Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Da www.cdt.ch

Tocca a Norman Gobbi sfogliare l’album dei ricordi. Consigliere di Stato dal 2011, l’anno del raddoppio leghista in Governo, brillantemente riconfermato nel 2015, è a caccia del suo terzo quadriennio nell’Esecutivo.

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Consiglio federale bye bye
È il 9 dicembre del 2015, il giorno che ha decretato il fallimento alla corsa al Consiglio federale. Ma quanto ci credeva realmente? «Quando si inizia una gara lo si fa per una squadra e l’UDC aveva proposto un ticket a tre proponendo profili differenti. Nei giorni precedenti avevo capito che non era ipotizzabile la mia elezione, il PS aveva detto che non mi avrebbe sostenuto». E cosa le ha lasciato questa esperienza? «Un bel bagaglio di conoscenze, non capita a tutti di mettersi in gioco a 38 anni. Ho fatto una buona figura e il Ticino non ha certamente fatto una brutta figura».

La sana risata in stereofonia
Ma come, lei e Zali che sorridete assieme? «Certo e ridiamo anche di più, direi regolarmente e di gusto». E chi aveva fatto la battuta? «Di solito sono io. Ma Claudio è spesso pungente. Le sane risate le facciamo anche tra tutti in Governo. Fa bene». Quindi al bando le formalità? «Le punzecchiature ci stanno, ma siamo capaci anche a non prenderci eccessivamente sul serio». In realtà si dice che i vostri rapporti non siano idilliaci. Caratteri incompatibili? «Direi che siamo diversi, non incompatibili. Questa è la forza del binomio Zali-Gobbi. Il mio percorso è diverso dal suo: lui è stato catapultato dopo anni in Magistratura, io ho fatto un percorso lungo 20 anni. Questa è la forza della Lega». Teme la popolarità di Zali? «Abbiamo due Dipartimenti diversi, già Marco Borradori faceva il record di voti personali. Se vogliamo dirla così il Dipartimento del territorio è più simpatico, inaugura parchi e sentieri. Alle Istituzioni invece è giustizia e polizia. Siamo il perno dello Stato».

La Lega e la gente
E se un giorno la cosiddetta «gente» vi voltasse le spalle? Le capita mai di svegliarsi da un sogno di questo tipo? «Girando tra la gente mi rendo conto che ad essere apprezzato è sempre il contatto tra cittadini e autorità. Quel contatto che ci permette di restare sani mentalmente. Mi spiego, a volte vediamo come la distanza tra politici e cittadini sia tanto grande, sia una frattura insanabile. Qui possiamo ancora confrontarci come chi perde il lavoro. Ne sono a volte testimone diretto con chi mi avvicina o passa in ufficio a raccontarmi la sua storia».

Dimezzato, ma nel peso
Dal 2015 ad oggi Norman Gobbi si è quasi dimezzato, ha perso 40 chilogrammi: «Dimezzato, speriamo non in voti». Battute a parte è stata forza di volontà oppure altro? «È stato uno sforzo personale non indifferente, un cambiamento di testa. Un po’ come tutti i cambiamenti devono iniziare dentro di noi. Sono forse un po’ espressione di quella Lega che è cambiata. Oggi dobbiamo essere più moderni, ma non dobbiamo cambiare la voglia di arrabbiarsi, il nostro modo di essere. Io sono sempre Norman Gobbi, faccio più sport, ma ho la stessa energia e tenacia di prima».

(Foto: www.cdt.ch)

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Comunicato stampa

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2019 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione, per lanciare una campagna di sensibilizzazione secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”.
La collaborazione fra Confederazione, Cantoni e Comuni è essenziale per garantire delle efficienti politiche contro la discriminazione. Il razzismo rimane da sempre il maggior ostacolo all’integrazione.
L’edizione 2019 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo e la discriminazione, vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.
Sono previsti 30 eventi, di cui 10 rappresentazioni teatrali, 2 esposizioni, 11 incontri con la popolazione, 4 serate film, 3 conferenze.
Il programma dettagliato è scaricabile dal sito del Servizio per l’integrazione degli stranieri.

