Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni hanno avuto luogo tre esercitazioni che hanno visto coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici ed Esercito. Gli enti di primo intervento, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile Strutture carcerarie cantonali, Ufficio del veterinario cantonale e Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo hanno potuto consolidare la collaborazione in caso di catastrofe.
Il 26 settembre al Centro d’istruzione della Protezione civile a Rivera è stato organizzato un seminario per gestire un blackout al sistema di comunicazione radio. All’esercitazione hanno partecipato rappresentanti della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale nonché comandanti e quadri delle Organizzazioni regionali di Protezione civile. L’esercizio ha soprattutto permesso di riflettere sulle possibili soluzioni volte a mantenere operativo il sistema di comunicazione Polycom in caso di assenza parziale o totale di elettricità.
Nel secondo esercizio, svoltosi al Carcere aperto a Torricella tra mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, è stata simulata un’operazione di trasferimento di alcuni detenuti causata dall’inagibilità di alcuni locali al Carcere penale La Stampa. La situazione ha richiesto un intenso lavoro di pianificazione e di condotta delle operazioni, in particolare sulla predisposizione di strutture alternative atte ad accogliere i detenuti evacuati.
La terza esercitazione è stata messa in pratica sull’arco di tre giornate (da martedì 25 a giovedì 27 settembre) al Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna con sede a Mezzovico. Lo scenario iniziale presentava una situazione di contagio da virus di afta epizootica riscontrata in alcuni animali presso un’azienda agricola, con conseguente propagazione su vasta scala. La simulazione ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale.
Nelle prossime settimane saranno valutati i risultati delle tre esercitazioni e laddove necessario verranno predisposti dei correttivi per migliorare ulteriormente l’efficacia degli interventi in situazioni particolari, che superano cioè l’ordinaria attività dei servizi coinvolti.

Norman Gobbi incontra gli aspiranti agenti di polizia

Norman Gobbi incontra gli aspiranti agenti di polizia

Comunicato stampa

L’aula del Gran Consiglio ha ospitato ieri il tradizionale incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e gli aspiranti agenti della scuola cantonale di Polizia. I 44 allievi – fra quali figurano anche sei donne – termineranno la loro formazione nel marzo del prossimo anno e hanno colto l’occasione per rivolgere al Direttore del Dipartimento delle istituzioni una serie di domande su temi d’attualità.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato ieri, nell’aula del Gran Consiglio, a Palazzo delle Orsoline, i 44 allievi della Scuola cantonale di polizia. Per i futuri agenti, l’incontro costituisce sempre un’occasione privilegiata – e ormai tradizionale – di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile per la politica di sicurezza nel nostro Cantone.
Gli aspiranti hanno così colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale in questi anni, segnati dai profondi cambiamenti che sta vivendo la nostra società. Particolare interesse è stato dedicato alle trasformazioni in atto nel settore della sicurezza; al Consigliere di Stato è stato chiesto ad esempio quali saranno i prossimi sviluppi della collaborazione tra la Polizia cantonale e i corpi comunali. Non sono poi mancate domande su altri temi d’attualità, come il ruolo della donna nelle forze dell’ordine e gli adattamenti che occorrerà introdurre nella formazione in relazione alle minacce del nostro tempo.
La Scuola di polizia del V Circondario – questo il nome ufficiale dell’istituto – prevede dodici mesi di formazione, durante i quali gli aspiranti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Con questa impostazione, il percorso formativo intende fornire ai futuri agenti gli strumenti necessari a svolgere i compiti, di crescente complessità, ai quali saranno confrontati nella loro attività professionale.

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale, ha incontrato nelle scorse settimane il Presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite Herbert Winter e il segretario generale Jonathan Kreutner. L’incontro ha permesso un proficuo scambio di opinioni tra le parti al fine di chiarire i dubbi che la Federazione aveva espresso sulla promozione di un agente della Polizia cantonale oggetto negli scorsi anni di una condanna penale sospesa condizionalmente, per alcune sue dichiarazioni sui social media.

