Consegnato il rapporto d’attività dell’Ufficio della migrazione

Consegnato il rapporto d’attività dell’Ufficio della migrazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di mercoledì 27 febbraio 2019, ha preso atto del rapporto presentato dal Dipartimento delle istituzioni relativo al primo anno di attività dell’Ufficio della migrazione nel nuovo assetto organizzativo attuato nell’ambito della sua riorganizzazione ultimata a dicembre 2017. Il rapporto è stato ora sottoposto alla Commissione della Gestione e Finanze del Gran Consiglio che prenderà visione degli effetti dei cambiamenti messi in atto e dei risultati raggiunti per migliorare questo importante servizio dell’Amministrazione cantonale.

La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione, che è partita il 19 giugno 2017 per quanto riguarda l’attuazione della procedura guidata per i permessi “G” (lavoratori frontalieri) e il 4 dicembre dello stesso anno con l’implementazione dell’assetto organizzativo definitivo e l’introduzione della procedura guidata per tutti i tipi di permesso.

Cambiamento epocale
La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.

Comuni meglio informati
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.

Ottimizzazione dei flussi di lavoro
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali) e nell’ambito di un colloquio già finalizzato all’esame della domanda e non solo per l’incameramento della stessa, come avveniva in passato. Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.

Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta, come detto, un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento. Il “Settore giuridico”, infine, nel 2018 ha rivisto i flussi e i parametri decisionali, in modo da favorire una più rapida presa a carico delle segnalazioni rispetto al loro grado di rischio. Le segnalazioni – annualmente sono circa 15’000 – riguardano decisioni emanate dalle Autorità giudiziarie cantonali e federali, rapporti di polizia, comunicazioni dai Comuni soprattutto su possibili residenze fittizie, possibili casi di abuso in ambito di prestazioni sociali, aziende e attività fittizie e segnalazioni da privati cittadini.

Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. Un gruppo di lavoro ad hoc si è occupato di mappare i possibili rischi per l’Ufficio allo scopo di analizzare la necessità di introdurre una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. Fra queste si segnala l’introduzione di un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione, le cui procedure sono state sviluppate in collaborazione con il Centro Servizi Informativi (CSI) del Cantone, e che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori. Sono inoltre state progressivamente introdotte ulteriori misure di sicurezza riguardanti la gestione del materiale e dei documenti sensibili e i collaboratori dell’Ufficio sono regolarmente sensibilizzati sull’importanza della confidenzialità dei dati e di un corretto utilizzo degli applicativi in dotazione.

Organico potenziato
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, come si ricorderà il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Tenuto inoltre conto delle criticità legate al ricorso di personale avventizio (programmi occupazionali o personale occupato nell’ambito di attività di utilità pubblica) per lo svolgimento dell’attività ordinaria, il Governo il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi) per la gestione corrente. Entro fine maggio 2020 il DI dovrà presentare un rapporto in cui avanzerà la proposta definitiva di adeguamento e consolidamento dell’organico. Su questo punto, il rapporto dell’Ufficio della migrazione evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali dell’Ufficio della migrazione per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti, riducendo, settimana dopo settimana, il numero delle pratiche in sospeso.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B. Il tutto senza alcun potenziamento delle risorse a disposizione dell’Ufficio. Inoltre, nel raffronto tra Cantoni paragonabili in termini di genere e numero di utenti, l’Ufficio della migrazione del Canton Ticino è quello che dispone del minor numero di risorse umane in rapporto al numero di stranieri presenti sul proprio territorio (dati 2017: 177’519 permessi attivi a fronte di 64,1 unità a tempo pieno).

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria del 2019 – la 49. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
La riunione si è aperta con una discussione sul progetto di riforma delle relazioni istituzionali «Ticino 2020». La Sezione degli enti locali ha presentato i risultati di un sondaggio demoscopico su funzione e ruolo del Comune, svolto su un campione di 825 cittadini, e ha illustrato gli esiti del simposio organizzato lo scorso 14 febbraio a Castione. L’Associazione Comuni ticinesi e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese hanno a loro volta illustrato le prime conclusioni di una consultazione alla quale ha aderito l’80% dei 115 Comuni ticinesi, e spiegato che i dati raccolti saranno ora approfonditi. In generale, è stata espressa la comune volontà di proseguire alla concretizzazione del progetto «Ticino 2020», i cui principi di fondo sono condivisi.

