Visita di cortesia della Console generale di Svizzera a Milano

Visita di cortesia della Console generale di Svizzera a Milano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la Console generale di Svizzera a Milano, Sabrina Dallafior. L’incontro ha permesso una prima presa di contatto e la discussione su temi di particolare rilevanza per il Cantone Ticino.

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la nuova Console generale di Svizzera a Milano, Sabrina Dallafior, succeduta a Félix Baumann lo scorso giugno 2019.
Questo primo incontro ha permesso una prima presa di contatto e una discussione su alcuni temi particolarmente rilevanti per il Cantone Ticino.  

«I radar? No agli accanimenti»

«I radar? No agli accanimenti»

Da www.tio.ch

Norman Gobbi spezza una lancia a favore degli automobilisti. E insiste sulla distinzione tra «prevenzione e far cassetta»

I controlli radar «sono intesi per fare prevenzione». E «non devono servire a fare cassetta». Nell’ultima Conferenza cantonale sulla sicurezza, Norman Gobbi ha colto l’occasione per sottolineare questo aspetto assieme ai municipali capo-dicastero che dirigono le Polizie-polo.
È del mese scorso la polemica su un radar dei record a Camorino. Tra le 160 auto che in una sola ora hanno superato il limite, c’era anche quella dello stato che trasportava il Consigliere di Stato.
«Il principio fondamentale è quello secondo cui il controllo di velocità serve per fare prevenzione e non “cassetta», ha precisato il direttore del Dipartimento delle istituzioni a tio/20minuti.
«Tale principio definisce quindi dove è più sensato effettuare i controlli. Avviene sempre così? La piattaforma comune – composta dalla Polizia cantonale e dalle comunali – ha il compito di controllare che ciò avvenga, coordinando i controlli di velocità».
Il passo successivo, sarà quello di «affidare al Consiglio cantonale dei comandanti delle Polizie il compito di ottimizzare i controlli» ha spiegato il direttore del Di.
«L’accento dev’essere messo sempre sulla prevenzione, anche per evitare l’accanimento su determinati tratti di strada».
Un’altra questione delicata è il deficit di poliziotti, in alcuni distretti. Delle sette regioni-polo, due sono ancora “inadempienti”. “Gli effettivi non sono ancora del tutto allineati ai parametri stabiliti».
Nell’incontro, tuttavia, i municipali capo-dicastero dei Comuni Polo «hanno assicurato uno sforzo ulteriore per raggiungere l’obiettivo in tempi ragionevoli», conclude Gobbi.

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Progetto “Polizia Ticinese”, effettivi delle Polizie comunali, controlli di velocità e rispettive deleghe ai Corpi comunali: sono i tre temi principali trattati dalla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione, diretta dal capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i Capi dicastero dei Comuni Polo delle Regioni di Polizia comunale e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali.

L’incontro – il 19.mo della Conferenza – ha permesso di aggiornare diversi dossier in alcuni specifici campi. Sul progetto “Polizia Ticinese”, ossia la costruzione di una visione comune che possa orientare al meglio il lavoro delle varie forze di Polizia sul territorio, il Gruppo di lavoro ha proceduto – in particolare – a raggruppare i differenti compiti di polizia, tenendo anche conto delle specificità legate alla prossimità. Le ulteriori analisi della suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e i corpi comunali sarà confermata nell’approccio chiarificatore della riforma “Ticino 2020”, tenendo pure conto di esperienze già conosciute in altri Cantoni. Riguardo invece gli effettivi delle Polizie comunali, in alcune regioni tali effettivi non corrispondono al numero minimo richiesto; si è concordato che nelle varie regioni i Comuni si impegneranno a raggiungere – in tempi adeguati – l’obiettivo. In questo contesto è stato discusso anche il tema delle assunzioni di agenti con precedenti penali, ricordando come recentemente il Consiglio di Stato abbia confermato che solo il 5% delle denunce contro agenti di polizia poi sfocia in una effettiva condanna.

Sui controlli di velocità, i Capi dicastero dei Comuni Polo e il Dipartimento hanno sottolineato l’importanza della piattaforma condivisa che permette di evitare doppioni e soprattutto consente un controllo sulla qualità degli interventi effettuati. I dati raccolti dalla piattaforma danno pure la possibilità di agire criticamente su quei Corpi che non dovessero interpretare in maniera corretta le modalità d’azione tenendo pure conto degli aspetti di legalità e di opportunità, che un controllo di velocità impone.

Al termine dei lavori sono state presentate ai municipali le novità più importanti della Legge cantonale sulla Polizia (approvata dal Gran Consiglio, ma ferma per un ricorso al Tribunale federale) e della revidenda Legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza.

