Polizia, un sabato speciale a Lodrino.

Polizia, un sabato speciale a Lodrino.

Da www.liberatv.ch

Il comandante Cocchi: “Obiettivo: dialogare con la gente”. E c’è anche l’asta dei radar

Spettacolari esibizioni, stand informativi e di prevenzione, anche virtuali, possibilità di pranzare e l’occasione di passare una giornata all’aria aperta con gli agenti. È il menu delle Porte aperte della Polizia cantonale che si terranno sabato prossimo, 5 ottobre, dalle 10 alle 16 all’aerodromo di Lodrino. Per l’occasione abbiamo intervistato il comandante Matteo Cocchi sui contenuti dell’evento, che ha cadenza quinquennale.

Com’è nata l’idea di una manifestazione pubblica della Polizia cantonale a favore della popolazione?
Quando sono stato nominato Comandante della Polizia cantonale ho ritenuto di primaria importanza avvicinare ancora di più il Corpo alla popolazione ticinese e ci stiamo riuscendo. Ritengo infatti fondamentale intensificare il dialogo con i cittadini e le cittadine del nostro Cantone grazie a un momento di aggregazione, dove presentare le molteplici attività della Polizia cantonale. La prima edizione della manifestazione, che è stata un successo, si è tenuta ormai cinque anni fa ad Ambrì e ora la ripeteremo a Lodrino.

Quali saranno i contenuti dell’evento?
L’iniziativa vuole essere una vetrina di qualità, con cui illustrare ai cittadini servizi e attività della Polizia cantonale. Sono quindi previsti cantieri statici, cantieri interattivi e, alle 11 e alle 14, sono programmate delle spettacolari dimostrazioni del Reparto interventi speciali (RIS) e del Mantenimento ordine (MO). L’evento prevede inoltre un’asta pubblica con i vecchi radar fissi. Per i più piccoli, saranno pure allestiti cantieri di carattere ludico. Spazi per pranzo e bevande saranno inoltre presenti in più punti dell’aerodromo.

L’asta dei radar, uno dei momenti della manifestazione di sabato, ha fatto un po’ sorridere. Crede che andranno a ruba?
Certamente, spero che andranno a ruba poiché gli eventuali introiti saranno investiti a favore della prevenzione in ambito di sicurezza stradale e quindi a beneficio di tutti gli utenti della strada ticinesi.

A chi si rivolge in particolare la festa?
Il nostro auspicio è quello di “convogliare” a Lodrino il maggior numero di persone e quindi le Porte aperte sono state concepite per suscitare interesse in tutte le fasce di età della popolazione.
Dai più piccoli, ai più giovani, alle famiglie fino ai più anziani, tutti potranno trovare proposte interessanti e passare una giornata diversa all’aria aperta a contatto con chi garantisce la loro sicurezza.

Campagna nazionale contro le “cybertruffe romantiche”

Campagna nazionale contro le “cybertruffe romantiche”

Comunicato stampa

Oggi prende avvio la seconda parte della campagna nazionale di prevenzione delle “cybertruffe romantiche” denominata “E lei? Avrebbe detto di sì?”. In quest’ambito le polizie svizzere e la Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) uniscono le loro forze per consigliare la popolazione sui comportamenti corretti da adottare in Internet allo scopo di evitare i pericoli legati a questo tipo di truffa, dalle conseguenze spesso drammatiche.
La cybercriminalità è aumentata in modo crescente in questi ultimi anni. Infatti, i dati dell’Ufficio federale di statistica (UST) evidenziano un aumento delle truffe da 9’238 casi nel 1990 a 16’319 casi nel 2018 (+76.7%).
Gran parte dell’incremento è ascrivibile allo sviluppo di Internet. Inoltre queste attività criminali, messe in atto a livello internazionale e dall’evoluzione estremamente rapida, rendono ancor più complesse le indagini giudiziarie avviate in seguito alle denunce delle vittime. Per questo motivo le polizie cantonali e comunali della Svizzera e la PSC hanno lanciato una campagna nazionale di prevenzione che mira a sensibilizzare la popolazione sui rischi potenziali legati all’uso di Internet. L’iniziativa prevede la diffusione di un video e nel corso del 2020 saranno diffusi altri filmati che tratteranno altri tipi di truffe. Parallelamente saranno promosse diverse altre azioni di sensibilizzazione, come l’affissione di manifesti pubblicitari, la distribuzione di cartoline, la pubblicazione di articoli su siti di prevenzione o l’organizzazione di conferenze.
La nuova campagna “E lei? Avrebbe detto di sì?” sensibilizza sulle truffe legate alla ricerca di un partner online. Questo tipo di reato vede al lavoro truffatori che sottraggono denaro per lungo tempo alle persone cadute nella loro trappola. Persone che si ritrovano poi con i conti bancari svuotati e un cuore infranto. La storia di Maria e delle sue disavventure con il personaggio immaginario di Franck, raccontata nel filmato, serve a diffondere i seguenti 4 consigli generali della campagna sui comportamenti da adottare quando si naviga in Internet, allo scopo di minimizzare il rischio di diventare vittima di un cybertruffatore:

