Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Comunicato stampa

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.

L’arrivo del 118 presso la CECAL è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale polizia comunale. Da inizio mese la CECAL risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri emanando le necessarie misure d’urgenza. Su specifica richiesta del Capo intervento del Corpo pompieri mobilitato, la CECAL supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la CECAL 3 operatori di centrale dedicati nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), dello Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.  

Nel corso dell’odierna conferenza stampa di presentazione, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza di unire sotto lo stesso tetto le centrali d’allarme e operative degli enti di primo intervento. Inoltre ha ricordato il grande sforzo che si sta mettendo in campo per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture, per accrescere il contrasto a ogni tipo di reato, garantendo la massima sicurezza sul nostro territorio. In questo senso il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno. Dal canto suo Christian Vitta, Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sottolineato come la CECAL sia a tutti gli effetti diventata il primo anello della catena del soccorso: è infatti da qui che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle Guardie di confine. Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica vieppiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi.  

Il Presidente della Federazione Pompieri Ticino (FPT), Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Centrale comune d’allarme). Un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio. Un coordinamento immediato, già dalla ricezione della richiesta di soccorso, con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Il progetto è adattato alle moderne esigenze e a un’efficace ed efficiente gestione decentralizzata degli eventi a catena su tutto il territorio cantonale suddiviso nelle cinque regioni. Il Presidente ha pure sottolineato che, dalla nuova CECAL, si attende: migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio. Tutto questo, ha terminato il Presidente, è stato e sarà possibile in futuro grazie all’ottima collaborazione con i gruppi di lavoro dei vari Dipartimenti e con la Polizia cantonale.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato che con l’attivazione della CECAL quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile, si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi. Ha inoltre auspicato che in quest’ambito, e con lo stesso obiettivo, vengano fatti ulteriori passi, in particolar modo il trasferimento, pure presso la CECAL, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze e della Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144.

“Valutiamo le mascherine nei luoghi pubblici”

“Valutiamo le mascherine nei luoghi pubblici”

Da www.ticinonews.ch
 
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi parla delle possibili nuove misure in programma e della collaborazione tra cantoni, visti anche i nuovi casi nel mondo del pallone
È di oggi la notizia che lo Zurigo nella sua prossima partita farà giocare l’Under-21, per consentire il regolare svolgimento del campionato nonostante la squadra sia in quarantena. Il virus è quindi sempre attivo. Al TG Estate i colleghi di Teleticino hanno chiesto al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi se siano o meno in progettazione ulteriori misure a livello cantonale, vista l’autorità che rivestono i cantoni dalla fine dello stato di “situazione straordinaria”.

Non esiste un coordinamento generale in modo da creare un fronte comune?
“In questo momento direi di no dal punto di vista politico”. ha risposto Gobbi, “a livello tecnico i vari medici cantonali si confrontano e si confrontano anche sulle misure da prendere. Per quanto riguarda il Canton Ticino a livello di calcio ci siamo confrontati con il medico cantonale che al momento non raccomanda di adottare ulteriori misure rispetto a quanto già previsto. Proprio perché non vediamo dei grossi focolai in questo momento e non sarebbe proporzionale mettere limitazione. Se dovesse emergere un problema dallo sport da contatto, si prenderebbero anche misure importanti, come avevamo fatto a suo tempo anche per l’hockey chiedendo di giocare a porte chiuse. In questo momento mi permetto di dire che è più problematico il post partita passato assieme davanti alla griglia o in discoteca”.

