: il miglioramento ambientale attraverso la riduzione delle emissioni e la bonifica dei fondi contaminati. Tre punti che sono stati sottolineati da tutti i relatori. A partire dai padroni di casa, vale a dire il responsabile della filiale ticinese dell’Ufficio federale delle strade Marco Fioroni e del vicedirettore nazionale Guido Biaggio. Quest’ultimo ha illustrato gli obiettivi della futura struttura e gli aspetti politici, concludendo ringraziando «la popolazione e le autorità della regione per la pazienza e la collaborazione dimostrate in questi anni di disagi causati dalla presenza dell’importante cantiere».
La cartina di tornasole
A questo proposito ha in seguito preso la parola il sindaco di Giornico Giovanni Bardelli. Il quale non ha nascosto le attese della bassa valle. Si spera che il CCVP possa favorire il «rilancio dell’intero comparto intercomunale e incentivare l’insediamento di nuove attività ad alto valore aggiunto, con prodotti innovativi». I tre paesi (gli altri due sono Personico e Bodio) ci credono, per trasformare la «sterile superficie» occupata fino al 1994 dalla Monteforno in una cartina di tornasole per l’economia del distretto: «Ma serve il supporto delle autorità a tutti i livelli».
«Ci abbiamo sempre creduto»
C’è qualcun’altro che non ha mai avuto dubbi sull’area TIR. Ed è il Cantone, ha affermato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che nel 2016 ha sostenuto l’opera con un credito di 5 milioni di franchi: «Un segnale forte nei confronti dell’autorità federale affinché i lavori iniziassero al più presto e con un intento allargato. Quello di offrire alla regione un centro vitale. Perché non di soli controlli vivrà l’infrastruttura. Si creano nuove opportunità per la Leventina». Dello stesso avviso il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Annualmente in Ticino circolano oltre 650.000 TIR. La maggioranza, naturalmente, è in regola. Ma vi sono purtroppo anche dei veicoli o parti di essi che vengono manomessi, dei camion che presentano dei difetti tecnici o che trasportano merce illegale. «Il compito primario e fondamentale della Polizia è la prevenzione, e con il CCVP l’A2 sarà decisamente più sicura», ha annotato Cocchi.
La parola è infine passata al capoprogetto Diego Bettoni. Ha fatto il punto su quanto svolto finora. I fondi sono stati risanati nella misura dell’85-90%, mentre si è più o meno a metà «dei tempi di realizzazione. Il 2022 è la data limite, poi dall’anno seguente si procederà alle sistemazioni finali e alla dismissione dell’attuale area di servizio. Allo stato attuale sono stati spesi 110 milioni di franchi».
Come al Monte Bianco?
Fra un discorso e l’altro è pure emersa l’idea di un progetto che è già stato implementato, ad esempio, nei trafori stradali del Monte Bianco e del Frejus. Ossia la prenotazione online del giorno e dell’ora esatta di passaggio, così da poter definire quotidianamente un «tetto» massimo. È applicabile anche alla galleria del San Gottardo? Lo abbiamo chiesto a Luca Ceresetti che dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, il CCVP: «È un sistema sicuramente interessante da valutare ed approfondire. In questi casi, però, decisiva sarà la discussione a livello politico». Secondo Guido Biaggio l’apertura del centro di Giornico è la migliore premessa possibile per andare in questa direzione. Non ci resta che attendere.
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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 2 ottobre 2020 de Il Quotidiano
Posata la prima pietra del centro di Giornico
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Gentili signore e signori,
che bello essere qui!
Non siamo stati fortunati con il tempo e fa un po’ freddo, e quindi il motivo che ci riunisce ci riscalda davvero. È bello intervenire in primo luogo come cittadino di Airolo. Sentire casa. Sentirmi a casa con voi.
In maggio, quando sono diventato presidente del Governo, non abbiamo potuto festeggiare. Nessun momento ufficiale ma soprattutto nessun momento conviviale, come invece piace a noi in Valle.
Peccato, ma la situazione consigliava molta prudenza. Il contenimento della pandemia ci ha portato per forza di cose a ridurre gli eventi. Con il nostro sindaco ci siamo sentiti e subito abbiamo deciso che avremmo avuto altre occasioni di incontro. Oggi è una di queste occasioni.
E diventa ancora più significativo – e ripeto, bello – poter parlare in una circostanza in cui possiamo sottolineare qualcosa di importante. Qualcosa che è stato realizzato per migliorare la qualità di vita della nostra comunità.
