Scuola di polizia, ‘non è come in tv’

Scuola di polizia, ‘non è come in tv’

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 settembre 2018 de La Regione

Alla caserma di Isone 44 aspiranti agenti, di cui 6 donne, del V Circondario si sono messi alla prova Confessa la madre di una aspirante poliziotta: ‘Pensare al suo lavoro in prospettiva futura mi crea un po’ di apprensione, ma è sata una sua decisione che io accetto.

Nonostante il calendario ci ricordi che già da qualche giorno siamo ormai entrati nella stagione autunnale, questo caldo estivo proprio non vuole saperne di lasciarci. E meno male, devono aver pensato gli organizzatori della giornata di “porte aperte” della scuola di polizia del V circondario svoltasi sabato alla Piazza d’armi di Isone. Sotto uno splendido sole e con temperature oltre i 25 gradi, le poco più di 200 persone intervenute, tra parenti e amici dei cadetti in formazione, sono state accolte dal discorso pronunciato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Al corso di quest’anno» – spiega dal canto suo il capitano Cristiano Nenzi, capo sezione formazione, da noi avvicinato sul piazzale della caserma «partecipano 44 aspiranti agenti, di cui 6 donne, su un totale di oltre 300 candidature che abbiamo ricevuto, in linea con le cifre di questi ultimi anni. Quella odierna è una giornata dedicata alla convivialità, dove vengono presentate le attività della scuola di polizia, grazie a nove stand di cantieri interattivi». Postazioni che rappresentano i quattro corpi di polizia presenti, ossia: Polizia cantonale, comunali, Polizia militare e dei trasporti, oltre a rappresentanti della polizia del Canton Grigioni. Nel corso della giornata sono state svolte diverse dimostrazioni sulle tecniche di difesa personale, di tiro e d’intervento che potrebbero essere usate in servizio. Tra i diversi compiti svolti dagli agenti di polizia vi è anche l’intervento in caso di allarme bomba. «Capisco che per molti possa essere considerato un lavoro particolare – spiega un artificiere, a cui abbiamo chiesto perché avesse deciso di intraprendere questa professione – ma la mia scelta nasce da una passione, dovuta anche alla mia formazione. Quando si parla di allarme bomba non bisogna pensare a quanto si vede in certi film o serie tv».

Anche l’allarme bomba tra i compiti
«Noi operiamo sempre nella massima sicurezza, anche grazie all’ausilio di un robot cingolato, comandato a distanza. Anche se spesso si tratta di falsi allarmi, l’importante è essere sempre pronti e preparati a ogni evenienza. Ed è quello che impariamo tutti noi cadetti durante questi corsi di formazione». All’ora di pranzo abbiamo poi avvicinato la madre di una delle sei future agenti, per chiederle cosa pensasse della scelta della figlia di entrare in polizia: «Inizialmente ho sperato che fosse una scelta che mia figlia sentiva realmente dentro di sé. Oggi, a distanza di alcuni mesi dall’inizio del corso, ho visto che credeva in questa scelta e che la decisione di entrare in polizia è stata ben ponderata. Certo, pensare al suo lavoro in futuro crea in me un po’ d’apprensione, ma è stata una sua decisione che io accetto e condivido e non posso che esserne orgogliosa». Alle 14, una dimostrazione di carattere interdisciplinare per mostrare ai presenti quanto i cadetti hanno imparato in questi primi sei mesi di corso, accompagna i presenti verso la fine della manifestazione. Per tutti, l’appuntamento è al prossimo anno per una nuova edizione di questa giornata di porte aperte, a cui probabilmente se ne aggiungerà un’altra dove saranno invitati non solo i parenti dei futuri agenti, ma anche un pubblico più ampio, alla scoperta dei tanti compiti affidati ai diversi reparti di polizia nel nostro cantone.

