Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi, a Locarno, le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi, per una celebrazione delle istituzioni del nostro Cantone. Al termine della giornata è stata firmata una dichiarazione d’intenti che punta a rafforzare la collaborazione democratica e a gettare le basi per un federalismo più solido.

Nel suo intervento introduttivo, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «i Comuni sono il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini».  

Con la firma della dichiarazione d’intenti odierna, Governo e Comuni si impegnano ad avviare un percorso comune: «Quella che firmiamo – ha sottolineato Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese. Parole che non devono restare svolazzi sull’inchiostro, ma ispirare un’azione politica e istituzionale».   La dichiarazione d’intenti si fonda su tre principi:  

  • Un’autonomia riconosciuta: il Consiglio di Stato intende proporre al Gran Consiglio – e successivamente al Popolo ticinese – una modifica costituzionale per rafforzare l’autonomia comunale, chiarendo anche la ripartizione dei compiti secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.  
  • Un dialogo strutturato: la Piattaforma Cantone-Comuni lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali.  
  • Un impegno morale: la dichiarazione d’intenti non ha valore giuridico, ma rappresenta un atto simbolico per i firmatari, riaffermando – proprio a Locarno, città che cento anni fa ospitò un trattato internazionale di pace – che «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».  

Il Consiglio di Stato si impegnerà a tradurre questi principi in atti concreti: l’elaborazione di un messaggio, all’attenzione del Gran Consiglio, con la proposta di modifica costituzionale sull’autonomia comunale, la riforma della Piattaforma Cantone-Comuni e il coinvolgimento dei Municipi nelle prossime fasi, affinché il percorso sia il frutto di una volontà condivisa.  

A simboleggiare lo spirito con il quale è stato organizzato l’incontro, sul palco del PalaCinema Locarno sono stati esposti alcuni piccoli alberi da frutto provenienti dal vivaio forestale cantonale di Lattecaldo, che saranno consegnati prossimamente ai Comuni ticinesi – come espressione tangibile di un impegno che mette radici oggi e porterà frutti domani.

«È sciocco piantare un albero pensando a sé stessi», ha concluso il Presidente del Governo Norman Gobbi: «Lo facciamo sempre rivolgendoci verso chi verrà dopo di noi, nella speranza che l’albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro».  

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Comunicato stampa

Prima edizione di successo per il Bando Partecipazione Culturale (BPC) 2025-2026 “Cultura forte. Progetti da voci diverse.”.
Ne danno notizia il Dipartimento delle istituzioni (DI) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).

Il Bando, dotato di 50’000.- franchi complessivi, è stato concepito per promuovere la partecipazione attiva alla vita culturale, valorizzando la pluralità di espressioni e identità presenti sul territorio cantonale. L’iniziativa sostiene progetti che favoriscono l’incontro, il dialogo e la coesione attraverso la cultura, promuovendo un’equa partecipazione delle persone con background migratorio.
Coordinato dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del DI, dall’Ufficio del sostegno alla cultura e dall’Ufficio fondi Swisslos del DECS, il Bando si inserisce negli obiettivi strategici delle politiche di integrazione e delle politiche culturali, colmando una lacuna nel finanziamento di progetti all’intersezione tra cultura e integrazione. Con questa e le prossime edizioni si desidera evidenziare che una cultura forte è una cultura diversificata, partecipata e alimentata dalla pluralità di voci.
La prima edizione ha riscosso grande interesse: sono pervenute una quarantina di candidature, con proposte di elevata qualità e forte radicamento locale. Una Commissione di valutazione, composta da sette persone con numerose competenze ed esperienze negli ambiti della migrazione, della cultura e della partecipazione, ha selezionato 12 progetti vincitori.
Questi saranno presentati al pubblico sabato 20 settembre, a partire dalle 16:00, in occasione della Festa dei popoli organizzata dalla Città di Locarno. Dopo una breve introduzione sul Bando Partecipazione Culturale e i saluti istituzionali della Consigliera di Stato e direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti e della Municipale e capa del Dicastero Socialità, Giovani e Cultura della Città di Locarno Nancy Lunghi, è prevista una tavola rotonda dedicata al tema della partecipazione culturale e delle sue implicazioni. La giornalista Barbara Camplani (RSI) dialogherà con Nora Bardelli, dottoressa in antropologia delle migrazioni e direttrice amministrativa del nccr-on the move, il Polo di Ricerca Nazionale per gli studi sulla migrazione e la mobilità basato all’università di Neuchâtel; Lisa Pedicino, manager culturale e co-direttrice dell’Istituto Nuova Svizzera (INES); Rasit Sadiki, docente alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali, membro della Commissione di valutazione del Bando e dell’Associazione Rom in Ticino.
Seguirà, alle 17:00, la premiazione dei 12 progetti selezionati, presentati attraverso reel realizzati in collaborazione con il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD) del DECS. L’appuntamento si concluderà con un breve sguardo all’edizione 2026-2027 del Bando e sarà seguito da un rinfresco.
L’evento si svolgerà nell’Aula magna dell’Alta scuola pedagogica del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA/ASP) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
Per partecipare alla premiazione dei progetti selezionati nell’ambito della prima edizione del Bando Partecipazione Culturale, è necessario iscriversi entro mercoledì 17 settembre 2025 tramite il seguente link: https://www4.ti.ch/di/integrazione-degli-stranieri/home/iscrizioni.

Il Consiglio di Stato incontra le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi

Il Consiglio di Stato incontra le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi

Comunicato stampa

Per valorizzare e consolidare la collaborazione fra le istituzioni del nostro Cantone, il Consiglio di Stato ha organizzato un momento di incontro e di dialogo con le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi che si terrà mercoledì 10 settembre 2025 al PalaCinema Locarno.

