«Rendiamoci conto che non siamo protetti da nessuna parte»

«Rendiamoci conto che non siamo protetti da nessuna parte»

Da www.tio.ch
Il Consiglio di Stato ha deciso di richiamare alla responsabilità i gestori dei locali e gli organizzatori di eventi.
«Meglio rispettare le distanze sociali, indossare la mascherina quando non è possibile e applicare le accresciute norme igieniche» avverte Norman Gobbi.

Il 19 giugno il Consiglio federale ha revocato la situazione straordinaria. Ciò implica che la gestione di un nuovo aumento dei casi di coronavirus rientra nella responsabilità dei Cantoni a cui spetta adottare provvedimenti adeguati.
Come si sta organizzando il Ticino? «L’esperienza accumulata ci permette di dire che un elemento di rischio sono gli assembramenti» spiega da noi raggiunto al telefono Norman Gobbi. Un’esperienza confermata da quello che sta accadendo in altri cantoni, dove il coronavirus continua a imperversare nei locali notturni. «Si tende purtroppo ad abbassare le barriere e il virus si propaga» aggiunge il consigliere di Stato.
Ecco perché il Governo, che si è riunito oggi, ha deciso di «richiamare alla responsabilità i gestori dei locali e gli organizzatori di eventi» affinché «adeguino i loro piani di protezione». Il canton Zurigo ha annunciato oggi nuove misure: gli avventori dovranno presentare un documento d’identità all’ingresso e il numero di telefono, verificato. «Lo hanno deciso perché le misure previste nel piano di protezione non venivano applicate con diligenza – aggiunge il presidente del Consiglio di Stato -. Quindi hanno scelto di concentrarsi sul contact tracing».
Gobbi si dice pure soddisfatto per la decisione di Berna di introdurre l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici. «Gli spostamenti aumentano e con essi le persone che si muovono. Se non fosse stata presa una decisione a livello federale, ci saremmo mossi come Cantone».
Il Consiglio federale ha pure inserito l’obbligo di quarantena per i viaggiatori che provengono da determinate regioni. L’Ufficio federale di sanità pubblica stilerà un elenco delle nazioni più a rischio che verrà costantemente aggiornato e i cittadini saranno tenuti a notificare la loro entrata all’autorità cantonale. «Dobbiamo attendere la lista e le disposizioni da Berna – continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni -. Ma con le frontiere aperte risulta un po’ difficile controllare tutti».
In conclusione, il presidente del Consiglio di Stato si rivolge alla popolazione: «Dobbiamo renderci conto che né qui né quando si va in giro né all’estero si è protetti. Meglio essere prudenti e rispettare le distanze sociali, indossare la mascherina quando non è possibile e applicare le accresciute norme igieniche». Senza dimenticare di scaricare l’app SwissCovid.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 luglio 2020 del Corriere del Ticino

È l’ora delle mascherine, perlomeno sui mezzi pubblici
Di fronte al costante aumento dei casi di contagio (ieri 137), il Consiglio federale è tornato a introdurre provvedimenti restrittivi
In Ticino si pensa a un’estensione dell’obbligo in altri contesti sociali
Imposta la quarantena a chi rientra da Paesi considerati «pericolosi»

Le mascherine. Era in fondo solo una questione di tempo. La raccomandazione si è trasformata ora in un obbligo – in vigore da lunedì prossimo -, perlomeno sui mezzi pubblici. Perché proprio ora? Be’, intanto perché i numeri su scala nazionale hanno ripreso a salire (ieri 137 nuovi casi registrati, più del doppio rispetto al giorno precedente). «C’è in atto un cambiamento di tendenza, e bisogna stare attenti», ha infatti sottolineato Alain Berset. D’altronde era ipotizzabile – non è neppure una questione di senno del poi – che gli allentamenti avrebbero lasciato spazio a un aumento dei casi di contagio, a nuovi rischi insomma. E ci sono contesti e attività che presentano più rischi. Un esempio? O meglio, l’esempio? Appunto i mezzi pubblici. «Dal momento che le frontiere sono state riaperte e gli spostamenti sono diventati più frequenti – ha sottolineato il ministro della Sanità -, è stato necessario introdurre l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici, una decisione presa a fronte dell’aumento dei casi e per evitare una seconda ondata». Una decisione che è stata salutata favorevolmente dagli operatori del settore. Lo stesso Vincent Ducrot, CEO di FFS: «Visto l’aumento dei casi, è nostro dovere prendere misure per contenere la diffusione della pandemia».

