Intervento del Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dei 150 anni dalla nascita del General Guisan

Intervento del Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dei 150 anni dalla nascita del General Guisan

Sasso San Gottardo, 31 agosto 2024

– Fa stato il discorso orale – 

Gentili signore e signori

è un onore per me rappresentare il Governo del Canton Ticino in occasione di questa manifestazione che vuole ricordare i 150 anni della nascita di una delle personalità che più hanno segnato la storia della nostra Nazione: Henri Guisan.
L’oratore e ospite principale di questo incontro – il nostro Capo dell’Esercito, Comandante di corpo Thomas Süssli a cui do il benvenuto anche a nome del Consiglio di Stato –  ci parlerà in maniera più dettagliata e sicuramente più efficace rispetto alle mie parole della figura di Henri Guisan nel contesto storico e politico della Seconda Guerra Mondiale.
Di fronte all’attualità contraddistinta dai conflitti internazionali e da numerose minacce anche alla nostra sicurezza, il Capo dell’Esercito ci porterà la visione strategica della Svizzera nell’attuale difficile contesto internazionale.
Quale responsabile del Dipartimento delle istituzioni, quale membro della Fondazione Sasso San Gottardo e quale cittadino di Airolo saluto con particolare piacere questa occasione d’incontro organizzata dal Sasso San Gottardo. È il terzo “Guisan Event”.
La Fondazione Sasso San Gottardo ha voluto approfittare dell’anniversario della nascita – i 150 anni del generale Guisan – per dedicargli un monumento. È uno dei tanti simboli che ricordano Guisan e che possiamo incontrare un po’ in tutta la Svizzera, dalle vie e le piazze a lui dedicate, a rappresentazioni grafiche e artistiche: ma un monumento collocato qui sul San Gottardo riveste un’importanza iconica!
I luoghi sono di per sé neutri. L’essere umano dà invece un senso e un significato con la sua lettura del territorio. Il massiccio del San Gottardo è il cuore simbolico della Svizzera ed è il pilastro del ridotto nazionale voluto da Henri Guisan. Il San Gottardo è quindi il centro della nostra identità, della resistenza e dell’autodeterminazione svizzera.
La Fondazione Sasso San Gottardo con le sue strutture, con le sue iniziative espositive e con i suoi eventi ci ricorda chi siamo stati, ma anche chi saremo. Perché la storia della Svizzera, la storia degli svizzeri è stata fatta e continua a farsi anche qui sul San Gottardo.
Nello stesso tempo l’eredità del General Guisan va oltre le mura di queste fortificazioni alpine: risiede nel cuore di ogni svizzero che crede nei valori di libertà, indipendenza e neutralità.
Quanto fatto da Henri Guisan ci ricorda che la pace e la sicurezza non sono mai garantite, ma devono essere difese con coraggio, intelligenza e unità.
E mi vien in mente il monito che il Generale diede ai soldati svizzeri al termine della guerra nel 1945, e cito: “Il compito che vi attende non sarà facile. Vi dirò perché, tra le altre cose: in primo luogo, la gratitudine non è un sentimento duraturo, e se oggi l’opinione pubblica riconosce ancora ciò che avete fatto per mantenere il Paese libero, tale riconoscimento potrebbe presto svanire. In secondo luogo, l’immaginazione è un dono raro. La stragrande maggioranza del nostro popolo non sarà propensa a chiedersi, negli anni a venire… se il Paese potrebbe essere nuovamente minacciato, o come. Quello che abbiamo fatto… può sempre essere rifatto.”
È un impegno che mi sono assunto personalmente e che ci dobbiamo assumere ogni giorno: ricordare cosa è stato, per evitare che si presenti un’altra volta. La Svizzera deve recuperare la sua capacità di difesa, nell’interesse del Popolo e del Paese. È un nostro compito da cittadini svizzeri e liberi, per onorare il lascito del nostro Generale Henri Guisan.
Viva il San Gottardo, viva il General Guisan e il nostro Esercito di milizia, viva la Svizzera.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi          
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni  

Lugano «promossa» dall’Unicef per le misure a favore dei piccoli

Lugano «promossa» dall’Unicef per le misure a favore dei piccoli

Consegnato il label UNICEF «Comune amico dei bambini», un’iniziativa che premia le città attive nella promozione della Convenzione dei diritti dell’infanzia

Quest’oggi si è tenuta a Villa Ciani la cerimonia di consegna del label UNICEF «Comune amico dei bambini» alla Città di Lugano, un’iniziativa che premia i comuni attivi nella promozione della Convenzione dei diritti dell’infanzia. Erano presenti Michele Foletti, sindaco di Lugano, Frida Andreotti, delegata dell’UNICEF per la Svizzera italiana e Vera Pagnoni, child rights advocacy e specialista dell’iniziativa UNICEF Comune amico dei bambini.

