Un centro esecuzioni a Faido

Un centro esecuzioni a Faido

Da RSI.ch | Inaugurata la nuova struttura che vuole offrire un servizio migliore e contenere i costi 

Un servizio migliore alla popolazione e un risparmio per le casse ticinesi. Sono questi i due obbiettivi del nuovo centro di contatto dell’Ufficio di esecuzione inaugurato ufficialmente giovedì a Faido.

La nuova struttura, già attiva dal mese di ottobre, rappresenta un contatto diretto con il cittadino ed evade buona parte delle richieste in entrata, sgravando gli altri uffici regionali.

Il progetto è inoltre parte integrante del pacchetto per riequilibrare le finanze cantonali: il nuovo servizio, secondo le previsioni, permetterà un risparmio di mezzo milione di franchi. L’anno prossimo, in una seconda fase, sempre a Faido è prevista la creazione di un nuovo Centro di competenze per l’emissione dei precetti esecutivi.

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-centro-esecuzioni-a-Faido-8361124.html

Ufficio cantonale di esecuzione in versione 2.0

Ufficio cantonale di esecuzione in versione 2.0

Dal Corriere del Ticino | Contact Center centralizzato in Leventina: «Qualità del servizio, efficienza amministrativa e sostegno alla periferia» Migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini, aumentare l’efficienza della macchina amministrativa evitando sprechi di risorse e sostenere una regione periferica.

L’operazione presentata ieri alla stampa dal Dipartimento delle Istituzioni punta a tutti questi obiettivi messi insieme. Si tratta del nuovo Contact Center dell’Ufficio di esecuzione, attivo dal 3 ottobre scorso al Pretorio di Faido. In sostanza il servizio costituisce il primo contatto diretto degli utenti con l’ufficio. Quest’ultimo rimane dislocato sul territorio con le agenzie di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio (oltre che con gli sportelli di Faido, Cevio e Acquarossa), entità che però verranno coinvolte nel contatto con i cittadini solo a un secondo stadio, se necessario. In questo modo gli operatori attivi a Faido rispondono al grosso delle richieste di informazione – evadendone subito telefonicamente e via email circa il 70% – e permettono così ai collaboratori delle varie sedi cantonali di concentrarsi sulle mansioni correnti, senza distrarsi come poteva accadere in precedenza. A loro verranno eventualmente deviate le richieste più specialistiche. «In meno di due mesi di operatività i contatti telefonici si sono già ridotti del 45%», ha sottolineato Lallo Ruggeri , supplente ufficiale delle esecuzioni per la sede di Bellinzona e capoprogetto del terzo Contact Center realizzato dal Dipartimento (dopo quelli della Sezione della circolazione e dell’Ufficio della migrazione). «Si tratta di una modalità di gestione dei contatti e delle relazioni con i cittadini secondo una visione strategica e progettuale più ampia», ha aggiunto.

Come per la centralizzazione dell’Ufficio del registro di commercio a Biasca, anche stavolta secondo Norman Gobbi vi sono state delle resistenze, «ma la scelta si rivela oculata». Il consigliere di Stato ha sottolineato che «il Dipartimento delle Istituzioni è quello che più di tutti è stato messo sottosopra in questi ultimi 5 anni», affermando che questa operazione rientra proprio nella revisione dei compiti dello Stato e nel riequilibrio delle sue finanze precarie, con un risparmio stimato in mezzo milione (la cifra sarà raggiunta anche tramite la centralizzazione a Faido delle agenzie di Biasca e Acquarossa e di quella di Cevio a Locarno). Ma c’è anche la componente «regionalista». Gobbi, che abita a quota 1.400 metri, ha ricordato che si resta in valle non solo per la qualità di vita ma anche per la presenza di posti di lavoro. Il Contact Center a Faido ne porterà 7, a cui se ne aggiungeranno 12 dal 2017 con l’arrivo del Centro di competenze per l’emissione di precetti esecutivi, al pianterenno del Pretorio. In totale una ventina di impieghi. La creazione del Contact Center rientra anche nel più ampio cantiere per la revisione del Settore esecutivo del Cantone, che si è staccato da quello dei fallimenti. In questo ambito, ha ricordato l’avvocato Fernando Piccirilli responsabile dello stesso Settore, è stato per altro introdotto un circondario cantonale che permette «la riduzione del turismo dei debiti: una primizia a livello svizzero».

