Primo agosto 2023 – Festa Lega a Faido

Primo agosto 2023 – Festa Lega a Faido

La Festa del 1 agosto quest’anno si terrà in Leventina, più precisamente nella Sala Castelletto a Faido.
L’inizio è previsto alle ore 11.00, mentre da mezzogiorno sarà offerto il pranzo: salametto, pom e pasta e formaggio dell’Alpe.

Alla manifestazione parteciperanno i nostri candidati alle prossime Elezioni federali: sarà quindi anche una bella occasione per conoscerli e scambiare qualche opinione.

Info e iscrizioni
079/ 247 49 88 – 079/ 457 23 61
patrizio.farei@helvetia.ch

In caso di brutto tempo l’evento avrà luogo alla Pista di ghiaccio.

Vi attendiamo numerosi!

“La foga europeista di Berna”

“La foga europeista di Berna”

Norman Gobbi commenta la posizione del CF sulla libera circolazione

Tout va très bien Madame la Marquise! Per il Consiglio federale la libera circolazione delle persone è un successo. “Nel comunicato stampa diramato martedì, Berna sottolinea tutti gli aspetti positivi di cui la nostra economia avrebbe beneficiato a partire dal 2002, quando venne introdotto l’Accordo quadro con l’UE e quindi anche quello sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale dimentica bellamente la situazione del Ticino, che invece sta subendo questo accordo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Siamo alle solite: il Ticino è l’ultima ruota del carro per il Consiglio federale. Non si può in una comunicazione ufficiale non ricordare anche quanto avviene nel Cantone che rappresenta la “terza Svizzera”. Da noi la libera circolazione delle persone, ossia la possibilità per tutti i cittadini dell’UE di entrare a lavorare in Svizzera in modo molto agevolato, è la causa del grave problema di dumping salariale e della difficoltà per molti giovani e over50 di potersi reinserire nel mondo del lavoro. In molti settori i salari dei lavoratori non riescono più a garantire la possibilità di arrivare a fine mese per chi risiede in Ticino. Ecco quindi che solo i frontalieri possono accedere a certi posti. Ecco quindi che tante ticinesi e tanti ticinesi non possono nemmeno mandare le proprie candidature. È una catena che poi causa un generale abbassamento (o almeno un mancato aumento) dei salari. La media delle paghe in Ticino rimane costantemente al di sotto di quella del resto della Svizzera. Un dato che bisognerebbe sempre ricordare e che anche il Consiglio federale dovrebbe ricordare, prima di lanciare i suoi proclami a favore della libera circolazione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“L’obiettivo del Consiglio federale è quello di evidenziare sempre quanto sia bello e giusto aumentare i nostri rapporti istituzionali con l’Europa; con la sua comunicazione ha sostanzialmente iniziato la campagna promozionale per l’accordo quadro con l’UE.  Un turbo europeismo che nemmeno la scellerata situazione all’interno delle istanze europee riesce a scalfire. Incomprensibile per chi come noi abbiamo a cuore una Svizzera forte, un Ticino forte. E soprattutto abbiamo a cuore la nostra libertà, la nostra necessità di auto determinarci, senza dover sottostare a pressioni e a dettami altrui. La Svizzera deve rimanere forte, indipendente, neutrale e, appunto, libera. Se questi ideali fossero sempre nelle corde del Consiglio federale, le minoranze verrebbero sempre tenute in considerazione. Non come è stato fatto in questa circostanza, con un comunicato stampa che ha per l’ennesima volta mostrato il vero volto di chi siede a Berna nell’Esecutivo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 luglio 2023 de Il Mattino.

 

 

Perbacco che polemica, Gobbi: «Organizzato un incontro per discuterne»

Perbacco che polemica, Gobbi: «Organizzato un incontro per discuterne»

L’Interprofessione della vite e del vino contesta la decisione delle Assise criminali di vendere all’incanto le trentamila bottiglie di Barbera spacciato per prodotto di pregio: «Quel vino non vada all’asta»