– Non fidatevi mai di una persona che conoscete solamente in Internet!
– Non trasmettete mai password e copie o scansioni di documenti ufficiali come passaporto, licenza di condurre, ecc.!
– Non divulgate mai foto intime o informazioni personali!
– Non versate mai acconti se non siete sicuri dell’affidabilità del vostro interlocutore!

Dato che le vittime di una truffa romantica provano spesso un forte senso di vergogna, tendono a rinunciare a sporgere denuncia in polizia. Conseguentemente, il numero di truffe registrate per questo genere di reato potrebbe costituire solo la punta dell’iceberg. Inoltre,i danni materiali legati alle truffe romantiche possono essere ingenti. A queste perdite finanziarie si aggiungono poi danni di natura psicologica legati alla perdita di fiducia in sé. In queste condizioni, la prevenzione delle truffe romantiche assume quindi enorme importanza.
Il filmato della campagna è visionabile sul canale Youtube della Repubblica e Cantone Ticino al seguente link https://youtu.be/j7bBJH8FwT8 nonché sulla pagina Facebook della Polizia cantonale.

Incontro annuale tra i Governi cantonali di Ticino e Uri

Incontro annuale tra i Governi cantonali di Ticino e Uri

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato ieri, martedì 1. ottobre 2019, il Consiglio di Stato del Canton Uri. La riunione annuale fra i due Governi ha permesso di affrontare alcuni argomenti di comune interesse nell’ambito dei trasporti, dell’energia, della cultura e della formazione.

Il «Dazio Grande» di Prato (Leventina), ha ospitato ieri pomeriggio il tradizionale incontro di lavoro tra i Consigli di Stato dei Cantoni Ticino e Uri.
I due Governi – sotto la guida del Presidente Christian Vitta e del Landamano Roger Nager – si sono confrontati su numerosi temi di comune interesse.
Sono in particolare state affrontate questioni di attualità nell’ambito dei trasporti, dell’energia, della cultura e della formazione.
Al termine dell’incontro di lavoro, i due Esecutivi hanno poi raggiunto la pista di ghiaccio della Valascia per assistere al primo derby stagionale tra l’Hockey club Ambrì Piotta e l’Hockey club Lugano.

Polizia cantonale – Porte aperte

Polizia cantonale – Porte aperte

Aerodromo di Lodrino, sabato 5 ottobre 2019

Programma
10.00     Inizio manifestazione
11.00     Dimostrazioni del Reparto Interventi Speciali e del Mantenimento d’ordine
11.30-14.00     Cucine aperte
13.45     Saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi
14.00     Asta pubblica vecchie postazioni radar fissi
15.00     Ripetizione dimostrazioni del Reparto Interventi Speciali e del Mantenimento d’ordine
16.00-16.30     Chiusura manifestazione

In caso di cattivo tempo la manifestazione sarà annullata.
Informazioni al numero telefonico 1600 dopo il 02.10.2019.