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 22 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10905938

 

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Verso una ristrutturazione ragionata

A inizio agosto il carcere della Stampa di Lugano-Cadro ha tagliato il traguardo dei 50 anni di esistenza. Lungo l’arco di questo periodo non sono certo mancate le riflessioni sul futuro di una struttura che oggi – e tutti ne siamo consapevoli – necessita di un restyling. Da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di risolvere, o perlomeno attenuare, l’ormai cronico problema della mancanza di spazi e la conseguente sovraoccupazione (sovraffollamento). Preoccupazioni di varia natura che il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sue ormai da diversi anni, proponendo concrete soluzioni e fornendo il necessario appoggio per interventi puntuali di riqualifica e di mantenimento dell’attuale struttura. Ci troviamo confrontati con una situazione oggettivamente particolare e con l’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena, rispetto della dignità del detenuto e reinserimento sociale: concetti ineludibili che, a loro volta, vanno però inseriti in un contesto economico di non facile lettura e che ci impone profonde riflessioni. Cosa che abbiamo fatto. La prospettata ristrutturazione del penitenziario ha pertanto subito un ridimensionamento dovuto proprio a necessità di bilancio: da un progetto di 142 milioni di franchi siamo passati a uno di poco più di 35. Così come ho già avuto modo di spiegare, è stata una mia scelta, maturata in piena autonomia, coscienza e responsabilità. Abbiamo compiuto minuziose ponderazioni allo scopo di meglio ottimizzare gli investimenti, un esercizio che è stato fatto e andrà ancora fatto in altri settori dello Stato.

Guardiamo al domani
Ma ciò non significa che l’idea di costruire un nuovo penitenziario sia caduta né tantomeno che si intenda sottovalutare l’importanza di questa struttura. Anzi. Il Consiglio di Stato, ed è storia recente, ha conferito al mio Dipartimento e alla Sezione logistica il mandato di intraprendere una valutazione di ubicazioni alternative proprio in vista della realizzazione di un nuovo complesso carcerario. Non è però per domani. Il domani prevede invece interventi puntuali, ragionati e soprattutto atti a mantenere l’alto livello di sicurezza garantito fin qui dal penitenziario della Stampa. Il carcere persegue l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale, ma è altrettanto chiaro che per prima cosa è un luogo di espiazione della pena e questo va garantito in un contesto di totale e granitica sicurezza. Fatto sta che sono previsti anche alcuni nuovi spazi e si sta vagliando la possibilità di riaprire il Naravazz di Torricella-Taverne per adibirlo a carcere femminile per detenute che devono scontare pene contenute.

Un po’ di storia
La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo. In precedenza, il carcere sorgeva in piena Lugano, sul terreno delle Suore Cappuccine. L’inaugurazione risale al 1. luglio 1873 e il primo direttore fu Fulgenzio Chicherio, illuminato avvocato, giurista, sociologo e umanista, che propose una gestione innovativa del carcere imperniata sul rispetto della dignità dell’uomo e sulla sicurezza. A quasi 150 anni di distanza è un punto di vista ancora attuale e io non posso che essere d’accordo con lui. Quando fu chiaro a tutti che il carcere di Lugano aveva ormai fatto il suo tempo, prima di scegliere Cadro si scartarono altre ipotesi: Piano del Vedeggio, Piano di Magadino, Castello di Trevano e Boscone di Biasca. Per ragioni logistiche e pratiche, la spuntò l’attuale ubicazione. Sono appunto trascorsi 50 anni.
Ora è tempo di un compiere un ulteriore sforzo che permetterà al nostro Cantone di continuare a disporre di una struttura all’avanguardia, in grado di opportunamente soddisfare le esigenze di tutti.