La centrale di teleriscaldamento e tutte le altre misure adottate dal Comune in ambito ambientale e di risparmio energetico hanno permesso ad Airolo di ottenere la certificazione di Città dell’energia. Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a raggiungere questo risultato. Ma è importante esservi arrivati a dimostrazione che Airolo ha a cuore la nostra magnifica natura e vuole preservarla per le generazioni future.
Perché tutti i nostri sforzi a livello comunale e anche a livello cantonale sono improntati a migliorare le condizioni di vita di ogni ticinese e creare le giuste premesse per consegnare nelle mani dei nostri figli – diciamolo – un mondo migliore. È l’aspirazione che ci deve muovere dentro, come politici, ma principalmente come cittadini.
Airolo ha dimostrato di prendere sul serio questo impegno e la consegna del certificato di Città dell’energia lo attesta. Ma soprattutto Airolo dimostra di avere una visione, una prospettiva a lunga scadenza.
Qui sto pensando al risultato finale della costruzione del secondo tunnel autostradale, quando una poderosa opera di genio civile permetterà al nostro villaggio di recuperare lo spazio del fondovalle. La copertura delle vie di comunicazione che tagliano in due il paese ci consegnerà un territorio nuovo che migliorerà decisamente il nostro vivere comune.
Ecco, questi progetti sono la testimonianza di quanto le nostre autorità vogliono bene ad Airolo e ai suoi abitanti. Ma niente si raggiunge dal niente. Bisogna avere le idee, bisogna avere la passione, bisogna amare il nostro territorio e la sua gente.
Come presidente del Consiglio di Stato sono particolarmente orgoglioso di ciò che si sta facendo qui a casa nostra.
Sono felice per ciò che si prospetta per i miei figli e per la loro generazione.
In un periodo delicato, in cui un piccolo virus ha rischiato di metterci in ginocchio, poter inaugurare oggi la centrale di teleriscaldamento e ricevere il label di Città dell’energia ci deve rendere orgogliosi.
Personalmente io lo sono e per questo ringrazio tutte le nostre autorità comunali e tutte le persone che si sono impegnate, si impegnano e si impegneranno per fare di Airolo un borgo vitale e sempre più vivibile.
Da www.tio.ch
L’investimento da parte della Confederazione sarà di circa 250 milioni di franchi
Il centro
Situato in una posizione strategica per effettuare questi controlli, ovvero prima della rampa in salita verso la galleria del San Gottardo, il Centro «permetterà inoltre di gestire il traffico pesante in direzione nord mediante il sistema di dosaggio, migliorando sensibilmente l’attuale situazione precaria a livello logistico, della sicurezza e dell’ambiente» spiega l’USTRA. «Consentirà anche di disporre di posteggi a lunga durata per la pausa notturna degli autotrasportatori o per poter stoccare i camion in caso di difficoltà (panne, nevicate, chiusure delle dogane, ecc.)». Il progetto non si ferma alla costruzione dell’edificio ma prevede anche tutta una serie di altre opere come l’area multiservizi, un nuovo svincolo autostradale, la costruzione di tracciati stradali, ponti, sottopassi, una nuova rotonda, un impianto di trattamento delle acque provenienti dall’autostrada e infine il risanamento dei terreni inquinati.
L’investimento da parte della Confederazione sarà di circa 250 milioni di franchi e potrà permettere la creazione di diversi posti di lavoro in seno alla Polizia cantonale ticinese, a cui verrà affidata la gestione del Centro. Anche l’area industriale di Giornico, grazie al nuovo svincolo, godrà di un allacciamento all’autostrada. I lavori per la costruzione del nuovo CCVP proseguiranno ancora fino a fine 2022, quando è prevista la messa in esercizio definitiva, che sarà preceduta da una fase di test.
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1465448/centro-giornico-nuovo-tir-controllo-edifici-pietra
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Da www.rsi.ch/news
Centro TIR a Giornico, lavori al via
Posata venerdì la prima pietra della nuova struttura, che sorgerà sui terreni della ex Monteforno
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Da www.ticinonews.ch
Comunicato stampa
Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio Governativo relativo alla concessione di un credito di CHF 11’000’000.- per la realizzazione del nuovo Centro polivalente di Camorino.
Il progetto prevede l’edificazione, sopra l’attuale impianto di Protezione civile, di un edificio di 3 piani e la riorganizzazione degli spazi delle strutture protette sottostanti. Gli spazi interni dell’edificio principale potranno essere organizzati in compartimenti separati, in modo da permetterne l’utilizzo da parte di differenti tipologie di utenza in maniera flessibile e razionale.