È stata poi discussa la proposta, avanzata dall’Associazione dei Comuni ticinesi, di avviare una revisione completa della Legge organica comunale. Il Dipartimento delle Istituzioni ha confermato l’intenzione di iniziare i lavori durante la Legislatura comunale 2020/2024, una volta condivisa la prima tappa del progetto «Ticino 2020» e completate le riflessioni che la Sezione degli enti locali sta svolgendo sul Comune di domani.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato anche su alcune decisioni del Consiglio di Stato in materia di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. È stato spiegato che entro il mese di giugno sarà consegnato il rapporto finale su costi e ricavi finanziari delle attuali 16 Autorità regionali di protezione. Entro la fine di settembre, il Gruppo di progetto presenterà poi la propria proposta finale al Governo.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito fornito alcune informazioni in materia di fiscalità. A proposito di imposizione delle imprese, è stato spiegato che il Consiglio di Stato intende essere pronto con la propria riforma all’inizio della prossima Legislatura, in attesa della votazione del 19 maggio che determinerà le prospettive a livello federale. Per quanto riguarda invece il tema delle tasse di soggiorno, è stato confermato l’avvio di un dialogo con i gestori del sito web AirBnb, affinché chi affitta camere in Ticino tramite la piattaforma sia soggetto a un prelievo alla fonte. È stato infine presentato il progetto «e-Trasloco», che intende permettere ai cittadini che si trasferiscono in un altro Comune di sbrigare automaticamente le pratiche amministrative per il cambio di domicilio.
La prossima riunione della Piattaforma è prevista per mercoledì 22 maggio 2019.

Medicina legale e traffico uniti

Medicina legale e traffico uniti

Da www.rsi.ch/news

Il Governo ticinese valuta favorevolmente il progetto di un istituto cantonale ad hoc nel quale integrare anche il medico del traffico

Il Consiglio di Stato ticinese vede di buon occhio il progetto con il quale si prevede la creazione di una sorta d’istituto di medicina legale cantonale, utile anche per le autorità inquirenti e nel quale troverebbe spazio pure il medico del traffico.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha spiegato alla RSI che “l’obiettivo è di avere questa soluzione entro il 1° gennaio 2020”, considerato che le discussioni in merito vanno avanti da diverso tempo, coinvolgendo anche “gli istituti universitari di medicina legale” e quello della Romandia, ovvero Losanna e Ginevra, in particolare.

Gobbi ha ricordato che con tale struttura il cantone già collabora e che si vorrebbe sviluppare tale sinergia anche in futuro in modo tale che “ci sia sempre un back-up” e che si abbia una “second opinion in caso di dubbi”.

Link

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 febbraio 2019 de La Regione

Primo passo per la medicina legale

Via libera del governo a valutare la statalizzazione.
Gobbi:‘Incontri positivi con gli enti interessati’ Sotto lo stesso tetto troverebbe posto anche la figura del medico del traffico.
Il direttore del Di: ‘Così evitiamo problemi di autorevolezza’.

