Festa cantonale di lotta svizzera – Biasca, sabato 20 settembre

Festa cantonale di lotta svizzera – Biasca, sabato 20 settembre

“La lotta svizzera non è solo sport, ma una tradizione che unisce grandi e piccoli. Bello vedere che anche in Ticino cresce sempre di più, con tanti giovani che si mettono in gioco e con eventi che portano gente da tutta la Svizzera. La Festa cantonale a Biasca è la prova che le belle tradizioni hanno ancora tanta forza!”

Seconda Festa cantonale ticinese di lotta svizzera, sabato 20 settembre a Biasca.
Arena da 5’000 posti, con 3’300 sedute. Attesi migliaia di spettatori e centinaia di atleti.
Oltre alle sfide, spazio a folklore e gastronomia tipica.
Tra i nomi in gara Joel Wicki, campione federale 2022, insieme ad Ambühl, Burch, Gwerder, Schuler e Schurtenberger.  

https://www.fctls.ch/

Acquista il biglietto
https://shop.bookinea.app/it/festa-cantonale-ticinese-di-lotta-svizzera/c/fctls-2025-835

Vallemaggia, via libera unanime ai 25 milioni per la ricostruzione

Vallemaggia, via libera unanime ai 25 milioni per la ricostruzione

Il credito, che comprende anche interventi in Leventina, ha visto la politica reagire con rara compattezza – Gobbi: “Segnale che lo Stato c’è” – Attesi altre due messaggi per il Ponte di Visletto e il sostegno ai Comuni

A Bellinzona il Gran Consiglio ha approvato all’unanimità l’insieme dei crediti in favore della Valle Maggia, a poco più di un anno dall’alluvione, per un totale di 25 milioni di franchi. Il pacchetto riguarda i lavori di sistemazione e risanamento, che comprendono anche interventi in Leventina, pure colpita dal maltempo la scorsa estate.
In aula non ci sono state sorprese, visto che già in commissione della Gestione il voto era stato unanime, e la politica ha mostrato una rara compattezza di fronte alla situazione di estrema emergenza in cui si è trovata la Vallemaggia, all’indomani della tremenda alluvione del giugno dell’anno scorso. “Un segnale che lo Stato c’è”, ha affermato in aula il presidente del Governo Norman Gobbi.
Il credito servirà per opere di premunizione dei pericoli naturali sulle strade cantonali e per il ripristino dei danni alluvionali, anche per la strada della Valle Bavona. Sono inoltre previsti contributi per l’aggiornamento dei piani delle zone di pericolo, per opere di protezione del bosco, aiuti ai progetti di riqualifica del paesaggio sempre in Valle Bavona e aiuti al settore agricolo.
Il credito non è però considerato un punto di arrivo, ma di partenza: prossimamente si discuterà infatti di almeno altri due crediti, tra cui quello da 9 milioni di franchi per la ricostruzione definitiva del Ponte di Visletto, il simbolo dell’alluvione in Vallemaggia. Il secondo credito riguarderà invece il sostegno ai Comuni.
E poi ci sono le famiglie contadine che hanno perso tutto e stanno vivendo un periodo sicuramente complicato, come ha spiegato in aula il segretario dell’Unione contadini ticinesi Sem Genini. All’unanimità è quindi stata votata una risoluzione che chiede formalmente al Consiglio federale di fornire ulteriori garanzie proprio per permettere alle aziende agricole colpite di poter sopravvivere.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Vallemaggia-via-libera-unanime-ai-25-milioni-per-la-ricostruzione–3118475.html

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La fase di ricostruzione compatta la politica

Il parlamento vota all’unanimità i 25 milioni di aiuti per i vari interventi. A Berna va invece un’ulteriore richiesta di sostegno a favore degli agricoltori colpiti

Il governo cantonale e i suoi servizi, spesso bersaglio di critiche, diventano, per un giorno, gli eroi della porta accanto. A loro è infatti andato ieri il grazie dei vari portavoce dei partiti (all’unisono) per la maniera con la quale hanno gestito la situazione di crisi della grande alluvione che ha colpito, nel giugno del 2024, l’Alta Vallemaggia (e in misura minore la Leventina). Dal pulpito, prima dell’approvazione unanime del credito di 25 milioni per l’opera di ricostruzione, tutti, a turno, hanno voluto riflettere, brevemente, su ciò che è stato fatto, sulla solidarietà dimostrata, sulla resilienza delle comunità colpite, sulla necessità, in futuro, di una migliore prevenzione. A cominciare dal valmaggese Fiorenzo Dadò, la cui vita «è da allora segnata da un prima e un dopo la tragedia». Dadò ha dapprima chiesto di ricordare, con un momento di raccoglimento, le vittime. Ha poi lodato la determinazione dei valmaggesi nella ricostruzione invitando i Comuni e le comunità colpite a segnalare eventuali ulteriori richieste alle istituzioni preposte. Ha ribadito la necessità di rimuovere l’eccessivo materiale depositatosi nei fiumi (come tra l’altro richiesto da una mozione del deputato Plr Aron Piezzi). Quanto ai danni, che superano i cento milioni, il parlamentare del Centro ha spiegato che la stessa Gestione ha chiesto l’adozione di una risoluzione indirizzata al Consiglio federale allo scopo di ottenere ulteriori sostegni a favore delle aziende agricole valmaggesi colpite dal nubifragio. Proposta, quest’ultima, accolta all’unanimità.
Luca Renzetti, del Plr, ha sottolineato come «questo credito rappresenti solo un primo passo, c’è ancora tanto da restituire alla valle. Il parlamento dovrà sostenere la rinascita di un territorio fragile ma determinato. La politica c’è, lo Stato c’è e oggi, con questo primo passo, lo vediamo. L’alluvione ci ha mostrato anche cosa possiamo fare insieme». Dal canto suo Daniele Piccaluga (Lega) ha evidenziato la necessità di una pianificazione del territorio più attenta e l’adozione di misure di prevenzione opportune, in quanto in futuro simili eventi non saranno rari. Ha concluso il suo intervento affermando che «con questo credito facciamo capire alle comunità toccate che non sono sole. Il messaggio con il credito è un ottimo lavoro, fatto con competenza. Ora esorto tutti a continuare sulla strada intrapresa».