Restando in tema sport, il Chiasso domani andrà ad affrontare il Grasshopper, squadra zurighese che, nonostante la situazione dello Zurigo, non è stata posto in quarantena. Non si teme che al ritorno in Ticino si possano creare dei problemi?
“Qui sta anche alla responsabilità dei singoli club che devono comunque garantire la protezione dei propri giocatori, che sono anche lavoratori a contratto. Dall’altra parte c’è la prudenza a cui bisogna richiamare: la generalizzazione dei controlli potrebbe essere una misura? Beh, a questo punto, pensando alla protezione sul posto di lavoro e ai piani che ogni azienda deve avere, quindi anche un club sportivo, credo sia nell’interesse del club evitare una quarantena dei propri giocatori con il rischio di lasciare punti sul campo. Credo che alla fine, come il resto dei cittadini, anche i club sportivi debbano avere una buona dose di responsabilità nel rispetto della collettività”

Ma com’è la situazione in Ticino?
“Abbiamo visto come soprattutto i rientri sono un problema in questo momento. Rientri da zone di vacanza o da situazioni che possono comunque esporre le persone che si recano oltreconfine al virus. Bisogna continuare a monitorare la situazione, lo stiamo facendo in maniera molto critica ma dobbiamo anche qui prendere le misure adeguate, passo dopo passo, proprio per evitare un secondo lockdown, visto che come già detto più volte non sarebbe più sostenibile dal punto di vista umano, economico e sociale”.

Dobbiamo aspettarci misure particolari per i prossimi giorni?
“Per il momento non posso annunciare quanto decideremo nei prossimi giorni, posso pronunciarmi solo sul prolungamento delle misure già decise, ovvero di limitare il numero di frequentazioni dove ci sono consumazioni in piedi e le limitazioni sul numero dei contatti, visto che la decisione governativa aveva scadenza domenica”.

L’obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici sarà uno degli argomenti in agenda?
“È un elemento che stiamo valutando, ovviamente d’intesa con l’ufficio del Medico cantonale”

Patriziati: “Protagonisti dello sviluppo del Ticino”

Patriziati: “Protagonisti dello sviluppo del Ticino”

Con il Consigliere di Stato Norman Gobbi oggi parliamo di Patriziati. Lo facciamo alla luce della recente presentazione di un nuovo studio strategico su questi enti che hanno segnato e segnano le nostre tradizioni democratiche, che difendono le nostre radici e che sempre di più sono chiamati a contribuire allo sviluppo socio-economico del Ticino, soprattutto delle sue regioni periferiche. “Se pensiamo che i nostri Patriziati, assieme, sono proprietari di una porzione decisamente importante del territorio cantonale, allora ben si comprende come sia decisiva la loro funzione. Lo studio condotto dal Dipartimento che dirigo assieme all’Alleanza patriziale (ALPA) ha confermato questa centralità. È un’opportunità che non dobbiamo farci sfuggire. E in questo senso personalmente – ma con me anche il Consiglio di Stato – credo fermamente nelle potenzialità dei Patriziati”, afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi.

Per questo motivo la visione cantonale per il prossimo futuro vede il Patriziato “protagonista sul piano dello sviluppo economico, ambientale e culturale del Cantone È un’idea forte, che mette l’ente patriziale al centro dell’attenzione su più fronti. Quello economico, poiché gestendo e sviluppando le proprie attività i Patriziati possono fornire un prezioso contributo in diversi ambiti (ad esempio turistico, agro-forestale, artigianale, …), spesso in regioni discoste e a potenzialità ridotta. Forti della proprietà di una parte considerevole del territorio ticinese (da cui deriva anche una non indifferente responsabilità), i nostri Patriziati potranno inoltre giocare un ruolo di primo piano su un tema, quello ambientale, che acquisirà sempre maggior rilievo e significato, ritrovando così attrattività tra le nuove generazioni. Da ultimo, ma non per importanza, quali custodi delle radici, delle tradizioni e della storia, anche istituzionale, delle terre ticinesi, i patriziati avranno la possibilità di essere protagonisti anche a livello culturale e comunitario”, sottolinea Norman Gobbi.