Una questione di equilibri
Dopo una fase crescente di allentamenti, siamo insomma tornati a un tempo in cui, a farla da padrone, sono le nuove misure restrittive. La lotta al coronavirus è una questione di equilibri, come abbiamo capito. Lo stesso vale nell’ambito della ripartizione delle competenze, tra Confederazione e Cantoni. La mascherina è un affare nazionale, più che regionale. «Vogliamo evitare incoerenze tra regioni», ha spiegato Berset. E la sensazione è che la decisione del Consiglio federale in questo senso abbia anticipato le riflessioni dei singoli Cantoni. Cantoni che reagiscono differentemente su altri temi, come quello relativo ai locali notturni. Ieri il Canton Zurigo ha annunciato nuove misure, secondo le quali gli avventori dei club dovranno presentare all’ingresso un documento d’identità e il proprio numero di telefono, verificato. Il tutto, per favorire il tracciamento dei casi. Berset ha anche sottolineato: «Il vantaggio della situazione attuale è che l’epidemia è sotto controllo, per cui possiamo intervenire in modo mirato caso per caso, sui singoli focolai». E ha citato proprio i club. È il momento in cui il virus si gestisce nel dettaglio.

Le parole di Norman Gobbi
Sui temi di giornata, da noi sollecitato, si è espresso anche Norman Gobbi. Ieri il Consiglio di Stato ticinese, nella sua seduta, avrebbe comunque dovuto affrontare questo tema. «Sapevamo che il Consiglio federale avrebbe deciso oggi, in merito. Abbiamo ricevuto un’informazione dal Dipartimento degli Interni in questo senso già in mattinata. A quel punto ci siamo confrontati con i nostri esperti, a cominciare dal medico cantonale, per discutere della possibile estensione della misura ad altre situazioni, penso alla ristorazione e ai commerci. I dati a livello federale infatti non sono tranquillizzanti. E se in Ticino non abbiamo nuovi casi, è perché le misure erano state ben più restrittive rispetto a quelle prese nel resto del Paese. L’attenzione insomma, benché alta, va comunque richiamata». Il presidente del Consiglio di Stato ha insomma fatto capire che potrebbero esserci evoluzioni. E sui club notturni? «Rappresentano una delle situazioni potenzialmente più pericolose per la diffusione del virus. Lo stesso vale per gli assembramenti all’aperto. I giovani, non avendo grosse conseguenze di carattere sanitario, si sentono più protetti, benché non immuni e benché ampi diffusori, come dimostrato dalla cronaca del weekend scorso. Se necessario, vedremo come muoverci».

A casa per dieci giorni
Tra le motivazioni citate da Berset, in merito all’introduzione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine sui mezzi pubblici, anche il fatto che i Paesi che ci circondano hanno, rispetto a noi, restrizioni più strette in materia. Con la riapertura delle frontiere e la voglia di vacanze – per qualcuno anche all’estero -, è d’altronde aumentata la mobilità tra un Paese e l’altro. Una sorta di uniformizzazione, anche in questo senso, secondo il ragionamento di Berset. La frontiera riaperta offre il fianco insomma a nuovi ragionamenti e ad alcune contromosse. Ecco allora che dal 6 luglio prossimo, chi entra in Svizzera in provenienza da determinate regioni dovrà mettersi in quarantena per dieci giorni. Da quali regioni? L’Ufficio federale della sanità pubblica terrà un elenco costantemente aggiornato di Paesi considerati «a rischio». Domani l’elenco iniziale – in particolare al momento preoccupano i Balcani, con la stessa Comunità serba presente in Ticino che consiglia di posticipare o annullare viaggi in Serbia – Le persone interessate, come si legge nel comunicato del Consiglio federale, verranno informate in modo mirato sull’aereo, sull’autobus e alle frontiere e saranno tenute a notificare la loro entrata all’autorità cantonale competente.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 2 luglio 2020 de Il Quotidiano

