Riunione rappresentanti Gran Consiglio ticinese e Consigli regionali di Lombardia e Piemonte

Riunione rappresentanti Gran Consiglio ticinese e Consigli regionali di Lombardia e Piemonte

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio insubrica

Si è tenuto questa mattina a Mezzana (Canton Ticino), presso la sede della Comunità di lavoro, l’incontro annuale tra i rappresentanti del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino e dei Consigli Regionali di Lombardia e Piemonte.

Alla presenza del Consigliere di Stato del Cantone Ticino e Presidente della Regio Insubrica Norman Gobbi e del Sottosegretario con delega ai rapporti con il Consiglio di Regione Lombardia Fabrizio Turba, hanno partecipato per il Gran Consiglio la Presidente Luigina La Mantia e il secondo Vice Presidente Michele Guerra; per il Consiglio Regionale della Lombardia il Presidente Alessandro Fermi, la Vice Presidente Francesca Brianza e il Presidente della Commissione Speciale Rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera Roberto Mura; per il Consiglio Regionale del Piemonte il Componente della III Commissione Consiliare Domenico Rossi.       

Di particolare attualità la questione dell’emergenza idrica in merito alla quale il Presidente Mura ha sottolineato la necessità non solo di interventi immediati ma anche di programmare e strutturare azioni a medio e lungo termine eventualmente anche ridefinendo opportunamente le misure del PNRR a valere sul programma di sviluppo rurale. È stata quindi sottolineata la necessità di valutare un maggiore accumulo idrico nei grandi laghi regolati, e in particolare di prendere in considerazione un innalzamento della quota di massima regolazione estiva del Lago Maggiore consentendo un maggiore accumulo idrico.
Il Presidente Fermi ha sottolineato il tema dell’autonomia legato alla navigazione dei laghi e alla sua regionalizzazione, obiettivo prioritario e sul quale Regione Lombardia si sta già attivando in modo concreto.
La Vice Presidente Brianza ha infine posto attenzione sulla prossima programmazione Interreg che per le aree di confine riveste importanza fondamentale e costituisce “una sorta di piccolo ma costante e proficuo PNRR delle aree di frontiera, che deve proseguire e portare al raggiungimento dei risultati e dei benefici come avvenuto con l’ultima programmazione”.

La Presidente La Mantia ha evidenziato come l’importanza della collaborazione transfrontaliera si sia manifestata anche recentemente negli interventi congiunti nell’ambito della protezione civile, messa in opera attraverso l’Esercitazione Odescalchi. Inoltre è stata salutata con apprezzamento l’approvazione da parte del Parlamento ticinese del credito quadro di 5 milioni di Franchi a favore del Programma Interreg 2021-2027, poiché è nell’interesse del territorio e del suo sviluppo economico. Infine ha riferito come l’emergenza sanitaria abbia dato consapevolezza della necessità da parte della Confederazione di investire nella formazione del personale sanitario.

Il Consigliere Rossi ha sottolineato l’importanza di mantenere questi momenti di incontro per elaborare soluzioni condivise a problemi comuni, in particolare con riferimento a delle buone pratiche come l’utilizzo di materiale inerte riciclato per evitare nuovo consumo di suolo. Inoltre ha espresso soddisfazione per la realizzazione degli Stati generali del Turismo e della Cultura che vedranno l’Assemblea plenaria ospitata proprio nel territorio piemontese il prossimo 17 novembre a Novara, dopo una serie di atelier tematici che si apriranno il 5 ottobre e interesseranno tutto il territorio insubrico.

I rappresentanti dei parlamenti cantonale e regionali hanno sottolineato l’utilità di alimentare un clima di costante e costruttivo confronto, al di là dei confini nazionali in particolare per una regione fortemente integrata dal punto di vista economico e sociale come quella tra il Cantone Ticino e le vicine Regioni lombardo-piemontesi.

Nel pomeriggio i membri dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Regio Insubrica incontreranno i rappresentanti dei Comuni soci della Comunità di lavoro per l’annuale aggiornamento sull’attività, un’informativa sugli interventi effettuati nel corso dell’anno per tematiche di interesse transfrontaliero ed un confronto aperto con gli amministratori locali.

Gobbi: una nuova legge per Cantonale e comunali

Gobbi: una nuova legge per Cantonale e comunali

Il capo del Dipartimento istituzioni Gobbi sulla revisione della Legge sulla polizia. Il Consiglio di Stato apre la consultazione, fino al 30 settembre.
Parte la consultazione (sino al 30 settembre) sulla riforma della normativa ticinese sulla polizia. Il nuovo testo dettaglia le disposizioni adottate negli ultimi anni da governo e parlamento.

Ottantuno articoli contro la trentina della legge vigente, settantadue articoli contro i cinquantasei dell’attuale regolamento. Il Dipartimento istituzioni intende riformare i principali atti normativi che disciplinano l’attività della polizia in Ticino: propone quindi una revisione totale della Legge sulla polizia del 1989 e del relativo Regolamento firmato dal Consiglio di Stato nel 1990. Sugli ottantuno articoli della prima e sui settantadue del secondo, l’Esecutivo cantonale ha aperto ieri la consultazione. Più di trenta – fra autorità giudiziarie, uffici amministrativi, associazione e sindacati – gli enti interpellati. Avranno tempo tre mesi, sino a fine settembre, per esprimersi sul corposo progetto di messaggio governativo. L’obiettivo della riforma, spiega in conferenza stampa il capo del Dipartimento Norman Gobbi , è di conferire «alla Polizia cantonale e alle polizie comunali» una base legale «moderna e solida» affinché le forze dell’ordine possano operare al meglio «a tutela della sicurezza della popolazione» e sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini.