La risposta alle urgenze

La risposta alle urgenze

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 19 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10895948


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 settembre 2018 de La Regione

Inaugurata la Centrale comune di allarme (Cecal). Polizia e Guardie di confine gomito a gomito.
Oltre 400mila telefonate all’anno da gestire. La maggior parte al 117.
Solcà, Polizia cantonale: “Più efficienti”

Ogni due minuti un telefono suona. E per la maggior parte sono chiamate al 117, il numero d’emergenza della Polizia cantonale, che fanno scattare il dispositivo di intervento. Eppure nella nuova Centrale comune d’allarme (Cecal) in via Chicherio a Bellinzona non si sente volare una mosca: il brusio di fondo è dovuto alla giornata particolare. Quella dell’inaugurazione ufficiale, ieri, a circa sei mesi dalla messa in esercizio del nuovo stabile da 27 milioni di franchi che raduna sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della Polizia cantonale, il Comando e la Centrale operativa del Corpo delle guardie di confine nonché il segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri.
Il comparto dell’ex Arsenale, dove hanno pure sede il Comando e la Scientifica della Polizia cantonale, ha mutato radicalmente aspetto, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi durante la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione della struttura «che non esito a definire di rilevanza primaria». Comparto, si diceva, che ora «ha assunto una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accomunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti». Adesso in Centrale basta uno sguardo tra chi è di turno e alla chiamata per una rapina in un benzinaio viene allertata la pattuglia della polizia e, contemporaneamente, vengono chiusi i valichi.
«La situazione in questo senso è cambiata drasticamente – sottolinea il capitano della Polizia cantonale Athos Solcà alludendo alla collaborazione con le Guardie di confine –. Prima bisognava passare dal telefono, ora ci si parla. Ciò consente una reazione nettamente più rapida».
Entro il 2020 (c’è già l’avallo del Consiglio di Stato) nella stessa centrale confluiranno pure le chiamate del 118, così da potenziare ulteriormente le sinergie tra gli enti di primo intervento. Senza dimenticare che al secondo piano dello stabile vi è pure la sala operativa dello Stato maggiore cantonale di condotta, che viene attivato nel caso di eventi particolarmente gravi o complessi. «Abbiamo tra l’altro la possibilità di istituire una ‘hotline’ in caso di incidenti particolari, con nove linee telefoniche d’entrata – aggiunge Solcà –. Sperando sempre che ciò non accada, se dovesse ad esempio esserci un incidente nella galleria di base del San Gottardo tutto l’intervento sarebbe gestito da qui, con la collaborazione dei diversi partner». Con un unico scopo: garantire la migliore assistenza alla popolazione.


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 settembre 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Agenti più vicini per combattere il crimine
Prende vita la Centrale comune d’allarme a Bellinzona – Cocchi: «Gestione flessibile delle urgenze» – Gobbi: «Un passo avanti»

La sicurezza in Ticino fa quadrato per offrire una risposta più celere e tempestiva alle richieste di aiuto del cittadino. È questo il concetto alla base della nuova Centrale comune d’allarme (CECAL), inaugurata a Bellinzona a dieci anni dall’avvio delle discussioni. La struttura, realizzata con un investimento complessivo di 27 milioni di franchi, riunisce sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della polizia cantonale, il Comando e la centrale operativa delle Guardie di confine nonché il segretariato professionale della Federazione ticinese dei corpi pompieri. Una vicinanza che, per dirla con le parole del comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi, consentirà di avere «una gestione delle urgenze ancor più flessibile, più dinamica e ulteriormente organizzata». Il tutto grazie a un nuovo sistema informatico e alla prossimità degli agenti. «Rispetto al passato la situazione è radicalmente mutata», rileva Athos Solcà della polizia cantonale che evidenzia come «se prima a separare gli agenti della Cantonale e dell’Amministrazione federale delle dogane erano i 50 chilometri che dividono Camorino da Chiasso, oggi ci sono 50 centimetri: basta girare la testa e il collega è lì, consentendo in tal modo una reazione più rapida». Ma come funziona nel concreto? L’iter è semplice: non appena arriva una telefonata, l’agente vede sul monitor il luogo in cui si trova il cittadino e in base all’emergenza – aggressione, furto o altro – invia alla pattuglia più vicina le informazioni necessarie e la procedura da seguire. «Grazie al nuovo sistema possiamo gestire più rapidamente i casi e, di conseguenza, trattare più richieste razionalizzando le risorse», rileva Solcà. Aspetto questo non da poco considerando che, all’anno, le forze dell’ordine ricevono oltre 400mila chiamate. Pari a una ogni due minuti.
«Un passo avanti», come definito dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, che permette di «colmare una lacuna: la situazione precedente non era ottimale vista la compresenza a livello cantonale di numerose centrali d’allarme». Una realtà insomma «dispersiva» che ha lasciato il posto a un «solido punto di riferimento del soccorso» capace di rispondere «con prontezza alle attuali possibili minacce», aggiunge Gobbi facendo riferimento «al terrorismo, alle infiltrazioni criminali come pure ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone».
Dello stesso avviso il comandante ad interim delle Guardie di confine Silvio Tognetti che precisa come «oggi le forze dell’ordine si interfacciano quotidianamente con un ventaglio di sollecitazioni più ampio e variegato rispetto al passato».
In quest’ottica, la creazione di «una sorta di “città della sicurezza’’ permette al comparto dell’ex arsenale di Bellinzona di assumere una forte importanza strategica, logistica e organizzativa», ricorda il direttore del DFE Christian Vitta.
Inaugurata la CECAL, a completare la sede manca solo la Centrale cantonale d’allarme dei pompieri, attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano, e che dovrebbe trasferirsi a Bellinzona nel 2020. Avviata la nuova struttura, gli addetti ai lavori hanno già lo sguardo rivolto al futuro quando oltre ad «implementare delle soluzioni di monitoraggio del territorio e delle vie di comunicazione» si punta altresì «ad un’attività congiunta tra Svizzera e Italia, prevista per il 2020», ha annunciato Cocchi.

