Allocuzione in occasione dei festeggiamenti del 1. Agosto a Mendrisio

Allocuzione in occasione dei festeggiamenti del 1. Agosto a Mendrisio

– Fa stato il discorso orale –  

Stimato sindaco,
stimati municipali, stimati consiglieri comunali,
altre autorità presenti,
care cittadine, cari cittadini di Mendrisio e di altri Comuni che vedo qui,  

in primo luogo un grazie al vostro Municipio che mi dà l’opportunità di parlare in questo magnifico Comune, così ricco di storia e di tradizioni, in un giorno altrettanto importante.
La storia e le tradizioni caratterizzano questo magnifico Borgo che ha saputo interpretare, anzi cavalcare, il rinnovamento, i tempi moderni, così da scrivere nuove pagine storiche.
Mendrisio negli anni Novanta, grazie a scelte coraggiose e lungimiranti, ha gettato le basi per accogliere la nascente Università della Svizzera Italiana. E nel nuovo millennio il vostro Comune ha colto al volo l’opportunità di aggregare realtà comunali limitrofe per dare vita, a tappe, all’attuale entità comunale. Più forte e meglio in grado di rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini.
Questi passi innovativi permettono alle tradizioni di Mendrisio di radicarsi ancora di più. Una comunità che cresce e che si rafforza – come è avvenuto a Mendrisio – ha la capacità di portare avanti con più slancio la propria storia e le sue tradizioni.
È un caso che il 12 dicembre del 2019 l’UNESCO abbia iscritto le processioni della Settimana Santa di Mendrisio nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità?
Non credo proprio. La forza e la sostanza della richiesta di iscrivere le Processioni storiche nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità sono figlie di una comunità che ha al centro del proprio lavoro l’interesse del territorio, l’interesse dei suoi beni, l’interesse dei suoi residenti. Per i più giovani che ritrovo qui stasera su questo prato di San Giovanni la presenza dell’università a Mendrisio – e ora anche del campus della SUPSI – sono dati di fatto acquisiti. È giusto che sia così. Come è giusto che tutte le dinamiche positive prodotte dall’Accademia di architettura rientrino nella normalità delle cose. Sono infatti la logica conseguenza dello sviluppo culturale e dell’apertura culturale avvenute grazie all’Accademia. Grazie anche e soprattutto a un illustre architetto di Mendrisio: Mario Botta, che ha immaginato e disegnato da par suo l’università a Mendrisio. Questa idea di Mario Botta è iscritta a pieno titolo nel patrimonio culturale immateriale di Mendrisio, così come l’aggregazione è iscritta nel patrimonio istituzionale del Magnifico borgo!  
L’ho detto in entrata: una comunità forte e dinamica riesce a difendere e perpetrare le proprie tradizioni. A Mendrisio ciò avviene in particolare con le Processioni storiche della Settimana santa e con la fiera di San Martino. Nei giorni che precedono la Pasqua l’avvenimento coinvolge in maniera attiva – preparando e partecipando alle processioni – o in maniera passiva – assistendo alle processioni – gran parte della cittadinanza. Non vorrei però dimenticare la Fiera di San Martino, che ha origini lontane tanto quanto le processioni. Mi affido al vostro storico per antonomasia, Mario Medici, che ci ricorda come occorra risalire all’anno 1684 per rintracciare l’autorizzazione rilasciata al borgo di Mendrisio dalla Superiorità elvetica per lo svolgimento della prima fiera nei prati di San Martino.
Ricordare la profondità temporale di queste due importanti tradizioni e nello stesso tempo la loro significativa presenza nell’attuale vita sociale di Mendrisio e nel cuore dei suoi abitanti mi permette di tracciare un parallelismo con il significato primordiale di questa giornata, di questo 1. Agosto.   Commemorare il Patto federale del 1291 in cui i Cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo si promisero solennemente reciproca assistenza in caso di minaccia esterna significa ricordare la nascita di uno Stato che ha posto la sua sovranità e il mutuo soccorso al centro di ogni suo progetto di sviluppo. Una sovranità costruita dal 1848 sulla base del federalismo, riconoscendo quindi autonomia ai Cantoni e assicurando ai Comuni – nel solco del principio della sussidiarietà – un importante ruolo. Ma questa nostra Nazione, che oggi siamo qui a festeggiare, non sarebbe tale se fin dal 1515 non avesse abbracciato il principio fondamentale della neutralità, dopo la sconfitta dei confederati nella battaglia di Marignano.  
