I Comuni chiedono autonomia

I Comuni chiedono autonomia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 de La Regione

Nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’ gli enti locali più grandi desidererebbero maggiori deleghe Per Norman Gobbi è una richiesta legittima a patto che ci sia più responsabilità da parte di chi è chiamato ad amministrare

I Comuni chiedono più autonomia e non solo di ordine finanziario. È questo in estrema sintesi, il dato saliente emerso durante il secondo simposio sulle relazioni tra il Cantone e i Comuni svoltosi ieri a Lugano e promosso dalla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni. «Ci sono Comuni che interpretano l’autonomia prettamente dal punto di vista finanziario. Altri, invece, da quello operativo o nell’erogazione di determinati servizi», afferma Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, intervenuto al convegno luganese. Evento a cui hanno partecipato anche altri tre membri del governo cantonale: Manuele Bertoli (Decs); Raffaele De Rosa (Dss) e Christian Vitta (Dfe). «Ovviamente – ci spiega Gobbi – nel rispetto dei vincoli stabiliti dalle leggi superiori».

Questo – quello dell’autonomia ‘differenziata’ tra piccoli e grandi Comuni – è solo un aspetto che potrebbe rientrare della complessa riforma istituzionale denominata ‘Ticino 2020’. Infatti, a dispetto della data inserita nel nome, è una riforma che non vedrà la luce entro la fine di quest’anno. «L’obiettivo – continua ancora il consigliere di Stato – è quello di riconoscere sì una maggiore autonomia, sgravando magari alcuni compiti al Cantone, ma responsabilizzando maggiormente gli enti locali». Insomma, l’autonomia bisogna meritarsela indipendentemente dalla stazza comunale. «Pensiamo alle procedure e alla pianificazione edilizia. Negli anni si è concentrato questo compito molto a livello cantonale perché in passato ci sono stati abusi», continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni che precisa anche che «l’amministrazione cantonale deve uscire da un ruolo paternalistico». «I Comuni sono cambiati a livello di strutture. ‘Ticino 2020’ intende rafforzare la capacità di azione soprattutto a livello locale, in nome di un principio molto importante: quello della prossimità fra cittadino e le autorità».

Alla vigilia del voto per il rinnovo dei poteri locali il messaggio di Gobbi è quindi quello di avere dei Municipi che – dove c’è una struttura che lo permette – deleghino molto di più all’amministrazione comunale.

Uno dei compiti dei Comuni è quello di garantire la sicurezza. Lugano, per esempio, chiede da tempo maggiore autonomia anche per quanto riguarda l’attività di Polizia. Anche questo aspetto rientra nella futura riforma? «È una delle riflessioni che si stanno facendo con il gruppo ‘Polizia ticinese’. Anche in questo caso la prossimità è diversa da regione a regione e uno dei compiti del Cantone è quello di garantire un elevato livello di sicurezza su tutto il territorio. A costi accessibili, però», risponde Gobbi. Per i Comuni più piccoli e senza agenti si potrebbe delegare un assistente di polizia che diventerebbe una sorta di usciere 2.0.

Le aggregazioni comunali potrebbero però risolvere molti di questi problemi. «Le aggregazioni non sono state pensate per questo scopo. Con i Comuni cerchiamo il dialogo e non imponiamo nulla. Se avessimo calato una riforma dell’alto sarebbe stata ancora più difficile da implementare. Ci sono obiettivi più facilmente raggiungibili perché condivisi, altri che necessitano di più tempo. Iniziamo dai primi in modo da convincere anche i più reticenti ad aderire», conclude Gobbi. A fine giornata sono stati premiati i Comuni di Stabio e Capriasca per due progetti innovativi a favore della cittadinanza.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 del Corriere del Ticino

I Comuni cercano più autonomia «ma da noi le riforme fanno fatica»

Durante il simposio sui rapporti tra Cantone ed Enti locali, questi ultimi chiedono meno ingerenza da parte di Bellinzona
Secondo Norman Gobbi per il progetto Ticino 2020 «bisogna partire dagli interventi più piccoli e che trovano meno resistenze»

È un tormentone che ormai va avanti da anni e, con l’avvicinarsi a grandi passi dell’appuntamento con le urne per le elezioni comunali, è una tema più che mai scottante. Anzi, per dirla con le parole del sindaco di Lugano, «il tema dei rapporti tra Cantone e Comuni deve essere discusso con urgenza». Proprio così Marco Borradori al Palazzo dei congressi ha aperto i lavori del secondo simposio Cantone-Comuni, una giornata organizzata dalla Sezione degli Enti locali (SEL) in cui numerosi amministratori comunali, e non solo, si sono confrontati tra loro in quattro gruppi di lavoro dedicati allo spinoso tema. E proprio durante i lavori del simposio, per la maggioranza degli amministratori locali presenti, la parola chiave era una sola: «Ai Comuni serve più autonomia».

Durante il suo discorso il sindaco di Lugano ha infatti rimarcato che il «mondo sta cambiando a un ritmo velocissimo e che i rapporti tra Cantone e Comuni dovrebbero evolvere in maniera altrettanto veloce. Ma purtroppo, malgrado la buona volontà, si ha l’impressione che si arrivi sempre un po’ in ritardo». A questo proposito il sindaco della città sul Ceresio ha ricordato l’importanza del progetto Ticino 2020 che, appunto, dovrà ridisegnare i compiti e i flussi finanziari tra i due livelli istituzionali e il cui obiettivo è proprio ridare più autonomia ai Comuni. Un progetto «molto atteso», ha spiegato Borradori, precisando che però «sembra ci sia un certo scetticismo al riguardo». Raggiunto a margine del simposio, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha in parte confermato lo scetticismo citato dal sindaco di Lugano, affermando che «no», il progetto Ticino 2020 non vedrà la luce entro la fine dell’anno. Insomma, rispetto a quanto inizialmente previsto servirà ancora qualche anno per portare a termine l’importante cantiere. Il consigliere di Stato ha precisato che oggi è necessario innanzitutto «trovare dei piccoli successi, ad esempio con la correzione di alcuni flussi finanziari che non sono necessari o poco comprensibili. Perché se invece mettiamo tutti i dossier insieme è più difficile avanzare. È importante partire con quei progetti che hanno meno resistenze, dimostrando che l’approccio è corretto, per poi portare avanti gli altri dossier». Altri cantieri che, sottolinea Gobbi, «richiederanno molto più tempo anche per via di un certo irrigidimento da una parte e dall’altra». Ma non solo, aggiunge il direttore delle Istituzioni: «Bisogna anche tenere conto delle imminenti elezioni comunali; magari i nuovi amministratori non avranno le stesse opinioni». Ad ogni modo secondo Gobbi «tutte le riforme in questo cantone hanno bisogno di più tempo rispetto a quanto preventivato. Da una parte perché siamo molto prudenti e conservatori, ma anche perché vogliamo creare il dialogo, e questo richiede tempo».

Più tranquillità
Tornando al simposio, il capo della Sezione Enti locali Marzio Della Santa nel suo discorso iniziale ha evidenziato che l’obiettivo dell’incontro è «di favorire il dialogo per capire quale sarà il Comune del futuro». E a questo proposito ha anticipato alcune delle risposte date a un sondaggio che verrà pubblicato nelle prossime settimane. Sondaggio dal quale è emerso che i cittadini, nel valutare quali criteri sono più importanti per spostarsi da un Comune all’altro, mettono nelle prime tre posizioni «il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio e dell’aria». «Non è certo il moltiplicatore a stare nei primi posti», ha fatto notare Della Santa, spiegando poi che la funzione dei comuni in futuro sarà sempre più quella «residenziale» al fine di «migliorare la qualità di vita per i cittadini nel territorio».

Dialogo e milizia
Prima della tavola rotonda che ha chiuso il simposio, il presidente del Governo Christian Vitta ha dal canto suo evidenziato che, riguardo al progetto Ticino2020, «specialmente in un momento di grandi cambiamenti come questo, il Comune in quanto istituzione più vicina al cittadino è fondamentale». E in questo senso, ha rimarcato Vitta, «è il dialogo tra le parti che rende possibile trovare compromessi». Dal canto suo, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, pensando alle prossime elezioni comunali, ha fatto notare che «la politica di milizia fa sempre più fatica». Da più persone durante il simposio è infatti stata fatta notare la difficoltà in queste settimane di «riempire» le liste per le imminenti elezioni comunali. In questo senso Franscella ha ringraziato chi si è messo a disposizione della cosa pubblica, concludendo con una domanda provocatoria «per il prossimo simposio»: «Sarà necessaria una professionalizzazione della politica?».

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 4 febbraio 2020 de Il Quotidiano
Cantone e comuni, chi fa cosa?

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12702198

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 4 febbraio 2020 del TG di Teleticino
Ripensare il ruolo di municipale

http://teleticino.ch/il-tg/ripensare-il-ruolo-di-municipale-EB2311732

Incredulità Campione

Incredulità Campione

Intervista all’interno dell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 de La Regione

L’entrata nello spazio doganale europeo dell’enclave sta comportando una serie di criticità che pesano sulla vita quotidiana dei cittadini campionesi che non possono prescindere dalla stretta collaborazione, in termini anche di servizi, con il Ticino e la Confederazione.

Campione d’Italia sta vivendo uno dei suoi momenti più delicati. Dopo la dichiarazione di dissesto finanziario votata dal Consiglio comunale il 6 giugno 2018 e la chiusura, per fallimento, del Casinò ventun giorni dopo, il primo gennaio scorso la volontà unilaterale della penisola di inserire l’enclave in territorio svizzero nello spazio doganale europeo sta facendo affiorare, una ad una, numerose criticità.
Problematiche che ricadono quotidianamente sulla pelle della popolazione campionese che, nell’aprile 2019, le aveva già paventate attraverso una petizione sottoscritta da 1’605 cittadini (su 1’950) con la richiesta di sospendere o revocare la direttiva comunitaria in quanto “rischiava di compromettere e di pregiudicare, in maniera irreparabile, i bisogni di vita primari degli abitanti di Campione”.
Detto e avveratosi puntualmente, oggi i cittadini dell’enclave devono convivere, oltre che con un tessuto economico e sociale compromesso, con una dogana che non hanno voluto. In questo senso il forte legame che da sempre lega il piccolo paese (1,5 km quadrati) al Canton Ticino, sta impegnando commissario, Comitato civico e la Nuova associazione campionese operatori economici, presieduta da Mauro Rubbini, a rendere accorte e consapevoli le istituzioni italiane della necessità di continuare, non solo per posizione geografica ma anche per consuetudine centenaria, a non prescindere dai servizi svizzeri e ticinesi.
Abbiamo parlato dei rapporti fra l’enclave e il Canton Ticino con il consigliere di Stato, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Campione d’Italia è legato al Ticino da una storia ultracentenaria. Come vive da ‘vicino di casa’ questo momento particolarmente difficile dell’enclave?
Con preoccupazione ma anche con una certa dose di incredulità. Pur partendo dal principio della sovranità italiana sulla gestione del proprio territorio, mi sembra evidente che la modifica dello statuto doganale, oltre a far sorgere numerosi problemi burocratici nell’erogazione dei servizi alla comunità campionese, abbia provocato una ferita nel tessuto sociale dei nostri territori, legati da profondi e storici legami di amicizia e collaborazione.

Nel momento più delicato della storia campionese, ovvero all’entrata dell’enclave nello spazio doganale Ue, lei si è espresso personalmente evocando un’annessione svizzera di Campione d’Italia, peraltro salutata positivamente da buona parte della popolazione campionese. Cosa l’ha portata ad esprimere una dichiarazione così ‘forte’?
Sono un convinto fautore dei processi democratici che tengano in debita considerazione le preoccupazioni e le volontà dei cittadini. In quanto tale, a titolo personale e pur sapendo gli ostacoli giuridici e politici che si frappongono all’ipotesi di una modifica territoriale tra Stati, ho ritenuto fosse importante porre la questione campionese sotto i riflettori, proprio in vista dell’imminente cambio di statuto doganale e dell’inerzia della politica.

Fuori dai denti, crede che un picchetto delle Guardie di confine all’arco di Campione sia una risorsa ‘persa’, che potrebbe essere utilizzata in una forma più efficace in altri ambiti, con costi peraltro non indifferenti? Ripeto, la modifica dello statuto doganale dell’enclave ha prevedibilmente portato e porterà a una maggiore burocrazia e quindi maggiori costi di gestione, che avremmo potuto risparmiarci. Ovviamente la sicurezza è per me da porre al centro, soprattutto in momenti di vuoto istituzionale come quello vissuto ora da Campione.

L’Italia nel cancellare il codice di avviamento postale 6911 della posta o paventare la conclusione di alcuni servizi ticinesi a favore dei campionesi, ha giustificato la decisione sulla scorta di una asserita volontà svizzera. C’è diversamente la possibilità che, su richiesta italiana, la Confederazione e il Canton Ticino continuino ad elargire questi importanti e necessari servizi, mantenendo, ad esempio, sulla scorta di specifico accordo italo-svizzero, per i cittadini di Campione le patenti e le targhe svizzere, come in essere da molti decenni?
La volontà della Svizzera e del Cantone di collaborare in modo solidale con le autorità italiane e campionesi non può venire messa in discussione. Ricordo che il Ticino ha mantenuto l’erogazione dei servizi a Campione malgrado il Comune, in dissesto finanziario, abbia contratto debiti significativi nei confronti del Cantone. I limiti dati nel continuare l’erogazione di determinati servizi dopo il 1° gennaio non sono dipesi dalla volontà della Svizzera bensì dal quadro normativo svizzero e italiano e dalla portata delle richieste italiane.

Ritiene, quale esponente del governo del Canton Ticino, che possano essere precisati e regolamentati alcuni aspetti ‘svizzeri’ della vita dei campionesi sulla base di accordi sottoscritti in via preliminare tra il Comune di Campione e il Canton Ticino in ossequio agli accordi bilaterali del 2011, poi ovviamente da ratificare dai rispettivi governi?
Se il Comune di Campione dovesse richiedere di rivedere determinati accordi con il Cantone non mancheremo certo di entrare in materia e cercare le migliori soluzioni nell’interesse dei nostri rispettivi territori.

Prova sirene oggi mercoledì 5 febbraio 2020

Prova sirene oggi mercoledì 5 febbraio 2020

Comunicato stampa

Oggi mercoledì 5 febbraio 2020 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua.  

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (413 dispositivi); alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.
Alle 14.15 e alle 15.00, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (127 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale ed informare la popolazione sui comportamenti corretti. Il Dipartimento si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione.
Con l’introduzione del nuovo applicativo Alertswiss le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o scaricando la relativa applicazione.
Allarme acqua – Informiamo che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-spci@ti.ch. 

Discorso pronunciato in occasione del 2° Simposio Cantone-Comuni

Discorso pronunciato in occasione del 2° Simposio Cantone-Comuni

Lugano – 4 febbraio 2020

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori
Permettetemi due considerazioni iniziali: sono molto soddisfatto della risposta che avete dato al nostro invito per questo secondo Simposio Cantone/Comuni. Lo sono sia per quanto riguarda il numero, sia e soprattutto per la qualità della vostra presenza. La seconda considerazione va da sé ed è il ringraziamento mio e del Consiglio di Stato a tutti voi per essere qui a discutere sul futuro dell’istituzione che ci sta particolarmente a cuore: il Comune  

Questo Simposio assume una valenza decisiva per la continuazione del lavoro che svolgiamo assieme. Un’importanza sottolineata in modo chiaro anche nel programma di legislatura (Linee direttive) 2019-2023 presentato dal Governo. Il primo asse strategico “Rapporti con la cittadinanza e le istituzioni” – e già è emblematica la scelta di posizionare al numero uno questo capitolo – contempla l’obiettivo 5 con il titolo “Migliorare il dialogo e la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni”. Per il Consiglio di Stato diventa imperativo favorire (cito) “le occasioni di dialogo e instaurare un clima di collaborazione, aperto e costruttivo”. Da qui “organizzare regolarmente eventi per facilitare il dialogo e il confronto costruttivo tra i due livelli di governo. Momenti informativi dedicati alle autorità politiche dei Comuni come, ad esempio, il Simposio di dialogo Cantone-Comuni” (fine della citazione).  

Una modalità di lavoro introdotta già lo scorso anno con reciproca soddisfazione, stando alle reazioni avute 12 mesi fa. Ma sulla questione legata al dialogo mi riaggancerò nella parte conclusiva di questo intervento.  

Negli ultimi anni ci siamo concentrati sue due dei tre assi di riforma dell’istituto comunale: da un lato la dimensione del Comune e quindi tutta la politica delle aggregazioni sino a giungere al Piano cantonale delle aggregazioni. Dall’altro lato i compiti da affidare al Comune. E qui rientra il progetto Ticino 2020 voluto dal Governo che in questi mesi sta entrando nella fase decisiva e i cui risultati finali sono ancora da cogliere.  

Il terzo asse della riforma, ossia il funzionamento del Comune, lo stiamo discutendo e lanciando proprio oggi. È un grande cantiere anche questo. Il Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione degli enti locali sarà impegnato assieme a tutte le istanze interessate – penso ovviamente quindi ai Comuni e ai Patriziati con le loro associazioni – per individuare quali elementi introdurre in quella che sarà la revisione del quadro legislativo che regge il funzionamento del Comune. Una riflessione che durerà per tutto il 2020. Nelle nostre intenzioni vorremmo poi giungere al termine della legislatura comunale con l’approvazione da parte del Gran Consiglio della revisione delle norme legislative.  

Parallelamente non si interrompe il lavoro sulle aggregazioni e su Ticino 2020. Quest’anno diamo inizio al terzo asse che andrà a completare il quadro strategico che il Cantone ha elaborato per il Comune. Ma abbiamo ancora diverse pennellate da spalmare sulla tela di questa riforma. C’è però una riflessione sulla metodologia da mettere in campo in questa nostra azione che vorrei condividere con voi. Se vogliamo davvero definire i rapporti tra Cantone e Comune nel rispetto dei principi di sussidiarietà, di equivalenza fiscale, di federalismo asimmetrico e di partecipazione solidale, tenendo conto della nuova realtà socioeconomica ticinese, non possiamo esimerci da compiere un grande sforzo nella direzione del dialogo.  

Infatti, a prescindere da quelle che sono le riforme dell’istituto comunale, ciò che le due legislature passate mi hanno insegnato è costituito dal fatto che i rapporti tra i due “governi” (cantonale e comunale) sono messi in difficoltà da un dialogo insufficiente. Questa constatazione si è rafforzata dopo aver incontrato personalmente molti Municipi. Sono stati moltissimi i sindaci e i municipali che mi hanno ringraziato per essere andato a casa loro a discutere. Perché a livello generale manca un dialogo – aperto, franco e costruttivo – che non può essere demandato alla carta da lettera o a intermediari. Bisogna avere il coraggio di sedersi allo stesso tavolo di lavoro. Stare assieme per parlare e ascoltare. Solo da un ascolto attivo si potrà sperare di avere soluzioni che possano soddisfare entrambi i livelli istituzionali. E in ultima istanza che possano soddisfare il cittadino, che costituisce il nostro referente ultimo e più importante.  

In questo senso, così come lo fu il primo Simposio lo scorso anno che non deluse le attese, anche questo incontro odierno ci permetterà di dare nuovo slancio alla nostra azione comune… per il Comune.  

Per questo rimango positivo sul destino del Comune, anche se non nascondo le difficoltà e gli sgambetti che dovremo – assieme – superare. Il rinnovo dei poteri comunali nel prossimo mese di aprile dovrà rappresentare un’opportunità e non uno stop in questo importante processo.  

Ringrazio infine il Capo Sezione degli enti locali Marzio della Santa e i suoi collaboratori per l’organizzazione e tutti i relatori impegnati nei workshop di questo evento.           

“I tre seggi sono a rischio”

“I tre seggi sono a rischio”

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 febbraio 2020 de La Regione

Il movimento di via Monte Boglia lancia l’allarme e intima agli elettori: ‘Votate secco per la Lega!’
Nella festa pre-elettorale della Lega dei Ticinesi a Pregassona contrattacco al Plr e un solo obiettivo: ‘Desideriamo continuare a governare’

L’anno prossimo la Lega dei Ticinesi compirà trent’anni, una maturità che ha portato il movimento di via Monte Boglia dalle barricate e dalle carovane alle stanze dei bottoni. Presente in 63 Comuni su 107 cerca oggi nuove conferme, soprattutto a Lugano. Perché è proprio qui, sulle sponde del Ceresio, che si giocherà una campagna elettorale delicata: «Rivincere – ha esordito il sindaco leghista Marco Borradori alla festa tenutasi al capannone di Pregassona – è sempre più difficile che vincere. Nessuno ci regalerà nulla e per questo non esistono seggi o uscenti al sicuro. Ma a Lugano vogliamo continuare a governare, anche con gli altri, perché la Lega non ha mai messo da parte nessuno». Un terzo seggio, dunque, «tutt’altro che sicuro» non ha nascosto Borradori, plaudendo alla ‘velocità di crociera’ raggiunta con l’alleanza con l’Unione democratica di centro. Poi l’accenno alle “voci strane” che si sono fatte largo nelle ultime settimane e il chiaro riferimento al Partito liberale radicale: «Fa un po’ strano vedere questo defilarsi, questo buttare terra sugli altri per mascherare pasticci in cui si sono loro stessi infilati, questo far ricadere tutto su di noi, come se tutti non dovessero prendersi le proprie responsabilità, anche degli errori».

‘Più radici nei Comuni’
Un movimento che ieri – intonando più volte l’inno del ‘vota Lega e non esitar!’ – ha schierato, fra un salamino e un piatto di risotto, consiglieri di Stato e granconsiglieri, consiglieri nazionali e agli Stati, municipali e consiglieri comunali: «Dobbiamo mettere sempre più radici nei Comuni – ha annotato il direttore del Dipartimento del territorio Norman Gobbi –, da quel terreno dove arrivano mal di pancia e disillusioni. Perché, anche se gli altri stanno facendo peggio, non dobbiamo fermarci né sottovalutare le insidie. Occorre mobilitarci se vogliamo continuare a crescere».

Tre seggi a rischio, evocati anche dal municipale uscente Lorenzo Quadri: «Ogni voto conta» si è rivolto alla numerosa platea ribadendo i valori fondanti del movimento, quel ‘prima i nostri’, «anche nel sociale e nell’emergenza occupazionale». Dopo di lui è salito sul palco Michele Foletti, “l’uomo del pallottoliere” (nell’esecutivo luganese è responsabile delle finanze, ndr): «Siamo tre municipali complementari, che andiamo d’accordo e non siamo gelosi l’uno degli altri, capaci di condurre una città solida». La parola è poi passata all’unica candidata leghista, Sabrina Aldi: «La Lega dei Ticinesi – ha ribadito – può contare su donne valide e competenti e per una presenza, dunque, non solo per ragioni di quote». L’altra metà del cielo luganese: «La Lega – non ha mancato di dire – è nata sul Ceresio ed è qui che deve tornare a vincere». Vittoria che si fa quindi non scontata tanto che il consigliere comunale nonché cerimoniere della giornata, insieme a Michael Nyffeler, Andrea Sanvido lo ha detto chiaro: «Non è stato facile trovare i nomi per la lista dei candidati, anche per una certa diffidenza per chi oggi gestisce la politica. La Lega deve dunque mantenere i propri valori e utilizzare un linguaggio in grado di attirare i giovani. Se speculiamo sugli altri perderemo le elezioni».

I candidati
Il 5 aprile per la Lega ci saranno il sindaco Marco Borradori, i municipali uscenti, Michele Foletti e Lorenzo Quadri, e la grancosigliera Sabrina Aldi. Ad affiancarli, in quota Udc (partito alleato), ci saranno Raide Bassi, Tiziano Galeazzi e Alain Bühler. Per il Consiglio comunale i candidati leghisti sono: Luisa Aliprandi, Alessandro Barbero, Franco Bernasconi, Lukas Bernasconi, Moreno Berta, Samuele Berta, Gian Maria Bianchetti, Boris Bignasca, Marco Bortolin, Marcello Caduff, Andrea Censi, Stefano Di Casola, Michele Foletti, Stefano Gilardi, Laura Kämpf, Nirman Luraschi, Nicholas Marioli, Ero Medolago, Lucia Minotti, Michael Nyffeler, Alain Noser, Marusca Ortelli, Flavio Pesciallo, Rodolfo Pulino, Lorenzo Quadri, Gianluca Sala, Andrea Sanvido, Fabio Snaldi, Christian Tresoldi e Omar Wicht.
L’Udc schiera Paolo Andreetti, Raide Bassi, Gregory Bronz, Alain Bühler, Leonardo Bussi, Antonio Chiesa, Ivano Foraboschi, Carlo Frey, Tiziano Galeazzi, Stefano Gambazzi, Eleni Mandilas, Siro Mazzuchelli, Eros Nicola Mellini, Fabio Padovan, Claudio Paoletta, Antimo Queleroso, Maurizio Reichlin, Paolo Reichlin, Alan Rusconi, Zahra Rusconi, Ferenc Szerdahelyi, Rosita Testorelli, Marco Vigilante.

Alcuni partiti si scannano, “ma io credo nei Comuni”

Alcuni partiti si scannano, “ma io credo nei Comuni”

Dopo la presentazione delle liste per le elezioni comunali

“Leggendo i giornali nelle ultime settimane deve dire che la preoccupazione per le sorti dei Comuni, in vista delle elezioni di aprile, non mi è mancata. Si è riferito spesso di liti all’interno dei partiti, in particolare dei due partiti di centro PLR e PPD, sulla costituzione delle liste. Diatribe spesso di carattere personale, non già sui temi, lotte di potere per chi osserva la realtà in modo distaccato. L’esempio di Lugano è solo uno, sicuramente il più eclatante vista l’importanza della città per tutto il Ticino. È evidente che qualcosa in questi partiti sta succedendo. Vedremo come si svilupperanno in futuro tali vicende e quali strascichi avranno sul risultato stesso delle elezioni”. A esprimersi così è il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha particolarmente a cuore, come ancora evidenziato la scorsa settimana da queste colonne, i destini degli enti locali ticinesi. “Devo però aggiungere che se penso alle migliaia di persone che oggi in Ticino si mettono ancora a disposizione per entrare nei Municipi o nei Consigli comunali (è di lunedì la presentazione di tutte le liste nei Comuni, ndr) allora un po’ mi tranquillizzo. Resta il fatto che il sentimento di appartenenza e la disponibilità di impegnarsi per la cosa pubblica sono valori che vanno coltivati e in questo senso spero che chi governa gli enti locali se ne renda sempre più conto, sostenendo tutte quelle associazioni che permettono all’individuo di sentirsi parte di una comunità che va oltre sé stesso, rispettivamente coinvolgendo i cittadini con coraggio nei processi decisionali. Spero quindi che le cittadine e i cittadini di questo nostro Cantone abbiano sempre e ancora voglia di impegnarsi per il bene dei Comuni, che rimangono l’istituzione politica decisiva – in questo nostro sistema federalista – per lo sviluppo, il benessere e la qualità di vita dei ticinesi. In questi anni alla guida del Dipartimento delle istituzioni e prima quale consigliere comunale e municipale di Quinto ho potuto toccare con mano quanto sia necessaria e vitale l’attività dei nostri Comuni e il lavoro dei politici impegnati a questo livello. Chi fa politica nei Municipi e nei Consigli comunali deve avere la convinzione, come detto, di essere una persona molto importante. Rispondere ai bisogni della gente, quelli che ci toccano più direttamente, immaginare un futuro sempre migliore, impegnarsi per creare opportunità di lavoro, di svago, di qualità residenziale: ecco a cosa le migliaia di persone in lista devono aspirare. E tutti possono raggiungere questi obiettivi, anche perché, per dirla con Benedetto Croce “non abbiamo bisogno di chissà quali grandi uomini, abbiamo solo bisogno di più gente onesta”. Per questo dico GRAZIE a tutti coloro che hanno accettato di figurare sulle liste e di pensare al bene della comunità in cui vive”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

 

Una Polizia cantonale vicina al cittadino

Una Polizia cantonale vicina al cittadino

Comunicato stampa
 
Nell’annuale Rapporto di Corpo è stato ripercorso un 2019 molto intenso, durante il quale la popolazione ha dimostrato interesse e attaccamento alla Polizia cantonale. Criminalità informatica, reati economico-finanziari, problemi di viabilità, come pure violenza giovanile e domestica, sono solo alcune delle sfide alle quali è chiamato a rispondere il Corpo della Polizia cantonale.

Nelle giornate di ieri e oggi presso il Centro cantonale della protezione civile di Rivera si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Cantonale. In apertura, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si è complimentato con tutti i presenti per la qualità del lavoro svolto e peraver dimostrato “capacità, autorevolezza e dedizione” caratteristiche indispensabili per poteresercitare al meglio questa professione. Ha inoltre sottolineato come, durante eventi di rilievo internazionale – in particolare la visita del Segretario di Stato americano Pompeo e il WEF di Davos –la Polizia cantonale abbia saputo dar prova di professionalità ed efficienza, rispondendo “presente”quando necessario.

Tra le sfide che la Polizia cantonale si trova ad affrontare, il Consigliere di Stato ha ricordato la criminalità informatica, i reati economico-finanziari e le problematiche legate alla viabilità, ambiti nei quali è importante che le Autorità sappiano farsi trovare pronte e possano fornire risposte concrete a fenomeni di grande impatto sulla popolazione.

Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo ripercorso quanto svolto durante lo scorso anno, che ha visto la nomina del nuovo Capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari e quella del nuovo Capo della Gendarmeria Marco Zambetti, e informato tutti i collaboratori, uniformati e non, sugli obiettiviche s’intendono raggiungere nell’ambito della visione 2020-2025. In particolare, il Comandante haposto l’accento sui riscontri positivi ottenuti anche lo scorso anno grazie al lavoro di squadra, che ha portato tra i diversi risultati raggiunti l’aumento del tasso di risoluzione degli incarti e una visibilità positiva oltre i confini cantonali, segnatamente a seguito dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la Sicurezza ERSS19. Ha inoltre ricordato l’affetto dimostrato dalla popolazione in occasione delle porte aperte della Polizia cantonale, svoltesi a Lodrino il 5 ottobre. Un abbraccio caloroso che dimostra il rispetto e la vicinanza dei cittadini.

La capacità di anticipare, di analizzare la situazione e di reagire in maniera celere alle diverse sfide future è, secondo il Comandante, la chiave per rispondere in modo efficiente ed efficace e garantire l’attuale elevato livello di sicurezza.
Cocchi ha pure ricordato il fondamentale apporto di ogni singolo componente del Corpo, senza il quale non si renderebbe possibile il raggiungimento di importanti risultati comuni e come sia determinante saper evolvere e migliorare di continuo.

La parola è poi passata ai capi area, al tenente colonnello Lorenzo Hutter, Sostituto Comandante e Capo dello Stato Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari, Capo della Polizia giudiziaria e al maggioreMarco Zambetti, Capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolto nel 2019 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di competenza della Polizia cantonale. In questa circostanza, particolare accento è stato posto sull’ulterioreperfezionamento delle competenze e sulla necessità di poter contare su un continuo apporto specialistico. Il personale è inoltre stato informato sui numerosi progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali sarà confrontato nell’immediato futuro sia da un punto di vista operativo sia di ulteriore collaborazione con i numerosi partner cantonali, federali e internazionali.

Pretura di Mendrisio Sud: designazione del Pretore supplente

Pretura di Mendrisio Sud: designazione del Pretore supplente

Comunicato stampa

Oggi pomeriggio il Dr. iur Avv. Matteo Salvadè ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, per assumere, a partire dal 1. febbraio 2020 e sino al 29 febbraio 2020, la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Mendrisio-Sud, nella misura del 100%. Andrà a sostituire temporaneamente il Pretore titolare avv. Enrico Pusterla, assente per infortunio.
Il Dr. iur Avv. Matteo Salvadè è attivo presso la Pretura di Mendrisio-Sud dal 2011 in qualità di Segretario assessore. In questa autorità giudiziaria ha già svolto il ruolo di Pretore supplente per un breve periodo nel 2017, mentre dal mese di luglio dello scorso anno e sino a oggi, 31 gennaio 2020, è stato Pretore aggiunto supplente nella misura del 50%.
Il Pretore supplente della Giurisdizione di Mendrisio-Sud assumerà la carica dal
1. febbraio in sostituzione del Pretore titolare avv. Enrico Pusterla, assente per infortunio e al quale vengono trasmessi i migliori auguri di pronto ristabilimento. 
Alla cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi svoltasi oggi a Mendrisio hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Pretore di Mendrisio-Nord Andrea Alberti.

Didascalia: da sinistra Frida Andreotti, Norman Gobbi, Matteo Salvadè e Andrea Alberti.

Comune innovativo 2020: decretati i vincitori

Comune innovativo 2020: decretati i vincitori

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in colla-borazione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA) comunicano che la Commissione di valutazione ha individuato i finalisti e decretato i vincitori del premio “Comune Innovativo 2020”. Il vincitore della sezione “Comunità SMART” è il Comune di Capriasca con il progetto “Lugaggia Innovation Community”, mentre ad aggiudicarsi il primo premio della sezione “Innovazioni in Comune” è il Comune di Stabio con il progetto “Ufficio energia”.

Il concorso “Comune innovativo”, giunto alla sua quinta edizione, si pone un triplice obiettivo: anzitutto intende mettere in risalto i progetti innovativi pensati dai Comuni, in secondo luogo vuole stimolare un miglioramento continuo delle Amministrazioni comunali attraverso la «competizione virtuosa» e, infine, desidera favorire la condivisione di idee e conoscenze tra gli enti locali.
Al premio, promosso congiuntamente dal Dipartimento delle istituzioni (DI), dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) e dall’Ordine degli ingeneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), hanno preso parte 21 progetti nelle due sezioni previste dalla competizione, ovvero “Comunità SMART” e “Innovazioni in Comune”.
Per la sezione “Comunità SMART”, dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie, il vincitore è il Comune di Capriasca con il progetto “Lugaggia Innovation Community”. La realtà locale di Capriasca ha avuto la meglio sugli altri due progetti, selezionati tra i finalisti, ovvero “Piatta-forma eGov” del Comune di Lugano e “SmartxME” del Comune di Mendrisio.
Per la sezione generale “Innovazioni in Comune”, invece, ad aggiudicarsi il primo posto è il progetto “Ufficio energia” presentato dal Comune di Stabio. Gli altri tre finalisti della categoria sono stati invece il Comune di Acquarossa con il progetto “Incentivare il ripopolamento”, il Comune di Cadenazzo con l’iniziativa “Sportello lavoro” e il Comune di Sorengo che ha pre-sentato il progetto “SorenGO”.
La consegna ufficiale del premio ai due vincitori avverrà alle ore 17.00 di martedì 4 febbraio 2020 al Palazzo dei Congressi di Lugano in occasione del Secondo simposio Cantone-Comuni (il programma dell’evento è disponibile sul portale www.ti.ch/eventisel).
Ulteriori informazioni relative al premio sono disponibili sul sito www.comuneinnovativo.ch.