Frontiere, Norman Gobbi deluso

Frontiere, Norman Gobbi deluso

Da www.rsi.ch/news

Il presidente del Governo ticinese commenta la decisione della Confederazione di non testare i frontalieri: “Non si propongono soluzioni”

I frontalieri non possono essere testati e di controlli non se ne è parlato. Lo ha fatto sapere il Consiglio federale nella conferenza di oggi, mercoledì. Una via non percorribile che ha un po’ lasciato l’amaro in bocca a Norman Gobbi: “Sono deluso: da un lato si riconosce il problema, ma dall’altro non si propongono soluzioni. Martedì è stata riscontrata la variante brasiliana nella provincia di Varese e sappiamo che la mobilità transfrontaliera è un elemento che contribuisce alla diffusione del virus. La preoccupazione resta”.

Il presidente del Governo cantonale ha poi commentato le nuove misure in vigore dall’8 febbraio, sottolineando di nuovo l’importanza di rilevare i focolai: “È importante poter raccogliere i dati e notificare l’arrivo da zone a rischio per poi fare il tracciamento. I casi stanno diminuendo sia a livello nazionale, sia ticinese, quindi individuare subito i focolai è fondamentale per circoscriverli”.

Il consigliere di Stato leghista appare infine scettico sui test di massa all’interno dell’amministrazione cantonale: “Valuteremo se sarà opportuno farli, abbiamo molti lavoratori in telelavoro. Sarebbe forse poco opportuno movimentarli per test di massa. Da un lato serve a depistare situazioni di asintomatici, ma una criticità è l’affidabilità dei risultati con le varianti, che è del 50%. Quindi è un po’ come fare testa o croce”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontiere-Norman-Gobbi-deluso-13783537.html

 

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi una delegazione della Cellula sanitaria cantonale, nell’ambito dello scambio continuo di informazioni sulla situazione epidemiologica in Ticino e sull’efficacia delle misure che puntano a contenere la diffusione del coronavirus in Ticino.

Il Governo ha preso atto con piacere del calo del numero di nuovi contagi e della riduzione della pressione sul sistema ospedaliero. Queste tendenze positive sono il risultato delle misure adottate prima del periodo festivo, ma soprattutto del comportamento esemplare della popolazione ticinese, che ha dimostrato un elevato rispetto delle regole e delle raccomandazioni di comportamento emanate dalle autorità.

Il Consiglio di Stato e la Cellula sanitaria hanno inoltre definito una serie di incontri regolari con l’obiettivo di prevedere l’evoluzione della pandemia nei prossimi mesi. L’attuale contesto è contrassegnato dalle incertezze legate alla diffusione sul nostro territorio della cosiddetta «variante inglese», che suscita preoccupazione a causa della sua accresciuta contagiosità. Occorrerà inoltre monitorare attentamente gli effetti della campagna di vaccinazione, che – nonostante il numero molto limitato di dosi a disposizione – ha già coinvolto quasi 17 mila persone nelle fasce più a rischio della popolazione ticinese.

Il Governo informa, inoltre, che il divieto delle attività sportive con contatto fisico e quelle svolte in spazi chiusi di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni nel distretto di Mendrisio (RG nr. 191 del 17 gennaio 2021) scadrà il 31 gennaio 2021 e non verrà prolungato. L’indagine ambientale sulla scuola media di Morbio Inferiore è ora conclusa. Non si rendono quindi più necessarie misure precauzionali specifiche.

«Lo spoglio potrebbe essere più lento»

«Lo spoglio potrebbe essere più lento»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

È quanto ha comunicato il presidente del Governo Norman Gobbi rispondendo a un’interpellanza.
Per limitare il numero di persone al lavoro vista l’emergenza coronavirus la procedura potrebbe subire dei ritardi.

