Iniziata la criminalizzazione degli onesti possessori di armi

Iniziata la criminalizzazione degli onesti possessori di armi

Tiratori, cacciatori, collezionisti: tutti “colpevoli”

Come volevasi dimostrare: l’approvazione dei cambiamenti imposti dall’Unione europea alla Legge federale sulle armi inizia a provocare i primi costi per i Cantoni. È di poche settimane fa la notizia che il Canton Zurigo deve assumere 5 nuove persone per rafforzare il servizio preposto al rilascio dei permessi e al relativo controllo per possedere un’arma. Quanto si ipotizzava prima del voto popolare del 19 maggio – ossia un forte aumento della burocrazia e quindi dei costi – si sta puntualmente verificando. Una votazione, quella della scorsa primavera, che ha proposto il Canton Ticino in controtendenza rispetto a tutto il resto della Svizzera. “Siamo stati gli unici ad opporci a questa dannosa ingerenza dell’UE sulla nostra legislazione – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – anche perché avevamo ben capito che la motivazione legata a un potenziamento della lotta al terrorismo non aveva alcun fondamento. Per contro invece questi cambiamenti avrebbero creato, come stiamo purtroppo vedendo, maggiori costi. Soldi che andrebbero invece destinati diversamente, proprio per non togliere tempo ed energie agli agenti di Polizia, chiamati ad assolvere compiti ben più impegnativi e mirati nella lotta al terrorismo”.

Una legge che avvia la criminalizzazione del libero e onesto cittadino detentore di un’arma. “Soprattutto – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – stravolge un paradigma che fa parte del DNA degli svizzeri, ossia la fiducia dell’autorità nei confronti dei cittadini. Si mette in discussione a priori la buona fede di migliaia di cittadini nel loro essere tiratori, cacciatori o collezionisti di armi. Cittadini che si sono sempre comportati correttamente e che invece ora vengono tutti considerati potenzialmente “colpevoli”. È proprio per salvaguardare uno dei valori fondanti della società elvetica che mi sono battuto prima del voto del 19 maggio. I ticinesi – e di questo ne sono molto fiero – hanno capito, dimostrando la nostra resilienza alle sirene europeiste”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Per inciso: PPD e PLR (non parliamo poi della sinistra turboeuropeista) avevano invece appoggiato queste modifiche che ci venivano imposte da Bruxelles. Chi ha orecchie per intendere, intenda… 

Guardie svizzere: Gobbi, Cocchi e il colonnello Graf si incontrano

Guardie svizzere: Gobbi, Cocchi e il colonnello Graf si incontrano

Da www.tio.ch

L’occasione è stata utile per ribadire l’ottima collaborazione nella formazione dei futuri Alabardieri

Quest’oggi a Isone il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia, colonnello Christoph Graf, ha incontrato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante Matteo Cocchi nell’ambito della formazione di base delle reclute della Guardia Svizzera Pontificia. Attualmente i futuri Alabardieri stanno svolgendo un modulo d’istruzione di quattro settimane sotto l’egida della Sezione formazione della Polizia cantonale, rappresentata dal suo responsabile, capitano Cristiano Nenzi. È stata l’occasione per ribadire l’ottima collaborazione instaurata negli anni, che viene costantemente rinnovata e adeguata alle esigenze del servizio in Vaticano.

Giornata della luce: e i tuoi fari?

Giornata della luce: e i tuoi fari?

Comunicato stampa

In occasione della 13esima “Giornata della luce”, che si terrà giovedì 7 novembre, la campagna di prevenzione della circolazione stradale “Made Visible” sensibilizzerà la popolazione sul maggiore rischio di incidenti stradali durante i mesi autunnali e invernali, in particolare nell’ambito di spostamenti a piedi, in bicicletta, con l’e-bike oppure con lo scooter. Fra le attività messe in risalto vi è pure la campagna di prevenzione “Rifletti”, promossa da “Strade sicure” e coordinata dal Dipartimento delle istituzioni.

Il Ticino si inserisce in questa “Giornata della luce” con un’attività coordinata tra la Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero (TCS) e i responsabili della campagna di prevenzione “Rifletti”. Giovedì 7 novembre dalle 8 alle 16.15 a Rivera il TCS organizzerà un test gratuito dei fari delle vetture. Contemporaneamente agenti della Polizia cantonale saranno presenti con dimostrazioni sull’importanza di rendersi visibili, attraverso attività anche di realtà virtuale, mentre i responsabili della campagna “Rifletti” distribuiranno gadget, flyer e autocollanti riflettenti. La campagna di sensibilizzazione “Rifletti” sta entrando nella sua fase conclusiva. Nata da un progetto vincente presentato dalla commissione “Strade sicure”, che ha ottenuto il finanziamento dal Fondo federale per la sicurezza, l’iniziativa ha promosso nell’arco di un anno e mezzo il comportamento responsabile di ogni utente della strada, dal pedone al conducente, attraverso il duplice significato della parola “rifletti”, intesa da un lato come l’atto di pensare e dall’altro come la necessità di rendersi maggiormente visibili.

 
 
Minaccia terroristica: si testano strutture e procedure

Minaccia terroristica: si testano strutture e procedure

Da www.cdt.ch
 
L’esercizio di addestramento coinvolgerà 70 organizzazioni in tutto il Paese, tra cui stati maggiori, servizi federali, cantoni, città e infrastrutture critiche

Testare le strutture e le procedure di sicurezza in vigore in Svizzera in caso di minaccia terroristica. È l’obiettivo delle 52 ore continue dell’esercitazione ERSS 19, che si svolgerà dall’11 al 13 novembre.
Il contesto in cui si terrà l’evento – denominato ufficialmente Esercitazione della rete integrata Svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19) – è stato presentato stamane a Berna nel corso di una conferenza stampa con la consigliera federale Karin Keller-Sutter.
L’esercizio di addestramento coinvolgerà 70 organizzazioni in tutto il Paese, tra cui stati maggiori, servizi federali, Cantoni, città e infrastrutture critiche, e implicherà anche il Liechtenstein. Permetterà di valutare la capacità di gestione di una situazione di crisi e la collaborazione tra i vari organi sotto forte stress.
Lo scenario dell’imminente ERSS ha per tema una minaccia terroristica persistente, che si concretizza in attacchi a infrastrutture, ricatti e possibili attentati. Il canovaccio studiato prevede un fittizio incidente presso la centrale nucleare argoviese di Beznau, provocato da un immaginario gruppo terroristico che già due anni prima aveva colpito a Ginevra.

Nessun allarmismo ma la minaccia è reale
«Non vogliamo sembrare allarmisti, bensì prevenire questo tipo di scenario nel modo più razionale possibile», ha detto la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP). Per la ministra bisogna restare vigili, nonostante «la Svizzera sia una nazione sicura e dove la fiducia nelle forze dell’ordine è alta». Keller-Sutter ha evocato potenziali minacce di matrice jihadista, ma anche provenienti dagli ambienti estremisti di destra e sinistra.
«La vasta operazione antiterrorismo condotta martedì a Zurigo, Berna e Sciaffusa dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) dimostra quanto il pericolo sia realistico», ha aggiunto Christian Varone, vicepresidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP). Un’azione che ha portato undici persone a essere indagate: contro i sei imputati maggiorenni è stato avviato un procedimento penale.

Nel 2014 la prima e finora ultima ERSS
Secondo Keller-Sutter, l’obiettivo numero uno è quello di rafforzare la sicurezza dei cittadini. In secondo luogo va ottimizzata la cooperazione fra tutti gli attori in gioco, perché «l’unico modo di affrontare con successo un contesto simile è lavorare insieme e in modo efficace».
«Sono ben cinque anni che non si svolge un’esercitazione di tale portata e quella fu la prima», ha ricordato dal canto suo il direttore dell’ERSS 19 Hans-Jurg Käser, ex membro dell’esecutivo cantonale bernese. Nel 2014, lo scenario allestito prevedeva un’emergenza dovuta a una penuria di elettricità e a una pandemia influenzale.

Focus anche sulla comunicazione
Käser ha inoltre sottolineato che la fase di concezione si è svolta già nel 2017, dopo che il mandato è stato impartito nel novembre 2015 e approvato a fine 2016. L’esercitazione rientra nella strategia per la lotta al terrorismo, elaborata quattro anni fa dal Consiglio federale, ha evidenziato Keller-Sutter. Per individuare le varie esigenze, l’ERSS 19 è stata suddivisa in quattro progetti: protezione della popolazione, polizia, esercito e comunicazione di crisi. Le persone interessate saranno oltre 2000, con la direzione che opererà dalla caserma militare di Berna.
Il direttore della CDDGP Urs Hofmann ha messo in luce come proprio la gestione della comunicazione – «si rischia uno tsunami di notizie e fake news» – sia uno degli aspetti più delicati in situazioni di estrema tensione come quella immaginata per l’addestramento. «Ci saranno verosimilmente errori da cui imparare», ha poi commentato il consigliere di stato argoviese.
La pubblicazione del rapporto finale con i risultati dell’esercitazione e le relative raccomandazioni è prevista entro fine giugno 2020. I costi complessivi per la pianificazione, l’organizzazione e la realizzazione dell’ERSS 19 sono calcolati con un limite di spesa di 750’000 franchi.

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Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS 19)

Per la seconda volta, nel mese di novembre 2019 si svolgerà un’esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS). L’obiettivo è, ricorrendo a questo strumento, di mettere alla prova e sviluppare ulteriormente le strutture, l’organizzazione e le procedure. Mel mese di novembre 2017 la Piattaforma politica ha approvato il piano dettagliato.
La prima esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza si è svolta nel 2014. I partner della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) si sono trovati a fronteggiare una penuria di energia elettrica e una pandemia d’influenza. L’esercitazione ha fornito informazioni importanti in relazione alla gestione di una situazione d’emergenza complessa. Al termine è stato possibile formulare 16 raccomandazioni per il miglioramento e l’ulteriore sviluppo dell’RSS.
La decisione del Consiglio federale del gennaio 2016 sulla « pianificazione generale delle grandi esercitazioni» aveva lo scopo di migliorare ulteriormente la collaborazione tra la Confederazione e i Cantoni in occasione di esercitazioni.
Il fatto che vengano sfruttate le sinergie, scambiate esperienze e coordinate le risorse, incrementa l’efficacia, l’efficienza e la qualità delle esercitazioni. L’ERSS 19 dà seguito alle intenzioni del Consiglio federale in materia di esercitazioni globali. Il mandato per l’attuazione dell’esercitazione è stato conferito al team centrale «Esercitazioni della Rete integrata Svizzera per la sicurezza» in seno al settore Politica di sicurezza della SG-DDPS. L’ex consigliere di Stato Hans-Jürg Käser, è stato designato direttore dell’esercitazione.
Il Consiglio federale ha deciso di estendere lo scenario dell’esercizio di condotta strategica 2017 (ECS 17) all’ERSS 19. Il tema è costituito da una minaccia terroristica persistente che si concretizza in attacchi a infrastrutture critiche, ricatti e minacce di attentati.
L’ERSS 19 verificherà, tra l’altro, il modo in cui la Svizzera può gestire una minaccia terroristica persistente e se le organizzazioni interessate sono in grado di intervenire rapidamente e di garantire la necessaria capacità di resistenza. In quattro progetti parziali (Protezione della popolazione, Polizia, Esercito e Comunicazione di crisi) sono stati inoltre fissati obiettivi specifici.
Fino all’esercitazione quadro di stato maggiore del novembre 2019 la direzione dell’esercitazione metterà a disposizione quattro rapporti periodici sulla situazione, di cui i partecipanti si potranno occupare all’interno della rispettiva organizzazione. L’esercitazione stessa sarà svolta in maniera decentralizzata nelle sedi abituali dei partecipanti all’esercitazione.

https://www.vbs.admin.ch/it/tematiche/politica-sicurezza/esercitazione-rete-svizzera-sicurezza-2019.html

“Il vespaio è distrutto, ma le vespe non sono sconfitte”

“Il vespaio è distrutto, ma le vespe non sono sconfitte”

Positivo l’intervento in Svizzera tedesca con due arresti

“L’operazione anti terrorismo compiuta la scorsa settimana nei Cantoni di Zurigo, Sciaffusa e Berna è solo l’espressione evidente che di fronte al pericolo della radicalizzazione non bisogna mai abbassare la guardia. Da un ventennio a questa parte, ossia da quando vennero attaccate nel 2001 le Torri Gemelle a New York, tutto il mondo è confrontato con la minaccia di attentati terroristici. Il fatto che sinora la Svizzera sia rimasta immune da reali attentati non può giustificare un eventuale disimpegno su questo fronte”. A esprimersi così è il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che mette in evidenza il buon lavoro sin qui compiuto in Svizzera, Ticino compreso, ma che lancia un avvertimento: “Anche dopo la recente morte di Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo del sedicente e sconfitto stato islamico, e dopo la guerra lanciata dalla Turchia contro i Curdi in Siria, le coordinate sono in continuo mutamento. Infatti, se con la sconfitta dell’ISIS e il suo sedicente Stato abbiamo distrutto il vespaio, le vespe islamiste non sono state sconfitte e anzi rischiano di migrare nel resto del mondo, così come i germi di indottrinamento fai da te sono ancora presenti nell’aria. L’attività di prevenzione, ma anche di repressione sulle persone che si radicalizzano o che presentano un forte rischio di radicalizzarsi, abbracciando il jihadismo, deve continuare. In questo contesto le forze dell’ordine sono chiamate a un costante monitoraggio”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che a livello nazionale è membro della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la Sicurezza (RSS), che si occupa anche di lotta al terrorismo.

Tra i settori più importanti in cui operare ci sono le carceri e la scuola. “Sappiamo che nei penitenziari ci potrebbero essere tra i carcerati dei “reclutatori”, ossia persone che riescono a influenzare altri detenuti, generalmente giovani, avviandoli allo jihadismo. In questo contesto le attenzioni sono moltiplicate per evitare tali fenomeni. Nello stesso tempo anche la sensibilizzazione nelle scuole, in particolare dei docenti, può dare risultati sia in forma preventiva, sia per identificare giovani che già si sono lasciati convincere. Come si è potuto constatare anche dall’operazione della scorsa settimana, il fenomeno tocca molto i giovani. E non riguarda solo persone che vivono in determinati contesti di emarginazione. In Ticino abbiamo attivato esattamente un anno fa in collaborazione con DSS e DECS un sito (stopradicalizzazione.ch) in cui si possono fare segnalazioni se si hanno timori di comportamenti sospetti. È un canale in più per poter tenere gli occhi sempre ben aperti”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Non sempre si vince: ripartiamo dalle comunali

Non sempre si vince: ripartiamo dalle comunali

Tutti i giorni nelle nostre differenti cariche di Consigliere di Stato e di Sindaco di Lugano sentiamo il sostegno di tanta gente. Energia pura, che si traduce in impegno quotidiano per tutte queste persone e per tutti i Ticinesi. Un modo di fare politica che ci porta sempre a metterci la faccia, che quando è necessario ci fa mediare per trovare la soluzione giusta, ma che ci permette pure di dire sempre ciò che pensiamo, forti delle nostre idee, forti del vostro sostegno. Questa energia deve contagiare tutti.
A una settimana dalle elezioni federali, quando le bocce – tra l’altro – non sono ancora ferme (anzi!), un paio di cose devono essere dette. Considerazioni che certi commentatori e gli avversari politici si sono ben guardati dal sottolineare, coprendo invece la Lega dei Ticinesi con un manto nero.
E allora: con una percentuale analoga (attorno al 17%) nel 2011 abbiamo festeggiato il raddoppio dei seggi al Nazionale, non la perdita di un seggio. Questo per dire che i numeri dicono tanto, ma non tutto.
Grazie all’accordo di quadriennio sottoscritto con l’Udc Ticino siamo ancora in piena corsa per portare un rappresentante della destra ticinese a Berna, al Consiglio degli Stati.
Forse ci si dimentica che la Lega non ha sempre conosciuto successi elettorali. Personalmente abbiamo vissuto anche momenti peggiori. Nel 2003 per esempio non siamo di certo avanzati, oppure il rischio di essere estromessi dal Governo cantonale nel 2007. Eppure siamo sempre riusciti a rialzarci e a crescere. Ed è ciò che avverrà anche in questa occasione.
Abbiamo creato, tutti assieme, un movimento che ha scombinato le carte alla partitocrazia; una Lega che ha portato fierezza e cuore nel fare politica; che ha salvato la stessa Svizzera dalla sua svendita; che ha mantenuto alto il valore della sovranità nazionale e quello dell’identità che dovrebbe caratterizzare ogni cittadino elvetico.
Un lavoro iniziato quasi tre decenni fa, fatto in 28 anni di azione politica, di cui 24 al Governo. Che ha portato centinaia di politici della Lega, oltre che in Gran Consiglio e in Consiglio di Stato, soprattutto nei Municipi e nei Consigli comunali.
Il movimento è vivo, alla faccia di chi dice e scrive il contrario. Ritroviamo l’orgoglio per dimostrare, come abbiamo già fatto in passato, quanto valga la pena essere leghisti per il bene del Ticino e dei Ticinesi tutti.

Norman Gobbi e Marco Borradori

Stranieri criminali: il problema esiste

Stranieri criminali: il problema esiste

C’è modo e modo di dare una notizia, ma c’è modo e modo anche di camuffare la realtà dando una notizia. È successo questa settimana sui quotidiani (anche ticinesi): 9mila stranieri sono stati condannati nel 2018 in Svizzera; di questi criminali stranieri, 1.693 sono stati espulsi dalla Svizzera. “C’è ancora chi tenta di sottovalutare il problema dei criminali stranieri – afferma il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. E infatti nessun media ha cercato di farci capire se queste condanne sono tante o poche rispetto all’insieme delle condanne comminate dalle autorità penali svizzere. E allora io dico che sono veramente tantissime, perché questi stranieri fanno parte di un ristretto gruppo persone. Non fanno parte dei cittadini stranieri con il permesso di dimora o di domicilio (la stragrande maggioranza della popolazione straniera in Svizzera, che ha raggiunto circa il 25% del totale degli abitanti), ma sono stranieri con permesso L (per dimoranti temporanei), permesso F (per persone ammesse provvisoriamente), permesso N (per richiedenti l’asilo), permesso S (per persone bisognose di protezione), lasciando fuori da questa statistica i frontalieri. Se pensiamo che 9mila condanne corrispondono a circa la metà del totale delle condanne comminate dai Tribunali elvetici per reati al codice penale, ma che la popolazione di riferimento di questi stranieri non supera il 5% dell’insieme della popolazione in Svizzera, ben si comprende l’alto tasso di criminalità legato alla loro presenza” – sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il gruppo più numeroso è rappresentato da cittadini provenienti dall’Africa, seguito da quelli degli Stati dell’ex Jugoslavia. “Rimango sempre basito quando sento che non c’è un problema di criminalità con determinate categorie di stranieri. E lo dico senza fare generalizzazioni, ma perché i dati mostrano chiaramente un’altra cosa. Credo sia giusto non banalizzare la questione e discreditare chi dichiara che qui siamo di fronte a un problema. E sono convinto che la lotta contro questo genere di criminali debba proseguire sulla scorta di quanto definito dal codice penale”. Allargando le cifre, prendendo quindi in considerazione non solo le condanne per reati al Codice penale, ma anche quelle contro la Legge della circolazione, la legge stupefacenti e la legge stranieri, osserviamo che nel 2018 gli svizzeri condannati sono stati 41mila, gli stranieri 57mila, di cui 24mila dimoranti o domiciliati, 31mila con altri tipi di permesso (vedi sopra) e 1700 con uno statuto sconosciuto. Teniamo sempre conto che la popolazione straniera rappresenta il 25% circa del totale degli abitanti in Svizzera.

Si parla tanto di integrazione, ma questi dati mettono a nudo una realtà diversa. “La Confederazione e il Cantone, anche per il tramite del Dipartimento delle istituzioni, nonché i Comuni e numerose associazioni fanno un’attiva azione rivolta all’integrazione degli stranieri. Ma è evidente che chi vuole davvero integrarsi – sia nella fase di richiesta dell’asilo, sia dopo l’ottenimento di un permesso di rifugiato – non fa parte di questo gruppo  a rischio, generalmente composto da giovani adulti tra i 19 e i 29 anni ”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di promozione dei medici militari nella chiesa St. Etienne di Moudon.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di promozione dei medici militari nella chiesa St. Etienne di Moudon.

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori
È per me un onore e un piacere intervenire a questa importante cerimonia per porgervi gli auguri in rappresentanza dell’autorità politica. È un onore rappresentare la Svizzera tutta, in qualità di Consigliere di Stato del Canton Ticino, minoranza linguistica e culturale del nostro Paese. Una scelta, quella del vostro Comando, che racchiude tanti significati e che mostra subito l’essenza della Svizzera e in parallelo l’essenza dell’Esercito: la volontà di esser uniti nonostante le differenze di religione, di lingua e più in generale di cultura. Essere uniti per garantire libertà e prosperità ai cittadini svizzeri.
La Svizzera, questa Willensnation, oggi più che mai ha bisogno di simboli forti per riaffermare la sua vocazione. L’Esercito è uno di questi simboli – anzi forse il simbolo più forte – che favorisce la nostra coesione nazionale.
Nel contesto di quanto sin qui detto, permettetemi di fare un parallelismo tra ciò che significano il Ticino e la minoranza linguistica italiana per la Svizzera e quanto rappresentate voi per l’Esercito.
Anche voi, come il Ticino, siete “piccoli”, nel senso che siete una categoria minoritaria rispetto alle altre componenti dell’Esercito. Ma anche voi, come il Ticino per la Svizzera, risultate indispensabili per il funzionamento stesso dell’Esercito.
Senza di voi – se pensiamo al tempo di guerra – nessuna attività potrebbe essere portata avanti. Nessuna chances di riuscita. Senza di voi – per rimanere nell’auspicato periodo di pace – qualsiasi scuola o servizio, a cominciare dal reclutamento, non potrebbe mai essere organizzato. L’indispensabilità della minoranza!
È per questo motivo che sono ancora più onorato di rivolgermi a voi. Ed è per questo motivo che anche voi dovete essere consapevoli e onorati del valore della vostra funzione all’interno dell’Esercito. Una funzione che nel corso dei secoli ha cambiato modalità di intervento grazie all’evoluzione della medicina: dalla farmacologia, alla traumatologia, dalla chirurgia, alla cardiologia, e via discorrendo. Ma come il medico di truppa nella battaglia di Solferino con Henri Dunant, o sulle navi da guerra, o nel corso dei due grandi conflitti mondiali era spesso l’unica àncora di salvezza per i soldati, oggi – voi – siete un punto di riferimento per i giovani e per tutti i militi del nostro Esercito.
Nella mia carriera nell’esercito fortunatamente non ho mai dovuto ricorrere all’intervento del medico militare. Conosco invece molto bene il suo ruolo e la sua importanza nel contesto di una scuola reclute o di un corso di ripetizione.
Siete un punto di riferimento, come detto, per i soldati. Con il vostro lavoro potete diagnosticare problematiche e risolverle prima che intervengano complicazione più gravi. Lo si constata soprattutto nel corso del reclutamento, delle entrate in servizio ma non solo. Siete un punto di riferimento durante le scuole reclute e nei corsi di ripetizione, quando il giovane in formazione chiede il vostro aiuto. Spesso per problemi fisici, talvolta anche per questioni personali, che richiedono quindi da parte vostra una buona conoscenza anche della psicologia, del comportamento umano. Chi dirige una scuola reclute o è alla testa di un servizio d’istruzione della formazione confida molto sul vostro lavoro. Lo dico non senza ironia: quante volte abbiamo vissuto con un po’ di terrore la possibilità di “fuga” dei militi prima di esercizi fisici o di una marcia!!! Di fronte alla cosiddetta Linea blu è indispensabile il rapporto di fiducia, accompagnato dall’alta professionalità richiesta al medico militare e dalla responsabilizzazione del milite. Credo che su questo fronte notevoli passi avanti siano stati fatti per sconfiggere quello spettro che spesso aleggia (ma io vorrei dire aleggiava) chiamato simulazione.
Anche qui il vostro ruolo è stato e sarà essenziale. All’interno della struttura militare voi godete di ampia autonomia. È un riconoscimento indispensabile del vostro ruolo di medico. E sono sicuro che saprete dimostrare ogni giorno la professionalità e la responsabilità a cui siete chiamati. Sapete che sarete chiamati anche a fare sacrifici: confido nelle vostre qualità di uomini e di professionisti e auspico che abbiate sempre come sostegno la convinzione personale di compiere un lavoro molto importante.
Oggi, al termine di questa cerimonia, l’Esercito svizzero si arricchisce di competenze, che voi portate direttamente grazie alle vostre qualità e alla vostra formazione civile. Nello stesso tempo anche voi – attraverso il contatto giornaliero con i giovani e con i militi – vi arricchirete di esperienze, approfondendo un bagaglio che vi permetterà di esercitare a ogni livello con il massimo profitto.
È l’augurio che sento di rivolgervi in questa giornata e al termine di una cerimonia che mette al centro il vostro successo, ma anche la vostra responsabilità. Allo stesso modo l’augurio va a tutta l’”istituzione Esercito”.
In tempi di cambiamenti ha saputo rimanere al passo con quanto gli ruota attorno, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale. Ha fatto i sacrifici che una situazione finanziaria non prospera gli ha imposto, ma ha pure mantenuto elevata la sua qualità di istruzione e la sua capacità di intervento, sapendo integrarsi con i bisogni di una moderna necessità di sicurezza.
Dal Ticino, e a nome di tutta la Confederazione, sono quindi orgoglioso e grato di salutarvi, augurandovi il successo che meritate. Nello stesso tempo assicuro all’Esercito tutto il mio impegno nei ruoli che la carica politica mi permette di esercitare, affinché il nostro strumento di difesa nazionale continui a essere centrale per la democrazia e per la libertà del nostro Paese e dei suoi cittadini!

La Lega sostiene Chiesa al ballottaggio

La Lega sostiene Chiesa al ballottaggio

Comunicato stampa

La Lega dei Ticinesi comunica che, in vista del ballottaggio per il Consiglio degli Stati, sostiene con convinzione Marco Chiesa.
Ieri è stata infatti formalizzata la rinuncia di Battista Ghiggia al secondo turno, in ossequio all’accordo di quadriennio tra Lega e Udc Ticino; la Lega dei Ticinesi tiene a ringraziare Battista per il grande impegno personale profuso in questa corsa alle federali.

Ora il focus si orienta all’obiettivo strategico di Lega e Udc: portare un rappresentante della destra ticinese alla Camera alta, in modo da rafforzare la voce sovranista ticinese e contro l’immigrazione di massa a Berna.
Il risultato di domenica, che ha visto la Lega e l’area politica della destra ticinese perdere per poche schede un seggio al Consiglio nazionale, è lo spunto per il Movimento di ripensare la propria organizzazione interna e la propria azione politica. Obiettivo è dare continuità all’opera politica creata, ampliando il coinvolgimento degli attori eletti nelle fila della Lega dei Ticinesi nei consessi comunali, cantonali e federali.

La Lega al 17% è viva e dimostrerà nei prossimi mesi di essere capace di superare questa apparente crisi, come fatto in tempi passati, ben peggiori elettoralmente parlando (pensiamo al 2003). Va rilevato che le percentuali attuali sono quelle del 2011, quando la Lega raddoppiò la sua presenza in Consiglio nazionale. L’accordo strategico e operativo siglato nel dicembre 2018 tra Lega dei Ticinesi e Udc Ticino viene ribadito e conferma la propria validità in vista delle elezioni comunali, dove la Lega intende rafforzare la collaborazione operativa sul territorio in difesa dei valori condivisi dalla destra sovranista ticinese.

Presentazione del libro “Piora”

Presentazione del libro “Piora”

Corporazione dei Boggesi dell’Alpe Piora

Venerdì 25 ottobre 2019 ore 18.15
Aula Magna, Scuola media di Ambrì

Interverranno:
Michele Fazioli
Norman Gobbi
Fabrizio Viscontini
Lorenzo Erroi


Un alpe:
L’Alpe di Piora la fanno i pascoli,le montagne, le vacche, gli uomini e le donne che, anno dopo anno, senza tanto baccano, ci mettono la loro passione e la loro fatica.
Sensazioni diverse, che ogni estate s’intrecciano in una trama fitta, ruvida a volte, di certo assai robusta.

Una valle: Piora è anche una valle, una regione che rappresenta un patrimonio naturale tra i più importanti e suggestivi del Canton Ticino, caratterizzato da una vastissima varietà di specie vegetali, diversificazioni geomorfologiche con una fitta rete idrica.

Una storia: Ripercorrere ottocento anni: dalla divisione dei diritti di sfruttamento degli alpi della Leventina del maggio 1227 ai giorni nostri.
E l’Alpe di Piora è sempre lì!

Tutti questi parametri hanno permesso e permettono tuttora la produzione di un formaggio di grande valore.

 

ACQUISTO
Nelle migliori librerie del Cantone, oppure nei seguenti punti vendita della Leventina:
Airolo: Caseificio dimostrativo del Gottardo – OTR Leventina Turismo c/o stazione FFS
Ambri: CRAI di Ivo Gobbi
Quinto: Cancelleria del Municipio di Quinto
Rodi Fiesso: Alimentari da Antonella
Faido: Cancelleria del Municipio di Faido

ORDINAZIONI
SalvioniEdizioni
www.salvioni.ch