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della volontà espressa dalla popolazione di Collina d’Oro e Muzzano, che non ha accettato la proposta di aggregazione tra i due comuni.

Il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche locali.
Già in occasione della consultazione dei comuni sugli orientamenti aggregativi espressi dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), esse avevano auspicato l’inserimento di uno specifico scenario aggregativo del comprensorio, che è stato recepito dal Governo e formalizzato nel PCA presentato lo scorso dicembre al Gran Consiglio.
Alla luce dell’esito della votazione, i due comuni continueranno dunque a operare con l’assetto attuale e rinnoveranno i propri organi in occasione delle prossime elezioni generali comunali dell’aprile 2020.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto odierno e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.

(immagine: www.collinadoro.com)

Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme

Comuni e Cantone costruiscono il “Ticino 2020” insieme

Le considerazioni dopo la nascita di Tresa

Eppur si muove… La grande riorganizzazione istituzionale/territoriale dei Comuni prosegue. Proprio questa settimana il Gran Consiglio ha approvato l’aggregazione dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e… Sessa con la creazione del nuovo comune di Tresa. Storia un po’ particolare quella di questa fusione, con il voto consultivo del dicembre 2018 che aveva visto i cittadini di Sessa dire no al progetto, la conseguente decisione del Governo che coerentemente ha proposta una fusione solo con i tre Comuni che avevano votato sì, la petizione lanciata a Sessa che chiedeva invece di rientrare nel nuovo Comune di Tresa e la successiva scelta del Gran Consiglio – che in ultima analisi decide sulle aggregazioni – di includere Sessa, per un’aggregazione in forma coatta, ma forte delle numerosissime firme raccolte dalla petizione.
Ci avviciniamo così a grandi passi al numero di 100 Comuni in Ticino, quando due decenni fa si era partiti da 245! Sullo sfondo poi vi è il Piano cantonale delle aggregazioni, che prefigura una serie di scenari “ma che potranno vedere la luce – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – solo se dal basso, ossia tra la cittadinanza interessata, verrà dato l’impulso per intraprendere nuove forme di aggregazioni tra Comuni. Un’impostazione dalla quale il Dipartimento delle istituzioni e il Consiglio di Stato non vogliono transigere, coscienti che il successo per una nuova realtà istituzionale che dovesse nascere sta nel convinto sostegno e dunque impegno dei cittadini coinvolti. Solo se davvero si crede nella bontà di una proposta e nelle opportunità che potrebbero vedere la luce, un’aggregazione porterà ad avere Comuni attivi e dinamici”.
Comuni forti, autonomi e propositivi, come quelli che già sono nati e come quelli che ancora mantengono un buon potenziale, sono alla base di una più ampia riorganizzazione e suddivisione dei compiti tra Cantone e Comuni, in quella riforma che viene denominata Ticino 2020. “Stiamo definendo questa riforma in stretta collaborazione con i Comuni – e qui voglio sottolineare l’ottimo rapporto instaurato tra le parti. Il principio su cui poggia Ticino 2020 e quello di affidare al livello istituzionale più confacente (Comuni o Cantone) i compiti e dunque anche le risorse per svolgere nel miglior modo i servizi che il cittadino richiede, utilizzando al meglio le risorse finanziarie a disposizione. Un’analisi a 360 grandi che rende dinamico – e non vissuto solo a parole – il nostro federalismo. Un lavoro appassionante per le visioni che apporta, ma anche per il certosino impegno necessario a tradurre nella realtà queste visioni.”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Visita di cortesia dell’Ambasciatore d’Italia a Berna

Visita di cortesia dell’Ambasciatore d’Italia a Berna

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline il nuovo Ambasciatore della Repubblica Italiana a Berna, Silvio Mignano, accompagnato dal Console generale a Lugano Mauro Massoni e dal Primo Segretario e Responsabile per il settore economico e commerciale, Vincenzo Savina.
La visita ufficiale ha permesso una prima presa di contatto fra il Governo ticinese e l’Ambasciatore Silvio Mignano, entrato in carica lo scorso mese di giugno.
Nel corso dell’incontro sono state affrontate alcune questioni ritenute prioritarie nell’ambito delle relazioni tra Svizzera e Italia come la situazione di Campione d’Italia e l’accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri.

Swiss Talk of Annexing Italy’s Former CIA Spy Nest Roils Rome

Swiss Talk of Annexing Italy’s Former CIA Spy Nest Roils Rome

Da www.bloomberg.com

Campione d’Italia, a tiny sliver of Italian land inside Switzerland, has reason to feel like a pawn in someone else’s game.

Part of the province of Como, the 2.7 kilometer (one-square mile) commune about seven miles from the Italian border has faced a crisis since the closure last year of the casino that dominated its economy. The shutdown threw 500 of the village’s 2,000 people out of jobs and left its main street dotted with vacant storefronts carrying “for-sale” signs. A banner on a railing on Lake Lugano, on which the commune sits, plainly says: “SOS CAMPIONE IS DEAD.”

The casino was once the biggest in Europe. Now, creditors are fighting in an Italian court for their share of its 85 million euros ($93 million) debt. Meanwhile, two events have intensified Campione’s peril. One is a years-in-the-making plan pushed by Italy to tie the municipality closer to the European Union, which kicks in on Jan. 1. The other is a bold suggestion recently by a Swiss politician that his country annex the struggling territory.

“It’s an economic mono-culture that has failed and the status quo is unsustainable,” Norman Gobbi, the Swiss parliamentarian and member of the anti-immigrant Lega dei Ticinesi, said in an interview. People in Campione began collecting signatures a year ago for a petition to join Switzerland, “so annexation has to be considered as a possibility,” he said.

While Gobbi may have just been a provocateur, his comments raised hackles in Rome, with Italian parliamentarian Chiara Braga telling Corriere della Sera: “Campione is Italian and will remain so.”

An Italian Foreign Ministry spokesman said Gobbi’s words are “provocation aimed at local constituencies,” where the petition “gained no support in real terms.” A Swiss Foreign Ministry spokesman said it’s up to Italy to suggest “a possible affiliation to Switzerland.”

For Italy, struggling amid a decade-long economic slump, retaining control is a question of pride. For some in Switzerland, consolidating its grip on Lake Lugano’s stunning lakeshore — and the country’s southern border — at relatively little cost could be tempting.

The tiff has reinforced the oddity of Campione d’Italia — a one-time haunt of Central Intelligence Agency spies and a propaganda vehicle for dictator Benito Mussolini — which is just 750 meters from Italy as the crow flies but a winding 16-kilometer journey to the nearest Italian town.

A function of Europe’s relatively porous borders, the village uses the Swiss franc as legal tender, while also accepting the euro. It carries the Swiss country code (+41) for its phone network that’s run almost entirely by Swisscom and uses Swiss firefighters but has security provided by the Carabinieri, the Italian military police.

How a sliver of Italy became marooned from the rest of the country is a story going back centuries. Campione was granted special status by a Lombard ruler who gave it to a local order of monks in the 8th century. For nearly a thousand years it remained a peaceful territory known for its stonemasons. In 1848, during the Italian reunification wars, Campione asked to join the Swiss canton of Ticino but was rebuffed by the neutrality-minded Swiss government. So began its modern incarnation.

A casino was first set up in Campione in 1917, designed as a way to listen in on foreign diplomats cutting loose there. Its status as a quasi-neutral playground prompted the OSS, the CIA’s precursor, to set up a base there briefly. Mussolini renamed it Campione d’Italia in 1933 to put an Italian imprimatur on it, and ordered up a new casino.

That building, a classic example of Fascist architecture, had reached the end of its safe life by the turn of the 21st century. So the town commissioned a new casino by Swiss architect Mario Botta: a bold, angular 60-meter high building that cost about 160 million francs ($160.5 million) and opened in 2007.

The timing couldn’t have been worse. The global financial crisis hit and three rival casinos opened in nearby Swiss towns. Then the euro, worth as much as 1.68 francs in 2007, began a decade-long slide to near parity, eroding the gambling power of visitors from euro-zone countries. The heavily indebted casino closed its doors in July last year.

Now unemployed, many locals rely on euro-denominated Italian unemployment insurance and struggle to pay for pricey groceries sold in Swiss francs. Campione itself is barely able to pay for essential services like street cleaning and school maintenance provided by Switzerland. The children’s nursery had to close and the streets are eerily quiet.

“There’s no one,” said Alfio Balsamo, a former vice-mayor of Campione. “We used to have four, five thousand visitors daily on weekends.”

Nevertheless, sitting in his office on a quiet side street a three-minute walk from the casino, which he hopes will reopen someday, Balsamo said Swiss talk of annexation is plain wrong. “It’s all just a provocation, based on suppositions,” he said.

Campione is also worried about Italy’s push to include it in the EU customs union, something the country says was initiated years ago by the village. Its remote location had historically justified Campione’s exclusion but Italy has sought to overturn that anachronism.

The commune will stay outside the EU’s Value-Added Tax (VAT) zone to remain competitive with its Swiss neighbors, but entry into the customs union could still complicate things — everything from the Swiss registration of cars in the territory to Swiss insurance polices not valid on EU soil.

“The customs union would be a disaster for Campione,” Swiss parliamentarian Gobbi said. “It needs to postpone entry into the customs union and strike a new accord to resolve the provision of essential services for the territory.”

The two countries are in talks to ensure a smooth transition and “continuity’’ after Jan. 1 , said the Italian foreign ministry spokesman. Balsamo is less optimistic.

“It was a stupid idea,” says Balsamo. “Rome never thought of the citizens of Campione.”

 

Tresa, il nuovo Comune che segna un confine

Tresa, il nuovo Comune che segna un confine

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 del Corriere del Ticino

Il Gran Consiglio ha dato il via libera all’aggregazione a quattro nonostante il voto negativo di Sessa, ribaltato da una petizione. Non era mai successo.
Una fusione coatta, ma «sui generis». Così è stata definita in Parlamento l’aggregazione nel nuovo Comune di Tresa anche di Sessa, dove la votazione consultiva per l’unione con Croglio, Monteggio e Ponte Tresa aveva dato esito negativo per una manciata di voti. Ma alla fine una petizione sottoscritta dai cittadini ha avuto un ruolo decisivo nel cambiare il risultato.
Il deputato Omar Balli ha sottolineato: «È una primizia nel panorama delle aggregazioni».

Sessa può abbracciare Tresa
Gran Consiglio decreta la nascita della nuova realtà istituzionale includendo il paese che alle urne aveva detto no. È stata decisiva anche la petizione raccolta dopo la vittoria dei contrari – Adesso in Ticino il Comune più piccolo per estensione è Muralto

C’è stato un battesimo ieri a Palazzo delle Orsoline. Il Gran Consiglio ha dato il via libera alla costituzione del Comune di Tresa, che unirà Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa. Malgrado il voto popolare negativo di Sessa, che ha portato a un’aggregazione coatta, il Parlamento ha accettato la fusione a quattro con 69 sì, 5 no e 14 astenuti. Ad aver annunciato parere positivo sono stati Lega, PLR, PS e Verdi, mentre il PPD si è diviso fra favorevoli e astenuti. No di Più Donne. Ad aprire la discussione è stato Omar Balli (Lega), relatore del rapporto della Commissione Costituzione e leggi, che ha proposto l’aggregazione a quattro. «La maggioranza dei cittadini del comprensorio ha votato a favore e Croglio e Monteggio hanno detto sì pur sapendo che per loro il moltiplicatore d’imposta sarebbe aumentato dall’80% all’85%. Non è da tutti». Questo per dire che il consenso per il progetto di fusione era forte, nonostante il voto negativo di Sessa». Un responso infausto a cui però, ha concluso Balli, «è seguita una petizione pro aggregazione che ha raccolto il 55% degli iscritti a catalogo, cifra che supera i voti contrari nella votazione consultiva: una primizia per le aggregazioni».

«Coatta, ma sui generis»
Dunque è stata una fusione coatta ma «sui generis», come ha ricordato Marco Bertoli (PLR). «L’autodeterminazione è un valore fondamentale, ma non inalienabile. In talune circostanze è giusto privilegiare un bene superiore. La soluzione a quattro ha un pregio maggiore di quella a tre». Invece il PPD al momento del voto si è diviso. Maurizio Agustoni ha affermato che «il nostro partito è convinto della bontà del progetto. Però siamo contrari a qualsiasi fusione coatta per ragioni diverse dall’impossibilità di un Comune di continuare a camminare sulle proprie gambe, che non è il caso di Sessa. Tuttavia da sollecitazioni raccolte sul territorio, abbiamo maturato la convinzione che c’è un sufficiente consenso». Quanto al parere del PS, Nicola Corti ha sostenuto che «questa fusione lascia aperta una possibilità di scelta a chi oggi non sa barcamenarsi per il futuro, cioè le autorità di Astano».

«Garantiremo buoni servizi»
Secondo il democentrista Piero Marchesi, che è anche il sindaco di Monteggio e il principale referente politico del progetto aggregativo, «Tresa saprà garantire buoni servizi, un’amministrazione preparata e una prossimità che, grazie agli sportelli e alle commissioni di quartiere, porterà questi servizi alla popolazione, di cui sapremo cogliere le esigenze».

La medusa di Stephani
Il progetto ha avuto il sostegno anche dei Verdi, espresso in modo irrituale da Andrea Stephani, che ha mostrato la foto di una caravella portoghese. «È una sorta di medusa, che in realtà è un sifonoforo, ovvero non un solo animale, bensì quattro organismi diversi, specializzati e necessari alla sopravvivenza del super individuo». Il parallelismo con Tresa è evidente. Avrà quattro poli (Croglio scuola, Ponte Tresa istituzioni, Monteggio cura del territorio, Sessa cultura e svago). Più Donne invece, per bocca di Tamara Merlo, ha espresso un voto negativo alla fusione coatta, pur sostenendo che avrebbe accettato la proposta del Governo, ovvero la fusione a tre. Ciò nondimeno proprio il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «comunque il progetto a quattro è nato dal basso, dalla popolazione e non dal Cantone. Inoltre il Tribunale Federale ha confermato che il Gran Consiglio in materia di aggregazioni ha un ampio margine discrezionale, a differenza del Governo».

Si sposta un primato
La nascita di Tresa riduce di tre il numero di Comuni ticinesi (attualmente sono 115). Oltre a ciò, va ricordato che Ponte Tresa era il Comune più piccolo del Ticino per estensione territoriale (0,41 kmq). Il primato ora passa a Muralto (0,62 kmq).

Antenna violenza domestica, tre papabili

Antenna violenza domestica, tre papabili

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2019 de La Regione
Coordinatore/trice cantonale per la gestione del dossier

Tre papabili. Da cinquantatré, tante erano le candidature inoltrate alla scadenza del concorso, si è scesi, dopo una selezione basata sulla carta e una serie di colloqui, a tre profili.
Quelli che la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni sta prendendo in considerazione per il posto di coordinatore/trice chiamato/a a gestire il dossier riguardante la violenza domestica in Ticino.
Un fenomeno – la violenza (fisica, verbale, psicologica) tra le mura di casa – che resta purtroppo di attualità e che vede vittime soprattutto le donne. Da qui l’idea del Dipartimento di dar vita a una figura istituzionale che sul tema collaborerà strettamente anche con la direzione della Divisione giustizia. Una collaborazione volta fra l’altro a realizzare un piano di azione cantonale per concretizzare e monitorare – indicava il bando di concorso pubblicato il 9 luglio – i vari progetti per l’attuazione della Convenzione di Istanbul su prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, così come delle normative federali in materia, fra cui la legge che intende rafforzare la tutela delle vittime e che dovrebbe entrare in vigore nel luglio dell’anno prossimo. I tre candidati (ci sono profili sia femminili che maschili) su cui si è concentrata l’attenzione della Divisione saranno ora sottoposti a degli assessment.
«Nella valutazione e nella scelta verrà coinvolto anche il Dipartimento della sanità e della socialità – dice, da noi contattata, Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia –. Mi auguro che il Consiglio di Stato possa procedere alla nomina del coordinatore o della coordinatrice nel corso del mese di novembre». Il concorso si era chiuso il 23 luglio e più di cinquanta sono state le candidature. Diverse quelle di accademici. Chi con formazione in campo giuridico, chi in ambito sociale e chi in quello economico. Il/la coordinatore/trice dovrà pure partecipare «a commissioni cantonali e intercantonali, stilare rapporti e curare campagne di sensibilizzazione», ricorda Andreotti. A fine anno, intanto, scadranno i mandati dei membri del Gruppo cantonale di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica: «Vorrei proporre – sostiene Andreotti – una composizione maggiormente rappresentativa degli enti che si occupano dell’argomento».

Giornata cantonale dell’integrazione

Giornata cantonale dell’integrazione

Comunicato stampa

Nel fine settimana, sabato 12 ottobre, si è tenuta a Bellinzona la Giornata cantonale dell’integrazione, un evento annuale promosso dal Dipartimento delle istituzioni, in particolare dal Servizio per l’integrazione degli stranieri, quest’anno in collaborazione con l’Ufficio dello sport del DECS.

La Giornata cantonale dell’integrazione si è incentrata su un’attività all’aperto per rafforzare l’interazione tra le persone, abbinando la conoscenza del territorio all’attività sportiva.
L’appuntamento – che ha radunato circa duecento persone e ha visto la partecipazione del presidente della Commissione cantonale degli stranieri Omar Gianora e del sindaco di Bellinzona Mario Branda – ha permesso alla popolazione ticinese e alle comunità di trascorrere assieme un piacevole pomeriggio, inizialmente partecipando a una camminata d’orientamento in Città e poi a una merenda nel villaggio realizzato al Centro Gioventù + Sport. Uno spazio animato dalle comunità anche con proposte culinarie e con animazioni folkloristiche, da operatori del settore e da alcune Federazioni sportive. In mattinata si era invece approfittato del mercato cittadino per far conoscere le motivazioni e gli obiettivi della Giornata cantonale. Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita di questa manifestazione.