Durante l’incontro il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha potuto illustrare in maniera dettagliata e approfondita le motivazioni che hanno spinto la Polizia cantonale e il Consiglio di Stato a incaricare l’agente per la funzione di sergente maggiore, come pure tutti gli aspetti e le sensibilità che vengono tenuti in considerazione dal Comando per assunzioni e promozioni all’interno del Corpo.
Si ricorda come la recente nomina sia stata oggetto anche di atti parlamentari. La procedura seguita è stata conforme alle disposizioni vigenti, non da ultimo per quanto riguarda le formalità necessarie ad una promozione. Per questo motivo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sostenuto la proposta del Comando della Polizia cantonale, assumendosi così la responsabilità di questa nomina.
A prescindere dal caso in oggetto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale confermano la piena condanna di ogni forma di discriminazione razziale e di ideologia radicale, sottolineando come non si intenda tollerare eventuali comportamenti inadeguati da parte degli agenti. Chi di loro dovesse violare tale principi sarà sanzionato.
A seguito della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha discusso con i colleghi di Governo in merito all’opportunità di verificare anche la sfera digitale nei processi di selezione e promozione per determinate funzioni in seno all’Amministrazione cantonale. Il Consiglio di Stato ritiene che ulteriori verifiche di questo tipo saranno effettuate ponderando i rischi operativi e di reputazione delle unità amministrative con la protezione della sfera privata e della libertà di espressione del candidato.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni esprime soddisfazione per l’esito dell’incontro reputandolo un prezioso momento di dialogo costruttivo e dai toni pacati che ha permesso di comprendere le rispettive sensibilità instaurando una discussione pragmatica e orientata al futuro.

Il colonnello Nicola Guerini al comando delle forze speciali dell’Esercito

Il colonnello Nicola Guerini al comando delle forze speciali dell’Esercito

Da www.liberatv.ch

La soddisfazione di Gobbi. E qualche appunto personale sull’uomo.
Un tipo tosto, schivo ma deciso, rigoroso ma non noioso… Ricordando quel lancio coi parà

La notizia l’ha resa nota oggi sul suo profilo Facebook il ministro delle Istituzioni, Norman Gobbi: “Questa settimana un ticinese è stato designato, con effetto al 1° gennaio 2019, a capo del Comando delle forze speciali dell’Esercito svizzero. Il colonnello di Stato maggiore generale Nicola Guerini permette così al Ticino di mettersi al petto una terza stella nei comandi specialistici della nostra armata, con il Col SMG Marco Mudry (recentemente nominato a capo del Centro di competenza servizio alpino dell’esercito) e il Col SMG Antonio Spadafora (capo del Centro di competenza del servizio veterinario e degli animali dell’esercito da inizio anno). Avanti così!”.

Un breve appunto personale, visto che il mio primo e finora unico lancio col paracadute lo devo proprio a Nicola Guerini: l’uomo è di quelli tosti, schivo (vi sfido a trovare una sua foto sui social o sul web) ma deciso, rigoroso ma capace di divertirsi in compagnia. Non un tipo noioso, insomma. Anzi. Ma serio e puntuale, uno che la parola è la parola, insomma. Che se dici che vuoi fare una cosa, la fai, ma sei sempre libero di decidere di non farla.

Il Consiglio di Stato riceve il Governo del Canton Nidvaldo

Il Consiglio di Stato riceve il Governo del Canton Nidvaldo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto il Governo del Canton Nidvaldo, per una visita di cortesia che contraccambia la giornata trascorsa oltre Gottardo dal Governo ticinese nello scorso mese di aprile.