La nuova struttura avrà una capacità complessiva di circa 180 posti letto. La sua gestione prevede una collaborazione tra il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento delle Istituzioni (DI), volta a garantire un’adeguata e tempestiva presa a carico degli ospiti. Il DI assumerà la responsabilità della gestione operativa del centro, mentre il DSS la gestione degli aspetti d’integrazione degli ospiti, coerentemente con quanto previsto dall’agenda integrazione svizzera.
La nuova struttura avrà inoltre una doppia funzione. Da una parte permetterà di adeguare la capacità ricettiva nell’ambito dell’asilo, considerando anche quella che andrà persa a seguito della chiusura del centro collettivo di Paradiso. Dall’altra, andrà a inserirsi nel dispositivo cantonale di Protezione della popolazione e consentirà l’accoglienza – in caso di necessità – di persone bisognose di protezione a causa di eventi particolari o eccezionali. In caso di occupazione bassa, la struttura potrà inoltre essere utilizzata da altri partner, quali per esempio la polizia o l’esercito, per altri scopi strettamente legati alla protezione della popolazione.
L’apertura del nuovo Centro è pianificata nella seconda metà del 2022.
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 1 ottobre 2020 de Il Quotidiano
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13478917
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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 ottobre 2020 de La Regione
Per quanto riguarda il 2021, Vitta annuncia che i conti «non permettono di rispettare il parametro riguardo al disavanzo annuo massimo possibile. Con i 230 milioni siamo oltre al limite posto a 173 milioni. Dovremo chiedere al parlamento una deroga del rispetto di questo vincolo, in quanto se avessimo dovuto rispettarlo avremmo dovuto presentare un preventivo, appunto, con un rosso di 173 milioni. Con una differenza di quasi 60 milioni. Come governo abbiamo dato priorità a ridurre i nuovi oneri e al non portare avanti un rientro di questo volume adesso».
Le note dolenti non si fermano al 2021. Perché il Consiglio di Stato ha varato anche il piano finanziario per il periodo 2022-2024, e – prosegue il direttore del Dfe – «purtroppo i dati a disposizione ci dicono che questo deficit attorno ai 250 milioni si confermerà nei prossimi anni. Una situazione di questo tipo ci deve preoccupare sul medio termine, se queste previsioni dovessero concretizzarsi arriveremmo a un capitale proprio negativo che supera il miliardo di franchi». E c’è un convitato di pietra in questo preventivo: i costi sociali. «Non abbiamo considerato un loro possibile aumento», dice Vitta. Anche perché quantificarli oggi è difficile. Ciò detto, «se la crisi dovesse farsi più acuta anche le spese subirebbero un maggiore aumento. Si sta aprendo un gap tra entrate e uscite che pesa sulle finanze del Cantone». Già, le entrate. Il gettito fiscale diminuirà sia per le persone fisiche sia per quelle giuridiche. Le preoccupazioni sono condivise da tutto il collegio, e il presidente del governo Norman Gobbi rileva che il momento «richiede da parte di tutti una presa di coscienza per capire che al di là della crisi sanitaria c’è una crisi di carattere economico e sociale. Sarà necessario agire di concerto tra governo e parlamento nell’ottica di trovare una risposta che sia solida come nella scorsa legislatura, quando è stata sanata la situazione finanziaria. Per far questo, intendiamo incontrare i partiti di governo per sensibilizzarli sulla gravità della situazione e per informare su quanto stiamo misurando sul fronte delle entrate e sulle uscite».
Gentili signore, egregi signori,
chi mi ha preceduto negli interventi ha già evidenziato i molti aspetti positivi che questa infrastruttura assume sia dal profilo della sicurezza stradale – con i controlli dei veicoli pesanti – sia sotto il profilo dei benefici per una regione che ha bisogno come il pane di nuovi posti di lavoro, di indotto e di opportunità. Senza sottacere il miglioramento ambientale, attraverso una riduzione delle emissioni inquinanti e il risanamento dei terreni inquinati.
Il sindaco di Giornico e il vice direttore di USTRA hanno ricordato anche alcuni punti critici che si sono affrontati per giungere a questa infrastruttura. Ma oggi – con la posa della prima pietra e dopo i lavori preparatori – imbocchiamo decisamente la corsia preferenziale.
Il Cantone ha fortemente voluto questo centro di controllo per i veicoli pesanti. Ha sostenuto con un credito di 5 milioni di franchi una struttura che compete alla Confederazione, conscio dell’importanza di poterla realizzare proprio qui, in Leventina. Se andiamo a rileggere il messaggio governativo dell’aprile 2016 e il relativo rapporto della commissione della gestione (redatto tra l’altro dall’attuale collega di Governo Raffaele De Rosa e da Michele Guerra) ben si comprende come quei 5 milioni di franchi fossero un segnale forte nei confronti dell’autorità federale, affinché i lavori iniziassero al più presto e con un intento “allargato”: quello cioè di offrire alla regione un centro vitale. Perché non di soli controlli vivrà questa infrastruttura.