Inaugurato ufficialmente il Contact Center dell’Ufficio di esecuzione situato a Faido

Inaugurato ufficialmente il Contact Center dell’Ufficio di esecuzione situato a Faido

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Questa mattina il Dipartimento delle istituzioni ha inaugurato ufficialmente il nuovo Contact Center dell’Ufficio di esecuzione situato a Faido, attivo dal mese di ottobre e che ha già ottenuto ottimi risultati sul campo. All’interno di questo servizio, che costituisce un contatto diretto e privilegiato con la cittadinanza, è attivo un giovane team composto da sette persone.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ha incontrato la stampa nella sala del Consiglio Comunale di Faido per illustrare un importante progetto intrapreso dal Dipartimento alfine di migliorare ulteriormente la qualità del servizio garantito alla cittadinanza. Durante la presentazione sono intervenuti Fernando Piccirilli, Ufficiale dell’Ufficio di esecuzione Bellinzona e Valli e Responsabile del settore esecutivo cantonale, e Lallo Ruggeri, Supplente ufficiale Bellinzona e Valli e Capoprogetto del Contact Center, che hanno accompagnato gli ospiti in una visita degli uffici del servizio.

Il Contact Center s’inserisce nella riorganizzazione generale dell’Ufficio di esecuzione, che persegue l’obiettivo di incrementare la qualità del servizio fornito e di ottimizzare l’utilizzo delle risorse a disposizione. Il nuovo servizio, in funzione da inizio ottobre, ha ottenuto ottimi risultati, evadendo già oggi direttamente più del 70% delle chiamate in entrata, a sgravio dell’attività delle altre sedi dell’Ufficio di esecuzione presenti sul territorio. Ma attenzione a non farsi ingannare dal nome: l’attività del Contact center è infatti molto più ampia rispetto alla ricezione di tutte le telefonate in entrata, dalla centralizzazione della posta elettronica alla gestione diretta degli estratti esecutivi.
In sostanza, esso costituisce un contatto diretto e privilegiato con il cittadino, che consente di dar seguito in maniera efficace e tempestiva alle molteplici richieste.

Questo progetto è parte integrante del pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali, approvato dal Parlamento lo scorso mese di settembre. Questo nuovo servizio contribuirà infatti, assieme ad altre misure relative all’Ufficio di esecuzione, a raggiungere un risparmio di circa mezzo milione di franchi. Una riorganizzazione portata avanti con un occhio di riguardo anche nei confronti delle regioni periferiche cantonali, da sempre ritenute, in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, una risorsa preziosa e da valorizzare. In quest’ottica, la riorganizzazione avrà delle ricadute positive sulla Valle Leventina, con la creazione di nuovi posti di lavoro e il conseguente effetto positivo dal profilo socio-economico. Accanto al Contact center, nel 2017 è prevista, sempre a Faido, la creazione di un Centro competenze per l’emissione dei precetti esecutivi, che permetterà di creare in Leventina complessivamente una ventina di nuovi posti di lavoro.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quinta e ultima seduta ordinaria del 2016 – la 42. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha anzitutto anticipato le implicazioni finanziarie che, a partire dal 2019, la Riforma federale III sulla fiscalità delle imprese avrà per gli enti pubblici ticinesi. Il Cantone prevede di adeguare il proprio tasso di imposizione delle persone giuridiche, per limitare le potenziali riduzioni del gettito legate alla partenza di aziende oggi insediate sul nostro territorio; gli orientamenti definitivi verranno presentati dal Governo a inizio anno, dopo il voto sul referendum lanciato a livello federale. Alla Piattaforma sono state presentate alcune ipotesi di lavoro che riguardano i Comuni, e che verranno approfondite nell’ambito della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020».

Sono stati poi illustrati ai membri della Piattaforma i principi e i contenuti della nuova Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti. Per i Comuni intenzionati ad allineare i propri sistemi retributivi al nuovo ordinamento cantonale, la Sezione delle risorse umane metterà a disposizione un servizio di consulenza e accompagnamento.
Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito sensibilizzato i rappresentanti dei Comuni riguardo all’importanza delle attività degli Uffici di controllo degli abitanti, elementi cruciali nella lotta ai soggiorni fittizi e agli abusi sul mercato del lavoro e nel settore sociale. È stata in particolare sottolineata l’importanza di una registrazione immediata dei cittadini stranieri che notificano la loro presenza sul territorio comunale, anche se sono in attesa di una decisione del Cantone sul rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

La Piattaforma ha poi affrontato il tema dei rapporti fra Comuni e gestori delle reti di distribuzione dell’elettricità, analizzando la controversia legata alla possibilità di addossare agli utenti finali il finanziamento della spesa per l’illuminazione pubblica. Se confermata dalle istanze superiori, la recente decisione del Consiglio di Stato – che ha annullato due Regolamenti che prevedevano questo genere di addossamento dei costi – potrebbe infatti avere conseguenze anche per altri Comuni. La richiesta rivolta alle autorità cantonali è che sia possibile giungere a una soluzione normativa che non penalizzi gli enti locali.