Accordo quadro: Il Consiglio di Stato dice NO

Accordo quadro: Il Consiglio di Stato dice NO

Da www.ticinonews.ch

Il Governo si oppone alla proposta di accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione indetta dalla Conferenza dei Governi cantonali (CdC) sulla proposta di accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea.
Il Governo ticinese, allo stadio attuale, è contrario al progetto a causa di lacune soprattutto rispetto alla posizione dei Cantoni, e in particolare a quella del Ticino, per quanto concerne le misure di accompagnamento alla libera circolazione, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini dell’UE e gli aiuti di Stato.

Il Governo segnala che il progetto di accordo quadro istituzionale posto in consultazione dal Consiglio federale è gravato da diverse lacune e di conseguenza vi si oppone.
Da una prospettiva ticinese, risulta inaccettabile l’indebolimento delle attuali misure di accompagnamento all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in particolare la norma degli otto giorni.

In tema di aiuti statali, il Consiglio di Stato considera inoltre particolarmente problematico il «quadro regolamentare orizzontale» previsto a tutela del buon funzionamento del mercato interno.
Questa soluzione intacca i fondamenti stessi del federalismo e le competenze dei Cantoni in diversi ambiti cruciali come fiscalità, aiuti regionali, aiuti all’insediamento di aziende e garanzie per le banche cantonali.

Il Governo ticinese esprime infine preoccupazione in merito all’approvazione – attualmente in corso all’interno dell’UE – del regolamento che coordina i sistemi di sicurezza sociale.
La ripresa della direttiva da parte della Svizzera avrebbe conseguenze estremamente pesanti per la Confederazione e per il Cantone Ticino, istituendo l’obbligo di versare indennità ai lavoratori frontalieri disoccupati. Il tema ha un’importanza capitale per la Svizzera e il Ticino, poiché – oltre a provocare svariate centinaia di milioni di franchi di costi supplementari per le casse della Confederazione – la misura aumenterebbe ulteriormente la pressione sul nostro mercato del lavoro, rendendolo ancora più attrattivo per la manodopera italiana.

“Un progetto inaccettabile, ci sono dei limiti oltre ai quali non si può andare – ha commentato il presidente del Governo Claudio Zali – Una decisione storica.
È la prima volta che il Consiglio di Stato bocca un tema europeo in consultazione”.

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Da www.cdt.ch

Nel 2018 l’occupazione ha toccato il 91,9%
Norman Gobbi: «Servono misure d’urgenza» – Intanto si lavora al nuovo carcere cantonale
Le carceri ticinesi sono sotto pressione e, anche se la sicurezza rimane garantita, occorre individuare al più presto nuove soluzioni. È quanto emerso nel corso del bilancio del settore esecuzione pene e misure durante il quale il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha annunciato che, per far fronte al continuo aumento dell’occupazione delle carceri, «verrà creato un comparto per la gestione dei detenuti definiti “particolari”.
Una tipologia questa che comprende casi psichiatrici non gravi o tossicodipendenti e che sta registrando una continua crescita che diventa sempre più onerosa in termini organizzativi». Entro la fine dell’anno verranno così create 12 nuove celle destinate a questa categoria di detenuti e come pure «incrementata la videosorveglianza». Una contromossa questa che mira a risolvere, almeno in parte, il problema dell’occupazione media che nel 2018 ha toccato il 91,9%.
«L’anno scorso il tasso di occupazione ha ricalcato quello del 2017 attestandosi attorno alle 234 presenze giornaliere», ha rimarcato il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio. «Cifre queste tutt’altro che positive. Anzi, si può dire sì che siamo rimasti stabili. Ma nella criticità. Basta pensare che la Farera, con una presenza media di 73 prevenuti, ha ripetutamente sfiorato il collasso. Sia per i posti a disposizione, sia per le difficoltà date dalla gestione dei detenuti problematici». Cifre alla mano, se la maggioranza dei reati concerne violazioni alla Legge federale sugli stupefacenti legate soprattutto al traffico e al consumo di droga, in termini di nazionalità il 70% di detenuti alla Stampa sono stranieri mentre alla Farera la percentuale sale al 90%. Un aspetto questo da non sottovalutare poiché, come sottolineato da Gobbi, «il fatto che due terzi dei carcerati siano stranieri influisce sull’occupazione poiché, sovente, per evitare il rischio di fuga di queste persone non viene loro concessa la reintroduzione sul territorio. Andando così ad incidere sull’occupazione». Da qui l’urgenza di implementare al più presto le misure citate in apertura.
E se queste si introducono nel corto-medio termine, lo sguardo del Dipartimento delle istituzioni si rivolge già al 2030. Quando dovrebbe vedere la luce il nuovo carcere cantonale. «Stiamo valutando nuove strutture per l’esecuzione della pena in altre località rispetto al Piano della stampa – ha precisato Gobbi – non dimentichiamo che la Stampa ha ormai 50 anni». E in attesa di individuare la nuova struttura, il Dipartimento ha incaricato la Sezione della logistica di avviare uno studio di fattibilità per ristrutturare il carcere cantonale di Torricella-Taverne da adibire a penitenziario femminile. «Entro giugno dovremmo ricevere i risultati dell’analisi – ha spiegato il consigliere di Stato – ci siamo infatti accorti che la popolazione carceraria femminile è in aumento anche a causa di bande rom che entrano in Ticino per commettere crimini sfruttando spesso minori e, appunto, donne». Per dirlo in cifre, l’anno scorso erano «89 le donne seguite in detenzione dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa», ha precisato la capoufficio Luisella Demartini-Foglia rilevando come «questo numero è in costante aumento e la crescita di detenute è un problema che si fa sentire».

