Acquisto EFG: dai… fiumi di parole ora è il momento di passare ai fatti

Acquisto EFG: dai… fiumi di parole ora è il momento di passare ai fatti

Considerazioni di Norman Gobbi alla vigilia del voto parlamentare

Dopo un po’più di quattro anni dalla presentazione da parte del Governo, questa settimana il Gran Consiglio discuterà l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo. L’edificio bancario progettato da Mario Botta in centro a Lugano servirà per ospitare per i prossimi 50, 100 anni una parte rilevante (non tutta) degli uffici della Giustizia ticinese che già oggi ha sede per legge a Lugano. “È un investimento di 76 milioni di franchi che permetterà al nostro Cantone di dare finalmente una “casa” al terzo potere dello Stato, la Giustizia. Si sono dette e scritte sin troppe parole sul tema. Sono forse passati anche troppi anni. Ma questa settimana i nostri deputati avranno la possibilità di dire se vogliono permettere alla Giustizia ticinese di avere la soluzione logistica ideale e decorosa. Lo Stato investe per avere un suo importante stabile nel centro di Lugano, facendo in modo di mantenere nel centro della Città 700 posti di lavoro qualificati, occupati da cittadine e da cittadini svizzeri”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

In un momento difficile per le finanze cantonali è opportuno spendere questi soldi? “È indispensabile. È dal 2008, ossia ancora prima che io arrivassi al Dipartimento delle istituzioni, che si parla di ristrutturare l’attuale Palazzo di giustizia. Si sono fatti gli approfondimenti del caso ed è stata vagliata ogni possibile soluzione a Lugano, che ha portato nel 2019 a proporre l’acquisto in pieno centro a Lugano di un edificio importante che rimarrà nel tempo a favore della Giustizia, che, lo ricordo, è il potere che permette a una società di crescere sana, nel rispetto delle regole, garantendo a ogni cittadina e a ogni cittadino di essere protetto nei propri diritti. In secondo luogo questo acquisto darà la possibilità di avviare una serie di altri lavori, ripeto, indispensabili per ristrutturare il Palazzo di Giustizia di via Pretorio, oggi in una situazione decadente e agli “sgoccioli” come tempo di vita edificatoria. Interventi che “faranno girare” l’economia, dando lavoro alle nostre aziende, ai nostri artigiani. Non da ultimo, il progetto complessivo – che permette il riuso sostenibile di tre stabili in centro a Lugano, facilmente raggiungibili dai cittadini utenti dei servizi legati alla giustizia – risolve e definisce in modo chiaro la situazione logistica della Giustizia a livello cantonale e permette l’entrata in vigore della giustizia digitale, come richiesto dalla Confederazione entro le tempistiche previste”.

Ma diversi partiti in questi ultimi anni hanno fatto… melina, rinviando le discussioni per anni. “È la politica, e ci dobbiamo quindi confrontare con tali aspetti. Sono però grato a chi negli ultimi mesi ha spinto per giungerne a una, come si dice in buon italiano… Penso ai relatori di maggioranza Matteo Quadranti e Michele Guerra. Ma anche alla maggioranza dei gruppi PLR, PPD, PS, oltre naturalmente alla Lega dei Ticinesi. Mi auguro per finire che la discussione in Parlamento sia improntata su un confronto costruttivo, per il bene dei cittadini e della Giustizia cantonale, con uno sguardo sul futuro, come dovrebbe sempre fare la politica, e non solo sull’immediato”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 4 febbraio 2024 de Il Mattino della domenica.

Esercito: mancano soldi per miopia politica

Esercito: mancano soldi per miopia politica

La notizia della mancanza di un miliardo all’Esercito non è passata inosservata. Ma le cause non sono da ricondurre a una cattiva gestione finanziaria dei vertici militari, bensì alla miopia politica della Berna federale. Infatti, la situazione a livello di politica di sicurezza sta peggiorando continuamente: i politici federali non garantiscono all’Esercito i fondi sufficienti per gli investimenti previsti nei prossimi anni per avere delle forze armate credibili. Gli appelli al Parlamento federale affinché rispetti il principio costituzionale della difesa nazionale sono rimasti inefficaci, ed è ormai chiaro che mancano circa 11,7 miliardi di franchi svizzeri per raggiungere la capacità di difesa attesa. L’obiettivo dichiarato dell’1% del prodotto interno lordo (PIL) da destinare a favore della difesa entro il 2030 deve essere rivisto e soprattutto applicato politicamente. È necessaria una politica finanziaria che consideri i bisogni di un Paese che deve rimanere libero e sicuro, nel rispetto dei due principi costituzionali – difesa nazionale e freno all’indebitamento.

