“Frattura? No, confronto”

“Frattura? No, confronto”

Da RSI.ch | Modem sulla spaccatura in casa Lega – Gobbi: “La minoranza deve impegnarsi e sedere in Commissione”

“Ci sarà questo confronto tra le due anime leghiste, come c’è sempre stato.” Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, invitato a dibattere venerdì mattina durante Modem (su Rete Uno), in merito alla spaccatura in casa Lega dei ticinesi.

La frattura all’interno del movimento è emersa in occasione della bocciatura da parte del Gran Consiglio del Preventivo 2017. Il confronto è stato chiesto a gran voce dal capogruppo Daniele Caverzasio, che ha manifestato il suo dissenso nei confronti della frangia guidata da Boris Bignasca anche con la decisione di lasciare la Commissione della Gestione, assieme a Fabio Badasci, presidente del Gran Consiglio, e a Michele Foletti.

“Ruolo attivo della minoranza in Commissione”

“La minoranza che si è espressa in Gran Consiglio ora faccia la sua parte assumendo un ruolo attivo all’interno della Commissione della Gestione” ha commentato Gobbi ai microfoni della RSI, ricordando che: “Anche il sottoscritto alla sua prima legislatura non era così istituzionale e orientato a trovare una mediazione. Allo stesso modo Gianmaria Frapolli e Boris Bignasca dovranno fare il loro percorso in questo senso nel capire che possono portare sul tavolo le loro proposte, ma che alla fine bisogna trovare un consenso”.

La puntata di Modem: http://www.rsi.ch/g/8384416

Il preventivo che non Lega

Il preventivo che non Lega

Da laRegione | La puntualizzazione di Gobbi: ‘Mica l’abbiamo bocciato noi. È stato il Ppd’

Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali fa sapere che non intende rilasciare dichiarazioni. Parla invece l’altro consigliere di Stato leghista, il capo delle Istituzioni Norman Gobbi. Che minimizza: «Chi ha bocciato il Preventivo 2017 – dice Gobbi alla ‘Regione’ – sono stati i Ppd, mica i leghisti. Noi siamo riusciti a recuperare il gruppo».

In effetti, alla fine ‘solo’ tre leghisti hanno votato contro il Preventivo.

Esatto. Prima del voto di entrata in materia, i consiglieri di Stato leghisti si sono assunti le proprie responsabilità, andando nel proprio gruppo per chiarirsi. Il consigliere di Stato Ppd invece non ci è andato. Ribadisco: sono i popolari democratici che hanno bocciato questo Preventivo.

Non si può quindi parlare di una Lega divisa al suo interno?

Ci sono delle sensibilità che chiedono più risparmi, così come ci sono delle sensibilità che chiedono meno tagli. Ma queste posizioni all’interno del movimento erano già emerse quando si è votata la manovra di risanamento finanziario: le medesime persone che oggi (ieri, ndr) si sono espresse negativamente sul Preventivo, avevano allora votato contro le misure di risparmio, poiché giudicate poco incisive o sbilanciate sulle entrate.

Ma perché martedì al pulpito per la Lega ha parlato prima Michele Guerra, entusiasta dei Conti, e poi Boris Bignasca, contrario. Non si è creata confusione?

Il dibattito organizzato funziona così ed è giusto che si esprima anche la minoranza del gruppo parlamentare leghista. Poi se qualcuno ha inteso che tale minoranza era molto più ampia, significa che non si ricordava quanto votato a settembre sulla manovra di risanamento.

Ultima domanda, signor Gobbi. Ci sarà un regolamento di conti in casa Lega?

No. Magari un riequilibrio delle posizioni in commissione della Gestione, per dare spazio alla minoranza. Ma un regolamento di conti lo escludo.

La Sezione degli enti locali incontra il Municipio di Paradiso

La Sezione degli enti locali incontra il Municipio di Paradiso

Dopo l’annullamento dei risultati delle ultime elezioni comunali per il Comune di Paradiso, la Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni si è incontrata oggi con il Municipio della località luganese; la riunione ha consentito di chiarire il margine di manovra del quale gli attuali organi comunali disporranno fino alle nuove elezioni, previste per il 2 aprile 2017.

Come noto, lo scorso 29 novembre il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato i risultati delle elezioni del 10 aprile 2016 nel Comune di Paradiso; la sentenza ha inoltre stabilito che gli attuali Municipio e Consiglio comunale – nell’attesa di nuove elezioni – dovranno limitarsi ad atti di ordinaria amministrazione.

