«Felice di tornare fra la truppa e di lavorare con i Cantoni»

«Felice di tornare fra la truppa e di lavorare con i Cantoni»

Maurizio Dattrino assumerà il comando della divisione territoriale 3 e avrà ai suoi ordini più di 6 mila militi Fra i compiti, gli impieghi sussidiari e l’aiuto in caso di catastrofe
Norman Gobbi: «C’è un valore aggiunto di rilievo»

Undici anni dopo Roberto Fisch, prematuramente scomparso mentre era al comando della Base d’aiuto alla condotta dell’esercito, l’ufficialità ticinese potrà nuovamente contare su un divisionario. Il brigadiere Maurizio Dattrino, 57 anni, attinente di Arbedo, è stato nominato dal Consiglio federale comandante della divisione territoriale 3. Il 1. luglio subentrerà al grigionese Lucas Caduff, che andrà in pensione.

Già alla guida della brigata di fanteria di montagna 9 dal 2014 al 2017, Dattrino attualmente comanda la Scuola di stato maggiore generale a Kriens. È ufficiale professionista da 34 anni. È stato impiegato come istruttore d’unità nelle scuole sottufficiali e nelle scuole reclute della fanteria di montagna a Savatan, Coira, Stans e Airolo. Ha effettuato anche un soggiorno di studio al Centro Alti Studi per la Difesa di Roma, durante il quale ha conseguito un master in Studi internazionali strategico- militari. «Da un lato considero questa nomina il coronamento di una carriera. Sono felice di tornare a contatto con la truppa e di lavorare con i cantoni Ticino, Uri, Svitto, Grigioni e Zugo», dice Dattrino. «Dall’altro è una carica che non assumo a cuor leggero. Accanto agli onori ci sono anche degli oneri, perché la divisione territoriale è la formazione militare che si occupa degli impieghi sussidiari e degli aiuti in caso di catastrofe, in collaborazione con le autorità civili ».

Oltre a garantire la sicurezza del WEF di Davos, la div ter 3 ha in effetti un portafoglio di attività molto ampio, da quella di «trait d’union» con i Cantoni alla gestione delle infrastrutture militari nelle piazze d’armi, passando per i contatti con l’Italia per gli interventi in caso di catastrofi transfrontaliere. Dattrino avrà ai suoi comandi più 6 mila militi, suddivisi in sette battaglioni (quattro di fanteria, uno di stato maggiore, uno del genio e uno di salvataggio). La materia comunque non è nuova, perché il futuro comandante ha già prestato servizio nelle formazioni territoriali. «Diciamo che è un po’ un ritorno alla base. Mi ritengo un territoriale, avendo prestato servizio prima nella zona territoriale 9, poi nella divisione territoriale 9 e ancora nella regione territoriale 3, in cui sono stato per dieci anni capo impiego al WEF».

Cassis medico di battaglione
Un paio di curiosità a cavallo fra politica e milizia. Quando Dattrino comandava il battaglione carabinieri 9, il medico dell’unità era Ignazio Cassis, che ieri in veste di consigliere federale ha ratificato la sua nomina. Fra i suoi allievi a un corso di condotta, nel 2001, c’era anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, che lo definisce «una figura di riferimento per il corpo degli ufficiali e sottufficiali professionisti così come ottimo rappresentante delle attività militari fuori servizio ». Con la sua nomina, secondo il capo del Dipartimento delle istituzioni, «il Ticino potrà avere una persona che conosce direttamente le peculiarità del nostro territorio, con la capacità d’interfacciarsi in italiano (o dialetto) con le autorità cantonali e comunali oltre che con i partner italiani. Questo», sottolinea, «è un valore aggiunto di assoluto rilievo ». Dattrino sarà pure persona di riferimento per i due corpi di truppa ticinesi (battaglione fanteria di montagna 30 e battaglione salvataggio 3 inseriti nella divisione territoriale) e, secondo Gobbi, potrà garantire la cultura bilingue nello stato maggiore della divisione. «Avere un ticinese alla testa della div ter 3 garantirà la difesa degli interessi relativi alle attività militari (piazze d’armi, piazze d’esercitazione, base logistica) che portano al Ticino un importante contributo economico sia come posti di lavoro sia in termini di indotto», conclude il consigliere di Stato. Al di fuori degli ambienti militari, Dattrino è anche conosciuto per il suo impegno in ambito sportivo. In passato, era stato per tre anni presidente del settore giovanile dell’Ambrì Piotta.
Il Ticino conta ad oggi altri due brigadieri: Stefano Laffranchini, con una funzione di milizia nello stato maggiore strategico dell’esercito e Silvano Barilli, comandante della Formazione d’addestramento della logistica.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Comunicato stampa

Oggi, mercoledì 1° febbraio 2023, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte del Procuratore pubblico supplente avv. Luca Federico Guastalla, designato il 21 dicembre 2022 a titolo temporaneo dal Consiglio di Stato in sostituzione della Procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, assente per congedo.

L’avv. Luca Federico Guastalla, classe 1990, ha conseguito nel 2014 il Master in diritto all’Università di Friburgo, ottenendo in seguito il certificato di capacità di avvocato del Canton Ticino nel 2016. È attivo quale Segretario giudiziario presso il Ministero Pubblico dal 2017, all’interno del quale ha potuto consolidare – proprio anche grazie alla PP Canonica Alexakis – il proprio percorso di crescita, perfezionando le proprie conoscenze e competenze. Nel 2021 ha pure terminato con successo a Neuchâtel il CAS per la magistratura penale.
Alla cerimonia di dichiarazione di fedeltà, svoltasi a Bellinzona presso il Palazzo delle Orsoline, hanno preso parte il Presidente del Governo Claudio Zali, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani e il Procuratore generale del Ministero pubblico Andrea Pagani.

Massagno festeggia 34 ricorrenze di servizio

Massagno festeggia 34 ricorrenze di servizio

Comunicato stampa Comune di Massagno
Giovedì 26 gennaio, l’Amministrazione comunale ha festeggiato le ricorrenze di servizio dei propri collaboratori con il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Lo scorso 26 gennaio, presso l’Aula magna delle scuole elementari, il Segretario comunale Christian Barelli, il Sindaco Giovanni Bruschetti con il Municipio e il Consigliere di Stato Norman Gobbi hanno celebrato le ricorrenze di servizio dei 34 dipendenti del Comune di Massagno che hanno festeggiato nel corso degli ultimi 3 anni (2020, 2021 o 2022) un anniversario pari a 15, 20, 25, 30, 35 o 40 anni di servizio.
Il Segretario comunale Christian Barelli, nel suo saluto introduttivo, ha ricordato come Massagno sia “un Comune-Azienda che conta 253 collaboratori e che si avvicina alla soglia dei 7000 abitanti in appena 0.75km2
”, una delle densità più alte in Svizzera. “Un Comune densamente popolato” ha ribadito il Consigliere di Stato Norman Gobbi “che ha saputo mantenere alta la qualità di vita e dei servizi erogati; un Comune bello dove la gente viene ad abitare”. Il Sindaco Giovanni Bruschetti ha spiegato infatti l’importanza di “riuscire a soddisfare le attese e le esigenze della collettività, mantenendo alta l’attrattività del nostro territorio” illustrando come “per svolgere questo lavoro abbiamo un funzionario ogni 27 cittadini.” E, come ricordato da Norman Gobbi, “se l’Amministrazione comunale funziona bene è grazie ai collaboratori”.
Il segretario Christian Barelli, in questo contesto, ha rammentato ai presenti l’importanza di fare squadra in modo da svolgere al meglio i compiti a cui sono chiamati i dipendenti comunali e in particolare ad “essere ottimi […] guardiani a difesa del territorio, della legalità, aiutare chi è in difficoltà e i nostri anziani, anche gestire al meglio le finanze, formare i nostri ragazzi e accudirli, erogare energia elettrica, mantenere l’ordine e la pulizia, e molte altre attività cui siamo chiamati a rispondere in modo puntuale”, si tratta di compiti fondamentali coperti dalle varie mansioni dei collaboratori del Comune, che includono anche la Casa anziani, le scuole,
la Polizia Ceresio Nord e l’azienda elettrica AEM SA. In questo contesto il Sindaco ha infine ringraziato i collaboratori presenti auspicando che lo sforzo profuso finora possa continuare ed estendendo i ringraziamenti anche alle famiglie dei dipendenti comunali, inevitabilmente condizionate dall’impegno professionale dei collaboratori stessi. Dopo i discorsi ufficiali, i dipendenti che hanno festeggiato una ricorrenza di servizio hanno
ricevuto un omaggio di riconoscimento. In seguito, presso la mensa delle scuole comunali, è stato offerto a tutti i presenti un ricco aperitivo.