È proprio il caso di dire che il lavoro per i Patriziati non mancherà! “Per assumere pienamente i compiti che la legge affida loro, essi devono raccogliere e vincere la sfida della modernità, adeguando le loro risorse e le loro attività ai nuovi contesti socio-economici. Molti Patriziati hanno già raccolto e fatta propria da tempo questa sfida, dimostrando anche interessanti doti progettuali. E per questo ringrazio tutti gli amministratori di questi Patriziati. Altri invece avranno bisogno di adattarsi, di “aggiustare il tiro” e di prendere nuovo slancio. La visione che abbiamo delineato è ambiziosa. Sono però convinto che i patrizi e le patrizie ticinesi, grazie al forte attaccamento al territorio e ai loro enti, con il sostegno del Cantone e di tutti i partner con cui collaborano, sapranno dimostrare il loro valore”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

 

“Ogni soldo speso in Ticino, rimane in Ticino”

“Ogni soldo speso in Ticino, rimane in Ticino”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, fa il punto sull’evoluzione dell’epidemia nel Cantone: dalle frontiere alla seconda ondata. E sottolinea: “Libertà vuol dire responsabilità”

A quasi un mese dalla riapertura delle frontiere e a una settimana dalle nuove restrizioni in Ticino messe in atto a causa dell’aumento dei contagi e dei numerosi assembramenti sul territorio i colleghi di Teleticino hanno chiesto al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, di fare il punto della situazione.

Frontiere aperte: “Liberta vuol dire responsabilità”
“La questione del controllo delle frontiere è di competenza federale e dal momento in cui la Confederazione ha redatto una lista di paesi a rischio le verifiche sono difficoltose”, spiega Gobbi. L’estero e le frontiere aperte sono un tasto dolente per il cantone che oggi si vede confrontato con molti casi positivi di Covid-19 importati. “Molti casi positivi oggi provengono dall’estero e questo ci dimostra come l’attenzione deve sempre essere alta”, aggiunge. “Il fatto che ci sia stata l’apertura delle frontiere non vuol dire che non ci siano meno rischi. La libertà vuol dire responsabilità, per cui se si va all’estero bisogna essere comunque prudente ed è per questo che è stato cambiato il colore della campagna”.

I ticinesi spendono in Ticino
La pandemia però ha portato anche aspetti positivi, tra cui la fidelizzazione tra il cliente residente e i piccoli commerci. I ticinesi, infatti, sembrano essere più attenti prediligendo le spese in Ticino. “Questo è un buon segno, soprattutto per i piccoli commerci che in questo periodo hanno fatto un grande sforzo rivedendo la loro offerta e questa è una delle grandi forze che ha dimostrato come le risorse sul territorio sono essenziali. Ogni soldo che si spende in Ticino rimane in Ticino”.

“Evitare le ospedalizzazioni”
La responsabilità individuale a cui le autorità fanno molto affidamento non sembra dare sempre i frutti sperati. “La maggior parte dei casi sono giovani che non riportano gravi conseguenze legati alla malattia. Credo che sia importante far capire a tutti che anche i giovani sono diffusori del virus”, e prosegue: “L’obiettivo che abbiamo è evitare che ci sia un alto numero di ospedalizzazioni”.

“Preoccupazioni confermate dai fatti”
Sugli allentamenti Gobbi spiega: “Noi avevamo già segnalato il nostro disappunto per l’aumento del numero degli assembramenti, proprio perché poi diventa difficile fare il tracciamento”. La riapertura delle discoteche, infatti, non ha risparmiato notevoli disagi anche a livello cantonale. “Quanto vissuto in queste settimane dimostra che le nostre preoccupazioni sono state confermate dai fatti”.

Secondo lockdown? “Non sarebbe sostenibile”
La seconda ondata in molti paesi si è già palesata. Questo, non darebbe troppe speranze per essere risparmiate. “Se guardo gli altri paesi che stanno già vivendo la seconda ondata ci rendiamo conto che la stagionalità è meno presente di quanto pensavamo. Bisogna continuare a mirare l’obiettivo principale che è quello di evitare un secondo lockdown, ma piuttosto aumentare le restrizioni”. La chiusura totale secondo Gobbi “non sarebbe sostenibile umanamente, socialmente e economicamente”.