Le reazioni di Bellinzona

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13189053 

 

La necessità non più necessaria

La necessità non più necessaria

Da www.rsi.ch/news
Terminato ieri il regime speciale iniziato l’11 marzo
Gobbi: “Ticino Cantone apripista, con seconda ondata riattivazione non automatica”

“Credo che questa esperienza abbia dimostrato ancora una volta come il Canton Ticino sia sempre un laboratorio di carattere socio-economico, in cui dei fenomeni – in questo caso di carattere sanitario – ci toccano prima rispetto ad altre regioni del Paese”. Parola del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, nel giorno in cui termina ufficialmente lo Stato di necessità proclamato lo scorso 11 marzo dal Cantone, il primo a farlo in Svizzera.
Per 112 giorni il Governo – affiancato dallo Stato maggiore di condotta – ha dovuto garantire i mezzi, i servizi, la protezione e l’assistenza dei cittadini. Tutto il potere legislativo è infatti stato trasferito dal Gran Consiglio al Consiglio di Stato, che ha legiferato per il tramite di ordinanze. Un diritto di ricorso era comunque previsto, al quale però non è riconosciuto nessun effetto sospensivo. Il controllo, insomma, vien fatto solo a posteriori.

In vista di un’eventuale seconda ondata, la riattivazione dello Stato di necessità non sarà però automatica: “Si procederà con le misure a tappe – prosegue Gobbi – come nella prima ondata, se però la situazione dovesse peggiorare richiameremo in servizio il nostro Stato maggiore, così come i militi della protezione civile e dell’esercito” conclude il presidente del Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-necessit%C3%A0-non-pi%C3%B9-necessaria-13185453.html

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 de La Regione

I primi dati del 2020. Ora il pp può obbligare l’autore a seguire un piano di prevenzione.
In Ticino nel primo semestre di quest’anno su un totale di 159 persone prese a carico dal Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, ben 61 sono state bersaglio di violenza domestica.
Lo ha indicato ieri la Delegata cantonale per l’aiuto alle vittime Cristiana Finzi, intervenendo all’incontro con la stampa indetto dai dipartimenti Istituzioni e Sanità e socialità alla vigilia dell’entrata in vigore della disposizione del Codice penale svizzero che permette al procuratore pubblico di ordinare – sospendendo il procedimento per sei mesi – la partecipazione dell’imputato/a presunto/a autore/trice di violenza a un programma di prevenzione. La sospensione del procedimento non sarà però ammessa per tutti i reati, di certo non per quelli particolarmente gravi. Sarà ammessa in caso di lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minaccia e coazione, stando alla norma. Le vittime, la stragrande maggioranza donne, che si rivolgono al Servizio, «non desiderano separarsi, chiedono che la violenza commessa nei loro confronti da parte del marito o del compagno cessi», ha spiegato Finzi.

Finora la partecipazione al programma di prevenzione era facoltativa: per avviare un trattamento terapeutico serviva il consenso dell’autore o dell’autrice di violenza. Da oggi, 1° luglio, questa partecipazione diventa obbligatoria se disposta dal magistrato (su base volontaria sarà comunque sempre possibile). Continuerà a occuparsene l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa diretto dallo scorso dicembre da Siva Steiner, ufficio del Dipartimento istituzioni che segue i detenuti in generale nel loro percorso di reinserimento nella società e che da alcuni anni è impegnato anche nella presa a carico degli autori di violenza domestica, offrendo loro un primo tetto se allontanati da casa e una prima consulenza. Sarà dunque l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa a elaborare i programmi di prevenzione ai quali il procuratore pubblico ha ordinato la partecipazione, programmi terapeutici che passano anzitutto, ha evidenziato il Dipartimento, dal “riconoscimento”, da parte dell’autore, “dei comportamenti violenti”.

