Sì all’iniziativa anti burqa: “Difendiamo le nostre libertà”

Sì all’iniziativa anti burqa: “Difendiamo le nostre libertà”

Votazione federale del 7 marzo
Presidente, si sta avvicinando la votazione del 7 marzo sull’iniziativa contro la dissimulazione del viso. Ma per ora in Ticino il dibattito langue… “È vero, la gente in queste settimane pensa ad altre cose. Ed è comprensibile che sia così. I problemi legati al coronavirus sono importanti e ci toccano tutti da vicino. Molta gente fa fatica. Alcuni settori economici, come quelli legati alla ristorazione o ai piccoli commerci, sono colpiti duramente. E c’è chi a fine mese – ma già anche all’inizio! – si trova confrontato con difficoltà evidenti”.
Però non possiamo nemmeno lasciar passare in sordina questo voto. “No, perché si tratta di un momento comunque importante della nostra democrazia e del nostro vivere civile. In Ticino per fortuna abbiamo già una legge che vieta di nascondere con indumenti o altro il proprio volto, a parte ovvie e ragionevoli eccezioni. Lo abbiamo deciso già 8 anni fa con la modifica della nostra costituzione cantonale. Anche allora erano in pochi che apertamente sostenevano questa modifica. La Lega invece era convinta della necessità di lanciare un forte segnale a difesa della nostra società contro il pericolo dell’islamizzazione. Ci seguì una forte maggioranza delle e dei ticinesi. Ben il 65,4%! Ora questa impostazione vuole essere traslata sul piano nazionale. Molto bene, dico io. Perché non si tratta di un messaggio di chiusura, come vorrebbero far credere gli oppositori dell’iniziativa. Tutt’altro. Si tratta di avere piena coscienza del funzionamento del nostro stato di diritto, della sua difesa a garanzia della democrazia, oggi e domani”.
Anche questa volta ci stanno mettendo in testa che chi vota sì all’iniziativa sta facendo qualcosa di sbagliato… “È l’esempio classico del “politicamente corretto”. Pur di non fare un presunto torto (tutto ancora da dimostrare se di torto si tratti) è meglio lasciar perdere e tollerare anche azioni che portano – potenzialmente – ad attacchi alla nostra stessa libertà e democrazia. Sappiamo che il niqab o il burqa non sono simboli religiosi. Per questo reputo incoerente sotto il profilo della libertà religiosa chi giustifica questi indumenti che cancellano completamente l’identità di una donna. Siamo chiamati il 7 marzo a dare ancora una volta un messaggio preventivo. E questo non va contro quei cittadini di fede musulmana che accettano – nel segno della convivenza – i nostri usi e costumi, dimostrando da questo lato una vera volontà di integrazione”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Licenziato il messaggio che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Bedano e Gravesano

Licenziato il messaggio che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Bedano e Gravesano

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 10 febbraio il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto di aggregazione tra i comuni di Bedano e di Gravesano, progetto che era stato respinto in votazione consultiva lo scorso 18 ottobre dalla popolazione di Gravesano.

Lo scorso 18 ottobre i cittadini di Bedano e Gravesano sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i due comuni. L’aggregazione è stata accolta da una maggioranza molto ampia della cittadinanza di Bedano (80% dei votanti), mentre a Gravesano è stata respinta con una prevalenza di voti negativi pari al 55.54%.

Per entrambi i comuni l’aggregazione costituiva un’unione di opportunità e non di necessità; infatti, le due realtà comunali erano e rimangono autonome sia dal profilo finanziario che amministrativo nonché in grado di assolvere i propri compiti istituzionali. In quest’ottica il Governo propone quindi al Parlamento di decretare l’abbandono di questo progetto avviato nel novembre del 2018 con l’istanza aggregativa dei due municipi.

Il Consiglio di Stato ricorda che Bedano e Gravesano fanno parte dello scenario aggregativo “Malcantone Est” proposto dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Si tratta di uno scenario che prevede la creazione di un comprensorio composto da 11 comuni che si estende territorialmente da Torricella-Taverne lungo la valle del Vedeggio fino ad Agno e copre il retrostante territorio malcantonese. Nel corso dello sviluppo del progetto alcune voci contrarie all’aggregazione ritenevano che si sarebbe potuto procedere con l’unione di un maggior numero di enti locali nella regione. Un aspetto peraltro verificato dai promotori dell’aggregazione a due, ma che non aveva raccolto adesioni in quel momento. Se i comuni della zona lo riterranno, il discorso potrà essere rilanciato nel prossimo futuro.