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Gran successo per il pranzo della Lega

Gran successo per il pranzo della Lega

Da www.tio.ch

Circa 800 simpatizzanti del movimento si sono incontrati ieri al Padiglione Conza e hanno conosciuto i candidati per le prossime elezioni federali

La campagna elettorale è entrata nel vivo, le schede di votazione sono già arrivate nelle case e la Lega dei Ticinesi ha voluto chiamare a raccolta i propri simpatizzanti con un pranzo al Padiglione Conza di Lugano.
Alla giornata di ieri hanno partecipato circa 800 persone. Tra loro, naturalmente, vi erano pure i candidati per il Consiglio nazionale e Battista Ghiggia per gli Stati.
Tutti, durante la giornata, hanno preso la parola e hanno ricordato le battaglie leghiste, sottolineando l’importanza delle elezioni federali del 20 ottobre. «Nei prossimi anni – sottolinea il Movimento di via Monte Boglia in una nota – si deciderà il futuro della Svizzera: se continuerà ad essere come nazione indipendente e sovrana, o se si ridurrà a colonia di Bruxelles, con i funzionari dell’UE che dettano le leggi in casa nostra ed i giudici stranieri (della Corte europea di giustizia) che le applicano».
Un tema cardine, questo, per la Lega. «I rapporti con l’UE sono il tema fondamentale delle prossime elezioni (e non certo l’isterismo climatico) e gli schieramenti sono solo due: chi difende la Svizzera (Lega-Udc) e chi invece la svende (il triciclo PLR-PPD-PS più partitini di contorno)», si legge nella nota. «Il nostro Cantone merita dei rappresentanti alle Camere federali che promuovano la volontà della maggioranza dei ticinesi sui temi fondamentali per il futuro del Paese; non dei camerieri dell’UE che questa volontà la cancellano ad ogni occasione».
La Lega ritiene pertanto «essenziale» che vengano conservati i due seggi in Consiglio nazionale e punta pure alla Camera dei Cantoni. «Con Battista Ghiggia – viene precisato nella nota – il nostro Movimento dispone di un valido candidato per rompere finalmente il monopolio euroturbo al Consiglio degli Stati, che dura ormai da decenni».
Al pranzo di ieri al Conza hanno partecipato pure il presidente dell’Udc Ticino Piero Marchesi ed il candidato democentrista al Consiglio nazionale ed al Consiglio degli Stati – in “ticket” con Ghiggia – Marco Chiesa.

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 del Corriere del Ticino

Ghiggia infuoca la convention leghista
Il pranzo elettorale / Al padiglione Conza il candidato si scaglia contro le fughe di dati «Lo Stato è un colabrodo, dagli uffici escono fatti personali»
Sul caso delle frontaliere l’avvocato accenna delle scuse nei confronti di chi «si è sentito disorientato»

Sottaceti, salamino, polenta e brasato. Vino e birrette ad accompagnare. Sì. Ma prima del pranzo la parte ufficiale, una carrellata di saluti, candidati e slogan. Alla convention elettorale della Lega, in un padiglione Conza gremito (più di 500 i presenti ieri), aspettavano tutti una persona: Battista Ghiggia.

Come il Nano
L’avvocato, finito sotto i riflettori della cronaca ticinese per il caso delle segretarie frontaliere, è stato il primo a prendere la parola dal palco dopo il saluto del sindaco di Lugano Marco Borradori. Il candidato leghista, che punta a una poltrona al Consiglio degli Stati, ha centrato il suo discorso sul «leghismo». Eppure ha anche accennato delle scuse (per la prima volta) nei confronti di chi «si è sentito disorientato» per la storia delle assunzioni di frontaliere. Ghiggia ha poi brevemente ripercorso la storia del partito, citando più volte Giuliano Bignasca. «Quante volte hanno attaccato il Nano a livello personale, con mezzucci di ogni genere e bassezze, pugnalate alle spalle?» ha ricordato il candidato finito in mezzo alla bufera. Il riferimento dell’esponente leghista è chiaro, come ha spiegato lui stesso: «A distanza di 30 anni, i metodi sono sempre gli stessi». E poi, la stoccata allo Stato sempre in riferimento alla polemica delle frontaliere alle sue dipendenze. «Uno Stato colabrodo» ha proseguito Ghiggia, «incapace di garantire la sicurezza dei dati dei suoi cittadini, come avvenuto nei giorni scorsi. Dagli uffici escono dati personali. Oggi è successo a me, ma può succedere a tutti».