Il centro multiservizi, nonché l’area di sosta impreziosiscono e rafforzano tutto il comparto. Così come il nuovo svincolo completo d’accesso alla regione, che porterà certamente un ulteriore valore aggiunto alla Bassa Leventina. È come se oggi posassimo la prima pietra di un’azienda che creerà – all’inizio – 40 posti pregiati di lavoro che diventeranno in seguito 52.
Sono certamente momenti da festeggiare ed è anche per questo che oggi ci ritroviamo qui.
Vi posso garantire che i servizi cantonali – Polizia in primis, accanto ai servizi del Dipartimento del territorio – stanno svolgendo tutti i lavori preparatori affinché il centro di controllo sia operativo con gli effettivi già debitamente formati, per non perdere tempo appena conclusi i lavori. Che tutti noi – come ha dichiarato il vice Direttore Biaggio – speriamo vengano ultimati per la fine del 2022. Maggior sicurezza sull’asse autostradale, benefici dal punto di vista ambientale e opportunità di lavoro e di indotto economico: tre effetti decisivi per tutto il Cantone e per la sua popolazione. E, come già sottolineato, nuove opportunità per una regione considerata periferica qual è la Leventina.
A nome del Consiglio di Stato auguro quindi a USTRA e a tutte le maestranze buon lavoro, in attesa che il centro di controllo per veicoli pesanti e tutta l’area multiservizi siano operativi.
(Immagine: www.astra.admin.ch)
Comunicato stampa
Si è tenuta mercoledì 30 settembre 2020 a Salisburgo (Austria) la 51a. Conferenza dei Capi di Governo di Arge Alp. Per il Cantone Ticino ha partecipato il Presidente del Governo Norman Gobbi.
I Capi di Governo di Arge Alp si sono riuniti oggi per la 51a Conferenza annuale, che quest’anno si è tenuta a Salisburgo (Austria), a conclusione dell’anno di presidenza austriaca.
Il Presidente del Governo Norman Gobbi, in rappresentanza del Cantone Ticino, ha avuto modo di confrontarsi con i suoi colleghi dei governi alpini su alcune tematiche di grande attualità.
I rappresentanti politici delle dieci regioni alpine, alcune delle quali particolarmente colpite dalla pandemia da Covid-19, si sono infatti chinati sulla necessità di approfondire ulteriormente la collaborazione transfrontaliera, dimostratasi fondamentale nel periodo acuto della pandemia. È stata in particolare sottoscritta all’unanimità da tutti i governi delle dieci regioni di Arge Alp una risoluzione atta a rafforzare la cooperazione fra le regioni di frontiera in ambito di pandemia. Tale risoluzione prevede, tra l’altro, lo scambio reciproco di apparecchi e materiale di protezione in caso di difficile reperibilità internazionale, l’accoglienza di pazienti che necessitano di cure intensive nelle zone di frontiera, nel caso di una saturazione momentanea delle strutture ospedaliere, lo scambio di migliori pratiche in ambito di comunicazione e prevenzione sanitaria, nonché una stretta collaborazione in caso di contat tracing internazionale e uno sforzo congiunto per migliorare la compatibilità delle applicazioni mobili di tracciamento dei contagi. Come riferito dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Cantone Ticino si impegnerà a coordinare un progetto che si prefigge di scambiare le migliori pratiche fra le regioni alpine nel settore della comunicazione e della prevenzione sanitaria. Le regioni Arge Alp sono infatti convinte che unire le forze e collaborare a progetti congiunti sia fondamentale per sconfiggere insieme la pandemia da Covid-19 che sta causando conseguenze importanti anche sull’economia e sul turismo dell’arco alpino. E a questo proposito la seconda convenzione sottoscritta è centrata sulla sostenibilità del turismo di qualità nelle regioni alpine e sugli sforzi congiunti in ambito di sviluppo di progetti legati al territorio regionale e alla mobilità sostenibile. Al termine della Conferenza ha avuto luogo il trapasso di presidenza, che sarà assunta fino a luglio 2021 dalla Regione Lombardia.
Arge Alp
Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte, nei quattro stati Germania, Italia, Austria e Svizzera, i seguenti cantoni/regioni/province: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni. La popolazione complessiva ammonta a ca. 26 milioni di persone. Sito web: www.argealp.org