Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le misure annunciate oggi dal Consiglio federale per fronteggiare la diffusione del coronavirus in Svizzera, e ha adattato le disposizioni cantonali. Il Governo ticinese condivide la decisione di inasprire il quadro normativo per il periodo delle festività, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il numero di nuovi contagi e di ospedalizzazioni. La decisione odierna crea un quadro normativo uniforme, chiaro e con una prospettiva temporale adeguata. Il Governo manterrà in ogni caso misure cantonali più restrittive rispetto al quadro federale. Accanto a queste disposizioni, il Consiglio di Stato auspica che a livello federale si faccia chiarezza sugli aiuti economici a sostegno dei settori colpiti. Da parte sua il Governo ticinese presenterà settimana prossima il messaggio governativo sui casi di rigore con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi.

Il Consiglio di Stato prende atto con favore dell’inasprimento deciso dalla Confederazione: la soluzione presentata dal Consiglio federale ha il pregio della chiarezza fornendo alla popolazione regole univoche sul territorio nazionale per tutto il periodo delle festività.

Le disposizioni a livello federale per il periodo fra il 22 dicembre e il 22 gennaio, annunciate oggi pomeriggio, comprendono in particolare:

  • Chiusura di bar e ristoranti (inclusi quelli nei comprensori sciistici), ad eccezione di mense aziendali, mense scolastiche della scuola dell’obbligo e ristoranti degli alberghi (riservati agli ospiti).
  • Chiusura degli impianti sportivi e per il benessere, mentre la pratica dello sport all’aperto è consentita in gruppi di non più di cinque persone nonché a bambini e giovani fino ai 16 anni.
  • Chiusura delle strutture per la cultura e il tempo libero, con la possibilità di svolgere attività culturali in piccoli gruppi.
  • Ulteriore riduzione della capienza nei negozi, oltre alla conferma delle chiusure obbligatorie tra le 19 e le 6, la domenica e nei giorni festivi.
  • Queste regole sono inoltre accompagnate dall’invito alla popolazione a restare a casa, riducendo il più possibile i contatti sociali e rinunciando a viaggi e spostamenti non strettamente necessari.

In Ticino rimarranno inoltre in vigore le seguenti misure più restrittive rispetto al quadro normativo federale:

  • Assembramenti fino a un massimo di 5 persone negli spazi pubblici.
  • Incontri privati fino a un massimo di 5 persone con eccezioni per il 24, 25, 26, 31 dicembre e il 1° gennaio dove il limite sarà di 10 persone.
  • Servizi d’asporto e consegna a domicilio permessi fino alle 22.00.
  • Celebrazioni religiose, ammesse fino a 30 persone con eccezione il 24 e 25 dicembre dove saranno autorizzate fino a 50 persone se garantiti adeguati piani di protezione.
  • Le domeniche, gli altri festivi e il 6 gennaio 2021 i negozi e le strutture accessibili al pubblico rimarranno chiusi come previsto dalle disposizioni federali

Accanto a queste disposizioni, il Consiglio di Stato auspica che a livello federale si faccia chiarezza sugli aiuti economici a sostegno dei settori colpiti. Da parte sua il Governo ticinese presenterà settimana prossima il messaggio governativo sui casi di rigore con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi.
In vista delle imminenti festività, il Consiglio di Stato rivolge alla popolazione un pensiero di gratitudine per gli sforzi dimostrati in questi mesi nell’applicare le raccomandazioni sanitarie e nel rispettare le regole emanate dalle autorità. Nell’auspicio che si tratti dell’ultima grande festività che dovremo vivere sotto restrizioni così severe, il Governo invita quindi tutti a un ultimo sforzo a favore del bene comune e dei nostri operatori sanitari.
Il Consiglio di Stato rinnova inoltre l’invito restare a casa il più possibile e a limitare i contatti sociali nel corso di tutto il periodo natalizio. Invita anche la popolazione a pianificare per tempo gli acquisti e di evitare gli orari di forte concentrazione di persone. In questo senso saluta positivamente anche le nuove limitazioni di capienza per negozi e commerci.