Aggiunta di spazi per garantire il mantenimento della distanza, ma anche uno spoglio delle schede più lento, vista la necessità di limitare il numero di persone al lavoro. Ecco come il Consiglio di Stato si sta preparando alle prossime elezioni comunali, in agenda il prossimo 18 aprile. Come ha riferito il presidente del Governo Norman Gobbi rispondendo in aula a un’interpellanza di Tamara Merlo (Più Donne), «con la pandemia è verosimile che aumenterà la quota dei voti per corrispondenza». Questo comporterà un numero inferiore di elettori che si recheranno di persona al seggio. Ai Comuni – ha quindi chiarito Gobbi – spetterà però sorvegliare il mantenimento della distanza di sicurezza. Inoltre, è stato spiegato, «dovrà essere garantito un numero sufficiente di persone per far fronte a eventuali quarantene dei membri degli uffici elettorali o dei funzionari comunali». Ma non è tutto, perché «a dipendenza della situazione pandemica» lo spoglio potrebbe essere più lento rispetto a quello a cui siamo abituati, con i risultati degli Esecutivi comunicati già nella giornata di domenica. «Questo per la necessità di limitare il numero di persone impiegate». Preoccupa – ha ammesso Gobbi – anche la partecipazione degli elettori: «Stiamo valutando quali attività comunicative possiamo fare per stimolare l’attenzione dei cittadini su un momento istituzionalmente importante come il rinnovo delle cariche comunali».

Rispondendo all’altra parte dell’interrogazione, che chiedeva al Governo di predisporre una piattaforma su cui trovare le informazioni necessarie per gli elettori e l’invio a tutti i fuochi dei volantini delle varie liste, Gobbi ha spiegato che né l’una né l’altra cosa sono al vaglio del Governo. «Il Cantone e i Comuni si occupano delle comunicazioni verso i cittadini per le elezioni comunali, mentre non è compito delle autorità partecipare o sostenere la campagna elettorale dei candidati», è stato evidenziato. Inoltre, «le informazioni su liste e candidati figurano nel materiale di voto, mentre la propaganda elettorale è compito dei partecipanti alle elezioni». «Siamo consapevoli della particolarità della situazione – ha aggiunto Gobbi – e per permettere ai gruppi politici e ai Comuni di organizzarsi è stata fissata la data del voto con anticipo». Tuttavia, ha concluso, «rimane compito dei candidati impostare la campagna elettorale, anche tenendo conto del contesto».

“Se continua così chiederemo allentamenti”

“Se continua così chiederemo allentamenti”

Da www.ticinonews.ch
Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il passo del montanaro sta funzionando”
 
Il Canton Ticino, si parla di quasi un anno fa, fu tra i primi a chiudere. Perché a sud delle Alpi il virus aveva colpito più duro, molto più duro. Oggi, invece, i bollettini quotidiani del Covid-19 sembrano premiare il nostro Cantone, che sta registrando meno casi, meno ricoveri e meno decessi. Numeri che anche in Consiglio di Stato sono presi in considerazione pensando alle prossime mosse. A confermarlo è il presidente del Consiglio di Stato ai microfoni di Teleticino. Norman Gobbi, ricordando che “bisogna guardare in avanti facendo attenzione”, ha spiegato come in governo si sia già messo sul tavolo il discorso: “Abbiamo discusso per capire, se questi dati rimarranno bassi anche nelle prossime settimane, se non chiedere alla Confederazione comunque degli allentamenti”.
 
“C’è un’evoluzione regionale che è differenziata”, spiega Gobbi. “Il Canton Ticino è sempre stato tra i cantoni, nella prima fase, maggiormente colpiti. In questa fase ci stiamo comportando meglio. Chi veniva premiato come Ginevra, oggi ha un tasso di riproduzione di 1,07, noi abbiamo 0,7. Significa che si sta lavorando bene e il passo del montanaro sta funzionando”. Per questo il Ticino continuerà a leggere con attenzione i bollettini: “Se l’evoluzione dovesse essere positiva e le mutazioni non dovessero avere quell’impatto che ci si poteva attendere, evidentemente degli alleggerimenti sulle misure possono essere pensabili”.
 
Controlli alla frontiera: “Non si può più aspettare!”

Controlli alla frontiera: “Non si può più aspettare!”

La Germania e mezza Europa vogliono chiudere. E noi?

 “Mentre c’è già chi parla della necessità di un passaporto delle vaccinazioni, Berna nicchia (eufemismo) sulla proposta che abbiamo inviato come Consiglio di Stato di eseguire maggiori controlli alla frontiera per preservare l’efficacia delle misure di restrizione alla libertà chieste alle cittadine e ai cittadini in questo lungo inverno. Quasi che avessimo domandato di erigere un muro…”. Si esprime così il presidente del Governo Norman Gobbi, amareggiato per la posizione della Confederazione. “Direi la “non posizione” di Berna – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Come Ticino abbiamo chiesto di chiudere i valichi minori, mantenendo la possibilità di alcune finestre temporali d’apertura in fasce orarie ben definite per le lavoratrici e lavoratori frontalieri del settore sanitario. Oltre a ciò, anche un maggior controllo su chi entra da valichi principali, dando la disponibilità della Polizia cantonale di andare in appoggio delle guardie di confine per questi controlli”.

Su questo fronte però dal Consiglio federale non giungono novità positive. “E dire che mezza Europa si sta muovendo in questo senso, trascinata dalla cancelliera Angela Merkel, che già da alcuni giorni insiste affinché si conceda agli Stati di controllare le frontiere. E come la Merkel la pensano così anche la Francia di Macron, l’Austria, l’Olanda e il Belgio. A conferma che il controllo alle frontiere è oggettivamente un deterrente ed è considerata una misura necessaria per lottare contro la diffusione del virus e delle sue varianti. Spero proprio che ci si decida a questo passo”.

“La mobilità transfrontaliera al confine sud della Svizzera è molto elevata – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. E ogni ticinese si è reso conto che sul nostro territorio non ci sono solo i lavoratori frontalieri che son qui a lavorare. Al sabato e alla domenica, così come in altri giorni della settimana, si constata la presenza di italiani che vengono per fare passeggiate in montagna, ma anche lungo le rive dei nostri laghi. Sono movimenti che non potrebbero fare all’interno dei confini italiani. Non si vede perché debbano approfittare della vicinanza con la Svizzera per aggirare i divieti imposti dai vari decreti italiani”. Insomma: si tratta di un senso di responsabilità più generale che dovrebbe essere rispettato da tutti. Ai nostri anziani, ai nostri giovani e a tutta la popolazione chiediamo grandi sacrifici. Le misure introdotte danno risultati positivi. Ecco: cerchiamo di essere coerenti e prudenti anche attraverso un miglior controllo delle frontiere”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

 

Chi guida non beve: sensibilizzazione a tutto campo  

Chi guida non beve: sensibilizzazione a tutto campo  

Comunicato stampa

Sono oltre 600 le persone sensibilizzate e circa 130 i controlli effettuati dalla Polizia cantonale allo scopo di mettere in guardia sui gravi rischi in cui può incorrere chi guida dopo aver sorbito sostanze alcoliche. Un dispositivo che, tra l’inizio di dicembre e la metà di gennaio, ha impegnato numerose pattuglie nell’ambito del progetto “Strade Sicure”.  

“GUIDO IO? GUIDI TU?”: era questo il titolo della campagna di sensibilizzazione promossa dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto “Strade Sicure” patrocinato dal Dipartimento delle istituzioni. Obiettivo: prevenire i rischi legati all’abuso di alcol alla guida con una particolare attenzione al periodo delle festività.

Il dispositivo ha impegnato per un mese e mezzo (tra l’inizio di dicembre e la metà del mese di gennaio) numerose pattuglie della Polizia cantonale chiamate a rendere attenti gli automobilisti sulla necessità di non bere quando si guida. Dati alla mano, nel contesto di circa 130 controlli effettuati su tutta la rete viaria cantonale, sono state oltre 600 le persone sensibilizzate. Gli agenti impiegati nel servizio hanno in particolare provveduto a distribuire del materiale informativo con allegato un gadget: un portachiavi con una moneta da usare per sorteggiare chi si sarebbe assunto il ruolo di “safe-driver” impegnandosi a non consumare alcolici.