Conferenza di Cyber Sicuro su come proteggersi dagli attacchi informatici

Conferenza di Cyber Sicuro su come proteggersi dagli attacchi informatici

Comunicato stampa

Di fronte a un crescente numero di attacchi informatici è opportuno per le aziende, per le industrie e per le pubbliche amministrazioni capire i punti tecnici fragili su cui investire, in modo mirato e proporzionale. Il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino organizza una nuova videoconferenza – dopo quella del 28 maggio scorso – con lo scopo di comprendere lo stato dell’arte delle buone pratiche rivolte alla cybersecurity, in particolare in vista della nuova legge federale sulla protezione dei dati (LDP). L’appuntamento è per giovedì 23 luglio 2020 dalle 15.00 alle 16.30.

Ancora una volta sarà la piattaforma Microsoft Teams a ospitare la videoconferenza. La partecipazione è gratuita previa registrazione sul sito www.cybersicuro.ch. L’ospite dell’evento sarà il dott. Gerardo Costabile, CEO di DeepCyber e presidente dell’Associazione italiana informatica forense. Il viaggio-intervista con Gerardo Costabile sarà curato dal Dr. Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro e responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI.

A livello europeo le continue regolamentazioni sulla trattazione dei dati e sulle buone pratiche per la messa in sicurezza delle infrastrutture critiche impongono alle aziende e alle pubbliche amministrazioni nuove regole da seguire per la prevenzione e la gestione dei rischi cyber. La Svizzera, dal canto suo, sta scrivendo la nuova legge sulla protezione dei dati (LPD), quale elemento chiave per dare avvio alla costruzione delle nuove regolamentazioni e linee guida per la gestione della cybersecurity all’interno del perimetro nazionale e cantonale. Le ultime notizie indicano che le norme attualmente in vigore a livello europeo, con i rispettivi gradi di responsabilità per le aziende, potrebbero trovare molti riscontri anche in Svizzera. Da qui la necessità di un approfondimento pragmatico, attraverso le esperienze dirette di chi è attivo a livello europeo.

La video conferenza è organizzata dal Gruppo Cyber Sicuro e prevede la partecipazione del Direttore di AITI, Stefano Modenini. Appuntamento dunque per il 23 luglio su Microsoft Teams dalle 15.00 alle 16.30 con iscrizione gratuita registrandosi sul sito www.cybersicuro.ch.

Aggregazione Medio Vedeggio – Il Governo fissa la data della votazione consultiva

Aggregazione Medio Vedeggio – Il Governo fissa la data della votazione consultiva

Comunicato stampa

I cittadini di Bedano e Gravesano si esprimeranno in votazione consultiva domenica 18 ottobre 2020 sul progetto di aggregazione fra i due Comuni.
Il Consiglio di Stato ha infatti approvato lo studio allestito dalla Commissione incaricata di formulare una proposta per la nascita del nuovo Comune di Medio Vedeggio.

Lo scorso 25 giugno la Commissione di Studio composta da rappresentanti dei Municipi di Bedano e Gravesano ha terminato il proprio lavoro, consegnando il rapporto finale che il Consiglio di Stato ha approvato negli scorsi giorni. Con questo passo, il Governo si è inoltre impegnato a riconoscere un contributo complessivo di un milione di franchi: 200 mila franchi per la riorganizzazione amministrativa e 800 mila franchi per investimenti di sviluppo. Il futuro Comune sarà inoltre sostenuto dalle Autorità cantonali, nel limite del possibile, per quanto riguarda la modifica del Piano regolatore necessaria a realizzare un centro polisportivo con un magazzino comunale e una struttura di Protezione civile.
Il futuro Comune di Medio Vedeggio, questo il nome scelto dalla Commissione di studio, conterebbe circa 3’000 abitanti e sarebbe gestito da un Municipio a 5 seggi, con un Consiglio comunale di 25 membri. Dal profilo finanziario, al netto delle imponderabili conseguenze dell’attuale crisi sanitaria che coinvolgerà peraltro tutti gli enti pubblici indipendentemente da eventuali aggregazioni, la situazione si presenta solida e stabile. Considerate anche le opere da realizzare, il nuovo Comune può porsi l’obiettivo di un – interessante – moltiplicatore politico compreso tra il 75% e l’80% con un autofinanziamento nei prossimi anni di circa 1.6 milioni di franchi all’anno.
Il Governo valuta con favore l’iniziativa promossa da Bedano e Gravesano, due Comuni confinanti, con un numero di abitanti comparabile, dalla conformazione territoriale molto simile con un’analoga tipologia insediativa, già oggi collegati tra loro da diverse interrelazioni istituzionali e sociali. Il progetto si inserisce inoltre in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato nel 2018 e ora all’esame del Gran Consiglio. Come noto, il Cantone predilige infatti le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza.

Coronavirus, i numeri del contact tracing

Coronavirus, i numeri del contact tracing

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 luglio 2020 de La Regione

Martedì ‘403 persone in quarantena’ (ultimo giorno per gli avventori del Woodstock dopo il caso positivo), ieri ’65’. Parla il tenente colonnello Pedevilla
«Beh, abbiamo avuto giorni più tranquilli». Il tenente colonnello Ryan Pedevilla, capo, al Dipartimento istituzioni, della Sezione del militare e della protezione della popolazione (Smpp), sovrintende al funzionamento in Ticino del servizio di contact tracing di cui è responsabile il Medico cantonale, ovvero all’attività del nucleo di specialisti che si occupa del tracciamento dei contatti allo scopo di arginare la diffusione del Coronavirus. Un’attività estremamente importante per cercare di interrompere la catena del contagio, per ‘smorzare’ il più rapidamente possibile i focolai. Ciò individuando coloro che sono entrati in contatto con una persona risultata positiva e ai quali verrà pertanto imposta la quarantena. «Se però il numero di casi positivi supera una certa soglia, la ricostruzione dei contatti diventa particolarmente difficile, se non impossibile – ricorda alla ’Regione’ Pedevilla -. È per questo che la scorsa settimana il Consiglio di Stato, data la ripresa dei contagi dopo un periodo con zero positivi, ha deciso e posto in vigore temporaneamente alcune misure. Fra cui il divieto degli assembramenti di più di trenta persone e la presenza massima di cento clienti in determinati esercizi pubblici, come ad esempio le discoteche, dalle 18 alla chiusura del locale».


Tenente colonnello Pedevilla, a proposito di numeri, quante sono al momento le persone in quarantena nel cantone?
Alle 16 di oggi (ieri, ndr) ce n’erano 65. Il picco lo si è raggiunto ieri (martedì, ndr), quando ce n’erano 403. Erano però soprattutto gli avventori del Woodstock presenti nel locale bellinzonese quel sabato sera in cui c’era la recluta risultata poi positiva al test dell’esercito. Per queste persone, in prevalenza giovani, martedì era l’ultimo giorno di quarantena.

E quanti sono gli operatori del servizio di contact tracing?
Tra collaboratori della Polizia cantonale e della Smpp e militi della Protezione civile, sono attualmente sei. Il contact tracing viene gestito dalla sede di Bellinzona della Cecal, la Centrale comune di allarme. I sei operatori garantiscono, con i turni, la copertura del servizio sette giorni su sette. Per far fronte a repentini aumenti dei casi di contagio e dunque delle quarantene, ogni settimana c’è un picchetto di cinque militi della Protezione civile, appositamente istruiti: in caso di necessità coadiuvano i sei operatori fissi. Il picchetto viene sciolto alla fine della settimana: all’inizio di quella successiva ne viene attivato un altro, con altri cinque militi.La formazione?
I militi impiegati nel contact tracing sono formati per assistere in maniera corretta le persone che necessitano di un supporto in determinati contesti. Questi militi della Protezione civile operano anche, per esempio, nelle case per anziani. L’assistenza è una delle specializzazioni della Protezione civile, come il salvataggio.

Qual è la prima reazione di chi viene contattato per la quarantena?
In genere le persone sono molto collaborative: prendono subito coscienza della situazione per la quale sono state contattate telefonicamente e mostrano grande disponibilità. È ovviamente uno dei presupposti per la riuscita del contact tracing. Dopo il primo contatto da parte nostra, sarà la persona nei dieci giorni di quarantena a interpellarci se ha bisogno o domande da porre.Ci sono stati particolari problemi durante le quarantene?
Non mi risulta. Chiaramente un conto è stare in una casa monofamigliare con giardino, un altro è trascorrere dieci giorni in un appartamento. Ma finora non sono a conoscenza di problemi emersi durante le quarantene, neppure nel corso di quelle recentissime che hanno coinvolto persone d’età compresa fra i 15 e i 40 anni. Così come non ci risultano casi di persone che anziché essere a casa, erano in montagna o al lago. Come autorità confidiamo nel senso di responsabilità individuale. La sua mancanza vanificherebbe sforzi e obiettivi del contact tracing.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria, alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dai rappresentanti dei Comuni ticinesi. L’incontro ha permesso di tracciare un primo bilancio in merito alla gestione dell’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del coronavirus in Ticino.

Lo Stato maggiore cantonale di condotta ha anzitutto ripercorso le tappe che hanno segnato la gestione della crisi sanitaria in Ticino, a partire dallo scorso mese di marzo, ricordando la buona collaborazione fra Cantone e Comuni, grazie anche al costante flusso di informazioni garantito dalla Sezione degli enti locali – che durante l’emergenza ha fra l’altro risposto a oltre 1.000 sollecitazioni giunte tramite posta elettronica. Per quanto riguarda le misure sanitarie in vigore dalla scorsa settimana, è stato ricordato che ai Comuni spetta ora – negli ambiti di loro competenza – la responsabilità di vigilare sugli assembramenti e sull’adozione di piani di protezione nei locali pubblici e in occasione di manifestazioni.

La Piattaforma si è poi soffermata su alcuni temi sviluppati dai tre gruppi di lavoro misti, nominati per gestire la fase di ripartenza (istituzioni, persone fisiche e persone giuridiche):

  • Il Dipartimento della sanità e della socialità ha aggiornato i membri sul progetto di una rendita-ponte COVID-19, destinata alle fasce di popolazione particolarmente colpite dalla crisi. Il tema sarà approfondito nelle prossime settimane, in vista della fine delle indennità garantite dalla Confederazione, a metà settembre.
  • Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha presentato i programmi sviluppati per sostenere l’economia ticinese e in particolare gli operatori turistici, come l’azione «Vivi il tuo Ticino» che sta riscuotendo un notevole successo.
  • In materia di perequazione intercomunale, è stata ricordata l’ipotesi di accordo su una soluzione di compromesso, che sarà presentata in autunno e sarà discussa con tutti i Comuni.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito presentato una proiezione in merito all’impatto della crisi sulle finanze comunali, segnalando che al momento la situazione è ancora molto incerta; è tuttavia già certo che vi sarà una importante contrazione dei gettiti d’imposta.
I membri della Piattaforma hanno infine preso atto dei risultati di un breve sondaggio lanciato negli scorsi giorni dalla Sezione degli enti locali, a complemento di una raccolta di informazioni portata avanti dalle associazioni dei Comuni. Grazie alle risposte inoltrate da 97 Comuni (su un totale di 115), è stato possibile rilevare che sono già stati approvati 11 programmi comunali di misure economiche per aiutare le persone fisiche e le aziende, e che altri 15 messaggi municipali sono in fase di elaborazione.
L’incontro ha poi permesso un aggiornamento sulla riforma istituzionale «Ticino 2020»: le verifiche di fattibilità sulle nuove ripartizioni dei compiti dovrebbero concludersi prima delle elezioni comunali del 18 aprile 2021. I membri della Piattaforma hanno espresso la volontà condivisa di accelerare il processo.
In coda alla riunione sono state rilasciate due brevi informazioni, riguardo alla proroga al 30 settembre 2021 del periodo di nomina dei membri delle Autorità regionali di protezione (ARP), e sul progetto per digitalizzare tutte le comunicazioni di dati e informazioni tra la Sezione degli enti locali e i Comuni.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2020.

Regole di comportamento e informazioni per le e-bike

Regole di comportamento e informazioni per le e-bike

Comunicato stampa

Nell’ambito del progetto “Strade Sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e l’Associazione delle Polizie comunali tornano a porre l’accento su quelle che sono le principali regole di comportamento da adottare quando ci si trova a circolare in sella ad una e-bike o a una bicicletta. A tal fine sono stati preparati un opuscolo informativo e un filmato che riproduce alcune delle situazioni più frequenti nella quotidianità o nei contesti extra-urbani.