Trentatré anni. E li dimostra
La legge odierna, evidenzia Gobbi, «sta per compiere trentatré anni…». Il contesto sociale, si afferma nel progetto di messaggio, è però “in continua e rapida evoluzione, come continuo e rapido è l’aggiornamento delle tecniche, delle modalità e degli strumenti di cui la polizia deve servirsi per svolgere le sue funzioni”: la normativa uscita dal Gran Consiglio “oltre trent’anni fa, in un’epoca sostanzialmente diversa da quella in cui viviamo, non è nemmeno più in grado di sostenere le sfide con le quali la polizia deve ora, quotidianamente, confrontarsi”. La legge va pertanto adeguata.

Quella sentenza del Tribunale federale
Nel nuovo testo si precisano fra l’altro disposizioni adottate in anni recenti da Consiglio di Stato e parlamento. Come ad esempio quella che, nell’azione di contrasto alla violenza domestica, attribuisce all’ufficiale di polizia la facoltà di allontanare l’autore o l’autrice dall’abitazione per dieci giorni: il progetto di messaggio estende la durata del provvedimento a trenta giorni. Con la revisione il Dipartimento istituzioni coglie l’occasione anche per dettagliare le norme riguardanti la cosiddetta custodia di polizia e le indagini – pure ‘mascherate’ – preventive, volte a impedire la commissione di reati. Si tratta delle misure prospettate a suo tempo dal governo, approvate nel dicembre 2018 dalla maggioranza del Gran Consiglio e in seguito impugnate davanti al Tribunale federale da Martino Colombo e Filippo Contarini. Nel 2021 Mon Repos ha bocciato il ricorso dei due giuristi. “I giudici federali – aveva dichiarato Colombo alla ‘Regione’, commentando il verdetto dell’alta Corte – hanno comunque fissato dei paletti entro i quali la polizia potrà agire”. E (anche) di quella sentenza del Tf si è tenuto conto nell’elaborazione del disegno di legge, indica il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale.

La gestione delle minacce
Il disegno di legge posto in consultazione regolamenta anche la “Gestione cantonale delle minacce”, gestione affidata a un’apposita unità della Polizia cantonale, formata da agenti e psicologi. “La gestione cantonale delle minacce ha lo scopo di riconoscere precocemente e di prevenire la commissione di reati da parte di persone che mostrano un comportamento o intenzioni che lasciano presupporre una predisposizione a commettere violenza contro terzi e che sono suscettibili di mettere gravemente a rischio l’integrità fisica, psichica o sessuale di terzi (persone che costituiscono una minaccia)”, recita il nuovo articolo 26. Gobbi assicura: non è un ritorno alle schedature e la libertà di opinione «non è minimamente toccata». L’articolo 26 mira a prevenire la commissione di reati e la prevenzione rientra fra i compiti delle forze dell’ordine.

Più gruppi di lavoro
Il progetto di riforma, segnala il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, è «il risultato di riflessioni e approfondimenti cominciati dieci anni fa e portati avanti da più gruppi di lavoro». Gruppi costituitosi, dietro risoluzione del Dipartimento istituzioni, all’interno della Cantonale. E dei quali hanno fatto parte anche l’ex capo della Gendarmeria Decio Cavallini, l’attuale responsabile Marco Zambetti, Arrigoni e la responsabile del settore giuridico Bernadette Rüegsegger, già procuratrice pubblica del Canton Zurigo e presente ieri all’incontro con i media. Nel mettere a punto la proposta di nuova legge, riprende il capitano Arrigoni, «è stato considerato anche quanto già fatto in altri cantoni sul fronte normativo». Le novità salienti della prospettata riforma ticinese consistono, ricorda l’ufficiale, in una «definizione chiara e univoca dei principi generali», nella «suddivisione fra le competenze della Polizia cantonale e di tutte le polizie» e in una «organizzazione della Polizia cantonale aggiornata e più flessibile». Inoltre: «Sono state inserite le norme fondamentali a garanzia del principio di legalità» e «sono state esplicitate le misure coercitive».
Quando approderà al Gran Consiglio il messaggio governativo concernente la revisione totale della Legge sulla polizia? Impossibile fare previsioni. Molto dipenderà dall’esito della consultazione. Il tema è importante e delicato. Il dibattito non dovrebbe mancare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 luglio 2022 de La Regione

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In cerca di una legge al passo con i tempi

Lanciata la consultazione per una revisione totale della base legale sulla Polizia – Norman Gobbi: «Abbiamo bisogno di strumenti legislativi adeguati per garantire la sicurezza in Ticino» – Il nuovo testo, però, non riguarda il progetto sull’unificazione dei corpi

«La legge attuale sulla polizia è in vigore da oltre 30 anni, da quando c’era ancora il muro di Berlino». È con questa frase che Norman Gobbi ha lanciato la procedura di consultazione sulla revisione totale della legge e del regolamento sulla Polizia, presentata ieri in conferenza stampa a Bellinzona. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sottolineato così il bisogno di adottare, attraverso una revisione totale di quella presente, una base legale che sia «completa, solida e aggiornata». L’obiettivo essenziale è rendere il testo legislativo più chiaro e leggibile, sia per le Polizie comunali e cantonale, sia per i cittadini, in modo che questi ultimi riconoscano il perimetro d’azione delle forze dell’ordine. Ma non solo: la legge dovrà pure rispondere alle nuove sfide apparse negli ultimi tre decenni. E a quelle future.
La revisione della legge, è stato ricordato in conferenza stampa, è iniziata con una consultazione interna alla Polizia cantonale, e proseguirà con un’altra procedura di consultazione più ampia, la quale si protrarrà fino al 30 settembre. Quest’ultima, ha evidenziato Gobbi, ha lo scopo di recepire eventuali critiche e di valutare possibili modifiche e miglioramenti prima che il testo finale sia portato all’attenzione del Parlamento.

