“Ci aspetta una strada lunga e tutta in salita”

“Ci aspetta una strada lunga e tutta in salita”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi da questa settimana è il nuovo presidente del Governo. A lui spetterà il compito, nei prossimi mesi, di definire l’agenda politica del Consiglio di Stato, impegnato in questa seconda fase dell’emergenza coronavirus. “Sarà un compito importante – afferma il neo presidente Norman Gobbi – perché tutta la classe politica ticinese è chiamata a dare le risposte giuste al dopo emergenza. Occorre tener conto delle legittime aspettative dell’economia, dimostrando però responsabilità in ambito sanitario”. Il tutto in una situazione internazionale e nazionale che presenta ancora grandi incognite. Insomma: un lavoro non semplice. “Abbiamo la fortuna di saper collaborare all’interno del Governo. Lo abbiamo dimostrato non solo durante questa prima parte dell’emergenza, ma pure nella lunga fase che ci ha permesso di risanare i conti dello Stato. Una situazione finanziaria ritornata in attivo dopo diversi anni, che ci consente ora di affrontare la crisi senza macinii sulle spalle. Però la strada da percorrere è lunga, tutta in salita”. Per questo motivo nel breve discorso che ha tenuto davanti alla stampa mercoledì scorso ha usato la metafora del passo del montanaro? “Si, esatto, chi va in montagna sa che non può permettersi di correre, con il rischio poi di trovarsi in riserva e di non più poter procedere. La cosa fondamentale è raggiungere la meta, con un passo regolare, ma costante. Guardando sempre avanti e senza voltarsi troppo indietro per non perdere tempo”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Proprio durante la sua prima conferenza stampa in qualità di presidente, parlando a proposito del settore della ristorazione, lei non ha mancato di criticare Berna per le modalità che definiscono la riapertura di ristoranti e bar fissata già per domani, 11 maggio. “Ci sono due aspetti critici: da un lato la decisione di riaprire non era stata concordata con i Cantoni. In Ticino ci aspettavamo di avere qualche settimana in più per poter monitorare meglio la curva dei contagi. Dall’altro lato, poi, la base legale su cui poggiano tutte le misure di protezione accresciute è arrivata solo venerdì, mettendo in difficoltà gli operatori del settore e le autorità, chiamate anche a effettuare i controlli. È indispensabile agire ai tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantoni e Comuni) in modo più collaborativo. In questa circostanza Berna ci è ricascata e ha riversato sui Cantoni delle decisioni che poi devono essere messe in pratica, senza dare modo e tempo per organizzarsi. Lavorerò affinché ci sia più coordinazione, mantenendo rapporti costanti, giornalieri con Berna”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

 

 

#GrazieTicino: Palazzo delle Orsoline illuminato con i colori del Ticino

#GrazieTicino: Palazzo delle Orsoline illuminato con i colori del Ticino

Comunicato stampa

Domenica sera i colori del Cantone Ticino, rosso e blu, illumineranno la facciata di Palazzo delle Orsoline, sulla quale sarà proiettata la scritta #GrazieTicino. L’iniziativa – promossa da un privato cittadino – intende esprimere gratitudine verso la popolazione ticinese e tutte le persone che sono state impegnate per gestire l’emergenza legata alla diffusione del coronavirus sul nostro territorio.

Dalle 21.30 alle 23.00 di domenica 10 maggio, la sede del Governo e del Parlamento ticinesi si tingerà con i colori della nostra bandiera. L’iniziativa, promossa da un privato cittadino, è organizzata nella sera che precede un’importante tappa del lento percorso verso la normalità. L’obiettivo è di rendere omaggio agli sforzi delle autorità cantonali e di tutti gli attori che in queste settimane si sono impegnati per gestire l’emergenza sanitaria.

Un ringraziamento speciale – simboleggiato dalla scritta #GrazieTicino – sarà naturalmente rivolto anche alla popolazione ticinese, che negli ultimi mesi ha dato prova di grande disciplina e senso di responsabilità. Il comportamento corretto delle cittadine e dei cittadini ha infatti dato un contributo fondamentale per contenere la diffusione del virus e per appiattire la curva dei contagi.