L’incontro odierno fra la Sezione degli enti locali e il Municipio si è quindi concluso con un accordo sul fatto che gli attuali organi comunali non potranno adottare decisioni di rilevanza politica; non saranno in particolare decisi e votati nuovi investimenti, né messaggi municipali che riguardino la legislazione comunale o il Piano regolatore. Eventuali eccezioni potranno essere prese in considerazione solo in casi di urgenza, da concordare con la Sezione degli enti locali. Ciò considerato, anche le decisioni prese dal Consiglio comunale nella seduta del 15 novembre 2016, non ancora cresciute in giudicato, saranno tenute in sospeso.

I preventivi per l’anno 2017 saranno per contro votati, considerando come – in linea di principio – il Municipio potrà in ogni caso operare solo per le spese la cui base legale è prevista da leggi, regolamenti, statuti e altre normative superiori. Entro il prossimo 31 maggio sarà poi stabilito anche il moltiplicatore politico d’imposta per l’anno 2017: la proposta sarà sottoposta al Legislativo dal nuovo Municipio, una volta effettuate le nuove elezioni comunali.

Sicurezza: vietato giocare, lavoriamo insieme!

Sicurezza: vietato giocare, lavoriamo insieme!

Dal Mattino della domenica | Il ministro Norman Gobbi racconta il dietro alle quinte dell’operato della Polizia cantonale

Negli scorsi giorni la Polizia cantonale e il suo operato sono stati proiettati sotto la luce dei riflettori. In rete, ma non solo, è stato criticato l’agire delle nostre forze dell’ordine. A farlo è stato il sindaco di Lavena Ponte Tresa. Ma cosa è successo? A Molinazzo di Monteggio è andato in scena un tentativo di rapina. Celermente, per trovare gli autori, la Polizia cantonale ha valutato come di consueto una serie di misure d’urgenza da attuare per gestire la situazione. Misure che avevano un solo obiettivo: tutelare la sicurezza dei Ticinesi e di tutto il nostro territorio. Una decisione che ha creato malcontenti al di là del confine per i disagi al traffico che si sono creati e hanno bloccato in coda i lavoratori frontalieri che volevano far rientro al proprio domicilio. D’altra parte il traffico nelle ore di punta è un problema che tanti cittadini ticinesi conoscono bene, soprattutto nel Sottoceneri a ridosso del confine con l’Italia. Una circostanza comunque eccezionale quella vissuta dai lavoratori stranieri e con la quale siamo toccati anche noi ticinesi. Una situazione quella di lunedì sera che si è venuta a creare per un motivo più che valido: garantire un bene superiore, ovvero la nostra sicurezza.

Ma mentre sul web si infiammava la solita polemica montata ad arte per qualche minuto di visibilità, la Polizia cantonale continuava a lavorare. Ed è proprio su questo che voglio portare l’attenzione. Di come i nostri agenti dietro le quinte, lontani dalle luci dei riflettori instancabilmente operano a favore di tutta la collettività. A favore di tutti noi. Proprio lunedì è iniziata infatti l’operazione Prevena: l’appuntamento che come da tradizione si rinnova anche per il 2016 e che vede coinvolti gli agenti della Polizia cantonale, delle comunali, della Polizia dei trasporti e delle Guardie di confine. Tutti insieme lavoreranno fianco a fianco con un obiettivo comune: prevenire borseggi, taccheggi e furti nelle abitazioni nel periodo prenatalizio. Ma come lo faranno? Con una presenza più marcata di agenti sul territorio fino alla vigilia di Natale.

Durante le giornate dell’avvento la grande affluenza di persone nei negozi dei nostri nuclei cittadini vestiti a festa e nei centri commerciali ingolosisce purtroppo chi vuol commettere furti, borseggi e taccheggi. E con l’imbrunire repentino delle giornate, il mese di dicembre diventa il momento perfetto per i malfattori che vogliono mettere a segno i furti nelle nostre abitazioni approfittando del fatto che noi siamo ancora al lavoro. Ma nonostante questi presupposti vogliamo contrastare efficacemente questo tipo di reati. Per questo motivo le nostre forze dell’ordine scendono in campo, o meglio scendono sulle nostre strade. Un pattugliamento più importante organizzato per prevenire questi crimini che rischiano di rovinare le nostre giornate di festa. Loro faranno la loro parte, ma anche tutti i cittadini possono contribuire a contrastare questi fenomeni.