Il risultato di un lungo lavoro
Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha fatto alcune precisazioni importanti sul progetto di riforma. «La nuova legge sulla Polizia non ha nulla a che fare con il futuro assetto di quest’ultima. Infatti, essa non vincola in alcun modo la struttura della futura Polizia ticinese», ha affermato, sottolineando il fatto che la revisione mira a elaborare una legge che possa durare nel tempo e possa adattarsi ai futuri modelli di organizzazione.
Altrimenti detto: la revisione della legge non è legata al progetto della Polizia unica ticinese. Il comandante ha poi ribadito che il disegno di legge è il frutto di un lavoro durato dieci anni, conforme alle tendenze osservate in altri cantoni; esso ha 81 articoli e raccoglie un messaggio di 130 pagine. Il regolamento, invece, è composto da 72 articoli e comprende anche un rapporto esplicativo di 21 pagine.
«È stato un lavoro articolato e sviluppato in un lungo lasso di tempo,» ha ribadito il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale. «Gruppi di lavoro interni, composti da operativi e giuristi, hanno collaborato con esterni e specialisti – ha aggiunto – ma anche con la popolazione, che ha fornito spunti significativi per rendere più comprensibile la nuova legge». Riassumendo, le principali novità sono cinque: la definizione chiara e univoca dei principi generali che definiscono l’azione di polizia; la suddivisione delle competenze della Polizia cantonale e di tutte le polizie; l’aggiornamento dell’organizzazione della Polizia cantonale (per renderla più flessibile); l’inserimento delle norme fondamentali a garanzia del principio di legalità; e, infine, l’illustrazione più precisa delle misure coercitive. Tuttavia, non sono ancora stati forniti ulteriori dettagli su cosa effettivamente cambierà per i cittadini e le cittadine. La ragione principale, hanno spiegato le autorità, è che la consultazione lascia ampio spazio al dialogo e, perciò, alla possibilità di cambiare il contenuto della futura legge e del suo regolamento.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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Una legge più chiara per la polizia ticinese
Per stare al passo con l’evoluzione della società, delle tecnologie e delle tecniche, oggi è stata proposta una revisione della legge che risale al 1989. Gobbi: “Si specificano diritti e doveri”

La Legge sulla polizia attualmente in vigore era stata approvata dal Gran Consiglio ben 33 anni fa, il 12 dicembre del 1989. Col passare degli anni questa si è confrontata con importanti cambiamenti sociali, tecnologici e tecnici. Per questo motivo, è stata proposta una revisione della Legge e del Regolamento sulla polizia al fine di garantire una normativa “moderna e snella a supporto dell’attività di polizia”, assicurando la tutela delle cittadine e dei cittadini, si legge nella nota diramata dal Consiglio di Stato. La nuova proposta è ora in consultazione.

“Necessario un aggiornamento”
Dopo più di tre decenni, ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, urge la necessità di adottare una base legale aggiornata e completa tramite una revisione totale. Questa permetterà all’attività di polizia di svolgersi con efficacia e con ancor più chiarezza, restando in linea con l’evolversi della società. “Con questa legge non si ampliano diritti e doveri, ma si specificano. Si mettono inoltre in chiaro aspetti che per il cittadino sono importanti come la proporzionalità e la legalità dell’azione di polizia”, ha spiegato Gobbi ai microfoni di Ticinonews.

“Uno strumento fondamentale”
Dal canto suo, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha evidenziato come la Legge sulla polizia sia uno strumento fondamentale dello Stato di diritto atto a determinare i compiti della Polizia cantonale e le competenze sia di quest’ultima, sia delle polizie comunali senza limitare in alcun modo le discussioni in corso sull’assetto della “Polizia ticinese” del futuro.

Frutto di 10 anni di lavori
Questo nuovo disegno di Legge, ha spiegato sempre Cocchi, è il frutto di dieci anni di lavori preparatori, che hanno implicato molteplici elaborazioni valutate a livello giuridico, poi discusse sul piano operativo e un ascolto attivo delle necessità proveniente dal terreno, dai partner e dalla cittadinanza. Il risultato è un disegno di Legge che comprende 81 articoli e un disegno di Regolamento composto da 72 articoli, accompagnato da un rapporto esplicativo.

Fondamenti indispensabili
Per far fronte alla velocità con cui si verificano i cambiamenti sociali, la nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili, mentre il regolamento – più flessibile negli aggiornamenti – prevede le disposizioni che non richiedono una base legale in senso formale. Il capitano e responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale, Elia Arrigoni, ha poi illustrato le principali novità della revisione; queste riguardano in particolare una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, così come l’aggiunta di norme fondamentali per garantire il principio di legalità e un’esplicitazione delle misure coercitive.

Tempo fino a fine settembre
L’iter prevede ora che le autorità e i partner consultati possano segnalare i loro emendamenti fino al 30 settembre 2022, in seguito il disegno di Legge, una volta elaborati i risultati della procedura di consultazione, sarà sottoposto alla Commissione competente, dopodiché spetterà al Parlamento ticinese pronunciarsi.

Da www.ticinonews.ch

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Verso una nuova legge sulla polizia ticinese
Lanciata la consultazione – Le nuove norme varranno per sia per la cantonale sia per le comunali

Il Consiglio di Stato ticinese ha sottolineato oggi, mercoledì, che è necessario predisporre una nuova legge sulla polizia, anche solo per il fatto che quella attuale è vecchia di più di 30 anni. E così dopo dieci anni di lavori il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova normativa che disciplina il lavoro degli agenti di polizia, lanciando la procedura di consultazione. Una legge che dovrà valere per tutti: sia per la polizia cantonale, sia per quelle comunali, in attesa che la politica decida di un’eventuale polizia unica per tutto il Ticino.
La legge sulla polizia in Ticino, è stato ricordato nel corso della conferenza stampa a Bellinzona, porta la data del 12 dicembre del 1989. Un mese prima cadeva il muro di Berlino. Da allora non solo il mondo è cambiato, sono emersi anche nuovi valori e anche il modo di intendere e vivere i rapporti tra cittadino e autorità è di certo mutato. Anche da qui l’esigenza di forgiare una nuova legge in materia. Ma quali sono i principali criteri che hanno guidato questa riforma? “L’attuale legge è vecchia: ci sono ancora definizioni di situazioni che non esistono più o che sono cambiate negli anni. Serve quindi un riordino, inoltre bisogna renderla più semplice e comprensibile e applicarla a quella che è l’evoluzione della società, che negli ultimi 30 anni è cambiata”, risponde il comandante della polizia cantonale, Matteo Cocchi.
La nuova legge che mette l’accento anche su tematiche attuali, come la cybersicurezza o la lotta alla pedopornografia online. Con un filo conduttore: la nuova norma serve per definire gli ambiti di lavoro della polizia, vale quindi per la polizia cantonale ma anche per chi svolge questo compito a livello comunale. Non dà quindi nessuna indicazione per sciogliere il nodo dell’eventuale creazione di un corpo unico su scala cantonale.
Previste invece novità, ad esempio, nel contrasto alla violenza, in particolare per poter allontanare più a lungo dal proprio domicilio chi minaccia o colpisce i famigliari, e qui molto spesso sono le donne a subire le conseguenze di queste violenze. Bernadette Rueggsegger, responsabile del servizio giuridico della polizia ticinese spiega alla RSI che “si è per esempio deciso di portare da 10 a 30 giorni la durata massima dell’allontanamento, una decisione che può essere presa direttamente dall’ufficiale di polizia. Questo è in linea con quanto si fa già in altri cantoni e in Ticino c’è anche stata una mozione in questo senso”.
Si è pertanto preso spunto anche da quanto capita a livello normativo in altri cantoni, aggiunge Cocchi: “Negli ultimi 10 anni vari cantoni hanno cambiato le loro leggi e sulla base di queste esperienze e anche di decisioni del Tribunale federale abbiamo cambiato la legge”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Verso-una-nuova-legge-sulla-polizia-ticinese-15460369.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15460576

Da www.rsi.ch/news

 

Ukraine Recovery Conference: un’esperienza positiva per la sicurezza

Ukraine Recovery Conference: un’esperienza positiva per la sicurezza

Comunicato stampa

Sul piano della sicurezza è da ritenersi positivo il bilancio della Ukraine Recovery Conference, tenutasi a Lugano il 4 e il 5 luglio. Il dispositivo appositamente pianificato e messo in atto per questo importante evento di
respiro internazionale ne ha saputo garantire lo svolgimento regolare. Anche per quanto riguarda l’impatto sulla popolazione i disagi sono risultati contenuti. La collaborazione con i diversi partner della sicurezza è stata
fondamentale e il bagaglio di esperienze accumulato in questa occasione sarà prezioso per il prossimo futuro.
La URC 2022 ha rappresentato un banco di prova importante per tutte le persone impegnate, a vari livelli e con i rispettivi compiti e competenze, nel lavoro di sicurezza delle personalità e delle zone sensibili. In questo senso, grazie a una preparazione accurata e alla collaborazione con i numerosi partner (fedpol, polizie comunali, Esercito, Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, Polizia dei trasporti, Protezione civile, sicurezza privata), il bilancio complessivo al termine dell’operazione è da ritenersi positivo. I preparativi, iniziati negli scorsi mesi, hanno trovato concretezza in un dispositivo pronto ad adattarsi alle diverse variabili.
L’impatto sulla popolazione e i problemi legati al traffico si sono rivelati minimi. Questo anche grazie a una comunicazione puntuale fatta attraverso l’invio di lettere alla popolazione, la creazione di un sito internet dedicato, contenente tutte le informazioni più rilevanti sull’organizzazione della Conferenza, e l’istituzione di una helpline telefonica, che durante la sua attivazione (dal 28.06 al 05.07) ha gestito oltre 600 chiamate. Inoltre già martedì in serata la viabilità cittadina è stata completamente ripristinata, come pure tutte le linee di trasporto dei mezzi pubblici.
L’Esercito, per il tramite delle Forze aeree, ha garantito un servizio di polizia aerea e una sorveglianza rafforzata dello spazio aereo in cooperazione con partner internazionali: 
durante l’impiego URC 2022 non si sono registrate violazioni in tal senso.
L’impegno per la sicurezza dell’URC 2022 ha messo in luce una gestione attenta e capace di garantire la sicurezza per un evento di portata internazionale nel rispetto anche delle esigenze di tutte le parti. Allo stesso tempo, la gestione del dispositivo ha permesso di consolidare aspetti operativi già presenti.

Revisione totale della Legge e del Regolamento sulla polizia – al via la consultazione

Revisione totale della Legge e del Regolamento sulla polizia – al via la consultazione

Comunicato stampa

Grazie a una struttura chiara e adattata, la nuova proposta di revisione della Legge e del Regolamento sulla polizia intende garantire una normativa moderna e snella a supporto dell’attività di polizia, assicurando la tutela dei cittadini e delle cittadine e offrendo una maggiore flessibilità alla rapida evoluzione del contesto sociale, tecnologico e tecnico. Lanciata la consultazione.