Sezione della circolazione: sportelli chiusi durante le festività

Sezione della circolazione: sportelli chiusi durante le festività

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione della circolazione, informa gli utenti che, considerata la particolare situazione legata al coronavirus, gli sportelli di Camorino rimarranno chiusi durante le festività, più precisamente dal 24 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 (compresi).
Durante questo periodo verrà garantita l’evasione delle pratiche che giungeranno tramite posta o depositate nell’apposita bucalettere collocata all’esterno della sede di Camorino.
Sul sito www.ti.ch/circolazione è disponibile lo sportello online con informazioni su pratiche e formulari. Gli esami di guida e i collaudi si svolgeranno regolarmente.
Ulteriori cambiamenti dovuti a eventuali provvedimenti restrittivi decisi dalle autorità verranno puntualmente comunicate.

Altre restrizioni, il governo puntualizza

Altre restrizioni, il governo puntualizza

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 dicembre 2020 de La Regione

Bellinzona risponde al Consiglio federale e chiede controlli alle frontiere

“Ogni modifica, seguita a breve da nuovi provvedimenti, genera necessità di chiarimenti e di discussioni con le categorie professionali interessate. Nondimeno, la popolazione fa comprensibilmente fatica a rimanere aggiornata sul quadro normativo in vigore. È invece essenziale l’adesione dei cittadini alle misure, affinché queste producano effetto”. È percepibile il disappunto del governo ticinese che si può leggere nella lettera di risposta alla seconda consultazione promossa dal Consiglio federale su eventuali e ulteriori misure per combattere la diffusione del coronavirus. Misure che entrerebbero in vigore verosimilmente, stando almeno da quanto si evince dal documento, dal prossimo 28 dicembre. Solo una settimana fa, infatti, sono state adottate le disposizioni in vigore, in particolare la chiusura alle 19 di bar e ristoranti. L’evoluzione epidemiologica di allora era analoga all’odierna, ricorda il Consiglio di Stato. Che puntualizza: “È notorio che occorrono all’incirca due settimane per percepire gli effetti delle misure. Di conseguenza sarebbe stato più adeguato presentare congiuntamente le due revisioni”.

Il governo cantonale critica in particolare la proposta di Berna di “decretare la chiusura degli esercizi della ristorazione, il 28 dicembre, nell’imminenza del Capodanno e della relativa pianificazione da parte degli esercenti”. “Anche le nazioni a noi vicine, oltre ad aver adottato prescrizioni più rigorose in risposta ai maggiori contatti sociali durante le festività, hanno in ogni caso già definito un regime unitario per tutto il periodo”, prosegue la missiva. Ad ogni modo, ribadisce il Consiglio di Stato, “le prospettate nuove restrizioni, devono essere accompagnate da un incremento ulteriore delle misure di sostegno finanziario da parte della Confederazione, come durante la prima ondata, alle aziende e ai settori economici colpiti”. La Confederazione è inoltre invitata a contribuire “a limitare la diffusione del virus agendo anche negli ambiti di sua competenza: introducendo limitazioni sui trasporti pubblici, da sempre una delle situazioni più affollate e critiche, così come controlli alla frontiera”. Il Ticino, come altri Cantoni, chiede a Berna di dichiarare lo stato di situazione straordinaria. “L’accentramento della gestione della crisi presso l’autorità federale non impedisce di tener conto delle posizioni e delle differenze tra i Cantoni, ma consente una condotta lineare e unitaria’’.

‘No ai negozi chiusi il sabato’
In merito ai pacchetti di misure proposti da Berna, il Consiglio di Stato li trova nel complesso coerenti e proporzionati tra loro. In particolare – stando alla risposta fornita dal Dipartimento sanità e socialità alla consultazione indetta dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità – il primo pacchetto prospettato corrisponde alle misure già attuate nella maggior parte dei Cantoni romandi, dove la chiusura degli esercizi pubblici nonché delle strutture dello sport, la cultura e il tempo libero ha dato prova di efficacia. Sono questi, stando alla letteratura scientifica, i contesti a più alto rischio di diffusione di contagi. Il governo ticinese si distanzia però dall’ipotesi di vietare anche ai più giovani la pratica di attività sportive in locali chiusi. Ed esprime dubbi su un’ulteriore riduzione delle capacità di accoglienza dei negozi. Il rischio paventato è quello di assembramenti all’esterno degli stessi. Per questo si chiede che il contingentamento ulteriore delle entrate venga accompagnato dall’obbligo di mettere a disposizione personale di sicurezza.

