«Muri per proteggere, non per dividere»

«Muri per proteggere, non per dividere»

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 15 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Quattro anni vissuti intensamente, dai permessi falsi al casellario giudiziale

Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, è stato eletto sulla lista della Lega nel 2011 e cerca una nuova conferma sulla lista unica Lega-UDC. Dal caso dei permessi falsi al sovranismo alla Matteo Salvini.

Partiamo da un dossier che a metà legislatura le ha creato parecchi grattacapi: i permessi falsi. Oggi tutto funziona?
«Direi che è tutto a posto nella misura in cui è stato predisposto un sistema di verifica interna rafforzato, una sistematica non presente in altri Cantoni. E ci ha permesso di rispondere ad un altro problema riscontrato: i tempi lunghi di evasione delle verifiche. Abbiamo aumentato i controlli ma nello stesso tempo diminuiti i tempi. E per un sistema amministrativo è senz’altro un successo».

Quando era scoppiato il caso era intervenuto con rabbia dicendosi «furibondo» nei confronti dei funzionari che avevano tradito la fiducia. Era scenografia o era davvero incavolato?
«Ero davvero furibondo, il tema dell’immigrazione è tra quei temi che potrei definire core business della mia azione politica. Vedermi tradito su in tema tanto sensibile, mi ha profondamente ferito e ha tradito il rapporto di fiducia che ci deve essere tra Stato e cittadino».

Si può dire che, fondamentalmente, le è andata bene visto che presto, per effetto del caso Argo1, i riflettori su di voi si sono spenti. In Ticino capita che scandalo scaccia scandalo. Tutto va quindi bene così?
«Non direi che scandalo scaccia scandalo, tanto che lei mi pone una domanda su questo tema, significa che ha lasciato il segno, come il segno lo ha lasciato anche Argo1. Semmai c’è stato un approccio diverso da parte del mio Dipartimento rispetto a quello di Paolo Beltraminelli. Io ho voluto subito misure d’urgenza, per avere una maggiore verifica di ciò che fa un funzionario in materia d’immigrazione. La situazione da noi si è presto normalizzata, al DSS i tempi sono stati molto più lunghi».

Parliamo di giustizia. Come descriverebbe il suo rapporto con il nuovo procuratore generale Andrea Pagani e come si pone di fronte alle pressanti richieste che arrivano alla politica?
«Le richieste sono sempre numerose, occorre valutarle e ponderarle. Con Pagani mi pare di poter dire che il messaggio sia passato meglio rispetto a prima del suo arrivo: in partenza vanno verificate tutte le misure interne per capire se la necessità può essere soddisfatta senza dover per forza attingere a nuove risorse e aumentare i costi. In taluni casi si è capito che lavorare meglio e risolvere alcuni problemi è possibile. Ad esempio grazie ai segretari giudiziari sarà possibile sgravare il lavoro che grava sulle spalle dei procuratori pubblici, penso soprattutto ai reati bagatella. Ci sono meccanismi da cambiare e una realtà da considerare, come la minor fedeltà alla funzione rispetto al passato. Se penso ad Antonio Perugini, al beneficio della pensione da poche settimane, ha trascorso metà della sua vita all’interno del Ministero pubblico. Oggi dei giovani vengono nominati e dopo qualche anno escono e gli incarti passano di mano con le difficoltà che questo comporta».

Siamo nel 2019 ma non sappiamo ancora cosa ha partorito il progetto Giustizia 2018. È sempre pericoloso dare delle connotazioni temporali precise in politica dove i tempi sono spesso eterni. È d’accordo?
«Esatto, e vale soprattutto sulla giustizia, l’ho constatato parlando con i colleghi attivi in diversi Cantoni. I tempo sono davvero lunghi forse anche perché la Magistratura ha una tendenza a conservarsi più che a riformarsi. Ma la prudenza è anche un bene, e lo dice un decisionista. Ma in questa materia può accadere che spinte troppo decise portino a scelte affettate. Giustizia 2018 ci sta permettendo di riallacciare un discorso costruttivo con tutta la Magistratura ed è l’aspetto più importante per i rapporti con il terzo potere».

Qualche volta il suo Dipartimento è stato ritenuto poco disposto al dialogo nel caso di persone che hanno dovuto lasciare la Svizzera per problemi di permesso. Anche famiglie e persone integrate. Tutta colpa di Gobbi?
«Quando si parla di richiedenti l’asilo a decidere è la Confederazione e il Cantone è chiamato ad eseguire. Nel caso di chi ha un permesso ed è stato espulso, vale il principio del rigore nei confronti delle persone che approfittano del nostro paese dal profilo sociale, dei debiti fatti singolarmente come pure, talvolta, dal profilo dei reati penali».

Una volta la Lega era il partito dei muri (ad esempio alla frontiera), lei è sempre di quell’avviso o ha ammorbidito la sua linea politica?
«I muri servono per dare protezione. Non servono per dividere. La protezione è indispensabile perché siamo un cuneo di un sistema molto liberale all’interno di un contesto economico e sociale in difficoltà, penso soprattutto all’Italia. Il fatto che sul nostro territorio riusciamo a garantire un alto grado di sicurezza ci permette di attrarre ancora buoni contribuenti e buone aziende».

Il sovranismo alla Salvini è anche il suo concetto di sovranismo?
«Lui lo esercita all’interno di una realtà più economica che politica che è l’UE. All’interno di questa c’è qualcuno che definisce quali sono i compiti da svolgere. Noi, fortunatamente, viviamo in un Paese federalista nel quale i Cantoni godono ancora di margini di autonomia e sovranità».

I ticinesi in questi anni si sono anche visti tartassati da un leghista in materia di imposte di circolazione. Quella fu una sua gaffe o anche lei si è accorto troppo tardi che il meccanismo andava aggiustato?
«Sulle imposte di circolazione io, da parlamentare, ero contrario perché già allora convinto che quel sistema bonus/malus non era sostenibile. Il problema è che non c’è una soluzione che va bene a tutti ed è emerso dalla consultazione. Ognuno ha la sua visione perché pensa alla sua macchina. Il nuovo sistema ci permetterà di riallinearci sulla media nazionale, puntando però anche sull’aspetto ambientale».

Un tema che le sta particolarmente caro è la sicurezza. Il Ticino è un luogo sicuro?
«Decisamente più sicuro da quando ho preso in mano il Dipartimento. I dati lo dicono chiaramente, anche in quei territori come il Mendrisiotto o il Malcantone, presi di mira da parte dei delinquenti. Oggi abbiamo creato un muro di collaborazione interforze tra cantonale, comunali, guardie di confine, polizia ferroviaria e con i colleghi italiani. E le rapine sono diminuite, ma non abbassiamo mai la guardia, penso ai fenomeni come la delinquenza giovanile che proviene dai campi Rom del Milanese. Persone che sanno bene che da noi il diritto minorile è molto tollerante».

Il casellario giudiziale è stato un tema sul quale ha conosciuto anche ostacoli posati dall’interno del Governo, ma non si è mai arreso. I fatti (oggi) sembrano darle ragione. Ha qualche sassolino da togliersi dalla scarpa?
«Credo che anche in questo caso il sovranismo e la sovranità siano centrali. È stata una misura che ci ha permesso di dare un segnale e ad attribuire l’onere della prova a terzi. I dati ci dicono che, senza questa misura, circa 300 persone con reati gravi alle spalle avrebbero potuto prendere residenza o trovare un posto di lavoro da noi. Se si riferiva a Manuele Bertoli è risaputo che sui temi della migrazione non ci troveremo quasi mai d’accordo, è il lato positivo del confronto all’interno di un Governo».

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«Nella Lega abbiamo una conduzione un po’ liquida»

Qual è stato il momento più difficile degli ultimi quattro anni?
«Indubbiamente il caso dei permessi falsi. È stato il momento più buio del mio secondo quadriennio in Governo, ma che ho affrontato con determinazione, come mio solito, direi di petto correggendo la situazione».

C’è un’azione politica della quale si è pentito?
«Certamente, non sono infallibile. Ad esempio sull’imposta di circolazione avrei dovuto muovermi con maggiore anticipo, ma da consigliere di Stato le idee sono sempre tante, la voglia di fare non mi manca, ma il tempo da impiegare sui molteplici fronti è ridotto ed è sempre bene soppesare l’energia a disposizione. Siamo arrivati un po’ tardi, ma adesso ci siamo».

E qual è stato il momento che le ha dato maggiore soddisfazione?
«Comunque la corsa al Consiglio federale. Essere chiamato direttamente dal presidente dell’UDC nazionale e capire che c’era tantissima fiducia, mi sento di dire che gratifica in maniera molto importante. Non sono stato eletto, ma il segno l’ho l’asciato».

Il mestiere di consigliere di Stato è più logorante o più entusiasmante?
«Mi alzo tutti i giorni con una gran voglia di fare. Non dormo molte ore, ma a sufficienza per non sentirmi stanco. Sono contento di quello che faccio».

Salario, cassa pensioni e rimborsi: i tre temi sono stati al centro della politica per molti mesi. Per qualcuno in Governo avete fatto un po’ i furbi. Conferma o respinge?
«Direi che la respingo fermamente. Come Consiglio di Stato abbiamo proposto una soluzione per regolare il sistema pensionistico dei membri dell’Esecutivo. È vero che c’è stato negli anni una sorta di disordine amministrativo a livello di Cancelleria che ha messo in difficoltà la credibilità del Governo, benché si sia sempre operato seguendo la traccia di chi ci aveva preceduto. Nessuno ha inventato nulla e nessuno ha fatto il furbo. Chi lo ha sostenuto è stato sì in malafede».

Sente che il suo seggio è a rischio oppure dopo l’accordo con l’UDC è sereno?
«L’incertezza c’è sempre, non ci si può mai dire sereni, un’elezione ha sempre una porzione di imponderabile, così funziona la politica e non mi lamento di certo. Presto toccherà ai cittadini dire la loro, fare le loro legittime scelte. Dato che non sono tranquillo invito tutti a votare lista numero 12, candidato numero 4».

Come definirebbe il rapporto tra lei e il suo partito?
«Ottimo in tutti in sensi. Nonostante tutto a sei anni dalla morte del Nano, anche di fronte alle previsioni pessimistiche di analisti e commentatori politici, la Lega è ancora viva e vegeta. Oggi abbiamo una conduzione un po’ liquida, che rispecchia la società altrettanto liquida in cui ci troviamo, la Lega riesce comunque ad affrontare i temi, a creare coalizioni e anche a gestire quei malumori interni che ci sono, ma alla fine la sintesi leghista è vincente e non lascia strascichi. È stato così su molti temi, cito ad esempio la tassa sul sacco dei rifiuti. Noi guardiamo sempre avanti».

Un consigliere di Stato deve potersi muover in maniera indipendente o deve seguire la linea dettata dal partito?
«La fortuna di Claudio e quella mia è che la Lega non è molto presente a livello di apparato di partito. Ci siamo da diversi anni ma non siamo un partito storico con tutti i suoi complessi e macchinosi apparati da accontentare e foraggiare. Chi ci vota sa bene cosa otterrà, senza se e senza ma».

Per il PLR il raddoppio si allontana

Per il PLR il raddoppio si allontana

Da www.cdt.ch

Nel secondo rilevamento della società Ad Hoc Informatica, emerge il dominio della Lega che conferma i due uscenti – I liberali sembrano perdere terreno, il PPD mantiene il seggio così come il PS, ora un po’ più tranquillo

C’è un’indicazione di fondo che emerge dal secondo sondaggio realizzato dalla società Ad Hoc Informatica di Pietro Pisani per conto del Corriere del Ticino, di TeleTicino e del sito Il Federalista. Ed è quella che il seggio del Partito socialista sembra meno a rischio rispetto a quanto aveva indicato il primo sondaggio.
La lista unica Lega-UDC invece domina con gli uscenti Zali e Gobbi, il PLR è tenuto a debita distanza e vede la possibilità di raddoppio allontanarsi, con Vitta comunque tranquillo, il PPD soffre ma resiste con Beltraminelli. E il PS, con Manuele Bertoli in “pole position”, è un po’ più sicuro di confermarsi nel quintetto di governo.

Il sondaggio presenta anche in questa seconda puntata una forchetta per ciascun partito: il risultato minimo e quello più ottimistico, rilevabile dalle risposte date dai cittadini interpellati e poi utilizzate dal sondaggista per effettuare le «proiezioni». Il valore medio è il punto di riferimento per i confronti e per stimare la ripartizione dei seggi in Consiglio di Stato (per la quale sono determinanti non le schede, ma i voti di partito).

Lega dei Ticinesi e UDC volano
Due settimane di campagna elettorale nonché, probabilmente, le più recenti mosse politiche hanno giovato molto alla lista unica della Lega dei ticinesi e dell’Unione democratica di centro, che vola al 33,7% dei voti, in crescita rispetto al risultato ottenuto quattro anni fa dai due partiti separati (32,2%) e al primo sondaggio (30,8%). Il consenso è stimato dal sondaggio tra il 32,7% e addirittura il 34,6%. Nelle elezioni del 19 aprile 2015 la Lega aveva raggiunto il 27,66%, la Destra (formata da UDC, Area Liberale e Unione democratica federale) il 4,51%. Se si votasse oggi, Claudio Zali e Norman Gobbi sarebbero brillantemente confermati al loro posto con 301 punti (indice di forza) rispettivamente 273. Staccatissimi gli altri tre candidati.
PLR, un passo indietro
Doccia fredda invece per il Partito liberale radicale, che si ferma al 25,4% dei consensi (con una forchetta tra il 24,1% e il 26,7%). Nel 2015 il PLR aveva ottenuto il 26,25% dei voti, quasi un punto e mezzo meno della Lega, e non era pertanto riuscito a riconquistare il seggio in Governo perso nel 2011. Questo secondo sondaggio dà i liberali al 25,4%: un passo indietro, dunque. Il distacco da Lega-UDC è abissale (più di otto punti percentuali). La competizione interna è praticamente senza storia: il consigliere di Stato Christian Vitta è nettamente davanti agli altri candidati con 198 punti contro i 163 del capogruppo in Gran Consiglio Alex Farinelli.

Il PPD soffre ma resiste
Per gli altri due partiti governativi la tendenza è al ribasso. Soprattutto il Partito popolare democratico è in sofferenza, anche se conferma il terzo posto e naturalmente il seggio in Consiglio di Stato. Il secondo sondaggio lo dà al 15,7%, in calo di quasi due punti rispetto alle elezioni del 2015 (quando il PPD ottenne il 17,54% dei voti di partito). La forchetta attuale è compresa fra il 15,1% e il 16,3%. Non ci sono quindi segnali di inversione della tendenza, nonostante la competizione interna fra il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, che se si votasse oggi verrebbe rieletto, e il principale antagonista Raffaele De Rosa.
Il PS tira un sospiro di sollievo
C’era una certa attesa per quanto concerne il quarto partito di governo, considerato che il primo sondaggio lasciava emergere un certo rischio per il seggio oggi occupato da Manuele Bertoli. Ebbene, il secondo rilevamento toglie gran parte delle preoccupazioni al Partito socialista, che perde terreno rispetto ai risultati delle elezioni di quattro anni fa, ma che non indietreggia in misura tale da rendere possibile il raddoppio dei liberali radicali. Il PS ottiene infatti, in questo secondo sondaggio, il 14,2% dei voti come valore medio (forchetta: 13,4%-15,1%), in calo rispetto alle elezioni del 2015 (14,81%) e anche sul primo sondaggio (14,5%). Tuttavia, nemmeno se il PS si attestasse sul valore minimo (13,4%) e il PLR su quello massimo (26,7%) il seggio di Bertoli passerebbe ai liberali radicali. In testa, all’interno della lista socialista, c’è il consigliere di Stato uscente con 113 punti; l’economista Amalia Mirante segue con 90 punti.

I Verdi rimangono stabili
Il secondo sondaggio evidenzia un calo dei Verdi del Ticino rispetto al primo (dal 7,4% al 6,1%) e anche rispetto alle elezioni dell’aprile 2015, quando gli ecologisti ottennero il 6,56%. Data la forchetta attuale (minimo 4,8%, massimo 7,3%) per i Verdi si può parlare di stabilità. Tra i candidati svetta Marco Noi con 42 punti.

Restano i piccoli partiti, per i quali il sondaggio indica un consenso complessivo del 5%.

Più over 60 dietro le sbarre

Più over 60 dietro le sbarre

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 marzo 2019 de La Regione

Il 2018 delle strutture carcerarie ticinesi nei dati illustrati dal Dipartimento istituzioni. Il crimine non conosce età e sesso: in aumento i reclusi ultrasessantenni e le detenute.
Persiste il sovraffollamento. Allo studio fra l’altro la realizzazione alla Stampa di un comparto interno per la gestione dei casi psichiatrici non gravi.

Luisella Demartini-FogliaSezione esecuzione pene e misure: alcuni dati relativi allo scorso anno Norman Gobbi

Anziani in aumento dietro le sbarre. Del resto il crimine non ha età. Anche in Svizzera. Dove cresce il numero dei detenuti ultrasessantenni. «Una tendenza che notiamo anche nelle carceri ticinesi», afferma Luisella Demartini-Foglia, responsabile al Dipartimento istituzioni dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa cui compete la presa a carico di reclusi ed ex in vista del loro reinserimento nella società. «Durante lo scorso anno – fa sapere Demartini-Foglia, intervenendo alla presentazione da parte del Dipartimento, ieri a Bellinzona, dell’attività 2018 del settore esecuzione pene e misure (vedi anche sotto) – ci siamo occupati di sessantasette persone over 60: ventotto avevano addirittura un’età superiore ai 70, delle quali diciannove erano in detenzione al 31 dicembre». Una situazione che «preoccupa». Soprattutto in prospettiva: «Secondo recenti studi, gli ultrasessantenni nelle strutture detentive svizzere potrebbero passare dai 125 del 2010 a 500 nel 2030, per raggiungere quota mille dieci anni dopo». Il progressivo invecchiamento (anche) della popolazione carceraria, rileva Demartini-Foglia, complica inevitabilmente la ‘gestione’ dei singoli casi all’interno della prigione: non di rado si tratta di persone che finiscono in detenzione avendo già problemi di salute, che accusano per esempio un «decadimento cognitivo». Problemi che una struttura carceraria, in mancanza di spazi adeguati, rischia di acutizzare. Non solo: ci si potrebbe chiedere se lo scopo riabilitativo della pena sia realizzabile considerata l’età avanzata di questi detenuti, che rende assai difficile, per non dire impossibile, il loro inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro.

Aumentano anche le detenute
Lo Stato, l’autorità politica, saranno chiamati quanto prima ad affrontare non solo la questione degli over 60 dietro le sbarre. Un’altra tendenza evidenziata da Demartini-Foglia riguarda le detenute. Anch’esse in aumento. Nel corso del 2018 l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito in totale «ottantanove» donne in carcere: «trentuno» quelle in esecuzione pena o di una misura al 31 dicembre. Numeri che non sono certo quelli «del 2006», quando il Cantone alla luce dell’esigua casistica decise di chiudere la sezione femminile all’interno del Penitenziario della Stampa.
La situazione «da due, tre anni» è però cambiata. E così oggi le donne condannate scontano la pena detentiva o alla Farera, cioè nel carcere giudiziario che dovrebbe essere però riservato unicamente alla preventiva e quindi a chi è in attesa di giudizio, oppure in prigioni d’oltre Gottardo: «Nel canton Berna o nel canton Vaud». Una soluzione non proprio ideale per quelle detenute con marito, figli o genitori che vivono in Ticino: il reinserimento nella società passa infatti anche dal mantenimento dei rapporti con la famiglia.

Possibile soluzione
Il Dipartimento istituzioni sta comunque lavorando a una soluzione, sottolinea il suo direttore Norman Gobbi durante l’incontro con i media. L’obiettivo è infatti di adattare, ricorda il consigliere di Stato, il carcere aperto di TorricellaTaverne in modo che possa ospitare le detenute. Si tratta tuttavia di ragionare pure sui costi. Anche per questo «si è deciso di chiedere alla Sezione della logistica uno studio di fattibilità».

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Carceri ancora sovraffollate. Aumenterà la videosorveglianza

Carceri ticinesi ancora sotto pressione a causa del sovraffollamento di detenuti. Lo scorso anno, segnala il Dipartimento istituzioni, “l’occupazione media ha superato il 91 per cento”. Popolazione carceraria in crescita non solo nel nostro cantone. «Negli ultimi trent’anni vi è stato in Svizzera un incremento del 50 per cento del numero di detenuti: da 4’621 a 6’907», osserva il capo del Dipartimento Norman Gobbi. In Ticino nel 2018 il tasso di occupazione – circa 234 presenze giornaliere – «ricalca quello del 2017, già elevato (238, ndr)», commenta il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. Al Penitenziario della Stampa a Cadro la maggior parte dei reclusi («il 40 per cento») sta scontando condanne «per traffici di droga o per furti per procurarsi lo stupefacente». Nazionalità: «Il 70 per cento» in esecuzione pena è costituito da stranieri. La percentuale sale «al 90» per quel che riguarda le presenze alla Farera, il carcere giudiziario destinato alle persone in attesa di giudizio. Va detto che nel caso dei non residenti il rischio di fuga, data il piu delle volte l’assenza qui di legami, è uno degli elementi che porta spesso l’autorità giudiziaria a disporre la detenzione preventiva. Sempre alla Farera si è registrata «una presenza media di oltre 73 prevenuti, con picchi sopra gli 80». Numeri consistenti. Eppure nonostante il sovraffollamento, le carceri ticinesi «sono strutture sicure». E per rafforzare la sicurezza, alla Stampa «verrà aumentata la videosorveglianza», preannuncia Gobbi, accennando anche al futuro Penitenziario («Stampa 2030»), che «non sarà sul Piano della Stampa». Musica del futuro. Cure mediche ai detenuti: lo scorso anno, ricorda la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, è stata avviata la collaborazione con l’Ente ospedaliero e l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonali, «con risultati positivi». Allo studio la realizzazione in carcere di un comparto per la gestione dei casi psichiatrici non gravi. Il settore esecuzione pene e misure coinvolge pure l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, sempre più sollecitato, sottolinea il suo presidente Maurizio Albisetti: nel 2018 sono state emanate ben «1’400» decisioni di esecuzione della sanzione penale.

 

Da www.rsi.ch/news

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Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Da www.cdt.ch

Tocca a Norman Gobbi sfogliare l’album dei ricordi. Consigliere di Stato dal 2011, l’anno del raddoppio leghista in Governo, brillantemente riconfermato nel 2015, è a caccia del suo terzo quadriennio nell’Esecutivo.

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Consiglio federale bye bye
È il 9 dicembre del 2015, il giorno che ha decretato il fallimento alla corsa al Consiglio federale. Ma quanto ci credeva realmente? «Quando si inizia una gara lo si fa per una squadra e l’UDC aveva proposto un ticket a tre proponendo profili differenti. Nei giorni precedenti avevo capito che non era ipotizzabile la mia elezione, il PS aveva detto che non mi avrebbe sostenuto». E cosa le ha lasciato questa esperienza? «Un bel bagaglio di conoscenze, non capita a tutti di mettersi in gioco a 38 anni. Ho fatto una buona figura e il Ticino non ha certamente fatto una brutta figura».

La sana risata in stereofonia
Ma come, lei e Zali che sorridete assieme? «Certo e ridiamo anche di più, direi regolarmente e di gusto». E chi aveva fatto la battuta? «Di solito sono io. Ma Claudio è spesso pungente. Le sane risate le facciamo anche tra tutti in Governo. Fa bene». Quindi al bando le formalità? «Le punzecchiature ci stanno, ma siamo capaci anche a non prenderci eccessivamente sul serio». In realtà si dice che i vostri rapporti non siano idilliaci. Caratteri incompatibili? «Direi che siamo diversi, non incompatibili. Questa è la forza del binomio Zali-Gobbi. Il mio percorso è diverso dal suo: lui è stato catapultato dopo anni in Magistratura, io ho fatto un percorso lungo 20 anni. Questa è la forza della Lega». Teme la popolarità di Zali? «Abbiamo due Dipartimenti diversi, già Marco Borradori faceva il record di voti personali. Se vogliamo dirla così il Dipartimento del territorio è più simpatico, inaugura parchi e sentieri. Alle Istituzioni invece è giustizia e polizia. Siamo il perno dello Stato».

La Lega e la gente
E se un giorno la cosiddetta «gente» vi voltasse le spalle? Le capita mai di svegliarsi da un sogno di questo tipo? «Girando tra la gente mi rendo conto che ad essere apprezzato è sempre il contatto tra cittadini e autorità. Quel contatto che ci permette di restare sani mentalmente. Mi spiego, a volte vediamo come la distanza tra politici e cittadini sia tanto grande, sia una frattura insanabile. Qui possiamo ancora confrontarci come chi perde il lavoro. Ne sono a volte testimone diretto con chi mi avvicina o passa in ufficio a raccontarmi la sua storia».

Dimezzato, ma nel peso
Dal 2015 ad oggi Norman Gobbi si è quasi dimezzato, ha perso 40 chilogrammi: «Dimezzato, speriamo non in voti». Battute a parte è stata forza di volontà oppure altro? «È stato uno sforzo personale non indifferente, un cambiamento di testa. Un po’ come tutti i cambiamenti devono iniziare dentro di noi. Sono forse un po’ espressione di quella Lega che è cambiata. Oggi dobbiamo essere più moderni, ma non dobbiamo cambiare la voglia di arrabbiarsi, il nostro modo di essere. Io sono sempre Norman Gobbi, faccio più sport, ma ho la stessa energia e tenacia di prima».

(Foto: www.cdt.ch)

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Comunicato stampa

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2019 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione, per lanciare una campagna di sensibilizzazione secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”.
La collaborazione fra Confederazione, Cantoni e Comuni è essenziale per garantire delle efficienti politiche contro la discriminazione. Il razzismo rimane da sempre il maggior ostacolo all’integrazione.
L’edizione 2019 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo e la discriminazione, vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.
Sono previsti 30 eventi, di cui 10 rappresentazioni teatrali, 2 esposizioni, 11 incontri con la popolazione, 4 serate film, 3 conferenze.
Il programma dettagliato è scaricabile dal sito del Servizio per l’integrazione degli stranieri.

Accordo quadro: Il Consiglio di Stato dice NO

Accordo quadro: Il Consiglio di Stato dice NO

Da www.ticinonews.ch

Il Governo si oppone alla proposta di accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione indetta dalla Conferenza dei Governi cantonali (CdC) sulla proposta di accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea.
Il Governo ticinese, allo stadio attuale, è contrario al progetto a causa di lacune soprattutto rispetto alla posizione dei Cantoni, e in particolare a quella del Ticino, per quanto concerne le misure di accompagnamento alla libera circolazione, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini dell’UE e gli aiuti di Stato.

Il Governo segnala che il progetto di accordo quadro istituzionale posto in consultazione dal Consiglio federale è gravato da diverse lacune e di conseguenza vi si oppone.
Da una prospettiva ticinese, risulta inaccettabile l’indebolimento delle attuali misure di accompagnamento all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in particolare la norma degli otto giorni.

In tema di aiuti statali, il Consiglio di Stato considera inoltre particolarmente problematico il «quadro regolamentare orizzontale» previsto a tutela del buon funzionamento del mercato interno.
Questa soluzione intacca i fondamenti stessi del federalismo e le competenze dei Cantoni in diversi ambiti cruciali come fiscalità, aiuti regionali, aiuti all’insediamento di aziende e garanzie per le banche cantonali.

Il Governo ticinese esprime infine preoccupazione in merito all’approvazione – attualmente in corso all’interno dell’UE – del regolamento che coordina i sistemi di sicurezza sociale.
La ripresa della direttiva da parte della Svizzera avrebbe conseguenze estremamente pesanti per la Confederazione e per il Cantone Ticino, istituendo l’obbligo di versare indennità ai lavoratori frontalieri disoccupati. Il tema ha un’importanza capitale per la Svizzera e il Ticino, poiché – oltre a provocare svariate centinaia di milioni di franchi di costi supplementari per le casse della Confederazione – la misura aumenterebbe ulteriormente la pressione sul nostro mercato del lavoro, rendendolo ancora più attrattivo per la manodopera italiana.

“Un progetto inaccettabile, ci sono dei limiti oltre ai quali non si può andare – ha commentato il presidente del Governo Claudio Zali – Una decisione storica.
È la prima volta che il Consiglio di Stato bocca un tema europeo in consultazione”.

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Da www.cdt.ch

Nel 2018 l’occupazione ha toccato il 91,9%
Norman Gobbi: «Servono misure d’urgenza» – Intanto si lavora al nuovo carcere cantonale
Le carceri ticinesi sono sotto pressione e, anche se la sicurezza rimane garantita, occorre individuare al più presto nuove soluzioni. È quanto emerso nel corso del bilancio del settore esecuzione pene e misure durante il quale il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha annunciato che, per far fronte al continuo aumento dell’occupazione delle carceri, «verrà creato un comparto per la gestione dei detenuti definiti “particolari”.
Una tipologia questa che comprende casi psichiatrici non gravi o tossicodipendenti e che sta registrando una continua crescita che diventa sempre più onerosa in termini organizzativi». Entro la fine dell’anno verranno così create 12 nuove celle destinate a questa categoria di detenuti e come pure «incrementata la videosorveglianza». Una contromossa questa che mira a risolvere, almeno in parte, il problema dell’occupazione media che nel 2018 ha toccato il 91,9%.
«L’anno scorso il tasso di occupazione ha ricalcato quello del 2017 attestandosi attorno alle 234 presenze giornaliere», ha rimarcato il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio. «Cifre queste tutt’altro che positive. Anzi, si può dire sì che siamo rimasti stabili. Ma nella criticità. Basta pensare che la Farera, con una presenza media di 73 prevenuti, ha ripetutamente sfiorato il collasso. Sia per i posti a disposizione, sia per le difficoltà date dalla gestione dei detenuti problematici». Cifre alla mano, se la maggioranza dei reati concerne violazioni alla Legge federale sugli stupefacenti legate soprattutto al traffico e al consumo di droga, in termini di nazionalità il 70% di detenuti alla Stampa sono stranieri mentre alla Farera la percentuale sale al 90%. Un aspetto questo da non sottovalutare poiché, come sottolineato da Gobbi, «il fatto che due terzi dei carcerati siano stranieri influisce sull’occupazione poiché, sovente, per evitare il rischio di fuga di queste persone non viene loro concessa la reintroduzione sul territorio. Andando così ad incidere sull’occupazione». Da qui l’urgenza di implementare al più presto le misure citate in apertura.
E se queste si introducono nel corto-medio termine, lo sguardo del Dipartimento delle istituzioni si rivolge già al 2030. Quando dovrebbe vedere la luce il nuovo carcere cantonale. «Stiamo valutando nuove strutture per l’esecuzione della pena in altre località rispetto al Piano della stampa – ha precisato Gobbi – non dimentichiamo che la Stampa ha ormai 50 anni». E in attesa di individuare la nuova struttura, il Dipartimento ha incaricato la Sezione della logistica di avviare uno studio di fattibilità per ristrutturare il carcere cantonale di Torricella-Taverne da adibire a penitenziario femminile. «Entro giugno dovremmo ricevere i risultati dell’analisi – ha spiegato il consigliere di Stato – ci siamo infatti accorti che la popolazione carceraria femminile è in aumento anche a causa di bande rom che entrano in Ticino per commettere crimini sfruttando spesso minori e, appunto, donne». Per dirlo in cifre, l’anno scorso erano «89 le donne seguite in detenzione dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa», ha precisato la capoufficio Luisella Demartini-Foglia rilevando come «questo numero è in costante aumento e la crescita di detenute è un problema che si fa sentire».

Un aumento generale della popolazione carceraria che si è riflessa anche nel «raddoppio dei reclami ricevuti dalla Divisione della giustizia», ha rilevato la direttrice Frida Andreotti che ha poi lanciato uno sguardo all’organizzazione del settore rimarcando come «la frammentazione dei diversi attori attivi nel ramo non è sempre ottimale. Ecco perché abbiamo deciso di dare mandato a una società esterna per valutare una nuova organizzazione del settore più efficiente ed equilibrata. Analisi che dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno e fungerà da base per una futura revisione della legge». E proprio in termini di modifiche normative, a dirsi preoccupato per il continuo aumento della mole di lavoro è stato anche Maurizio Albisetti Bernasconi, presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, che nello snocciolare i dati che hanno contraddistinto il 2018 (circa 2.000 decisioni prese di cui 1.400 di esecuzione della sanzione penale), ha precisato come «il lavoro continuerà ad aumentare se vengono affidati ulteriori compiti e nuove competenze al giudice dei provvedimenti coercitivi come con la nuova Legge sulla polizia. Insomma, non dimentichiamo che noi svolgiamo il ruolo di guardiani della sicurezza della collettività. Certo, poter disporre di un effettivo maggiore sarebbe auspicabile ma, d’altra parte, siamo consapevoli che la popolazione si è espressa chiaramente quando è stata chiamata a votare in merito al taglio del numero di giudici da 4 a 3».

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio annuale del Settore esecuzione pene e misure, che comprende tra i vari attori le Strutture carcerarie cantonali (SCC) e l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR). Anche il 2018 si è confermato un anno di pressione, se consideriamo ad esempio l’occupazione media che ha superato il 91%. Al di là dei numeri e delle cifre, è stata anche l’occasione per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, di fare il punto sul carcere della Stampa, sui puntuali progetti sul breve, medio e lungo periodo che lo riguardano.
Norman Gobbi, durante la conferenza stampa svoltasi a Bellinzona, ha dapprima riservato un particolare apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dal personale delle SCC: “Un personale preparato e motivato – ha detto – garantisce un’elevata qualità del servizio”. Il Direttore del DI ha poi parlato delle misure di urgenza che si intendono implementare alla Stampa: è allo studio la possibilità di realizzare un comparto per la gestione dei detenuti cosiddetti “particolari” (casi psichiatrici non gravi, alta sicurezza e tossicodipendenti) così come l’incremento della videosorveglianza e la regolamentazione del flusso di accesso alle SCC. Ha concluso il suo intervento con un accenno alla ipotizzata edificazione di una nuova struttura carceraria.
Dal canto suo, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha meglio contestualizzato l’attività generale del settore, di cui fanno parte anche altri attori tra cui la Divisione stessa e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ha pure presentato un dettagliato rendiconto dell’attività svolta dalla DG così come indicato quali sono le prospettive future: il CdS ha dato mandato a una società esterna di effettuare una mappatura delle competenze e dei processi amministrativi del Settore esecuzione pene e misure il cui esito è atteso nel corso del 2019 ed è prevista la valutazione di una nuova organizzazione del Settore, più efficiente ed equilibrata.
Successivamente, ha preso la parola il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi: dopo aver spiegato quale sia il ruolo del GPC, ha spiegato qual è lavoro svolto dal suo Ufficio che, tanto per fare una significativa cifra, si occupa di emanare 2’000 decisioni ogni anno (600 provvedimenti coercitivi e 1’400 esecuzioni della sanzione penale). Infine, ha rivolto anche lui uno sguardo al futuro, evidenziando come l’aumento della mole di lavoro sia ormai una costante.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha invece posto l’accento sull’evoluzione dell’attività delle SCC dal profilo della loro occupazione e della sicurezza. Un’evoluzione che ha delle conseguenze sia in termini numerici (sovraoccupazione) sia dal punto di vista della complessità e dell’eterogeneità dei casi da gestire. Quali obiettivi 2019 ha ricordato anche lui il progetto delle 12 celle da destinare a detenuti pericolosi o con turbe psichiche minori e l’ulteriore miglioramento dell’ambiente di lavoro.
La Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), Luisella Demartini-Foglia, ha descritto gli ambiti di competenza del medesimo, che negli ultimi anni ha conosciuto, oltre a un aumento dell’attività, una crescita significativa dei compiti attribuiti: ultimi in ordine di tempo quelli riferiti al nuovo diritto sanzionatorio federale e alla violenza domestica. Ha poi dettagliato il bilancio 2018 dell’UAR e quali sono le problematiche e le tendenze che lo caratterizzano.

Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 marzo 2019 de La Regione

Proposta l’adesione alla commissione cantonale. Cifre in crescita anche durante i Carnevali.
Nel 2018 +2% negli interventi

Nez Rouge dovrebbe entrare a far parte della commissione cantonale ‘Strade sicure’. Lo ha annunciato ieri il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante un incontro con la stampa. La candidatura sarà sottoposta al Consiglio di Stato dallo stesso Di. Il governo, ha precisato Gobbi, deciderà dopo le elezioni del prossimo 7 aprile. «Per noi è l’occasione di sederci al tavolo con tutti gli altri attori che si impegnano per ridurre incidenti e morti sulle strade (attualmente i partner coinvolti sono 11, più il Di, il Dipartimento del territorio e il Dipartimento educazione e cultura, ndr)», ha spiegato il presidente di Nez Rouge Ticino René Grossi. Intanto la prevenzione sembra aver prodotto i frutti sperati negli anni, con una riduzione del numero di incidenti, di morti e feriti di oltre il 30% tra il 2011 e il 2017. Calate pure le persone trovate a guidare in stato di inattitudine: «Sino al 2010, una persona su cinque sottoposta al controllo dell’alcolemia era sopra il limite, mentre negli ultimi due anni siamo passati a una su dieci», ha precisato il portavoce della Polizia cantonale e capo progetto di Strade sicure Renato Pizolli. A confermare la maggiore sensibilità dei conducenti verso l’importanza di non mettersi al volante ubriachi, sotto l’effetto di farmaci oppure in stato di spossatezza è anche l’esperienza maturata dai volontari di Nez Rouge: «Le persone che riaccompagniamo vivono spesso in zone discoste, dove i servizi pubblici non circolano a tutte le ore. L’aumento dell’utilizzo dei treni per il Carnevale dimostra che chi può si sposta con un mezzo pubblico», ha rilevato Grossi. Gli altri, costretti a impiegare il veicolo privato, si rivolgono invece anche a Nez Rouge per rientrare a domicilio qualora non se la sentissero di guidare. Durante i recenti Carnevali (sei quelli coperti dall’associazione, compresi Rabadan, Stranociada e Tesserete) sono state riaccompagnate 748 persone in 330 interventi . «Siamo particolarmente soddisfatti – ha fatto notare Grossi –, perché non abbiamo dovuto dire di no a nessuno». Numeri in crescita pure durante tutto il 2018, con un ulteriore aumento dell’11% nei chilometri percorsi (31’428) e del 2% negli interventi (626).

 

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Riconoscimento-per-Nez-Rouge-11524066.html

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi non si dice preoccupato del ricorso al TF sulla legge di polizia: “Le norme già previste in altri Cantoni”
L’ipotesi di un ricorso era stata ventilata dopo il voto del Gran Consiglio del 10 dicembre scorso. In quell’occasione il legislativo aveva accolto la revisione della Legge cantonale sulla polizia: testo che tra le varie novità introduce la possibilità di indagini, anche mascherate preventive e misure di temporanea privazione della libertà di massimo 24 ore.
Contro la nuova legge, si apprende oggi dalla Regione, è stato inoltrato ricorso al Tribunale federale.
“Viene indebolita la tradizione legata allo Stato di diritto liberale, mentre aumentano i rischi connessi alla creazione di potenziali strumenti legislativi di repressione politica o di controllo sociale” – scrivono i ricorrenti Filippo Contarini e Martino Colombo, già noti per il loro ricorso parzialmente accolto dai giudici di Losanna contro la legge sulla dissimulazione del volto.
I giudici di Mon Repos in questo caso potrebbero avere una lettura diversa da quella dei due giuristi, dato che la legge ticinese ha ripreso norme già vigenti in altri Cantoni, valuta il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi. “Queste motivazioni potranno essere fugate visto che le norme previste per la custodia di polizia, introdotte nella legge di polizia cantonale ticinese, sono già previste in altre leggi cantonali e anche di recente sono state introdotte in altri Cantoni” spiega Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Non solo questa – che è una parte minore – ma soprattutto tutto il mondo delle inchieste preventive e mascherate che per la lotta alla criminalità sono molto più importanti. Quella di custodia di polizia è una misura di ordine pubblico, che ha bisogno delle sue tutele. In questo caso il Gran Consiglio le ha previste”.
“Altri Cantoni” prosegue Gobbi, “avevano già avuto modifiche di legge sottoposte anche al giudizio del Tribunale federale, quindi confidiamo che anche in questo caso possiamo essere tutelati dall’alta corte di Losanna proprio perché non abbiamo inventato nulla e abbiamo previsto – attraverso misure adottate dal Parlamento – delle autorità di controllo e di reclamo qualora la custodia venga valutata in maniera eccessiva”.
Il ricorso può tuttavia bloccare l’attuazione della legge, aggiunge ancora il ministro. “Immaginavamo di metterla in vigore per il primo di luglio, ma se viene dato l’effetto sospensivo, la legge non entra in vigore. Attendiamo le indicazioni da Losanna prima di esprimerci in merito”.