Protezione dei dati, gli esperti ne discutono

Protezione dei dati, gli esperti ne discutono

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 14 ottobre 2021 de Il Quotidiano

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«Sicurezza da adeguare»

L’anno prossimo entra in vigore la nuova legge federale sulla protezione dei dati che rafforzerà i diritti dei cittadini Le aziende e le amministrazioni pubbliche, però, dovranno adattarsi e meglio proteggersi in caso di attacchi informatici

Entro la fine del 2022 in Svizzera entrerà in vigore la revisione totale della Legge federale sulla protezione dei dati (LPD). Una legge complessa, che avrà un impatto su tutti noi. Il suo obiettivo principale, in sintesi, è proteggere al meglio i dati personali e sensibili dei cittadini. Di conseguenza, anche tutti coloro che trattano i nostri dati (le aziende e le pubbliche amministrazioni in primis) dovranno adattarsi alla nuova normativa. Un processo non semplice e che, dal punto di vista informatico richiederà un vero e proprio cambio di passo nel nostro Paese.
Per preparare al meglio gli adetti ai lavori al cambiamento, nel corso dell’anno il Gruppo di lavoro strategico ‘‘Cyber sicuro’’ si è adoperato per informare specifici settori riguardo alle novità che questa nuova legge porta con sé. E ieri, è stata organizzata a Lugano una conferenza aperta a tutti dedicata proprio alla nuova legge. Ma, concretamente, cosa cambierà nel momento in cui il testo e la relativa ordinanza entreranno in vigore? «Una delle principali novità riguarda il fatto che le aziende, così come le pubbliche amministrazioni, dovranno fare tutto ciò che è plausibile fare per prepararsi a un eventuale incidente informatico », ci spiega Alessandro Trivilini, membro di ‘‘Cyber Sicuro’’ e responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI. In buona sostanza, nel caso di un attacco informatico, le imprese e le pubbliche amministrazioni dovranno poter dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitarlo o per mitigarne le conseguenze. Ciò comporta rispettare gli standard minimi di sicurezza chiesti dalla Confederazione e avere delle procedure precise. «Non dovranno
tutti diventare delle enormi centrali informatiche », precisa Trivilini, «tuttavia sarà necessario adottare quei comportamenti di responsabilità e consapevolezza che permettano di dimostrare a chi avrà il compito di capire cosa è successo durante l’attacco informatico quali erano le responsabilità e come si è agito per affrontarlo». Tutti, dunque, «dovranno avere un piano di risposta in caso di un attacco ». E da questo punto di vista, ci spiega Trivilini, «oggi in Ticino andiamo a due velocità: le aziende che trattano dati personali con Paesi dell’Unione europea sono già sensibili sul tema, perché il relativo regolamento europea (il ‘‘famoso’’ GDPR) già lo prevede sin dal 2018. Le altre aziende, invece, sono rimaste un po’ più indietro e dovranno adeguarsi».
Anche sul fronte delle pubbliche amministrazioni resta ancora diverso lavoro da fare. Come ci spiega il co-direttore del Centro di Calcolo Elettronico SA Giorgio Rastrelli, che da anni lavora fianco a fianco agli Enti locali, «non siamo messi benissimo». Anche se, va detto, «non si tratta di un problema ticinese o dei Comuni. È un problema generalizzato di mancanza di consapevolezza, sia nel pubblico sia nel privato ». Tuttavia, aggiunge, «qualcosa sta pian piano cambiando e dal nostro osservatorio pos-siamo dire che circa il 20% del Comuni si è mosso per adattarsi ». E oltre alla mancanza di consapevolezza, la criticità più grossa, spiega Rastrelli, «è legata al fatto che i Comuni più piccoli non hanno, per ovvi motivi, la capacità tecnologica per poter dare una risposta alle problematiche che stanno sorgendo. L’informatica è diventata un mondo molto complesso e difficilmente un Comune di 3 mila abitanti può stare al passo da
solo, diventando però vulnerabile agli attacchi». E quindi, il consiglio ai Comuni è quello di «prendere consapevolezza del problema e rivolgersi a fornitori esterni e affidabili ».
Ma pure sul fronte delle aziende private, spiega l’avvocato Rocco Talleri, «c’è ancora molto da fare». E la parola chiave, anche in questo contesto, è consapevolezza: «Le aziende sanno che il problema c’è, ma non tutte hanno già riconosciuto la portata di questo cambiamento. Si cerca quindi di sensibilizzarle». Anche perché, «come in tutti i processi, se si anticipa il problema lo si può affrontare in maniera efficiente ed efficace, se invece non si anticipa e si rincorre, si va incontro a diverse difficoltà ». E non va dimenticato, aggiunge infine Talleri, «che la Svizzera e il Ticino non sono un’isola felice. Come tutti siamo esposti a potenziali attacchi informatici: in Ticino per esperienza diretta conosco aziende attaccate e danneggiate pesantemente da questo tipo di attacchi». Insomma, «già succede e succederà sempre di più in futuro».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

L’Usi ad Airolo? Sostenibile eccome!