I cambiamenti climatici e la prevenzione
Fabrizio Sirica, a nome del gruppo socialista, ha rivolto un pensiero alle persone morte e alle loro famiglie. «È un dolore che ci segna tutti e rimarrà nella memoria collettiva del nostro cantone. Ci viene chiesto di stanziare un sostegno importante, non parliamo solo di numeri ma della necessità di creare i presupposti per consentire alle persone che lo desiderano di continuare a vivere lassù. Nessuna regione del Ticino deve sentirsi abbandonata e isolata». Quanto ai più volte sbandierati cambiamenti climatici, ha ricordato come l’adozione di politiche ambiziose a livello climatico e una gestione attenta del territorio siano scelte lungimiranti, in grado di evitare tragedie e risparmiare risorse pubbliche. Infine ha formulato un ringraziamento sincero alle autorità locali, resilienti e tenaci, come pure al governo che ha mostrato presenza («la politica si è mossa in maniera unitaria»).
Roberta Soldati, dell’Udc, ha pure ringraziato i soccorritori e coloro che si sono adoperati dando prova di solidarietà. Ha anche richiamato l’attenzione su alcuni aspetti importanti, come la celerità d’azione: «Laddove c’è la volontà, le procedure possono divenire più snelle e la burocrazia può essere aggirata». Ha infine ribadito la necessità di ricostruire le tre aziende agricole spazzate via e di rimuovere al più presto gli inerti dagli alvei dei fiumi per scongiurare ulteriori danni.
Samantha Bourgoin, dei Verdi del Ticino, visibilmente commossa, ha biasimato coloro che nei momenti successivi alla disgrazia sostenevano che certe aree periferiche andassero abbandonate. Dopo aver salutato positivamente la collaborazione interpartitica, si è soffermata sulla necessità di dotare il Paese di un fondo catastrofi e di chiedere a Berna maggiore sostegno.
Prima del voto hanno preso la parola Norman Gobbi («il credito non è un lusso ma una necessità. Il parlamento dà un segnale chiaro, lo Stato è presente e investe anche per il futuro delle nostre valli, per le quali costruiamo basi più solide») e il suo collega Christian Vitta, il quale ha ripercorso gli incontri con i consiglieri federali necessari all’ottenimento di un contributo straordinario («purtroppo, a oggi, non abbiamo ancora conoscenza dell’ammontare di questo ulteriore impegno della Confederazione»).

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 settembre 2025 de La Regione

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Non «solo» soldi, ma speranza

Il Parlamento ha approvato all’unanimità il primo pacchetto di aiuti di oltre 25 milioni di franchi per i lavori di sistemazione urgenti alle strutture danneggiate dalla tragica alluvione in Vallemaggia – La sindaca di Cevio Wanda Dadò: «Consapevoli che l’intero cantone è con noi»

Non un « semplice » credito, bensì un atto di responsabilità, un gesto di solidarietà, un aiuto concreto, la volontà di dare un futuro a una regione periferica. Gli oltre 25 milioni di franchi indirizzati alla Vallemaggia e alla valle Leventina dal Parlamento racchiudono un significato più profondo: «Non vi lasceremo soli». Un primo pacchetto di aiuti per la ricostruzione e il sostegno al territorio dopo la devastante alluvione dell’estate del 2024 che contiene altresì un monito: a causa del cambiamento climatico, eventi del genere saranno sempre più frequenti. Insomma, capiterà ancora. Per questo è necessario non solo agire con rapidità dopo i disastri naturali, ma anche prevenirli il più possibile, limitandone le conseguenze.

Rispetto e intelligenza
«La natura non è né buona né cattiva, fa semplicemente il suo corso, ovunque e quando meno ce lo aspettiamo», ha non a caso sottolineato Fiorenzo Dadò in aula. «Sta a noi adattarci, convivere, con rispetto e intelligenza, senza dividere le comunità periferiche e urbane con discorsi strampalati di abbandono delle zone di montagna, come quelli che abbiamo sentito anche in questa occasione ». Il presidente del Centro e relatore del rapporto ha quindi messo l’accento su ciò che potrebbe capitare in futuro, auspicando di trarre i giusti insegnamenti dalla catastrofe del 2024. «Oggi questo dramma è toccato all’Alta Vallemaggia e in parte anche alla Leventina. Domani potrebbe, purtroppo, toccare a qualcun altro. È solo questione di tempo, di anni, decenni o, speriamo vivamente, di secoli. Come trattiamo oggi gli abitanti di Cevio e della Lavizzara deve costituire un modus operandi, un atteggiamento di solidarietà dell’intera comunità ticinese nei confronti di chiunque, in qualunque parte del Cantone».
«Non è solo un credito, è un passaggio politico e umano che chiama alla responsabilità », ha invece sottolineato Luca Renzetti (PLR), pure lui relatore. «Otto persone hanno perso la vita in Vallemaggia, ma in quelle ore è andato perso molto altro. Infrastrutture, sicurezza e fiducia. Nulla sarà più come prima per le persone che hanno vissuto quei momenti». Renzetti ha quindi ricordato che l’aiuto «è solo un primo passo» per riportare le comunità toccate dall’alluvione a una vita normale. «Oggi votiamo una responsabilità, non solo un credito». A dimostrazione, ha concluso, che con la collaborazione la politica può fare molto. Anche Daniele Piccaluga ha sottolineato la presenza «fin dal primo minuto» delle autorità, che da subito si sono adoperate per aiutare l’Alta Vallemaggia. Si tratta dunque di «un credito dovuto e giustificato, un segnale forte verso chi non ha mai perso speranza e dignità». Infine, il coordinatore della Lega ha voluto evidenziare che, in tempi di «narrazione negativa» nei confronti delle istituzioni, il rapporto riesce in parte a invertire la tendenza. «Governo e servizi cantonali, avete lavorato bene fin dal primo giorno e questo messaggio ne è la prova». Piccaluga ha quindi invitato l’Esecutivo a proseguire sulla strada intrapresa.
«Sostenere la Vallemaggia significa sostenere l’intero cantone», ha da parte sua spiegato Fabrizio Sirica. Il co-presidente del Partito socialista ha poi messo in guardia dal cambiamento climatico: «Gli eventi meteorologici estremi non sono più un’eccezione». Bisogna dunque agire preventivamente, «perché intervenire dopo una catastrofe lo si fa a caro prezzo. Prevenire non è un lusso, non è costo. Ma è il solo vero investimento».
Da parte sua, Roberta Soldati ( UDC) ha ricordato la grande solidarietà dei ticinesi nelle settimane e nei mesi successivi alla catastrofe, sottolineando allo stesso tempo la necessità di trarre degli insegnamenti concreti. Come ad esempio la pulizia degli alvei dei fiumi dal materiale detritico per evitare danni ancora maggiori, oppure ancora la velocità con cui si è arrivati al messaggio governativo evitando lungaggini burocratiche. « Era una situazione d’emergenza, ma è possibile trovare una via di mezzo» anche per le situazioni ordinarie, ha chiosato la deputata.
Molto commossa Samantha Bourgoin (Verdi), che in aula ha rivolto un pensiero ai sindaci di Cevio e Lavizzara. «La Svizzera intera ha scoperto la tragedia della Vallemaggia attraverso i volti di Wanda Dadò e Gabriele Dazio. La vera forza sta proprio lì, nel non avere paura di mostrare le proprie debolezze, nel dire ‘‘abbiamo bisogno di aiuto’’».
Prima del voto sul credito (accolto all’unanimità), la parola è quindi passata al Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi è tornato a ribadire a nome dell’Esecutivo che i vari crediti votati dal Parlamento non rappresentano «un semplice esercizio contabile», bensì «una risposta concreta a una catastrofe che ha lasciato segni profondi nel territorio e nella popolazione». Aiuti alle regioni colpite che, ha aggiunto Gobbi, «non sono un lusso, ma una necessità: non possiamo lasciare le popolazioni delle valli sole davanti a una tragedia di questa portata». Il direttore del DFE, Christian Vitta, ha invece ricordato il «notevole impatto» della catastrofe anche dal punto di vista finanziario. Elogiando l’operato della politica ticinese nel rivendicare maggiori aiuti a Berna, Vitta ha quindi ricordato che il nostro cantone è tuttora in attesa di una risposta definitiva dal Consiglio federale. «Sono lieto che grazie al buon gioco di squadra abbiamo ottenuto perlomeno l’impegno di principio da parte della Confederazione, che intende stanziare un contributo straordinario», ha affermato il consigliere di Stato, aggiungendo che «il cantone grazie alla sua azione ha permesso sì di ricevere risorse supplementari per il Ticino, ma anche per Grigioni e Vallese». E ora, ha chiosato Vitta, «stiamo attenendo la proposta finale del Consiglio federale: purtroppo ad oggi non abbiamo ancora il dettaglio di questo impegno. Chissà se la risoluzione generale possa aiutare a mettere ulteriore pressione affinché arrivi finalmente anche l’importo supplementare che al Ticino spetterà». Il Gran Consiglio, dopo aver approvato i vari crediti, ha infatti dato luce verde a una risoluzione generale con la quale chiede al Consiglio federale di sostenere ulteriormente le aziende agricole valmaggesi toccate dall’alluvione.

