Acquisto ex Banca del Gottardo: “Ancora poche ore per votare Sì”

Acquisto ex Banca del Gottardo: “Ancora poche ore per votare Sì”

Settimana dedicata alla Giustizia per il capo dipartimento Norman Gobbi

Oggi, tra i numerosi temi in votazione sia a livello cantonale, sia a livello federale, ve n’è uno che tocca da vicino il Dipartimento delle istituzioni. Si tratta dell’acquisto dello stabile ex Banca del Gottardo, che accoglierà autorità della Giustizia ticinese, nonché altri uffici dell’amministrazione cantonale e che permetterà di ristrutturare l’attuale Palazzo di giustizia di Lugano, garantendo così per i prossimi 50 anni grazie a questi due stabili gli spazi necessari. “A chi questa mattina non avesse ancora espresso il suo voto – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – chiedo uno sforzo per sostenere questo progetto. È giunto davvero il momento, dopo 25 anni di discussioni, dopo aver vagliato tutte le altre opportunità in città e a seguito di una situazione ormai poco decorosa dell’attuale Palazzo in via Pretorio di investire per dare alla nostra magistratura a Lugano gli spazi necessari per l’amministrazione della Giustizia. Il tutto senza dover andare a pagare affitti milionari e ricercare soluzioni raffazzonate che ci farebbero spendere molti soldi senza avere una soluzione definitiva. Checché ne dicano gli avversari di questo progetto, il Cantone ha i soldi per fare questo investimento. Soldi che entrano nel mercato ticinese, sostenendo le nostre aziende e i nostri artigiani. Soldi che verrebbero comunque impiegati per altri tipi di investimenti del Cantone, senza raggiungere l’obiettivo di risolvere l’annoso problema logistico della Giustizia a Lugano”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

La settimana che ci siamo lasciati alle spalle è stata caratterizzata da diversi appuntamenti che hanno messo la nostra Magistratura al centro delle attenzioni. Si è cominciato lunedì, con la giornata dedicata all’apertura dell’Anno giudiziario. Si è proseguito martedì sera con una tavola rotonda sulle sfide e la complessità della digitalizzazione della giustizia organizzata dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), dall’Università della Svizzera italiana (USI) e dall’Ordine degli avvocati. “Un altro momento importante sempre sul tema della trasformazione digitale della giustizia si è svolto giovedì con un incontro informativo organizzato dalla Divisione della giustizia di presentazione del progetto nazionale Justitia 4.0 alla magistratura ticinese da parte del Capo progetto Jacques Buehler, segretario generale aggiunto del Tribunale federale. Venerdì inoltre, e per la prima volta, il Comitato nazionale del progetto Justitia 4.0, organo di livello operativo superiore a cui risponde al Direzione del progetto, si è incontrato a Palazzo delle Orsoline per la consueta riunione ordinaria. Una visita che riconosce l’impegno da sempre assicurato dal Canton Ticino fin dall’avvio del progetto nel 2019. Cantone che, anche con gli investimenti logistici e tecnici necessari, sarà pronto per assicurare l’entrata in vigore della Legge federale concernente le piattaforme per la comunicazione elettronica nella giustizia (LCEG), attualmente in discussione alle Camere federali”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.   

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 giugno 2024 de Il Mattino della domenica

Patriziati riuniti a Losone con tanti progetti

Patriziati riuniti a Losone con tanti progetti

Oltre 23 milioni di franchi investiti dall’Alleanza patriziale ticinese nel 2023 in attività di ogni genere. Gobbi: “Colonna portante dell’economia locale”

Il 70% del territorio ticinese è di proprietà dei patriziati e alcuni godono di buoni mezzi finanziari, come quello di Losone che sabato ha ospitato la tradizionale assemblea dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA). Un momento di bilancio e di pianificazione di futuri progetti. Patriziati ticinesi che appaiono sempre più propositivi e collaborativi con i Comuni: nel 2023 sono stati investiti oltre 23 milioni di franchi in progetti che spaziano dalla cura del paesaggio alle infrastrutture sul territorio fino all’ambito sociale.
“È un ente pubblico”, sottolinea il presidente del patriziato di Losone, Carlo Ambrosini, ai microfoni della RSI. “Quindi lo facciamo non solo per i patrizi, ma per il Comune e per tutta la comunità”. Una collaborazione in crescita quella fra i patriziati (che mettono a disposizione i terreni) e i Comuni che invece ci mettono i servizi. Del resto in Ticino i Comuni scesi a un centinaio mentre i patriziati sono ancora duecento e garantiscono una vicinanza al territorio ancora maggiore.
“I patriziati ticinesi sono da sempre anche dei vettori economici nei settori tradizionali come in quelli innovativi”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi. “Qui si percepisce progettualità, vedo in vari progetti che vengono realizzati sul territorio. Lo scorso anno il Fondo di aiuto patriziale, che sostiene gli investimenti, è stato usato tutto, e anzi si è dovuto attingere alle riserve. Questo significa che i patriziati sono davvero una colonna portante per l’economia locale”. Il patriziato di Losone, per esempio, non possiede soltanto boschi ma anche preziosi terreni in piano ed è uno tra i più benestanti del Cantone, ma anche uno dei più intraprendenti. Tra le attività un’azienda forestale con una centrale di teleriscaldamento a cippato e una ventina di dipendenti.
Di fusione o riduzione dei patriziati “se ne parla in modo non diretto”, chiarisce Tiziano Zanetti, presidente dell’ALPA, “chiedendo ai patriziati che sono più in difficoltà di trovare delle collaborazioni con quelli vicini unendosi, per esempio, con dei segretariati condivisi”. Secondo Zanetti, inoltre, sarebbe auspicabile avere di norma un rappresentante nell’esecutivo di tutti e quattro gli enti regionali di sviluppo.
Nel finale dell’assemblea, è stata votata una risoluzione per salvare gli alpeggi di proprietà patriziale minacciati dalla presenza del lupo affinché il Cantone intervenga in modo più incisivo di quanto fatto finora, altrimenti – sostengono – si rischia l’abbandono.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Patriziati-riuniti-a-Losone-con-tanti-progetti–2172320.html

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L’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) in assemblea

L’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) ha tenuto ieri la sua assemblea annuale presso le Scuole Elementari di Losone. L’evento ha visto la partecipazione di 200 delegati rappresentanti dei vari patriziati del Canton Ticino.