L’incontro di due giorni si inserisce nel programma di rafforzamento dei legami fra il Ticino e la Svizzera centrale. Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha accolto ieri e oggi in Ticino il Governo del Canton Nidvaldo al completo, guidato dal Landamano Res Schmid accompagnato dal vice Alfred Bossard, e dai Consiglieri di Stato Michèle Blöchliger, Joe Christen, Othmar Filliger, Karin Kayser-Frutschi, Josef Niederberger-Streule e dal Cancelliere dello Stato Hugo Murer. Nella giornata di ieri, i due Esecutivi hanno visitato l’azienda Terreni alla Maggia di Ascona, mentre nella mattinata di oggi sono state organizzate visite guidate al Centro Dannemann e al Sacro Monte di Brissago; il programma si è poi concluso, nel primo pomeriggio, con una presentazione dell’attività produttiva della diga della Verzasca.

Scuola di polizia, ‘non è come in tv’

Scuola di polizia, ‘non è come in tv’

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 settembre 2018 de La Regione

Alla caserma di Isone 44 aspiranti agenti, di cui 6 donne, del V Circondario si sono messi alla prova Confessa la madre di una aspirante poliziotta: ‘Pensare al suo lavoro in prospettiva futura mi crea un po’ di apprensione, ma è sata una sua decisione che io accetto.

Nonostante il calendario ci ricordi che già da qualche giorno siamo ormai entrati nella stagione autunnale, questo caldo estivo proprio non vuole saperne di lasciarci. E meno male, devono aver pensato gli organizzatori della giornata di “porte aperte” della scuola di polizia del V circondario svoltasi sabato alla Piazza d’armi di Isone. Sotto uno splendido sole e con temperature oltre i 25 gradi, le poco più di 200 persone intervenute, tra parenti e amici dei cadetti in formazione, sono state accolte dal discorso pronunciato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Al corso di quest’anno» – spiega dal canto suo il capitano Cristiano Nenzi, capo sezione formazione, da noi avvicinato sul piazzale della caserma «partecipano 44 aspiranti agenti, di cui 6 donne, su un totale di oltre 300 candidature che abbiamo ricevuto, in linea con le cifre di questi ultimi anni. Quella odierna è una giornata dedicata alla convivialità, dove vengono presentate le attività della scuola di polizia, grazie a nove stand di cantieri interattivi». Postazioni che rappresentano i quattro corpi di polizia presenti, ossia: Polizia cantonale, comunali, Polizia militare e dei trasporti, oltre a rappresentanti della polizia del Canton Grigioni. Nel corso della giornata sono state svolte diverse dimostrazioni sulle tecniche di difesa personale, di tiro e d’intervento che potrebbero essere usate in servizio. Tra i diversi compiti svolti dagli agenti di polizia vi è anche l’intervento in caso di allarme bomba. «Capisco che per molti possa essere considerato un lavoro particolare – spiega un artificiere, a cui abbiamo chiesto perché avesse deciso di intraprendere questa professione – ma la mia scelta nasce da una passione, dovuta anche alla mia formazione. Quando si parla di allarme bomba non bisogna pensare a quanto si vede in certi film o serie tv».

Anche l’allarme bomba tra i compiti
«Noi operiamo sempre nella massima sicurezza, anche grazie all’ausilio di un robot cingolato, comandato a distanza. Anche se spesso si tratta di falsi allarmi, l’importante è essere sempre pronti e preparati a ogni evenienza. Ed è quello che impariamo tutti noi cadetti durante questi corsi di formazione». All’ora di pranzo abbiamo poi avvicinato la madre di una delle sei future agenti, per chiederle cosa pensasse della scelta della figlia di entrare in polizia: «Inizialmente ho sperato che fosse una scelta che mia figlia sentiva realmente dentro di sé. Oggi, a distanza di alcuni mesi dall’inizio del corso, ho visto che credeva in questa scelta e che la decisione di entrare in polizia è stata ben ponderata. Certo, pensare al suo lavoro in futuro crea in me un po’ d’apprensione, ma è stata una sua decisione che io accetto e condivido e non posso che esserne orgogliosa». Alle 14, una dimostrazione di carattere interdisciplinare per mostrare ai presenti quanto i cadetti hanno imparato in questi primi sei mesi di corso, accompagna i presenti verso la fine della manifestazione. Per tutti, l’appuntamento è al prossimo anno per una nuova edizione di questa giornata di porte aperte, a cui probabilmente se ne aggiungerà un’altra dove saranno invitati non solo i parenti dei futuri agenti, ma anche un pubblico più ampio, alla scoperta dei tanti compiti affidati ai diversi reparti di polizia nel nostro cantone.