No, l’Interprofessione della vite e del vino ticinese non ci sta. Quelle trentamila bottiglie di vino confiscate non devono essere vendute all’asta ma devono essere distrutte. Altrimenti si causerebbe un danno per l’intera categoria vitivinicola. Parliamo dei «rossi» finiti al centro di un’inchiesta per truffa a cavallo tra Ticino e Italia, approdata in aula a Lugano lo scorso mese e conclusasi con quattro condanne (e un’assoluzione). In totale ben settantamila bottiglie, è stato appurato dalla Corte delle assise criminali, spacciate per Tignanello, Sito Moresco o Amarone quando in realtà altro non erano che semplice Barbera. Buono, sì, ma «banale». E i trentamila vini confiscati in Ticino, ha stabilito il giudice Amos Pagnamenta lo scorso 23 giugno, vanno vendute all’incanto, ovviamente privi delle etichette falsificate oppure trasferiti in bottiglie generiche.

Tutti i dubbi
Un’eventualità che però, non è andata giù all’Interprofessione della vite e del vino ticinese – sodalizio che riunisce tutta la filiera vitivinicola – che si dice preoccupata principalmente per tre aspetti.
Primo: la qualità del vino che verrebbe messo in commercio. «Cosa si sa esattamente sulle pratiche enologiche praticate in cantina per la contraffazione del vino? È vero che Gesù ha trasformato l’acqua in vino, ma quello fu un miracolo di portata divina», si legge in una nota stampa firmata dal presidente Andrea Conconi. «Se come riportato dai media, vinificando della Barbera siano riusciti ad ottenere vini così diversi, è legittimo presumere che siano stati aggiunti aromi, glicerina, tannini e/o altri prodotti per imitare i prodotti originali».
Secondo: le conseguenze economiche per il settore. «La messa in commercio di trentamila bottiglie andrà sicuramente a colpire chi lavora in maniera corretta e che già soffre l’agguerrita concorrenza dei vini di importazione», prosegue la nota stampa. L’Interprofessione ritiene dunque «che in assenza di documenti veritieri che attestino la provenienza dei vini, questi debbano essere declassati alla terza categoria con la denominazione vino da tavola di origine Europea, senza annata, senza nome di fantasia e senza immagini che possano trarre in inganno il consumatore». Il valore di mercato di una simile bottiglia sullo scaffale «non può superare i 2-3 franchi».
Terzo: parità di trattamento con altri prodotti contraffatti. Per il sodalizio, le bottiglie vanno trattate alla stregua di altro materiale contraffatti, come ad esempio orologi di lusso, il quale viene di norma distrutto.
Riassumendo, queste trentamila bottiglie andrebbero distrutte, senza se e senza ma. E se proprio si decidesse di venderle comunque, almeno lo si faccia a prezzi contenuti.

La missiva a Bellinzona
Le preoccupazioni sono state messe anche nero su bianco in uno scritto indirizzato al direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi (e, in copia, anche al Laboratorio cantonale di Bellinzona, al Controllo svizzero del commercio dei vini a Dübendorf, all’Associazione svizzera commercio dei vini a Berna, all’Ufficio federale della sanità pubblica, all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria, all’Ufficio federale dell’agricoltura, all’Interprofessione della vite e del vino svizzeri a Berna e al presidente del Tribunale d’appello a Lugano). Da noi contattato, Gobbi afferma che «la lettera è giunta al mio Dipartimento. L’intenzione, che ho già discusso con la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, è quella di incontrare i responsabili dell’Interprofessione della vite e del vino per discutere questa situazione, con l’obiettivo di non arrecare danno né al settore vinicolo cantonale né allo Stato, che è creditore. Non posso quindi al momento anticipare il risultato della discussione che dobbiamo ancora fare e della decisione che prenderemo sull’opportunità o meno di mettere all’asta queste bottiglie».

“La giustizia è proprio il mio ambito”

“La giustizia è proprio il mio ambito”

Intervista alla prima ufficiale della polizia cantonale ticinese: la 44enne Bernadette Rüegsegger di Airolo

La parità tra i sessi di recente in Ticino ha fatto un ulteriore passo avanti. Il Consiglio di Stato la scorsa settimana ha nominato la prima donna ufficiale della polizia cantonale le cui radici vengono fatte risalire alla compagnia di linea istituita nel 1804, l’anno dopo la nascita del cantone. In 219 anni di storia il corpo non aveva mai avuto un graduato donna anche se dal 1987, quando entrarono in servizio le prime agenti femminili in divisa, il numero delle donne è in crescita.

