Migrazione: “Il Ticino ha bisogno della solidarietà degli altri Cantoni”

Migrazione: “Il Ticino ha bisogno della solidarietà degli altri Cantoni”

Dopo l’episodio di violenza al Centro Pasture di Balerna, dove due richiedenti l’asilo sono stati arrestati dopo aver ferito tre agenti di Polizia, il governo ticinesi ha scritto a Berna chiedendo maggiori controlli e più collaborazione intercantonale.

Due richiedenti l’asilo 16enni sono stati arrestati dopo aver aggredito tre poliziotti al Centro federale d’asilo Pasture a Balerna. “Questo caso, insieme agli altri episodi accaduti recentemente”, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, “crea una forte incomprensione nella popolazione nei confronti di questi flussi migratori. La Legge sull’asilo è prevista per coloro che hanno diritto alla protezione, quindi per chi fugge da un conflitto o è perseguitato. Il Ticino, nelle ultime sei settimane, ha registrato due terzi di tutte le entrati illegali. Il nostro Cantone è l’hotspot svizzero per quanto riguarda i flussi migratori. Chiediamo a Berna maggiori controlli alla frontiera, per evitare che persone illegali entrino sul nostro territorio, ma anche maggiore fermezza nell’ambito di chi presenta domanda d’asilo”. Non solo, Bellinzona “vuole far capire a Berna che il Ticino non può continuare da solo a gestire la situazione, ma ha bisogno della solidarietà degli altri Cantoni.

https://www.ticinonews.ch/ticino/migrazione-gobbi-il-ticino-ha-bisogno-della-solidarieta-degli-altri-cantoni-384803

Da www.ticinonews.ch

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra i Municipi della Polizia Malcantone Ovest

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra i Municipi della Polizia Malcantone Ovest

Comunicato stampa

Su richiesta di alcuni dei Comuni convenzionati con la Polizia Malcantone Ovest, il Dipartimento delle istituzioni ha tenuto oggi un incontro per presentare il progetto pilota attualmente in corso nella Regione Tre Valli. Per il Dipartimento erano presenti il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Gendarmeria della Polizia cantonale Marco Zambetti. Pure presente il segretario comunale di Biasca Igor Rossetti. Per i Comuni erano presenti i rappresentanti di Caslano, Magliaso, Tresa, Pura, Curio, Bedigliora, Novaggio, Astano e Miglieglia e il comandante della polizia Malcantone Ovest.

A seguito della “disdetta unilaterale” della convenzione da parte del Comune sede della Polizia Malcantone Ovest (Caslano) i vari Municipi hanno reagito indicando di voler valutare tutte le possibili opzioni esistenti, prima di determinarsi su come continuare l’attività di polizia nella regione del Malcantone Ovest. Tra queste opzioni vi è pure una conduzione “mista” in collaborazione tra Polizia cantonale e Polizia comunale. A questo riguardo i Comuni hanno quindi chiesto al Dipartimento delle istituzioni di presentare il progetto pilota che attualmente si sta svolgendo nelle Tre Valli e che applica sul campo questa forma di collaborazione.  
Accogliendo la richiesta di informazione da parte dei Comuni, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha indicato la necessità di trovare una soluzione al problema nel comparto territoriale di Basso e Medio Malcantone, sottolineando l’importanza dell’attività della polizia sul fronte della sicurezza, in un territorio di confine che presenta un forte traffico e che ospita molte attività economiche, oltre a vantare un numero di abitanti considerevole. 
Da parte loro, il maggiore Marco Zambetti, Capo Area della Gendarmeria, e il segretario comunale di Biasca, Igor Rossetti, hanno presentato il progetto pilota in corso nella Regione Tre Valli. A grandi linee, il progetto prevede che gli agenti comunali e cantonali in una prima fase lavorano in un posto misto diretto dalla Polizia cantonale e dispongono delle stesse competenze. Semplificando, procedono sia al primo intervento sia ai compiti maggiori di prossimità. Grazie all’impiego di assistenti di polizia (che sono a diretta dipendenza dei Comuni) vengono svolte diverse attività di prossimità cosiddetta minore (controllo traffico fermo, notifica precetti ed altre attività di competenza comunale). A Biasca questi assistenti di polizia sono gestiti in un pool e sono attribuiti ai vari Comuni per l’operatività. 
Sono state numerose le domande sollevate, alle quali i responsabili “tecnici” hanno potuto rispondere, fornendo un quadro esaustivo del progetto condotto nelle Tre Valli. 
A conclusione dell’incontro, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha auspicato una soluzione concordata della vertenza tra i Comuni, i quali devono ora scegliere quale opzione risponde meglio alle loro esigenze politiche ed operative, fermo restando che la sicurezza è un settore delicato ed essenziale per la cittadinanza.