Si chiede infine di soprassedere alla prospettata chiusura dei negozi e delle altre strutture accessibili il sabato. Meglio, per il Consiglio di Stato, promuovere la protezione specifica dei lavoratori vulnerabili così come le azioni informative volte a diffondere l’invito a rimanere a casa. In merito alle due varianti sulla chiusura dei negozi, la seconda proposta dal Consiglio federale “non sarebbe una chiusura salvo eccezioni, ma il contrario”. Ad ogni modo, “questa misura radicale non dovrebbe risultare necessaria per più di qualche settimana”. Difficilmente praticabile la prima alternativa, ovvero valutare le chiusure in funzione della quota di cifra d’affari realizzata sulla vendita di generi alimentari.

‘Piste sci, regole uguali per tutti’
Occhi puntati anche sulle stazioni sciistiche: il Consiglio di Stato preferisce, se del caso, direttive per l’intera Svizzera. “Per quanto concerne i comprensori sciistici, siamo dell’avviso che eventuali nuove regole e decisioni debbano essere unificate a livello federale a prescindere dall’evoluzione epidemiologica nelle singole regioni – scrive il governo ticinese –. Eventuali differenze nelle condizioni di esercizio potrebbero infatti generare spostamenti eccessivi di praticanti dello sci tra i diversi Cantoni e inopportune concentrazioni di appassionati in alcuni comprensori. Semmai, secondo il principio di proporzionalità, occorrerebbe innanzitutto limitare l’afflusso alle piste, favorendo gli abbonati stagionali, i domiciliati nel Cantone e gli ospiti che pernottano nella regione”. D’altronde, ricorda il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’, «se bisogna limitare gli spostamenti per contrastare la diffusione del virus, non avrebbe alcun senso chiudere le stazioni invernali in un cantone e lasciarle aperte in un altro, magari quelle di un cantone limitrofo, facilmente raggiungibile».

La scorsa settimana Gobbi e il segretario generale del Dipartimento Luca Filippini, presidente del Gruppo di lavoro ‘Grandi manifestazioni’ hanno incontrato i responsabili delle stazioni sciistiche ticinesi. Una riunione, spiegava il governo, “per fare il punto della situazione sull’implementazione dei piani di protezione voluti dal Consiglio federale e vincolanti all’ottenimento dell’autorizzazione all’apertura accordata dal gruppo di lavoro ‘Grandi manifestazioni’”. Diverse stazioni a sud delle Alpi hanno intanto già aperto sabato 12. «Lo hanno fatto nel rispetto dell’ordinanza federale del 4 dicembre che prevede un regime transitorio e sono tra quelle che ci hanno trasmesso entro venerdì scorso la richiesta e i relativi piani di protezione per l’ottenimento dell’autorizzazione cantonale – spiega Filippini –. Già il giorno prima dell’apertura sono stati eseguiti controlli per la verifica della messa in atto delle misure di protezione in questa fase transitoria. Stiamo evadendo le varie richieste. Le stazioni autorizzate dovranno chiaramente impegnarsi ad applicare il piano di protezione. Se non dovesse essere il caso, l’autorizzazione potrebbe essere revocata. Ci saranno controlli». Le stazioni sciistiche restano però pronte ad accogliere i clienti: «Il nostro personale sta preparando tutte le piste», dice Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti turistici di Bosco Gurin. «Se poi dovremo chiudere lo faremo con la consapevolezza che riceveremo degli aiuti. L’importante è riuscire a coprire i costi fissi». La stazione ha aperto il weekend scorso in forma ridotta e accoglierà un massimo di mille avventori al giorno. Apertura ‘light’ pure per Airolo: «Lo scorso weekend ha permesso ai nostri dipendenti di familiarizzarsi con altre mansioni» afferma il direttore Mauro Pini, che indica un possibile tetto massimo di mille persone e la riservazione dell’orario della cabina per gestire gli arrivi nelle prossime settimane.

Dal Ticino a Berna tre richieste sul Covid

Dal Ticino a Berna tre richieste sul Covid

Da www.ticinonews.ch

Il Consiglio di Stato si è espresso sugli scenari proposti dal Consiglio federale. Gobbi: “Sì al meccanismo, ma non basta”
È partita oggi la risposta del Consiglio di Stato ticinese agli scenari proposti da Berna per contenere i contagi. Il meccanismo proposto, ovvero un sistema graduale di pacchetti da introdurre a seconda della gravità della situazione, convince il Governo, ma alcuni aspetti vanno chiariti. Inoltre, i cinque ministri hanno formulato tre rivendicazioni: dichiarare lo stato di situazione straordinaria, porre delle limitazioni sul trasporto pubblico e introdurre un sistema di controllo alle frontiere. Rivendicazioni che sono state spiegate nel dettaglio dal presidente del Governo Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino.