Non mi stancherò mai di ripeterlo quando parlo di sicurezza sul nostro territorio: il ruolo di tutta la cittadinanza diventa fondamentale. Cittadine e cittadini che sono le prime sentinelle a guardia del nostro territorio. Non esitate a segnalare alla Polizia tutti i comportamenti sospetti: fidatevi delle vostre sensazioni e se una situazione vi turba o non vi rende tranquilli chiamate il 117! Se un’auto sosta a lungo in un luogo e non l’avete mai vista prima annotatevi il tipo di veicolo, il colore e se possibile anche il numero di targa e appena potete segnalatela ai nostri agenti. Spesso l’arresto di malviventi è possibile proprio grazie alle indicazioni fornite dai nostri cittadini-sentinella. Facciamo quindi tutti la nostra parte per vivere serenamente le giornate di dicembre. Ma non solo! Così facendo contribuiamo tutti a tutelare uno dei beni più preziosi che abbiamo: la nostra sicurezza, quella di tutto il Ticino. Perché non venga a mancare quella sensazione di “essere al sicuro” tra le nostre mura domestiche, un privilegio al quale non dobbiamo mai rinunciare!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Dopo un periodo di relativa calma, nelle scorse settimane le aggregazioni comunali sono tornate d’attualità. Di recente infatti, sono state stabilite le elezioni del nuovo Comune di Bellinzona (a seguito della recente sentenza del Tribunale federale), il progetto per un Comune unico in Valle Verzasca è stato riattivato e sono ripresi, accanto alla Riforma «Ticino 2020», i lavori per il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA): tutto questo fissa nell’agenda politica dei prossimi mesi appuntamenti importanti che sanno di futuro.

Le aggregazioni – come rilevato più volte – sono uno strumento, non un fine a se stesso. Questi consolidamenti istituzionali non forniscono automaticamente soluzioni ai problemi territoriali e amministrativi. E non abbiamo la garanzia automatica della gestione parsimoniosa delle risorse impiegate. Inoltre, sono comprensibili le preoccupazioni per il mantenimento della prossimità e la cura del dettaglio (il famoso tombino da riparare o la calla neve subito in viaggio al primo fiocco).

Ma fermarsi ai rischi sarebbe un gesto di sfiducia nei confronti degli amministratori locali attuali e futuri, e deprimerebbe qualsiasi evoluzione del nostro territorio. Le aggregazioni sono una sfida da raccogliere, perché non possiamo affrontare l’evoluzione della società con le ricette del passato.

Un bacino elettorale più ampio, l’unione coerente della pianificazione territoriale, una spinta progettuale più solida e meno frazionata, il superamento di storiche «beghe» di quartiere e una maggiore forza contrattuale nei confronti del Cantone – un aspetto che ho notato da subito in Consiglio di Stato – costituiscono veri e propri trampolini verso traguardi altrimenti proibitivi. Gli attori dei nuovi Comuni (municipali, consiglieri comunali e funzionari in primis) sanno e sapranno coniugare i progetti di sviluppo con l’attenzione alle esigenze più puntuali e quotidiane della popolazione.

L’esperienza maturata a seguito delle numerose aggregazioni mostra come le opportunità siano molto maggiori rispetto ai rischi. Occorre un periodo di rodaggio, aggiustamenti in corso d’opera (non si possono pretendere Comuni disegnati a tavolino!) e parecchio olio di gomito, ma i risultati sono confortanti, sia nelle Valli sia nei centri urbani. Per quanto concerne le prime, l’unione di piccole realtà ha iniettato nuova linfa nelle zone periferiche del nostro Cantone. Sono state liberate molte energie prima bloccate soprattutto dalle difficoltà nel rinnovare gli organi comunali. Dopo le esperienze positive in Vallemaggia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e Centovalli, tocca ai cittadini verzaschesi tornare a convincersi di un disegno unico che offrirà loro un Comune solido e pronto a rilanciarsi grazie alle proprie peculiarità.

Il Bellinzonese si trova invece ai blocchi di partenza di una sfida intensa e per nulla scontata: riunire e oliare gli ingranaggi di 13 (ex) Comuni. Perché unire enti locali dotati di un buono standard di servizi? Proprio perché oggi non bastano Comuni semplicemente funzionanti: ci vogliono Comuni funzionali. Un agglomerato vive con il freno a mano tirato se diviso da una moltitudine di attori in gioco che inevitabilmente blocca progetti e soluzioni regionali, cristallizza doppioni amministrativi costosi e allunga i tempi della politica.

Non dimentichiamo che quest’anno è stata istituita anche la Commissione di studio per l’aggregazione della Valle Rovana con Cevio, così da intraprendere un percorso comune che sappia rafforzare l’Alta Vallemaggia. Ad uno stadio molto più avanzato abbiamo, inoltre, il nuovo Comune di Riviera, che muoverà i suoi primi passi con le elezioni nell’aprile dell’anno prossimo, grazie alla convinta unione di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna.

Bellinzona e la Verzasca, così come le altre realtà ticinesi in movimento, s’inseriscono nel solco della visione cantonale del Ticino di domani, tracciata nel PCA con il coinvolgimento di tutti gli attori locali. Quest’ultimo configura il contesto di un Ticino ricalibrato nei suoi equilibri fra centri urbani e rafforzato nelle sue zone periferiche. Un tassello importante per concretizzare la riforma Ticino 2020 che intende riordinare compiti e flussi fra Comuni e Cantone.

Come detto, l’obiettivo delle aggregazioni non è quello di sommare Comuni, ma di tonificare un federalismo che sia forte in tutti i suoi livelli istituzionali.

Occuparsi d’istituzioni significa migliorare costantemente il rapporto fra il Cittadino e le aziende con l’amministrazione pubblica. Il mio augurio e il mio ringraziamento vanno a coloro che s’impegnano per questo obiettivo a favore di tutti i cittadini ticinesi.

Gobbi ai nuovi poliziotti: “La pistola è un mezzo coercitivo. E va utilizzata solo quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo sempre”

Gobbi ai nuovi poliziotti: “La pistola è un mezzo coercitivo. E va utilizzata solo quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo sempre”

Da Liberatv.ch | Il ministro delle Istituzioni, in occasione della cerimonia di consegna dell’arma dei nuovi agenti, ha voluto fare un forte richiamo alla responsabilità: “Leggiamo troppo spesso sui nostri mezzi d’informazioni, e non solo sulle pagine che raccontano dei fatti accaduti all’estero ma anche sulla nostra cronaca, dei danni irreparabili che l’uso sconsiderato delle armi può provocare. Spero vi ricorderete delle mie parole tutte le volte che sfiorerete la vostra arma”

“La pistola d’ordinanza è un mezzo coercitivo. Va quindi utilizzata solamente quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo”. È un forte richiamo alla responsabilità quello che Norman Gobbi ha voluto lanciare agli aspiranti poliziotti, nel corso della cerimonia di consegna dell’arma, svoltasi in Gran Consiglio.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 25 aspiranti agenti della Polizia cantonale; 17 delle Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Chiasso, Giubiasco, Locarno, Lugano e Mendrisio; 2 della Polizia dei trasporti e 2 della Polizia cantonale grigionese, hanno ricevuto l’arma. Ora, questi aspiranti agenti, dovranno affrontare un periodo di stage nei posti di polizia , tassello importante della formazione che li poterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale, con il superamento degli esami di professione nel febbraio 2017.

“L’arma – ha detto Gobbi .- è un simbolo strettamente e intrinsecamente legato alla vostra professione: agli occhi dei cittadini è un segno distintivo. Vi identifica come agenti di polizia, ovvero come professionisti ai quali lo Stato ha affidato il compito di tutelare la sicurezza sul nostro territorio. Con la consegna dell’arma, i cittadini e le Istituzioni ripongono in voi fiducia e grandi responsabilità”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha dunque fatto una panoramica sulle nuove sfide, dall’immigrazione al terrorismo, che stanno modificando il ruolo delle forze dell’ordine nella società moderna. Ma il richiamo del ministro leghista, si diceva, è stato soprattutto alla responsabilità legata al possesso della pistola: “Da oggi insieme alla divisa blu rappresenterete le forze dell’ordine anche con l’arma di ordinanza. Un simbolo importante. Dovete esserne ben consapevoli. Fidatevi del vostro buon senso e fatevi guidare da chi ha più esperienza nell’utilizzarla. Uno degli insegnamenti più importanti che vi daranno è che la pistola d’ordinanza è un mezzo coercitivo. Va quindi utilizzata solamente quando tutte le altre opzioni sono già state scartate”.

“Una lezione – ha sottolineato Gobbi – che ho appreso anche io nella mia esperienza militare e sono grato di essermi fatto guidare da persone preparate e con molta più esperienza di me sulle spalle. Leggiamo troppo spesso sui nostri mezzi d’informazioni, e non solo sulle pagine che raccontano dei fatti accaduti all’estero ma anche sulla nostra cronaca, dei danni irreparabili che l’uso sconsiderato delle armi può provocare”.

“Spero – ha concluso il Consigliere di Stato – vi ricorderete delle mie parole tutte le volte che sfiorerete la vostra arma. Tutte le volte che entrerete in servizio indossando la vostra divisa. Tutte le volte che svolgerete con impegno, coraggio e forza di volontà il vostro mestiere. Perché l’essere poliziotti non è solo una professione ma una vera e propria missione a favore della collettività”.

Italiens No freut Gobbi

Italiens No freut Gobbi

Da Blick.ch | Lega-Staatsrat hofft auf weniger Flüchtlinge – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi wünscht sich nach der Abstimmung in Italien mehr Einfluss von rechts. Zum Wohle der Schweiz.

Italiens Ministerpräsident Matteo Renzi hat am Sonntag eine grosse Klatsche eingefangen. Die Stimmberechtigten schickten eine von ihm initiierte Verfassungsreform bachab. Grund genug für Renzi, seinen Rücktritt zu verkünden.

Im Tessin ist man über das Abstimmungsresultat nicht unglücklich. Lega-Staatsrat Norman Gobbi hofft nämlich, dass sich nun das Migrationsproblem löst. Gobbi zu BLICK: «Das Nein ist auch ein Signal gegen die Flüchtlingspolitik. Es ging nicht nur um die Verfassungsreform, sondern auch um den Premierminister und seine Politik. Die Linken haben nicht die Interessen des eigenen Landes verfolgt. Zum Beispiel wurde das Problem der Flüchtlinge nicht angepackt.»

Hoffnung auf mehr politischen Einfluss

Gobbi würde eine Politik in Italien begrüssen, die nicht nur die Flüchtlinge aus dem Mittelmeer rettet, sondern den Zustrom aus Afrika eindämmt und die eigenen Grenzen besser kontrolliert.

Nach dem Nein hofft Gobbi, dass Vertreter aus der rechten Lega Nord und der Fünf-Sterne-Bewegung mehr politischen Einfluss bekommen. «Denn so würde die Flüchtlingspolitik endlich angepackt und die Flüchtlingsströme eingedämmt.»

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Dal Corriere del Ticino | La vettura utilizzata per il tentato assalto alla Raiffeisen era abbandonata in un posteggio di Cremenaga – Critiche dall’Italia per i disagi dovuti al blocco dei valichi – Gobbi: «Essenziale per garantire la sicurezza»

È stata ritrovata ieri mattina dalle forze di polizia italiane, abbandonata in un posteggio a Cremenaga, a poche centinaia di metri dal valico con il Ticino, la Fiat Uno metallizzata utilizzata dai due malviventi che lunedì pomeriggio hanno tentato di assaltare la banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio. La vettura è risultata rubata la mattina dello stesso giorno in territorio di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Con la stessa i due banditi sono entrati in Svizzera e sono precipitosamente rientrati in Italia dove si sono poi trasferiti su un’auto «pulita» per dileguarsi. Sono in corso gli accertamenti tecnico scientifici sulla Fiat alla ricerca di tracce biologiche e impronte digitali che portino all’identificazione dei criminali, ma è soprattutto dalle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza ai valichi, da cui gli inquirenti si attendono risposte importanti.

Come noto l’incursione non andata in porto è durata soltanto 32 secondi. Dopo essere entrati nella banca, i malviventi hanno lanciato un sostanza liquida nel locale intimando «questa è una rapina». La reazione degli impiegati è stata quella di chiudere immediatamente la porta. Colti di sorpresa i rapinatori hanno deciso di abbandonare precipitosamente il campo. Immediatamente la Polizia cantonale e le Guardie di Confine hanno iniziato una serrata caccia installando posti di blocco nella regione: essendovi il forte sospetto che i banditi si trovassero ancora in territorio svizzero, è stato messo in atto il dispositivo che prevede la chiusura totale dei valichi.

Si tratta di provvedimenti inevitabili in situazioni del genere ma che, visto l’orario che coincideva con il rientro di migliaia di lavoratori ticinesi e frontalieri, hanno finito con il creare gravi disagi alla circolazione in tutto il Sottoceneri e soprattutto lungo la fascia di confine, scatenando non poche polemiche soprattutto da parte italiana.