Un lungo viaggio
A seguire i lavori del Parlamento dalle tribune c’era anche Wanda Dadò: «Per noi è un primo passo. Un primo passo importante che sottolinea la vicinanza che abbiamo avuto in questi 15 mesi da parte di tutta la politica, che è venuta sul nostro territorio a vedere la situazione. Il voto unanime di oggi segna la volontà di camminare insieme. Il viaggio sarà ancora lungo, ma siamo consapevoli di avere assieme a noi l’intero cantone». Tanto rimane ancora da fare, ha ricordato la sindaca di Cevio. «Siamo intervenuti subito con le opere più urgenti. Il Comune di Cevio deve ancora ripristinare definitivamente l’acquedotto, speriamo di riuscirci entro la prossima primavera. Per quanto riguarda il progetto della ricucitura della valle Bavona, invece, ci siamo dati un termine più lungo. La settimana prossima uscirà il bando di concorso per la progettazione. Un intervento importante, multidisciplinare, ma che andrà necessariamente fatto a tappe».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 settembre 2025 del Corriere del Ticino

A Coldrerio gli alimentari lasciano spazio a servizi cantonali

A Coldrerio gli alimentari lasciano spazio a servizi cantonali

Da settembre 2026 lo stabile che ha ospitato la Cooperativa sarà affittato alla Sezione della Logistica, che trasferirà quattro uffici oggi dislocati

Da negozio di alimentari a uffici destinati a servizi cantonali. È questo il futuro che attende lo stabile che, fino all’autunno scorso, ha ospitato la Cooperativa di Consumo di Coldrerio. A rendere pubblico il cambio di offerta è il Municipio, con una richiesta di credito di 1’560’000 franchi presentata al Consiglio comunale per effettuare lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria e di adeguamento alle normative. Il messaggio municipale include anche l’autorizzazione di locazione alla Sezione della Logistica a partire dal settembre 2026. Dopo la chiusura del negozio, il Municipio, proprietario dello stabile dal 2020, si è attivato per avere un altro negozio di paese. “Purtroppo – si legge nel messaggio – trattative con potenziali interessati a sviluppare l’attività non sono andate in porto”. Sono quindi state intavolate discussioni con il Cantone “che ha la necessità di spostare in un unico spazio importanti servizi cantonali dislocati nel Mendrisiotto e nel Luganese”.

I nuovi inquilini
Nel dettaglio, a Coldrerio verranno trasferiti l’Ufficio regionale dello Stato Civile, l’Ufficio Lafe (Legge federale sull’acquisto di fondi in Svizzera per persone all’estero), l’ufficio del sostegno sociale e del reinserimento (sale riunioni) e l’Ufficio assistenza riabilitativa e Magistratura dei Minorenni. Servizi che occuperanno il pian terreno dello stabile, mentre al piano inferiore verranno realizzati “ampi e moderni spazi archivio”. L’operazione porterà nelle casse comunali 63’050 franchi all’anno di affitti attivi. A completare lo stabile, al primo piano, ci sono due appartamenti. Il contratto d’affitto avrà una durata iniziale di 10 anni, con possibilità di essere prolungato. “Considerata l’importanza dell’operazione – sottolinea il Municipio – senza pur dare una garanzia di continuità, è ipotizzabile un’estensione della collaborazione anche in futuro”. La soluzione Coldrerio è del resto “subito piaciuta” alla Sezione della Logistica, trovandosi il Comune in una posizione centrale e facilmente raggiungibile del Mendrisiotto. A questo va aggiunto che “il centro civico comunale offre possibilità di parcheggio e ulteriori servizi che sono in connessione con quelli che saranno installati”.

Necessari lavori di manutenzione
Rinnovato nel 1997 e nel 2006 da parte della Consiglio di Amministrazione della Cooperativa di Consumo, lo stabile “necessita oggi di importanti lavori di manutenzione straordinaria, come pure di adeguamenti strutturali necessari ai nuovi inquilini per installare le loro attività”. Il Municipio precisa che alcuni “importanti lavori andrebbero comunque svolti vista la vetustà dell’immobile, e che sono stati scontati a suo tempo con la definizione del prezzo d’acquisto dello stesso”. Come detto, il Comune ha acquistato per 1’050’000 franchi l’immobile dalla Cooperativa di Consumo per quella che a suo tempo è stata “un’operazione giustificata oltre che a garantirsi la proprietà di un immobile nei pressi del Quartiere Intergenerazionale con la possibilità di aprirsi ulteriori possibili sviluppi futuri, anche per dare ossigeno alla Cooperativa confrontata in quel periodo con difficoltà finanziarie”. Oggi gli interventi “indispensabili” per mettere a norma l’edificio, “e quindi necessari a prescindere al contenuto che si andrà a inserire”, sono il risanamento dell’amianto e delle condotte sanitarie e di scarico; l’impianto elettrico, il lift e i serramenti non conformi da mettere a norma; la sostituzione dell’impianto di riscaldamento e di raffrescamento e la presenza di umidità nel piano seminterrato. Il Municipio sottolinea in conclusione che “per garantire il rispetto delle tempistiche previste” sarà necessario “anticipare alcune attività preparatorie, con riferimento alla predisposizione della domanda di costruzione e all’avvio di specifiche procedure di appalto”. Attività che l’esecutivo definisce “tecniche e organizzative” e che non genereranno alcun vincolo giuridico né finanziario.

Da www.laregione.ch

(Immagine: www.coldrerio.ch)

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Credito supplementare: del Governo e luce verde da Berna

La Confederazione ha sottoscritto il 27 agosto la nuova convenzione che garantisce il finanziamento supplementare necessario per la realizzazione della rete treno tram del luganese, un riconoscimento questo che premia sia la bontà dell’opera che il lavoro svolto finora.
Parallelamente nella sua seduta di mercoledì 10 settembre il Consiglio di Stato ha approvato la parte cantonale di credito supplementare, richiesto dal DT, di 87,3 milioni di franchi.

Pertanto quest’opera – premesso l’accordo che naturalmente deve ancora arrivare dal Gran Consiglio per la parte cantonale – è finanziata, e la sua realizzazione può procedere nei modi e nei tempi che erano preventivati.

