Niente carnevali l’anno prossimo

Niente carnevali l’anno prossimo

Foto: Rabadan/Massimo Pedrazzini

Da www.tio.ch

Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno informato il Consiglio di Stato. La situazione è troppo rischiosa.
Gobbi: «Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità».

Niente assembramenti in maschera. In Ticino salta anche il carnevale causa coronavirus. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di non prevedere la prossima edizione, come anticipato da la Regione.
La comunicazione ufficiale arriverà a inizio settembre, quando il Cantone si allineerà alle direttive di Berna sulle manifestazioni. Ma oggi i presidenti dei principali carnevali ticinesi hanno informato il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, sulla loro intenzione di annullare tutto.
«Allo stato attuale è molto difficile che si potrà fare – ha spiegato Flavio Petraglio, presidente della società Rabadan -, non ci aspettiamo che le misure ci permetteranno di organizzarlo come abbiamo sempre fatto. Pensiamoci bene, facciamo molta attenzione e ponderiamo bene i rischi». Per Chiasso «l’annullamento non è un problema». Nebiopoli «ha accumulato un fondo cassa» che dovrebbe permettergli di far fronte ai costi fissi, ha spiegato il suo presidente Alessandro Gazzani.
Se è vero che all’inizio dei carnevali manca ancora un po’ di tempo, l’organizzazione e la preparazione hanno luogo durante l’estate. «Bisogna essere realisti – sottolinea Livio Mazzuchelli, presidente del Or Penagin di Tesserete -. Sarebbe impossibile tenere le manifestazioni rispettando tutte le norme». Biasca intende evitare l’incubo vissuto nel 2020 e fermarsi ora. «Pensare di mettere in moto la macchina organizzativa e poi rischiare di vanificare tutto all’ultimo momento non sarebbe sostenibile per il secondo anno di fila», aggiunge il presidente di Naregna Gabriele Cirio.
E Roveredo seguirà (probabilmente) a ruota, dopo aver però discusso con il Governo grigionese e il Comune.
A Palazzo delle Orsoline lo stop ai carnevali è stato recepito come «un grande gesto di responsabilità». Gobbi si dice dispiaciuto «perché i carnevali sono parte della nostra cultura e della nostra identità», ma ritiene sia «una grande rinuncia» però «responsabile».

****
Da www.ticinonews.ch

No ai grandi carnevali in Ticino nel 2021
Da Bellinzona a Tesserete la scelta sarebbe condivisa: le incertezze sono troppe, non sarà fattibile fare il carnevale.
La decisione definitiva arriverà a settembre. “Sarebbe irresponsabile”.

Il 2021 sarà un anno senza i grandi carnevali in Ticino. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di non prevedere la prossima edizione.
La causa? Le troppe incertezze legate al coronavirus. La decisione, ci hanno spiegato alcuni organizzatori da noi contattati, non è ancora totalmente confermata ma lo scenario più papabile sarebbe quello di annullare l’edizione del 2021. E questa sarebbe anche la direzione che vuole prendere il Consiglio di Stato.

Incontro con Gobbi
Oggi il presidente del governo Norman Gobbi ha avuto un incontro con i grandi carnevali del Ticino tra cui Rabadan, Or Penagin, Naregna e Nebiopoli.
Per la decisione formale si dovrà attendere inizio settembre quando, dopo essersi consultato anche con Berna, il Cantone dovrà prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli. Il presidente del Consiglio di Stato ha commentato: “Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità”.

“Scelta irresponsabile”
Da Chiasso, Alessandro Gazzani, conferma: “La decisione definitiva arriverà a settembre. Fare il carnevale sarebbe una decisione irresponsabile sia dal punto di vista sanitario che economico. Non possiamo pensare di fare manifestazioni con migliaia di persone in questa situazione, inoltre continuare a programmare la prossima edizione del 2021 vorrebbe dire investire sempre più soldi”. E aggiunge: “Andare troppo avanti con i preparativi potrebbe voler dire la morte per le nostre associazioni”.

Rabadan? Niente da fare
Anche Flavio Petraglio ha confermato in diretta a Teleticino: “A oggi è presto per parlare di carnevale ma metà settembre è una data limite per permettere ai carnevali di prepararsi. Oggi come oggi parlare di carnevale diventa veramente difficile. Per pensarla come un’edizione normale dobbiamo avere la garanzia che non ci siano contagi e d’altra parte la decisione va presa. Questo sarebbe l’indirizzo ma attendiamo le indicazioni della Confederazione e poi andrà fatto un lavoro di coordinamento tra le varie autorità cantonali”. Per il costo – spiega Petraglio – “dipende quando si sceglie di annullare”. Per la soluzione alternativa: “Per noi è chiaro che è importante trovare una soluzione alternativa anche per gli anziani e per i bambini”.

