110’000 offene Verfahren sind pendent – jetzt setzen Regierungs­räte Taskforce ein

110’000 offene Verfahren sind pendent – jetzt setzen Regierungs­räte Taskforce ein

Die höchsten Justizvertreter in den Kantonen sind wegen der überlasteten Strafverfolgung besorgt. «Zu lange Verfahren können zu milderen Strafen führen», sagt Norman Gobbi, Justiz- und Polizeidirektor des Kantons Tessin. «Dadurch werden die Opfer gleich zweimal geschädigt.» Jetzt  reagiert die Konferenz der kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren (KKJPD). Wie sie am Montag auf Anfrage bekannt gibt, will sie eine Taskforce einsetzen, um gegen die enorm vielen pendenten Fälle vorzugehen.
Auslöser ist eine Recherche dieser Redaktion, die vor einem halben Jahr berichtete, dass die Schweizer Justiz komplett überlastet ist. Mehr als 110’000 offene Fälle stapeln sich auf den Pulten der Strafverfolgerinnen und Strafverfolger. Im Jahr 2021 verzeichneten die Staatsanwaltschaften 545’546 neue Fälle. Die Zahl der Pendenzen wuchs in fünf Jahren um elf Prozent an.
Das führt zu gravierenden Situationen. In einem extremen Fall entschied das Bundesgericht die Einstellung des Verfahrens gegen einen Arzt. Eine Patientin war bei der Operation verblutet. Mehrere Gerichte sprachen den Arzt in der Folge wegen fahrlässiger Tötung schuldig – doch am Ende blieb er ohne jegliche Strafe, weil das Verfahren mit zwölf Jahren zu lange gedauert hatte.
Gobbi bestätigt, dass die Folge der zu langen Verfahren letztendlich eine Justiz sei, die teilweise zugunsten der Straftäter ausfalle, wie der Präsident der Strafrechtskommission der KKJPD sagt.
Die Regierungsrätinnen und Regierungsräte wollen deshalb Lösungen finden, um die Verfahren effizienter zu machen. «Wir müssen zum Beispiel die Aufgabenteilung zwischen Bund und Kantonen anschauen. Besonders bei grossen Verfahren wegen Finanzdelikten lastet immer mehr auf den Schultern der Kantone», sagt Gobbi. Auch werde mit jeder Revision der Strafprozessordnung die Belastung grösser. Die Strafverfolgungsbehörden müssten aber auch dafür sorgen, dass sie sich organisatorisch und arbeitstechnisch verbesserten.
«Die Gesellschaft und das Parlament wollen immer mehr Straftaten verfolgen, wie zum Beispiel die letzten Änderungen zu den Sexualdelikten», so Gobbi, «aber dann erhält die Justiz nicht die Mittel, um die zusätzliche Arbeit effizient zu leisten. Das Parlament hört in dieser Sache die Stimme der Kantone nicht.»
Die Taskforce, der auch das Fedpol und die Bundesanwaltschaft angehören, wird der Politik Anfang 2025 erste Ergebnisse präsentieren, Ende 2025 soll es dann einen Evaluationsbericht mit Vorschlägen geben.

Forderung nach KI wird laut
Allerdings wird die Aktion der KKJPD ohne die Beteiligung der Anwaltschaft lanciert. Im Artikel dieser Redaktion hatte der Zürcher Strafverteidiger Thomas Fingerhuth im letzten Sommer einen runden Tisch mit allen Beteiligten im Justizwesen vorgeschlagen, also neben den Staatsanwaltschaften auch Richterinnen und Richter sowie Rechtsanwälte. «Jeder und jede sollte seine eigenen Interessen draussen lassen», sagte er. Bereits gab es erste Treffen.
Der Zürcher Anwalt Duri Bonin befürchtete bereits, dass mit Effizienzmassnahmen Kompromisse zulasten der Rechte von Beschuldigten gemacht werden. «Wir befinden uns auf einem problematischen Weg im Hinblick auf den Rechtsstaat», sagt er.
Nach Bonin könnte der Einsatz von Digitalisierung und künstlicher Intelligenz, etwa beim Aktenmanagement oder bei Routineaufgaben, Entlastung bieten. «Statt die Rechte der Schwächsten zu beschneiden, sollten wir in Technologie investieren und die Chancen der Digitalisierung nutzen», betont er.

https://www.tagesanzeiger.ch/schweizer-jusiz-ueberlastet-politik-setzt-taskforce-ein-203490065196

 

 

 

Imposte di circolazione 2024

Imposte di circolazione 2024

Comunicato stampa

In questi giorni i detentori di un veicolo stanno ricevendo o riceveranno al loro domicilio la fattura dell’imposta di circolazione 2024. La stessa potrà essere pagata entro il 15 marzo 2024. L’imposta di circolazione delle automobili di quest’anno è stata calcolata in base alla nuova formula, votata dal Gran Consiglio l’11 dicembre 2023. Il gettito stimato per il 2024 sarà di 80 milioni di franchi, contro gli 81 milioni di franchi del 2023.