Durante l’assemblea, il presidente Tiziano Zanetti ha presentato una relazione dettagliata sull’attività del Consiglio Direttivo dell’ALPA e ha evidenziato il dinamismo e l’energia con cui i patriziati ticinesi hanno affrontato le sfide dell’ultimo anno. «L’ultimo periodo è stato ricco di iniziative e di eventi promossi dal mondo patriziale, dalle proposte culturali alle ristrutturazioni di alpi e rifugi», ha affermato Zanetti.
Tra i punti salienti dell’assemblea le relazioni dei rappresentanti dell’ALPA in vari organismi, l’aggiornamento sullo Studio Strategico del 2020 e sulle sue implicazioni future, la presentazione dei conti 2023 e preventivo 2024, la nomina dei revisori e designazione della località per l’assemblea 2025.
Un momento significativo dell’assemblea è stato l’intervento di Norman Gobbi, Consigliere di Stato, che ha ribadito l’importanza della collaborazione tra i patriziati e il governo cantonale, sottolineando il dinamismo e l’energia del movimento patriziale.
Energie positive e sfide future – Zanetti ha parlato di «energia positiva» anche per descrivere l’approccio propositivo dei patriziati nel gestire le proprie attività. Tuttavia, ha anche evidenziato le difficoltà incontrate, come il fallimento del progetto GEREPA per la gestione dei registri patriziali, sottolineando la necessità di una soluzione alternativa veloce.
Il presidente ha anche riportato della nascita del Gruppo Territorio e Alpeggi (GTA), un nuovo gruppo di lavoro che include l’ALPA e i rappresentanti delle principali organizzazioni ticinesi dell’economia agricola di montagna, con l’obiettivo di affrontare sfide come l’approvvigionamento idrico per gli alpeggi e la protezione contro i grandi predatori.
Prospettive per il Futuro – Gobbi ha inoltre parlato dell’importanza di guardare al futuro del patriziato fino al 2040, sottolineando la necessità di un ringiovanimento delle forze patriziali e di un maggiore impegno nella formazione per garantire la continuità.
Risoluzione a favore degli alpeggi patriziali – Durante l’assemblea i delegati hanno votato all’unanimità a favore di una risoluzione urgente per il futuro degli alpeggi di proprietà patriziale. La risoluzione sottolinea il ruolo storico degli Enti patriziali nella salvaguardia del territorio e del suo valore culturale, nonché il loro impegno continuo nella ristrutturazione degli alpeggi e nelle infrastrutture connesse.
Tuttavia, «si riconosce che le sfide attuali richiedono una strategia condivisa su più fronti. In particolare, si evidenzia la minaccia rappresentata dalla presenza del lupo, che potrebbe vanificare gli sforzi e le risorse investite negli alpeggi».
La risoluzione chiede «un intervento urgente e mirato da parte delle autorità cantonali per regolare la presenza del lupo sul territorio, con particolare attenzione alle zone di pascolo che costituiscono la maggior parte degli alpeggi ticinesi».
Da www.tio.ch
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi invitato dai concittadini Jenisch, Manuš e Sinti

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi invitato dai concittadini Jenisch, Manuš e Sinti

Comunicato stampa

La comunità nomade svizzera ha incontrato questo pomeriggio il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi presso l’area del Seghezzone-Giubiasco. L’invito, inoltrato al Consigliere di Stato da parte della comunità, è stato motivato dalla volontà di esprimere la loro riconoscenza nei confronti del Governo ticinese nel sostenere i concittadini Jenisch, Manuš e Sinti.

Il Consiglio di Stato due settimane fa ha risposto alla consultazione federale promossa dall’Ufficio federale della cultura (UFC) sulla concezione delle aree di transito per nomadi stranieri. In quella circostanza il Consiglio di Stato ha confermato la sua posizione di pieno sostegno alla comunità nomade svizzera (Jenisch, Manuš e Sinti) per l’occupazione di aree di sosta a loro dedicate. Aree che invece non devono poter accogliere persone appartenenti a comunità rom straniere. Non vi è infatti alcuna base legale che rende obbligatoria la creazione e l’occupazione di queste aree di sosta da parte di rom stranieri; vi è invece un chiaro impegno sancito dalla Costituzione svizzera nei confronti della minoranza nazionale Jenisch, Manuš e Sinti.

Anche i nomadi svizzeri hanno inoltrato le proprie osservazioni all’UFC, sottolineando che appoggiano pienamente la presa di posizione del Cantone Ticino, auspicando che l’autorità federale prenda in conto anche il disappunto da parte della comunità jenisch svizzera sulle proposte poste in consultazione. Il disaccordo condiviso tra il Governo cantonale e la comunità nomade svizzera concerne la volontà dell’UFC di creare delle aree di transito per i nomadi stranieri, mentre la giurisprudenza della Confederazione non ne prevede alcuna base legale.

