Circolazione liberticida

Circolazione liberticida

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 21 febbraio 2020 del Corriere del Ticino

La definizione «libera circolazione» – introdotta con l’omonimo accordo tra la Svizzera e gli Stati dell’UE e dell’AELS dal 2002 (esteso in fasi successive) – ci fa pensare subito a qualcosa di positivo, di bello, perché evoca immediatamente il concetto di libertà. La libertà rappresenta certamente uno dei valori a cui la natura umana aspira, nonché uno dei concetti che la politica e i politici evocano a beneficio dei cittadini, consapevoli che rendere liberi significa permettere a ognuno di potersi esprimere e realizzare.

Ma se osserviamo quali sono i vantaggi reali per il cittadino svizzero di fronte all’Accordo di libera circolazione allora capiamo subito che la positività del termine si trasforma in qualcosa di negativo. Lo dico pensando a tutti gli aspetti correlati alla «libera circolazione». Ecco allora che vediamo entrare in Ticino quasi liberamente, appunto, decine di migliaia di lavoratori provenienti da una regione, la Lombardia (solo in minima parte anche dal Piemonte) che ha un potenziale enorme di forza lavoro. Lavoratori che – a causa delle grandi differenze sul costo della vita tra noi e l’Italia – possono anche essere pagati con salari molto inferiori rispetto a quelli che devono essere elargiti a chi vive in Svizzera per poter far fronte agli oneri qui imposti.

Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: se storicamente i frontalieri rappresentavano una forza-lavoro soprattutto per il settore industriale, riuscendo a far crescere questo importante ramo economico ticinese nonostante la carenza di manodopera indigena, oggi sono sempre più occupati anche nel terziario. E qui – non ci sono se e ma che tengano – vanno in aperta concorrenza «sleale» (per i fattori indicati poc’anzi) con i lavoratori residenti in Ticino.

L’attività di un settore importante del Dipartimento delle istituzioni, che ho il piacere di dirigere, è confrontata tutti i giorni con una serie di azioni burocratiche di controllo molto onerose e che spesso – addirittura – vengono criticate da chi ancora non capisce i grossi limiti imposti dall’Accordo di libera circolazione tra Svizzera e Unione europea. Parlo in particolare del lavoro svolto dalla Sezione della popolazione, chiamata a concedere i permessi per i lavoratori stranieri (permesso G per i frontalieri, permesso B di dimora). Ma mi riferisco anche all’attività della polizia cantonale e delle polizie comunali, che devono effettuare controlli sul terreno per determinare, per esempio, l’effettiva presenza in Ticino di chi chiede un permesso di residenza per lavorare. Senza pensare, poi, alle verifiche e ai sopralluoghi indispensabili per scongiurare lavoro nero, caporalato, dumping salariale e chi più ne ha più ne metta, di competenza di un altro Dipartimento, il DFE. Oppure ai controlli contro potenziali abusi sulle assicurazioni sociali, di competenza del DSS.

Quindi il nostro Stato è chiamato in virtù di questi accordi a concedere una «libertà» che va a beneficio di cittadini non residenti, imponendo poi tutta una serie di contromisure per tentare a posteriori di non far pagare troppo a caro prezzo questa «libertà» ai suoi cittadini. Insomma: un mondo alla rovescia, giacché l’azione dello Stato deve sempre favorire, proteggere e far crescere nel benessere chi vive all’interno dei suoi confini. È quanto hanno sempre fatto i politici di questo nostro meraviglioso Paese prima di annacquare il buon senso e di svendere a ogni piè sospinto il patrimonio identitario della Svizzera. Sino al 2002 (ossia prima dell’inizio dell’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione) il concetto di «libertà» applicato al mondo del lavoro favoriva in modo chiaro i residenti: le istanze economiche elvetiche esprimevano un’esigenza di mano d’opera straniera per carenza di addetti svizzeri e l’autorità concedeva tali permessi, controllando però ab initio la reale necessità per non togliere le opportunità ai cittadini svizzeri o qui residenti. Detto per inciso: negli ultimi vent’anni, con questo ribaltamento di sistema imposto dalla libera circolazione, il numero di funzionari statali attivi in questo contesto non è diminuito, bensì aumentato, generando quindi maggiori costi alla collettività.

Chi crede che la Svizzera non abbia la forza di ritornare a un regime che consideri prioritarie le nostre libertà piuttosto che quella di altri soggetti ha ormai perso quel bagaglio di valori che ha caratterizzato l’evoluzione storica del nostro Paese e che potrebbe proiettarci in un futuro ricco di sfide, di cambiamenti e, comunque, di opportunità. Non dico che costoro non vogliano bene alla Svizzera; penso che non facciano il bene della Svizzera e dei suoi cittadini.

Riunione dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Regio Insubrica

Riunione dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Regio Insubrica

Comunicato stampa

Si sono riuniti questa mattina a Mezzana (Cantone Ticino) i membri dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di lavoro Regio Insubrica.

Alla presenza dell’Assessore di Regione Lombardia e Presidente della Regio Insubrica, Massimo Sertori, del Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi e dell’Assessore della Regione Piemonte, Matteo Marnati la partecipazione dei rappresentanti delle Province di Como, Lecco, Novara, Verbano Cusio Ossola e della Città di Lugano, l’Ufficio Presidenziale e il Comitato Direttivo della Regio Insubrica hanno passato in rassegna diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento.

L’Ufficio Presidenziale ha preso atto del passaggio, nel prossimo mese di settembre, della Presidenza annuale della Regio alla Regione Piemonte, che si svolgerà nell’ambito delle celebrazioni per il 25° anniversario della fondazione della Comunità di lavoro Regio Insubrica.

Nello specifico le parti si sono reciprocamente aggiornate sulle tematiche legate al nuovo bando del Programma Interreg 2014 – 2020 e alla programmazione 2021 -2027, alla questione del livello idrico estivo del Lago Maggiore, alla situazione del Comune di Campione d’Italia, alla problematica dell’utilizzo in territorio italiano di veicoli aziendali, targati in Svizzera, da parte di lavoratori frontalieri italiani, nonché sull’organizzazione  e le possibili ricadute delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e della trasmissione oltre confine del segnale televisivo SSR/RSI. Il Cantone Ticino ha, inoltre, illustrato la portata della votazione federale del 17 maggio detta “iniziativa per la limitazione”.

Municipio di Vogorno: sanzionati Sindaco e Municipali

Municipio di Vogorno: sanzionati Sindaco e Municipali

Comunicato stampa

Come ampiamente riportato dagli organi di informazione, nelle scorse settimane il Consiglio di Stato quale Autorità di vigilanza sui Comuni ha sanzionato con una multa il Sindaco e i Municipali del Comune di Vogorno. Il provvedimento si è reso necessario in seguito a violazioni della procedura prevista dalla Legge edilizia per il rilascio di licenze di costruzione, in particolare fuori zona edificabile. Le sanzioni sono nel frattempo divenute definitive, non essendo stato interposto ricorso al Tribunale amministrativo contro le stesse.

L’Esecutivo di Vogorno è incorso in svariate occasioni, dal 2015 al 2017, in violazioni delle norme procedurali sul rilascio di autorizzazioni per l’edificazione in e fuori zona edificabile. In particolare sono state emesse licenze edilizie in procedura di notifica quando era invece necessaria l’attivazione di una procedura ordinaria, con il coinvolgimento dei servizi del Dipartimento del territorio. In un caso è pure stato disatteso il precedente preavviso negativo vincolante del Dipartimento del territorio.

I permessi municipali si sono tradotti in costruzioni dall’effetto non propriamente irrilevante sul territorio. Sarà nell’ambito della procedura ricorsuale in corso che dovranno essere fatte tutte le valutazioni atte a chiarire definitivamente la conformità rispettivamente la difformità delle stesse rispetto alle disposizioni di legge. Ciononostante si è ritenuto che le mancanze procedurali emerse avessero rilevanza tale da richiedere già a questo stadio sanzioni in base alla Legge organica comunale.

Le sanzioni sono diventate definitive, poiché non è stato presentato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo dai diretti interessati.

Ticino 2020, i prossimi passi

Ticino 2020, i prossimi passi

Da www.rsi.ch/news

Varata la seconda tappa del progetto per una nuova ripartizione di compiti e flussi finanziari tra cantone e comuni: scuola e terza età gli aspetti cardine

E’ stata data luce verde all’avvio della seconda tappa del progetto “Ticino 2020”, con la prospettiva di verificare la sostenibilità tecnica, procedurale e finanziaria in merito a una diversa ripartizione dei compiti e dei flussi tra il cantone e i comuni, con particolare riferimento a settori chiave come quello della scuola e della terza età, riconoscendo così l’autonomia esecutiva delle singole autorità locali.

Il Consiglio di Stato ha reso noto mercoledì che entro la fine di quest’anno sarà pronta la proposta condivisa, “successivamente sottoposta a consultazione”. Il Governo cantonale ha valutato con favore la proposta trasmessa dal Comitato strategico del progetto “Ticino 2020”. Nelle prossime settimane la direzione del progetto affidata a Marzio Della Santa e Michele Passardi “pianificherà nel dettaglio lo svolgimento dei lavori per i quali saranno coinvolti attivamente ed equamente i funzionari e i politici cantonali e comunali coinvolti”.

Sempre il Comitato strategico ha stabilito che la seconda tappa dovrà concludersi entro il dicembre 2020, dopodiché la proposta di suddivisione dei compiti e dei flussi finanziari andrà in consultazione, prima di approdare in Parlamento e in Governo.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12757371

Definiti i prossimi passi della riforma «Ticino 2020»

Definiti i prossimi passi della riforma «Ticino 2020»

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto della decisione del Comitato strategico del progetto «Ticino 2020» di proseguire con la verifica di fattibilità della nuova ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni. Entro la fine dell’anno sarà pronta la proposta condivisa, che sarà successivamente sottoposta a consultazione e, se del caso, in seguito approvata dal Governo e dal Parlamento.

Il Governo ha valutato positivamente la proposta del Comitato strategico del progetto «Ticino 2020», che in occasione della riunione della scorsa settimana ha condiviso l’opportunità di procedere con la verifica di fattibilità dell’ipotesi di ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni sin qui definita. Oltre alla Direzione del progetto (Marzio Della Santa e Michele Passardi), ai rappresentanti del Cantone (i Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta) e dei Comuni (Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli) all’incontro ha partecipato pure il Consigliere di Stato Manuele Bertoli.

Al termine di un confronto costruttivo e trasparente il Comitato strategico ha deciso di procedere con l’avvio della seconda tappa del progetto «Ticino 2020», con l’obiettivo di verificare la sostenibilità (tecnica, procedurale, finanziaria, ecc.) di una diversa ripartizione dei compiti e dei flussi, con particolare riferimento al settore della scuola e a quello degli anziani, riconoscendo l’autonomia esecutiva dei Comuni.

In quest’ottica, nelle prossime settimane la Direzione del progetto pianificherà nel dettaglio lo svolgimento dei lavori per i quali saranno coinvolti attivamente ed equamente i funzionari e i politici cantonali e comunali sulla scorta di quanto sperimentato con successo in occasione della seconda edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. L’intento del Comitato strategico è quello di favorire un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica, costruendo nuove modalità di collaborazione ed esecuzione dei compiti sia per il Cantone che per i Comuni.

Infine, il Comitato strategico ha stabilito che questa seconda tappa della riforma dovrà essere conclusa entro la fine dell’anno. Successivamente, la proposta di ripartizione dei compiti e dei flussi finanziari sarà sottoposta a consultazione e in seguito approderà sui tavoli del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio.

Nominati tre ufficiali in Polizia cantonale

Nominati tre ufficiali in Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato tre nuovi Ufficiali di polizia, la cui entrata in funzione è prevista nei prossimi mesi. Due di queste nomine garantiscono la continuità operativa rispettivamente del Reparto giudiziario 2 e del IV° Reparto di Gendarmeria del Locarnese, in quanto vengono sostituiti il maggiore Marco Zambetti, nominato Capo Gendarmeria dal 1° gennaio, e il capitano Pierluigi Vaerini al beneficio della pensione dal 1° febbraio. In previsione della messa in esercizio del nuovo centro di controllo per il traffico pesante di Giornico (CCTP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), è stata inoltre introdotta la funzione di Ufficiale subalterno, con l’obiettivo di seguire da vicino lo sviluppo di questo importante progetto, così come pianificare tutte le attività atte a renderlo operativo al momento della sua messa in servizio.

Marco Mombelli dirigerà, a partire dal 1° marzo, il Reparto giudiziario 2 con il grado di capitano e subentrerà al maggiore Marco Zambetti, nominato quale Capo Gendarmeria a partire dallo scorso 1° gennaio. Classe 1975, Mombelli è entrato a far parte del Corpo nel 1996. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria per poi passare nel 2002 alla Polizia giudiziaria. Attualmente lavora, con il grado di commissario, quale sostituto caposezione presso la sezione reati contro l’integrità delle persone (RIP), dove vanta un’esperienza di oltre 17 anni. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i commissariati di Lugano e di Chiasso, la sezione tratta e sfruttamento esseri umani (TESEU) e la sezione reati contro l’integrità delle persone (RIP).

Georges Locatelli dirigerà, sempre dal 1° marzo, il IV° Reparto di Gendarmeria del Locarnese con il grado di capitano e subentrerà al capitano Pierluigi Vaerini che dal 1° febbraio è al beneficio della pensione. Classe 1974, Locatelli è entrato a far parte del Corpo nel 1997. Durante la sua carriera ha lavorato dapprima nei ranghi della Gendarmeria per poi passare alla Polizia giudiziaria nel 2003. Attualmente dirige la sezione TESEU con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione dirigerà il Reparto che comprende il posto principale di Locarno e i posti secondari di Magadino e Cevio e sarà chiamato ad assicurare la collaborazione operativa in particolare con le polizie comunali dei Poli VI e VII così come con le Guardie di confine.

Luca Ceresetti dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, il nuovo Centro di controllo per il traffico pesante di Giornico (CCTP) subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale. Questa nuova funzione è stata introdotta, in previsione della messa in esercizio del CCTP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Ceresetti, classe 1975, ha ottenuto un bachelor in scienze politiche e militari presso l’Accademia Militare ETH di Zurigo nel 2003. Dal 2003 al 2007 è stato Ufficiale professionista dell’Esercito ricoprendo diverse funzioni. Dal 2007 al 2013 ha svolto la funzione di Comandante del Centro d’intervento del San Gottardo ad Airolo (CIG) e dal 2013 è caposezione sicurezza ed esercizio di infrastrutture di traffico presso un importante studio d’ingegneria del Sopraceneri.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare Pierluigi Vaerini per il lavoro svolto nella sua lunga carriera professionale in seno alla Gendarmeria della Polizia cantonale, così come per formulare i propri auguri a Marco Mombelli, Georges Locatelli e Luca Ceresetti per la sfida che li attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Giudice straordinario: mandato scaduto a fine gennaio ‘e non prolungato’

Giudice straordinario: mandato scaduto a fine gennaio ‘e non prolungato’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 febbraio 2020 de La Regione

Non sono state violate le prerogative del parlamento, ma è la Legge sull’organizzazione giudiziaria (Log) a prevedere la possibilità di nominare, pro tempore, dei giudici supplenti a tempo pieno straordinari che affiancano i giudici ordinari. Una premessa necessaria per mettere nella giusta luce la diatriba sorta in Gran Consiglio tra il deputato dell’Mps Matteo Pronzini e il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il primo ha ricordato che l’autorità di nomina dei magistrati è il Gran Consiglio, mentre il secondo ha ribadito che è la stessa Log, all’articolo 24, a permettere una nomina ‘extra parlamentare’. Solitamente, lo ricordiamo, sono nomine eccezionali tese a evitare l’accumulo di incarti giacenti presso un tribunale. Nel caso sollevato da Pronzini si trattava del Tribunale penale cantonale.
Ma veniamo al caso concreto. Pronzini ha ricordato che la nomina ‘a tempo pieno’ della giudice supplente Manuela Frequin Taminelli era stata fatta in piena estate, con entrata in carica il 1° settembre 2018 sino alla pubblicazione del bando di concorso per il nuovo giudice ordinario del Tribunale penale cantonale, che passerà da quattro a cinque magistrati in seguito al potenziamento deciso da governo e Gran Consiglio. Pubblicazione che è arrivata di recente, il 31 gennaio. Nel frattempo, il 17 gennaio, ha rilevato Gobbi, la Commissione giustizia e diritti, nonostante quanto indicato nel suo rapporto del 2 settembre 2019 – ovverosia che la conclusione del rapporto di lavoro dell’avvocata Frequin Taminelli sarebbe avvenuta al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario –, ha chiesto al Consiglio di Stato di prolungare il mandato alla stessa giudice supplente Frequin Taminelli. E questo per evitare una vacanza al Tribunale penale cantonale della durata di alcuni mesi. La Commissione suggeriva di “procedere a conferire un mandato complementare, con scadenza prorogata fino all’entrata in funzione del nuovo giudice o quantomeno alla sua elezione da parte del legislativo”. Richiesta respinta lo scorso 24 gennaio dal Consiglio di Stato. «La scelta di designare la giudice supplente fino alla data di pubblicazione del bando di concorso è stata fin da subito voluta dal Consiglio di Stato e indicata nella decisione di designazione proprio per garantire al parlamento di poter avviare la procedura di concorso in maniera imparziale, indipendente e trasparente», ha affermato Gobbi. Tale decisione – ha continuato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – mirava a dare la possibilità «a più candidati di mettersi a disposizione, compresa la giudice designata che in questa fase della procedura sarebbe stata considerata alla stregua degli altri candidati».
Infine anche le forti critiche del Gran Consiglio sulla designazione da parte del governo della giudice supplente ex art. 24 Log confermano la «necessità del rispetto delle tempistiche di designazione dell’avvocata Frequin Taminelli». A questo punto il mandato quale giudice straordinario presso il Tribunale penale cantonale è cessato, «conformemente al testo della risoluzione governativa». La sua elezione da parte del Gran Consiglio quale giudice supplente del Tribunale di appello, attribuita al Tribunale penale cantonale, rimane ovviamente in vigore, ha ricordato Gobbi.
Il consigliere di Stato ha glissato, per evidenti ragioni legate alla separazione dei poteri, sulla domanda posta da Pronzini sulla designazione della giudice Frequin Taminelli a presidente della Corte delle assise criminali in un processo previsto per il 10 febbraio di quest’anno e poi rinviato. «La domanda – ha replicato Norman Gobbi – riguarda questioni che non competono all’autorità politica, né esecutiva né legislativa, riguardando esclusivamente le parti al processo e l’autorità giudiziaria».

Nomine, le spiegazioni di Gobbi

Nomine, le spiegazioni di Gobbi

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 febbraio 2020 de La Regione

‘Direttrice aggiunta della Divisione giustizia, abbiamo agito nel rispetto di legge e procedura’.
Il ministro all’Mps: il concorso era stato annullato per assenza di candidati idonei.

Quella nomina «è avvenuta nel rispetto della legge» e la procedura è stata seguita correttamente: parole del capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.
La nomina è quella di Monica Bucci quale aggiunta della direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti. Una nomina che il Consiglio di Stato ha fatto e divulgato la scorsa settimana, ma che ha innescato ieri mattina, come anticipato dal portale Tio.ch poco prima delle 10.30, un’interpellanza dell’Mps-Pop-Indipendenti con una serie di quesiti al governo sulla scelta e sulla procedura di designazione.
Bucci, alle dipendenze del Cantone dal 2001, lavora oggi alla Sezione risorse umane (Dipartimento finanze ed economia) quale Capo Area della gestione amministrativa. È laureata “in psicologia del lavoro e delle organizzazioni con un diploma di studi superiori in psicologia del lavoro”, ha indicato il Consiglio di Stato nel comunicare l’avvenuta nomina. Prossimamente assumerà, in seno al Dipartimento istituzioni, la funzione di direttrice aggiunta della Divisione della giustizia, affiancando Andreotti: una Divisione che si occupa (anche) dell’organizzazione giudiziaria cantonale.
Cosa c’entra la giustizia con la psicologia del lavoro? Tempestive le risposte alle domande contenute nell’atto parlamentare. Le ha date Gobbi nel pomeriggio in Gran Consiglio. Il concorso per la nomina di direttore/trice aggiunto/a è stato pubblicato il 1° febbraio 2019 e annullato il 9 luglio. Ciò, ha spiegato il consigliere di Stato, «a seguito dell’assenza di candidati ritenuti idonei a ricoprire la funzione». Quanti erano i candidati? «Ventidue, diciotto dei quali con formazione accademica completa in diritto e brevetto di avvocato». Dalla selezione e dagli assessments non sarebbe insomma emerso il profilo giusto. La decisione di annullare un concorso «compete al Consiglio di Stato». Come ha potuto il governo, chiedevano Mps-Pop-Indipendenti, procedere alla nomina di Bucci “in assenza di uno straccio di concorso?”. Gobbi: «In base all’articolo 12 capoverso 4 della Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato, è data facoltà al Consiglio di Stato di prescindere dalla pubblicazione del concorso e procedere direttamente all’assunzione».
Altro quesito dell’atto parlamentare: “Perché è stata nominata la signora Monica Bucci assolutamente sprovvista dei criteri fondamentali richiesti dal concorso del 1° febbraio 2019? La posizione, aggiunto/a alla direttrice, è infatti esattamente la stessa prevista nel concorso citato”. Gobbi: «La Divisione giustizia conta, oltre all’Ufficio della Direzione, quattro macrosettori: esecuzione e fallimenti, esecuzione pene e misure, registri e l’amministrazione della giustizia. Sono circa settecento le collaboratrici e i collaboratori che vi fanno capo. In particolare va precisato che l’attività giuridica è presente ma non predominante, costanti sono le riorganizzazioni con le quali è confrontata la Divisione e tanti i progetti seguiti: dalla creazione delle Sezioni al progetto di riorganizzazione giudiziaria generale a partire dalle Autorità di protezione, alla Giustizia di pace, al riordino del settore esecuzione pene e misure, alla digitalizzazione della giustizia, la violenza domestica …. Visto che gestione e coordinamento di questi progetti richiedono in particolare competenze organizzative e relazionali, la direttrice della Divisione (Andreotti ndr.) ha mutato le esigenze proprie a tale funzione, propendendo per requisiti non giuridici». Sarà comunque Andreotti a occuparsi dei dossier di carattere giuridico. Il governo «ritiene che l’esperienza maturata nell’Amministrazione cantonale» da Monica Bucci «permetterà il pieno raggiungimento degli obiettivi previsti dalla funzione». Insoddisfatto delle risposte di Gobbi, Matteo Pronzini ha sollecitato la discussione generale. Ma la richiesta del deputato dell’Mps è stata respinta dal Gran Consiglio con 35 no (28 i sì, 11 gli astenuti).

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Nomina discussa

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 17 febbraio 2020 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/nomina-discussa?id=12749469

 

Colonnina di ricarica per auto elettriche alla Sezione della circolazione

Colonnina di ricarica per auto elettriche alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Una colonnina con due postazioni per la ricarica di auto elettriche è stata predisposta nel parcheggio che accoglie gli utenti della Sezione della circolazione, uno dei Servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale con oltre 650 visite giornaliere.

Da alcuni giorni gli utenti con auto elettriche che si recano a Camorino per sbrigare le pratiche alla Sezione della circolazione possono allacciare la loro vettura alla colonnina con due postazioni di ricarica emotì, un marchio creato dalle principali aziende elettriche ticinesi. La colonnina è fruibile tramite una tessera o utilizzando l’apposita App scaricabile dall’App Store o da Google Play.
Si tratta di un gesto simbolico che invita la cittadinanza a una mobilità responsabile in un Cantone altamente motorizzato e che conta 226’020 automobili immatricolate, di cui unicamente 1’136 automobili elettriche (dato riferito al 31.12.2019).
Sui sedimi degli Uffici cantonali sono attualmente in funzione 27 colonnine di ricarica, ma l’unica messa a disposizione dell’utenza è quella appena entrata in funzione a Camorino. Entro fine anno si prevede l’installazione di ulteriori 23 colonnine di ricarica presso gli Uffici cantonali, di cui 4 a beneficio degli Uffici del Dipartimento delle istituzioni.
Si ricorda infine che dal 25 giugno 2019 è possibile presentare la richiesta di incentivo per automobili elettriche e per stazioni di ricarica, immatricolate rispettivamente installate da non più di 30 giorni.

Didascalia: 
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi con il Capo sezione Cristiano Canova.