Lavertezzo e Locarno, prove di un ‘matrimonio’

Lavertezzo e Locarno, prove di un ‘matrimonio’

I sindaci dei due Comuni hanno consegnato al Consiglio di Stato l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione
La “promessa di matrimonio” fra Locarno e Lavertezzo, che confina fisicamente con il quartiere locarnese delle Gerre di Sotto, è stata consegnata oggi pomeriggio (venerdì 27 ottobre) a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, direttamente nelle mani del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, da parte dei rappresentanti dei due Municipi. Nello specifico, per Lavertezzo la sindaca Tamara Bettazza, il municipale Matteo Lanini (alla testa del Dicastero finanze ed economia) e il segretario comunale Damiano Gianella. Mentre per Locarno, oltre al sindaco Alain Scherrer erano presenti anche il municipale Nicola Pini (capo del Dicastero sviluppo economico e territoriale) e il coordinatore di dicastero Fausto Castiglione.
L’istanza d’aggregazione, come anticipato da laRegione, è figlia della proposta avanzata dal Municipio di Lavertezzo, dopo aver approfondito più scenari con il coinvolgimento diretto del Consiglio comunale. Da sempre fautrice delle fusioni comunali, la Città ha raccolto all’istante l’invito di Lavertezzo. E questo, come sottolinea Scherrer, «anche nella speranza che si tratti della scintilla che inneschi un circolo virtuoso sul fronte delle aggregazioni comunali, nel Locarnese da troppo tempo come ben sappiamo ferme al palo».
Gli fa eco la sindaca di Lavertezzo Tamara Bettazza: «Assieme ai membri del legislativo locale, eletti in rappresentanza della popolazione e dunque le prime ‘antenne’ di un Comune, abbiamo svolto un esaustivo lavoro di analisi su tre scenari. E, tirate le somme, l’esecutivo è giunto alla conclusione che la fusione con il Polo regionale sia quella che meglio risponde alle nostre aspettative e ai nostri bisogni».
Un’aggregazione comunale non si fonda dunque solo sugli ideali. Deve disporre di solide radici, che abbiano la concreta possibilità di rimanere saldamente affrancate al terreno, permettendo così la crescita di un albero solido e rigoglioso. Nell’istanza consegnata al Consiglio di Stato, i due esecutivi, come accennato, a proposito spiegano in una nota stampa: “Dopo aver svolto diverse analisi e confronti, riteniamo che si debba andare oltre la collaborazione intercomunale, considerato che alcune caratteristiche intrinseche ai nostri due Comuni, reciproci interessi economici e sociali, così come obiettivi condivisi possano concretizzarsi in un progetto aggregativo allo scopo, tra le altre cose, di rafforzare i servizi offerti alla cittadinanza, migliorare l’amministrazione generale della cosa pubblica e la gestione del territorio. A dimostrazione dei legami che già esistono, basti citare il fatto che parte del territorio di Locarno (Gerre di Sotto) è situata sul Piano di Magadino e confina con Lavertezzo”.
Ma non è tutto: “Oltre a ciò – aggiungono i due Municipi all’unisono –, riteniamo che gli attuali due enti locali costituiranno una comunità solida, che permetterà al comparto est di consolidare le proprie relazioni. Ad esempio, già attualmente alunni di Locarno dell’area agricola di fronte a Lavertezzo frequentano l’Istituto scolastico di quest’ultimo comune e diversi domiciliati nell’area partecipano alle sue attività”. Senza dimenticare l’ottima collaborazione nella gestione della fornitura d’acqua potabile. A proposito, per segnalare solo una delle ultime sinergie instaurate in ordine cronologico, va ricordato il recente progetto di collegamento tra i due acquedotti, realizzato in brevissimo tempo, che permetterà di migliorare e assicurare un più costante approvvigionamento in caso di siccità.
Consegnata l’istanza, ora si attende l’esito della relativa procedura. La Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni del 16 dicembre 2003 (art. 4a), riassumendo, prevede che entro un anno dall’inoltro dell’istanza il Consiglio di Stato avvii uno studio d’aggregazione, definendone il comprensorio. Andrà dunque nominata una commissione, per la cui composizione gli esecutivi di Lavertezzo e Locarno propongono la seguente e bilanciata formula: per il Comune di Lavertezzo vi faranno parte il sindaco e due municipali con l’accompagnamento tecnico/amministrativo del segretario comunale; per la Città, il sindaco e due municipali, ma con l’accompagnamento tecnico/amministrativo del coordinatore del Dicastero finanze.
Nel corso della procedura, va infine rimarcato, sempre citando le norme in materia, che “tenuto conto degli obiettivi di legge e del Piano cantonale delle aggregazioni” è comunque “data facoltà al Consiglio di Stato di modificare lo scenario proposto con l’istanza, includendo o escludendo Comuni o frazioni” o anche di non dare seguito alla proposta. Contro eventuali decisioni negative del Consiglio di Stato, i Municipi, i legislativi e i cittadini dei Comuni interessati hanno comunque la possibilità di ricorso al Gran Consiglio. I sindaci di Lavertezzo e Locarno non hanno però dubbi e sono fermamente convinti di aver imboccato la strada giusta. Confidano dunque nella buona riuscita del processo innescato con la consegna dell’istanza d’aggregazione al Consiglio di Stato.
 