Il governo autorizza il Dipartimento istituzioni a elaborare un progetto di Istituto cantonale di medicina legale, con cui si intende statalizzare anche la figura del medico del traffico.
Dall’idea al primo passo nel giro di poche settimane. Tanto ci ha impiegato il Dipartimento delle istituzioni a optare per la creazione di un gruppo di lavoro che disegnerà i contorni, ma soprattutto i contenuti, del futuro auspicato Istituto cantonale di medicina legale.
Il Consiglio di Stato ha condiviso la necessità di nominare un capoprogetto, dando quindi un via libera preliminare. Segno che le verifiche iniziali sulla fattibilità della cantonalizzazione del servizio hanno dato esito positivo. «Soprattutto gli incontri con i vari portatori di interesse – rileva alla ‘Regione’ Norman Gobbi, direttore del dipartimento –: il Ministero pubblico, la Polizia cantonale, la Sezione della circolazione e i medici legali che oggi garantiscono i servizi in ambito peritale a supporto degli enti citati».
L’obiettivo è quello di mettere sotto un unico tetto chi già lavora assieme. «La Polizia scientifica collabora molto strettamente con il medico legale: oggi c’è un mandato in essere, che però ha palesato tutti i suoi limiti».
La dottoressa Luisa Andrello si è trasferita in Ticino come previsto dall’accordo con l’Istituto di medicina legale di Varese, con cui il Cantone collabora ormai da una quindicina d’anni. «Il problema è che manca una struttura di ‘backup’ e di confronto – commenta Gobbi –. L’obiettivo è quello di consolidare il servizio a favore dell’autorevolezza delle istituzioni». In questo senso ci si orienta verso la Svizzera interna. «L’Istituto cantonale dovrà essere ancorato a un Istituto di medicina legale universitario già esistente oltre San Gottardo. Si tratterà di capire quale, anche se per ora siamo orientati verso Losanna». Recuperando sui punti critici citati poc’anzi. «Sì, si tratta di garantire sia il ‘backup’ che una ‘second opinion’. Esigenze che ci verrebbero assicurate». Non soltanto nell’ambito delle perizie a favore della medicina legale e del perseguimento penale, ma anche sul (caldo) fronte del medico del traffico. Figura, questa, che troverebbe posto sotto il tetto dell’Istituto cantonale di medicina legale e la cui statalizzazione permetterebbe, a mente del direttore del Dipartimento delle istituzioni, di risolvere quantomeno «il problema dell’autorevolezza». La seconda opinione sulle perizie, inoltre, sarebbe «garantita anche in quest’ambito». Con il vantaggio – sottolinea Gobbi – di non pesare a livello di organico. Ma l’operazione non rischierebbe di costare di più? «I costi sono prevedibili perché già oggi lavoriamo con un mandato. Del resto, ricordo che in passato le cifre sono state sottostimate. C’è la necessità di contenere le spese e sarà uno degli elementi a cui presteremo attenzione». Del gruppo di lavoro che si occuperà di valutare il progetto farà parte un rappresentante della Sezione delle finanze del Dfe. «Sarà compito del capoprogetto partire da questi elementi condivisi per definire i dettagli – puntualizza il capo del Di –. Sia per quanto riguarda il collocamento dell’Istituto cantonale, sia la struttura interna all’Istituto, sia la scelta definitiva sull’Istituto universitario a cui agganciarsi». Gli spazi dell’Istituto cantonale di patologia, dove oggi opera il medico legale, saranno ancora utilizzati? «L’Istituto di Locarno continuerà a garantire il posto in cui verranno svolte queste autopsie – risponde Gobbi –. Con il Dss ci siamo confrontati e da parte loro non c’è una grande necessità di servirsene, salvo quando ci sono errori medici. Questo però rientra nell’ambito del perseguimento penale o di eventuali altre cause, in cui il medico penale è chiamato a fare il perito».

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Miglieglia

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Miglieglia

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è ripartita lunedì 25 febbraio da Miglieglia.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineandone senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico, ciò che va bene e ciò che va meno bene. È la conferma dell’importanza che il mio Dipartimento conferisce anche alle realtà comunali piccole che, per molti aspetti, vanno considerate alla stessa stregua di quelle più strutturate. Per noi è essenziale stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazioni. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può e deve assumere nel prossimo futuro”.
Miglieglia non è un Comune ricco, non ha grandi disponibilità finanziarie, ma si dà da fare. Un ambulatorio/consultorio, il rinnovamento del parco-giochi, una sala multiuso, una bottega che propone beni di prima necessità, il recupero di sentieri e spazi boschivi: chi l’ha detto che una piccola realtà comunale non possa essere propositiva e progettuale? Parliamo di iniziative che, nel loro insieme, concorrono a innalzare il livello della qualità di vita del cittadino e che attirano a Miglieglia nuovi nuclei famigliari. Questo Comune di 311 abitanti lo sta dimostrando con i fatti: con attenzione, misura e intraprendenza, si ottengono risultati concreti.
Il sindaco Kaspar Weber – coadiuvato per l’occasione dal Municipio quasi al gran completo – non ha nascosto un certo e giustificato orgoglio nel descrivere al Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, e al capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, i frutti raccolti attraverso quello che potremmo definire “buon governo”. “Non possiamo fare ciò che fanno altri Comuni, ma cerchiamo di garantire il miglior servizio al cittadino sfruttando le nostre risorse. Facciamo ciò che dobbiamo e funziona tutto bene, anche perché collaboriamo molto con i Comuni che ci circondano”.
Parlando di collaborazioni intercomunali, il discorso è giocoforza slittato sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e Marzio Della Santa ha chiesto quale sia, nello specifico, la visione di Miglieglia: “È un tema importante – la risposta – L’aggregazione ha senz’altro un senso se parte dai Comuni del basso Malcantone per poi salire in alto, fino alle zone residenziali e turistiche. Al momento i segnali non sono però incoraggianti: i rapporti sono buoni, ma ci sono sostanziali divergenze di vedute”.
Per Miglieglia l’optimum sarebbe rappresentato dalla creazione di un Comune unico che abbracci tutto il Malcantone (il PCA prevede invece due entità distinte). Fattibile? Forse. Intanto, Della Santa ha messo sul tavolo un altro quesito: procedere a tappe intermedie è da ritenersi un tabù? “No, incontri ce ne sono già stati – ha detto ancora Kaspar Weber – Però mettere d’accordo tutti, ovvero Comuni forti e Comuni meno forti, non è facile”.
L’incontro si è poi chiuso con una piacevole passeggiata alla scoperta delle bellezze di Miglieglia, Comune che ha dalla sua l’insindacabile attrattività del territorio.

RSI Rete1: “Per un pugno di voti” oggi ore 12.08

RSI Rete1: “Per un pugno di voti” oggi ore 12.08

In piena ambientazione western, parte il 25 febbraio la trasmissione preelettorale di Rete Uno. “Per un pugno di voti” è il programma per conoscere i candidati al Consiglio di Stato ticinese in un fuoco di fila di domande, degno delle migliori pellicole di Sergio Leone. Gli incontri saranno quotidiani dal lunedì al venerdì. Proseguiranno fino al 29 marzo, con l’eccezione della settimana di Carnevale.
Saranno 14 minuti, dalle 12.08 alle 12.22, tutti i giorni durante i quali, a turno, Sharon Bernardi, Agata Galfetti e Amanda Pfaendler, con la collaborazione di “cavallo pazzo” Paolo Riva, ci faranno conoscere i contendenti alle prossime elezioni cantonali ticinesi.La trasmissione sarà in diretta radiofonica su Rete Uno, ma pure diffusa in video streaming sul sito, sul play e su Facebook RSINews dove ci sarà la possibilità di commentare quanto sta andando in onda.

Armi, c’è chi dice “no”

Armi, c’è chi dice “no”

Da www.rsi.ch/news

Il comitato dei contrari alla la revisione parziale della legge sulle armi ha lanciato lunedì la sua campagna di voto

La revisione parziale della legge sulle armi porterà ad un progressivo disarmo in Svizzera. Lo afferma il comitato referendario, che lunedì a Berna ha lanciato la sua campagna in vista del voto del 19 maggio.

Oltre l’80% delle pistole utilizzate nel tiro sportivo sarà immediatamente vietato se la revisione passa in votazione, ha detto Olivia de Weck, vicepresidente di ProTell. Ci vorrà un’autorizzazione eccezionale e questa sarà costosa e vincolata da condizioni severe. Un divieto totale delle armi semiautomatiche è inoltre un pericolo concreto ha invece precisato il copresidente del comitato e parlamentare UDC Werner Salzmann.

