“Abbiamo la struttura, ma il Ticino ha già dato”

“Abbiamo la struttura, ma il Ticino ha già dato”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi si esprime sulla richiesta federale di garantire 1800 posti supplementari in tutta la Svizzera: “Abbiamo chiesto ad altri Cantoni e alla Confederazione di assumersi le loro responsabilità”.
Per affrontare la pressione migratoria attesa per l’autunno, i Cantoni metteranno a disposizione 1’800 posti supplementari, di cui 600 utilizzabili da subito. È quanto è stato stabilito dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e dai diretti interessati. Anche il Ticino è chiamato a fare la sua parte. “Prima però spetta agli altri”, mette in chiaro il consigliere di Stato, Norman Gobbi, interpellato da Ticinonews. 

Un centro federale anche in Svizzera centrale
“Tutti i Cantoni dovrebbero essere implicati e il Canton Ticino lo è da sempre, visto che siamo uno dei pochi Cantoni che ha un Centro federale che è stato utilizzato ed in seguito sviluppato dal punto di vista della capacità”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Abbiamo chiesto ad altri Cantoni e alla Confederazione di assumersi le loro responsabilità”. Delle responsabilità che, secondo il consigliere di Stato, la Confederazione non si sarebbe presa: “Negli ultimi 12 anni, da quando sono capo del Dipartimento, non è la prima potenziale crisi che dobbiamo affrontare. Significa che la Confederazione non ha predisposto o allestito delle strutture che possano rispondere alla gestione dei picchi migratori”.

La risposta della Svizzera centrale
La risposta a queste richieste e alla domanda di predisporre nella Svizzera centrale un Centro federale ha però creato dei silenzi. “Questo purtroppo è la realtà che mi vede confrontato con i colleghi di oltre Gottardo. Ed è giunto il momento che escano un po’ dal loro buco e realizzino il centro, che sarebbe di sgravio anche al Ticino”.

La situazione di Chiasso
Per quanto riguarda invece la situazione creatasi a Chiasso, secondo Gobbi, la Confederazione starebbe “approfondendo dal punto di vista legale e giuridico quali possono essere le misure di carattere amministrativo che possono essere prese”. Il consigliere di Stato richiede però un intervento all’interno dei Centri federali “con misure di limitazione delle uscite per gestire quei richiedenti che non si comportano correttamente all’interno come all’esterno del Centro”.

“La vecchia Gotthardbahn diventi patrimonio UNESCO!”

“La vecchia Gotthardbahn diventi patrimonio UNESCO!”

Il deragliamento nell’AlpTransit dimostra ancor più il suo valore”

Il grave incidente ferroviario capitato nella galleria di base del San Gottardo, con l’importante intervento “di soccorso” della vecchia e gloriosa linea della Gotthardbahn per il transito dei passeggeri (e in un primo tempo parzialmente anche delle merci) dà valore alla richiesta ticinese di iscrivere la ferrovia del San Gottardo nel patrimoniomondiale dell’UNESCO. Lo sostiene con vigore il Consigliere di StatoNorman Gobbi, che afferma: “Dopo i Castelli di Bellinzona e il Monte San Giorgio questo gioiello dell’ingegneria ferroviaria e del genio del diciannovesimo secolo deve rientrare nel patrimonio dell’UNESCO. Questa linea è un simbolo per la Svizzera e ancora oggi – nell’anno 2023 – ha dimostrato tutta la sua validità, mantenendo il Ticino collegato al resto della Svizzera nonostante la chiusura di AlpTransit a causa del grave deragliamento. Mi permetto di fare questa proposta da leventinese e persona che ha vissuto nel 2009 in qualità di giovane deputato la rivendicazione del Ticino verso Berna per trasmettere la candidatura della vecchia Gotthardbahn alle istanze dell’UNESCO”.