Da www.laregione.ch
 
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Aggregazioni, Lavertezzo e Locarno “promessi sposi”
I rispettivi sindaci hanno consegnato al Consiglio di Stato l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione dei due Comuni.

Si va verso un’altra aggregazione nel Locarnese. Lavertezzo e Locarno hanno infatti siglato una “promessa di matrimonio”, con i due sindaci che oggi hanno consegnato a Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni e a Marzio Della Santa, caposezione degli Enti locali, l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione dei due Comuni. 

“che sia una spinta per le aggregazioni nel Locarnese”
L’istanza d’aggregazione, sottolinea la Città di Locarno in una nota, “è figlia della proposta avanzata dal Municipio di Lavertezzo, dopo aver approfondito più scenari con il coinvolgimento diretto del Consiglio comunale. Da sempre fautrice delle fusioni comunali, Locarno ha raccolto all’istante l’invito di Lavertezzo. E questo “anche nella speranza che si tratti della scintilla che inneschi un circolo virtuoso sul fronte delle aggregazioni comunali, nel Locarnese da troppo tempo come ben sappiamo ferme al palo”, spiega Alain Scherrer, sindaco di Locarno, citato nel comunicato stampa. Gli fa eco Tamara Bettazza, sindaca di Lavertezza, secondo cui “la fusione con il Polo regionale sia quello che meglio risponde alle nostre aspettative e ai nostri bisogni”.

“i due enti locali costituiranno una comunità solida”
I due Municipi ritengono che “gli attuali due enti locali costituiranno una comunità solida, che permetterà al comparto est di consolidare le proprie relazioni. Ad esempio, già attualmente alunni di Locarno dell’area agricola di fronte a Lavertezzo frequentano l’Istituto scolastico di quest’ultimo Comune e diversi domiciliati nell’area partecipano alle sue attività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/aggregazioni-lavertezzo-e-locarno-promessi-sposi-384798

Da www.ticinonews.ch

 

Gobbi: “Con la nuova formula garantiamo equità agli automobilisti”

Gobbi: “Con la nuova formula garantiamo equità agli automobilisti”

Sull’imposta di circolazione: “La volontà popolare è stata salvaguardata”

Quattro domande secche al Consigliere di Stato Norman Gobbi sul tema “Imposta di circolazione”.