Con questa iniziativa si è voluto ancora una volta ribadire come una scelta responsabile possa fare la differenza per il conducente e per gli altri utenti della strada. L’alcol al volante resta infatti uno dei maggiori problemi in ambito di circolazione stradale. E a tal riferimento, le statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) parlano chiaro: nel 2019 si sono verificati in Svizzera 3’870 incidenti la cui causa principale è attribuibile all’alcol. Di questi, circa 2’400 si sono conclusi con dei danni materiali, mentre in oltre 1’400 casi vi sono state delle conseguenze per le persone con esiti che vanno dal ferimento lieve al decesso.

Numeri importanti che rafforzano il messaggio preventivo: chi guida non beve.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Comunicato stampa

Il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato informano che mercoledì 20 gennaio 2021, presso la Sala del Gran Consiglio a Bellinzona, si è tenuta la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte del neoeletto Giudice del Tribunale di appello avv. Siro Quadri, della neoeletta Procuratrice pubblica del Ministero pubblico avv. Francesca Nicora e dei neo-designati Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Vallemaggia avv. Gabriele Fossati e avv. Leopoldo Franscini.

Davanti al Presidente del Gran Consiglio Daniele Caverzasio, l’avv. Siro Quadri e l’avv. Francesca Nicora hanno dichiarato fedeltà alla Costituzioni e alle Leggi ed entreranno in carica quali Magistrati rispettivamente presso il Tribunale di appello e il Ministero pubblico.
L’elezione del già Pretore del Distretto di Vallemaggia avv. Siro Quadri quale nuovo Giudice presso il Tribunale penale cantonale e la necessità di una sua celere entrata in funzione ha richiesto l’intervento del Consiglio di Stato, giusta l’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, in modo da garantire il funzionamento e l’operatività della Pretura del Distretto di Vallemaggia e quindi della Pretura penale, in attesa dell’elezione da parte del Parlamento del futuro Pretore.
In quest’ottica, l’avv. Gabriele Fossati, Segretario assessore presso la Pretura del Distretto di Blenio, e l’avv. Leopoldo Franscini, Pretore aggiunto presso la Pretura della Giurisdizione di Locarno Campagna, assumeranno temporaneamente la carica di Pretore supplente del Distretto di Vallemaggia nella misura del 50% ciascuno, suddividendo le rispettive incombenze a livello del diritto civile e del diritto penale.
La dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi è stata fatta dai due neo Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Vallemaggia davanti al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Dipartimento delle istituzioni: nuove regole per l’accesso agli sportelli

Dipartimento delle istituzioni: nuove regole per l’accesso agli sportelli

Comunicato stampa 

Il Dipartimento delle istituzioni, tenuto conto della situazione epidemiologica particolare e della necessità di garantire una migliore lotta alla diffusione del virus nonché una maggiore tutela della salute pubblica, informa che a partire da mercoledì 20 gennaio 2021 tutti gli sportelli accessibili all’utenza che fanno riferimento al DI continueranno a essere aperti, ma solo su appuntamento. La misura resterà in vigore almeno sino al 5 febbraio 2021.  

In particolare, analogamente a quanto già predisposto per gli sportelli della Sezione della circolazione di Camorino, l’apertura su appuntamento riguarda gli uffici dei registri, l’ufficio del registro fondiario federale, l’ufficio del registro di commercio, l’autorità di prima istanza LAFE, gli uffici di esecuzione, gli uffici dei fallimenti e l’ufficio dell’incasso e delle pene alternative. I servizi online già in essere sono garantiti (estratti in generale, documenti giustificativi, ecc.) come pure le pratiche evase per posta (istanze, richieste, ecc). Non sarà possibile la consegna di documenti brevi manu, senza appuntamento.  
Pure gli sportelli dell’Ufficio dello stato civile della Sezione della popolazione sono accessibili unicamente su appuntamento. Si rammenta anche in questo caso la possibilità di evadere le procedure tramite i servizi online. Le informazioni all’utente saranno fornite esclusivamente via e-mail, tramite il servizio di posta tradizionale oppure telefonicamente.    

Violenza da brivido, giovani molto tesi

Violenza da brivido, giovani molto tesi

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 gennaio 2021 de La Regione

Tre interventi al giorno della polizia solo la punta dell’iceberg.
Le strategie del Cantone.

Terapia obbligatoria e bracciale ai violenti
Ogni due settimane una donna viene uccisa in Svizzera tra le mura domestiche. Cifre allarmanti che purtroppo non rendono giustizia alla reale piaga della violenza domestica: la polizia interviene in Ticino in media ben tre volte al giorno. Gli agenti, nel 2019, hanno allontanato dal contesto familiare ben 183 uomini. In qualche raro caso ad alzare le mani sono le donne, ma di regola a subire botte, insulti, umiliazioni, minacce, violenze sessuali sono madri, mogli, compagne, sorelle. La violenza coniugale uccide più del tabacco e della strada. “Sono cifre elevate, eppure stiamo parlando solo della punta dell’iceberg di una violenza davvero molto più diffusa, a emergere attraverso i dati di polizia sono di regola circa un terzo dei casi effettivi”, spiega Chiara Orelli Vassere. Da poco meno di un anno è la coordinatrice istituzionale per la violenza domestica al Dipartimento delle istituzioni e sta lavorando a un piano di azione cantonale.

L’obiettivo è individuare un ventaglio di misure per prevenire, sensibilizzare e contrastare questa piaga sociale a più livelli, attraverso un lavoro collettivo, creando una rete coesa e funzionale che sappia dare risposte tempestive e adeguate. La prima fase di mappatura quantitativa e qualitativa della problematica è quasi terminata. C’è insomma una prima fotografia per definire reali bisogni ed effettive necessità di intervento. Molto è stato fatto, non si parte certo da zero, molto si deve ancora fare.

Più formazione per individuare le vittime
Emergono diverse piste, poi andranno fatte delle scelte: “La formazione specifica, ad esempio, è importante. Soprattutto i punti di primo contatto con le vittime, decisivi per l’individuazione del maltrattamento e la sua successiva sanzione (ad esempio in ambito sanitario, ma anche giudiziario) devono saper riconoscere i segnali di una violenza che non di rado è anche, o esclusivamente, psicologica; occorrerà verificare l’adeguatezza di protocolli di presa a carico, pensare a figure formate e di riferimento per la tematica all’interno delle strutture. Ne stiamo discutendo con un gruppo di esperti in cui ci sono rappresentati anche i medici di famiglia e dell’Ente ospedaliero cantonale e della composita realtà della giustizia”, precisa Orelli.

Più giovani sotto stress
Altro punto, le statistiche. “Sarà utile avere dati condivisi tra i vari attori, affiancando ai dati oggi disponibili quelli deducibili dall’importante lavoro svolto ad esempio dai consultori familiari, da Telefono amico, dal 147 di Pro Juventute, da ulteriori fonti”. “Anche i giovani saranno al centro della nostra attenzione”, aggiunge Orelli. Proprio i giovani, durante questa seconda ondata pandemica stanno mostrando una maggiore insofferenza. “Registriamo un aumento dei casi di conflittualità in famiglia che coinvolgono i giovani, sia tra genitori e figli, sia nelle giovani coppie, dove emergono situazioni di sopraffazione e prevaricazione. Gli osservatori territoriali segnalano con una certa frequenza situazioni di controllo ossessivo, ad esempio del cellulare e degli spostamenti del partner, che rischiano di degenerare ed esplodere in violenze. Per contrastare questa tendenza sarebbero opportune ad esempio azioni di sensibilizzazione a scuola su modelli di relazione senza violenza. Una sorta di contronarrazione da proporre a contrasto di modelli relazionali violenti spesso veicolati da vettori culturali diffusi tra i giovanissimi”.
Il focus ovviamente sarà anche sulle vittime, se la presa a carico in urgenza è spesso efficace, per Orelli, andrebbe rafforzato un percorso che continui nel tempo, una volta superata la prima fase emergenziale.

Il nuovo piano entro l’autunno
Insomma davvero tanta carne al fuoco. Un piano articolato sta prendendo corpo, un passo dovuto per attuare la Convenzione di Istanbul (dal 2018 Svizzera è in vigore la Convenzione del Consiglio d’Europa su prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne e violenza domestica). Gli obiettivi sono quattro: prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, avere politiche coordinate. “Per l’autunno contiamo di presentare al Governo un piano cantonale con misure concrete, sostenibili, condivise e in sintonia sul piano nazionale”, stima Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia.

Purtroppo si sa che violenza chiama violenza. I danni sono esponenziali. Quanti minori assistono impotenti e rischiano di assorbire una cultura della violenza che li segnerà per la vita, trasformandoli, magari, in adulti che menano le mani. Gli effetti a cascata sono enormi. Infatti Confederazione e Cantoni sono corsi ai ripari con una serie di interventi.

Sul piano federale si profila ad esempio una misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Scatterà dal 1° gennaio 2022. “Si valuteranno con i partner della rete, in primis l’Autorità che dovrà prendere le decisioni, i criteri sia per una sorveglianza attiva con la possibilità di intervento immediato in caso di urgenza, sia passiva, con verifiche posticipate, del rispetto delle interdizioni imposte, ritenuto che l’applicazione della sorveglianza elettronica va adeguatamente preparata sia con la vittime che con l’autore”, spiega Siva Steiner, responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che dal 2011 assicura sostegno e consulenza in materia di violenza domestica e dal 2014 gestisce camere d’emergenza per chi, dopo aver agito con violenza, viene allontanato dal proprio domicilio dalla polizia.

Le novità in ambito giuridico non sono finite. Da luglio scorso, grazie a nuove disposizioni del Codice penale svizzero la decisione sulla prosecuzione del procedimento non dipende più esclusivamente dalla volontà della vittima, come era in precedenza. Altra importante novità. Sempre da luglio scorso, il procuratore pubblico può ordinare – sospendendo il procedimento per 6 mesi – la partecipazione dell’imputato (in caso di lesioni semplici, minacce) a un programma di prevenzione alla violenza. “Fino ad ora dal Ministero pubblico non abbiamo ancora ricevuto nessun mandato, tenuto conto che va prevista una procedura che prende del tempo dall’apertura del procedimento”, precisa Steiner. Il suo servizio è pronto e ben rodato: nel 2019, ha preso contatto con 106 persone segnalate dalla polizia; dopo il primo colloquio ne ha seguite 91. “L’obbligo è un buon strumento per garantire un contatto con la persona sotto procedimento. La sfida è trasformare questa costrizione in opportunità per riconoscere e possibilmente modificare comportamenti violenti”. Sei mesi non sono certo tanti per cambiare atteggiamenti radicati magari da decenni.

C’è chi ce la fa e chi ci ricasca
“Sono però sufficienti per porre le basi di un cambiamento, proponendo sostegni e strumenti per rinunciare alla violenza”. Concretamente vengono proposti quattro programmi, di cui uno con un approccio cognitivo comportamentale: “Sono 12 incontri di gruppo, a frequenza quindicinale, spalmati su sei mesi, dove si discute di violenza domestica da vari punti di vista, dalle sue cause alle sue conseguenze, affrontando dinamiche, aspetti sociali e culturali, aiutando le persone a gestire le emozioni, la rabbia. Alla fine del percorso è prevista una valutazione per il Ministero pubblico. Vediamo situazioni davvero molto diverse e usiamo strategie differenziate in collaborazione con altri partner. Chi riconosce di avere un problema e vuole cambiare può seguire ad esempio un percorso terapeutico con uno specialista esterno. Altri necessitano aiuti specializzati per risolvere situazioni di dipendenza o problematiche sociali”. L’esperto non vuole parlare di profili, ma di fattori di rischio personali (tendenza all’impulsività, disturbi psichici, dipendenze … ) e/o ambientali (problemi economici, relazionali, familiari, sociali…) che inducono le persone a scegliere la violenza come risposta ai conflitti in famiglia. La sfida è motivare le persone a cambiare, trovando nuovi strumenti. Ma quanto sono efficaci questi approcci, si evitano le recidive? Steiner precisa che non ci sono statistiche in Ticino. Per alcuni il sostegno funziona e mostrano via via comportamenti differenti, altri invece vengono risegnalati dalla polizia al suo servizio: “Soprattutto in momenti di crisi, vecchi schemi di comportamento possono riapparire”, conclude Steiner.