Attorno a noi i Paesi esteri reagiscono prontamente ai cambiamenti geopolitici: gli Stati aderenti alla NATO hanno infatti l’obiettivo del 2% del PIL a favore della difesa. L’Austria (membro non NATO come la Svizzera) sta raddoppiando la spesa per arrivareall’1,5% del PIL entro il 2027 (attualmente registrano anche loro un 0,7% del PIL per le spese militari, come la Svizzera). Il Bundestag tedesco ha approvato un fondo speciale di 100 miliardi di euro per la Bundeswehr. E in Svizzera? L’Esercito ha dovuto accettare importanti tagli di bilancio in passato, le cui gravi lacune di capacità tecnico-militare stanno diventando evidenti. 24 sistemi principali raggiungeranno la fine della loro vita utile nei prossimi anni e dovranno essere sostituiti. Se la Svizzera esitasse, ci sarebbero lacune a livello di sistemi d’armamento, un aumento dei costi aggiuntivi per prolungare i sistemi ormai desueti, un’attesa prolungata per l’acquisto di nuovi sistemi e un gap di sicurezza preoccupante per il nostro Paese.

Sappiamo che la Confederazione deve riequilibrare le finanze. Ma come? Tenendo conto dei due principi costituzionali (difesa nazionale e freno al debito), il Parlamento e il Consiglio federale devono trovare un modo per recuperare risorse a favore dell’esercito nel bilancio finanziario. La sicurezza del Paese non deve essere messa in pericolo! È quindi tempo che la Confederazione stabilisca delle priorità.

Una delle priorità più importanti deve essere quella di garantire che l’Esercito sia nuovamente in grado di difendersi e di adempiere al suo mandato costituzionale di difesa nazionale. Ne va del nostro Paese, ne va della nostra libertà armata.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e vicepresidente Alleanza Sicurezza Svizzera

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 3 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

La casa della Giustizia e i soldi dei cittadini

La casa della Giustizia e i soldi dei cittadini

L’acquisto dello stabile EFG e una soluzione che attende da troppo tempo

Dello stato di salute del Palazzo di Giustizia di Lugano si parla e si scrive da quasi vent’anni. Nelle scorse settimane alla questione abbiamo dedicato un reportage che ha permesso di mostrare e descrivere l’inadeguatezza della struttura, degli spazi e della tecnologia (termine in realtà improprio), con dettagli oltre il limite della decenza e ridicolmente risibili come l’orologio alla parete sprovvisto ormai delle lancette. Il tempo dietro le mura esterne, grigie e segnate dalle intemperie e dall’usura che fa soffrire ogni stabile datato e dimenticato da tutti, non è solo inesorabilmente trascorso. Si potrebbe dire che si è fermato, ostaggio di una classe politica che si è dimostrata incapace di guardare oltre la punta del proprio naso, troppo presa nel cavillare per frenare un investimento che andava fatto anni fa e per il quale oggi si è giunti al punto limite senza sul tavolo una vera scelta bensì una via obbligata: l’acquisto dello stabile EFG in centro a Lugano, storicamente la Banca del Gottardo in quel sontuoso puzzle di palazzi che il trascorrere del tempo non ha intaccato a livello di prestigio. In via Pretorio il decoro è da considerare «questo sconosciuto» e la descrizione di alcuni spazi da parte di un magistrato incrociato pochi giorni fa in città è impietoso: «Nel mio ufficio ormai da tempo funziona solo un riscaldamento su due e quello che scalda fa un rumore che nessuno è stato in grado di identificare e riparare. Delle due tapparelle, una è rotta. E la toilette ormai da anni ha i riscaldamenti guasti. Inoltre, quando erano in corso i lavori di ristrutturazione del grande magazzino in via Pretorio fungeva da toilette pubblica essendo facile entrare a Palazzo di giustizia». Si potrebbe ironizzare sul Palazzo di Giustizia come vespasiano per viandanti, ma soprassediamo. La questione è troppo seria, troppo calda e troppo attuale per lasciarsi trascinare in battutine da osteria.

La prossima settimana il Gran Consiglio sarà chiamato a determinarsi su un dossier che da troppi anni è sul tavolo e sarà sottoposto alla prova del fuoco. Il paradosso è che tutti riconoscono il degrado della sede attuale, tutti sono coscienti che così non si può proprio andare avanti, ma una parte considerevole di questi «tutti» si adopereranno per impedire la sola possibilità che oggi è sul tavolo. Il tergiversare per anni non ha prodotto alternative da paragonare e sulle quali poter decidere ponderando vantaggi e svantaggi, ma ha lasciato acceso un solo lumicino, quello dello stabile EFG, come l’ultimo appiglio per compiere un passo in avanti. La volontà di creare una cittadella della Giustizia per riunire diversi rami dell’apparato della Giustizia sotto lo stesso tetto e fare in modo che questa trovasse posto in centro a Lugano ha portato a focalizzare l’attenzione sul palazzo in questione. E veniamo al nodo che sta venendo al pettine, la pietra d’inciampo sulla quale i contrari (sempre coloro che ritengono inadeguata la sede attuale) faranno leva per fare in modo che si torni ai piedi della scala. Sì, perché opporsi oggi non permetterà di usare la bacchetta magica domani ed essere pronti dopodomani. Il prezzo dello stabile ammonta a 76 milioni di franchi, dopo che una precedente trattativa lo aveva fissato a 80, ma negli ultimi mesi è stato applicato uno «sconto».

È il prezzo giusto? Su questo non ci si può improvvisare periti, occorre fidarsi delle valutazioni fatte, come accade ogni volta che si acquista un immobile. Vale per lo Stato e vale per un privato. C’è poi il capitolo della ristrutturazione degli spazi che in futuro ospiteranno il terzo potere del nostro ordinamento democratico. A conti fatti la futura cittadella costerà un po’ più di 200 milioni spalmati su diversi anni. Solo un paio di settimane fa il Parlamento ha stanziato un credito quadriennale di 195 milioni per le nostre strade. Stentiamo a credere che ciò che è possibile per cordoli e asfalto fonoassobente risulti impossibile per la nostra Giustizia che attende almeno dal 2008, anno in cui si era iniziato a discutere del degrado di quello che è uno dei palazzi nello stato peggiore nel centro di Lugano. Ma su tutto quanto pende anche l’incertezza del voto popolare. In aula ci sarà chi tenterà la via del referendum finanziario e, in caso di insuccesso, resta possibile la raccolta delle firme. Oggi c’è la possibilità di fare un passo avanti dal profilo logistico, informatico e compiutamente da quello tecnologico. La Giustizia non può più attendere i capricci e le lotte intestine della politica, investire in quel comparto non significa sperperare i soldi dei cittadini.

Il Palazzo EFG è «troppo bello o sontuoso» per l’apparato giudiziario? Non lo crediamo. È certamente importante, rappresentativo e trasmette autorevolezza. È una vera casa che non farà acqua alla prima pioggerella, con strutture dignitose e veri sistemi di sicurezza. Sono soldi ben investiti per un valore certo in un comparto strategico di Lugano dopo troppi anni di paralisi.

Editoriale di Gianni Righinetti pubblicato nell’edizione di giovedì 1 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Il quinto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni segna l’avvio della revisione totale LOC

Il quinto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni segna l’avvio della revisione totale LOC

Comunicato stampa

Ha avuto luogo all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la quinta edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. L’evento – al quale hanno partecipato su invito circa 100 persone – è stato voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e promosso dalla Sezione degli enti locali per iniziare a riflettere insieme a Municipali, Consiglieri comunali, Segretari e funzionari comunali sulla riforma completa della Legge organica comunale (LOC) che sarà sviluppata nel corso della Legislatura cantonale 2023/2027.

Il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni – giunto alla sua quinta edizione – si è tenuto con una formula interamente rivista. Per la prima volta, infatti, l’evento non è stato aperto al pubblico ed è stato chiesto ai Municipi di indicare la disponibilità dei propri politici e collaboratori a prenderne parte. Le circa cento persone presenti tra Municipali, Consiglieri comunali, Segretari e funzionari comunali – in parte selezionate tramite sorteggio – sull’arco di un’intera giornata hanno quindi lavorato suddivisi in gruppi riflettendo sui temi che reputano debbano essere affrontati nella revisione generale della legge.
L’evento ha preso avvio con il saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale ha voluto sottolineare che grazie al contributo odierno il Cantone e i Comuni potranno «definire un percorso da fare assieme e fissare nero su bianco i principi e gli intendimenti che dovranno essere contenuti nella nuova legge».
In particolare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha tenuto a evidenziare che «la LOC sta per compiere 37 anni e il contesto odierno non è più lo stesso di allora. La società è in rapida e in continua evoluzione, la digitalizzazione è sempre più protagonista della nostra quotidianità e le abitudini delle persone sono mutate tenendo il passo a questa tendenza. Per questo motivo, malgrado gli adeguamenti regolari nel tempo, ho deciso di rivedere totalmente alcune delle più importanti leggi che definiscono alcuni settori strategici di cui si occupa il Dipartimento che dirigo tra cui un ruolo importante è assunto dalla Legge organica comunale».
Dal canto suo il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha tenuto a ribadire che la Sezione degli enti locali intende «facilitare il ruolo degli attori presenti oggi all’evento e non interferirà in nessun modo nell’elaborazione delle proposte che verranno formulate. Il Cantone sarà apertamente all’ascolto dei Comuni».
In quest’ottica prossimamente saranno avviati alcuni gruppi di lavoro composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni che avranno il compito di approfondire gli intendimenti emersi nel corso dell’odierna giornata di lavoro.
Gli obiettivi politici della riformulazione della legge sono quattro: rafforzare l’autonomia e la responsabilità dell’Ente locale, introdurre strumenti di democrazia partecipativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali, diversificare le regole di funzionamento del Comune in base alla sua dimensione o alla sua capacità amministrativa, nonché accrescere l’efficacia e l’efficienza degli organi istituzionali e delle unità amministrative del Comune, adottando appropriati strumenti di delega e di controllo.

Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la visita di due personalità ticinesi attive ai massimi livelli del mondo del calcio; Pierluigi Tami, direttore delle squadre nazionali maschili, e Vincent Cavin, che è stato da poco scelto come assistente allenatore della selezione nazionale degli Stati Uniti.

Il Consiglio di Stato ha espresso ai due ospiti i propri complimenti per le rispettive carriere sportive e dirigenziali, e colto l’occasione per una chiacchierata legata a temi d’attualità nel mondo del calcio svizzero e internazionale, e dello sport più in generale.
Con Pierluigi Tami – che dal 2019 lavora ai massimi livelli dell’Associazione svizzera di football (ASF) e ricopre il ruolo di direttore delle squadre nazionali maschili – sono state discusse le prospettive della selezione elvetica in vista dei prossimi Campionati europei, in programma fra giugno e luglio in Germania.
Insieme a Vincent Cavin, vodese di nascita ma per molti anni attivo nel mondo del calcio ticinese, è stata invece discussa la nuova carica per la quale è stato scelto l’ex assistente allenatore della squadra nazionale rossocrociata. A partire da questo mese, infatti, Cavin è entrato a fare parte dello staff di Gregg Berhalter, allenatore della selezione nazionale statunitense – con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva per la Coppa del Mondo 2026, che proprio gli USA ospiteranno insieme a Canada e Messico.

‘Il Comune? Deve essere più coinvolgente, più democratico’

‘Il Comune? Deve essere più coinvolgente, più democratico’

Il capo della Sezione enti locali Della Santa: il simposio di giovedì segnerà di fatto l’avvio della riforma della Legge organica comunale
«Con l’evento di giovedì poseremo in un certo senso la prima pietra del cantiere». L’evento è il quinto ‘Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni’ in agenda per il 1º febbraio a Bellinzona nell’auditorium della Scuola cantonale di commercio. Il cantiere, impegnativo, è la riforma della Legge organica comunale, la normativa che disciplina l’attività degli enti pubblici locali ticinesi.
Si parla di una revisione completa del testo entrato in vigore nel 1987. «Nel 2020 durante la pandemia – riprende Marzio Della Santa, alla testa, in seno al Dipartimento istituzioni, della Sel, la Sezione degli enti locali, promotrice del convegno – abbiamo cominciato, come organo di vigilanza sui Comuni ma anche di consulenza e di responsabile della formazione per gli stessi, a riflettere sull’opportunità di un cambiamento della legge che regola il funzionamento del Comune. In questi trentasette anni sono state apportate alla Loc delle modifiche puntuali, tuttavia l’architettura generale è rimasta immutata. Nel frattempo il numero dei Comuni, con il processo delle aggregazioni, è diminuito: da 245 a 106. Ed è destinato a scendere ancora. È calata anche la partecipazione dei cittadini alla vita, politica e non solo, dei rispettivi Comuni. Occorre poi interrogarsi su un aspetto importante, quello dell’autonomia comunale, a fronte anche di leggi settoriali, quale ad esempio la Legge edilizia, che demandano agli enti locali l’esecuzione di determinati compiti, trasformandoli di fatto in sportelli del Cantone, in sue agenzie amministrative sul territorio. Questi e altri fattori, insomma, rendono secondo noi necessario un ampio ripensamento della Legge organica comunale». La Sel, aggiunge il suo capo, «ha così identificato dei temi su cui porre l’accento».

Della Santa, al simposio di giovedì verranno quindi presentate delle ricette preconfezionate, le vostre per intenderci? Ricette da prendere o lasciare?
Nessuna ricetta preconfezionata, tantomeno da accettare o respingere. Per questo al convegno, che durerà tutto il giorno, la Sezione degli enti locali soprattutto ascolterà. Ascolterà gli attori istituzionalmente chiamati a gestire il Comune: municipali, consiglieri comunali e funzionari dirigenti. Per sapere quali sono secondo loro i temi che ritengono debbano essere affrontati nella revisione generale della Loc. Per sapere da politici e amministratori locali cosa funziona e cosa non funziona, cosa dovrebbe cambiare, quali dovrebbero essere le priorità di intervento».

E quali sono i temi individuati invece dalla Sezione che lei dirige e su cui, per citare le sue parole, andrebbe posto l’accento nell’ambito della riforma legislativa?
Temi che nel contempo noi consideriamo gli obiettivi politici della revisione generale della Loc. Dal nostro punto di vista, la riforma dovrebbe poter rafforzare l’autonomia e la responsabilità locale sugli aspetti regolamentati dalla Legge organica comunale. Dovrebbe poter estendere la differenziazione, in base alla sua dimensione o alla sua capacità amministrativa, delle regole di funzionamento del Comune e qui alludo al concetto di federalismo asimmetrico. Dovrebbe poter introdurre strumenti di democrazia partecipativa/deliberativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali. Dovrebbe poter incrementare l’efficacia e l’efficienza degli organi istituzionali del Comune – legislativo ed esecutivo, evitando una sovrapposizione, di fatto, dei ruoli come succede in alcune realtà locali –, ma pure delle entità pubbliche preposte all’erogazione delle prestazioni – amministrazione comunale, enti autonomi di diritto comunale, consorzi eccetera –, adottando anche idonei strumenti di delega e di controllo. Quattro obiettivi politici dunque.

Concretamente?
A proposito del primo obiettivo, si tratterebbe di riconoscere il Comune nella sua autonomia operativa, rafforzandola con norme adeguate alla realtà odierna, ma si tratterebbe anche di introdurre una vigilanza maggiormente efficace. Come Sezione enti locali, chiediamo di disporre di strumenti più performanti di quelli attribuitici oggi: non possiamo chiarire con la medesima efficacia e la medesima celerità tutti i casi di presunta irregolarità segnalatici, applicando gli stessi criteri di intervento. Passando al secondo obiettivo, faccio un esempio riguardante gli organi legislativi locali: in base alla dimensione del Comune, e meglio al suo numero di abitanti, abbiamo l’Assemblea comunale, nei Comuni molto piccoli, e il Consiglio comunale. Ci sono anche delle situazioni intermedie, in cui il Comune può optare per l’assemblea o per il consiglio. Ebbene, si potrebbe valutare se estendere questa differenziazione delle regole di funzionamento dell’ente locale, sempre in base al numero di abitanti, ad altri settori di attività del Comune. La legge vigente prevede gli stessi strumenti ad esempio per Linescio e Lugano: realtà molto diverse, peraltro un’eterogeneità diffusa in Ticino, che non possiamo più trascurare. Differenziare le regole di funzionamento significherebbe riconoscere questa eterogeneità.

Tra gli obiettivi politici indicati dalla Sel figura, come da lei ricordato, anche l’introduzione di “strumenti di democrazia partecipativa/deliberativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali”…
Sempre dal nostro punto di vista, andrebbe aggiornato il concetto di democrazia diretta, ma non con riferimento alle fasi tradizionali e cioè quella correttiva, quando scatta un referendum, e quella propositiva, quando scatta un’iniziativa popolare. Bisognerebbe coinvolgere i cittadini, più di quanto non accada ora, nell’identificazione di un bisogno e nella ricerca di una soluzione. Un coinvolgimento che deve avvenire tempestivamente. Non bastano le serate informative alla popolazione, sempre più deserte, che vedono i Municipi illustrare i motivi per cui chiedono lo stanziamento di un credito. Si vorrebbe insomma un Comune più democratico soprattutto per quel che attiene all’elaborazione di un’idea o alla ricerca di una soluzione.

Dopo il simposio, quali saranno i successivi passi verso la riforma della Legge organica comunale?
La nostra intenzione è di avviare uno o più gruppi di lavoro misti, Cantone/Comuni, tra la fine di quest’anno e il prossimo. E di mettere in consultazione un avamprogetto di legge, previa approvazione del Consiglio di Stato, nel 2026. Toccherà in seguito al Gran Consiglio pronunciarsi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 gennaio 2024 de La Regione

 

“Con il Centro di Camorino  risparmieremo sui costi per l’asilo”

“Con il Centro di Camorino risparmieremo sui costi per l’asilo”

Il Consigliere di Stato sottolinea i motivi positivi per questo investimento

Una delle priorità per la Lega dei Ticinesi è la necessità di risparmiare sui costi sostenuti dal Cantone per la politica d’asilo. “È sempre stato così e a maggior ragione oggi, con le casse cantonali che piangono e impongono diversi sacrifici”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Prima di tagliare sugli aiuti ai ticinesi, insomma, occorre spendere meno soldi per i richiedenti l’asilo. Ma proprio lunedì scorso il Gran Consiglio, votando un credito supplementare di circa 2,5 milioni di franchi, ha dato il suo benestare per ultimare i lavori per la realizzazione del nuovo Centro Cantonale polivalente a Camorino, una struttura che adeguerà la capacità ricettiva proprio nel settore dell’asilo e che costerà circa 13,5 milioni di franchi. Non è – abbiamo chiesto al Direttore del Dipartimento delle istituzioni – una contraddizione rispetto a quanto sostenuto dalla Lega dei Ticinesi? “Assolutamente no – ci risponde Gobbi. Lo può essere, ma solo apparentemente. E mi spiego: questa infrastruttura e la modalità della sua gestione abbasseranno i costi che il Cantone dovrà sostenere in futuro per accogliere i richiedenti l’asilo. È l’obiettivo principale del Governo: aumentare la capienza delle strutture d’alloggio collettive sfruttandole per il loro completo potenziale. Ciò permetterà una gestione più efficace e efficiente dell’alloggio dei richiedenti l’asilo, in quanto aumenterà la capacità del Cantone di far fronte a eventuali aumenti di attribuzioni da parte della Confederazione come è capitato proprio in questi ultimi due anni senza dover far ricorso, se non in caso di situazione eccezionali, a pensioni o ad altre strutture alternative estremamente dispendiose e spesso non in linea con le normali esigenze. L’intento quindi è quello di spendere in futuro – quando la struttura di Camorino sarà operativa – non un franco in più rispetto ai sussidi che la Confederazione versa al Cantone per coprire le spese nel settore dell’asilo sostenute dai Cantoni. Anche perché Berna non copre il cento per cento dei costi, ma versa un importo forfettario per singolo richiedente l’asilo. Se questi ultimi sono ospitati in alloggi collettivi avremo una possibilità di rimanere nei margini fissati dal forfait”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Anche la gestione pensata per il Centro di Camorino ci permetterà di essere più efficaci limitando nel contempo le spese. Infatti vi sarà un controllo diretto dei costi per richiedente l’asilo all’interno della struttura. Inoltre verrà seguito un processo d’integrazione a tappe che dovrebbe portare un maggior numero di richiedenti l’asilo al termine del loro percorso a raggiungere un’indipendenza economica attraverso un’occupazione. Un processo che sarà basato sulla meritocrazia. Faccio un esempio: lo straniero che dimostra di sapersi integrare seguendo attivamente le offerte formative, occupandosi del riordino della struttura, impegnandosi in lavori di pubblica utilità unitamente ad un comportamento encomiabile potrà raggiungere la propria indipendenza all’interno della struttura. Ciò sarà possibile in quanto l’edificio di Camorino sarà “modulare” negli spazi, garantendo diverse tipologie d’alloggio”, afferma Norman Gobbi.

Alloggi collettivi, controllo efficace della spesa e promozione dell’integrazione attraverso un processo meritocratico. È un concetto nuovo che migliora la gestione dei richiedenti l’asilo sul nostro territorio. “È il nostro obiettivo per rientrare nelle spese. Come detto, vogliamo riuscire a spendere solo ciò che la Confederazione ci versa. Teniamo conto che Berna copre le spese per il richiedente l’asilo con un forfait mensile che varia in base alla tipologia di permesso da 5 a 7 anni. Da qui la necessità entro questo termine di avere uno straniero integrato e autosufficiente finanziariamente. Altrimenti i costi per il Cantone e i Comuni saliranno. I soldi che investiamo a Camorino sono dunque ben spesi!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 gennaio 2024 de Il Mattino della domenica

Una Polizia cantonale pronta ad affrontare le nuove sfide

Una Polizia cantonale pronta ad affrontare le nuove sfide

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni, presso il Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. È stata l’occasione per ripercorrere e trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività nonché per tracciare il cammino per poter affrontare le future sfide in ambito di sicurezza e di contrasto alla criminalità.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha dapprima evidenziato nel suo discorso come la Polizia cantonale, nei 12 anni che lo hanno finora visto alla guida del DI,
abbia raggiunto numerosi successi divenendo un Corpo riconosciuto per la sua qualità a livello svizzero. Ha poi elencato quelle che sono le peculiarità che rendono il nostro Cantone unico per quanto riguarda la sicurezza. Il Ticino vanta una popolazione di quasi 360mila abitanti, cui quotidianamente si aggiungono circa 80mila lavoratori transfrontalieri e per parecchi mesi all’anno il nostro Cantone ospita numerosi turisti, portando le presenze totali sul territorio ticinese a circa 500mila persone. Inoltre il Ticino si assume il ruolo di sentinella al confine sud della Confederazione, confrontandosi con una crescente immigrazione e un traffico veicolare in forte espansione su uno dei corridoi principali tra il Nord e il Sud d’Europa. Il tutto alle porte di una regione italiana, la Lombardia, con oltre 10 milioni di abitanti, nonché terzo motore economico europeo con tutte le annesse problematiche di territorio di frontiera, ad esempio la crescente pressione migratoria. Queste caratteristiche rendono imprescindibile una dotazione di risorse umane e mezzi adeguati per poter assicurare alle ticinesi e ai ticinesi la miglior sicurezza possibile. E tale sicurezza rappresenta pure un atout sotto il profilo dell’attrattività economica cantonale. Gli effettivi attuali sono quindi corretti per poter svolgere le missioni affidate alla Polizia cantonale e alle Polizie comunali, ha rilevato il Consigliere di Stato Norman Gobbi. L’attuale contesto finanziario impone però un’ottimizzazione delle risorse per contenere i costi, preservando comunque l’efficacia e la qualità del prodotto “sicurezza pubblica”. La ricerca di una maggiore efficienza non deve essere solo uno scopo operativo, ma deve tradursi anche a livello strategico per evitare doppioni e spese pubbliche maggiori tra Cantone e Comuni. Anche in Ticino, come in altre regioni della Svizzera, ci si interroga, da parecchi anni, sul sistema securitario. All’autorità politica spetta il compito di scegliere quale assetto organizzativo sarà idoneo per il Ticino del futuro: optando per l’attuale sistema duale affinato, oppure per un sistema con un unico Corpo di Polizia.

Ha poi preso la parola il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che si è a sua volta soffermato sulla futura organizzazione delle forze di polizia ticinesi. In quest’ambito ha evidenziato che la Polizia cantonale deve essere pronta a operare con l’assetto che scaturirà dalle decisioni adottate a livello politico. Di primaria importanza il fatto che una decisione giunga entro i tempi più brevi possibili poiché la pianificazione strategica e operativa dei prossimi anni dipenderà dalla via che sarà indicata dagli organi competenti. Gli scorsi anni hanno visto crescere il Corpo sotto tutti i punti di vista, ricercando sempre maggiore efficacia ed efficienza grazie a miglioramenti a livello tecnologico e ad un effettivo rinforzato. Il progresso tecnologico con la messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti saranno aspetti imprescindibili per poter garantire in futuro il miglior contrasto possibile ai fenomeni criminali emergenti. Fenomeni sempre più legati al mondo digitale e globalizzato in cui viviamo. I criminali si servono sempre più delle possibilità offerte dalla tecnologia, ad esempio i social media, i big data e l’intelligenza artificiale, sfruttandole per commettere reati viepiù sofisticati. Grazie alle sue competenze, la Polizia cantonale dovrà essere comunque in grado di rispondere con soluzioni e risorse appropriate. Ha infine lodato il buon lavoro svolto dagli agenti e da tutti i collaboratori lo scorso anno. Successo di squadra che permette a tutti i livelli di raggiungere costantemente gli obiettivi strategici e contrastare le attività criminali sul nostro territorio. Un aspetto importante per continuare a godere dell’ampia fiducia che la popolazione accorda alle forze dell’ordine.

La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato  Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari a capo della Polizia giudiziaria e al maggiore Marco Zambetti a capo della Gendarmeria. Oltre che sui successi ottenuti nel contrasto della criminalità e sui sensibili progressi compiuti in pochi anni a livello informatico, si è posto l’accento sulla capacità del Corpo di adattarsi alle nuove sfide tecnologiche, quali l’intelligenza artificiale, in un ambiente sempre più incerto condizionato da andamenti economici negativi, dall’instabilità geopolitica mondiale e dalle finanze cantonali non floride. In quest’ultimo ambito è stata evidenziata la centralità del contrasto ai reati economico finanziari e delle misure patrimoniali intese a recuperare le ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse dello Stato. In un contesto di risorse finanziarie limitate, di frammentazione e polarizzazione sociale, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità dei processi del Corpo saranno aspetti rilevanti nei prossimi anni. Questo anche nell’ottica di adattarsi celermente ai cambiamenti del futuro assetto securitario cantonale. 

Polizia ticinese, consegnato l’atteso rapporto

Polizia ticinese, consegnato l’atteso rapporto

Gobbi: prossimamente lo presenterò ai Comuni

«Il Consiglio di Stato ha preso atto del documento mercoledì, dopo che avevo dato ai colleghi una decina di giorni per leggerlo. Prossimamente illustrerò i contenuti dello studio anche ai Comuni: in questa occasione presenterò pure la mia visione circa la futura organizzazione», dice il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.
Il gruppo di lavoro denominato ‘Polizia ticinese’ ha dunque consegnato l’atteso rapporto. Il documento, afferma Gobbi da noi interpellato, «chiarisce compiti e competenze della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, trattando fra l’altro della delega ai corpi locali di piccole attività di Polizia giudiziaria». Il Dipartimento, continua il suo titolare, «intende poi proporre un modello di organizzazione, alla luce di quanto emerso dal rapporto, per migliorare la collaborazione e il coordinamento tra Cantonale e Polcomunali. Ed è ciò di cui vorrei anche parlare nell’incontro con i Comuni».
Il gruppo di lavoro è stato costituito nel 2016 dal governo. Nella commissione di studio sono rappresentati, sia sul piano tecnico che su quello politico, Cantone e Comuni. A coordinarla è il segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini. Il quale, in un’intervista rilasciata alla ‘Regione’ nel dicembre 2022, aveva spiegato l’obiettivo della missione del gruppo di lavoro. “Quello della polizia unica non è, e non lo è mai stato, un tema al centro delle nostre riflessioni. Il mandato conferitoci – proseguiva Filippini – è di vedere come ottimizzare l’attività di polizia sul nostro territorio, partendo dalla situazione vigente, quindi dall’esistenza in Ticino di una Polizia cantonale e di corpi di Polizia comunale. Dalla nostra analisi e dalle nostre proposte la politica potrà, questo sì, ricavare elementi per decidere se optare per lo status quo, per la polizia unica o per una diversa ripartizione, fissata per legge, dei compiti fra la Cantonale e le Comunali”. Il focus del gruppo “è sui compiti di polizia in generale. Si tratta quindi di stabilire quali debbano essere eseguiti in maniera uniforme su tutto il territorio ticinese e quali debbano essere svolti tenendo conto delle esigenze locali. In altre parole, si tratta di decidere quali mansioni assegnare alla Polizia cantonale e quali alle Polizie comunali. Questo per evitare anche doppioni. Insomma per garantire un efficace apparato di sicurezza, a beneficio dei cittadini, è necessario stabilire, in modo preciso e chiaro, chi fa cosa – rilevava ancora Filippini –. Per ottimizzare l’attività di polizia, compreso il lavoro di prossimità, occorre passare da una migliore ripartizione dei compiti”.
Dal profilo tecnico, riprende Gobbi, «il rapporto è fatto molto bene: il gruppo di lavoro è entrato nei dettagli nel definire quelli che sono i compiti di prossimità e quelli che sono di competenza del Cantone. Oggi ci sono delle sovrapposizioni di competenze e ruoli che alla fine creano frizioni e anche costi importanti». Costi «che possiamo ridurre, senza pregiudicare la qualità, che è elevata e che vogliamo mantenere tale, dell’apparato di sicurezza pubblica in Ticino. Aggiungo che il numero di poliziotti in Ticino è adeguato: la dotazione di personale è corretta».
Lo studio del gruppo diretto da Filippini è arrivato. Gobbi: «Si tratta ora di tradurlo in un’organizzazione che consenta di rendere ancora più efficace ed efficiente il sistema sicurezza in Ticino, pure nella gestione delle risorse, nell’assetto duale, ossia Polcantonale e Polcomunali. Anche se lo scenario polizia unica, che non era un tema per il gruppo di lavoro, non è da escludere: dipenderà dalle scelte della politica». In Gran Consiglio è sempre pendente l’iniziativa parlamentare, depositata nel dicembre 2020 e della quale era primo firmatario l’allora deputato socialista Raoul Ghisletta, per l’introduzione in Ticino di un solo corpo di polizia.
Quello consegnato in tempi recenti, ricorda il consigliere di Stato, «è il secondo rapporto» del gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’. Il primo risale al 2018 e riguardava il numero minimo di agenti perché una Polizia comunale possa definirsi strutturata ed essere riconosciuta dalla LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polcom.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 26 gennaio 2024 de La Regione