«Ho sempre ammesso gli errori sin da quando arbitravo»

«Ho sempre ammesso gli errori sin da quando arbitravo»

Il Consiglio di Stato procederà domani al tradizionale cambio di presidenza, con Norman Gobbi che passerà il testimone a Manuele Bertoli.
Abbiamo intervistato il direttore delle Istituzioni per un bilancio di questi dodici mesi.

Norman Gobbi, questi dodici mesi avrebbero dovuto essere quelli della ripartenza, invece si è trovato a gestire la seconda e anche la terza ondata della pandemia. Si aspettava una strada così in salita?

«Così in salita forse no. Nessuno di noi si aspettava un periodo così lungo di chiusure. Questo è stato forse l’aspetto più difficile da gestire. La prima fase si è risolta in due mesi mentre nella seconda non c’era una prospettiva di termine e la stanchezza si è fatta sentire di più. L’abbiamo visto con la riapertura delle terrazze: la popolazione aspettava davvero di poter tornare a godere di queste piccole libertà».

Lo scorso 23 novembre lei ammise, davanti al Gran Consiglio, che da parte del Governo qualche errore era stato fatto. A distanza di cinque mesi da quell’affermazione, come giudica l’agire del Governo?

«Di errori ne commettiamo sempre e l’ho sempre ammesso sin da quando arbitravo. L’impostante è non peccare di superbia. Quello che abbiamo fatto è mantenere il passo del montanaro. Un’espressione forse un po’ logora, perché la ripeto da diversi mesi, ma che rappresenta la realtà. Senza questo passo prudente non avremmo tenuto così tanto tempo. In situazioni simili bisogna andare avanti con sicurezza ed essere coerenti, e come Governo la coerenza non l’abbiamo mai persa. Magari sul piccolo caso puntuale sì, ma non sul medio o lungo periodo. Il Governo è stato coerente e ha mantenuto la sua linea, pur incassando qualche critica, per esempio nel periodo pasquale. Non abbiamo ascoltato gli allarmismi da parte di alcuni rappresentanti del settore sanitario che prevedevano una strage dopo le riaperture. Fortunatamente, questi scenari non si sono mai concretizzati e il numero dei nuovi contagi è inferiore a prima delle festività».

Con il senno di poi, come Governo vi rimproverate qualcosa?

«Qualcosa da mettere a posto ci sarà. Spesso siamo molto orientati a guardare al nostro interno ed è mancato un dialogo intersettoriale, ma il Consiglio di Stato l’ha fortunatamente capito subito ed è riuscito a equilibrare tutte le posizioni. C’era chi voleva più chiusure, chi voleva riaprire subito ed è stato necessario trovare il giusto equilibrio. Penso per esempio al dialogo con il mondo della scuola, un tema che lo scorso anno ha creato una piccola crisi istituzionale, gestito bene grazie al dialogo a al conforto di risultati che non indicavano l’ambito scolastico come particolarmente a rischio di contagi».

Passiamo ora ai rapporti con il Consiglio federale. Durante la prima ondata Berna aveva concesso deroghe al nostro Cantone. Nei mesi successivi, invece, le richieste del Ticino – ad esempio, maggiori controlli al confine oppure la riapertura delle terrazze dei ristoranti per Pasqua – sono rimaste lettera morta. È stato uno sgarbo?

«Il Consiglio federale aveva già subito critiche quando aveva riconosciuto le prime eccezioni al Ticino. Per evitare di ricreare lo stesso caso e innescare altre richieste simili ha deciso di tenere una linea unica. Ma quando la linea è unica c’è sempre qualcosa che non va. I problemi degli altri cantoni di frontiera sono minori dei nostri. Non hanno né la nostra stessa vicinanza a una metropoli come Milano, né la stessa pressione di popolazione che entra e esce dai confini. La situazione del Ticino, in un sistema che deve garantire la parità di trattamento, va a discapito dei ticinesi. Questa situazione particolare, ne abbiamo discusso in Governo, andrà portata avanti nei prossimi anni. Il Ticino, in particolare dal punto di vista delle relazioni economiche e del flusso di persone, ha relazioni più intense proprio verso sud che non verso nord. Dovremo portare all’attenzione di Berna il fatto che il Ticino è un angolo della Svizzera maggiormente esposto a fenomeni di tutti i tipi e deve essergli riconosciuto questo “caso speciale”».