L’incontro ha permesso al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato per l’occasione dalla Mediatrice culturale nell’ambito nomadi Nadia Bizzini, di raccogliere spunti e osservazioni da parte dei rappresentanti della comunità nomade svizzera e di ribadire l’ottima collaborazione instauratasi tra il Dipartimento delle istituzioni e la comunità stessa.

Nella foto (Copyright OtherMovie) il Consigliere di Stato Norman Gobbi e May Bittel, referente della comunità jenisch svizzera. 

Acque sicure: obiettivi e attività per il quadriennio 2024-2027

Acque sicure: obiettivi e attività per il quadriennio 2024-2027

Comunicato stampa

Prende avvio quest’anno la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” per il quadriennio 2024-2027. Tra le novità di quest’anno figura il cambio di presidenza della commissione cantonale consultiva: a Boris Donda è subentrata Anna Nizzola, specialista nelle discipline del canyoning e attenta osservatrice di tutto quanto si muove in Ticino a livello di sport d’acqua. Inoltre la commissione ha fissato gli obiettivi che dovranno essere raggiunti attraverso le attività della campagna di prevenzione.

Lo scorso anno le vittime nelle acque libere sono state 4, di cui 3 nei laghi. Un risultato che ha confermato la tendenza alla diminuzione degli annegamenti in Ticino, tenuto conto che nel 2022 vi furono 6 vittime e 9 nel 2021. “La nostra volontà – sottolinea la nuova presidente Anna Nizzola – è quella di ridurre ulteriormente i decessi a causa di annegamenti ma anche gli infortuni gravi. È un obiettivo per il nuovo quadriennio che ci impegna tutti, anche se sappiamo come alcuni fattori siano imponderabili. Negli ultimi anni abbiamo visto che la prevenzione ha dato buoni risultati e in questo senso lavoriamo a favore dei residenti e dei numerosi ospiti che raggiungono il nostro splendido territorio”.

Gli altri obiettivi per il quadriennio sono legati a una rielaborazione della strategia di prevenzione e di sorveglianza, che fa capo a numerosi partner, come la Società Svizzera di Salvataggio, l’UPI, i Comuni, le società idroelettriche, l’agenzia turistica ticinese, ecc. Inoltre si insisterà sulla sensibilizzazione di residenti e turisti sui rischi insiti nei corsi d’acqua allo scopo di responsabilizzarli, mentre si insisterà a fronteggiare i pericoli legati a nuovi fenomeni, come gli sport estremi, l’aumento dell’utenza, il consumo di alcool. Il target della campagna di prevenzione e delle misure è definito sulla base dei risultati dell’analisi di rischio. In generale si tratta dei fruitori delle acque del nostro Cantone, che siano lacustri, di torrenti, corsi d’acque o di piscine pubbliche, con la definizione di specifiche azioni di sensibilizzazione secondo i vari gruppi d’interesse: bambini, genitori, anziani, migranti, società sportive.

In particolare, la compagna “Acque sicure” per il 2024 sotto lo slogan “La prudenza fa la differenza” confermerà parecchie attività già collaudate negli ultimi anni. Tra queste, per esempio, il lavoro di pattugliamento di tratti dei fiumi Verzasca e Maggia tutti i giorni durante i mesi di luglio e agosto e il pattugliamento della Foce del Cassarate, con l’appoggio dei cani da salvataggio, nei fine settimana e nei giorni festivi infrasettimanali e i prefestivi da metà giugno a inizio settembre in collaborazione con la Città di Lugano e la SSS di Lugano. Verrà intensificata la cartellonistica sia nelle spiagge pubbliche sia in alcuni punti a rischio (pozza Santa Petronilla a Biasca, ponte di ferro in Valle Maggia, pozzo naturale di Cugnasco-Gerra e imbarcatoio Lugano-Giardino).

“La campagna Acque sicure – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi –  deve il suo successo alle numerose collaborazioni a più livelli. Tra queste, per il 2024 si segnalano il nuovo opuscolo realizzato in collaborazione con il Dipartimento del territorio sul tema del wakesurf (il surf che si pratica sui laghi utilizzando le onde generate da una barca o da una moto d’acqua) e la collaborazione con la campagna informativa del Dipartimento sanità e socialità per il tema dei cianobatteri destinata a Comuni e ai lidi privati e pubblici”.

Anche sul fronte della sensibilizzazione mediante i canali social Instagram e Facebook di Ticinosicuro verranno introdotte alcune novità, come la campagna informativa sul tema “come salvare una vita senza mettersi a rischio e in pericolo”. Anche quest’anno particolare attenzione verrà posta sull’informazione dei migranti, tramite loro associazioni e tramite i Comuni, organizzando pure incontri informativi ad hoc con queste associazioni.

Per saperne di più si può visitare il sito www.acquesicure.ch e seguire i canali social di Ticinosicuro. 

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la seconda del 2024 e la 70. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Cancelleria dello Stato ha informato in merito alla recente modifica della legge di applicazione della legge federale sulla parità dei sessi nei rapporti di lavoro di diritto pubblico. È stata in particolare presentata una proposta di norma di applicazione che permetterà ai Comuni di inserire, all’interno dei loro regolamenti, la facoltà (e l’obbligo, per i Comuni con oltre 100 dipendenti) per i Municipi di commissionare analisi sul tema della parità salariale.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi orientato i rappresentanti dei Comuni sul tema delle attività militari fuori servizio e sulla gestione dei poligoni di tiro. È stato confermato che il Cantone è al lavoro – con l’ausilio del Gruppo di lavoro Tiro Ticino – per ripartire al meglio sul territorio oneri e costi, tenendo conto delle differenze regionali e delle esigenze legate alla politica di sicurezza.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi ricordato che è in consultazione la proposta di moratoria al rilascio di nuove autorizzazioni per infermieri e organizzazioni di cure e di aiuto a domicilio, che intende rispondere al preoccupante aumento dei costi registrato nel settore. È stato precisato che, dopo la fase di consultazione, il messaggio del Consiglio di Stato dovrebbe essere finalizzato in tempi brevi.