Con le elezioni differite dello scorso mese di aprile, il processo storico delle aggregazioni comunali in Ticino ha raggiunto una ulteriore pietra miliare: il numero totale di Comuni ticinesi è infatti arrivato a 100. Alla fine del secolo scorso erano poco meno di 250.  

Per sottolineare questo traguardo, il Consiglio di Stato ha deciso di organizzare un incontro speciale, con l’obiettivo di valorizzare la collaborazione istituzionale e di creare un momento di dialogo diretto tra il Cantone e i Municipi. L’appuntamento è per mercoledì 10 settembre 2025, al PalaCinema Locarno. Si tratterà di un’occasione privilegiata per rafforzare le relazioni tra le istituzioni e per orientare gli sforzi verso un federalismo cooperativo, capace di rispondere con efficacia alle sfide presenti e future del Cantone.  

La giornata prevede diversi momenti di confronto, tra cui una tavola rotonda dedicata alla collaborazione tra autorità cantonali e comunali. Questo appuntamento si inserisce nella tradizione degli incontri fra Cantone e Comuni, grazie ai quali negli ultimi anni è stato consolidato il dialogo fra rappresentanti eletti, in favore di un rapporto costruttivo tra i diversi livelli istituzionali che amministrano il territorio ticinese.  

 

Il Ticino rilascia gratuitamente anche la versione digitale della licenza per allievo conducente

Il Ticino rilascia gratuitamente anche la versione digitale della licenza per allievo conducente

Comunicato stampa

Dal 3 settembre 2025 il Cantone Ticino è entrato a far parte dei primi cantoni svizzeri che rilasciano la licenza digitale per allievo conducente (e-LAC). Con questa novità, il Ticino diventa, unitamente a Berna, Neuchâtel e Vallese uno dei primi cantoni in Svizzera ad offrire questa possibilità, dopo Appenzello esterno (cantone pilota). Entro la fine dell’anno l’e-LAC sarà disponibile in tutta la Svizzera, segnando un passo importante nella strategia nazionale «Amministrazione digitale Svizzera 2024–2027».

Ogni anno in Ticino vengono rilasciate circa 10’000 licenze per allievi conducente, il che rende questo documento tra i più richiesti.
L’introduzione della versione digitale risponde quindi a una forte esigenza dei cittadini, specialmente giovani, e si inserisce in una serie di progetti di digitalizzazione che la Sezione della circolazione sta portando avanti per semplificare e modernizzare i servizi offerti.

Un documento digitale riconosciuto a livello nazionale
Come già avviene negli altri Cantoni pilota, gli allievi conducenti che superano l’esame teorico possono ora ricevere la licenza in formato digitale. L’e-LAC viene rilasciata dalla Sezione della circolazione e salvata dagli utenti nell’app federale per smartphone «swiyu», il portafoglio elettronico della Confederazione.
Durante i controlli su strada o con l’istruttore di guida, la licenza può essere mostrata semplicemente tramite codice QR: i dati trasmessi permettono alle autorità di verificarne immediatamente la validità. L’e-LAC è riconosciuta in tutta la Svizzera e nel Principato del Liechtenstein.

Procedura per chi possiede già una licenza allievo conducente cartacea
Sul sito web della Sezione della circolazione è stata pubblicata una pagina dedicata all’e-LAC. Coloro che hanno ottenuto una licenza per allievo conducente prima del 3 settembre 2025 possono compilare un formulario online per ricevere gratuitamente la versione digitale del documento.

Un tassello nello sviluppo dell’e-ID
L’e-LAC è stata sviluppata nell’ambito del programma federale e-ID, sotto la responsabilità dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), l’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione (UFIT), l’Associazione dei servizi della circolazione svizzeri (asa) e le sezioni cantonali della circolazione.
Questi progetti pilota hanno lo scopo di testare le soluzioni tecnologiche e raccogliere dati sull’uso di strumenti digitali di identificazione.
Le esperienze raccolte confluiranno direttamente nello sviluppo della futura e-ID statale, oggetto di votazione popolare il prossimo 28 settembre 2025.

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

L’Istituto di ricerca in biomedicina e quello oncologico stanno valutando la possibilità di un «matrimonio» così da crescere ulteriormente: insieme conterebbero 300 collaboratori – Gendotti: «Gli aiuti federali e cantonali stagnano»

La ricerca scientifica genera sapere. E quest’ultimo è la chiave del futuro. Innovazione. Formazione. Collaborazioni. Conoscenza. Scoperte. L’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona è un’eccellenza ticinese. Sabato ha soffiato sulle 25 candeline con una cerimonia alla quale hanno preso parte numerose autorità e personalità accademiche. È stata l’occasione per ripercorrere i traguardi raggiunti e, soprattutto, per guardare al futuro. Perché l’obiettivo – come ci avevano spiegato nella lunga intervista pubblicata il 29 agosto scorso il presidente Gabriele Gendotti ed il direttore Davide Robbiani – è quello di crescere. E per farlo servono altri finanziamenti e, con ogni probabilità, l’unione con l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) che dovrebbe avvenire entro pochi anni. Complessivamente si arriverebbe a 300 collaboratori e a 22 gruppi di ricerca.

La capitale ha messo 20 milioni
«Oggi, nella piccola Bellinzona, giungono ricercatori da tutto il mondo, talenti in grado di cimentarsi in discipline che guardano lontano, osservano elementi infinitamente piccoli, interpretano e leggono segni della vita, invisibili agli occhi e inintelligibili alle menti dei più. E, attraverso questo faticoso e ingegnoso processo di indagine, contribuiscono ad aprire nuovi orizzonti di speranza a tante persone affette da malattie debilitanti ». Uno degli assi strategici della Bellinzona aggregata era, e rimane tuttora, il rafforzamento del polo biomedico. Il sindaco Mario Branda ha ricordato l’impegno della capitale, anche finanziario, con investimenti che hanno oramai superato i 20 milioni.
Il presidente Gabriele Gendotti, dal canto suo, ha sottolineato che la ricorrenza ti costringe a «capire come e in che misura vogliamo e possiamo crescere, come vogliamo posizionarci nei prossimi 10-20 anni, come possiamo contribuire allo sviluppo del sistema della formazione accademica e della ricerca scientifica della Svizzera italiana». I progetti di ricerca complessivamente ottenuti in questo quarto di secolo ammontano ad oltre 170 milioni di franchi.