Dopo dodici mesi da primus inter pares ora rientra nei ranghi: quali sono i temi prioritari sulla sua agenda?

«Mi concentrerò su progetti strategici: la riorganizzazione delle ARP – un cantiere che impatterà molto, rivedendo completamente un concetto di organizzazione – e il potenziamento della Magistratura. Sarà anche importante, in un periodo di crisi, far capire all’Amministrazione cantonale che dovrà essere più flessibile e orientata ai bisogni di persone e aziende, senza venire meno al suo compito di controllo e vigilanza».

Nell’ultimo anno è stato molto sollecitato dai media. Normale amministrazione per il presidente del Governo?

«Non sempre. Normalmente il presidente del Governo prende posizione o parla a nome del plenum in un paio di circostanze ben precise. Penso per esempio alla presentazione dei preventivi. Così come parzialmente avvenuto durante la presidenza del mio predecessore Christian Vitta, in questi ultimi quindici mesi sono stati invece cancellati del tutti gli incontri con la “società civile”. Siamo invece stati molto più sollecitati in qualità di portavoce del Consiglio di Stato. Il collegio governativo ha però sempre fatto squadra e per il presidente è stato più semplice presentarne la posizione».

È curioso che il passaggio alla presidenza avvenga tra due consiglieri di Stato che, politicamente parlando, rappresentano due estremi. Faccia un augurio a Bertoli.

«Spero possa essere davvero il presidente durante il cui mandato entreremo nella normalità. Pensiamo al Festival del Film di Locarno: se potremo organizzarlo in presenza, seppur in forma rivista, sarebbe un bel segnale che Bertoli potrà dare anche in qualità di direttore del DECS».

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 4 maggio 2021 del Corriere del Ticino  

 

“Non sottovalutiamo l’estremismo di sinistra”

“Non sottovalutiamo l’estremismo di sinistra”

Il Consigliere di Stato commenta l’atto criminale contro un’agente di Securitas a Basilea

“L’estremismo di sinistra è sottovalutato?” Leggendo l’intervista che il Blick fa all’esperto di estremismo Samuel Althof, la risposta è sì. “Questa affermazione non mi sorprende, anzi mi trova assolutamente concorde” – commenta il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Siamo confrontati da anni con episodi magari giudicati minori, ma che potrebbero nascondere o far scattare atti ben più gravi. Mi riferisco, per esempio, a scritte sui muri contro le autorità e a un’aggressività verbale sui social. Spesso al centro delle “attenzioni” è finito il sottoscritto”.
La riflessione è nata dopo l’atto vandalico perpetrato contro la vettura (manomissione dei freni) di un’agente di sicurezza attiva al centro federale per richiedenti l’asilo di Basilea, che avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi per la vita della donna. “Questo pericoloso gesto è legato all’opposizione che viene espressa contro la politica d’asilo della Svizzera. Politica voluta dalla maggioranza di popolo e Cantoni, ma che da una certa sinistra viene osteggiata. Sin quando si rimane all’interno di un normale e costruttivo dibattito democratico non ci sono problemi. I problemi emergono quando ogni decisione presa dall’autorità in questo settore viene criticata, a volte anche in modo molto pesante. Autorità, ripeto, che applica le leggi volute dal popolo svizzero”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Spesso poi l’opinione pubblica evidenzia solo la pericolosità dell’estremismo di destra. “Attenzione: occorre condannare con forza ogni forma di estremismo, sia di destra sia di sinistra, e agire con tutti i mezzi a disposizione per evitare che via siano pericolose derive che potrebbero comportare anche pericolosi atti contro le persone. In questo senso il dialogo, la trasparenza vanno incoraggiati e concretamente applicati. Detto questo credo però che l’estremismo di sinistra non sia ben percepito in tutta la sua pericolosità. Abbiamo esempi non lontano da noi né geograficamente né temporalmente – anzi, anche il Ticino è stato toccato! – in cui una certa ideologia di sinistra è sfociata nel terrorismo. L’opinione pubblica tende spesso a dimenticarselo. Per questo la notizia dell’arresto e dell’estradizione dalla Francia verso l’Italia di 7 ex terroristi delle Brigate rosse e di Lotta continua avvenuta mercoledì va sottolineata come un segno dovuto alla Giustizia. Che non è né di destra, né di sinistra”. Queste riflessioni mi portano in conclusione a sostenere in modo convinto la nuova legge federale sulle misure di Polizia per la lotta al terrorismo, che saremo chiamati a votare il prossimo 13 giugno. Spero che il testo legislativo sia accolto da popolo e cantoni, perché ci darà più possibilità nella lotta contro ogni forma di terrorismo”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  

RIP caro Parüsc!

RIP caro Parüsc!

Damiano Leonardi era l’unico a mettere d’accordo tutti, con le sue mandorle e caramelle fuori dalla Valascia e dalla Resega. Sempre presente, ereditando dalla mamma la tradizione bedrettese, gustavi le sue mandorle caramellate ancora calde al freddo delle piste di ghiaccio o sotto i portici di Locarno. Anche da giocatore di hockey era sempre allegro e dalla battuta pronta, oltre che con un bastone molto veloce nel Rodi-Dalpe. Una brutta malattia ti ha portato via troppo presto dalla tua famiglia e dalla casa che stavi costruendo per loro: a tua moglie Marianne e i tuoi tre bambini il nostro abbraccio. RIP caro Parüsc!
 
“Berna assicuri ai Cantoni la fornitura dei vaccini!”

“Berna assicuri ai Cantoni la fornitura dei vaccini!”

“La Confederazione imposta la strategia, ma il problema sta nel manico” 

Il Consiglio federale questa settimana ha presentato un modello a tre fasi per gli allentamenti nell’ambito della strategia di contenimento della pandemia. Una programmazione che si estende su più mesi (la terza fase parte addirittura a partire dal mese di settembre) e che vincola le tre tappe al grado di vaccinazione della popolazione svizzera. “Premesso che i Cantoni non hanno ricevuto sinora alcuna informazione, se non quella fornita agli organi di stampa mercoledì scorso, ci sono aspetti critici in questa pianificazione”, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “A mio giudizio è giusto avere una strategia, così come è giusto vincolare ulteriori aperture al grado di vaccinazione della popolazione. Affermare che “la durata delle singole fasi dipende dalla volontà di farsi vaccinare dei relativi gruppi di popolazione e dall’andamento della campagna di vaccinazione” evidenzia però una mancata coscienza da parte del Consiglio federale delle gravi difficoltà che incontra con le case farmaceutiche per farsi consegnare le dosi di vaccino già acquistate. Non si dovrebbe quindi parlare di “volontà da parte della popolazione” – volontà che in Ticino, e lo sottolineo con grande soddisfazione, è molto elevata, raggiungendo l’80% per tutte le fasce sinora coinvolte – ma di “nostra capacità di fornire le dosi di vaccino da mettere a disposizione dei Cantoni e della popolazione”. Il problema sta nel manico: se avessimo avuto un alto quantitativo di dosi a quest’ora potremmo davvero prendere importanti misure di allentamento senza aspettare ancora mesi e mesi. Soprattutto potremmo sgravare il settore sanitario dal peso che si sta assumendo ormai da 14 mesi e dare ossigeno ad aziende di numerosi settori economici che sono sull’orlo del fallimento. Per una nazione come la Svizzera questa situazione rischia di essere molto imbarazzante, anche se non siamo gli unici ad avere difficoltà di approvvigionamento di vaccini”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Tanto più che un Cantone come il Ticino (ma non è certamente l’unico) ha messo in campo un’organizzazione di tutto rispetto per procedere alla campagna di vaccinazione. “L’ho già detto anche in questa sede: il Ticino ha un’ottima… capacità di fuoco, ma mancano le munizioni. A questo punto dovremmo già vaccinare tutta la popolazione over 16 anni. E invece questa fascia, la più numerosa, dovrà attendere ancora diverse settimane prima di avere l’appuntamento presso i centri di vaccinazione. Sappiamo però che è così e che dobbiamo per forza fare buon viso a cattivo gioco. Nel frattempo l’appello è quello di mantenere sempre comportamenti personali adeguati (igiene delle mani, distanza fisica, uso della mascherina, testarsi in caso di sintomi, ndr), perché il virus circola ancora”.

Un’ultima osservazione: c’è chi paventava una catastrofe a causa dell’arrivo dei turisti confederati in Ticino per il periodo di Pasqua. “Constato che non ci sono stati cataclismi e che gli ambasciatori di sventura ancora una volta sono stati sconfessati. Meglio così. Ma teniamone conto”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di insediamento del Municipio di Tresa

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di insediamento del Municipio di Tresa

Gentili signore, egregi signori

Ci siamo!
Parte oggi – mi verrebbe voglia di dire “finalmente” – il nuovo Comune di Tresa.
Le cittadine e i cittadini affidano a voi il compito di far crescere questo nuovo progetto, questa nuova realtà istituzionale e territoriale.
In voi vedono le persone adatte per far nascere Tresa. È una grande e bella responsabilità che vi hanno assegnato. Sono sicuro che non deluderete questa aspettativa!  
Il progetto di Tresa è stato fin dall’inizio pensato e costruito sulla complementarietà, dove ogni comune confluito nell’aggregazione ha portato qualcosa di suo e qualcosa di speciale che lo distingue dagli altri. Un mosaico che si compone senza che vi sia un centro “dominante”, ma piuttosto un intero territorio che si arricchisce mutualmente.  
Il primo Municipio del nuovo Comune può esser visto come uno specchio di questa impostazione: sono presenti le diverse sensibilità e tutti i quartieri, senza nessuno che “la fa da padrone”. Anche per questo motivo ogni cittadina e ogni cittadino del nuovo Comune ha un motivo in più per riconoscersi e sentirsi partecipe.  
Nessuno di noi sa oggi prevedere quale sarà lo sviluppo negli anni di questo progetto. Le basi poste sono però solide. Spetterà a voi, quindi al nuovo Esecutivo e al nuovo Consiglio comunale, scrivere le prime pagine di questa storia.  
Non saranno particolari congiunzioni astrali a determinare questo futuro, ma quanto le donne e gli uomini sapranno fare nell’ambito del nuovo Comune sulla scorta di un progetto ben delineato.    
Fatta questa premessa e con un pizzico di umorismo, mi sono così permesso di… scrivere l’oroscopo di Tresa, nato il 18 aprile 2021.  

Fortuna: avere un territorio di pregio, variegato e adatto sia alle attività economiche sia alla residenza. Mutuando un motto d’attualità, il Malcantone è “distante-ma-vicino” alla città; sono infatti pochi i chilometri che lo separano da Lugano. Il traffico è però una costante penalizzante. Lavoratori che non hanno quotidiana esigenza di mobilità verso l’agglomerato, interessati a un contesto di vivibilità sempre più ricercato (spazi, verde, natura accessibile nell’immediata prossimità) potrebbero trovare qui interessanti opportunità di insediamento. Soprattutto se gli allacciamenti alla rete sono di prim’ordine, permettendo quel telelavoro destinato a diventare una modalità sempre più sfruttata.

Denaro: non fa la felicità, però aiuta… Sappiamo che il futuro (su scala comunale, cantonale, nazionale e finanche mondiale) potrebbe non essere facile, ma i cosiddetti “fondamentali” da cui parte il nuovo Comune sono nel complesso una buona base comparativa. Certo, come per tutti sarà necessario adattarsi e tenere alta l’attenzione.

Lavoro: quello che vi aspetta è tanto, ma partite da una situazione buona, anche grazie all’importante lavoro svolto dal gruppo che accompagna il nuovo Comune, di cui i qui presenti ex-sindaci di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa fanno parte. Ciò facilita di molto un avvio che di fatto è già lanciato. In questo i segretari comunali, insieme alle intere amministrazioni, sono e saranno un supporto prezioso.  

Amore: è quello che non potrà mancare in tutti voi nell’affrontare quotidianamente le sfide che pone questa nuova creatura. In fondo è propria la passione per questo territorio e per la sua comunità che vi ha spinti fino qui e che vi auguro vi spingerà nel futuro.  

A voi e a Tresa: Auguri!

Gobbi: ‘Sicurezza, con l’Italia c’è pragmatismo’

Gobbi: ‘Sicurezza, con l’Italia c’è pragmatismo’

Si è chiusa ieri la tre giorni di incontri su sicurezza, turismo, sviluppo economico e trasporti che ha vissuto a Roma il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi il quale, appena finito il ‘briefing’ nella capitale italiana, raggiunto dalla ‘Regione’ mostra la sua soddisfazione. In particolare per «l’accordo tecnico che risolve le vertenze sorte nel 2020 relative allo scambio di informazioni per il rilascio delle autorizzazioni a favore degli agenti di sicurezza italiani impiegati presso le agenzie ticinesi. I controlli saranno parificati, senza discriminazioni per gli svizzeri ma quindi aumentati per i cittadini italiani». Nell’ambito sicurezza, rileva Gobbi, «tra le parti il pragmatismo regna sovrano ed è motivo di soddisfazione». Ma anche la buona comunicazione è necessaria. Infatti «abbiamo avuto diversi colloqui sia col Ministero degli interni, sia con la polizia riguardo alle sfide che seguiranno alla pandemia. I timori sono da un lato l’aumento della presenza della criminalità organizzata laddove lo Stato non sia in grado di dare risposte adeguate, dall’altro una ripartenza dei flussi migratori sulla via del Mediterraneo centrale».

Parte integrante dei colloqui col ministro dello Sviluppo economico Giorgetti, continua il presidente del governo ticinese, «è stata l’evidenziare il comune interesse affinché l’uscita dalla crisi non crei grossi scompensi. Se la Lombardia sta bene, avremo meno pressione sul nostro mercato del lavoro. Se invece ci fossero problemi strutturali, questa pressione aumenterebbe ancora di più». Sempre a proposito di confine, non sembra avere futuro la proposta giunta dai Comuni di frontiera sul lato italiano di far entrare i residenti in Svizzera entro una fascia di 20 chilometri senza tampone: «Posso comprendere le loro necessità, ma è meglio avere prudenza – risponde Gobbi –. Si creerebbe una differenziazione, un’ulteriore incomprensione e quindi un non allineamento a quella che vuole essere una normalizzazione dei rapporti tra i nostri territori: meglio una regola che valga per tutti».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 aprile 2021 de La Regione

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Fiscalità dei frontalieri «Non ci saranno ritardi»
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si è recato a Roma per una serie di incontri ministeriali Rassicurazioni sull’intesa siglata lo scorso dicembre tra Confederazione e Italia – Firmato l’accordo sugli agenti di sicurezza

Firma dell’accordo che risolve le vertenze relative allo scambio di informazioni per il rilascio delle autorizzazioni richieste dagli agenti di sicurezza italiani che operano in agenzie private ticinesi e, soprattutto, conferma che il recente cambio di Governo non mette in pericolo l’attuazione dell’accordo fiscale sui frontalieri firmato a livello di governo l’antivigilia dello scorso Natale. «Non ho visto cambiamenti» ha detto ai giornalisti un soddisfattissimo Norman Gobbi dopo i colloqui che tra lunedì e ieri ha avuto con due ministri del Governo Draghi, i titolari del Ministero dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e del turismo, Massimo Garavaglia, e con il sottosegretario all’interno Nicola Molteni. Per il presidente del Consiglio di Stato ticinese l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che ha contribuito a «normalizzare» i rapporti tra i due Paesi, «deve ora essere portato avanti sul piano interno italiano» ed «è chiaro che ci saranno delle criticità da parte di chi non vuole cambiamenti o di chi vorrebbe di più rispetto a quanto concordato. Ma ci è stato assicurato che non ci saranno rallentamenti». Plausibile, anche perché i due partiti che più si sono attivati per la firma dell’accordo, prima le Lega (italiana) e poi il partito democratico (PD), fanno parte oggi del medesimo Esecutivo, il Governo Draghi.

«Ottima collaborazione»
Detto della fiscalità dei frontalieri, l’accordo che mette fine alla «crisi» che aveva bloccato la possibilità degli italiani di lavorare nel settore della sicurezza in Ticino – in quanto le autorità locali non potevano garantire sulla loro «buona condotta» a causa della mancanza di informazioni sicure – è stato firmato ieri mattina dal capo della Polizia di Stato italiana, Lamberto Giannini, e dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi.
Alla firma si è giunti in appena un anno, grazie all’impegno di tutte le parti coinvolte, compresa quella italiana, «a prova dell’ottimo livello di collaborazione transfrontaliero», ha precisato Cocchi.
Con il nuovo accordo, che è di natura tecnica e quindi non presenta le difficoltà di attuazione di quelli politici, le autorità elvetiche potranno collegarsi direttamente alle banche dati della polizia italiana e saranno quindi in grado di «leggere» il passato dei candidati italiani che chiedono di lavorare nel nostro cantone in questo settore. Discorso che vale ovviamente anche per la controparte italiana.

Dopo la pandemia
L’insieme degli incontri a livello di governo ha avuto, come filo conduttore, la prospettive di collaborazione nella fase che si aprirà a pandemia del coronavirus superata. «Abbiamo parlato delle sfide del post-COVID, e dell’interesse comune ad individuare campi di intervento», ha spiegato ai giornalisti Gobbi con un occhio anche al Recovery plan che permetterà all’Italia di realizzare una serie di infrastrutture con i finanziamenti UE. Il presidente del Consiglio di Stato ha sottolineato l’importanza per il Ticino di aumentare la capacità ferroviaria a sud di Chiasso, dove il tratto della Brianza è uno dei più lenti anche perché è uno dei più trafficati; progetto che avrebbe la sua giustificazione nello sviluppo dei collegamenti Nord-Sud di cui beneficerebbe anche il Ticino. Nello stesso spirito il colloquio con il ministro Garavaglia: comune la determinazione di rendere più fruibile turisticamente la regione insubrica e più facile la scoperta turistica dei laghi a cavallo della frontiera. Anche l’incontro di Gobbi con il sottosegretario Molteni ha avuto come tela di fondo la COVID, con l’attenzione ai problemi che si apriranno sul fronte della sicurezza nei settori dell’immigrazione ma anche dell’economia: la criminalità organizzata sarà spinta ad approfittare della crisi economica generalizzata, e la collaborazione transfrontaliera dovrà essere quanto mai forte per difendere la legalità. La «due giorni» romana di Gobbi, accompagnato dal delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini, dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi e dal capo della sezione della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, si era aperta lunedì mattina in Vaticano, per l’incontro tra Gobbi e il comandante della Guardia svizzera pontificia, Christoph Graf.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 aprile 2021 del Corriere del Ticino

Incontri di lavoro a Roma su sicurezza, turismo, sviluppo economico e trasporti per il presidente del Governo Norman Gobbi

Incontri di lavoro a Roma su sicurezza, turismo, sviluppo economico e trasporti per il presidente del Governo Norman Gobbi

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel suo viaggio di lavoro a Roma dal 18 al 20 aprile ha avuto una serie di incontri istituzionali di alto livello, fra cui spiccano quelli con due Ministri del nuovo Governo, responsabili per lo sviluppo economico e il turismo. Inoltre durante l’incontro con il Sottosegretario del Ministero degli interni sono state poste le premesse per la firma dell’accordo che risolve le vertenze sorte nel 2020 relative allo scambio di informazioni per il rilascio delle autorizzazioni a favore degli agenti di sicurezza italiani operanti in agenzie private ticinesi nell’ambito dell’attività di investigazione e sorveglianza. La delegazione ha colto pure l’occasione per recarsi in Vaticano e visitare il Comando della Guardia svizzera Pontificia.

Il viaggio di lavoro del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – accompagnato a Roma da una delegazione composta dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal capo sezione della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla – ha permesso di discutere in prima persona alcune questioni prioritarie per il Canton Ticino, nell’ambito dei continui aggiornamenti delle relazioni politiche fra Svizzera e Italia.
Il primo incontro della mattinata di lunedì 19 aprile si è tenuto in Vaticano. I colloqui si sono svolti con il comandante della Guardia svizzera Pontificia Christoph Graf e hanno toccato in particolare la formazione delle guardie del Papa. Come è noto, una parte dell’istruzione viene fornita dalla Polizia cantonale ticinese, attraverso la sua sezione della formazione. In questo contesto sono stati presentati alcuni piani specifici che riguarderanno la futura formazione delle guardie svizzere in Ticino.
Nel pomeriggio sono iniziati i colloqui ministeriali. Il primo interlocutore politico della delegazione ufficiale del Canton Ticino è stato il Ministro al turismo Massimo Garavaglia, con il quale sono state affrontate svariate questioni legate alla promozione della Regione transfrontaliera e i progetti previsti nell’ambito della Comunità di lavoro Regio Insubrica nonché al futuro rilancio turistico dopo l’attuale crisi pandemica.
Nel colloquio con il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, il Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi ha invece toccato un ampio ventaglio di temi legati allo sviluppo economico, anche in chiave di rilancio post-Covid. In questo ambito si è discusso dell’accordo fra Svizzera e Italia sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, dell’accesso al mercato italiano per i servizi finanziari transfrontalieri, delle black list, della cooperazione Interreg per il periodo 2021/2027, nonché dei progetti di sviluppo di infrastrutture di mobilità in relazione con il Recovery fund.
 A seguire si è tenuto l’incontro con il Sottosegretario del Ministero degli Interni Nicola Molteni, con il quale sono stati discussi temi relativi alla collaborazione fra le polizie, la migrazione e la lotta alla criminalità organizzata. È inoltre stato discusso l’accordo che risolverà alcune questioni sorte in ambito di scambio di informazioni tra i due Paesi relative al rinnovo/rilascio delle autorizzazioni nell’ambito delle attività di investigazione e sorveglianza per gli agenti delle agenzie private di sicurezza ticinesi. Tale accordo è stato in seguito sottoscritto oggi, martedì, dal capo della Polizia di Stato Lamberto Giannini e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. “È stata trovata una soluzione pragmatica – sottolinea il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi – che permetterà ai servizi del Dipartimento delle istituzioni di certificare la “buona condotta” da parte di coloro che richiederanno l’autorizzazione di poter operare in Ticino nell’ambito delle attività di agenti di sicurezza. Tengo a ringraziare l’ambasciata svizzera a Roma per aver efficacemente collaborato a trovare questa intesa con la controparte italiana”.
Va infine segnalato che, in vista dell’esercitazione internazionale delle forze di sicurezza e primo intervento «Odescalchi 2022», la delegazione del Canton Ticino, sempre martedì, ha tenuto una riunione di lavoro con il Capo Dipartimento della Protezione civile italiana, Fabrizio Curcio.

Giorgetti incontra Gobbi, presidente del governo del Canton Ticino

Giorgetti incontra Gobbi, presidente del governo del Canton Ticino

Si è svolto oggi al Ministero l’incontro tra il ministro Giancarlo Giorgetti e una delegazione del Canton Ticino guidata dal presidente del governo, Norman Gobbi.
La riunione, che si è svolta in un clima cordiale, nasce con lo scopo di fare il punto su diversi dossier economici tra i due governi anche alla luce delle criticità conseguenza della pandemia.
Di particolare importanza il programma di cooperazione transfrontaliera 2021-2027 che comprende risorse notevoli per lo sviluppo economico, sociale e ambientale dei due Paesi confinanti.
Il ministro si è detto sicuro che sarà possibile proseguire sulla strada di una cooperazione “senza guerre e concorrenza” ma con lo spirito costruttivo che fino a oggi ha contraddistinto i rapporti.
Giorgetti ha insistito anche sui risvolti positivi che ci saranno con risorse e modalità derivanti dall’applicazione del Recovery, non solo per l’aspetto economico ma anche per la prevista semplificazione normativa.

Comunicato stampa del Ministero dello sviluppo economico – Governo italiano (Mise)
https://www.mise.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2042236-giorgetti-incontra-gobbi-presidente-del-governo-del-canton-ticino

“Contro chi vuole mettere le mani nelle nostre tasche”

“Contro chi vuole mettere le mani nelle nostre tasche”

Norman Gobbi su criminalità finanziaria, controlli mirati e bisogno di sicurezza

Questa settimana il capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari e il sostituto Procuratore generale del Ministero pubblico Andrea Maria Balerna hanno presentato interessanti dati sull’attività di contrasto alla criminalità, con particolare riferimento alla criminalità finanziaria. Ne abbiamo parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi. “Si tratta di un settore, quello della criminalità finanziaria, sul quale occorre mettere la massima attenzione. In questi anni il Consiglio di Stato ha sostenuto tutte le mie proposte che vanno nella direzione di aumentare la sicurezza a beneficio di tutti i ticinesi e della nostra società in generale. E il mondo economico cantonale ha bisogno di muoversi in un quadro di assoluta legalità. La sicurezza che possiamo garantire in Ticino è un attrattore importante per gli investitori. Noi vogliamo che questi investitori siano seri e affidabili, inquisendo il maggior numero di coloro che invece sfruttano la loro presenza da noi per compiere reati. A ogni livello”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Spesso questi reati si compiono in un sottobosco molto fitto. Sono difficili da individuare. “Esatto, ed è per questo che bisogna mettere in campo più strumenti di contrasto. Inoltre è indispensabile che gli inquirenti possano contare sulla collaborazione di tutta l’Amministrazione cantonale, sia per un proficuo scambio di informazioni, sia per un’autonoma capacità dell’Amministrazione stessa di segnalare anomalie. In questo senso – continua il nostro interlocutore – è stata importante, per esempio, l’introduzione della figura del perito contabile presso l’ufficio dei fallimenti e direttamente subordinato alla direzione della Divisione della giustizia”.

Tra gli strumenti di contrasto al fenomeno vi sono anche i controlli. “Spesso – spiega il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ci piovono addosso critiche perché la polizia svolge controlli nei confronti di alcune persone anche per determinare il reale ed effettivo luogo di residenza (ne è stato un esempio un servizio televisivo di Falò sul quale poi il quotidiano La Regione ha condotto una campagna politica contro l’attività del Dipartimento delle istituzioni, ndr). Vale la pena sottolineare e ribadire ancora una volta un paio di concetti. In primo luogo che la finalità ultima dei controlli è quella di individuare eventuali attività illegali sul nostro territorio. Un altro aspetto da ricordare è che se la polizia si muove è perché vi sono dei sospetti, dei motivi per approfondire determinate situazioni, con particolare riferimento alle società bucalettere. Attraverso queste società vengono ottenuti abusivamente dei permessi di soggiorno; oppure si possono sfruttare in modo illecito le assicurazioni sociali. Sempre le società bucalettere possono essere il tramite per truffe al credito o ancora per il riciclaggio di denaro, come ha ricordato il sostituto procuratore generale Balerna. Demonizzare questa attività di controllo – ripeto, sempre eseguita in modo mirato – vuol dire spesso anche dare carta bianca a chi sfrutta il nostro Cantone, apportando danni alle sue casse. Politici e giornalisti dovrebbero sempre ricordarselo”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi