Polo aviatorio della Riviera, luce verde da Berna

Polo aviatorio della Riviera, luce verde da Berna

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 de La Regione

Luce verde dalla Confederazione sulla prevista trasformazione dell’aerodromo di Lodrino da militare a civile con la creazione del Polo tecnologico dell’aviazione della Riviera (Pavir). Come riportato ieri dal ‘CdT’ online, Armasuisse con una lettera inviata nei giorni scorsi ha accolto quasi tutte le richieste inviatele lo scorso inverno dal Municipio di Riviera allora guidato da Raffaele De Rosa poi eletto in Consiglio di Stato e al quale è poi subentrato il vicesindaco Alberto Pellanda. Il quale ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio di Stato formata dal presidente del governo Christian Vitta e dal ministro delle Istituzioni Norman Gobbi accompagnati da diversi funzionari. La lettera giunta da Berna consente ora a Cantone e Comune di affrontare le fasi successive per la concretizzazione del Pavir. Da una parte il Municipio – che lo scorso marzo ha già ottenuto dal Consiglio comunale lo stanziamento di 220mila franchi necessari alla costituzione della Riviera Airport Sa chiamata a gestire il polo – dovrà chiedere al Cc i 910mila franchi già indicati per poter esercitare il diritto di superficie valido 99 anni (Berna ha escluso, ricordiamo, la vendita). Dall’altra il CdS chiederà al Gran Consiglio di confermare l’annunciato aiuto cantonale pari a 3 milioni: 2,6 serviranno a finanziarie adeguamenti infrastrutturali e manutenzioni straordinarie degli immobili; 520mila franchi saranno destinati alla trasformazione da militare in civile. Il Municipio nella sua lettera di febbraio aveva caldeggiato la riduzione del tasso d’interesse dal 3 al 2,5%; richiesta respinta ma siccome il valore dello scalo col passare del tempo si è notevolmente abbassato, l’interesse annuo non sarà di 67mila franchi ma di 33mila; confermato inoltre che i primi cinque anni saranno gratuiti, che dal quinto al decimo anno il prezzo sarà dimezzato e che dopo il primo decennio di attività le parti potranno disdire il contratto qualora il Polo non dovesse risultare finanziariamente sano. Interpellato dalla ‘Regione’, il sindaco Pellanda si dice fiducioso: «Ruag ha confermato di rimanere qui e le ditte presenti anche. Altre hanno già dimostrato interesse e inoltre s’insedierà il Centro di competenza per droni, lo Swiss Drone Base Camp».

Collina Sud «Mai sentite così tante fake news»

Collina Sud «Mai sentite così tante fake news»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 del Corriere del Ticino

A Muzzano la fusione spacca il paese e girano informazioni inesatte – Della Santa: «Serve serenità»

Lo spettro dell’aggregazione coatta, tante frecciatine, accuse di non amare il Comune. È stata una discussione vivace, che ha a tratti danzato sulla sottile linea dell’attacco personale, quella di lunedì sera al Centro scolastico di Muzzano, il primo di due incontri di questo tipo con la popolazione in merito alla votazione consultiva del 20 ottobre per l’aggregazione con Collina d’Oro (martedì 17 settembre si bissa a Gentilino). Discussione che ha portato il capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa ad affermare di «non aver mai visto un’aggregazione in cui circolano così tante fake news. È un sintomo d’emotività, ma spero che si possa procedere con serenità e rispetto».

La sala a Muzzano era gremita in ogni ordine di posti, circa 150 i cittadini di ambo i Comuni presenti, e – a giudicare dagli applausi a seguito dei vari interventi – più o meno spaccata a metà fra il sì e il no. Come ci si poteva attendere, in quanto a Muzzano col comitato contrario si sono schierati diversi municipali e consiglieri comunali. Uno temi dei temi principali è stato quello dello spettro dell’aggregazione coatta, in caso Muzzano respingerà la proposta d’unione. «Contrariamente alle voci fuorvianti che girano, questo non accadrà», ha detto ad esempio il municipale di Muzzano, Dario Poretti (schierato con il no), che ne ha chiesto conferma al direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che l’ha esclusa, ricordando che «il Piano cantonale delle aggregazioni è un indirizzo, non un’imposizione», e che il processo aggregativo «deve avere condivisione popolare. Per mia esperienza è un tema che prende poco la testa, un po’ il cuore e tanto la pancia. Eppure quanto vent’anni fa si parlava per il 2020 di un Ticino a 110 Comuni sembrava di bestemmiare in chiesa, e invece oggi ci siamo».