Coronavirus: incontro con il Vescovo di Lugano, Monsignor Valerio Lazzeri

Coronavirus: incontro con il Vescovo di Lugano, Monsignor Valerio Lazzeri

Comunicato stampa

Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) e la Diocesi di Lugano comunicano che questa mattina, su richiesta del Vescovo Monsignor Valerio Lazzeri, si è svolto un incontro a Bellinzona, presso la CECAL. Vi hanno preso parte, oltre al Vescovo stesso, il Presidente del Governo Norman Gobbi, il Capo dello SMCC Matteo Cocchi, il sostituto Capo dello SMCC Ryan Pedevilla e il Vicario generale Monsignor Nicola Zanini.  

L’incontro odierno fa seguito ai diversi contatti che lo SMCC ha tenuto con la Diocesi di Lugano durante la prima fase della crisi sanitaria. Questi contatti hanno permesso di coordinare una serie di misure adottate dalla Diocesi di Lugano nell’ambito delle restrizioni sancite dalle Autorità cantonali e federali. In questo ambito, da lunedì prossimo, 11 maggio, vi sarà un allineamento con le disposizioni federali anche per quanto riguarda le funzioni religiose.  

Durante l’incontro, nell’ottica di anticipare i tempi e di continuare il dialogo e la collaborazione, è stata discussa una serie di misure che la Diocesi di Lugano prevede di applicare in vista delle riaperture delle funzioni nei luoghi di culto che, secondo l’Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19), restano ancora sospese.  

Nella discussione il Vescovo Lazzeri ha ringraziato le autorità per il grande impegno profuso durante le ultime settimane, in particolare per il costante spirito di collaborazione che ha caratterizzato finora i contatti con le Autorità cantonali, che hanno sempre dimostrato ascolto e apertura. Il Vescovo ha tenuto a sottolineare l’attesa dei fedeli di poter ritornare, nei tempi e nei termini migliori possibili, alla ripresa delle celebrazioni con concorso di popolo. Il Presidente del Governo, dal canto suo, ha espresso grande apprezzamento per tutti coloro che in queste settimane di crisi sanitaria, hanno rispettato le disposizioni finalizzate ad evitare il rischio di contagi, rinunciando a seguire lo svolgimento delle funzioni religiose.  

A seguito della discussione e comprensivo di quanto esposto dai rappresentanti della Diocesi di Lugano, il Presidente del Governo Norman Gobbi si farà promotore nei confronti delle Autorità federali allo scopo di ricercare delle soluzioni che rendano possibile, anticipatamente, un allentamento delle misure restrittive che gravano sulle funzioni religiose.

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti così presto”

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti così presto”

Da www.liberatv.ch

Vitta: “Tutto è cambiato rapidamente. Ai ticinesi dico grazie con il cuore”.
Gobbi: “Uniti ripartiremo”

Le prime parole di Norman Gobbi da Presidente: “Distanti ripartiamo”
Gobbi: “Il primo grazie va a Christian Vitta, che in questi mesi è stato molto presente nelle vostre abitazioni. Un pensiero va anche alla famiglia di Christian che in questi mesi lo ha visto poco. Sono state settimane difficili per tutti. Capisco quanto può essere stato difficile staccarci dai nostri cari. In queste settimane abbiamo potuto imparare diverse cose, tra cui il buon funzionamento del sistema federale. Dopo aver superato la prima onda, dobbiamo essere consapevoli che il domani non sarà più come ieri. Dovremo cambiare diversi atteggiamenti in futuro. Questa crisi ci ha dimostrato come la cura del dettaglio passa anche dai Comuni, che sono l’organo più vicino ai cittadini. Abbiamo apprezzato come la popolazione ticinese è stata in grado di assumersi le responsabilità nel rispettare le norme decretate dalle autorità. Si sono resi conti della gravità del momento e hanno risposto a dovere. Avremmo voluto evitare di chiedere le finestre di crisi, ma siamo riusciti ad appiattire la curva dei nuovi casi. Questo era l’obiettivo e adesso possiamo guardare con ottimismo al futuro. Dobbiamo però procedere piano piano, con prudenza e rispetto delle regole se vogliamo evitare scenari peggiori. Vogliamo evitare di tornare in una situazione di emergenza. Il Governo è pronto per continuare a lavorare duramente. Dovremo pianificare i prossimi passi con cura. Lo stato di necessità continua fino (almeno) alla fine di maggio. Si tratta di rispondere e continuare a mantenere alta la guardia. Distanti ripartiamo. È questo il nuovo motto”.