Prova delle sirene di mercoledì 1° febbraio 2023

Prova delle sirene di mercoledì 1° febbraio 2023

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in base alle istruzioni dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, informa che mercoledì 1° febbraio 2023 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua. Quest’anno, a causa della guerra in Ucraina, la prova delle sirene potrebbe generare insicurezze e paure alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti sul nostro territorio. Per questo motivo l’autorità federale ha elaborato un’informazione mirata in lingua ucraina.

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (414 dispositivi); alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.
Alle ore 14.20 ed alle ore 15.10, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (128 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale ed informare la popolazione sui comportamenti corretti.
Con Alertswiss le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o scaricando gratuitamente la relativa applicazione, grazie alla quale ricevere sul proprio cellulare le informazioni.
Informiamo inoltre che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.
Sottolineiamo l’importanza di informare dell’evento le categorie più sensibili o che non hanno accesso autonomamente ai canali di informazione. In questo senso si inserisce l’informazione ai Comuni per il tramite delle Regioni di Protezione Civile e la traduzione del comunicato in ucraino. Informazioni che sono state pubblicate anche sulla pagina web  cantonale (www.ti.ch/ucraina) e sul canale Telegram dedicato (@ucrainaTi).
Il Dipartimento delle istituzioni si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione. Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-spci@ti.ch.

Si parte! Eventi elettorali già in agenda

Si parte! Eventi elettorali già in agenda

FESTE LEGA DEI TICINESI

Domenica 5 febbraio 2023
Lega dei Ticinesi
Festa Bellinzonese e Alto Ticino – dalle 11.00
Mercato coperto, Giubiasco 
Iscrizioni: Daniela 079 546 18 57 – Manuela 079 155 70 82 – Pato 079 457 23 61 – Mail: ldtbellinzona@gmail.com

Domenica 12 febbraio 2023
Lega dei Ticinesi
Festa Mendrisiotto
Mercato coperto, Mendrisio – dalle 11.00

Iscrizioni: Massimiliano 076 370 21 85 – Stefano 076 471 68 30 – Ivano 079 541 29 70 – Mail: legadelmendrisiotto@gmail.com

Domenica 5 marzo 2023
Lega dei Ticinesi
Festa Locarnese e Valli – dalle 11.00
Centro Miraflores, Quartino

Domenica 12 marzo 2023
Lega dei Ticinesi
Festa Luganese – dalle 11.00
Capannone di Pregassona, Pregassona

NORMAN GOBBI – EVENTI IN PIAZZA

Venerdì 10 febbraio 2023
Norman Gobbi – Evento in piazza
L’è un gran risott!
Cena offerta – dalle 18.00
Capannone Pompieri Capriasca
Via Chiesa, Tesserete

Sabato 11 febbraio 2023
Norman Gobbi – Evento in piazza
L’è un gran risott!
Cena offerta – dalle 18.00
Piazza Franscini, Faido
(Pista di ghiaccio in caso di brutto tempo)

Martedì 28 febbraio 2023
Norman Gobbi – Evento in piazza
L’è un gran risott!
Cena offerta – dalle 18.00
(in definizione)

Venerdì 3 marzo 2023
Norman Gobbi – Evento in piazza
L’è un gran risott!
Cena offerta – dalle 18.00
Presso Macelleria Vescovi, Olivone
(Polisport in caso di brutto tempo)

Sabato 4 marzo 2023
Norman Gobbi – Evento in piazza
L’è un gran risott!
Pranzo offerto – dalle 11.00
Azienda agricola Il Caraccio, via Obino 42, Castel San Pietro

Sabato 11 marzo 2023
Norman Gobbi – Evento in piazza
L’è un gran risott!
Pranzo offerto – dalle 12.00
Fattoria Ponzio, Via al Curtone 10, Sant’Antonino

 

EVENTI SEZIONALI

Giovedì 9 febbraio 2023
Lega dei Ticinesi Monteceneri
Aperitivo elettorale – dalle 18.30
Ristorante Roccia, Via alla Chiesa 12, Camignolo

La domenica del Corriere: Il Dipartimento delle istituzioni sotto la lente

La domenica del Corriere: Il Dipartimento delle istituzioni sotto la lente

La politica di Norman Gobbi è da promuovere o da bocciare? A La domenica del Corriere è andata in onda il primo dibattito dedicato ai temi della politica, partendo da quanto accende il dibattito e che è gestito dal Dipartimento delle istituzioni. Con Gobbi c’erano altri quattro candidati al Consiglio di Stato, Laura Tarchini (Il Centro), Tamara Merlo (Più donne), Andrea Rigamonti (PLR) e Yannick Demaria (PS-Verdi). Il confronto si è aperto dibattendo di Giustizia, in particolare del progetto «Giustizia 2018», mentre siamo ormai nel 2023. «Quel progetto lo avevo lanciato nella mia prima legislatura (2011-2015) con l’obiettivo di avere nel 2018 un nuovo assetto organizzativo. Ma ci siamo trovati con una montagna di cose da fare e regolare, anche a livello legale e costituzionale. Così ci siamo concentrati sul cantiere delle autorità di protezione che ha trovato l’avallo dei cittadini». Dal canto suo il liberale radicale ha replicato che, «visti i 10 anni trascorsi, dobbiamo dire che la montagna ha partorito un topolino. A livello di giustizia civile e penale siamo fermi al palo. Abbiamo impiegato mezzi per la Polizia, dimenticando il resto. Se penso alla città della giustizia tutto è fermo da due anni. La giustizia è ferma a 12 anni fa». Allora Gobbi, è come dire che lei non ha fatto nulla: «Ricordo che per progredire occorre avere condivisione e l’ho detto più volte in Parlamento. Il Ticino è refrattario alle riforme importanti. Ci si lamenta sempre, come sentito da Rigamonti, ma poi non si è capaci di affrontare le questioni che portano fuori dalla confort zone. Va ricordato che la soluzione perfetta non esiste». Una critica rivolta ai «frenatori di professione».

Dal canto suo Tarchini ha detto di capire «che i processi sono lunghi e abbiamo un Parlamento che si esprime su ogni passo e occorre sempre tempo». Merlo vede la metà piena o quella vuota del bicchiere? «Nel bicchiere c’è sempre qualcosa ed è ciò che conta. Nelle critiche mosse dai partiti c’è spesso mancanza di coerenza. Si chiede celerità e decisionismo, ma quando arrivano sui banchi proposte che vanno in questa direzione c’è sempre chi tira il freno. Io vorrei magistrati più formati su temi della parità e della violenza domestica, ma nulla si muove». Il candidato rossoverde Demaria ha poi aggiunto che «quello delle autorità di protezione non mi pare un grande successo da sbandierare, la volontà c’era già da tempo di andare nella direzione scelta».

Prevenzione e repressione
Dalla giustizia, alla sicurezza, il passo è breve. Ma il Ticino con Gobbi è più sicuro? Per il consigliere di Stato Gobbi «il sentimento di sicurezza è migliorato» aggiungendo che ora occorre «più prevenzione e più repressione». Per la candidata de «Il Centro» Tarchini, «la prevenzione è importantissima e Lugano è la città più sicura della Svizzera. Talvolta abbiamo un po’ di timore nel dirlo, e va riconosciuto che questo è realtà anche grazie alla Polizia di Lugano. Quello che abbiamo lo dobbiamo anche alle Istituzioni». Merlo ha aggiunto: «Più sicuro? Dipende. Alcuni reati sono diminuiti e c’è la percezione di poter stare più tranquilli. Mentre se penso alla sicurezza nelle nostre case e nelle coppie, la percezione e le cifre sono diverse. Abbiamo tre interventi al giorno per violenza domestica e c’è poi il sottobosco dello stalking. In generale si ritiene che i panni sporchi si debbano lavare in casa. In maggioranza le vittime sono donne, ma non solo». Demaria ha rilevato che «si discute troppo poco della criminalità finanziaria e dell’infiltrazione mafiosa. La sicurezza è anche finanziaria, il tema è molto ampio. Va bene la sicurezza di Polizia, ma non troppo invasiva, senza entrare in maniera eccessiva nella privacy delle persone. Sulla microcriminalità stiamo facendo bene, ma ci sono altri temi importanti». Il Mendrisiotto, territorio nel quale vive Rigamonti, oggi conosce meno fatti criminali. Tutto bene allora? «Innanzitutto il sentimento di sicurezza è un sentimento soggettivo. Per me il Ticino non è più o meno sicuro, occorre vedere il risultato ottenuto con le risorse impiegate. Si è investito nella Polizia e il risultato è arrivato. Tralasciando però tutto il resto della filiera. Questa è una mancanza, penso alla fase finale, le sentenze. Sono loro che rendono veramente giustizia». Pronta la replica di Gobbi: «Rigamonti dimentica gli investimenti fatti per potenziare il Ministero pubblico e altri passi, compreso il Tribunale penale cantonale».

La Polizia unica e il ruolo del PLR
C’è poi il tema della Polizia unica che potrebbe tornare al centro della politica prima della fine della legislatura. Per Gobbi «una riforma della Polizia è necessaria per essere più efficienti nell’utilizzo delle risorse. Non possiamo più permetterci doppioni, doppi costi». Per Rigamonti il tema della Polizia unica «lo si deve portare a casa». Un messaggio che pare rivolto al gruppo del PLR in Gran Consiglio. «La strada è quella giusta, ma il bilancio in questo settore è un po’ così, così» ha aggiunto Demaria. Per Tarchini «occorre una riflessione serena su efficienza ed efficacia. Tocca anche ai Comuni farsi promotori». Dal canto suo Merlo, che in Parlamento siede, «sulla carta la Polizia unica funzione, poi occorre fare lavorare assieme le persone».

I permessi e «l’orco cattivo»
Tra i temi trattati nel corso della puntata, anche la questione migratoria, che declinata in Ticino fa anche rima con i permessi. Un tema che infiamma e che ha visto Gobbi molto criticato. Al punto che lui ha sbottato: «Si sente affermare che io sarei un uomo senza cuore, si tratta di un’immagine strumentalizzata. Mi hanno definito anche orco o colui che portava via i bambini, ma alla fine mi sono reso conto che fa parte del ruolo del capo del Dipartimento, soprattutto per chi ha un approccio restrittivo. Sono anche il consigliere di Stato che ha avuto il maggior numero di manifestazioni di piazza contro». L’esponente rossoverde ha aggiunto che «mi fa piacere l’ammissione di Gobbi ed è la sua politica restrittiva che condanniamo, dato che il Cantoni hanno un margine di manovra». Anche sugli stranieri e sull’apertura per concedere permessi la percezione è molto soggettiva: «C’è una legge che abbiamo votato e va rispettata. Poi ci sono casi, come quello dibattuto negli scorsi giorni, che portano la popolazione a reagire. Ma la legge l’abbiamo votata». Gobbi poi detto «che a conoscere bene i dossier sono le autorità» come dire che, talvolta, ci sono fatti che non si possono dire ma che farebbero un po’ d’ombra su casi in apparenza meritevoli. Dal canto suo Rigamonti ha concluso così: «Non è un tema politico. L’asilo non la fa Gobbi o il Parlamento, ma i tribunali. Per quanto concerne le frasi di Gobbi mi vien da dire: Santo subito. Scherzi a parte non mi soffermo sulle immagini, più o meno colorite, che lo concernono».

 ****
Dalla Giustizia, alla Polizia, passando per la migrazione e i Comuni. Sotto la lente de La domenica del Corriere (dalle 18.00 su Teleticino) ci sarà il Dipartimento delle istituzioni condotto dal leghista Norman Gobbi dal 2011.
Chi sta con lui e chi contro di lui? Il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti mette a fuoco i temi forti della campagna elettorale. A confronto con lo stesso Gobbi ci saranno Laura Tarchini, candidata al Governo Il Centro, Andrea Rigamonti, candidato al Governo PLR, Yannick Demaria, candidato al Governo PS-Verdi e Tamara Merlo, candidata al Governo Più donne.
“La presenza dell’esercito è un fattore di forza per il Ticino”

“La presenza dell’esercito è un fattore di forza per il Ticino”

L’impegno del Consigliere di Stato Norman Gobbi su questo fronte

La presenza in Ticino dell’esercito svizzero costituisce un punto di forza a livello strategico e a livello economico, offrendo molte opportunità. “In queste settimane partecipo a diversi grossi appuntamenti organizzati dall’esercito proprio qui nel nostro Cantone. Venerdì per esempio la Brigata Logistica 1 ha tenuto alla Gottardo Arena di Ambrì il suo Rapporto di Brigata con almeno mille partecipanti. Tra una decina di giorni invece a Locarno si terrà un seminario della Divisione Territoriale 3 della durata di 2 giorni e al quale dovrebbe partecipare anche il capo dell’esercito Thomas Süssli. Senza dimenticare che dal 10 al 14 marzo dopo 25 anni si terrà in Ticino l’esercizio di truppa durante il corso di ripetizione del gruppo artiglieria 49. Occasioni di incontri ad alto livello e presenza effettiva che non servono solo a dare visibilità momentanea al Ticino, ma che confermano come il nostro Cantone sia un elemento cardine della difesa nazionale. Per questo abbiamo la possibilità di mantenere e sviluppare tutte le infrastrutture e le attività, producendo un indotto economico non indifferente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

All’inizio del 2020 su queste colonne lei ci aveva presentato il grosso contributo economico che l’esercito dà al Ticino. “Lo ricordo bene, anche perché dopo pochi giorni sarebbe scoppiata a livello globale la pandemia legata al COVID-19. In quei giorni di inizio febbraio il Dipartimento delle istituzioni, assieme ad altri uffici del Cantone, si stava preparando per affrontare una ipotetica situazione di emergenza, che divenne poi reale in pochissimo tempo. Quell’esperienza – come ho ricordato venerdì mattina ad Ambrì nel Rapporto della Brigata Logistica 1 – permise di capire ancora meglio il ruolo del nostro esercito, che visse la sua prima mobilitazione in tempo di pace e sostenne le attività di protezione della popolazione. Il Ticino venne aiutato concretamente. Così come concretamente ogni anno l’esercito produce una massa salariale in Ticino attorno ai 100 milioni di franchi, grazie alla presenza di 800 collaboratori/militari professionisti e ai posti di lavoro creati dall’indotto che ruota attorno alla presenza dei militari. A livello strategico, poi, è sempre più importante mantenere una presenza forte a sud del massiccio del San Gottardo, nella zona di frontiera con l’Italia e in generale con l’area mediterranea. La crisi internazionale con la guerra in Ucraina ci ha confrontati in modo evidente ai rischi che possono nascere anche sul nostro continente e quindi anche alla necessità di essere sempre pronti. Cosciente di tutti questi fattori il mio impegno è stato e sarà quello di assicurare sempre al Ticino una presenza importante del nostro esercito. E questo per avere un Cantone forte!”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

(Immagine © div ter 3)

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 gennaio 2023 de Il Mattino

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

Lo ha detto Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della cantonale. ‘Positivo il bilancio del 2022 e la capacità di adattamento’

L’attuale situazione delle finanze cantonali richiede importanti sforzi per ridurre la spesa. In questo esercizio, anche la Polizia cantonale sarà chiamata a fare la sua parte. A dirlo è stato il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, tenuto al centro della Protezione civile di Rivera. Un’operazione di contenimento della spesa – necessaria in seguito al mancato versamento dei contributi ai cantoni da parte della Banca nazionale – che, ha precisato Gobbi, «non dovrà avere ripercussioni sull’operatività e i servizi». L’appuntamento di Rivera ha coinvolto agenti, inquirenti e personale amministrativo. È stata l’occasione – hanno spiegato le forze dell’ordine – anche per ripercorrere e trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività. Il direttore del Di ha anche ricordato la sempre attuale minaccia di carenza di energia e difficoltà di approvvigionamento. «Già nel 2014 ci si era esercitati su questo scenario, come anche su quello legato a una possibile pandemia, nell’ambito dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza». Un test, ha sottolineato Gobbi, «che si è rivelato utile visto quanto successo negli ultimi anni, che hanno visto il Corpo della polizia cantonale in prima linea sia in ambiti di pianificazione che di condotta e di prevenzione». Durante il rapporto sono anche stati ricordati gli sforzi intrapresi per creare dei centri di competenza in risposta alle problematiche attuali: il contrasto alla violenza, in particolare quella domestica, e il cybercrimine.

Gobbi: ‘La Nuova Legge polizia permetterà di ottimizzare le prestazioni’
Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, attualmente in consultazione, Gobbi ha spiegato che «permetterà di ottimizzare le prestazioni e le capacità di risposta nelle attività di polizia, adeguandosi al contesto moderno e adattandone i contenuti dopo la sua entrata in vigore, che risale al lontano 1989». Concludendo il suo intervento il consigliere di Stato ha sottolineato l’unità d’intenti tra il Dipartimento istituzioni e la Polizia cantonale «che ha permesso un ammodernamento generale su più fronti e la realizzazioni d’importanti progetti come la centrale comune d’allarme a Bellinzona, il centro di controllo veicoli pesanti a Giornico e una serie di progetti informatici che hanno reso più efficiente il lavoro dei collaboratori a ogni livello».

Cocchi: ‘Confrontati con compiti nuovi’
Il comandante Matteo Cocchi ha invece ringraziato il Corpo, che nel corso dell’anno «ha dimostrato una forte dose di adattamento, anche di fronte a compiti con cui non si era finora confrontato». Tra questi è stato citato il dispositivo di sicurezza pianificato e messo in campo in occasione dell’Ukraine Recovery Conference, svolto a Lugano lo scorso luglio con la presenza di diverse figure internazionali. «Si è trattato di un grande lavoro organizzativo in un contesto altamente variabile a causa della guerra in corso». Cocchi ha poi ricordato la necessità della collaborazione di tutti per far fronte alle sfide e continuare a garantire un alto livello di sicurezza». Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, il comandante ha detto che «gli obiettivi e l’organizzazione del Corpo dovranno continuare a evolvere a una velocità sempre maggiore rispetto al passato». Questo «nell’ottica di prevenire i fenomeni criminali e non solo reprimerli al momento in cui si presentano».

Da www.laregione.ch

Politica di milizia, partendo dal cittadino

Politica di milizia, partendo dal cittadino

Sarà uno dei temi del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni. Della Santa: ‘Il coinvolgimento attivo per destare l’interesse per la cosa pubblica’.

La politica di milizia è in crisi in Ticino? «Se ci limitiamo alle istituzioni locali, in alcuni Comuni funziona, in altri è in difficoltà, in altri ancora è in crisi. Diciamo che la situazione in generale tende, purtroppo, a peggiorare, con sempre meno persone che si candidano alla carica di municipale o a quella di consigliere comunale». A scattare la fotografia è Marzio Della Santa, responsabile, al Dipartimento istituzioni, della Sezione enti locali, la Sel. Il futuro del sistema di milizia nella nostra democrazia, che vede negli organi legislativi ed esecutivi (ad eccezione del Consiglio di Stato) politici non professionisti, sarà uno dei temi della quarta edizione, organizzata dalla Sel, del ‘Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni’, in programma per la prossima settimana, giovedì 2 febbraio con inizio alle 14, nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona. L’evento, fa sapere il Dipartimento, è destinato anzitutto a municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali, rappresentanti dei partiti, funzionari dell’Amministrazione cantonale e di quelle locali (iscrizione obbligatoria entro il 30 di questo mese tramite il formulario su www.ti.ch/eventis sito dove il simposio potrà essere pure seguito “in diretta streaming”). L’accresciuta complessità dei problemi che la politica è chiamata a risolvere, la necessità di disporre anche di competenze specifiche, la difficoltà di conciliare attività istituzionale, impegni professionali e/o vita familiare: questi e altri i motivi che possono indurre a rinunciare a candidarsi o a mollare la carica alla quale si è stati eletti. Ma al di là di fattori più o meno contingenti, c’è una questione, anzi, la questione di fondo: l’interesse per la cosa pubblica. O meglio, il disinteresse. Che qualcuno sostiene essere vieppiù diffuso, in Ticino come altrove. E allora, restando sul piano comunale, come ridestare l’interesse per la cosa pubblica? E di riflesso come rivitalizzare il sistema di milizia? «Nell’avvicinare o nel riavvicinare i cittadini alle istituzioni – afferma Della Santa –. Intendiamoci, non è una sfida da poco. Ma dobbiamo affrontarla, anche per arginare l’astensionismo in occasione degli appuntamenti elettorali. Dobbiamo affrontarla affinché quella che chiamiamo democrazia viva non rimanga una visione romantica. Per questo, come Sezione enti locali, facciamo leva sul concetto di partecipazione. In altre parole, secondo noi è fondamentale che le istituzioni comunali coinvolgano, in maniera attiva, i cittadini nell’individuare le soluzioni, in grado di raccogliere il più ampio consenso possibile, ai problemi. Nel trovare quelle soluzioni che possano soddisfare al meglio i bisogni riconosciuti».

Per il capo della Sel, il coinvolgimento non passa solo dall’informazione alla popolazione sui progetti che il Comune intende realizzare o dalle serate pubbliche organizzate dal Municipio su questo o quel tema. Occorre spingersi oltre. «Chi viene eletto – rileva Della Santa – non dovrebbe più considerarsi o essere considerato il portatore esclusivo di decisioni e soluzioni: le istituzioni locali dovrebbero avere la capacità di coinvolgere, ripeto attivamente, i cittadini. Raccogliendo così le loro opinioni, le loro proposte, facendo tesoro delle loro competenze. Rendendoli insomma veramente partecipi della vita politica comunale. Si tratta infatti non solo di cercare la soluzione migliore, ma anche di creare un consenso allargato intorno a quella soluzione. È la cittadinanza attiva che crea una comunità». Una cittadinanza attiva che «rafforza la responsabilità individuale e che favorisce l’acquisizione di una cultura politica che punta alla composizione dei conflitti e non a sterili contrapposizioni». Come possono i Comuni ‘reclutare’ cittadini attivi? «Per esempio con un annuncio pubblico, oppure sorteggiandone un determinato numero, liberi poi i cittadini di accettare o meno, liberi di partecipare o meno alla ricerca della o delle soluzioni e dunque all’azione politica del Comune».

Oggi, continua il responsabile della Sezione enti locali, «i cittadini fanno fatica a identificarsi nei partiti, in famiglia non si cresce più a pane e politica e in diversi provano una certa frustrazione, che per finire può tradursi in sfiducia nelle istituzioni, perché non riescono a capire meccanismi e ragioni di questa o quella decisione dell’autorità politica locale. E non è sufficiente assistere alle sedute del consiglio comunale, che in alcuni casi sono contraddistinte da un livello di litigiosità che rende la carica pubblica scarsamente attrattiva». Della Santa non ha dubbi: «Se i cittadini si sentono attivamente coinvolti nella vita politica comunale, alcuni di loro, che hanno potuto già testare le rispettive competenze, saranno poi disposti anche a candidarsi alle elezioni. Avremo in tal modo, a proposito di competenze individuali, delle candidature anche di qualità».

Mazzoleni: parliamo di una componente dell’identità svizzera

La politica di milizia, da quella comunale a quella cantonale. «La questione è più complessa di quanto sembra», premette il politologo. Oscar Mazzoleni, direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna. «Da un lato c’è la difficoltà, per il parlamentare, di far ‘quadrare il cerchio’, tra politica, vita privata e attività professionale; dall’altro c’è la milizia come valore. Non stiamo quindi parlando solo dell’esercizio di una carica, ma di un principio, di una componente dell’identità svizzera: dell’idea che la politica deve essere un servizio per la comunità e non una professione, ossia una fonte di guadagno. La forza del principio di milizia – prosegue Mazzoleni – spiega perché quando i cittadini svizzeri sono chiamati alle urne, in molti cantoni e anche in Ticino, come è accaduto a Bellinzona nel 2018, tendono a opporsi all’aumento delle retribuzioni delle cariche politiche». Questo si spiega dal fatto che «il professionismo politico è visto come un allontanamento del politico dal cittadino. E in un’epoca di disaffezione verso la politica e di anti-politica, è facile alimentare il sospetto che i politici professionisti si trasformino in una casta che si contrappone agli interessi dei cittadini».

Guardando al parlamento cantonale ticinese, «ci si può chiedere se la milizia su cui si regge stia effettivamente riducendo l’attrattività della carica, visto il record di candidati per il Gran Consiglio (924, ndr)». Per Mazzoleni è quindi difficile ipotizzare un cambiamento delle ‘condizioni’ (con magari un aumento della remunerazione) per i parlamentari: «Come per qualsiasi posto di lavoro, le condizioni offerte vengono in genere migliorate, anche da un punto di vista remunerativo, quando ci sono pochi aspiranti». Questo nonostante negli anni sia aumentata la pressione pubblica e mediatica, anche sui granconsiglieri. «Fino a qualche decennio fa i parlamentari erano meno esposti. C’era meno personalizzazione della politica, il ruolo dei media era diverso e non esistevano i social. Inoltre, i gruppi parlamentari erano più compatti. Tutto ciò rendeva i singoli deputati meno visibili al pubblico e quindi era anche più facile gestire la propria immagine». Tuttavia, precisa il politologo, «proprio la maggiore notorietà pubblica rappresenta anche, nel contempo, un incentivo positivo. Non c’è infatti solo l’aspetto remunerativo che rende ambita una carica politica, ma il prestigio e la popolarità che tale carica porta con sé. A questo si aggiunge la possibilità di stringere relazioni che possono aiutare nella vita professionale».

Appare però anche chiaro che la politica di milizia implichi «persistenti e persino aumenti delle disuguaglianze nell’accesso alle cariche pubbliche», afferma Mazzoleni. «Più una carica richiede tempo e competenze, più diventa selettiva sul piano socio-professionale. Ciò significa che l’accesso alla carica tende a essere riservato a persone che possono più facilmente liberare tempo dagli impegni famigliari e professionali e che dispongono delle risorse formative che non tutti hanno. Ciò spiega anche una parte degli abbandoni, ovvero di deputati che non si ripresentano più alle elezioni».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 27 gennaio 2023 de La Regione