Fra gli argomenti favorevoli all’aggregazione, espressi in particolare dalla sindaca di Muzzano Simona Soldini, vi sono il rafforzamento degli enti locali, la salvaguardia del territorio e un maggiore potere contrattuale: «Se fossimo stati insieme non ci avrebbero portato via il trenino», ha detto un cittadino.

Per i contrari invece si teme una perdita d’autonomia, la chiusura e l’accentramento degli sportelli e il divenire «un’anonima frazione». «I problemi di Collina d’Oro non sono i nostri – ha detto un cittadino – noi siamo la collina di ponente, con altra entità e geografia». «Ci guardiamo in faccia, ma non ci parliamo e non ci conosciamo», ha rincarato un’altra. L’amministrazione di Muzzano è stata anche accusata di non amare il proprio Comune, un’affermazione che alla sindaca Soldini non è piaciuta: «Voler bene a un Comune vuol dire conoscerlo e vedere le sue debolezze, e provare a risolvere. E comunque non stiamo parlando di Milano e Palermo». «Nessuna frazione è anonima a Collina d’Oro», ha invece puntualizzato la sindaca di Collina d’Oro Sabrina Romelli, ricordando che il suo Comune ha già vissuto l’aggregazione della frazione di Carabietta, ben più discosta di Muzzano, senza particolari patemi.

L’ex sindaco di Muzzano Daniele Brugnoni (per i no), infine, ha chiesto se era possibile vincolare i contenuti del progetto aggregativo in modo legale affinché non si rivelino promesse da mercante. Uno strumento simile non esiste, è stato detto. Ma, come spiegato dal consulente Michele Passardi (che ha assistito la Commissione aggregativa), al Gran Consiglio sono stati chiesti dei vincoli. Anche perché quest’aggregazione non riceverà contributi finanziari dal Cantone, essendo le finanze dei due Comuni buone, se non ottime.

E qui risiede la particolarità di questa proposta aggregativa: la proposta non nasce per necessità finanziarie, quanto per opportunità, per diventare nelle intenzioni più forti.

(immagine: www.muzzano.ch)

All’asta le postazioni radar

All’asta le postazioni radar

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 de La Regione

“Una struttura metallica comprendente palo e cassetta, altezza circa tre metri e mezzo, peso 280 chili”.
Descritto così il pezzo all’asta il prossimo 5 ottobre alle 14 all’aerodromo di Lodrino non dirà nulla ai più. E invece si tratta di un oggetto – ne saranno battuti nove – che gli automobilisti conoscono bene e da molti temuto: la postazione dei radar fissi, recentemente dismessi dal Dipartimento delle istituzioni, ora pronto a liberarsene definitivamente.
La notizia è stata anticipata ieri da Tio e Ticinonews.
La base d’asta – si legge nel sito dell’Ufficio esecuzione e fallimenti (Uef ) – è fissata a cento franchi e “per questioni logistiche e di trasporto sarà presente un solo oggetto, gli altri hanno simili caratteristiche”, precisa l’Uef. Si potrà prenderne visione già a partire dalle 10, direttamente sul posto. Le vecchie postazioni radar saranno vendute, forse è bene precisarlo, senza apparecchio di rilevamento della velocità. Erano postazioni fisse, ubicate in punti della rete stradale cantonale considerati a rischio di incidenti. Quali particolari ricordi o quali interessi possono indurre all’acquisto di queste postazione, è difficile dirlo. Non resta che attendere.
Il tema dei radar anti-velocità è stato anche al centro del dibattito politico, quando qualche anno fa si è deciso di segnalare la presenza, a determinate condizioni, di quelli mobili.

La vendita delle postazioni si inserisce nella giornata di porte aperte della Polizia cantonale, che si svolgerà su tutto il perimetro dell’aeroporto rivierasco.
Alle 11 è in programma la dimostrazione dei gruppi speciali e del mantenimento dell’ordine (con bis alle 15).