****

Da www.laregione.ch

Saltano i grandi carnevali in Ticino nel 2021
Rabadan, Or Penagin, Naregna, Nebiopoli hanno condiviso la decisione in un incontro col presidente del governo Norman Gobbi. Lingera pronto ad allinearsi.
Sarà un 2021 senza grandi carnevali in Ticino. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno infatti deciso di non prevedere la prossima edizione a causa delle incertezze dovute al coronavirus. Lo hanno comunicato oggi al presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi durante un incontro svoltasi a Bellinzona. Roveredo ha dichiarato di volersi allineare «in linea di massima», previo consulto con il governo grigionese e il comune. Formalmente, tuttavia, si attenderà inizio settembre, quando – viste le direttive sulle grandi manifestazioni in arrivo dalla Confederazione, il Cantone dovrebbe prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli.

Chiasso
«Per noi l’annullamento non è un problema – ci spiega il presidente di Nebiopoli Alessandro Gazzani, raggiunto al termine della riunione con Gobbi –. Abbiamo una serie di costi fissi a cui fare fronte, come l’affitto dei magazzini e la varie assicurazioni, faremo le nostre valutazioni ed elaboreremo una strategia per il futuro». Anche se, allo stato attuale, «è difficile parlare di futuro». La notizia positiva arriva dal fatto che, grazie al successo dell’edizione di quest’anno, Nebiopoli «ha accumulato un fondo cassa». Non è da escludere che, nel corso della prossima estate e sempre che le condizioni sanitarie lo permetteranno, Nebiopoli si faccia promotore di eventi a Chiasso.

Tesserete
«Sarebbe impossibile tenere le manifestazioni rispettando tutte le norme – rileva Livio Mazzucchelli, presidente del comitato del Carnevale Or Penagin di Tesserete –. Bisogna essere realisti. Inoltre, dovevamo informare i gruppi dei carri e delle bande per i cortei, perché fra poco avrebbero dovuto iniziare la preparazione. Non dimentichiamo che anche loro hanno dei costi, non solo noi. I tempi sembrano lunghi ma sono sempre stretti. Avevano iniziato a chiederci se si fa o no. È una decisione forte ma coscienziosa».
La decisione, aggiunge Mazzucchelli, è maturata a inizio luglio: «Ne abbiamo parlato con gli altri grandi Carnevali (Bellinzona, Chiasso, Biasca e Roveredo) e siamo tutti arrivati alla stessa conclusione. Oggi noi quattro ticinesi abbiamo ufficialmente comunicato la decisione di non fare le manifestazioni a Gobbi e Lingera si adeguerà».

Bellinzona
Secondo Flavio Petraglio, presidente della società Rabadan, si resta comunque «in attesa delle indicazioni a livello federale delle misure relative ai grandi eventi che dovrebbero arrivare a inizio settembre. Solo allora ci saranno gli elementi per capire cosa ha senso fare. Se come ci si aspetta le indicazioni sono molto restrittive, a quel punto verrà presa la decisione definitiva di non svolgere le manifestazioni. Allo stato attuale è molto difficile che si potrà fare, non ci aspettiamo che le misure ci permetteranno di organizzare il Rabadan come abbiamo sempre fatto. Come organizzatori l’obiettivo è di riuscire a organizzare la manifestazione ma poi subentra anche il senso di responsabilità. Pensiamoci bene e facciamo molta attenzione e ponderiamo bene i rischi».

Biasca
«Abbiamo deciso di evitare di contribuire ulteriormente alla propagazione del virus», sottolinea il presidente della società del Carnevale di Biasca Gabriele Cirio. Proprio nel borgo rivierasco l’edizione 2019 aveva subito una battuta d’arresto dopo la prima sera dei bagordi. «Era già stata dura l’anno scorso. Ora pensare di mettere in moto la macchina organizzativa e poi rischiare di vanificare tutto all’ultimo momento non sarebbe sostenibile per il secondo anno di fila», aggiunge. Al di là dell’aspetto finanziario, a prevalere è però quello preventivo. «La salute prima di tutto», aggiunge. Nella difficoltà del momento, la collaborazione tra i cinque carnevali più importanti della Svizzera italiana si è consolidata. «Vogliamo dare un bel segnale di compattezza», spiega Cirio. L’auspicio del presidente è che l’anno sabbatico sia solo quello del 2021 e Biasca possa tornare a festeggiare nel 2022 per la 120esima edizione.

Roveredo
«In linea di massima ci adatteremo alle decisioni dei carnevali e del Consiglio di Stato ticinesi. Ma prima vogliamo interpellare il governo grigionese, il Comune e indire una riunione di comitato per affrontare ufficialmente il tema», rileva il presidente del Carnevale Lingera di Roveredo Simone Giudicetti.