La Piattaforma ha inoltre designato i membri del Gruppo di lavoro incaricato di approfondire i passi necessari a introdurre anche nei Comuni – entro il 2019 – il nuovo modello contabile armonizzato MCA2, adottato dal Cantone a partire dal 2014. Riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», la Piattaforma è stata infine aggiornata riguardo ai lavori del Comitato strategico e dei sette gruppi paritetici, che proseguono regolarmente.

La Piattaforma ha infine concordato il calendario delle sedute per il 2017. Il prossimo incontro è previsto per mercoledì 8 marzo.

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha stabilito che le elezioni comunali differite di Consiglio comunale e Municipio della nuova Città di Bellinzona avranno luogo il 2 aprile 2017. Le proposte di candidatura dovranno essere presentate alla Cancelleria comunale di Bellinzona entro le 18.00 di lunedì 23 gennaio 2017.

Con decisione del 14 novembre 2016, il Tribunale federale ha respinto il ricorso contro il decreto legislativo che ha sancito l’aggregazione dei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina in unico Comune denominato Bellinzona.

Il Consiglio di Stato, nel corso della seduta settimanale, ha fissato per domenica 2 aprile 2017 la data dell’elezione differita della nuova Città di Bellinzona. L’elezione avviene in concomitanza con l’elezione del nuovo Comune di Riviera.

Il sito www.ti.ch/diritti-politici raccoglie i modelli per la presentazione delle proposte di candidatura, lo scadenziario, i documenti necessari da allegare alle proposte, le agevolazioni di voto ed altre puntuali informazioni.

Gobbi beschimpft eigene Partei als «Buchhalter»

Gobbi beschimpft eigene Partei als «Buchhalter»

Da Blick.ch | Dass die SVP gegen einen Ausbau des Grenzwachtkorps ist, kommt in der Südschweiz schlecht an. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi, selbst SVP-Mitglied, kritisiert den Entscheid.

Die SVP will das Grenzwachtkorps (GWK) nicht mit mehr Personal ausstatten (BLICK berichtete). Das GWK sei bereits 2016 um 48 Stellen aufgestockt worden, begründet Vize-Fraktionschef Thomas Aeschi den Entscheid. Statt der Grenze will die SVP lieber die Finanzen schützen und die 2,5 Millionen Franken, die die zusätzlichen Grenzwächter kosten würden, sparen.

«Werden wir von Buchhaltern regiert?»

Aus dem Tessin hagelt es Kritik an dieser Kehrtwende. «Ich bin enttäuscht von der Bundespolitik», macht Norman Gobbi, Lega-Staatsrat und vor einem Jahr noch SVP-Bundesratskandidat, seinem Ärger Luft.

Dass die mehrfach bestätigte Aufstockung des GWK in Frage gestellt werde, ist für ihn «unverständlich». Die Bundespolitiker müssten wissen, dass ihre Entscheide Folgekosten hätten. «Werden wir von Buchhaltern regiert oder von Politikern?», fragt er.

Dreimal mehr Migranten als 2015

Für Gobbi ist klar, dass es mehr Grenzwächter braucht: Die Lage im Tessin sei weiterhin angespannt. Die illegale Einwanderung habe nicht abgenommen, im Gegenteil. Im Vergleich zu 2015 seien dieses Jahr dreimal so viele illegale Migranten über die Grenze gekommen. «Das heisst: Wir müssen die Südgrenze weiter gut schützen», sagt Gobbi.

Und das gehe nicht ohne mehr Personal. Derzeit könne die Südschweiz auf die Unterstützung aus anderen Grenzwachtregionen zählen. «Doch wie lange noch?», fragt sich Gobbi. Die ausgeliehenen Grenzwächter würden an ihren eigenen Grenzabschnitten gebraucht.

Armee nur in Ausnahmefällen sinnvoll

«Was, wenn der Migrationsdruck nochmals zunimmt?», fragt der Tessiner Sicherheitsdirektor. Er fürchtet, dass das GWK dann nicht vorbereitet sei. Denn neue Grenzwächter auszubilden, dauere mindestens drei Jahre.

In einem solchen Fall vorübergehend auf die Armee zu setzen, wie SVP-Nationalrat Aeschi vorschlägt, ist für den Tessiner nicht zielführend. «Ein Einsatz der Armee ist nur für Notlagen sinnvoll», sagt Gobbi. «Doch wir brauchen mehr Grenzpersonal im Alltag.»

Tessiner SVP-ler will Grenze statt Finanzen schützen

Auch der Tessiner SVP-Nationalrat Marco Chiesa sagt auf Anfrage: «Im Kanton Tessin sind die Probleme an der Grenze weiterhin akut. Grenzgänger und illegale Migration beschäftigen die Grenzwächter sehr.»

Für ihn ist klar: «Wir brauchen mehr von ihnen.» Dennoch gibt er sich diplomatisch und sagt, er könne den Entscheid der Fraktion zwar nachvollziehen. Allerdings macht er klar, dass er künfitg «im Zweifelsfall lieber die Grenzen statt die Finanzen beschützen» werde.

Die beste Variante für ihn wäre ohnehin, die Schweizer Soldaten aus dem Kosovo «sofort nach Hause zu holen und an die Grenze zu stellen.» So könne man viel Geld sparen.

Targhe, più controlli

Targhe, più controlli

Da laRegione | Si cambia il veicolo? I cittadini stranieri sono tenuti a presentare anche il permesso B o C

Cambio veicoli, targhe nuove e targhe trasferibili: Camorino accentua i controlli nei confronti degli utenti stranieri e svizzeri. Parla Aldo Barboni della Sezione circolazione.

Barboni (Sezione della circolazione): l’elevata mobilità delle persone impone maggiori accertamenti sugli utenti svizzeri e non

La popolazione aumenta e aumenta pure la sua mobilità, con frequenti cambiamenti di domicilio. Ne sanno qualcosa alla Sezione cantonale della circolazione. Sezione che ha quindi deciso di essere maggiormente rigorosa nella verifica dell’identità degli utenti che fanno capo al proprio Servizio immatricolazioni, anche per scongiurare eventuali abusi. Così avviene da qualche mese. Riguardo per esempio alle pratiche relative al cambio di un veicolo, il detentore straniero è tenuto a presentare – oltre alla licenza di circolazione e all’attestato dell’assicurazione – il permesso (originale) B se dimorante o C se domiciliato. Medesimo obbligo vige per i titolari di altri permessi per stranieri. Il cittadino svizzero detentore del veicolo deve invece allegare alla documentazione la carta di identità. E chi rinuncia a recarsi agli sportelli, mandando a Camorino al suo posto il garagista, l’assicuratore o l’amico? A questi ultimi, i cosiddetti intermediari, la Sezione chiede di produrre una copia di «buona qualità» del permesso per stranieri o della carta di identità. Questo controllo più attento ha sorpreso qualche nostro lettore. «Il Servizio immatricolazioni – spiega, contattato dalla ‘Regione’, l’aggiunto capo della Sezione della circolazione Aldo Barboni – è alle prese con un incremento costante del numero di incarti. Basti ricordare che nel 2015 ha trattato circa 230mila pratiche. Nel contempo siamo confrontati con una forte mobilità della popolazione, molto più accentuata di dieci, vent’anni fa. Sono sempre di più le persone che, anche nel giro di poco tempo, si spostano in un altro Comune oppure in un altro Cantone. Come non mancano coloro che vanno a vivere all’estero». Una grande mobilità che coinvolge «tanto gli svizzeri quanto gli stranieri» e che si riflette inevitabilmente sull’attività della Sezione. «Lo vediamo – riprende Barboni – con l’emissione delle imposte di circolazione. Ogni anno ritornano migliaia di buste perché nel frattempo i detentori non hanno provveduto a segnalarci il nuovo recapito». Di qui la necessità, sottolinea l’aggiunto caposezione, «di verificare con un certo rigore i dati personali degli utenti, svizzeri e non, che si rivolgono al Servizio immatricolazioni». Il quale «nel 2015 si è occupato di oltre centomila pratiche soltanto per quel che concerne il cambio veicoli». Ma maggiori controlli, continua Barboni, «vengono ora eseguiti anche per le pratiche inerenti al rilascio sia delle targhe che erano state depositate sia di quelle nuove, nonché per la richiesta di targhe trasferibili». In altre parole «vogliamo accertare l’esistenza e la validità di tutti i requisiti dell’istanza,

vogliamo sapere ad esempio se il cittadino straniero sia ancora al beneficio del permesso di dimora». Verifiche approfondite e sistematiche si impongono anche per un altro motivo. «Si tratta infatti di tenere aggiornato il database di ‘Cari’, l’applicativo informatico di cui la Sezione della circolazione è

stata dotata oltre due anni fa», evidenzia Barboni. Il numero di incarti che finisce sotto la lente degli uffici di Camorino «è talmente elevato che solo una digitalizzazione delle pratiche ne consente una gestione ottimale». Il che implica pure, rileva l’aggiunto responsabile della Sezione, «una registrazione di documenti leggibili: è per questa ragione che agli intermediari che si presentano agli sportelli per conto dei proprietari dei veicoli chiediamo di produrre una fotocopia di buona qualità – qualità che in passato era non di rado scadente – del documento per stranieri o della carta di identità del detentore svizzero».