L’onore di rompere il ghiaccio ed aprire una nuova via è toccato a Bernadette Rüegsegger. Classe 1979, nata e cresciuta ad Airolo, madre di due figli, è laureata in diritto all’università di Zurigo, ha conseguito il brevetto di avvocato e anche un master in advanced studies in Forensics alla Hochschule di Lucerna. Alla RSI non nasconde la sua emozione e sua gioia per essere stata scelta quale nuova responsabile dei servizi generali della polizia cantonale dopo essere stata per cinque anni funzionario dirigente a capo del Servizio giuridico. Assumerà la nuova funzione con il grado di capitano.

Un’emozione personale, ma non solo, perché Bernadette Rüegsegger è cosciente che la sua nomina è stata straordinaria per la realtà ticinese. Il fatto che sia una donna ha suscitato scalpore. “Spero che anche le donne lo prendano un po’ da esempio e spero di essere un po’ di ispirazione perché con la competenza e con il lavoro si può arrivare”, afferma, consapevole che il suo nome resterà legato alla rottura di un altro soffitto di cristallo in seno alla PolTI. “Personalmente non ho mai trovato ostacoli, ma forse ho anche già cominciato come funzionaria dirigente, quindi ad un altro livello – spiega -. Ho trovato delle ottime collaborazioni, delle menti aperte. Posso immaginarmi che, magari nei livelli più bassi, sia più difficile e che ci sia ancora una cultura maschile, un po’ più chiusa. Però vorrei anche dire che c’è un’apertura che, man mano, si sta sviluppando. Come donne in polizia siamo al 13,5%. È un processo lento, però è un processo in atto”.

Il suo percorso professionale è stato quasi interamente legato all’attività inquirente. Ma non in polizia. Nel 2009 è entrata alle dipendenze del ministero pubblico di Zürich-Limmat in veste di segretaria giudiziaria e assistente procuratrice. Poi, nel 2011, è diventata procuratrice pubblica alla Procura di Winterthur. Nel 2014 è diventata procuratrice pubblica del canton Zurigo. “La mia passione è il diritto penale, il perseguimento penale – afferma senza tentennamenti -. La giustizia è proprio il mio ambito. L’ho sempre sentita mia fin dagli studi”.

La carriera in magistratura a Zurigo nel corso degli anni l’ha portata ad avere stretti contatti con la polizia dove è approdata dopo aver deciso di far rientro in Ticino. Un percorso quasi naturale, anche perché Oltralpe la vicinanza tra agenti e magistrati è maggiore e le carriere molto permeabili. “La collaborazione tra polizia e ministero è molto più stretta – spiega Bernadette Rüegsegger ripensando agli anni a Zurigo -. Tantissimi ufficiali di polizia e comandanti di polizia sono stati procuratori pubblici. C’è questa permeabilità di andare dalla polizia al ministero e indietro, come giuristi”.

Una formazione che ha portato Bernadette Rüegsegger ad essere procuratrice, capo del Servizio giuridico e poi la prima donna ufficiale della polizia del canton Ticino: la capitano Rüegsegger.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16374361

Da www.rsi.ch/news

Aggregazioni Bodio-Giornico e Prato Leventina-Quinto in votazione consultiva il 26 novembre 2023

Aggregazioni Bodio-Giornico e Prato Leventina-Quinto in votazione consultiva il 26 novembre 2023

Comunicato stampa

La cittadinanza di Bodio e Giornico, così come quella di Prato Leventina e Quinto si esprimerà in votazione consultiva domenica 26 novembre 2023 sui progetti di aggregazione che coinvolgono i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato i due studi allestiti dalle commissioni incaricate di formulare le proposte di aggregazione dei rispettivi comuni.

Nelle scorse settimane le commissioni di studio per l’aggregazione di Prato Leventina e Quinto e quella di Bodio e Giornico hanno consegnato al Consiglio di Stato le proprie proposte per la costituzione di due nuovi comuni, frutto dell’aggregazione delle rispettive collettività. Entrambe sono state accettate dal Governo che ha stabilito la data per le votazioni consultive nei due comprensori per il prossimo 26 novembre 2023, data già fissata per la consultazione sul progetto che coinvolge cinque comuni malcantonesi nell’aggregazione del nuovo Comune di Lema. A seconda dell’esito del voto, le elezioni comunali generali di aprile 2024 potranno essere prorogate dal Consiglio di Stato laddove il voto sarà positivo.  

Aggregazione Bodio-Giornico
Il progetto è nato dopo l’abbandono dell’ipotesi aggregativa che lo scorso anno ha coinvolto l’intera Bassa Leventina, ampiamente accolta a Bodio e Giornico ma nettamente respinta a Personico e Pollegio. Alla luce del risultato, i municipi di Bodio e Giornico hanno chiesto l’avvio di una procedura di aggregazione bilaterale tra i loro comuni, formalizzata nell’autunno 2022. Lo studio prevede che il nuovo Comune, che conta circa 1’700 abitanti, prenda il nome di “Giornico”, capoluogo dell’omonimo circolo e sia guidato da un municipio di cinque membri e da un legislativo composto da 25 persone, che potranno essere elette in base a due circondari elettorali corrispondenti agli attuali comuni. La proposta è stata preavvisata favorevolmente da entrambi i legislativi (Bodio: 11 sì, 2 contrari, 0 astenuti; Giornico: 18 sì, 1 contrario, 0 astenuti) e dai due municipi. Il Governo si è impegnato a sostenere l’aggregazione con un contributo complessivo di 3 milioni di franchi, di cui uno per consolidare la struttura di bilancio del futuro Comune. Il moltiplicatore iniziale prospettato è del 95%.  

Aggregazione Prato Leventina-Quinto
La procedura ha preso origine su stimolo del Consiglio comunale di Prato Leventina ed è stata avviata nel giugno 2022 dando seguito all’istanza dei due municipi. La proposta di Comune aggregato, nel quale risiedono circa 1’350 abitanti, prefigura un municipio di cinque membri e un consiglio comunale di 21 persone, con possibilità di istituire due circondari. Entrambi i consigli comunali (Prato: 12 sì, 0 contrari, 1 astenuto, mentre quello di Quinto di stretta misura: 9 favorevoli, 8 contrari, 0 astenuti) e i due municipi hanno dato preavviso favorevole al progetto. La denominazione del nuovo Comune proposta dalla Commissione, dopo aver esaminato diverse ipotesi, è “Quinto”. Ritenuto che nell’ambito dell’esame dello studio da parte dei legislativi, quello di Prato Leventina ha chiesto di sottoporre al voto anche il nome “Quinto-Prato”, richiesta cui i due municipi hanno in seguito aderito, il Governo ha deciso di far esprimere in via consultiva la cittadinanza anche sul nome del futuro Comune, scegliendo tra queste due alternative. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione di franchi per iniziative particolarmente significative dal profilo del progresso in ambito socio-economico e territoriale. Il moltiplicatore iniziale previsto è del 90%.  

Festa grande per la fine dei lavori all’Alpe Porcaresc

Festa grande per la fine dei lavori all’Alpe Porcaresc

Sabato 1° luglio il Patriziato Generale d’Onsernone ha ufficialmente inaugurato il nuovo Alpe Porcaresc, concludendo con una festa popolare il lungo iter di lavori sul più importante alpeggio onsernonese.
Per l’occasione erano presenti il consigliere di Stato Norman Gobbi, dei rappresentanti di fondazioni, enti e istituzioni che hanno contribuito all’opera e circa 300 amici di Porcaresc.
«Questa non è una giornata da dedicare ai ricordi, ma una giornata da ricordare, perché rivolta al futuro», ha detto il presidente del Patriziato Luca Speziali.
Dopo la benedizione dell’alpe e la dedica all’ex presidente del PGO Tarcisio Terribilini, scomparso prematuramente e vero e proprio motore dell’avvio del progetto di ristrutturazione, sono stati illustrati i principali interventi effettuati.
I lavori si sono svolti nell’arco di cinque stagioni, dal 2017 al 2022. Il progetto si è concentrato sulla ristrutturazione delle strutture esistenti, rispettando il paesaggio e le caratteristiche storico-architettoniche del sito.
Il progetto iniziale è stato modificato durante l’esecuzione, sempre guardando al futuro e allo sviluppo dell’attività alpestre. L’esempio migliore è quello legato al nuovo caseificio, una necessità emersa negli ultimi anni del progetto. L’impianto, uno dei più moderni in Ticino, permetterà all’Alpe di perpetrare la lunga e qualitativa tradizione casearia per i prossimi decenni. 

Da www.tio.ch

(Immagine: Patriziato generale di Onsernone)

Ohibò, per la sicurezza investiamo il giusto

Ohibò, per la sicurezza investiamo il giusto

Raffronto intercantonale. Ma non si diceva che in Ticino si spende troppo?

In Ticino spendiamo troppo per la sicurezza e per la difesa? Una domanda alla quale spesso la Sinistra, ma anche forze di centro, hanno sempre dato per scontato una risposta affermativa: “sì spendiamo troppo!”. E invece la realtà delle cose è differente. Sentiamo il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Il Gran Consiglio aveva chiesto nell’ambito del decreto legislativo sul preventivo 2023 l’allestimento di un rapporto per confrontare quanto spende il Ticino rispetto agli altri Cantoni elvetici. Il rapporto, stando al Corriere del Ticino, è ora giunto nelle mani dei deputati della commissione gestione e finanze. Ebbene, tolta la spesa per la formazione che è inferiore alla media intercantonale – soltanto la voce che riguarda “Ordine e sicurezza, difesa” si allinea a quanto spendono gli altri Cantoni. Tutte le altre otto categorie di spesa presentano un’uscita media superiore. Non dovevamo certo attendere tale rapporto per dire che la spesa è adeguata, in particolare in rapporto al grado di sicurezza che siamo riusciti a raggiungere nel nostro Cantone”.
Alla faccia di chi invece – soprattutto in campagna elettorale – ha spesso criticato quanto il Dipartimento delle istituzioni spende per assicurare la sicurezza in Ticino. “Criticare è sempre lecito e spesso è giusto se si entra in una dialettica costruttiva. È sempre stato il mio modo di procedere e continuerò sempre in tale direzione. La critica diventa invece inopportuna quando viene mossa per partito preso. E questo è uno dei problemi del nostro mondo politico. Un peccato, perché si perdono forze e risorse inutilmente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.
“Secondo i calcoli riportati dal citato rapporto in mano ai deputati della Commissione gestione e finanze, il Cantone e i Comuni spendono 1’190 franchi all’anno per l’ordine, la sicurezza e la difesa. Ci si può chiedere si siano troppi o troppo pochi. Oggi possiamo dire che sono “giusti”, anche se intendiamo comunque guardare criticamente la spesa, in particolare rivedendo l’organizzazione sul territorio dei servizi di sicurezza (polizia e protezione civile). Una spesa comunque giusta, soprattutto se pensiamo che il Ticino è un Cantone di frontiera con i problemi che questo comporta in particolare per rapporto alla sicurezza e alla migrazione; siamo poi l’unico al sud delle Alpi e di lingua italiana, con un elevato numero di lavoratori transfrontalieri e con un’importante presenza di turisti. In fin dei conti, il Ticino è un Cantone di quasi 500mila abitanti tra residenti, frontalieri e turisti”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 luglio 2023 de Il Mattino

 

 

Gobbi contrario al pedaggio: ‘Sarebbe un brutto segnale’

Gobbi contrario al pedaggio: ‘Sarebbe un brutto segnale’

È quanto ha affermato alla giornata della costruzione
Il direttore del Dipartimento istituzioni durante la giornata della costruzione organizzata dalla Ssic: ‘Passerebbe il messaggio che il Ticino è un cantone diverso dagli altri’.

«Si parla tanto di intensificare le collaborazioni, anche economiche, tra Ticino e Svizzera interna. Ecco, un eventuale pedaggio al San Gottardo sarebbe un segnale negativo. Passerebbe l’idea di un Ticino che è una regione staccata dalla Svizzera». È quanto pensa Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), a proposito della proposta – avanzata nelle scorse settimane a livello federale e che secondo un sondaggio è condivisa da quasi il 70% dei cittadini – di introdurre un pagamento per attraversare le Alpi. «Sarebbe anche una difficoltà per la nostra economia cantonale», ha affermato il direttore del Di durante la giornata della costruzione, organizzata ieri al Lac di Lugano dalla Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic).