Sulla proposta di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.

Il Governo scrive a Berna: «La popolazione è stanca»

Il Governo scrive a Berna: «La popolazione è stanca»

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Con toni smorzati rispetto alla bozza il Consiglio di Stato ticinese ha inviato una lettera al Consiglio federale affinché tenga conto delle necessità e delle peculiarità regionali.
Nessuna richiesta esplicita di aperture.

Limata e alleggerita rispetto alla prima bozza che chiedeva esplicitamente delle riaperture, la lettera del Consiglio di Stato ticinese è partita ieri in serata. «È una prima entrata in materia di carattere generale in vista delle prossime decisioni del Consiglio federale», ha commentato il presidente Norman Gobbi. Nella missiva il Governo ticinese ha voluto mettere l’accento sulle differenze regionali. «Abbiamo chiesto alla Confederazione di considerare le peculiarità sanitarie del Ticino rispetto al resto della Svizzera, valutando quindi una strategia di uscita dal semiconfinamento». A puntellare le richieste del Governo ticinese ci sono i dati della cellula sanitaria cantonale discussi e aggiornati ieri durante l’incontro con l’Esecutivo. «Il numero dei contagi in Ticino si è stabilizzato a livelli bassi e questo ha ridotto sensibilmente la pressione sul sistema ospedaliero», ha aggiunto Gobbi. Le persone ricoverate in Ticino per coronavirus sono infatti meno di 100. E anche l’occupazione dei reparti di cure intense si attesta su livelli che, secondo il Governo, non destano preoccupazione. «In questa situazione, ha aggiunto il presidente del Governo, diventa difficile continuare a chiedere sforzi alla popolazione. Visto il perdurare da mesi delle limitazioni, iniziamo a percepire una certa stanchezza». Non bastasse, ha fatto notare Gobbi, «a sud delle Alpi c’è un grande squilibrio tra le norme vigenti in Ticino e quelle in Lombardia, dove la vita è tornata quasi alla normalità».

«Situazione sotto controllo»
Aspetti puntuali che il Governo ticinese ha voluto portare all’attenzione del Consiglio federale in vista delle sue decisioni del 17 febbraio. La strada indicata la settimana scorsa da Alain Berset e dal presidente della Confederazione Guy Parmelin è infatti nota e prevede con buona probabilità un sostanziale status quo sulle misure in atto, anche dopo il 28 febbraio. Una posizione per altro confermata anche venerdì durante i colloqui Von Wattenwyl con i partiti di Governo. E che segue le preoccupazioni espresse dalla task force nazionale COVID-19, secondo cui «la variante britannica si diffonde sempre di più». Tanto che secondo gli esperti federali le misure andrebbero «addirittura rafforzate». Un aspetto che allo stato attuale tuttavia non preoccupa il Consiglio di Stato ticinese. «Anche da noi si riscontra un aumento dei casi di mutazione, a fronte però di una sostanziale stabilità dei positivi. La situazione è sotto controllo», commenta ancora Norman Gobbi. «La fascia più a rischio della popolazione è stata vaccinata. E questo è un altro elemento importante da tenere in considerazione per un’analisi dei rischi. Finora abbiamo somministrato circa 30 mila dosi». Anche se a rilento, la campagna insomma procede.

Musica del futuro
In questa lettera, dunque, il Consiglio di Stato ha deciso di non formulare alcuna richiesta esplicita su riaperture e allentamenti, come invece prevedeva la bozza, discussa e rivista nella seduta di ieri. «Queste richieste saranno oggetto di valutazioni future, che seguiranno la settimana prossima nell’ambito delle consultazioni federali», ha spiegato il consigliere di Stato. «Per il momento ci limitiamo a chiedere che l’autorità federale valuti con attenzione la situazione dei giovani, prevedendo l’apertura delle pratiche sportive outdoor e indoor, nonché delle attività culturali e di tempo libero». Nessuna menzione per contro a bar, ristoranti, manifestazioni, assembramenti e incontri privati. Su questi punti – anticipati nella nostra edizione di ieri – il Governo si esprimerà solo quando verrà consultato formalmente. «Queste comunque sono le premesse su cui formuleremo il piano cantonale per un rientro verso la normalità», conclude Gobbi.

«Non facciamoci illusioni»
«Chiediamo chiarezza e un orizzonte temporale preciso», ha commentato dal canto suo il presidente di GastroTicino Massimo Suter che su un eventuale allentamento delle restrizioni non si fa tante illusioni: «Difficilmente Berna andrà in questa direzione». Secondo il presidente di GastroTicino è inoltre poco probabile che Berna conceda ai Cantoni la possibilità di introdurre soluzioni su scala regionale, sulla falsariga di quanto ventilato nella lettera del Consiglio di Stato. «Rischieremmo di trovarci nella situazione di novembre, con i cantoni romandi chiusi e quelli tedeschi aperti. Sarebbe una disparità di trattamento che non ha ragione di essere e che creerebbe ancora più malcontento di quanto già oggi non serpeggi nel settore ». L’apertura a marzo, secondo Suter, sarebbe comunque fondamentale: «È un mese strategico per la ristorazione ticinese. Sarebbe un ottimo inizio per riprenderci dalle sei settimane di shock. Ma come detto non illudiamoci troppo. Da Berna arriverà un altro niet e con questo dovremo fare».

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Governo Norman Gobbi: “È importante la prudenza, ma anche evitare situazioni di stop & go”

Il Consiglio di Stato ticinese ha scritto nuovamente a Berna, segnalando che la popolazione ticinese comincia a essere stanca delle restrizioni e ha chiesto una strategia di uscita dalla crisi. “Questa stanchezza si percepisce su più fronti”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino. “Nell’ambito del programma che metteranno in consultazione settimana prossima presso i Cantoni abbiamo chiesto all’autorità federale di considerare questa stanchezza. Il pensiero vai ai giovani, che hanno bisogno di valvole di sfogo (sport, tempo libero, cultura), ma anche a quelle attività che potranno essere riammesse visto che in Svizzera c’è un’evoluzione favorevole, anche se non in tutti i Cantoni. Per questo abbiamo chiesto di considerare anche l’aspetto regionale”.

Il paragone con l’Italia
Gobbi ha poi paragonato la situazione ticinese con quella della vicina Italia: “Lombardia e Piemonte hanno una situazione epidemiologica simile a quella del Ticino, ma godono di maggiore libertà, con bar, ristoranti e negozi aperti”, ha rimarcato Gobbi. “È la prima volta che si riscontra questa differenza a favore delle province italiane”.

Berna risponde o no?
Non è la prima volta che il Consiglio di Stato scrive a Berna. Ma l’autorità federale risponde agli appelli ticinesi o restano lettera morta? “Spesso si fa orecchie da mercante. Uno degli elementi evidenti è che ci sono barriere linguistiche e geografiche. Purtroppo abbiamo più relazioni a sud che a nord. Questo impone comunque di guardare una relazione e una situazione che deve essere confortata. Se i ticinesi hanno fatto bene dal punto di vista dei contagi, alla fine gli sforzi devono essere premiati”.

La preoccupazione delle varianti
Gli esperti della Confederazione sono prudenti e hanno messo in guardia sugli allentamenti. C’è infatti preoccupazione per le varianti. La scelta è politica di fronte a queste previsioni? Bisogna dare retta ai medici o rischiare? “È importante la prudenza” risponde il consigliere di Stato. “Non possiamo permetterci di richiudere dopo eventuali allentamenti. Quello che abbiamo segnalato anche alla Confederazione è che dobbiamo evitare una situazione di “stop & go”, che sono logoranti. Se le misure non sono più supportate e sopportate dalla popolazione diventa difficile applicarle”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ticino-scrive-di-nuovo-a-berna-c-e-stanchezza-DY3809306 

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

Da www.liberatv.ch

Per il leghista ormai le misure sono “mal sopportate dalla popolazione” che non “capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà. Noi penalizzati”

 Il Consiglio Federale non ha consultato i Cantoni prima di dire in conferenza stampa che probabilmente non ci saranno allentamenti nemmeno ai primi di marzo rispetto alle misure anti Covid. E questo fa sentire quelli che vivono una situazione migliore, come il Ticino, un po’ dimenticati (come a marzo, quando il nostro Cantone chiedeva misure più severe trovandosi con molti più contagi rispetto al resto del Paese).
Norman Gobbi ha espresso il suo malcontento e le sue perplessità ai microfoni di RadioTicino. La migliore delle ipotesi è a suo dire una consultazione coi Cantoni sulle riaperture, altrimenti “scriveremo ancora al Consiglio federale una presa di posizione per far capire dalla base come le misure per essere attuate e rispettate debbano essere supportate e sopportate dalla popolazione”.

Che cosa pensi il Ticino è evidente. “Da un lato il supporto comincia a mancare perché non si capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà”, spiega il Consigliere di Stato, che fa notare come “le misure cominciano a essere anche meno sopportate dalla popolazione” e che “se non c’è il supporto e non c’è più la sopportazione diventa difficile fare rispettare queste regole”.
“C’è una volontà, e lo si percepisce soprattutto da parte di chi lavora al fronte, albergatori, ristoratori, esercenti, commercianti, di voler tornare a una normalità che però potrà essere data in maniera graduale, sappiamo che non ci possono essere allentamenti totali da zero a mille perché porterebbero a dei dérapage dal punto di vista della curva epidemiologica”, ha aggiunto come in questo momento da Berna “non viene dimenticato tutto il Ticino, ma tutti i territori che hanno andamenti positivi e hanno la necessità di tornare a un centro livello di normalità”.
A proposito di allentamenti, ipotizza che ci possa essere qualcosa in relazione alle attività all’aperto, come lo sci, in vista delle vacanze di Carnevale. 

“Mettiamo la persona al centro della riforma delle ARP”

“Mettiamo la persona al centro della riforma delle ARP”

Le novità che riguardano le autorità di protezione

“Al centro mettiamo la persona, ossia ogni individuo, minorenne o adulto, che ha bisogno di protezione. Che ha bisogno di un intervento da parte dell’autorità per essere tutelato in un momento delicato della sua esistenza”. Così si è espresso il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa con la quale questa settimana è stato annunciato l’avvio della consultazione relativa al messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione (ARP). “Stiamo parlando di uno dei settori più delicati dell’attività statale e che storicamente ha visto protagonisti i Comuni con le loro Delegazioni tutorie comunali e in seguito con le commissioni tutorie regionali. Alla luce dell’evoluzione conosciuta dalla società, oggi proponiamo l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione”.

Ma di che cosa si tratta concretamente? “Il nuovo modello organizzativo – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. L’indirizzo innovativo permetterà alla nuova autorità di disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico. Un approccio indispensabile se si pensa alla società odierna”.

È una riforma, diciamo così, radicale, che si inserisce in un disegno più grande che tocca il settore della Giustizia ticinese. “Questa riorganizzazione rappresenta una priorità del Consiglio di Stato nonché un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni. È il frutto delle riflessioni e del lavoro condotto con il progetto “Giustizia 2018”. Altre riorganizzazioni seguiranno o sono già in corso, come il potenziamento del Ministero pubblico. Senza dimenticare gli aspetti logistici e di innovazione digitale che fanno parte anch’essi di questa riforma. E qui sto parlando dell’acquisto dell’ex Banca del Gottardo, dove intendiamo creare il polo luganese della Giustizia, assieme al rinnovamento dell’attuale palazzo di Giustizia di via Bossi a Lugano. Come pure i lavori che interesseranno l’ex Pretorio a Bellinzona e quello di Locarno. Per quanto riguarda invece la digitalizzazione è in corso il progetto di digitalizzazione dell’archivio notarile elettronico che si concluderà nel febbraio dell’anno prossimo. Il tutto inserito nel più vasto capitolo nazionale di Justitia 4.0 che sfocerà nello scambio di atti giuridici per via elettronica in sostituzione dei dossier cartacei presso tutte le istanze federali e cantonali in ambito penale, civile e amministrativo”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Torniamo alle ARP. Quando questa riforma potrà essere introdotta? “Non si parla di domani, ma del 2024 se vogliamo essere ottimisti. E personalmente lo voglio essere perché questa riforma è necessaria. Sarà poi in ultima battuta il popolo a decidere, perché occorre cambiare un passaggio della costituzione cantonale. Ed è importante che siano proprio le cittadine e i cittadini a decidere su questo cambiamento”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Dipartimento delle istituzioni: prorogate le regole per l’accesso agli sportelli  

Dipartimento delle istituzioni: prorogate le regole per l’accesso agli sportelli  

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che le regole introdotte il 20 gennaio scorso concernenti l’accesso dell’utenza agli sportelli dei servizi erogati dal DI vengono prorogate sino a venerdì 19 febbraio 2021. Tutti gli sportelli rimarranno aperti, ma solo su appuntamento.