Guardie di confine: “Vorremmo parlare, ma non possiamo”

Guardie di confine: “Vorremmo parlare, ma non possiamo”

Da www.ticinonews.ch

Il comandante ad interim della regione IV Silvio Tognetti ha rotto il silenzio spiegando i cambiamenti introdotti nel corpo dopo il trasferimento di Mauro Antonini

Mentre l’inchiesta militare prosegue, oggi il comandante ad interim della Regione IV delle Guardie di confine Silvio Tognetti ha rotto il silenzio. Ai microfoni di TeleTicino ha spiegato i cambiamenti introdotti nel corpo dopo il trasferimento di Mauro Antonini. “Siamo consapevoli che ora in Ticino c’è un problema e delle difficoltà, queste difficoltà sfociano anche nelle certezze tra i collaboratori e nella politica e popolazione. Per noi, per evitare tutto questo è necessaria chiarezza, trasparenza e rapidità nell’ambito dell’inchiesta. Questi sono i motivi che ci devono portare avanti velocemente per togliere ogni dubbio”, commenta Tognetti. Ha parlato oggi per la prima volta Silvio Tognetti, chiamato a dirigere la regione IV delle Guardie di confine dopo il trasferimento del comandante Mauro Antonini nell’ambito delle presunte irregolarità all’interno del corpo. Un’inchiesta su cui non trapela nulla e che sta mettendo in seria difficoltà il corpo. Tanto che in queste settimane al comando sono stati fatti numerosi cambiamenti. Ancora Tognetti: “Abbiamo rafforzato il comando con degli aiuti esterni, abbiamo chiesto e ottenuto da Berna un supporto in questo senso. Quindi abbiamo un ufficiale che ci garantisce un certo tipo di servizio e abbiamo definito nuove persone in nuovi ruoli. Ciò ci permette di essere al 100% operativi e di garantire l’operatività al fronte e la collaborazione anche con le altre forze sul territorio”. Ciò che sta succedendo tra le guardie di confine ticinesi, però, è ancora avvolto dal mistero. Anche perché le notizie ufficiali vengono date con il contagocce. Non è una scelta comunicativa che rischia di essere controproducente.
Oggi, per la prima volta anche il direttore del dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi si è espresso sul tema: “È un periodo non facile per le guardie di confine ma anche per chi operativamente a fronte deve lavorare, perché quando la testa è occupata da pensieri di questo tipo chi è operativo ha qualche pensiero e conseguenza. Come Cantone siamo in stretto contatto con l’autorità federale, con il comando centrale di Berna e con la direzione generale dell’Amm. federale delle dogane, per seguire insieme la situazione e avere risposte che tranquillizzino. Per fortuna la polizia cantonale era, è e sarà comandata dal comandante Cocchi”.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