Norman Gobbi: “Un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso”
“La Rete Tram-Treno del Luganese rappresenta uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera s’inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale”, ha sottolineato nel corso del suo intervento il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, aggiungendo che si tratta di “un progetto che mira al futuro della mobilità così come la si vuole oggi: sempre più integrata, sempre più intermodale, soprattutto capace di essere in risposta a una sostenibilità sempre più richiesta. Nell’ambito di questo progetto l’obiettivo è quello di ridurre il traffico stradale offrendo delle alternative in un territorio che sappiamo è fortemente caricato, sia per la sua conformazione territoriale, ma anche per la sua frequentazione e le entrate da oltre confine.
La RTTL rappresenta un investimento per il futuro che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile”.

Claudio Zali: “Un riconoscimento della bontà del lavoro svolto”
“Il riconoscimento da parte della Confederazione evidenzia che il Cantone ha lavorato seriamente su questo progetto. Perché non si può andare a vendere fumo a Berna”, ha commentato dal canto suo il Consigliere di Stato Claudio Zali, aggiungendo che “c’è stato un aumento dei costi che ci è stato concesso, il che è un riconoscimento della bontà del lavoro fin qui svolto e siamo convinti che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata – contrariamente a quello che si è detto ultimamente – e vedere finalmente la mobilità, almeno quella del Luganese, cambiare radicalmente.” Quanto ai cinque ricorsi ancora pendenti, il Direttore del DT ha affermato che gli stessi, oltre ad essere “marginali, non mettono in discussione questo progetto.”  

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL è prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a 765,9 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Comunicazione attiva
In vista della fase di cantiere è in via di allestimento un concetto di comunicazione attiva che si basi su contatti diretti con i diversi attori interessati. Saranno inoltre organizzate serate informative ed occasioni di visita al cantiere.

In conclusione di conferenza stampa, Norman Gobbi, in qualità di Presidente del Consiglio di Stato ha osservato come uno storytelling (narrazione) continuamente negativo su quanto fa lo Stato danneggia il Ticino e il suo sviluppo.
Nell’interesse di tutti, nell’interesse del sistema Ticino è bene tener sempre presente il ruolo di servitori delle istituzioni, della popolazione e del nostro territorio, ed essere più coesi.
Ed è ciò che è stato ricordato in occasione dell’incontro del Governo (mercoledì scorso a Locarno, ndr) con i cento Comuni del Canton Ticino: occorre lavorare assieme, uniti nell’interesse della comunità.
Secondo Gobbi la garanzia federale e cantonale del finanziamento della rete treno tram del luganese è la miglior risposta per contrastare questa narrazione negativa, e dimostrare che il lavoro costante e serio viene riconosciuto a beneficio del Cantone e della comunità.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 settembre 2025 de Il Mattino della domenica

«Roos ha grandi competenze»

«Roos ha grandi competenze»

Per ricostruire la Difesa Pfister sceglie Roos e Bavaud
Trovato il futuro capo dell’Esercito: il successore di Süssli è l’attuale comandante delle Forze terrestri – Il capo dell’intelligence Dussey lascia il suo posto a un esperto nella gestione delle crisi – «Sono le persone più qualificate»

La difesa e la sicurezza della Svizzera hanno due nuovi volti: sono quelli di Benedikt Roos, futuro capo dell’esercito, e di Serge Bavaud, che da novembre dirigerà i servizi di intelligence della Confederazione. Con le due nomine di alto livello, Martin Pfister ha ora trovato gli ultimi pezzi del puzzle per comporre la sua prima linea di difesa. «Sono le persone più qualificate».
L’addio di Thomas Süssli – l’attuale capo delle forze armate lascerà a fine anno – ha dato la possibilità al consigliere federale (in carica solo dallo scorso aprile) di poter scegliere il suo braccio destro. Eppure, la necessità di un cambiamento è stata palese con Christian Dussey: il direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) aveva dato a Viola Amherd la sua disponibilità a rimanere fino a marzo 2026. Pfister ha invece voluto cambiare subito: Serge Bavaud entra in carica già il 1. novembre.

«Cercavo determinazione»
Cercavo due personalità che avessero determinazione, ha sottolineato Pfister. Per l’Esercito, ha voluto scegliere tra gli alti ufficiali superiori (dal grado di brigadiere in su). «Grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione», ha spiegato il Consiglio federale, annunciando la nomina del 60.enne divisionario (che viene promosso al grado di comandante di corpo) e attuale comandante delle Forze terrestri.
«Non è il tempo di fare analisi, ma di agire», ha messo subito in chiaro il futuro capo dell’Esercito, affermando di voler rafforzare la capacità di difesa della Svizzera. Non solo al suolo, ma anche nei cieli (l’F-35A rimane infatti uno dei dossier principali, così come i droni), «in un frangente in cui all’orizzonte si addensano nuvole nere», ha avvertito il 60.enne basilese.

Priorità in materia di acquisti
I candidati finali (dai sei iniziali), sono passati a tre ( i divisionari Roos, Rolf André Siegenthaler e Raynald Droz). Nonostante la vasta esperienza di condotta, si tratta della scelta giusta? Abbiamo girato la domanda a Michele Moor, presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU). «Sì, è la scelta giusta», ci spiega, elencando gli elementi a favore di Roos: ufficiale professionista quasi da sempre (un aspetto spesso contestato a Süssli, che proveniva dal settore privato), esperienza di condotta, attitudine positiva e una grande considerazione all’interno e all’esterno dell’Esercito.
Oltre a ciò, per Moor è anche «positivo il fatto che provenga dalle truppe dei carri armati. Potrà dunque riportare il giusto equilibrio al tema, dopo che l’Esercito si è dedicato molto a ciber e droni, che rimangono tuttavia aspetti importanti».
A differenza di Thomas Süssli, al vertice dell’Esercito torna «un forte rappresentante delle truppe da combattimento». In questi tempi di incertezza in materia di politica di sicurezza, ciò rappresenta un vantaggio per l’esercito», ci spiega invece Stefan Holenstein, colonnello SMG e presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM), l’organizzazione che conta una trentina di organizzazioni militari per un totale di quasi 100 mila membri.
«Si tratta di un’ottima scelta. Ma non siamo in grado di valutare se sia la scelta migliore. Partiamo dal presupposto che la commissione di selezione (vedi sotto, ndr) abbia svolto il proprio compito in modo professionale», afferma Holenstein, che però avverte: «Ci aspettiamo che sappia stabilire in modo corretto e chiaro le priorità in materia di acquisti», oltre a convincere «con urgenza ed efficacia la popolazione, ma anche la politica a Berna, dell’assoluta necessità di un forte esercito di milizia. Ha ancora molto lavoro da fare. Per lui è una grande opportunità, ma anche un rischio di fallimento».

I Cantoni non sono soddisfatti
E l’intelligence? Il servizio informativo sta attraversando un (turbolento) periodo di trasformazione. All’insofferenza di molti dipendenti del SIC si sono aggiunte le critiche da parte dei Cantoni. Dal 1. novembre, Serge Bavaud riprendendo le redini da Dussey (che lascerà però a fine dicembre, anziché fine marzo come previsto) è chiamato a ristabilire la fiducia internamente ed esternamente, partner internazionali compresi.
«Il SIC non è in crisi, ma ci sono delle sfide da affrontare. Tutti i servizi di intelligence sono confrontati con problemi. È normale averli. Bisogna trattarli e stabilire delle priorità», ha tenuto a sottolineare Bavaud, già denominato «Monsieur Crises», poiché esperto di gestione delle crisi. Il 52.enne friburghese – scelto anche tramite un’agenzia di cacciatori di teste – ha già individuato le sue priorità: migliorare la soddisfazione dei circa 500 collaboratori, promuovere la cooperazione con i Cantoni e stabilizzare i contatti con i servizi partner esteri.

Norman Gobbi: «Roos ha grandi competenze»
All’assessment finale sono arrivati in tre. A spuntarla sugli altri, come visto, è stato Benendikt Roos. Perché? Che cosa ha avvantaggiato il basilese? Lo abbiamo chiesto a Norman Gobbi, membro della commissione incaricata dal consigliere federale Martin Pfister di trovare il successore di Thomas Süssli. «I profili erano diversi, con accenti diversi», spiega Gobbi al CdT. «Ciò che ha fatto propendere la commissione per Roos sono state da un lato le sue competenze militari, elemento fondamentale, dall’altro le sue competenze sociali poliedriche. Non da ultimo, il suo percorso formativo». Roos, a differenza del suo predecessore, ha infatti svolto la carriera militare. «Süssli è arrivato dall’esterno mentre Roos ha fatto tutto il percorso all’interno dell’esercito», ricorda ancora il consigliere di Stato. «È un punto fondamentale, perché conosce l’intera struttura in un momento in cui bisogna sviluppare l’esercito sia per quanto riguarda gli armamenti, sia per quanto riguarda le risorse». Gobbi, che in passato ha avuto modo di conoscere Roos in alcune occasioni, lo descrive come «una persona che ama il contatto umano, il dialogo, e ha una spiccata capacità di relazione anche con le autorità». Ma, come spiega il consigliere di Stato, Roos non sarà solo. «È un primus inter pares, è il presidente della direzione dell’esercito che comprende i responsabili dei vari settori. Roos è un buon direttore d’orchestra, e questo ha sicuramente pesato nella scelta». Con la nomina del nuovo capo dell’esercito, si chiude un’era piuttosto turbolenta. Negli anni, a Süssli e Viola Amherd sono giunte parecchie critiche. Roos saprà essere un «comunicatore» migliore? «Credo che sarà il responsabile del dipartimento a portare – più che in passato – il messaggio politico». Insomma, Roos avrà compiti forse meno appariscenti del suo predecessore, ma le responsabilità – condivise con la direzione dell’esercito – delle sfide che attendono la sicurezza svizzera saranno molto importanti. «Perché l’esercito funzioni e riesca a rispondere alle sfide che ci attendono, tutti i settori dovranno funzionare», conclude Gobbi.

Da www.cdt.ch

L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con Benedikt Roos e Serge Bavaud

L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con Benedikt Roos e Serge Bavaud

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il Consiglio federale ha nominato Benedikt Roos nuovo Capo dell’Esercito. A partire dal 1° gennaio 2026, subentrerà a Thomas Süssli, che lascia l’incarico. Come nuovo Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione, il Consiglio federale ha nominato Serge Bavaud. Egli assumerà la carica dal 1° novembre 2025, subentrando a Christian Dussey. L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con entrambi per la nomina, augura loro molto successo nei nuovi incarichi e si rallegra per una futura costruttiva collaborazione. Tuttavia, l’Alleanza continuerà a osservare con attenzione l’operato del Consiglio federale, poiché la nomina di un nuovo Capo dell’Esercito non basta: il lavoro non è ancora finito.

La designazione di queste due figure giunge al momento opportuno. La situazione della sicurezza non consente più che ci si concentri solo su questioni interne. L’Esercito deve dedicarsi con tutte le forze alla ricostruzione delle capacità difensive. Anche qualora si giungesse a una pace imposta in Ucraina, i segnali indicano tempesta all’orizzonte. Le notizie di atti terroristici si moltiplicano ogni giorno: sabotaggi ai cavi sottomarini in Europa e nei pressi di Taiwan e migliaia di attacchi informatici ai quali ormai sembra ci si sia abituati. La Russia si prepara al prossimo conflitto. La Svizzera deve ritrovare immediatamente il passo.

Oggi il Consiglio federale ha affidato a Benedikt Roos la guida dell’Esercito. Tuttavia, non può esimersi dalle proprie responsabilità. È il Consiglio federale, in quanto collegio, ad avere la responsabilità di creare e dotare un esercito che sia all’altezza delle sfide geopolitiche e di sicurezza. Attualmente non è così. L’elenco delle urgenze è lungo e non può essere semplicemente scaricato sulle spalle del nuovo Capo dell’Esercito:

  • La ricostituzione della capacità difensiva.
  • Una concezione di difesa globale che coordini tra loro i diversi settori per ottenere il massimo effetto.
  • Il raggiungimento di un livello tecnologico ambizioso per l’esercito.
  • L’implementazione delle lezioni apprese dallo scandalo di corruzione della RUAG.
  • Riforme e correzioni nel Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).
  • Condizioni quadro per l’industria degli armamenti in materia di acquisti ed esportazioni che ne garantiscano la sopravvivenza economica in Svizzera, e quindi anche la capacità difensiva.
  • L’attuazione del principio di milizia e dell’obbligo di leva per garantire un’adeguata dotazione di personale per esercito e protezione civile.
  • La cooperazione con i paesi vicini in materia di difesa.
  • Il coordinamento tra politica estera e politica di sicurezza.

Soprattutto, la politica di sicurezza e la ricostruzione della capacità difensiva devono ora avere la massima priorità. Il Consiglio federale nel suo insieme ne è responsabile. Il tempo stringe.

 

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Comunicato stampa DDPS

Nella sua seduta del 12 settembre 2025 il Consiglio federale ha nominato il divisionario Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito dal 1° gennaio 2026 con contemporanea promozione al grado di comandante di corpo. Il 60enne Benedikt Roos succede al comandante di corpo Thomas Süssli, che lascerà la carica di capo dell’esercito il 31 dicembre 2025.

Il futuro capo dell’esercito Benedikt Roos, attinente di Basilea (BS), è entrato a far parte del Corpo degli istruttori nel 1997 in qualità di ufficiale di professione e da allora è stato impiegato in diverse funzioni nell’esercito. Dal 2003 al 2004 ha assolto una formazione presso l’US army command and general staff college di Fort Leavenworth (USA). Nel 2013 Benedikt Roos ha conseguito, parallelamente all’attività professionale, il Master of Advanced Studies in Security Policy and Crisis Management presso il Politecnico federale di Zurigo. Dal 1° febbraio 2013 ha ricoperto il ruolo di capo Organizzazione di condotta Difesa / capo Gruppo di stato maggiore del capo dell’esercito. Con effetto dal 1° gennaio 2018 è stato sostituto del comandante / capo di stato maggiore / comandante del corso di formazione alla condotta «unità» presso la Scuola centrale dell’Istruzione superiore dei quadri dell’esercito (ISQE). Il 1° luglio 2018 il Consiglio federale lo ha nominato comandante della brigata meccanizzata 11, con contemporanea promozione al grado di brigadiere. Dal 1° gennaio 2022 Benedikt Roos è stato impiegato come capo Pianificazione dell’esercito e sostituto del capo dello Stato maggiore dell’esercito, mentre dal 1° gennaio 2024 ha ricoperto la funzione di comandante della Scuola centrale. Dal 1° agosto 2024 è stato nominato comandante delle Forze terrestri, con contemporanea promozione al grado di divisionario.

Per rioccupare la funzione di capo dell’esercito, il capo del DDPS ha istituito una commissione incaricata della selezione. Tale organo è composto dal segretario generale del DDPS Daniel Büchel (presidente), dal consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni e membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), dalla consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo e presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), dal consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud, dal divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS, dal comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra ed ex consulente di politica militare del capo del DDPS nonché da Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS.

Il capo dell’esercito si assume la responsabilità complessiva della condotta dell’esercito e dirige il settore dipartimentale Difesa composto dallo Stato maggiore dell’esercito, dal Comando Operazioni, dal Comando Istruzione, dalla Base logistica dell’esercito e dal Comando Ciber.

Durante il processo di selezione è emerso che grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione in questione. In particolare, dispone di elevate competenze a livello di organizzativo, sociale e di condotta, fatto che lo mette in condizione di affrontare conflitti in modo diretto e orientato alle soluzioni. Grazie al suo modo di fare autentico e orientato al futuro nonché al suo carisma sarà in grado di rappresentare l’esercito in modo credibile sia verso l’interno che verso l’esterno.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)

Il tram-treno ha fatto il pieno di finanziamenti per partire

Il tram-treno ha fatto il pieno di finanziamenti per partire

Il Governo ticinese ha dato luce verde al credito di 150 milioni di franchi a carico del Cantone – La rete costerà complessivamente 766 milioni – Ma ci sono ancora 5 ricorsi pendenti

Il Consiglio di Stato ticinese ha confermato giovedì il finanziamento della rete tram-treno del Luganese. Con il via libera, deciso ieri, mercoledì, in seduta di governo, al credito di 150 milioni di franchi a carico del Cantone, il finanziamento è ora completo e garantito.
Per un aggiornamento sul progetto, questa mattina a Bellinzona, oltre a Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, è intervenuto Norman Gobbi, nel ruolo direttore incaricato della divisione delle costruzioni: “Nonostante la negatività che abbiamo sentito negli scorsi mesi devo dire che i servizi tecnici del Dipartimento del Territorio, la Divisione Costruzioni e la direzione della RTTL SA (Rete tram-treno del Luganese, ndr) hanno lavorato bene, tant’è che l’Autorità federale ha dato loro il nullaosta all’inizio della messa in cantiere, con la progettazione definitiva del tracciato e delle opere”, ha detto Gobbi ai microfoni del Radiogiornale.
Un lavoro che ha portato a risultati concreti, tangibili, a partire da quelli legati ai finanziamenti. Ieri, come detto, il Governo ticinese ha approvato la sua parte di credito che si va ad aggiungere alla firma lo scorso 27 agosto, della Convenzione con la Confederazione. Nonostante le forti polemiche dei mesi scorsi sull’aumento di oltre 200 milioni di franchi per la realizzazione. 
I soldi, dunque, ci sono. L’opera nel suo insieme costerà 766 milioni di franchi. Quasi 2/3 saranno sostenuti dalla Confederazione per oltre mezzo miliardo di franchi. L’onere cantonale corrisponderà al 20% del totale, pari a circa 150 milioni netti (compreso il credito supplementare ancora da approvare da parte del Gran Consiglio di 87,4 milioni). I restanti 110 milioni saranno a carico dei Comuni del Luganese. Ma prima di vedere il cantiere sui binari, c’è ancora un ostacolo da superare. Gli ultimi cinque ricorsi ancora pendenti davanti al Tribunale amministrativo federale, che li dovrebbe evadere ancora entro la fine di quest’anno.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-tram-treno-ha-fatto-il-pieno-di-finanziamenti-per-partire–3107183.html

 

Rete Tram-Treno del Luganese: nuova convenzione e approvazione del credito aggiuntivo

Rete Tram-Treno del Luganese: nuova convenzione e approvazione del credito aggiuntivo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con grande soddisfazione della nuova convenzione siglata con la Confederazione che garantisce il finanziamento supplementare del progetto; nella  stessa seduta settimanale, ha licenziato il Messaggio del Dipartimento del territorio (DT) all’indirizzo del Gran Consiglio concernente lo stanziamento di un credito aggiuntivo di 87’390’000 franchi e l’aggiornamento dell’autorizzazione a effettuare una spesa di 262’500’000 franchi per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese (RTTL), nell’ambito dell’attuazione delle opere del Piano dei trasporti del Luganese (PTL) e del Programma di agglomerato del Luganese (PAL).  

Oggetto del Messaggio – presentato in occasione di una conferenza stampa convocata questa mattina a Bellinzona alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, del Direttore della Divisione delle costruzioni Diego Rodoni e del Direttore della Rete Tram-Treno del Luganese SA (RTTL) Alberto Del Col  è la convenzione siglata con la Confederazione e l’aggiornamento del credito di competenza cantonale, al fine di poter procedere alla realizzazione della tappa prioritaria della RTTL, un’opera considerata decisiva per lo sviluppo del territorio e della mobilità di tutta la regione.

L’incontro odierno con i media è stato l’occasione per il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, per sottolineare come la RTTL rappresenti “uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera si inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale.” Il Presidente del Consiglio di Stato ha inoltre precisato che si tratta di “un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile.”
Il Direttore del DT Claudio Zali ha dal canto suo evidenziato come “quest’opera, premesso l’accordo del Gran Consiglio, è finanziata in quanto la Confederazione ha già garantito la sua parte di superamento dei costi. Siamo convinti – ha aggiunto Zali – che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata e la mobilità del Luganese cambiare radicalmente.”
Con decisione del 19 giugno 2018, il Parlamento aveva approvato il credito di realizzazione della tappa prioritaria della RTTL. Parallelamente alla trattazione del credito, nell’ottobre 2017 il progetto definitivo era stato pubblicato secondo la procedura prevista dalla Legge federale sulle ferrovie (Lferr). Come conseguenza dell’elevato numero di opposizioni riscontrate nella fase di pubblicazione, il Consiglio di Stato, nel 2019, in accordo con la Commissione Regionale dei Trasporti del Luganese (CRTL) e i Comuni interessati, aveva deciso di introdurre delle importanti modifiche al progetto, volte a renderlo meno impattante dal punto di vista espropriativo e a tener maggiormente conto delle esigenze espresse dai Comuni, da USTRA e dai privati toccati. Nel giugno 2020 è stata quindi avviata la nuova procedura di approvazione dei piani, mediante la quale il progetto con le modifiche è stato ripubblicato integralmente (2a pubblicazione), procedura che è sfociata nella Decisione di approvazione dei piani del 7 marzo 2023, da parte dell’Ufficio Federale dei Trasporti (UFT). Contro tale decisione sono stati inoltrati cinque ricorsi al Tribunale Amministrativo Federale (TAF).    Successivamente sono stati avviati da Ferrovie Luganesi SA (FLP) e DT i passi necessari per intraprendere la fase esecutiva, andando in primo luogo a consolidare gli aspetti finanziari del progetto; aspetto questo che ha comportato la verifica e l’attualizzazione dei costi di preventivo e delle basi del finanziamento.

Il finanziamento dell’opera e le fasi salienti dopo l’approvazione dei piani
Il 16 settembre 2014 il Parlamento federale approva il decreto che libera i crediti per il programma di agglomerato (PAL) a partire dal 2015, comprendente il prolungamento da Bioggio a Manno della linea FLP.
Successivamente, nel 2019, il Parlamento federale approva il decreto concernente la fase d’attuazione 2035 del Programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), sulla base del Messaggio licenziato nell’ottobre 2018. Tra le opere finanziate viene annoverata la tratta Bioggio – Lugano centro della RTTL.
Tali decreti federali costituiscono la base del finanziamento federale all’opera, parte preponderante del credito per la sua realizzazione. Nell’aprile 2021 hanno inizio le negoziazioni tra Cantone, FLP e UFT, volte alla stipula della convenzione d’attuazione prevista dalla Legge federale sulle ferrovie (Lferr) per gestire il finanziamento PROSSIF. Conformemente alle esigenze espresse dall’UFT, per poter beneficiare del finanziamento PROSSIF, il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di FLP, per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento.

In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto.
La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025.
Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera.
Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione.
L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

L’iter progettuale e procedurale per arrivare all’approvazione del progetto, avvenuta il 7 marzo 2023 con la Decisione di approvazione dei piani (DAP) da parte dell’UFT, ha rappresentato uno sforzo molto importante a livello tecnico e politico ma, allo stesso tempo, ha dotato il progetto di un vasto consenso nonché della necessaria solidità sotto tutti i suoi aspetti.
Si prevede che entro la fine del corrente anno il Tribunale amministrativo federale (TAF) emetta la sua sentenza in merito ai cinque ricorsi pendenti sulla Decisione di approvazione dei piani (DAP), trattandosi di contestazioni su aspetti meramente puntuali. Sulla scorta di tale prospettiva l’inizio dei lavori è programmato nel 2027 e la messa in esercizio nel 2035. RTTL SA è già attiva nell’allestimento del progetto esecutivo e nelle diverse attività preparatorie.
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese, segnatamente dei comparti oggetto del Messaggio, ammonta a 765’900’000 franchi (IVA inclusa). Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%).

Per maggiori informazioni sul progetto RTTL: www.rttl.ch

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Sancito il tentativo di cambio di passo dopo l’impasse di Ticino2020.
Gobbi: ‘Più autonomia, rispetto e soluzioni condivise’. Dafond: ‘Davvero, però…’

Rapporti tra Cantone e Comuni, inizia il secondo tempo. O meglio, questa è l’intenzione di tutti considerati da un lato «l’impasse» di Ticino 2020, il progetto di riforma dei flussi di competenze e finanziari tra i due enti fermo al palo, e dall’altro tutti i problemi che restano ancora in campo e che, giocoforza, necessitano di una ripartenza.
Il tentativo c’è. Ed è stato ufficializzato oggi a Locarno, all’incontro istituzionale tra il Cantone e i cento Comuni ticinesi, con i rispettivi sindaci, con la firma della Dichiarazione d’intenti a favore del federalismo che può essere interpretata come prima pietra di una modifica costituzionale atta a migliorare, appunto, i rapporti e ad aumentare l’autonomia dei Comuni.

“Dare un fondamento concreto al nostro assetto istituzionale”
Con ordine. «Quella che firmiamo – afferma davanti alla platea di sindaci il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese e che ha tre principi fondamentali». Il primo, specifica Gobbi, «è un’autonomia vera e riconosciuta». Nel senso che «si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale. L’obiettivo del Consiglio di Stato – rimarca Gobbi – è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale». Insomma, «è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione».

“Dialogo strutturato e continuo”
Il secondo principio della Dichiarazione è all’insegna di «un dialogo strutturato e continuo». Il presidente del governo infatti rileva che «la Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise». E quindi, «per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano».
Il terzo principio è, invece, «un impegno morale e simbolico, per evitare il muro contro muro». Quindi, assicura Gobbi, «la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato redigerà un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni». Il percorso descritto, riprende Gobbi, «è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese, un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni».

“Ticino2020 resta un esercizio istituzionale e finanziario”
A margine dell’incontro, è lo stesso Gobbi che, parlando alla stampa, sottolinea come «sia importante porre le basi per poter rilanciare un dialogo che negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco: per me, in questo anno alla presidenza del governo, è fondamentale porre nuove basi per il futuro, e questa modifica costituzionale che proporremo chiarirà il ruolo e la funzione dei Comuni garantendogli il rispetto istituzionale che meritano». La traduzione di tutto questo è spedire in soffitta Ticino2020? «Come ho già avuto modo di dire è un po’ in impasse, per vincoli posti dal Consiglio di Stato ma anche dai Comuni – risponde Gobbi –. Comuni che dovranno fornire delle richieste di recupero di autonomia operativa. Ticino2020 rimane comunque un esercizio di carattere istituzionale ma anche finanziario, che ha permesso di chiarire i relativi flussi ma anche di capire dove sono le aderenze dei livelli istituzionali, penso all’erogazione dei servizi nell’ambito degli anziani».
A cambiare sarà anche la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, spiega ancora Gobbi. «Chiediamo che entrambi gli enti si diano una struttura più solida, che permetta di consolidare le prese di posizione. Il modello cui ci ispiriamo è quello della Conferenza dei governi cantonali che, pur avendo accenti differenti, trovano posizioni da inoltrare al Consiglio federale». Stringendo, conclude il presidente del governo, «vogliamo normalizzare i rapporti a beneficio della popolazione, dare stabilità istituzionale tra gli enti è un elemento che ci deve contraddistinguere».

Dafond: “I problemi vanno risolti”
Il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi (Act), Felice Dafond, dal canto suo sottolinea come «siamo enti pubblici che dobbiamo dialogare nell’interesse dei cittadini, che lo sono sia del Comune dove risiedono sia del Cantone. Ricordando che il Comune non è uno sportello del Cantone». Inoltre, per Dafond, «il dialogo serve per trovare soluzioni a problemi che abbiamo: ben vengano quindi le parole rispetto, condivisione, solidarietà… ma poi bisogna anche concretizzarle». Da parte dei Comuni, ci si aspetta «sicuramente maggior rispetto perché i nodi da sciogliere sono molti: partendo dalle competenze, dal chi fa cosa, chi porta una responsabilità e chi la paga. La perequazione intercomunale oggi ha parametri poco trasparenti, e tanti temi devono innestare un’altra marcia. Penso soprattutto alle Polizie comunali, al territorio, alla prossimità». Ticino2020 è in soffitta? È morto? «Possiamo chiamarlo come vogliamo, possiamo declinare come vogliamo i nomi: ma i problemi restano, vanno affrontati e risolti», chiosa Dafond.

Da www.laregione.ch

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Rapporti tra Cantone e Comuni, firmata una dichiarazione d’intenti
L’obiettivo: più struttura tra i compiti e maggior federalismo – Cambia anche il modello di dialogo tra i due livelli istituzionali

Questo mercoledì il Governo ticinese ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni ticinesi. Un pomeriggio che ha portato delle novità per quanto riguarda la collaborazione tra i due livelli istituzionali. La prima è stata la firma di una dichiarazione d’intenti, la seconda riguarda la piattaforma di dialogo tra Cantone e Comuni che lascerà il posto a un modello più simile a quello che avviene con la Conferenza dei governi cantonali. E non è tutto: è stato prospettato anche un messaggio governativo per fissare nella Costituzione cantonale il principio dell’autonomia cantonale. Una modifica che dovrebbe comunque passare al vaglio del popolo.
Riguardo alla dichiarazione d’intenti, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha indicato ai microfoni di SEIDISERA che l’obiettivo è quello di costruire un federalismo più autentico: “Negli ultimi anni abbiamo visto frizioni a seguito di contrapposizioni, ma anche di sovrapposizioni nello svolgere i compiti di interesse pubblico”. L’invito fatto ai Comuni è quindi quello di “darsi una struttura per essere un partner più solido nei confronti dell’amministrazione cantonale”.
Per il dialogo tra Cantone e Comuni si vuole un cambio di struttura, l’attuale piattaforma verrà sostituita da “un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali”, si legge nel comunicato del Cantone.
“Ticino 2020”, la riforma dei rapporti tra Cantone e Comuni non è dunque più attuale? “’Ticino 2020’ ha fatto una fotografia su quello che sono i flussi e le competenze tra i due livelli istituzionali”, ha affermato Gobbi. Con la nuova struttura si vuole “evitare situazioni in cui si scaricano gli oneri sull’altro senza assumersene la responsabilità politica”.
E per il cittadino cosa cambia? “Il fatto di avere talvolta più chiarezza su chi fa cosa e soprattutto avere un elemento di equivalenza fiscale. Quindi se pago le imposte al Comune è per determinate servizi, se le pago al Cantone è per altri tipi di servizi”, spiega Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Rapporti-tra-Cantone-e-Comuni-firmata-una-dichiarazione-d%E2%80%99intenti–3105734.html

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I cento Comuni e il Consiglio di Stato per rilanciare il dialogo tra le parti

I due livelli istituzionali si sono incontrati a Locarno – Il Governo ha annunciato l’intenzione di presentare una modifica della Costituzione cantonale per rafforzare l’autonomia degli Enti locali, ma anche una riforma della Piattaforma Cantone-Comuni

Una modifica della Costituzione. Un nuovo organo di confronto politico che sostituirà l’attuale Piattaforma Cantone-Comuni. Una dichiarazione d’intenti a favore del federalismo. E l’impegno morale a rilanciare il dialogo tra i due livelli istituzionali. Tutto ciò, in un momento simbolico per il nostro territorio: il traguardo, raggiunto proprio nell’aprile di quest’anno, di un cantone formato da «soli» cento Enti locali.
Al Palacinema di Locarno ieri pomeriggio si è tenuta una vera e propria celebrazione delle istituzioni ticinesi, durante la quale il Consiglio di Stato in corpore ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni che formano il nostro territorio. E per l’occasione, appunto, sono state presentate diverse novità: tutte con l’obiettivo di rilanciare un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi tempi – non è un segreto – è diventato sempre più complesso.
Una giornata voluta dallo stesso Gobbi, come ha spiegato ai media durante la giornata, «per festeggiare il traguardo simbolico e istituzionale di un Ticino a 100 Comuni. Ma anche per prendersi l’impegno di migliorare i rapporti tra le parti, capendo che siamo tutti – Cantone e Comuni – chiamati a servire la nostra popolazione ». Concretamente, per fare ciò i sindaci dei cento Comuni e il Governo hanno firmato una dichiarazione d’intenti che Gobbi nel suo discorso ufficiale ha definito «una lettera d’amore per il federalismo svizzero nella sua versione ticinese». Una dichiarazione che, come rilevato dal Consiglio di Stato nella nota stampa dedicata alla giornata, «si fonda su tre principi»: una modifica della costituzione cantonale volta a rafforzare l’autonomia comunale che sarà prossimamente presentata dal Governo al Parlamento e poi, ovviamente, in ultima battuta anche al popolo; una riforma della Piattaforma Cantone- Comuni, che lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali; l’impegno morale a riaffermare il principiosecondo cui «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».

Ruoli da chiarire
La dichiarazione d’intenti, ha spiegato Norman Gobbi parlando con i media, «è un impegno morale per rilanciare un dialogo che – ha ammesso – negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco». Un impegno che, concretamente, il Governo mira a mettere nero su bianco nella Costituzionale cantonale: «Un elemento – ha aggiunto il presidente del Governo che permetterà di chiarire il ruolo e la funzione dei Comuni, ma soprattutto di ribadire il rispetto che meritano gli Enti locali». Anche la Piattaforma Cantone- Comuni, come detto, è destinata a cambiare. Lo stesso Gobbi nel suo discorso ha definito il gremio «un’esperienza che ha fatto il suo tempo ». Motivo per cui il Consiglio di Stato, con il coinvolgimento dei Comuni, intende proporre una riforma di tale organo, ispirandosi al modello della Conferenza dei governi cantonali. «Chiederemo ai Comuni – ha rilevato Gobbi – di darsi una struttura più solida. Che permetta di consolidare le loro prese di posizione nei confronti del Cantone». L’obiettivo, dunque, è avere un «dialogo più forte, più strutturato». E ovviamente «trovare soluzioni che non schiaccino un livello istituzionale piuttosto che l’altro, ma siano al servizio della popolazione». E la «famosa» riforma Ticino2020? «È in un momento d’impasse, per vincoli imposti dal Consiglio di Stato, ma anche dai Comuni», ha affermato Gobbi. «Ora i Comuni dovranno fornire al Cantone richieste di recupero della propria autonomia e così facendo rilanciare la discussione. Che magari non passerà attraverso Ticino2020, ma tramite altre misure più puntuali, nell’ottica di migliorare i rapporti ».

Una questione di rispetto
Presente alla giornata, va da sé, anche il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi,Felice Dafond. Il quale ha insistito sull’importanza del dialogo tra le parti: «È una giornata importante – ha affermato ai media poco prima della cerimonia – Siamo enti pubblici che devono dialogare, nell’interesse dei cittadini. Perché sono cittadini sia dei Comuni, sia del Cantone. E dialogare significa trovare soluzioni condivise a problemi, i quali non mancano di certo».
Dunque, ha aggiunto Dafond, «ben vengano le parole di rispetto (nei confronti dei Comuni,n.d.r.). Ma poi bisogna anche concretizzarle». Sì, perché – non nasconde il presidente dell’associazione – da parte dei Comuni ci si attende certo un maggiore rispetto. Perché il Comune non è uno sportello del Cantone». E quindi «se questa giornata permetterà di raggiungere un migliore dialogo fra i vari livelli, poi bisognerà mettersi al tavolo per affrontare i problemi, che sono tanti». Come dire: dalle parole occorrerà passare ai fatti. La prima pietra è stata posata, ma il cantiere è ancora lungi dall’essere terminato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 settembre 2025 del Corriere del Ticino