Federalismo, democrazia diretta, neutralità: sono i valori-guida della Svizzera. Sono i principi che ci distinguono da ogni altra Nazione. Sono le fondamenta che ci permettono di essere stati, di essere oggi e – lo spero con tutte le mie forze – di essere domani quello che siamo come svizzeri e come ticinesi: espressione di una minoranza linguistica e culturale che viene riconosciuta a pieno titolo nel contesto federalista elvetico.
Questo 1. Agosto 2022 viene onorato e festeggiato in una situazione di sostanziale normalità, dopo le limitazioni vissute in particolare nel 2020 e imposte dalla pandemia. Un’altra emergenza nel frattempo si è infiltrata nel cuore dell’Europa. Non più invisibile e silenziosa come il coronavirus, anzi. La guerra d’invasione dell’esercito russo su parte del suolo ucraino ha riproposto in modo assordante il tema della pace quale condizione che non può mai essere data per scontata e acquisita in modo definitivo, anche al giorno d’oggi, anche nella stessa Europa. La pace tra gli Stati è una condizione che si difende e si costruisce in maniera perenne, attraverso la forza della democrazia.
Per la Svizzera questo conflitto ha riproposto il tema della nostra neutralità, uno dei nostri valori-guida, come ho detto poc’anzi. Per molti la neutralità va declinata caso per caso e può trovare un costante aggiornamento all’interno di un determinato contesto. Se ne può discutere ed è giusto che ciò avvenga.
Personalmente ritengo che importanti passi compiuti dal nostro Consiglio federale in questo specifico quadro internazionale siano stati affrettati e pericolosamente in contrasto con il concetto elvetico di neutralità. La ripresa, da parte della Svizzera, delle sanzioni dell’Unione europea nei confronti della Russia, a causa dell’aggressione militare ai danni dell’Ucraina, possono rappresentare un evidente metodo di guerra. Condanniamo l’aggressione e l’aggressore. Questo è giusto farlo. Questo si deve fare. Si tratta però di riuscire a mantenere una libertà assoluta di fronte a un conflitto. Oltre a constatare che le sanzioni contro Mosca non hanno prodotto all’interno di quel Paese uno sconquasso, siamo proprio sicuri che questa sia la via da seguire per ricondurre alla ragione l’aggressore o che sia l’unica via da seguire?   Permettetemi di avanzare più di un dubbio. Questo 1. Agosto ci permette di riflettere sul significato della nostra neutralità non in maniera astratta – come spesso viene fatto durante questi discorsi celebrativi – ma in modo pertinente. Il lancio di una iniziativa popolare per iscrivere nella nostra Costituzione il principio della neutralità integrale mi trova favorevole. Permetterebbe agli svizzeri di discutere e di esprimersi su una materia – come dimostrano i fatti – non astratta, ma sostanziale. Svizzeri che a mio giudizio sono decisamente favorevoli alla neutralità e che giudicano negativamente quanto deciso nel campo delle sanzioni contro la Russia dal Consiglio federale. La neutralità rafforza la posizione della Svizzera nel contesto internazionale. La rende, come la storia ci dimostra, unica e rispettata. Indebolire questo valore significa indebolire la Svizzera su tutti i piani, anche su quello economico.   Difendere e mantenere le nostre unicità: questo è l’auspicio che formulo in questa giornata in cui spesso vince la retorica, quando invece serve concretezza e impegno serio a tutti i livelli: da quello politico, a quello professionale e a quello associativo, per giungere a quello personale e individuale. Lo dico qui a Mendrisio, dove l’impegno del singolo a favore della comunità è ancora forte e dove la storia e le tradizioni sono nei vostri cuori.
Care cittadine e cari cittadini: la Civica Filarmonica suonerà tra poco il Salmo svizzero. La melodia e le parole del nostro inno nazionale rafforzano il nostro sentimento di appartenenze, facendo vibrare il nostro animo.  
Ringraziando ancora il Municipio per l’invito e la Società Benefica Risotto Urano per l’ottima grigliata e concludo ringraziando in modo particolare tutte e tutti voi per la pazienza e per l’attenzione con cui mi avete ascoltato.
Viva Mendrisio, viva il Ticino.
Viva la Svizzera e viva il suo Popolo sovrano.

