Gran successo per il pranzo della Lega

Gran successo per il pranzo della Lega

Da www.tio.ch

Circa 800 simpatizzanti del movimento si sono incontrati ieri al Padiglione Conza e hanno conosciuto i candidati per le prossime elezioni federali

La campagna elettorale è entrata nel vivo, le schede di votazione sono già arrivate nelle case e la Lega dei Ticinesi ha voluto chiamare a raccolta i propri simpatizzanti con un pranzo al Padiglione Conza di Lugano.
Alla giornata di ieri hanno partecipato circa 800 persone. Tra loro, naturalmente, vi erano pure i candidati per il Consiglio nazionale e Battista Ghiggia per gli Stati.
Tutti, durante la giornata, hanno preso la parola e hanno ricordato le battaglie leghiste, sottolineando l’importanza delle elezioni federali del 20 ottobre. «Nei prossimi anni – sottolinea il Movimento di via Monte Boglia in una nota – si deciderà il futuro della Svizzera: se continuerà ad essere come nazione indipendente e sovrana, o se si ridurrà a colonia di Bruxelles, con i funzionari dell’UE che dettano le leggi in casa nostra ed i giudici stranieri (della Corte europea di giustizia) che le applicano».
Un tema cardine, questo, per la Lega. «I rapporti con l’UE sono il tema fondamentale delle prossime elezioni (e non certo l’isterismo climatico) e gli schieramenti sono solo due: chi difende la Svizzera (Lega-Udc) e chi invece la svende (il triciclo PLR-PPD-PS più partitini di contorno)», si legge nella nota. «Il nostro Cantone merita dei rappresentanti alle Camere federali che promuovano la volontà della maggioranza dei ticinesi sui temi fondamentali per il futuro del Paese; non dei camerieri dell’UE che questa volontà la cancellano ad ogni occasione».
La Lega ritiene pertanto «essenziale» che vengano conservati i due seggi in Consiglio nazionale e punta pure alla Camera dei Cantoni. «Con Battista Ghiggia – viene precisato nella nota – il nostro Movimento dispone di un valido candidato per rompere finalmente il monopolio euroturbo al Consiglio degli Stati, che dura ormai da decenni».
Al pranzo di ieri al Conza hanno partecipato pure il presidente dell’Udc Ticino Piero Marchesi ed il candidato democentrista al Consiglio nazionale ed al Consiglio degli Stati – in “ticket” con Ghiggia – Marco Chiesa.

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 del Corriere del Ticino

Ghiggia infuoca la convention leghista
Il pranzo elettorale / Al padiglione Conza il candidato si scaglia contro le fughe di dati «Lo Stato è un colabrodo, dagli uffici escono fatti personali»
Sul caso delle frontaliere l’avvocato accenna delle scuse nei confronti di chi «si è sentito disorientato»

Sottaceti, salamino, polenta e brasato. Vino e birrette ad accompagnare. Sì. Ma prima del pranzo la parte ufficiale, una carrellata di saluti, candidati e slogan. Alla convention elettorale della Lega, in un padiglione Conza gremito (più di 500 i presenti ieri), aspettavano tutti una persona: Battista Ghiggia.

Come il Nano
L’avvocato, finito sotto i riflettori della cronaca ticinese per il caso delle segretarie frontaliere, è stato il primo a prendere la parola dal palco dopo il saluto del sindaco di Lugano Marco Borradori. Il candidato leghista, che punta a una poltrona al Consiglio degli Stati, ha centrato il suo discorso sul «leghismo». Eppure ha anche accennato delle scuse (per la prima volta) nei confronti di chi «si è sentito disorientato» per la storia delle assunzioni di frontaliere. Ghiggia ha poi brevemente ripercorso la storia del partito, citando più volte Giuliano Bignasca. «Quante volte hanno attaccato il Nano a livello personale, con mezzucci di ogni genere e bassezze, pugnalate alle spalle?» ha ricordato il candidato finito in mezzo alla bufera. Il riferimento dell’esponente leghista è chiaro, come ha spiegato lui stesso: «A distanza di 30 anni, i metodi sono sempre gli stessi». E poi, la stoccata allo Stato sempre in riferimento alla polemica delle frontaliere alle sue dipendenze. «Uno Stato colabrodo» ha proseguito Ghiggia, «incapace di garantire la sicurezza dei dati dei suoi cittadini, come avvenuto nei giorni scorsi. Dagli uffici escono dati personali. Oggi è successo a me, ma può succedere a tutti».

Sul palco è poi salita Roberta Pantani, candidata uscente al Consiglio nazionale, la quale ha puntato sui classici valori del partito di Via Monte Boglia, come la difesa dei valori ticinesi, i confini e l’UE. Natascia Caccia ha invece ribadito la sua contrarietà alla possibilità che le donne vadano in pensione a 65 anni, mentre Massimiliano Robbiani ha apparecchiato la tavola in salsa «primanostrista», spingendo per una maggiore attenzione al mercato del lavoro dei residenti. Microfono anche agli alleati dell’UDC, con il presidente Piero Marchesi che ha ricordato la volontà comune di «non svendersi all’UE». In seguito la parola è passata a Michele Guerra («bisogna combattere le demenziali politiche d’apertura»), a Sem Genini («dobbiamo essere una squadra, voglio mettere l’accento su agricoltura e territorio»). Infine Stefano Tonini – il cerimoniere – ha ceduto il microfono a Lorenzo Quadri («Non dobbiamo diventare una colonia di Bruxelles») e ad Alessandro Mazzoleni, il volto nuovo della campagna. Il locarnese ha parlato di previdenza e della sua contrarietà a parificare l’età di pensionamento uomo-donna. Da notare anche una breve apparizione pubblica di Attilio Bignasca, arrivato poco prima di mezzogiorno.

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 de La Regione

Ghiggia si accosta a Bignasca
Il candidato alla festa della Lega: ‘Il Nano fu attaccato con mezzucci che non sono cambiati’.
Negli interventi dei candidati, numerosi riferimenti alle origini del movimento, e al ritorno alla lotta contro la partitocrazia

Nel rush finale verso le elezioni federali del 20 ottobre, nel vocabolario della Lega tornano prepotentemente le barricate, la lotta contro la partitocrazia e il senso “dell’essere leghista”. Dal canto suo Battista Ghiggia, sotto pressione per la vicenda delle 13 frontaliere passate dalle sue dipendenze negli anni, si accosta alla figura di Giuliano Bignasca: «Quante volte hanno attaccato il Nano con mezzucci di vario genere. Ma lui non ha mai mollato. A distanza di 30 anni quei mezzucci sono sempre gli stessi…», ha commentato l’avvocato luganese di fronte agli oltre 500 simpatizzanti riuniti ieri a mezzogiorno al padiglione Conza di Lugano. Ghiggia come Bignasca, insomma. «La Lega è nata nel 1991 per combattere la partitocrazia, le grandi famiglie e la burocrazia, oggi non è cambiato nulla: bisogna riprendere quella lotta», ha proseguito tra gli applausi Ghiggia, che ha più volte alternato il ricordo della nascita del movimento di via Monte Boglia alle risposte, dirette e indirette, sulle polemiche che lo hanno travolto. «Lo Stato è un colabrodo da cui trapelano dati personali. Oggi tocca a me, magari domani a voi», ha chiosato, riprendendo anche quanto scritto ieri dalle colonne del Mattino. Mattino che, oltre ad un suo articolo, ha dedicato alla vicenda un lungo contributo a firma “Lega dei ticinesi”, parlando di “macchina del fango”, di “fatti di 15 anni fa” e di “meschinità”. Ma aggiungendo pure che “la Lega non era al corrente delle assunzioni fatte da Ghiggia” e che “avrebbe preferito che Ghiggia avesse zero dipendenti con permesso G”.

«In politica bisogna tornare a picchiare duro, come nel 1991» e «mi attaccano perché sanno che io sono uno che picchia duro. Ma io affronto gli attacchi a viso aperto», ha proseguito Ghiggia davanti ai suoi. Per poi aggiungere: «Mi scuso se qualcuno si è sentito disorientato» e terminare ribadendo: «A Berna non siamo in governo e per questo diamo più fastidio. Vi prometto che ne daremo ancora di più. Ci vuole più leghismo a Berna».

Barricate e leghismo
Il ritorno al ’91, alle barricate e al Nano lo si è ritrovato un po’ ovunque nei discorsi di chi si è alternato sul palco del Conza, quasi a riflettere quanto scritto da Boris Bignasca qualche settimana fa su Facebook – “Questa Lega (delle cadreghe che non lotta più, ndr) non sarebbe piaciuta al Nano” –. Lui, Bignasca junior, non parla, non risponde quando gli chiediamo se e quanto il suo post abbia influito su questo cambiamento di accenti. Il ‘rafrain’ ieri è comunque evidente. «Dobbiamo insistere, continuare a combattere», è stato il messaggio della deputata alla Camera bassa Roberta Pantani. «Negli ultimi 5 anni tra Plr, Ppd e Ps nessuno si è preoccupato di difendere il nostro territorio. Lo facciamo solo noi. E per noi sarebbe importante avere qualcuno agli Stati che la pensi così». Ritorno alle origini anche nelle parole dell’altro uscente, Lorenzo Quadri: «La prima battaglia del Nano e di Maspoli fu l’opposizione all’adesione allo Spazio economico europeo. Dobbiamo ritrovare quello spirito». E ancora: «Nei prossimi anni si deciderà se rimarremo uno stato sovrano o se diventeremo una colonia di Bruxelles. È ora che i ticinesi inizino a eleggere chi li rappresenta», ha aggiunto riferendosi alla presunta discrepanza «tra quanto la popolazione vota» durante iniziative e referendum e chi «elegge». Sul palco hanno poi preso la parola tutti gli altri candidati: Natascia Caccia, Andrea Censi, Sem Genini, Michele Guerra, Alessandro Mazzoleni e Massimiliano Robbiani. Così come il presidente dell’Udc ticinese Piero Marchesi, alleato nella congiunzione delle liste a destra, presente al Conza assieme al candidato democentrista agli Stati Marco Chiesa. Marchesi ha ribadito che «ci sono due scelte: o rimanere svizzeri o svendersi all’Ue. Tutti gli altri partiti vogliono questa seconda strada».

Il confine tra Lega e PS

Il confine tra Lega e PS

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 del Corriere del Ticino

A La Domenica del Corriere faccia a faccia sul tema dei frontalieri fra Norman Gobbi e Igor Righini
Il leghista: «Ghiggia è visto come una minaccia da PLR e PPD» – Il socialista: «Le politiche doppiogiochiste hanno stancato»

Da una parte il presidente del PS Igor Righini, dall’altra Norman Gobbi in una veste poco consona a un consigliere di Stato. In casa Lega, non avendo presidenti, occorre trovare sempre qualcuno disposto a difendere la causa.
Per le elezioni federali la scelta è caduta su Gobbi: «Ogni tanto occorre assumersi dei ruoli poco comodi» ha detto intervenendo ospite di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere.
E il momento è di quelli difficili. Sul tavolo c’è infatti il caso del candidato al Consiglio agli Stati Battista Ghiggia a causa delle assunzioni di lavoratori frontalieri in passato. «Ghiggia ha dato le sue spiegazioni, ma questa vicenda, non lo nego, fa un po’ bollire le busecche ai leghisti e ai ticinesi. Non ci pone in una situazione agevole, ma d’altra parte la sua situazione è la stessa di quattro anni fa. Sono attacchi che dicono che Ghiggia fa paura, è visto come una minaccia per PLR-PPD».
Dal canto suo Righini sottolinea che «a parole c’è chi dice una cosa e nei fatti ne fa altre. D’altronde Ghiggia è solo uno, ma ve ne sono molti altri in casa Lega e UDC». Il mercato del lavoro e i rapporti con l’Italia sono stati un po’ il filone della puntata, con Gobbi a vantarsi che il «mio Dipartimento è il solo frontaliers free», espressione che ha strappato un sorriso al socialista.
Righinetti ha poi chiesto a Righini se il problema è l’immigrazione o chi la cavalca economicamente: «Il problema è chi importa persone a bassi salari alimentando quei settori altamente speculativi nei quali i ticinesi non possono andare a lavorare». Da qui la sollecitazione al salario minimo. Ma Righini non ha mancato di ricordare al leghista il caso dei permessi falsi che aveva scosso il suo Dipartimento nella scorsa legislatura. La discussione a tutto campo ha pure toccato il tema caldo della scorsa settimana: i premi di cassa malati. Il direttore del DSS Raffaele De Rosa ha lanciato l’offensiva con proposte puntuali per evitare l’escalation del caro dei premi soprattutto in Ticino.
Gobbi ha voluto puntualizzare che «quelle proposte sono state discusse in Governo e abbiamo deciso di difenderle tutti assieme». Come dire che non è farina del sacco di De Rosa? «Non ho detto questo. Le ha avanzate lui e abbiamo detto di difenderle tutti assieme. Altrimenti bastava uscire dalla galleria del San Gottardo per trovarsi impallinati». Ma Lega e UDC su questo tema non la pensano allo stesso modo, ha rilanciato Righinetti: «Noi non siamo legati alle lobby, l’UDC è invece più vicino alle casse malati, io sono vicino ai ticinesi». Su questa mossa a Righini è sfuggita una smorfia: «C’è chi parla di franchigie più basse e premi accessibili. Poi nel corso dei quadriennio anche i leghisti a Berna, che sono parte integrante dell’UDC, li seguono. Basta dire cose che poi non si fanno. Le politiche doppiogiochiste ci hanno stancato».

Link alla trasmissione

 

 

“Alle urne per dare voce al Ticino”

“Alle urne per dare voce al Ticino”

L’appello del Consigliere di Stato alla vigilia delle elezioni federali

“C’è una certezza in queste elezioni: la Lega assieme all’UDC è l’unico schieramento che a Berna vuole difendere la sovranità della Svizzera, la nostra identità e i nostri valori. Dobbiamo osteggiare chi invece è pronto a svendere tutto o quasi, perché così… vuole l’Unione europea in profonda crisi per una conduzione politica che schiaccia gli Stati membri. Per questo è importante che ogni cittadina e cittadino ticinese esprima il suo voto in queste elezioni federali con un forte appoggio alla lista della Lega per il Nazionale e agli Stati”. È un vero e proprio appello quello che lancia il Consigliere di Stato Norman Gobbi, convinto che “è più che necessario riaffermare oggi a livello nazionale la nostra identità e la difesa dei principi che hanno visto nascere e crescere il nostro Movimento. Lasciare spazio soprattutto alla coalizione di sinistra comporterebbe conseguenze negative anche a livello cantonale, tenuto conto che temi come la legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, la legge sull’asilo, i rapporti internazionali vengono definiti a Palazzo federale, ma le ricadute sono poi dirette sui Cantoni e suoi cittadini”.

“Queste considerazioni – sottolinea Norman Gobbi – si innestano nel contesto di un discorso più generale sull’importanza della nostra democrazia, e quindi sull’importanza di partecipare alle scelte e agli indirizzi che vogliamo dare alla Svizzera. Sull’importanza dunque di esprimere il proprio voto, vuoi per corrispondenza, vuoi recandosi nel fine settimana del 20 ottobre direttamente ai seggi. Una bassa partecipazione non è mai un buon segno per la democrazia. Vuol dire non prendersi a cuore lo sviluppo della nostra società. Il futuro dei nostri figli, ma anche dei nostri anziani, della crescita del tessuto economico e del nostro sistema sociale. In questi ultimi mesi tutti questi temi vengono offuscati dalle nubi climatiche, che assorbono buona parte dei media. Noi tutti vogliamo vivere in un paese che abbia cura dell’ambiente, ma poterlo fare in maniera sovrana e libera è fondamentale. Soprattutto perché saremo noi a decidere come indirizzare anche le politiche legate all’ambiente e non accettare solamente le imposizioni che altri ci farebbero”.

“Portare la voce ticinese a Berna, quella che, per esempio,  si ribella ai continui aumenti delle casse malati è necessario per garantire anche domani uno sviluppo che considera in primo luogo gli interessi di tutti i cittadini e non solo di una parte di essi. Il Ticino in questo ambito ha dimostrato a Berna, grazie al nostro movimento e alla fiducia che le cittadine e i cittadini ci dimostrano, di farsi sentire e di cercare di portare al centro dell’attenzione anche le problematiche che i ticinesi vivono quotidianamente sulla loro pelle”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Comune di Breggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Comune di Breggia

Comunicato stampa

La collaborazione tra Cantone e Comuni nei servizi di Polizia e la riorganizzazione del settore della protezione del minore sono i due temi al centro delle visite organizzate dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni. Iniziata nel giugno del 2018 a Stabio, la terza serie di incontri è ripresa mercoledì pomeriggio nel Comune di Breggia.

Il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, ha aperto la riunione evidenziandone l’obiettivo: “abbiamo voluto proseguire la serie di incontri avviata due anni fa, perché per il Dipartimento delle istituzioni è fondamentale stabilire e mantenere un contatto diretto – soprattutto sulle riforme in atto – basato sullo scambio di informazioni senza mediazioni”. Due in particolare i dossier al centro della discussione in questo terzo ciclo di visite comunali: il progetto che vuole ridefinire la collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali e la riorganizzazione del settore della protezione del minore. Il capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa, ha dal canto suo messo sul tavolo alcune tematiche puntuali e ha posto una serie di domande specifiche volte a comprendere le aspettative comunali riguardanti i compiti di polizia e le autorità regionali di protezione.

Le riflessioni e gli spunti emersi durante la discussione saranno utili per definire il futuro assetto di questi due settori. Il sindaco di Breggia Sebastiano Gaffuri, accompagnato dal Segretario comunale Maurizio Mombelli, ha salutato positivamente questo genere di incontri e ha ricordato le peculiarità del suo Comune; Breggia, infatti, possiede in tutto e per tutto le caratteristiche di una zona periferica nonostante sia inserito in un distretto urbano e vicino a due grandi centri. Ciò, evidentemente, si riflette anche sulla gestione della sicurezza e in materia di autorità di protezione. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha infine constatato con soddisfazione il forte ruolo di “sentinella” che giocano a livello sociale i cittadini di una realtà come quella di Breggia. Un ruolo sociale ben definito che consente di mantenere viva la prossimità tra il cittadino e l’autorità politica. Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane con Serravalle, Ascona, Brissago, Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Al termine di questa tornata verrà stilato un bilancio in occasione di un incontro informativo con gli organi d’informazione che sarà organizzato prossimamente.

Foto: da sinistra a destra Luca Bieri, Norman Gobbi, Sebastiano Gaffuri, Marzio Della Santa e Maurizio Mombelli.

All’asta i vecchi radar fissi, ma forse sarà un arrivederci

All’asta i vecchi radar fissi, ma forse sarà un arrivederci

Gli apparecchi saranno venduti sabato 5 ottobre a Lodrino alla giornata delle porte aperte della Polizia cantonale.
Renato Pizolli: «Per fare prevenzione un Comune o un cittadino potrebbe piazzarli in strada anche se sprovvisti di fotocamera»

Il prossimo 5 ottobre i più nostalgici potranno finalmente salutare per l’ultima volta i nove «vecchi radar fissi» che per anni sono stati l’incubo di molti conducenti ticinesi, e non solo. Mandate in pensione dai due apparecchi semi-stazionari il primo gennaio di quest’anno, le nove scatolette in metallo (rigorosamente private del cosiddetto flash) saranno infatti messe all’asta all’aerodromo di Lodrino durante la giornata di Porte aperte della Polizia cantonale.
La base d’asta è di cento franchi ma, essendo la prima volta che apparecchi del genere vengono messi in vendita, nessuno sa quanto gli appassionati saranno disposti a spendere per portarsi a casa il curioso oggetto.
Inoltre, bisogna considerare che l’oggetto all’asta è comprensivo di una palo di 3,5 metri e pesa circa 280 chili; non un acquisto da poco.

Il possibile motivo
Ma per quale motivo – si chiederanno in molti – qualcuno dovrebbe portarsi a casa un tale apparecchio? Una prima ipotesi a questo proposito ce l’ha data il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli: «Ovviamente non possiamo saperlo con certezza. Ma una delle probabili opzioni – visto che l’apparecchio è sprovvisto di fotocamera e quindi non funzionante – è che qualcuno decida di comprarlo in un’ottica di prevenzione. Ad esempio, un’autorità comunale per piazzarlo nel proprio comprensorio». Qualcuno potrebbe addirittura acquistarlo per metterlo in giardino e far rallentare le vetture davanti a casa? «Non si può escludere», spiega Renato Pizolli che però tiene a precisare a tal proposito che «in questo caso si deve verificare con l’autorità comunale se è necessaria una licenza edilizia. Di principio ciò non è vietato dalla legge sulla circolazione stradale. Qualcuno – ci dice ridendo – potrebbe anche acquistarlo per una goliardata; per regolare qualche “conto in sospeso” con questo apparecchio. Ognuno, nei limiti della legge, ne farà ciò che vuole».
Tuttavia, sottolinea Pizolli, «è chiaro che se si installa nell’apparecchio un flash che accieca i conducenti, allora tutto cambia, perché disturba la loro guida».

Una festa con la popolazione
Detto dei radar, veniamo però alla giornata di Porte aperte della Polizia cantonale; un appuntamento durante il quale, ci spiega sempre Pizolli, le attività saranno numerose: «Ci saranno le dimostrazioni dei gruppi speciali d’intervento (le cosiddette teste di cuoio) e del servizio d’ordine, ovvero degli agenti che intervengono durante particolari manifestazioni (ad esempio un derby di hockey). Dimostrazioni che hanno anche una certa componente di spettacolarità. Ma soprattutto – prosegue il nostro interlocutore – ci saranno diverse postazioni interattive per mostrare e «toccare con mano» il lavoro quotidiano di praticamente tutti i reparti della Polizia». Ad esempio, spiega Pizolli, «la scientifica rappresenterà una scena del crimine, potranno essere rilevate le impronte digitali o vedere un macroscopio. Ci sarà anche lo stand espositivo sul cibercrimine dove saranno illustrate le diverse attività investigative e come il cosiddetto IoT o Internet delle cose impatti sulla nostra quotidianità e anche sulle attività inquirenti. Infine, tra le numerose attività, ci sarà anche la possibilità di fare il tiro al bersaglio con armi molto simili a quelle d’ordinanza (con una munizione evidentemente d’esercizio)».
Il tutto, ricorda il portavoce, «sarà animato dagli speaker di Radio3 che, provando anche loro le attività promosse, ci permetteranno di presentarci in maniera un po’ più leggera e raggiungere un pubblico più vasto».

Per i giovani
Insomma, attività per tutti; dagli adulti ai giovani e giovanissimi. E proprio a proposito di giovani, chiediamo a Pizolli, visti anche i recenti problemi a reclutare guardie di confine nel nostro cantone, se questo problema si presenta anche per la Polizia cantonale: «A differenza di altri cantoni che vivono questa problematica, in Ticino abbiamo un numero di candidature costante che ci permette di fare delle selezioni nelle quali possiamo veramente scegliere i candidati più adatti. Ma – precisa Pizolli – è un’attività costante quella di riuscire a comunicare con un pubblico più giovane. In questo, ad esempio, senso abbiamo recentemente attivato un canale Instagram della Polizia cantonale».

Nuova Valascia – Sinergie in caso di catastrofe

Nuova Valascia – Sinergie in caso di catastrofe

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha autorizzato ieri il finanziamento di una struttura protetta di oltre 850 posti, da inserirsi nel futuro stadio in Alta Leventina, destinata ai Comuni di Dalpe, Prato Leventina e Quinto. Il progetto segue la strategia adottata dal Dipartimento delle istituzioni atta a costruire unicamente rifugi pubblici ad alto valore aggiunto capaci di garantire alla popolazione una sistemazione funzionale a fronte di situazioni particolari e straordinarie.

Alla base del nuovo Stadio multifunzionale di Ambrì Piotta verrà costruito un rifugio pubblico capace di ospitare, qualora ve ne fosse il bisogno, 858 cittadine e cittadini bisognosi di protezione. Questo progetto segue quanto prescritto dalla Legge federale sulla protezione della popolazione e protezione civile del 4 ottobre 2002, la quale prevede che ogni abitante deve disporre di un posto protetto. L’intervento consentirà quindi di colmare il deficit dei comuni di Prato Leventina, Quinto e Dalpe. Il Consiglio di Stato ha deciso di dare continuità a una strategia, già adottata ultimamente dai Comuni di Pianezzo, Cresciano e Torricella-Taverne, che prevede la progettazione di rifugi pubblici multifunzionali capaci, da un lato di dare una sistemazione rispettosa delle necessità individuali per le persone ospitate in caso di emergenza e, d’altro, di poter essere utilizzati in tempo di “pace” per accogliere, su richiesta, truppe dell’esercito durante i corsi di ripetizione, squadre sportive o altre attività. L’edificazione del rifugio pubblico sotto la nuova Valascia, peraltro finanziato tramite il fondo dei contributi sostitutivi vincolati al collaudo della costruzione di strutture protette (in questo caso l’impegno finanziario a opera conclusa sarà di 3 milioni di franchi), porterà un importante valore aggiunto allo Stadio e in generale a tutta la Regione, garantendo maggiore sicurezza alla popolazione in caso di necessità e permettendo importanti sinergie a partire dalla messa in funzione del nuovo complesso sportivo.

Certificato di solvibilità: attenzione a un sito internet non ufficiale

Certificato di solvibilità: attenzione a un sito internet non ufficiale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni segnala che da qualche tempo circola in rete un sito internet che propone di ottenere online il certificato di solvibilità, versando anticipatamente un importo di Fr. 37.00. Si tratta di un’operazione del tutto estranea agli Uffici esecuzione del Canton Ticino.
Si ricorda infatti agli utenti che il certificato di solvibilità è ottenibile compilando il formulario online sul sito ufficiale dell’Amministrazione cantonale al prezzo di Fr. 18.00 (Fr. 17.00 + Fr.1.00 per spese di spedizione).
Si invita pertanto la popolazione a far capo agli Uffici di esecuzione (www.ti.ch/uef) che garantiscono il costo stabilito dalla legge (Ordinanza sulle tasse riscosse in applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento) nonché l’ottenimento di quanto richiesto.
Infine, si rammenta che se la richiesta è completa, corretta e inoltrata entro le ore 15.30, il certificato sarà spedito il giorno stesso tramite posta tradizionale (posta A).

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi di nuovo in visita nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi di nuovo in visita nei Comuni

Comunicato stampa

Partirà dal Comune di Breggia il terzo ciclo di incontri tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i Comuni ticinesi. Durante le diciassette visite si approfondiranno il dialogo, la conoscenza reciproca e due importanti cantieri in corso: la collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali nonché la protezione del minore. Il primo appuntamento è previsto per domani, mercoledì 25 settembre 2019, alle ore 13.30 a Morbio Superiore.

Anche per la legislatura appena avviata il Dipartimento delle istituzioni ha intenzione di promuovere una serie di incontri tra Cantone e Comuni, come già fatto in passato, per un aggiornamento reciproco sulle principali riforme e sui progetti in corso volti a ridefinire i flussi e i compiti tra i due livelli istituzionali. Oltre a un confronto sui grandi cantieri come la riforma Ticino 2020 e il Piano cantonale delle aggregazioni si approfondiranno in particolare il progetto “Polizia ticinese” e la riorganizzazione del settore della protezione del minore. Alle prossime visite, che riprenderanno mercoledì 25 settembre 2019, prenderanno parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, il collaboratore personale del Direttore per le questioni di polizia Luca Bieri e le Autorità comunali. Il primo dei diciassette incontri, che proseguiranno nel corso dell’autunno, è previsto a Breggia, e seguiranno gli appuntamenti con Serravalle, Ascona, Brissago, Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Nel corso del mese di dicembre sarà stilato un bilancio delle visite in un incontro con gli organi di informazione che sarà convocato nei prossimi mesi.

Ampliato il Giardino dei Giusti al Parco Ciani

Ampliato il Giardino dei Giusti al Parco Ciani

Da www.ticinonews.ch

La Fondazione Spitzer e la Città di Lugano hanno presentato al pubblico anche la piattaforma digitale “Le vite dei Giusti”

La Fondazione Spitzer e la Città di Lugano hanno presentato venerdì l’ampliamento del Giardino dei Giusti inaugurato lo scorso anno al Parco Ciani.
Sono stati posati due nuovi alberi dedicati a Marietta Crivelli Torricelli e a Federica Spitzer. Presentata al pubblico anche la piattaforma digitale Le vite dei Giusti.
Ospite d’onore la Presidente della Commissione federale svizzera contro il razzismo,Martine Brunschwig Graf.
Il Giardino dei Giusti di Lugano – una prima svizzera – si ispira ai giardini realizzati in diversi paesi da GARIWO, Gardens of the Righteous Worldwide, ed è stato inaugurato nell’aprile 2018. Nell’area situata fra la Biblioteca Cantonale e il lago Ceresio un gruppo di ulivi e delle targhe rendono omaggio a sei figure particolarmente rappresentative della tradizione umanitaria della Città e del Cantone Ticino.
Dalla sua creazione il Giardino dei Giusti è diventato parte integrante del paesaggio cittadino. Attorno a esso sono nate iniziative culturali, come la pubblicazione del volume Lugano Città Aperta a cura dell’Archivio storico e dell’Istituto di Studi Italiani dell’USI, e attività didattiche per le scuole, gestite spontaneamente dalle singole classi delle scuole comunali e cantonali. Il Giardino al Parco Ciani è stato dotato di un nuovo sistema di segnaletica interna ed esterna al parco ed è stato ingrandito con nuove piante in ricordo che potessero ricordare altre figure meritevoli di attenzione e di omaggio.
Nell’anno in cui si celebra l’anniversario del suffragio femminile la Città ha deciso di aggiungere due piante dedicate a due figure luminose della storia cittadina, Marietta Crivelli Torricelli e Federica Spitzer. Con queste due aggiunte il Giardino raggiunge il numero di sei ulivi, divisi equamente tra figure maschili e femminili.
La Fondazione Federica Spitzer si è fatta inoltre promotrice di un’idea intesa a valorizzare il Giardino dei Giusti in ambito didattico (e non solo): la creazione di una piattaforma digitale in quattro lingue intitolata Le vite dei Giusti in cui si raccontano nel dettaglio, con materiali documentari, fotografie, video e testimonianze d’epoca, le vite dei Giusti luganesi. Al progetto hanno lavorato l’Archivio storico e il Dipartimento Formazione e Apprendimento della SUPSI.
Nell’evento di presentazione il Sindaco di Lugano Marco Borradori ha detto: “Segniamo oggi una nuova tappa di un progetto di crescita civile e di educazione alla cittadinanza democratica e al rispetto dei diritti umani sostenuto con passione dalla Città. In un anno particolarmente importante per la questione femminile, a 50 anni dal primo voto alle donne nel Canton Ticino, non potevamo che scegliere due donne eccezionali: Marietta Crivelli Torricelli, la “mamma dei poveri” di Lugano, come era chiamata in vita, e Federica Spitzer, testimone del campo di concentramento di Theresienstadt che ha fatto di Lugano la sua patria”.
Roberto Badaracco, capo Dicastero Cultura, sport ed eventi, dal canto suo ha fatto notare che “il Dicastero Cultura, Sport ed Eventi, attraverso la sua Divisione Cultura, è fortemente impegnato a dare un concreto orizzonte di crescita a un progetto di primo piano per la Città. Un giardino dedicato a coloro che hanno dedicato la vita agli altri deve diventare un orto da coltivare con amore e passione affinché le generazioni future possano crescere e maturare anche grazie all’esempio di chi li ha preceduti.
Lugano dedica sempre maggiore attenzione alla sua storia e al suo patrimonio culturale. Le vite dei Giusti sono un esempio emblematico di come la micro-storia possa legarsi, a partire da documenti concreti conservati nei nostri archivi, alla Storia con la S maiuscola e di quanto la vita di ognuno di noi possa essere determinante per la collettività”.
“Il bilancio di questa iniziativa – ha detto il Consigliere di Stato Norman Gobbi – è più che positivo: in tre anni oltre 2000 allievi e 250 insegnanti hanno lavorato su progetti mirati alla prevenzione dei conflitti tra razze, culture e religioni diverse. Il sostegno dato al Premio Spitzer e in generale la promozione delle attività legate all’integrazione si fondano sulla sussidiarietà orizzontale che caratterizza da sempre l’operato del Dipartimento delle istituzioni e che definisce una comunità in grado di promuovere azioni per il bene comune, in uno Stato che si pone nei confronti di tali azioni in maniera – appunto – sussidiaria, conscio che nessuno meglio del vicino di casa può conoscere i reali bisogni di chi gli abita accanto”.
Il Giardino dei Giusti del Parco Ciani rende ora omaggio a sei figure ticinesi che si sono distinte per l’impegno a favore dell’accoglienza e contro le discriminazioni: oltre a Marietta Crivelli Torricelli e Federica Spitzer, Francesco Alberti, Anna Maria Valagussa, Carlo Sommaruga e Pietro Rivoir.

Liebäugeln mit dem Ex-Zockerparadies

Liebäugeln mit dem Ex-Zockerparadies

Aus dem Neue Zürcher Zeitung E-Paper vom 21.09.2019

Lega-Staatsrat Norman Gobbi zieht einen Anschluss von Campione d’Italia an die Schweiz in Betracht

Campione d’Italia – dieser Name stand für das wohl schönste und reichste Zockerparadies auf italienischem Boden, umgeben von Tessiner Territorium. Über etliche Jahrzehnte finanzierte sich die italienische Exklave am Luganersee praktisch nur durch ihre Spielbank. Doch dann kam der 27. Juli 2018: Wegen Missmanagements musste die Spielbank von Campione ihre Tore schliessen. Und diese bleiben auf unbestimmte Zeit zu. Die Exklave ist seither pleite und wird von einem Kommissär verwaltet, weil niemand mehr Bürgermeister oder Gemeindeparlamentarier sein will. Campione hofft nun auf die baldige Überweisung der Nothilfe von maximal fünf Millionen Euro jährlich, welche der italienische Senat vor einiger Zeit per Dekret beschlossen hat.
Punkto Infrastruktur ist Campione von der Schweiz abhängig. So wird unter anderem die Abwasserklärung und die Müllentsorgung von Tessiner Dienstleistern besorgt. Die Schulden wachsen und belaufen sich mittlerweile auf etwa vier Millionen Franken – und seit Juli hält die Tessiner Kantonsregierung einen Teil des Grenzgänger-Finanzausgleichs für Italien zurück, bis die Schulden beglichen sind. Jedoch werden die dringend notwendigen Dienstleistungen für Campione weiterhin erbracht. Der Kanton Tessin zahlt auch nach wie vor Arbeitslosengelder aus.

Keine neue Idee
Dieser Tage sorgte der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi, Mitglied der Lega, für Schlagzeilen. In einem kürzlich veröffentlichten Artikel der italienischen Tageszeitung «Corriere della Sera» erklärte er Folgendes: Angesichts der prekären Situation Campiones und der engen Verflechtung mit der Eidgenossenschaft könne die Angliederung Campiones an die Schweiz eine überlegenswerte Option sein. Ein solcher «Abkauf» von Italien erscheine auch deswegen denkbar, weil die italienische Exklave politisch führungslos und ohne mittelfristige Perspektiven sei.
So brandneu ist diese Idee nicht. Just vor einem Jahr äusserte sich der Chef des Eidgenössischen Departementes für auswärtige Angelegenheiten (EDA), Ignazio Cassis, ebenfalls zu dieser Thematik. Das tat er auf eine parlamentarische Anfrage des Tessiner CVP-Nationalrates Marco Romano hin: Dieser wollte damals wissen, ob der Bund möglicherweise das Thema einer Angliederung Campiones an die Schweiz in Gesprächen mit Italien thematisieren würde. Bundesrat Cassis antwortete, dies sei unter Umständen vorstellbar – doch zuvor müsste eine entsprechende Anfrage seitens der Tessiner Regierung vorliegen. Auf Anfrage erklärt das EDA, bisher keinen solchen Antrag erhalten zu haben.
Den Campionesen selber scheint die Idee, Teil der Schweiz zu werden, sehr zu gefallen. Am vergangenen 27. Juli, als sie ihre Gemeinde während einer Demonstration symbolisch zu Grabe trugen, hatten viele Teilnehmer einen Anschluss ans Tessin als den Ausweg aus der schweren Krise bezeichnet. Im Übrigen äusserten in den letzten Jahren so einige italienische Gemeinden, die an das Tessin grenzen, den Wunsch nach einer Eingliederung in die Schweiz.

Bald im EU-Zollgebiet
Dieses Liebäugeln mit dem Ex-Zockerparadies verwerfen italienische Politiker in Rom wie auch in der Region Lombardei natürlich heftig, wie den Medien zu entnehmen war. Doch sie werden sich mit der engen Beziehung der Schweiz zu Campione bald aus einem pragmatischen Grund beschäftigen müssen: Per 1. Januar 2020 wird Campione Teil des EU-Zollgebiets. Daher gilt es, offene Fragen punkto Besteuerung und Verzollung zu klären. Auch ist noch ungewiss, welche Dienstleistungen, die derzeit von der Schweiz erbracht werden, indirekt vom Übergang Campiones betroffen und neu zu verhandeln wären – oder gar hinfällig würden.
Laut dem Tessiner Staatsrat Gobbi waren offenbar mit der alten, vor wenigen Wochen abgetretenen italienischen Regierung Gespräche im Gang, um Campiones Beitritt zum EU-Zollraum zu verschieben. Denn die Behörden der italienischen Exklave würden es nicht schaffen, alle nötigen Vorkehrungen rechtzeitig zu treffen, betont Gobbi.
In diesem weit gefassten Zusammenhang kommt natürlich auch das neue Grenzgängerabkommen mit Italien ins Spiel. Es würde Rom, den italienischen Grenzgemeinden und in geringerem Ausmass auch dem Tessin Mehreinnahmen bescheren. Das Abkommen ist 2015 von Bern und Rom paraphiert worden – doch während die Schweiz zur Unterzeichnung bereit ist, scheint es Italien diesbezüglich nicht eilig zu haben.
Weil sich nun die Vorbedingungen für das Abkommen seit 2015 geändert hätten, will Gobbi eine Neuverhandlung. Diese sollte die Möglichkeit der einseitigen Aufkündigung des Abkommens durch die Schweiz thematisieren. Um hierbei mehr Druck auszuüben, möchte der Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements die Möglichkeit nicht ausschliessen, die Auszahlung des Grenzgänger-Finanzausgleichs an Italien zu blockieren. So geschah es unter ähnlichen Begleitumständen bereits 2011, als die damalige Kantonsregierung die Hälfte des Betrages zurückhielt.
Die alte Rede vom Tessiner Malaise gegenüber Italien könnte jetzt wieder Auftrieb erhalten. Denn für Unmut sorgt nicht nur das Zögern Italiens, das Abkommen zu unterschreiben. Die Zahl der «billigen und willigen» Grenzgänger hat mit über 66 000 Personen einen neuen Höchststand erreicht; fast jeder dritte Arbeitsplatz im Tessin wird von einem «Frontaliere» belegt. So wächst die Furcht vor noch mehr Druck auf die Tessiner Löhne und Arbeitsbedingungen.