Aiuto a chi subisce: il Dss alla ricerca di ‘una figura per il coordinamento operativo’ La nuova norma penale è un ulteriore tassello nel contrasto a un fenomeno, quello della violenza domestica, che non accenna a diminuire, anche se durante il lockdown causa pandemia non c’è stata la temuta impennata di casi, o perlomeno di segnalazioni pervenute alla Polizia. Polizia che nel 2019 ha eseguito nel cantone 1’099 interventi per violenza perpetrata tra le mura di casa. «Una media di tre interventi al giorno», ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Centottantatré, ha aggiunto, «gli allontanamenti di autori dal contesto familiare, di cui settantadue d’ufficio (il provvedimento viene deciso dall’ufficiale di polizia, ndr)». Questi i dati riguardanti i casi segnalati e che pertanto descrivono solo parzialmente una piaga «che coinvolge l’intera collettività», ha osservato Gobbi. La violenza, poi, non è solo fisica: è anche psicologica, verbale ed economica, ha ricordato il capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Raffaele De Rosa. Per rendere ancor più efficace «il supporto» a chi in Ticino subisce violenza, il Dss, ha annunciato il suo direttore, pubblicherà a breve un bando di concorso «per l’assunzione di una figura che assicurerà il coordinamento operativo a sostegno delle vittime». Una persona, ha detto a sua volta Finzi, che «promuoverà azioni e progetti per migliorare ulteriormente la presa a carico» e che «collaborerà» con Chiara Orelli Vassere, attiva da inizio aprile 2020 in seno alla Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) in veste di coordinatrice istituzionale a livello cantonale del dossier concernente la violenza domestica. Nel frattempo, ha fatto sapere ieri il Dss, è stato portato “da ventuno a trentacinque il numero dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio per le vittime di reati presso le Case per le donne”.

D’intesa con la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, Orelli Vassere è chiamata ad allestire un piano d’azione cantonale, con «strategie e misure concrete per affrontare proattivamente la violenza domestica nelle sue varie manifestazioni, facendo anche tesoro delle esperienze sin qui fatte», ha affermato Orelli Vassere. Un piano che traduca «le quattro ‘p’», i quattro ambiti d’intervento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: «Prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, politiche coordinate».

Sul piano federale si profila all’orizzonte un’altra misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Una misura che scatterà però solo con il 1° gennaio 2022. Motivo? Il Consiglio federale ha voluto dare ad alcuni Cantoni un lasso di tempo congruo per implementare correttamente lo strumento.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Più protezione per le vittime della violenza domestica

Entrano oggi in vigore diverse novità legislative per combattere il fenomeno.
Le autorità cantonali hanno presentato il loro «rinnovato impegno» per contrastarlo.
Nei primi sei mesi dell’anno registrati 61 casi, con una diminuzione durante il lockdown.

Durante il periodo di quarantena la questione della violenza domestica ha fatto molto preoccupare gli specialisti. E oggi, mentre la società sta pian piano tornando alla «nuova normalità», le autorità cantonali hanno voluto dare un nuovo slancio alla lotta contro il fenomeno. Uno slancio che parte anche dalle importanti novità legislative a livello federale che entrano in vigore proprio oggi. Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e quello della sanità e socialità (DSS) hanno quindi presentato ieri a Bellinzona il loro «rinnovato impegno nel contrasto alla violenza domestica».