Un aumento generale della popolazione carceraria che si è riflessa anche nel «raddoppio dei reclami ricevuti dalla Divisione della giustizia», ha rilevato la direttrice Frida Andreotti che ha poi lanciato uno sguardo all’organizzazione del settore rimarcando come «la frammentazione dei diversi attori attivi nel ramo non è sempre ottimale. Ecco perché abbiamo deciso di dare mandato a una società esterna per valutare una nuova organizzazione del settore più efficiente ed equilibrata. Analisi che dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno e fungerà da base per una futura revisione della legge». E proprio in termini di modifiche normative, a dirsi preoccupato per il continuo aumento della mole di lavoro è stato anche Maurizio Albisetti Bernasconi, presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, che nello snocciolare i dati che hanno contraddistinto il 2018 (circa 2.000 decisioni prese di cui 1.400 di esecuzione della sanzione penale), ha precisato come «il lavoro continuerà ad aumentare se vengono affidati ulteriori compiti e nuove competenze al giudice dei provvedimenti coercitivi come con la nuova Legge sulla polizia. Insomma, non dimentichiamo che noi svolgiamo il ruolo di guardiani della sicurezza della collettività. Certo, poter disporre di un effettivo maggiore sarebbe auspicabile ma, d’altra parte, siamo consapevoli che la popolazione si è espressa chiaramente quando è stata chiamata a votare in merito al taglio del numero di giudici da 4 a 3».

