Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato questa mattina a Rivera una nuova forma di collaborazione con l’Associazione Nez Rouge.
Allo stesso tempo Nez Rouge ha illustrato il bilancio d’attività 2018 e i dati degli interventi effettuati dai volontari nel corso dei carnevali 2019.

Il Dipartimento delle istituzioni sin dalla prima ora ha sostenuto il progetto Nez Rouge. Infatti nel dicembre del 1995 la Sezione della circolazione stradale, il Servizio di cura dell’alcolismo e Rete 3 avevano unito le forze, organizzando un servizio di autisti per riaccompagnare chi non se la sentiva di guidare. Negli anni successivi il legame tra Nez Rouge e la Sezione della circolazione si è consolidato e dal 2002 i progetti e le iniziative dell’associazione di volontari vengono sostenuti dal progetto dipartimentale “Strade Sicure”. Ora è giunto il momento di rafforzare ulteriormente questo legame. Per questo il Dipartimento delle istituzioni proporrà la candidatura dell’associazione a nuovo membro della commissione “Strade Sicure”.
La commissione è presieduta dal capo della Sezione della circolazione, avv. Cristiano Canova, ed è composta da rappresentanti delle seguenti istituzioni o associazioni: Dipartimento delle istituzioni; Dipartimento del territorio; Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport; Associazione delle Polizie comunali; Ufficio della prevenzione degli infortuni (UPI); SUVA; Pro Velo Ticino; Touring Club Svizzero Sezione Ticino; Automobile Club Svizzero Sezione Ticino; Associazione Traffico e Ambiente (ATA); Associazione Svizzera Maestri conducenti; Associazione Svizzera Maestri moto; Mobilità pedonale Svizzera; Ufficio federale delle strade (USTRA).
Nez Rouge, costituitosi ufficialmente in Ticino nel 1996, continua oggi la sua attività di sensibilizzazione, oltre che di azione, per rendere attenta la popolazione sui rischi che si corrono guidando il proprio veicolo quando, per motivi diversi, non si è più in grado di farlo. In questo senso – e sulla scorta delle esperienze sin qui fatte – è da considerare a tutti gli effetti un partner in linea con gli scopi e le finalità che persegue la commissione “Strade Sicure”. Lo slancio volontaristico dell’associazione – sempre alla ricerca di persone che si mettano a disposizione per una o più notti al servizio degli altri – la rende ancora più meritevole.
Nelle differenti occasioni in cui nel 2018 Nez Rouge è stato attivo ha effettuato in totale 626 interventi, accompagnando in sicurezza al proprio domicilio 1’322 persone, percorrendo oltre 31’000 chilometri. Nei principali carnevali 2019 , in particolare a Bellinzona e a Tesserete, ma anche a Gordola, Malvaglia e Locarno, l’associazione ha effettuato 330 interventi, portando a casa 748 persone, per un totale di 13’612 chilometri percorsi.
“Strade sicure” è un programma di promozione per la sicurezza stradale avviato dal Dipartimento delle istituzioni nel 2002. Si occupa di sensibilizzare e sostenere progetti legati alla sicurezza stradale, come pure della formazione e della promozione di una guida più sicura e prudente. Inoltre collabora con gli Enti attivi in questo settore, coordinando la loro azione con quella dello Stato. Sostiene numerose campagne di prevenzione indirizzate a tutti i cittadini, allo scopo di rendere più sicura la circolazione stradale e promuove l’educazione stradale per tutti i vettori di trasporto.

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Comunicato stampa

Cerimonia finale sabato scorso a Locarno con i nuovi poliziotti

Sabato scorso al Palacinema di Locarno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha vissuto, assieme ai responsabili del Comando della Polizia cantonale, uno dei momenti più significativi e intensi del suo anno di lavoro: la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi per oltre una quarantina di neo agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia ferroviaria. Il Consigliere di Stato si è detto orgoglioso, felice e consapevole del grande impegno che attende i nuovi agenti di Polizia. “Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica, del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia, umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, ma anche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!”
Mettendo al centro del suo discorso l’importanza della sicurezza per il Ticino, Norman Gobbi ha sottolineato come “il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali”. Da qui l’importanza del ruolo e dei compiti dei nuovi agenti per tutta la collettività ticinese.