L’Usi ad Airolo? Sostenibile eccome!

Una scelta, un valore, una consapevolezza.

Tre sostantivi che inquadrano la realizzazione da parte dell’Università della Svizzera italiana (USI) della «Casa della sostenibilità » ad Airolo. A torto si considera periferico il territorio di Airolo e più in generale dell’Alta Leventina. Qui siamo al centro delle Alpi. Il San Gottardo è il massiccio-simbolo per la Svizzera e per la stessa Europa. Scegliere di vivere, di lavorare e di promuovere ricerca e cultura ad Airolo significa poter guardare al resto della nostra nazione da una posizione di assoluta centralità. Un cambiamento di paradigma – sicuramente di prospettiva – che personalmente ho condiviso e ho fatto mio al momento di rimanere in Valle per costruire la mia famiglia. Una scelta consapevole, che mi ha permesso di rimanere nel luogo in cui sento forte la mia identità.
La «Casa della sostenibilità» si inserisce in un contesto di ricerca scientifica che ebbe inizio già prima del Novecento. Da allora sono state pubblicate oltre 400 monografie ed articoli apparsi su riviste specializzate.
I lavori considerano la flora, la fauna, l’idrobiologia,
la geologia ed i problemi tecnici legati allo sfruttamento idroelettrico ed alla gestione della pesca nei laghi alpini. Esiste così un vero patrimonio conoscitivo difficilmente riscontrabile in altre regioni naturalisticamente pregiate.
Il Centro Biologia Alpina di Piora, voluto dal Canton Ticino, rappresenta un importante luogo di ricerca, che ha sviluppato, come detto, molte pubblicazioni e collaborazioni con le università di Ginevra e di Zurigo in primo luogo. Di recente, proprio in ottica di sostenibilità, anche il Politecnico federale di Zurigo ha aperto un centro di ricerca sulla geotermia e la fisica dei terremoti con il «BedrettoLab», nascosto nelle viscere delle nostre montagne. Oggi l’aggancio con l’Università della Svizzera italiana si propone in maniera naturale, con l’USI che dimostra con i fatti il suo inserimento su tutto il tessuto cantonale. Non solo Lugano, non solo Mendrisio, ma con la Casa della sostenibilità pure nelle Alpi: Airolo viene quindi accolta nel «campus » allargato dell’USI che festeggia i suoi 25 anni di esistenza. Un valore in più per la nostra Università. Un valore in più per la Leventina e per tutto il Ticino.
La scelta dell’Università della Svizzera italiana è un atto consapevole sul valore del nostro territorio e sulla necessità di considerare il Ticino nel suo insieme anche per fare ricerca. Airolo per l’USI, soprattutto dopo l’apertura della seconda canna autostradale sotto il San Gottardo, sarà un anello di congiunzione con il resto della Svizzera. In particolare con Zurigo e con le altre Città elvetiche in cui si sviluppano i discorsi più interessanti per il nostro progresso, sempre più incentrati sul concetto di «sostenibilità» quale valore per il benessere di tutti i cittadini.

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 14 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice svizzera in Italia

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice svizzera in Italia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline – per la prima volta – la nuova Ambasciatrice svizzera in Italia, Monika Schmutz Kirgöz.
L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti di particolare rilevanza per il Canton Ticino, nel quadro delle relazioni transfrontaliere.

Attiva da 25 anni nella carriera diplomatica, Monika Schmutz Kirgöz ha iniziato lo scorso 21 luglio il suo lavoro presso la rappresentanza elvetica a Roma, nella veste di Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Malta e San Marino. In questa veste è un importante referente per il Ticino, il Cantone che – per la sua posizione di frontiera e per le sue caratteristiche socioeconomiche – è più da vicino interessato dalle relazioni con l’Italia.
Il Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli ha condiviso alcune informazioni sull’attuale contesto culturale, politico e socio-economico ticinese, e fornito all’Ambasciatrice – che è stata accompagnata  dal consigliere d’Ambasciata Gregorio Bernasconi, capo della sezione economia e politiche settoriali – un breve quadro delle tematiche di carattere transfrontaliero considerate prioritarie dal Governo e dal Parlamento del Cantone. I temi introdotti sono poi stati sviluppati nel corso di un proficuo scambio di opinioni.