Le misure cantonali: proroga o inasprimento?
In attesa delle decisioni del Consiglio federale, restano in vigore le misure cantonali fino al 23 dicembre. Misure che potrebbero essere rinnovate o inasprite. “Il Consiglio di Stato si riserva di decidere nei prossimi giorni sulle misure da introdurre gradualmente, come fatto finora” precisa Gobbi. “In questi giorni vedremo l’effetto delle misure decise la scorsa settimana”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/dal-ticino-a-berna-tre-richieste-sul-covid-FB3571052

Il Governo risponde alla consultazione sulla revisione della Legge federale sulla circolazione stradale

Il Governo risponde alla consultazione sulla revisione della Legge federale sulla circolazione stradale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha inviato al Consiglio federale la risposta alla consultazione riguardante la revisione parziale della Legge federale sulla circolazione stradale (LCStr). Oltre a prevedere modifiche per favorire la promozione delle tecnologie ecologiche, per adattare la legislazione sulla guida autonoma e sull’uso delle e-bike, la revisione introduce novità nell’ambito degli articoli che riguardano il programma di sicurezza stradale “Via sicura”, dando seguito alle richieste formulate dal Parlamento federale.

Il Governo ticinese ha sostanzialmente accolto positivamente le novità legislative proposte dal Consiglio federale attraverso la revisione parziale della Legge federale sulla circolazione stradale. Sul programma di sicurezza stradale “Via sicura”, voluto nel 2012 per ridurre gli incidenti stradali e potenziare la sicurezza stradale, il Consiglio di Stato si è espresso favorevolmente ai principali cambiamenti finalizzati a rendere più eque le misure in materia di guida spericolata. Tra questi il maggiore potere discrezionale dato alle autorità esecutive e ai tribunali. I giudici in tal modo possono tener maggiormente conto delle circostanze del caso concreto e stabilire la sanzione più idonea, in linea con la giurisprudenza del Tribunale federale. Viene così eliminato l’automatismo attraverso il quale oggi per un eccesso di velocità che porta alla soglia della “pirateria stradale” sussiste il reato stesso. La revisione prevede che bisognerà esaminare caso per caso. Viene inoltre eliminata la pena detentiva minima di un anno: per tali casi il giudice potrà infliggere anche solo una pena pecuniaria analogamente a quanto previsto per il reato di messa in pericolo della vita altrui. Viene invece mantenuto il limite superiore della pena di quattro anni e con esso il carattere di crimine attribuito alla guida spericolata. 

Tra le misure previste per questo reato vi è poi quella – di carattere amministrativo che va a sommarsi a quella penale – riguardante il numero minimo di mesi di revoca della licenza di condurre, oggi fissato a 24. Il Consiglio federale propone di scendere a 6 mesi. Nella sua risposta il Consiglio di Stato, pur ritenendo che 24 mesi sono eccessivi, ha valutato che il passaggio ai 6 mesi significherebbe sminuire la portata del reato, nonché correre il rischio di un ridimensionamento “a cascata” delle altre infrazioni minori. In questo senso – analogamente ad altri Cantoni – il Governo propone quindi come misura minima per i “pirati della strada” 12 mesi. A mente del Consiglio di Stato tale scelta tiene conto delle finalità del progetto di sicurezza stradale “Via sicura” e nello stesso tempo attenua una misura considerata eccessivamente dura.

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

 

Articolo pubblicato nell’edizione dl mercoledì 16 dicembre 2020 del Corriere del Ticino

La proposta è stata rilanciata in un’iniziativa parlamentare generica e interpartitica che propone una riorganizzazione basata sul sistema neocastellano.
Norman Gobbi non esclude la possibilità di lasciare più autonomia alle grandi città.