La misura – che ha avuto una buona rispondenza e accettazione da parte dell’utenza e che in un primo momento era valida sino al 5 di febbraio – si è resa necessaria per garantire una migliore lotta alla diffusione del virus a tutela della salute pubblica. Sino al 19 febbraio prossimo tutti gli sportelli che fanno riferimento al DI accessibili dalle cittadine e dai cittadini continueranno a essere aperti, ma solo su appuntamento.
Sono in particolare toccati gli sportelli della Sezione della circolazione di Camorino, gli sportelli dei servizi della Divisione della giustizia e quelli dello Stato civile della Sezione della popolazione.
Per quanto riguarda Camorino: viene normalmente garantita l’evasione delle pratiche che giungeranno tramite posta, depositate nell’apposita buca delle lettere collocata all’esterno della sede o online. Inoltre per casi di comprovata necessità sarà possibile fissare un appuntamento (da richiedere via e-mail o telefonicamente, allo 091 814 97 00) per evadere la pratica allo sportello. Gli esami di guida e i collaudi, che – vale la pena ricordarlo – già prima della pandemia venivano svolti su appuntamento, continueranno quindi a tenersi in modo regolare.
L’apertura degli sportelli su appuntamento riguarda pure gli uffici dei registri, l’ufficio del registro fondiario federale, l’ufficio del registro di commercio, l’autorità di prima istanza LAFE, gli uffici di esecuzione, gli uffici dei fallimenti e l’ufficio dell’incasso e delle pene alternative, che fanno capo alla Divisione della giustizia. I servizi online già in essere per tutti questi uffici sono garantiti (estratti in generale, documenti giustificativi, ecc.) come pure le pratiche evase per posta (istanze, richieste, ecc.). Non sarà possibile la consegna brevi manu senza appuntamento.
Pure gli sportelli dell’Ufficio dello stato civile della Sezione della popolazione sono accessibili unicamente su appuntamento. Si rammenta anche in questo caso la possibilità di evadere le procedure tramite i servizi online. Le informazioni all’utente saranno fornite esclusivamente via e-mail, tramite i servizi di posta tradizionale o telefonicamente.  

Take-away/asporto: regole chiare da rispettare

Take-away/asporto: regole chiare da rispettare

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni tiene a precisare le regole che permettono l’attività dei take-away e degli esercizi pubblici che si sono convertiti all’asporto. Questo anche a seguito delle numerose richieste e segnalazioni che giungono sia dai centri urbani, sia dalle regioni più periferiche del Cantone.

Le cifre legate alla pandemia sono fortunatamente positive in Ticino nelle ultime settimane. Ciononostante restano in vigore tutte le misure restrittive introdotte a livello federale per salvaguardare la salute pubblica e il sistema sanitario a fronte delle insidie legate alle varianti del virus. In questo contesto, sempre più segnalazioni e richieste giungono a proposito delle attività di asporto e take-away, siano esse concentrate nei centri urbani o nelle regioni più periferiche. Occorre dunque ribadire che l’ordinanza federale stabilisce indicazioni precise e restrittive:

“Nel limite delle possibilità di cui dispone, il gestore deve prevedere nel suo piano di protezione anche misure volte a evitare assembramenti di persone all’ingresso della struttura. È vietato predisporre possibilità di consumare i prodotti in piedi o seduti nelle adiacenze; è permesso soltanto l’acquisto di cibi e bevande”.

Le limitazioni imposte a livello federale toccano pure eventuali manifestazioni di carattere gastronomico legate ai Carnevali. In questo senso il Dipartimento delle istituzioni, qualora le società intendessero farsi promotrici di iniziative puntuali, invita le stesse a collaborare con i ristoranti che potrebbero preparare i risotti “del Carnevale” da vendere in forma di asporto.  
Si ribadisce che l’ordinanza federale è valida su tutto il territorio nazionale.

“Gli sforzi dei ticinesi vanno premiati”

“Gli sforzi dei ticinesi vanno premiati”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi ritiene si possa continuare a chiedere riaperture a livello cantonale prima del 28.
Allo stesso tempo non capisce come mai Berna non voglia affrontare il tema della frontiere: “La nostra situazione è particolare”

Lunedì il Governo cantonale ha scritto a Berna per chiedere maggiori controlli alla frontiera a seguito del passaggio della Lombardia in zona gialla. Una richiesta per cui ci si aspettava una possibile risposta nella conferenza stampa odierna del Consiglio federale. Berset ha invece glissato sulla questione, dichiarando che non era stata ancora discussa dall’Esecutivo ma che una risposta verrà sicuramente formulata prossimamente. Teleticino ha sentito il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per sapere il suo punto di vista in merito: “Non si comprende come non si voglia affrontare questo tema che riguarda due territori molto permeabili come Ticino e Lombardia, con due regimi molto diversi. Per lo meno bisognerebbe discuterne riconoscendo la particolarità della situazione, perché in questi giorni siamo tra i Cantoni con l’evoluzione migliore rispetto al resto della Svizzera. Continueremo comunque a cercare il dialogo dato che la situazione andrà avanti fino a fine gennaio”.

“Continueremo a chiedere riaperture a livello cantonale”
Come valuta la posizione di Berset in cui sostiene sia irrealistico aprire prima del 28? Lei in un’intervista ai nostri microfoni aveva parlato di possibili riaperture prima del tempo: “Se fosse necessario formalizzeremo questa richiesta alle autorità federali, chiedendo come in passato delle differenziazioni regionali”, risponde Gobbi, “a novembre la Romandia adottò regole molto stringenti, anche rispetto a quelle ticinesi, per poi trovarsi ora in una situazione peggiore rispetto alla nostra. Gli sforzi fatti dai ticinesi vanno premiati con delle misure di alleggerimento che potrebbero essere anticipate, secondo me, rispetto al 28. Se questa data invece rimarrà in vigore dovremo comunque pianificare assieme le riaperture dopo il 28”.

Il rischio di riaprire troppo in fretta
Riaperture che sembrano rimanere il capitolo più delicato, visto che proprio lì c’è il rischio di rimettere in circolo il virus. Infatti, se diminuiscono i contagi giornalieri, è anche vero che non sono scomparsi del tutto: “Esatto, il virus non è scomparso del tutto e questo è un elemento. Lo abbiamo visto in Lombardia così come nei cantoni romandi: appena si molla qualcosa c’è una grande volontà di tornare alla normalità che poi porta alle immagini che abbiamo visto di assembramenti. Credo sia importante gestire bene le riaperture tenendo anche conto dei bisogni di chi ha chiuso”.

Capitolo scuole
Il Consiglio federale ha ribadito oggi l’autonomia cantonale sul tema scuole. Considerando che molti casi di variante inglese sono stati rilevati negli istituti scolastici, cosa intende fare il Cantone? “Il Cantone ha sempre gestito correttamente la situazione, attuando già prima di Natale quarantene nelle classi interessate. Questo mi fa pensare che da noi queste varianti siano state attive più presto rispetto al resto del Paese. A Morbio Inferiore con i test di massa abbiamo visto come le varianti non fossero però così presenti nel resto della popolazione scolastica. D’altra parte bisogna riconoscere che nel resto della Svizzera stanno arrivando nuove fiammate, che noi abbiamo conosciuto in autunno. Finalmente ora a inizio febbraio vediamo una situazione molto più stabile”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gli-sforzi-dei-ticinesi-vanno-premiati-AG3778714

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale frena su una possibile riapertura alla fine di febbraio
Le varianti preoccupano Alain Berset: «Siamo in una pandemia dentro la pandemia»
Berna non risponde al Ticino sui controlli ai confini – Norman Gobbi: «Torneremo alla carica»

Allentare le misure prima della fine di febbraio è «irrealistico». Anzi, non è escluso che alcuni provvedimenti vengano prorogati. Il Consiglio federale si è riunito ieri per fare il punto della situazione e, per dirla con le parole di Alain Berset, «ci troviamo di fronte a un dilemma». Da un lato, il tasso di positività e il numero di nuove infezioni giornaliere sono in calo. Dall’altro, «siamo confrontati con una pandemia nella pandemia», ha spiegato Berset riferendosi alle nuove varianti del coronavirus. «Attualmente – ha detto – siamo in una situazione simile a quella di inizio ottobre, con la differenza che le mutazioni inglese e sudafricana sono del 40-50% più contagiose». Il tasso di riproduzione ha in effetti già superato l’1 in una decina di cantoni, e questo malgrado il lockdown.

In questo contesto, ha spiegato il consigliere federale, «non è realistico» pensare a un allentamento delle misure restrittive prima del 28 febbraio, ma l’Esecutivo tornerà a discuterne tra due settimane. «Vogliamo scongiurare una terza ondata. Dobbiamo osservare quanto sta avvenendo ed essere cauti», ha sottolineato il capo del Dipartimento dell’interno. Ma se un alleggerimento delle misure è per il momento da escludere, dal 1. marzo non bisogna attendersi un’apertura totale. «C’è una luce alla fine del tunnel, ma ci vuole tempo».

Fra accelerazioni e prudenza
D’accordo con la posizione di Berset si dice il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici: «I casi stanno scendendo, sì, ma le nuove varianti avanzano rapidamente. Il Consiglio federale è stato lungimirante. Anche perché ci troviamo nelle condizioni ottimali per vaccinare “a manetta”: meno virus c’è in circolazione, minore è la possibilità di avere varianti nuove sul territorio». Per Marco Chiesa, presidente dell’UDC, è giunta invece l’ora di riaprire le attività economiche. «A mio parere si sta pesantemente sottovalutando l’impatto che il lockdown sta avendo sulla popolazione» spiega. «Al di là del grave danno economico che impatta direttamente sui posti di lavoro, gli apprendistati e le vite professionali di ognuno di noi, il Consiglio federale sta perdendo di vista, in particolare, l’aspetto sociale e psichico che questo confinamento produce su adulti e bambini. La gente, alla luce dei positivi dati epidemiologici che si registrano oramai da settimane, non ne può più di rimanere chiusa in casa. C’è tanto bisogno di tornare a una normalità ‘‘sicura’’, grazie alle misure che più di tutte si sono rivelate efficaci: mascherine, igiene delle mani, distanziamento. Non possiamo più aspettare: la popolazione ha bisogno di certezze, di una strategia chiara, di risposte. Ha bisogno di tornare a vivere».

«Non mi sorprende che il Consiglio federale voglia andarci con i piedi di piombo e, complici anche le varianti in circolazione, non riaprire prima del previsto. Ce lo attendevamo ed eravamo pronti», commenta invece Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio. «Mi stupisce invece – prosegue – che si dica già adesso che a marzo cambierà poco. Trovo esagerato mettere già le mani avanti. In generale, credo ci sia un po’ di confusione e non vorrei fosse il preludio di una nuova chiusura che, senza aver fatto analisi particolari, possa colpire indistintamente le diverse attività».

Ticino «penalizzato»
«Se prima di Natale il Ticino era uno dei cantoni messi peggio, oggi l’evoluzione epidemiologica da noi è positiva. Paghiamo quindi un po’ il fatto che negli altri cantoni la situazione dei contagi sia peggiore» dice da parte sua il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Gli esperti ci esortano alla prudenza, legata alla presenza delle varianti del virus anche in Ticino. Ma i dati di queste ultime settimane sono positivi. E le attività economiche oggi costrette alla chiusura vorrebbero poter tornare al più presto a lavorare», ha aggiunto. «C’è poi un’altra “aggravante”: l’alleggerimento delle misure in Italia e in Austria stride ancora di più con il regime di restrizioni in vigore in Ticino, cantone che sta conoscendo, come detto, un’evoluzione positiva rispetto al resto della Svizzera. Dovremo tornare ad affrontare la questione, visto che il mese di febbraio è appena iniziato e la stanchezza della popolazione si fa sentire».

Nessuna risposta sui confini
Da Berna, per il momento, non è infatti arrivata alcuna risposta alle richieste presentate dal Governo ticinese per un maggiore controllo ai confini. L’Esecutivo, annuncia Gobbi, tornerà quindi alla carica. «Solleciteremo ancora il Consiglio federale per avere una risposta. Le misure messe in atto hanno permesso al Ticino di far calare i contagi, ma le persone iniziano a far fatica a rispettare le norme».

Anche i frontalieri della sanità
Ieri il Consiglio federale ha anche annunciato alcune misure per estendere la cerchia delle persone che possono farsi vaccinare gratuitamente. Berna assumerà i costi anche per chi vive in Svizzera ma non è soggetto all’assicurazione malattie obbligatoria, come il personale diplomatico e i dipendenti di organizzazioni internazionali. Potranno farsi vaccinare gratuitamente nella Confederazione anche i frontalieri che lavorano nelle strutture sanitarie elvetiche. Secondo le stime, il nuovo disciplinamento interessa circa 150.000 persone. Le spese sono stimate in 3,5 milioni di franchi.