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

La riforma dell’Ufficio della migrazione dà buoni risultati

“Migliorare e approfondire l’esame delle pratiche sulle richieste degli stranieri che chiedono un permesso: era l’obiettivo che mi ero posto per questa legislatura, attraverso la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. E con soddisfazione posso dire, a distanza di un anno dall’implementazione di questa riforma, che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto!”.È soddisfatto il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della presentazione della riorganizzazione dell’importante servizio a Governo e Commissione della Gestione e delle Finanze.
La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. “Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione”, precisa Gobbi. Riforma che è partita il 19 giugno 2017, concludendosi il 4 dicembre dello stesso anno.
Cambiamento epocale
“La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso”,sottolinea il Consigliere di Stato. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali). Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.
Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. “Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento”, evidenzia Norman Gobbi.
Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. È stata introdotta una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. “Fra queste segnalo un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori”, sottolinea Gobbi.
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi). “Il rapporto dell’Ufficio della migrazione – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti”.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B.

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Quali sono le difficoltà che le donne ancora incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Parlare di leadership al femminile significa creare uno stereotipo pericoloso per il ruolo della donna nella società? E le donne sono leader migliori o peggiori degli uomini?
A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nel corso di una serata pubblica promossa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che avrà luogo mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano.
Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dall’ottenimento del diritto di voto per le donne in Ticino, il Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’evento “Leadership al femminile” intende approfondire e discutere il ruolo odierno della donna in posizioni di responsabilità nelle realtà aziendali pubbliche e private.
La serata sarà introdotta con una relazione della Capo Settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e in seguito la giornalista Simona Galli modererà la discussione con otto dirigenti che si stanno distinguendo nel loro ambito professionale.
Si tratta di:
Alessandra Alberti, Direttrice Chocolat Stella
Frida Andreotti, Direttrice Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni
Monica Bonfanti, Comandante della Polizia cantonale di Ginevra
Rosy Croce, Membro di Direzione Cooperativa Migros Ticino, Responsabile Dipartimento Risorse umane
Monica Duca-Widmer, Direttrice EcoRisana SA e Presidente del Consiglio dell’USI
Beatrice Fasana, Direttrice generale della Sandro Vanini SA e membro del Consiglio dei Politecnici federali
Maruska Ortelli, Presidente del Consiglio comunale di Lugano
Dounia Rezzonico, Procuratore federale capo, Responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione
Chiuderà il Simposio l’intervento della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir-Bordoli.
La serata è aperta a tutta la popolazione; gli interessati sono pregati di iscriversi all’indirizzo di posta elettronica di-comunicazione@ti.ch oppure compilando il formulario presente su www.ti.ch/eventidi.

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 8 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato prenderà posizione sull’accordo quadro per le relazioni tra la Confederazione elvetica e l’Unione europea.
Per noi il messaggio da inviare al Consiglio federale è chiaro: No ad un accordo che fa strame della nostra Sovranità. Infatti, se guardiamo agli interessi meramente cantonali, l’accordo raggiunto dal DFAE con l’UE mette a repentaglio istituzioni fondamentali per la gestione operativa del nostro Cantone.
Nell’ambito del divieto dei cosiddetti “aiuti di Stato” previsto nell’accordo, BancaStato e AET saranno obbligate a privatizzare e perdere la garanzia statale, così come molte aziende di distribuzione elettrica e servizi comunali (AMB, AIM, AEM, …).
Senza dimenticare poi che, in questo settore degli “aiuti di Stato”, ricadrebbero pure alcune misure di carattere fiscale, minando così la sovranità fiscale dei Cantoni, e alcuni aiuti alle aziende (pensiamo in particolare alla promozione economica regionale e turistica).
La ripresa dinamica del diritto europeo, sottoposta alla vigilanza ultima in caso di diatriba della Corte di giustizia dell’UE (sic!), è il vero grimaldello per demolire la nostra Sovranità e la Democrazia diretta che la regge.
Se l’accordo quadro venisse siglato così come concordato dal DFAE, il controllo dell’immigrazione e le misure d’accompagnamento in materia di libera circolazione a tutela dei lavoratori indigeni sarebbero spazzati via d’un sol fiato dall’UE e dalla sua Corte. Il Canton Ticino ha più volte ribadito la fondamentale necessità di controllare la libera circolazione e i suoi effetti sul mercato del lavoro (sostituzione, dumping, …), proprio grazie a posizioni chiare dei Consiglieri di Stato leghisti.
Anche in questa occasione il Ticino deve ribadire il suo No all’abbattimento dei già fragili argini posti alla libera circolazione, in quanto, se l’accordo venisse siglato così come proposto, anche misure locali (come il casellario giudiziale e il divieto di sosta alle carovane Rom straniere) sarebbero cancellate, così come il grande lavoro svolto per contrastare le numerose infrazioni sul mercato del lavoro riscontrate in Ticino (1/3 di tutte quelle registrate in Svizzera!).
Va poi aggiunto che sul nostro territorio – in virtù della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE che ci verrebbe imposta – arriverebbero studenti in cerca di aiuti pubblici, disoccupati stranieri in cerca di rendite e lavoro, pensionati in cerca di rendite migliori, e quant’altro.
I sottoscritti Consiglieri di Stato si sono impegnati, si impegnano e si impegneranno nel difendere il Canton Ticino e la Svizzera dalla demolizione della nostra Sovranità e della nostra Democrazia diretta, rimandando al mittente un accordo quadro che tien conto unicamente degli interessi dell’economia globalizzata e non considera gli interessi del territorio e della popolazione Ticinese.