Allocuzione in occasione dei festeggiamenti del 1. Agosto ad Airolo (31 luglio 2022)

Allocuzione in occasione dei festeggiamenti del 1. Agosto ad Airolo (31 luglio 2022)

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

Noi ad Airolo facciamo le cose in grande. I festeggiamenti per il 1. Agosto durano 2 giorni.
Possiamo dire che vi è una parte classica-istituzionale, quella che si svolge oggi, e una parte religiosa, quando sul passo domani il vescovo di Lugano celebrerà l’ormai tradizionale messa del 1. Agosto.
È per me un onore e nello stesso tempo un grande piacere condividere con i miei concittadini alcune riflessioni in occasione della Festa della Patria.
È bello farlo assieme a Fulvio: un giovane che nella sua vita ha già raggiunto risultati esaltanti, e qui mi riferisco soprattutto all’aspetto umano. Ma dalle sue parole capiremo meglio questo concetto. Un atleta che con una determinazione più unica che rara, in un contesto in cui per un calciatore ticinese era difficilissimo emergere, ha saputo ritagliarsi un posto importante nel panorama calcistico ticinese e nazionale. Ha dovuto “emigrare” in Svizzera interna per consolidare il suo status di calciatore professionista. E quella dell’emigrazione professionale è una caratteristica che anche noi qui ad Airolo ben conosciamo. Il suo rientro a Lugano lo ha visto protagonista, guadagnandosi i galloni di capitano. Ma parallelamente Fulvio ha seguito l’Università, ottenendo un Master in economia a Lugano.
Ho voluto dedicare questa mia introduzione alla figura di Fulvio perché la sua vita è un esempio di coraggio, di serietà, di onestà, di sacrificio e di successo. 
Cinque parole che contraddistinguono – o che dovrebbero contraddistinguere – ogni attività, privata o pubblica, per far crescere una comunità, sia essa il Comune, il Cantone o la Confederazione.
Prendiamo Airolo: il coraggio ma anche i sacrifici non sono mai mancati. La serietà e l’onestà sono nel nostro DNA. Il successo lo abbiamo conquistato e continuiamo a ricercarlo. Il progetto del raddoppio della galleria autostradale, con la conseguente riqualifica territoriale sono l’ultimo esempio. Opere che ci accompagneranno – anche con inevitabili sacrifici – nei prossimi decenni e che sapranno dare un nuovo volto al villaggio e nuove opportunità di natura residenziale ma anche lavorative. Questo pomeriggio ci sarà la possibilità, grazie alle porte aperte, di entrare in quella che sarà la Casa della sostenibilità, il progetto voluto dall’Università della Svizzera italiana. Anche questo tassello è un elemento di successo per Airolo.
Ho già avuto modo di scrivere e di sostenere che a torto si considera periferico il territorio di Airolo e più in generale dell’Alta Leventina. Qui siamo al centro delle Alpi. Il San Gottardo è il massiccio-simbolo per la Svizzera e per la stessa Europa. Scegliere di vivere (come ha fatto il sottoscritto con la sua famiglia), di lavorare (come tanti di voi) e di promuovere ricerca e cultura (come ha fatto l’USI) qui ad Airolo significa poter guardare al resto della nostra nazione da una posizione di assoluta centralità. Forse più che in altri luoghi del Ticino e della Svizzera, festeggiare il 1. Agosto ad Airolo assume un significato più profondo. Per chi vive ai piedi del San Gottardo non può essere altrimenti. Anche quando saliamo sul Passo ci immergiamo nella storia della Svizzera. E qui faccio ancora i complimenti a tutti coloro che si sono impegnati nella ristrutturazione del nostro Museo nazionale.
Comprendiamo precisamente, per esempio, il valore della nostra neutralità armata. Il San Gottardo è stato per la Seconda guerra mondiale il simbolo e il centro della nostra difesa.
Questo 1. Agosto 2022 viene onorato e festeggiato in una situazione di sostanziale normalità, dopo le limitazioni vissute in particolare nel 2020 e imposte dalla pandemia. Un’altra emergenza nel frattempo si è infiltrata nel cuore dell’Europa. Non più invisibile e silenziosa come il coronavirus, anzi. La guerra d’invasione dell’esercito russo su parte del suolo ucraino ha riproposto in modo assordante il tema della pace quale condizione che non può mai essere data per scontata e acquisita in modo definitivo, anche al giorno d’oggi, anche nella stessa Europa.
La pace tra gli Stati è una condizione che si difende e si costruisce in maniera perenne, attraverso la forza della democrazia.
Per la Svizzera questo conflitto ha riproposto il tema della nostra neutralità, uno dei nostri valori-guida. Per molti la neutralità va declinata caso per caso e può trovare un costante aggiornamento all’interno di un determinato contesto. Se ne può discutere ed è giusto che ciò avvenga.
Personalmente ritengo che i passi importanti compiuti dal nostro Consiglio federale in questo specifico quadro internazionale siano stati affrettati e pericolosamente in contrasto con il concetto elvetico di neutralità. La ripresa, da parte della Svizzera, delle sanzioni dell’Unione europea nei confronti della Russia, a causa dell’aggressione militare ai danni dell’Ucraina, possono rappresentare un evidente metodo di guerra.
Condanniamo l’aggressione e l’aggressore. Questo è giusto farlo. Questo si deve fare. Si tratta però di riuscire a mantenere una libertà assoluta di fronte a un conflitto. Oltre a constatare che le sanzioni contro Mosca non hanno prodotto all’interno di quel Paese uno sconquasso, siamo proprio sicuri che questa sia la via da seguire per ricondurre alla ragione l’aggressore o che sia l’unica via da seguire? Permettetemi di avanzare più di un dubbio.
Questo 1. Agosto ci permette di riflettere sul significato della nostra neutralità non in maniera astratta – come spesso viene fatto durante questi discorsi celebrativi – ma in modo pertinente.
Il lancio di un’iniziativa popolare per iscrivere nella nostra Costituzione il principio della neutralità integrale mi trova favorevole. Permetterebbe agli svizzeri di discutere e di esprimersi su una materia – come dimostrano i fatti – non astratta, ma sostanziale.
Svizzeri che a mio giudizio sono decisamente favorevoli alla neutralità e che giudicano negativamente quanto deciso nel campo delle sanzioni contro la Russia dal Consiglio federale.
La neutralità rafforza la posizione della Svizzera nel contesto internazionale. La rende, come la storia ci dimostra, unica e rispettata. Indebolire questo valore significa indebolire la Svizzera su tutti i piani, anche su quello economico. 
Difendere e mantenere le nostre unicità: questo è l’auspicio che formulo in questa giornata in cui spesso vince la retorica, quando invece serve concretezza e impegno serio a tutti i livelli: da quello politico, a quello professionale e a quello associativo, per giungere a quello personale e individuale.
Noi ad Airolo siamo unici. Lo vogliamo rimanere.
Viva Airolo, viva il Ticino.
Viva la Svizzera e viva il suo Popolo sovrano.