Perché dobbiamo ritornare a parlare di imposta di circolazione, quando un anno fa siamo andati a votare e abbiamo introdotto le nuove imposte?
L’imposta di circolazione 2023 ha validità solo per quest’anno. Siamo quindi obbligati a definire una nuova formula. Non dovessimo fare nulla, nel 2024 entrerebbe in vigore un’imposta di circolazione basata sulla formula che il popolo ha approvato il 30 ottobre dell’anno scorso. Una proposta che ha delle forti controindicazioni, in particolare perché tiene conto solo delle emissioni di CO2 di una vettura. Dal momento in cui era stata lanciata l’iniziativa popolare, e cioè nel 2017, fino ad arrivare ad oggi sono cambiate molte cose nel mondo automobilistico e in particolare nei sistemi di rilevamento del CO2 delle nostre auto, tanto da “sballare” i calcoli tra un’auto e l’altra penalizzando le auto immatricolate dopo il 2018. Un effetto negativo, non voluto dall’iniziativa, e che già l’anno scorso ha spinto il Gran Consiglio dopo la votazione a modificare la formula con una soluzione- tampone per il 2023.

Quindi si riparte da zero… 
No, non direi che si riparte da zero. Oggi abbiamo accumulato l’esperienza dello scorso anno. Per questo abbiamo coinvolto gli esperti del settore – cioè tutti i portatori di interesse, da UPSA al TCS e all’ACS, per arrivare anche a CarrosserieSuisse e agli esperti della Divisione Ambiente del Dipartimento del Territorio – per chiedere come venire a capo di questa situazione trovando una formula che durasse nel tempo, ma soprattutto che fosse equa nei confronti di tutti i proprietari di automobili. Ebbene gli esperti ci hanno confermato che utilizzare il CO2 quale unico fattore per determinare le nostre imposte di circolazione avrebbe provocato tutte le disparità e distorsioni che abbiamo conosciuto per l’imposta di quest’anno e che sappiamo che se venisse applicata la formula votata saranno ancora maggiori. È stata quindi individuata una formula che tenga sì conto del CO2, ma che allo stesso tempo consideri il peso a vuoto del veicolo e la potenza. A questi tre fattori è stato aggiunto un coefficiente cantonale (una sorta di moltiplicatore cantonale, per intenderci) che verrà deciso dal Gran Consiglio, attraverso il quale si potrà definire l’ammontare complessivo dell’imposta di circolazione.

Non si tradisce in questo modo la volontà popolare che si basava solo sul CO2 seguendo il principio “che più inquina paga”?
Il rispetto della volontà popolare è alla base del mio agire politico. È un fatto assodato. Di fronte però a una formula che era stata pensata tanti anni fa e che quindi produce diversi effetti molto negativi – basti pensare che per sanare la situazione delle auto più vecchie (immatricolate prima del 2009, ndr) che avrebbero pagato un’altissima imposta di circolazione perché producono molto CO2 si era dovuto inserire una moratoria di un anno… – non si può far finta di niente. Inoltre, è un dato di fatto che il parco circolante in Ticino negli ultimi anni è costantemente invecchiato (con oggi una media di oltre 10 anni di vita per veicolo) e ciò significa che questa disparità di trattamento si protrarrebbe ancora per diversi anni. Per questi motivi, in questo caso il rispetto della volontà popolare, è dato dal fatto che il fattore del CO2 viene sempre tenuto in debito conto, ma per evitare gli errori del passato si deve giocoforza considerare anche altri parametri. La formula proposta permette di trattare ogni possessore di un’auto in modo equo. Abbiamo la sicurezza che questa formula non crea favoritismi o, in senso contrario, delle “vittime” di un calcolo matematico. E questo vale per tutti: da chi ha un’auto elettrica, a chi ha un’auto vecchia, una mossa a carburante diesel, ecc.

C’è chi ha proposto un referendum ancora prima di conoscere la formula. Che cosa ne pensa?
La politica è questa. Ognuno fa il suo gioco. Le frottole sono un po’meno digeribili. Il Consiglio di Stato lascia nelle mani del Parlamento lo strumento del coefficiente cantonale. Questo coefficiente definisce quanto si vorrà incassare con le imposte di circolazione, mentre la garanzia dell’equità di trattamento, come detto, è stabilita dalla formula. Il Gran Consiglio deciderà. Da parte sua il Governo ha calcolato un’entrata di 91,5 milioni di franchi, così come definito per il 2024 nell’opuscolo della votazione del 30 ottobre 2022, a prescindere dalla formula che sarà applicata, per coprire i costi dell’infrastruttura stradale, come chiede espressamente la legge. Dal 2016 a oggi per garantire a tutti noi automobilisti strade accettabili il Cantone ha speso mediamente 106 milioni di franchi…

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 22 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

 
Punti sensibili, Cocchi: pronti ad aumentare la sorveglianza

Punti sensibili, Cocchi: pronti ad aumentare la sorveglianza

Così il comandante della Polizia cantonale.
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi: ‘Stiamo assistendo a una destabilizzazione globale’
Sulla scia dell’attacco di Hamas nella Striscia di Gaza, la Svizzera ha inasprito le misure di sicurezza presso l’ambasciata israeliana a Berna e il consolato israeliano a Ginevra: in tal senso Fedpol, l’Ufficio federale di polizia, ha dato disposizioni alle forze dell’ordine cantonali. È quanto ha indicato una portavoce di Fedpol all’agenzia Keystone-Ats. Per non pregiudicare l’efficacia dei provvedimenti, non è entrata nel dettaglio. Analoghe procedure, segnala ancora l’Agenzia telegrafica svizzera, sono state avviate in altri Paesi europei. In Germania e in Francia, per esempio, la polizia ha dichiarato di aver rafforzato i controlli intorno alle sinagoghe e alle scuole ebraiche, così come nei paraggi dei memoriali. In Svizzera della protezione delle istituzioni religiose sono generalmente responsabili le polizie cantonali. Alcune – diciannove nel 2023 stando a Fedpol – ricevono un sostegno finanziario per le misure di sicurezza.

Misure e competenze
«Tutte le misure di polizia volte a una protezione accresciuta di ambasciate, consolati e personalità straniere presenti sul territorio elvetico sono decise dal Servizio federale di sicurezza di Fedpol, che ordina poi di attuare alle polizie di quei Cantoni dove si trovano rappresentanze e persone interessate – spiega il comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi, interpellato da ‘laRegione’ –. Parliamo in generale di un rafforzamento dei pattugliamenti o di una sorveglianza più stretta degli obiettivi sensibili. Per quanto ci concerne, al momento non abbiamo ricevuto disposizioni da Berna. Comunque a dipendenza di come evolverà la situazione e tenuto conto della presenza in Ticino di istituzioni religiose, decideremo come muoverci sulla base di un’analisi dei servizi interni alla Polizia cantonale, adeguando se del caso le misure necessarie alla sicurezza delle citate istituzioni».
Tensioni internazionali e sicurezza interna. Venerdì scorso, il giorno prima dell’attacco a Israele, si è svolto a Bellinzona il tradizionale incontro fra il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Con la partecipazione stavolta, riporta una nota dello stesso Dipartimento, del generale di brigata italiano Andrea Torzani quale conferenziere. “Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro cantone”, scrive il Dipartimento in una nota.

‘Una situazione che non vedevamo da tempo’
Gobbi si è soffermato in particolare “sulle sfide future legate agli effettivi di tutti i partner della protezione della popolazione e dell’esercito, così come sul fenomeno migratorio, in riferimento anche all’aumento in questi ultimi mesi delle entrate illegali al confine italo-svizzero”. Commenta Norman Gobbi da noi contattato dopo i recentissimi fatti: «Stiamo assistendo a quella che secondo me è una destabilizzazione globale. Si aprono purtroppo sempre più fronti: in Medio Oriente, in Kosovo, tra Cina e Taiwan, in parte anche in Africa, senza dimenticare ovviamente il conflitto in Ucraina. Una destabilizzazione sempre più diffusa, come non vedevamo da tempo. E che preoccupa».

Il capo dell’esercito si trovava in Israele
Sarebbe dovuto restare tre giorni. I razzi su Israele gli hanno però imposto un rientro anticipato. Il capo dell’esercito svizzero Thomas Süssli era in Israele sabato quando Hamas ha attaccato, inaspettatamente e con la violenza di ‘un’alluvione’ di missili lo Stato ebraico, provocando terrore e morte.
Nessun commento però dal comandante. Da noi raggiunto, il portavoce dell’esercito elvetico Mathias Volke, ha fatto sapere che Süssli «non è disponibile per un colloquio», e che la delegazione in Medio Oriente è tornata sana e salva in Svizzera, tanto che «la sicurezza è sempre stata la massima priorità durante la visita di lavoro. Come concordato, la delegazione svizzera è infatti stata integrata nel sistema di sicurezza dell’United Nations Truce Supervision Organisation, che ha costantemente monitorato e valutato la situazione sul posto».
La trasferta in Israele del capo delle forze armate era in gran parte dedicata alla visita della missione di promovimento della pace per la sorveglianza dell’armistizio, annota l’Esercito. Infatti, presso il quartiere generale ha avuto luogo uno scambio con il divisionario Patrick Gauchat, l’ufficiale svizzero che attualmente dirige la missione dell’Onu fondata nel 1948. Attualmente vi sono impiegati anche dodici ufficiali dell’Esercito svizzero (osservatori militari nonché ufficiali di Stato maggiore).
Oltre alla visita di lavoro, ieri era previsto un incontro con il capo dello Stato maggiore generale delle forze armate israeliane, il tenente generale Herzi Halevi, poi saltato per il forzato rientro.

Da www.laregione.ch

(Immagine: lanostrastoria.ch)

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Comunicato stampa

L’auditorium della Scuola di commercio di Bellinzona ha ospitato venerdì 6 ottobre il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Un momento di dialogo e di condivisione, che quest’anno ha visto la partecipazione del Generale di brigata italiano Andrea Torzani in qualità di conferenziere.

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrare annualmente gli Ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
La serata è stata aperta dal saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, che ha ripercorso le attività salienti del 2023. Ha poi preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto le sfide, attuali a future, che attendono la Svizzera, il Cantone Ticino e il Dipartimento delle istituzioni, soffermandosi in particolare sulle sfide future legate agli effettivi di tutti i partner della protezione della popolazione e dell’esercito, così come sul fenomeno migratorio, in riferimento anche all’aumento in questi ultimi mesi delle entrate illegali al confine italo-svizzero.
Il testimone è poi passato al Generale di brigata italiano Andrea Torzani, che ha incentrato il suo intervento sulle “operazioni militari all’estero”. Prima del consueto saluto alla bandiera il comandante della Divisione territoriale 3 – divisionario Maurizio Dattrino –  ha tenuto a ringraziare per l’organizzazione e per il costante supporto che il Dipartimento delle istituzioni offre all’Esercito svizzero.

Ristoranti ticinesi stellati: “uno stimolo per tutto il settore”

Ristoranti ticinesi stellati: “uno stimolo per tutto il settore”

Norman Gobbi sottolinea il valore dell’enogastronomia nel nostro Cantone

Undici stelle nel firmamento gastronomico ticinese, dopo l’annuncio in settimana da parte della Guida Michelin. “È sicuramente un vanto per il Ticino. Un cielo sempre più luccicante”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che prende l’occasione per sottolineare questo successo. “Ritengo che nel nostro Cantone si stia lavorando bene nel settore della gastronomia. Si è capito che a risultare vincente è la capacità di coniugare la tradizione con l’innovazione. Non sto parlando solo dei locali pubblici più rinomati e premiati. Dobbiamo mantenere le nostre tradizioni culinarie, perché i ticinesi cercano ancora i gusti tipici di questa nostra meravigliosa terra e ai turisti piace gustare i nostri piatti e i nostri prodotti e li vanno a ricercare sempre di più. E poi le nostre location sono invidiabili, non solo nelle strutture, ma in tutto quel che le circonda. Assieme ai piatti possiamo poi proporre anche l’accompagnamento di un ottimo vino. E non è poco!”, sottolinea il nostro interlocutore.

“Se pensiamo anche alla manifestazione “San Pellegrino, Sapori Ticino”, promossa ormai da quasi vent’anni da Dany Stauffacher, che porta in Ticino chef pluri-stellati a collaborare con i nostri ristoranti ci rendiamo conto del livello raggiunto. Il nostro tessuto storico-culturale favorisce lo sviluppo dell’enogastronomia. Un settore sempre più attrattivo dal punto di vista turistico e quindi con un ritorno positivo per la nostra economia. Abbiamo molti “atout” da giocare in Ticino anche quale unico Cantone a sud delle Alpi. Il successo della Festa federale della Musica popolare andata in scena due settimane fa a Bellinzona deve essere un ulteriore stimolo. Migliaia di confederati hanno apprezzato la capitale e l’organizzazione dell’evento. Il corteo finale ha visto oltre 35 mila persone assieparsi lungo viale Stazione per una festa che ha accomunato ticinesi e ospiti d’oltre San Gottardo”, afferma Norman Gobbi. E parlando di enogastronomia locale, “ricordo inoltre che attualmente è in corso la rassegna gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio, giunta alla sua 60esima edizione!”

Durante la campagna elettorale Norman Gobbi in aprile ha voluto incontrare le ticinesi e i ticinesi offrendo un piatto di risotto in molte località del Ticino. “Sono convinto che attorno a un tavolo, mangiando un risotto e bevendo un bicchiere di vino, si crei un’atmosfera che favorisce la qualità della nostra vita. Una convivialità che fa bene anche per affrontare i momenti più impegnativi legati per esempio al lavoro. Spesso da un incontro nascono anche opportunità. Sicuramente si rafforza il nostro spirito comunitario e identitario”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1900134

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 6 ottobre 2023 de Il Quotidiano

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Le bodycam piacciono, ma occorrerà tempo
Il test condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria «ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione» dello strumento – Norman Gobbi: «Avremo un centro di competenze per l’approvvigionamento del materiale e il recupero dati»

In un futuro non troppo lontano, anche in Ticino i corpi di Polizia potrebbero indossare le cosiddette «bodycam», microcamere portabili utilizzate per registrare e documentare le attività di una pattuglia o di un singolo agente. Un tema di cui nel nostro cantone si parla da molto tempo e che ha visto una prima concreta spinta in avanti nel 2021, quando assieme alla Polizia comunale di Lugano e alla Gendarmeria, è stato avviato un progetto pilota per testare l’utilità di questa tecnologia. E nel frattempo, diversi professionisti del settore hanno chiesto di poter implementare in tempi celeri questa tecnologia. Un auspicio in tal senso, ad esempio, era stato espresso anche dal presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli. Ora, va però detto che allo stato attuale la legge non permette l’utilizzo di queste microcamere per le Polizie comunali. Tuttavia, è oggi pendente in Parlamento il messaggio governativo (licenziato a marzo di quest’anno) riguardante la nuova Legge cantonale di Polizia. Essa, tra le varie novità, darebbe pure le basi legali per implementare proprio le «bodycam».

L’approvazione è pendente
A ribadire nuovamente la bontà del progetto, proprio ieri, è stato anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Durante la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza – che riunisce in un tavolo politico il Dipartimento delle istituzioni (DI) e i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi – Cocchi ha presentato i risultati del progetto pilota, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. «Un test – si legge in un comunicato del DI – sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle bodycam». Un’implementazione che però, come dicevamo, potrebbe richiedere un po’ di tempo.
Nello stesso comunicato anche il DI ricorda infatti che «per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia», attualmente pendente nella Commissione parlamentare competente. Oltre a ciò, andranno poi anche definiti «gli aspetti finanziari che una simile novità comporta». Detto diversamente: l’intenzione di andare in questa direzione c’è, ma la strada verso l’implementazione potrebbe essere ancora lunga.

«Non in maniera sistematica»
Il direttore del DI Norman Gobbi, da noi raggiunto, preferisce non sbilanciarsi sulle tempistiche dell’operazione. Ad ogni modo, sottolinea due aspetti dell’esperienza fatta con il progetto pilota. «Da una parte si tratta di un elemento di prova quando la Polizia interviene. E questo è sicuramente positivo, perché non è una terza persona a filmare e, inoltre, tutto rimane a “scatola chiusa”, senza poter essere modificato, a comprova delle varie inchieste». Dall’altra parte, «un altro aspetto che inizialmente si auspicava potesse essere un plusvalore anche per l’operatività degli agenti, non ha dato i risultati sperati: si pensava potesse fungere da deterrente per certi comportamenti violenti da parte delle persone sottoposte a fermo di Polizia. Ma in alcuni casi, magari perché erano scatenati o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, l’aver annunciato di essere registrati non ha avuto un effetto deterrente». In ogni caso, in generale, Gobbi definisce il test pilota «una buona esperienza, la quale è stata anche apprezzata dagli agenti».
Un altro tema da discutere sarà poi quello degli investimenti. A questo proposito Gobbi spiega di aver già discusso con i Comuni della creazione di un centro di competenze cantonale, «che andremo già ad avviare nella sua costituzione per anticipare i tempi e che gestirà tutto il sistema bodycam, sia per l’approvvigionamento delle telecamere sia per il recupero dati in caso di necessità». L’obiettivo del centro di competenze è «quello di avere un organo neutro e specializzato: gli altri corpi di polizia non dovranno avere un informatico di turno per estrapolare i dati in caso di necessità». Ma perché non iniziare già ora – chiediamo infine a Gobbi – a implementarle per la Polizia cantonale (la quale ha già la base legale per farlo)? «Sì, potremmo già incominciare, ma non lo faremo in maniera sistematica. Durante qualche impiego lo si farà, ma per ora non in maniera sistematica. Anche perché – chiosa Gobbi – per farlo dovremo prima chiedere gli eventuali crediti per gli investimenti».

Da www.cdt.ch
Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita ieri a Bellinzona per la 25ma volta la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Il focus è stato posto sul progetto Bodycam e sulla formazione degli agenti di polizia.

La Conferenza cantonale consultiva si è ritrovata per la prima volta dall’inizio della legislatura cantonale 2023-2027. Introducendo i lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’importanza di questa piattaforma, che permette di sviluppare progetti e affrontare problematiche nell’ottica di migliorare la collaborazione delle forze dell’ordine a favore della sicurezza dei cittadini.

In particolare durante l’incontro odierno il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha presentato i risultati del progetto pilota “Bodycam”, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. Si tratta, in sintesi, dell’introduzione dell’uso delle telecamere per registrare e documentare le attività di una pattuglia. Un test sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle Bodycam. Per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia, oltre alla definizione degli aspetti finanziari che una simile novità comporta.

Tra gli altri temi affrontati si segnala l’aggiornamento legato alla formazione in corso alla Scuola cantonale di Polizia 2023 e le selezioni per quella del 2024, nonché informazioni sulle procedure di notifica dei precetti esecutivi. Inoltre il Segretario generale del DI e presidente del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” Luca Filippini ha portato gli aggiornamenti sulle attività del gruppo.

La Conferenza tornerà a riunirsi venerdì 15 marzo 2024.    

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Comunicato stampa

Su richiesta del Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato ha approvato l’introduzione di una figura criminologica nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali. Tale figura, inserita nell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, sosterrà a partire dal 2025 le istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali nel definire la pianificazione e gli interventi necessari per ridurre i rischi di recidiva delle persone condannate.

La Conferenza latina dei Capi dei Dipartimenti di giustizia e polizia, di cui anche il Canton Ticino è parte tramite il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sviluppato un processo di esecuzione delle sanzioni penali orientato al rischio, sul modello di quanto in vigore dal 2018 nei Cantoni svizzero tedeschi (“Risikoorientierter Sanktionenvollzug), denominato PLESORR, Processo latino dell’esecuzione delle sanzioni orientato ai rischi e alle risorse.

PLESORR, che entrerà in vigore obbligatoriamente a partire dal 2025 nei Cantoni di Friborgo, Vaud, Vallese, Ginevra, Giura e Ticino, mira a ridurre la recidiva delle persone condannate penalmente, contribuendo così non solo a una maggiore sicurezza pubblica, ma anche a un più efficace reinserimento sociale. Questo processo prevede quattro fasi di intervento: un triage iniziale teso a una prima definizione dell’intensità del rischio (alto, medio o basso), una valutazione criminologica approfondita per i casi ad alto e medio rischio, la pianificazione della sanzione penale e la presa a carico della persona condannata volta alla riduzione dei rischi.

È nella fase della valutazione standardizzata del rischio che interverrà la nuova figura del/la criminologo/a, identificando il grado e il tipo di rischio e suggerendo alle istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali i migliori interventi volti alla riduzione del rischio di recidiva.

La nuova figura opererà all’interno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, che già oggi è competente per l’elaborazione e l’implementazione della pianificazione delle sanzioni penali e collaborerà con tutte le istanze implicate nell’esecuzione delle sanzioni penali, con gli istituti penitenziari e con i centri per le misure penali.

Informazioni dettagliate relative a compiti e requisiti di questa nuova figura sono consultabili all’indirizzo www.ti.ch/concorsi.