La cerimonia si è svolta nella cornice dell’evento Mondo al Parco, giornata di solidarietà nazionale e internazionale che vede protagoniste ONG, associazioni e fondazioni che operano sia nella cooperazione allo sviluppo sia in ambito sociale e culturale sul nostro territorio. Lugano ha ottenuto il riconoscimento dell’UNICEF nel maggio 2023; l’evento odierno è stata l’occasione per promuovere la riflessione sulla promozione dei diritti dell’infanzia sia a livello comunale sia nella cooperazione internazionale, alla presenza di numerose ONG con attivi progetti di promozione dell’infanzia nel Sud del mondo. Lugano è una città amica delle bambine e dei bambini.

La Commissione dell’UNICEF Svizzera e Liechtenstein ha deciso di assegnare questo importante riconoscimento alla luce del percorso intrapreso dal Municipio e dall’Amministrazione comunale nel 2020. Dopo una prima fase di valutazione dei servizi cittadini in cui Lugano ha ottenuto un ottimo punteggio, totalizzando il 70% degli indici considerati dall’UNICEF a tutela dell’infanzia, è seguita una seconda fase caratterizzata dal coinvolgimento e dall’ascolto di 841 tra bambini, adolescenti, giovani e 93 genitori con figli nella prima infanzia. Sulla base dei risultati emersi, la Città ha redatto un Piano d’azione con misure specifiche per rispondere a proposte e criticità, e per valorizzare l’importante lavoro che viene svolto quotidianamente dai servizi cittadini. Il Piano d’azione è stato approvato dal Municipio nel 2022 e la gran parte delle misure citate sono già state attuate. L’assegnazione del label è avvenuta dopo la Giornata di valutazione che si è svolta a Lugano alla fine del mese di marzo 2023 con rappresentanti della Città, un gruppo di lavoro dell’UNICEF e un esaminatore esterno del mondo accademico.

Nella foto il sindaco Michele Foletti con Frida Andreotti, delegata dell’UNICEF per la Svizzera italiana.

Da www.cdt.ch

(Immagine: Corriere del Ticino)

Intervento nell’ambito di “Le religioni nel territorio ticinese”, Convegno organizzato dall’Istituto religioni e teologia

Intervento nell’ambito di “Le religioni nel territorio ticinese”, Convegno organizzato dall’Istituto religioni e teologia

Lugano, 29 agosto 2024

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore e signori,  

ringrazio la FTL, in particolare il prof. Fabris, per l’invito e per l’organizzazione di questa giornata di approfondimento su “Le religioni nel territorio ticinese”.  

Il Dipartimento delle istituzioni è noto soprattutto per le sue riforme nell’ambito della Polizia, della Giustizia e per l’attenzione che rivolge agli enti locali, alla protezione della popolazione e al militare. È inoltre il referente per le misure di integrazione delle persone con retroterra migratorio e per la promozione della coesione sociale.  

Forse è meno conosciuto come responsabile, secondo il nostro sistema federalista, delle religioni riconosciute (cattolica ed evangelica riformata) e, di riflesso, della gestione della diversità religiosa.

I legami tra territorio e religione, così come la concezione del sacro, evolvono nel tempo e si adattano ai cambiamenti storici. Il Canton Ticino è caratterizzato da una maggioranza cattolica romana, visibile anche nello spazio pubblico. Le dinamiche religiose del Cantone sono legate alla sua storia, alla specificità culturale e linguistica condivisa con la vicina Italia. La Chiesa cattolica romana del Canton Ticino è stata infatti a lungo amministrata dalle Diocesi di Milano e Como, che ne hanno contraddistinti anche i riti. Grazie all’influenza dei canonici milanesi, le Tre Valli, tra cui la Leventina, da cui provengo, conservano ancora oggi il rito ambrosiano. Nella stessa area geografia, a qualche chilometro da casa mia, si trova il monumento romanico più importante del Cantone, la chiesa di S. Nicolao a Giornico, edificata tra il 1110 e il 1120, a testimonianza del profondo e millenario legame del territorio con la tradizione cattolica. Ripensando alla mia infanzia, tornano alla mente le feste religiose della parrocchia di Quinto, che ritmavano le giornate di noi famiglie vallerane, e le numerose cappelle votive sulle pendici della valle, tra Quinto e Faido, a segnalare il rapporto tra l’aldilà e le grandi fatiche e traversie dei nostri antenati.  

Oggi, ed è il tema della giornata, il territorio ticinese è mutato, non solo geograficamente ma anche nella distribuzione del sacro, riflesso del cambiamento in corso nell’identità delle comunità che lo abitano.  

Il Dipartimento delle istituzioni ha sempre prestato particolare attenzione ai mutamenti nell’appartenenza religiosa nella popolazione. Insieme a Ginevra, Vaud e Vallese, il Ticino per tramite del DI, è cofondatore del Centro intercantonale di informazione sulle credenze (CIC). Per volontà della Confederazione e dei Cantoni cofondatori, il CIC è un centro di competenza sulla diversità religiosa, che offre informazioni neutrali e scientifiche. A differenza di altri contesti, e soprattutto Paesi, il Ticino tramite la sua collaborazione con il CIC ha sempre evitato approcci che stigmatizzano la diversità religiosa.  

Il Dipartimento ha così coordinato la prima indagine sulla diversità religiosa, intitolata “Repertorio delle religioni nel Canton Ticino”, pubblicata nel 2007. Meno di vent’anni dopo, ha avviato e finanziato con il Servizio integrazione stranieri, il progetto “Re:Spiri. Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino”, coordinato dalla CIC.  

Il progetto, di cui ci parleranno meglio le due ricercatrici presenti oggi, Tatiana Roveri e Federica Moretti che ringrazio, sarà ufficialmente presentato venerdì 18 ottobre 2024 a Bellinzona. Ha censito pressoché tutte le comunità religiose e spirituali presenti in Ticino e i loro luoghi di culto. Una ricerca fondamentale, che sarà inoltre inserita nell’Annuario di Storia religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di teologia, evidenziando un’importante collaborazione scientifica nel nostro Cantone con questo ateneo. I risultati saranno successivamente resi accessibili al pubblico tramite una cartografia digitale della diversità religiosa ticinese, che si integrerà con le cartografie dei Cantoni di Vaud e Ginevra. Questo strumento digitale è pensato sia per i ricercatori sia per le autorità pubbliche, che potranno utilizzarlo per legiferare sulle relazioni tra Stato e comunità religiose.  

Dal punto di vista del Dipartimento che ho il piacere di dirigere, le comunità religiose sono attori di coesione sociale. Lo abbiamo visto ancora durante la pandemia del Covid19, quando i contatti per gestire le rigide misure sanitarie riguardanti celebrazioni e funerali sono stati coordinati dal Servizio integrazione degli stranieri. Questo difficile periodo ci ha resi maggiormente attenti all’importanza di approfondire la conoscenza della diversità religiosa e di mantenere i contatti di fiducia con le comunità religiose presenti da noi. Un altro punto di attenzione per il nostro Governo, è quello della scuola pubblica, che ha il compito di formare i cittadini del futuro, affrontando al contempo la gestione della diversità culturale, religiosa e spirituale, anche legata ai flussi migratori. A questo proposito, è stato recentemente istituito un gruppo di lavoro del DECS, con presente pure il Servizio per l’integrazione degli stranieri, nella persona della Delegata.  

Una conoscenza approfondita delle complessità del fenomeno religioso è essenziale per prevenire pregiudizi e discriminazioni. Evidenzia anche alle autorità politiche l’importanza delle ricerche in questo ambito come strumento fondamentale di conoscenza a beneficio della collettività. Cito, a tal proposito, il progetto di ricerca dell’Istituto ReTe, diretto dal prof. Adriano Fabris, che ha organizzato questa giornata. Il progetto “L’infosfera religiosa del Canton Ticino: una mappatura”[1], che verrà presentato oggi, ha  pure ricevuto un sostegno federale.  

Grazie ai progetti di pubblica utilità inclusi nel programma odierno, è possibile mettere a disposizione conoscenze che contribuiscono a sostenere le politiche e i politici nel loro lavoro sul territorio. Per questo, a nome del Consiglio di Stato e del Dipartimento delle istituzioni, ringrazio le ricercatrici e i ricercatori presenti oggi, così come gli studenti, per il loro impegno su questo importante tema.  

Vi auguro una proficua giornata di studi e un buon confronto su queste rilevanti questioni.   Buona giornata a tutte e tutti!                

(Immagine: sito internet usi.ch)

«È positivo che dalla Commissione giungano indirizzi politici sulla Giustizia»

«È positivo che dalla Commissione giungano indirizzi politici sulla Giustizia»

Non è certo passato inosservato, al Dipartimento delle istituzioni, il documento della Sottocommissione Giustizia con il quale l’organo parlamentare ha tracciato la via su numerose riforme del settore. Ne parliamo proprio con il direttore del DI, Norman Gobbi, il quale si dice soddisfatto per l’attenzione rivolta al buon funzionamento della Giustizia ticinese. 
La Sottocommissione ha messo tanta carne al fuoco, con molte proposte. Qual è il suo giudizio complessivo sul documento?
«Non posso esprimermi compiutamente su un documento non ancora ufficiale, poiché interno alla commissione e non trasmesso formalmente al Consiglio di Stato. Ritenendo quando indicato nei media, osservo innanzitutto con soddisfazione l’attenzione posta anche dalla Sottocommissione sul funzionamento della Giustizia cantonale. Negli scorsi mesi come Dipartimento delle istituzioni abbiamo condiviso con la Commissione giustizia e diritti i vari progetti di riforma in atto d’intesa con varie autorità giudiziarie coinvolte e le relative tempistiche: ci fa piacere che molti degli aspetti da noi suggeriti dovrebbero confluire nel documento del quale avete dato notizia, anche perché reputo che solo con la condivisione dei tre poteri dello Stato riforme simili possano trovare concretizzazione».

Qual è a suo avviso la proposta più interessante e quale, invece, la più critica?

«Trovo molto interessante che dalla Sottocommissione giungano degli indirizzi politici in tema di giustizia. Nulla, però, è stato riferito dai media sul tema della trasformazione digitale della giustizia derivante dal progetto nazionale Justitia 4.0, obbligatorio per legge in tutta la Svizzera entro il 2028/30 e per il quale anche il Canton Ticino dovrà farsi trovare pronto. Il cambiamento che imporrà la digitalizzazione muterà radicalmente il modo di lavorare della magistratura, aspetto che deve essere giocoforza ritenuto nelle riforme auspicate».

Nel dettaglio: viene proposta maggiore autonomia finanziaria per la Magistratura. Un progetto che condivide?
«Assolutamente, l’ho sempre sostenuto quale principio rispetto all’indipendenza del potere giudiziario. La sua implementazione pratica nell’amministrazione della Giustizia è tuttavia molto complessa, oltre che onerosa, se pensiamo poi che dovrà avvenire in un contesto di trasformazione digitale della giustizia». 

Sulle nomine dei magistrati viene proposto un periodo di «prova»: una proposta che condivide?

«Il tema è senz’altro interessante, quanto giuridicamente delicato in considerazione dello stretto legame con l’indipendenza dei giudici. Il periodo di prova sarà oggetto di valutazione da parte del preposto gruppo di lavoro sulla riforma del Ministero pubblico, in fase finale di costituzione e che vedrà, tra l’altro, il coinvolgimento, oltre ai rappresentanti di tutte le autorità penali interessate, di un rappresentante della Commissione giustizia e diritti che ci verrà comunicato a breve».


Sempre sulle nomine: viene proposta qualche modifica, ma la competenza rimarrebbe sempre nelle mani del Parlamento, e dunque dei partiti. Alla luce di quanto avvenuto con le ultime nomine, non si rischia di incorrere ancora in polemiche?

«Personalmente ritengo che perlomeno la riflessione a livello di Ministero pubblico vada fatta, anche sulla scorta dell’organizzazione degli altri Cantoni e le criticità emerse in occasione delle ultime nomine in Parlamento».

Viene pure proposto un «piano carriera» per i magistrati: che cosa ne pensa?

«Che anche questo elemento sarà affrontato e contestualizzato nel più ampio tema dello statuto del personale dello Stato. Il Governo ha quindi già deciso, diversi mesi fa, di procedere alla revisione delle normative in ambito di ordinamento dei funzionari dello Stato, compresi i magistrati, tematizzando anche la questione della carriera interna».  

Le tempistiche prospettate dalla Sottocommissione sono quantomeno strette. Sono fattibili dal vostro punto di vista o troppo ottimistiche?
«Sono fattibili in parte, a dipendenza dell’oggetto della riforma in discussione. Ad esempio, stamane (ndr. ieri per chi legge) il Governo ha costituito un gruppo di progetto che si occuperà della riforma della Giustizia di pace, un istituto storico, presente in Ticino sin dal 1803, che deve essere adeguato anche ai nuovi dettami del diritto federale. Le proposte sono attese per l’inizio del 2025, tempistica allineata con la volontà del Parlamento di procedere celermente».

Da www.cdt.ch
Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Comunicato stampa

Oggi, 28 agosto 2024, il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha celebrato la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Pretore aggiunta supplente presso la Pretura di Locarno Città, avv. Alisha Soldati.

Il Consiglio di Stato ha approvato, nel corso della scorsa settimana, una supplenza giusta l’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria presso la Pretura di Locarno Città, dopo aver informato il Parlamento e il Consiglio della magistratura. La supplenza mira a garantire il buon funzionamento dell’Autorità giudiziaria interessata ed è stata organizzata per il tramite della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, d’intesa con il Pretore di Locarno Città.
A contare dal 1° settembre 2024 l’avv. Alisha Soldati assumerà nella misura del 100% la carica di Pretore aggiunta supplente presso la Pretura di Locarno Città e sostituirà, a titolo temporaneo, il Pretore aggiunto Manuel Bergamelli, nel frattempo eletto alla carica di Pretore  della Pretura di Leventina, fino all’entrata in carica del/la nuovo/a Pretore aggiunto della Pretura di Locarno Città, la cui elezione è prevista, dal Gran Consiglio, nei prossimi mesi.
L’avv. Soldati, classe 1991, attualmente attiva presso uno Studio legale di Locarno, ha conseguito nel 2018 il Master in legge all’Università di Lucerna, ottenendo il Certificato di capacità di avvocato del Canton Ticino nel 2021. Dopo il periodo di alunnato giudiziario svolto anche presso la Pretura di Locarno-Città è stata impiegata per alcuni mesi quale Segretaria assessore presso la Pretura di Locarno-Campagna, in occasione di una sostituzione.
Alla cerimonia di giuramento celebrata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, svoltasi a Bellinzona presso il Palazzo delle Orsoline, hanno preso parte la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Pretore di Locarno Città, Marco Agustoni.

“La forza di immaginare il futuro in Valle”

“La forza di immaginare il futuro in Valle”

Norman Gobbi all’indomani della visita governativa in alta Vallemaggia

“Rivedere a distanza di alcune settimane dai drammatici eventi del 30 giugno quanto già fatto in alta Vallemaggia e constatare con mano la determinazione degli abitanti, con i due sindaci in testa, è stato molto confortante. C’è però anche la consapevolezza che molte cose rimangono da fare. Stiamo ancora gestendo in parte l’emergenza, come per esempio sul fronte dell’approvvigionamento idrico, ma ormai si ha la capacità di guardare avanti e di immaginare ancora un futuro in alta Valle”. Sono queste le prime parole che ci ha detto il Consigliere di Stato Norman Gobbi mercoledì sera al rientro dalla visita che il Governo ha fatto in Vallemaggia. “Il presidente Vitta ha voluto giustamente organizzare la tradizionale “Giornata del presidente” proprio nei luoghi del disastro di fine giugno. Abbiamo svolto la nostra riunione settimanale di Consiglio di Stato nella sala del Municipio di Cevio. Poi siamo partiti assieme ai rappresentanti dei Comuni di Cevio e Lavizzara per un sopralluogo nei vari punti colpiti. Le ferite sono molto evidenti e piange il cuore nel constatare i danni causati dalla furia delle acque. Ma le donne e gli uomini di montagna sanno come reagire. Nel loro DNA c’è fatica, sudore e lavoro e soprattutto non c’è la rassegnazione. È questo che li contraddistingue. È questa forza che li ha sempre fatti sopravvivere e vivere nelle zone anche più discoste, aggrappati con forza alle loro attività. Certo, oggi occorre fare uno sforzo ancora più grande. La popolazione di tutto il Ticino e di tutta la Svizzera ha dimostrato grande solidarietà e partecipazione emotiva. Dal canto nostro, come autorità cantonale, oltre a gestire la prima fase dell’emergenza in maniera coordinata, oggi possiamo assicurare che l’impegno proseguirà anche nei mesi e negli anni che verranno. Noi tutto il Governo – ci siamo!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il Governo ha poi indicato che l’impiego dello Stato maggiore regionale di condotta terminerà al 17 settembre, quando l’Esercito concluderà i lavori nella Val Bavona e in Val di Peccia.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 agosto 2024 de Il Mattino della domenica

Storia del risotto ticinese, che non è quello “alla milanese”

Storia del risotto ticinese, che non è quello “alla milanese”

Tra leggende e curiosità, l’evoluzione del risotto sul nostro territorio

Con Jenna Mattich, gastronoma, compiamo un piccolo viaggio nel passato alla scoperta dell’origine del risotto, dei suoi ingredienti e della nostra storia per capire che il risotto ticinese ha una propria identità e non è “alla milanese”.

Chi conosce il Ticino è consapevole di quanto il risotto sia una preparazione fondamentale e parte integrante della cultura gastronomica della nostra regione. Qualcuno ha mai partecipato a un Carnevale senza un bel piatto di risotto con luganiga?

È doveroso compiere un piccolo viaggio nel passato alla scoperta dell’origine del risotto, dei suoi ingredienti e della nostra storia, per capire da dove arrivi questa radicata tradizione sulle nostre tavole e proporre ai lettori una visione più ampia, quasi sorprendente, della storia della cucina, che non smette di testimoniare un’interconnessione e un legame profondo con popoli, Paesi e ingredienti diversi.

Storia del risotto, passando per l’origine del popolo ticinese
Il Ticino ha storicamente avuto forti legami con le città italiane di Como e Milano, a causa della loro influenza e delle contese territoriali nel Medioevo. Dopo essere stato sotto il controllo del Ducato di Milano, il Ticino passò sotto il dominio svizzero nel 1500. Il dominio da parte degli svizzeri, però, non comportò una chiusura verso il Nord Italia, anzi: lo scambio di merci, persone e informazioni continuò e si rafforzò. L’intensa migrazione dovuta alla povertà delle terre ticinesi permise e implementò, tra le altre cose, il passaggio e lo scambio di saperi gastronomici. Esistono prove storiche – e lo testimonia la storia di Maestro Martino, o quella affascinante dei cioccolatieri della Val di Blenio che migrarono a Milano e Torino e in altri Paesi europei – di quanto i nostri antenati fossero più propensi a intrattenere varie forme di relazioni con le importanti città del Nord Italia (grazie alla vicinanza geografica, culturale e linguistica) piuttosto che con i piccoli poli formatisi a Nord delle Alpi. 

È probabile, dunque, che la cultura del risotto sia stata introdotta in Ticino proprio attraverso questi scambi, e successivamente reinterpretata, dando vita a una tradizione culinaria unica.
Il risotto, prevalentemente quello “giallo” è preparato con ingredienti fondamentali come il riso e lo zafferano, oggi coltivati sia in Italia che in Svizzera, prodotti autoctoni, però, di nessun Paese del continente europeo…

Curiosità: il risotto allo zafferano ticinese è il migliore al mondo
Qualche tempo fa, TasteAtlas, una guida gastronomica digitale che cataloga piatti, ricette, prodotti enogastronomici e ristoranti di tutto il mondo, ha condiviso i risultati della classifica dedicata ai migliori risotti al mondo: al primo posto, su dodici menzionati, risulta il “Risotto svizzero allo zafferano”, con la precisazione di essere un piatto tradizionale del Canton Ticino. Segue il risotto alla trevigiana e solo al terzo posto troviamo quello alla milanese.
Sui social, come per tutte le classifiche che si stilano online, si è scatenato il putiferio, soprattutto oltreconfine…

L’origine del riso e l’antenato del risotto allo zafferano
Il riso, originario dell’Asia, arrivò in Europa probabilmente grazie agli Arabi nel 700 d.C.
L’uso comune del riso rimase per secoli limitato nella spezieria e nella medicina e nel Medioevo trovò un utilizzo gastronomico per ispessire le minestre. Solo a partire da metà del XV secolo il riso iniziò a essere coltivato nelle zone paludose della Pianura Padana, e svolse un ruolo fondamentale sia per sconfiggere la malaria, sia per sfamare le classi meno agiate.

Una leggenda narra che il risotto allo zafferano sia stato inventato nella città di Milano nel 1574, ma ahimè, le prime ricette del risotto iniziano a spopolare nei ricettari solo 300 anni dopo: nei ricettari ottocenteschi emergono le caratteristiche fondamentali per la preparazione del risotto, in cui viene abbandonata la tecnica di bollitura del riso in acqua; l’antenato del risotto, quindi, era un riso bollito colorato di giallo grazie allo zafferanoinsieme a innumerevoli altre spezie come la cannella, lo zucchero, la noce moscata, e altri ingredienti come burro, cervella, uova e formaggio.

Lo zafferano come status symbol
Leggendo la ricetta appena riportata, notiamo l’uso smodato di spezie: in passato, tale pratica era diffusa tra le classi privilegiate e si trovano molti riferimenti in antichi ricettari medievali a testimonianza dell’uso diffuso. Lo zafferano ha sempre avuto, sin dall’antichità, un ruolo privilegiato: spezia dal color giallo come l’oro e proveniente dall’Oriente, dato anche il suo alto costo, simboleggiava ricchezza, felicità ed eternità.

I nostri avi mangiavano un risotto completamente diverso dal nostro
Il riso che veniva utilizzato per preparare il risotto, almeno fino al 1925, apparteneva a varietà eterogenee, tutte chiamate con il nome di riso Nostrale, che non avevano nulla a che fare con il Carnaroli, il Vialone Nano o l’Arborio (le varietà più utilizzate oggi per la preparazione del risotto). Gli studi sul riso, avanzati grazie alla scoperta dell’ibridazione, portarono alla creazione del Vialone Nano nel 1937 e del Carnaroli solo nel 1945: i nostri nonni o bisnonni da bambini mangiavano un risotto completamente diverso da quello a cui siamo abituati noi oggi.
Inoltre, il gesto di sfumare il riso con il vino, fece la sua prima comparsa nel celebre libro di cucina di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” solo tra il 1891 e il 1911.
L’inventore del risotto – se esiste – rimane ignoto e, nonostante le leggende, possiamo immaginare che sia stato frutto di una serie di esperimenti gastronomici che hanno portato all’idea geniale di tostare il riso nel grasso, per poi cuocerlo con poco brodo e mantecarlo, per creare una pietanza ricca e concentrata nel gusto e nei sapori, con un inconfondibile cremosità.
Ogni luogo e regione ha creato un proprio risotto tipico, in base agli usi locali e alla disponibilità dei prodotti, attraverso una moltitudine di varianti anche stagionali, che deliziano i palati dei commensali.

Il risotto allo zafferano come piatto delle feste
Il risotto allo zafferano, come lo conosciamo oggi, si diffonde dalla metà dell’800 nella classe abbiente per l’eccessivo prezzo dello zafferano. In quel periodo, la ricetta diventa il piatto delle feste, in particolare del Natale e questa usanza arriva anche da noi. Nel Mendrisiotto, infatti, il risotto giallo con luganighe diventa il classico pranzo di Natale e si espande nel territorio come piatto dei giorni di festa.

https://www.rsi.ch/food/extra/territorio-e-tradizioni/Storia-del-risotto-ticinese-che-non-%C3%A8-quello-%E2%80%9Calla-milanese%E2%80%9D–2232914.html

A Giornico si parla di sicurezza interna

A Giornico si parla di sicurezza interna

Comunicato stampa

La Conferenza delle Direttrici e dei Direttori di Polizia della Svizzera centrale, a cui partecipa anche il Canton Ticino tramite il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, ha svolto la sua seduta estiva a Sud delle Alpi giovedì 22 agosto.

Il Museo di Leventina a Giornico è stato teatro ideale per questo incontro, presieduto dalla Consigliera di Stato del Canton Zugo, signora Laura Dittli.
Un pomeriggio di lavoro incentrato sulla sicurezza interna, con i numerosi progetti per rafforzare la collaborazione e il supporto tecnico ai corpi di polizia cantonali.
La giornata si è conclusa con una breve visita, garantita dalla curatrice del Museo di Leventina Diana Tenconi.