Sul piano federale
Tra le novità legislative più importanti è prevista una modifica del codice penale tramite la quale è previsto che la decisione sulla prosecuzione o meno del procedimento non dipenderà più esclusivamente dalla volontà della vittima. Il procuratore pubblico dovrà tenere in considerazione, oltre alla dichiarazione della vittima, anche altre circostanze, come la recidiva dell’autore della violenza. «La vittima – ha rimarcato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – potrebbe subire delle pressioni per ritirare la denuncia, oppure potrebbe ingiustamente sentirsi in colpa». Inoltre, sempre per quanto concerne il codice penale, è stata introdotta la facoltà per l’autorità di obbligare l’imputato presunto autore della violenza a seguire un programma di sei mesi di prevenzione alla violenza durante la sospensione del procedimento penale. Un programma che in passato era invece facoltativo oppure proposto dopo la sentenza.

Per quanto riguarda invece il codice civile, è prevista una modifica con la quale verrà rafforzato lo scambio di informazioni tra pretore, Autorità regionali di protezione, Polizia e altre autorità al fine di migliorare la protezione delle vittime. A questo proposito, Gobbi ha evidenziato che la mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato è spesso «una delle barriere principali alla lotta contro questi fenomeni».

In Ticino
Detto delle novità a livello federale, sul piano cantonale è poi stato ricordato che dal primo aprile ha preso avvio l’attività della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica nella figura di Chiara Orelli Vassere. Sempre a livello cantonale è inoltre stato riattivato il Gruppo permanente di accompagnamento in tema di violenza domestica. Infine hanno anche preso avvio i lavori per l’allestimento del Piano d’azione cantonale attraverso il quale – ha spiegato la stessa Orelli Vassere che si sta occupando del dossier – «si vogliono proporre strategie e misure concrete per affrontare il fenomeno in maniera proattiva e coesa». Infine, per quanto riguarda l’attività del DSS, il direttore Raffaele De Rosa ha spiegato che è stato previsto l’aumento dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio da 21 a 35 giorni per le vittime di reati presso le Case per le donne. Inoltre, De Rosa ha annunciato che per il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati nei prossimi giorni sarà lanciato un concorso per l’assunzione di una nuova figura che coordinerà il sostegno delle vittime. Il direttore del DSS, durante il suo intervento ha poi voluto sottolineare l’importanza di sviluppare «un concetto della vittima il più ampio possibile, perché ad esempio anche i figli che vivono in un contesto violento soffrono molto questa situazione».

Le cifre
Durante l’incontro sono anche state presentate le ultime cifre riguardanti il fenomeno. Nel 2019, ad esempio, la Polizia ha effettuato in Ticino 1.099 interventi per violenza domestica, con una media di tre interventi al giorno. In questo lasso di tempo gli allontanamenti dal contesto familiare degli autori di violenze effettuati dalla Polizia sono stati 183. Per quanto riguarda invece l’attività del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS, da gennaio a giugno di quest’anno le vittime che si sono rivolte a questo servizio sono state 159, 61 delle quali proprio per violenza domestica. Durante il completo «lockdown» ticinese è stata registrata una diminuzione dei casi segnalati: si è passati da 15 casi durante febbraio a 3 nel mese di marzo, per poi risalire a 12 ad aprile. Inoltre, sempre nel primo semestre di quest’anno, le donne che hanno soggiornato in case protette sono state 15 (12 i bambini). Anche in questo caso, come segnalato dalla delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi, «durante la pandemia non è stato registrato un aumento di donne o bambini presenti in queste strutture». Infine, il consultorio Alissa e il consultorio delle donne, hanno fornito rispettivamente 31 e 209 consulenze. Va infine detto, come rimarcato sia da Gobbi che da De Rosa, che questo fenomeno «è spesso difficile da individuare» e quindi queste cifre non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà del fenomeno, che spesso nasconde un «lato sommerso» molto importante.