Questa modifica è stata promossa dopo che erano emerse importanti disparità di trattamento tra i possessori di veicoli. In effetti, la formula votata nell’ottobre 2022 prevedeva l’utilizzo di un solo fattore (le emissioni di CO2), ma a seguito dell’introduzione di diversi sistemi di misurazione a livello mondiale, le emissioni risultavano differenti anche su vetture simili o addirittura uguali, a seconda dell’anno d’immatricolazione del veicolo. Questa problematica è immediatamente stata rilevata, tant’è vero che già per l’anno 2023 il Gran Consiglio ha adottato una formula che si discostava da quella votata nel 2022, la cui validità era però limitata a un solo anno e non poteva essere prorogata. La modifica interessa unicamente le automobili e automobili pesanti, in quanto per tutti gli altri generi di veicolo le formule restano invariate.

Nel 2024 il gettito prodotto con l’imposta di circolazione per le sole automobili (quelle toccate dalla modifica della formula) ammonta a circa 80 milioni di franchi, mentre nel 2023 si attestava a 81 milioni di franchi. Il totale fatturato dal Cantone per le imposte di circolazione di tutti i veicoli ammonta invece a circa 112 milioni di franchi, importo sensibilmente inferiore rispetto ai 134 milioni del 2022, proprio come conseguenza delle modifiche legislative votate a ottobre 2022 che hanno fatto diminuire l’importo totale delle imposte di circolazione. È invece leggermente superiore, visto l’aumento del numero di veicoli in circolazione, a quanto fatturato nel 2023 (+ 1 milione di franchi). A questi 112 milioni si aggiungono circa 3.6 milioni di franchi per le imposte di navigazione.

Al 31 dicembre 2023 l’intero parco veicoli ticinese si attesta a 326’063 unità (324’508 al 31.12.2022, + 1’555 unità). Il numero di automobili immatricolate (224’946) è leggermente aumentato rispetto al 2022 (224’455, + 491 unità).

Ricordiamo che per il pagamento dell’imposta – da saldare entro il 15 marzo 2024 – vi è la possibilità di usufruire della procedura elettronica (e-fattura). Allegato alla fattura relativa l’imposta viene trasmesso inoltre un volantino informativo intitolato “Info mobilità 2024”. 

Ulteriori informazioni sull’imposta di circolazione, così come un calcolatore online sono disponibili sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/imposta24), unitamente a molte altre informazioni utili al disbrigo delle pratiche.

Norman Gobbi a tutto campo, il canone tv e la 13esima AVS

Norman Gobbi a tutto campo, il canone tv e la 13esima AVS

Il Consigliere di Stato è stato ospite della prima parte di “Detto tra noi”. Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri e il sindacalista Giorgio Fonio parlano invece della riduzione del canone radio/tv e i posti a rischio in RSI. Nell’ultima parte spazio alla 13esima AVS, con il confronto tra Laura Riget, co-presidente del PS, e Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC.

https://www.ticinonews.ch/ticinonews-play/norman-gobbi-a-tutto-campo-il-canone-tv-e-13esima-avs-388590

 

 

Costituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Lavertezzo e Locarno

Costituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Lavertezzo e Locarno

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai municipi di Lavertezzo e Locarno, istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i due comuni.