Scontri verbali

«La chiusura totale della dogana di Lavena Ponte Tresa, dopo la tentata rapina, ha di fatto intrappolato moltissimi lavoratori frontalieri italiani per ore e rappresenta un fatto assai grave», ha commentato Luca Marsico , consigliere di Forza Italia alla Regione Lombardia, annunciando nel contempo l’intenzione di presentare una mozione in Consiglio regionale per fare piena chiarezza sull’accaduto. Accuse sono giunte anche dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino , che ha parlato addirittura di sequestro di persona e di violazione del trattato di Schengen dicendosi intenzionato a denunciare il fatto al Ministero degli esteri. Dal canto suo il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi , ha reso noto che la frontiera non è stata mai formalmente chiusa, ma si sono alzati i livelli di controllo. Ad ogni modo – ha aggiunto – la questione è stata esaminata e riportata ai livelli più alti del dipartimento statale competente e, lunedì sera si è intervenuti per trovare una soluzione. «Ci siamo mossi con le forze di Polizia per capire il problema e spiegare alle autorità elvetiche le difficoltà che la loro legittima iniziativa stava creando ai frontalieri. Questo fatto ci ha permesso di comprendere che dovrà esserci un maggiore coordinamento con la Svizzera – ha detto il rappresentante del Ministero degli interni a Varese –. Il flusso di informazioni di polizia non è mai mancato, ma bisognerà mettere in campo anche misure idonee per la viabilità».

Sul caso sempre ieri è intervenuto anche il capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi che, in nel corso di un’intervista rilasciata a TicinoNews, ha ribadito che non si è trattato di un provvedimento spropositato ricordando altresì che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza.

Il consigliere di Stato ha invece definito sproporzionata la reazione delle autorità locali d’oltre confine, confermando il proprio sostegno alle misure d’urgenza attuate. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento». Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. «Si tratta di una misura che consente di reagire celermente – ha concluso il ministro – nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico».

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

Da Ticinonline | Gobbi e la Polizia Cantonale rispondono al sindaco di Lavena Ponte Tresa: «La chiusura delle dogane era necessaria per garantire la sicurezza». Le critiche? «Marketing politico»

Polizia Cantonale e lo stesso direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, respingono al mittente le accuse mosse ieri sera dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino. Il primo cittadino si era infervorato in seguito alla chiusura delle dogane decisa dopo una tentata rapina a una banca Raiffeisen.

Gobbi, infatti, non ritiene che il provvedimento preso sia stata un’azione spropositata. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese – spiega -. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento. Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali. Un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle comunali. La misura consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente, nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico. Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio».

La reazione del Sindaco, per il Consigliere di Stato, è solo una mossa politica: «A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio. Spesso ho sentito le Autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratti piuttosto di un’operazione di marketing politico. D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza. E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio».

«Provvedimento necessari per assicurare alla giustizia i malviventi» – Dello stesso avviso è la Polizia Cantonale, come sottolinea il portavoce Stefano Gianettoni: «È stato deciso un dispositivo di ricerca nella zona interessata, in collaborazione con le Guardie di confine e le Polizie comunali. Sono state attuate delle misure, come in altri casi in passato, che hanno sicuramente causato dei disagi al traffico ma che erano necessarie per aumentare le possibilità di assicurare alla giustizia i malviventi e per garantire la necessaria sicurezza alla popolazione».

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

Da Ticinonews.ch | Norman Gobbi replica alle critiche italiane: “Dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio”

La chiusura del valico doganale di Ponte Tresa ad opera delle Guardie di Confine svizzere ha letteralmente fatto andare su tutte le furie il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, mentre da parte delle forze dell’ordine italiane sono arrivate critiche inerenti presunte mancanze a livello comunicativo (vedi articoli suggeriti).

Nella giornata di ieri lo stesso Mastromarino aveva tuonato contro il modus operandi della autorità elvetiche e oggi ha rincarato la dose. “Misura abnorme e spropositata”, aveva ribadito dopo aver sentito il prefetto di Varese per gettare le basi di una “protesta formale tramite l’Ambasciata italiana in Svizzera o il Ministero”.

Un clima decisamente infuocato sul quale si esprime ora il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio” afferma Gobbi, da noi contattato. “Spesso ho sentito le autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratta piuttosto di un’operazione di marketing politico”.

“D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza” prosegue Gobbi. “E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio!”

Gobbi ribadisce inoltre il sostegno alle misure d’urgenza attuata dalla Polizia cantonale e dalle Guardie di confine: “Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento”.

Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. “Si tratta di una misura che consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico”.

Gobbi tiene a ribadire che non si è trattato di un provvedimento spropositato: “Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio”.