Infine la legge introduce una clausola del bisogno che rende il diritto di possedere un’arma un privilegio. La popolazione ha però detto “no” a questa via nel 2011 respingendo l’iniziativa per la protezione contro la violenza delle armi, ha affermato Luca Filippini, presidente della comunità di interessi dei tiratori svizzeri.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Armi-c%C3%A8-chi-dice-no-11473865.html

Ogni sforzo per delocalizzare i posti di lavoro in tutto il Ticino

Ogni sforzo per delocalizzare i posti di lavoro in tutto il Ticino

Importante obiettivo strategico del mio Dipartimento

“Portare i servizi del mio Dipartimento in tutti i distretti del Cantone è e rimarrà un obiettivo strategico della mia attività in Governo”. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la volontà di delocalizzare posti di lavoro interessanti su tutto il territorio ticinese resta una priorità e lo sforzo compiuto dal capo dipartimento leghista rimane una perla rara, visto che altrettanto non è stato promosso dagli altri dipartimenti, nonostante fosse un obiettivo dichiarato nel corso della legislatura 2011-2015.
Il bilancio che può presentare Gobbi è più che positivo. Nel 2013 vi è stato il trasferimento del Registro di commercio a Biasca; nel 2016 a Faido è stato creato il contact center dell’Ufficio di esecuzione, mentre l’anno successivo, ancora a Faido è stato portato il centro di competenze dei precetti esecutivi. “Forse qualcuno, vista la mia provenienza, e leggendo queste prime cifre può erroneamente pensare che il flusso dal centro sia solo verso le Tre Valli. Non è così, perché con la regionalizzazione della Polizia concretizzata nel 2015, abbiamo irradiato in tutte le regioni del Ticino l’effetto che si vuole raggiungere con la delocalizzazione”, precisa Norman Gobbi. “In questo caso è stata forte la volontà di tornare a presidiare nel migliore dei modi il nostro territorio per migliorare l’efficacia e la rapidità degli interventi della Polizia cantonale. Ma con questa regionalizzazione siamo pure stati in grado di riportare posti di lavoro nei distretti di Mendrisio e di Locarno in particolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Le cifre (confronta tabella) parlano chiaro: in totale negli otto distretti sono stati portati 127 nuovi posti di lavoro. In cifre assolute i maggiori beneficiari sono stati il Mendrisiotto (+39 unità, con un aumento del 55%) e il Locarnese (+24 unità e +30%). “Il lavoro però non termina qui. I due progetti che avranno il maggior impatto positivo – precisa Gobbi – saranno la creazione del Centro Controllo sul traffico pesante a Giornico (con una cinquantina di nuovi posti di lavoro) e lo spostamento a Monteceneri della Sezione del militare e protezione della popolazione e della Scuola di Polizia oggi ubicate a Bellinzona”.
In settimana il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha snocciolato queste cifre, accompagnato dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Ha scelto Mendrisio per incontrare la stampa: “E non è una scelta casuale. Il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo necessità di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro legati all’Amministrazione cantonale. E proprio da Mendrisio quattro anni fa siamo partiti per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio, con la finalità di aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione. E dall’anno prossimo la gendarmeria potrà entrare nel nuovo Centro di Primo Intervento, progettato dall’architetto Mario Botta”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Sicurezza e salvataggio: la “radio” funziona

Sicurezza e salvataggio: la “radio” funziona

Il Gran Consiglio ha approvato questa settimana il credito di 6.55 milioni di franchi per l’aggiornamento della parte cantonale della rete radio nazionale di sicurezza (Polycom), il principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono più di 55’000 gli utenti della Confederazione e 2500 nel Cantone gli utilizzatori delle radio digitali Polycom. Ora la rete ha bisogno di un importante aggiornamento per mantenere il passo con il progresso tecnologico. L’obiettivo è di garantire le funzionalità e la disponibilità della rete almeno fino al 2035, quando entrerà in funzione una nuova soluzione. Soddisfatto dello stanziamento del credito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che sottolinea come “le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare l’attività quotidiana delle forze dell’odine e del primo intervento sono da implementare poiché necessarie a incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza negli interventi”. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitato lo scambio di informazioni con i mezzi di soccorso dalla Centrale comune d’allarme (CECAL), di recente apertura. Una centrale –lo ricordiamo – che funge da mezzo di condotta per i numeri telefonici 112 e 117 e a medio termine anche del 118. La prontezza d’intervento è fondamentale e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potrà che giovare alla popolazione ticinese.