Infatti nel 2009 il Ticino aveva già avanzato questa candidatura. “A capo del Dipartimento del Territorio vi era Marco Borradori, che aveva presentato la prima fase del progetto di candidatura per l’iscrizione della tratta ferroviaria del San Gottardo nell’elenco del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Sulla base di quel rapporto i governi di Ticino e Uri, con l’accordo delle FFS, hanno deciso di sottoporre alla Confederazione la richiesta ufficiale di candidatura. Purtroppo però il Consiglio federale ha tergiversato. A una seconda richiesta sottoposta a Berna nel 2014, lo stesso governo ha rinviato ogni decisione al 2025. Ebbene, siamo vicini a quella data e ci sono tutte le condizioni – compresa questa nuova riscoperta della gloriosa linea del San Gottardo – affinché non si pongano altri ostacoli alla candidatura! La vecchia linea – e non è solo il sottoscritto a sostenerlo – ha un valore inestimabile. Il tunnel inaugurato nel 1882 era già allora il più lungo al mondo e le vie d’accesso presentano sorprendenti gallerie elicoidali, audaci viadotti e due centrali elettriche. La ferrovia, come detto, è un simbolo per la Svizzera e mostra le grandi capacità ingegneristiche del nostro paese. Dopo il riconoscimento dato dall’UNESCO alle linee dell’Albula /Bernina della Ferrovia Retica nel 2008 oggi una seconda storica opera ferroviaria deve poter essere valorizzata dal riconoscimento mondiale dell’UNESCO”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Migranti, «non tocca al Ticino passare alla cassa»

Migranti, «non tocca al Ticino passare alla cassa»

Norman Gobbi commenta l’annuncio di Baume-Schneider sui posti aggiuntivi che i Cantoni metteranno a disposizione della Confederazione

Per fronteggiare un’eventuale emergenza sul fronte della migrazione, i Cantoni metteranno a disposizione circa 1.800 posti di alloggio aggiuntivi per i richiedenti asilo, 590 dei quali potranno essere utilizzati rapidamente dalla Confederazione. È quanto ha comunicato oggi la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) dopo l’incontro tra la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider con i rappresentanti dei Cantoni. Per quanto riguarda il Ticino, però, nella sostanza non cambierà nulla.

Il niet ticinese
Come confermatoci dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, presente all’incontro con Baume-Schneider, «il Ticino in questa fase non deve ‘passare alla cassa’». E questo perché «abbiamo già ampliato da tempo la nostra disponibilità di posti nel comparto di Chiasso e Balerna, passando da 350 a 600 posti disponibili». Detto altrimenti: «Il Cantone ha identificato una struttura di sua proprietà che potrebbe essere utilizzata, ma prima del Ticino dovranno passare alla cassa altri Cantoni. Penso in particolare a quelli della Svizzera centrale, che da tempo si stanno passando la palla riguardo al un centro federale per richiedenti l’asilo, previsto a livello di pianificazione, ma mai realizzato». Su questo aspetto, ribadisce Gobbi, «sarò molto fermo: si tratta di lealtà, solidarietà e di essere credibili. Il Ticino, vista la sua posizione è sempre stato confrontato con i flussi migratori. Ma gli altri cantoni non possono pensare che Ginevra, Basilea, San Gallo e Ticino portino la croce per tutti». Ecco perché, prima di dare la disponibilità alla Confederazione per utilizzare quella struttura, «dovranno essere rispettate due condizioni: dovremo trovarci in una reale situazione di crisi (non è il caso attualmente) e dovranno già essere passati alla cassa gli altri Cantoni che non hanno ancora fatto i compiti». Il problema di fondo, chiosa poi il direttore del DI, è che come già accaduto in passato le autorità federali (Governo e Parlamento) si sono dimostrate incapaci di far fronte con i propri mezzi a un tema, come quello dell’asilo, che è strettamente di competenza federale». È questa «mancata assunzione di responsabilità da parte della politica federale che crea problemi a Cantoni e Comuni». 

Ricomincia la scuola: facciamo ancora più attenzione

Ricomincia la scuola: facciamo ancora più attenzione

Comunicato stampa

La ripresa delle attività sui banchi di scuola è da sempre un momento speciale per allievi e genitori. Il Dipartimento delle istituzioni con il progetto “Strade sicure” e la Polizia cantonale congiuntamente alle polizie comunali tornano quindi a sensibilizzare gli utenti della strada con consigli di prevenzione della circolazione stradale rivolti sia a coloro che accompagnano i bambini e le bambine presso gli istituti scolastici sia ai conducenti di veicoli, ai quali viene chiesta un’accresciuta attenzione in questo particolare periodo dell’anno.

In base alle più recenti statistiche, lo scorso anno 40 bambini e bambine si sono infortunati a seguito di incidenti sulle strade ticinesi (36 nel 2021). Di questi, 13 erano pedoni (15), con 5 bimbi/e (7) investiti sulle strisce pedonali. Nel 2022 si è riscontrata dunque una sostanziale stabilità della situazione.
Per questo motivo è necessario mantenere sempre alta la guardia, con l’obiettivo di diminuire gli incidenti con coinvolti i più giovani. Anche in questo ambito la prevenzione gioca un ruolo di primo piano per evitare tragedie derivanti dalla disattenzione e dai comportamenti sbagliati alla guida, ma anche per chi si sposta a piedi.

Rammentiamo quindi alcuni consigli di comportamento:

Nel tragitto casa-scuola a piedi
Per i bambini e le bambine che si spostano a piedi la regola d’oro è mai correre o giocare né in strada né sul marciapiede.  

Quando ci si sposta in gruppo
In fila indiana, per una maggiore visibilità e un migliore controllo, il bambino o la bambina più grande chiude la fila. Negli altri casi, si cammina a coppie con il/la più grande sul lato della strada dove vi è potenzialmente maggiore pericolo.

Quando si attraversa la strada
Prima di attraversare la strada e in presenza di traffico, assicurarsi sempre che il conducente ci abbia visto e verificare che il suo veicolo sia completamente fermo. Inoltre ricordarsi le fondamentali norme comportamentali da applicare in caso di attraversamento della strada sulle strisce pedonali: mi fermo e aspettoguardo e ascoltoattraverso.  

Nel tragitto casa-scuola in auto
Per genitori o conoscenti che accompagnano i bambini e le bambine a scuola in auto si ricorda di non fermarsi vicino al perimetro scolastico bensì nei parcheggi ufficiali. Maggiore prudenza va inoltre posta nel corso delle manovre in retromarcia, oltre che al rispetto della segnaletica stradale con particolare riferimento ai luoghi dove vige il divieto di fermata. Per evitare spiacevoli conseguenze, occorre prestare attenzione nell’assicurare correttamente bambini e bambine con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo.  

Questi e altri consigli sono consultabili sull’opuscolo “Tutti a scuola”, già distribuito nelle scuole ad allievi e allieve, e sul sito www.stradesicure.ch  

Protezione civile: in Ticino la riforma preoccupa

Protezione civile: in Ticino la riforma preoccupa

Dal 2026 gli organizzatori di eventi non potranno più contare sull’impiego sui militi del servizio – L’impatto sarà rilevante in termini di budget

In Ticino c’è una certa preoccupazione tra gli organizzatori di eventi che tra due anni non potranno più contare come prima sull’impiego della Protezione civile (PCI) per compiti di logistica, sicurezza e servizio d’ordine. A partire dal 2026 infatti non saranno più concesse deroghe all’applicazione della riforma “Plus” voluta dal Consiglio federale, in seguito alla quale si prevede una diminuzione fino al 40% dei militi.
Le ripercussioni di questa riforma le sentiranno soprattutto coloro che si occupano di organizzare manifestazioni: la PCI costa meno rispetto ai privati, ricorda Alan Facchini, comandante della protezione civile di Lugano, “dai 40 ai 100 franchi giornalieri per persona”. Sarà dunque più faticoso per gli organizzatori rispettare i propri bilanci.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Protezione-civile-in-Ticino-la-riforma-preoccupa-16468003.html

Da www.rsi.ch/news

Eine Zeitreise in den Rachen des Berges

Eine Zeitreise in den Rachen des Berges

Die Gänge und Kavernen der einst streng geheimen Gotthardfestung sind heute Themen von Goethe bis Guisan gewidmet

Schon vieles ist dem Gotthard, diesem Mythos unter den Schweizer Bergen, angehängt und angedichtet worden. Seinem Umfeld entspringt nebst Rhein, Rhone, Reuss und Tessin so manche Ausgeburt der menschlichen Phantasie. Der Berg, der Norden und Süden verbindet und zugleich trennt, hat alles geduldig ertragen – so tüchtig es auch rumort haben mag in seinen Eingeweiden.
In diese ist der Mensch in den letzten zwei Jahrhunderten tief vorgedrungen, er hat sie perforiert, um Grundbedürfnisse wie Sicherheit, Mobilität und Energie- und Wasserversorgung zu gewährleisten. Der erste Eisenbahntunnel von 1882 war seinerzeit der längste der Welt, ebenso der 1980 eröffnete Strassen- und erst recht und weiterhin der 57 Kilometer lange Basistunnel von 2016.

Bollwerk im Kalten Krieg
Nicht ganz so berühmt ist die weitläufige Gotthardfestung im Berginnern beim Pass, in deren Labyrinth wir an diesem Sommertag vorstossen. General Guisan initiierte sie im Zweiten Weltkrieg als Pfeiler seines Reduitplans, gemäss dem es die Alpen und damit das ganze Land gegen die möglichen Eindringlinge aus Deutschland oder Italien zu schützen galt.
60 bis 100 Arbeiter schufteten vier Jahre lang im Vierschichtbetrieb. Und als sie das damals 10 Millionen Franken teure Werk mit 2,4 Kilometern an Stollen, Schächten und Kavernen gegen Ende 1944 vollendeten, war der Krieg fast vorbei. Doch die für bis zu 400 Mann konzipierte Festung mit einer Nutzfläche von 8000 Quadratmetern überdauerte ihn um Jahrzehnte, auch dank dem Kalten Krieg. Über ein halbes Jahrhundert lang war diese «Sasso da Pigna» auf Gemeindegebiet von Airolo in Betrieb – unter strengster Geheimhaltung. Erst 2001 wurde sie, drei Jahre nach dem Auszug der letzten Truppen, definitiv stillgelegt.
Doch die Geschichte dieser Höhlenwelt war damit zum Glück nicht zu Ende. Zu verdanken ist dies einer Gruppe um Martin Immenhauser, den letzten Kommandanten der Festung. Er wurde Gründungspräsident der privaten Stiftung Sasso San Gottardo, die sich 2004 die Erhaltung und Öffnung der Anlage zum Ziel setzte, nicht nur für militärhistorisch interessierte Besucher. Vor elf Jahren ist der Umbau, dessen Kosten von 13 Millionen Franken zu einem Drittel die öffentliche Hand trug, abgeschlossen worden. Seither hat man die Themenwelt rund um die Geschichte des Gotthards schrittweise erweitert.
So ist eine Mischung aus Museum, mit Detailliebe eingerichtet, und historischer Stätte unter Tag entstanden. Von Anfang Juni bis Mitte Oktober kann jedermann sie für ein Eintrittsgeld von 25 Franken erkunden, was rund 17 000 Besucher pro Saison tun. Etwa ein Zehntel von ihnen ist laut Zingg englischsprachig – ihr Anteil habe sich stetig erhöht mit der Eröffnung des Luxushotels «Chedi» im nahen Andermatt. Und in diesen Tagen, da wegen der unfallbedingten Sperrung des Bahntunnels alle Züge über die alte Gotthardroute verkehren, könnte sich ein Abstecher besonders anbieten.
Man betritt die Unterwelt auf der Passhöhe, gut 2000 Meter ü. M., mit Blick auf die alte Sust, wo früher die Säumer die Pferde wechselten, das einst von Kapuzinern betriebene Hospiz und gigantische Windräder mit Rotoren von fast hundert Metern Durchmesser. Zwischen Felsen, grün gemustert und weiss gefleckt vom Schnee, wartet ein quadratisches Tor, darüber das Schweizerkreuz, flankiert von Uristier und Tessiner Wappen. Sesam, öffne dich!
Den 300 Meter langen Eingangstunnel säumen Tafeln mit Namen privater und institutioneller Gönner. Sie zählen ebenso zu den Einnahmequellen wie der Café-Kiosk, an dem Militärbiskuits und ein Westschweizer «Generalswein» zu Ehren von Guisan zu kaufen sind. Stolz zeigt Damian Zingg eine der Flaschen vor. Das Zuger Multitalent mit Jahrgang 1967, ein Allrounder mit autodidaktischem Flair, führt das Sasso San Gottardo seit neun Jahren. Kaum ein anderer Museumsdirektor verwaltet eine solche Vielfalt an Themen und Materialien, und seine Geschichten und Anekdoten erwecken selbst Granit zum Leben.

Eine spezielle G-Kraft
Wir erreichen die ersten Kavernen, da waren einst unter anderem die Küche, ein kleines Spital, ein Minikraftwerk eingerichtet, dessen Raum man noch heute mit geschlossenen Augen am Dieselduft erkennt. In einigen Teilen sind die Mauern herausgerissen. Hier entsteht eine Kunstinstallation, dort realisiert die ETH Lausanne bald ihre analoge Weltraummission Asclepios II, welche die Bedingungen einer Forschungsstation am Südpol des Mondes simulieren soll.
Ausserhalb der Öffnungszeiten trifft man auf eine Ruhe, die zumindest für Grossstädter ein rar gewordenes Gut ist. Sie wird aber auch für Besucher kultiviert, mit «Sessionen» in einer mit Liegestühlen ausgestatteten, gewiss zwölf Meter hohen Kaverne, deren tolle Akustik sie auch für Konzerte prädestiniert. Sie ist letzten Sommer eingeweiht worden (zum 10-Jahr-Jubiläum, moderiert von Christa Rigozzi, die als Tessiner Urgestein zu bezeichnen natürlich unverschämt wäre).
Das Matterhorn mag in Zeiten von Instagram von der höheren Erkennbarkeit profitieren, doch kein anderer Mythos ist so eng mit der Schweizer Identität verwoben wie jener des Gotthards. Hier liess die Landesregierung im Zweiten Weltkrieg zu ihrem Schutz eine unterirdische Burg einrichten, diesen Bundesratsbunker wandelte später ein privater Käufer in einen Tresor um. Und in dieser Region, Schauplatz des Schwurs der ersten Eidgenossen 1291, fasste Goethe auch Feuer für die Tell-Sage, die Friedrich Schiller auf seine Anregung hin in ein Drama goss.
Über den Dichterfürsten, der diese Region als «die liebste und interessanteste Gegend» bezeichnete, die er kenne, ist ebenfalls letztes Jahr in Kooperation mit der Goethe-Gesellschaft Schweiz eine Dauerausstellung entstanden: Dreimal zog es Goethe auf den Gotthard, begonnen im Sommer 1775 auf seiner ersten Schweizreise. Warum kehrte er ausgerechnet hier um, auf der europäischen Hauptwasserscheide, dem ersehnten Süden nah wie nie zuvor? Diesen und anderen Fragen widmet sich die Schau, ergänzt um einen Sektor zum Mythos Gotthard. So wirkt eine ganz besondere G-Kraft in diesem Mikrokosmos – in Form einer Häufung der entsprechenden Initialen: Gotthard, Granit, Gneis, Guisan, Goethe. Zu dessen Faszination für Geologie und Gestein passt eine mit Perserteppichen ausgelegte Wunderkammer, in deren Vitrinen Kristalle zu bewundern sind, eine beinahe sakral anmutende Erfahrung.
Wenngleich das «Sankt» vor «Gotthard» heutzutage in einer Mischung aus Sprachökonomie, Religionsferne und Geschichtsvergessenheit meist verschluckt wird: Eine fast schon transzendentale Wirkung hat dieses Massiv, benannt nach einem deutschen Bischof, der in Italien heiliggesprochen wurde: Godehard von Hildesheim.
Tief und tiefer dringen wir in das System aus feucht-kühlen Gängen ein, als idealen Zufluchtsort in der Sommerhitze – aber auch «Therapiestollen gegen Klaustrophobie», wie Zingg lächelnd anmerkt. So manchen, die sich für immun gegen die Angst vor engen Räumen halten, wird es trotz Beleuchtung mulmig zumute, wenn sie nicht gar ein leises Gruseln packt. Wer Videogames wie «Resident Evil» kennt, fühlt sich daran erinnert, wappnet sich gegen Zombies, die um die Ecke biegen könnten. Wen wundert’s, dass die Anlage schon als Kulisse für Fantasyfilme gedient hat?
Ein abgelegener Sektor ist nur für Abenteuertouren in Gruppen mit Stirnlampen zugänglich. Und vom Museum ausgeschriebene Stellen werden als «Job mit Abenteuerflair» angepriesen. Zwei Kilometer tief in den Berg hinein führt dieses Labyrinth, über 220 Höhenmeter hinweg. 20 davon überwinden wir auf dem 400 Meter langen Verbindungsstollen, der zur historischen Festung führt, doch ist die Steigung mangels Referenzpunkten fürs Auge kaum erkennbar. Nur der Puls beschleunigt sich leicht beim Aufwärtsgehen – und ein Mann flitzt uns auf dem Velo entgegen, ohne in die Pedalen treten zu müssen. Die Angestellten bewegen sich gerne auf zwei Rädern durch die Anlage.
Spätestens jetzt wähnen wir uns im Bauch des Berges, wenngleich klar ist: Wir sind bestenfalls im Rachen des gewaltigen Massivs angelangt. Die letzten 80 Meter Höhendifferenz wären auf gegen 500 Stufen zu bewältigen, käme nicht die «höchstgelegene U-Bahn des Tessins» zu Hilfe: Die konzessionierte Standseilbahn mit dem stolzen Namen «Metro del Sasso», 2012 vom Waren- zum Personentransport umgerüstet, führt im Handumdrehen hinauf zum Teil mit den original erhaltenen Truppenunterkünften.