Norman Gobbi e Claudio Zali

La riorganizzazione non è ancora finita

La riorganizzazione non è ancora finita

Intervista pubblicata all’interno dell’edizione di lunedì 4 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Una panoramica sui locali centri di asilo e rinvio, tra chiusure mancate e nuove aperture

I centri di registrazione e rinvio della regione stanno per affrontare una nuova fase di cambiamenti. Negli scorsi mesi, il Cantone ha annunciato che il centro di Rancate, la cui chiusura era prevista nel 2018, rimarrà operativo pure quest’anno e probabilmente anche oltre. Allo stesso tempo, si è saputo che la struttura federale di Pasture, al confine tra Novazzano e Balerna, aprirà i battenti già nel 2019. A Chiasso, il centro di registrazione avrebbe dovuto abbassare le serrande nel 2023 ma la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) ci ha poi ripensato. Con il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, affrontiamo il tema da un punto di vista regionale e allarghiamo il discorso alla sicurezza nel distretto.

Quando nel Mendrisiotto si parla di migrazione, più che della situazione globale spesso ci si riferisce alle singole – per quanto diverse – strutture: il centro d’asilo di Chiasso, quello unico temporaneo di Rancate e ora anche il futuro centro federale di Pasture. Quest’ultimo ha suscitato molto clamore per la propria ubicazione, per la vastità del progetto e, non da ultimo, per le polemiche sorte in occasione della serata informativa lo scorso settembre. Tenendo in considerazione questi aspetti e il delicato ruolo di intermediario del Cantone tra Comuni e Confederazione, come vede lo sviluppo della situazione?

«Ormai, da parte della Confederazione il dado è tratto visto che le procedure per la creazione del centro federale sono state avviate. La realtà è che il Ticino, anche per la sua posizione geografica, doveva essere protagonista del riassetto del settore dell’asilo entrato in vigore da pochi giorni, facendosi carico di un nuovo centro di registrazione e procedura in sostituzione di quello di Chiasso. La Svizzera centrale ha invece messo a disposizione una località in cui far nascere un centro federale di allontanamento, ospitando coloro la cui richiesta è stata negata e sono quindi in attesa abbandonare il Paese. Credo che le discussioni sorte attorno a Pasture siano state montate ad arte da alcuni rami della sinistra, anche perché le leggi sono state votate dal popolo oltre che dal Parlamento federale. L’impegno di tutti – Consiglio di Stato e Comuni – è ora quello di fare in modo che questa nuova struttura federale abbia il minor impatto possibile sulla popolazione residente».

Dopo i periodi di maggiore calca nel 2016 e vedendo i bassi numeri di affluenza odierni, è mai stata considerata l’eventualità di integrare il Cento unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione di Rancate, gestito dal Cantone, nel centro di Pasture, risparmiando così sui costi di gestione (circa 660 mila franchi annui)?