In Ticino si torna a parlare di polizia unica. Su questo annoso tema si sono nuovamente chinati i deputati Raoul Ghisletta (PS), Massimiliano Ay (PC), Giorgio Galusero (PLR), Michele Guerra (Lega), Claudio Isabella (PPD) e Tamara Merlo (Più Donne), i quali hanno inoltrato un’iniziativa parlamentare generica che propone «una migliore organizzazione della polizia in Ticino». Nell’atto parlamentare, sottoscritto anche da diversi altri colleghi deputati, gli iniziativisti propongono di basarsi sul modello neocastaellano, caratterizzato da una polizia cantonale, da organi cantonali e regionali per orientare l’attività della polizia cantonale (consiglio cantonale di pilotaggio della sicurezza pubblica e consigli regionali di sicurezza pubblica) e agenti di sicurezza comunali non armati con compiti locali specifici. In estrema sintesi, l’iniziativa chiede «di accettare questi tre principi cardine, che consentiranno di varare una riforma volta a raggiungere maggiore razionalità nell’organizzazione della polizia in Ticino».

Lunghe discussioni
Quello della polizia unica è un tema discusso da tempo. Sono infatti passati oltre cinque anni da quando, spiazzando il Parlamento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e costruito insieme ai corpi comunali e regionali».
Ma a che punto siamo su questo dossier ora? Lo abbiamo chiesto direttamente a Norman Gobbi: «Il gruppo di lavoro ‘‘Polizia ticinese’’ deve valutare diversi nuovi scenari, tra i quali inseriremo naturalmente anche questa nuova iniziativa parlamentare. Già in passato il Gran Consiglio aveva corretto le proposte del Governo. E quando fu proposta ed implementata la regionalizzazione della Polizia si è creato un problema: una maggiore frammentazione delle forze di Polizia presenti sul terreno. Nel frattempo sono stati adottati alcuni correttivi. Dopo alcuni anni di applicazione della Legge sulla collaborazione di Polizia qualche problema esiste, riconosciuto a più livelli istituzionali e di polizia. Ad esempio, diversi Comuni hanno espresso le loro perplessità, in particolare sulla possibilità di gestire in autonomia piccoli corpi di polizia. In questo senso, la figura di assistente di polizia risponderebbe a quei compiti di controllo e sicurezza locale cui molti Municipi anelano e potrebbe essere una variante da approfondire». Per Gobbi un altro possibile scenario da approfondire riguarda la revisione della struttura attuale, con tanti piccoli corpi frammentati e pochi corpi cittadini più solidi. «Il Cantone potrebbe occuparsi di tutte le attività al di fuori dei più importanti centri urbani del Ticino. Nelle zone prettamente urbane le polizie comunali dovrebbero implementare maggiormente l’attività di prossimità, già più volte dichiarata come fondamentale dalle stesse, a scapito degli interventi di urgenza e doppioni con la Gendarmeria». Ancora Gobbi: «I centri hanno delle dinamiche differenti rispetto alle zone periferiche. È anche vero che alcune città hanno pure la cosiddetta collina, come succede a Lugano. Però, appunto, nei centri urbani si dovrebbe ragionare sempre di più su un servizio di prossimità sulle 24 ore, in particolare in settori sensibili come le stazioni e i luoghi di assembramento». A livello di tempistiche il gruppo di lavoro non si è ancora espresso. «Finalmente abbiamo tutti i nomi dei rappresentanti comunali, purtroppo ci abbiamo messo un po’ a trovarli», ha aggiunto Gobbi. «Ora dunque si potrà approfondire meglio alcuni scenari indicati dal legislativo». Come ha rilevato il sindacato VPOD, una spinta al progetto della Polizia unica sarebbe arrivata grazie anche alla pandemia e all’instaurazione dello Stato maggiore di Polizia integrato nello SMCC. «Lo Stato maggiore di Polizia ha funzionato bene, soprattutto dal punto di vista dell’ottimizzazione delle risorse e nella definizione degli obiettivi », ha concluso Gobbi. «In un periodo in cui le risorse finanziarie saranno maggiormente scarse è giusto pensare a un sistema più efficiente ed efficace. La riorganizzazione dovrà tenere conto della qualità del servizio, ma con una riduzione generale dei costi del Cantone e dei Comuni. È una sfida alla quale dobbiamo rispondere».

Incontro conviviale tra il Consiglio di Stato e il Municipio di Mendrisio.

Incontro conviviale tra il Consiglio di Stato e il Municipio di Mendrisio.