Prima i nostri: “sa po’ fa!”

Prima i nostri: “sa po’ fa!”

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi presenta al Governo le sue proposte per dare seguito alla volontà popolare

Andrea è un ragazzo di 25 anni residente nel Mendrisiotto, l’ho incontrato alla fiera di San Martino la settimana scorsa. Mi ha parlato della sua situazione lavorativa: terminati gli studi non ha un lavoro e non riesce a trovare un impiego da ormai un anno. Mi ha raccontato della sua frustrazione quando ai colloqui i datori di lavoro gli propongono uno stipendio poco dignitoso per un giovane con una laurea in economia. Una laurea che è riuscito a ottenere non senza sacrifici, lavorando part-time in una ditta di sicurezza. Colloqui su colloqui. L’ultimo una decina di giorni fa. Non lo hanno assunto. Hanno preferito assumere un suo coetaneo residente oltre confine. E prima di salutarci mi ha detto “Non è facile Norman. Cerco di essere ottimista. Spero che le Autorità facciano qualcosa. Spero che si applichi il prima possibile la votazione su prima i nostri. Noi ticinesi abbiamo detto “sì”. Abbiamo detto che vogliamo uscire da questa situazione. Fate qualcosa”.

Di situazioni come quella di Andrea ce ne sono tante. Troppe. E dobbiamo reagire. I ticinesi hanno detto si a “Prima i nostri” in votazione popolare. Hanno detto sì al principio di favorire i lavoratori svizzeri e residenti. Per situazioni come quella del giovane momò e per dare seguito al volere del Popolo in tempi realistici ho fatto a modo mio. Il Parlamento si è mosso creando la commissione parlamentare. Ma anche noi, come Consiglio di Stato, dovevamo fare qualcosa. Non potevamo restare con le mani in mano. Per questo motivo ho presentato ai miei colleghi di Governo una serie di proposte che possono essere attuate con una certa urgenza. Si tratta di una serie di misure concrete e straordinarie che possono essere realizzate dal Consiglio di Stato e sono complementari al lavoro che dovrà svolgere la Commissione parlamentare.

Cosa propongo nel concreto? Nell’Amministrazione cantonale diamo la priorità ai cittadini svizzeri e residenti per ovvii motivi. Un principio che possiamo impegnarci a garantire. Un principio che ho iniziato ad applicare nelle assunzioni del mio Dipartimento. Perché quindi non estenderlo a tutti i servizi statali? Diamo il buon esempio!

E ancora: impegniamoci ad assegnare i concorsi per le commesse pubbliche dello Stato a quelle ditte e a quelle aziende che favoriscono al loro interno un buon numero di lavoratori indigeni. Per loro sarà un incentivo ad assumere personale con il passaporto rossocrociato.

Bisognava scuotere le acque ed è quello che ho voluto fare. Ho discusso le misure con i miei quattro colleghi. Ora approfondiremo le proposte e valuteremo come attuarle. Un atto dovuto nei confronti di tutti i Ticinesi che hanno detto sì a Prima i nostri. A tutte quelle persone come Andrea che hanno riposto la loro fiducia nelle Autorità politiche.
Questo è il metodo leghista. Non ci scoraggiamo e non ci fermiamo davanti a quegli antipatici “a sa po mia”. Perché invece possiamo, anzi dobbiamo! Perché quello che voglio, quello che vuole la Lega dei ticinesi è tutelare gli interessi di tutte quelle persone che ci hanno dato fiducia. Quella fiducia che mi impegnerò sempre a garantire nel rispetto del nostro sistema democratico! Per il nostro Ticino. Per tutti i Ticinesi.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prima i nostri: Norman Gobbi esce allo scoperto

Prima i nostri: Norman Gobbi esce allo scoperto

Dal Corriere del Ticino | Per attuare la volontà popolare il direttore delle Istituzioni ha presentato in Governo un piano di misure urgenti Quote minime di residenti nelle aziende per contratti e mandati pubblici – Previste penalizzazioni finanziarie

Mossa a sorpresa in Governo sull’iniziativa popolare Prima i nostri, sostenuta dal 58,3% dei ticinesi. Mentre andava in scena il duello tra chi voleva un tavolo tecnico e chi una Commissione parlamentare per passare dalle parole ai fatti, un consigliere di Stato stava elaborando una proposta d’attuazione, almeno per quanto concerne il Cantone. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi la sua idea l’ha messa sul tavolo dell’Esecutivo nel corso dell’ultima seduta plenaria, proprio mentre la commissione incaricata dal Parlamento, ha avviato i lavori, mettendo già le mani in avanti: si prevedono tempi più lunghi del previsto.