«A suo tempo lo avevamo proposto alla Confederazione che ha però rifiutato perché sono due tipologie completamente differenti di ospiti. Chi arriverà a Pasture, come chi arriva oggi a Chiasso, tendenzialmente ha già superato le verifiche di sicurezza e la sua domanda d’asilo verrà avviata regolarmente. Chi viene ospitato a Rancate non chiede l’asilo ma entra illegalmente e viene quindi rispedito in Italia. Nel centro federale d’asilo, rispettando determinati orari, la gente può entrare e uscire liberamente, cosa che non avviene invece nella struttura di Rancate. Quindi ci sarebbe una difficoltà nel distinguere un tipo di migrante dall’altro e due località differenti aiutano sia a non fare confusione che dal punto di vista della gestione operativa delle strutture».

È anche vero che chi viene ospitato a Rancate, di solito, è per una o due notti e si tratta di cinque, sei, al massimo una decina di persone alla volta…

«Nell’ottica di ottimizzare i processi, l’eventuale chiusura della struttura di Rancate e la conseguente concentrazione delle attività in un altro centro è in effetti un’opzione che discuteremo nelle prossime settimane insieme alle autorità federali. In particolare, là dove oggi sorge il centro chiassese di via Motta, in prossimità della stazione, potremmo riunire tutte le procedure legate alla fase iniziale del percorso: il controllo dei migranti al loro arrivo e l’identificazione. Seguirebbe poi il loro eventuale accompagnamento verso Pasture nel caso volessero depositare una domanda d’asilo oppure, nel caso dovessero essere rispediti in Italia, potrebbero sostare in quella stessa struttura in via Motta in attesa del rinvio, approfittando così della vicinanza della frontiera e della gendarmeria».

L’ipotesi quindi di mantenere dei posti letto a Chiasso anche dopo l’entrata in funzione di Pasture è ancora attuale?

«Certo. E verrebbero così risparmiati i costi di trasporto da e per Rancate oltre a tutti i costi di gestione della struttura».

Rispetto al futuro centro di Pasture, il discorso che sembra maggiormente preoccupare Comuni e residenti è quello della sicurezza. È un problema reale?

«Se il numero di richiedenti l’asilo rimane stabile rispetto a oggi, il problema non si pone. Anche quando ci sono state crisi più importanti come nel periodo delle rapine del 2011-2012 o quello dell’onda migratoria del 2016, siamo sempre riusciti a garantire un ripristino celere della sicurezza. In questo caso, a maggior ragione, il dialogo tra Cantone e Comuni è stretto visto che potenziali situazioni di questo tipo vanno gestite insieme, evitando impatti negativi sulla popolazione locale e puntando su altre misure come la video sorveglianza».

Restando in tema di sicurezza, quella percepita dagli abitanti del distretto è migliorata parecchio rispetto a un decennio fa e lo dimostrano anche i bilanci delle polizie comunali e di quella cantonale. Tuttavia si torna comunque spesso a parlare della chiusura notturna dei valichi secondari. Lei cosa pensa al riguardo?

«Partendo dalla mozione presentata da Roberta Pantani su questo tema, la Confederazione ha deciso di optare, anche in questo caso, per un potenziamento della video sorveglianza. Credo sia una risposta più moderna a una necessità che effettivamente c’era. Una chiusura dei valichi, specialmente in zone come Marcetto o Pedrinate, sarebbe psicologicamente più rassicurante perché si trovano praticamente sulla porta di casa. Dall’altra parte, però, i sistemi odierni di video sorveglianza monitorano i veicoli in transito e, quando serve, aiutano ad identificarli e poi fermarli. Le telecamere sono quindi più efficaci ed è anche grazie a queste apparecchiature che si è riusciti a ridurre se non a debellare per esempio il fenomeno dei furti o delle rapine nelle case oppure quello dei passatori. La mozione Pantani ha tematizzato una preoccupazione che si è poi cercato di placare con altri accorgimenti; il Cantone non aveva però sottovalutato la portata del problema avendo cominciato a muoversi già nel 2011, periodo in cui erano stati messi in piedi tutti i dispositivi mobili coordinati tra polizia cantonale e guardie di confine per presidiare del territorio. Da lì si è iniziato a lavorare assiduamente in questo ambito arrivando poi alla riorganizzazione della gendarmeria, all’aumento degli effettivi e ad altre misure che hanno portato all’aumento della sicurezza percepita da cui siamo partiti nella domanda».