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio annuale del Settore esecuzione pene e misure, che comprende tra i vari attori le Strutture carcerarie cantonali (SCC) e l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR). Anche il 2018 si è confermato un anno di pressione, se consideriamo ad esempio l’occupazione media che ha superato il 91%. Al di là dei numeri e delle cifre, è stata anche l’occasione per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, di fare il punto sul carcere della Stampa, sui puntuali progetti sul breve, medio e lungo periodo che lo riguardano.
Norman Gobbi, durante la conferenza stampa svoltasi a Bellinzona, ha dapprima riservato un particolare apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dal personale delle SCC: “Un personale preparato e motivato – ha detto – garantisce un’elevata qualità del servizio”. Il Direttore del DI ha poi parlato delle misure di urgenza che si intendono implementare alla Stampa: è allo studio la possibilità di realizzare un comparto per la gestione dei detenuti cosiddetti “particolari” (casi psichiatrici non gravi, alta sicurezza e tossicodipendenti) così come l’incremento della videosorveglianza e la regolamentazione del flusso di accesso alle SCC. Ha concluso il suo intervento con un accenno alla ipotizzata edificazione di una nuova struttura carceraria.
Dal canto suo, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha meglio contestualizzato l’attività generale del settore, di cui fanno parte anche altri attori tra cui la Divisione stessa e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ha pure presentato un dettagliato rendiconto dell’attività svolta dalla DG così come indicato quali sono le prospettive future: il CdS ha dato mandato a una società esterna di effettuare una mappatura delle competenze e dei processi amministrativi del Settore esecuzione pene e misure il cui esito è atteso nel corso del 2019 ed è prevista la valutazione di una nuova organizzazione del Settore, più efficiente ed equilibrata.
Successivamente, ha preso la parola il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi: dopo aver spiegato quale sia il ruolo del GPC, ha spiegato qual è lavoro svolto dal suo Ufficio che, tanto per fare una significativa cifra, si occupa di emanare 2’000 decisioni ogni anno (600 provvedimenti coercitivi e 1’400 esecuzioni della sanzione penale). Infine, ha rivolto anche lui uno sguardo al futuro, evidenziando come l’aumento della mole di lavoro sia ormai una costante.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha invece posto l’accento sull’evoluzione dell’attività delle SCC dal profilo della loro occupazione e della sicurezza. Un’evoluzione che ha delle conseguenze sia in termini numerici (sovraoccupazione) sia dal punto di vista della complessità e dell’eterogeneità dei casi da gestire. Quali obiettivi 2019 ha ricordato anche lui il progetto delle 12 celle da destinare a detenuti pericolosi o con turbe psichiche minori e l’ulteriore miglioramento dell’ambiente di lavoro.
La Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), Luisella Demartini-Foglia, ha descritto gli ambiti di competenza del medesimo, che negli ultimi anni ha conosciuto, oltre a un aumento dell’attività, una crescita significativa dei compiti attribuiti: ultimi in ordine di tempo quelli riferiti al nuovo diritto sanzionatorio federale e alla violenza domestica. Ha poi dettagliato il bilancio 2018 dell’UAR e quali sono le problematiche e le tendenze che lo caratterizzano.

Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 marzo 2019 de La Regione

Proposta l’adesione alla commissione cantonale. Cifre in crescita anche durante i Carnevali.
Nel 2018 +2% negli interventi

Nez Rouge dovrebbe entrare a far parte della commissione cantonale ‘Strade sicure’. Lo ha annunciato ieri il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante un incontro con la stampa. La candidatura sarà sottoposta al Consiglio di Stato dallo stesso Di. Il governo, ha precisato Gobbi, deciderà dopo le elezioni del prossimo 7 aprile. «Per noi è l’occasione di sederci al tavolo con tutti gli altri attori che si impegnano per ridurre incidenti e morti sulle strade (attualmente i partner coinvolti sono 11, più il Di, il Dipartimento del territorio e il Dipartimento educazione e cultura, ndr)», ha spiegato il presidente di Nez Rouge Ticino René Grossi. Intanto la prevenzione sembra aver prodotto i frutti sperati negli anni, con una riduzione del numero di incidenti, di morti e feriti di oltre il 30% tra il 2011 e il 2017. Calate pure le persone trovate a guidare in stato di inattitudine: «Sino al 2010, una persona su cinque sottoposta al controllo dell’alcolemia era sopra il limite, mentre negli ultimi due anni siamo passati a una su dieci», ha precisato il portavoce della Polizia cantonale e capo progetto di Strade sicure Renato Pizolli. A confermare la maggiore sensibilità dei conducenti verso l’importanza di non mettersi al volante ubriachi, sotto l’effetto di farmaci oppure in stato di spossatezza è anche l’esperienza maturata dai volontari di Nez Rouge: «Le persone che riaccompagniamo vivono spesso in zone discoste, dove i servizi pubblici non circolano a tutte le ore. L’aumento dell’utilizzo dei treni per il Carnevale dimostra che chi può si sposta con un mezzo pubblico», ha rilevato Grossi. Gli altri, costretti a impiegare il veicolo privato, si rivolgono invece anche a Nez Rouge per rientrare a domicilio qualora non se la sentissero di guidare. Durante i recenti Carnevali (sei quelli coperti dall’associazione, compresi Rabadan, Stranociada e Tesserete) sono state riaccompagnate 748 persone in 330 interventi . «Siamo particolarmente soddisfatti – ha fatto notare Grossi –, perché non abbiamo dovuto dire di no a nessuno». Numeri in crescita pure durante tutto il 2018, con un ulteriore aumento dell’11% nei chilometri percorsi (31’428) e del 2% negli interventi (626).