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Da www.rsi.ch/news

Contro la violenza domestica

Presentato dai dipartimenti Istituzioni e Sanità il piano d’azione cantonale e le principali misure di contrasto

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contro-la-violenza-domestica-13184760.html

Modifiche al codice penale civile e militare, impiego della sorveglianza elettronica, procedimenti che potranno proseguire anche d’ufficio e obbligo di seguire un programma di prevenzione sulla violenza. Queste alcune delle principali novità nel contrasto alla violenza domestica che sono state presentate martedì dai consiglieri di Stato Norman Gobbi (DI) e Raffaele De Rosa (DSS). Sono pure stati illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore domani, mercoledì 1° luglio, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare. Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema. 

Proprio questa rete è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni. La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime, sono state alcune delle fattispecie evocate dai due consiglieri di Stato.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 30 giugno 2020 de Il Quotidiano

Violenza domestica, numeri e misure

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13185942

Insieme contro la violenza domestica

Insieme contro la violenza domestica

Conferenza stampa

I Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, e Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, hanno presentano questa mattina – assieme ad alcuni loro collaboratori – le principali novità nel contrasto alla violenza domestica attuate dai due Dipartimenti. Nel corso dell’incontro sono stati in particolare illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore dal 1° luglio 2020, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS. Sotto la lente anche l’avvio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, coordinato dalla Divisione giustizia.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria vissuta dalla popolazione ticinese, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare.
Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione, e in particolare alle persone toccate o potenzialmente toccate dalla violenza domestica, la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema.  
Proprio questa rete – e attraverso essa il lavoro comune contro un fenomeno grave e diffuso – è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni e di iniziative concrete.
La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema (Chiara Orelli Vassere), in funzione da aprile 2020, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime sono stati gli aspetti approfonditi nell’incontro di questa mattina.
Dopo i due Consiglieri di Stato sono intervenuti Cristiana Finzi, delegata per l’aiuto alle vittime di reato, Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale per il tema violenza domestica, e Siva Steiner, capoufficio dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa.
Un’attenzione particolare è stata data ai Programmi per autori di violenza domestica la cui frequentazione potrà essere resa obbligatoria nell’ambito della procedura di sospensione del procedimento penale (art. 55a Codice Penale, modifica in vigore dal 1 luglio 2020) e ad alcune misure di ulteriore sostegno alle vittime di violenza domestica attuate dal DSS.
Sono stati infine delineati gli obiettivi, i temi e la strutturazione del Piano di azione cantonale, che dovrà riassumere e indicare le linee direttrici, gli obiettivi e le misure dell’impegno globale delle istituzioni e dei numerosi organismi della società civile che operano in Ticino per contrastare la violenza domestica.  

Troppi stranieri espulsi? Le cifre dicono altro

Troppi stranieri espulsi? Le cifre dicono altro

 
 
Punto informazioni 2020 – uno sportello mobile per la Polizia cantonale

Punto informazioni 2020 – uno sportello mobile per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Come ogni estate, sole e caldo sono sinonimo anche di un aumento della frequentazione dei luoghi di villeggiatura e delle valli ticinesi. L’incremento dell’attività di polizia di prossimità è quindi fondamentale nell’ottica della prevenzione di reati, incidenti o di infortuni dovuti alle attività sportive e di svago. È in questo contesto che si inserisce il nuovo progetto della Polizia cantonale “Punto informazioni 2020” promosso come fase pilota nel Locarnese e fondato anche sulle esperienze fatte nei servizi speciali di pattuglia effettuati durante il periodo dell’emergenza sanitaria. In concreto è stato attivato uno sportello mobile della Polizia cantonale che, spostandosi di volta in volta nella regione, fungerà da punto di informazioni, allo scopo di fornire gli usuali servizi e consulenze di polizia, favorire un contatto attivo con la popolazione e con i turisti. Il furgone, adibito appunto a sportello mobile, è attrezzato per la ricezione di denunce e provvisto di diverso materiale di prevenzione. Ad esso si aggiungono due e-bike, che permetteranno agli agenti di pattugliare zone discoste e non raggiungibili sulle quattro ruote, favorendo inoltre il contatto diretto con la popolazione. Al termine della fase pilota, il “Punto di informazioni 2020” sarà promosso e impiegato in altre regioni del Cantone Ticino. L’obiettivo è quello di garantire a tutti un’estate all’insegna della sicurezza.