Licenziato il Messaggio di potenziamento del Ministero pubblico

Licenziato il Messaggio di potenziamento del Ministero pubblico

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio volto al potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare e all’estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari. Misure tese a rispondere alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia penale cantonale.
Il Governo – a seguito della procedura di consultazione svoltasi nel corso dell’estate – ha confermato il principio di potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare, licenziando il rispettivo Messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. La proposta governativa – che recepisce le indicazioni del procuratore generale circa l’importante evoluzione dell’attività nel settore economico-finanziario e la relativa complessità di trattazione degli incarti – verte sull’attribuzione al Ministero pubblico di un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare che andrà a supportare l’attività della Magistratura inquirente nel contesto dei reati economico-finanziari. Il/la procuratore pubblico aggiuntivo/a sarà coadiuvato/a da un/a segretario/a giudiziario/a e da un/a collaboratore/trice con compiti amministrativi, che andranno quindi a costituire una nuova “colonna” all’interno del Ministero pubblico.
Nel Messaggio è parimenti confermata la proposta di estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari del Ministero pubblico, segnatamente nell’ambito delle contravvenzioni. Una proposta che mira a sgravare l’attività dei procuratori pubblici, attivi in particolare nella sezione di polizia, responsabilizzando i loro stretti collaboratori giuristi. Spetterà al procuratore generale autorizzare puntualmente l’estensione delle competenze nei confronti dei segretari giudiziari.
Queste misure, rammentiamo, sono accompagnate da alcuni interventi puntuali. Tra questi si richiama la decisione del Governo che a inizio luglio ha potenziato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari aggiuntivi, direttamente attribuiti al procuratore generale. Essi supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria in particolar modo nel settore dei reati economico-finanziario, rispondendo altresì anche all’introduzione della nuova figura del perito contabile presso l’Ufficio dei fallimenti, contestualmente alla lotta contro gli abusi fallimentari.
Il potenziamento complessivo del Ministero pubblico si aggiunge ai potenziamenti decisi negli scorsi mesi dal Consiglio di Stato per quanto attiene all’organico del Tribunale di appello in particolare, a dimostrazione della volontà del Governo – e per esso del Dipartimento delle istituzioni – di fornire una risposta chiara alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia cantonale.

Sorvegliato speciale

Sorvegliato speciale

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 9 settembre 2019 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12163657

A Magliaso prima degli omicidi
Il pregiudicato italiano arrestato venerdì si trovava già in Ticino, dove aveva chiesto il permesso di dimora

Il 51enne arrestato venerdì in un B&B di Magliaso ha accettato l’estradizione immediata. E così, in settimana verrà consegnato alle autorità giudiziarie d’oltre confine. Gli inquirenti calabresi lo accusano del duplice omicidio di due agricoltori di Petilia Policastro, suoi cugini, uccisi a Mesoraca il 21 aprile scorso.
L’uomo, già condannato in Italia e ritenuto vicino alla potente cosca dei Nicoscìa, è un nome noto alla giustizia ticinese. In passato era stato infatti oggetto di un procedimento penale per droga, conclusosi nel 1991.
A Magliaso – si è appreso sempre lunedì – era giunto prima dell’omicidio, in compagnia di un lontano parente. Aveva regolarmente notificato il suo arrivo, inoltrando la richiesta per il permesso di dimora. Permesso poi negatogli in ragione dei precedenti penali.
In attesa della risposta aveva iniziato a lavorare saltuariamente nell’edilizia. Lo ha dichiarato a verbale. Così come ha confermato di essere stato ricoverato, nell’ultimo mese, in un nosocomio luganese.
La sua presenza non era comunque sfuggita alla polizia cantonale, che lo sorvegliava da qualche tempo. Gli agenti hanno sentito anche il famigliare arrivato a Magliaso con il 51enne. Né lui né altri sono indagati dalla procura ticinese.

 

«Passo dopo passo una Giustizia più celere»

«Passo dopo passo una Giustizia più celere»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 10 settembre 2019 del Corriere del Ticino

Per contrastare i reati economico-finanziari arriverà un nuovo procuratore pubblico
Per contrastare l’aumento degli incarti legati ai reati economico-finanziari occorre dotare il Ministero pubblico di un procuratore pubblico supplementare. Ne è convinto il Consiglio di Stato che a luglio ha espresso un sì di principio su proposta delle Istituzioni. Terminata la consultazione, domani il messaggio approderà sul tavolo dell’Esecutivo per il via libera definitivo. Intanto Norman Gobbi annuncia che «si stanno valutando altri potenziamenti».