Gobbi: ‘Grande senso di responsabilità degli organizzatori’
«Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità», commenta da noi interpellato Norman Gobbi, aggiungendo che a pesare sono sì le incertezze legate al coronavirus e alle limitazioni che potrebbero essere ancora in vigore tra gennaio e febbraio, ma anche il rischio finanziario: avviare una macchina organizzativa, con i relativi costi e investimenti, per poi dover fermare tutto potrebbe portare gravi dissesti finanziari. «Inoltre attorno ai carnevali ruotano guggen, gruppi e carristi, anche loro con la necessità di doversi organizzare e che devono comunque sostenere dei costi».

Una decisione, aggiunge Gobbi, «che dispiace, perché i carnevali sono parte della nostra cultura e della nostra identità. È una grande rinuncia, ma responsabile».

****

Da www.cdt.ch

La COVID-19 ferma i grandi carnevali ticinesi
Rabadan, Or Penagin, Naregna e Nebiopoli hanno deciso di rinunciare alla prossima edizione a causa delle incertezze legate al coronavirus – La situazione sarà però ridiscussa in settembre.

Qualcuno sarà dispiaciuto: il 2021 in Ticino sarà senza grandi carnevali. È l’esito dell’incontro avvenuto oggi tra i responsabili dei principali carnevali ticinesi e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Come anticipato da La Regione, Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di rinunciare alla prossima edizione a causa delle incertezze dovute al coronavirus.
Roveredo, dal canto suo, ha dichiarato di volersi allineare «in linea di massima», previo consulto con il governo grigionese e il comune. Formalmente, si attenderà l’inizio di settembre, per via delle direttive sulle grandi manifestazioni in arrivo dalla Confederazione, quando il Cantone dovrebbe prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli.
Flavio Petraglio, presidente del Rabadan di Bellinzona, da noi contattato osserva che «l’indirizzo oggi è chiaro: niente carnevali nel 2021.
La decisione, ripeto, è presa però alla luce della situazione sanitaria attuale. Non è ancora definitiva. E nel rispetto di carristi, guggen e gruppi che ovviamente nelle prossime settimane avrebbero dovuto prepararsi per partecipare ai bagordi. A inizio-metà settembre, sulla base delle nuove disposizioni del Consiglio federale sui grandi eventi, faremo di nuovo il punto della situazione. In noi organizzatori ora come ora prevale il senso di responsabilità. In questo senso è fondamentale che ci sia un coordinamento fra Cantone, Comuni e gli stessi organizzatori. La decisione, insomma, dovrà valere per tutti. Per evitare infatti che a livello di sicurezza ci possano essere dei problemi per i carnevali più piccoli, che si troverebbero a dover far fronte ad una probabile affluenza maggiore dovuta proprio all’annullamento dei grandi eventi come il Rabadan».
O tutti o nessuno, insomma. Tutto dipende in primo luogo dalla propagazione del coronavirus (la tanto temuta seconda ondata arriverà?) e dalle imposizioni delle preposte autorità federali e cantonali in materia di grandi manifestazioni. Se le restrizioni dovessero restare quelle attualmente in vigore, nel 2021 potremmo davvero lasciare maschere e coriandoli in cantina.
«Prima di tutto viene la salute: pur senza voler fare del terrorismo, non vogliamo assolutamente correre il rischio di favorire il contagio» spiega Gabriele Cirio, presidente di re Naregna, il carnevale biaschese che pure ha partecipato alla decisione odierna. «È una decisione che abbiamo preso tutti insieme e che da parte nostra va anche nella direzione di non voler fare un altro buco», aggiunge. Per il regno di Naregna quella del 2020 è infatti stata un’edizione zoppa o quasi nulla, dopo che il Consiglio di Stato, a inizio pandemia, ha annullato i carnevali proprio mentre quello biaschese stava esordendo. Una beffa per Gabriele Cirio, che era alla sua prima presidenza, e che dunque anche l’anno prossimo, quasi certamente, dovrà nuovamente rinunciare. Due anni dopo la nomina, la sua prima edizione potrebbe essere solo quella del 2022, un’annata speciale perché sarà il carnevale numero 120 per i biaschesi.

Gobbi teme il turismo della movida

Gobbi teme il turismo della movida

Da www.ticinonews.ch
La vicina penisola ha deciso di chiudere tutte le discoteche fino al 7 settembre.
Per il Presidente del Governo ticinese è un rischio da tenere sotto controllo: “Verificheremo per capire cosa fare dal 24 in avanti”

Nel weekend in Ticino si sono registrati 4 nuovi positivi, mentre non si sono registrati nuovi decessi ed ospedalizzazioni. Nelle strutture sanitarie del nostro cantone resta ricoverata solo una persona, che comunque non si trova in cure intense. Partendo dunque da quelli che sono – rispetto ai dati che arrivano da altre zone d’Europa – numeri comunque incoraggianti, Radio 3i ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Virus che si diffonde
“Bisogna continuare a gestire un virus che continua a diffondersi, fortunatamente senza avere troppe conseguenze sul sistema sanitario”, spiega Gobbi. E aggiunge: “Benché vi sia sempre un numero (anche se minimo di infettati) pochi di loro devono essere presi a carico dalle strutture sanitarie ospedaliere.