Per i prossimi tre giorni lo sportello mobile stazionerà nelle seguenti località:

27.06.2020

  • Vira Gambarogno – Piazzale Comunale (10.00-12.00)
  • Gerra Gambarogno – Bivio per Vairano (13.30-15.00)
  • Piazzogna – Parcheggi scuole (15.45-17.00)

28.06.2020

  • Vergeletto – Paese (10.00-12.00)
  • Russo – Paese (13.30-15.00)
  • Verscio – Piazza (15.45-17.00)

29.06.2020

  • Tenero – Zona Campeggio Campofelice (10.00-12.00)
  • Minusio – Parcheggio Mappo (13.30-15.00)
  • Gordola – Posteggio ex Posta (15.45-17.00). 

 

La nuova stagione di Camathias sarà al 100% ticinese

La nuova stagione di Camathias sarà al 100% ticinese

Da www.cdt.ch

Il pilota disputerà l’European Series GT4 con il team Centri Porsche Ticino assieme a Ivan Jacoma

Un particolare. Piccolo, sì. Ma significativo. Le prese d’aria della Porsche 718 Cayman GT4 hanno i colori del Ticino. Il rosso e il blu. Quando guardano la vettura, Joël Camathias e Ivan Jacoma sorridono. I due piloti rappresenteranno il nostro Cantone nella GT4 European Series, il campionato di riferimento della categoria. Un progetto al 100% ticinese, ribattezzato Team Centri Porsche Ticino. «È soprattutto una piattaforma» dice Camathias, 40 anni il prossimo febbraio ma ancora tanta, tantissima voglia di correre. E di vincere. «L’idea è nata verso la metà dell’anno passato. Un team di casa nostra impegnato a livello internazionale. È qualcosa di ambizioso. Conosco bene i circuiti nei quali gareggeremo, tranne Zandvoort fra l’altro rinnovato da poco. Bisognerà lottare con il coltello fra i denti. Penso e spero che la mia lunga esperienza possa aiutare».

Il «vecchio» non molla
Proprio così, lunga esperienza. A guardarlo, Joël è ancora un ragazzino. Ha la fortuna di quegli attori alla Ryan Gosling: non sembra invecchiare mai. «Eppure, sono alla mia ventisettesima stagione» prosegue Camathias. «Tanti miei amici, impegnati in altri sport, hanno smesso senza problemi raggiunta una certa età. Ma i motori sono diversi. Ti entrano nelle vene, è una cosa viscerale. Io, la voglia di correre, non riesco proprio a farmela passare. È la stessa di quando ho iniziato».
Assieme a Joël, dicevamo, da fine luglio a metà novembre ci sarà Ivan Jacoma. «Un ottimo pilota» garantisce Camathias, il professionista dei due. Il regime misto o, volendo usare la sigla corretta, Pro-Am è in vigore dal 2016 nella classe GT4. La SRO, società organizzatrice del campionato, permette ai team di schierare un pilota di mestiere e un altro, passateci l’espressione, per passione. Jacoma conosce bene la Cayman 718, essendo direttore del Centro Porsche Ticino. L’ha anche già guidata in gara. «Era un modello simile a questo» spiega. «Ne conosco i pregi. È una vettura ben bilanciata, un ottimo compromesso. Non è né troppo pesante né troppo leggera, sta a metà». Considerando il «balance of performance» applicato dagli organizzatori al fine di garantire una competizione il più possibile equa, la vettura «dovrebbe comportarsi bene su ogni circuito».
Al via ci saranno i marchi più importanti delle vetture sportive: Aston Martin, Audi, BMW, Chevrolet, Ford, McLaren, Mercedes, Toyota e Porsche, solo per citarne alcuni. Per ognuno dei sei appuntamenti in calendario sono previste due gare. Ancora Jacoma: «Ci saranno dodici marchi e una quarantina di auto. I distacchi di solito sono minimi, il livello è altissimo. Parlandone con Joël, abbiamo convenuto che la GT4 è il futuro delle corse. La GT3 è troppo costosa e, di fatto, possono permettersela solo i team ufficiali».