Si ritorna in montagna con Treks

Si ritorna in montagna con Treks

Da giovedì nel palinsesto di Teleticino torna la trasmissione di Gianfranco de Santis.
Tra gli ospiti anche Norman Gobbi e Marina Carobbio

La 14esima edizione di Treks è ai nastri di partenza! Da giovedì 28 luglio alle 19:00, Gianfranco De Santis torna a regalare emozioni ad alta quota con la sua popolare trasmissione dedicata alle escursioni in montagna.

La prima puntata
Ad aprire i battenti è una passeggiata speciale: un viaggio nel tempo con un treno d’epoca della ferrovia Vigezzina-Centovalli. Lungo il percorso molti gli incontri e anche una piacevole visita a Rasa.

Da Giof al laghetto della Valletta
Scenario della seconda puntata, la prima del tradizionale Treks, è la Valle Leventina, dove Gianfranco con il biologo Alan Bottoli e i loro figli propongono una meravigliosa escursione che da Giof porta al laghetto della Valletta.

Un’escursione circolare con la blogger Giovanna Gilardi
Per la terza puntata si torna in Valle di Blenio, più precisamente sul Lucomagno, dove in compagnia della nota blogger appassionata di montagna Giovanna Gilardi viene proposta, partendo da Casaccia, una magnifica escursione circolare che all’andata tocca il Passo delle Colombe e al ritorno il Passo del Sole.

Con Marina Carobbio alla scoperta dei Monti di Saurù e la capanna Brogoldone
Dalla Leventina Treks si sposta per la quarta puntata nel bellinzonese più precisamente a Lumino. Qui Gianfranco De Santis e la Consigliera agli Stati Marina Carobbio intraprendono una bellissima escursione che dai Monti di Saurù li porta a raggiungere dapprima la capanna Brogoldone e poi lungo il percorso di rientro l’Alpe di Mott da dove è possibile ammirare il Pizzo di Claro.

Passeggiata con Gobbi da Arosio a Iseo
Protagonista dell’ultima puntata di Treks di quest’anno è una magnifica passeggiata adatta a tutta la famiglia che da Arosio porta ad Iseo. Ad accompagnare Gianfranco è il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Un po’ di mare, tanta montagna e… telefonino sempre acceso

Un po’ di mare, tanta montagna e… telefonino sempre acceso

I consiglieri di Stato ticinesi raccontano dove andranno in vacanza

Anche i ministri vanno in vacanza. Archiviata l’ultima seduta governativa, i consiglieri di Stato ticinesi si preparano a godersi alcuni giorni di relax e di tranquillità insieme alle loro famiglie. Quest’anno trascorreranno le loro ferie senza staccare totalmente la spina: sul tavolo di chi ci governa ci sono diverse emergenze da sorvegliare da vicino. Il costo dell’energia che si impenna, il virus che sta rialzando la testa, gli effetti della guerra in Ucraina e la siccità che perdura, sono problematiche che non permettono certo di tenere il telefonino spento in vacanza a chi siede nella stanza dei bottoni.

Norman Gobbi
«Farò una settimana al mare con la famiglia. Quest’anno abbiamo scelto come meta la Grecia», racconta Norman Gobbi. «Sarò comunque sempre sull’attenti, i fronti aperti sono tanti, a partire dalle ripercussioni dirette ed indirette della guerra in Ucraina», puntualizza il consigliere di Stato. Nel resto dell’estate ci sarà tanta montagna per il ministro: «Al mare ci andiamo soprattutto per far felici i nostri figli. Io sono un tipo da montagna: in queste settimane ho già inaugurato due capanne, quindi… sarò spesso in alta quota, urgenze permettendo», conclude Gobbi.

Manuele Bertoli
«Non potrei immaginare un’estate senza il mare, quindi quest’anno non faremo eccezione: andremo in Corsica», dichiara Manuele Bertoli. «Una volta, quando eravamo più giovani, sceglievamo mete più lontane ma ora per le nostre vacanze preferiamo le spiagge del Mediterraneo», spiega il direttore del dipartimento Educazione Cultura e Sport. E poi c’è il Ticino: «La montagna è bellissima e rappresenta un patrimonio ticinese che va fruito d’estate ed inverno; neve permettendo ovviamente». In genere il consigliere di Stato socialista si reca volentieri in Valle di Blenio, «ma tanto dipende dalle varie incombenze famigliari: i figli hanno sempre molte cose da fare e noi genitori dobbiamo adeguarci».

Christian Vitta
«Passerò alcuni giorni al mare in Liguria», racconta Christian Vitta. Il direttore del dipartimento Finanze ed Economia dedicherà pure alcuni giorni alla visita di un luogo in Svizzera. «Io e la mia famiglia dobbiamo ancora decidere quale», spiega il ministro liberale, ricordando che quella che stiamo vivendo è un’estate particolare. «Proprio ora mi trovo nel Mendrisiotto per toccare con mano gli effetti nefasti della siccità sul territorio. Per il resto, abbinerò un po’ di lavoro con momenti di relax nel nostro Cantone, che offre molte belle opportunità per dei momenti di svago», chiosa Vitta.

Claudio Zali
«Mi recherò per qualche giorno in Italia», confessa il consigliere di Stato Claudio Zali. Il quale alla domanda «Mare o montagna?» taglia corto: da sempre il direttore del Dipartimento del Territorio è uno strenuo difensore dalla sua privacy. «Mi riserverò di fare dell’altro ma non ho programmi precisi», conclude il ministro, ricordando che, dal profilo istituzionale, il Consiglio di Stato si riunisce sempre nei primi giorni di agosto per fare il punto della situazione.

Raffaele De Rosa
Raffaele De Rosa è un tipo da mare e da montagna: «Mi piacciono tutti e due!», racconta il ministro. «Quest’anno andremo a visitare la Toscana, una regione con un mare splendido e un entroterra meraviglioso, senza parlare della gastronomia», aggiunge il consigliere di Stato del Centro che conta di organizzare anche qualche visita culinaria. Il direttore del dipartimento Sanità e Socialità dedicherà alle vacanze massimo dieci giorni. «Ormai le estati non sono più le stesse. Crisi acute e profonde come quelle legate alla guerra in Ucraina e l’emergenza Covid ci obbligano ad essere sempre reperibili, tenendo il telefonino acceso giorno e notte», puntualizza

Caro Marco, ci manchi!

Caro Marco, ci manchi!