Die Zeit steht still
Hier oben scheint die Zeit stillgestanden zu sein. Wir tauchen ab in eine Epoche, in der Telefone noch ratternd zurückschnellende Wählscheiben hatten – ein Fall für den Friedhof der ausgestorbenen Geräusche. Zu besichtigen gibt es Schlafsäle und -zimmer – je höher der Dienstgrad, desto geringer die Anzahl Mitnutzer –, aber auch eine kleine Ausstellung zum Kalten Krieg, der hohen Zeit der Militarisierung, und einen Schauraum mit Vitrinen, in denen Objekte und Zeitungsausschnitte unter anderem General Guisan gewidmet sind.
In diesem Trakt sind – natürlich ungeladen – die zwei mächtigen Kanonen nach aussen gerichtet, der Hauptzweck dieser Anlage: Mit dem Artilleriewerk sollte die Infanterie draussen bei der Landesverteidigung unterstützt werden. In Kritzeleien auf der Wand haben sich die letzten hier im Einsatz gewesenen Kanoniere verewigt, einer hielt am 1. Oktober 1996 einen Rekord im Schnellladen des gewaltigen Rohrs fest: 6 Schuss innert 37 Sekunden. Alle Achtung!
Unweit dieser geballten Waffenkraft bietet eine Aussenterrasse eine atemraubende Panoramasicht in die Bergwelt, auf den ersten Blick karg wie von einem anderen Planeten. Linker Hand ragt ein Kanonenrohr gespenstisch aus einem Kettenvorhang, man denkt unvermittelt an den richtigen Krieg, der in nicht so weiter Ferne tobt. Doch wer genau hinschaut, wie es Goethe getan hat, sieht Leben blühen: Die Wundertüte Gotthardpass ist auch ein Biotop für tapfere Pflanzen, von der Alpenaster bis zur Silberdistel, von Arnika über Enzian bis zum Thymian.

Da www.nzz.ch (12 agosto 2023)

Tifo violento: “Solo chi vuole rispettare le regole può entrare allo stadio”

Tifo violento: “Solo chi vuole rispettare le regole può entrare allo stadio”

I disordini causati domenica dai tifosi del Lucerna in trasferta a San Gallo ha riacceso il dibattito sul biglietto nominale. Gobbi: “Non si tratta di discutere, ma di affrontare un problema che danneggia anche le società”.
Gli ultras del FC Lucerna oltre ai fuochi pirotecnici domenica hanno riacceso il dibattito sullo svolgimento di alcune partite a porte chiuse, così come sul biglietto nominale. Nonostante la chiusura del settore ospiti, alcuni supporter hanno infatti deciso di andare a San Gallo per assistere alla partita, occupando altre zone dello stadio e mettendo in pericolo i presenti. Un comportamento che non è piaciuto alle autorità, la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) ha affermato che se dovessero esserci altri problemi “si potrebbe arrivare all’esclusione totale del pubblico” dagli incontri tra le due squadre. Il tutto, ricordiamo, è nato lo scorso 20 maggio quando tra le due tifoserie si erano verificati pesanti scontri che avevano portato al ferimento di quattro persone. Da qui la decisione di chiudere il settore ospiti di entrambe le società per ogni sfida della stagione in corso.
 
Gobbi: “la città di San Gallo ha sbagliato”
La Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia ha deciso di non intervenire immediatamente perché, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni ticinese, “a San Gallo non sono state adottate tutte le misure previste”. Questo, per Gobbi, “è un grave errore commesso dalle autorità cittadine sangallesi che si sono sempre dimostrate molto tolleranti per quanto riguarda il tifo violento”. Non avendo attuato alcuna misura per limitare il tifo ospite “hanno permesso ad alcuni tifosi di creare questa situazione che ha messo in difficoltà le società sportive e le autorità di Polizia”. Un agire che per il consigliere di Stato “porterà verso una valutazione favorevole al biglietto nominale soprattutto per le partite di calcio, perché non si tratta di mettere in discussione il tifo organizzato, ma di mandare fuorigioco i violenti”.
 
La situazione in Ticino
Il biglietto nominale è da anni un tema caldo sui tavoli delle società sportive ticinesi. C’è infatti chi lo ritiene un ostacolo e un costo supplementare, vista la logistica che andrebbe messa in campo. “Non si tratta di discutere, ma di affrontare un problema che crea problemi anche ai club”, ha continuato Gobbi. “Questi tifosi violenti danneggiano lo sport, l’immagine del tifo organizzato e fanno perdere attrattività allo stadio, soprattutto per le famiglie. Bisogna lottare tutti insieme contro questi ultrà che non vogliono ascoltare ragione. Per queste persone esiste solo una soluzione: chi vuole rispettare le regole può entrare allo stadio, altrimenti resta alla larga dal campo”, ha concluso il direttore del DI.
 

Da www.ticinonews.ch

Il vino contraffatto resta bloccato

Il vino contraffatto resta bloccato

Il tribunale aveva deciso di metterlo all’asta, ma i tempi giudiziari si allungano: almeno uno degli imputati ricorre contro la condanna

Sono ancora bloccate le 30’000 bottiglie di vino contraffatto sequestrate in Ticino nel quadro dell’indagine sulla truffa che, un mese fa, ha portato a quattro condanne in prima istanza.
Il giudice Amos Pagnamenta a fine giugno aveva deciso di far mettere all’asta l’ingente quantitativo. Una decisione non digerita da chi nel settore ci lavora, che ne chiede invece la distruzione per non inondare il mercato di vino certamente bevibile e non pericoloso per la salute, ma nemmeno pregiato, e soprattutto di provenienza non certificata. Con la distruzione si potrebbe inoltre procedere a recuperare tasse e dazi doganali. Mercoledì i rappresentanti dell’interprofessione del vino e della vite ticinese hanno avuto un breve incontro con Norman Gobbi per ribadire la loro posizione. Una posizione condivisa a titolo personale dal consigliere di Stato, ma bisognerà attendere l’esito del processo in appello: la difesa di almeno uno degli imputati, infatti, ha annunciato ricorso.
L’allungamento dei tempi giudiziari potrebbe avere un influsso anche sul contenuto delle bottiglie, che nel frattempo rischia di ossidarsi e quindi – afferma Andrea Conconi direttore dell’interprofessione, “difficilmente arriverà sul mercato”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-vino-contraffatto-resta-bloccato-16441144.html

Da www.rsi.ch/news

Camion non in regola, autista denunciato

Camion non in regola, autista denunciato

Freni difettosi, cronotachigrafo non aggiornato, eccesso di velocità: sono alcune delle infrazioni commesse da un 48enne turco intercettato lunedì

È lunga la lista delle infrazioni imputate all’autista di un camion con targhe polacche, controllato lunedì dopo che si era immesso attorno verso le 19.30 nell’area di sosta “al Motto” di Sant’Antonino, nonostante il divieto di circolazione per autocarri.

Durante l’ispezione al centro di controllo di Giornico sono emersi freni difettosi sul terzo asse del semirimorchio, pedane non fissate e omissioni nell’aggiornamento del cronotachigrafo, che per 19 volte non riportava il cambiamento di nazione. È venuto alla luce anche un eccesso di velocità: in un tratto limitato a 80 km/h, il mezzo pesante era transitato a 95 km/h.

L’autista, un 48enne turco, è stato denunciato per grave infrazione alla legge sulla circolazione stradale. Versato un importo di 1’160 franchi per le spese, il camion potrà ripartire dopo le riparazioni del caso in officina.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Camion-non-in-regola-autista-denunciato-16441753.html

Da www.rsi.ch/news

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