In un periodo in cui l’interesse per le e-bike e le biciclette in generale si conferma vieppiù crescente, l’importanza dei corretti comportamenti da adottare nei contesti urbani ed extra urbani risulta fondamentale. Ecco che allora, nell’ambito del progetto “Strade Sicure”, sono stati realizzati un filmato che illustra e spiega quelle che sono le regole di base nonché un opuscolo con le principali novità in tema di segnaletica stradale per la mobilità lenta.

Ampio spazio viene dedicato in particolare alle disposizioni generali da rispettare per garantire la propria e altrui incolumità, ma anche ai fini di una disciplinata convivenza con tutti gli utenti della strada.

Nel 2019 gli incidenti che hanno visto il coinvolgimento di una e-bike sono infatti stati 31, in netto aumento rispetto agli anni precedenti. Guardando all’età delle persone, ben 12 incidenti sono capitati nella fascia dei 45-64 anni, mentre solo 5 nella fascia 22-44 anni. Più di un terzo dei conducenti di biciclette elettriche ha riportato inoltre ferite giudicate gravi.

In tema di comportamenti corretti va infine ribadita l’importanza, anche per i ciclisti, di rispettare le prescrizioni emanate dalle autorità federali e cantonali nel contesto dell’emergenza Covid-19: gli utenti delle due ruote devono infatti mantenere la distanza sociale evitando di muoversi in gruppi troppo numerosi.

La sensibilizzazione degli utenti e la distribuzione dei volantini sarà affidata agli agenti di Gendarmeria della Polizia cantonale e alle pattuglie in bicicletta delle Polizie comunali di Lugano e Locarno.

 

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato lo studio aggregativo allestito dalla Commissione di studio incaricata di formulare una proposta di aggregazione tra i Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio. I cittadini del comprensorio saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva sul progetto e sul nome del nuovo Comune domenica 18 ottobre 2020.
Come si ricorderà, lo scorso mese di marzo il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni coinvolti, aveva escluso il Comune di Bissone dal progetto di aggregazione, incaricando la Commissione di studio di adattare il progetto al comprensorio dei quattro comuni e di trasmetterlo in seguito al Governo. La Commissione ha terminato il proprio lavoro sottoscrivendo il 5 giugno il rapporto finale, che è stato ora approvato dal Consiglio di Stato. Per la nascita del nuovo Comune il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,4 milioni di franchi e un contributo di 1,6 mio per investimenti di sviluppo. Inoltre supporterà il futuro Comune nel realizzare un nuovo servizio a favore della popolazione anziana e manterrà separato il calcolo del contributo di livellamento per i primi quattro anni.
La nuova realtà locale che si intende costituire conterà circa 4’000 abitanti e sarà gestita da un Municipio composto da sette membri e da un Consiglio comunale formato da 30 persone. La situazione finanziaria prospettata a partire dai dati attuali sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento stimata tra i 3 e i 3.5 milioni di franchi all’anno. Evidentemente, ogni previsione finanziaria in questo momento è condizionata dalle conseguenze economiche di impatto e durata della crisi sanitaria in corso. Se queste costituiscono una grande incognita, quello che si può ragionevolmente prospettare è che le ripercussioni saranno sostanzialmente simili sia che i quattro comuni restino separati sia in caso di aggregazione, avendo una struttura piuttosto comparabile.
Nel proprio rapporto la Commissione di studio propone che il nuovo Comune prenda il nome di “Val Mara”, ma ritiene auspicabile che la popolazione possa esprimersi anche sul nome del futuro Comune, ponendo in alternativa le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”. Il Consiglio di Stato ha accolto questa richiesta e pertanto in occasione della votazione consultiva del prossimo 18 ottobre 2020 la cittadinanza potrà anche esprimere la propria preferenza riguardo il nome del nuovo Comune, scegliendo tra le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”.