 

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Riconoscimento-per-Nez-Rouge-11524066.html

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi non si dice preoccupato del ricorso al TF sulla legge di polizia: “Le norme già previste in altri Cantoni”
L’ipotesi di un ricorso era stata ventilata dopo il voto del Gran Consiglio del 10 dicembre scorso. In quell’occasione il legislativo aveva accolto la revisione della Legge cantonale sulla polizia: testo che tra le varie novità introduce la possibilità di indagini, anche mascherate preventive e misure di temporanea privazione della libertà di massimo 24 ore.
Contro la nuova legge, si apprende oggi dalla Regione, è stato inoltrato ricorso al Tribunale federale.
“Viene indebolita la tradizione legata allo Stato di diritto liberale, mentre aumentano i rischi connessi alla creazione di potenziali strumenti legislativi di repressione politica o di controllo sociale” – scrivono i ricorrenti Filippo Contarini e Martino Colombo, già noti per il loro ricorso parzialmente accolto dai giudici di Losanna contro la legge sulla dissimulazione del volto.
I giudici di Mon Repos in questo caso potrebbero avere una lettura diversa da quella dei due giuristi, dato che la legge ticinese ha ripreso norme già vigenti in altri Cantoni, valuta il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi. “Queste motivazioni potranno essere fugate visto che le norme previste per la custodia di polizia, introdotte nella legge di polizia cantonale ticinese, sono già previste in altre leggi cantonali e anche di recente sono state introdotte in altri Cantoni” spiega Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Non solo questa – che è una parte minore – ma soprattutto tutto il mondo delle inchieste preventive e mascherate che per la lotta alla criminalità sono molto più importanti. Quella di custodia di polizia è una misura di ordine pubblico, che ha bisogno delle sue tutele. In questo caso il Gran Consiglio le ha previste”.
“Altri Cantoni” prosegue Gobbi, “avevano già avuto modifiche di legge sottoposte anche al giudizio del Tribunale federale, quindi confidiamo che anche in questo caso possiamo essere tutelati dall’alta corte di Losanna proprio perché non abbiamo inventato nulla e abbiamo previsto – attraverso misure adottate dal Parlamento – delle autorità di controllo e di reclamo qualora la custodia venga valutata in maniera eccessiva”.
Il ricorso può tuttavia bloccare l’attuazione della legge, aggiunge ancora il ministro. “Immaginavamo di metterla in vigore per il primo di luglio, ma se viene dato l’effetto sospensivo, la legge non entra in vigore. Attendiamo le indicazioni da Losanna prima di esprimerci in merito”.

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Palazzo delle Orsoline ospiterà domani un incontro strategico tra Consiglio di Stato, Esercito svizzero e rappresentanti di USI e SUPSI, per gettare le basi di una futura collaborazione in ambito formativo. Al termine dell’incontro è prevista la firma di un Concordato.
Il Governo – rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni) e dal Consigliere di Stato Manuele Bertoli (Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) – incontrerà nella mattinata di domani, martedì 12 marzo 2019, le delegazioni del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), dell’Università delle Svizzera italiana (USI) e della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
L’incontro, voluto dal Comandante di Corpo Daniel Baumgartner, Capo Comando Istruzione dell’esercito, mira a creare un contatto tra Esercito svizzero, autorità e realtà universitaria ticinese, gettando le basi per instaurare relazioni proficue in ambito formativo. Per questo, al termine dell’incontro sarà firmato un Concordato («Memorandum of Understanding») che conterrà i principi generali per una futura collaborazione.
L’Esercito svizzero sarà rappresentato dal Divisionario e Capo dello Stato maggiore dell’esercito Claude Meier e dal Signor Mauro Rossi (progetti Comando Istruzione). Gli istituti universitari ticinesi saranno invece rappresentati dalla signora Dr. Monica Duca Widmer, Presidente del Consiglio USI, da Boas Erez, Rettore dell’USI, dal Presidente del Consiglio SUPSI Alberto Petruzzella e dal Direttore generale SUPSI Franco Gervasoni.

“Il via vai di procuratori rallenta le inchieste”

“Il via vai di procuratori rallenta le inchieste”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il caffé

Il Ministero pubblico sotto stress tra addii e nuovi ingressi

C’è chi va e c’è chi arriva. Il Ministero pubblico sta progressivamente mutando pelle. E l’elevato turnover di magistrati preoccupa anche il ministro Norman Gobbi (vedi intervista a pagina 13). Nel giro di due anni, la squadra è cambiata. È arrivata Anna Fumagalli che nel maggio 2017 è stata scelta per sostituire Nicola Corti, poi Claudio Luraschi che ha preso il posto di Andrea Pagani eletto procuratore generale e Roberto Davide Ruggeri che ha sostituito Roberta Arnold. Da ricordare anche l’uscita di Antonio Perugini, il magistrato con più anzianità, e quella di Paolo Bordoli, diventato giudice dei provvedimenti coercitivi, sostituiti da Petra Canonica Alexakis e Pablo Fäh. Ora, nella procura che assomiglia a un tram del desiderio dove molti salgono e altri dicono addio perché evidentemente hanno capito di non essere nel posto giusto, altri per anzianità e altri ancora per legittime aspirazioni, da Berna arriva la conferma che il procuratore capo Fiorenza Bergomi a fine marzo verrà probabilmente nominata giudice del Tribunale federale. E lascerà dunque il suo incarico al Ministero pubblico dove è arrivata nel 2001 e dove negli ultimi anni si è occupata soprattutto di reati finanziari.
“Ma il turnover – spiega il procuratore generale Andrea Pagani – è presente da sempre. Anche quando c’erano i miei predecessori tanti sono andati via. E questo, inutile nasconderlo, per noi è deleterio. L’ho scritto, quando c’è stata la relazione annuale, al Consiglio della magistratura. Basta un solo dato: negli ultimi otto anni i reati finanziari in Ticino sono aumentati del 66 per cento”. E ognuno di questi procedimenti, fa notare Pagani, è fatto di migliaia di pagine. Quando i dossier passano a un nuovo procuratore ci mette giorni e giorni solo per leggere le carte. “Poi, lo scorso anno abbiamo dovuto rispondere a 295 rogatorie, quasi una al giorno. In media – spiega il procuratore generale – abbiamo calcolato che dal 2010 al 2016 ogni magistrato – senza far distinzione tra reati di polizia e finanziari – ha dovuto far fronte a 559 incarti. Per fare un esempio, a Zurigo, dove al Ministero pubblico sono 195, ognuno ne ha 159. La media di 13 cantoni è di 368”.
Concetti, questi spiegati da Pagani, che compaiono appunto nella relazione della magistratura, quando si dice che l’attività già nel 2017 è “stata condizionata dagli avvicendamenti intervenuti”. E si aggiunge che al Ministero pubblico esiste un “costante aumento degli incarti” e una preoccupante “situazione di sovraccarico” di lavoro. Insomma, l’attività si regge su un equilibrio precario. Basta un soffio, come nel caso (nel 2017) dell’assenza per maternità della procuratrice Francesca Lanz, per registrare scompensi. Figurarsi dunque quando va via un procuratore, soprattutto con una grande esperienza, come nel caso di Perugini (che chiudeva in media circa 3.000 procedimenti all’anno, compresi quelli legati a reati della circolazione) e – se avrà il via libera da Berna – di Bergomi. Anche per compensare in parte questi problemi Pagani ha da tempo chiesto un potenziamento del personale (segretari giudiziari, personale amministrativo, analisti finanziari).
“Ma non si cerchi chissà che cosa. Non c’è – spiega il procuratore generale – un malumore al ministero pubblico, ci sono difficoltà oggettive. E non da oggi. Però faccio un parallelo: perché nelle preture e nel Tribunale d’appello i giudici restano per tanto tempo? Evidentemente sono ruoli dove si è meno sotto i riflettori, è un lavoro che logora meno. Se chiedo rinforzi lo faccio perché vedo quanto lavoro devono svolgere i miei colleghi. Siamo 21, a Ginevra, città di confine sono 44, nel canton Vaud per fare un altro esempio 57, a Lucerna 33”.
Anche se poi, dicono alcuni a microfono spento, tutti sono ancora in attesa della riorganizzazione annunciata da Pagani (“credo che punti di più su un lavoro di squadra”, ha detto Gobbi). Una riorganizzazione che vada ad incidere sui ritmi e sulla ridistribuzione dei carichi di lavoro. Anche per questo, per capire come muoversi meglio, dove rinforzare la magistratura e con quali strumenti, Gobbi ha chiesto da tempo la statistica dei carichi di lavoro. Cioè “gli indicatori di prestazione” per i magistrati. “Un elemento che introdurremo – ha detto Gobbi al Caffè – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”.