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti”
Gobbi: “Quanto comunichiamo stasera sono conseguenze delle decisioni del Consiglio Federale. Settimana scorsa, il Consiglio Federale ha deciso di riaprire l’11 maggio gli esercizi pubblici. Ma sono decisioni che non sono state ancora regolamentate. Nemmeno gli esercizi pubblici saranno gli stessi. Le abitudini che avevamo non ci saranno più ore. Dovremo capire quanto il settore della ristorazione potrà subito l’impatto. Questa nuova normalità dovrà essere accompagnata da misure di protezione che richiederanno sicuramente dei sacrifici. L’obiettivo è però ripristinare una ‘nuova’ normalità. Una normalità a cui dovremo adattarci. L’apertura di bar e ristoranti non era prevista così presto. L’accelerazione ci ha trovato di sorpresa e confidiamo nella disciplina degli operatori. 

“Distanti ripartiamo”

“Distanti ripartiamo”

Da www.ticinonews.ch

Il neo presidente del Governo sulla riapertura dei ristoranti. Le attività che non rispettano le norme potranno essere chiuse

Una nuova conferenza stampa per fare il punto della situazione legata al coronavirus in Ticino è stata indetta questo sera alle 17.00 a Palazzo delle Orsoline. Sono presenti il neo presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta e il responsabile dei Servizi generali della Polizia cantonale Elia Arrigoni. 

Parla il neo presidente del Governo Norman Gobbi. “Ringrazio Vitta che è stato molto presente in questi mesi. Sono state settimane difficili in cui la popolazione ticinese è stata confrontata con un nuovo fenomeno. L’aspetto più doloroso della crisi è stato quello di dover prendere distacco dalle persone care, in una forma che non era abituale per noi. In queste settimane abbiamo potuto però apprezzare molte cose, come il sistema federale svizzero, che ha permesso di garantire una risposta presente su più ambiti. Si tratta ora, dopo aver superato questa prima onda, di ripristinare alcune cose, pur consapevoli che l’oggi non sarà più come prima. Oggi abbiamo avuto un confronto con i comuni nell’ambito del progetto Ticino 2020. Questa crisi ci ha dimostrato che la cura del dettaglio passa anche dai comuni”. L’altro apprezzamento è nei confronti della popolazione, che è stata in grado di assumersi la responsabilità delle direttive cantonali in maniera responsabile quando i ticinesi sono di solito considerati più “casottisti”. Il futuro può essere solo tranquillo con il passo del montanaro, che non va veloce, ma arriva in tempo. Un passo che ci richiede prudenza se vogliamo evitare scenari peggiori. Il Governo è pronto a continuare a lavorare. Si tratterà di pianificare i prossimi passi e di tenere in considerazione quelle lezioni apprese durante questa esperienza. Sarà una normalità nuova e sarà importante la collaborazione di tutti. Ogni azione individuale contribuisce al risultato collettivo. ‘Distanti ripartiamo’ è il motto di questa nuova fase: solo rispettando le regole possiamo far ripartire il nostro Cantone”. 

Riapertura degli esercizi pubblici: “Il Consiglio federale ha annunciato di voler aprire l’11 maggio gli esercizi pubblici, ma non ha ancora adottato tutte le misure che ci permettono di entrare in materia con la tranquillità necessaria. Le abitudini che avevamo, come leggere il giornale, non le avremo più. È importante capire quanto questo settore potrà subire il cambio di abitudini. Bisogna capire se la gente avrà ancora voglia di andare al bar o al ristorante con queste limitazioni. Vengono inoltre posti oneri accresciuti a chi riapre. Questa nuova normalità dovrà essere accompagnata da misure di protezione, che richiedono attenzioni e sacrifici da parte della clientela e dei ristoratori. Come già detto questa accelerazione ci ha colto di sorpresa, ma confidiamo nella disciplina e correttezza da parte degli operatori”. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/500388/gobbi-distanti-ripartiamo

“Il Consiglio federale ha ceduto a lobby e alcuni Cantoni”

“Il Consiglio federale ha ceduto a lobby e alcuni Cantoni”

Da www.ticinonews.ch

Il neo presidente del Consiglio di Stato esprime le sue riserve sulla riapertura di ristoranti e bar

Il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi è entrato oggi in carica quale presidente del Governo. Intervistato da Teleticino dopo la sua prima conferenza stampa alla guida dell’Esecutivo, Gobbi ha detto: “Assumo questa carica con lo spirito della prudenza, bisogna evitare di fare il passo più lungo della gamba. Bisogna osservare ciò che avviene sul territorio per capire quali sono i veri bisogni”.

A tenere banco in questi giorni è l’improvvisa ripartenza di quasi tutte le attività commerciali, bar e ristoranti compresi. Una decisione del Consiglio federale che ha preso di sorpresa anche il Ticino. Infatti inizialmente la ristorazione avrebbe dovuto riaprire solo l’8 di giugno: “Il fatto che la Confederazione abbia anticipato significa che la quando lavora sotto pressione non fa tutto tondo, tutto preciso”, ha spiegato Gobbi. “Ne è la prova che le normative, la base legale per riaprire non è pronta. Sarà definita venerdì, solo tre giorni prima di aprire”.

Il Consiglio federale, quindi, ha ceduto alle lobby? “Ha ceduto alla pressione delle lobby, ma anche a quella di alcuni cantoni che, non essendo stati toccati così tanto dal coronavirus, non ritenevano necessario aspettare fino all’8 giugno”. C’è da dire che il Governo non ha interpellato i cantoni, ma sono questi a essersi fatti avanti, Ticino compreso: “Noi abbiamo espresso in maniera critica la nostra opinione su questa apertura”, spiega il presidente del CdS. Un punto di vista critico anche per il fatto che in Ticino, bar e ristoranti non sono solo luoghi dove mangiare e bere, “sono luoghi di aggregazione dove si va anche per socializzare”. “Questo ci insegna una cosa, che in queste situazioni una certa flessibilità comunque dovrebbe essere data ai cantoni”. Ma la finestra di crisi per il Ticino ormai è terminata, perché non vi sono più le basi per pretenderla. “La finestra di crisi può essere chiesta solo su basi mediche, sui dati sanitari. Attualmente questi in Ticino sono positivi per fortuna”.

Al pari dei ristoranti, lunedì riapriranno le scuole. Il timore è che si giochi con il fuoco. “Le indicazioni giunte sia dalle autorità sanitarie federali, ma anche da quelle cantonali, sono molto prudenti. In Ticino riapriremo la scuola su queste basi di prudenze e non sarà una scuola aperta al 100%”, ha spiegato Gobbi. “Anche in questo caso si può vedere la differenza tra i cantoni anche molto vicino, pensiamo alla Mesolcina, loro lunedì apriranno la scuola al 100%”.

Norman Gobbi prima di Pasqua aveva fatto notizia per il suo appello in svizzero tedesco, in cui invitava i confederati a rimandare la discesa in Ticino, ora cosa direbbe loro? “Tornate in Ticino, ma fatelo nel rispetto di una vita che diversa. Quello che conosceremo dall’11 maggio in avanti non sarà più lo stesso modo di godersi la tavola ticinese. Gli svizzero tedeschi vengono in Ticino anche per la nostra amabilità, ma pur mantenendola dovremo rispettare delle nuove regole”.

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa
Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto oggi la Presidenza del Consiglio di Stato, succedendo al Consigliere di Stato Christian Vitta nel secondo anno della Legislatura 2019/2023.
Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ha invece assunto la carica di Vicepresidente.
Governo, Gobbi presidente

Governo, Gobbi presidente

Da www.laregione.ch
Nella seduta di oggi del Consiglio di Stato verrà formalizzato il passaggio di consegne tra Vitta e l’esponente leghista. ‘Nuove sfide, anch’esse impegnative’
Consiglio di Stato, cambio della presidenza. Il passaggio delle consegne fra il liberale radicale Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, e il leghista Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, verrà formalizzato nella seduta governativa di oggi. Dalla sua entrata nell’Esecutivo cantonale, nel 2011, Gobbi presiede il Consiglio di Stato per la seconda volta: la prima nell’anno 2015-2016.  Il passaggio delle consegne sarebbe dovuto avvenire a inizio aprile. “Avevo proposto io a Vitta di posticipare di un mese – spiega Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’ -. Si era in piena emergenza coronavirus e un cambiamento non era opportuno, cambiare un capo in un momento estremamente delicato non è mai buona cosa. Bisognava garantire anche una continuità di messaggio e di immagine verso la popolazione. La situazione presenta ora prospettive incoraggianti dal profilo sanitario, ma le sfide che mi attendono come presidente non sono indifferenti e non sono meno impegnative: adesso sono soprattutto di natura economica e sociale. Fino ad oggi – continua Gobbi – ritengo che il governo abbia saputo gestire bene la situazione, una situazione non prevista e particolarmente difficile. Ovvio, col senno di poi tutto può essere perfettibile. In Consiglio di Stato ci si è sempre mossi e confrontati, al di là delle differenze ideologiche e al di là di puntuali differenze di vedute, nell’interesse del Paese e dei cittadini. Abbiamo lavorato in maniera unita nella consapevolezza che la popolazione in momenti come questi ha bisogno di una certa tranquillità e di certezze”.
«Dalla crisi alle opportunità, ma prevedo pressioni dall’Italia»

«Dalla crisi alle opportunità, ma prevedo pressioni dall’Italia»

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Sarà un passaggio delle consegne rigorosamente senza una stretta di mano quello che avverrà questa mattina a Palazzo delle Orsoline. La presidenza del Consiglio di Stato passerà da Christian Vitta a Norman Gobbi.

Oggi assume la presidenza del Governo subentrando con un mese di ritardo a Christian Vitta che ha fatto gli straordinari per il coronavirus. L’idea del rinvio è stata sua?
«A metà marzo ci trovavamo in piena crisi e crescita di contagi e si discuteva pure di rimandare le elezioni comunali previste il 5 aprile. Ho quindi proposto al collega Christian Vitta di prorogare di un mese il passaggio, perché cambiare “il capo” in quella fase di crisi non sarebbe stato ottimale per la conduzione, i messaggi e la comunicazione istituzionale. Alla fine i lavori straordinari li abbiamo fatti tutti, chi da presidente, chi da vice con i contatti esterni e la condotta operativa, chi con il sistema sanitario. Gli straordinari li ha fatti l’intero collegio».

Come si lavora in Governo in tempi di crisi?
«Non ci si può permettere di fare “partitica”, ma occorre operare tenendo conto del quadro generale e delle particolarità territoriali e umane. In Consiglio di Stato ci siamo confrontati anche con posizioni molto diverse per poi giungere a decisioni collegiali».

Dei suoi interventi in queste settimane è rimasto l’appello in Schwiizerdütsch per sollecitare i confederati a non venire per Pasqua in vacanza in Ticino. Come le è venuta quell’idea?
«Diciamo che proprio grazie al lavoro condotto a livello intercantonale abbiamo anche ottenuto per primi i controlli alla frontiera (inizialmente garantiti dalla Polizia cantonale); questo lavoro nei gremii intercantonali – che impegna molto – mi ha fatto capire come per giungere al cuore dei nostri confederati bisognasse parlare con la lingua del loro cuore. La comunicazione efficace ha bisogno del giusto veicolo, che talvolta parla anche Schwiizerdütsch».

A volte a livello di comunicazione i suoi interventi e quelli del responsabile dello Stato maggiore Matteo Cocchi sono sembrati un po’ autoritari. È una critica che condivide?
«I due ruoli sono ben distinti, il mio e quello del capo dello Stato maggiore cantonale di condotta, anche se ci accomuna da sempre la missione di garantire la sicurezza del Paese e dei nostri cittadini. Accetto la critica perché è legittimo criticare, ma va inserita nella situazione vissuta, in cui abbiamo sempre mirato alla proporzionalità e talvolta assumere dei toni diretti è l’unico modo per far capire in maniera chiara e inequivocabile che la situazione è seria, come lo è stata alcune settimane fa».

Nella memoria è rimasta la frase di Cocchi che invitava gli anziani ad andare in letargo. Quando l’ha sentita cosa ha pensato?
«Il capo dello Stato maggiore cantonale di condotta ha genitori over 65 e talvolta trovare parole e termini giusti, adeguati e condivisi per tutti è difficile, soprattutto nell’urgenza. Il letargo permette di sopravvivere in natura, poiché significa proteggersi da condizioni estreme e difficili in cui il rischio di non farcela aumenta fortemente. Anche noi in famiglia, con mio nonno materno, abbiamo dovuto far comprendere che andare a fare la spesa non era più opportuno; dopo l’inverno torna la primavera e il risveglio ci fa capire quanto importante sia stato proteggersi. Usando quei toni si è assunto le responsabilità per il ruolo che in quel momento era necessario assumersi».

Vitta ha gestito la crisi sanitaria, a lei toccherà la complicata fase della ripartenza, con le categorie professionali che fanno pressione per tornare attive, ma non sempre c’è chiarezza sulle regole. C’è davvero confusione?
«Abbiamo gestito e continueremo a gestire le fasi della crisi come Governo, ognuno coi suoi ruoli e le sue funzioni, nell’interesse del Paese e della popolazione. Le autorità federali emanano diverse direttive, le quali vengono discusse ma in cui talvolta ci si dimentica di dettagli rilevanti. Se a Berna lavorano velocemente e magari cambiando i termini, l’errore è dietro l’angolo e quindi la confusione».

Ha riconosciuto di essere rimasto sorpreso della decisione di Berna di dare il via libera ai ristoranti da lunedì prossimo. È tra coloro che credono che stiamo andando troppo in fretta?
«Sì, e mi spiego. L’apertura dei ristoranti era prevista per inizio giugno; la settimana scorsa invece il Consiglio federale ha deciso di anticipare questo termine all’11 maggio, dimenticandosi però di aggiornare l’ordinanza che verrà modificata unicamente venerdì 8 maggio».

A proposito di bar e ristoranti c’è chi si chiede se avrà senso riaprire con costi fissi immutati e la possibilità di ospitare pochi avventori.
«Abbiamo interpellato GastroTicino la quale ci ha detto che vogliono aprire. Non sarà però facile viste le direttive trasmesse ieri. Prima di tutto bisognerà capire se e come i bar potranno aprire e la loro redditività con soli posti a sedere diventa ancora più fragile. Stesso discorso per ristoranti, osterie e grotti; meno coperti significa minori introiti potenziali e decisiva sarà la voglia della gente di tornare al ristorante seguendo regole molto più rigide e strette. La sfida non è delle più semplici e prevedo purtroppo diverse chiusure in questo settore».

Senza bar, ristoranti e punti d’attrazione è difficile fare turismo. Eppure quella alle porte sarà una stagione molto importante. Ha un suggerimento per gli attori del turismo?
«Crisi significa anche opportunità. Dare un volto al turismo, alla gastronomia e a chi fornisce prestazioni essenziali alla vita, come abbiamo visto in questa crisi sanitaria, può essere una chiave di volta. Garantire una tavola con prodotti del territorio, a tutela dell’economia locale, della tracciabilità e della reperibilità, va già di moda. Il chilometro zero è forse autarchia, ma soprattutto è responsabilità sociale ed ecologica».

È possibile che quest’anno sarà tassativo fare le vacanze in Svizzera. Un’occasione anche per lei o è già abituato a non andare in ferie all’estero?
«Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi in cui altri vengono a fare vacanza e questo talvolta lo dimentichiamo. Spesso le mie vacanze le faccio con la famiglia anche qui in Svizzera, anche se non sono mancate puntate all’estero. Vedere altri Paesi è sempre bello, anche per i figli. Quest’anno godremo ancora di più il nostro Ticino e la nostra Svizzera, dove di cose da fare e vedere ce ne sono».

C’è da credere che il suo anno di presidenza sarà contraddistinto dal coronavirus. Ma c’è un altro tema che le sta particolarmente a cuore?
«Il mondo che conosceremo dopo questa crisi sarà un altro; le relazioni e il modo di comportarci sarà diverso. Se penso alle sfide che nascono da questa crisi, beh, il pensiero va alla tutela del nostro territorio. La Svizzera ha dimostrato prontezza e immediatezza nelle misure a sostegno di aziende e lavoratori, mentre l’Italia ha tribolato non poco. Prevedo purtroppo una crisi economica importante in Italia, che porterà molte persone a premere sul nostro confine in cerca di lavoro. Dovremo valorizzare i nostri punti di forza (sicurezza, stabilità, responsabilità) tutelando la nostra popolazione e sviluppando possibilità di crescita su questi valori che comportano anche una responsabilità sociale e ambientale per il territorio ticinese, in cui Cantone e Comuni collaborano per il rilancio armonico del Ticino».