18 settembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Lasciatemi dapprima esprimere la mia soddisfazione personale nel poter essere qui, oggi, all’inaugurazione ufficiale di una struttura che non esito a definire di rilevanza primaria. Una struttura che è nata di fatto nell’ottobre 2012, all’indomani di un concorso a procedura libera per architetto e team di progettisti indetto dalla Sezione della logistica, ma di cui si è cominciato a discutere ben prima. Infatti, il Dipartimento che dirigo ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto (Christian Cattaneo) e a un suo sostituto (Athos Solcà) che ne hanno coordinato passo dopo passo lo sviluppo, dall’idea iniziale all’odierna festosa giornata. E permettetemi di ringraziare anche la Sezione Logistica del DFE, il Centro Sistemi Informativi, gli architetti e le aziende coinvolte a vario titolo nel progetto per la proficua collaborazione. L’opera è dunque stata portata a compimento nel modo e nei tempi previsti e, come tutti possono vedere, il risultato ottenuto è davvero eccellente.

A fine 2008, il DI e il CGCF hanno avviato contatti con l’obiettivo di esplorare la linea da seguire per favorire la creazione di una Centrale d’allarme unica che potesse riunire, oltre ai partner della protezione della popolazione cantonali, anche le Guardie di Confine. I rispettivi enti hanno successivamente confermato l’adesione al principio di approfondire questa opportunità e, dal canto suo, il Governo ha istituito un Gruppo di lavoro per l’allestimento di uno studio di fattibilità e per verificare l’interesse di integrare nella CECAL anche gli altri enti di primo intervento, cosa poi avvenuta. In questo modo, dopo anni di discussioni parlamentari sul nuovo Comando della polizia cantonale, si è privilegiato la politica del fare e del trovare delle soluzioni pragmatiche.

Un’altra data da citare è il 19 ottobre 2011, giorno che ha coinciso con la richiesta di un credito di 1,76 milioni di franchi per la progettazione di un Centro comune di condotta e la ratifica di una Convenzione che regolasse i rapporti tra Cantone e Confederazione per la realizzazione del progetto stesso. Il via libera del Gran Consiglio è arrivato il 13 marzo 2012, ed esattamente un anno dopo la preposta Giuria ha scelto in un lotto di 17 qualificati progetti quello denominato “AL DI LÀ DAL FIUME”, presentato dalla comunità di lavoro composta dagli architetti Luca Pessina di Camorino e Simone Tocchetti di Lugano. Un percorso lineare per un progetto condiviso e universalmente apprezzato.

Con l’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale ha mutato radicalmente aspetto: esso ha ora assunto, unitamente alle altre attività di supporto (penso ad esempio alla gestione reperti, alla piazza di mobilitazione per i servizi di mantenimento e avvenimenti di forza maggiore, eccetera), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accumunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti. E va da sé – quasi inutile ricordarlo – che poter lavorare sotto lo stesso tetto, confrontandosi così nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che faciliterà i contatti reciproci e, di riflesso, renderà più semplice lo svolgimento delle operazioni.

La nuova Centrale comune di allarme rappresenta dunque un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale: sapete bene quanto sia significativo, in un ambito delicato come quello della sicurezza, garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi il cittadino si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: in primis, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi. Si tratta quindi di una sede perfettamente in grado di accogliere tutti i partner di primo intervento, il che permetterà anche di migliorare la gestione delle urgenze, offrendo a chi ne fa riferimento i mezzi tecnici adeguati.

Ho già detto di alcuni dei benefici più significativi che questa struttura porta in dote, facendo espresso riferimento al concetto di sicurezza del cittadino. Tengo ancora a evidenziare un tema a me caro, ma sono sicuro che valga lo stesso per voi, ovvero quello della capillare copertura del territorio: grazie alla coabitazione di Polizia cantonale e Corpo delle Guardie di confine nella medesima centrale, sarà possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità. Anche in questo caso, a tutto vantaggio della popolazione.

Non posso quindi che salutare con orgoglio la messa in funzione, che ormai risale a qualche mese fa, del nuovo stabile: è il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse e impiega operatori multidisciplinari appositamente formati. Esso garantisce altresì il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale.

Un doveroso accenno finale va poi alla recentissima approvazione del messaggio di 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom, progetto coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. La rete Polycom si inserisce perfettamente nel solco del discorso precedente, quando facevo riferimento alla necessità di far fronte nel modo più efficace ed efficiente alle diversificate sollecitazioni esterne. La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento – anzi, lo dobbiamo anticipare! – in modo da fornire la giusta risposta alle attuali possibili minacce. Alludo qui al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.  Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, la stessa cosa facciamo noi attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia. Se gli altri corrono, noi facciamo altrettanto e di certo non ci facciamo distanziare!

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina sempre più il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Bellinzona, inaugurata la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Bellinzona, inaugurata la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Comunicato stampa

Inaugurata oggi a Bellinzona la Centrale comune d’allarme (CECAL). La nuova struttura, realizzata con un investimento complessivo di oltre 27 milioni di franchi, riunisce sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della Polizia cantonale, il Comando e la Centrale operativa del Corpo delle Guardie di confine nonché il Segretariato professionale della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri. Lo stabile dispone di infrastrutture moderne e di dotazioni informatiche all’avanguardia nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta per tutte le forze dell’ordine coinvolte nel progetto. Presenti alla cerimonia i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo del Circondario doganale IV e Comandante ad interim del Corpo delle guardie di confine regione IV Silvio Tognetti nonché gli architetti Luca Pessina e Simone Tocchetti.

Il nuovo edificio è il frutto di uno sforzo comune. Una sinergia a vari livelli, federale e cantonale, e tra vari Corpi, Polizia cantonale, Guardie di confine e Pompieri, che ha permesso di centrare l’obiettivo poiché “l’unione fa sempre la forza” a beneficio della sicurezza della popolazione. Grazie alla CECAL sono state implementate idonee soluzioni a molteplici problematiche, riunendole al contempo sotto lo stesso tetto. Gli addetti ai lavori della Polizia cantonale e delle Guardie di confine, chiamati a gestire oltre 400’000 chiamate annue, hanno ora a disposizione mezzi tecnici adeguati e moderni mentre i cittadini possono contare già da alcuni mesi su una gestione delle urgenze ancor più flessibile e organizzata rispetto agli scorsi anni. In quest’ambito, visto il ruolo sempre più centrale della Polizia cantonale, non solo a livello di lotta alla criminalità, ma anche in altri settori di intervento quali i dispositivi in caso di eventi maggiori, anche naturali, l’edificazione della CECAL e il nuovo sistema di condotta operativa (FUELS) rivestono un ruolo imprescindibile nella coordinazione degli interventi, dei partner della sicurezza e degli enti di soccorso cantonali.

Nel suo discorso inaugurale il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha evidenziato che grazie all’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale, dove hanno pure sede il Comando e la Scientifica della Polizia cantonale, ha mutato radicalmente aspetto assumendo, unitamente ad altre attività di supporto (gestione reperti, piazza di mobilitazione per i servizi di Mantenimento Ordine…), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Questo con sullo sfondo un obiettivo che deve accumunare tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti nell’assicurare la sicurezza e il soccorso alla popolazione.

Da parte sua il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, ha sottolineato come, per un buon coordinamento della sicurezza e degli interventi d’urgenza, servano mezzi tecnici adeguati e moderni. In questo senso, nell’edificazione della CECAL, il Centro sistemi informativi (CSI) del DFE si è impegnato per mettere a disposizione della struttura e degli enti che la utilizzano le tecnologie e gli strumenti più all’avanguardia. Il Direttore del DFE si è inoltre soffermato sull’importanza degli aspetti architettonici, di cui hanno tenuto conto la Sezione della logistica del DFE e i progettisti nell’edificare la struttura, per la quale l’investimento complessivo ammonta a poco più di 27 milioni di franchi.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha rilevato che la logistica e i mezzi moderni al passo coi tempi sono sicuramente degli aspetti estremamente importanti ma altrettanto importante è il fattore umano. Ad iniziare da coloro che hanno progettato e seguito l’edificazione della CECAL, un fiore all’occhiello non solo a livello cantonale ma anche nazionale, che sono stati ringraziati per il lavoro svolto in questi anni. Non bisogna poi dimenticare chi rende viva la nuova struttura con il suo lavoro quotidiano a favore della sicurezza delle cittadine e dei cittadini del Cantone Ticino ma anche del resto della Svizzera. Questo vista anche la collocazione del Ticino quale “Porta sud”, soggetta a varie minacce sempre in evoluzione e che richiedono la costante collaborazione di tutti gli enti preposti alla tutela dell’ordine.

Il capo del Circondario doganale IV e Comandante ad interim del Corpo delle guardie di confine regione IV Silvio Tognetti ha evidenziato quanto la CECAL sia fondamentale per la collaborazione tra due forze dell’ordine al servizio del cittadino: l’Amministrazione federale delle dogane – per mano del suo Corpo delle guardie di confine – e la Polizia cantonale. Ha sottolineato poi come la CECAL sia anche la dimostrazione di quanto la collaborazione possa migliorare questo servizio, stando al passo con i più recenti aggiornamenti tecnologici e seguendo l’evoluzione della società e dei suoi bisogni: oggi la casistica si è ampliata tanto da rendere ormai imprescindibile la messa in opera di sistemi tecnologici all’avanguardia e strutture più complesse. Il tutto attraverso l’armonizzazione dei processi di lavoro.

Infine, l’architetto Luca Pessina ha ripercorso le tappe principali del progetto CECAL e della sua edificazione iniziata a febbraio 2016.

Interventi tempestivi a vantaggio del cittadino

Interventi tempestivi a vantaggio del cittadino

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 19 settembre 2018 de La Regione

Con l’odierna inaugurazione ufficiale della Centrale comune di allarme di Bellinzona, il Cantone si è dotato di uno strumento che il resto della Svizzera gli invidia e di cui vado personalmente molto fiero: la CECAL, questo il suo acronimo, rappresenta infatti un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: per prima cosa, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi.

In un ambito delicato come quello della sicurezza, la priorità è data: garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata, almeno a livello cantonale.

Il mio Dipartimento ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto che, all’interno di un eccellente gruppo operativo, l’ha sviluppata e concretizzata nel modo e nei tempi previsto. Il Dipartimento ha così dato seguito alle indicazioni parlamentari di circa 10 anni fa, evitando inutili giochi di potere e puntando alla ricerca di soluzioni pragmatiche e orientate al fare.

L’atout di questa struttura è presto spiegato: il fatto che Polizia cantonale e Corpo delle guardie di confine operino sotto lo stesso tetto garantisce una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità. Il che comporta una conseguenza virtuosa: essere ancora più efficienti in un territorio di frontiera. Confrontarsi nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che favorisce i contatti reciproci e, di riflesso, rende più semplice lo svolgimento delle operazioni, anche quelle maggiormente complesse. Senza dimenticare che sarà altresì possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità.

Reputo la CECAL un eccellente esempio di come si possano portare avanti in modo condiviso progetti che vanno a beneficio del cittadino. Un modus operandi che il mio Dipartimento ha assunto come regola.

La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento in modo da fornire la giusta risposta alle attuali minacce. Alludo al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.
Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, allo stesso modo dobbiamo combatterla attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia.

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Energia a chilometro zero

Energia a chilometro zero

Articolo apparso nell’edizione di lunedì 17 settembre 2018 de La Regione

Inaugurata la centrale di teleriscaldmento a biomassa legnosa di Piotta, gestita dalla Quinto Energia SA

Di proprietà del Comune di Quinto, lo stabile ubicato nella zona industriale comprende pure il nuovo magazzino per gli operai comunali
Un progetto durato quattro anni e fortemente voluto dal Comune di Quinto, concretizzatosi nel marzo del 2017 in una nuova centrale di teleriscaldamento a biomassa legnosa, dal costo di 3,6 milioni di franchi, realizzata dalla Quinto Energia Sa. Annessi allo stabilimento anche il centro dei servizi della squadra esterna comunale e un ecocentro. Una realizzazione, quella del polo energetico ed ecologico nell’area industriale di Piotta, celebrata e inaugurata ufficialmente ieri dalle autorità, insieme alla popolazione, nel contesto della festa annuale del Patriziato generale di Quinto. Il teleriscaldamento consiste nella distribuzione centralizzata di acqua calda, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate (quelle della Quinto Energia Sa sono lunghe circa 1’160 metri). Lo scopo è quello di fornire energia pulita prodotta in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, sfruttando al meglio il combustibile legno (un vettore energetico rinnovabile e quindi neutro dal punto di vista delle emissioni di CO2) proveniente dai boschi della regione e acquistato prevalentemente dal Patriziato generale di Quinto. Il teleriscaldamento è una valida alternativa agli impianti alimentati con combustibili tradizionale perché permette di ottimizzare gli spazi necessari per i locali tecnici nelle abitazioni, diminuire i costi di manutenzione e non avere preoccupazioni per l’approvvigionamento e il relativo costo della nafta. Una forma di energia vantaggiosa non solo per l’aspetto ambientale. Infatti, grazie a programmi d’incentivazione, i singoli utenti possono fruire di interessanti sostegni finanziari che permettono un cambiamento di vettore energetico con sforzi economici limitati.

Un lungo processo a lieto fine
Un primo credito, pari a 120’000 franchi, era stato approvato dal Consiglio comunale nel 2013 per la costituzione della società anonima e il finanziamento del progetto di dettaglio. Fondata nel 2014 con un capitale azionario di 200’000 franchi, la Quinto Energia Sa risponde al Comune (azionista di maggioranza col 60% di quota) e al Patriziato generale (40%). Nel 2015, parallelamente alle riflessioni circa l’opportunità di realizzare la centrale di teleriscaldamento, l’ente locale ha poi colto l’opportunità di prelevare una falegnameria ubicata nella zona industriale di Piotta. Un credito di 2,5 milioni volto all’acquisto dello stabile è stato quindi approvato dal Consiglio comunale, dando il via al progetto che comprende, come detto, anche l’ubicazione dei nuovi magazzini comunali (in sostituzione del centro di Valleggia, giudicato non più ideale), gli uffici della Quinto Energia Sa e il deposito del Corpo pompieri Alta Leventina. Successivamente all’acquisto dell’area pari a 11mila metri quadri, il Municipio ha chiesto e ottenuto dal Consiglio comunale lo stanziamento di 90mila franchi (cui si sono aggiunti i 60mila del Patriziato) per la ricapitalizzazione della società Quinto Energia, la quale ha dunque avuto a disposizione 150mila franchi per eseguire tutto quanto necessario per il progetto esecutivo e per la ricerca di sussidi e prestiti bancari. Il tutto al fine di realizzare la centrale, della quale la Sa è affittuaria, insieme ai propri uffici, nei confronti del Comune. Sono sette, tra cui quello principale è la Scuola media di Ambrì, gli attuali clienti della Quinto Energia Sa, tutte aziende adiacenti alla centrale.

Obiettivo nuova Valascia
Fra i beneficiari, in futuro sembrerebbe destinata ad aggiungersi anche la prevista nuova Valascia. «Con l’Hcap Sa sono già in corso approfondimenti e trattative per l’allacciamento», spiega alla ‘Regione’ il segretario comunale di Quinto, Nicola Petrini. L’idea sarebbe quella di estendere la tubatura, in modo da comprendere la pista del ghiaccio. La centrale è infatti predisposta per la posa di un’eventuale seconda e nuova caldaia con la relativa linea di approvvigionamento per un ulteriore sviluppo della rete.