 

18. Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

18. Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Il punto sullo stato dei lavori inerenti il progetto “Polizia ticinese”, sulla Legge sulla polizia e sui costi relativi alla Scuola di polizia sono stati i temi al centro della 18. Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che ha avuto luogo oggi pomeriggio a Bellinzona.
L’incontro odierno ha come di consueto permesso un confronto fra i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i municipali responsabili in materia di polizia dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali. Da notare l’entrata nella Commissione del Procuratore generale Andrea Pagani, in sostituzione dell’uscente Antonio Perugini.
È stato poi proposto l’aggiornamento del progetto “Polizia ticinese”. Nel prossimo futuro, ci si occuperà della ridefinizione della suddivisione dei compiti in base ai nuovi principi che sono allineati a quelli di Ticino2020.
I partecipanti alla riunione sono poi stati informati sullo stato di avanzamento della Legge sulla polizia: attualmente in consultazione interna, dovrebbe approdare in Consiglio di Stato e successivamente in Gran Consiglio entro fine 2019.
È stato fatto il punto anche per quanto attiene alla Legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Attualmente il disegno di legge e il regolamento sono in consultazione interna.
Infine, è stato affrontato il tema dei costi degli agenti comunali alla Scuola di polizia (SCP), confermato a 50’000 franchi per ogni aspirante alle stesse condizioni come per le SCP 2018 e 2019. A partire dalla SCP 2020 la durata della formazione sarà di 2 anni, con il secondo anno posto sotto la responsabilità dei Corpi di appartenenza.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 18 ottobre 2019.

A2: proseguono i lavori per il Centro di controllo e l’area multiservizi

A2: proseguono i lavori per il Centro di controllo e l’area multiservizi

Da www.tio.ch

Confermata la messa in esercizio entro la fine del 2022, con un investimento totale di circa 250 milioni di franchi

Procedono come da programma i lavori per la realizzazione del Centro di controllo veicoli pesanti (CCVP) e dell’area multiservizi a Giornico che nei mesi invernali sono proseguiti all’esterno dell’autostrada, con la realizzazione delle opere necessarie alla costruzione delle nuove bretelle dello svincolo e con il risanamento di parte dei terreni inquinati dalle attività industriali precedenti.

Nel frattempo, in questi giorni riprendono i lavori in autostrada sulla carreggiata Nord-Sud. Analogamente a quanto svolto durante il 2018 sulla carreggiata opposta, nel corso dei prossimi mesi saranno eseguiti tutti gli interventi per l’adeguamento del tratto autostradale alla nuova infrastruttura, unitamente alla continuazione dei lavori per la realizzazione dei nuovi sottopassi.

Per permettere la realizzazione di tali opere e per ridurre al minimo possibili disagi, la conduzione del traffico prevede un regime di conduzione denominato “5+0”, ossia il traffico circolerà sulla carreggiata Sud-Nord con due corsie in direzione Sud e due in direzione Nord con l’aggiunta di una corsia di dosaggio dei veicoli pesanti in direzione Nord. Il dosaggio del traffico pesante non verrà più quindi anticipato come lo scorso anno in zona Lodrino, ma rimarrà nella sua configurazione originaria a Giornico.

Proseguiranno anche le opere di risanamento dei sedimi inquinati adiacenti all’autostrada (“ex-parco rottami”) e la formazione dei rilevati.

I lavori per la realizzazione dell’area di stoccaggio e del centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico (CCVP) procedono quindi speditamente nel rispetto dello scadenziario programmato che prevede la messa in esercizio entro la fine del 2022, con un investimento totale di circa 250 milioni di franchi.

Durante tutte le fasi di cantiere, USTRA invita l’utenza alla prudenza e al rispetto della segnaletica di cantiere.