«Vittime del nostro successo»
Più ricerca significa più entrate. Ma i finanziamenti degli enti pubblici (Confederazione e Cantone) «stagnano e non tengono conto dell’evoluzione dei costi. Alla politica chiediamo dunque di incrementare i finanziamenti di base». In prospettiva, inoltre, «bisogna individuare nuovi strumenti di raccolta fondi e nuovi partner per ottenere maggiori risorse. Si può quasi affermare che l’IRB è vittima del suo successo ». Un successo che lo accomuna allo IOR. I due istituti potrebbero unirsi «dopo una seria valutazione dei pro e dei contro». Auspicio condiviso dal presidente dello IOR Franco Cavalli, il quale attende il via libera di Berna alla nuova sede da quasi 60 milioni (prevista vis-à-vis l’IRB ed impreziosita da un auditorio) che «spero possa essere pronta all’inizio del 2029». Uno dei capifila del Ticino della conoscenza è il dottor Giorgio Noseda, presidente onorario dell’IRB. Il professore ha un sogno: «Da anni il Ticino chiede la creazione di un terzo Politecnico federale nella Svizzera italiana. I laboratori potrebbero trovare spazio nell’innovativo quartiere che sorgerà alle ex Officine FFS in città». Il direttore Davide Robbiani ha osservato che per progredire vanno «attirati e trattenuti i talenti e occorre accedere ad infrastrutture e tecnologie altamente avanzate. Questa è per noi una grande sfida, tutt’altro che facile».

La punta di diamante
Secondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi l’IRB di Bellinzona è «uno dei più grandi successi ai quali il Canton Ticino abbia assistito nella sua storia contemporanea. Siete la punta di diamante. Una storia di scienza e di imprenditoria, certo, ma anche di curiosità, coraggio, lungimiranza e tenacia. Tutte qualità di cui il nostro Paese ha un grande bisogno per affrontare le sfide interne ed esterne che questo strano momento storico porta con sé». Il consigliere di Stato ha infine puntualizzato che l’istituto dev’essere un esempio per il Ticino di domani, affinché possa nascere «un sistema di progresso integrato fatto di arricchimento umano, culturale, sociale prima ancora che economico. Un sistema che, per collegarmi a un tema di stretta attualità, rappresenta anche la migliore risposta possibile ai timori sulla ‘fuga di cervelli’».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 settembre 2025 del Corriere del Ticino

“La lotta svizzera è una tradizione che vive anche in Ticino”

“La lotta svizzera è una tradizione che vive anche in Ticino”

Rientrato da Mollis, dove si è svolta la recente Festa federale di lotta svizzera, Norman Gobbi racconta con entusiasmo l’esperienza: «È stato straordinario. La Festa federale non è solo sport, ma un grande momento popolare che unisce atleti, famiglie e appassionati da tutta la Svizzera. A Mollis si respirava un’atmosfera unica, fatta di rispetto, convivialità e senso di appartenenza. La lotta svizzera sa rinnovarsi pur rimanendo fedele alle sue origini, e questo la rende affascinante per tutti». E aggiunge: «C’erano anche molti ticinesi alla festa, cosa che dimostra che questo sport tradizionale ha varcato pienamente le Alpi e le barriere linguistiche».

Gobbi non parla solo da spettatore. Da anni è infatti membro dell’Associazione per la promozione dei giochi tradizionali svizzeri, che si impegna a far conoscere discipline come la lotta e l’Hornussen. «In Ticino la lotta svizzera non ha la stessa tradizione che ha oltre Gottardo. È una sfida farla conoscere, ma vedere i giovani che si appassionano e le famiglie che riscoprono queste pratiche ci dà grande motivazione. È un lavoro di semina culturale e sportiva».

Proprio questa opera di diffusione ha portato negli ultimi anni alla nascita di appuntamenti importanti sul territorio. Il prossimo sarà la seconda Festa cantonale ticinese di lotta svizzera, in programma sabato 20 settembre a Biasca. «Sarà un evento di portata nazionale – racconta Gobbi – riconosciuto ufficialmente dalla Federazione svizzera di lotta. Per l’occasione verrà allestita un’arena da oltre 5’000 posti, con 3’300 sedute. Ci aspettiamo migliaia di spettatori e la partecipazione di centinaia di atleti».

Non mancheranno i nomi illustri della disciplina: Ambühl Joel, Burch Jonas, Gwerder Michael, Schuler Alex, Schurtenberger Sven e soprattutto Joel Wicki, vincitore della Festa federale 2022. «Vederli competere in Ticino sarà un’emozione unica. Ma non ci sarà solo sport: accanto alle gare ci sarà un ricco programma di intrattenimento, gastronomia tipica e momenti folkloristici. Sarà una vera festa popolare, dove la lotta diventa occasione per celebrare la nostra identità alpina».

Per chi volesse assistere, i biglietti sono già disponibili online su fctls.ch e su bookinea.app. «Il consiglio è di prenotare presto – sottolinea Gobbi – perché l’interesse è alto e ci aspettiamo una grande affluenza. Sarà un’occasione per vivere da vicino la magia di questo sport e scoprire quanto possa essere coinvolgente».