Preoccupano i casi di rientro
Il medico cantonale Giorgio Merlani si è detto preoccupato per i contagi di rientro. Una preoccupazione condivisa anche dal Consigliere di Stato. “Siamo tutti un po’ preoccupati. Il numero di coloro che rientrano e sono risultati positivi è elevato rispetto a chi è rimasto qui e si è infettato con il virus. C’è una componente importante di importazione dalle vacanze e dai viaggi all’estero, anche in zone non rosse. La Francia sta palesando dal punto di vista dei nuovi infettati una recrudescenza importante”.

La movida chiusa in Italia ora preoccupa Gobbi
La movida in Italia, è notizia di ieri, rimarrà “off-limits” fino al 7 settembre, senza alcuna deroga regionale. In Ticino le misure emanate dal Consiglio di Stato rimarranno in vigore fino al 24 agosto. E poi? “Si tratta di capire se la chiusura in Italia possa avere un effetto anche negativo sulla nostra movida visto che magari molti lombardi o piemontesi potrebbero venire in Canton Ticino, aumentando quello che potrebbe essere il rischio di infettarsi all’interno di club e discoteche”. In tal senso, conclude Gobbi, “dovremmo verificare questi elementi questa settimana e decidere cosa fare dal 24 in avanti”.

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Comunicato stampa

Il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua a sensibilizzare sul corretto comportamento da seguire in sella alle e-bike. A questo scopo, per la seconda parte della campagna è stata realizzata una serie di filmati che mira a rendere attenti alle diverse situazioni a cui ci si può confrontare quando ci si sposta su questi mezzi elettrici.

I nuovi filmati propongono scenari e situazioni diversi che possono verificarsi sia nel contesto urbano sia su sentieri e su strade di montagna. I contenuti pongono l’accento sul comportamento che ogni ciclista di e-bike deve adottare per garantire la propria incolumità e quella altrui e sull’assicurare una disciplinata convivenza di tutti gli utenti della strada, specialmente su ciclopiste e marciapiedi condivisi.

La pubblicazione di questi filmati avverrà tramite i social della Polizia cantonale in due momenti: i primi, che saranno diffusi a partire da oggi, si concentrano sulla circolazione stradale nel contesto urbano, nel quale troviamo prevalentemente situazioni di convivenza con automobilisti e pedoni. In questo senso, viene altresì ricordata la corretta interpretazione di segnali stradali e il comportamento da adottare per evitare di incorrere in contravvenzioni alla legge sulla circolazione stradale. Il secondo blocco di filmati si concentrerà invece sugli ambienti extra-urbani, segnatamente i sentieri di montagna o le strade forestali, luoghi in cui l’utilizzo delle e-mountain bike è prevalentemente a scopo di svago.

Maggiori informazioni sono consultabili alla pagina
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-lenta/mobilita-ciclabile/bike-e-bike-e-veicoli-di-tendenza.

 

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 13 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Nel suo editoriale apparso su questo giornale il 15 luglio scorso Giovanni Galli scriveva che per convincere le cittadine e i cittadini svizzeri a sostenere il credito per l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento non basterà lanciare slogan. Occorrerà «dare informazioni chiare e concrete sul ruolo della difesa aerea». Ha ragione. Iniziamo allora a precisare che la nostra Costituzione prevede che l’esercito adempia il mandato di difesa della nazione. E per un Paese neutrale come la Svizzera risulta ancora più decisivo essere in grado di proteggere persone, cose e beni da eventuali minacce esterne. L’organizzazione di milizia del nostro Esercito permette di raggiungere l’obiettivo di difesa, coinvolgendo il maggior numero di cittadine e cittadini, che si rendono responsabili e attivi in questa «missione». A patto però che la struttura-esercito sia in grado di operare a favore della protezione a terra e della protezione in aria. Se non ci fosse quest’ultima verrebbe vanificato l’impegno delle truppe di terra. È come se per proteggersi dal sole – mi si passi il paragone – spalmassimo sul nostro corpo la crema solare adeguata, ma in testa non mettessimo un cappellino. L’insolazione sarebbe garantita, nonostante la protezione della nostra pelle. Le forze aeree risultano quindi il cappello necessario per la nostra sicurezza.

Una decisione di principio
Siamo chiamati a sostituire – per la sicurezza della popolazione – i nostri aerei da combattimento entrati in servizio rispettivamente nel 1978 (i Tiger, oggi completamente inadeguati allo scopo) e nel 1996 (gli F/A 18 Hornet, che nel 2030 raggiungeranno la fine della loro vita). I nuovi velivoli avranno un costo massimo di 6 miliardi di franchi e verranno pagati attingendo esclusivamente al budget del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Il 27 settembre dovremo quindi prendere una decisione di principio: aerei per proteggere la popolazione svizzera sì o no.

Le minacce
Facciamo spesso fatica, da cittadine libere e da cittadini liberi, a immaginare che vi siano minacce per la nostra persona, per i nostri beni, poiché siamo abituati a vivere in un sistema politico, economico e sociale stabile. La storia recente del XX secolo con le due Guerre mondiali, le disgregazioni di Stati anche a noi vicini avvenute sul finire del Novecento, nonché la radicalizzazione islamista che ha provocato e provoca il fenomeno del terrorismo, vera piaga di questo inizio di XXI secolo, dovrebbero farci comprendere che le minacce non cessano. Se guardiamo ai prossimi decenni nessuno ci può assicurare che vivremo sempre in pace. E gli sviluppi tecnologici avranno sempre un segno positivo o potrebbero far sorgere – Dio non voglia – albe di guerra?

La difesa della popolazione
Da qui la necessità di disporre di un sistema integrato di sicurezza per la difesa della nostra popolazione. Una rete composta da polizia, pompieri, servizi di ambulanza, in cui l’esercito si inserisce come riserva di sicurezza, sia a terra, sia per la protezione dei voli. In tutte queste «agenzie di sicurezza pubblica» occorre investire, perché esse permettono di mantenere una piazza economica attrattiva, dove la stabilità istituzionale e sociale, oltre all’attenzione ambientale, diventano essenziali vettori di crescita a favore del benessere di ogni cittadina e cittadino elvetico.
Non possiamo permetterci che il nostro Esercito sia un’anatra zoppa. La protezione dello spazio aereo è determinante – anche in tempo di pace – per prevenire, dissuadere e bloccare eventuali minacce. Ogni anno in Svizzera vi sono circa 40 casi in cui un velivolo viola la sovranità aerea, non rispetta le regole del traffico aereo o si trova in una situazione di emergenza tale da richiedere un intervento. Ogni anno le Forze aeree rossocrociate effettuano circa 350 controlli a campione per verificare i dati degli aeromobili. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome il nostro Esercito verrebbe privato di uno dei suoi principali compiti di protezione nella terza dimensione. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome la sicurezza della popolazione svizzera non sarebbe più garantita. È lo scenario che vogliamo per noi e soprattutto per i nostri figli?

“Un amaro contentino ai club”

“Un amaro contentino ai club”

Da www.ticinonews.ch

Il Presidente del Consiglio di Stato si dice sorpreso per l’allentamento odierno, e teme che da qui a ottobre la situazione possa obbligare a una rivalutazione
Oggi il Consiglio Federale ha comunicato la sua decisione di allentare entro ottobre il limite dei 1’000 partecipanti ai grandi eventi. Una decisione inaspettata secondo Norman Gobbi, intervistato dal Tg Estate, preoccupato che da qui a ottobre la misura possa cambiare decisamente, obbligando a un sostanziale dietrofront. Inoltre, per i club, saranno pesanti gli adeguamenti cui dover sottostare per ampliare la capacità. Il Presidente del Consiglio di Stato ha parlato anche delle difficoltà nell’implementazione dei piani di sicurezza e soprattutto delle condizioni affinché i carnevali 2021 possano avere luogo.

Era una decisione nell’aria o siete rimasti sorpresi?
“Non posso negare di essere sorpreso, proprio perché nelle scorse settimane i colleghi direttori cantonali della sanità pubblica sono stati consultati su scenari che parlavano di fine anno o marzo 2021. Visto inoltre il loro parere negativo sulle misure di allentamento la decisione di oggi è sorprendente. Se da un lato è necessario tornare alla normalità penso che questo sia un amaro contentino verso i club sportivi. La misura infatti verrà implementata con tutta una serie di clausole, tra le quali piani di protezione onerosi, sulle quali peraltro dovranno verificare i cantoni. Inoltre, tutto dipende dall’andamento epidemiologico, che potrebbe far tornare al limite dei 1’000 e vanificare la misura”.

I direttori cantonali della sanità chiedevano inoltre di attuare in modo uniforme queste misure, una regolamentazione inter-cantonale è possibile?
“È necessaria, perché in un sistema federalizza Berna dispone ma i cantoni sono chiamati a verificare, a controllare i piani di protezione e i singoli eventi. È importante coordinarsi. Inoltre, potrebbe essere difficile controllare l’evoluzione del virus a livello nazionale se si diffonderà a macchia di leopardo. Come direttori di giustizia e polizia siamo già stati chiamati a coordinarci tra di noi sull’implementazione delle misure, in particolare con i primi allentamenti i comandanti di polizia cantonale si sono già coordinati tra di loro, proprio per garantire un’uniformità e nell’ottica di evitare che chi si sposta da un cantone all’altro trovi regimi separati”.

In conferenza stampa è stato ammesso candidamente che per ora non si sono sentite le federazioni di calcio e hockey. Chi ha ascoltato dunque il consiglio federale?
“Soprattutto pressioni dal campo economico, evidentemente c’è un grande interesse economico dietro ai grandi eventi, pensiamo alle fiere, soprattutto per chi vive di esportazione. È vero che all’interno di una fiera è più facile improntare misure di protezione e metterne di più strette, a differenza dello stadio dove vista la passione dei tifosi e la natura dell’evento può essere difficile anche solo imporre la mascherina. Lo stesso vale in attimo culturale. Ad ogni modo penso che avrebbero dovuto parlare di più con i club”.

È un “regalo avvelenato” per i club, per cui da un lato si consente più affluenza ma al prezzo di più regolamentazione e più lavoro?
“Sicuramente da parte dei club era auspicato il superamento dei mille, perché non rispondeva alle loro aspettative. Quello che sarà importante però saranno i piani di protezione che però sono legati all’infrastruttura: quello che varrà alla Valascia non varrà alla Corner arena, a Cornaredo, ecc. Le situazioni dovranno essere dettagliate, anche per facilitare il contact tracing e l’identificazione, come già paventato in passato per il controllo degli hooligans. È evidente che ci sono infrastrutture più predisposte a una gestione più strutturata, penso agli stadi più recenti, una Valascia potrebbe avere più problemi e potrebbe dover limitare i posti in piedi ampliando quelli seduti”.

C’è tempo ancora fino al 2 settembre per discutere con la Confederazione, però voi come Consiglio di Stato avete già una linea che intendete seguire per implementare queste misure?
“Sarà importante che come cantoni ci si coordini prima tra di noi e poi con la Confederazione per definire le linee direttrici che saranno uguali su tutto il territorio. Poi ovviamente ogni cantone dovrà regolare al proprio interno per applicare queste linee direttrici verificandone l’attuazione ma coordinandosi anche al proprio interno con comuni e città che evidentemente hanno anche loro delle competenze a seconda degli eventi”.

Parlando di eventi, c’è chi si pone la domanda: il carnevale quest’anno sarà abbastanza presto, a fine gennaio. Come si farà a mantenere le distanze?
Abbiamo già avuto contatti con vari organizzatori dei carnevali. Abbiamo già iniziato a incontrare i cosiddetti “big five”, i 5 più grandi carnevali della Svizzera italiana, per coordinare un approccio che dovrà poi essere declinato a tutti i carnevali. Se i grandi carnevali non potranno tenersi per via delle limitazioni poi sarà difficile monitorare i piccoli carnevali, che ovviamente verranno raggiunti da molta più gente e non saranno più così piccoli, rendendo più difficile mantenere le distanze sociali e aumentando il rischio. Però l’importante sarà il continuare a monitorare l’evoluzione del virus, che sarà uno degli elementi da valutare quando verranno rilasciate le autorizzazioni. Con più casi sarà più difficile autorizzare i grandi eventi, viceversa sarà più facile se ci saranno meno casi, pur tenendo conto di tutte le criticità del caso.

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-Sono-sorpreso-13310784.html

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, esprime perplessità sulle modalità di ripartenza dei grandi eventi decise da Berna

I cantoni avranno un ruolo di primo piano nelle future aperture. Mercoledì Berna ha insistito sulla “severità” di concedere autorizzazioni alle manifestazioni con più di mille persone, e i Cantoni potranno anche negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

“Diciamo che sono un po’ sorpreso a livello di Consiglio di Stato ma anche dei Governi cantonali di questa decisione del Consiglio federale – ha spiegato Norman Gobbi, presidente del Governo ticinese, ai microfoni della RSI – perché nelle scorse settimane, quando sono stati sentiti i cantoni, i direttori della sanità pubblica hanno espresso forte scetticismo su un allentamento già ora e, soprattutto, gli scenari sottoposti parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021. Quella di oggi – ha poi aggiunto Gobbi – è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni che dovranno poi anche coordinarsi tra di loro”.
“Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito – ha però specificato il presidente del Governo – Bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo. Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più”.
La necessità di coordinazione intercantonale è espressa anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio di Berna sottolinea come “occorra elaborare criteri il più possibile uniformi, in particolare piani di protezione convincenti, e iscriverli nell’ordinanza speciale COVID-19”. Le regole, insomma, devono valere per tutti allo stesso modo per non svantaggiare nessuno.

I prossimi eventi in forse
Uno degli eventi, per ora ancora previsto, che attira diverse migliaia di persone è la fiera di San Martino a Mendrisio, dall’11 al 15 novembre. “Adesso bisogna capire i dettagli e sedersi attorno ad un tavolo per vedere se organizzarla e come – ha spiegato il sindaco Samuele Cavadini – Temo che l’organizzazione tradizionale quest’anno sarà difficile da attuare”.

Per quel che riguarda gli eventi culturali come quelli del LAC di Lugano, “siamo pronti a riaprire da metà settembre – ha spiegato il direttore artistico Michel Gagnon – Due gli scenari: mille posti con le mascherine, oppure un’occupazione al 60% con la distanza sociale. Comunque il LAC ha mille posti, di più non si può stare. Per affrontare finanziariamente la situazione – ha poi aggiunto – abbiamo modificato la programmazione fino a inizio dicembre. Per qualche mese possiamo resistere con una sala al 60%”.

Qualche certezza in più per lo sport
Uno spiraglio di luce per i maggiori club ticinesi di calcio e di hockey, che dovranno però adattare le strutture alle disposizioni che saranno elaborate dalle autorità federali in collaborazione coi cantoni. Decisione attesa per il 2 settembre.
“Abbiamo già uno studio preliminare per istallare sugli spalti delle tribunette provvisorie con posti a sedere numerati e sufficientemente distanziati. Immaginiamo di raggiungere tra i 3’500-3’800 posti” ha spiegato Filippo Lombardi, presidente dell’Hockey club Ambrì Piotta. Meglio quindi mettere le mani al portafogli che rischiare perdite milionarie. Fiducioso, malgrado l’instabilità del contesto, anche il CEO del Lugano Marco Werder: “Ad oggi era la soluzione migliore che potevamo sperare. Ora starà a noi trovare una via mediana che possa accontentare tutti i club”.
La lega nazionale di Hockey si riunirà venerdì in assemblea straordinaria per decidere se cominciare la regular season come previsto il 18 settembre, oppure se rimandare di 2 settimane, eventualità logisticamente e tempisticamente più probabile. Il calcio invece ha per ora messo in agenda l’inizio della nuova stagione di super league per l’11 settembre. Ipotesi che il direttore del Football Club Lugano Michele Campana reputa improbabile: “È possibile che venga spostato l’inizio di almeno una settimana così che le squadre disputino al massimo una partita casalinga prima del primo ottobre”.
“L’obbiettivo è di occupare tutti i posti a sedere che sarebbero 3’600 – conclude Campana – È chiaro però che se ci dovessero essere limitazioni come quelle in vigore attualmente, i posti scenderebbero attorno ai 1’800-2’000”.

“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

****

Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Da www.laregione.ch

Il governo scrive al Consiglio federale sui presunti casi di mobbing e le presunte tensioni al Tpf e all’Mpc: ‘Auspichiamo piena e celere chiarezza’

Magistratura penale federale in Ticino, c’è posta per Berna. Mittente il Consiglio di Stato. Il governo cantonale scrive al Consiglio federale manifestando preoccupazione per i presunti casi di mobbing e le presunte tensioni all’interno del Tribunale penale federale, con sede a Bellinzona, e della sede distaccata di Lugano del Ministero pubblico della Confederazione. Il Consiglio di Stato auspica quindi totale e rapida chiarezza, per evitare che quanto emerso da recenti e meno recenti indiscrezioni giornalistiche incida sull’operato degli organi inquirenti e di quelli giudicanti e sulla loro immagine.

Il governo ticinese, si legge nella lettera al Consiglio federale datata 6 agosto, ma di cui si ha notizia solo ora, “ha appreso a mezzo stampa delle problematiche di ordine personale che affliggerebbero il Tribunale penale federale e l’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione. Nel pieno rispetto del principio della separazione dei poteri e del principio dell’autonomia della Magistratura, ci preme istituzionalmente esprimere seria preoccupazione per l’immagine delle due Autorità federali scaturita dai media, una preoccupazione che potrebbe avere delle ripercussioni sull’efficienza e l’efficacia nel loro operato come pure sulla loro credibilità e la fiducia riposta in queste importanti istituzioni da parte della cittadinanza”.

Prosegue la missiva firmata dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, e dal Cancelliere Arnoldo Coduri: “Se è ben vero che le accuse lette sui media mostrino come le problematiche sorte rilevino da rapporti interpersonali, non possiamo che auspicare una piena, quanto celere chiarezza in merito, da parte delle preposte Autorità di vigilanza. Su questo particolare aspetto, chiediamo cortesemente al Consiglio federale, in pieno ossequio al proprio ruolo, di farsi parte attiva presso la Commissione amministrativa del Tribunale federale e le competenti Commissioni parlamentari come pure l’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione, perché ciò possa avvenire”.

‘Una presenza importante per la Svizzera italiana’
Nella lettera, trasmessa in copia alla Deputazione ticinese alle Camere federali, il governo cantonale non manca poi di evidenziare altri aspetti. “Il Canton Ticino – puntualizza il Consiglio di Stato – tiene qui ad esprimere nuovamente l’importanza della presenza nella Svizzera italiana del Tribunale penale federale e di una sede distaccata del Ministero pubblico della Confederazione. Per quest’ultima – alla luce sempre di alcune paventate proposte riorganizzative a seguito della partenza dell’attuale Procuratore generale (il dimissionario Michael Lauber, ndr.) con il quale il nostro Cantone ha sempre intrattenuto proficui contatti – si sottolinea il ruolo strategico nel contesto del perseguimento penale della Confederazione già riconosciuto e reputato necessario dal Consiglio federale per l’antenna ubicata nel capoluogo economico luganese, terza piazza finanziaria svizzera, nelle immediate vicinanze di Piemonte e Lombardia, ove sono note le problematiche di criminalità organizzata e le possibili ripercussioni sul nostro territorio”. Peraltro, fa sapere Norman Gobbi interpellato dalla ‘Regione’, «anche come Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia abbiamo scritto al Consiglio federale affinché le autorità cantonali vengano coinvolte nell’ambito di un’eventuale riorganizzazione del Ministero pubblico della Confederazione».

Fin dall’inizio della sua attività, nel 2004, il Tribunale penale federale ha sede a Bellinzona. Tre le corti: quella penale, quella dei reclami penali e, dal 1º gennaio dello scorso anno, la Corte d’appello. Il Tpf è chiamato fra l’altro a giudicare i casi che sono stati oggetto di inchieste da parte della Procura federale e per i quali ha disposto il rinvio a giudizio. Da ricordare che il Ministero pubblico della Confederazione (e la Polizia giudiziaria federale) è competente a indagare su reati di un certo rilievo come quelli di organizzazione criminale, riciclaggio e corruzione internazionali. Tornando al Tpf, sui suoi veri o presunti problemi interni (tempi di lavoro, spese ecc.) la Commissione amministrativa del Tribunale federale aveva avviato una procedura di vigilanza: nel proprio rapporto, pubblicato in aprile, era giunta alla conclusione che non ci fossero prove sufficienti di casi mobbing nei confronti dei collaboratori ticinesi del Tpf. Rapporto che è stato però successivamente contestato dalle commissioni della gestione del parlamento federale. La scorsa settimana si è appreso dalla ‘Rsi’ di presunti casi di mobbing anche nella sede luganese del Ministero pubblico della Confederazione, casi che oltretutto sarebbero già noti all’autorità che vigila sulla Procura federale (vedi pure ‘laRegione’ di mercoledì 5 agosto).

Insomma, serve totale e celere chiarezza, come chiede il Consiglio di Stato nella lettera al governo federale. Anche perché, osserva Gobbi, «se non si chiariscono completamente e rapidamente certe situazioni, presto o tardi riemergono».

****

Da www.rsi.ch/news

Mobbing all’MPC, Ticino preoccupato
Lettera del Governo cantonale a quello federale: “una presenza essenziale” di cui “viene danneggiata l’immagine”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mobbing-allMPC-Ticino-preoccupato-13307901.html

Le scuole riapriranno in presenza.

Le scuole riapriranno in presenza.

Da www.liberatv.ch

La metà dei contagi in Ticino arriva dall’estero.
A scuola la mascherina sarà facoltativa per allievi di medie e post obbligo, per i docenti saranno facoltative durante le lezioni e obbligatorie negli spazi comuni

Come si ripartirà con la scuola a settembre? Se ne è parlato questa mattina in conferenza stampa con Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: “A decidere sono il DECS e il Consiglio di Stato”
“L’ambito scolastico è stato uno di quelli sensibili per noi nei rapporti con i comuni e con la Confederazione. Quello che annunciamo oggi è per tranquillizzare sulla realtà in canton Ticino e permettere a tutti di adeguarsi per tempo alla nuova normalità. Chi è anche genitore di bambini piccoli ha vissuto un lungo momento particolare con i figli a casa, supplendo anche ai docenti: l’obiettivo è non riviverlo. Le decisioni competono all’autorità cantonale, il DECS e il Consiglio di Stato devono decidere in intesa con le autorità sanitari, anche nei passaggi tra uno scenario e l’altro. Serve dialogo coi Comuni ma ciascuno deve rispettare le decisioni di chi ha il dovere di prenderle”.
 

****

Da www.rsi.ch

La scuola riprende in presenza
La mascherina non sarà obbligatoria in aula, neanche negli istituti post-obbligatori: così ha deciso il Consiglio di Stato ticinese

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-scuola-riprende-in-presenza-13303098.html