Ma torniamo al modello elaborato da Gobbi e messo nero su bianco in una Nota a protocollo del Governo, in attesa che l’intero collegio la approfondisca e renda eventualmente operativa la soluzione del collega. Quelle elencate sono ritenute delle «misure urgenti straordinarie di competenza dell’Esecutivo cantonale» per far sì che il Cantone dia fattivamente il buon esempio nell’applicare «il principio di favorire i lavoratori svizzeri o residenti. Ritenuto come il concetto di residenti è da intendere come cittadini svizzeri domiciliati in Ticino e Svizzera e di cittadini stranieri con permesso di domicilio C residenti in Ticino». L’effetto pratico – oltre a proseguire con la priorità dei residenti nelle assunzioni statali – sarà sui contratti di prestazione e le commesse pubbliche: si tratterà di fissare paletti più stretti e chi sgarrerà nel seguire le direttive che derivano dalla messa in pratica di Prima i nostri nel settore pubblico, incasserà meno. Il tutto inserendo puntuali «parametri qualitativi». Insomma, si solleticherà la controparte su uno dei nervi più sensibili: il borsellino. Nella nota si evidenza come pure il Governo «debba agire tempestivamente nei suoi ambiti di competenza nel rispetto dello spirito dell’iniziativa popolare costituzionale, indipendentemente dai lavori di competenza del Legislativo».

Nel mirino trasporti e sociosanitario

Ma veniamo alle misure pratiche. Il Governo potrebbe fissare «nei contratti di prestazione con enti parastatali una percentuale, calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni, indicante la quota del personale residente in forza ad aziende di trasporto pubblico e aziende socio-sanitarie. Eccezioni devono essere approvate dal Consiglio di Stato. Fluttuazioni al di sotto della percentuale di residenti stabilita devono essere notificate al Consiglio di Stato e sono da considerarsi eccezionali e temporanee». Ogni regola che si rispetti ammette però un’eccezione: «Sulla base di un’analisi del mercato del lavoro per le singole professioni, il Consiglio di Stato definisce una tempistica entro la quale la percentuale di residenti stabilita dovrà essere raggiunta e indicherà un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica, il tutto nel rispetto del naturale ricambio del personale assunto in sostituzione di personale che abbandona l’azienda (potenziamento, sostituzione, pensionamento e dimissioni). In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato».

Paletti temporali da rispettare

E veniamo al terzo punto: «Di inserire nelle commesse pubbliche e contratti di prestazione il principio di favorire l’assunzione di residenti. Concretamente avverrà attraverso la definizione di una percentuale minima di lavoratori residenti impiegati dall’azienda (sede ticinese), calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni, da raggiungere entro il momento della sottoscrizione o entro un lasso di tempo definito nel mandato, riservandosi di indicare un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica. La percentuale minima, o il rispetto del piano eventualmente deciso, deve essere mantenuta fino alla fine della validità del mandato o all’esaurimento dello stesso. In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato». In seguito, si legge che «indipendentemente dal tipo di procedura scelta per l’attribuzione di una commessa, nella scelta dell’offerente a cui attribuire la commessa, la percentuale di personale residente impiegato nella sede ticinese dell’azienda, stabilito sulla situazione della realtà specifica del mercato del lavoro delle singole professioni, deve essere uno dei criteri di aggiudicazione descritti nel bando di concorso. Analogamente il criterio della percentuale di personale residente impiegato deve valere anche per le sedi ticinesi delle aziende alle quali la prestazione, o parte della stessa, viene eventualmente, e se ammesso, subappaltata. Evidentemente sono favoriti gli offerenti con il maggior numero di residenti». Il ragionamento che sottintende la proposta è: più residenti hai in organico, maggiore è la possibilità di ricevere la commessa pubblica.

L’intervista «Ho agito un po’ da leghista e un po’ da consigliere»

Su Prima i nostri il Gran Consiglio ha appena deciso di puntare su una commissione parlamentare. Perché questa mossa ora?

«Per dar seguito alla volontà popolare il Parlamento deve e può sicuramente fare le sue riflessioni in termini di modifiche legislative. Ciò detto vi sono altri ambiti che esulano dalla competenza del Legislativo e che devono poter essere affrontate dal Governo con modifiche di prassi, regolamenti, ma anche – se opportuno – di leggi. Si trattava di non rimanere con le mani in mano, anche perché qualcuno ha avuto questa impressione. Così però non è mai stato. Il mio obiettivo è quello di procedere con un piano chiaro per quanto di nostra competenza, sfruttando i margini disponibili a livello di Amministrazione e poi estendere il tutto agli altri enti esterni».

Agendo in questo modo ha voluto dare uno scossone a tutto il Governo, che forse è stato troppo passivo?

«A mio avviso il messaggio è chiaro alla politica e al popolo. Direi quindi che lo scossone deve passare più in seno all’Amministrazione, dove talvolta non si utilizzano tutti gli spazi a disposizione per cercare di promuovere, nel rispetto delle leggi, l’economia ticinese. E per quanto riguarda i contratti di prestazioni che lo Stato fa in determinati ambiti dobbiamo renderci conto di come la spesa pubblica possa essere influenzata anche con parametri qualitativi che favoriscano l’occupazione indigena».

I suoi colleghi come hanno recepito la sua proposta?

«La disponibilità del Governo per andare in questa direzione è completamente data, tant’è che alcuni colleghi hanno già proposto delle modifiche da inserire nei vari mandati di prestazione».

In vista del 25 settembre il Governo s’era schierato all’unanimità contro l’iniziativa UDC, mentre lei non aveva mai nascosto la sua “simpatia” per Prima nostri. Il suo è un intervento in veste di consigliere di Stato o di leghista?

«Un po’ tutte e due. Ma lo leggo soprattutto come il voler dar seguito alla volontà popolare. È vero, manca ancora la garanzia federale. Ma se il Governo sfrutta appieno il margine di manovra che gli è attribuito, seguire i cittadini è cruciale al fine di dimostrare che il “sa pò mia” invece “sa pò”. Il tutto per lanciare un segnale di sostegno alla nostra economia e fugando i dubbi verso molte piccole medie imprese che si sono sentite bistrattate dopo alcune misure delle autorità fatte con lo spirito giusto ma percepite negativamente».

Ma definire delle percentuali di residenti da impiegare non si avvicina all’idea dei contingenti del 9 febbraio?

«Questo è il tocco leghista, anche se la via proposta è flessibile poiché varia a seconda delle professioni».

In che tempi ritiene che le misure avanzate possano essere attuate?

«Ora si tratta di approfondire in che modo rendere operative le proposte. Faccio un esempio: nel settore sanitario o edile, storicamente caratterizzati da manodopera straniera che non crea particolari problemi, è impensabile pretendere subito un cambio di paradigma. Nei rami diventati i nuovi campi di conquista del frontalierato, come i servizi nel terziario, devono per contro essere primariamente interessati da queste misure. Se penso poi al personale amministrativo, è uno di quei settori dove pretendo che tutti siano lavoratori indigeni».

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Da laRegione | Luce verde alla nuova Bellinzona senza i 4 Comuni contrari. L’Atac: ‘Inchiesta!’ I sindaci confidano che l’elezione sia fissata per il 2 aprile 2017 e non slitti all’autunno

Con rapidità (soltanto 5 mesi, mentre per l’iniziativa Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” ha impiegato due anni e mezzo) il Tribunale federale ha respinto il ricorso interposto dall’ex vicesindaco Ppd di Camorino Ivano Rizzi e da altre 80 abitanti della regione contro la decisione con cui il Gran Consiglio in marzo ha approvato il progetto aggregativo della nuova Bellinzona scaturito dalla votazione consultiva dell’ottobre 2015, ossia con 13 Comuni anziché 17 avendo vinto il ‘no’ ad arbedocastione, Sant’Antonino, Cadenazzo e Lumino. Facendo proprie le motivazioni contenute nel messaggio governativo avallato dal parlamento cantonale, il Tf ha stroncato su tutta la linea il ricorso sostenuto dall’Associazione ticinese per l’autonomia dei Comuni (Atac), secondo cui sarebbe stato opportuno risottoporre il progetto a una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. A questo punto i lavori preparatori, proseguiti senza attendere Losanna, possono puntare alle elezioni che la Direzione politica confida possano tenersi il 2 aprile 2017, come per il nuovo Comune aggregato della Riviera, e non nell’ottobre successivo, così da non accorciare ulteriormente la nuova legislatura (che già sarebbe di 3 anni anziché 4) e avviare il prima possibile la nuova macchina istituzionale, peraltro presentando senza ritardi, in autunno, il Preventivo 2018 della nuova Bellinzona. Aprile dunque? Il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, è possibilista, «ma devo ancora discuterne col governo e con la Direzione politica dell’aggregazione. Vorrei una decisione condivisa». Un punto ritenuto sensibile è infatti il relativamente poco tempo a disposizione per allestire e depositare le liste (fine gennaio) con i candidati a Municipio e Consiglio comunale.