L’attuale Legge sulla polizia, approvata dal Gran Consiglio il 12 dicembre 1989, si è confrontata negli anni con importanti cambiamenti. Dopo oltre tre decenni – ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi –  vi è ora la necessità di adottare una base legale completa e aggiornata attraverso una revisione totale. Questa revisione permetterà all’attività di polizia di svolgersi con efficacia e con ancora maggiore chiarezza, in linea con l’evoluzione della società. 
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dal canto suo evidenziato come la Legge sulla polizia sia uno strumento fondamentale dello Stato di diritto che determina i compiti della Polizia cantonale e le competenze sia della Polizia cantonale sia delle polizie comunali, e che non limita in alcun modo le discussioni in corso sull’assetto della “Polizia ticinese” del futuro. Il nuovo disegno di Legge presentato oggi –  ha proseguito – è il frutto di dieci anni di lavori preparatori, che ha comportato in particolare molteplici elaborazioni valutate a livello giuridico e poi discusse sul piano operativo e un ascolto attivo delle necessità provenienti dal terreno, dai partner e dalla cittadinanza.
Il risultato è un disegno di legge che conta 81 articoli e un disegno di regolamento composto di 72 articoli, accompagnato dal rapporto esplicativo. Per ovviare alla velocità dei cambiamenti cui è sottoposta la nostra società, la nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili, mentre il regolamento, più flessibile negli aggiornamenti, prevede le disposizioni che non richiedono una base legale in senso formale.
Il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale, ha illustrato le principali novità della revisione, che riguardano in particolare una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, nonché l’aggiunta di norme fondamentali a garanzia del principio di legalità e un’esplicitazione delle misure coercitive.
Al gruppo di lavoro interno costituito a tale scopo hanno preso parte l’ex tenente colonnello Decio Cavallini, il maggiore Marco Zambetti, il capitano Elia Arrigoni, la responsabile del settore giuridico avv. Bernadette Rüegsegger, l’allora giurista della Polizia cantonale lic. iur. Denise Albasini Tajana e l’allora praticante MLaw Jesse Erard.
L’iter prevede ora che le autorità e i partner consultati possano segnalare i loro emendamenti fino al 30 settembre 2022, in seguito il disegno di Legge, una volta elaborati i risultati della procedura di consultazione, sarà sottoposto alla Commissione competente, dopodiché spetterà al Parlamento ticinese pronunciarsi.

Primo parto in una cella della Farera «Il piccolo aveva fretta di nascere»

Primo parto in una cella della Farera «Il piccolo aveva fretta di nascere»

La donna, una detenuta in attesa di giudizio, ha avvertito forti contrazioni e non c’è stato il tempo di trasferirla in ospedale.
Il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini: «È avvenuto tutto molto velocemente, una grande emozione anche per gli agenti»

«Una cosa simile, qui dentro, non era mai successa». È ancora emozionato, il direttore delle strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini quando ripensa a quanto avvenuto una manciata di giorni fa. Come anticipato dalla RSI, nel carcere giudiziario della Farera, una prevenuta straniera ossia una detenuta in attesa di giudizio per furto – ha dato alla luce un bambino. «La donna – racconta il direttore – si trova in carcere da poco più di un mese. Il termine del parto sarebbe stato tra due settimane. Invece, improvvisamente, giovedì scorso ha avvertito le contrazioni, molto ravvicinate. Sono intervenuti immediatamente il servizio medico con gli infermieri, insieme agli agenti di custodia, e in un attimo il piccolo è nato». Tutto si è svolto in pochissimo tempo – prosegue Laffranchini – tanto che non è neppure stato possibile trasferire la futura mamma in ospedale, come si fa di solito, per farla partorire. Così, il suo piccolo è nato lì, in cella. «Una prima assoluta », evidenzia il direttore. «Normalmente, infatti, un paio di giorni prima del termine spostiamo la detenuta in ospedale. Invece, questa volta, il piccolo ha avuto fretta di venire al mondo».

Tutto in pochi attimi
Dopo qualche giorno passato in ospedale per tutte le visite, ieri la donna è tornata alla Farera. «Insieme al servizio medico e ai servizi esterni abbiamo predisposto tutto il necessario per poterla accogliere insieme al bebè, in modo che non le manchi nulla. Nel carcere giudiziario c’è una cella più grande, che in passato abbiamo già utilizzato per le mamme incarcerate con il proprio bambino, in modo che possano avere più spazio a disposizione ». L’evento, racconta il direttore, è stato accolto da tutti con una grande commozione: «È il miracolo della vita che si ripropone, nonostante il contesto di costrizione del carcere. Per gli agenti di custodia, poi, chiamati ad aiutare con il parto, è stata un’esperienza straordinaria».

Starà in cella con la mamma
La legge, nel caso in cui venga incarcerata una donna con un figlio, prevede che il bambino possa stare in cella con la madre fino all’età di tre anni. «La decisione di far rimanere il bambino dietro le sbarre, però, non è automatica: spetta all’autorità regionale di protezione decidere cosa sia meglio per il bambino». Nelle strutture ticinesi, comunque, si tratta di un evento piuttosto raro. «Negli ultimi sette anni, solo in tre occasioni è stata incarcerata una donna con figli». In questi casi, si cerca di far passare al bambino la maggior parte della giornata fuori dalla struttura carceraria. «In un caso – ricorda Laffranchini – il bambino passava la giornata all’esterno, insieme ai nonni, rientrando in carcere la sera. Nell’altro caso, invece, insieme ai servizi sociali avevamo predisposto tutta una serie di attività per garantire al piccolo di passare gran parte della giornata all’esterno della struttura».

