Aggregazioni: “un’opportunità da cogliere per tutta la regione”

Aggregazioni: “un’opportunità da cogliere per tutta la regione”

Sono 9 i comuni del Locarnese che nei prossimi mesi prenderanno parte a una serie di incontri in vista di una possibile aggregazione, per la quale il Dipartimento delle istituzioni ha identificato due possibili scenari. A Ticinonews ne abbiamo parlato con il suo direttore Norman Gobbi.

Un primo scenario definito “Urbano” – che potrebbe riguardare Losone, Locarno, Orselina, Brione sopra Minusio e Minusio -, e un secondo scenario, definito invece “Piano”, che includerebbe Gordola, Lavertezzo, Cugnasco-Gerra e Tenero-Contra. Sono queste le due opzioni per possibili aggregazioni comunali nel Locarnese, identificate dalla Sezione degli enti locali a seguito delle visite effettuate negli scorsi mesi presso i relativi Municipi dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa. Opzioni che ora verranno dapprima illustrate ai Comuni durante due serate informative che saranno organizzate entro la prima metà del mese di novembre e che daranno formalmente il via a una fase di pre-studio aggregativo. Decisione negativa che è già stata presa dagli esecutivi di Muralto e di Verzasca, i quali hanno espresso perplessità riguardo a eventuali scenari aggregativi che coinvolgano i rispettivi territori nel prossimo futuro e si sono quindi, almeno per ora, chiamati fuori.

Gobbi: “Il Locarnese rischia di scendere dal podio dei poli cantonali”
Questo dunque è lo stato dei lavori e la visione del Cantone, ma per approfondire ulteriormente la questione e per capire perché si è optato per due scenari abbiamo intervistato il direttore del DI Norman Gobbi. “Questi scenari derivano dalle discussioni con i singoli Municipi. Uno è più urbano e l’altro è incentrato maggiormente sul Piano ed entrambi rispondono alle caratteristiche dei due comparti. Uno misto campagna-collina e l’altro invece lago-città-collina“, ci spiega Gobbi, il quale ha proseguito precisando che si tratta di “due scenari disgiunti: per la parte del Piano c’è la questione che Locarno ha la maggior parte del suo territorio proprio in quella zona. Quindi ci sarà anche questo elemento da discutere, che è comunque vincolato a quanto avverrà nel comparto urbano“. Per il direttore del DI è anche essenziale far capire che se il Locarnese non affronta questo tipo di discussione – che non deve per forza essere legato all’aggregazione, ma che deve comunque sempre essere promossa dal basso –, “allora dobbiamo anche ragionare sul fatto che questa regione rischia di scendere dal podio dei poli cantonali“. Il Mendrisiotto, in particolare Mendrisio, “sta infatti avendo una buona crescita, quindi credo che il Locarnese voglia affrontare questa sfida in maniera diversa rispetto a quando fatto in passato. Bellinzona è un buon esempio di aggregazioni: quando funzionano i comparti urbani è perché partono da una volontà dei Comuni”.

 
Una resistenza maggiore
Quelle di Bellinzona e Mendrisio, come detto, sono due aggregazioni andate a buon fine. Nel Locarnese è innegabile che ci siano maggiori resistenze. Da cosa è dovuto? “Penso che ci sia un fattore legato alla storicità. Sentiamo spesso dire che alla popolazione le cose stanno bene così. In questi Comuni c’è infatti un’elevata qualità di vita, che siano sul lago, in collina o sul Piano. E questa elevata qualità di vita può portare a pensare che vada tutto bene, quando in realtà il Locarnese ha la necessità di una maggiore condivisione di progetti strategici che permettano di tenere il passo e mantenere un polo in cui la qualità di vita è elevata come lo è oggi, ma che possa anche guardare al futuro per un interesse non solo regionale, ma anche cantonale”. Il progetto coinvolge 9 Comuni, ma è privo di altri della regione come Muralto e Verzasca. Come mai? “Sono i Comuni che hanno detto un chiaro no alle aggregazioni. Il Cantone non vuole obbligare nessuno a partecipare. Sono stati esclusi per quello, anche perché Verzasca ne ha già vissuta una. Quindi è giusto dargli il tempo di consolidarsi”. Ma qual è l’obiettivo a livello di tempistiche? “Devono darsi i loro tempi, c’è bisogno di un po’ di iniezione d fiducia, che intendiamo portare tramite i workshop. I tempi verranno da loro discussi, perché noi non vogliamo imporre niente, ma far crescere questo tipo di progetti”, ha concluso Gobbi. 
Regio Insubrica, il tavolo della pace tra il Ticino e le province di frontiera

Regio Insubrica, il tavolo della pace tra il Ticino e le province di frontiera

A Bellinzona ieri è andata in scena l’assemblea generale della comunità di lavoro – Definitivamente tramontati i tempi in cui il confronto aveva caratteri di asprezza – Norman Gobbi: «Siamo un ponte tra i nostri due Paesi» – Nel 2025 un summit dei deputati nazionali eletti sul territorio

Dai muri da costruire a Chiasso al «confine che unisce», il salto è di quelli che provocano le vertigini. Eppure, è accaduto. Gli anni in cui Ticino e province italiane di frontiera si guardavano in cagnesco, e i rapporti transfrontalieri erano tesi come corde di violino, sono finiti. Le cose sono cambiate. Nei toni, sicuramente. E anche nei modi. Dalle parti della «ramina» è esplosa la pace. E il fragore lascia storditi.
Chi ha vissuto da vicino le altalenanti vicende che hanno caratterizzato le relazioni tra il Cantone e i territori limitrofi deve prendere atto di una vera e propria metamorfosi. Che ieri mattina, nell’atmosfera un po’ ovattata e retrò del Teatro Sociale di Bellinzona, ha vissuto il suo zenith. L’assemblea generale della Regio Insubrica, convocata per alcuni adempimenti formali – dalle modifiche statutarie all’approvazione di consuntivo e preventivo – è stata infatti l’occasione per uno scambio non rituale di considerazioni sullo stato attuale dei rapporti tra Paesi e, soprattutto, sulle opportunità offerte da una rinnovata volontà di collaborazione.
Il più esplicito e diretto, in questo senso, è stato Giacomo Zamperini, esponente lecchese di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione regionale per i Rapporti tra la Lombardia e la Confederazione Svizzera. «A che cosa serve la Regio Insubrica se non a questo?», si è chiesto Zamperini. «A consolidare la mutua capacità di dialogo. Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontani», ha chiosato. Insistendo sul «rilancio della missione della Regio», nata per fare in modo che due realtà istituzionalmente differenti potessero muoversi in una sola direzione.

Diplomazia e politica
Da Comunità di lavoro, la Regio Insubrica è ormai diventata una «Comunità di valori che condivide princìpi, cultura, relazioni ». La definizione è di Francesco Quattrini, segretario generale della stessa Regio, colui che probabilmente ha forgiato più di altri la nuova identità del consesso transfrontaliero. Quattrini è un diplomatico, e nel suo stile dialogante tesse da anni la trama di un diverso approccio al confronto con l’Italia, anche sfruttando il ruolo di delegato cantonale per le relazioni esterne (comprese, ovviamente, quelle con Roma e con Milano). La lunga relazione introduttiva di Quattrini è servita a elencare i numerosi tavoli tecnici in cui è impegnata la Regio, ma anche – e soprattutto – a sottolineare il ruolo politico della comunità di lavoro, che oggi «fa da ponte tra i due Stati», tra Svizzera e Italia, «come dimostrano le felici conclusioni di alcuni dossier: l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la rinnovata intesa sullo stoccaggio del gas ticinese in Italia, il patto sul telelavoro».
Un’immagine, quella del ponte, ripresa pure da Norman Gobbi, consigliere di Stato e presidente della Regio per i prossimi 12 mesi. Dopo aver ricordato il «comune patrimonio linguistico e culturale dell’Insubria», Gobbi ha evidenziato come ogni «collaborazione debba fondarsi sulla progettualità» e ha annunciato per il 2025, anno in cui si festeggerà il trentennale della comunità di lavoro, la volontà di mettere attorno a un tavolo «tutti i parlamentari nazionali eletti in Ticino e nelle province italiane di frontiera. Un modo per individuare i problemi transfrontalieri e costruire proposte di soluzione praticabili». Un altro salto di qualità nelle modalità di azione della politica, da una parte e dall’altra della frontiera. Una modalità, peraltro, comune in Svizzera – dove le deputazioni cantonali sono abituate al confronto – ma alquanto rara in Italia, Paese nel quale le divisioni politiche sono un ostacolo talvolta insormontabile.

Dallo scontro al dialogo
Sono davvero lontanissimi i tempi in cui proprio Gobbi, dopo aver deciso l’obbligatorietà del certificato penale per ottenere il permesso G, si confrontava in modo aspro e brusco nell’assemblea generale della Regio Insubrica con la presidente della Provincia di Como e sindaca di Olgiate Comasco, Maria Rita Livio. Mostrando anche plasticamente una distanza tra enti che oggi appare del tutto azzerata.
A favorire il cambiamento ha concorso sicuramente l’ingresso nella comunità di lavoro prima della Regione Lombardia e poi della Regione Piemonte. Istituzioni che, con il proprio peso specifico, hanno spostato molto più in alto l’asse della discussione. Il rapporto diretto con Milano e Torino ha dato forza anche a Bellinzona, che si è trovata a recitare un ruolo attivo di intermediario tra le istanze locali e quelle nazionali. Una responsabilità che, è ovvio, difficilmente poteva conciliarsi con continue rivendicazioni dal sapore propagandistico.

Un’istituzione adulta
Se sul piano tecnico-operativo i problemi restano, così come le difficoltà a portare a termine progetti e idee in tempi brevi, sul piano politico la Regio Insubrica dimostra, a trent’anni quasi dalla sua costituzione, di essere diventata un’istituzione adulta. Molto più consapevole delle proprie possibilità. In grado di essere centrale, soprattutto lungo la linea del dialogo tra gli Stati. Non sono un caso, in questo senso, le parole pronunciate dai rappresentanti diplomatici italiani presenti ieri a Bellinzona: il console generale di Lugano, Gabriele Meucci e l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado. «Prendiamo atto che celebriamo una comunità di lavoro matura», ha detto Meucci. Il quale ha efficacemente collegato questa maturità alla «fortissima volontà di decidere in autonomia dispiegata su tracciati che esistono da secoli». È come se i territori dell’Insubria, ha spiegato il console, si fossero riappropriati della «memoria dei rapporti che ne hanno caratterizzato la storia», facendoli diventare patrimonio comune politico-istituzionale. «Da qui, dal Ticino, dal confine più bello d’Europa iniziano i rapporti tra Italia e Svizzera », ha ripetuto poi l’ambasciatore Cornado, annunciando per il 28 novembre il forum del dialogo Italia-Svizzera con il Ticino protagonista.

Articolo all’interno dell’edizione di venerdì 27 settembre 2024 del Corriere del Ticino

 

Aggregazioni nel Locarnese – Il Consigliere di Stato Norman Gobbi scrive ai Municipi

Aggregazioni nel Locarnese – Il Consigliere di Stato Norman Gobbi scrive ai Municipi

Comunicato stampa

Il tema delle aggregazioni comunali nel Locarnese è stato affrontato, prima della pausa estiva, durante una serie di incontri fra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e undici Municipi della regione. Considerati i riscontri positivi emersi, nove Comuni sono ora stati contattati e invitati a prendere parte a due incontri di riflessione, che saranno organizzati all’inizio del 2025.  

Durante i mesi di maggio e giugno, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, si è recato in visita presso i Municipi di Gordola, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Muralto, Verzasca, Tenero-Contra, Minusio, Cugnasco-Gerra, Locarno e Lavertezzo.  
Grazie a questo ciclo di incontri, la Sezione degli enti locali ha potuto svolgere una serie di approfondimenti, identificando due possibili scenari aggregativi, che potrebbero coinvolgere nove Comuni del Distretto di Locarno. Il primo scenario, definito «Urbano», potrebbe riguardare Losone, Locarno, Orselina, Brione sopra Minusio e Minusio. Il secondo scenario, definito invece «Piano», includerebbe Gordola, Lavertezzo, Cugnasco-Gerra, e Tenero-Contra.  
Alla luce di queste riflessioni, il Dipartimento delle istituzioni ha ora proposto ai nove Municipi interessati di prendere parte – nel corso del 2025 – a due distinti momenti di riflessione strategica che coinvolgeranno rappresentanti della società civile, delle aziende e delle Autorità politiche. L’obiettivo è di avviare un confronto per identificare il potenziale di crescita e sviluppo della qualità di vita e dell’attrattività dei due comprensori individuati.  
In base ai risultati che emergeranno, i Municipi potranno decidere – in totale autonomia – se partecipare o meno all’avvio di un vero e proprio progetto aggregativo. A questo proposito, il Dipartimento delle istituzioni ha già chiarito che intende favorire la discussione tra i Comuni che si sono detti aperti a valutare un’eventuale scenario aggregativo, senza forzature.  
Per illustrare nel dettaglio come verranno organizzate e gestite le giornate di discussione e approfondimento, che daranno formalmente avvio a una fase di «pre-studio aggregativo», i Comuni sono stati invitati a due serate informative che saranno organizzate entro la prima metà del mese di novembre.  
Il Dipartimento delle istituzioni ha inoltre preso atto delle perplessità espresse dai Municipi di Muralto e di Verzasca, riguardo a eventuali scenari aggregativi che coinvolgano i rispettivi territori nel prossimo futuro: di conseguenza, questi due Comuni non sono stati coinvolti nei due pre-studi.  

Il Canton Ticino alla guida della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Il Canton Ticino alla guida della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’assemblea generale organizzata a Bellinzona.

L’evento ha permesso di sottolineare il ritorno – all’interno della Comunità di lavoro – della Città turrita, secondo polo ticinese per numero di abitanti e capitale politica del Cantone.Il Teatro Sociale di Bellinzona ha ospitato oggi l’Assemblea generale della Regio Insubria, la Comunità di lavoro nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini – che riunisce il Canton Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del Verbano Cusio Ossola, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese. La seduta ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Piemonte al Canton Ticino.

Dopo i saluti iniziali del Sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Presidente uscente Alberto Preioni – Sottosegretario alla Presidenza della Regione Piemonte – ha introdotto i lavori dell’assemblea mettendo in evidenza «il legame profondo e storico tra le nostre comunità». «Ci proiettiamo sempre più verso un futuro di grandi opportunità, in cui trasformare ambiziosi obiettivi in realtà concrete», ha aggiunto Preioni; «Con una forte cooperazione e ambiziosi progetti infrastrutturali possiamo costruire un futuro condiviso, fatto di sviluppo, innovazione e prosperità».

Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, ha poi assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro per l’anno entrante. Nel suo intervento, ha sottolineato con particolare piacere il ritorno all’interno della Regio Insubrica di Bellinzona, seconda città con più abitanti del Ticino e capitale cantonale, nonché dei Comuni di Lecco, Morbio Inferiore e Centro Valle Intelvi: «Con questo rientro l’area d’influenza della Comunità si amplia, con prospettive di sviluppo positive nelle relazioni transfrontaliere». Il Presidente ha sottolineato che l’azione della Regio Insubrica si è dimostrata molto preziosa, nel 2023, per accompagnare l’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia sui lavoratori frontalieri. È stato infatti possibile promuovere il dialogo fra le autorità centrali dei due Stati e proporre soluzioni per favorire l’entrata in vigore dell’accordo, con particolare attenzione – ha ricordato Gobbi –  agli aspetti che toccano il mercato del lavoro.

Fiscalità e mercato del lavoro, ma anche gestione del territorio e sicurezza. Due ambiti, quest’ultimi, che hanno visto la Comunità di lavoro transfrontaliera particolarmente attiva, soprattutto proponendo un gruppo di lavoro dedicato alla gestione della tematica dei grandi predatori, con specifico riferimento al lupo: «Un tema che va gestito assieme dalle comunità italo-svizzere a tutela dell’agricoltura di montagna», ha affermato Gobbi.L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori si è poi soffermato su alcuni risultati di rilievo ottenuti nel 2023, anno che ha visto l’auspicato rinnovo – e sviluppo sino al 2046 – degli accordi consorziali tra le due concessionarie per la navigazione sul Lago Maggiore e sul Lago di Lugano, «tema sul quale la Regio Insubrica si è molto impegnata». L’Assessore ha poi ricordato anche il raggiungimento di un testo condiviso relativamente all’Accordo sul cabotaggio, a conferma di come il dialogo transfrontaliero stia portando con sé «un rafforzamento della cooperazione territoriale in svariati ambiti».

Il Rapporto sulle attività svolte dalla Regio Insubrica nel 2023 – il 28. anno dalla costituzione della Comunità di lavoro – è stato presentato dal Segretario Francesco Quattrini e approvato all’unanimità dall’assemblea. Il Segretario ha inoltre aggiornato sul Programma di cooperazione Italia-Svizzera (Interreg) passando in rassegna i contenuti dei principali progetti per il periodo 2021-2027 presentati pervenuti per l’area della Regio Insubrica nella prima finestra dell’avviso ordinario.
In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2024 e consuntivo 2023, votando altresì una modifica del Regolamento finanziario volta a favorire l’entrata dei piccoli Comuni nella Comunità di lavoro.

«1524» – in spectacul en furma d’in teater en il liber

«1524» – in spectacul en furma d’in teater en il liber

Ils 23 da settember 1524 – pia exact avant 500 onns – èn las Trais Lias, la Lia Grischa, la Lia da la Chadé e la Lia da las Diesch Dretgiras, s’unidas al Stadi Liber da las Trais Lias.

L’istorgia dal Grischun; tge che durant temps da scola anc stà magari confus, cumplitgà u per blers forsa era simplamain nuninteressant, vegn quest onn visibel e palpabel. Cun numerusas occurrenzas durant tut l’onn 2024 festivescha il Grischun ses giubileum da 500 onns e fa uschia accessibla l’istorgia ad in e scadin. Sper projects ed activitads en las regiuns linguisticas, ha era la regenza grischuna festivà ils 500 onns Stadi Liber da las Trais Lias. Quai sonda passada, ils 21 da settember a Lantsch a chaschun d’in act uffizial. Sco quai che la regenza scriva en ina communicaziun, sajan era stads da la partida la cussegliera federala Elisabeth Baume-Schneider, giasts da l’exteriur vischin, dals chantuns vischins sco era giasts da differentas instituziuns grischunas.

Istorgia vivida cun «1524»
Suenter pleds da bainvegni e pleds uffizials han las persunas envidadas a la festa da giubileum dastgà giudair la premiera dal teater en il liber «1524» da l’intendant dad Origen Giovanni Netzer. Il teater en il liber raquinta da la fundaziun dal Stadi liber, dals decennis avant e suenter, da la vita da la populaziun ch’era exposta a las ambiziuns da pussanza ed a las arbitrariadads dals signurs che decidevan las festas da quel temp. El raquinta da carstgauns che cumbattan per libertad.

Gian Travers raquinta da sia vita
In raquintader, che sa basa sin la figura istorica da Gian Travers, maina tras il teater e declera il temp. Sco en in diari sa regorda il raquintader als eveniments da sia vita che survegn conturas sin tribuna. Il grond ensemble sin tribuna sa cumpona d’acturas ed acturs laics sco era da profis. Sper s’occupar cun il passà fan las acturas ed ils acturs era patratgs davart l’avegnir dal Stadi liber e dal chantun che sa furma zic a zic.

«Per adina»
Ils 23 da settember 1524 pia èn las Trais Lias – la Lia Grischa, la Lia da la Chadé e la Lia da las Diesch Dretgiras – s’unidas al Stadi Liber da las Trais Lias. Perditga da quest eveniment dat la Brev da federaziun. Vi da quest document pendan ils sigils da las Trais Lias sco era quels dal signur da Razén e da l’avat da Mustér. Pli tard è vegnì vitiers anc quel da l’uvestg da Cuira. Or da quest’allianza è lura resultà en il decurs dal temp il chantun Grischun. La Brev da federaziun vegn tegnì en salv en l’Archiv dal stadi dal Grischun a Cuira.
Cun sigillar la Brev da federaziun han las Trais Lias empermess ina a l’autra che nagina Lia na dastgia cumenzar ina guerra senza il consentiment da tschellas. Plinavant garantescha il document l’agid ed il sustegn vicendaivel, da proteger las vias ed il commerzi liber. En cas da dispitas prevesa la Brev da federaziun proceduras da mediaziun. Tut quai vegn concludì senza limita da temp «per adina».

https://www.rtr.ch/novitads/grischun/23-da-settember-1524-1524-in-spectacul-en-furma-d-in-teater-en-il-liber

“I problemi ci sono, ma la magistratura ticinese funziona”

“I problemi ci sono, ma la magistratura ticinese funziona”

Confronto a 60 minuti tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e il presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò: “Le criticità sono note da tempo. Non sono novità”

“Non bisogna mai dimenticare che la magistratura ticinese funziona, lavora bene, evade oltre 50’000 incarti all’anno”, esordisce così il Consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ospite a 60minuti lunedì sera. “Questo è l’aspetto principale da mettere in luce”, sottolinea, di fronte alle critiche che negli ultimi tempi montano attorno alla magistratura ticinese.
La giustizia in Ticino, fra veleni e riforme da fare, soffre di un disagio reale. La magistratura ticinese si è fatta notare soprattutto per le battaglie, a colpi di querela, all’interno del tribunale penale. A scuotere gli animi della cittadinanza è stato soprattutto lo scontro fra magistrati, che ha visto due giudici querelare gli altri tre, tra cui il presidente Mauro Ermani.
Una situazione definita “indecente” dal presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò, che ha ricordato: “I malesseri all’interno, soprattutto del Tribunale penale cantonale (ma non solo), sono noti da tempo. Non sono novità”. “Già in un rapporto del 2018 – insiste il presidente della Commissione – venivano segnalate criticità nella gestione delle risorse umane”.
Norman Gobbi, tuttavia chiarisce: “È importante rispettare i ruoli istituzionali: non è il Dipartimento né la Commissione giustizia e diritti che deve vigilare il buon funzionamento interno” della magistratura. Tuttavia, ammette, “ci sono dei problemi nell’ambito nella gestione delle risorse umane e problemi relazionali”. Un problema che sicuramente incide “sull’ambiente di lavoro, ma non sulla capacità di lavorare”.
Ora è importante lasciare che le procedure in essere facciano il loro corso, argomenta Ivo Durisch, granconsigliere del Partito Socialista, pure membro della Commissione giustizia e diritti. “Il Consiglio della magistratura è preposto alla vigilanza interna: saranno loro a trarre le conclusioni”.
A preoccupare maggiormente il deputato socialista – che fa eco alle considerazioni del direttore de la Regione Daniel Ritzer – è tuttavia la perdita reputazionale. Una perdita alimentata dalle “continue prese di posizione sui media”, espresse da chi non segue le indagini. Infine è stata lacunosa la comunicazione della Commissione amministrativa, che forse “avrebbe dovuto comunicare meglio quello che stava facendo”.

https://rsi.ch/s/2259800

“Agenti di polizia vicini e al servizio dei cittadini”

“Agenti di polizia vicini e al servizio dei cittadini”

Norman Gobbi si esprime sul Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

“Polizia Ticinese” è il titolo del Rapporto che il Gruppo di lavoro istituito dal Governo ha preparato per rendere la collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali più efficace (quindi con un miglior intervento globale) e più efficiente (quindi con un miglior utilizzo di forze e di mezzi finanziari). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, fa il punto su questo rapporto: “Dopo essere stato completato nei primi mesi di quest’anno, lo abbiamo presentato all’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT), perché questo progetto si inserisce anche nella Riforma “Ticino2020”, ossia nel contesto della ridefinizione dei rapporti tra i due livelli istituzionali, Cantone e Comuni. Inoltre pure la Conferenza consultiva sulla sicurezza è già stata informata. Giovedì sera abbiamo voluto incontrare i sindaci e i capi dicastero dei Comuni, sia quelli che hanno un loro Corpo di Polizia, sia quelli che non ce l’hanno. L’intento è quello di informare e di ricercare il consenso, così da avere un’ampia legittimazione di portare in porto il progetto”, afferma Norman Gobbi.
Si arriverà quindi a un messaggio in Governo? “È il nostro obiettivo, perché siamo convinti che affinare la collaborazione, affidando competenze precise ai Comuni nell’ambito del lavoro di prossimità, potrà far fare un salto di qualità al sistema-sicurezza in Ticino, a favore delle cittadine e dei cittadini del nostro Cantone. Vogliamo infatti massimizzare l’efficienza, riducendo potenziali sovrapposizioni con una nuova organizzazione tra i vari livelli. Il ruolo delle Polizie comunali sarà meglio indirizzato nell’importante lavoro di prossimità. Vogliamo che gli agenti siano sempre più vicini ai cittadini, a contatto con loro e al loro servizio, e non solo avere pattuglie pronte a intervenire quando succede qualcosa”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Però sul tavolo della politica vi è anche il tema della Polizia unica, ossia di un sistema che non contempli più in futuro corpi di Polizia comunali. “È una discussione in corso ormai da alcuni anni. Condivido le finalità, perché anche con la Polizia unica – così come con il rapporto “Polizia Ticinese” – si vorrebbe essere più efficienti e più efficaci. Con il Rapporto “Polizia Ticinese” affidiamo alla politica un progetto concreto su cui discutere e grazie al quale si potrà meglio decidere se andare o meno verso una Polizia unica, oppure migliorare l’importante apporto di prossimità che possono garantire le Polizie comunali”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

 

 

 

Presentazione della Guida “Contatti dopo la violenza domestica”  

Presentazione della Guida “Contatti dopo la violenza domestica”  

Comunicato stampa

Martedì 24 settembre 2024 è in programma la presentazione della Guida  “Contatti dopo la violenza domestica”, pubblicata dalla Conferenza Svizzera contro la violenza domestica.
Questo momento formativo dedicato agli addetti ai lavori è stato organizzato dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso la Divisione della giustizia tramite il coordinamento istituzionale in ambito di violenza domestica, con il contributo del Gruppo di accompagnamento permanente in ambito violenza domestica designato dal Consiglio di Stato e del Dipartimento della sanità e della socialità.

La Guida – che si presenta in Svizzera come uno strumento di riferimento per quanto riguarda l’esame e l’organizzazione delle relazioni personali dei minori nei casi di violenza domestica – è stata realizzata dalla Scuola universitaria professionale di Lucerna e pubblicata dalla Conferenza Svizzera contro la violenza domestica, su mandato della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia e della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori cantonali delle opere sociali.
Il documento risponde a una serie di specifiche misure del Piano d’azione nazionale per l’applicazione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, inserendosi quindi quale misura d’intervento del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica presentato dal Consiglio di Stato nel 2021.  

A partire dalle ore 13:30 del 24 settembre 2024, oltre centocinquanta addetti ai lavori saranno presenti all’Auditorium del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano.
Sono in particolare previsti gli interventi delle relatrici Marina Lang, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice del Centro competenza violenza della Polizia cantonale; Sabrina Brondolo, medico psichiatra e psicoterapeuta, docente della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana; e Maria Galliani, avvocato, già Procuratrice pubblica presso il Ministero pubblico dal 1996 al 2008.  

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

Comunicato stampa

Il Rapporto “Polizia ticinese”, che ha lo scopo di rendere più efficace e più efficiente la collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali, compie un ulteriore passo in avanti, dopo essere stato presentato ieri sera a Giubiasco ai sindaci e ai capi dicastero dei Comuni ticinesi nell’aula magna del Centro di formazione della Polizia. Un incontro voluto dal Dipartimento delle istituzioni e che fa seguito ai momenti informativi già avvenuti con una delegazione dell’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) e successivamente con la Conferenza consultiva sulla sicurezza, ossia il tavolo di lavoro che riunisce responsabili politici e tecnici dei principali Comuni e del Cantone.

Questo nuovo appuntamento ha avuto lo scopo di condividere con tutti i Comuni, sia con quelli che hanno un proprio corpo di polizia, sia con quelli senza un proprio corpo di polizia, le risultanze del lavoro compiuto dallo speciale gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini.
Come espressamente voluto dal Direttore del Dipartimento, Norman Gobbi, il rapporto è stato sviluppato tenendo conto dei parametri applicati nell’ambito della riforma “Ticino2020” che ridefinisce i compiti tra Cantone e Comuni. Inoltre indirizza maggiormente le competenze verso compiti di prossimità da attribuire ai Comuni, facendo così proprie anche le indicazioni contenute nel lavoro commissionato dall’ACT “Guida alla Polizia di prossimità”.
È stato il capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, a inquadrare in una logica coerente quanto contenuto nel Rapporto “Polizia Ticinese”, andando a sviscerare gli obiettivi del progetto, la metodologia dell’analisi compiuta, i risultati dell’analisi con la governance politica e la governance operativa (“da tenere ben separate”, ha sottolineato Della Santa), per giungere alle principali innovazioni.
A grandi linee, si può riassumere nel seguente modo: la Polizia comunale esegue compiti di interesse locale e i Corpi comunali non si distinguono più tra Polizie Polo e Polizie strutturate; Polizia comunale o Polizia cantonale possono eseguire compiti per conto dei Comuni; la Polizia comunale può eseguire anche compiti di spettanza cantonale, a condizioni stabilite dal Cantone.
Il responsabile della Sezione degli enti locali ha sottolineato come la coesistenza delle Polizie comunali e della Polizia cantonale costituisce un’opportunità valida nella misura in cui i due ingranaggi di questo complesso meccanismo si dimostrano funzionali e funzionanti. Questo può essere possibile se vi è consapevolezza dei rispettivi ruoli, si vi è rispetto dei compiti assunti, chiarezza del quadro normativo, continuità organizzativa e, come già detto, separazione effettiva tra politica e operatività.
Dopo l’incontro di ieri sera con i Comuni, il Dipartimento delle istituzioni presenterà nelle prossime settimane il Rapporto a tutti i comandanti delle Polizie comunali. In seguito, aprirà una consultazione per condividerne i contenuti con un’ampia cerchia di stakeholder, politica inclusa, prima di presentare un messaggio al Consiglio di Stato.  

All’Osteria Sasso Corbaro il diploma di Buona cucina

All’Osteria Sasso Corbaro il diploma di Buona cucina

Lo chef Athos Luzzi premiato dall’Accademia Italiana della Cucina per la sua trentennale attività all’interno del castello di Bellinzona

«Da 30 anni è un simbolo dell’eccellenza culinaria ticinese, contribuendo a rendere Bellinzona una delle capitali della gastronomia del Cantone». È con queste parole che il Consigliere di Stato Norman Gobbi rende omaggio allo chef Athos Luzzi dell’Osteria Sasso Corbaro. L’osteria, situata all’interno del Castello di Sasso Corbaro, è stata premiata martedì sera con il diploma di «Buona cucina» 2024 dalla delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina.

Un riconoscimento di grande prestigio, conferito da una delle più importanti e storiche istituzioni culturali mondiali dedicate alla gastronomia, ottenuto come spiega il delegato Emilio Casati «grazie alla capacità di unire i sapori della tradizione con uno sguardo verso l’innovazione, rendendo così ogni pasto un viaggio sensoriale tra passato e presente».

«Questa per me è una grande emozione – racconta chef Luzzi, visibilmente commosso -, che ci onora perché riconosce la costanza e la passione che abbiamo messo, sin dagli inizi degli anni ’90, nella continua ricerca della qualità e dell’accoglienza verso i nostri clienti».

La cerimonia di premiazione si è svolta nell’ambito della quarta conviviale della delegazione cantonale dell’Accademia, con gli accademici che hanno così potuto degustare alcune specialità dell’Osteria Sasso Corbaro, come il risotto alla zucca mantovana e la lombata di cervo, accompagnati dai vini selezionati da Delea Vini di due prestigiose cantine trentine, Cesarini Sforza e Pojer e Sandri, e dai formaggi di Cetra Alimentari, azienda nota per la distribuzione di formaggi a «Marchio Ticino».

Durante la serata è stata ricordata con un minuto di silenzio la Vice Delegata Francesca Bonifaccio-Meschini, scomparsa lo scorso maggio.

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(Foto: CdT)