Da www.mendrisio.ch

Oggi, a palazzo comunale, il Municipio di Mendrisio ha accolto il Consiglio di Stato del Cantone Ticino.
Giunti a Mendrisio in occasione della sessione del Gran Consiglio al Centro manifestazioni mercato coperto, i membri del Governo ticinese sono stati invitati dall’Esecutivo cittadino a una riunione conviviale.
L’incontro è stato molto apprezzato dalle parti che hanno così potuto discutere – brevemente ma efficacemente – alcuni temi di carattere generale, quali la situazione dettata dalla pandemia con le conseguenti ripercussioni economiche e territoriali, riferite in special modo alla nostra regione.

“I Patriziati sono un ponte tra le nostre radici e il futuro”

“I Patriziati sono un ponte tra le nostre radici e il futuro”

Istituito un nuovo servizio all’interno della Sezione degli enti locali

Novità all’interno della Sezione degli enti locali (SEL) del Dipartimento delle istituzioni. Infatti è stato deciso di instituire il settore Patriziati, un nuovo servizio operativo dal settembre scorso. “Si è trattato di un ulteriore riconoscimento dell’importanza dei Patriziati come istituzione vicina ai cittadini e che opera nella gestione e nella valorizzazione del territorio”, afferma di Consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi. “I 200 enti patriziali dovranno affrontare numerose sfide nei prossimi anni. Da qui la necessità di essere – come Amministrazione cantonale – ancora più a loro disposizione per sostenerli e incoraggiarli. Anche perché riteniamo essenziale il loro apporto soprattutto in quelle realtà territoriali in cui vi è stata un’aggregazione comunale. Il Patriziato deve mantenere le proprie caratteristiche (che sono tradizionalmente quelle della cura del territorio e della salvaguardia delle nostre radici), ma anche poter sviluppare nuove competenze, come la promozione economica nelle regioni periferiche e rafforzare lo spirito comunitario, in modo particolare, come detto, nei comuni aggregati”.

Ma di che cosa si occupa il nuovo servizio? “In primo luogo sottolineo che il nuovo servizio non comporterà spese supplementari per il Cantone. Il tutto rientra in una nuova strutturazione della SEL. Per tornare alla domanda: oltre a quanto già ricordato – precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – questo servizio si occupa di evadere le istanze per l’ottenimento dei sussidi finanziari stanziati dal Fondo di aiuto patriziale e dal Fondo per la gestione del territorio. Nel corso del 2019 sono aumentati notevolmente (47 nuove istanze, a fronte delle 17 dell’anno precedente); questo elemento testimonia il dinamismo che caratterizza diversi enti patriziali. Questi due fondi ammontano complessivamente nel 2020 a un milione di franchi, di cui 350mila a carico dei Patriziati stessi. Inoltre, il neo settore offre consulenza e garantisce la vigilanza su tutti i Patriziati, nonché coordina e supporta i Patriziati nel caso in cui non possano gestire dal profilo amministrativo i propri enti. In questo caso il Consiglio di Stato attribuisce al locale Municipio il mandato di occuparsi dell’amministrazione del Patriziato (nel 2019 e nel 2020 si sono verificati due casi di gerenza). I Patriziati –  conclude il Presidente del Governo – restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione.

“Sarebbe stata meglio la situazione straordinaria”

“Sarebbe stata meglio la situazione straordinaria”

Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/sarebbe-stata-meglio-la-situazione-straordinaria-EX3550978
Norman Gobbi si esprime sulle decisioni odierne del Consiglio federale, ribadendo la necessità di maggior unità d’azione tra Cantoni e di criteri diversi per i Cantoni “virtuosi”

In serata il Consiglio di Stato ticinese, dopo aver espresso la propria contrarietà in settimana alle misure decise da Berna, ha implementato le decisioni odierne del Consiglio federale, criticando però il metodo col quale vengono decisi i cantoni “virtuosi” rispetto a quelli con un’evoluzione difficile della situazione pandemica. Sotto tiro in particolare il criterio dell’incidenza, che secondo il Governo penalizza i Cantoni che fanno più test. Teleticino ha intervistato in proposito il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che ha ribadito la posizione auspicando più centralizzazione e cercando di tracciare i possibili scenari futuri. Perché, si sa, il Consiglio federale potrebbe decidere nuove misure già il 18 dicembre.

Qual è la reazione di un cantone che in prima istanza si era espresso negativamente? 
“Non eravamo i soli ad esserci espressi negativamente, ma anche diversi cantoni che avevano adottato misure restrittive. Ricordo come le nostre misure siano ancora più restrittive rispetto a quelle federali visto che abbiamo confermato il limite di 5 persone per gli assembramenti. Questa è una situazione ibrida, abbiamo i cantoni che predispongono misure e poi la confederazione entra con ulteriori decisioni: sarebbe stato meglio, come avevamo chiesto settimane fa, dichiarare lo stato di situazione straordinaria, centralizzando le decisioni alla Confederazione e garantendo quell’unità d’azione che al momento manca. Inoltre, in vista delle chiusure domenicali, decise dalla Confederazione, il mio appello alla popolazione è di prendersi il tempo di fare gli acquisti senza paura, senza timore e anche senza accalcarsi”.

Ha parlato di chiusure, i Cantoni che hanno preso provvedimenti seri nelle scorse settimane, tipo il semi-confinamento, ridono. Noi invece no. Si può dire che non abbiamo fatto i compiti?
“Anche le nostre misure sono serie, ma diciamo che i Cantoni che hanno preso misure ancora più serie hanno potuto gestire una curva molto più pericolosa della nostra. Ginevra è stato il peggior territorio su scala europea per numero di contagi rispetto alla popolazione, cosa che il Canton Ticino non ha raggiunto. Nelle ultime settimane però purtroppo la nostra curva è rimasta stabile e la flessione non è più così importante. Quindi vogliamo veramente correggerla attraverso misure che abbiamo comunicato lunedì e attraverso le misure applicate oggi dal Governo. Che sono ancora misure intermedie, visto che si sono già annunciate possibili, ulteriori misure venerdì prossimo”.

Riguardo alle chiusure, voi nel comunicato dite che il metro di valutazione non è adeguato. Su quale aspetto si può muovere la critica?
“Riguardo al parametro R siamo attorno all’1. Per l’altro parametro, che è il numero di contagi su 100’000 abitanti, è controproducente, perché se tutti migliorano si resta sotto la media comunque. Questa situazione rischia di metterci in difficoltà e di vanificare le politiche dei tamponi: se penso ai nostri vicini nel canton Grigioni che stanno conducendo una campagna di test a tappeto, il rischio è che non potranno più riaprire perché avranno molti casi positivi rispetto alla popolazione”.

Vi siete pronunciati più volte sulla questione dei mezzi pubblici. Berna farà qualcosa nel breve termine?
“Purtroppo, abbiamo dovuto constatare di nuovo come questo tema non sia stato toccato, nonostante la popolazione, gli allievi e gli utenti dei mezzi pubblici ce la segnalino, quindi si tratta di un tema importante. Da un lato il problema si risolverà in maniera naturale con le vacanze di Natale, vista la riduzione degli spostamenti. In quel periodo sarà importante che il numero di contagi possa ridursi, visto il periodo particolare dell’anno”.

Martedì avevate invitato a fare più tamponi. In questo momento però fare tanti tamponi rischia di essere un autogoal?
“No, perché fare tanti tamponi significa depistare i casi positivi. Però proprio con i parametri emanati dal Consiglio federale i cantoni che fanno una politica di test attiva rischiano di essere penalizzati. Questo a noi non interessa, ci interessa più proteggere la salute pubblica depistando i casi positivi e questo è essenziale nel contenimento del virus”.

Stazioni sciistiche: avete confermato l’apertura con piani di protezione adeguati. Però chiudendo tutto il rischio è che le persone si riversino sulle piste da sci. Come gestire questa situazione?
“Ci siamo incontrati proprio questa settimana con i gestori degli impianti di salita invitandoli a essere prudenti. Qui l’importante sarà davvero, come in tutte le altre misure, il nostro comportamento. Sarà questo a influenzare l’evoluzione del virus”.

Ha citato possibili nuove misure per settimana prossima da parte del Consiglio federale. Avete avuto qualche sentore? È possibile si parli di un semi-confinamento?
“Attendiamo la consultazione che sarà lanciata tra lunedì e martedì da parte del Dipartimento federale di Berset. Leggeremo a quel punto le proposte. È evidente che quello è uno dei possibili scenari, però ce ne potrebbero essere anche degli altri. Questo è un periodo particolare dell’anno in cui la gente si muove meno ma allo stesso tempo ha più voglia di vedere i propri cari: bisogna gestire questi diversi bisogni in una situazione di straordinarietà sanitaria”.

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Da www.rsi.ch/news
“Ticino fin qui sempre più severo”
Gobbi: “Il Consiglio federale poteva decretare la situazione straordinaria” – Gysin: “Troppi cantoni non hanno fatto i compiti”

“Le misure fino ad ora introdotte in Ticino sono sempre state più restrittive rispetto alle disposizioni federali e a quelle della maggioranza dei Cantoni”, dice il presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, che ha dubbi sulle modalità formali adottate dal Consiglio federale: “Una delle misure che in questa situazione avrebbe permesso al Consiglio Federale di dirigere meglio era, per esempio, decretare lo stato di situazione straordinaria, passando quindi a un livello successivo. Questo avrebbe permesso di agire direttamente, non in questa forma ibrida che evidentemente crea discussioni come abbiamo visto”.

Occorre ora “fare un passo indietro e ricordarsi perché siamo arrivati a questo punto”, afferma invece la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin. Perché troppi cantoni non hanno fatto i loro compiti. Non hanno preso le misure che sarebbero state necessarie visto l’evolversi della pandemia. Troppi cantoni, nonostante gli appelli anche del Consiglio Federale nelle ultime settimane sono rimasti a guardare, hanno deciso di non decidere e quindi il Consiglio Federale, ora io dico finalmente, si è mosso”.

“La preoccupazione più grande della maggioranza del Parlamento”, afferma ancora Gysin, riferendosi a partiti borghesi vicini agli ambienti economici, sembra quella di evitare a tutti i costi un secondo lockdown, quindi siamo adesso in questo mezzo lockdown che nessuno capisce bene che cos’è in realtà, che cambia ogni paio di giorni, mentre la massima priorità dovrebbe essere quella di proteggere la salute della popolazione e dare sostegno all’economia, alla cultura e al mondo sociale (…) Pochissimi ammettono che siamo uno degli Stati che a livello europeo sono messi peggio”.

Secondo Marcus Caduff, consigliere di Stato grigionese, a questo punto “sarebbe stato più coerente chiudere i ristoranti e indennizzarli”. “Noi abbiamo preso misure più rigorose una settimana fa, ma per le imprese rimane un’incertezza elevata”.

“La decisione positiva di oggi è che i ristoranti possono tenere aperta la domenica ma rimangono ancora troppe domande sulle date e i numeri. Anche per quanto riguarda il coordinamento con gli altri cantoni io in questo momento ho più domande che risposte”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-fin-qui-sempre-più-severo-13673560.html

 

Gobbi: «Una situazione che disorienta il cittadino»

Gobbi: «Una situazione che disorienta il cittadino»

Da www.cdt.ch

La reazione del presidente del Consiglio di Stato alle decisioni prese dal Consiglio federale

Per una reazione sul fronte ticinese, abbiamo contattato il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. «Abbiamo preso atto delle decisioni del Consiglio federale. Purtroppo abbiamo però dovuto constatare come, nonostante i Cantoni abbiano risposto presente, adottando ognuno le proprie misure – e ricordo che il Ticino ha sempre imposto misure più restrittive rispetto a quelle nazionali o di altre regioni -, la Confederazione abbia comunque deciso di passare sopra ai Cantoni stessi, imponendo nuovi provvedimenti validi per tutto il territorio. A nulla sono valse le criticità espresse, in fase di consultazione, dai Cantoni stessi, criticità su forma e sostanza delle misure proposte. Misure che in buona parte combaciano con quelle adottate in Ticino, salvo quelle che portano a ulteriormente limitare gli orari di chiusura degli esercizi pubblici e a impedire l’apertura di varie attività la domenica. Questo è un aspetto disorientante, per la popolazione: da una parte si impongono decisioni all’insieme del Paese, dall’altra non si decreta lo stato di situazione straordinaria, che permetterebbe a questo punto di avere una condotta molto più chiara rispetto a una situazione ibrida come quella di oggi, con la Confederazione che ordina dei provvedimenti, con i Cantoni che ne ordinano altri. Non dobbiamo dimenticare che al centro di tutto c’è il cittadino e che noi possiamo predisporre tutte le misure che vogliamo, ma nella lotta al virus centrale è proprio il comportamento individuale».