Il Tiro storico del San Gottardo ha per la prima volta una regina

Il Tiro storico del San Gottardo ha per la prima volta una regina

Un’altra donna in vetta pure tra i giovani
Nella gara al fucile 300m ad aggiudicarsi il secondo rango e il premio di miglior attivo è stato Gabriele Tela de La Mendrisiense con 75 punti e colpi centrali 89-94. Miglior veterano è risultato invece Alberto Hachen de La Balernitana con 74 punti. Si è tinto di rosa pure il premio per il miglior giovane, conquistato dalla diciannovenne Giada Macchi della Società di tiro Aurora di Stabio. Nel concorso di sezione, tra le società ticinesi ha vinto La Mendrisiense con 572 punti cui è pure andato il premio di sezione. Secondo rango alla Civici carabinieri di Lugano con 565 punti, seguiti dall’Unione Tiratori di Locarno con 560 punti. Tra gli ospiti la vittoria è andata nuovamente alla Schützengesellschaft der Stadt Luzern con 555 punti, seguiti dalla Schützengesellschaft der Stadt Zürich con 540 punti e dalla Schützengesellschaft Aeugst am Albis con 527 punti. Nella speciale classifica che premia la partecipazione dei Giovani, il primo rango è stato conquistato da La Balernitana, seguita dalla Civici carabinieri di Lugano e dall’Unione tiratori del Gottardo.

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Un progetto pilota congiunto permetterà di determinare se questo strumento potrà essere adottato da tutti gli agenti di polizia

“È necessario avere degli elementi concreti per valutare attentamente se è il caso di utilizzare le bodycam o meno in polizia in Ticino”. Lo afferma Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale, riferendosi al progetto pilota iniziato ad agosto che permetterà di determinare se queste micro-camere potranno essere adottate da tutti gli agenti.

Per il momento otto telecamere sono state date in dotazione alla polizia cantonale e altre otto alla comunale di Lugano e la sperimentazione proseguirà ancora per alcuni mesi. “Vengono acquisiti tutta una serie di dati sull’esperienza che si fa nel servizio e questi vengono valutati secondo criteri di logistica, di operatività e sotto gli aspetti giuridici”, continua Pizolli.

Eventuali criticità, come lo stoccaggio dei dati o aspetti legati alla privacy, saranno riviste sulla base dell’esperienza per fissare correttivi o limiti. Il primo rapporto sulla sperimentazione potrebbe già giungere nei primi mesi del prossimo anno.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Bodycam-in-Ticino-sperimentazione-in-corso-14789010.html

Da www.rsi.ch/news

Ricordo di Alex Pedrazzini

Ricordo di Alex Pedrazzini

Ci eravamo visti non molto tempo fa, qui in Piazza Governo, durante una pausa per il caffè. E con lui abbiamo parlato ancora di alcuni avvenimenti politici, passando da un tema all’altro, perché per lui la politica, ma quella con la P maiuscola, era una passione, era vita. Non per nulla è stato il “padre” della nuova Costituzione cantonale, votata nel 1997. Siamo stati colleghi in Gran Consiglio per due legislature. Non sempre allineati sulle stesse posizioni, ma sempre nel solco del rispetto personale e del dialogo. Dirigendo poi quello che era stato anche il “suo” Dipartimento, ho visto durante il mio lavoro anche i segni che aveva lasciato, in particolare continuando il cantiere delle aggregazioni.
Una persona arguta, ironica, anche autoironica, in una parola: intelligente. Negli anni aveva poi messo molte energie nel sostegno dei più indifesi, in particolare dei bambini. Lo vedevo dietro le sue bancarelle per raccogliere fondi o firme a sostegno di Marche blanche per esempio. E negli ultimi due anni, dopo la sua uscita dal Parlamento, lo incrociavo per le vie del centro di Bellinzona, spesso con la mascherina e lo zaino in spalla.
È stato un Consigliere di Stato brillante, il primo a utilizzare un tipo di comunicazione più moderno, con meno “politichese” e più messaggi e slogan incisivi. Un antesignano del linguaggio degli attuali social… Il “monello” della politica ticinese ci mancherà.
«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi dice la sua sulla possibile uscita dalla pandemia.
«Ci sono state diverse partite negli stadi, con tante persone al chiuso, e non abbiamo visto crearsi focolai», sottolinea.
Sono numeri sempre più incoraggianti, quelli che riassumono l’andamento della situazione epidemiologica nel nostro Paese. Sia a livello nazionale, che cantonale. E in molti si chiedono quanto dovremo ancora aspettare perché le attuali restrizioni vengano abbandonate definitivamente. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni di Radio Ticino, si dice favorevole a un imminente cambio di rotta rispetto alle attuali misure.
Traguardi da premiare – «Secondo me la luce in fondo al tunnel c’è», esordisce Gobbi, «proprio perché, l’abbiamo visto, c’è stato un aumento della protezione della popolazione». Per il consigliere di Stato «sarebbe stupido continuare a essere molto fermi sulle misure, perché ora due terzi dei ticinesi hanno già ricevuto almeno una prima dose». Questo significa, spiega, che tra un mese le persone completamente vaccinate saranno ancora più numerose. Vanno poi aggiunti i guariti, «e con loro potremmo arrivare a un 80% circa di popolazione protetta dal virus». Questo risultato dovrebbe essere premiato, sottolinea Gobbi: «Credo che sarebbe un segnale negativo chiedere degli sforzi alla popolazione e poi non riconcedere le libertà che abbiamo perso durante la pandemia».
Risultati promettenti – Unici punti interrogativi, le ferie autunnali degli svizzeri tedeschi, che li porteranno nuovamente in Ticino, e l’intensificarsi del freddo che ci costringerà sempre più all’interno. Ma Gobbi si dice ottimista: «Ci sono state diverse partite negli stadi al chiuso, alla Corner come alla Gottardo Arena, con un alto numero di persone presenti, e non abbiamo visto crearsi focolai».

Da www.tio.ch

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 21”

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 21”

Comunicato stampa

Il Mendrisiotto ha ospitato, nel corso del corrente anno, quattro edizioni del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento «SMEPI». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono svolte nel Comune di Mendrisio.

La Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone, ormai da anni, moduli formativi per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione di situazioni che necessitano l’attivazione di uno Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2021 ha visto impegnati circa sessanta operatori degli enti di primo intervento (EPI) su quattro giornate di esercitazioni, durante le quali i professionisti del primo intervento hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche, coadiuvate da un team d’istruttori esperti.
Gli scenari proposti hanno simulato: un incidente presso l’Ospedale Beata Vergine, un incidente in autostrada, una situazione di maltempo che ha toccato le Ove di Capolago e una problematica sulla ferrovia del Monte Generoso.
I partecipanti hanno così avuto la possibilità di esercitare in modo pratico la propria funzione: chi a capo dello SMEPI, chi di responsabile del proprio servizio chiamato ad intervenire. Durante le simulazioni hanno dovuto allenare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza e l’applicazione dei vari protocolli di condotta.
Gli aspetti logistici sono stati gestiti dal Centro soccorso cantonale pompieri del Mendrisiotto, con la supervisione della CT istr PP. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari e gestori delle infrastrutture e il Centro meteorologico Regione Sud di Meteo Svizzera).     

Patriziati: ‘Le sentinelle del nostro territorio’

Patriziati: ‘Le sentinelle del nostro territorio’

Dopo tutta una serie di rinvii dovuti alla pandemia, l’Alleanza patriziale ticinese (Alpa) ha potuto proporre l’annuale adunata sabato scorso nella regione di Pesciüm. Qui il Patriziato di Airolo presieduto dal super appassionato Ezio Pedrini ha accolto con immensa amicizia 220 persone, di cui 171 delegati in rappresentanza di 101 enti patriziali. Fra gli ospiti presenti all’assemblea ordinaria pure il consigliere di Stato Norman Gobbi e il presidente dei Patriziati svizzeri dottor Georg Schmid. Il presidente dell’Alpa – Tiziano Zanetti – esordendo nella precisa sua relazione ha insistito sul fatto che oggi i Patriziati sono le vere sentinelle del nostro territorio ed ha aggiunto: “Oggi il Dipartimento istituzioni è stato in grado di presentare l’aggiornamento dello studio strategico sugli enti patriziali con le future linee guida per tutte le Amministrazioni fino al 2030. In questo senso si vuole creare una visione in cui i Patriziati siano protagonisti sul piano economico, ambientale e culturale e per raggiungere gli obiettivi occorrerà lavorare assieme con le dovute energie positive, facendo sempre più conoscere le realtà patriziali, che già oggi – ha concluso il presidente – sono presenti ogni giorno nella manutenzione dei sentieri escursionistici, nella cura e conservazione di rustici montani, nel risanamento di alpeggi e caseifici e ancora una volta nella massima attenzione per il territorio boschivo e per il suo legname che costituisce la vera ricchezza cantonale”. Per quanto attiene al fondo di aiuto per la gestione del territorio, ha riferito Patrizia Gobbi Coradazzi, che ha aggiunto: “Nel 2020 il fondo aiuto patriziale ha trattato 74 pratiche e 39 di queste sono state evase positivamente. Sono stati concessi agli enti richiedenti sussidi di 1,4 milioni di franchi che hanno generato investimenti lordi di quasi 11 milioni di franchi”. L’assemblea è proseguita con l’approvazione della situazione finanziaria con i complimenti al cassiere Gianfranco Poli, con la nomina della Commissione di revisione composta dai delegati di Piandera, Riva San Vitale e Gerra Verzasca e con la comunicazione che la prossima sessione dell’Alpa si svolgerà a Lugano con la regia delle 15 Amministrazioni patriziali presenti in città.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 ottobre 2021 de La Regione