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il Caffé

Parola di ministro, bilanci e impegni di Norman Gobbi

La promessa è impegnativa: “Sino adesso abbiamo lavorato per garantire più sicurezza in Ticino e ci siamo riusciti, ora bisogna dare più libertà”. Parola di Norman Gobbi. Dare più libertà per il direttore del dipartimento Istituzioni, significa innanzitutto alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo spesso impastoiano cittadini e imprese.
Il ministro leghista in questi ultimi anni non è cambiato solo fisicamente: “Oggi – dice – guardo le cose con meno impeto, perché vedo che i tempi reali della politica non sono quelli che vorrei. La macchina dello Stato si muove più lentamente”. Un cambiamento in sintonia con un leghismo meno irruente e più istituzionale. Da consigliere di Stato la cosa di cui va più fiero, oltre ad aver ridato sicurezza ad un Paese impaurito dallo stillicidio di furti e rapine, è la riorganizzazione del suo dipartimento: “C’era bisogno di nuovi impulsi, di un assetto operativo più efficiente per rispondere meglio alle esigenze del Paese. Ma non è solo merito mio. La scelta del personale e il lavoro di squadra sono stati decisivi”. Un’ora e passa di faccia a faccia col direttore delle Istituzioni che non schiva nessuna domanda, neanche quelle che lo pungono nel vivo.
Chi dice Gobbi, dice polizia. Più agenti e più controlli al punto che qualcuno lo accusa di volere uno Stato di polizia. “Più che i controlli è aumentata la presenza della polizia sul territorio – replica -. Non dimentichiamo che nel 2011 avevamo toccato un picco di reati che avevano creato un forte allarme nella popolazione. Siamo riusciti a stabilizzare un buon livello di sicurezza, sono diminuiti nettamente furti e rapine. Di conseguenza è migliorata nei cittadini la percezione della sicurezza”. All’obiezione che la criminalità economica, quella che oggi più preoccupa il ministero pubblico, meriterebbe altrettanto impegno, risponde: “La legge sui fiduciari ci permette di monitorare l’attività della piazza finanziaria, ma si tratta di reati solitamente assai complessi che richiedono un lungo lavoro investigativo. Contro questo tipo di criminalità, è importante coordinare meglio le informazioni, migliorare la comunicazione tra i vari settori dell’amministrazione cantonale e rafforzare la sezione dei reati economico-finanziari della Procura. Perciò, abbiamo deciso di potenziarla con un procuratore pubblico in più”. Una decisione criticata però dal Mattino: “Il che evidenzia la mia autonomia politica, la mia libertà operativa” ribatte.
Secondo il ministro, uno dei principali problemi del ministero pubblico è l’elevato turnover dei magistrati. Si augura che sotto la guida del procuratore generale Andrea Pagani, le cose migliorino, ma non risparmia una critica al predecessore John Noseda. “La sua era una conduzione molto mediatizzata, ma non altrettanto efficace. Noseda, gran lavoratore, era anche un accentratore, gestiva personalmente persino i casi meno importanti, il che può aver creato qualche squilibrio nella procura. Credo che Pagani punti di più su un lavoro di squadra”. Sui ritardi della riforma “Giustizia 2018”, assicura che con la magistratura si è avviato un dialogo costruttivo per trovare le giuste soluzioni, analizzando organizzazione interna, carichi di lavoro, distribuzione delle risorse e bisogni reali. Tra le novità della riforma ci saranno “gli indicatori di prestazione” per i magistrati: “Un elemento che introdurremo – precisa – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”