Terminata la consultazione c’è chi auspicava un passo più deciso. La soluzione proposta è un cerotto che non risolve la situazione?
«Il Consiglio di Stato ha sì proposto di aumentare il numero dei procuratori pubblici, ma nel corso dell’estate ha potenziato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari supplementari, figure chiave che supportano i procuratori pubblici nella loro attività. L’aumento di risorse che comporta un onere complessivo di circa 1 milione di franchi non lo definirei un cerotto, ma una decisione importante per la giustizia ticinese. Questo aumento potrà tuttavia giovare all’attività del Ministero pubblico solo se sarà accompagnato da misure incisive di organizzazione interna, di gestione e di conduzione dell’Autorità giudiziaria, nell’ottica di una sua funzionalità spedita e regolare».

Con questa mossa si rafforza il settore dei reati economico-finanziari. Non c’è però il rischio di creare disequilibrio con altri rami della giustizia sotto pressione?
«Effettivamente il potenziamento del Ministero pubblico potrebbe comportare delle conseguenze sul carico di lavoro delle autorità giudiziarie poi chiamate a giudicare i casi che vengono loro sottoposti. La funzionalità della Magistratura è un valore importante. Il Governo monitora costantemente la situazione e l’evoluzione dell’attività delle autorità giudiziarie e interviene quindi, come si è visto per il Tribunale penale cantonale per esempio, laddove giustificato. Attualmente difatti si stanno valutando altri potenziamenti, come pure riassetti, di alcune autorità giudiziarie».

Sul potenziamento del Tribunale penale cantonale la Commissione giustizia e diritti ha sollevato «perplessità sul modo di procedere del Governo», lamentando la mancanza di un «concreto progetto di riorganizzazione della Giustizia». Allora si naviga a vista?
«Va premesso che la Giustizia nel Canton Ticino funziona e lo constata annualmente il Consiglio della magistratura, che vigila sull’operato delle autorità giudiziarie. Se qualche anno fa ritenevo che si potesse intervenire con una riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario (ndr. il progetto denominato «Giustizia 2018»), con il mio Dipartimento ci si è resi conto che un progetto globale è oltremodo complesso nella sua organizzazione e concretizzazione, anche dal profilo del consenso di tutti gli attori del sistema giudiziario. Da qui gli interventi puntuali e mirati laddove giustificato. Ciò non significa navigare a vista: la visione d’insieme permane, ma occorre intervenire per priorità, tenendo conto anche delle risorse a disposizione per i progetti legati alla Magistratura. La priorità oggi anche per il Governo è la riorganizzazione delle Autorità di protezione».

Il Ticino è uno dei cantoni con il numero più basso di procuratori pubblici. Ma se la Giustizia arranca a subirne le conseguenze non è il cittadino?
«Occorre sempre fare molta attenzione ai paragoni anche in ambito giudiziario, dove ogni Cantone è organizzato in modo diverso. Un raffronto serio deve basarsi sulla conoscenza dell’organizzazione giudiziaria cantonale, di dati statistici accurati e completi anche riguardo al personale di supporto ai procuratori pubblici in generale. Il potenziamento del Ministero pubblico ticinese è una risposta decisa a fronte delle esigenze di questa autorità ed è voluta per rafforzare la fiducia e la credibilità della cittadinanza in questa istituzione».

Il 2020 è dietro l’angolo. Come la mettiamo con il progetto Giustizia2018?
«Il progetto “Giustizia 2018”, l’ho detto più volte, mantiene – seppur nella sua denominazione temporale ormai superata – tutta la sua attualità nel proprio fondamento, volendo predisporre una riflessione complessiva sull’organizzazione della giustizia cantonale. Gli spunti scaturiti dai vari gruppi di lavoro sono oggetto di approfondimenti puntuali nell’ambito di diversi interventi legislativi; è il caso per esempio, delle Autorità di protezione tramite le conclusioni del gruppo di lavoro sulle Preture».

Da oltre otto anni è a capo delle Istituzioni. Come sono cambiati i rapporti con il Ministero pubblico?
«Parlo in generale dei rapporti con la Magistratura. Constato che in questi ultimi anni si è instaurato un rinnovato e rinvigorito dialogo, grazie alla Divisione della giustizia, pur sempre nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni».

All’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini ha auspicato maggior autonomia per la Giustizia. La situazione è davvero così critica?
«Direi di no, anche perché all’intervento del presidente del Tribunale di appello non vi è stato alcun seguito da parte di altri magistrati. La Magistratura ha altre priorità».

In Magistratura ci sono sempre stati arrivi e partenze. Ma negli ultimi anni sembra che ci sia una sorta di accelerazione. C’è da preoccuparsi?
«Non direi. Il turnover di magistrati si verifica prevalentemente al Ministero pubblico, conosciuto per vari avvicendamenti insiti nella natura dell’attività svolta. Nelle altre autorità giudiziarie la situazione è stabile».

Un laghetto che (ancora) divide

Un laghetto che (ancora) divide

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 settembre 2019 de La Regione

Norman Gobbi ha smentito la fake news: ‘Nessuna coatta in caso di bocciatura in uno dei Comuni’
Aggregazione Collina d’OroMuzzano, animata e vivace la serata. A prevalere sono stati gli interventi critici.

«In caso di esito negativo della votazione in uno dei due Comuni, non ci sarà nessuna aggregazione coatta.
Determinante è il parere della popolazione per un progetto che dev’essere condiviso dai cittadini». Parola di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni che ieri sera durante la serata pubblica organizzata a Muzzano sul progetto di aggregazione con Collina d’Oro, ha sgombrato il campo da potenziali confusioni, sollecitato da Dario Poretti (municipale a Muzzano) e Silvia Torricelli (municipale a Collina).
Tante le voci, le domande e gli interventi fatti, in prevalenza negativi, però.
A fare gli onori di casa, Simona Soldini, sindaca di Muzzano, che ha ricordato come il tema sia stato lungamente dibattuto in paese da oltre un decennio. Dal suo punto di vista, l’aspetto più significativo è che si «è riusciti a portare al voto un progetto affinché siano i cittadini a esprimersi per dare stabilità e una visione per il futuro». Oltre a una sala gremita di persone, erano presenti anche la sindaca di Collina d’Oro Sabrina Romelli, municipali e consiglieri comunali. Un intervento ha messo in evidenza che i contrari oggi erano favorevoli ieri all’aggregazione con Lugano. Un altro intervento ha messo in dubbio il progetto perché entrambi i Comuni, che potrebbero continuare a vivere da soli, hanno paura di essere fagocitati da Lugano e i problemi sono diversi da quelli esistenti in Collina e Muzzano rischiadi passare in secndo piano. Romelli ha replicato ricordando che il «Comune nasce da un’aggregazione a 4 e che Carabietta era un paese ancora più piccolo di Muzzano e non è stato dimenticato né trattato diversamente». Soldini le ha fatto eco: «Vogliamo dare una prospettiva a Muzzano, con questa proposta». Per Daniele Brugnoni, municipale di Muzzano, dopo quanto passato, il Comune non è ancora maturo.

Nello studio, solo indicazioni
Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni ha espresso il punto di vista del Cantone. In estrema sintesi, l’aggregazione vuole rafforzare il principio del federalismo svizzero che ha bisogno di enti locali forti e capaci di assumere maggiori competenze e responsabilità mantenendo il controllo dei bisogni di prossimità. Il progetto è nel Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), strumento strategico di indirizzo soggetto a mutamenti che mira a ridefinire i confini comunali con l’appoggio e la condivisione della popolazione. La parola è poi passata a Michele Passardi, consulente che ha accompagnato la commissione di studio nell’elaborazione del progetto consultabile sul sito del Cantone (www.ti.ch) o in quelli dei due Comuni. Aggregazione caratterizzata da fake news, ha messo in evidenza il capo Sezione enti locali Marzio Della Santa il quale ha ribadito che quanto riportato nello studio sono indicazioni di massima. Le decisioni spetteranno infatti ai futuri rappresentanti politici, nel caso il progetto venisse ratificato dalla popolazione.

Il futuro ente locale non riceverà contributi finanziari dal Cantone: i due Comuni stanno bene economicamente. Il Cantone assicura però il risanamento del riale Cremignone (orizzonte temporale 2025), il mantenimento della rete attuale delle strade cantonali e garanzie sulla mobilità collettiva e l’evasione in tempi ragionevoli delle procedure di aggiornamento e modifica della pianificazione locale. Nello studio è indicato l’obiettivo di stabilire un moltiplicatore d’imposta fra il 60 e il 65 per cento.

(immagine: www.muzzano.ch)

Imposta di circolazione: “Aumento contenuto per le auto più vecchie”

Imposta di circolazione: “Aumento contenuto per le auto più vecchie”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI ha spiegato la nuova formula. “Pensata per favorire le automobili a basso impatto ambientale”

Come noto, lo scorso mese di giugno il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione. L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari penenti (l’invito dell’Esecutivo è quello di considerare il nuovo testo di legge come controprogetto all’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” e di respingere invece l’iniziativa “Gli automobilisti non sono bancomat”, ndr), è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020. 
La formula di calcolo, lo ricordiamo, prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile.
Nel frattempo è però montata la polemica su un’imposta che andrebbe a colpire nel portafogli i proprietari di auto vecchie e poco potenti. Polemica che ha spinto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a prendere posizione sul tema.
“Il nuovo calcolo per l’imposta di circolazione delle automobili nasce con molteplici obiettivi, tra cui figura quello della semplificazione della formula, la volontà di creare una base di calcolo più solida e prevedibile, favorire le automobili a basso impatto ambientale e soprattutto eliminare quelle grandi differenze di importo che, in alcuni casi, penalizzavano fortemente determinate tipologie di vetture nel confronto con gli importi pagati in altri Cantoni”, ha ribadito in un post su Facebook.
Gobbi ha in seguito spiegato che le automobili più datate sono, “come prevedibile in virtù del progresso tecnologico”, maggiormente inquinanti rispetto agli stessi modelli sviluppati e commercializzati in tempi più recenti.
“La crescente sensibilità ecologica ha visto tutti gli attori concordi nel considerare le emissioni (il CO2) quali criterio principale per il calcolo della nuova imposta di circolazione. Alcune automobili, in particolare le più recenti e meno inquinanti, vedranno quindi ridursi l’imposta di circolazione rispetto al metodo di calcolo attuale, il tutto per favorire – nella scelta di un’automobile – l’acquisto di un modello o di una motorizzazione maggiormente rispettosa dell’ambiente”.
“Ovviamente nell’elaborazione della nuova formula abbiamo rilevato che alcune automobili più datate sarebbero state confrontate con un incremento dell’imposta di circolazione – ha proseguito – Tuttavia un rapido confronto tra modelli equivalenti ma distanti tra loro anche oltre una decina d’anni ha messo in evidenza che la differenza d’importo annuale tra gli stessi si assesta di regola a non più di qualche centinaio di franchi”.
“L’aumento delle vetture più anziane, che in alcuni casi arriva appunto a qualche decina di franchi al mese (ma sono anche molti i casi in cui l’importo resta pressoché invariato o, addirittura, diminuisce), non è tale da “costringere” i proprietari di vetture più datate a cambiarle con una vettura più nuova (e del resto la differenza di valore tra una vettura con oltre dieci anni a una “nuova” non giustificherebbe tale scelta e da un punto di vista economico). La nuova formula è invece stata pensata affinché, qualora un conducente si trovi confrontato nella scelta di acquisto per una vettura, indipendentemente dal valore e dall’età dell’auto, venga incentivato nell’acquisto di quella più rispetto dell’ambiente”, ha concluso il Consigliere di Stato.

Contro i facili “pufat” e l’economia malata

Contro i facili “pufat” e l’economia malata

Il Consigliere di Stato Gobbi e la strategia per arginare un fenomeno dannoso
Più di due mesi fa il Dipartimento delle istituzioni ha presentato alcune novità organizzative presso l’Ufficio dei fallimenti.
Questa settimana, invece, una statistica a livello nazionale, ha messo in evidenza la presenza in tutti i Cantoni di personaggi che aprono società e poi fanno fallimento con troppa disinvoltura, tenuto conto che sommano anche dieci-venti e più fallimenti nel giro di un solo decennio.
Anche il Ticino conosce questo fenomeno. “È un problema che esiste anche da noi – sottolinea subito il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Non mi riferisco solo a questi numeri da record legati a poche persone, ma alla tendenza all’aumento dei fallimenti in generale. Le conseguenze di un fallimento aziendale o societario sono ben note e hanno ripercussioni negative sia sulle persone impiegate e le loro famiglie sia sulle stesse casse del Cantone e dei Comuni.
Non abbiamo dovuto aspettare quest’ultima statistica per mettere maggiori paletti grazie ai quali tentare di arginare il fenomeno”.
Che cosa intende dire? “Beh, oltre a una riorganizzazione in corso presso l’Ufficio dei fallimenti che siamo riusciti ad avviare con l’approvazione di un messaggio da parte del Gran Consiglio, avente lo scopo proprio di rendere più performante il lavoro in questo settore – e qui ringrazio tutti i funzionari coinvolti in questi cambiamenti – alla fine del mese di aprile il Governo ha nominato un “perito contabile”, direttamente subordinato alla direzione della Divisione della giustizia. È una nuova figura professionale messa al servizio degli Uffici dei fallimenti per l’analisi, la verifica e le valutazioni di tipo contabile e finanziaria degli incarti.
Il tutto in stretta collaborazione con i funzionari già operanti, così da essere in grado di predisporre le eventuali segnalazioni al Ministero pubblico quando c’è odore di bruciato”.
L’obiettivo è chiaro. “Si, certo – ribadisce il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Vogliamo avere più strumenti a disposizione per rendere maggiormente incisiva la lotta contro i cosiddetti fallimenti “fraudolenti” o “pilotati”. Sia contro i “pufat” quasi di mestiere, ma anche contro coloro che potrebbero celare attività ben poco nobili. E qui mi riferisco a società di comodo legate ad attività criminali”.
“Non possiamo aspettarci miracoli dall’oggi al domani. Siamo però ben consci che un lavoro coordinato tra l’Ufficio dei fallimenti, il Ministero pubblico e la stessa Polizia cantonale possa portare risultati tangibili. E il tutto a beneficio di una piazza economica, quella ticinese, e dei suoi lavoratori che ha bisogno di un tessuto sano in cui operare, con partner affidabili, solvibili. In una parola: seri!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Le valli tra solidarietà e povertà di spirito

Le valli tra solidarietà e povertà di spirito

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 6 settembre 2019 de La Regione

Ho letto con profonda tristezza della diatriba tra le comunità di Cevio e Lavizzara riguardo a una sezione scolastica, la cui presenza in alta valle avrebbe permesso di ravvivare e occupare il centro scolastico edificato a Sornico dopo l’aggregazione. L’autorità di Cevio ha invece deciso diversamente.

Spesso le valli richiamano l’attenzione, chiedendo solidarietà e sostegno. E spesso – anzi molto spesso – tale sostegno è garantito dal Cantone e dagli altri Comuni.
Poi capitano situazioni come quella avvenuta in alta Vallemaggia, dove la solidarietà interna a una valle cade e primeggia la povertà di spirito. Rattrista, poiché quella stessa comunità che ha detto “no” a Lavizzara ha sempre rimproverato al Cantone di essere poco solidale e di fare troppo poco per le zone periferiche È un peccato che alla prima occasione di dimostrarsi solidale con i cugini della Lavizzara il Municipio di Cevio abbia fatto il contrario di quanto chiede al Cantone.

Da valligiano sono triste, poiché significa che si è giunti davvero alla fine. Quando la solidarietà tra comunità di valle viene a mancare, si dimostra che non sta più a cuore il bene delle valli in generale, ma che si lascia prevalere una visione miope e a breve termine. Diventano così solo enunciati declamatori tutte le belle parole e le buone intenzioni pronunciate in altre circostanze. Non nego che anche l’arresto – per volontà della commissione di studio – del progetto aggregativo tra Cevio e i Comuni della Rovana sia un segnale pessimo sulla capacità del polo regionale di fungere da catalizzatore e virtuoso elemento di coesione.

Le sfide che attendono le zone periferiche sono spesso in salita, ma se sul percorso sono gli stessi attori protagonisti a mettere tronchi e pietre, beh, alla fine il Cantone potrà fare poco, anche se si è sempre adoperato per aiutare e sostenere queste comunità, come i progetti d’investimento stanno a dimostrare.

L’alta Vallemaggia deve affrontare ancora una sfida: la realizzazione della nuova casa anziani, che Lavizzara vorrebbe edificare con un concetto innovativo a Broglio, mentre altri opterebbero per innalzare di un piano il centro sociosanitario di Cevio (con tutti i problemi di gestione del cantiere e di convivenza tra ospiti e nuova costruzione). Speriamo che almeno sugli anziani si trovi quella solidarietà che per i bambini non si è sciaguratamente trovata; altrimenti, l’unica cosa che accomunerà l’alta valle sarà la gestione dei campisanti…