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 22 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10905938

 

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Verso una ristrutturazione ragionata

A inizio agosto il carcere della Stampa di Lugano-Cadro ha tagliato il traguardo dei 50 anni di esistenza. Lungo l’arco di questo periodo non sono certo mancate le riflessioni sul futuro di una struttura che oggi – e tutti ne siamo consapevoli – necessita di un restyling. Da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di risolvere, o perlomeno attenuare, l’ormai cronico problema della mancanza di spazi e la conseguente sovraoccupazione (sovraffollamento). Preoccupazioni di varia natura che il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sue ormai da diversi anni, proponendo concrete soluzioni e fornendo il necessario appoggio per interventi puntuali di riqualifica e di mantenimento dell’attuale struttura. Ci troviamo confrontati con una situazione oggettivamente particolare e con l’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena, rispetto della dignità del detenuto e reinserimento sociale: concetti ineludibili che, a loro volta, vanno però inseriti in un contesto economico di non facile lettura e che ci impone profonde riflessioni. Cosa che abbiamo fatto. La prospettata ristrutturazione del penitenziario ha pertanto subito un ridimensionamento dovuto proprio a necessità di bilancio: da un progetto di 142 milioni di franchi siamo passati a uno di poco più di 35. Così come ho già avuto modo di spiegare, è stata una mia scelta, maturata in piena autonomia, coscienza e responsabilità. Abbiamo compiuto minuziose ponderazioni allo scopo di meglio ottimizzare gli investimenti, un esercizio che è stato fatto e andrà ancora fatto in altri settori dello Stato.

Guardiamo al domani
Ma ciò non significa che l’idea di costruire un nuovo penitenziario sia caduta né tantomeno che si intenda sottovalutare l’importanza di questa struttura. Anzi. Il Consiglio di Stato, ed è storia recente, ha conferito al mio Dipartimento e alla Sezione logistica il mandato di intraprendere una valutazione di ubicazioni alternative proprio in vista della realizzazione di un nuovo complesso carcerario. Non è però per domani. Il domani prevede invece interventi puntuali, ragionati e soprattutto atti a mantenere l’alto livello di sicurezza garantito fin qui dal penitenziario della Stampa. Il carcere persegue l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale, ma è altrettanto chiaro che per prima cosa è un luogo di espiazione della pena e questo va garantito in un contesto di totale e granitica sicurezza. Fatto sta che sono previsti anche alcuni nuovi spazi e si sta vagliando la possibilità di riaprire il Naravazz di Torricella-Taverne per adibirlo a carcere femminile per detenute che devono scontare pene contenute.

Un po’ di storia
La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo. In precedenza, il carcere sorgeva in piena Lugano, sul terreno delle Suore Cappuccine. L’inaugurazione risale al 1. luglio 1873 e il primo direttore fu Fulgenzio Chicherio, illuminato avvocato, giurista, sociologo e umanista, che propose una gestione innovativa del carcere imperniata sul rispetto della dignità dell’uomo e sulla sicurezza. A quasi 150 anni di distanza è un punto di vista ancora attuale e io non posso che essere d’accordo con lui. Quando fu chiaro a tutti che il carcere di Lugano aveva ormai fatto il suo tempo, prima di scegliere Cadro si scartarono altre ipotesi: Piano del Vedeggio, Piano di Magadino, Castello di Trevano e Boscone di Biasca. Per ragioni logistiche e pratiche, la spuntò l’attuale ubicazione. Sono appunto trascorsi 50 anni.
Ora è tempo di un compiere un ulteriore sforzo che permetterà al nostro Cantone di continuare a disporre di una struttura all’avanguardia, in grado di opportunamente soddisfare le esigenze di tutti.