A settembre il messaggio
Con l’apertura di una nuova sezione femminile è prevista anche una cella appositamente pensata per mamma e figlio. Due mesi fa, evidenzia il direttore, le donne incarcerate in Ticino erano 27. «Ora, invece, questo numero è leggermente più basso: sono 19 le donne detenute. Tuttavia, la creazione di una nuova sezione rimane fondamentale e l’obiettivo rimane di poterla aprire entro la fine del 2023». Attualmente, infatti, il Consiglio di Stato sta allestendo il messaggio, che dovrebbe arrivare tra settembre e ottobre. Poi la palla passerà al Gran Consiglio. «Il Parlamento si è sempre mostrato molto sensibile sul tema, quindi confido che il messaggio possa essere trattato con una certa velocità». Nel frattempo, è stato aperto il concorso per reclutare nuovi agenti di custodia (tutti i dettagli si trovano sul sito del Cantone, all’indirizzo www.ti.ch/concorsi). «Per la sola sezione femminile ne serviranno nove, possibilmente donne». Il termine per le iscrizioni è il 31 agosto, mentre il 20 luglio (alle 20 al Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera) si terrà una serata di presentazione. L’evento potrà essere seguito anche in streaming su www.ti.ch/multimedia e su YouTube.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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È nato un bambino in carcere alla Farera
È una prima assoluta per le strutture carcerarie ticinesi – La madre è una prevenuta accusata di furto

Lieto evento al carcere giudiziario la Farera: una giovane in attesa di giudizio in prigione con l’accusa di furto ha partorito in cella un maschietto, giovedì scorso. Si tratta di una prima assoluta per le strutture carcerarie ticinesi, conferma alla RSI il direttore Stefano Laffranchini.
La madre, una cittadina straniera, è stata incarcerata poche settimane fa ed era dunque già incinta (in Svizzera lo stato di gravidanza non è ritenuto incompatibile con la prigione). Il bambino è però nato prematuro di un paio di settimane, cogliendo tutti un po’ alla sprovvista.
Oggi, mamma e bambino tornano alla Farera e avranno a disposizione una cella più grande. Nella nuova sezione femminile in allestimento alla Stampa, ricorda il direttore delle strutture carcerarie cantonali, verrà allestita una speciale cella mamma-bambino. La donna, spiega Laffranchini, è stata assistita da personale carcerario e sanitario e attualmente viene seguita dal servizio medico interno e da servizi esterni.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%C3%88-nato-un-bambino-in-carcere-alla-Farera-15452995.html

«Abbiamo dimostrato di saper gestire eventi così importanti»

«Abbiamo dimostrato di saper gestire eventi così importanti»

Il bilancio provvisorio del comandante Cocchi è positivo: «Il momento più delicato è stato l’arrivo delle delegazioni: doveva andare tutto come previsto» «L’importante è che il sacco dell’esperienza sia un po’ più pieno di prima». Il sacco della Polizia cantonale, per restare nella metafora usata dal comandante Matteo Cocchi, lo è. Il bilancio provvisorio della Conferenza a livello di sicurezza è positivo: nessun problema particolare. «Ogni operazione va analizzata alla fine e ci saranno sicuramente dei correttivi da adottare per il futuro – precisa Cocchi – ma abbiamo dimostrato che anche il Ticino è in grado di gestire eventi di questa portata». Eventi – pensiamo al forum di Davos – a cui di solito la Polizia cantonale partecipa fornendo i suoi agenti, come hanno fatto in questo caso le polizie di altri cantoni. Un’esperienza di base dunque c’era, ma l’evento è comunque un unicum e ha dovuto essere studiato da zero. Le situazioni più delicate? «L’arrivo e l’accompagnamento delle personalità istituzionali: tutto deve andare come pianificato. È poi Matteo Cocchi importante tenere i contatti con tutte le forze coinvolte e avere sempre una visione d’insieme sul dispositivo». A quello messo in atto a Lugano hanno collaborato diversi corpi, oltre alle polizie cantonali: la Comunale, la Fedpol, l’Esercito, la Polizia dei trasporti, la Protezione civile e le Guardie di confine, con una presenza rafforzata ai valichi. Uno spiegamento di forze che forse, come descritto nell’articolo sopra, ha contribuito a «svuotare » la città. «Sono stupito che non ci siano stati problemi di traffico – osserva il comandante della Cantonale – anche se dobbiamo considerare che è inizio luglio, che pioveva e che e le scuole sono chiuse. Grazie anche ad una comunicazione puntuale, ognuno ha potuto scegliere il percorso e la soluzione che ha ritenuto più congeniale per le proprie esigenze. Inoltre, un aspetto positivo è che abbiamo potuto lavorare meglio e non ci sono stati problemi».