Lardi: ‘Non chiediamo sussidi, ma un sistema più snello’
Prima di guardare verso meridione, il mondo economico ticinese deve cercare di intensificare i suoi rapporti con il resto della Svizzera. È il messaggio che ha voluto lanciare Gian-Luca Lardi, presidente centrale della Ssic. «Il Ticino ha le sue caratteristiche, certo, come anche altre regioni della Svizzera», ha detto il presidente della Ssic alle centinaia di impresari e rappresentanti di associazioni presenti, molti dei quali arrivati dal Nord delle Alpi. «In futuro nel nostro Paese ci saranno 10 milioni di abitanti, che ci piaccia o no. Serve quindi avere più spazio e pensare a come sviluppare la mobilità. Il potenziale c’è, ma anche la politica fa la sua parte. Quello che chiediamo non sono sussidi, ma un sistema più snello per poter fare impresa». Tema al centro della giornata: la difficoltà di trovare manodopera qualificata. «È un problema serio, che ci mette in difficoltà come anche l’aumento dei costi delle materie prime – ha detto Lardi –. E in futuro il rischio è che questa penuria di profili qualificati continui ad aumentare».

Gobbi: ‘I problemi di liquidità aprono la strada alle infiltrazioni mafiose’
Difficoltà economiche che, come ha voluto sottolineare Gobbi, «possono aprire la strada a infiltrazioni mafiose nel settore. Quando manca liquidità la criminalità può trovare terreno fertile». L’invito del direttore del Di è quindi a essere vigili. «Oggi i criminali si presentano in giacca e cravatta, occorre quindi lavorare insieme per ridurre i rischi». Durante la giornata ha portato i suoi saluti, tramite un videomessaggio, anche il consigliere federale Guy
Parmelin, che ha voluto ricordare l’importanza del settore delle costruzioni. «È uno dei pilastri della nostra economia e della nostra prosperità». A proposito della carenza di lavoratori qualificati, Parmelin ha spiegato che «il problema non può essere risolto solo dallo Stato, è tutto il sistema che deve impegnarsi per risolvere la questione».

Lo studio: il divario tra domanda e offerta rischia di aumentare
Il tema della carenza di manodopera è stato anche oggetto di uno studio commissionato dalla Ssic al centro di competenze Demografik. Scopo della ricerca: elaborare una previsione della domanda e dell’offerta di personale qualificato fino al 2040 e valutare in che modo delle misure mirate potrebbero compensare questa carenza. “Se gli sviluppi attuali continueranno di questo passo e non verranno prese delle misure, si apriranno grandi divari tra il fabbisogno e l’offerta di personale”, afferma lo studio. Parlando in cifre: oggi il settore principale delle costruzioni ha bisogno di 31’800 lavoratori qualificati, nel 2040 ne serviranno 33’750. La carenza è ora del 6,6%, nel 2040 sarà invece del 16,6% (pari a 5’600 professionisti). Un elemento determinante – afferma lo studio – è quello del pensionamento, nei prossimi anni, dei cosiddetti ‘baby-boomer’. Tra le misure indicate per contrastare questa carenza: aumentare il numero di persone provenienti da altri percorsi professionali nella funzione di caposquadra, capomuratore e conduttore di lavori edili; ridurre il tasso di uscite dal settore tra i giovani lavoratori; aumentare gli apprendisti muratori. “Un altro approccio – afferma lo studio – è quello di ridurre la necessità di personale qualificato, aumentando la produttività”.

Da www.laregione.ch

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Ha avuto luogo sul passo del Lucomagno, durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il cambio della guida della divisione territoriale 3. Il divisionario Lucas Caduff ha infatti rimesso il comando che, dal 1° luglio, passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. Caduff ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani di Dattrino.
Caduff, che ha ricoperto questo incarico negli ultimi sette anni, ha commentato: «Ogni bella esperienza giunge al termine». Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
La divisione territoriale 3 è una grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino. Non è un caso che la cerimonia del trapasso del comando si sia tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. La Valle di Blenio e la Surselva storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. Inoltre il luogo, in qualità di confine fra la Svizzera romancia e il Canton Ticino, ben rappresenta il passaggio fra il sursilvano Caduff e il ticinese Dattrino.
«Lascio al mio successore una divisione in buona salute» aggiunge Caduff. «So che non ci si aspetta che dica altro, ma le prove di questa mia convinzione le ha mostrate lo scorso anno l’esercitazione internazionale ‘ODESCALCHI’, durante la quale le truppe subordinate alla divisione territoriale 3 hanno dimostrato la loro competenza e preparazione».
Dattrino conosce bene l’unità che andrà a comandare: in passato ne è stato infatti il capo operazioni e il capo dell’impiego sussidiario di sicurezza a favore del Canton Grigioni durante il WEF di Davos. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch».

Da www.tio.ch

(Immagine: Terzaghi /div ter 3)

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16360705

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 29 giugno 2023 de Il Quotidiano

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Maurizio Dattrino nuovo comandante della divisione territoriale 3

Dal primo luglio sostituirà il divisionario Lucas Caduff alla testa delle forze militari congiunte dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Sul passo del Lucomagno durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il divisionario Lucas Caduff ha rimesso il comando della divisione territoriale 3. Dal 1. luglio il testimone passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. «Ogni bella esperienza giunge al termine». Sono queste le parole utilizzate dal divisionario Caduff per sintetizzare gli ultimi sette anni della sua attività professionale quale ufficiale di carriera dell’Esercito svizzero. Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
Nel corso di una tradizionale cerimonia, oggi pomeriggio il divisionario ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani del brigadiere Maurizio Dattrino, che dal 1. luglio sarà alla testa della grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Non è un caso se la cerimonia del trapasso del comando della divisione territoriale 3 si è tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. Seppur non di importanza strategica come l’asse del San Gottardo, la Valle di Blenio e la Surselva, storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. L’occhio allenato di chi transita sulla strada del passo può ancora oggi individuare le desuete postazioni protette a ridosso dell’ospizio. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch» ha sottolineato il futuro divisionario Dattrino che da quando entrerà in servizio sarà il più alto graduato ticinese. Alla cerimonia sul Passo del Lucomagno ha anche presenziato il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 giugno 2023 del Corriere del Ticino
Polizia cantonale: nominata la prima donna ufficiale

Polizia cantonale: nominata la prima donna ufficiale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta di ieri Bernadette Rüegsegger quale prima donna al grado di ufficiale della Polizia cantonale. Bernadette Rüegsegger dirigerà con il grado di capitano i Servizi Generali. Servizi che assicurano il supporto specialistico, tecnico, logistico, amministrativo e legale alle attività del Corpo di Polizia cantonale; i vari servizi gestiscono le risorse umane e finanziarie, di controllo strategico e di qualità nonché sostengono i reparti operativi, l’agevolazione delle procedure e l’ottimizzazione dell’impiego di mezzi e risorse. La signora Rüegsegger assumerà la funzione ricoperta da Elia Arrigoni, nel frattempo nominato e operativo a capo della Sezione della circolazione.

Bernadette Rüegsegger, classe 1979 madre di un figlio e una figlia, dopo aver conseguito la licenza in diritto nel 2007 all’Università di Zurigo ha completato la sua formazione ottenendo una specializzazione in scienze forensi (nel 2011 il Certificato e nel 2013 il Master in Advanced Studies in Forensics) alla Hochschule di Lucerna. Una volta conclusi gli studi, dopo aver svolto due anni di pratica giudiziaria e una prima esperienza professionale, nel 2009, è entrata alle dipendenze del Ministero pubblico di Zurigo (Zürich-Limmat) in veste di segretaria giudiziaria e assistente procuratrice. Nel 2011 è invece passata, già quale Procuratrice pubblica, al Ministero pubblico di Winterthur dove è rimasta fino al 2014 per poi divenire Procuratrice pubblica al Ministero pubblico del Canton Zurigo. Dal 2018 è stata nominata Capo settore Servizio giuridico della Polizia cantonale con il ruolo di funzionario dirigente, mentre nel 2019 ha conseguito il brevetto di avvocato. Bernadette Rüegsegger, oltre a essere perfettamente bilingue in italiano e tedesco, dispone di un Certificate of Proficiency in inglese.

Il Consiglio di Stato formula a Bernadette Rüegsegger i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno della Polizia cantonale.