(Foto: Tio)

Delegazione del Principato del Liechtenstein in visita a Bellinzona

Delegazione del Principato del Liechtenstein in visita a Bellinzona

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, ha ricevuto a Palazzo delle Orsoline una delegazione del Principato del Liechtenstein.
Si è tenuto ieri, giovedì 28 febbraio 2019, a Bellinzona un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e una delegazione del Principato del Liechtenstein composta dall’ambasciatrice Doris Frick, dal Procuratore Generale Robert Wallner e dal Comandante della Landespolizei Jules Hoch. Per il Canton Ticino erano presenti il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, il Procuratore Generale Andrea Pagani e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.
L’appuntamento, pianificato da tempo, è servito ad allineare le conoscenze reciproche delle due realtà istituzionali anche in ragione degli ottimi rapporti già consolidati da tempo soprattutto all’interno della Conferenza dei Comandanti delle Polizie cantonali, di cui la Landespolizei fa parte.
Questa riunione ha permesso in primo luogo di confermare i buoni rapporti esistenti e di instaurare per il prossimo futuro una maggiore collaborazione nell’ambito di giustizia e sicurezza.
La delegazione, in un primo momento, è stata accolta presso il Comando della Polizia cantonale dal Comandante Matteo Cocchi e dal Procuratore Generale Andrea Pagani. Entrambi hanno presentato l’organizzazione delle rispettive istituzioni e la delegazione ha in seguito visitato la Centrale Comune d’Allarme (CECAL) e i locali a disposizione dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC). Infrastruttura apprezzata dagli ospiti, che hanno riconosciuto la modernità e la funzionalità della nuova struttura.
Molto apprezzato è stato anche lo scambio di esperienze inerente la gestione di persone pericolose, attività che in Ticino negli ultimi anni ha conosciuto un’importante specializzazione e che ha permesso di raggiungere importanti successi operativi.
La visita è poi proseguita al Palazzo delle Orsoline, dove il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Cancelliere Arnoldo Coduri hanno accolto gli ospiti del Principato del Liechtenstein discutendo di tematiche inerenti la giustizia e la collaborazione internazionale. Per la terza piazza finanziaria più importante della Svizzera è interessante poter avere un confronto bilaterale con il Liechtenstein e con le sue autorità giudiziarie.
L’occasione ha permesso di rafforzare quanto intrapreso da anni dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, nell’ambito di un costante confronto e scambio di conoscenze e strategie anche al di fuori dei confini cantonali e nazionali. Attività che consentono alle nostre istituzioni di mostrare la propria professionalità e farsi conoscere come partner affidabile, creando una sempre più ampia rete di contatti e di collaborazione, permettendo così di rispondere in maniera puntale alle nuove sfide della società moderna.

Il Federalista.ch: sondaggio sulle votazioni cantonali

Il Federalista.ch: sondaggio sulle votazioni cantonali

Da Il Federalista.ch

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A trentasette giorni dal voto cosa ci racconta il nostro sondaggio? Innanzitutto la plausibilità di un sottosopra annunciato. Le aspirazioni dei liberali alla riconquista del secondo seggio in Governo (‘#facciamolo’ è il loro slogan) non erano vanterie infondate. E, di converso, la tremarella dei socialisti per l’incubo di rimanerne esclusi non era affatto un espediente per far cassetta elettorale. Se questa prima proiezione del mago Pisani non mente (e perché dovrebbe, dopo anni di prospezioni azzeccate?), il quadro politico ticinese potrebbe subire uno scossone. La seconda storia che il sondaggio ci racconta ha per tema il cavalleresco torneo interno alla lista dei popolari democratici. L’argo-nauta Beltraminelli ce la farà a riacciuffare il vello d’oro del seggio in Consiglio di Stato? E’ un po’ presto per assegnare trofei (in questa prima proiezione non quantificheremo ancora le posizioni dei candidati), ma la navigazione tormentatissima dell’uscente consigliere PPD sembra poterlo condurre ancora in porto. Ma incominciamo dai partiti e diamo uno sguardo alla tabella numerica.

Come vedete, per ogni partito abbiamo riportato due valori, uno minimo e uno massimo (la cosiddetta “forchetta”). Il PLR è l’unico partito che segna una progressione (rispetto ai risultati del 2015) su entrambi i parametri. E’ dunque il partito che sembra godere di miglior salute. Sufficiente per soffiare il seggio ai socialisti? Per il momento no. Ma i giochi non sono fatti. Prendiamo i valori medi della forchetta: 27,8% al PLR e 14,5% al PS. Sarebbe sufficiente un’ulteriore piccola progressione dei liberali, poniamo dello 0,3% (28,1%), e una corrispondente ulteriore flessione dei socialisti dell’0,5% (14%) per ribaltare la situazione attuale che vede il quinto seggio ancora assegnato ai socialisti.

Il PS, allo stato attuale dei rilevamenti, non sembra affatto avviato a una rovinosa caduta di consensi (-0,3% nel valore medio), ma il valore minimo della forchetta (13,4%) segnala che uno smottamento fatale è nell’ordine delle possibilità. Staremo a vedere.
Più marcato è lo smottamento del PPD, che si aggira attorno al punto percentuale stando al valore medio, con la possibilità addirittura di un -2% se prendiamo il valore inferiore della forchetta. Ai popolari rimane comunque un “margine di sicurezza” di circa 1-2 punti percentuali per non vedersi estromessi dalla compagine di Governo. Di che far dormire sonni più tranquilli al presidente Dadò, quantunque l’erosione costante dei consensi, di quadriennio in quadriennio, non è certo motivo di euforia per il partito.

Che dire di Lega e UDC che, come sappiamo, hanno optato all’ultimo minuto per la lista unica nella corsa al CdS? Certamente Gobbi, che ne è stato il fautore indefesso, potrà vantare un titolo di merito. Senza i voti democentristi infatti il compito di mantenere i due seggi in Governo sarebbe stato arduo, se non impossibile. Nella fotografia di questa proiezione rimangono alla lista Lega-UDC tre punti di margine sul PLR onde garantirsi lo status quo, ossia la maggioranza leghista in CdS. Per il momento si registrano lievi erosioni sia per l’UDC che per la Lega.
I Verdi dovrebbero fare un passo avanti, che probabilmente si rivelerà più lungo quando si conteranno le schede per il Gran Consiglio. Marginalmente infatti si notano casi di voto disgiunto, ovvero di elettori verdi che dichiarano di scegliere la lista PS per il CdS.
Per le altre formazioni, indicate collettivamente nella tabella come “altri”, purtroppo il sondaggio non è in grado, data l’esiguità delle indicazioni raccolte, di operare una proiezione attendibile.

E’ tutt’altro che secondario il balzo in avanti delle schede senza intestazione, dal 16% al 22%. Si tratta di cittadini che manifestano sfiducia e stanchezza verso i partiti e preferiscono costruirsi il loro quintetto di consiglieri di Stato à la carte. O anche di elettori che non hanno il tempo di dedicarsi ad approfondimenti su liste e programmi e si affidano piuttosto alle sensazioni destate dai candidati più in vista, adocchiati qua e là, specie nelle trasmissioni televisive. Ovviamente i consiglieri uscenti, che hanno goduto lungo l’intero quadriennio di un’importante visibilità, fanno man bassa di preferenze su questa lista “fai da te”, che può regalare i soccorsi più pregiati e forse anche decisivi ai candidati in difficoltà.

Candidati.
E’ troppo presto per quantificare numericamente le posizioni interne alle liste. Lo faremo con la seconda proiezione, prevista per il 14 marzo. Al momento si possono ravvisare alcune tendenze. Vediamole, partito per partito, precisando che i dati finora raccolti ci permettono di cogliere, con valori attendibili, solo le prime due posizioni di ogni lista, in qualche caso anche la terza. Alle altre ci potremo avvicinare con la seconda proiezione.

Lega-UDC
Claudio Zali appare finora in vantaggio su Norman Gobbi che riduce però il distacco rispetto alle elezioni di quattro anni fa. Quanto ai candidati UDC, Piero Marchesi sembra potersi collocare in terza posizione di lista.

Per PLR
Christian Vitta non ha rivali, ma Alex Farinelli è solidamente nella posizione che potrebbe consentirgli di entrare in CdS qualora il suo partito ottenesse il secondo seggio.

PPD
Potremmo dire, con allegoria ciclistica, che Paolo Beltraminelli sembra al momento in fuga, riuscendo a distanziare i rivali di lista grazie ai voti ricevuti dalla scheda senza intestazione e dalle schede di altri partiti (Lega e PLR in particolare). Lo insegue Raffaele De Rosa, con lieve vantaggio sugli altri tre candidati, che pedalano in gruppo compatto.

PS
Manuele Bertoli guida la classifica e tra i rivali di lista è Amalia Mirante l’unica che potrebbe “impensierirlo”. La candidata dei giovani Laura Riget sembra avere un lieve vantaggio sugli colleghi di lista.