Sul palco è poi salita Roberta Pantani, candidata uscente al Consiglio nazionale, la quale ha puntato sui classici valori del partito di Via Monte Boglia, come la difesa dei valori ticinesi, i confini e l’UE. Natascia Caccia ha invece ribadito la sua contrarietà alla possibilità che le donne vadano in pensione a 65 anni, mentre Massimiliano Robbiani ha apparecchiato la tavola in salsa «primanostrista», spingendo per una maggiore attenzione al mercato del lavoro dei residenti. Microfono anche agli alleati dell’UDC, con il presidente Piero Marchesi che ha ricordato la volontà comune di «non svendersi all’UE». In seguito la parola è passata a Michele Guerra («bisogna combattere le demenziali politiche d’apertura»), a Sem Genini («dobbiamo essere una squadra, voglio mettere l’accento su agricoltura e territorio»). Infine Stefano Tonini – il cerimoniere – ha ceduto il microfono a Lorenzo Quadri («Non dobbiamo diventare una colonia di Bruxelles») e ad Alessandro Mazzoleni, il volto nuovo della campagna. Il locarnese ha parlato di previdenza e della sua contrarietà a parificare l’età di pensionamento uomo-donna. Da notare anche una breve apparizione pubblica di Attilio Bignasca, arrivato poco prima di mezzogiorno.

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 de La Regione

Ghiggia si accosta a Bignasca
Il candidato alla festa della Lega: ‘Il Nano fu attaccato con mezzucci che non sono cambiati’.
Negli interventi dei candidati, numerosi riferimenti alle origini del movimento, e al ritorno alla lotta contro la partitocrazia

Nel rush finale verso le elezioni federali del 20 ottobre, nel vocabolario della Lega tornano prepotentemente le barricate, la lotta contro la partitocrazia e il senso “dell’essere leghista”. Dal canto suo Battista Ghiggia, sotto pressione per la vicenda delle 13 frontaliere passate dalle sue dipendenze negli anni, si accosta alla figura di Giuliano Bignasca: «Quante volte hanno attaccato il Nano con mezzucci di vario genere. Ma lui non ha mai mollato. A distanza di 30 anni quei mezzucci sono sempre gli stessi…», ha commentato l’avvocato luganese di fronte agli oltre 500 simpatizzanti riuniti ieri a mezzogiorno al padiglione Conza di Lugano. Ghiggia come Bignasca, insomma. «La Lega è nata nel 1991 per combattere la partitocrazia, le grandi famiglie e la burocrazia, oggi non è cambiato nulla: bisogna riprendere quella lotta», ha proseguito tra gli applausi Ghiggia, che ha più volte alternato il ricordo della nascita del movimento di via Monte Boglia alle risposte, dirette e indirette, sulle polemiche che lo hanno travolto. «Lo Stato è un colabrodo da cui trapelano dati personali. Oggi tocca a me, magari domani a voi», ha chiosato, riprendendo anche quanto scritto ieri dalle colonne del Mattino. Mattino che, oltre ad un suo articolo, ha dedicato alla vicenda un lungo contributo a firma “Lega dei ticinesi”, parlando di “macchina del fango”, di “fatti di 15 anni fa” e di “meschinità”. Ma aggiungendo pure che “la Lega non era al corrente delle assunzioni fatte da Ghiggia” e che “avrebbe preferito che Ghiggia avesse zero dipendenti con permesso G”.

«In politica bisogna tornare a picchiare duro, come nel 1991» e «mi attaccano perché sanno che io sono uno che picchia duro. Ma io affronto gli attacchi a viso aperto», ha proseguito Ghiggia davanti ai suoi. Per poi aggiungere: «Mi scuso se qualcuno si è sentito disorientato» e terminare ribadendo: «A Berna non siamo in governo e per questo diamo più fastidio. Vi prometto che ne daremo ancora di più. Ci vuole più leghismo a Berna».