Come concordato nell’ultima riunione della Piattaforma, il Consiglio di Stato ha poi confermato l’avvio di una consultazione fra i Comuni in merito a due questioni che riguardano la gestione dei morosi LAMal: si tratta del nuovo obbligo di rispondere alla convocazione del Comune e, in secondo luogo, dell’eventuale ripristino della lista dei sospesi dalla copertura assicurativa LAMal («blacklist»). È stato ricordato che il termine per la partecipazione al sondaggio scadrà il 30 giugno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato i Comuni – dopo avere già informato le organizzazioni di Protezione Civile – in merito alla modifica delle norme federali che imporrà ai Cantoni di istituire sul proprio territorio dei «Punti di raccolta d’urgenza», da attivare in caso di catastrofe, emergenza o carenza di approvvigionamenti. È stato anticipato che, nel corso dell’autunno, sarà organizzata una serie di incontri con i responsabili comunali della protezione della popolazione, per avviare la preparazione del progetto.

Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine fornito alcune informazioni sulle modifiche di regolamento recentemente entrate in vigore, relative al tema della pausa meridiana per docenti di scuola dell’infanzia.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2024.

Il Ticino ospita il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”

Il Ticino ospita il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”

Comunicato stampa

Continua l’avvicinamento del Canton Ticino alla trasformazione digitale della giustizia. Domani pomeriggio, giovedì 6 giugno, è previsto un incontro informativo organizzato dalla Divisione della giustizia di presentazione del progetto nazionale “Justitia 4.0” alla magistratura ticinese da parte del Capo progetto Jacques Buehler, segretario generale aggiunto del Tribunale federale. Seguirà venerdì la riunione del Comitato di progetto nazionale a Palazzo delle Orsoline, che vede la presenza della Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, quale rappresentante del Canton Ticino e della Conferenza dalle Direttori e direttori cantonali di giustizia e polizia.

L’importante progetto nazionale «Justitia 4.0» è finalizzato alla digitalizzazione della giustizia svizzera e toccherà oltre 30’000 addetti ai lavori: a partire dal 2028-30 gli odierni incarti cartacei verranno sostituiti gradualmente con incarti digitali. Lo scambio e la consultazione degli atti saranno effettuati elettronicamente tramite la piattaforma giudiziaria centrale «Justitia.Swiss» in tutte le fasi dei procedimenti giudiziari civili, penali e amministrativi federali.

Il tema è stato oggetto dei discorsi di apertura dell’anno giudiziario 2024/25 da parte del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del neo Presidente del Tribunale di appello Giovan Maria Tattarletti. Martedì sera si è svolta una tavola rotonda sulle sfide e la complessità della digitalizzazione della giustizia organizzata dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), dall’Università della Svizzera italiana (USI) e dall’Ordine degli avvocati, che ha richiamato un folto pubblico di addetti ai lavori.  

Domani pomeriggio, giovedì 6 giugno 2024, alle ore 13.30 nell’Auditorium di BancaStato a Bellinzona, la Divisione della giustizia ha quindi organizzato un incontro aperto a magistrati di ogni ordine e funzione, funzionari giuridici e amministrativi della giustizia ticinese, come pure dell’Ordine degli avvocati e delle preposte Commissioni parlamentari. All’incontro, che verrà aperto dal Presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, interverrà il capo progetto nazionale Jacques Buehler oltre a Roberto Rossi, CEO di LogObject AG, azienda che detiene l’applicativo informatico Juris/Agiti, in uso presso tutta la Magistratura cantonale. Verrà illustrato lo stato dei lavori del progetto nazionale e mostrato il nuovo applicativo di gestione degli incarti, adeguato alle esigenze della giustizia digitale. Interverrà altresì la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti che esporrà l’implementazione del progetto a livello cantonale e i prossimi passi, tra i quali l’inserimento del Ticino tra i sette cantoni pilota in ambito di gestione digitale degli incarti oltre che all’introduzione dell’intelligenza artificiale nella giustizia, grazie a un progetto innovativo avviato con una ditta ticinese riconosciuta internazionalmente nel campo.  

Venerdì, per la prima volta, il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”, organo di livello operativo superiore a cui risponde al Direzione del progetto, si incontrerà a Palazzo delle Orsoline per la consueta riunione ordinaria. Una visita che riconosce l’impegno da sempre assicurato dal Canton Ticino fin dall’avvio del progetto nel 2019. Cantone che, anche con gli investimenti logistici e tecnici necessari, sarà pronto per assicurare l’entrata in vigore della Legge federale concernente le piattaforme per la comunicazione elettronica nella giustizia (LCEG), attualmente in discussione alle Camere federali.   

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

L’anno giudiziario si è aperto lunedì a Lugano tra sfide e nuovi progetti per un sistema più efficiente – Il focus è sulla digitalizzazione e le risorse umane

L’inaugurazione dell’anno giudiziario lunedì a Lugano ha messo in luce le sfide persistenti del sistema giudiziario ticinese. Giovan Maria Tattarletti, neopresidente del Tribunale d’Appello, ha sottolineato che i nuovi casi sono aumentati nel 2023, sfiorando i 50’000, mentre quelli risolti sono diminuiti e le giacenze sono aumentate. “I problemi sono quelli di sempre: risorse insufficienti e un sistema di nomina che scricchiola”, ha dichiarato ai nostri microfoni.

Secondo Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle Istituzioni, servono più risorse e un nuovo approccio nella gestione del personale. “La gestione del personale diventa sempre più complessa e ha bisogno di competenze e formazione”, ha detto, annunciando un corso di formazione per il prossimo anno.

Gobbi ha inoltre proposto una riforma del sistema di nomina per i procuratori, suggerendo una direzione eletta dal parlamento che scelga i membri del Ministero pubblico. “Credo che una soluzione potrebbe essere quella di avere una direzione nominata dal parlamento, che poi sceglie gli altri 20 membri”, ha spiegato. Tattarletti ha espresso scetticismo sulla proposta, sostenendo che tutti i magistrati debbano avere la stessa legittimazione.

Il tema verrà discusso in parlamento, ha detto Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti. “Bisogna puntare su competenza, esperienza e idoneità per evitare polemiche che danneggiano le istituzioni”, ha dichiarato. Per la prima volta, la commissione parlamentare era presente all’inaugurazione: “Ci tenevo a dare un segnale chiaro di vicinanza della politica alla giustizia per risolvere i problemi della giustizia”, ha concluso Dadò.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giustizia-Gobbi-%E2%80%9CRiforma-delle-nomine%E2%80%9D–2167825.html

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«La Giustizia non cade a pezzi, ma certi problemi vanno risolti»

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente uscente del Tribunale d’appello Damiano Bozzini esprime la necessità di scelte coraggiose ed evoca criticità riguardo alla separazione dei poteri – Gian Maria Tattarletti: «Gli effettivi insufficienti mettono a rischio la qualità»

La fiducia nelle istituzioni, gli effettivi insufficienti, il problema delle nomine politiche, la separazione dei poteri. O, per dirla con le parole del neopresidente del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti, «le problematiche ( n.d.r. in seno alla Giustizia ticinese) sono varie, complesse, interconnesse. E per affrontarle e risolverle con serietà occorre un approccio sistemico».
Il tradizionale appuntamento con l’inaugurazione dell’anno giudiziario – svoltosi ieri al Palazzo dei congressi di Lugano – è stato nuovamente l’occasione per fare il punto della situazione in un settore che, anche in quest’ultimo periodo, non ha mancato di far parlare di sé. E non sempre per buoni motivi. Tra segnalazioni fra giudici del Tribunale penale cantonale, nomine politiche per il Ministero pubblico (con relative polemiche) e accesi dibattiti in vista del voto popolare del 9 giugno (ossia sull’acquisto dello stabile EFG), gli «spunti» critici non sono infatti mancati nemmeno questa volta. Anche se, va detto, gli oratori hanno essenzialmente tutti voluto respingere la narrazione secondo cui «la Giustizia ticinese cade a pezzi». Come dire: i problemi ci sono, sì, ma il sistema regge bene.

Non solo numeri
Il primo a prendere la parola, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha voluto in primis mettere l’accento sull’importanza delle persone, dai magistrati fino agli ausiliari amministrativi, che compongono il settore. «Uomini e donne che costituiscono la prima risorsa della Giustizia» e «dalle cui conoscenze, abilità, motivazione, entusiasmo e armonia nelle relazioni, dipende la forza che sanno esprimere nei confronti della cittadinanza allorquando amministrano la Giustizia». E siccome «la Giustizia è un bene prezioso», ha aggiunto, «occorre che le istituzioni politiche mettano nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie affinché possano assolvere i propri compiti in modo efficiente ed efficace». Ma, ha precisato Gobbi ponendosi una domanda, «che cosa significa mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie?». «Per il sottoscritto non significa solo il semplicistico aumento delle risorse umane. Dare le risorse necessarie va compreso non solo in termini di aumento del numero di collaboratori, ma anche nel fornire risorse adeguate a livello formativo, organizzativo, logistico e tecnologico». E quando si parla di persone, ha evidenziato, «occorre selezionarle con cura, formarle adeguatamente, inserirle bene nel contesto lavorativo e quindi farle crescere, motivandole costantemente. Tutte premesse per il buon funzionamento della Giustizia». È in questo senso che Gobbi ha voluto lanciare «un appello all’autorità di nomina », la Commissione Giustizia e diritti del Gran Consiglio che era presente all’appuntamento, poiché «la scelta dei magistrati è fondamentale per il buon funzionamento dell’autorità giudiziaria e quindi per la fiducia che la cittadinanza ripone nella Giustizia». Qualche parola, poi, Gobbi l’ha spesa anche in vista del voto del 9 giugno sull’acquisto dello stabile EFG, rimarcando che «mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie significa anche dotarle di stabili adeguati».

Una polemica smorzata
Il bilancio del presidente uscente del Tribunale d’appello, Damiano Bozzini, è invece partito da una premessa fondamentale. Citando il rendiconto 2023, Bozzini ha infatti ricordato «la buona situazione generale del Tribunale», pur riconoscendo che sussistono «puntuali aspetti che richiedono attenzione». Ma, ha sottolineato, malgrado ciò «posso tranquillizzarvi: la Giustizia ticinese non cade a pezzi».
Fatta questa premessa, il dicorso di Bozzini ha poi preso una direzione ben diversa. E il presidente uscente non ha mancato di tornare su quegli «aspetti che meritano attenzione ». Uno dei quali, ha precisato, è «scottante» e «mi sta particolarmente a cuore»: «L’esigenza di difendere l’indipendenza della Magistratura e di concretizzare il dettame costituzionale che impone la separazione dei poteri dello Stato». E ciò, ha spiegato senza entrare nei dettagli, «con particolare riferimento ai rapporti tra Magistratura e amministrazione cantonale», poiché «credo profondamente nella collaborazione, possibile solo se vi è il rispetto reciproco dei rispettivi ruoli istituzionali». Anche perché, ha aggiunto, «la mia esperienza di questi due anni (n.d.r. alla presidenza del Tribunale) ha rafforzato il convincimento che il tema necessiti urgentemente una discussione approfondita e conseguenti scelte da parte di Governo e Legislativo ».
Insomma, in questi ultimi anni qualcosa non ha funzionato, perlomeno nei rapporti tra la Magistratura e una parte della politica. Ma, come vedremo, su questo fronte, almeno per il momento Bozzini ha voluto evitare «inutili polemiche». Il presidente uscente ha quindi poi voluto rilevare «con piacere» la presenza della Commissione Giustizia e diritti, «che so essere particolarmente attenta ai bisogni della Giustizia e cosciente del difficile momento, che esige decisioni coraggiose e lungimiranti». Anche qui, nell’esigenza di «decisioni coraggiose» espressa dal presidente uscente, traspare in qualche modo la necessità di fare qualcosa. In questo senso Bozzini ha auspicato, «nel rispetto dei rispettivi ruoli», «un dialogo costante, frequente e aperto tra Commissione da un lato e Consiglio della Magistratura e autorità giudiziarie dall’altro, affinché determinate questioni possano essere individuate, affrontate e risolte per tempo».
Fatte queste considerazioni, che come detto hanno lasciato trasparire tutta la tensione presente nel settore in questi mesi, Bozzini ha però voluto tirare il freno a mano, evitando polemiche, perlomeno in questo momento. «Oggi avrei parecchio altro da dire, cogliendo l’opportunità della vostra presenza e dei media, che probabilmente alle mie parole potrebbero conferire qualche eco». Ma, ha aggiunto, «dopo attenta riflessione, ho però raggiunto la convinzione che la circostanza dell’apertura dell’anno giudiziario non si presti a sviluppare adeguatamente temi di questa portata. A maggior ragione in un momento molto delicato per varie circostanze contingenti». Insomma, «sono questioni che vanno affrontate con il necessario spirito critico, con libertà di parola e franchezza, con serenità d’animo e sobrietà di toni». E se da una parte «è mia responsabilità istituzionale parlare in modo franco», dall’altra «è altresì mio dovere evitare inutili e dannose polemiche ». Ad ogni modo, guardando al futuro, il presidente uscente si è ripromesso «di esporre i fatti e le mie considerazioni e relative proposte nelle sedi istituzionali preposte e nei modi opportuni, nella convinzione che la discussione sul tema sia urgente e necessaria».

Rivedere le priorità
L’ultimo intervento è spettato al presidente entrante del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti. E anch’esso, in entrata, ha voluto rispedire al mittente le critiche secondo cui «la Giustizia cade a pezzi». In questi ultimi mesi, ha affermato, «complice l’avvicinarsi delle votazioni, si sono lette e sentite locuzioni relative alla Giustizia ticinese; chi la ritiene in crisi o persino in pieno caos. Ma qual è lo stato di salute reale? Stiamo ai fatti, a ciò che emerge dal rapporto del Consiglio della Magistratura, nel quale si può leggere che “la Magistratura cantonale, nonostante il contesto disagevole, ha saputo operare in maniera adeguata alle aspettative” », garantendo una buona qualità. Di questo risultato, ha affermato, «devono essere fieri tutti coloro che, a tutti i livelli, operano nel settore ». Certo, ha aggiunto, «dire questo non significa crogiolarsi nell’autoconvincimento che tutto vada bene e tutto sia perfetto», anche perché «c’è un margine di miglioramento che va sfruttato». E «le problematiche e le difficoltà esistenti, che sono più o meno sempre le stesse», non vanno sottaciute. In questo senso il presidente entrante ha in particolare messo l’accento, nuovamente, sul numero degli effettivi, giudicato «insufficiente ». Per Tattarletti occorre «essere consapevoli che l’inadeguatezza degli effettivi, oltre a non essere salutare, rischia di porre anche un problema di qualità».

Tornando invece «sull’annoso tema delle nomine dei magistrati », il presidente ha affermato che «lo spettacolo a cui abbiamo assistito due mesi fa in occasione della sostituzione di due procuratori pubblici ci dice che non abbiamo fatto progressi». Anzi. Il messaggio lanciato in quell’occasione «è stato particolarmente negativo per la credibilità dell’autorità giudiziaria». Perciò, ha evidenziato, «occorre quantomeno rivedere le priorità del sistema », per evitare che nel contesto delle singole elezioni possano «prevalere criteri di mera spartizione politica rispetto a criteri di competenza ed esperienza. Spetta a chi è chiamato a decidere – ha chiosato – assumere fino in fondo la responsabilità di operare una scelta che sia basata in primis su questi ultimi criteri e che, anche formalmente, non presti il fianco a dubbi».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2024 del Corriere del Ticino

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Apre l’anno giudiziario, si torna a parlare di risorse per la magistratura

Si è aperto oggi l’anno giudiziario 2024-2025. Il neopresidente del Tribunale d’appello chiede risorse adeguate per la giustizia ticinese.

“Il giudizio non è mio, ma del Consiglio della magistratura: la giustizia ticinese funziona, nonostante i disagi dal punto di vista logistico e delle risorse umane”. Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la giustizia ticinese sta tutto sommato bene. I margini di miglioramento certo non mancano. Sul piano “logistico”, il riferimento va evidentemente al voto del 9 giugno sul nuovo palazzo di giustizia, ma anche alla trasformazione digitale. Sul piano delle risorse umane, il riferimento va anche alla questione della nomina dei magistrati, tornata prepotentemente d’attualità negli scorsi mesi.

Mezzi adeguati
Il tema delle risorse è stato sottolineato anche nel discorso del nuovo presidente del Tribunale d’appelloGiovan Maria Tattarletti, entrato oggi in carica, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024-2025. Ai nostri microfoni, Tattarletti ha voluto sottolineare l’importanza per la giustizia di disporre di mezzi adeguati. “È giusto fare un discorso di efficienza”, premette il nuovo numero uno del Tribunale d’appello, che però precisa: “Scorporarlo da una riflessione sull’adeguatezza della risorse diventa un po’ fine a sé stesso”.

Separazione dei poteri e funzionalità
Più risorse, più efficienza, ma anche più indipendenza. “È un tema che mi sta particolarmente a cuore”, commenta Damiano Bozzini, presidente uscente del Tribunale d’appello, che auspica “l’apertura di un dibattito franco sull’esigenza di garantire la separazione dei poteri”. Difficile non cogliere un riferimento alla questione della nomina dei magistrati. “Una volta i procuratori pubblici erano sei, oggi sono oltre 20”, osserva Norman Gobbi. “Il sistema di nomina è però rimasto lo stesso. Vale la pena rivedere questo approccio”. Il direttore delle Istituzioni suggerisce di prendere esempio dal Ministero pubblico della Confederazione, “dove il Parlamento nomina unicamente la direzione, che ha il compito di scegliere i procuratori. Così si garantiscono democraticità e funzionalità. Credo che questo sia un elemento su cui il Parlamento deve riflettere”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/apre-lanno-giudiziario-si-torna-a-parlare-di-risorse-per-la-magistratura-395795

 

“Efg, giusta scelta per una soluzione definitiva”

“Efg, giusta scelta per una soluzione definitiva”

La verità vera secondo il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni fra investimento e costi effettivi

Di solito una canzone ha un ritornello. I contrari all’acquisto dello stabile ex Banca del Gottardo, su cui voteremo il prossimo 9 giugno, ne cantano almeno tre, storpiando parole e musica. Il costo di tutto il complesso viene criticato e gli improvvisati politici-immobiliaristi dell’ultima ora lo ritengono esagerato. La verità vera è invece una sola: l’investimento al metro quadrato per le superfici utilizzate dalle autorità per l’ex Banca del Gottardo (13’507 franchi per acquisto più ristrutturazione), è inferiore sia alle recenti nuove edificazioni del Cantone (più di 15’000 franchi a metro quadrato per la nuova sede del Centro del settore tessile a Chiasso, oppure 13’761 franchi solo per la ristrutturazione del Pretorio di Bellinzona), sia a precedenti acquisizioni di stabili esistenti (14’234 franchi per lo stabile di via Bossi a Lugano, sede delle Preture, acquistato dal Cantone nel 1999 dalla banca Ubs). Quindi fughiamo subito questa falsità e manteniamoci ai fatti. I fatti dicono che l’ex Banca del Gottardo, situata in pieno centro a Lugano, è la soluzione decisiva e migliore per risolvere la situazione logistica della Giustizia per i prossimi 50 anni, alla luce di tutte le altre potenziali alternative già studiate e già bocciate in questi ultimi 12 anni per eccessivo costo e per inadeguatezza alle reali necessità. E ciò al netto di un’attesa per tale soluzione che dura ormai da trent’anni. Inoltre il costo dell’immobile è corretto e suffragato da perizie indipendenti, l’ultima delle quali aggiornata nel 2023, ed è stato negoziato dal governo. La banca che vende al Cantone manterrà a Lugano i suoi posti di lavoro. Per chi fa dell’occupazione un cavallo di battaglia questo dettaglio non dovrebbe essere trascurato!

L’altro ritornello dice che questo non è il momento di spendere tutti questi soldi. Allora: stiamo parlando di investire oggi 76 milioni di franchi (è il tema in votazione) per un investimento complessivo di 200 milioni di franchi per la Cittadella della Giustizia a Lugano, spalmato sui prossimi 10 anni. Ciò significa 20 milioni all’anno, ossia poco più del 5% di quanto ogni anno già il Cantone investe (350 milioni all’anno). Se consideriamo importante, e non solo a parole, il terzo potere dello Stato, allora dobbiamo convenire che possiamo (io direi dobbiamo) fare questo passo. Che non è più lungo della gamba e che rientra nella pianificazione finanziaria cantonale, senza intaccare gli aiuti e i sussidi che comunque il Cantone continuerà a erogare per sostenere le cittadine e i cittadini che più ne hanno bisogno. Perché un conto è parlare di investimenti – che creano lavoro e un importante indotto per imprese e artigiani locali – e un altro conto è parlare di Stato sociale. Mischiare queste due linee di spesa dello Stato è sbagliato (e io direi scorretto).

Terzo ritornello: la giustizia ha altri problemi, risolviamo prima quelli e poi investiamo nella logistica. Anche qui, se si vuole essere onesti intellettualmente, non si possono confondere e mischiare i due temi. Al Consiglio di Stato e al parlamento compete di dare una casa degna alla magistratura in tutte le regioni del cantone. È ciò che vorremmo fare adesso a Lugano, dopo gli interventi al Pretorio di Bellinzona (che costeranno 50 milioni di franchi) e al Pretorio di Locarno (40 milioni di franchi). E questo anche nell’ottica di implementare la digitalizzazione della Giustizia: un processo indispensabile, che si sta sviluppando a livello federale e che richiede infrastrutture adeguate, con la Cittadella della Giustizia che permetterà inoltre la separazione fisica tra autorità inquirente e autorità giudicante.

Se non cambia la musica e diamo ascolto a questi tre ritornelli finiremo nei prossimi 10 anni per spendere più o meno la stessa cifra (oltre 184 milioni di franchi), sprecando i soldi dei contribuenti per esempio pagando affitti a terzi, senza arricchire quindi il patrimonio immobiliare del Cantone, ma soprattutto senza trovare la soluzione definitiva! È per questo che il governo e la maggioranza del parlamento chiedono di votare “Sì”.

Da www.laregione.ch

Cento Comuni in Ticino: “È un momento storico”

Cento Comuni in Ticino: “È un momento storico”

02Norman Gobbi tra attività a favore dei Comuni e lavoro con i Patriziati

È intensa l’attività legata ai Comuni che in questi giorni e settimane sta conducendo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. È in programma in primo luogo una serie di incontri, all’indomani del rinnovo dei poteri comunali dello scorso mese d’aprile, con 11 Comuni del Locarnese. “Assieme ai responsabili della SEL, sto incontrando sindaci e municipali di Gordola, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Muralto, Verzasca, Tenero-Contra, Minusio, Cugnasco-Gerra, Locarno e Lavertezzo. Il senso è quello di discutere con tutti in modo individuale quelli che possono essere le aspettative, le prospettive e gli interessi di fronte a possibili scenari aggregativi. Il Consiglio di Stato ha infatti ricevuto poco prima delle elezioni comunali un’istanza che chiede l’avvio di uno studio aggregativo tra Locarno e Lavertezzo. Questa richiesta ci permette di sondare un po’ il terreno con tutti gli altri comuni del Locarnese. Senza giungere con una proposta preconfezionata, ma cercando di capire che cosa si sta o si potrebbe muovere su questo fronte”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Fronte che rimane caldo. “In effetti è così, se pensiamo che proprio martedì scorso il Gran Consiglio ha posto il sigillo sulla nascita dei Comuni di Quinto, Giornico e Lema, quale risultato finale di tre processi di fusione comunale. Queste decisioni del Parlamento hanno così definito il nuovo numero di Comuni: saranno 100! Un numero simbolico, che ci fa capire la strada compiuta dal cantiere delle aggregazioni a partire dagli anni Novanta, quando i Comuni erano 245”.

Anche sul fronte dei Patriziati il lavoro non manca: “Ed è un bel lavoro quello che sta portando avanti la Sezione degli enti locali. Proprio sabato 1. giugno (ieri per chi legge, ndr) parteciperò all’inaugurazione di importanti progetti realizzati dai Patriziati di Ludiano e Corzoneso. Si tratta della nuova strada forestale Gardosa-Garina e degli accessi agricoli alpi Puscedo e Garina, il cui investimento complessivo è di 12,7 milioni di franchi, con il coinvolgimento dei Comuni di Serravalle e Acquarossa, della Confederazione e del Cantone. Per questo consistente progetto il Dipartimento delle istituzioni ha concesso un sussidio di 200mila franchi attingendo al Fondo per la gestione del territorio. L’altra interessante realizzazione che andremo ad inaugurare è il lariceto pascolato all’Alpe Puscedo e la realizzazione dell’aula nel bosco Tecc da Fègn. Qui complessivamente sono stati spesi circa 640mila franchi e il contributo del Dipartimento delle istituzioni – in questo caso attinto dal Fondo di aiuto patriziale – è stato di 90mila franchi. È un progetto estremamente valido, articolato e interessante, che ha raggiunto obiettivi forestali, agricoli, paesaggistici e culturali. In questa parte della Valle di Blenio i due Patriziati di Ludiano e Corzoneso hanno dato un esempio meritevole di nota. La cura e lo sviluppo del territorio sono tra gli obiettivi dell’attività dei Patriziati e Ludiano e Corzoneso hanno centrato pienamente la loro missione a favore della cittadinanza e delle attività rurali locali”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 giugno 2024 de Il Mattino della domenica

Riforma senza danni per Comuni e Città

Riforma senza danni per Comuni e Città

Domenica 9 giugno le e i ticinesi decideranno, tra le altre cose, una riforma fiscale che mira a mantenere l’attuale pressione fiscale per i cittadini, senza dunque aumentare le imposte, ed evitare di perdere contribuenti ticinesi in fuga verso altri Cantoni fiscalmente più attrattivi. Una riforma equilibrata e mirata, come occorre sempre fare quando si vanno a toccare le leve fiscali.
Una scelta a favore dei cittadini, che non avrà impatto su Comuni e Città. Oltre 40 sindaci, dal mio sindaco di domicilio Oscar Wolfisberg al sindaco della principale città del Ticino Michele Foletti, sostengono questa riforma, a dimostrazione che di danni sui Comuni non ce ne saranno. Le voci critiche di oggi, in provenienza da alcuni (pochi) rappresentanti comunali, mi ricordano le immotivate grida d’allarme di fine anni Novanta, quando ci furono importanti riforme fiscali a firma della Lega dei Ticinesi e di Marina Masoni. Negli anni seguenti queste riforme i Comuni ticinesi non sono falliti, anzi: oggi molti Comuni nei conti consuntivi scrivono cifre nere regolarmente. Per questi brevi argomenti, invito a sostenere questa riforma fiscale che – detto tra parentesi – persegue pure il motto di cui la Lega dei Ticinesi si è fatta promotrice: «Non lasciare indietro nessuno, senza perdere nessuno». Per un Ticino più forte e unito.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 1 giugno 2024 del Corriere del Ticino