Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2022

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2022

Comunicato stampa

Sabato 11 maggio, al Palazzo dei Congressi di Lugano si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2022). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Capo Sezione formazione capitano Christophe Cerinotti, hanno preso la parola il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i Comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta nel suo discorso ha sottolineato il ruolo di responsabilità degli agenti di polizia quali punto di contatto fra lo Stato e la cittadinanza. Un rapporto che le neo e i neo agenti avranno il compito di mantenere e consolidare. Il Presidente del Governo ha proseguito evidenziando “che la sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, alle aziende internazionali insediate sul nostro territorio. Lo è per chi viene a trascorrere le vacanze nella nostra regione e scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali. Ecco quindi che la sicurezza contribuisce a migliorare ulteriormente il benessere di tutta la collettività.

Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato gli ospiti presenti ed espresso il proprio compiacimento in particolare per la presenza e l’intervento del presidente del Consiglio di Stato, che ha subito accettato l’invito di onorare la cerimonia, ha sottolineato la necessità di evolversi nella funzione di agenti di polizia, in modo da tenere il passo rispetto alla complessità e alla fragilità della nostra comunità. In particolare il Consigliere di Stato Gobbi ha rimarcato che “sempre più la gente ha perso la capacità di essere resiliente in momenti difficili. Qui sta la sfida per i Corpi di polizia: essere in questi momenti un punto di riferimento stabile e sicuro, in grado di rispondere anche a necessità primordiali e ormai date per scontate, come la sicurezza pubblica a 360 gradi. Le donne e gli uomini al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni devono in ogni istante essere pronti a minacce e crisi anche inimmaginabili fino a qualche anno fa”.

Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione, evidenziando pure che “il vostro duro lavoro e la vostra dedizione vi hanno preparato a servire come parte integrante del nostro sistema giudiziario e della società. In qualità di membri delle forze di polizia, ricoprite un ruolo fondamentale nel mantenere la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Vi esorto a essere orgogliosi della vostra posizione, pur essendo consapevoli della responsabilità e del dovere che ne derivano.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 59 neodiplomati e neodiplomate (41 della Polizia cantonale, 2 della Polizia cantonale Grigioni, 1 della Polizia città Bellinzona, 3 della Polizia città Lugano, 2 della Polizia città Mendrisio, 1 della Polizia città Locarno, 2 della Polizia comunale Ceresio Sud, 3 della Polizia comunale Chiasso, 1 della Polizia comunale Losone e 3 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

Acquisto ex Banca del Gottardo “Necessario e indispensabile”

Acquisto ex Banca del Gottardo “Necessario e indispensabile”

Norman Gobbi si esprime sul voto del 9 giugno a favore della Giustizia

Nei prossimi giorni le cittadine e i cittadini riceveranno il materiale di voto per la tornata del 9 giugno prossimo, quando saremo chiamati ad esprimerci sia su oggetti federali, sia su temi cantonali. Tra quest’ultimi figura in particolare il credito per l’acquisto (76 milioni di franchi) per l’ex Banca del Gottardo a Lugano, che affiancherà l’attuale Palazzo di giustizia. Nella struttura troveranno sede il Tribunale di appello, la Pretura civile, la nuova Pretura di protezione (oggi Autorità regionale di protezione), l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e altre Autorità amministrative (esecuzione, fallimenti, registro fondiario, ecc.). “La Giustizia ticinese ha assolutamente bisogno di una nuova casa. È dal 2008 che si discute della ristrutturazione dell’attuale Palazzo di giustizia. Nel 2015 il Gran Consiglio ha approvato il principio di una seconda sede a Lugano. Una sede necessaria per permettere appunto la ristrutturazione dell’ormai inadeguato Palazzo di giustizia in via Pretorio/via Bossi. I vari potenziamenti negli ultimi vent’anni della magistratura richiedono inoltre nuovi spazi. Oggi il Cantone sta già pagando affitti a terzi; senza la seconda sede, per un lungo periodo (10-12 anni) tutti gli attuali inquilini del Palazzo di giustizia e del Palazzo di via Bossi durante l’indispensabile ristrutturazione dovranno trovare altri uffici sparsi per tutta la città e pagando fior di milioni. Non è una situazione degna per il terzo potere dello Stato!”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

C’è chi sostiene che si poteva trovare una sede che costasse meno. “Prima di tutto diciamo che il costo per l’edificio che si vuole acquistare è ritenuto corretto da una perizia esterna. Inoltre sono state valutate negli anni tutte le alternative, che però si sono rilevate o troppo costose o inadeguate. Sono entrate in linea di conto: lo stabile Mizar a Molino Nuovo, il comparto RSI a Lugano Besso, lo stabile Suglio a Manno, il nuovo Nuovo Quartiere Cornaredo (NQC), la Stazione FFS di Lugano, la SUPSI di Trevano (previo trasferimento a Mendrisio), lo stabile Sant’Anna (già BSI) e il Polo sportivo degli eventi a Cornaredo. Una lunga lista che fa ben capire come l’ex Banca del Gottardo sia un’opportunità e un’occasione irripetibili per risolvere realmente e per i prossimi 30/50 anni le esigenze logistiche della Giustizia a Lugano”, sottolinea Norman Gobbi.

C’è anche chi dice che a Lugano non si deve concentrare tutta la Giustizia. “Questa è una tesi falsa. La nuova cittadella della Giustizia di Lugano – quindi lo stabile ex Banca del Gottardo e l’attuale Palazzo di giustizia ristrutturato – accoglierà le autorità che per legge già oggi devono avere la loro sede a Lugano. Non facciamo nessun regalo a Lugano. Investiamo quanto è necessario e giusto investire anche a Lugano, dopo importanti investimenti a Bellinzona per la ristrutturazione del Pretorio (oltre 50 milioni) e a Locarno pure per la ristrutturazione del Pretorio (circa 40 milioni di franchi). Questi tre necessari investimenti hanno un comun denominatore: vengono effettuati per recuperare edifici già costruiti e ciò ha effetti positivi in termini ambientali e sociali. È una scelta politica lungimirante del Governo”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 maggio 2024 de Il Mattino della domenica

Pensioni, fisco e Giustizia, il Governo invita al triplo sì

Pensioni, fisco e Giustizia, il Governo invita al triplo sì

ll Consiglio di Stato sostiene i tre oggetti al voto il 9 giugno: misure di compensazione per gli assicurati presso la Cassa pensioni dello Stato, riforma fiscale e acquisto dello stabile EFG per la Giustizia
Domenica 9 giugno, politicamente parlando, in Ticino sarà una data importante. I ticinesi saranno infatti a chiamati a esprimersi su tre oggetti di rilievo: le misure di compensazione per gli affiliati alla Cassa pensioni dello Stato, la riforma fiscale e l’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la cittadella della Giustizia. Oggi il Consiglio di Stato si è «schierato» sui tre temi, invitando i cittadini a un «triplo sì» alle urne. Vediamo quali sono gli argomenti del Governo. 

1. Le misure di compensazione: in breve, di che cosa si tratta?
I cittadini sono chiamati a votare sulle misure di compensazione per gli affiliati all’Istituto di previdenza del Canton Ticino (IPCT), ossia circa 17 mila persone, la maggior parte delle quali attive presso l’amministrazione cantonale, le scuole e vari enti para-statali e del settore socio-sanitario. Si tratta di misure volte a compensare il già deciso abbassamento del tasso di conversione che, sull’arco di otto anni, dal 2024 al 2031, passerà dal 6,17% al 5,25%. Si tratta, in parole povere, di un taglio delle pensioni per gli assicurati attivi, quantificabile a regime attorno al 15% della rendita pensionistica, che la politica vuole mitigare attraverso, appunto, le misure di compensazione.  