Barricate e leghismo
Il ritorno al ’91, alle barricate e al Nano lo si è ritrovato un po’ ovunque nei discorsi di chi si è alternato sul palco del Conza, quasi a riflettere quanto scritto da Boris Bignasca qualche settimana fa su Facebook – “Questa Lega (delle cadreghe che non lotta più, ndr) non sarebbe piaciuta al Nano” –. Lui, Bignasca junior, non parla, non risponde quando gli chiediamo se e quanto il suo post abbia influito su questo cambiamento di accenti. Il ‘rafrain’ ieri è comunque evidente. «Dobbiamo insistere, continuare a combattere», è stato il messaggio della deputata alla Camera bassa Roberta Pantani. «Negli ultimi 5 anni tra Plr, Ppd e Ps nessuno si è preoccupato di difendere il nostro territorio. Lo facciamo solo noi. E per noi sarebbe importante avere qualcuno agli Stati che la pensi così». Ritorno alle origini anche nelle parole dell’altro uscente, Lorenzo Quadri: «La prima battaglia del Nano e di Maspoli fu l’opposizione all’adesione allo Spazio economico europeo. Dobbiamo ritrovare quello spirito». E ancora: «Nei prossimi anni si deciderà se rimarremo uno stato sovrano o se diventeremo una colonia di Bruxelles. È ora che i ticinesi inizino a eleggere chi li rappresenta», ha aggiunto riferendosi alla presunta discrepanza «tra quanto la popolazione vota» durante iniziative e referendum e chi «elegge». Sul palco hanno poi preso la parola tutti gli altri candidati: Natascia Caccia, Andrea Censi, Sem Genini, Michele Guerra, Alessandro Mazzoleni e Massimiliano Robbiani. Così come il presidente dell’Udc ticinese Piero Marchesi, alleato nella congiunzione delle liste a destra, presente al Conza assieme al candidato democentrista agli Stati Marco Chiesa. Marchesi ha ribadito che «ci sono due scelte: o rimanere svizzeri o svendersi all’Ue. Tutti gli altri partiti vogliono questa seconda strada».

Il confine tra Lega e PS

Il confine tra Lega e PS

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 del Corriere del Ticino

A La Domenica del Corriere faccia a faccia sul tema dei frontalieri fra Norman Gobbi e Igor Righini
Il leghista: «Ghiggia è visto come una minaccia da PLR e PPD» – Il socialista: «Le politiche doppiogiochiste hanno stancato»

Da una parte il presidente del PS Igor Righini, dall’altra Norman Gobbi in una veste poco consona a un consigliere di Stato. In casa Lega, non avendo presidenti, occorre trovare sempre qualcuno disposto a difendere la causa.
Per le elezioni federali la scelta è caduta su Gobbi: «Ogni tanto occorre assumersi dei ruoli poco comodi» ha detto intervenendo ospite di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere.
E il momento è di quelli difficili. Sul tavolo c’è infatti il caso del candidato al Consiglio agli Stati Battista Ghiggia a causa delle assunzioni di lavoratori frontalieri in passato. «Ghiggia ha dato le sue spiegazioni, ma questa vicenda, non lo nego, fa un po’ bollire le busecche ai leghisti e ai ticinesi. Non ci pone in una situazione agevole, ma d’altra parte la sua situazione è la stessa di quattro anni fa. Sono attacchi che dicono che Ghiggia fa paura, è visto come una minaccia per PLR-PPD».
Dal canto suo Righini sottolinea che «a parole c’è chi dice una cosa e nei fatti ne fa altre. D’altronde Ghiggia è solo uno, ma ve ne sono molti altri in casa Lega e UDC». Il mercato del lavoro e i rapporti con l’Italia sono stati un po’ il filone della puntata, con Gobbi a vantarsi che il «mio Dipartimento è il solo frontaliers free», espressione che ha strappato un sorriso al socialista.
Righinetti ha poi chiesto a Righini se il problema è l’immigrazione o chi la cavalca economicamente: «Il problema è chi importa persone a bassi salari alimentando quei settori altamente speculativi nei quali i ticinesi non possono andare a lavorare». Da qui la sollecitazione al salario minimo. Ma Righini non ha mancato di ricordare al leghista il caso dei permessi falsi che aveva scosso il suo Dipartimento nella scorsa legislatura. La discussione a tutto campo ha pure toccato il tema caldo della scorsa settimana: i premi di cassa malati. Il direttore del DSS Raffaele De Rosa ha lanciato l’offensiva con proposte puntuali per evitare l’escalation del caro dei premi soprattutto in Ticino.
Gobbi ha voluto puntualizzare che «quelle proposte sono state discusse in Governo e abbiamo deciso di difenderle tutti assieme». Come dire che non è farina del sacco di De Rosa? «Non ho detto questo. Le ha avanzate lui e abbiamo detto di difenderle tutti assieme. Altrimenti bastava uscire dalla galleria del San Gottardo per trovarsi impallinati». Ma Lega e UDC su questo tema non la pensano allo stesso modo, ha rilanciato Righinetti: «Noi non siamo legati alle lobby, l’UDC è invece più vicino alle casse malati, io sono vicino ai ticinesi». Su questa mossa a Righini è sfuggita una smorfia: «C’è chi parla di franchigie più basse e premi accessibili. Poi nel corso dei quadriennio anche i leghisti a Berna, che sono parte integrante dell’UDC, li seguono. Basta dire cose che poi non si fanno. Le politiche doppiogiochiste ci hanno stancato».