Saluto durante la cena ufficiale della URC 2022

Saluto durante la cena ufficiale della URC 2022

Saluti protocollari

È un grande piacere e un onore rivolgervi oggi il saluto del Governo del Cantone e Repubblica Ticino e della Città di Lugano nell’ambito di questa conferenza dedicata alla ricostruzione dell’Ucraina, paese amico, che sta vivendo una terribile ed ingiustificata aggressione militare.
Desidero inoltre trasmettere alle Autorità e al popolo dell’Ucraina la solidarietà di tutto il Cantone e quella della Città, che in questi terribili mesi di guerra si sono prodigati per accogliere al meglio ed assistere le popolazioni che fuggono il conflitto.
Lo sforzo di garantire sicurezza e accoglienza agli illustri ospiti della URC 2022 rappresenta un nostro piccolo contributo alla stabilizzazione e alla sicurezza del nostro Continente.
Il Cantone Ticino è storicamente una terra di transito situata ai piedi del Gottardo, unico Cantone interamente di lingua italiana, e per sua vocazione ponte culturale e economico tra il Nord e il Sud dell’Europa. Questa sua collocazione ne ha fatto una terra di accoglienza sensibile e attenta alla coesistenza pacifica tra i popoli e ai diritti delle minoranze. E  qui a Lugano, proprio Villa Ciani è stata il fulcro da cui i fratelli Giacomo e Filippo Ciani – rifugiati politici milanesi – diedero un contributo determinante alla riforma democratica.
Ed è proprio in questo contesto che il nostro Cantone ha avuto già l’onore di ospitare due importanti conferenze internazionali con l’obiettivo di favorire la coesistenza pacifica tra i popoli.
Mi riferisco alla Conferenza di Locarno nel 1925, che rappresentò un momento di distensione nell’Europa straziata dal primo conflitto mondiale, ma anche alla riunione della Società delle Nazioni che si svolse nel 1928 proprio qui a Lugano.
Desidero inoltre ricordare i forti legami storici e culturali che uniscono il Ticino e l’Ucraina. Mi riferisco in particolare a quegli artigiani ed architetti illustri – dei quali avrete forse visto in città dei cartelloni illustrativi – che hanno offerto le proprie competenze al servizio dell’Ucraina nei secoli passati, ed in particolare alla bellissima città di Odessa, tramite la realizzazione di importanti edifici storici.
Concludo formulando a tutte le delegazioni presenti, a nome del Governo cantonale e dell’Esecutivo cittadino, i migliori auguri per una fruttuosa conferenza coronata da successo e ringrazio le Autorità federali e la Città di Lugano per l’eccellente collaborazione nell’organizzazione di questo importante evento che, lo auspichiamo fortemente, possa contribuire in modo decisivo a definire un progetto, all’insegna della pace durature, di ricostruzione e di sviluppo per l’Ucraina e il suo popolo.  

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It’s with great pleasure and honor that we welcome you today on behalf of the Government of the Canton and Republic of Ticino and the Municipality of the City of Lugano in the context of this conference dedicated to the reconstruction of Ukraine, a friendly country that is experiencing a terrible and unjustified military aggression.
I would also like to convey to the Authorities and the people of Ukraine the solidarity of the entire Canton, as well as of the City of Lugano, which in these terrible months of war have done their best to welcome and assist the people fleeing the conflict.
The effort to ensure safety and welcome to the distinguished guests of URC 2022 represents a small contribution from Ticino and Lugano to the stabilization and security of our Continent.
Canton Ticino is historically a land of transit located at the foot of the Gotthard, the only entirely Italian-speaking canton, and by its vocation a cultural and economic bridge between northern and southern Europe. Its location has made Ticino a land of welcome, responsive and attentive to peaceful coexistence among peoples and to minority rights. Villa Ciani, right here in Lugano, represents the fulcrum from which the Ciani brothers Giacomo and Filippo – political refugees from Milan – made crucial contributions to the reform of the democratic process.
And it is precisely in this context that our canton has already had the honor of hosting two important international conferences with the aim of fostering peaceful coexistence among peoples.
I am referring to the Locarno Conference in 1925, which represented a moment of détente in a Europe torn apart by the First World War. Not to mention the meeting of the League of Nations that took place in 1928 right here in the beautiful city of Lugano.
I would also like to point out the strong historical and cultural ties that unite our Region and Ukraine. I am referring in particular to those distinguished Ticino craftsmen and architects – whose illustrative posters you may have seen in the city – who, in the past centuries, have offered their skills in the service of Ukraine. A special dedication goes to all the important historic buildings constructed in the beautiful city of Odessa.
In name of the Government of the Canton and Republic of Ticino and the Municipality of the City of Lugano, I would like to conclude by extending to all delegations present best wishes for a fruitful and successful conference. I would like to thank the Federal Authorities and the City of Lugano for their excellent cooperation in the organization of this important event, which, we strongly hope can contribute decisively to defining a project, under the banner of longstanding peace, reconstruction and development for Ukraine and its people.

(Immagine: Swiss Federal Department of Foreign Affairs)

 
Quando la lobby dei garantisti fa il gioco della criminalità

Quando la lobby dei garantisti fa il gioco della criminalità

Le Camere federali nella sessione estiva hanno bocciato definitivamente una proposta fatta propria dal Consiglio federale che dava seguito alle richieste dei Cantoni, dei Ministeri pubblici cantonali e del Ministero pubblico della Confederazione. Parlo della modifica dell’articolo 147 del Codice di procedura penale che voleva limitare la partecipazione di tutte le parti durante la fase istruttoria, proposta nel messaggio del Consiglio federale del 28 agosto 2019 (Foglio federale 2019 55395540). Grave? Certamente sì perché era una modifica che mirava a evitare collusione e complicare le indagini degli inquirenti per un vario ordine direati. La proposta bocciata dai parlamentari federali, dopo un lungo iter legislativo, mirava a limitare il «diritto di partecipazione » nell’interesse di garantire una maggiore efficienza e celerità dei procedimenti penali. La regolamentazione proposta prevedeva che i diritti di partecipazione potessero essere limitati, se si temeva che l’imputato potesse adeguare le sue dichiarazioni a quelle dell’interrogato (in particolare se questi era un coimputato o un testimone). Nella realtà questo pericolo sussiste soprattutto finché il coimputato o il testimone non è ancora stato interrogato in merito ai fatti in questione, e quindi il rischio è quello di inquinare le prove e rallentare le indagini. Il motivo di questa richiesta dei Cantoni, fatta propria dal Consiglio federale, è figlia del potenziamento dei diritti di parte e di partecipazione all’assunzione delle prove rispetto alla precedente situazione giuridica e che costituisce una compensazione voluta dal legislatore federale al rafforzamento (anch’esso voluto) della posizione del Pubblico ministero nella procedura preliminare nel nuovo CPP. Questo equilibrio tra le parti perseguito dal legislatore va mantenuto, benché oggi non sia dato, come ebbi a scrivere alcuni mesi or sono, poiché garantisce maggiori diritti agli imputati e limita significativamente l’azione del perseguimento penale.
Una decisione poco comprensibile se pensiamo alle varierichieste che le stesse Camere federali hanno di recente formulato. Infatti, una parte del Parlamento federale (nell’arearossoverde) vedeva in particolare un rischio per le proprie manifestazioni politiche violente, ormai frequenti nella capitale federale ma non solo, poiché non facendo partecipare tutte le parti agli interrogatori, sarebbe riuscito più facile identificare gli autori e perseguirli correttamente; lo stesso effetto si esplicita sul fronte del perseguimento dei violenti a margine di manifestazioni sportive (hooliganismo). In altre aree politiche invece la lobby di taluni garantisti avrà come effetto di rallentare le procedure penali nell’ambito dei reati economico-finanziari, che già per loro natura sono molto onerosi e lunghi a livello di verifiche probatorie. Senza poi parlare dei reati di natura sessuale o contro la persona, dove la vittima potrebbe doversi confrontare con l’autore in presenza uditoria… Se da un lato è sì vero che non modificando il Codice di procedura penale si rimane allo status quo, gli effetti ipotizzati dagli addetti ai lavori sono nefasti: oltre alla già citata dilatazione della durata delle istruttorie e delle procedure, si rischia di dover aumentare le risorse a favore del perseguimento penale con un aumento dei costi a carico della collettività, senza tuttavia poter raggiungere quell’efficacia e quell’efficienza auspicata dai Cantoni e sostenuta dal Consiglio federale. La norma bocciata non era liberticida, bensì mirava ad evitare che – ad esempio – durante un’inchiesta in ambito di organizzazioni criminali tutti fossero allo stesso tavolo e quindi la posizione del «capobanda» diventasse poi la versione di tutti i partecipanti al procedimento, annullando così la capacità di acclarare i fatti penalmente perseguibili e i responsabili di tali atti. 
Questa battaglia l’ha vinta la lobby dei garantisti, creando quello che da più parti viene descritto come una «collusione istituzionalizzata», a detrimento dell’efficacia e dell’efficienza del perseguimento penale!

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 2 luglio 2022 del Corriere del Ticino

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”

Norman Gobbi presenta la campagna di prevenzione e di sensibilizzazione dell’estate ‘22

“Montagne sicure” fa parte delle cinque campagne di prevenzione e sensibilizzazione pensate e gestite dal Dipartimento delle istituzioni per garantire più sicurezza alle e ai ticinesi e ai numerosi turisti che frequentano le nostre montagne, che trovano beneficio sui nostri laghi e fiumi o che percorrono le nostre strade. “Anche quest’anno le nostre montagne, che presentano percorsi allettanti per l’escursionista, saranno ben frequentate. Il caldo che ci ha accompagnato già durante il mese di giugno ci porta ad approfittare delle temperature più fresche che si registrano al di sopra dei mille metri. Ecco allora che le gite in montagna diventano frequenti. Un’attività che ha conosciuto una buona ripresa, anche come conseguenza della pandemia e quindi con la necessità di vacanze local invece che uscite esotiche. Fornire una capillare informazioni a tutti gli escursionisti, affinché la gita sia sempre un’esperienza di piacere, evitando il più possibile i pericoli, diventa indispensabile”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“La campagna Montagne sicure – prosegue il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – si avvale oggi di una fitta rete di collaborazioni. Si tratta di partner legati in un modo o nell’altro alla montagna. Penso per esempio alla Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, alle Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT); oppure ancora alle capanne Ticino e al Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale. Ma vi sono altre collaborazioni. Tutto questo ci permette da un lato di identificare meglio i temi su cui puntare per rendere attenti gli escursionisti e dall’altro di amplificare – tramite queste collaborazioni – i messaggi di prevenzione. Si tratta per noi di rendere il nostro lavoro più efficace e più efficiente, ottimizzando le (poche) risorse finanziarie a disposizione”.

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”, recita lo slogan principale della campagna. “E per raggiungere questo obiettivo – sottolinea il nostro interlocutore – quest’anno, in aggiunta ai tradizionali campi di intervento, l’attenzione è stata posta sulla segnaletica dei sentieri (e i differenti gradi di difficoltà), sulla problematica dei cani da protezione delle greggi, su quella delle vacche nutrici, ed è stato affrontato il tema della MTB (e delle E-Bike) in ragione del forte sviluppo di questo settore. Accanto all’abilità richiesta, in particolare, per la conduzione di biciclette elettriche (che rendono gli itinerari “più accessibili” non senza qualche controindicazione) è stato affrontato il tema del rispetto e della convivenza quando sul sentiero si incontrano gli escursionisti. L’impegno e l’entusiasmo di che segue queste campagne di prevenzione sono una sorta di garanzia per la riuscita del progetto. Per questo tengo a ringraziare tutti coloro che si mettono a disposizione per far sì che davvero la montagna sia sempre un piacere. Con un invito finale di buona estate sui nostri monti e montagne, ma sempre con quell’attenzione e quella prudenza che la montagna richiede a tutti noi, esperti o escursionisti della domenica”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.