2. Qual è la posizione del Governo?
Come rilevato dal direttore del DFE Christian Vitta, il Governo propone di votare sì a queste misure per più motivi. Perché permetterebbe di «riconoscere il lavoro professionale di 17 mila persone, impiegate nell’amministrazione cantonale, nei Comuni e in molti Enti di diritto pubblico (ndr. si pensi ad esempio alle Case anziani)»; ma anche perché permetterebbe di «mantenere condizioni previdenziali paragonabili a quelle di altre casse pensione presenti in Ticino come in Svizzera» e di «evitare una riduzione delle rendite di vecchiaia che potrebbe arrivare fino al 15%». Inoltre, si tratta pure di mantenere l’attrattività per posti di lavoro nel settore pubblico, nella scuola e nel settore socio-sanitario. Persone che, come rilevato dal Governo, risiedono e spendono in Ticino. Ciò, dunque, avrebbe un effetto positivo anche per l’economia locale. 

3. La riforma fiscale: in breve, di che cosa si tratta?
La riforma, va premesso, coincide con il già previsto ritorno del coefficiente cantonale d’imposta al 100% (prima al 97%). Tale progetto prevede diverse misure: di queste, però, essenzialmente solo una è contestata da una parte della politica, ossia la sinistra. Vediamo prima quelle non contestate. Viene proposto un aggiornamento dell’imposta di successione e donazione, voluto per due motivi: aggiornare il sistema fiscale alle nuove forme di famiglia e agevolare il passaggio generazionale, in particolare per le piccole e medie imprese. La seconda misura prevede la riduzione dell’imposizione massima delle prestazioni in capitale della previdenza. In sostanza, sarà plafonata l’aliquota massima al 3%. Ciò, per correggere la scarsa concorrenzialità intercantonale del Ticino e per evitare che buoni contribuenti lascino il nostro cantone al momento di ritirare la pensione. È poi prevista, più in generale, la riduzione di tutte le aliquote dell’imposta cantonale sul reddito per neutralizzare il ritorno del moltiplicatore al 100%: in questo modo i cittadini eviteranno di pagare più imposte. C’è poi un’altra misura che prevede l’aumento della deduzione forfettaria per le spese professionali, della quale beneficeranno i lavoratori dipendenti. Con i calcoli della serva, ha indicato Claudio Zali, si tratta di un risparmio di circa 100 franchi all’anno. Infine, c’è la misura che lo stesso direttore del DT ha definito in maniera ironica «quella dolente», poiché l’unica a essere fortemente contestata da sinistra, ossia la riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito che dal 2025 sarà abbassata di 0,5 punti percentuali per sei anni, scendendo dal 15% al 12%. Si tratta, in soldoni, di un abbassamento della pressione fiscale per le fasce della popolazione più benestanti. 

4. Qual è la posizione del Governo?
Sulla misura più contestata, Zali ha invitato ad evitare esagerazioni, da una parte come dall’altra. «Sbagliando si identifica questa misura con tutta la riforma. Ma sono consapevole che in Ticino alcuni argomenti sono difficili da discutere serenamente», poiché la discussione diventa subito ideologica. «Si tratta di una riforma diluita nel tempo, il cui costo è sopportabile per le nostre finanze e potrebbe dopo qualche anno portare a un maggiore arrivo di contribuenti interessanti». Eppure, ha aggiunto Zali, «tanto basta per parlare di regalo ai ricchi e di smantellamento dello Stato sociale da una parte e di fuga in massa dei contribuenti dall’altra». Insomma, l’invito di Zali è stato quello di «essere sereni, dialogando sul tema per quello che è: una piccola riforma per il nostro sistema fiscale; una riforma che il Governo sostiene, ritenendola equilibrata». Al netto della misura «dolente», il Governo sostiene il progetto anche perché permette di «evitare un aumento delle imposte a tutti i cittadini a seguito dell’aumento del moltiplicatore»; perché permette di dedurre più spese professionali ai lavoratori in un momento in cui i costi aumentano, perché permette di attualizzare l’imposta di successione e donazione ai nuovi modelli di famiglia e favorire la continuità aziendale e perché, infine, allinea la fiscalità ticinese al resto della Svizzera. 

5. L’acquisto dello stabile EFG: in breve, di che cosa si tratta?
I cittadini sono chiamati a votare sul credito da 76 milioni di franchi per l’acquisto dello stabile EFG, in centro a Lugano, al fine di insediarvi la cosiddetta «cittadella della Giustizia». In questo palazzo troveranno spazio il Tribunale d’appello, la Pretura civile, la nuova Pretura di protezione, l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e altre autorità amministrative. Inoltre, l’acquisto di questo stabile permetterà in seguito di gestire meglio la ristrutturazione totale dell’attuale Palazzo di Giustizia (che versa in condizioni precarie da tempo) situato in via Pretorio, dove anche in futuro resteranno il Ministero pubblico e la Polizia cantonale. 

Da www.cdt.ch

Dal servizio civile… alla Protezione civile

Dal servizio civile… alla Protezione civile

Il Consiglio federale propone misure per contrastare la penuria di effettivi di quest’ultima – Esteso l’obbligo di servizio

L’obbligo di incorporazione nella Protezione civile sarà esteso in alcuni casi e i civilisti – se ce ne fosse la necessità – potranno essere obbligati ad assolvere in seno ad essa una parte del loro servizio, fino a 80 giorni. È quanto prevede un messaggio licenziato oggi, mercoledì, dal Consiglio federale. Si vuole così mettere a disposizione del corpo degli effettivi sufficienti.

Una decina di anni fa era stato fissato l’obiettivo di garantire 72’000 militi della protezione civile. L’effettivo reale però è di 60’000 persone quest’anno e si prevede che nel 2030 sarà sceso a circa 50’000 militi se non si adottano provvedimenti, spiega il Governo.

In base alle nuove misure, dovrà prestare servizio nella Protezione civile chi non ha svolto la scuola reclute prima dei 25 anni ed è stato prosciolto dall’esercito e gli ex militari che, dopo la scuola reclute, sono stati dichiarati inabili e avrebbero ancora dovuto svolgere almeno 80 giorni di servizio militare.

Inoltre i militi della protezione civile di cantoni con un’eccedenza di personale potranno essere incorporati in cantoni con effettivi insufficienti, indipendentemente dal loro domicilio. I militi della protezione civile dovranno iniziare l’istruzione di base entro due anni dal reclutamento per essere a disposizione delle organizzazioni di protezione civile nel più breve tempo possibile.

Dalla consultazione è emerso che le disposizioni riguardanti i civilisti potrebbero incontrare opposizioni. La revisione della legge sarà quindi suddivisa in due distinti disegni: uno riguardante le persone soggette al servizio civile e uno relativo alle altre novità. In questo modo, in caso di referendum, le parti non controverse della revisione non saranno ritardate o respinte, precisa il comunicato.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Dal-servizio-civile…-alla-Protezione-civile–2143288.html1

Votazione cantonale del 9 giugno 2024 – La posizione del Consiglio di Stato

Votazione cantonale del 9 giugno 2024 – La posizione del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato oggi – durante una conferenza stampa a Palazzo delle Orsoline – la propria posizione in vista della votazione cantonale del prossimo 9 giugno. Il Governo invita le cittadine e i cittadini ticinesi a votare «sì» a tutti e tre i temi: la modifica della Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT), la modifica della Legge tributaria e il decreto legislativo per il nuovo Palazzo di giustizia.

Il Consiglio di Stato sostiene la modifica della Legge sull’Istituto di previdenza del cantone Ticino (IPCT), che ha l’obiettivo di mantenere il livello delle rendite versate ai futuri pensionati, con una soluzione basata sul principio della simmetria dei sacrifici tra dipendenti e datore di lavoro. La proposta approvata dal Parlamento, e sostenuta anche dalle associazioni del personale dello Stato, assicura l’equità di trattamento alle generazioni future di pensionati e permetterà di mantenere delle condizioni previdenziali paragonabili a quelle di altre casse pensioni presenti in Ticino e in Svizzera.
Il Governo sostiene anche il pacchetto di misure fiscali a favore delle persone fisiche previste dalla modifica della Legge tributaria cantonale: si tratta di un insieme di misure che permettono di adeguare il quadro normativo fiscale all’evoluzione della società e avvicinano le aliquote fiscali ticinesi alla media intercantonale. La riforma permette a tutte le cittadine e a tutti i cittadini del nostro Cantone di evitare di pagare maggiori imposte a seguito dell’aumento del coefficiente d’imposta cantonale dal 97% al 100%. In caso di bocciatura della riforma, tutti i cittadini nel 2024 si vedranno aumentare le imposte cantonali di 3 punti percentuali rispetto al 2023.  
Il terzo oggetto è l’acquisto dello stabile ex Banca del Gottardo a Lugano, da destinare a secondo Palazzo di giustizia, che nasce dalla necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo le cui dimensioni non sono da tempo sufficienti per ospitare le Autorità con sede a Lugano, anche a fronte dell’aumento di personale occorso nell’ultimo ventennio. Un progetto avviato nel 2008, per il quale sono state valutate tutte le ipotesi del caso.
Il Governo ha sottolineato la sostenibilità dell’investimento, tramite il recupero di stabili esistenti, con un impatto positivo a livello ambientale e sociale e l’accesso facilitato dalla futura rete tram-treno. Un investimento che il Cantone può permettersi a fronte di 4.2 miliardi di franchi di investimenti previsti sui prossimi 12 anni, con un risparmio rispetto alle locazioni pagate a terzi e con un indotto in favore dell’economia locale. Il Governo ha rimarcato che senza un secondo Palazzo di giustizia ci saranno maggiori costi, visto che occorrerebbe liberare l’attuale edificio disseminando le Autorità sul territorio con importanti costi di trasloco, adeguamento spazi e locazioni, senza risolvere le problematiche della Giustizia.  

La distribuzione del materiale di voto alle cittadine e ai cittadini con diritto di voto avverrà tra il 13 e il 18 maggio 2024. Oltre al tradizionale opuscolo informativo saranno messi a disposizione dei video informativi con traduzione in lingua dei segni e delle informazioni in lingua facile. Le informazioni saranno disponibili, a partire dalla prossima settimana, sulla pagina web www.ti.ch/votazioni

Cittadella della giustizia da 80 milioni: «È un’operazione economica, così si risparmiano soldi»

Cittadella della giustizia da 80 milioni: «È un’operazione economica, così si risparmiano soldi»

Il comitato a favore prende posizione: «Sistemare l’attuale palazzo costerebbe un sacco di soldi e non ci sarebbe spazio».

«Un’occasione irripetibile: non esiste un piano B e non si vuole, in Ticino, una giustizia di serie B». È questa la posizione del comitato di sostegno a favore della cittadella della giustizia, espressa oggi in una conferenza stampa. Il tema, lo ricordiamo, sarà sottoposto al giudizio del popolo il prossimo 9 giugno.

Le spese – «Votare no – si legge in una nota del comitato – non acquistare ora lo stabile Botta significa non avere un’altra soluzione praticabile e far spendere alla cittadinanza ancora di più: affitti, traslochi, sedi transitorie, costi di manutenzione esorbitanti per sedi decadenti». Permettere, invece, «la realizzazione della Cittadella della Giustizia, significa invece arricchire lo Stato con uno stabile di proprietà, di prestigio e valore storico e culturale».
«Investimento sostenibile» – Il comitato trasversale non ha dubbi: «Questo investimento è sostenibile sotto ogni punto di vista. La Cittadella della Giustizia s’inserisce infatti nel contesto del recupero di stabili esistenti per un riuso attuale, con effetti positivi in termini ambientali e sociali, senza dimenticare la facilità di accesso grazie alla futura rete di trasporto pubblico tram-treno del Luganese».
«Il vecchio palazzo non basta» – Presenti oggi come esponenti del comitato Tiziano Galeazzi (UDC), Mario Branda (PS), Natalia Ferrara (PLR), Michele Foletti (Lega) e l’ex consigliere di Stato PPD Luigi Pedrazzini. Matteo Quadranti (PLR), è stato uno dei due relatori in Gran Consiglio del rapporto di maggioranza: «Sistemare l’attuale palazzo di giustizia costerebbe un sacco di soldi – spiega – e non ci sarebbe spazio a sufficienza. Intanto, bisognerebbe portare fuori tutti e trovare affitti per 6-7 anni. Quindi servirebbero ancora circa 30-40 milioni. Poi andrebbero tutti riportati dentro».
«La commissione chiese un palazzo più grande» – Per chi è contrario, i costi aumenterebbero col passare del tempo. «Secondo me non è così – aggiunge Quadranti – intanto votiamo questo. Per stanziare altri crediti, serviranno altri messaggi e si potrà intervenire, in caso, per mettere in pratica misure di risparmio. Per immobili di queste dimensioni, in centro a Lugano, i costi non sono così fuori luogo». Secondo il granconsigliere «si tratta di un investimento sostenibile. Anche i contrari, per dieci milioni in meno, sarebbero stati d’accordo su tutto. Le autorità giudiziarie chiedono ancora potenziamenti. Inoltre, è stata la commissione del 2015 a chiedere di trovare un palazzo più grande: Non ci si può sempre rimangiare la parola data».
Gli interventi – La «strategia logistica per il comparto della giustizia luganese» prevede, in totale, la ristrutturazione del palazzo di giustizia (PGL) e l’acquisizione dello stabile ex Banca del Gottardo. «Contestualmente a quanto previsto dalla pianificazione logistica della Polizia cantonale – si legge nel messaggio dell’esecutivo – è confermata la realizzazione del comparto urbano di Lugano presso il PGL: i principali servizi della gendarmeria e della Polizia giudiziaria saranno quindi raggruppati nella medesima sede del Ministero pubblico consolidando la realizzazione del polo del perseguimento penale».
I costi – Di contro, lo stabile ex banca del Gottardo sarà destinato in gran parte al Tribunale d’appello, nel quale saranno inseriti la Corte di appello e di revisione penale, il Tribunale penale cantonale e la Pretura penale. «Tutti i servizi del Dipartimento delle istituzioni della regione del luganese potranno quindi essere raggruppati presso i due immobili». A febbraio, il Parlamento ha dato l’ok al credito di 80 milioni richiesti dal Consiglio di Stato per comprare lo stabile Efg di Lugano (ne serviranno in realtà 76). Bocciati gli emendamenti formulati dall’UDC e dai Verdi. È passata, però, con 28 voti favorevoli, la referendabilità obbligatoria: l’ultima parola, quindi, spetterà ai cittadini.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1753763/cittadella-della-giustizia-da-80-milioni-e-un-operazione-economica-cosi-si-risparmiano-soldi

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«È l’unica soluzione a lungo termine, e dire no costerebbe più soldi»

Il comitato favorevole all’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la «cittadella della Giustizia» è sceso in campo in vista della votazione del 9 giugno – «Bocciarlo non significa risparmiare, ma sprecare soldi in ottica futura»
Bocciare l’acquisto dello stabile EFG sarebbe un autentico autogol per il Ticino. E questo perché, in sintesi, significherebbe spendere svariate decine di milioni di franchi in soluzioni transitorie o «toppe» (ad esempio in affitti pagati a terzi) senza risolvere a lungo termine il problema della mancanza di spazi per la Giustizia. Ribaltando il ragionamento, dunque, dire sì all’acquisto dello stabile in centro a Lugano significherebbe «investire oggi per risparmiare domani».
È con questo argomento (ma non solo), che il comitato favorevole all’acquisto dell’edificio ex Banca del Gottardo (oggi EFG) per insediarvi la cosiddetta «cittadella della Giustizia» si è presentato alla stampa, lanciando la sua campagna in vista del cruciale voto del prossimo 9 giugno. Un comitato al quale partecipano buona parte delle sensibilità politiche presenti nel nostro cantone, dal PS fino alla Lega, passando per PLR, Centro e una parte dell’UDC.

Un progetto per tutti
Il primo a prendere la parola, durante la conferenza stampa tenutasi proprio in una sala dell’edificio in questione, è stato Luigi Pedrazzini, già consigliere di Stato nonché direttore delle Istituzioni per tre legislature, dal 1999 al 2011. «È un dato di fatto che gli edifici costruiti nel passato, in primo luogo l’attuale Palazzo di Giustizia, necessitino di importanti lavori di manutenzione», ha premesso Pedrazzini. Ma se in passato l’approccio è stato quello di trovare soluzioni caso per caso, «oggi esiste un’alternativa validissima: un’occasione irripetibile per risolvere a lungo termine i problemi logistici della giustizia ticinese». Insomma, per l’ex consigliere di Stato occorre volgere lo sguardo anche ai prossimi decenni, e non guardare solo all’oggi. «Fatico a comprendere certe obiezioni a questo progetto, se non riportandole al momento politico attuale sul piano cantonale. Ma uno dei grandi problemi attuali del Ticino è la difficoltà nel far maturare decisioni visionarie, come siamo stati capaci di fare in passato, ad esempio con l’università». L’auspicio di Pedrazzini, dunque, è che i cittadini possano prendere questa decisione visionaria, sul lungo termine, «con un atto di coraggio».
Presente alla conferenza, anche il sindaco di Bellinzona, Mario Branda. «E cosa ci fa il sindaco di Bellinzona a sostenere un investimento nella città di Lugano?», si è chiesto quale premessa lo stesso Branda. Perché il concetto di «città Ticino» non deve essere solo un costrutto mentale, «e ci sono momenti in cui va applicato», concretamente. In questo senso anche Branda ha ricordato l’esempio dell’università, per la quale si è tanto speso l’allora consigliere di Stato bellinzonese Giuseppe Buffi. «Sono convinto che sia giusto realizzare questa cittadella qui a Lugano», ha affermato. «Non sono un filantropo, venuto qui a sacrificare qualche aspeirazione bellinzonese», ha aggiunto. «C’è una serie di progetti che noi vogliamo portare avanti nel bellinzonese, come la ricerca biomedica, oppure il comparto delle ferrovie, e allo stesso tempo altri progetti portati avanti in altre città». E in questo senso «penso sia importante che i poli urbani si sostengano a vicenda per questi investimenti».
A fargli eco, poco dopo, anche il sindaco di Lugano, Michele Foletti: «Il futuro di questo cantone passa anche dalle città. Credo che vista l’attuale situazione in Gran Consiglio, dovremo sempre piu prenderci la responsabilità di essere i motori di questo cantone». E dunque, la cittadella della Giustizia a Lugano, la scuola di moda a Chiasso, la ricerca biomedica a Bellinzona, e così via, «sono tutti tasselli per la città Ticino». Tutto ciò, ha aggiunto Foletti, senza dimenticare che si tratta «di un progetto a favore dei cittadini, che potranno trovare concentrati in centro città in maniera più facile tanti servizi», anche alla luce del fatto che la fermata del Tram-treno sarà situata a qualche centinaia di metri dal palazzo.
In questo senso, anche Tiziano Galeazzi (UDC) ha rimarcato «l’importanza di restare in centro città», favorendo così anche «la micro-economia» che la Giustizia può generare con i suoi circa 700 dipendenti.

Niente piano B
Per il PLR, a parlare è stata la deputata Natalia Ferrara, che ha voluto rispedire al mittente le critiche fatte dal comitato contrario. «Il loro slogan è ‘basta sprechi’. E hanno ragione: basta sprecare milioni in affitto per soluzioni transitorie; basta sprecare soldi ed energie nel ristrutturare un pezzettino alla volta qualcosa che comunque sta andando in rovina».

Da www.cdt.ch

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‘L’unica alternativa sono maggiori costi’
I sostenitori dell’acquisto: ‘Dai contrari nessuna proposta per il futuro della giustizia. Con un no il 9 giugno ci saranno spese di oltre 183 milioni’

«Lo slogan di chi si oppone all’investimento per la Cittadella della giustizia è ‘Basta sprechi!’. E su questo hanno ragione. Basta sprecare soldi in affitti. Basta sprecare soldi in sedi provvisorie e traslochi». L’acquisto dello stabile Efg e l’investimento di tutta l’operazione che prevede anche la ristrutturazione di Palazzo di giustizia «è l’unica soluzione possibile. Un investimento che facciamo oggi per risparmiare domani», afferma Natalia Ferrara a nome del comitato trasversale che sostiene l’investimento sul quale la popolazione sarà chiamata a esprimersi il 9 giugno. «I fatti mostrano che non comprare lo stabile Botta ci costerebbe di più e non daremmo una casa degna alla nostra giustizia, anche perché da parte dei contrari la soluzione proposta è questa», continua la deputata Plr mostrando un foglio bianco ai giornalisti. Il comitato ha poi illustrato la lunga lista di spese, per un totale di oltre 183 milioni di franchi, che il Cantone dovrebbe sostenere senza lo stabile Botta. Dodici punti che vanno dai costi per le sedi transitorie alle spese per il mancato rientro della sede di Bellinzona del Ministero pubblico e della Corte di appello e di revisione penale di Locarno.

Pedrazzini: ‘È una soluzione che proporrei’
Fa un tuffo nel passato Luigi Pedrazzini, direttore del Dipartimento istituzioni dal 1999 al 2011. «Fossi ancora direttore, sarei contento di proporre una soluzione come questa. In passato abbiamo sempre optato per sistemare i problemi con interventi puntuali ma ora l’occasione che abbiamo è irripetibile. La strada degli investimenti parziali sarebbe un passo indietro, e pensare di risolvere il problema con la digitalizzazione è illusorio. La mole di lavoro aumenta e quindi cresceranno anche le persone che frequentano gli spazi della giustizia». Per Pedrazzini «è davvero difficile capire certe argomentazioni che si limitano a guardare il momento politico attuale. Serve visione. Parliamo di un investimento».

Foletti: ‘Servizi migliori per i cittadini’
Presente alla conferenza stampa, tenutasi nella mensa dello stabile, anche il sindaco di Lugano Michele Foletti: «Il Municipio è sempre stato a favore dell’acquisto. Lo era prima con Cristina Zanini-Barzaghi e Tiziano Galeazzi, lo è ora con Raoul Ghisletta e Marco Chiesa». Un modo per ricordare all’Udc – contraria all’investimento – che i suoi rappresentanti (o ex) nell’Esecutivo non la pensano come il comitato cantonale. «È un progetto a favore dei cittadini – continua Foletti –. Permette di concentrare i servizi e renderli più accessibili. Anche perché trovare 8mila metri quadrati in centro città, per svuotare Palazzo di giustizia e ristrutturarlo, non sarebbe certo facile». Gli dà man forte Tiziano Galeazzi, «in qualità di municipale emerito», che sottolinea come «le alternative non ci siano. Ho visitato tante delle ipotesi prese in considerazione ma nessuna era positiva come questa. Non me la sento quindi di essere contrario». Senza dimenticare, aggiunge l’ex municipale, «che la sua presenza in centro città garantisce un micro ecosistema economico che se fosse spostato anche solo di qualche chilometro metterebbe in difficoltà commerci e negozi». A mettere l’accento sulla precarietà dello stabile attuale è un altro sindaco, ed ex procuratore pubblico, Mario Branda . «Soffitti che gocciolano, orologi che non funzionano, acqua negli scantinati… ho frequentato a lungo Palazzo di giustizia e di toppe se ne sono dovute mettere molte nel corso degli anni. Ora è arrivata l’ora di dare una casa vera alla giustizia. È anche una questione di immagine verso la cittadinanza. Il terzo potere dello Stato deve avere una sistemazione degna». Il sindaco di Bellinzona porta quindi l’esempio del Tribunale penale federale che ha sede nella capitale. «Questa è l’occasione per dimostrare che la Città Ticino non è solo un costrutto mentale, ma un progetto vero. Lugano deve avere la giustizia in centro città». Branda aggiunge poi un altro elemento: «Si parla spesso di salvaguardare il costruito e non fare nuove costruzioni. Mi pare questo sia un buon caso. Si prende un grande immobile e lo si converte a bene pubblico». Tra le critiche mosse a chi si oppone all’investimento c’è quella di centralizzare troppo la giustizia, mettendo sotto lo stesso tetto Tribunale penale e Corte d’appello. Con quest’ultima chiamata a giudicare le decisioni prese dalla prima. «Le entrate saranno divise e ci saranno due aule differenti», risponde Foletti. «Magistrati e giudici vengono sconfessati regolarmente. Quando ci si trova su quel ‘campo di battaglia’ che è la giustizia non si guarda più a queste cose», aggiunge Branda. «È fuorviante e irrispettoso pensare che perché si lavora vicini ci si possa influenzare. Non credo che in questi luoghi l’amicizia sia più importante dell’autorevolezza di un professionista», chiosa Ferrara.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 maggio 2024 de La Regione

Un’icona del cinema a Palazzo nel giorno di Michele Guerra

Un’icona del cinema a Palazzo nel giorno di Michele Guerra

L’attore italiano Giancarlo Giannini a Bellinzona per l’elezione del leghista a primo cittadino. Il neopresidente: ‘Per celebrare l’italianità della Svizzera italiana’

Una leggenda del cinema mondiale a Palazzo delle Orsoline. Nel giorno che ha visto il leghista Michele Guerra diventare presidente del Gran Consiglio – 79 voti a favore sulle 87 schede distribuite – a rubare la scena è stato l’attore, regista e doppiatore, nonché amico personale del neoeletto primo cittadino, Giancarlo Giannini. «Ci siamo conosciuti per caso in un ristorante a Roma. Lui era vestito un po’strano, quasi un tirolese. E io glielo dissi, “ma chi è lei?”», spiega Giannini davanti a deputati e giornalisti, tutti decisamente stupiti di vedere in aula un pezzo da novanta del cinema mondiale. Una presenza, quella della leggenda del grande schermo, voluta dallo stesso deputato leghista per, citiamo, «celebrare l’italianità della Svizzera italiana». L’attore, doppiatore e regista italiano nella sua lunga carriera ha interpretato un ampio ventaglio di personaggi aggiudicandosi numerosi premi: sei David di Donatello, sei Nastri d’argento e cinque Globi d’oro. Oltre a essere stato candidato all’Oscar come migliore attore, nel marzo 2023 ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame a Los Angeles.

‘Per caso in un ristorante a Roma’
Giannini ha preso la parola dopo il discorso di insediamento di Guerra – zeppo di metafore astronomiche e riferimenti storici –, portando in aula il monologo di Marco Antonio dal ‘Giulio Cesare’ di Shakespeare. Monologo, definito dall’attore, «interessante per come viene applicata la retorica», scelto per il ruolo ora ricoperto da Guerra, del quale è amico personale, «diventato ormai un leader, uno importante». A margine del suo intervento, l’attore ha spiegato alla stampa il suo rapporto con il neoeletto presidente del Gran Consiglio: «Ci siamo appunto conosciuti in un ristorante a Roma. Lui era molto simpatico, io ero simpatico a lui. Poi ci siamo risentiti per altre cose. Adesso sono qui per la simpatia che abbiamo l’uno per l’altro». Un evento per certi versi storico. «Il Ticino non è luogo che frequento spesso – ammette Giannini –. In Svizzera, seppur generalmente di passaggio, sono venuto comunque diverse volte. Ho recitato anche in un film. Però potrei diventare cittadino svizzero, ora che Michele è un potente presidente, magari glielo chiedo».
Rispetto alla scelta del monologo scritto da Shakespeare, Giannini sottolinea come nel testo sia presente un «bellissimo uso della retorica, attraverso cui Marco Antonio riesce a cambiare tutto e a diventare ciò che è diventato. Poi, chiaro, c’è stato Ottaviano, c’è stata la guerra, lui si è innamorato di Cleopatra e si è suicidato. Gliel’ho detto a Michele – puntualizza –, “stai attento che Marco Antonio si è suicidato”. Però è stato un leader, questo è indiscutibile».
Sul rapporto con la politica l’attore afferma di essere «un anarchico, che non mette le bombe però». E chiarisce: «Mi sento libero, ma qual è la libertà di un uomo? Di avere le idee che ha, di poterle portare avanti, ma anche di cambiarle. A me piace molto leggere. Nel mio intervento ho nominato Cesare, Aristotele, Platone. Basta leggere loro. Loro sapevano tutto e non litigavano mai. Hanno cominciato dialogando». Secondo Giannini, «dialogare è la cosa più bella. La dialettica è ciò che ci permette di andare avanti, di curiosare e di conoscere quello che generalmente gli uomini non conoscono, ovvero il loro divenire. Tutti ci complichiamo la vita. Oggi quello che abbiamo perso è la semplicità della fantasia».

‘Condannare qualunque atto intimidatorio’
Guerra prende il posto della centrista Nadia Ghisolfi che, lasciando la presidenza, ha ribadito la solidarietà dell’Up al deputato Fiorenzo-Dadò, condannando «fermamente l’atto intimidatorio e il vile gesto rivolto al granconsigliere, vittima di minacce e intimidazioni. Qualunque atto intimidatorio – sottolinea – nei confronti di un parlamentare è da condannare. Ogni deputato deve infatti sentirsi libero di esercitare il proprio mandato in sicurezza, con la certezza che la libertà di espressione e di pensiero gli siano sempre garantite. In uno Stato di diritto il rispetto delle persone che si mettono a disposizione della cosa pubblica, svolgendo con impegno e serietà il loro mandato, va sempre tutelato e assicurato». Non solo. «È stato un anno impegnativo – aggiunge poi Ghisolfi –. Il ruolo che ricopriamo qui è molto importante, anche per l’immagine che diamo alla cittadinanza. Ricordiamocelo un po’ più spesso quando interveniamo». In aula sono inoltre stati eletti alla prima e seconda vicepresidenza rispettivamente il liberale radicale Fabio Schnellmann e la socialista Daria Lepori.

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‘Per i problemi manca una cabina di regia’
«Giancarlo e io ci siamo conosciuti a Roma, dove ho trascorso diversi anni durante il mio dottorato. Una persona alla mano e modesta, che fa molte opere di bene. È un mio amico personale e mi ha fatto piacere che sia venuto qui per celebrare questa mia elezione e l’italianità del Ticino, unico Cantone totalmente italofono».
Tornando all’attualità politica, ad attendere Guerra un anno di legislatura che si preannuncia molto impegnativo. A cominciare dal Preventivo 2025 e annessa manovra di rientro. «Anche in passato siamo stati confrontati con tante sfide difficili – afferma il neopresidente del Gran Consiglio–. Ma in quei periodi avevamo una ‘cabina di regia’, si riusciva sempre a comporre delle maggioranze solide. Un esempio su tutti: il risanamento delle finanze iniziato nel 2016, quando bastarono un paio di telefonate per dare il via al processo che portò in pochi anni il Cantone dalle cifre rosse a dei risultati in positivo». Riprende Guerra: «Oggi le sfide ci sono ancora, a essere cambiato è l’approccio. Il parlamento è molto più sfilacciato, frammentato. Trovare le maggioranze non è più così semplice perché non c’è più una ‘cabina di regia’, appunto, che si forma davanti ai problemi». Insomma, per il deputato leghista, «oltre al problema in sé, c’è la difficoltà di trovare un fronte comune per cercare di intervenire». L’auspicio, ripetuto più volte durante il discorso in aula, è che il parlamento «faccia un passo indietro. I deputati devono guardarsi in faccia e capire che serve maggiore collaborazione. Ciclicamente ci sono fasi dove in questo Gran Consiglio abbiamo registrato un clima esageratamente fuori posto. Negli ultimi anni l’atmosfera non è stata più così costruttiva come lo era anche solo cinque o sei anni fa. In parte anche per via di un Legislativo sempre più frammentato». Per raggiungere questo scopo ambizioso un paio di idee Guerra le ha già in mente: «Cercherò di organizzare tante attività aperte e libere a tutti. Non riservate solo all’Up come accade oggi. Lo ripeto, è il mio auspicio: serve una maggiore collaborazione tra i deputati».
In tal senso, Guerra non nasconde di aver assistito durante i tredici anni da deputato «anche a cose che vanno migliorate. Parliamo da anni di sostenibilità, di natura, ma è da quando sono qui che ci riuniamo chiusi senza quasi luce naturale, anche quando fuori splende il sole. Non ho mai visto le tapparelle alzate sui nostri tre finestroni». Ed è alzando queste tapparelle solitamente chiuse che Guerra ha aperto il suo anno da presidente del Gran Consiglio con un auspicio: «Apriamoci maggiormente e lasciamo entrare la luce del sole. Con questa allegoria semplicissima cerchiamo sempre di essere con i piedi piantati a terra, aperti a ciò che sta fuori, ma anche aperti tra di noi».

Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 7 maggio 2024 de La Regione

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Da Pollegio passando per Hollywood Michele Guerra eletto primo cittadino

Il leghista è il nuovo presidente del Parlamento cantonale: «Oggi più che mai occorre maggiore armonia e collaborazione» Alla cerimonia il deputato ha invitato in aula il celebre attore italiano Giancarlo Giannini: «La dialettica è ciò che ci permette di andare avanti»
Quale linea sottile collega direttamente la piccola Pollegio, in Leventina, con la più blasonata Hollywood? Semplice: la conoscenza reciproca tra Michele Guerra, vicesindaco del Comune e da ieri primo cittadino del Cantone, e l’attore italiano (tra i più grandi della nostra epoca) Giancarlo Giannini, che nel quartiere di Los Angeles, proprio lungo Hollywood Boulevard, dallo scorso anno ha una stella a cinque punte con il proprio nome inciso sopra.
Poco prima delle 14.00, con un vero e proprio colpo di teatro – fino a pochi minuti dall’inizio della cerimonia nessuno era al corrente di chi fosse l’ospite d’onore – Giannini è infatti apparso lungo i corridoi di Palazzo delle Orsoline, invitato per l’occasione proprio dal deputato leghista Michele Guerra, eletto ieri presidente del Gran Consiglio. Un colpo di teatro, si diceva, anche perché nell’aula del Parlamento, l’attore – che tra i suoi tanti lavori, oltre a prestare la voce ad Al Pacino e Jack Nicholson, può vantare partecipazioni in film di James Bond e a lungometraggi diretti da Lina Wertmüller, Mario Monicelli e Francis Ford Coppola, solo per citare qualche nome – ha letto il celebre monologo di Marco Antonio, contenuto nella tragedia scritta da William Shakespeare Giulio Cesare.

L’importanza del dialogo
«Un bellissimo monologo di Shakespeare – ha poi raccontato l’attore ai media al termine della cerimonia – dove c’è una bellissima retorica, attraverso la quale Marco Antonio riesce a cambiare tutto e a diventare quello che è diventato ». Arte della retorica, del dialogo, che purtroppo stiamo perdendo: «Dialogare è la cosa più bella – ha aggiunto Giannini –. La dialettica è ciò che ci permette di andare avanti, di curiosare e di conoscere quello che generalmente molti uomini non conoscono: il loro divenire. Perché lo complicano. Tutti ci complichiamo la vita. Oggi abbiamo perso la semplicità e la fantasia. Avere la curiosità. Ma come diceva Einstein, se non hai più curiosità, ogni giorno, del tuo divenire, sei come morto».

E di aprirsi agli altri
E della dialettica, dell’importanza di aprirsi al dialogo verso gli altri, soprattutto con chi non la pensa come noi, ha voluto parlare anche lo stesso Michele Guerra nel suo primo intervento ufficiale da primo cittadino del Cantone. « In questi 13 anni ( ndr. siede in Gran Consiglio dal 2011) ho visto anche cose che vanno migliorate », ha spiegato il leghista in un momento del suo discorso. « Parliamo da anni di sostenibilità, di natura. Ma è da quando sono qui che ci riuniamo chiusi senza quasi luce naturale, anche quando fuori splende sole. E, se non in rare occasioni, non ho mai visto le tapparelle alzate sui tre finestroni. Apriamoci quindi maggiormente e lasciamo entrare la luce del sole», ha affermato alzando le tapparelle dell’aula. «E con questa allegoria semplicissima, cerchiamo di essere sempre, con i piedi piantati a terra, aperti a ciò che sta fuori e anche aperti tra di noi».
Il neo-eletto primo cittadino ha inoltre voluto mandare un messaggio ai giovani. Soprattutto a coloro che intendono lanciarsi in politica. «Incoscientemente mi buttai in politica con un’esperienza umilissima in un consiglio comunale. Pensai, come capita a tanti giovani, di aver fatto un errore. Da famiglia ben poco influente contavo come il due di picche. Tanti sforzi, nessun risultato, tante delusioni, tanta polvere da mordere. Ma oggi, e lo dico per i tanti giovani, non posso che vedere l’utilità di quell’esercizio apparentemente inutile. Con me vedevo decine e decine di bravissimi giovani politici, e li vedo ancora oggi, gettare la spugna delusi, magari a tre quarti del percorso. Avevo io qualcosa in più degli altri? No, anzi. Se non magari il gusto. Quando vai in montagna le prime volte fai fatica. Poi sviluppi il gusto e vai avanti. E per me così è stato. Mai mollando, dal terreno sono spuntati i germogli. Nel 2011 a 25 anni eccomi qui in Gran Consiglio. E mai avrei immaginato un giorno di diventarne il presidente. Serva quindi da aiuto ai tanti bravi giovani attivi in tutti gli schieramenti: gli sforzi che sembrano inutili, da semi che muoiono davanti a noi, diventano germogli. E i germogli diventano pianta solida. Basta ave re il gusto di mai smettere di crederci, qualsiasi cosa accada ».

Le sfide davanti a noi
E di pazienza, nonché di apertura al dialogo, ne servirà parecchia quest’anno in Gran Consiglio. Già, perché l’anno di presidenza di Michele Guerra sarà certamente segnato (anche) dalla difficile situazione finanziaria del Cantone e quindi, di riflesso, dal secondo pacchetto di misure di rientro che sarà presentato nei prossimi mesi dal Governo. Tutto ciò, in un clima politico già abbastanza incandescente. Non sarà, detto altrimenti, un anno facile. Come intende affrontarlo Guerra? « Nel passato avevamo tante sfide. Tante quante oggi. Ma avevamo una cabina di regia, si riusciva sempre a comporre delle maggioranza solide – ci ha risposto al termine della cerimonia –. Ricordo il risanamento del 2016. Lo si lanciò facendo tre o quattro telefonate. E nel giro di tre anni cambiò la situazione. Oggi le sfide ci sono ancora, ma è anche diverso l’approccio alle sfide. Perché il Parlamento è molto più sfilacciato, frammentato, e trovare la maggioranza non è più così semplice. Ne consegue che non bisogna avere paura delle sfide. Ma bisogna fare un passo indietro e guardare a tutti i nostri novanta deputati, capendo che è necessaria maggiore armonia e collaborazione ». Perché, ha aggiunto, «se non collaboriamo tutti e novanta non possiamo aiutare questo cantone a trovare soluzioni ». Nel recente passato, ammette poi il primo cittadino, «è vero che il clima non più stato così costruttivo, come lo era anche solo 5 o 6 anni fa. Questo anche a fronte di un Parlamento più frammentato. Ciò ci impone, lo ripeto, di cercare di collaborare maggiormente, in modo costruttivo ».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 7 maggio 2024 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2141619

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2141611

Servizi all’interno dell’edizione di lunedì 6 maggio 2024 de Il Quotidiano

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Michele Guerra eletto presidente del Gran Consiglio

Il deputato leghista succede a Nadia Ghisolfi – Il nuovo primo cittadino sarà festeggiato nella sua Pollegio, ma prima un testimonial d’eccezione, Giancarlo Giannini.
La giornata di Guerra è iniziata con una presa di posizione sul proiettile minatorio inviato lo scorso mese al deputato Fiorenzo Dadò: “L’Ufficio presidenziale ha appreso con profonda indignazione dell’atto intimidatorio e lo condanna fermamente. Questo vile gesto oltre che offendere il deputato e anche un’offesa rivolta a tutte le Istituzioni”, ha detto la presidente uscente del Gran Consiglio, Nadia Ghisolfi, in apertura della seduta dedicata al rinnovo dell’Ufficio presidenziale.
Si è passati quindi alla votazione con la Lega dei ticinesi che ha proposto Michele Guerra (attuale primo vice presidente) per raccogliere il testimone da Ghisolfi. Il gruppo PLR ha invece proposto Fabio Schnellmann (quale I vice presidente) e il gruppo PS Daria Lepori (quale II vice presidente). L’elezione di Guerra è stata annunciata dalla presidente uscente: “Presidente Michele Guerra con 79 schede e voti”, ha sottolineato Ghisolfi.
“Mi fa un po’ strano dopo 13 anni di servizio dover intervenire senza rivolgermi a un presidente”, ha detto il neoeletto -. “Oggi nominiamo per la 431esima volta un presidente e il 233esimo deputato chiamato a diventarlo. Questo passaggio segna, anno dopo anno, la continuazione di una linea costante, democratica, ordinata nel tempo che parte nel maggio 1803 con la prima riunione di questo Gran Consiglio presso la Galleria dei benedettini a Bellinzona e che non si spezza neanche nei momenti storici più difficili”.

Il monologo dell’amico Giancarlo Giannini
I festeggiamenti per il primo cittadino del Cantone continueranno nel suo comune, Pollegio, dove si terranno i discorsi ufficiali e anche un breve spettacolo di Giancarlo Giannini, ospite speciale dell’evento. L’attore italiano ha pure tenuto un breve discorso nell’aula del Gran Consiglio. Il monologo di Marco Antonio, per la precisione, tratto dal “Giulio Cesare” di Shakespeare. L’artista, 81enne, intervistato dalla RSI, ha spiegato di essere “amico di Michele da parecchio tempo. Abbiamo amici comuni e ci siamo conosciuti in un buon ristorante di Roma, che non nomino per non fare pubblicità. Mi piaceva fare questo monologo perché è legato alla figura del leader. Scherzando gli ho detto che quello, Marco Antonio, ha fatto una brutta fine”. Quanto alla singolare scelta di un elogio funebre per l’occasione, l’attore se ne esce così: “Ma io sono vivo, Guerra è vivo, mentre Marco Antonio è morto da parecchio”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Michele-Guerra-eletto-presidente-del-Gran-Consiglio–2141346.html

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La ricetta di Guerra: “Serve armonia. Farò team building”
Tra un tuffo negli archivi, “sono il quarto leventinese degli ultimi 110 anni”, e uno sguardo al futuro, le prime parole del neoeletto presidente

“Ho scoperto che sono il 233esimo presidente del Gran Consiglio e la 431esima nomina dal 1803 a oggi, perché una volta si nominavano anche tre presidenti per anno”. Inizia con i numeri degli “annales” del Parlamento ticinese l’intervista a caldo con nuovo presidente del Gran Consiglio ticinese.
“Negli archivi storici – continua il 38enne deputato Michele Guerra – abbiamo anche scoperto che negli ultimi 110 anni ci sono stati solo altri tre leventinesi: il dottor Bruno Legobbe, Erto Paglia e Norman Gobbi e quindi io sono quarto. Se poi risaliamo addirittura al 1803 da quello che riportano gli archivi, dovrei essere l’undicesimo leventinese. Sono tutte cose importanti, perché ti ricollegano al passato e a quei principi che hanno fatto nascere il nostro Cantone. Quindi libertà, uguaglianza, fratellanza nello spirito di uno per tutti e tutti per uno. Il legame alla Leventina da parte mia è forte, spero quindi di poterla rappresentare bene. Come spero di rappresentare bene tutte le cittadine e tutti i cittadini del Cantone”.

L’ha detto anche adesso e l’ha ricordato nel suo discorso, per lei la storia è molto importante. Infatti è anche noto per alcune citazioni dotte, filosofiche, ma anche ironiche. Ora presiede un Gran Consiglio che più di una volta è stato litigioso e caotico. Come riuscirà a mantenere ordine e rispetto?
“Ma se andiamo a vedere nella storia, ad aver permesso le decisioni importanti, c’è sempre stato un elemento, e cioè l’armonia. L’armonia dovrà essere trovata soprattutto oggi che il Parlamento è confrontato a sempre più sfide, ma è un Parlamento sempre più sfilacciato. E quindi se una volta di fronte alle sfide complesse una cabina di regia, una maggioranza la si trovava, oggi ecco che anche solo trovare una convergenza per affrontare i problemi si fa complesso”.

Qual è quindi la sua ricetta?
“Come ho detto nel mio discorso, al posto che fare come è stato fino ad oggi, attività aperte al solo Ufficio presidenziale, mi permetterò di fare attività libere, aperte a tutti i 90 deputati, anche in ottica di ‘team building’, nell’ottica di valorizzare le idee di ognuno. L’augurio è che creando maggiore armonia si possa poi trovare le convergenze giuste per affrontare in modo coeso i problemi. Io ci spero. Staremo a vedere se ce la faremo, ma comunque la storia ce lo insegna. Solo uniti si vince. E la storia dobbiamo a un certo punto anche renderla fiera di noi”.La festa per il primo cittadino ticinese Michele Guerra si è dunque tenuta, lunedì sera, a Pollegio, il suo comune di origine dove tra l’altro è municipale e vicesindaco. La festa è così tornata in Leventina, dopo che nel 2008 era già stata festeggiata la presidenza del Gran Consiglio di Norman Gobbi. Mentre per un primo cittadino di Pollegio bisogna tornare al 1999, con Erto Paglia.
I discorsi ufficiali sono stati aperti dal sindaco di Pollegio e socialista Igor Righini: “Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei tenuto un discorso per Michele Guerra, per un leghista, non ci avrei creduto” ha esordito. E ha poi aggiunto: “Io a sinistra e lui a destra, abbiamo imparato a trovare delle convergenze per il bene del nostro comune”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-ricetta-di-Guerra-%E2%80%9CServe-armonia.-Far%C3%B2-team-building%E2%80%9D–2141523.html

Gobbi: inchiesta agli sgoccioli

Gobbi: inchiesta agli sgoccioli

Le indagini sull’incidente che in novembre ha coinvolto il consigliere di Stato hanno stabilito cosa accadde nelle fasi successive – A breve le decisioni

L’inchiesta ha ormai ricostruito nei dettagli quanto accadde, in Alta Leventina, la notte del 14 novembre scorso, quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi rimase coinvolto in un incidente stradale. Fu lui ad avvisare la polizia. Non vedendo arrivare la pattuglia, la chiamò addirittura due volte. Poi – ha accertato l’analisi dei tabulati telefonici – non contattò più nessuno, rimettendosi alle disposizioni impartite dagli agenti.

Non fu Gobbi a chiedere il “probatorio”
Il primo test dell’alcol a cui fu sottoposto (il “precursore”) rilevò un tasso leggermente superiore al consentito. Ma sul display dell’apparecchio apparve la scritta, fotografata e messa agli atti: “calibrazione scaduta”. Per questo motivo venne eseguito il secondo test (il “probatorio”), dal quale emerse un valore al di sotto del limite. Non lo chiese Gobbi, come si è sempre pensato, ma lo volle la polizia.

Accertata la tempistica
L’ordine fu deciso, nel corso di una telefonata, dalle tre persone ora sotto inchiesta per abuso di autorità e favoreggiamento: l’ufficiale di picchetto (difeso da Elio Brunetti), un quadro della gendarmeria (patrocinato da Maria Galliani) e un capogruppo (rappresentato da Roy Bay). Dopo quella chiamata l’ufficiale non ebbe più contatti telefonici. Gli altri due poliziotti partirono alla volta di Camorino per prendere il macchinario e portarlo ad Airolo. Secondo i dati forniti dal sistema gps dell’auto, la tratta fu percorsa in 35 minuti. Un tempo assolutamente normale.

Un ritardo spiegabile?
Il test venne effettuato però poco dopo le due ore previste dal momento dell’incidente. Termine oltre il quale occorre procedere con l’esame del sangue. Ma anche qui, il ritardo di cinque minuti sarebbe spiegabile: sia con il margine d’errore legato all’orario esatto dell’incidente, sia con il grado di precisione (non impeccabile) dell’orologio dell’apparecchio.

La tesi dei poliziotti
E comunque – sostengono le difese – era talmente esiguo da rendere sproporzionato l’esame del sangue, che si sarebbe dovuto tenere all’ospedale di Bellinzona. Quando si sfora di così poco e ci si trova in luoghi discosti, si può prescinderne; proprio come si è fatto in altri casi. Per gli imputati, insomma, Gobbi non avrebbe ricevuto trattamenti di favore.

Nei confronti dell’ufficiale di picchetto si profila un decreto d’abbandono. Più aperta la posizione degli altri due indagati. L’inchiesta – come detto – è in dirittura d’arrivo, e a breve il procuratore generale Andrea Pagani emetterà le sue decisioni.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-inchiesta-agli-sgoccioli–2140612.html

Porte aperte a Camorino, tra auto rotanti e aste record

Porte aperte a Camorino, tra auto rotanti e aste record

Giornata speciale, sabato, alla Sezione della circolazione – La targa TI 89 battuta a 42’000 franchi

Dal come e perché viene effettuato un collaudo fino all’attesa asta delle targhe. E poi un auto rotante (anche per spiegare l’importanza e il funzionamento delle cinture di sicurezza in caso di incidente) e i simulatori di guida. Porte aperte oggi (sabato) a Camorino, per conoscere la Sezione della circolazione e informarsi sulla sicurezza stradale.

E per quanto riguarda l’asta, se ben 11’000 franchi sono stati spesi per la targa TI 500000, c’è chi ha versato 40’000 franchi per la TI 111 e la TI 48, con un record (42’000) per la Ti 89. Alla fine, a conti fatti, la Sezione della circolazione; ha raccolto con l’asta circa 167’000 franchi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Porte-aperte-a-Camorino-tra-auto-rotanti-e-aste-record–2140036.html

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40mila franchi per la TI 48: «Un omaggio a mio marito che non c’è più»
È la cifra più alta sborsata nel corso dell’asta organizzata dalla Sezione della circolazione durante la Giornata di porte aperte

L’asta delle targhe è stata uno dei momenti clou della giornata di porte aperte, organizzata sabato 4 maggio dalle 10 alle 15 presso la Sezione della circolazione a Camorino.
Si tratta di un appuntamento, spiegano i promotori, all’insegna della prevenzione e della promozione della sicurezza stradale. La giornata è ricca di attività e di intrattenimento per grandi e piccoli, appassionati di veicoli e semplici curiosi.
Una storia emozionante – Come sempre, la messa all’incanto di alcune targhe particolari attira su di sé un grande interesse, da parte dei media così come della popolazione. Quella più bassa proposta era la TI 48, che è stata assegnata alla ragguardevole cifra di 40mila franchi. Ad aggiudicarsela è stata una signora, che ci ha voluto raccontare le ragioni che l’hanno spinta a sborsare una tale cifra.
«È un ricordo di mio marito, che non c’è più. Quando ho visto sul giornale che sarebbe stata messa all’asta la targa numero 48 mi è subito venuto in mente il giorno in cui mi ha chiesto di sposarlo. Era il 4 di agosto, quindi 4 e 8». Era il 2001, e la coppia è convolata a nozze l’anno successivo. La nostra interlocutrice tiene a sottolineare che non è stata spinta dall’ostentazione di una targa curiosa. «Mi sono detta: “Perché no, provaci”. Sarebbe stato un modo per rendere un piccolo omaggio a mio marito». Nessuno l’ha sopravanzata, così il suo sogno è diventato realtà.
Le altre aste – Una piccola ed emozionante storia che è andata ad arricchire una giornata che ha visto fioccare offerte piuttosto importanti. La targa TI 300 è stata battuta per 20mila franchi e la TI 1611 a 4200 franchi. Anche diverse targhe motociclistiche hanno fruttato somme discrete: la TI 1954, TI 1974 e TI 1994 sono state aggiudicate per 1000 franchi ciascuna, mentre quella che ricorda l’anno corrente, la TI 2024, è andata via per 750 franchi.
Poche le targhe che non sono state aggiudicate. Non ha trovato un acquirente la TI 78487, peculiare per il suo essere palindromica (si può leggerla nello stesso modo da sinistra verso destra e viceversa) e, per le moto, la TI 9988.
Attesa per la TI 500000 – Ma non è finita qui: nel pomeriggio è in programma l’asta di quella che è probabilmente la cifra più particolare tra quelle proposte in questa occasione la TI 500000.