I protocolli da rispettare
Camathias e Jacoma correranno, va da sé, seguendo alla lettera i protocolli sanitari dei rispettivi Paesi. «In Italia, per le prime due tappe, dovremo sottostare ad un regolamento non molto distante da quello della Formula 1» fa notare Ivan. Ovvero, ci saranno solamente piloti, ingegneri, meccanici e inservienti della pista. «Per la gioia delle nostre amate non ci saranno le ombrelline» ribatte, sorridendo, Joël. «Difficilmente vedremo degli spettatori da qui al termine della stagione» racconta Jacoma. «Al momento, non possiamo neppure portare gli sponsor e non è consentito l’ingresso alla stampa. A tutti verrà misurata in entrata la temperatura, mentre l’utilizzo della mascherina sarà obbligatorio al di fuori della macchina». «Gli organizzatori hanno previsto anche dieci secondi extra, quando un pilota subentra all’altro in gara, per permettere la santificazione del posto guida» gli fa eco Camathias.

Il «made in Ticino» sta per accendere i motori. E potrà contare sull’affetto di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, intervenuto alla presentazione del progetto.

 

Il Consiglio di Stato nomina il gerente del Comune di Astano

Il Consiglio di Stato nomina il gerente del Comune di Astano

Comunicato stampa

Nella sua seduta settimanale il Consiglio di Stato ha nominato il Gerente del Comune di Astano, che entrerà in carica il 3 agosto 2020 e assumerà le competenze del Municipio. Il provvedimento decadrà con
l’eventuale elezione di nuovi membri dell’Esecutivo comunale in occasione delle elezioni del mese di aprile del 2021.

Il Consiglio di Stato, prendendo atto della mancata disponibilità di candidati ad assumere la carica di Municipale nel Comune malcantonese in occasione delle elezioni comunali poi annullate, ha deciso di nominare il signor Stefano Besomi quale Gerente dell’ente locale.
La carica degli attuali membri del Municipio di Astano (Sindaco e Municipali) terminerà il 3 agosto 2020 con l’entrata in funzione del Gerente. In questo senso il Governo ha incaricato la Sezione degli enti locali di seguire la procedura di avvicendamento.
Infine, il Consiglio di Stato evidenzia che si tratta di un provvedimento provvisorio, e il gerente rimarrà in carica fintantoché non dovesse essere eletto un nuovo Municipio in occasione delle elezioni comunali previste nel mese di aprile del 2021.
L’obiettivo principale rimane tuttavia quello che nell’ambito di un processo aggregativo il Comune di Astano possa finalmente confluire in un nuovo Comune entro la fine della prossima legislatura.
L’Assemblea comunale manterrà invece le sue prerogative.

Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto

Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto

Questa sera alle 19:05 su Teleticino Gianfranco De Santis e Norman Gobbi andranno sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
 
La meravigliosa Valle del Sole fa da cornice a questa puntata di “Treks Vacanze in Ticino”. L’accompagnatore di Gianfranco De Santis conosce molto bene la Valle di Blenio: la passeggiata si svolge infatti in compagnia del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Queste le tappe previste lungo il percorso, un giro ad anello della durata di circa un’ora, che parte da Corzoneso Alto, passa da Casserio e Cumiasca per ammirare Ur Murin da Curzönas, la Casa Rotonda e la Targa commemorativa Buzza.
 
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto