Quando lo Stato “ti pulisce” il denaro

Quando lo Stato “ti pulisce” il denaro

Il Canton Ticino chiede a Berna un giro di vite sul pagamento dei debiti in contante; il rischio di riciclaggio è troppo elevato

Il problema (per alcuni) è che gli uffici di recupero crediti accettano pagamenti in contanti senza l’obbligo di fare delle verifiche sull’origine del denaro, a differenza delle banche che per importi superiori ai 15’000 franchi devono chiarire da dove vengono i soldi ed eventualmente segnalare casi dubbi. Qualcosa negli ultimi mesi però si è mosso: il Consiglio federale ha messo in consultazione una revisione della Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento che prevede tra le altre cose di fissare un limite per il pagamento in contanti: 100’000 franchi. Ancora troppo per le autorità cantonali ticinesi, ma anche, ad esempio, per la Conferenza svizzera degli ufficiali di esecuzione e fallimenti e altri Cantoni (pochi a dire il vero) che chiedono di ridurre il limite a 15’000 franchi come le banche, appunto. Questo, dice alla RSI la direttrice della Divisione ticinese della giustizia, Frida Andreotti, “per evitare che lo Stato diventi uno strumento per riciclare del denaro”. Il Consiglio federale ritiene invece che il debitore debba aver la possibilità di pagare in contante anche somme importanti di denaro in modo da evitare anche all’ultimo minuto possibili pignoramenti. Ritiene inoltre che i pagamenti elevati in contanti siano molto rari, che il rischio di abuso sia quindi limitato.

La soluzione ticinese
La procedura di consultazione nel frattempo è conclusa, ora si attende il rapporto del Governo. Il Ticino ha deciso però di agire anche sul piano cantonale. Ha avviato verifiche sulla possibilità di introdurre un’autodichiarazione già a partire dai 5’000 franchi. Dove la persona che vuole effettuare il pagamento deve indicare l’origine del denaro contante, se è “provento dalla propria attività, da una donazione, da una vendita, da familiari o da finanziamenti bancari”. Le verifiche giuridiche dovranno dire se un simile formulario sia legale.
A prescindere da quanto sia utilizzato il meccanismo di riciclaggio di cui vi stiamo parlando, le autorità ticinesi vogliono dare un segnale. “Il tema è sensibile e va seguito”, dice alla RSI Fernando Piccirilli che è il Capo della Sezione ticinese di esecuzione e fallimento, “va quindi fatto un tentativo per arginare questo fenomeno”. Intervenire anche sul metodo di pagamento dei debiti, è un “piccolo grande segnale verso chi vuole utilizzare il Ticino per attività illecite”, conclude Frida Andreotti.

Come si fa
Il meccanismo è semplice e poggia sulla complicità tra due persone che si spacciano per creditore e debitore. La persona A spicca un precetto esecutivo alla persona B con la quale è d’accordo. Nello stesso tempo sempre la persona A da alla persona B il denaro “sporco”, provento da attività illecite, per pagare il debito. La persona B paga il debito a A passando dall’Ufficio esecuzione e fallimenti, che dopo aver trattenuto le spese, lo versa alla persona A. E così, spiega Fernando Piccirilli, “il denaro torna indietro al creditore pulito da parte dell’Ufficio esecuzione e fallimenti”, ovvero, dallo Stato. Il finto debitore, che si presta al gioco, di solito riceve una commissione. Ogni anno in Ticino vengono spiccati circa 180’000 precetti esecutivi, quindi “c’è un buon potenziale” anche perché se una persona non contesta il debito è praticamente impossibile per l’autorità capire che il precetto esecutivo è falso. “L’Ufficio esecuzione non verifica tutte le volte il creditore, basta adempiere alle formalità”. Ovvero: nome e cognome del creditore, del debitore, l’importo in valuta svizzera e il motivo del debito
che può essere anche fittizio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Quando-lo-Stato-ti-pulisce-il-denaro-15914071.html

Da www.rsi.ch

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

Comunicato stampa

Durante il mese di dicembre si è svolta l’operazione di prevenzione dei furti durante il periodo natalizio denominata PREVENA. Azione che ha visto collaborare agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia dei trasporti. Una presenza accresciuta sul terreno che ha permesso di aumentare le interazioni con il cittadino e rinsaldare il rapporto di fiducia. 
Come avviene ormai da diversi anni, dal 5 al 24 dicembre si è svolta l’operazione PREVENA. Si tratta di un’azione di prevenzione che ha quale obiettivo principale di accrescere il contatto con il cittadino, aumentando il controllo del territorio. Infatti, durante il periodo natalizio molti malintenzionati ne approfittano per compiere furti con scasso, borseggi e altri reati. L’operazione è strutturata sul concetto di tre livelli di sicurezza:
livello sicurezza del cittadino: allo scopo di garantire il sostegno alle necessità della popolazione;
livello di sicurezza del territorio: con l’obiettivo di prevenire i reati ed agire dinamicamente sul terreno con l’impiego mobile delle forze;
livello sicurezza dei fenomeni: per garantire un costante monitoraggio degli eventi che, con serialità, vanno oltre l’attività ordinaria.
Effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le polizie comunali e la Polizia dei trasporti, PREVENA ha premesso di effettuare 373 posti di controllo nei punti più sensibili, in particolare in ottica di prevenzione di furti con scasso nelle abitazioni. Sono invece state 409 le pattuglie appiedate svolte con un’attenzione accresciuta a borseggi e taccheggi e furti nei veicoli, in luoghi di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini di Natale.
Oltre a rafforzare il contatto con il cittadino l’operazione ha permesso di effettuare 22 fermi o arresti per furto o taccheggio, constatare 5 infrazioni o contravvenzioni alla legge sugli stupefacenti (LStup) e 4 casi di inattitudine alla guida con conseguente ritiro della licenza di condurre.

Vita e sogni dietro le sbarre, un calendario per parlarne

Vita e sogni dietro le sbarre, un calendario per parlarne

È quanto ha realizzato un gruppo di detenuti nelle carceri ticinesi. Foto e riflessioni raccontano la loro quotidianità.
Il direttore Laffranchini: ‘Iniziativa partita da loro’.

“La vita non finisce qui”. È un messaggio proiettato al futuro quello apposto sopra una foto che ritrae delle sbarre di ferro e un muro di cemento, scelti per caratterizzare il supporto da appendere alla parete del calendario 2023 delle Strutture carcerarie cantonali. Un’iniziativa nata dal basso, ovvero dal Gruppo cucina formato da persone detenute. Come immagine di copertina il calendario riporta una pietanza disposta su piatti di plastica preparata dagli ideatori del progetto, mentre nelle pagine interne, associate alle caselle dei giorni, si trovano degli scatti che mostrano momenti e luoghi emblematici della quotidianità in prigione: cassette di verdure e di pane, una torta appena sfornata, scorci di cielo che riempiono i vuoti di un reticolo di filo spinato, tricicli per bambini posteggiati all’esterno.

Ognuno di essi è accompagnato dal pensiero di un prigioniero: “Fuori c’è qualcuno che mi vuole bene”. “Spero di non tornarci mai più. Dovrò lavorarci anche quando sarò fuori”. “Facendo l’apprendistato ho una vita normale e ho ripreso i rapporti con i miei genitori”. Riflessioni concise, formulate con semplicità, ma cariche di profonda valenza per coloro che le hanno espresse e per chi fuori aspetta il ricongiungimento. Come d’altronde è carico di significato proprio l’oggetto calendario, fatto da persone per cui depennare i giorni significa contare il tempo che le separa dalla ritrovata libertà.

‘La loro idea iniziale era di venderlo e dare i ricavi in favore delle vittime’
«L’iniziativa è partita da una persona detenuta che lavora in cucina e mi ha scritto che assieme ad altre desiderava fare un calendario – racconta a ‘laRegione’ il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini –. La loro idea era poi di venderlo e dare i soldi in favore delle vittime. Ci è sembrata un’ottima proposta e abbiamo deciso di concretizzarla sotto forma di progetto pilota, ma per ora senza la vendita». Per questo primo anno è dunque stato creato il calendario da regalare a persone e a istituzioni vicine al mondo della detenzione in modo da tastare il terreno e valutarne l’impatto per poi eventualmente ripetere l’iniziativa nell’ottica pensata dalle persone detenute.
Le quali, dice Laffranchini, sono molto contente di quanto hanno creato: «Si tratta di un piccolo progetto a cui però si sono dedicate con molta passione. È stato necessario capire come impostare la grafica, scattare le fotografie, redigere i testi e impaginarli. Sono stati coinvolti anche i docenti della scuola che hanno contribuito alla realizzazione del calendario. Inoltre è stata un’opportunità che ha permesso a chi si è messo in gioco di interrogarsi sul proprio percorso».

‘L’obiettivo dell’esecuzione penale è la risocializzazione’
Progetti come quello descritto si inseriscono nel quadro del mandato di risocializzazione affidato ai penitenziari del nostro Paese. «L’articolo 75 del Codice penale svizzero prevede essere la risocializzazione lo scopo della pena, quindi l’obiettivo dell’esecuzione penale è la riabilitazione – sottolinea il direttore delle Strutture carcerarie cantonali –. Per questo tutti i progetti e tutti gli interventi anche esterni vengono valutati in ottica riabilitativa. Se riteniamo che le proposte possano apportare un contributo in questo senso, le seguiamo più che volentieri nei limiti del possibile». Anche in modo piuttosto flessibile, dice Laffranchini: «Proponiamo ad esempio dei corsi di yoga di cui forse non si vede direttamente la pertinenza con il reinserimento nella società, ma di cui intuitivamente è comprensibile il beneficio». Accanto alle proposte che vengono dal basso e a quelle più distensive, in carcere esistono diversi laboratori dove si praticano attività retribuite. «C’è la falegnameria, stampiamo le targhe, lavoriamo per Swissminiatur e Geomat, abbiamo il Gruppo lavanderia e appunto quello cucina – illustra degli esempi Laffranchini –. Evidentemente il lavoro è un fondamento su cui costruire la risocializzazione, da una parte tramite la normalizzazione, per far sì cioè che le persone si abituino ad avere un ritmo di scansione della giornata che poi ritroveranno all’esterno. Mentre dall’altra parte imparano o reimparano a vivere dei proventi del proprio lavoro».

‘In questo periodo aumenta il senso di solitudine ma anche la distensione’
Un pensiero in questo periodo va al modo in cui i detenuti vivono le festività. «È un momento un po’ particolare perché potrebbe amplificare il senso di solitudine dato che si tratta di giorni che solitamente si trascorrono con i propri cari mentre chi è in carcere si trova a non poterlo fare – osserva Laffranchini –. Comunque percepisco una distensione generale in questi momenti, forse anche perché offriamo delle possibilità maggiori: un po’ più di tempo fuori dalla cella, un po’ di più di tempo con i propri parenti. Questo probabilmente contribuisce ad alimentare un clima festivo anche per loro, malgrado la situazione di privazione della libertà e degli affetti che vivono».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 gennaio 2023 de La Regione

Quando la polizia diventa lo stalker degli stalker

Quando la polizia diventa lo stalker degli stalker

Il Gruppo prevenzione negoziazione agisce d’anticipo e disinnesca potenziali casi di femminicidio.
Il capitano Cucchiaro alle vittime: ‘Segnalate prima che sia troppo tardi’.

La violenza coniugale uccide più della strada e del tabacco. Ogni due settimane una donna viene uccisa in Svizzera dal compagno. In Ticino la polizia interviene in media tre volte al giorno, uno per violenza domestica ed è purtroppo solo la punta dell’iceberg. È un dovere proteggere donne e bambini che hanno il diritto di sentirsi al sicuro, ma occorre occuparsi (e non solo con pene detentive) anche dell’aggressore. Raramente, anche se lo vuole, si ferma da solo, senza supporto e assistenza adeguati. Se l’autore impara a gestire la rabbia, la vittima è libera. È anche per questo motivo che è nato un nuovo gruppo dentro la polizia che sta col fiato sul collo di chi ha già commesso violenza e di chi potrebbe farlo. «Diventiamo gli stalker degli stalker», dice il capitano Andrea Cucchiaro, usando una metafora.
L’ufficiale è responsabile del reparto interventi speciali (Ris) e dirige anche il Gruppo prevenzione negoziazione (Gpn), attivo dal 2019, che agisce sotto la legge della polizia (non sotto il codice di procedura penale) e si occupa appunto di disinnescare o anticipare situazioni potenzialmente a rischio, evitando il passaggio all’atto. Anche la violenza in famiglia. Abbiamo incontrato il capitano per capire come gli agenti monitorano chi ha già commesso violenze e chi potrebbe potenzialmente diventare pericoloso. Due situazioni diverse. «A reato avvenuto, la Polizia cantonale agisce sia col gruppo violenza domestica, inserito nella gendarmeria, che raccoglie l’attività delrelazione le pattuglie (art 55A del codice penale) e contatta la vittima, sia col gruppo prevenzione negoziazione (Gpn) che fa un’ulteriore analisi al fine di evitare una recidiva: chi ha subito diventa il nostro radar sulla situazione per capire e monitorare l’autore».

Perché picchiano le compagne
Gli agenti del Gpn (4 agenti specializzati e 1 coordinatore) ai quali si affianca uno psicologo del servizio psicologico della polizia, invitano anche l’autore (di regola sono maschi) a un colloquio. Non c’è coercizione. L’obiettivo è scoprire il motivo scatenante della violenza: perché ha picchiato la compagna, la moglie. «Il 95% si presenta all’incontro. Non sono criminali (e non li sto assolvendo!), tanti vogliono parlarne. Una volta lasciati dalla compagna, alcuni si comportano in modo violento perché si sentono persi, non sanno fare nulla da soli, da cucinare a pagare le fatture. Altri hanno problemi relazionali patologici, che possono affondare le radici nell’infanzia». L’incapacità di gestire la rabbia, sommata ad alcol, problemi coi figli, col lavoro diventa la miccia che può accendere la furia violenta.

La miccia della furia è spesso l’alcol
«L’abuso di alcol è quasi sempre presente, un elemento che favorisce fino a 7 volte in più l’escalation violenta». Il gruppo interviene anche per prevenire la violenza. Certo ci vuole una segnalazione (vedi box) da parte della vittima o di chi le sta attorno: «Siamo molto attenti ai casi di stalking (non è reato penale). Quando ci sono comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti, molestie, telefonate contattiamo l’autore, lo incontriamo e cerchiamo di capire cosa succede». Il gruppo non fa né pedinamenti, né controlli telefonici, nessuna forma coattiva. «Apriamo un canale con la vittima che diventa parte attiva e col potenziale aggressore. L’obiettivo è capire che cosa può scatenare l’aggressione, gli eventi potenzialmente critici, come la sentenza per l’affido dei figli o un nuovo partner dell’ex. In questi casi monitoriamo più da vicino che cosa succede. Se tutto ciò non funziona attiviamo altri servizi come ad esempio le Arp per valutazioni più approfondite».

Ogni settimana 5 nuovi casi
I numeri fanno riflettere. «Ogni settimana abbiamo 4-5 nuovi casi (circa 300 l’anno, gli autori vanno dai 25 agli 80 anni), ci vengono segnalati da vari enti, istituzioni e talvolta anche da avvocati; la maggior parte non è ancora passata all’atto. La con gli autori si protrae nel tempo e sono una cinquantina le persone che vediamo con una certa regolarità, anche settimanale». I casi di violenza domestica di cui ci occupiamo – precisa – sono un centinaio circa l’anno (107 nel 2021, nel 2022 superiamo quel numero), il resto riguarda minacce tra vicini, verso funzionari, medici, autorità, politici; studenti che vanno a scuola con un’arma, che pubblicano contenuti violenti sui social, che scrivono componimenti che lasciano presagire un certo interesse per atti violenti.

‘Il dialogo nella coppia sembra scomparso’
La violenza non ha passaporto, ma spesso gli anelli deboli sono donne straniere che non sanno a chi rivolgersi in caso di maltrattamenti. Raggiungerle può essere una sfida. «Abbiamo trattato casi di donne letteralmente chiuse in casa, che hanno tutti i familiari contro. Sono casi che vengono alla luce ad esempio grazie ai racconti dei figli a scuola. Nella comunità eritrea ad esempio, il nascituro appartiene all’uomo, l’ipotesi d’interruzione di gravidanza può diventare un tema esplosivo. Noi siamo un tassello di una rete più ampia», precisa. In questi anni l’ufficiale si è fatto un’idea del perché tanta violenza si insinua in famiglia. «Osserviamo una crescente difficoltà a esprimere il proprio disagio nella coppia, il dialogo sembra scomparso. Si preferisce manipolare, urlare o usare la violenza. Quando queste persone sono davanti agli agenti parlano per ore, ma non lo fanno col partner». Agire preventivamente sembra la via giusta per disinnescare potenziali bombe a orologeria: «Fino ad ora siamo riusciti a evitare gravi passaggi all’atto e questo è un buon risultato».
Tra i tanti casi trattati, uno ritorna alla mente dell’ufficiale: «Mi colpisce la resistenza di alcune vittime, ricordo una donna che ha sopportato insulti e pugni per 20 anni. Quando i figli sono diventati autonomi ha deciso di reagire, non l’avrebbe fatto prima. L’abbiamo sostenuta e nel giro di un anno e mezzo si è ricostruita una nuova vita».

L’appello: ‘Alle vittime dico di non aspettare’
A chi subisce comportamenti persecutori, alle potenziali vittime l’ufficiale dice di non aspettare troppo, di chiedere aiuto e segnalare quanto succede: «Certe dinamiche possono degenerare molto velocemente», spiega il capitano Cucchiaro. L’invito è contattare anche il suo gruppo, via 117. «Possiamo anche solo parlare, consigliare che cosa fare». Quando si è oltre? «Quando ci si sente minacciati e in pericolo, ad esempio quando l’ex si apposta sotto casa, sposta gli ombrelli fuori casa così da farti sentire controllata. Anche se non c’è stato uno scontro fisico, ci sono tanti segnali da non sottovalutare». Il Gpn, forse poiché rappresenta la polizia, ottiene un maggior effetto deterrente: «Quando convochiamo a titolo preventivo un potenziale aggressore e ci parliamo, otteniamo di regola già buoni risultati».
Da gennaio ci sarà un nuovo tassello nella lotta contro la violenza domestica. Il Centro competenza violenza, diretto dalla psicologa della polizia Marina Lang, si propone di far dialogare tutte le unità della polizia, di analizzare nei vari casi che cosa funziona, che cosa non funziona e come migliorarlo, farà analisi del rischio e sarà il punto unico di relazione verso gli enti esterni. Avrà anche il ruolo di sensibilizzare la popolazione per favorire le segnalazioni utili a prevenire la violenza domestica. Il capitano fa riferimento al progetto upstander (chi vede qualcosa lo segnala). «Non è un programma spione, ma un invito a interessarsi all’altro, per accorgersi se il collega, l’amico, lo studente ultimamente ha cambiato le sue abitudini, solo nella relazione osserviamo ad esempio se un allievo inizia a starsene sempre solo: può essere solo introverso, ma può anche essere la spia di altro. Con la scuola stiamo valutando un canale di segnalazione diretto, così quel docente che ha un dubbio può chiamarci per un consiglio senza allertare la cavalleria». Chi sta subendo violenza, di regola fatica a farsi avanti. Tante subiscono e stanno zitte, forse perché non vedono vie di uscita per i figli, per la questione economica, per non accettare il fallimento della coppia. Di fatto la violenza domestica è un reato d’ufficio. Significa che non serve la querela della vittima. L’ufficiale ci tiene a ripeterlo: «Fare una segnalazione al Gpn non significa fare una denuncia. Gli agenti, tenendo il più possibile anonima la fonte, possono agire sull’aggressore in forma dissuasiva».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 gennaio 2023 de La Regione

Elia Arrigoni nominato Capo della Sezione della circolazione

Elia Arrigoni nominato Capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto nella sua seduta odierna a nominare il nuovo capo della Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni. Sarà Elia Arrigoni a sostituire l’avv. Cristiano Canova, che a partire dal 1° aprile 2023 beneficerà del pre-pensionamento, dopo un periodo di oltre 30 anni alla testa della Sezione della circolazione.

Elia Arrigoni dal 2014 è Ufficiale responsabile dei Servizi generali presso la Polizia cantonale (9 servizi con oltre 60 collaboratori). Ha conseguito il Bachelor in diritto all’Università di Friburgo (in francese) e il Master su temi del diritto penale e della criminologia all’Università di Berna (in tedesco), per poi estendere la formazione nella materia del diritto penale materiale procedurale con il CAS in magistratura penale a Neuchâtel. Tra le altre formazioni, ha pure concluso il percorso quale funzionario dirigente dell’Amministrazione cantonale. Precedentemente dal 2011 al 2014 è stato segretario giudiziario presso il Ministero pubblico ticinese. Elia Arrigoni, 39 anni domiciliato a Mendrisio, è sposato e padre di 3 figli.
Nella nuova sfida professionale Elia Arrigoni sarà chiamato – oltre ad assicurare la conduzione, la gestione, il coordinamento, la pianificazione e il controllo della Sezione della circolazione – in particolare a elaborare le strategie future e sviluppare nuovi progetti e concetti orientati all’evoluzione continua nello specifico campo della circolazione stradale.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri a Elia Arrigoni per la sua nuova attività professionale. Rivolge i suoi più sentiti ringraziamenti a Cristiano Canova per il lungo e proficuo lavoro alla testa dell’importante Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni, iniziato nel 1990.

‘Il primo rischio possiamo essere noi stessi’

‘Il primo rischio possiamo essere noi stessi’

‘In montagna l’inverno ostacola gli interventi, serve conoscenza’
«Le attività in montagna si stanno diversificando sempre di più e l’interesse da parte della popolazione cresce costantemente». Per il consigliere di Stato Norman Gobbi si tratta «di una notizia sicuramente positiva. Ma che rende ancora più importante la sensibilizzazione. Dobbiamo essere coscienti che il primo rischio possiamo essere noi stessi». Questo perché «molte persone si recano in montagna attirate da spot pubblicitari o foto sui social media, senza però conoscere i reali rischi». Per questo motivo ‘Montagne sicure’, il progetto di prevenzione promosso dal Dipartimento delle istituzioni (Di), ha lanciato la sua campagna per la stagione invernale. «È una collaborazione che negli altri cantoni non c’è – ha affermato Gobbi –. Si tratta di una rete integrata dove diverse associazioni mettono a disposizione la propria competenza».

Centri di allenamento per la ricerca di dispersi
La novità principale è la collaborazione del progetto con gli Avalanche training center (Atc), i due centri di formazione presenti ad Airolo Pesciüm e alla capanna Piansecco in Valle Bedretto. «Si tratta di zone dove ci si può tenere allenati nella ricerca di persone sepolte sotto le valanghe», ha spiegato Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi. «Sotto la neve vengono posizionati dei manichini che vanno poi trovati nel minor tempo possibile». L’offerta, è stato spiegato, si rivolge a tutte le persone interessate. Informazioni dettagliate si trovano sul sito: www.montagnesicure.ch.

‘Incidenti spesso su terreni impervi’
Sciatori e turisti hanno anche a disposizione app e strumenti per affrontare in sicurezza una giornata di montagna. «Questa campagna si rivolge a tutti, non solo agli esperti e ai soccorritori», ha puntualizzato Alessandro Lava, presidente della commissione Montagne sicure. «Oltre ad applicazioni per il tracciamento, il progetto si occupa d’informare su media e social. La migliore prevenzione è infatti la consapevolezza dei rischi». In ogni caso sono 300 i volontari del Soccorso alpino Ticino pronti a intervenire in caso di necessità. «Spesso per ricerche su terreni impervi», ha detto il loro presidente Tiziano Schneidt. A loro si aggiunge il Gruppo ricerche e constatazioni della Polizia cantonale, che ha anche il compito «di stabilire se ci sono state colpe o reati», ha affermato il responsabile Stefano Mariani.

Per la Rega: ‘In inverno visibilità ridotte e medicamenti che si congelano’
A essere spesso chiamata in causa in caso d’incidenti in alta montagna è anche la Rega, che ogni anno interviene circa 100 volte a sud delle Alpi durante la stagione invernale. Operazioni «generalmente più complicate rispetto a quelle estive», ha ammesso Paolo Menghetti, capo della base Rega in Ticino. «Intervenire in inverno è complicato. I feriti sono spesso molto vestiti, la visibilità è ridotta e alcuni medicamenti rischiano di congelarsi». Fondamentale, è stato ribadito più volte durante la conferenza stampa al centro Rega di Gordola, resta quindi la prevenzione.

‘Una buona padronanza degli sci aiuta a ridurre i rischi e a divertirsi’
«In Svizzera ogni anno sono circa 2 milioni le persone che praticano sport di scivolamento». Motivo per cui, per il presidente di Ticino snowsports Nedy Sbardella, «è importante insegnare bene a sciatori e fruitori della montagna come destreggiarsi. Per noi la relazione è semplice: meglio si riesce a destreggiarsi sugli sci e minore è il rischio di andare incontro a infortuni». Quelli appena trascorsi non sono stati inverni facili sotto questo punto di vista. «Pandemia e mancanza di neve hanno ridotto le ore di lezione, specialmente quelle di gruppo». Sbardella ha però voluto sottolineare che «l’interesse da parte della popolazione c’è. Una migliore capacità tecnica permette infatti di godersi la giornata sulla neve con maggiore serenità».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 dicembre 2022 de La Regione

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Montagne Sicure, nuove sfide per «un inverno già in controtendenza»
Presentata oggi a Magadino la strategia per questa stagione, con un accento particolare sulla minaccia valanghe

Con le prime nevicate, si torna a parlare di sicurezza in alta montagna con il progetto di prevenzione “Montagne Sicure”, promosso dal Dipartimento delle istituzioni. Le novità sono state presentate oggi in mattinata alla Base Rega Ticino di Magadino.
Un’annata invernale iniziata «in controtendenza rispetto allo scorso anno, senza neve. Di conseguenza, pure buona parte della sensibilizzazione prevista dal progetto Montagne sicure è stata accantonata o fortemente ridotta. Ma non proseguirà così: saranno, infatti, riproposte diverse attività, in particolare le apprezzate giornate di prevenzione sul terreno in stretta collaborazione con i partner di progetto».
Da qui la presentazione delle nuove collaborazione con gli Avalanche Training Center, due centri di formazione sulle valanghe, presenti ad Airolo Pesciüm e alla Capanna Piansecco in Valle Bedretto. Un sodalizio, questo, ancora più di rilievo dopo le recenti disgrazie accadute al San Bernardino.
Fra gli altri enti coinvolti nella sensibilizzazione vi sono partner di lungo corso, come: CAS, FAT, Guide alpine, Soccorso alpino, Capanne alpine, Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale, Gruppo Valanghe Cantonale e MeteoSvizzera.
Nel suo intervento, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato «come il progetto – grazie a tutte le competenze e sensibilità di cui ha potuto avvalersi nel corso del tempo – ha saputo meritarsi una credibilità ed elevarsi a riferimento (assieme ad altri) della sicurezza in montagna, sia in estate sia in inverno. Un fatto che può – si spera – aiutare a ridurre gli infortuni e gli incidenti, in un periodo in cui l’interesse per la montagna è in forte espansione».
All’incontro con la stampa svoltosi in mattinata erano presenti anche Alessandro Lava, Presidente della Commissione Montagne sicure; Paolo Menghetti, Capo Base Rega Ticino; Massimo Bognuda, membro della Commissione Montagne sicure e Responsabile delle guide alpine; Mattia Soldati, Coordinatore Gruppo Valanghe Cantonale; Tiziano Schneidt, Presidente Soccorso alpino Sezione Ticino; Stefano Mariani, Responsabile Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale e Nedy Sbardella, Presidente Ticino Snowsports.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1631367/ticino-prevenzione-collaborazione-valanghe-montagne

Da www.tio.ch

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Montagne Sicure, anche d’inverno
Presentata la stagione invernale del progetto di prevenzione del Cantone – Nuova collaborazione con gli Avalanche training center di Airolo e capanna Piansecco

La situazione nevosa sulle montagne ticinesi è decisamente differente da quella dello scorso inverno, caratterizzato da un’estrema siccità. Lo hanno ricordato lunedì mattina, alla Base Rega Ticino, i vertici del dipartimento Istituzioni e gli enti coinvolti nella campagna di prevenzione “Montagne sicure”.
Grazie alla recente nevicata sull’Alto Ticino, alcuni impianti sciistici hanno già aperto le piste e le condizioni permettono anche le gite sciescursionistiche e con le racchette.
Quest’anno verranno proposte in particolare le apprezzate giornate di prevenzione sul terreno in stretta collaborazione con i partner di progetto. “Una nuova misura di prevenzione è data dalla collaborazione con gli Avalanche Training Center, due centri di formazione sulle valanghe, presenti ad Airolo Pesciüm e alla Capanna Piansecco in Valle Bedretto” si legge in una nota.
I dettagli sono disponibili direttamente sul sito internet www.montagnesicure.ch.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Montagne-Sicure-anche-d%E2%80%99inverno-15875830.html

Da www.rsi.ch/news

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Montagne sicure, la campagna di sensibilizzazione

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15876928

Da www.rsi.ch/news

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http://teleticino.ch/programmi/ticinonews/ticinonews-sera-191222-BY5540571

Dal minuto 11.00

Da www.teleticino.ch

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In montagna solo se preparati «Conoscere i propri limiti»
Al via la campagna di prevenzione contro i rischi delle escursioni sulla neve In forte aumento gli appassionati, anche nelle zone non segnalate – Sacha Gobbi: «Informarsi prima di partire»

La stagione sciistica è partita a pieno ritmo nel fine settimana appena trascorso. Tanti, tantissimi gli appassionati che hanno raggiunto le piste dell’Alto Ticino per le prime sciate. Alcune stazioni, come Airolo, hanno aperto addirittura in anticipo rispetto al programma. Ed è tutto merito delle nevicate degli scorsi giorni. Già. Quest’anno – finalmente – la materia prima non manca. Di conseguenza, torna anche il progetto di prevenzione Montagne sicure, dopo lo stop forzato della scorsa stagione a causa della pandemia e della totale assenza – appunto – di neve. Verranno quindi riproposte le giornate di prevenzione direttamente «sul campo»: momenti in cui i partecipanti potranno ottenere informazioni e consigli pratici, oltre che mettersi alla prova con alcune esercitazioni.

Sempre più persone
Montagne sicure si rivolge a tutti gli appassionati di sport sulla neve, ma in particolare a chi svolge certe attività soltanto occasionalmente. «Le restrizioni dovute alla pandemia hanno spinto numerose persone ad avvicinarsi agli sport invernali, praticati anche al di fuori delle piste segnalate», commenta Sacha Gobbi, capo progetto Montagne sicure. «Una tendenza che è rimasta». Rispetto a qualche anno fa, infatti, gli appassionati di ciaspole o di sci fuori pista sono aumentati. «La persona esperta conosce già i rischi legati a queste attività», prosegue Gobbi. «Il nostro progetto intende raggiungere chi, magari, si è avvicinato da poco alla montagna. I messaggi sono quindi legati all’attività in pista e a quella fuori pista, così come agli aspetti legati alla sicurezza». Tutti gli esperti consultati all’interno della commissione Montagne sicure concordano: gli appassionati sono in rapida crescita, così come le persone che si avventurano nell’Alto Ticino senza conoscere davvero i rischi legati a certe attività. «Alcuni si spingono al di là dei propri limiti, mettendosi in situazioni di pericolo», sottolinea Gobbi. «Molti non conoscono le conseguenze di una caduta o di una scivolata sulla neve». Insomma, bisogna essere preparati. E dotarsi dei materiali e delle strumentazioni giusti. «Sul nostro sito (www.montagnesicure.ch) è possibile ottenere preziosi consigli su come preparasi per un’escursione», aggiunge il capo progetto. «È sempre meglio diffidare dalle informazioni via social: bisogna prestare attenzione solo ai canali ufficiali».
Quest’anno, purtroppo, la montagna ha già provocato una vittima. Un escursionista ha perso la vita settimana scorsa nella regione del San Bernardino a causa di una valanga. Il tema della sicurezza in inverno, quindi, è sempre d’attualità. «Quest’anno abbiamo integrato nelle collaborazioni di Montagne sicure anche i due centri di formazione sulle valanghe di Airolo Pesciüm e della Capanna Piansecco in Valle Bedretto», spiega Gobbi. «Si terranno dei corsi con delle guide e con il gruppo Ricerche della Polizia cantonale. Un’importante offerta in più nell’ottica della prevenzione»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 dicembre 2022 del Corriere del Ticino

Montagne sicure: al via la stagione invernale

Montagne sicure: al via la stagione invernale

Comunicato stampa

Presentata in mattinata alla Base Rega Ticino la stagione invernale del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. Tra le novità di quest’anno la collaborazione con gli Avalanche Training Center, due centri di formazione sulle valanghe, presenti ad Airolo Pesciüm e alla Capanna Piansecco in Valle Bedretto.

La stagione invernale 2022/2023 è già iniziata, grazie all’abbondante nevicata degli scorsi giorni sull’Alto Ticino. Gli impianti sciistici in alcune stazioni invernali sono stati aperti con qualche giorno di anticipo sulla data inizialmente prevista. Altre hanno potuto programmare la loro apertura.
Una situazione in controtendenza rispetto allo scorso anno, quando l’attività sulla neve in Ticino è stata quasi azzerata dall’assenza di innevamento. Di conseguenza, pure buona parte della sensibilizzazione prevista dal progetto Montagne sicure è stata accantonata o fortemente ridotta. Non così quest’anno, quando verranno proposte in particolare le apprezzate giornate di prevenzione sul terreno in stretta collaborazione con i partner di progetto: momenti in cui i partecipanti possono ottenere utili e interessanti consigli, oltre a cimentarsi con alcune esercitazioni. In calendario sono previsti numerosi appuntamenti che saranno comunicati nel corso dell’inverno.

Una nuova misura di prevenzione è data quest’anno dalla collaborazione con gli Avalanche Training Center, due centri di formazione sulle valanghe, presenti ad Airolo Pesciüm e alla Capanna Piansecco in Valle Bedretto. Purtroppo la disgrazia della scorsa settimana verificatasi nella regione del San Bernardino rende estremamente d’attualità l’opportunità di formazione su come reagire in caso di valanga. I dettagli sono disponibili direttamente sul sito internet www.montagnesicure.ch
Lo sforzo di sensibilizzazione e prevenzione nel periodo invernale è equamente suddiviso tra attività “in pista” e attività “fuori pista”, con quest’ultima – va detto – in crescita. Si pensi in particolare alle semplici escursioni, magari con le racchette da neve. Proprio la maggiore libertà e la natura incontaminata nascondono, talvolta, delle situazioni inaspettate che bisogna saper gestire, soprattutto se si frequenta la montagna solo occasionalmente.
Come già in passato, i concetti di sicurezza di questi due ambiti sono stati discussi e concordati all’interno della Commissione Montagne sicure e approfonditi dalla Commissione tecnica composta da esperti del settore: CAS, FAT, Guide alpine, Soccorso alpino, Capanne alpine, Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale, Gruppo Valanghe Cantonale e MeteoSvizzera. Il risultato del lavoro congiunto, oltre alle già citate giornate sul terreno e alla collaborazione con gli Avalanche Training Center, è visibile nei vari messaggi che verranno diffusi in forma cartacea, multimediale e pure tramite i social sulle pagine Facebook e Instagram di Ticino sicuro (piattaforma che integra i messaggi delle cinque campagne di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni). 
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo intervento ha sottolineato “come il progetto –  grazie a tutte le competenze e sensibilità di cui ha potuto avvalersi nel corso del tempo (non da ultimo la collaborazione con i Centri formazione sulle valanghe) – ha saputo meritarsi una credibilità ed elevarsi a riferimento (assieme ad altri) della sicurezza in montagna sia in estate sia in inverno. Un fatto che può – si spera – aiutare a ridurre gli infortuni e gli indicenti, in un periodo in cui l’interesse per la montagna è in forte espansione”.

All’incontro con la stampa svoltosi a Magadino presso la Base Rega Ticino hanno partecipato (oltre al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi) Alessandro Lava, Presidente della Commissione Montagne sicure; Paolo Menghetti, Capo Base Rega Ticino; Massimo Bognuda, membro della Commissione Montagne sicure e Responsabile delle guide alpine; Mattia Soldati, Coordinatore Gruppo Valanghe Cantonale; Tiziano Schneidt, Presidente Soccorso alpino Sezione Ticino; Stefano Mariani, Responsabile Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale e Nedy Sbardella, Presidente Ticino Snowsports. 

“Siamo arrivati all’overtime  ma abbiamo fatto gol”

“Siamo arrivati all’overtime ma abbiamo fatto gol”

Norman Gobbi soddisfatto per l’approvazione della nuova imposta di circolazione 2023

Tenacia e costanza vengono sempre premiate. E in politica serve anche avere la capacità di mediare e di dialogare. Tutto questo non ha fatto difetto nel corso delle ultime settimane al Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, dopo il voto popolare sull’accoglimento dell’iniziativa sull’imposta di circolazione del 30 ottobre. “Davanti a un voto popolare era importante non perdere tempo e introdurre la nuova imposta di circolazione già a partire dal 2023, per rispettare la volontà della maggioranza delle cittadine e dei cittadini ticinesi”, afferma il Consigliere di Stato. “In quest’ottica, grazie al lavoro dei collaboratori del Dipartimento che dirigo, siamo riusciti a trovare le giuste coordinate. Eravamo confrontati con oggettive difficoltà, legate alla formula della nuova imposta approvata dal popolo. Anche perché quella formula era stata pensata ben 5 anni fa, nel 2017 e nel frattempo dal punto di vista tecnico sono cambiate diverse cose. In particolare i famosi “cicli di omologazione” di cui si è tanto detto e scritto negli ultimi mesi, che fissano il dato di consumo di CO2 su cui proprio fa leva l’iniziativa popolare. Il concetto di fondo della formula era: “chi meno inquina con la propria auto, meno deve pagare di imposta di circolazione”. Ci siamo quindi adoperati per raggiungere questo obiettivo, nell’intento di non creare disparità di trattamento tra possessori di auto più nuove, e quindi tendenzialmente meno inquinanti, e auto più “datate”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

A un certo punto, di fronte alla volontà del Consiglio di Stato di proporre una formula che togliesse la disparità di trattamento, che rispondesse alla volontà popolare e che mantenesse il corretto importo globale generato dalla riscossione dell’imposta di circolazione, sembrava che le forze in parlamento non riuscissero a trovare una concordanza. “È stato questo il momento più delicato. Come Governo abbiamo quindi dovuto ritirare le nostre tre proposte. A quel punto sarebbe entrata in vigore “telle quelle” la formula dell’iniziativa. Ma sapevamo – tutti sapevano – che avrebbe creato gravi disparità di trattamento. E allora ha prevalso – e ne sono davvero contento – il buon senso. Ciò vuol dire che la commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, grazie al deputato Maurizio Agustoni, ha trovato una via mediana su cui vi è stata convergenza. Come ho detto in Parlamento giovedì, eravamo giunti all’overtime, che è previsto quando la partita finisce in parità. E ai tempi supplementari non ha vinto una squadra, ma ha vinto appunto il buon senso, la capacità di dialogare e di comunicare. In definitiva ha vinto la politica. Anche se per raggiungere il risultato finale abbiamo dovuto sudare un po’”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Nel 2023, quindi, verrà introdotta una nuova imposta di circolazione solo per quell’anno, con un incasso globale di 81,5 milioni di franchi, contro i 106 milioni che vengono incassati quest’anno (risparmio complessivo dunque di 25 milioni per gli automobilisti, chi più chi meno). Poi il Parlamento dovrà trovare la nuova formula definitiva per il 2024 e gli anni successivi. Ma questa sarà un’altra storia da scrivere.     

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 dicembre 2022 de Il Mattino

Scuola di polizia 2022: cerimonia di consegna dell’arma per 60 aspiranti

Scuola di polizia 2022: cerimonia di consegna dell’arma per 60 aspiranti

Comunicato stampa

Venerdì 16.12.2022 nella sala del Consiglio Comunale di Bellinzona ha avuto luogo la cerimonia di consegna dell’arma agli e alle aspiranti della Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP2022). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno preso la parola il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale col Matteo Cocchi e il municipale della Città di Bellinzona Mauro Minotti. Pure presenti i Comandanti, o loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con aspiranti in formazione. 
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso ha affermato come la consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia “rappresenti da un lato il segno di fiducia delle istituzioni del nostro Cantone e dunque di tutta la popolazione nei confronti delle future e futuri agenti di polizia. Dall’altro lato chi oggi riceve l’arma dovrà dare prova di grande responsabilità nel saper gestire in modo corretto e proporzionale l’eventuale uso dell’arma”.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dal canto suo evidenziato come l’evento rappresenti una tappa fondamentale nel percorso formativo degli e delle aspiranti, sottolineando al tempo stesso che il dialogo deve restare sempre al centro del rapporto che ogni agente istaura con la cittadinanza. L’invito a loro rivolto è di assumere questa responsabilità per operare con proporzionalità, dialogo e cordialità.
Dopo un percorso di formazione comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 41 aspiranti agenti della Polizia cantonale (di cui 35 aspiranti gendarmi e 6 aspiranti ispettori e ispettrici), 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Losone, Lugano, Mendrisio), 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni e 3 aspiranti della Polizia militare, hanno ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. I 60 aspiranti totali (42 uomini e 18 donne), sono ora pronti per il completamento della loro formazione, che prevede fino al mese di febbraio un periodo di stage nei posti di polizia e presso i propri Corpi di appartenenza, e che proseguirà poi con il secondo anno di formazione di carattere pratico. Queste ulteriori fasi permetteranno loro di conseguire l’Attestato professionale federale di agente di polizia, dopo il superamento degli esami federali di professione nel febbraio del 2024.

All’overtime passa il compromesso

All’overtime passa il compromesso

Con 60 voti a 1, approvata in Gran Consiglio la formula che aveva trovato la quadra in Gestione. Partiti infine uniti ‘contro le disparità e nell’interesse dei cittadini’.

«Al 91esimo», anzi «all’overtime» – per usare due metafore risuonate in aula – il Gran Consiglio ha approvato il compromesso sulle imposte di circolazione «per applicare quanto votato dal popolo ma evitando disparità di trattamento», come detto dal presidente della Commissione della gestione nonché iniziativista Fiorenzo Dadò. Con 60 voti favorevoli e uno contrario, il parlamento ha infatti dato luce verde all’iniziativa parlamentare urgente presentata dalla Gestione che per il 2023 prevede un gettito totale di 81,5 milioni di franchi (con la moratoria per le auto immatricolate prima del 2009), a metà strada quindi tra i 77 milioni auspicati dagli iniziativisti e gli 85 proposti dal Consiglio di Stato. Il tutto lavorando sull’esponente per il calcolo delle emissioni di CO2– che sono al centro della formula per il nuovo calcolo – così da togliere le disparità di trattamento tra cicli di omologazione. Fermo restando che per gli anni successivi se ne dovrà ridiscutere. Come ripercorso da Dadò, il 30 ottobre scorso il 60,3% dei ticinesi che si sono recati alle urne ha approvato l’iniziativa lanciata nel 2017 dal Ppd (ora Centro) «in seguito a un aumento sproporzionato delle imposte di circolazione. Un verdetto popolare che ha dato un chiaro messaggio al Consiglio di Stato e che come classe politica siamo tenuti ad applicare cercando però di evitare le disparità di trattamento». Disparità dovute all’introduzione di un nuovo sistema di calcolo per le emissioni di CO2 nelle vetture di nuova generazione – 53mila quelle immatricolate in Ticino, un quarto del totale – che sarebbero state penalizzate dalla formula votata dai cittadini.
Per cercare di sanare la stortura il Consiglio di Stato aveva presentato tre diverse formule con dei decreti legislativi, che però non hanno trovato una maggioranza in Commissione a causa dell’ammontare del gettito: «Malumori e nessuna convergenza – ha riassunto Dadò –. Quindi comprensibilmente il Consiglio di Stato ha ritirato il proprio messaggio, lasciando però di fatto irrisolto il problema di disparità di trattamento che dapprima avrebbe ingiustamente penalizzato migliaia di cittadini e secondariamente generato verosimilmente un certo numero di ricorsi». Una situazione non certo ideale, per cui «tutte le forze politiche presenti in Commissione hanno ritenuto opportuno cercare un rimedio». Ed ecco il compromesso «tipicamente elvetico, secondo la buona tradizione che l’ottimo è nemico del bene – ha detto Dadò –, trovato grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche e del Consiglio di Stato, in particolare Norman Gobbi, che appoggiandolo dopo un fin troppo lungo e tortuoso iter hanno dimostrato che con la buona volontà, e smussando un po’ tutti le relative posizioni, possiamo riuscire a fare buone cose per il nostro amato Paese».

‘Collaborazione e dialogo siano da esempio’
Ed è stato proprio il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a parlare di overtime, «che è previsto quando si arriva a una fase di parità. In questo caso dovuta a incomprensioni ma anche alla mancanza di comunicazione per cui non si era arrivati a trovare quella quadra a cui finalmente si è giunti negli ultimi giorni grazie a una collaborazione fattiva e al dialogo». Perché se l’accordo non è stato trovato prima «è dovuto al fatto che ci si arroccava su posizioni diverse senza condividere quello che era un obiettivo di carattere finanziario», ha sottolineato Gobbi. Col compromesso viene quindi sanato l’anno 2023, «ma deve esserci un insegnamento per quanto dovremo fare l’anno prossimo nell’ambito della revisione della legge formale – ha commentato il consigliere di Stato –. Sapendo da un lato che il parco veicoli è in continua evoluzione (quindi meno emissioni e di conseguenza meno gettito, ndr) e dell’altro che il Cantone investe per un patrimonio stradale sempre più performante ma anche rispettoso dell’impatto fonico e quindi del benessere dei cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 16 dicembre 2022 de La Regione

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Imposta corretta e senza disparità
Approvato dal Gran Consiglio il compromesso da 81,5 milioni di franchi di gettito

Dopo tante discussioni, qualche spaccatura politica e una votazione popolare, il dossier dell’imposta di circolazione, almeno per il 2023, può essere considerato chiuso. Il Gran Consiglio ha infatti approvato il compromesso che permetterà di evitare le disparità di trattamento tra i veicoli vecchi e nuovi e che fissa il gettito per le casse dello Stato a 81,5 milioni di franchi. Tutte soddisfatte le forze politiche.
Approvata dal Gran Consiglio la soluzione di compromesso che permetterà nel 2023 di evitare disparità di trattamento tra vetture vecchie e nuove, fissando il gettito a 81,5 milioni di franchi – Soddisfatte tutte le forze politiche – Il dossier tornerà comunque l’anno prossimo.

Tutto è bene quel che finisce bene. Dopo mesi di accese discussioni, spaccature politiche e una votazione popolare, il dossier dell’imposta di circolazione ( perlomeno per il 2023) ha finalmente il suo lieto fine. Il Gran Consiglio ha approvato con 58 voti favorevoli e 1 contrario la soluzione di compromesso trovata negli scorsi giorni dalla Commissione gestione e finanze. Una soluzione che, lo ricordiamo, prevede innanzitutto di correggere la problematica legata ai differenti cicli di omologazione che creava una disparità di trattamento tra le vetture immatricolate prima e dopo il 2018, svantaggiando in particolare le automobili più recenti. Su questa soluzione tecnica, però, tutti i partiti erano d’accordo.
Il vero compromesso politico, infatti, riguardava essenzialmente un problema di natura finanziaria, ossia il gettito che la nuova imposta avrebbe generato a partire dal prossimo anno. E ora l’incasso totale è stato posto a metà strada tra quanto chiedevano gli iniziativisti (77) e quanto proponeva il Governo (85), a 81,5 milioni di franchi. Un compromesso trovato, come detto, negli scorsi giorni in Commissione e che ieri ha retto alla prova del Parlamento.
Ora, concretamente, il primo gennaio entrerà quindi in vigore la nuova imposta di circolazione «corretta» e senza disparità di trattamento. Va però anche detto che, trattandosi di un decreto legislativo urgente, la nuova imposta tornerà per forza di cose in Parlamento l’anno prossimo, quando sarà discussa l’imposta per il 2024 e pure l’attuale moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009. Questi ultimi veicoli, infatti, come previsto dall’iniziativa popolare, almeno per il prossimo anno continueranno a pagare la stessa imposta, senza modifiche. Insomma, il capitolo dell’imposta di circolazione per il 2023 si è chiuso per davvero, ma una parte del libro rimane ancora tutta da scrivere.

Uno sguardo al futuro
Molto soddisfatto del risultato l’iniziativista e presidente del Centro/PPD, Fiorenzo Dadò: «La disparità di trattamento avrebbe creato una situazione non ideale. E questa proposta rappresenta un compromesso tipicamente elvetico ». Rimarcando che « la virtù sta nel mezzo», Dadò ha poi ringraziato tutte le forze politiche per la collaborazione. Cosi facendo, ha rimarcato, Parlamento e Governo «hanno dimostrato che con la buona volontà, e smussando le proprie posizioni, si possono fare buone cose per il Paese. E questo fa onore al Parlamento e al Governo».
Soddisfatte, va da sé, anche le altre forze politiche che hanno appoggiato il compromesso, le quali hanno però poi gettato pure uno sguardo al prossimo futuro, al 2024, quando l’imposta tornerà sul tavolo della politica. «Il fatto di essere arrivati finalmente a una soluzione condivisa è sicuramente un passo avanti», ha spiegato la capogruppo del PLR, Alessandra Gianella. «Auspichiamo dunque di trovare lo stesso spirito (di collaborazione, ndr) anche nel 2024».
Sulla stessa linea anche il capogruppo socialista Ivo Durisch: «È nell’interesse dei cittadini, e quindi anche noi sosteniamo questa proposta. Speriamo anche nel prossimo futuro di trovare questo tipo di convergenze».

Più aspettative
Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni NormanGobbi si è detto contento della soluzione trovata grazie « alla collaborazione e al dialogo», anche se « giunta all’over-time».
Una soluzione che « permette di rispondere a più aspettative», sia dal punto di vista finanziario sia ambientale (poiché la nuova formula terrà conto in maniera molto più importante rispetto a oggi delle emissioni di CO2), e che concretamente permetterà di evitare una disparità di trattamento che «avrebbe riguardato circa 53 mila automobilisti ». Anche Gobbi ha poi gettato uno sguardo al futuro, spiegando che ciò che è accaduto in questi mesi «dovrà servire da insegnamento per quanto dovremo fare l’anno prossimo e pure gli anni successivi, visto che il parco veicoli è in costante evoluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 16 dicembre 2022 del Corriere del Ticino

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Via libera all’imposta di circolazione
Il Gran Consiglio ha approvato l’accordo raggiunto martedì – Il nuovo calcolo entrerà in vigore il primo gennaio

Il Gran Consiglio ticinese ha dato il via libera all’ultimo momento possibile all’imposta di circolazione, con il nuovo calcolo sul quale la gestione aveva trovato un accordo martedì. In aula c’è stato un solo voto contrario. Il nuovo calcolo dell’imposta entrerà quindi in vigore il prossimo primo gennaio.
Il compromesso raggiunto dalla Commissione della gestione prevede una distinzione delle auto prodotte prima o dopo il dieselgate, così come un aumento del coefficiente per le auto più inquinanti.
Il gettito fiscale previsto per il 2023 è di circa 81 milioni di franchi, una via di mezzo tra i 77 milioni caldeggiati dagli iniziativisti e gli 85 proposti dal Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Via-libera-allimposta-di-circolazione-15866977.html

Da www.rsi.ch/news