Sarà per la sua laurea in scienze della comunicazione, sarà che Gobbi sin da ragazzo sognava di fare il consigliere di Stato, e si è addestrato alla funzione con una lunga militanza nell’associazionismo e nella politica, fatto è che tra i cinque ministri è quello che comunica meglio. Chiaro, conciso, diretto. Non s’inalbera davanti alle critiche sulla nuova legge che ha attribuito più poteri alla polizia al di fuori del controllo dei magistrati. “C’è una grande attenzione a non abusare di questa legge sottolinea – perché s’incrinerebbe anche il rapporto di fiducia tra cittadini e polizia. Sulla base dell’esperienza concreta e delle direttive che verranno elaborate con il Ministero pubblico, vedremo se saranno necessari dei correttivi. Il giusto equilibrio tra libertà e sicurezza va sempre garantito”.
Chi dice Gobbi, dice linea dura con le espulsioni degli stranieri, molte poi bocciate dal Tribunale amministrativo. “Soprattutto per la ponderazione dei reati commessi dagli stranieri – precisa – su cui il governo chiede rigore, in particolare per gli abusi negli aiuti sociali. Molte di quelle espulsioni erano il risultato di considerare gli assegni familiari e di prima infanzia come aiuti sociali, ma una volta che il Tribunale federale ha stabilito che non sono tali, bensì un sostegno alle famiglie, la prassi è cambiata”.
Ma chi dice Gobbi dice anche lungaggini per i permessi di lavoro e di dimora che hanno sollevato le critiche dell’economia. Con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione le cose andranno meglio, afferma il ministro. “Rispetto al volume di pratiche da evadere, complessivamente circa 179mila all’anno, noi dovremmo avere indicativamente il doppio di personale per essere al pari con gli altri cantoni. Ma non vogliamo aumentare l’organico più di quanto concessoci da Governo e Commissione della gestione, perciò abbiamo riorganizzato il servizio, per velocizzarlo e recuperare i ritardi. Come dicevo prima, dopo una fase in cui abbiamo privilegiato i controlli ora vogliamo puntare sulla libertà, che significa anche dare risposte immediate ai cittadini e alle imprese per la richiesta dei permessi”.
Altro nervo scoperto del dipartimento le contestate imposte di circolazione: “Faremo il punto sulle critiche che sono molto differenziate – spiega -, anche se nessuno sembra avere le idee chiare. Il nostro obiettivo è rispondere alle iniziative popolari e ridurre le imposte di circolazione. Avevo proposto 30 milioni in meno. Ci si è fermati a una decina”. Sul caso Argo1 non accetta invece le accuse di chi sostiene che il dipartimento Sanità e socialità sia stato lasciato solo nel gestire l’emergenza profughi, né di non aver informato il ministro Beltraminelli che nell’agenzia di sicurezza era impiegato un agente controllato dalla polizia perché sospettato di essere un fiancheggiatore dell’Isis. “Il Dss non è stato lasciato solo, noi lo abbiamo aiutato a cercare le strutture della protezione civile per ospitare i richiedenti d’asilo. Di quell’agente io, come tutto il governo, abbiamo saputo soltanto la mattina del suo arresto”.
Se gli si chiede di indicare una sua qualità per cui gli elettori dovrebbero votarlo, sceglie “la determinazione” nel difendere l’identità e gli interessi del Ticino: “Chi vota Gobbi sa per cosa vota”. Se non ci fossero la Lega e l’Udc, si dice pronto a fondare un nuovo partito: “Perché credo in alcuni valori che vanno sempre difesi”.