Alla fine della conversazione, Gobbi lascia spazio a una riflessione personale: «La lotta svizzera è molto più di un confronto fisico. È un’arte che unisce forza e tecnica, ma anche valori come lealtà, rispetto e comunità. È un patrimonio che appartiene a tutta la Svizzera e che in Ticino ha ancora tanto da offrire. Portare avanti questa tradizione è una responsabilità, ma anche un grande privilegio».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 settembre 2025 de Il Mattino della domenica

Officine, con la posa della prima pietra si entra nel futuro

Officine, con la posa della prima pietra si entra nel futuro

Cerimonia per l’inizio della costruzione del Nuovo stabilimento delle Ffs, a 17 anni dallo sciopero.
Norman Gobbi: ‘Storia del Ticino scritta sui binari’

Sono trascorsi 17 anni da quel 2008 che aveva segnato l’inizio della crisi delle Officine di Bellinzona e finalmente un raggio di luce è spuntato all’orizzonte, raggio che nel giro di tre anni si trasformerà in una splendida giornata di sole. Ad Arbedo-Castione è stata posata in mattinata la prima pietra del Nuovo stabilimento industriale ferroviario (Nsif), infrastruttura dal costo complessivo di circa 755 milioni di franchi, che garantirà un lavoro qualificato a 360 operai e a 80 apprendisti e che dovrebbe essere inaugurato a metà 2028. L’edificio occuperà una superficie di 40’000 metri quadrati (su un totale di 150’000), pari a otto campi da calcio, e al suo interno si procederà alla manutenzione leggera e pesante dei nuovi elettrotreni (Giruno, Etr, Flirt Tilo), con un aumento delle attività elettromeccaniche e un alto grado di digitalizzazione.
Alla cerimonia hanno preso parte le massime autorità cantonali (Consiglio di Stato in corpore, guidato dal presidente Norman Gobbi), oltre ai sindaci di Arbedo-Castione, Luigi Decarli, e di Bellinzona, Mario Branda, e al Ceo di Ffs, Vincent Ducrot. Siccome i lavori preparatori per il cantiere sono già in atto da due anni, la posa della prima pietra è stata sostituita dalla bullonatura di due binari, quasi a voler sottolineare quanto centrale sia l’edificazione del nuovo Nsif per una rete ferroviaria che in Svizzera, ma ancor più in Ticino, è parte fondamentale della storia e dello sviluppo del territorio.

Mario Branda: ‘Bellinzona e ferrovia legati da sempre’
Lo ha ricordato anche Mario Branda nel suo intervento, sottolineando come «il territorio di Bellinzona è intimamente legato alla storia dello sviluppo della ferrovia e con essa delle sue storiche Officine. La prima stazione ferroviaria del 1874, l’apertura della galleria del San Gottardo nel 1882 e la realizzazione delle Officine nel 1889 costituiscono pietre miliari nella storia dello sviluppo della nostra città e, diciamolo, del nostro cantone».
Il sindaco di Bellinzona ha poi ricordato quanto importanti siano state le Officine per generazioni di bellinzonesi che vi hanno trovato lavoro, «in un paese che alla fine dell’Ottocento era ancora poverissimo. Le Officine hanno rappresentato un punto di riferimento al quale guardare con speranza e, al tempo stesso, un punto di svolta nel processo di sviluppo della nostra regione».
Quello che si sta concretizzando a Castione «rappresenta un investimento industriale di entità mai vista alle nostre latitudini e che genererà centinaia di posti di lavoro e uno know-how tecnologico del quale beneficeranno le generazioni future».

Norman Gobbi: ‘Un altro 5 settembre per entrare nel futuro’
La democrazia svizzera – ha ricordato Norman Gobbi –, con i suoi pesi e contrappesi, con le sue procedure talvolta bizantine, non è fatta per procedere spedita come un treno. Tuttavia, a differenza di quanto avviene in altre realtà, dove tutto avanza in modo più spedito, vengono rispettati i diritti della popolazione e la salute dei lavoratori: «Il progetto al quale diamo il via, è un progetto che descrive il modo in cui vogliamo costruire questo paese. Un progetto visionario, ma proporzionato, all’avanguardia della tecnologia, ma con salde radici nella volontà popolare di tutta la comunità ticinese».
E ancora: «La storia di questo cantone è stata scritta sui binari. Dall’inaugurazione della galleria del San Gottardo a oggi, le più grandi trasformazioni degli ultimi 150 anni sono state tutte dettate dal ritmo degli investimenti e dell’estensione della rete ferroviaria. A dieci e cinque anni dall’apertura dei tunnel di base del San Gottardo e del Ceneri, siamo nella stessa posizione dei nostri antenati del 1890, che ancora non potevano rendersi conto fino in fondo di cosa significasse quel foro nella montagna che collegava Airolo al Nord delle Alpi. Solo il tempo ci mostrerà a quale progresso abbiamo aperto oggi la strada e siamo fiduciosi che sia un progresso vero per tutti e tutti gli abitanti di questo cantone. E dopo il 5 settembre 1980 (apertura del tunnel autostradale, ndr), che ha portato il Ticino in una nuova era, un altro 5 settembre ne segna l’entrata in una nuova era tecnologica e industriale».

Vincent Ducrot: ‘L’importanza del Ticino’
Il saluto delle Ferrovie federali lo ha portato il Ceo Vincent Ducrot, il quale ha subito voluto sottolineare «l’importanza del Ticino per le Ffs. Quello che ci ha portato alla posa della prima pietra non è stato un tragitto senza intoppi. Quando abbiamo constatato l’aumento dei costi, ci siamo chiesti come li avremmo potuti sostenere, ciò nonostante abbiamo tenuto duro, abbiamo creduto nel progetto, nelle autorità regionali, in quelle cantonali».