Link alla trasmissione

 

 

“Alle urne per dare voce al Ticino”

“Alle urne per dare voce al Ticino”

L’appello del Consigliere di Stato alla vigilia delle elezioni federali

“C’è una certezza in queste elezioni: la Lega assieme all’UDC è l’unico schieramento che a Berna vuole difendere la sovranità della Svizzera, la nostra identità e i nostri valori. Dobbiamo osteggiare chi invece è pronto a svendere tutto o quasi, perché così… vuole l’Unione europea in profonda crisi per una conduzione politica che schiaccia gli Stati membri. Per questo è importante che ogni cittadina e cittadino ticinese esprima il suo voto in queste elezioni federali con un forte appoggio alla lista della Lega per il Nazionale e agli Stati”. È un vero e proprio appello quello che lancia il Consigliere di Stato Norman Gobbi, convinto che “è più che necessario riaffermare oggi a livello nazionale la nostra identità e la difesa dei principi che hanno visto nascere e crescere il nostro Movimento. Lasciare spazio soprattutto alla coalizione di sinistra comporterebbe conseguenze negative anche a livello cantonale, tenuto conto che temi come la legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, la legge sull’asilo, i rapporti internazionali vengono definiti a Palazzo federale, ma le ricadute sono poi dirette sui Cantoni e suoi cittadini”.

“Queste considerazioni – sottolinea Norman Gobbi – si innestano nel contesto di un discorso più generale sull’importanza della nostra democrazia, e quindi sull’importanza di partecipare alle scelte e agli indirizzi che vogliamo dare alla Svizzera. Sull’importanza dunque di esprimere il proprio voto, vuoi per corrispondenza, vuoi recandosi nel fine settimana del 20 ottobre direttamente ai seggi. Una bassa partecipazione non è mai un buon segno per la democrazia. Vuol dire non prendersi a cuore lo sviluppo della nostra società. Il futuro dei nostri figli, ma anche dei nostri anziani, della crescita del tessuto economico e del nostro sistema sociale. In questi ultimi mesi tutti questi temi vengono offuscati dalle nubi climatiche, che assorbono buona parte dei media. Noi tutti vogliamo vivere in un paese che abbia cura dell’ambiente, ma poterlo fare in maniera sovrana e libera è fondamentale. Soprattutto perché saremo noi a decidere come indirizzare anche le politiche legate all’ambiente e non accettare solamente le imposizioni che altri ci farebbero”.

“Portare la voce ticinese a Berna, quella che, per esempio,  si ribella ai continui aumenti delle casse malati è necessario per garantire anche domani uno sviluppo che considera in primo luogo gli interessi di tutti i cittadini e non solo di una parte di essi. Il Ticino in questo ambito ha dimostrato a Berna, grazie al nostro movimento e alla fiducia che le cittadine e i cittadini ci dimostrano, di farsi sentire e di cercare di portare al centro dell’attenzione anche le problematiche che i ticinesi vivono quotidianamente sulla loro pelle”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Comune di Breggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Comune di Breggia

Comunicato stampa

La collaborazione tra Cantone e Comuni nei servizi di Polizia e la riorganizzazione del settore della protezione del minore sono i due temi al centro delle visite organizzate dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni. Iniziata nel giugno del 2018 a Stabio, la terza serie di incontri è ripresa mercoledì pomeriggio nel Comune di Breggia.

Il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, ha aperto la riunione evidenziandone l’obiettivo: “abbiamo voluto proseguire la serie di incontri avviata due anni fa, perché per il Dipartimento delle istituzioni è fondamentale stabilire e mantenere un contatto diretto – soprattutto sulle riforme in atto – basato sullo scambio di informazioni senza mediazioni”. Due in particolare i dossier al centro della discussione in questo terzo ciclo di visite comunali: il progetto che vuole ridefinire la collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali e la riorganizzazione del settore della protezione del minore. Il capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa, ha dal canto suo messo sul tavolo alcune tematiche puntuali e ha posto una serie di domande specifiche volte a comprendere le aspettative comunali riguardanti i compiti di polizia e le autorità regionali di protezione.