Uguali all’80 per cento

Non si dovrà dunque indire una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. Infatti a torto – scrive il Tf – i ricorrenti hanno incentrato le loro critiche fondandosi sulla sentenza del medesimo Tribunale federale relativa alla creazione del Comune di Monteneri. In quell’occasione, avendo Mezzovico detto ‘no’ in votazione consultiva, la massima corte giudiziaria elvetica aveva indicato la necessità di richiamare alle urne la popolazione degli altri cinque Comuni dichiaratisi favorevoli, ritenendo proprio Mezzovico il perno economico dell’aggregazione, senza il quale il progetto risultava monco e meno sostenibile. Nella votazione bis, il progetto a 5 di Monteceneri fu poi avallato dalla popolazione senza i contrari Mezzovico e Isone. “Le due cause – ribadisce il Tf sconfessando i ricorrenti e definendo generiche le loro critiche – non sono per nulla comparabili” esistendo “differenze sostanziali”. In soldoni, mentre Mezzovico era il perno, qui senza i quattro contrari la nuova Bellinzona a 13 viene confermata all’80% rispetto a quella a 17 per territorio (78%), popolazione (79%, con 42mila abitanti anziché 52mila), risorse fiscali (80% nonostante la rinuncia del ricco Sant’Antonino) e posti di lavoro (81%). Quanto alla zona industriale di Castione, indicata dal Cantone come uno dei due poli di sviluppo economico del Bellinzonese insieme a Camorino e Giubiasco, il Tf ricorda che la sua pianificazione è ancora ferma a causa di ricorsi. Tutto ciò induce il Tf a smentire i ricorrenti laddove asserivano che le differenze fra le due nuove Bellinzone a 13 e 17 sarebbero state addirittura più evidenti di quelle fra Monteceneri con e senza Mezzovico. Altro punto a sfavore dei ricorrenti: l’allora decisione del Tf ha indotto la politica a modificare la Legge cantonale sulle aggregazioni, consentendo al Consiglio di Stato di escludere uno o più Comuni non fondamentali ed evitando di dover sottoporre in votazione consultiva più scenari alternativi. Perciò anche su questo punto Losanna ritiene corretta la via intrapresa nel Bellinzonese e dal Cds. Pure avallato, infine, l’ampio sforzo informativo compiuto dalla Direzione di progetto, che ha permesso alla popolazione di conoscere preventivamente le criticità emerse nei Comuni: “Era quindi assolutamente chiaro ai votanti – chiude il Tf – che il progetto, con ogni probabilità, sarebbe stato ridimensionato”.

Gobbi: ‘Il tribunale ha fatto sue le criticità già evidenziate’

La notizia ieri mattina è stata diffusa dal Dipartimento delle istituzioni, che ritiene il progetto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione “riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata grazie alla volontà locale di promuovere dal basso” la fusione. Il consigliere di Stato Norman Gobbi si dice altresì soddisfatto perché il Tf ha fatto propri i punti sensibili evidenziati nel messaggio governativo sottoposto al Gran Consiglio: «Messaggio che già affrontava tutte le criticità ed evidenziava le ora confermate differenze fra il caso di Bellinzona e quello di Monteceneri». Salutando con “grande soddisfazione” la sentenza del Tf il Ppd prende le distanze dal ricorso, il cui primo firmatario era l’ex vicesindaco popolare-democratico di Camorino Ivano Rizzi. I lavori per la nascita della sezione Ppd aggregata sono conclusi e lunedì sera 21 novembre, al Ciossetto di Sementina, si terrà l’assemblea costitutiva che ufficializzerà anche i vertici. Nella nuova città il Ppd intende “giocare un ruolo da protagonista, prestando grande attenzione ai quartieri e alla loro crescita, alla valorizzazione del territorio e all’ascolto dei cittadini”. Anche la nuova sezione Ps intende “giocare un ruolo da protagonista nel futuro della nuova Bellinzona” mettendo a disposizione le proprie migliori risorse. Quanto alla decisione del Tf, “è un altro tassello fondamentale per l’avvio di una nuova era istituzionale, che crediamo permetterà alla nuova città di diventare ancora più dinamica e attrattiva e soprattutto di riuscire a cogliere appieno le opportunità che le si presenteranno”.