Un pensiero nell’imminenza del primo anniversario della scomparsa di Marco Borradori
Passeggiando nelle vie della sua Lugano, credo ogni volta di poterlo ancora incrociare. È passato un anno da quando Marco non è più con noi. Quelle interminabili ore in cui speravamo tutti potesse salvarsi, in molti abbiamo pregato per il nostro Marco: un maestro di gentilezza, molto apprezzato.
La nostra conoscenza risale al 1995, quando da fresco diciottenne partecipavo alle feste leghiste e il 02.04.1995 festeggiai l’elezione di Marco quale primo leghista in Governo. La conoscenza divenne poi amicizia, anche se nel lavoro parlamentare non sempre la Lega era allineata alle posizioni di Marco, ma andava benissimo così. “Lega di Governo e di barricata” come amava dire il dottor Salvadé. Poi nel 2011 festeggiammo in Piazza della Riforma il raddoppio leghista e due anni dopo la sua elezione a Sindaco della Città di Lugano.
L’animo gentile celava anche grande determinazione. Determinato nei progetti e nelle idee. Questo pregio lo ha portato a realizzare numerosi progetti di interesse cantonale e locale, ma un’opera cantonale – la galleria Vedeggio-Cassarate che festeggia i suoi 10 anni di messa in esercizio – è sicuramente la realizzazione più importante per la vita dei ticinesi e luganesi.
Quando era convinto delle idee si rischiava anche di discutere con forza, come mi è capitato di fare con lui, ma poi tutto si aggiustava gentilmente.
La sua impronta al Cantone Ticino, alla Città di Lugano e anche alla Lega resta indelebile.
E mi piace pensare che un giorno, da dietro l’angolo di via Pessina, sbuchi di nuovo col suo inconfondibile sorriso e possiamo abbracciarci ancora una volta.
Ciao Marco, manchi a tutti noi!
Norman
“Sui permessi per gli ucraini teniamo alta la guardia!”

“Sui permessi per gli ucraini teniamo alta la guardia!”

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni scrive a Berna segnalando alcuni abusi e auspica misure concerete e incisive.

Non è tutto oro ciò che luccica. Sebbene sia la popolazione che le autorità ticinesi si sono dimostrate solidali e pronte (meglio di altri Cantoni!) nell’affrontare gli importanti flussi migratori verso la Svizzera a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, occorre vigilare attentamente affinché la protezione e gli aiuti vengano accordati solo a chi ne ha realmente diritto. Lo sa bene il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, il quale ha recentemente scritto una lettera alla Consigliera federale Karin Keller Sutter, segnalando alcuni abusi commessi da cittadini ucraini che hanno chiesto – e ottenuto – il fatidico “Permesso S”.
 “Sin dal primo giorno abbiamo effettuato dei controlli e riscontrato casi di cittadini ucraini che avevano chiesto il Permesso S benché non si trovassero in Ucraina allo scoppio del conflitto armato. Tra queste vi erano diverse persone si di nazionalità ucraina, ma residenti da tempo in Italia con un regolare permesso di soggiorno, i quali hanno richiesto il Permesso S unicamente per avere un accesso facilitato al nostro mercato del lavoro. Un abuso che non può essere tollerato: sia nei confronti di chi ha realmente diritto ad un Permesso S e bisogno di assistenza, sia nei confronti della popolazione residente in Ticino che fatica a trovare un impiego!”
Il tema dell’accesso al mercato del lavoro è in effetti particolarmente sentito tra i ticinesi. Su questo fronte com’è la situazione? “Oltremodo sospetta. Se consideriamo che su oltre 1’400 cittadini ucraini titolari di Permesso S potenzialmente in età lavorativa presenti in Ticino sono solo poco più di 70 quelli ufficialmente attivi professionalmente, ecco che sorge qualche perplessità. Anche questo è stato segnalato alla Consigliera federale.” – afferma il Consigliere di Stato.
“D’altro canto – prosegue Norman Gobbi – diversi cittadini ucraini presenti in Ticino non si registrano per non essere “controllati” dalle autorità o per evitare di essere assegnati ad un altro Cantone, ma così facendo i loro bambini non vengono scolarizzati, non essendo correttamente annunciati. Allo stesso modo alcune persone che hanno chiesto il Permesso S dopo qualche tempo diventano irrintracciabili, talvolta perché rientrati in patria o trasferitisi altrove, il che pone alcune domande sulla reale necessità – per queste persone – dello statuto di protezione.”
La domanda ora sorge spontanea: quale misure avete adottato e cosa hanno risposto da Berna? “La Consigliera federale ha espresso gratitudine per ogni segnalazione che abbiamo fatto e che faremo, impegnandosi a revocare il Permesso S in caso di abusi, adottando inoltre diverse misure per ridurre i rischi. Noi dal canto nostro stiamo per introdurre un sistema di controllo per il quale ogni mese il titolare di Permesso S deve presentarsi presso le autorità per attestare la sua presenza sul territorio. Nel caso in cui qualcuno non si renda più reperibile in maniera definitiva – conclude Norman Gobbi –  non avrà più diritto agli aiuti economici.

«Fate attenzione al terreno»

«Fate attenzione al terreno»

In un mese e mezzo sulle montagne ticinesi sono morte cinque persone – Per gli esperti vale sempre la responsabilità individuale Massimo Bognuda (guida alpina): «Il cambiamento climatico? Fattore minimo» – Arturo Rothen (SAV): «Troppa pubblicità all’escursionismo è nociva»

«Difficile trovare una spiegazione. Quello che è certo è che, negli ultimi due casi, le persone erano preparate, equipaggiate e con esperienza. Anche perché a quelle quote l’escursionista alle prime armi non ci arriva di sicuro. Il cambiamento climatico? Direi che occorre prestare attenzione, piuttosto, alla conformazione del terreno, a trovare la traccia giusta…». Massimo Bognuda è una guida alpina provetta e membro della Commissione del progetto di prevenzione «Montagne sicure» promosso dal 2018 dal Dipartimento delle istituzioni. Martedì sera vi è stato l’ennesimo infortunio con esito letale nelle valli ticinesi, per la precisione a Cevio, nella zona del Pizzo Cristallina, ad oltre 2.800 metri di altitudine. È purtroppo già il quinto decesso in un solo mese e mezzo: Frasco (7 giugno), Cresciano (18 giugno), Blenio (9 luglio) e Verzasca (17 luglio). Le statistiche ci ricordano che, negli ultimi anni, hanno perso la vita 4 persone nel 2021, 5 nel 2020, 7 nel 2019, addirittura 11 nel 2018, 4 nel 2017, una nel 2016 e 9 nel 2015.

Quella pioggia primaverile
Dietro il numero nudo e crudo vi sono le cause, che solo l’inchiesta di polizia può stabilire con certezza. Disattenzione, stanchezza, malore. «In montagna ci vuole prudenza. Questo è il messaggio che deve passare forte e chiaro. In Ticino, come in ogni attività, si trova ogni tipologia di escursionista anche sui nostri sentieri. Prima di partire occorre sincerarsi della meteo e del proprio stato di salute, scegliere un itinerario che va bene per le proprie capacità, avere l’attrezzatura adatta, essere equipaggiati», afferma Massimo Bognuda. La tragedia della Marmolada ha portato nuovamente sotto i riflettori il tema del riscaldamento globale, del deterioramento ambientale e dell’anomala situazione climatica. Le temperature si alzano. I ghiacciai sono fragili. Alle nostre latitudini come siamo messi? «Nella regione dei ghiacciai, quindi penso al Basodino, al Tencia e all’Adula, si notano dei cambiamenti. Ovviamente certe salite, con la neve e con il ghiaccio, sono più facili da affrontare. Se mancano l’accesso è difficoltoso. Ma più che altro, a sud delle Alpi, va prestata attenzione alla conformazione del terreno. I forti temporali primaverili hanno di sicuro avuto delle conseguenze. A ciò si sono aggiunti delle frane e degli scoscendimenti in alcuni punti, che non vanno sottovalutati», puntualizza il nostro interlocutore, coordinatore di Guide Alpine Ticino. Passo sicuro e massima concentrazione su dove si mettono i piedi, insomma. Le cadute sono le cause più frequenti degli infortuni in montagna. Ognuno deve procedere al proprio ritmo, soprattutto per non stancarsi, e non uscire dai sentieri.

Sempre più persone in quota
«La fatalità può sempre capitare: un malore, la stanchezza, un attimo di disattenzione possono tramutarsi in tragedia. E con l’aumento esponenziale di escursionisti sulle nostre montagne al quale stiamo assistendo da qualche anno a questa parte cresce, oserei dire inevitabilmente, anche il numero di incidenti». Giorgio Matasci, presidente della Federazione alpinistica ticinese e della Società escursionistica verzaschese, lo constata pressoché quotidianamente percorrendo i sentieri d’alta quota: le vette ticinesi non sono più una meta per pochi, bensì luoghi molto frequentati sia dai turisti sia dai residenti. La prevenzione, secondo Matasci, è diventata dunque più che mai importante. «Collaboriamo con il Cantone nell’ambito della campagna “Montagne sicure”, però poi sta al singolo seguire regole e consigli per evitare problemi durante un’escursione.
Le società alpinistiche, inoltre, organizzano delle gite con personale esperto e promuovono corsi di formazione. Ma poi, ribadisco, è una questione di responsabilità individuale». Detto in altri termini, un’escursione non va mai improvvisata, ma sempre preparata a puntino studiando il percorso, le condizioni meteo e, soprattutto, non sopravvalutando le proprie capacità fisiche. Sono le regole minime per evitare brutte sorprese che in montagna sono sempre dietro l’angolo. E che possono trasformare in tragedia una giornata di attività all’aria aperta.

«Oggi è un bene di consumo»
Sulle responsabilità individuali insiste anche Arturo Rothen, presidente della Società alpinistica valmaggese (SAV), per il quale il problema principale consiste però nel cambiamento culturale ed economico al quale si sta assistendo negli ultimi anni. «La montagna è diventata un bene di consumo. Escursionismo e arrampicata vengono sempre più pubblicizzati alla stregua di tanti altri prodotti. E questo è un grande errore». Certo, rileva Rothen, le cause degli incidenti possono essere molteplici, ma alla base di tutto c’è il comportamento dell’escursionista. «Chi pianifica un’escursione, specialmente ad alta quota, non lo deve fare sulla base della pubblicità che viene diffusa a più livelli, bensì tenendo contro della propria preparazione atletica e delle proprie capacità tecniche».
Alla stregua di Matasci, il presidente della SAV Rothen sottolinea l’importanza della campagna di prevenzione e sensibilizzazione «Montagne sicure» promossa dal Dipartimento delle istituzioni. «È decisamente un’ottima iniziativa, ma ci sarà sempre chi affronta i sentieri delle nostre montagne senza seguire le basilari regole di sicurezza mettendo a repentaglio la propria incolumità».

Sensibilizzazione e prevenzione
Il Cantone in prima fila

«Montagne sicure», campagna lanciata nel 2018 dal Dipartimento delle istituzioni, ha fra gli obiettivi principali «la sensibilizzazione e il sostegno a progetti legati alla sicurezza ad alta quota in tutte le stagioni dell’anno e all’indirizzo di tutti i suoi frequentatori». I dettagli su www4.ti.ch/di/montagnesicure.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 21 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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La prevenzione su quattro stagioni
Da alcuni anni a questa parte in Ticino vengono condotte campagne di prevenzione per ‘Montagne sicure’. Gli obiettivi principali – come ci spiega il responsabile Sacha Gobbi – sono «la sensibilizzazione e il sostegno a progetti legati alla sicurezza ad alta quota in tutte le stagioni dell’anno e all’indirizzo di tutti i suoi frequentatori». Informazioni dettagliate (sono facilmente scaricabili gli opuscoli ricchi di consigli) si trovano sul sito ti.ch/montagnesicure: «È in funzione la collaborazione con gli enti interessati e attivi nel settore, allo scopo di espandere il più possibile le nozioni fondamentali di sicurezza nel particolare ambito della montagna». Gobbi ricorda che i dépliant, stampati quest’anno in circa 5-6mila esemplari, vengono distribuiti tramite le associazioni del settore, nelle capanne alpine, nei negozi specializzati e in altri punti frequentati da chi pratica escursionismo per diletto. «Aggiorniamo costantemente le nostre indicazioni. Quest’anno, ad esempio, abbiamo dato spazio pure a chi pratica la mountain bike, anche quella elettrica. Lo scopo è quello di evitare conflitti con chi si sposta a piedi (questi ultimi hanno la precedenza). Abbiamo pure svolto un sondaggio, dal quale emergono diversi dati interessanti. Fra questi, il fatto che talvolta chi sale in quota stenta a capire quali possano essere, e di quale gravità, le conseguenze di comportamenti sbagliati». Non mancano neppure le attività sul terreno per spiegare come muoversi in sicurezza e quali siano i comportamenti corretti.
Per concludere, un consiglio agli escursionisti che in queste settimane di canicola si cimentano sui sentieri ticinesi? «Oltre a quelli che valgono normalmente, aggiungerei di non dimenticare di portare con sé dell’acqua da bere: infatti alcuni riali in alta montagna attualmente potrebbero essere in secca e quindi non è garantita la possibilità di dissetarsi alle fonti naturali».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 luglio 2022 de La Regione