Le riflessioni e gli spunti emersi durante la discussione saranno utili per definire il futuro assetto di questi due settori. Il sindaco di Breggia Sebastiano Gaffuri, accompagnato dal Segretario comunale Maurizio Mombelli, ha salutato positivamente questo genere di incontri e ha ricordato le peculiarità del suo Comune; Breggia, infatti, possiede in tutto e per tutto le caratteristiche di una zona periferica nonostante sia inserito in un distretto urbano e vicino a due grandi centri. Ciò, evidentemente, si riflette anche sulla gestione della sicurezza e in materia di autorità di protezione. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha infine constatato con soddisfazione il forte ruolo di “sentinella” che giocano a livello sociale i cittadini di una realtà come quella di Breggia. Un ruolo sociale ben definito che consente di mantenere viva la prossimità tra il cittadino e l’autorità politica. Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane con Serravalle, Ascona, Brissago, Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Al termine di questa tornata verrà stilato un bilancio in occasione di un incontro informativo con gli organi d’informazione che sarà organizzato prossimamente.

Foto: da sinistra a destra Luca Bieri, Norman Gobbi, Sebastiano Gaffuri, Marzio Della Santa e Maurizio Mombelli.

All’asta i vecchi radar fissi, ma forse sarà un arrivederci

All’asta i vecchi radar fissi, ma forse sarà un arrivederci

Gli apparecchi saranno venduti sabato 5 ottobre a Lodrino alla giornata delle porte aperte della Polizia cantonale.
Renato Pizolli: «Per fare prevenzione un Comune o un cittadino potrebbe piazzarli in strada anche se sprovvisti di fotocamera»

Il prossimo 5 ottobre i più nostalgici potranno finalmente salutare per l’ultima volta i nove «vecchi radar fissi» che per anni sono stati l’incubo di molti conducenti ticinesi, e non solo. Mandate in pensione dai due apparecchi semi-stazionari il primo gennaio di quest’anno, le nove scatolette in metallo (rigorosamente private del cosiddetto flash) saranno infatti messe all’asta all’aerodromo di Lodrino durante la giornata di Porte aperte della Polizia cantonale.
La base d’asta è di cento franchi ma, essendo la prima volta che apparecchi del genere vengono messi in vendita, nessuno sa quanto gli appassionati saranno disposti a spendere per portarsi a casa il curioso oggetto.
Inoltre, bisogna considerare che l’oggetto all’asta è comprensivo di una palo di 3,5 metri e pesa circa 280 chili; non un acquisto da poco.

Il possibile motivo
Ma per quale motivo – si chiederanno in molti – qualcuno dovrebbe portarsi a casa un tale apparecchio? Una prima ipotesi a questo proposito ce l’ha data il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli: «Ovviamente non possiamo saperlo con certezza. Ma una delle probabili opzioni – visto che l’apparecchio è sprovvisto di fotocamera e quindi non funzionante – è che qualcuno decida di comprarlo in un’ottica di prevenzione. Ad esempio, un’autorità comunale per piazzarlo nel proprio comprensorio». Qualcuno potrebbe addirittura acquistarlo per metterlo in giardino e far rallentare le vetture davanti a casa? «Non si può escludere», spiega Renato Pizolli che però tiene a precisare a tal proposito che «in questo caso si deve verificare con l’autorità comunale se è necessaria una licenza edilizia. Di principio ciò non è vietato dalla legge sulla circolazione stradale. Qualcuno – ci dice ridendo – potrebbe anche acquistarlo per una goliardata; per regolare qualche “conto in sospeso” con questo apparecchio. Ognuno, nei limiti della legge, ne farà ciò che vuole».
Tuttavia, sottolinea Pizolli, «è chiaro che se si installa nell’apparecchio un flash che accieca i conducenti, allora tutto cambia, perché disturba la loro guida».

Una festa con la popolazione
Detto dei radar, veniamo però alla giornata di Porte aperte della Polizia cantonale; un appuntamento durante il quale, ci spiega sempre Pizolli, le attività saranno numerose: «Ci saranno le dimostrazioni dei gruppi speciali d’intervento (le cosiddette teste di cuoio) e del servizio d’ordine, ovvero degli agenti che intervengono durante particolari manifestazioni (ad esempio un derby di hockey). Dimostrazioni che hanno anche una certa componente di spettacolarità. Ma soprattutto – prosegue il nostro interlocutore – ci saranno diverse postazioni interattive per mostrare e «toccare con mano» il lavoro quotidiano di praticamente tutti i reparti della Polizia». Ad esempio, spiega Pizolli, «la scientifica rappresenterà una scena del crimine, potranno essere rilevate le impronte digitali o vedere un macroscopio. Ci sarà anche lo stand espositivo sul cibercrimine dove saranno illustrate le diverse attività investigative e come il cosiddetto IoT o Internet delle cose impatti sulla nostra quotidianità e anche sulle attività inquirenti. Infine, tra le numerose attività, ci sarà anche la possibilità di fare il tiro al bersaglio con armi molto simili a quelle d’ordinanza (con una munizione evidentemente d’esercizio)».
Il tutto, ricorda il portavoce, «sarà animato dagli speaker di Radio3 che, provando anche loro le attività promosse, ci permetteranno di presentarci in maniera un po’ più leggera e raggiungere un pubblico più vasto».

Per i giovani
Insomma, attività per tutti; dagli adulti ai giovani e giovanissimi. E proprio a proposito di giovani, chiediamo a Pizolli, visti anche i recenti problemi a reclutare guardie di confine nel nostro cantone, se questo problema si presenta anche per la Polizia cantonale: «A differenza di altri cantoni che vivono questa problematica, in Ticino abbiamo un numero di candidature costante che ci permette di fare delle selezioni nelle quali possiamo veramente scegliere i candidati più adatti. Ma – precisa Pizolli – è un’attività costante quella di riuscire a comunicare con un pubblico più giovane. In questo, ad esempio, senso abbiamo recentemente attivato un canale Instagram della Polizia cantonale».

Nuova Valascia – Sinergie in caso di catastrofe

Nuova Valascia – Sinergie in caso di catastrofe

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha autorizzato ieri il finanziamento di una struttura protetta di oltre 850 posti, da inserirsi nel futuro stadio in Alta Leventina, destinata ai Comuni di Dalpe, Prato Leventina e Quinto. Il progetto segue la strategia adottata dal Dipartimento delle istituzioni atta a costruire unicamente rifugi pubblici ad alto valore aggiunto capaci di garantire alla popolazione una sistemazione funzionale a fronte di situazioni particolari e straordinarie.

Alla base del nuovo Stadio multifunzionale di Ambrì Piotta verrà costruito un rifugio pubblico capace di ospitare, qualora ve ne fosse il bisogno, 858 cittadine e cittadini bisognosi di protezione. Questo progetto segue quanto prescritto dalla Legge federale sulla protezione della popolazione e protezione civile del 4 ottobre 2002, la quale prevede che ogni abitante deve disporre di un posto protetto. L’intervento consentirà quindi di colmare il deficit dei comuni di Prato Leventina, Quinto e Dalpe. Il Consiglio di Stato ha deciso di dare continuità a una strategia, già adottata ultimamente dai Comuni di Pianezzo, Cresciano e Torricella-Taverne, che prevede la progettazione di rifugi pubblici multifunzionali capaci, da un lato di dare una sistemazione rispettosa delle necessità individuali per le persone ospitate in caso di emergenza e, d’altro, di poter essere utilizzati in tempo di “pace” per accogliere, su richiesta, truppe dell’esercito durante i corsi di ripetizione, squadre sportive o altre attività. L’edificazione del rifugio pubblico sotto la nuova Valascia, peraltro finanziato tramite il fondo dei contributi sostitutivi vincolati al collaudo della costruzione di strutture protette (in questo caso l’impegno finanziario a opera conclusa sarà di 3 milioni di franchi), porterà un importante valore aggiunto allo Stadio e in generale a tutta la Regione, garantendo maggiore sicurezza alla popolazione in caso di necessità e permettendo importanti sinergie a partire dalla messa in funzione del nuovo complesso sportivo.