Luigi Decarli: ‘Equilibrio raggiunto’
E se il nuovo Nsif è importante per il cantone, lo è a maggior ragione per Arbedo-Castione, il cui sindaco Luigi Decarli ha ricordato come «qui siamo abituati a veder passare i treni, ma da oggi li vedremo anche fermarsi e prendere forma».
L’edificazione di un’infrastruttura tanto importante rappresenta «una questione di equilibrio tra interessi locali e visioni nazionali. Un equilibrio che non è stato facile raggiungere. Arbedo-Castione ha chiesto rispetto, ascolto, non privilegi, e oggi abbiamo trovato almeno un compromesso che ci consente di guardare avanti».
Ferrovia vuol dire anche mobilità sostenibile: «Ma la transizione ecologica, se vuole essere credibile, deve essere anche socialmente equa, territorialmente equilibrata e politicamente trasparente. È in questa chiave che intendiamo leggere la presenza di questo nuovo stabilimento così rilevante sul nostro territorio», ha concluso Decarli.

Da www.laregione.ch

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L’orgoglio, la fierezza e la storia infinita
Castione, le moderne Officine FFS sono un progetto che proietterà il Ticino in una nuova dimensione – Grazie alle Ferrovie, certo, e all’unità di intenti della politica, ma soprattutto agli operai che evitarono la chiusura del sito cittadino.

«Gioia», «fierezza» e «futuro». Sono le tre parole più pronunciate, oggi, in occasione della simbolica cerimonia di avvio dei lavori per la realizzazione delle Officine FFS di Castione. Alle 11.07 si è scritta una pagina importante di una storia – come abbiamo ricordato sull’edizione di giovedì – iniziata con lo sciopero degli operai del 2008. E che si concluderà nel luglio 2028 quando verrà inaugurato il moderno stabilimento industriale da almeno 755 milioni di franchi. Darà lavoro a 360 collaboratori e ad un’ottantina di apprendisti.
Un investimento senza precedenti per le Ferrovie a Sud delle Alpi, che riempie di orgoglio la direzione dell’azienda e le autorità comunali, regionali e cantonali. Proiettando il Ticino in una nuova dimensione, quella dell’innovazione, auspicata dal Consiglio di Stato presente in corpore al significativo momento come non accadeva proprio dalla mobilitazione delle maestranze.

Dalla galleria ai binari
Il 5 settembre 1980 transitava la prima automobile nella galleria autostradale del San Gottardo. Ben 45 anni dopo, lo stesso giorno, si sono gettate le fondamenta dell’Officina 2.0 che si occuperà prevalentemente della manutenzione leggera e pesante degli elettrotreni (Giruno, ETR e Flirt TiLo) con un aumento delle attività elettromeccaniche e con un alto grado di digitalizzazione. Il sito produttivo occuperà una superficie di 40 mila metri quadrati (su un’area complessiva di 150 mila). Come otto campi da calcio, insomma. Il primo a prendere la parola, noblesse oblige, è stato il padrone di casa, il sindaco di Arbedo-Castione Luigi Decarli.

Quelle frecciatine
Nel suo discorso non ha risparmiato alcune frecciatine all’indirizzo dell’ex regia federale, seppur senza nominarla, per la lunghezza delle trattative per definire la chiave di riparto in merito agli interventi infrastrutturali indispensabili per accogliere l’impianto. Alla fine per le opere accessorie il Comune pagherà poco più di 55 mila franchi. «Non è stato facile trovare il punto di equilibrio fra interessi locali e visioni nazionali. Se è vero che i treni non aspettano, è altrettanto vero che le comunità non devono essere travolte. Sono pertanto soddisfatto che si sia giunti ad una soluzione di compromesso che ci consente, come ente locale, di guardare al futuro con ottimismo», ha affermato Luigi Decarli.
Oggigiorno serve un’etica della costruzione, ha aggiunto, affinché «da zona paludosa com’era quest’area si trasformi in un tassello fondamentale del tessuto economico cantonale. Arbedo-Castione ha saputo reinventarsi più volte e lo farà pure in questa occasione. Nei progetti infrastrutturali serve la collaborazione istituzionale, ci deve essere ascolto reciproco. È questo uno degli insegnamenti da trarre».

La svolta con l’ex CEO
Da un sindaco all’altro. Quello di Bellinzona, Mario Branda, ha ricordato il legame indissolubile fra la Turrita e la ferrovia. L’Officina ad un tiro di schioppo dal centro storico, realizzata nel 1889, ha cambiato radicalmente l’intera regione dal punto di vista socioeconomico. «Oggi deve essere un giorno di festa. È stata un’epopea, ma finalmente ci siamo. Molte le persone da ringraziare. Penso in particolare all’ex CEO delle FFS Andreas Meyer, il quale a fine 2016 ventilò la possibilità di costruire un nuovo stabilimento. È stata la svolta», ha rilevato il primus inter pares della capitale.
Che ha poi rammentato l’agitazione delle maestranze, fondamentale per evitare che le Officine venissero de facto chiuse, e la perseveranza della direzione delle Ferrovie che «ha saputo prendere il toro per le corna». E la politica? Ha avuto un ruolo positivo, ha precisato Mario Branda, in quanto unita a più livelli per raggiungere un obiettivo comune: «Dimostrando capacità di ascolto e di incontro tutt’altro che scontate. Lasciatemelo dire, quindi: evviva le nuove Officine!».

Grande orgoglio
Il presidente del Governo Norman Gobbi non poteva non aprire il suo discorso rimarcando la presenza di tutti i consiglieri di Stato: «È significativo di quello che sta accadendo. Si tratta del più grande progetto che il Ticino ha creato nel XXI secolo. È qualcosa di eccezionale, la dimostrazione che quando ci sono dialogo, compromesso e la volontà di progredire assieme si può arrivare ovunque. Grazie dunque a chi ha intuito che le Officine meritassero la reincarnazione, in primis i miei colleghi Claudio Zali e Christian Vitta».

Procedure bizantine, ma necessarie
Ci sono voluti oltre tre lustri per arrivare alla posa della prima pietra. Anni, gli ultimi, contraddistinti da alcuni ricorsi che hanno ritardato l’avvio dei lavori veri e propri. A questo proposito il direttore del Dipartimento delle istituzioni, in riferimento ai principi democratici, ha sottolineato che «in Ticino ci lamentiamo spesso di quanto sia complicato costruire qualcosa. Lo sappiamo, le procedure in Svizzera sono a volte bizantine, con le loro ridondanze e i tempi lunghi. Eppure, ognuno di noi, nel profondo del proprio cuore, sente che è giusto così».
Quello del sito produttivo è un «progetto orientato al futuro, visionario ma proporzionato. In parole povere è il progetto giusto per il Ticino». Un cantone, il nostro, la cui storia è stata scritta (pure) sui binari. E pare infinita. «Oggi entriamo in una nuova fase. Solo il tempo ci dirà a quale progresso abbiamo aperto la strada. Ma da ora quello che conta è esclusivamente il domani».

Quel legame indissolubile
Un progresso che sarà possibile grazie alle Ferrovie, che a Sud delle Alpi negli ultimi anni hanno investito molto creando posti di lavoro qualificati. In totale l’ex regia impiega 2.200 collaboratori. Per il CEO Vincent Ducrot quello assunto con l’Officina che verrà è «un impegno importante. Sarà un impianto estremamente moderno. Certo, quando i costi sono esplosi (passando da 360 a 580 ed infine a 755 milioni; n.d.r.) ci siamo chiesti se davvero ce l’avremmo fatta a concretizzare il progetto. Non abbiamo avuto dubbi perché il Ticino è fondamentale per le FFS. Con Cargo vi sono alcuni problemi, non lo nego, ma il resto funziona».

E ora il calcestruzzo
Le gallerie di base del San Gottardo e del Monte Ceneri. Ora il sito industriale di Castione. Nel 2026 entrerà in esercizio la nuova centrale idroelettrica del Ritom da 350 milioni, la più grande opera di questo genere in Svizzera. «Siamo fieri di quello che stiamo facendo. E non scordiamoci che la storia la scrivono sempre le donne e gli uomini», ha concluso Ducrot. Dopo la festa è tempo di tornare a pensare al cantiere. Nei prossimi mesi ci saranno i primi getti di calcestruzzo. Il collaudo dello stabile è previsto nel giugno 2028; parallelamente inizierà il trasferimento dalle attuali Officine. La storia continua, è proprio vero.

Da www.cdt.ch

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Posata la prima pietra delle Nuove Officine a Castione
Via ufficiale ai lavori per la struttura che sarà pronta a metà del 2028 – Il direttore FFS Ducrot: “Il Ticino è estremamente importante”

È stata posata oggi (venerdì) la prima pietra del cantiere per l’edificazione delle Nuove Officine FFS a Castione. Sul posto erano presenti le autorità cantonali e i CEO delle FFS Vincent Ducrot. Il progetto ha subito come noto alcuni ritardi anche a causa di ricorsi e, invece che all’inizio del 2026 come inizialmente previsto, entrerà in funzione solo a metà del 2028.
L’accento sarà posto sulla manutenzione leggera e pesante dei nuovi treni Giruno, ETR e Flirt TILO, hanno indicato i responsabili venerdì ad Arbedo-Castione. Le Officine si estenderanno su una superficie di 150’000 metri quadrati, pari a 21 campi da calcio. Con un investimento complessivo di circa 755 milioni di franchi, il nuovo stabilimento conterà 360 posti di lavoro e 80 posti di apprendistato.
Il Ticino è una “regione estremamente importante” per le FFS, ha dichiarato il direttore delle Ferrovie federali Vincent Ducrot durante la cerimonia di posa della prima pietra. Le FFS si dicono “molto orgogliose” del lavoro svolto in Ticino.
Le officine di Arbedo-Castione sostituiscono quelle storiche di Bellinzona, che non soddisfacevano più i requisiti per la manutenzione del materiale rotabile.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Posata-la-prima-pietra-delle-Nuove-Officine-a-Castione–3091004.html

(Immagine: RSI)

Salvate l’ex Re dalla segatura

Salvate l’ex Re dalla segatura

Sabato 20 settembre a Biasca andrà in scena la seconda Festa cantonale di lotta svizzera: vi parteciperanno 200 atleti – Fra di loro anche Joel Wicki, incoronatosi a livello svizzero nel 2022 – Solo otto i ticinesi in gara: «Ma il movimento è in crescita»

Stavolta i Bratwurst non mancheranno. Sarà invece assente il nuovo Schwingerkönig, il 30.enne grigionese Armon Orlik, che domenica scorsa a Mollis ha vinto la Festa federale pur non avendo disputato lo Schlussgang (il confronto finale). Già il fatto che in poche righe abbiamo utilizzato tre parole in tedesco vi fa capire quanto la lotta svizzera – perché è di questa disciplina che stiamo parlando – non sia ancora radicata a Sud delle Alpi. Un motivo in più per recarsi, sabato 20 settembre, a Biasca, teatro della seconda edizione dell’appuntamento cantonale.

Che successo a Cadenazzo
Dopo il successo del 2022 a Cadenazzo con l’incoronazione del colosso lucernese Sven Schurtenberger, l’associazione ticinese presieduta da Loris Di Pietro ripropone un evento che – meteo permettendo – attirerà 3.000 spettatori. Che ammireranno i 200 atleti che si sfideranno in uno dei cinque cerchi dell’arena allestita nei pressi della pista di ghiaccio, ad un tiro di schioppo dalla stazione ferroviaria.

Il vulcanico casaro bernese
Bisogna essere onesti: da noi, in Ticino, non c’è la stessa vibrante passione che fa pulsare i cuori dei «cugini» confederati. Passo dopo passo, però, la lotta svizzera sta prendendo piede anche alle nostre latitudini. Merito soprattutto dell’intraprendenza di un casaro dell’Emmental, il vulcanico Jürg Dräyer. «La prima volta che ho partecipato ad una Festa federale avevo 3 anni. È qualcosa di unico, di indimenticabile. Quando sono arrivato in Ticino ho pensato che potesse essere una buona idea farvi conoscere questa splendida specialità», puntualizza.Il cantone è pronto ad ospitare un evento come quello federale? «Non è affatto facile organizzare una manifestazione simile. Ci vuole un’area grande in grado di accogliere almeno 400 mila spettatori, più della popolazione ticinese… E poi servono gli sponsor. Diciamo che potremmo accontentarci di una via di mezzo. Ma questa, semmai, è musica del futuro».

Come l’hockey, per noi
L’attenzione, ora, è riposta sulla Festa cantonale che andrà in scena fra due settimane. Tra i 200 lottatori 8 saranno ticinesi ed altrettanti degli atleti coronati federali. Cosa significa? Che nella rassegna nazionale, che si svolge ogni tre anni, si sono classificati nelle prime posizioni. Fra di loro ci sarà addirittura un ex Re, il 28.enne lucernese Joel Wicki, trionfatore nel 2022 a Pratteln. «Lo sappiamo: la lotta elvetica sta alla Svizzera tedesca come l’hockey ai ticinesi. È un’altra realtà culturale. Ma anche se la strada è in salita, la percorriamo volentieri», ha evidenziato di fronte alla stampa Bruno Schiavuzzi, presidente del Comitato d’organizzazione.

Sapori e suoni nostrani
Da mesi lui e i colleghi stanno lavorando alacremente. Finora tutto è filato liscio, ma l’impegno è incessante perché «vogliamo offrire un’esperienza unica e far conoscere il Ticino e le sue tradizioni al pubblico che arriverà dal resto del Paese». Ecco dunque i piatti tipici come il risotto e le esibizioni dei corni delle Alpi, della Filarmonica di Biasca, dei Cantiamo Sottovoce e dei Tri Per Dü. Ogni atleta, inoltre, verrà premiato con una forma di formaggio. Più tipico di così.

Il «Kaffee Fertig» a colazione
Vediamo il programma. Le casse apriranno alle 6, ora in cui entreranno gli atleti per la colazione a base di… Kaffee Fertig e Bratwurst. Alle 7.50 mano sul cuore per l’inno svizzero e dieci minuti più tardi via alle sfide. Ogni lottatore disputerà sei incontri, i migliori si affronteranno alle 17 nell’atto finale. Dopo aperitivo e pranzo, la gara riprenderà alle 13. L’evento si concluderà a mezzanotte. Per chi non potesse recarsi a Biasca, la RSI seguirà in diretta l’appuntamento.

Sorridono gli alberghi
«Il livello dei nostri campioni non è ovviamente paragonabile a quello dei confederati. Notiamo comunque dei netti miglioramenti. Peccato che, al momento, non riusciamo a coinvolgere i ragazzi tra gli 8 e i 12 anni, i quali scelgono altri sport», ha osservato il timoniere dell’Associazione ticinese di lotta svizzera Loris Di Pietro. «Siamo onorati di ospitare una disciplina che è sinonimo di passione, cultura, identità, rispetto, lealtà ed amicizia. Faremo conoscere Biasca e la nostra regione, che potranno beneficiare inoltre di un indotto importante, in primis legato ai pernottamenti», ha dal canto suo affermato il capodicastero Sport, tempo libero e turismo del Borgo Joël Rossetti. Info sul sito www.fctls.ch.

Da www.cdt.ch

(Immagine: www.fctls.ch)

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A Biasca la seconda Festa cantonale
Si svolgerà il 20 settembre a Biasca la Festa cantonale della lotta svizzera, con la partecipazione dei migliori atleti elvetici e una grande offerta a livello di gastronomia e intrattenimento per tutta la famiglia.

Il 20 settembre avrà luogo a Biasca la Festa cantonale di lotta svizzera in un’arena creata per l’occasione, con oltre 5’000 posti, 3’300 dei quali a sedere. L’evento, che avrà luogo nell’area delle scuole medie, accoglierà centinaia di atleti e migliaia di spettatori da tutta la Svizzera, per un grande evento popolare e sportivo accompagnato naturalmente da un ricco programma anche a livello folkloristico e gastronomico. Si tratta inoltre dell’unica tappa ufficiale in Ticino del circuito della Federazione di lotta svizzera Esv (Eidgenössischer Schwingerverband). Quella del 20 settembre sarà dunque un’occasione unica per ammirare i campioni della lotta svizzera in Ticino, ma anche per scoprire e celebrare le radici culturali alpine valorizzando lo sport, la comunità e le tradizioni locali. L’evento ha luogo ogni 3 anni e segue la Festa federale (Esaf ), e offrirà quindi l’opportunità di ammirare dal vivo i campioni che hanno lottato a Glarona per il titolo svizzero della Festa federale. Fra gli atleti più bravi e più conosciuti che si daranno battaglia a Biasca spiccano i nomi di Ambühl Joel, Burch Jonas, Gwerder Michael, Schuler Alex, Schurtenberger Sven – rigorosamente citati col cognome anteposto al nome, secondo la tradizione di questa disciplina sportiva – oltre al celeberrimo Wicki Joel, vincitore della più blasonata Festa federale del 2022 e già finalista a Zugo nel 2019.

Origini antichissime
La lotta svizzera è un’arte ancora poco conosciuta alle nostre latitudini, ma va detto che sta cominciando a farsi conoscere e a raccogliere attorno a sé diversi appassionati. Sport nazionale per antonomasia, emblema di forza e rispetto, combina tecnica, potenza e fair play in un’atmosfera davvero unica. È molto più di una competizione: è infatti come detto innanzitutto una festa popolare dalle origini antichissime e non del tutto chiare.
Si sa però che la cattedrale di Losanna, ad esempio, conserva al suo interno una rappresentazione pittorica di questa disciplina – risalente addirittura al Quattrocento – che mostra il tipico modo di afferrare l’avversario tramite la cintura dei caratteristici pantaloni indossati dagli atleti, chiamato appunto Hosenlupf, termine con cui si indica, oltre alla presa, anche questo sport in generale.
Ciò che iniziò come passatempo aggregativo tra pastori nelle regioni alpine svizzere di lingua tedesca – legato a doppio filo con le festività religiose – si è poi evoluto nel tempo in uno sport con regole ben codificate e competizioni organizzate in modo molto professionale, benché alcuni suoi aspetti siano ancora molto amatoriali e strettamente connessi al mondo rurale. In questo senso, ricordiamo ad esempio che i premi destinati ai migliori lottatori non sono classici trofei, bensì prodotti agricoli e soprattutto animali, spesso dei tori.

I pionieri a sud delle Alpi
La Festa cantonale ticinese è nata dall’entusiasmo di Edi Ritter – già presidente dell’Associazione ticinese di lotta svizzera – e grazie anche a Jürg Dräyer, casaro dell’Emmental. Insieme hanno lavorato duro per gettare le basi del movimento a livello cantonale, organizzando nel 2017, con Bruno Schiavuzzi, i primi ‘Giochi tradizionali svizzeri’ in Ticino: appunto la lotta, l’Hornussen (un incrocio tra il baseball e il golf praticato con un bastone elastico), i giochi da cortile come il lancio del ferro di cavallo, il salto in lungo e quello in alto.
Dopo quella del 2022, organizzata a Cadenazzo e vinta da Schurtenberger Sven davanti a ben 4mila persone, quella in cartellone a Biasca sarà la seconda edizione della Festa cantonale ticinese.

Un ricco programma
L’evento, come detto, non offrirà soltanto spettacoli sportivi, ma pure attività destinate a tutta la famiglia e una vasta offerta di specialità culinarie come griglia e raclette, oltre a un fitto programma di animazione che proseguirà fino a mezzanotte. Notevole lo sforzo a livello organizzativo: sono infatti oltre 400 i volontari coinvolti affinché tutto possa svolgersi nella massima efficienza.

La tribuna coperta offre fra l’altro una vista privilegiata e il massimo comfort, oltre a garantire il posto riservato e al coperto in caso di maltempo. I biglietti – singoli o combinati al pranzo – sono già disponibili online all’indirizzo www.fctls.ch.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 5 settembre 2025 de La Regione

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Segatura, sudore e bratwurst protagonisti a Biasca. Schiavuzzi: “Venite, anche solo a curiosare”
200 lottatori, di cui 8 ticinesi, e già più di 1’700 biglietti venduti. La seconda festa cantonale ticinese di Lotta svizzera sta per approdare a Biasca: il Comitato organizzatore cerca volontari.
A poche settimane dal successo incredibile della festa federale a Mollis in Canton Glarona la lotta svizzera fa ora tappa in Ticino. A Biasca è infatti quasi tutto pronto per la seconda festa cantonale ticinese, dopo la prima a Cadenazzo nel 2022. Sui 3’000 posti disponibili nell’arena 1’700 sono già stati acquistati. “Lo slancio è stato dato anche dalla Festa federale, per cui l’appassionato o il ticinese incuriosito che non è andato a Mollis ha ora la possibilità di venire a Biasca per vedere un po’ cos’è questa lotta svizzera”, ha spiegato il presidente del Comitato organizzativo Bruno Schiavuzzi a Ticinonews Sera. A Biasca ci saranno quindi attività con gli sponsor, chalet con offerte da bere e da mangiare “e invitiamo le famiglie ad essere curiose e sbirciare quello che succede nell’area aperta al pubblico e chissà, essere tra gli spettatori attivi nell’arena nelle prossime edizioni”.

200 lottatori verso Biasca
Per dare qualche numero saranno duecento i lottatori che arriveranno in Riviera, tra cui il gigante Joel Wicki. Otto di questi saranno ticinesi. Per quanto riguarda il pubblico, dopo il successo della prima edizione di Cadenazzo (con 3’400 spettatori) c’è ottimismo. “Qui a Biasca abbiamo un’infrastruttura meravigliosa e penso che arriveremo, se c’è bel tempo, a 4’000 spettatori” ha dichiarato l’esperto e responsabile accoglienza del comitato Jürg Dräyer. “Abbiamo fatto anche un po’ di pubblicità a Mollis, molti ci hanno detto che arriveranno da oltre Gottardo perché il Ticino è sempre un viaggio che considerano di grande valore”.  Nell’attesa di incoronare il secondo campione ticinese, per Biasca sarà anche un’occasione importante per mettersi in mostra. Schiavuzzi ne è convinto: “Noi crediamo che la promozione del nostro territorio passi attraverso questi eventi che non sono solo per i ticinesi, ma per tutta la Svizzera. Poi ci avvicinano: abbiamo un tunnel del Gottardo, abbiamo Alptransit, possiamo quindi togliere queste montagne e vivere insieme questa svizzeritudine che ci fa onore”.
 
Si cercano volontari
Per organizzare a puntino il tutto serve però ancora una mano. Un appello lanciato dagli organizzatori è infatti quello della ricerca di una figura fondamentale, quella dei volontari. “Sono importantissimi per eventi grandi come il nostro. Se qualcuno avesse voglia di darci una mano alla buvette o alla cassa sul nostro sito può trovare tutti gli accrediti per poter passare magari qualche oretta con noi e vivere quest’ambiente sicuramente diverso”. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/segatura-sudore-e-bratwurst-protagonisti-a-biasca-schiavuzzi-venite-anche-solo-a-curiosare-417402