A fine ottobre 2023 è stata consegnata al Governo un’istanza congiunta sottoscritta dai municipi di Lavertezzo e Locarno per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni.  
La richiesta è stata esaminata anche alla luce dei contenuti del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato, che colloca questi comuni – tra loro confinanti in zona Riazzino – in due scenari differenti. Infatti, Lavertezzo costituisce insieme a Cugnasco-Gerra, Gordola e il quartiere locarnese Gerre di Sotto lo scenario denominato “Piano”, mentre Locarno – senza il quartiere Gerre di Sotto – è assegnato allo scenario “Locarnese” che riunisce undici comuni dell’omonimo agglomerato. Va tuttavia ricordato che il PCA non è una visione statica e immutabile, ma uno strumento che comprende la possibilità di evolvere e adattarsi alle sollecitazioni e ai cambiamenti, in particolare laddove emerge la volontà degli attori locali. Il PCA stesso prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle collettività locali anche qualora divergenti dagli scenari proposti, posto che non ne derivino conseguenze determinanti sull’impostazione complessiva della pianificazione e sull’insieme degli scenari. Il Consiglio di Stato ha quindi valutato che l’istanza dei due municipi può essere accolta, adeguando o modificando il PCA una volta che l’aggregazione dovesse concretizzarsi.  

Come da proposta dei rispettivi municipi, la Commissione di studio è formata da:

per il Comune di Lavertezzo:           
– Tamara Bettazza, Sindaca                                                         
– Mehmet Göksungur, Municipale                                                         
– Matteo Lanini, Municipale

per il Comune di Locarno:                
– Alain Scherrer, Sindaco                                                         
– Nicola Pini, Municipale                                                         
– Nancy Lunghi, Municipale

L’accompagnamento tecnico/amministrativo sarà assicurato dal Segretario comunale di Lavertezzo e dal Coordinatore del Dicastero finanze di Locarno.  
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.  
Come noto, l’iniziativa di Lavertezzo e Locarno ha suscitato delle reazioni – sia di appoggio che di contrarietà, ma pure degli interrogativi – nei due comuni e nella zona limitrofa. Dopo il rinnovo dei poteri comunali, il Dipartimento delle istituzioni intende incontrare alcuni comuni della regione per un momento di discussione e riflessione sugli sviluppi e le prospettive aggregative nel comprensorio, con modalità da ulteriormente definire.

(foto: www.locarno.ch)

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi che propongono al Gran Consiglio la costituzione di tre nuovi comuni. In Leventina, nell’alta valle è prospettata l’unione degli attuali comuni di Prato Leventina e Quinto nel nuovo Comune di Quinto, rispettivamente nella bassa valle quella tra Bodio e Giornico nel nuovo Comune di Giornico. In Malcantone la proposta riguarda il futuro Comune di Lema, frutto dell’aggregazione tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio.

Lo scorso 26 novembre 2023 sono stati accolti in votazione consultiva tre progetti di aggregazione, con confortevoli maggioranze ovunque. A seguito delle adesioni di tutti i comuni, il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi governativi per l’aggregazione tra Prato Leventina e Quinto, tra Bodio e Giornico, nonché tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio. La cittadinanza di Prato e Quinto era anche chiamata ad esprimere la propria preferenza sul nome del futuro Comune, votando in maggioranza la denominazione “Quinto”, che viene pertanto proposta.  
In vista dell’aggregazione, in questi comuni non si svolgeranno le elezioni comunali previste il prossimo aprile 2024 e resteranno in carica gli attuali organi, essendo già stato deciso il differimento. L’entrata in funzione dei nuovi comuni di Quinto, Giornico e Lema – con l’elezione dei rispettivi municipi e consigli comunali – avverrà dopo la crescita in giudicato delle decisioni del Gran Consiglio, organo cui compete decretare le aggregazioni in Ticino, entro aprile 2025 (riservati eventuali ricorsi). La data delle elezioni verrà stabilita in seguito dal Consiglio di Stato.

Matteo Cocchi: “Troppi poliziotti in Ticino? Non direi… I valori su cui puntiamo? Disciplina, tenacia e onestà”

Matteo Cocchi: “Troppi poliziotti in Ticino? Non direi… I valori su cui puntiamo? Disciplina, tenacia e onestà”

Il comandante parla del concorso per l’assunzione di nuovi agenti. E sui rapporti tra polizie dice: “La ricerca di una maggiore efficienza non deve essere solo uno scopo operativo, ma tradursi anche a livello strategico per evitare doppioni”
Nelle scorse settimane si è aperto il concorso per aspiranti gendarmi e agenti di polizia che entreranno in funzione il prossimo anno. I criteri di selezione per il bando di concorso per la Scuola di polizia 2025 possono essere consultati all’indirizzo www.ti.ch/scuoladipolizia. Si cercano nuove leve per la Cantonale, le Comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Nord, Chiasso, Locarno, Lugano e Mendrisio. Il concorso scadrà il 9 febbraio, e questa sera, martedì 16 gennaio, nell’auditorium della Commercio di Bellinzona si terrà, dalle 19 alle 22, una serata informativa per chi è interessato a intraprendere la carriera di poliziotto. Ne abbiamo parlato con il comandante della Cantonale Matteo Cocchi.

Iniziamo da una prima riflessione: la professione di poliziotto, impegnativa sul fronte dei turni e dello stress, e ovviamente rischiosa, è ancora attrattiva?
“Una missione, tante opportunità” è lo slogan che contraddistingue il concorso appena pubblicato. Gli scorsi anni hanno visto crescere il Corpo sotto tutti i punti di vista, ricercando sempre maggiore efficacia ed efficienza grazie a miglioramenti a livello tecnologico e ad un effettivo rinforzato, senza dimenticare l’ampia paletta di attività offerta, nonché le numerose possibilità di carriera in seno alla Polizia cantonale. Peculiarità che rendono sicuramente attrattiva l’attività di agente di polizia che non possono essere disgiunte da una costante formazione di qualità, di base o continua, fulcro di un’autorità di polizia moderna.

E poi c’è l’impegno della formazione, tutt’altro che trascurabile…
Esatto, l’agente di polizia è in continua formazione, perché solo se rimane al passo con i tempi può agire nel rispetto di leggi, regolamenti e direttive. Non solo la formazione teorica, ma anche quella che si apprende con l’esperienza sul terreno. In quest’ambito l’importante novità introdotta tre anni fa, con la Scuola di polizia 2020, relativa al nuovo percorso formativo di due anni, inizierà ben presto a dare i suoi primi frutti. Un percorso rinnovato a livello svizzero che ha permesso di porre maggiore accento sullo sviluppo di competenze professionali, sulla capacità di riflessione degli aspiranti e di ragionare su quanto fatto nel corso delle attività sul terreno. Tutto questo in sintonia con l’attitudine del singolo di apprendere e rinnovarsi per affrontare sempre nuove sfide, sia a livello professionale sia a livello privato. Riassumendo, una buona formazione e le numerose possibilità di attività e carriera sono le colonne portanti per avere collaboratori motivati e competenti e per continuare a mantenere attrattiva la professione di agente.

Quali sono i criteri di selezione e quali i valori fondamentali richiesti ai futuri agenti?
I criteri sono indicati sul sito della Polizia cantonale. Per quanto riguarda i valori ritengo che il motto della Scuola di polizia “Disciplina, umiltà e tenacia” ben riassuma le caratteristiche principali che gli aspiranti devono avere. A questo aggiungerei onestà, spirito di sacrificio, coraggio e una buona dose di pazienza.

Il concorso prevede anche nuove leve per le Comunali. Ma rimane il problema del futuro ruolo di questi agenti, formati in modo identico ai loro colleghi della Cantonale, ma limitati nelle possibilità di intervento sui casi concreti. È tempo di cambiare le regole? E come?
Per quanto riguarda il territorio cantonale, negli anni la Polizia cantonale e le polizie comunali sono sempre state presenti sul territorio e vicine al cittadino nelle opere di prevenzione, nella lotta alla criminalità e nel controllo, divenendo esempio di protezione ravvicinata, di professionalità e di buona collaborazione. Attività di polizia di prossimità presente in ogni momento: di giorno e di notte. La messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti sono aspetti imprescindibili per poter garantire in futuro il miglior contrasto possibile ai fenomeni criminali emergenti. La ricerca di una maggiore efficienza non deve essere solo uno scopo operativo, ma deve tradursi anche a livello strategico per evitare doppioni e spese pubbliche maggiori. Anche in Ticino, come in altre regioni della Svizzera, ci si interroga, da parecchi anni, sul sistema securitario. All’autorità politica spetta il compito di scegliere quale assetto organizzativo sarà idoneo per il Ticino del futuro.

Secondo Giorgio Galusero, ex deputato ed ex ufficiale della Cantonale, il Ticino ha già un eccessivo numero di agenti di polizia rispetto alle realtà di altri cantoni. Perché dunque aprire un nuovo concorso per aspiranti?
Come per ogni organizzazione il ricambio generazionale è necessario per garantire continuità e restare al passo con i tempi. Ritengo che per quanto riguarda il Ticino l’effettivo attuale, che comprende sia agenti della Polizia cantonale sia agenti delle polizie comunali, sia idoneo per assicurare la sicurezza dei suoi circa 355.000 abitanti a cui si aggiungono giornalmente quasi 80.000 frontalieri nonché, in particolare nei periodi delle belle stagioni, migliaia di turisti. Si può affermare che in determinati momenti dell’anno la Polizia in Ticino deve garantire sicurezza a quasi mezzo milione di persone. Il concorso annuale è quindi necessario per mantenere il nostro alto livello di sicurezza e per poter far fronte, soprattutto, alle partenze e ai pensionamenti dei collaboratori dei vari Corpi. Unicamente per quanto riguarda la Polizia cantonale questa fluttuazione annuale si aggira sulle 35 unità.

Come risponde ai molti, tra i quali politici di diverse aree, che ritengono che in Ticino ci sia un’eccessiva presenza di polizia non tanto per contrastare i fenomeni criminali quanto per vessare i cittadini o far cassa con radar e controlli?
In passato, di fronte alla problematica dei furti con scasso nelle case, si reclamava a gran voce un aumento drastico degli effettivi della Polizia. Ora che le acque sono più calme e l’aspetto finanziario è tornato a farsi sentire si richiede invece una diminuzione. Si tratta di fenomeni ciclici che non tengono a mio parere conto della complessità e dei numerosi ambiti del lavoro di polizia. Oltre alle sfide più tradizionali legate alle nostre attività quotidiane, quali anche la prevenzione in ambito di circolazione stradale, si sono recentemente ripresentati fenomeni già conosciuti quali il crescente afflusso di migranti e il rischio di attentati terroristici. Senza dimenticare che contrastare la criminalità in un mondo digitale e globalizzato pone le autorità dinanzi a sfide particolari. Gli ambienti criminali si servono delle possibilità offerte dalla tecnologia, ad esempio i social media, i big data, l’intelligenza artificiale e la crittografia, sfruttandole per commettere reati sempre più sofisticati. Tecnologia che viene sfruttata anche in ambiti “classici” quali i reati contro il patrimonio, i reati finanziari e lo spaccio di stupefacenti. Vi sono poi fattispecie non meno importanti che permangono nell’”ombra”: le infiltrazioni derivanti dalla criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro e la tratta di esseri umani. Fenomeni che richiedono però importanti attività di contrasto che rimangono “dietro il sipario” e che non sono “visibili” al cittadino quando circola sulle nostre strade.

Commissione Paritetica Ticino-Campione d’Italia

Commissione Paritetica Ticino-Campione d’Italia

Comunicato stampa

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, in rappresentanza del Governo cantonale, ha partecipato oggi alla riunione annuale della Commissione Paritetica tra Cantone Ticino e Comune di Campione d’Italia. L’incontro ha permesso di fare il punto su svariate tematiche che in passato hanno presentato delle criticità dopo la modifica dello statuto doganale.

La Commissione Paritetica tra Ticino e Campione d’Italia è prevista dalla Dichiarazione sulla cooperazione tra la Repubblica e Cantone Ticino e il Comune di Campione d’Italia del 6 settembre 2011. La riunione odierna è la seconda tenutasi dopo l’inserimento dell’enclave nello spazio doganale europeo a partire dal 1° gennaio del 2020.
L’incontro si è svolto oggi a Campione d’Italia in un clima cordiale e costruttivo e ha permesso di fare il punto sui vari incarti che hanno presentato delle criticità dopo la modifica dello statuto doganale. Si è discusso, in particolare, dell’erogazione di servizi da parte di enti e aziende del Canton Ticino e dell’impatto delle procedure doganali – in particolare con riferimento all’assistenza domiciliare –, della gestione di eventi naturali catastrofali, della problematica relativa alle eventuali false residenze, della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi e dei materiali inerti, delle acque reflue, delle prestazioni socio-sanitarie, della frequentazione degli istituti scolastici ticinesi da parte degli allievi campionesi, nonché dell’imminente apertura del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Svizzera.
Ricordiamo che la Commissione ha funzione permanente di consultazione, di mediazione, di coordinamento, di preavviso e di vigilanza tra il Cantone Ticino e il Comune di Campione d’Italia e le istituzioni competenti sul territorio. Sono membri della Commissione per il Cantone Ticino il Consigliere di Stato Norman Gobbi che la presiede, il Sindaco di Lugano Michele Foletti, il sindaco di Bissone Andrea Incerti, e per il Comune di Campione il sindaco Roberto Canesi, Cristina Ferrari, Emanuele Verda e Enrico Lironi. Il coordinamento della Commissione è assicurato dal Delegato cantonale alle relazioni esterne Francesco Quattrini.

“Dobbiamo tornare alle origini”

“Dobbiamo tornare alle origini”

Il coordinatore del Movimento sprona i suoi in vista delle prossime “battaglie”

Come si sente nel suo nuovo ruolo di coordinatore ad interim della Lega dei Ticinesi e quali sono i suoi obiettivi principali in questa posizione? 
Come ho detto ai leghisti presenti all’assemblea del 17 dicembre scorso, questo non è stato un regalo di Natale al sottoscritto. Ma, e questo è importante, lo faccio per senso di lealtà e rispetto alla LEGA e di chi l’ha fondata, perché se oggi sono quello che sono è grazie alla fiducia che mi diede Giuliano Bignasca sin dall’inizio del mio impegno oltre 25 anni fa. I miei obiettivi sono quelli di motivare la truppa con misure semplici e magari scontate: tornare all’origine, ricordare perché la LEGA è nata contro un sistema partitico opprimente e soprattutto puntando sulla libertà individuale. Il Ticino e i Ticinesi hanno ancora bisogno della LEGA come movimento politico di destra con forte connotazione sociale. 

Quali sono le maggiori sfide e opportunità che prevede di affrontare come coordinatore del movimento? 
Ricreare quell’ambiente goliardico che tanto mi manca. Con il Nano le risate erano frequenti. Il prendersi in giro era sintomo di rispetto ma anche di restare umili. Quando ho detto che voglio una LEGA più guascona significa saper andare anche oltre i limiti, ma veicolando messaggi che colpiscono nel segno. Qui vedo una grande opportunità: siamo talvolta fin troppo istituzionali e quindi come gli altri, mentre per parlare al cuore e alla pancia dei ticinesi dobbiamo tornare un po’ alle origini. Pensate solo al titolo sulla nazionale di calcio di qualche anno fa (“Calcio: non siamo un paese coloniale!”). Un messaggio forte ma reale: diciamo le cose come stanno, piaccia o non piaccia. 

Qual è la sua visione della Lega dei Ticinesi nel contesto politico attuale in Ticino e come pensa di attuare questa visione? 
Come detto, la LEGA è nata come movimento politico di destra con connotazioni sociali. Da movimento contro il sistema, oggi siamo parte del sistema ma – e qui sta la sfida – non dimentichiamo le nostre origini. Non siamo come gli altri e siamo diversi: per questo abbiamo ottenuto la fiducia e la simpatia dei ticinesi. In questo contesto generale un po’ “grigio”, essere simpatici e guasconi sicuramente dà quella fiducia che i ticinesi hanno bisogno per un futuro che è tutto da fare. Con e per i Ticinesi. Come attuarlo? Con il nostro comportamento, con la capacità di tornare tra la gente: nei miei incontri regolari mi rendo conto di quanto bisogno ci sia di essere ascoltati e capiti. Da qui poi nascono le azioni politiche. Ascoltare e parlare con la gente, con gli artigiani e piccoli imprenditori, con chi si impegna nei nostri Comuni. Insomma, torniamo a quello che il Nano faceva in maniera straordinaria.

In che modo la Lega dei Ticinesi collaborerà con l’UDC nelle prossime elezioni comunali e quali sono le strategie per rafforzare questa alleanza? 
L’accordo elettorale LEGA-UDC ha permesso di confermare e crescere come area politica. Sta a noi invertire il nostro trend in modo da rafforzarla ulteriormente. A livello comunale si toccano questioni, appunto, locali. Ci sono Comuni in cui si collabora bene e ci sono altre realtà dove gli individualismi primeggiano sugli obiettivi strategici. Peccato, ma dobbiamo tenerne conto.

Quali impatti prevede che avrà la possibile candidatura di Marco Chiesa al Municipio di Lugano sulla politica locale e sull’alleanza tra Lega e UDC? 
Ho già detto che la sua candidatura rafforza la lista, anche se crea qualche mal di pancia. Per me conta il risultato di squadra e nella squadra che Michele Foletti venga confermato sindaco della principale città del Cantone. Lugano è l’unica città svizzera guidata dalla destra, non possiamo permetterci di perdere questo splendido primato (ride, ndr.).

Come intende bilanciare il suo ruolo di coordinatore con le sue altre responsabilità politiche e personali?
Una sfida non facile, per questo ho detto che non era un regalo al sottoscritto l’incarico datomi dall’assemblea leghista. Finora la gestisco egregiamente e con le persone che mi sostengono in questa sfida riusciremo a tenere ben divisi i ruoli. Ho un rispetto e lealtà verso la LEGA, ma altrettanto leale e collegiale sono con i colleghi di Governo. Intanto ha già scelto quattro vice. Un passo compiuto in poco tempo. Non si può perder tempo in queste situazioni. Anche perché il mio mandato arriva sino alle elezioni comunali, cioè domani. L’impegno di ricreare fiducia, entusiasmo e movimentismo è alla base del lavoro che andrò a svolgere con loro e tutta la squadra. Ho la fortuna di contare su molte persone che hanno gli stessi obiettivi. Siamo in tanti e vogliamo rimanere in tanti. Ho individuato in Antonella Bignasca, Roberta Pantani, Alessandro Mazzoleni e Daniele Piccaluga la sintesi perfetta per portare avanti tali obiettivi. Le due donne non hanno bisogno di presentazione e hanno esperienza e carisma da vendere. I due neo deputati sono giovani, toccano con mano la politica cantonale, ma vivono radicati e impegnati nelle loro realtà comunali e associative. Un mix che spero ci porti al successo. Qui colgo l’occasione per ringraziarli anche a nome di tutte e di tutti i ticinesi che si riconoscono nella LEGA.

Quali sono le sue aspettative per la Lega nei prossimi appuntamenti elettorali, in particolare per le elezioni comunali? 
L’impegno. Conto sull’impegno di tutte e tutti, perché non si tratta degli individualismi ma del essere pronti a servire e rispondere alle aspettative dei ticinesi a livello comunale. Troppo spesso si dimentica che l’incarico pubblico è un servizio alla collettività che chiede impegno, sacrificio e un forte stomaco: i grazie non arrivano, le arrabbiature invece sì. Quindi: pronti, tenaci e creativi. 

Ci sono specifiche innovazioni o cambiamenti che intende introdurre all’interno del movimento? Riallacciare i legami con le persone che ci sono vicine, siano essi leghisti oppure no. La grande capacità del Nano era di creare connessioni e capacità di fare sintesi e creare valore aggiunto a livello di idee, proposte e anticipare i trend. Ho già potuto parlare con diverse di queste persone che potranno ridare lo slancio propositivo e anche di controtendenza che la LEGA ha sempre posseduto. La scelta dei vice coordinatori si inserisce perfettamente in questo concetto. 

Qual è la sua visione a lungo termine per la Lega dei Ticinesi e come pensa che il movimento possa evolversi nei prossimi anni? 
Dipende da noi. È vero che le forze nazionali diventano sempre più centripete, e lo vivo quotidianamente nel mio lavoro di Consigliere di Stato. Berna decide sempre di più e le autonomie cantonali si riducono, e di riflesso quelle comunali. Siamo nati 33 anni fa come movimento regionale e siamo gli unici, con i colleghi ginevrini del MCG, a resistere a questa forza accentratrice. Fino a quando ci riusciremo? Vi racconto un episodio che cerca di far capire la sfida e i possibili scenari. Nel 2007 Attilio Bignasca venne eletto al Consiglio nazionale e l’UDC ticinese si opponeva a che entrasse nel gruppo parlamentare (sic!). Accompagnai Attilio a Berna per un incontro con Ueli Maurer, allora presidente nazionale dell’UDC, e il rappresentante ticinese per risolvere la cosa. Dissi a Ueli che LEGA e UDC in Ticino sono complementari: la LEGA è la massa corporea e l’UDC lo scheletro; per stare in piedi dobbiamo collaborare e coordinarci. Credo che questa visione che illustrai 17 anni fa sia ancora valida oggi e nel prossimo futuro. 

Qual è il messaggio che desidera trasmettere agli elettori ticinesi in vista delle prossime sfide elettorali? 
Dateci fiducia perché – come scrissero Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli nel 1991 – “noi vogliamo dimostrare che la nostra non è demagogia ma senso pratico”, ossia siamo in grado di dire e fare il bene del Ticino e dei ticinesi.

Intervista pubblicata nell’edizione di domenica 14 gennaio 2024 de Il Mattino della domenica

Primo incontro strategico della Comunità di lavoro alpina ARGE ALP sotto la presidenza del Cantone Ticino

Primo incontro strategico della Comunità di lavoro alpina ARGE ALP sotto la presidenza del Cantone Ticino

Comunicato stampa

Si è tenuto oggi a Bellinzona il primo incontro strategico organizzato sotto la presidenza del Cantone Ticino. All’incontro ristretto sono stati concordati i contenuti strategici e sottolineata l’importanza della collaborazione transfrontaliera.

La presidenza ticinese della Comunità di lavoro ARGE ALP ha preso avvio oggi, venerdì 12 gennaio 2024, con una riunione alla quale hanno partecipato le presidenze passate (il Canton San Gallo), quella attuale (Cantone Ticino) e quella futura (Provincia Autonoma di Trento). Scopo: allinearsi per improntare le strategie, i progetti e le cooperazioni a medio e lungo termine sotto il segno della continuità. Il Presidente e Consigliere di Stato Norman Gobbi ha accolto il suo omologo del Canton San Gallo Marc Mächler e l’assessore all’urbanistica, energia e trasporti della Provincia di Trento Mattia Gottardi. Il Cantone Ticino ha anticipato i contenuti di un progetto sull’impatto che sta avendo il cambiamento climatico sulla gestione della risorsa “acqua” per l’agricoltura di montagna. A tal proposito la messa in rete di conoscenze, esperienze e best practices potrà essere di utilità per tutte le regioni. Per rafforzare politicamente la tematica, la Presidenza ha altresì anticipato la proposta di sottoscrivere una risoluzione in merito durante il prossimo incontro dei rappresentanti di Governo ARGE ALP che avrà luogo il prossimo 25 ottobre 2024 in Alta Leventina. È stato infine sottolineato come questi scambi istituzionali rafforzino la collaborazione transfrontaliera.   

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

Gobbi: “Autonomia e qualità per la Giustizia ticinese”

Gobbi: “Autonomia e qualità per la Giustizia ticinese”

È iniziata il 1. gennaio l’attività dell’Istituto di medicina legale

“Lo scopo della medicina legale è quello di rendere giustizia ai cittadini nei casi più delicati, quelli che comportano la morte di una personale. Per questo l’apertura – a partire dal 1° gennaio 2024 – dell’Istituto di medicina legale in Ticino costituisce un passo importante, che rende il nostro Cantone indipendente, efficace e al passo con i tempi in questo particolare ambito”. Si esprime così il Consigliere di Stato Norman Gobbi, dopo l’avvio del nuovo istituto. “Sarà il punto di incontro di tutte quelle istituzioni che in Ticino si attivano quando ci sono decessi, sospetti e no: Polizia, Ministero pubblico e anche i Tribunali. All’interno del Dipartimento delle istituzioni e in particolare della Divisione della giustizia le riflessioni sulla creazione di un simile istituto erano partite già alcuni anni fa. Riflessioni che sono state condivise con il Governo quattro anni fa, che ci ha dato quindi mandato di percorre questa strada. L’obiettivo iniziale era quello di rendere il Ticino indipendente, tenuto conto che sino ad allora le autopsie erano fatte da specialisti esterni attraverso appositi mandati. Siamo così giunti nell’ottobre del 2022 ad aprire l’Ufficio delle scienze forensi. Si è trattato del primo passo per arrivare in seguito alla creazione di un istituto vero e proprio di medicina legale”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

L’Istituto ha la sua collocazione a Bellinzona e sarà un valore aggiunto, come si dice oggi, all’attività medica in generale. Ancora Gobbi: “La specializzazione è un fattore indispensabile e l’Istituto sarà in grado di garantire un’alta qualità a favore, per esempio, delle indagini di Polizia e della Magistratura. Inoltre all’Istituto sarà assicurata indipendenze e autonomia, seppur sotto il cappello del Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia. Un motivo per me essenziale sarà la richiesta del riconoscimento dell’Istituto come centro formativo FMH dell’Istituto Svizzero per la formazione medica. Così facendo sarà possibile in Canton Ticino formare i futuri medici legali FMH. Una grande opportunità per i giovani medici, rendendo anche il Canton Ticino più attrattivo. Inoltre la responsabile dell’Istituto, dottoressa Rosa Maria Martinez, svilupperà assieme alla SUPSI un CAS per infermieri forensi, avendo già fatto concretamente la stessa esperienza a Zurigo. L’Istituto di medicina legale diventerà così un vero e proprio motore di nuove attività, oltre a essere punto di riferimento per le inchieste di Polizia, del Ministero pubblico e dei nostri Tribunali. Senza dimenticare che l’Istituto ha già ottenuto il mandato dalla Segretaria di Stato della migrazione (SEM) di effettuare le perizie per determinare l’esatta età dei presunti minorenni richiedenti l’asilo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 gennaio 2024 de Il Mattino della domenica